iOS9: 12 consigli preziosi per risparmiare batteria

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Avere uno smartphone o un tablet scarico è praticamente come non averlo! Vi conosciamo bene, Guerrieri, e sapendo che tra voi ci sono molti Apple addicted vi proponiamo 12 modi per avere più batteria sul vostro device iOS9, segnalati da Mashable.

1 – Disattivare le app più dispendiose

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Con la nuova release di Apple potrete sapere in percentuale quanta batteria viene usata dalle app e quale usate di più  procedendo così a spegnerla nel momento in cui siete a basso livello.  Come? Settings ->General -> Battery e cliccando sull’orologio che compare in alto a destra le applicazioni più dispendiose smetteranno di consumare energia.

2 – Attivare la modalità risparmio energetico

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Apple sostiene che con l’aggiornamento a iOS9 si guadagna un’ora in più di batteria ma può capitare che a fine giornata abbiate bisogno disperatamente del vostro device e che siate ‘in riserva’. Ecco quindi che potete attivare la modalità di risparmio energetico andando su Settings > General > Battery > Lower Power Mode. La possibilità di passare a questa modalità vi verrà segnalata automaticamente da iOS9 quando arriverete al 20% di batteria.

3 – Disattivare le app che usano la geolocalizzazione

Molte applicazione su iOS9 sono pensate per sfruttare la tecnologia GPS che consente la geolocalizzazione, da Twitter fino a Facebook e alle chat. In questo modo la batteria del vostro device rischia di durare di meno ed ecco che per allungare la ‘vita’ dello smartphone o del tablet andando su Settings > Privacy > Location Services troverete la lista delle app che funzionano con il servizio di localizzazione. Disabilitando le applicazioni che sfruttano questo servizio avrete un minore consumo.

4 – Disabilitate il Bluetooth

Anche se consuma poco quanto è attiva, la tecnologia Bluetooth se in funzione fa sì che il vostro device sia in costante ricerca di dispositivi con cui connettersi per scambiare file e contenuti di ogni genere, consumando così batteria. Per spegnere questa funzione potete andare su Control Center (direttamente dal bottone centrale posizionato sullo schermo) oppure Settings > Bluetooth.

5 – Fare a meno dei widget

La possibilità di controllare e usare alcune applicazioni in maniera più immediate ci fa molto piacere… un po’ meno alla nostra batteria che così si consuma più velocemente. Siete quindi sicuri che i widget siano fondamentali per app – come ad esempio i giochi? Ma anche no, e quindi eliminateli!

6 – Limitare le operazioni in background

Se utilizzate applicazioni in background, per esempio le app che continuano a cercare notizie e aggiornamenti, la batteria è continuamente messa alla prova. Così vi consigliamo di usare poche di queste applicazioni, magari quelle di messaggistica e per il meteo, risparmiando quindi energia. Cliccando su Settings > General > Background App Refresh potrete decidere quali applicazioni avete bisogno in background.

7 – Spegnere le animazioni

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Sono proprio belline le animazioni sul device. Tecnicamente l’effetto si chiama parallasse e consente ad esempio di scorrere meglio lo schermo, di arrivare in maniera veloce all’applicazione che si vuole consultare. Il problema è che consuma tanto. Sono quindi necessarie le animazioni? Forse no, quindi potete disattivarle andando su Settings > General > Accessibility > Reduce Motion.

8 – Modificare le funzioni accessibilità

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La sezione Accessibilità dello iOS9, con qualche modifica, è un pozzo d’oro per il risparmio energico. Certo, la vostra esperienza nell’uso dello smartphone o del device potrebbe essere meno entusiasmante ma davanti alla necessità di avere una batteria più carica… è un sacrificio che si può fare.

Potere ad esempio scegliere di:

  • avere un look bianco e nero Settings > General > Accessibility > Grayscale
  • ridurre il bianco intensificando i colori Settings > General > Accessibility > Increase Contrast
  • diminuire la trasparenza Settings > General > Accessibility > Increase Contrast > Reduce Transparency
  • eliminare la vibrazione alla suoneria e ai vari toni di notifica Settings > General > Accessibility > Vibration.

9 – Disattivare gli aggiornamenti automatici delle app

Gli aggiornamenti delle applicazioni sono importanti, si eliminano bug e si hanno dei miglioramenti delle prestazioni, ma quando si avviano la batteria si riduce inesorabilmente. Ecco perchè vi consigliamo di disattivare gli aggiornamenti automatici: se vi capitasse di essere con poca energia e gli aggiornamenti automaticamente si attivassero… sarebbe la fine! Come fare? Settings > App and iTunes Stores > Automatic Downloads e scegliere le app per le quali disattivarli. Inoltre potete disattivare gli aggiornamenti per app di musica e simili.

10 – Ridurre la luminosità

Avere uno schermo luminoso al 100% non è una condizione fondamentale per usare al meglio il device con iOS9. Anche al 50% di luminosità il dispositivo si gestisce perfettamente. Per abbassare la luminosità Settings > Display & Brightness e decidere la percentuale che più vi fa comodo. Quando la si vuole alzare, il Centro di Controllo (swype verso il basso) viene in aiuto.

11 – Non usare Live Photos come wallpapers

La funzione Live Photos è sicuramente una chicca di non poco conto, permette ad esempio di personalizzare in maniera originale il wallpapers del vostro device con i ricordi più simpatici o a voi più cari. Scegliendola però potete compromettere la durata della batteria dello smartphone e del tablet, il 3D touch porta via energia, non tantissima ma magari può consumare quella piccola percentuale che a fine serata potrebbe esservi utile. Non abusatene!

12 – Spegnere il 3d Touch

E’ la funzione che caratterizza l’iPhone 6 e l’iPhone 6 Plus, il 3d touch è veramente una figata pazzesca e consigliarvi di spegnerla per risparmiare energia sembra quasi stupido. Ma se dovete risparmiare energia è un modo per allungare la durata delle prestazioni del device, in fondo non è proprio essenziale! Per eliminarlo momentaneamente potete andare su Settings > General > Accessibility > 3D Touch.

E voi Ninjas, esperti del mondo Apple, avete altri consigli da suggerirci? Scriveteli nei commenti… and enjoy iOS9! 😆

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Le cinque regole fondamentali per uno storytelling efficace

 

Lo storytelling è definibile come una vera e propria arte, che implica ricerca, pianificazione e competenze. I migliori storyteller sono capaci di prendere decisioni che portano avanti le loro storie, coinvolgendo l’audience di riferimento tramite la diffusione di informazioni vitali per sostenere la narrazione.

Cos’è lo storytelling: significato

Lo storytelling è l’attività di condivisione di storie, a volte con improvvisazione, un pizzico di teatralità e di particolari in grado di rendere la storia coinvolgente.

Ogni cultura ha le proprie storie o narrazioni, che vengono condivise come mezzo di intrattenimento, di educazione, di conservazione culturale o di instillazione di valori morali. Elementi cruciali delle storie e della narrazione sono la trama, i personaggi e il punto di vista narrativo.

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Lo storytelling può, teoricamente, essere fatto su qualsiasi cosa abbia la necessità di essere sostenuta dal punto di vista comunicativo: un’azienda, un brand, un prodotto, una persona o un evento.

L’elemento fondamentale è quello del metodo: lo storytelling è una cosa seria e non può quindi essere affidato al caso. In particolare, ci sono cinque regole di base che devono essere seguite per realizzare uno storytelling di successo.

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Regole di digital storytelling 

Storytelling: parla con tono autentico

Questo punto riguarda il tono ed il carattere della narrazione: questi devono essere coerenti con le caratteristiche fondanti del brand o di qualsiasi altra cosa sia oggetto dello storytelling. E’ quindi necessario conoscerne approfonditamente le caratteristiche distintive ed i tratti discriminanti per realizzare una narrazione che risulti in linea con essi e, quindi, credibile, coerente ed efficace nei confronti del target di riferimento.

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Storytelling: rispetta le 5 W del giornalismo

Queste sono necessarie per ottenere una base solida su cui fondare una storia lineare e coinvolgente. È ovviamente possibile aggiungere ulteriori dettagli che la arricchiscano, anche deviando parzialmente dalle 5 W, ma mantenendo sempre tale struttura come un riferimento fisso e inamovibile per costruire una narrazione degna di questo nome.

  1. Chi è il protagonista della narrazione? È necessario chiarire fin da subito il soggetto della storia.
  2. Cosa accade nella storia? L’utilizzo di una trama decisa a priori è fondamentale per non lasciare tutto al caso.
  3. Quando avviene la storia raccontata? La contestualizzazione temporale degli eventi narrati è necessaria per facilitarne la comprensione all’audience di riferimento.
  4. Dove si svolge la storia? È fondamentale specificare i luoghi in cui si sviluppa la storia, in modo da aiutare il target a comprenderla al meglio.
  5. Perché avviene la tua storia? È importante esplicitare al meglio quali sono i fattori che motivano il succedersi degli eventi della storia narrata.

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Il potere dei dettagli e dell’immaginazione

Anche se i punti visti precedentemente sono imprescindibili per un corretto storytelling, la differenza tra una narrazione efficace ed una scadente risiede molto spesso nei dettagli e negli elementi specifici della trama. Questi servono infatti a catturare l’attenzione e l’interesse dell’audience di riferimento, differenziando la storia e caratterizzandola come unica e inimitabile.

Il modo migliore per comunicare i dettagli di una narrazione è quello di immergere (più o meno idealmente) il proprio target in un’esperienza sensoriale: gli elementi distintivi della storia devono emergere dalla percezione attraverso i 5 sensi, che risulta l’arma più efficace per conquistare l’audience di riferimento.

Un errore da non commettere è però quello di infarcire la storia di troppi elementi narrativi: è necessario scegliere cosa è utile alla narrazione e cosa non lo è, ossia cosa è interessante per il target e cosa risulta invece superfluo. Tutto ciò che non è utile in una storia rischia di essere anche dannoso e, quindi, deve essere eliminato dalla trama.

Un altro aspetto da non dimenticare è quello delle fonti: per sostenere la veridicità, e quindi la credibilità, della storia narrata è consigliabile utilizzare fonti qualificate e il più possibile oggettive e che possano confermare le asserzioni e le promesse fatte nella narrazione.

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Mostra, non dire!

Per comunicare un concetto in modo efficace e credibile è preferibile evitare di affermarlo esplicitamente, come avveniva ad esempio nelle vecchie comunicazioni pubblicitarie. È infatti più efficace comunicare indirettamente ciò che si vuole esprimere, attraverso la narrazione degli eventi, facendo sì che sia direttamente il target a comprendere il messaggio, rafforzandone così l’autenticità e l’efficacia persuasiva.

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Storytelling efficace: conosci l’inizio e la fine

In un mondo ideale il narratore di una storia conosce esattamente inizio e fine della stessa prima ancora di cominciare a narrarla. Nella realtà avviene spesso che all’inizio non si conosce l’esatto finale della storia e che sia poi necessario operare degli aggiustamenti per preservarne la coerenza.

La cosa importante è appunto quest’ultima, la conservazione di un’organicità complessiva della narrazione, in modo da renderla intellegibile e credibile per il proprio audience di riferimento.

Raccontare una storia, come si evince da questi consigli, non è semplice, ma, quando si riesce a farlo nel modo corretto, il risultato può essere magico.

Seguite quindi questi 5 tips e rendete fantastiche le vostre storie!

Lead Ads di Facebook: ecco come sono!

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Girovagando per il Power Editor di Facebook con l’obiettivo di capire qualcosina in più sul bridge con le Instagram Ads, abbiamo notato che all’atto della creazione di una nuova campagna avevo a disposizione un obiettivo: acquisire potenziali clienti… ovvero la nuova tipologia di Lead Ads annunciata qualche settimana fa.

Fermi tutti… sono l’Eletto!

Non trovando informazioni o news sul web, si presume che la funzionalità sia ancora in fase di test per una ristretta cerchia. Un po’ come Neo in Matrix, che dopo aver piegato il servizio da 12 cucchiaini della nonna comincia a giocare con i suoi super poteri ci diciamo: proviamole!

Creazione del modulo

Il primo passo è creare un nuovo modulo (è possibile poi crearne anche ulteriori, all’occorrenza) che farà da landing page per le lead ads.

Le opzioni sono veramente molto semplici, e tutti i passaggi sono chiari.

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Informazioni da acquisire

Passiamo alla scelta delle informazioni che vogliamo acquisire dai nostri clienti: un classico elenco da flaggare con tante opzioni standard disponibili, che rispecchiano grossomodo i possibili target che siamo soliti utilizzare in fase di creazione delle inserzioni

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C’è però la possibilità di poter modellare il form in base alla nostra attività, con la scelta di domande aggiuntive o addirittura domande personalizzate, dove possiamo inserire sia la domanda sia le varie opzioni che si possono scegliere. Fantastico!

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Ecco come appare l’anteprima del modulo

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Privacy

Si passa poi alle opzioni relative alla privacy, dove ci viene chiesto di linkare la nostra pagina con le privacy policy e disclaimer opzionali. Da starci attenti, perchè su questo aspetto le multe nel nostro paese sono parecchio salate.

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Successivamente viene chiesto di inserire la url del sito web dove far atterrare gli utenti, una volta che avranno compilato il modulo.

I moduli acquisiti

Fatto questo, la ads inizia a visualizzarsi e a tracciare correttamente l’obiettivo scelto (lead).

La difficoltà sta nel capire dove andare a pescare l’elenco delle lead acquisite, coi relativi campi compilati. Vengono mostrati nel pannello Insight della pagina che pubblica la ads, nella tab “libreria moduli”. Da qui è possibile poi scaricare un comodo file csv con tutte le informazioni ricevute!

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LEGGI ANCHE: Facebook Lead Ads: pronti alla rivoluzione?

Non le vedi nel tuo Power Editor?

Al momento purtroppo in nessun account risulta possibile creare nuove campagne con questo obiettivo, mentre si possono creare gruppi di inserzioni e ads nella campagna che ho creato in precedenza.

Probabilmente siamo ancora in una fase di roll out!

La rivoluzione degli imprenditori on demand

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È il caso di dirlo, on demand economy non è più solo il nome di una tendenza, di un movimento: oggi è la definizione di una vera e propria rivoluzione. È il cambiamento dello scenario economico come lo conoscevamo, dal rapporto con il cliente, agli strumenti impiegati, alle abitudini dei lavoratori. Così nasce anche l’imprenditore on demand.

Secondo un recente report di Intuit, solo in America circa 7,6 milioni di lavoratori saranno impiegati nel settore dell’economia on demand entro il 2020, con la conseguente nascita di una nuova classe di imprenditori, impiegati a fronteggiare un nuovo mercato, ma avendo a disposizione nuove armi di controllo: piattaforme tecnologiche sempre più innovative e in grado di analizzare un numero crescente di profili di clienti.

On demand economy: cos’è e come sta cambiando (anche) la figura dell’imprenditore

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On demand economy, ossia il nuovo tessuto economico creato da tutte quelle aziende in grado di soddisfare le esigenze del cliente (quasi) in tempo reale.

È da qui che parte la nuova tendenza economica che, secondo gli esperti, sarà il vero motore economico dei prossimi anni, grazie, anche, alla diffusione, sempre più importante, di Internet.

Da una rivoluzione nascono sempre numerosi cambiamenti e in una rivoluzione economica i cambiamenti riguardano il comportamento di clienti sempre più esigenti e alla ricerca di una soddisfazione immediata, nuovi metodi di pagamento, diverse posizioni lavorative, con la diffusione del nuovo modo di fare economia in tutti i settori, anche quelli più tradizionali come ristoranti o trasporti.

Infine,  non meno importante, la nascita di una nuova classe di imprenditori on demand, o forse l’evoluzione di una classe già esistente, che non è più solo “lo scommettitore sulla sua attività economica”. 

Il nuovo imprenditore è un soggetto che ha più strumenti per conoscere meglio il mercato e orientare le sue scelte grazie alle piattaforme tecnologiche, che è in grado di fornire ai suoi dipendenti gli strumenti giusti per gestire il loro lavoro.

Gli strumenti che hanno reso possibile la rivoluzione dell’ on demand economy

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Le piattaforme tecnologiche sono il fondamento sui cui poggia la rivoluzione dell’on demand economy, strumenti intermediari tra il consumatore, che le utilizza per soddisfare le sue richieste e per trovare tutte le risposte in modo rapido e comodo, e l’imprenditore, che attraverso le capacità degli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, è in grado di controllare il mercato e monitorare il comportamento dei clienti, le abitudini, le modalità di pagamento, lo storico delle sue azioni e l’andamento del suo prodotto o servizio, in modo da adattare il suo business alle richieste del mercato e poter attuare strategie di successo.

L’impiego di nuove piattaforme tecnologiche ha permesso la creazione di un modello di business di successo grazie alla possibilità di fornire risposte immediate al consumatore con la conseguente creazione di un modello più efficiente e scalabile e con meno costi di realizzazione.

Il cambiamento nelle figure e nelle abitudini dei lavoratori

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Anche i lavoratori sono travolti da questa rivoluzione, con il conseguente cambio di abitudini e di posizioni occupate: si sta infatti andando verso una classe lavorativa part-time, in grado di gestire il proprio lavoro in modo indipendente grazie alle piattaforme tecnologiche a disposizione, ma con il conseguente peggioramento delle condizioni economiche e dei diritti, in un settore come quello dell’on demand economy dove il numero di addetti è in continua crescita.

Si parla quindi di casual workforce, con un guadagno rapido e orari flessibili.

I cambiamenti ormai sembrano arrivati, non ci resta che la “resilienza” per adattarci alla nuova on demand economy e coglierne i vantaggi, sia che siamo clienti, sia che siamo imprenditori.

Pearltrees: come organizzare i tuoi post di Twitter e di Facebook

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Ti sarà di certo capitato di dovere andare a cercare vecchi post di Facebook e cinguettii di Twitter, scorrendo velocemente verso il basso le vostre timeline.

Operazione lunga e noiosa, che spesso non fornisce alcuna ricompensa (“eppure mi sembrava di averlo scritto prima di ferragosto… com’è che non lo trovo più?”).

Oggi ti viene in soccorso il nuovo aggiornamento di Pearltrees, servizio nato nel 2009 come un raccoglitore di “preferiti” trovati online, con un’interfaccia visuale molto accattivante e unica nel suo genere.

Una settimana fa Pearltrees ha annunciato nuove e migliorate funzionalità grazie al lancio del suo Smartcloud service che darà la possibilità di importare e organizzare post da Facebook e Twitter – oltre che dati da Dropbox e Google Drive – permettendo così di creare un archivio di facile consultazione.

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Avere un backup di tutti i nostri dati social non è, a dire il vero, nulla di nuovo né di così originale.

La particolarità di Pearltrees è l’organizzazione automatica in base ai topic.

Per far ciò, è stato potenziato l’algoritmo che rileva, interpreta e riconosce milioni di segnalibri che sono presenti nelle nostre foto e nelle nostre parole: luoghi, date, parole chiave, nomi di persona etc.

Come si legge su TechCrunch, il team di Pearltrees è molto orgoglioso del lavoro svolto sul proprio algoritmo:

Abbiamo utilizzato algoritmi che imparano e comprendono il modo in cui le persone organizzano i propri contenuti, in questo modo siamo in grado di organizzarli come l’utente vorrebbe. Non si tratta solo di raccogliere e mettere insieme i dati in qualche modo, ma di scegliere un nome preciso per queste collezioni. Ci pare di poter dire che questo sistema sia unico nel suo genere.

E pare proprio funzionare bene!

Pearltrees parte dai link dei tweet realizzati e li ordina con precisione in gruppi collegati ad articoli del medesimo argomento, raccogliendoli così in un diario di facile consultazione.

Questo sistema permette di andare indietro nel tempo con estrema facilità.

Meno valida invece, almeno per il momento, la modalità di inserimento delle fotografie.

Il sistema infatti non le archivia automaticamente, lasciando a noi il compito di farlo manualmente (sempre che ci sia qualcuno che abbia interesse a salvare le foto di terze parti, presenti solo come contorno nei nostri commenti su Facebook e Twitter).

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Il nuovo Smartcloud di Pearltrees è ora disponibile per device fissi (solo in lingua inglese e francese) e a breve dovrebbe esserlo a breve anche per sistemi Android e iOS.

Vuoi provarlo anche tu?

Social network: 3 tool per non perdere il controllo

Social network: 3 tool per non perdere il controllo

21st century is a lousy time for control freaks”, disse Alec Ross, Senior Advisor per l’innovazione di Hillary Clinton quando era segretario di stato americano: ossia il ventunesimo è un secolo disastroso per i maniaci del controllo.

Significa che nessuno ha le chiavi del sistema, nessuno può spegnerlo o davvero eliminarne dei soggetti o dei contenuti. Data questa premessa, l’unico modo di muoversi all’interno di un ecosistema digitale che è vivente e in continua evoluzione è la progettualità. Coloro che riusciranno ad aggregare intelligenze ed energie attorno a progetti in beta perpetua (cioè in costante via di definizione e miglioramento) saranno i nuovi leader digitali. Siano essi politici, imprenditori o comunicatori, le caratteristiche di base sono le stesse: apertura, velocità di decisione ed esecuzione, capacità aggregative e di networking.

Social network: 3 tool per non perdere il controllo

Il professionista di comunicazione, il vero ninja, deve imparare in fretta ad agire all’interno del nuovo ecosistema e riuscire a introdurre il nuovo mantra, le dinamiche che ne scaturiscono, le implicazioni a livello di pratica professionale all’interno delle organizzazioni moderne.

Tenere sotto controllo, misurare, calcolare, raggiungere gli obiettivi: saranno operazioni sempre più difficili, e richiederanno maggior attenzione e professionalità da parte di chi vorrà fare dei social network il proprio lavoro.

LEGGI ANCHE: Social media marketing: le ultime statistiche relative al 2015.

Se siete freelance, la prima cosa che dovreste fare è diventare parte di un team, al cui interno siano presenti diverse figure, tra cui quella fondamentale del project manager. Non è necessario creare una società, basta una semplice associazione di partite IVA, grazie alla quale potrete offrire un servizio puntuale e di alto livello ai clienti. Se volete invece proseguire sulla strada del “chi fa da sé fa per tre”, vi consiglio 3 tool con i quali tenere sotto controllo le dinamiche dei social network.

Buzzsumo

Individua i trending topics del momento, visualizzandone le condivisioni sulle principali piattaforme social, i backlinks, e chi condivide un determinato contenuto, ma soprattutto rende possibile l’individuazione degli influencer.

Agora Pulse Barometer

Uno strumento prezioso per valutare l’andamento delle propria pagina con un focus particolare sulla reach e sulle metriche più performanti.

Zendesk

Tool davvero utile per la brand awereness e la social caring, poiché permette di controllare messaggi e richieste in arrivo sui nostri account social con grande facilità. Ogni richiesta sarà trasformata in un ticket, da gestire quando e come preferiamo.

Ninja Social Oroscopo dall'1 al 7 ottobre

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Cari guerrieri, secondo il social oroscopo di questa settimana credo che vi vedrò abbandonare gli attacchi improvvisi a suon di slogan per una ritirata strategica ed una serie di mosse studiate accuratamente a tavolino.

Marte nel segno della Vergine determinata e controllata e Mercurio nel segno della Bilancia, nota per la sua prudenza calcolata e premeditata, vi renderanno più strateghi che soldati.Il Leone ed il Capricorno si sfideranno a colpi di pazzie d’amore come infervorati dalla febbre del couponign selvaggio che aumenta i battiti cardiaci e genera felicità! Ma se il Leone inaspettatamente raccoglierà i punti per fare un regalo alla persona che ama, il Capricorno sarà allettato dallo sconto e ne accumulerà avidamente nel carrello per premiarsi (non si sa bene di cosa) con un regalo da colpo di testa. In tutto questo il Sagittario, che ama  con tanta dolcezza ma ha messo temporaneamente la passione col bloccaschermo, accumula coupon come una formichina per momenti di maggior euforia ma premia i brand che hanno lanciato l’iniziativa.La Bilancia determinata più che mai a non fallire questa settimana negli obiettivi che si pone, lavora fino a tardissimo tanto da scombinare la classifica delle dieci città più operative del mondo… La compensa il Cancro che invece continua il suo sciopero generale delle attività neuronali e dal quale potrete cavare questa settimana solo ottimi consigli per la paziente arte dell’infusione delle tisane e dello scioglimento dei cavi arrotolati del pc.

I Gemelli innervositi da quel Marte quadrato, decideranno di prendere in mano la situazione e di lasciare il segno… Nel vero semso della parola. Stanchi di spremere la loro creatività per copy stampati su flyer che finiscono per far esplodere i cestini, decidono di tatuare direttamente i loro consumatori, che così avranno le informazioni di brand sempre a portata… Di braccio! Di certo il primo folle a fare da cavia sarà il Toro che con poca attenzione al suo aspetto fisico tenderà il bicipite o la natica sentendosi un impavido precursore dei tempi!

L’Acquario non si farà questa settimana alcun problema di diplomazia nel consigliare ai vicini di autobus di abusare senza timori del sapone… Anzi appoggerà e promuoverà l’idea di Leo Burnett di dare una seconda vita al biglietto dell’autobus come sapone per le mani. Il Pesci, permaloso, potrebbe non prendere bene nè questo nè altri consigli ma per dispetto fare dei biglietti per i mezzi pubblici una vasca piena di bolle di sapone… Nella quale poltrire per qualche ora a cervello rilassato!

A causa di incontrollabili ed illogici attacchi di gelosia, questa settimana l’Ariete sarà preso dall’ansia di tutelare il suo patrimonio e sarà facile vederlo in coda all’ufficio deposito marchi e brevetti per chieder che la sua sagoma sia protetta da copyright (come quella del Kit Kat!)… La Vergine in compenso potrebbe lasciare addirittura al bar gli appunti per la nuova strategia di comunicazione che ha studiato… Sicura che comunque nessuno potrebbe realizzarla a parte lei!

Facebook introduce i video profilo [BREAKING NEWS]

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Facebook ha annunciato che presto saranno introdotti i profile video: come si può intuire, delle vere e proprie clip da sette secondi, in grado di animare l’immagine profilo degli utenti del social network più importante del mondo.
Il risultato atteso lo mostra in una GIF animata GIPHY:

via GIPHY

A riportare la notizia, Mashable in un post uscito qualche ora fa.
Le clip saranno visibili solo dal profilo personale, mentre sul newsfeed generale verrà proposto come pic un frame del video.

Una notizia che si affianca alla sperimentazione della foto profilo a tempo, di cui Facebook aveva parlato qualche giorno fa.
Un modo per personalizzare ancora di più l’esperienza su Facebook, andando a caratterizzare uno dei primi tratti distintivi della presenza digitale di ognuno: la pic profilo, appunto.

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Cambiare immagine profilo a seconda dell’umore, del momento che si sta vivendo, delle attività svolte, diventerà un gesto organico al modo di porsi nei confronti della propria rete sociale.

Cosa ne pensate, amici lettori? Vi piacciono le ultime novità di Facebook?

Svolta Android per BlackBerry: ecco il nuovo smartphone Priv

 

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La rinascita di BlackBerry potrebbe passare dall’epocale apertura del proprio ecosistema al robottino verde di Google. Sì, perché la compagnia canadese ha ufficializzato, con un post sul proprio sito ufficiale, la prossima uscita di BlackBerry Priv, il primo smartphone BB basato su Android.

Da Golia a Davide

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È risaputo che BlackBerry non sia ormai il colosso di un tempo. Da quando Apple e i marchi adottanti Android hanno monopolizzato il mercato mondiale degli smartphone, l’azienda di Waterloo ha via via perso spessore, con un forte calo dei profitti.

LEGGI ANCHE: Il nuovo ecosistema Google: Chromecast, Nexus 5X e 6P, Pixel C 

La scelta di BlackBerry di adottare un sistema operativo proprietario non ha portato i frutti sperati, riducendo sempre più la sua ramificazione nel mercato dell’elettronica di largo consumo.

I motivi della scelta

Il passaggio, o meglio l’affiancamento di Android al proprio sistema operativo, viene chiarito da un post del CEO John Chen sul sito web ufficiale di BlackBerry:

«Perché è importante la nostra apertura ad Android? Il lancio di un dispositivo Android è una straordinaria nuova opportunità di mercato, mentre continuiamo a focalizzarci sulla costruzione di una strategia cross-platform. Si tratta di una proposta formidabile per gli utenti affezionati ad Android che cercano maggiore produttività e potenti funzionalità a livello di privacy. Facciamo progredire la nostra piattaforma, ridefinendo le aspettative di mobilità nell’epoca del rischio e della criminalità informatica, in modo da poter servire i clienti in maniera ancora migliore.»

Ecco quindi il motivo del nome del nuovo dispositivo: Priv, da privacy, considerato da Chen un priv-ilegio, un diritto dell’utenza.

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Un’immagine del BlackBerry Priv in anteprima al MWC 2015 (fonte: Twitter @BlackBerry).

Come sarà BlackBerry Priv?

Le prime indiscrezioni sulle caratteristiche tecniche del nuovo device made in Canada parlano di un dispositivo con un ampio display dual-edge AMOLED da 5,5 pollici con risoluzione QHD 2560×1440, per una densità di 538 ppi, che “nasconde”, nel vero senso della parola, il marchio di fabbrica di BlackBerry: la tastiera fisica QWERTY, utilizzabile in maniera touch o classica. La scelta di una tastiera a scomparsa è frutto del compromesso tra la soddisfazione degli aficionados del brand e la volontà di produrre un device compatto e dalle linee pulite.

Look minimale ed elegante, con uno speaker audio nella parte frontale, connettore USB e ingresso cuffie da 3,5 mm nella parte inferiore, BlackBerry Priv si doterà sicuramente di un core Qualcomm, molto probabilmente dello Snapdragon 808, al quale saranno affiancati 3 GB di RAM; per quanto riguarda il comparto fotografico, la fotocamera principale, corredata di tecnologia OIS per la stabilizzazione ottica dell’immagine, avrà una risoluzione di 18 MPx, mentre quella frontale si limiterà a soli 5 MPx.

Sotto la scocca… Android!

Come già detto, la vera innovazione per il brand dell’Ontario sarà il sistema operativo: su BlackBerry Priv girerà una versione di Android L personalizzata da BlackBerry, che non intende abbandonare il principio di customizzazione che la contraddistingue. Benché sarà possibile usufruire del Play Store ufficiale per scaricare qualsivoglia app per Android, non mancheranno i tipici applicativi preinstallati da BlackBerry: dal launcher al gestore delle note, fino al notissimo BB Messenger, in passato in odore di acquisizione da parte di Samsung.

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Addio al sistema operativo proprietario? Forse no.

Ma attenzione a non pensare che, con l’apertura al sistema operativo di Google, BlackBerry sia ormai destinata a diventare semplicemente una casa produttrice di smartphone tra le tante, abbandonando lo sviluppo di sofware. In tal senso, i dati finanziari relativi al primo trimestre che inizia l’anno fiscale 2016 indicano come la società di Chen, benché in calo in quanto a vendita di dispositivi, mostri una netta crescita (e la maggior parte dei profitti) proprio nel comparto dello sviluppo software.
BlackBerry non ha intenzione di lasciare da parte il proprio sistema operativo, ma semplicemente di rilanciarsi nel mercato degli smartphone «sfruttando» Android mentre, nel contempo, lavora allo sviluppo di nuove funzionalità software.

Visual storytelling: come le immagini raccontano i brand? [INTERVISTA]

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Che un’immagine vale più di mille parole è un detto sentito e risentito, in molti potranno confermarlo e altri potrebbero smentirlo, ma quello che più interessa è capire quale ruolo, quale spazio e quale incombenza ha un’immagine, o più di una, in una strategia di corporate storytelling.

Per chiarirsi le idee sull’aspetto visual della narrazione d’impresa abbiamo rivolto qualche domanda a Daniele Orzati, storytelling designer e docente Ninja Academy del Corso Online in Corporate Storytelling + Storytelling LAB.

Uno storytelling che funziona dovrebbe conquistare testa e cuore della sua audience. Su quali leve bisogna puntare per stimolare due aree così distanti?

Partiamo dal cuore. Per farlo battere, il racconto deve assecondarne le fasi: fase di sistole, contrazione, e fase di diastole, rilassamento. Che in termini narrativi vuol dire questo: ad ogni protagonista servono avversità (contrazioni) per superarsi e conquistare tesori (rilassamenti). Saliscendi indispensabili per tenerci legati al racconto. “A wonderful summer on a solitary beach” (cit. Battiato): benissimo dopo un anno di sfide, ma poi, se il ciclo non ricomincia, si finisce morti annoiati.

Passiamo alla testa. Il sangue lo prende dal cuore, come tutti sappiamo. Se ne prende la giusta dose funziona meglio, altrimenti sono guai. La narrazione, nella giusta dose, può essere un ottimo cardioregolatore, ed è infatti un noto viatico per l’apprendimento e la memorizzazione. Ma la narrazione ha anche il potere di lasciarci inermi, così come di farci scoppiare la testa. In questi casi, tra gli effetti, può esserci il consumo, che a dire il vero è uno degli effetti più innocui. Sugli effetti tragici… be’, lascio a voi ogni riflessione.

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Fuor da metafora, e andando dritti al dunque, la grandi leve su cui molti puntano sono le paure universali, e nello specifico: abbandono e morte. Non sono io a dirlo, sono i grandi casi della narrazione di brand, se analizzati a fondo, a insegnarcelo. L’etica non c’entra e non c’entra il politicamente corretto. C’entra invece l’uomo. Chi condanna la narrazione condanna l’uomo: non possiamo fare a meno di storie, perché esse sono lo specchio strutturale del nostro pensiero cosciente. Non proseguo perché non vorrei, appunto, spaventare.

Una buona narrazione d’impresa che effetti ha sul consumatore e sulle sue pratiche di consumo?

La narrazione ha effetti sull’individuo in sé, sulla costruzione della propria identità; e siccome oggi una delle modalità di espressione della propria identità passa attraverso il consumo, possiamo dire che sì, la narrazione ha effetti sulle pratiche di consumo, soprattutto di tipo identitario. Di solito sintetizziamo così: la narrazione efficace ci rimane addosso, ci trasforma e ci spinge ad agire.

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Come scegliere le immagini perfette per raccontare un brand?

Partendo dall’immaginario. E l’immaginario perfetto nasce col design stesso della narrazione. Come ho detto altrove, quello del visual storytelling è un problema innanzitutto di storytelling: prima dell’applicazione bisogna pensare alla sistematizzazione della narrazione. Dall’immaginario alle immagini è (quasi) solo questione di mettere nero su bianco delle linee guida per orientare chi le immagini le produrrà o le selezionerà per i diversi media.

Questo per ciò che concerne la grammatica. Poi c’è la sintassi, cioè l’ordine, la disposizione, il nesso causale tra un’immagine e l’altra. E anche in questo caso il problema è innanzitutto narrativo, e cioè: si risolve prima in termini di progettazione testuale, poi visual. Riassumendo: prima pensiamo alla progettazione, poi all’esecuzione.

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Un’azienda decide di sperimentare il visual storytelling. Quali sono i primi passi da compiere?

Andiamo un po’ più nello specifico. Proporrei innanzitutto una fase di analisi: da un lato, delle forme di narrazione visual già attivate (più o meno consapevolmente) dal brand, dall’altro di quelle dei competitori. Questo per capire cosa c’è nell’immaginario dei nostri pubblici, ma anche per capire se esiste già un’iconologia di marca e di contesto riconosciute. Poi passerei alla definizione di un immaginario, sia in termini strutturali che stilistici, e di un set di immagini di base. Infine, passerei alle declinazioni sui diversi ambienti dell’ecosistema media.

Concludo con una precisazione necessaria: un’azienda non può permettersi di omettere il visual, se non governa l’immaginario qualcun altro lo farà al posto suo. Se è vero che l’apparenza non è tutto, è altrettanto vero che non si può non apparire, quindi è fondamentale riconciliare l’apparenza con l’essenza.

Qual è il tuo progetto di visual storytelling preferito?

Devo ammettere di non avere una specifica preferenza. Uno dei casi più semplici, efficaci e fortunati rimane Humans of New York: il mosaico narrativo è composto da tessere che rispecchiano i lettori stessi. Risultato: grande riconoscimento, riusabilità e versatilità.

Altro progetto divertente e foriero di spunti è The Burning House, che con una semplice domanda, If your house were on fire, what would you take?, ha collezionato risposte fotografiche davvero interessanti in termini narrativi (ogni lista ricompone il senso di una vita).

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Mi piace poi molto la scelta visual, in termini di worldbuilding, della campagna Dumb ways to die — scelta efficace e tutt’altro che scontata. Citerei anche l’utilizzo del tool Exposure, che trovo semplicemente perfetto, da parte di charity: water. Potrei fare molti altri esempi, ma rischierei di confondere. Citerei ancora un caso interessante e “di genere” nel quale mi sono imbattuto in questi giorni: il progetto grafico Uncover the Truth del designer nicaraguense Fabio Pantoja, contronarrazione in piena regola della Coca Cola.

Infine, per chi come me è sensibile al mito delle origini, e alla fase cardiaca di contrazione, mi arrischio a suggerire un salto nel passato di 500 anni, dove si trovano i nobili progenitori del connubio tra immagini e parole: l’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna e l’Emblematur liber di Andrea Alciato. Buona visione!