Social Media e vino: come creare contenuti che generano valore per i wine lovers

A poche settimana dalla chiusura della 51^ Edizione del Vinitaly, è impossibile non fare una riflessione sul settore vitivinicolo, sempre più di moda e oggi sempre più social.

Il vino è già di per sé un prodotto sociale che avvicina le persone e i suoi appassionati. Questo lo rende perfetto per la comunicazione attraverso i social media, purché venga comunicato attraverso contenuti che riescano ad aggregare attorno a passioni e  valori comuni i cosiddetti #winelovers.

Ma come riuscirci?

Ecco 5 semplici consigli:

Avere una strategia

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Spesso tante aziende vitivinicole si lanciano nel mondo dei social senza avere una chiara visione del settore di riferimento. Quali sono i punti di forza del mio prodotto e del mio territorio? Quali canali social devo presidiare? Quali sono gli obiettivi che voglio raggiungere attraverso i social media? Qual è il mio target di riferimento?

Una volta che avrei risposto a queste domande, sarà più facile capire  il tone of voice da utilizzare, i canali da presidiare e il target giusto da intercettare.

Raccontare ed emozionare attraverso lo storytelling

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I contenuti sono la parte più importante per coinvolgere, raccontare ed emozionare i wine lovers.

E’ qui che lo storytelling gioca un ruolo chiave. Come già aveva intuito Edoardo VII “Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e…se ne parla”, per questo è importante creare contenuti che adottino un approccio narrativo, capaci di attirare anche l’audience meno esperta: gli utenti vogliono ascoltare una storia e condividerla con altri. Vogliono conoscere la relazione tra il vino e il territorio di produzione per apprezzare la sua unicità.

Focus sui millennials

Nel raccontare il proprio prodotto, è molto importante adottare un linguaggio informale, proponendo contenuti personali e accattivanti, che riescono a colpire dritti al cuore del nostro target e, perché no, anche dei millennials: giovani tra 20 ed i 35 anni nati dopo gli anni ’80. Un target  che è sempre più alla ricerca di autenticità e trasparenza, di conoscere le unicità di un prodotto. Un pubblico che considera il bere un buon calice di vino come uno status simbol, che prende le sue decisioni d’acquisto ricercando informazioni e ispirazioni sui social media e ascoltando l’opinione della community a cui appartengono.

Le immagini e i video, valgono più di mille parole

Il potere emozionale e comunicativo dei contenuti visuali è molto più forte rispetto ad un semplice contenuto testuale. Vendemmia, imbottigliamento, eventi e fiere, sono occasioni uniche per creare contenuti fotografici e video, che riescono facilmente ad esprimere emozioni e raccontare storie.

Instagram, diventa quindi uno strumento indispensabile da integrare nella social media strategy aziendale, permettendo inoltre di integrare attività offline con attività online, attraverso raduni e contest fotografici , per creare conversazione e passaparola, magari associando un hashtag dedicato. Sono tantissimi i wine contest lanciati in questi anni, da #bevicosavedi a #vinopop, passando poi per #donnafugatatime e #chinonbeveincompagnia, fino all’ultima campagna di Veuve Cliquot #DoYouSpeakCliquot.

 

Integrare nella strategia dei wine influencer.

Sentiamo tutti i giorni parlare di influencer, nel mondo travel, nella moda o per il food. Ma sapevate che esistono anche i wine influencers?

In Italia, rispetto ad altri paesi europei, sono ancora poche le aziende vitivinicole che sfruttano appieno le potenzialità degli influencer di settore. Far parlare di sé e farsi conoscere attraverso il web e i social media è ormai diventato indispensabile e gli influencer, diventano uno degli strumenti che le aziende possono, anzi devono, inserire nella loro social media strategy, per raggiungere questo obiettivo.

Pochi mesi fa il portale francese Social Vignerons ha stilato la classifica dei wine influencer per il 2017, utilizzando il Klout Score e anche l’Italia inizia ad avere dei rappresentanti a livello globale. Tra tutti Andrea Gori e Francesco Saverio Russo, che sono tra i primi 30 wine influencer mondiali.

Conclusioni

Non abbiate paura di far conoscere attraverso i social le vostre eccellenze vitivinicole, preoccupatevi solo di farlo bene e in modo strategico. Il vino, come il cibo, è un piacere che và condiviso.

dati guida social media

I dati come guida per il social media marketing

Data is King, questa è l’espressione che viene utilizzata da chi nel marketing (ed è una bella fetta) pensa che i dati siano il cuore di una strategia di successo. Questo risulta essere ancor più vero se si parla di social media, dove ogni singolo post, tweet o like, è anche un dato prezioso da studiare per compiere delle azioni sempre più mirate ed efficaci. Non solo, i dati possono essere analizzati con delle metriche che, se correttamente selezionate, ci danno informazioni sulle performance delle nostre attività di marketing e quindi, anche su come stiamo investendo il budget; insomma: più si ha un approccio ai dati di tipo analitico, più si ha il controllo della situazione.

Queste metriche da sole non bastano, per avere una chiara visione dello scenario in cui si opera, esse necessitano di essere interpretate e in quest’ottica, l’intervento umano è ancora fondamentale. Proprio per questo motivo l’autrice Natascha Thomson ha tirato fuori dalla sua rubrica i più interessanti esperti del social media marketing a cui ha rivolto queste domande: “Stai utilizzando i dati nelle tue azioni di social media marketing e in che modo questi guidano le tue decisioni?”

Hubspot, i dati alla base delle decisioni

Laura Martinez Molera, Regional Marketing Manager afferma che in Hubspot dal colore delle call-to-action, ai contenuti delle campagne di email marketing, ciascuna decisione si basa sui dati. La fonte sono proprio i clienti che forniscono informazioni ad esempio su quali siano i siti maggiormente visitati o gli argomenti più interessanti per gli articoli del blog. Da ciascuno di questi aspetti si traggono delle conclusioni ed ogni nuovo contenuto viene creato con questo approccio.

Molto interessante è l’utilizzo che viene fatto degli Smart Content che consentono di offrire ai clienti contenuti personalizzati basati sui loro interessi. Le email di Hubspot ad esempio sono concepite per dare risposta ai clienti sulla base delle loro precedenti reazioni.

Per coloro che hanno cliccato sui contenuti ma non sono giunti ad una conversione, ho creato una campagna di re-targeting che mi consente di dar loro maggiori informazioni su quel tema agevolando quindi il processo di conversione.” Laura Martinez Molera

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We Are Social, dati semplici ma significativi

Secondo Simon Kemp, Founder di Kepios e Global Consultant di We Are Social, non bisogna necessariamente chiamare in causa i big data; spesso, una semplice osservazione delle performance dei contenuti può fornire da sola importanti informazioni su quale strategia adottare.

Analizzando i dati Kemp ha notato che su LinkedIn, un contenuto molto tecnico come questo in cui il tema veniva affrontato in profondità, aveva generato pochi like ma aveva scaturito diverse richieste di contatti, al contrario, un post più semplice e diretto come questo, aveva prodotto molte condivisioni. L’aspetto interessante dietro a questo esempio è che mediante questa osservazione Kemp è stato in grado di separare due diverse tipologie di pubblico a cui d’ora in avanti potrà destinare contenuti ad hoc.

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Podcast and Business, i dati per capire come, quando e dove

JC Giraldo, Founder di Podcast and Business sottolinea l’importanza dell’analisi dei dati in una pratica come il podcast la quale necessità di essere monitorata prima, durante e dopo la realizzazione. Grazie ad uno studio continuo dei dati, Giraldo può individuare quei podcast che sono stati più seguiti e rivolgersi al suo pubblico di ascoltatori, integrando l’episodio con contenuti testuali inerenti a quella particolare tematica. I dati ottenuti da Giraldo forniscono inoltre risposte al come, quando e da dove vengono ascoltati i podcast generando così importanti informazioni in merito alle modalità di fruizione del servizio.

Dalle tre esperienze è facile capire che la risposta alla domanda è piuttosto chiara: l’importanza dei dati è una realtà oggettiva; i dati vengono in aiuto al marketing per creare strategie efficaci e produrre contenuti sempre più rilevanti per il pubblico a cui sono diretti.

Tra le righe si legge anche un altro importante messaggio: i dati possono essere trovati ovunque e in qualsiasi fase delle operazioni, per ottenere dei primi risultati significativi non sono necessari strumenti complessi ma solo un approccio consapevole ed un orientamento alla ricerca delle informazioni.

Come monetizzare il tuo blog online lavorando con i brand

Le persone amano i blog. Tutti li leggiamo e magari anche tu hai anche un blog personale, nato un po’ per passione, un po’ come esperimento, ma che dopo qualche anno ha iniziato a dare i suoi frutti in termini di traffico e di coinvolgimento degli utenti sui social.

Dopo qualche anno inizi ad aspettarti anche un ritorno dal tuo blog, visto che alla gente piace ciò che scrivi e hai una base utenti piuttosto solida ormai.

Dall’altra parte ci sono i brand, che hanno compreso da tempo l’importanza di una buona strategia di content marketing per essere presenti sul web. La percezione da parte delle aziende è, infatti, che Internet non sia più una semplice appendice rispetto ai mercati tradizionali, ma una vera e propria estensione di ciò che avviene offline, ancora di più dopo l’esplosione del mobile, che consente agli utenti di essere connessi praticamente sempre e ovunque.

Una grande opportunità per i brand, ma anche per blogger e copywriter.

Come fare, quindi, per trasformare il traffico e il pubblico interessato ai temi che stai trattando sul tuo blog in un flusso di entrate stabile? Come monetizzare il tuo blog?

Le ipotesi da prendere in considerazione possono essere molteplici, ma ora che l’utilizzo degli adblock da parte degli utenti è diventato sempre più diffuso e i classici annunci display hanno perso parte della loro efficacia anche in termini di redditività, il content marketing può permetterti di ripensare le tue scelte strategiche, creando contenuti blog per brand e aziende.

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1. Utilizza una Piattaforma di Content Marketing

Tra i trend del marketing, ancora per il 2017 e il 2018, il Content Marketing è citato dagli esperti come una delle strategie di marca irrinunciabili. Per questo, possiamo considerare i prossimi anni come un momento davvero propizio per chi possiede un blog e lavora sulla creazione di contenuti.

Tra gli strumenti più efficaci per monetizzare i tuoi contenuti c’è la collaborazione diretta con i brand. Si tratta di un sistema che produce subito risultati ed è molto gratificante anche in termini di produzione di nuovi contenuti per il tuo blog. Per rendere più semplice questo tipo di accordi, puoi utilizzare una piattaforma di Content Marketing come Coobis, che permette a editori specializzati su qualsiasi tematica (dalla tecnologia al marketing, dal tempo libero ai prodotti per mamme e bambini) di guadagnare creando contenuti originali.

Registrandoti a Coobis potrai incontrare più facilmente la domanda proprio per i servizi che offri: media online come blog e siti web possono creare e distribuire contenuti per le aziende che si rivolgono alla piattaforma.

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In pratica, tu continui a fare quello che sai fare meglio, cioè scrivere, mentre le aziende utilizzano la tua capacità e i tuoi canali per diffondere i loro valori e le loro novità.

La scheda creata al momento della registrazione entra a far parte del database di Coobis e così l’azienda può consultare un catalogo nel quale scegliere tra servizi come la redazione di contenuto, pubblicazioni sponsorizzate, menzioni sui social network etc. Tu ricevi l’invito comodamente dalla tua scrivania e decidi se accettare o rifiutare il brief del brand.

Una volta conclusa la collaborazione tra il blog e il brand – i flussi di lavoro possono avvenire totalmente sulla piattaforma stessa – la piattaforma trattiene il 30% come commissione sulla vendita della singola azione. Riceverai il pagamento entro pochi giorni dalla conclusione dell’attività (es. la pubblicazione del post), senza bisogno di raggiungere quote minime di budget, senza spese di iscrizione o di mantenimento dell’account.

Nel frattempo potrai arricchire e diversificare i contenuti all’interno del tuo blog, producendo un effetto positivo a catena anche sul traffico del tuo sito. Si tratta di un sistema adatto praticamente a qualsiasi genere di blog, una soluzione semplice e veloce per rendere subito redditizio il tuo progetto editoriale e le tue competenze di scrittura web.

Alla fine dello scorso anno, circa il 63% delle aziende dichiarava che il marketing dei contenuti aveva un’efficacia tangibile all’interno delle strategie online, con una decisa crescita rispetto al 30% del 2015. Il Content Marketing, insomma, è diventato per le aziende sempre più indispensabile e anche i budget a disposizione dei piani editoriali sono in crescita. Un’occasione da non perdere per i content creator.

2. Annunci e sponsorizzazioni

La prima idea che viene in mente ad ogni blogger per cominciare a monetizzare il suo progetto editoriale, sono naturalmente gli ads da inserire all’interno delle pagine e degli articoli del proprio sito web.

Il sistema più famoso per gli annunci online è naturalmente quello di AdSense, che inserisce automaticamente annunci pubblicitari sul tuo sito attraverso un semplice codice, aggiornando gli ads su base contestuale (cioè a seconda del contenuto del tuo articolo) o in base alle attività online degli utenti.

Ultimamente però, gli utenti hanno imparato a disfarsi facilmente di queste distrazioni rispetto alla loro ricerca e alla loro lettura, attraverso gli adblock, e questo significa naturalmente che potresti non trarre il beneficio atteso dagli annunci, perché non è detto che tutti gli utenti che visualizzano il tuo sito visualizzino anche gli annunci.

Altro aspetto a cui fare attenzione è legato agli annunci responsive per il mobile. Seleziona sempre con cura il formato del tuo ads, che però potrebbe correre il rischio di essere visualizzato perfettamente da desktop, ma non da smartphone o viceversa. La regola principe è sempre una: testa su tutti i dispositivi.

Nel caso di banner pubblicitari sponsorizzati, il discorso è leggermente diverso: se vendi gli spazi direttamente ad aziende, dovrai occuparti personalmente di seguire transazioni, accordi, pagamenti e ogni aspetto legale e fiscale dell’attività.

Questi sistemi sono più adatti per i blog generalisti, che hanno un pubblico molto variegato e meno specializzato, con una percentuale minore di rischio di incappare nei famosi adblock.

Come monetizzare il tuo blog

3. Affiliate Marketing

Il concetto di Affiliate Marketing è abbastanza semplice dato che si lavora con un partner, di solito una piattaforma esterna di eCommerce o un altro genere business online. Attraverso un’url personalizzata, dopo un’apposita registrazione, inserirai i link dei prodotti sul tuo blog, all’interno di articoli con suggerimenti per gli acquisti o tutorial esplicativi, e ogni accesso all’eCommerce dai tuoi link produrrà un credito per te sulla piattaforma.

Tra i programmi di affiliazione più famosi c’è quello di Amazon, che ha recentemente introdotto anche un programma appositamente pensato per gli Influencer.

Il principio alla base è quello di una percentuale di guadagno su ogni vendita conseguita attraverso i tuoi link, ma ci sono molte variabili, dovute in particolare al percorso di acquisto degli utenti, che spesso non acquistano direttamente dal link di partenza, ma esplorano all’interno dell’eCommerce prima di arrivare al carrello.

Anche se non tutti sono concordi nell’efficacia delle affiliazioni per i blog, il consiglio è quello di aggiungere questo tipo di programma alla propria strategia digitale, naturalmente selezionando con cura i prodotti giusti, specie se parli di moda o di tecnologia, settori nei quali il parere di un esperto ha un peso rilevante per gli utenti.

Content marketing, annunci e affiliate: come scegliere la strategia per monetizzare il tuo blog?

Il content marketing sembra essere, secondo le previsioni, destinato a superare la pubblicità tradizionale quanto ad efficacia. Gli investimenti dei brand nel content piuttosto che in pubblicità dimostrano che queste previsioni si stanno già realizzando, ma il trend continuerà a perdurare ancora per tutto il prossimo anno.

Il content marketing, infatti, ha un rapporto costo-efficacia decisamente migliore rispetto ad altre forme di marketing e i brand gli attribuiscono un valore economico sempre crescente.

Mentre gli utenti hanno imparato a disfarsi di distrazioni come banner e annunci, attraverso gli adblock, le ricerche online continuano a crescere. Le persone pongono domande sul web e le risposte si trovano nei tuoi contenuti.

Altro aspetto che dovrebbe farti preferire una strategia legata al contenuto per monetizzare il tuo blog è legata agli annunci responsive per il mobile.

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Quando Bill Gates scriveva l’ormai celebre frase “Content is king”, aveva davanti a sé uno scenario di Internet ancora quasi desolato al confronto di oggi. Sul web non erano presenti così tanti contenuti e ancora non assistevamo alla battaglia quotidiana per le prime posizioni su Google.

Oggi, invece, la produzione di contenuti ha assunto dimensioni impressionanti. Basta pensare che ogni minuto vengono pubblicati circa 1440 post di WordPress, mentre una mole ancora maggiore di video, immagini, post e commenti viene creata sui social network.

Il content marketing nel 2017 sarà più che mai fiorente e un’opportunità come quella offerta da Coobis è un ottimo modo per stabilire basi solide per la crescita del tuo progetto editoriale. L’iscrizione è gratuita e non prevede nessun costo di mantenimento per l’account. Potrai scegliere se accettare o rifiutare ogni campagna e riscuotere quando vuoi il credito accumulato.

E tu, hai già testato uno di questi sistemi per monetizzare il tuo blog? Raccontacelo sulla nostra pagina Facebook.

SEO per immagini: come ottimizzarle per i motori di ricerca

Anche l’occhio vuole la sua parte. Sì, parto proprio dalla saggezza di questo vecchio detto popolare per introdurti un argomento poco spinoso e spesso sottovalutato, durante l’ottimizzazione di una pagina web per i motori di ricerca: l’ottimizzazione SEO delle immagini.

Insomma, se ti occupi di SEO, o vuoi semplicemente aumentare il traffico del tuo blog, in questo articolo trovi tutte le informazioni necessarie per guardare le immagini sotto un’altra ottica. Un’ottica mirata ad accrescere la visibilità di un tuo contenuto.

Prima di entrare nel vivo della discussione, però, vorrei farti riflettere su un aspetto. Quando cerchi qualcosa su Google, quante sono le volte che passi rapidamente sulla tab immagini? Per tantissime tipologie di servizi e prodotti, lo fai. E lo facciamo tutti. Me compreso.

Se cerco una camicia smanicata, o anche un ristorante di pesce, ad esempio, spesso finisco proprio tra le immagini che mi propone Google. Se il mio occhio – e qui si torna al proverbio – viene attratto da qualcosa, le possibilità che io atterri sulla pagina web aumentano drasticamente.

Ed è per questo motivo che devi puntare anche sullottimizzazione SEO delle immagini. Se vuoi capire cos’è un alt tag, come rinominare un’immagine nel migliore dei modi e quali dovrebbero essere i parametri di scelta per un’immagine, continua a leggere.

Cos’è l’alt tag?
come impostare alt tag su wordpress

L’alt tag è un elemento html che aiuta il motore di ricerca a identificare e catalogare unimmagine, grazie alla presenza di una o più keyword.

Ok, detto così può sembrare poco chiaro. Provo a spiegarlo con un esempio.

Immagina di aver appena scritto un articolo che parla di gelato artigianale. Hai trovato degli scatti niente male e li hai inseriti all’interno del tuo post. Ora, a parte il file name, con un cms (sistema di gestione dei contenuti) come WordPress, ad esempio, hai ben quattro voci da compilare:

  • titolo
  • descrizione
  • didascalia
  • testo alternativo (o alt tag)

Per i primi tre, devi pazientare ancora per un paragrafo. Quanto all’alt tag, ecco cosa scriverei io per descrivere un’immagine di un buonissimo gelato: “uomo che mangia un gelato artigianale al bar“.

Piuttosto che un blando e fin troppo generico: “gelato artigianale“.

Naturalmente, non devi inventare nulla, non sarebbe corretto. Devi, invece, raccontare al motore di ricerca, e al lettore, limmagine che hai scelto per arricchire il tuo contenuto.

Cosa c’entra il lettore? Lalt tag è nato (anche) per dare ai non vedenti la possibilità di leggere una foto, attraverso gli screen reader. Insomma, se non vuoi farlo per Google, fallo per loro.

Se vuoi la soluzione via codice, eccoti accontentato:

<img src=”https://sonounesempio.it/uploads/gelato-artigianale.jpg”>

Questo è il codice di un’immagine qualunque, caricata sul tuo blog. Come puoi notare è presente esclusivamente il nome del file (gelato-artigianale) e il formato (jpg).

Per inserire lalt tag, e ottimizzare la tua immagine, devi scrivere questo:

<img src=”https://sonounesempio.it/uploads/gelato-artigianale.jpg” alt=”uomo che mangia un gelato artigianale al bar”>

Titolo, descrizione e didascalia: tre aspetti da non sottovalutare

Tre fattori meno importanti, ma non per questo da ignorare sono titolo, descrizione e didascalia.

Per il titolo puoi usare benissimo il file name, ossia il nome che hai dato alla tua immagine. Per usare lo stesso esempio del paragrafo precedente, un buon titolo potrebbe essere: “gelato artigianale“. O, ancora meglio, la variante “gelato fatto in casa“.

Non tutti cercano artigianale; perché non provare a intercettare ricerche analoghe, che usano termini diversi? Anche in questo caso, vige la regola di non scrivere frottole. I motori di ricerca possono essere aggirati, è vero, ma non sono stupidi.

Puoi servirti del titolo, anche, per dare un’indicazione al lettore. Hai caricato la mappa della metropolitana di Londra? Vuoi che venga cliccata, per una visualizzazione a tutto schermo?

Usa come titolo: “clicca per vedere la mappa della metropolitana di Londra“.

Il titolo è il testo che appare quando lasci per qualche secondo il puntatore del mouse fermo su unimmagine. Ecco perché se vuoi invitare a un’azione, può essere parecchio utile.

Come fattore di indicizzazione, però, è MOLTO meno rilevante del tag alt. Un po’ come la descrizione – che puoi tranquillamente tralasciare.

Se sei un perfezionista e vuoi riempire ogni campo, per la descrizione sentiti libero di “riciclare” l’alt tag.

Per la didascalia, invece, il discorso cambia leggermente. Qui non parliamo affatto di indicizzazione. Qui parliamo di user experience.

La didascalia è uno strumento per aiutare il lettore a comprendere meglio unimmagine. Per esempio, se hai appena ultimato un articolo ricetta, potrebbe essere funzionale aggiungere a ogni immagine una didascalia con il passaggio evidenziato:

  • aggiungi sale e pepe
  • mescola fino a ottenere un composto omogeneo
  • impiatta, decorando con fiori di ibiscus

Oppure, puoi usare la didascalia per citare lautore (compreso di copyright o marchio registrato) dell’immagine o della fotografia che intendi utilizzare.

Dove trovare le immagini per un blog?

dove trovare immagini per un blog

Ora che sai quali sono i parametri da ottimizzare un’immagine, devi anche capire dove puoi trovare fotografie, illustrazioni e file vettoriali per rendere più visual il tuo articolo, o la tua pagina web. Sì, nel titolo di questo paragrafo ho scritto “per un blog”, ma i siti che sto per elencarti, sono una miniera d’oro di immagini per qualunque contenuto web.

Inizio da un classico: Flickr.com

Flickr è una community più che un database. Qui, puoi trovare tantissime fotografie e – cosa ancor più importante – filtrare la tua ricerca in base alla licenza di utilizzo. Insomma, se vuoi trovare immagini da potere usare liberamente, flickr è uno dei portali migliori.

Ma non è l’unico. Di seguito, ecco 4 siti che ti suggerisco di inserire tra i tuoi preferiti:

  • Visual Hunt: una libreria impressionante di immagini
  • Unsplash: 10 scatti ad alta risoluzione ogni 10 giorni
  • LibreStock: 47 database da spulciare, con un’unica ricerca
  • pngtree: l’olimpo del png e dei vettoriali

Un occhio di riguardo al formato

PNG o JPG? Ho deciso, riempio il mio articolo di GIF… Si usano a bestia!

Questo è un dubbio che attanaglia tantissimi blogger. Eppure, la soluzione è davvero semplice. In linea di massima, non è mai saggio appesantire il tuo contenuto con decine di immagini. Ma, se ben ottimizzate – e non sto parlando di SEO – puoi arricchire il testo, senza (quasi) nessun problema di caricamento.

Intanto, cerca di salvare le tue immagini in JPG: è un formato leggero, versatile e compatibile con il 99% dei dispositivi.

Il PNG è un formato altrettanto valido, sia chiaro, ma è leggermente più pesante. Questo può inficiare le performance e restituire una stringa di testo (l’alt tag dell’immagine), dove dovrebbe esserci un suggestivo tramonto sul golfo di Sorrento.

È altrettanto vero che se hai bisogno di illustrazioni e file vettoriali, (o se lavori principalmente con screenshot) l’unica strada è il PNG. Cerca solo di non abusarne. Così come resistere alla tentazione di riempire il tuo contenuto di GIF.

Ottimizza la tua immagine per il web

Jpeg mini per ridurre la dimensione di un file jpeg

No, non parlo più di tag. Parlo, piuttosto, di dimensioni. Non puoi caricare immagini troppo pesanti né poco definite. Insomma, devi trovare un buon compromesso.

La tecnologia, però, è dalla tua parte. Programmi come Adobe Photoshop o Gimp – quest’ultimo totalmente free – consentono di salvare un’immagine in formato web.

Questo passaggio è molto importante per ridurre il peso di un’immagine, senza sacrificare troppo la qualità. Ma non è l’unica cosa che puoi fare.

Esistono diversi strumenti di compressione online come TinyPNG o JPEGmini, che sono stati progettati proprio per questo. Il funzionamento è semplicissimo: basta caricare un’immagine e l’applicazione web si occuperà di tutto il resto.

Tranne che rinominare il file. A questo devi pensarci tu.

SEO e immagini: tutto chiaro?

La SEO è la ricetta per rendere appetibili i tuoi contenuti, per Google e per gli utenti. E come tutte le ricette prevede diversi ingredienti. Uno di questi, è rappresentato proprio dalle immagini.

Ecco perché devi prestare attenzione al visual delle tue pagine web (blog, schede prodotto, pagine istituzionali, etc.).

Io ti ho fornito un piccolo vademecum, una guida per muovere i primi passi. Ora, non devi fare altro che liberare la tua creatività. Ogni titolo, ogni alt tag e ogni didascalia va scelta con cura. Ma questo l’hai già capito. 😉

Prima di lasciarti, ecco  6 step per ottimizzare un’immagine per la SEO:

  1. trova unimmagine che possa essere riutilizzata (Creative Commons)
  2. ottimizza le dimensioni e ridimensiona l’immagine (1280×628 per una condivisione social da paura)
  3. scegli il formato giusto (JPG per fotografie e immagini, PNG per illustrazioni e screenshot)
  4. assegna alla tua immagine un file name descrittivo (sì a gelato-artigianale.jpg, no a gelato-2364.jpg)
  5. carica la tua immagine sul cms (o usa il codice html)
  6. scrivi alt tag, titolo, descrizione e didascalia

Per qualsiasi dubbio o domanda, ti aspetto sulla pagina Facebook di Ninja Marketing!

Keep Optimizing & be Ninja!

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L’eCommerce rappresenta un’opportunità da cogliere per qualsiasi azienda che intenda rispondere alle sfide attuali del mercato.

Quando ci si avvicina per la prima volta al mondo della vendita online o si vuole ottimizzare un negozio online già esistente, non basta avere un sito bello da vedere, è necessario conoscere gli strumenti e acquisire le competenze necessarie per sviluppare in modo strategico un’idea di business di successo.

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La Masterclass online ti insegnerà a:

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Potrai seguire la Free Masterclass online gratuitamente, ma iscriviti ora perché i posti sono limitati!

Nel caso in cui non ti fosse possibile seguire il Webinar in diretta, a distanza di pochi giorni potrai recuperare video e slide On Demand sulla piattaforma Ninja Academy.

Ricapitoliamo:

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con:

Giovanni Cappellotto, Roberta Rapicavoli, Roberto Fumarola e Jacopo Pasquini

Lunedì 8 maggio dalle 13 alle 14

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Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

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Google Mobile Friendly Label

Mobile Page Speed: perché è fondamentale per il tuo ecommerce

La pazienza è la virtù dei forti, ma non di chi naviga da mobile.

Oltre il 50% degli utenti mobile abbandona una pagina che sta navigando se questa impiega più di tre secondi a caricarsi. Un grosso problema per le aziende, dato che una landing page su mobile impiega in media 7 volte di più (circa 22 secondi) per aprirsi completamente.

Partendo da questi presupposti, Google ha deciso di compiere un test di velocità andando ad analizzare oltre 900mila Mobile Ads in 126 Paesi diversi. Il risultato di questo test ha confermato le ipotesi fatte dagli uomini di Mountain View: la maggior parte dei siti web per mobile sono troppo lenti e troppo pesanti da scaricare.

Mobile Page Speed: cosa vogliono gli utenti

Web Design Development Style Ideas Interface Concept

Web Design Development Style Ideas Interface Concept

Ora il discorso si fa più complicato: Google, per fare le cose fatte bene, ha deciso di testare con delle reti neurali (con il 90% di accuratezza dei risultati) il tasso di abbandono in relazione al tempo di apertura della pagina da mobile. Questo è il risultato, e possiamo dire che la percentuale di abbandono cresce in maniera esponenziale con l’aumentare del tempo di caricamento!
La pazienza sarà anche la virtù dei forti, ma nel mobile marketing vince chi riesce a darti tutto e subito.  

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Bounce rate e conversione

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Il problema della velocità che scatena il secondo problema del bounce rate, il “rimbalzo” genera una situazione che i mobile marketer, soprattutto gli e-commerce manager devono tenere ben presente: nonostante più della metà del traffico internet sia generato da mobile, i tassi di conversione dei siti e-commerce rimangono maggiori da desktop piuttosto che da smartphone e tablet.

Quindi l’investimento in un e-commerce mobile friendly dev’essere fatto solamente tenendo ben presente queste indicazioni: il sito dev’essere veloce ed essenziale.

Mai come in questo periodo Less is more e Faster is better. Il vantaggio competitivo oggi, soprattutto per chi vuole aggredire il mondo dell’e-commerce, sta nel creare siti mobile-first con pagine leggere comprimendo il più possibile le immagini, senza perdere qualità e permettendo una user experience migliore.

LEGGI ANCHE: Mobile First Index: il tuo eCommerce piace a Google?

Chi sembra aver recepito questo messaggio in anticipo rispetto agli altri è il settore della finanza (e chi se no? Il tempo è denaro!). Google, infatti, ha confrontato le velocità di apertura e la “pesantezza” dei siti mobile dei principali settori industriali presenti sul web, e questa ulteriore analisi mostra come i siti di prodotti finanziari siano in media quelli con i risultati migliori. Pochi fronzoli, messaggi chiari e utilizzo delle infografiche preferito a quello delle foto.

Chi fatica invece in questo processo di ottimizzazione, sempre secondo lo studio condotto da Google, è il settore dell’automotive: in questo campo sono necessarie più foto e di maggior qualità per intercettare il cliente e farlo innamorare di un bene così soggettivo come l’auto.

Ma i marketer stanno già lavorando in questa direzione e i siti delle principali case automobilistiche sono molto più “scarni” di una volta e allo stesso tempo più veloci.

Ricordate sempre Less is more e Faster is better!

Imbarazzo in famiglia nell'ultima campagna Spotify

Imbarazzo in famiglia nell’ultima campagna di Spotify

Nuova geniale campagna per Spotify, che stavolta  punta all’intrattenimento di tutta la famiglia.

Il servizio di streaming musicale ha lanciato da pochi giorni la sua nuova campagna nel Regno Unito, dal tono decisamente umoristico: mostra alcuni momenti di vita familiare e rivela i luoghi veri nei quali suona la sua musica.

Dopo la spettacolare campagna basata sui big data, con la quale alla fine dello scorso anno Spotify ci ha rivelato le playlist più grottesche e le canzoni più imbarazzanti, ascoltate dai suoi utenti, l’azienda torna a svelare il lato divertente dei nostri ascolti.

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In famiglia si vivono molti momenti imbarazzanti e Spotify lo sa

Conoscendo bene il suo target, Spotify mira a prendere in giro, con grande ironia, i piccoli momenti difficili che si vivono in ogni famiglia.

Nel primo commercial, il figlio balla e canticchia sulle note dei Savage Garden, mentre la madre osserva: “Forse non sa che è stato concepito su queste note, proprio qui, su questo tavolo”.

Nel secondo spot, la sorella fa partire Love Yourself di Justin Bieber, appena fuori dalla porta della camera da letto di suo fratello, commentando: “Penso che tutti sappiamo che cosa succede lì dentro”.

La nuova campagna di Spotify per promuovere l’abbonamento Premium per famiglie

Gli annunci, creati da Spotify, sono stati diretti da Matt Devine di Biscuit e fanno parte di una campagna che promuove il piano familiare da sei account Premium di Spotify nel Regno Unito.

Come prima volta per il suo prodotto familiare, ci sembra davvero un bell’esordio, almeno dal punto di vista del marketing!

La campagna, che è accompagnata dalle illustrazioni di Sara Andreasson, sarà lanciata non solo in TV, ma anche attraverso outdoor, digital, social e nei cinema.

Holly Brooker, responsabile Marketing di Spotify, ha commentato così la campagna:

“Le gioie e le frustrazioni della vita familiare – sia che si tratti di genitori e adolescenti, o di rivalità tra fratelli – possono essere realtà molto ricche di ispirazione.

La nuova campagna offre uno sguardo umoristico su alcuni di questi momenti e su come la musica su Spotify può fornire una colonna sonora a tutti gli aspetti della vita condivisa in famiglia”.

 

Credits

Agency: Spotify In-House
Client: Spotify
Production Company: Biscuit Filmworks
Director: Matt Devine
Managing Director: Shawn Lacy
Executive Producer: Rick Jarjoura
Head of Production: Rachel Glaub
Head of Production: Mercedes Allen-Sarria
Director of Photography: Adam Marsden
Production Designer: Jay Pooley
Editorial: Cosmo Street
Post Producer: Anne Lai
Editor: Dave Otte

digithon 2017

DigithON 2017, una maratona digitale per 100 startup

La seconda edizione di DigithON si è aperta con la presentazione della call, fino al 30 aprile, dedicata alla selezione delle 100 startup che parteciperanno alla maratona delle idee digitali che si terrà in Puglia, in Terra D’Ofanto, dal 22 al 25 giugno.

Francesco Boccia, presidente dell’Associazione DigithON, e Domenico De Bartolomeo, presidente di Confindustria Bari-BAT hanno aperto la call dedicata agli innovatori digitali presentando le novità dell’edizione 2017, a cui parteciperanno le principali aziende italiane e internazionali dell’economia digitale, dell’editoria e i più importanti investitori nazionali ed esteri.

partecipa-digithon

DigithON, per avvicinare la comunità finanziaria alle startup

Un obiettivo ambizioso di DigithON è quello di avvicinare in maniera più sostanziale la comunità finanziaria – e in particolare il mondo dei venture capital, dei business angel ma anche degli investitori professionali “classici”, che normalmente impiegano i loro asset in aziende dal track-record consolidato – alla realtà delle startup in Italia che tradizionalmente faticano a raccogliere risorse necessarie al proprio sviluppo.

Tra le novità di questa edizione, ci sono nuovi accordi con alcuni tra i più importanti investitori finanziari, a partire da Invitalia, che permetteranno alle startup di semplificare l’accesso ai fondi necessari per attivare il loro progetto. Le idee presentate a DigithON 2017 ritenute più valide verranno valutate direttamente dai relativi comitati di investimento, superando, di fatto, il complesso iter di selezione per l’accesso al finanziamento che vede come ultimo step proprio la valutazione del comitato investimenti e che di solito rappresenta, nella governance dei suddetti investitori, l’organismo decisionale ultimo.

LEGGI ANCHE: Come scrivere un Curriculum Vitae in inglese?

partecipa-digithon

Una piattaforma per un ecosistema delle startup italiane attivo tutto l’anno

DigithON si pone come reale trampolino di lancio per nuovi e innovativi progetti imprenditoriali e cuore nevralgico delle nuove idee digitali sarà il portale digithon.itnato per creare sul web un luogo virtuale dove aggregare tutte le startup italiane e, allo stesso tempo, creare un punto di contatto con investitori, incubatori e acceleratori.

La registrazione è completamente gratuita e ogni utente potrà inserire tutti i dettagli della propria startup: dalla descrizione al pitch video, dalle slides a metriche di valutazione più tecniche quali stato dell’idea, numero di dipendenti e fatturato. Come in un social network, ogni iscritto potrà pubblicare i propri aggiornamenti per informare i potenziali investitori delle nuove milestones raggiunte.

Nella piattaforma durante tutto l’anno saranno organizzati eventi “virtuali” dove gli investitori di tutte le edizioni di DigithON saranno disponibili alle domande degli startupper tramite un moderno sistema di videoconferenza che integra una chat in tempo reale.

Nel sito è presente una sezione in cui le aziende potranno pubblicare annunci di lavoro che, per le startup in early-stage, potranno essere retribuiti anche in shares dell’azienda stessa.

Grazie all’analisi dei dati, sul portale sarà possibile visualizzare in una dashboard interattiva la fotografia istantanea dello stato dell’ecosistema italiano delle startup che al momento evidenzia come il Sud Italia è ancora privo di acceleratori e incubatori necessari a far crescere un ecosistema digitale che ha tutti i numeri per diventare grande.

L’associazione DigithOn, con la maratona annuale e la nuova piattaforma, mira a colmare questo gap con strumenti efficaci e divulgando la cultura dell’impresa ai tempi del digitale.

LinkedIn

Gli errori da non commettere per essere davvero efficaci su LinkedIn

LinkedIn, il social professionale per eccellenza, è un ottimo strumento per mettere in vetrina competenze, passioni ed esperienze, ma anche per creare e sviluppare relazioni professionali. A patto però, come in tutti i social network, di impegnarsi. Per ottenere risultati occorrono infatti metodo, costanza e tempo.
Tuttavia, inconsapevolmente o per pigrizia, spesso si cade in una serie di errori che inficiano la nostra attività.  Ecco allora una lista di cose che andrebbero evitate per essere non solo presente su questa piattaforma, ma per esserci in maniera efficace.

Linkedin

Raccontare tutto di voi

Uno di più grandi errori che si può fare su LinkedIn è quello di creare il vostro profilo con la pretesa di dover raccontare tutto di voi stessi. In realtà chi decidete di essere presente su LinkedIn non  è interessato a conoscere ogni minimo aspetto di voi o della vostra vita, perché nel momento in cui arrivano sul vostro profilo quello che desiderano è capire come potete essergli utile, cosa potete fare per loro.

Dunque la cosa da cui partire è trovare il modo giusto di mettere in risalto le vostre conoscenze, competenze ed esperienze mostrando in che modo potete essere un reale beneficio per le persone a cui vi state rivolgendo, che si tratti di potenziali clienti, partner, organizzazioni o datori di lavoro.

Non siate generici, parlate direttamente al vostro mercato di riferimento, cosicché i vostri potenziali clienti/datori di lavoro arriveranno sul vostro profilo avendo la percezione di essere nel posto giusto e che proprio voi, e non chiunque altro, siate la persona che stanno cercando.

Inserire simboli e informazioni accanto al vostro nome

Innanzitutto perché inserire altro genere di informazione all’infuori del vostro nome in questo campo rappresenta una violazione dei termini di servizio di LinkedIn, e quindi va contro le regole di questo social. In secondo luogo perché rende più difficile ricercarvi, con il rischio di sembrare poco professionali. Può invece essere utile inserire certificazioni o titoli accademici, come un dottorato di ricerca.

Utilizzare foto del profilo non professionali

Se è un grave errore non dare un volto al vostro profilo LinkedIn lo è altrettanto utilizzare una immagine inappropriata. Siete sicuri che la foto che avete fatto in vacanza o durante una serata al locale con gli amici sia la scelta giusta?

Scegliete una immagine semplice e al contempo professionale. La prima impressione è sempre la più importante, e ingrato di determinare quelle future. Perciò per trasmettere serietà e credibilità dovreste iniziare proprio da qui. Non perdete l’occasione di valorizzare il vostro profilo puntando su uno sfondo pulito e una foto che sia rappresentativa di voi stessi, a livello professionale.

Non personalizzare l’Url

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Sapete che è possibile personalizzare l’Url permanente alla vostra pagina LinkedIn? Basta andare su ‘Modifica Profilo’ e cambiare l’url inserendo il proprio nome e cognome o il progetto su cui state lavorando, cosicché il profilo sarà rintracciabile in maniera più efficace sui motori di ricerca. È un primo passo verso il “branding” di sé che permetterà di inserire facilmente il link sul curriculum vitae, sul biglietto da visita o di poterlo inviare tramite e-mail in modo semplice e ordinato.

Annoiare con titolo e sommario

Dopo la foto del profilo, la prima cosa che vedranno di voi è ciò che scrivete nel titolo e nel sommario. Dunque, avrete a disposizione pochi caratteri, più brevi di un tweet, per riuscire a catturare l’attenzione dei vostri “visitatori”, spiegando in maniera sintetica chi siete e cosa fate. Scegliete con cura le parole, cercando di incuriosire i vostri interlocutori e invogliarli a leggere di più sul vostro conto.

Se le prime righe risulteranno noiose, si fermeranno a quelle e voi avrete perso l’occasione di presentarvi al meglio. Siate creativi ed originali, evitate frasi fatte o “copia e incolla” di altri sommari che non faranno mai emergere la vostra personalità e le vostre competenze.

Trascurare le raccomandazioni

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Le raccomandazioni sono una parte essenziale per instaurare fiducia e sviluppare relazioni, aiutando a rafforzare la vostra credibilità e professionalità.

Se chiedete alle persone per le quali avete lavorato di scrivere una raccomandazione, accertatevi che questa sia effettivamente tarata su di voi e sul lavoro che avete svolto. Meglio però limitare questa attività alle persone che conoscete o per le quali avete lavorato, per evitare che questo strumento risulti più controproducente che altro.

Dimenticarsi che esistono delle persone dietro il cv

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Il lato umano è importante tanto quanto quello professionale. Sebbene non abbiano lo stesso peso delle raccomandazioni, anche le cosiddette “soft skills” ricoprono una certa importanza, in quanto completano notevolmente il vostro profilo.

Fate un lista e aggiungete quelle abilità trasversali che avete conseguito, rendendo così più semplice per chi vi conosce confermarle. Siate sinceri, mentire non vi aiuterà di certo ad aumentare la vostra credibilità agli occhi degli altri.

Puntare sulla quantità anziché sulla qualità

Accumulare richieste di collegamento in maniera casuale è uno degli errori più frequenti ma che va assolutamente evitato. E’ vero la prima cosa che ci viene da pensare quando apriamo un profilo LinkedIn è inviare il più possibile le richieste di collegamento al fine di risultare più appetibili agli occhi di potenziali datori di lavoro/clienti.
Ma attenzione, perché se ad un primo acchito avere tanti contatti può darvi l’impressione di avere maggiore credibilità, in realtà la qualità delle connessioni e dei rapporti che andrete ad instaurare è molto più importante. Quindi non inviate richieste a caso, selezionate solo i contatti che posso realmente esservi utili e cercate di personalizzare ogni tipo di richiesta che inviate, non limitandovi al format predefinito.

Queste piccole attenzioni, anche se vi richiederanno un maggiore sforzo, consentiranno ai vostri futuri “collegamenti” di capire chi hanno di fronte aumentando così le possibilità di essere accettati, e dunque di ampliare la vostra rete di contatti in maniera efficace.

Viene da sé che che ciò che fa la differenza non è tanto il numero di collegamenti quanto la vostra capacità di costruire conversazioni e relazioni, di  familiarizzare con i vostri contatti.

Poco importa se riuscite ad avere una rete di mille contatti, non vi saranno di alcun beneficio se poi non siete in grado di sviluppare delle reali relazioni con loro.

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Evitare di cadere nello spam

Fate sempre attenzione ai messaggi che inviate. Poniamo che siate appena entrati in collegamento con qualcuno, l’ultima cosa da fare è inviare loro un messaggio con  informazioni poco pertinenti o con l’intento di “vendere” qualcosa, che sia un prodotto, un servizio o altro.

I vostri contatti non troveranno alcun valore in un messaggio del genere, anzi, rischierete solo di essere classificati come spam, distruggendo così la vostra reputazione. Perciò, qualunque cosa decidiate di scrivere, fatelo sempre pensando al beneficio che i vostri interlocutori ne possono trarre, il loro, non il vostro.

Postare troppe informazione personali

Tenete sempre a mente che LinkedIn, a differenza di altre piattaforme, è una rete professionale e pertanto non ha alcuna efficacia postare informazioni che riguardano la vostra vita personale.

Cercate di parlare restando ancorati il più possibile al vostro business o ambito professionale, pena il rischio di vedere minata la vostra credibilità e serietà.  Così come non è efficace creare una rete sociale casuale, non lo è nemmeno condividere con loro informazioni irrilevanti, ossia non coerenti con il brand che state costruendo e/o non interessanti per i vostri contatti.

Su LinkedIn siete prima di tutto dei professionisti, non dimenticatelo mai.

Non essere attivi

Creare un profilo LinkedIn, passare del tempo a creare una rete sociale non serve a molto se poi non s’investe del tempo su questa piattaforma.

Non potete sviluppare delle relazioni se non siete presenti e non curate le conversazioni con i vostri collegamenti. È importante non solo esserci ma esserci al meglio, postando almeno una volta al giorno, seguendo gli aggiornamenti dei vostri contatti e interagendo con loro.
LinkedIn non è solo una vetrina per mettere in risalto il vostro curriculum vitae ma un luogo da sfruttare al meglio per costruire relazioni sociali e professionali.

Secondo voi quali altri errori andrebbero evitati su LinkedIn? Condividete le vostre osservazioni sulla pagina Facebook di Ninja o sul nostro gruppo LinkedIn.