Il 31 marzo e l’1 aprile l’appuntamento è a Cosenza con la Resto al Sud Academy, per dialogare con i talenti digitali calabresi e formare i web journalist e i professionisti della comunicazione in grado di valorizzare il Sud d’Italia attraverso il racconto di ciò che sta cambiando e di come il digitale costituisca oggi una delle opportunità più interessanti per rivoluzionare il contesto sociale meridionale.
Resto al Sud, due giorni per discutere di talento e cambiamento
Due giornate e due appuntamenti che si svolgeranno tra il Talent Garden Cosenza e il Teatro Rendano, grazie al supporto e al patrocinio del Comune di Cosenza.
I partecipanti alla Resto al Sud Academy potranno confrontarsi con i professionisti e le aziende del TAG e incontreranno altri talenti digitali del territorio. Tra gli ospiti anche Fabio Casciabanca, editor della sezione Business di Ninja Marketing.
Resto al Sud Academy sarà soprattutto un evento per discutere di talento e di cambiamento con chi ha deciso di mettere le proprie capacità e competenze al servizio di progetti e percorsi di cambiamento in positivo per il Sud in generale e per la Calabria in particolare.
Un focus con giovani professionisti punta a trasferire ad altri giovani la passione e la visione di un meridione che può essere migliore solo se ciascuno di noi decide di impegnarsi per renderlo tale.
Partecipa anche tu alla formazione con i professionisti del digitale
Interverranno il Sottosegretario di Stato, Umberto Del Basso De Caro e l’evento sarà presentato da Roberto Zarriello, Direttore della Academy.
La Ninja Academy parlerà di comeInnovare con la formazione, mentre durante la tavola rotonda con i talenti digitali si parlerà di professioni, progetti sociali e nuove imprese.
Tra gli ospiti Milly Tucci – economista e autrice del libro “Soft Revolution”, Filomena Patitucci – Food Blogger “io cucino così”, Francesco Rende – Social Media Strategist, Raffaella Rinaldis – fondatrice di Fimmina TVe Officina Kreativa.
Cosa aspetti? Partecipa anche tu all’innovazione che parte dal Sud.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/cosenza-resto-al-sud.jpg7901293Massimo Sommellahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMassimo Sommella2017-03-30 11:28:232017-03-30 11:28:23Resto al Sud Academy, a Cosenza per dialogare con i talenti digitali
Ci sono delle cose che alcuni non capiranno mai, specialmente chi non è social al 100%. Restringiamo il campo, siamo tra gli appassionati di Snapchat ed oggi vi raccontiamo la triste storia della perdita di uno snapstreak.
Nessuno ferito, nessun danno grave, solo l’amara consapevolezza di aver perso tempo e qualcosa di più.
Chi non è del “mestiere” non capirà subito di cosa si sta parlando. Ancora, una volta, cari guerrieri, è Snapchat che ci porta a scrivere fiumi di parole, quel social network rilasciato per la prima volta nel 2011 e che, da allora, ha letteralmente conquistato i millennial al suon di selfie sfuggenti, dichiarazioni volativi e sticker simpatici.
Un nuovo modo per pensare i social e l’interazione tra utenti, una perfetta via di mezzo tra la smania di apparire e la volontà di dimenticare il “pubblicato”. In un modo o nell’altro, come tutti ben sappiamo, se ora siamo sommersi di stories in ogni dove, sappiamo comunque con chi possiamo prendercela.
Oggi però, abbiamo anche una triste storia da raccontarvi che, in un certo modo, corrisponde al lato oscuro dei social network. Non si tratta di chi ha perso tutto al gioco, di chi ha perso il lavoro a causa di un tweet, ma di una vita allo sbando dovuta alla fine di 571 giorni di snapstreak. TERRIBILE.
Di cosa stiamo parlando? Per spiegarvelo siamo risaliti direttamente alla fonte, per essere sicuri di non sbagliare: una volta capito cos’è questo fuoco che arde, possiamo procedere con la nostra storia.
Bene, quindi siamo tutti d’accordo: come si legge alla lettera D, accanto all’emoji appare il numero di giorni in cui si è stati infuocati, in relazione dunque allo scambio reciproco di snap. Ecco il numero complessivo dei giorni è il famoso snapstreak.
Acqua… Acqua… Fuochino!
Ma sì, “Sono lontani quei momenti quando uno sguardo provocava turbamenti” cantava qualcuno. Ora, i problemi sono altri e siamo noi troppo âgées per capirlo: la questione è seria e mai spegnere quel fuoco che arde e mantiene vivo… il flusso.
La storia che vi narriamo ha un nome: Amy Strawser, che ha raccontato al mondo cosa vuol dire aver perso quel “forte” legame con la sorella.
Se Snapchat dopo lo scambio continuo oltre i 100 giorni, affianca l’emoji ? al ?, immaginate quanto orgoglio può scatenare questo trofeo in un snapchatter. Indescrivibile. Da inserire nel curriculum, sicuramente.
Ma una volta che la durata dello snapstreak, alias “streakcount”, si interrompe è perso, perso per sempre.
losing a snapchat streak with someone hurts as much as a break up lol
Ma cosa ne sappiamo noi, di una fine dopo 571 giorni, dopo oltre un anno e mezzo (e qualcosina di più) di fuoco. È una cosa seria, uno non si può buttare così in una faccenda così complicata. Ci sono tante domande da porsi, numerosi aspetti da tenere conto. “Ci devo pensare, ho bisogno di più tempo. dobbiamo parlare, ma no, ma sì e sepoitenepenti?”
i told you when we started I wasn’t looking for anything serious, so I think it’s best for the both of us if we just end this snapstreak now
Come la stessa Amy Strawser ha dichiarato dopo la fine della ‘Snapchat streak’ ha “sentito il cuore spezzato.” Così come un altro studente @manishtanks che afferma che aver perso quei 185 giorni di snapstreak è “stato straziante” poiché per lui era realmente una vera e propria missione.
Una giornalista americana si è preoccupata di andare a fondo e capire che cosa spinge i giovani a portare avanti queste relazioni (si posso chiamare così?) a distanza. Qualcuno ha risposto motivo di orgoglio, altri un vanto con gli amici. Ancora, lo snapstreak è qualcosa di più, un legame che va oltre. Come possiamo noi non capirlo?
Le testimonianze a riguardo sono davvero numerose ed è proprio questo il motivo che ci ha portato a parlare di questo argomento oggi. Solo un modo per scatenare una riflessione interiore sul famoso uso dei social: “Fanno bene o fanno male?”.
Storica e decisiva è sempre l’analisi di McLuhan che definisce i media (di un tempo) né buoni, né cattivi. Una constatazione preziosa e attuale se rapportata ai (social) media di adesso.
Ecco, questo è quando, il mondo inizia a farci paura.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2015/02/Brand_sperimentano_snapchat5.jpg285390Eleonora Tricaricohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEleonora Tricarico2017-03-30 10:30:322017-03-30 12:54:12Le terribili conseguenze di Snapchat: quando si spegne il fuoco, è la fine
Tempo di novità per Facebook Live. Il social ha appena introdotto la possibilità di condividere contenuti video in real time anche da desktop, semplicemente andando nel proprio profilo sull’opzione Video in diretta.
Ma come? Nell’era del mobile e delle Storie, che ci permettono di raccontare ogni momento della nostra giornata ovunque ci troviamo a spammare ai nostri amici o follower dalla mattina alla sera?
Strana mossa, si potrebbe pensare. Eppure non lo è affatto, anzi.
Questa feature di Facebook Live, da tempo già disponibile per i publisher verificati, si prospetta come un’interessante opzione a favore di vlogger e professionisti che utilizzano i video live come sessioni di formazione, domande/risposte, tutorial – come riporta il comunicato ufficiale di Facebook.
In effetti se guardiamo all’utilizzo principale dei video live – introdotti sul social quasi un anno fa, nell’aprile 2016 – è facile pensare ai fruscii di vento, la mano traballante e l’effetto mal di mare che ne consegue, mentre guardiamo l’interessantissimo video-racconto della passeggiata col cane dell’amico lontano.
Esempio estremo. Si scherza, ovviamente. È il bello della diretta. È il bello di Facebook Live. Ciò che rende l’esperienza di fruizione del contenuto live quanto mai reale e immersiva, ma a volte forse anche un po’ fastidiosa.
Ci sono però anche altri modi e finalità per utilizzare questo strumento, e Facebook vuole estendere le diverse opzioni di utilizzo il più possibile, a tutti i suoi utenti.
Se sono seduto comodamente a casa e voglio lanciare un video in diretta per spiegare come si fa la manicure con gli arcobaleni incastonati, perché devo per forza utilizzare un device mobile e complicarmi la vita? Certo, esistono sempre i supporti per gli smartphone, ma pensiamo allora a chi vuole condividere i suoi momenti di svago con gli amici, mentre sta ad esempio… giocando.
Il team di Facebook l’ha fatto. Ed è per questo che ha reso disponibile la condivisione di video live provenienti anche da fonti esterne alla sua piattaforma, sia a livello hardware che software. In pratica, ciò significa che da adesso potrai condividere in diretta su Facebook anche la tua partita di videogame dal tuo pc, interagendo con chi vuoi in modo semplicissimo.
Se sei appassionato di gaming, forse conosci Twitch, la piattaforma di video streaming di Amazon, che permette all’incirca di fare la stessa cosa, ossia di condividere le sessioni di gioco e chattare allo stesso tempo con altre persone, focalizzandosi molto sul concetto di community.
Fonte: Facebook
Considerando che, secondo i dati ufficiali, Twitch ha quasi 10 milioni di utenti attivi, la mossa di Facebook sembra ora più comprensibile, vero?
Non resta allora che sperimentare anche questa opzione.
È davvero semplice. Parti da questo link, e poi segui questi step: scegli il software che vuoi usare, decidi se trasmettere da un profilo, una Pagina, un gruppo o un evento, clicchi su “Crea una diretta streaming”, copiando la chiave dello streaming e incollandola nelle impostazioni del tuo software.
Buon divertimento!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/Screen-Shot-2017-03-29-at-11.52.03-AM.png408701Alexia Gattolinhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAlexia Gattolin2017-03-30 10:30:262017-03-30 17:39:50Facebook Live: ora puoi usarlo da desktop, anche per i videogame
Noi Ninja lo ripetiamo da tempo: i video sono uno dei formati migliori per coinvolgere il tuo pubblico e diffondere i tuoi messaggi. Tra questi, le dirette rivestono sempre più maggior rilevanza strategica. Le cosiddette “live” sono infatti semplici da fare, rapide ed estremamente coinvolgenti per un pubblico sempre più affamato di video, spontaneità e possibilità di dialogare direttamente con i propri brand o esperti di riferimento.
Perché i live video sono così popolari? Il primo motivo è semplice e lo abbiamo già citato: i contenuti video sono generalmente preferiti al testo e alle immagini statiche. Le connessioni mobile sono sempre più veloci ed è praticamente possibile vedere un filmato in qualsiasi momento.
In più, le dirette stimolano il senso di comunità o di appartenenza a un evento. In poche parole: l’effetto “io c’ero”. Infine è la possibilità di interagire istantaneamente con chi conduce la diretta, di dare un feedback molto più immediato di un commento su un post, magari programmato giorni prima. La sensazione, o l’illusione, che quel brand o quel tale personaggio siano lì pronti a leggere il tuo commento rende le live ancora più potenti nel generare engagement.
Sebbene possano sembrare tutti simili, i diversi social network gestiscono i live video in maniera differente. Vediamo insieme allora come le principali piattaforme social utilizzano le dirette e quali potenzialità offrono in confronto agli altri.
Facebook
La creatura di Mark Zuckerberg è talmente ricca di utenti da essere quasi diventata il sinonimo di “social network”. Le live video sonno da molto tempo una realtà di sua maestà Facebook e sono uno dei formati maggiormente graditi dal famoso algoritmo della newsfeed.
Meglio ancora: le dirette sono spesso segnalate da apposite notifiche, per far conoscere a tutti i follower di quella pagina dell’esistenza di una live in corso: ottimo per avere una buona reach organica! Con un buono smartphone e una connessione decente, bastano pochi tap sull’app mobile per far partire la diretta. Puoi riprendere eventi, svelare i tuoi prodotti in anteprima o anche organizzare un rapido confronto con i tuoi follower su uno specifico tema, raccogliendo domande alle quali risponderai con competenza.
Una volta terminata la diretta, sfruttala per i tuoi contenuti: riproponila come video per chi se l’è persa o utilizza i feedback ricevuti per creare nuovi post o articoli che risponderanno ai bisogni della tua community. Insomma, sii creativo e pensa sul medio-lungo periodo.
Twitter
Proprio sul finire del 2016, Twitter ha integrato nella sua app le funzionalità di Periscope. Proprio come le dirette di Facebook, anche le live di Twitter sono semplicissime da mettere in atto e mostrano il numero di spettatori, di interazioni (senza tutto lo spettro delle reacticon di Mark, però) e i commenti di chi guarda al momento.
Una volta terminate, queste saranno visibili sia nello storico dei tweet che su Periscope, in modo da – ci si augura – raggiungere una maggiore audience. La perfetta integrazione tra le due piattaforme rende possibile lo sfruttamento della celebre “mappa” degli streamer di Periscope: decisamente utile per raggiungere gli utenti più vicini alla tua attività. L’aspetto negativo? Periscope non è certamente popolato come Facebook, quindi se la tua audience non è particolarmente attiva su quella piattaforma forse Twitter e Periscope non sono i canali che fanno per te.
Instagram
Dopo un inizio puramente al servizio delle fotografie, Instagram sta pian piano diventando un luogo ottimo anche per chi ama condividere video. Anche su Instagram è ormai possibile fare delle live, ma con delle piccole differenze rispetto a quanto citato per i due social network di prima. Le dirette sono una delle funzioni delle Instagram Stories, ormai usate da oltre cento milioni di persone al giorno, e spariscono non appena finiscono. Sì, non puoi riutilizzare lo stesso contenuto.
Per questo motivo, forse è più indicato utilizzare Instagram per live di breve durata, molto informali, magari per mostrare i “dietro le quinte” del tuo lavoro piuttosto che, invece, un’intervista o un Q&A che possono generare valore anche nel tempo. Una caratteristica unica delle dirette di Instagram? La possibilità di “pinnare” un commento, in modo da renderlo più evidente.
E tu, quale social usi per le tue dirette? O magari preferisci utilizzare piattaforme puramente dedicate allo streaming come Twitch e Hitbox?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/instagram-live-video-ftr-img1.jpg6661000Giuseppe Colanerihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiuseppe Colaneri2017-03-30 10:30:202017-03-30 12:50:14Qual è la piattaforma più adatta per il tuo video Live?
Vorresti ottenere di più dalla pubblicità dei tuoi prodotti sui social media?
Le novità di Facebook, Instagram, Snapchat e Pinterest possono essere una grande risorsa per il tuo business. Scopriamo quattro nuovi modi efficaci per promuovere i tuoi prodotti attraverso il social media marketing.
Aggiungi un link dei tuoi prodotti alle Instagram Stories
Ora che i feed su Instagram sono organizzati per popolarità piuttosto che in ordine cronologico, è più difficile ottenere visibilità per il tuo business. Postare storie può aiutare ad ottenere visibilità tra gli utenti del tuo target di riferimento.
Instagram, inoltre, consente anche di includere link e menzioni all’interno delle storie: questo renderà più facile per gli utenti acquistare i tuoi prodotti.
Puoi, ad esempio, includere, nella tua storia, un link ad uno dei tuoi prodotti in particolare perché pensi che possa interessare ai tuoi seguaci oppure proprio perché alcuni clienti hanno domandato maggiori informazioni su esso. “See more” nella parte inferiore dell’immagine incoraggia lo spettatore a scorrere verso l’alto per ottenere ulteriori dettagli.
La menzione in una storia permette anche di indirizzare gli utenti direttamente alla tua pagina Instagram e, in questo modo, essi entreranno in contatto con tutti gli altri prodotti in vendita. Tutto ciò crea una transizione continuativa tra la navigazione su Instagram e lo shopping su un sito di eCommerce. Efficace, veloce e per nulla dispersivo, non credi?
Per assicurarti che il tuo account sia abilitato a questa funzione, però, devi andare alla schermata iniziale di Instagram e cliccare su Aggiungi Storia, in alto a sinistra. Dopo aver creato un video o scattato una foto, cerca le quattro icone nell’angolo in alto a sinistra: Link, Audio, Disegno, e Testo. Se non appare l’icona Link, allora non disponi della funzione di collegamento. In caso contrario, potrai creare subito il tuo collegamento ed incrementare il tuo business.
Importa il tuo negozio online sulla tua pagina Facebook
Le pagine Facebook rappresentano un ottimo modo per connettersi con il pubblico e promuovere prodotti ed eventi. Ora è possibile presentare la tua pagina di eCommerce direttamente sulla tua pagina Facebook. In che modo? Grazie all’applicazione StoreYa per Facebook.
WooCommerce shop to Facebook di StoreYa, ad esempio, supporta 30 piattaforme di eCommerce tra cui Etsy, eBay, Magento e molte altre. Ma come si può collegare un negozio WooCommerce supportato da WordPress con Facebook?
Per iniziare, apri la dashboard di WordPress e clicca sulla scheda Plugin.
Poi cerca il plugin WooCommerce shop to Facebook di StoreYa. Una volta installato il plugin, questa è la schermata che vedrai:
Successivamente, clicca sulla scheda WooCommerce nella barra laterale a sinistra (appena sopra Plugins) e poi su Impostazioni. Infine, clicca su Connect Facebook fan page.
Ora vedrai la tua pagina WordPress direttamente e completamente importata su Facebook. Inoltre, sarà possibile aggiungere altri negozi eCommerce facendo clic su Choose Another Import Solution.
Incolla l’URL del tuo negozio eCommerce nel campo apposito e clicca su Continua.
Attendi qualche istante per il caricamento della pagina. Poi, se avrai seguito tutti i passaggi correttamente, apparirà il seguente messaggio di conferma:
Una caratteristica importante di questa app è che è in grado di importare tutte le categorie, in modo che i prodotti rimangano esattamente nella stessa gerarchia rispetto al tuo sito eCommerce.
Utilizza la funzione Showcase di Pinterest
Una delle nuove funzionalità di business più promettenti di Pinterest è Showcase. Si tratta di una vera e propria vetrina virtuale per le imprese e consente di mettere i tuoi migliori prodotti in mostra in una galleria che può essere facilmente aggiornata.
Lowe’s, ad esempio, presenta un’ampia varietà di schede per vacanze a tema nella sua vetrina, per tutto il mese di dicembre.
Per creare una vetrina su Pinterest basta cliccare sul pulsante Aggiungi, sopra Costruisci il tuo Showcase.
Successivamente, attraverso la finestra Modifica Vetrina, composta da cinque slot, potrai aggiungere nuove schede. La parte migliore della funzione Showcase è che la tua vetrina può essere cambiata ed adattata, in qualsiasi momento, ai vari obiettivi di business.
Non sottovalutare le Snapchat Stories: il caso Everlane
Gli annunci di Snapchat, che compaiono tra le stories degli amici, sono territorio di caccia dei brand che dispongono di grandi budget per l’advertising. Ma le imprese più piccole che non possiedono le stesse risorse hanno a disposizione un canale ugualmente efficace: le storie di Snapchat, un canale strategico ma soprattutto gratuito, per promuovere uno shop online o qualsiasi altra iniziativa. Dunque, utilizzalo per il tuo brand!
Il brand di abbigliamento Everlane, ad esempio, ha utilizzato strategicamente questo canale per promuovere i suoi prodotti, generando interesse tra gli utenti.
Che contenuti sono stati condivisi? Due ambasciatori del brand che hanno distribuito berretti Everlane e card promo a sconosciuti. Dopo aver mostrato al proprio pubblico il regalo che stavano per fare, hanno documentato la reazione di ogni persona al dono ricevuta.
Everlane è stata in grado di coinvolgere le persone sia offline che online. In secondo luogo, hanno dimostrato un lato premuroso dell’azienda, estremamente apprezzato dalle persone. In conclusione, l’obiettivo è quello di creare un’esperienza memorabile per i tuoi clienti e far sì che essi non possano fare a meno di scegliere il tuo brand per un gran numero di motivi.
Ottimizza l’uso dei social media, crea modi sempre originali di fare pubblicità ai tuoi prodotti e segui questi quattro semplici ma efficaci consigli.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/11/social-media.jpg8361024Martina Masullohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMartina Masullo2017-03-30 10:30:172017-03-30 17:37:194 (nuovi) modi per promuovere i tuoi prodotti sui social media
In un mondo nel quale media, comunicazione e marketing sono sempre più interconnessi, il Festival of Media Global rappresenta un’occasione imperdibile in Italia per ascoltare direttamente dalla voce dei protagonisti tendenze e novità.
Festival of Media ospita i migliori esponenti del mondo media per tre giorni di conferenze, awards e networking. Tra gli highlight di quest’anno spiccano il Brand Learning Programme, uno spazio dedicato esclusivamente ai brand, ed il programma emerge che mette in luce le migliori AdTech startup del momento.
Festival of Media Global, la più grande conferenza dell’industria dell’advertising mondiale
Si tratta dell’unico evento dedicato ai più importanti brand, agenzie, media e tech company a livello globale, la più grande riunione di decision maker di alto livello dall’industria dell’advertising internazionale. Un’industria da un trilione di dollari.
Se vuoi un po’ di numeri, più di 850 partecipanti hanno preso parte all’ultima edizione del Festival tra cui i più influenti CEO a livello globale ed oltre 200 brand, tutti in un unico evento focalizzato sugli ultimi trend del mercato media.
Partecipare al Festival of Media significa imparare e confrontarsi con i più influenti CEO e CMO del palcoscenico media globale, condividere best practice e rimanere aggiornati sugli ultimi trend, acquisendo nuove conoscenze e facendo networking con i più importanti player del settore.
Per avere un’idea più chiara di ciò che ti aspetta, ecco il video con gli highlight dello scorso anno.
La rosa dei candidati agli Awards 2017
Il Festival of Media Global Awards ha appena annunciato la lista di nomination per i premi, che include nomi come MediaCom, Starcom, OMD, PHD e UM.
Un numero record di iscrizioni ha assicurato una eccezionale distribuzione geografica ai premi di quest’anno: le agenzie provengono infatti da Stati Uniti (37), Regno Unito (36), Cina (16), Australia, Germania e India (15).
Le campagne che dominano la lista includono Sea Hero Quest e Missing Type e Check me before you turn the key, tutte di MediaCom.
Girl Emojis di Starcom e The effect of speaking beautifully di Mindshare sono entrambi nella rosa dei candidati in quattro categorie.
I vincitori saranno incoronati durante il Festival of Media Global Awards a Roma lunedì 8 maggio.
L’appuntamento è a Roma dal 7 al 9 maggio. Partecipa con lo sconto Ninja!
Quest’annol’appuntamento è a Roma dal 7 al 9 maggio, per una tre giorni immersiva nel mondo dei media. Cosa aspetti a registrarti? A tutti i lettori Ninja è stato riservato uno sconto attivabile attraverso il codice nin10mpx.
Tra gli ospiti di quest’anno nomi come Antonio Lucio – Chief Marketing & Communications Officer di HP Inc., Keith A. Grossman – Global Chief Revenue Officer di Bloomberg Media Group e Seth Dallaire – VP Global Ad Sales di Amazon.
Insomma, avremo la possibilità di imparare dai migliori brand tutto ciò che c’è da sapere oggi su Marketing e Media.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/04/fomg_2013_il_programma_del_secondo_giorno.jpg421620Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2017-03-30 10:30:072017-03-30 09:22:11Festival of Media Global, il mondo dei media si incontra a Roma
Finalmente, dopo la parte 1 e la parte 2 di questa (spero interessante) riflessione, siamo giunti al capitolo finale di questo piccolo viaggio.
Ulteriori livelli
Per accedere a livelli sempre più profondi del Web non basta un semplice browser come TOR o sistemi di anonymous proxy. A questo punto generalmente le cose si complicano e generalmente si inizia a parlare anche di macchine virtuali ad-hoc e/o connessioni vpn di accesso a reti chiuse.
Anche in questo caso, però, si trovano spesso tante informazioni discordanti, talvolta addirittura corredate da teorie tecnicamente poco credibili da un punto di vista informatico.
Ma procediamo con ordine. Dopo il Dark Web abbiamo ad esempio il Charter Web, che nella maggior parte dei casi viene definito come “accessibile attraverso una modifica hardware chiamata “Closed Shell System”. Scendendo ancora si parla anche del Marianna’s Web, un livello talmente basso che per accedervi occorre scomodare il quantum computing.
Ora, io non sono un master evangelist di networking, ma nutro forte scetticismo su molte delle considerazioni che si trovano scritte in giro. Magari è solo un mio limite, e sarei ben felice di conoscere qualcuno che mi possa spiegare, ad esempio, queste “modifiche hardware” in cosa consistono esattamente. Ma solo ad una condizione: dopo che avrà giurato sul Tanenbaum e in nome dello stack ISO/OSI che non sta inventando.
Per quanto riguarda il famigerato “Closed Shell System”, parliamo di un insieme di nodi interconnessi direttamente tra loro in modo da formare una “rete mesh”, chiusa e isolata, accessibile solo da chi ne fa parte. Giusto per farti un esempio, guarda lo schema seguente:
Quindi i dati (file sharing) e i servizi (chat, blogging, forum, mail ..) offerti rimangono all’interno di una rete chiusa e privata, cui non è propriamente banale accedere. Per questo spesso vengono comunemente chiamate Darknet.
Questo perché non ci sono solo i domini .onion, dei quali ho parlato nel precedente articolo, ma ad esempio anche i .loky, che fanno parte di un network a parte, oppure i domini .clos, ancora diversi. Molti di questi prevedono la criptazione dei dati, quindi non sono propriamente di facile accesso, se non si sa esattamente cosa si deve fare.
Le darknet sono quindi svariate; anoNET, Freenet, StealthNet, Entropy, I2P, Hyperboria, solo per fare degli esempi. Alcune garantiscono forme più o meno strette di anonimato, altre no, lasciando a chi si collega l’onere di proteggere adeguatamente l’anonimato e la sicurezza delle sue connessioni.
Volendo verticalizzare ulteriormente alcuni degli aspetti tecnici, bisognerebbe iniziare a parlare anche di Osiris e ChaosVPN, ma rischio di esulare dallo scopo di questo articolo e creare solo confusione: vado quindi avanti ricordandoti che Google è amico e puoi chiedere maggiori informazioni a lui 🙂
Ma a cosa serve il Dark Web?
“Alla fine, tutto questo impegno per cosa, che già non abbia immediatamente qui e subito, nel web che conosco?”Bella domanda. Che il Dark Web esista è un dato di fatto; che sia di proporzioni palesemente ben più vaste del Surface Web, anche.
Finora abbiamo parlato di strati e tecnicismi, ma alla fine che contenuti posso trovare? Come è strutturato? Qui sono indeciso sulla citazione più adatta per rendere l’idea, tra “Una nuova vita vi attende nelle colonie Extra-Mondo. Un’occasione per ricominciare in un Eldorado di nuove occasioni e di avventure” (Blade Runner) e “Figliolo ho a tua disposizione… un Luna Park pieno di atroci divertimenti!” (Constantine).
Pur ribadendo con forza il mio consiglio in merito al “lascia perdere e stanne fuori!”, vediamo in cosa consiste il “piatto della casa”.
E-commerce: ce ne sono a palate, e l’unica differenza con quelli del Surface Web che ben conosciamo è soltanto nell’oggetto della vendita. Puoi comprare droga, dei tipi più svariati e in quantità discrete. Puoi comprare armi di qualsiasi genere; ecco, no, non puoi comprare un panzer da tenere in garage, magari riesci a trovare chi te lo potrebbe vendere, ma sicuramente armi anche di grosso calibro ed esplosivi di vario genere. Puoi comprare farmaci di qualsiasi genere e composizione. Puoi comprare informazioni, in genere frutto di spionaggio industriale. Puoi comprare software, e in questo caso non sto parlando della versione crack di Photoshop; chi ha fatto un corso di ethical hacking sa che ci puoi trovare dal sorgente del cryptolocker a quelle che sembrano vere e proprie software house per la creazione di rasomware e virus, su misura e on-demand. Puoi comprare documenti falsificati come passaporti e altro per costruire false identità. Diciamo che puoi comprare quasi di tutto.
Botnet: beh, gli attacchi DDOS (Distributed Denial Of Service) che anche tanti Big Player hanno subito, da qualche parte devono pur partire. E quale posto migliore per reclutare potenza di fuoco, oltre che regia di manovra, se non qui?
Servizi di frode finanziaria: ovvero tutte le carte di credito che vuoi, sistemi per rubarle o organizzare truffe, codici e pin come se non ci fosse un domani. Ovviamente, molte volte, non sono altro che delle simpatiche honeypot, da cui è estremamente saggio tenersi alla larga.
Terrorismo: ovviamente non potevano mancare siti, forum e sistemi di chat a tema.
Servizi VAS di vario genere: dai killer a pagamento all’occultamento di cadaveri, dal traffico di organi alla tratta di esseri umani, dal traffico illegale di animali rari o in via di estinzione a quello del riciclo di denaro illecito. No, personalmente penso che la maggior parte di queste cose siano bufale o leggende metropolitane, come quello delle “Red Room” (snuff movie live, per intenderci, probabilmente ispirato al “Sasebo slashing”).
Hacking Community: e qui dimenticati i nerd che picchiano tasti a caso su una tastiera che i film americani ti hanno sempre propinato. Parti magari leggendo “Giro di vite contro gli hacker. Legge e disordine sulla frontiera elettronica” di Bruce Sterling, giusto per farti un’idea di fondo. Qui parliamo di persone estremamente skillate, preparatissime, molto ben formate, aggiornate e con competenze estremamente verticali. Parliamo veramente di esperti seri, con i quali non si gioca.
Alcune (brevi) considerazioni
In base a tutto quanto scritto sopra, pare che non ci sia un vero e proprio limite a quello che ci si può trovare, sapendo dove e come scavare bene e a fondo. Tutto quello che per un qualsiasi motivo rappresenta un bisogno (ovviamente illegale), per il quale c’è una domanda di mercato, può trovare la sua risposta in un’offerta, indipendentemente dalla nicchia che rappresenta.
Ci sono forum tematici, sistemi di chat, piattaforme “social”. Sembra il mondo che conosciamo perfettamente, semplicemente invertito, strutturato allo stesso modo e con gli stessi servizi; solo il bisogno è profondamente e radicalmente diverso.
La cosa che personalmente mi stupisce di più è proprio quel sentore di “simmetria” con la parte di web che conosciamo. Vuoi comprare un particolare virus informatico che produca un determinato tipo di infezione, o di furto di dati? Ci sono piattaforme di e-commerce che sfruttano tutti i migliori e più noti principi di marketing e user experience che trovi in quelle che frequenti abitualmente. Con tanto di clausole “soddisfatti o rimborsati”.
Non posso non fermarmi un attimo a considerare tutto questo nella sua globalità, non guardando tanto e solo il dettaglio tecnico quanto il senso che assume, e quello che posso anche liberamente e personalmente dedurre in merito alla natura umana. Non con moralismo e il piglio di chi vuole giudicare, ma di chi rimane comunque colpito e perplesso di fronte alla vastità di tutto questo.
E’ per questo che, estendo il cerchio, giro anche a te la domanda. Tu cosa ne pensi? Fammi sapere.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/darkweb.jpg436654Hermes Morneghinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHermes Morneghini2017-03-30 10:00:572017-04-04 15:09:29Deep Web e Dark Web: l'altra faccia del Web che conosci
Si tratta di veri e propri contenuti editoriali, una sorta di blog personale all’interno del social network professionale, cresciuto in modo esponenziale nei Paesi anglofoni. LinkedIn Publishing Platform è cresciuta nel tempo fino a ospitare ogni settimana circa 100mila nuovi articoli e il grande successo ha convinto l’azienda a rilasciare la feature anche per l’Italia.
Tanti di noi avevano finora usato l’escamotage di impostare il proprio profilo inlingua inglese pur di accedervi, ma oggi non sarà più necessario, dato che LinkedIn Publishing Platform è disponibile anche per l’Italia.
Condividi le tue competenze, scrivi su LinkedIn Publishing Platform
“In questi giorni, abbiamo reso disponibile per tutti gli utenti di LinkedIn del mercato italiano la funzionalità per la pubblicazione di contenuti editoriali. Anche se sappiamo che molti hanno già pubblicato post lunghi utilizzando la piattaforma in inglese, da oggi creare post in italiano è ancora più facile! Il nostro obiettivo era semplice: consentire a oltre 10 milioni di utenti italiani di condividere le loro competenze uniche con il mondo dei professionisti. Missione compiuta! Ora diventare un autore di successo su LinkedIn è alla portata di tutti”, si legge nel post ufficiale di Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn.
Publishing Platform, facile da padroneggiare, è dotata di strumenti per la formattazione del testo e per l’inserimento di link, citazioni, elenchi puntati, immagini, presentazioni e oggetti multimediali, proprio come in un normale blog post.
Per iniziare a pubblicare è sufficiente cliccare sul bottone “scrivi un articolo” nella pagina principale, quindi cominciare a monitorare condivisioni e like da parte degli altri utenti, per capire meglio verso quali contenuti indirizzare la propria scrittura.
Come creare contenuti interessanti su LinkedIn?
Lo stesso Albergoni fornisce i primi utili consigli per creare contenuti davvero ingaggianti e utili per la community professionale. Le regole fondamentali sono sempre quelle classiche del buon copywriting dicevamo, ma si sa, repetita iuvant, quindi ecco il recap targato LinkedIn per produrre contenuti sempre più interessanti:
Scrivi di ciò che conosci
Scrivi spesso
Scegli titoli a effetto
Tieni presente a chi ti rivolgi
Cita le fonti
Condividi
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/linkedin-publishing-platform.jpg6271200Daria D'Acquistohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaria D'Acquisto2017-03-29 17:08:202017-03-29 18:20:58LinkedIn Publishing Platform finalmente anche in Italia
La creazione della cosiddetta custom audience, o pubblico personalizzato, è uno dei migliori modi per fare targeting su Facebook. Il concetto è quello di raggiungere persone che in qualche modo abbiano già interagito con la vostra azienda (su Facebook oppure sul vostro sito web).
Lo scopo è quello di cercare di riproporre a questi clienti cosiddetti caldi (hot lead), i propri prodotti o servizi per i quali avevano già dimostrato interesse, utilizzando la cosiddetta strategia di retargeting.
Ad esempio, se un potenziale cliente ha visitato il vostro sito web, mostrando interesse per un particolare prodotto, senza tuttavia aver concluso l’acquisto, tramite le Facebook Ads è possibile raggiungere nuovamente quel potenziale cliente riproponendo lo stesso prodotto, dandogli una seconda possibilità per concludere l’acquisto.
Ma vediamo nello specifico come utilizzare questa tecnica.
Innanzitutto è necessario selezionare con quale tecnica si vuole creare la cosiddetta custom audience.
Customer file
La prima opzione consiste nella creazione di un cosiddetto “customer file” ovvero un file contenente una lista di contatti di potenziali clienti sotto forma di e-mail o numeri di telefono, che Facebook provvederà ad abbinare direttamente ai relativi profili degli utenti. È possibile importare la lista direttamente dalla tua piattaforma di email marketing, caricare un file in formato CSV contenente l’elenco, o semplicemente fare un copia-incolla della lista.
Traffico del web
La seconda opzione permette di definire il proprio pubblico personalizzato formato da visitatori del vostro sito web, attraverso l’installazione su quest’ultimo di Facebook Pixel.
Tra tutti i visitatori è possibile inoltre scegliere segmenti definiti, in particolare:
Persone che hanno visitato certe pagine web
Persone che hanno visitato il sito ma non determinate pagine web
Persone che hanno visitato il sito per un certo periodo di tempo
Interazioni su Facebook
Infine è possibile creare una lista di persone che abbiano interagito in qualche modo con il vostro brand su Facebook. In particolare vi è la possibilità di scegliere il tipo di interazione che si è verificata:
Chiunque abbia commentato post
Chiunque abbia cliccato su bottoni con una call-to-action
Chiunque abbia inviato messaggi alla propria pagina
Chiunque abbia salvato la vostra pagina o i vostri post
Perché è importante definire la propria custom audience?
Selezionare un pubblico personalizzato può essere una strategia efficace per raggiungere risultati visibili sulle vostre campagne Facebook. In particolare può essere utile per convertire iscritti alla newsletter in clienti, per fare upselling di prodotto agli utenti che hanno precedentemente acquistato i vostri prodotti o servizi, o addirittura per escludere certi segmenti dal tuo target.
Dopo aver definito la propria custom audience, è possibile analizzare i relativi insight, che rivelano informazioni importanti. I dati verranno analizzanti e riportati da Facebook in base a sei parametri: oltre a quelli demografici e geografici, verranno mostrati dati relativi ai like delle pagine, alle attività, agli acquisti e al nucleo familiare. Quest’analisi vi permetterà di acquisire informazioni utili sul vostro target, in modo da poter impostare e migliorare la propria strategia per una campagna pubblicitaria di successo.
E voi cosa ne pensate di questo strumento? Lo ritenete davvero utile per la conversione di clienti?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/09/audience-targeting.png450900Federica Comihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFederica Comi2017-03-29 16:38:522017-03-29 17:37:54Come definire un pubblico personalizzato per le vostre Facebook Ads
Accade a tutti, nel tortuoso percorso del social media marketing ad un certo punto ci si trova davanti ad un dubbio amletico: quale tra contenuto organico (organic) e pubblicità a pagamento (paid) è la forma più efficace di social media marketing?
A chi si aspetta una risposta secca, diciamo subito che non esiste una “one best way”, quello che è possibile fare però è analizzare i due mondi con uno sguardo critico, focalizzandosi sulle rispettive opportunità di marketing che essi offrono alle imprese. A tal proposito la consulente Kim Smithsul sito jeffbullas.com ci fornisce una chiara panoramica della situazione.
Sfidante 1: organic, il lato creativo dei social media
Fare marketing in maniera organica significa utilizzare le funzionalità gratuite messe a disposizione da ciascun social media per creare contenuti, dialogare con gli utenti e costruire una community basata su queste interazioni.
Il primo aspetto da considerare è legato al concetto di rilevanza intesa come la capacità di questi contenuti di raggiungere quegli utenti effettivamente interessati ad essi. In quest’ottica, è fondamentale sapere che ciascun social media, tramite il suo algoritmo, definisce i criteri di valutazione di questa rilevanza. In pratica, l’obiettivo degli algoritmi è piuttosto semplice: offrire il miglior contenuto possibile alle persone più affini ad esso.
Facebook ad esempio per determinare il grado di diffusione dei contenuti nei newsfeed, assegna un ranking ai post sulla base della loro pertinenza al tema; YouTube adotta invece una metrica legata al tempo di visualizzazione dei video. Puntare sui contenuti organici significa quindi lavorare sulla loro qualità nonché sulla capacità di generare interesse tra il pubblico.
Quando scegliere organic?
Ricorrere ai contenuti organici implica adottare un particolare approccio al social media marketing che può produrre effetti positivi ad esempio in presenza di situazioni come queste:
Quando volete ottenere risultati nel lungo periodo: costruirsi un proprio pubblico ed essere notati, così come trasformare gli utenti in potenziali clienti, sono obiettivi che richiedono tempo, in poche parole: non abbiate fretta, ci vorrà un po’, ma l’audience che conquisterete sarà effettivamente interessata a quello che fate.
Quando il vostro pubblico non è ancora ben definito: in una fase in cui il vostro target non è ancora chiaro, il contenuto organico può venirvi in aiuto consentendovi di “scandagliare” l’universo social per trovare e coinvolgere il vostro segmento di riferimento.
Quando avete un budget ridotto per il marketing: se il budget è limitato, per un’azienda risulta difficile investire in advertising. Il contenuto organico richiede uno sforzo di natura creativa ma non di natura economica.
Sfidante 2: paid, una “spinta” alle campagne social
Basta ricordare il celebre adagio “la pubblicità è l’anima del commercio” per comprendere l’importanza del ruolo dell’altra faccia del social media marketing.
Ma anche in questo caso è doverosa una premessa, va sottolineato infatti che non esiste una relazione automatica tra l’investimento economico in advertising e la sua efficacia in termini di risultati. Il successo del ricorso a questa pratica dipende soprattutto da quanto il contenuto oggetto dell’inserzione, sia coerente, allineato e funzionale sia agli specifici obiettivi della singola campagna, sia alla più ampia strategia aziendale. In altri termini, vi piacerebbe possedere una bella macchina sportiva senza però essere in grado di guidarla?
Quando ricorrere al paid?
L’opzione advertising a pagamento può risultare una soluzione efficace rispetto all’organic se ci si trova ad esempio in queste condizioni:
Quando volete aumentare la brand awareness: soprattutto se siete in una fase iniziale e state creando il vostro pubblico, il ricorso al paid contribuirà ad ampliarlo in quanto vi consentirà di raggiungere utenti che attualmente non vi conoscono.
Quando volete lanciare offerte limitate nel tempo: se la vostra campagna prevede il lancio di un’offerta speciale limitata, avrete bisogno di farlo sapere a quante più persone possibile prima della sua scadenza. Un’inserzione a pagamento vi consentirebbe di raggiungere in tempi brevi un pubblico numeroso a cui poter indirizzare una precisa call-to-action.
Quando volete rivolgervi ad uno specifico segmento: gli strumenti di advertising a pagamento consentono di targettizzare uno specifico pubblico sulla base di caratteristiche o comportamenti comuni da coinvolgere con campagne mirate.
And the winner is?
Arrivati a questo punto ciò che possiamo dire è che la scelta di un’opzione non esclude l’altra, anzi, la vera sfida è proprio quella di imparare a far convivere le due pratiche cercando di ottenere il massimo da entrambe. Inoltre il confronto deve essere contestualizzato: organic e paid possono assumere assetti diversi a seconda di fattori come il business dell’azienda, il settore di appartenenza e l’approccio dei competitors.
Se avete dubbi su come prendere queste decisioni vi consigliamo di fare dei tentativi in cui “testare” la relazione tra organic e paid e di misurare i risultati ottenuti dalle vostre campagne di social media marketing. Non dimenticate di raccontarci i vostri esperimenti e opinioni sul nostro gruppo di Linkedin o sulla pagina di Facebook.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/01/la_sfida_di_facebook_per_il_2017_il_digital_marketing_3.jpg6671000Luca Marinellihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngLuca Marinelli2017-03-29 14:52:102017-03-30 10:56:18Organic VS Paid: le due facce del social media marketing
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