JetBlue lancia una nuova campagna pubblicitaria e tra le strade di New York si respira incredulità e divertimento allo stesso tempo.
La compagnia aerea invita a “rubare l’annuncio” per ricevere offerte, buoni, biglietti ecc. Più di 100 newyorkesi non si sono lasciati scappare questa occasione. Infatti, sono stati strappati ben 181 annunci presenti sulle pensiline di cinque quartieri.
Di certo, i “ladri” non sono passati inosservati, con un annuncio gigante sotto il braccio, ma la loro audacia è stata premiata.
Dato il grande successo, il brand ha intenzione di ripetere l’iniziativa anche in questi giorni e siamo sicuri che, questa volta, in pochi si lasceranno sopraffare dalla timidezza; del resto nessuno griderà: “Fermate il ladro!”
L’iniziativa #NYCTakeoff della compagnia JetBlue Airways è stata realizzata e sviluppata dall’agenzia Mullen Lowe, che si ritiene assolutamente soddisfatta dei risultati raggiunti.
Ma lasciamo spazio alle immagini, per capire davvero quello che è successo:
CREDITS: Creative
Chief Creative Officer: Mark Wenneker
Executive Creative Director: Tim Vaccarino
Executive Creative Director: Dave Weist
VP, Creative Director: Enrique Camacho
VP, Associate Creative Director: Pete Shamon
Associate Creative Director/Technologist: Joe Palasek
Senior Art Director: Pier Madonia
Art Director: Lisa Della Piana
Sarah Schmid: Copywriter
Designer: Han Na Jung
Designer: Alyssa Cavanaugh
Designer: Tony Frusciante Production
Production Supervisor: Kristine Ring-Janicki
Content Producer: Eric Skvirsky
Editor and Videographer: Nick Brecken
Assistant Editor and Videographer: Jake Stafford
Project Manager: Molly McKeown Account Management
SVP, Group Account Director: Drayton Martin
VP, Account Director: Meredith Frisco
Senior Account Executive: Vishal Chandawarkar Copy Editing
Copy Editing Manager: Ashley Rumery Strategy
Strategic Planning Director: Ellie Gogan-Tilstone
Senior Brand Strategist: Sloane Beaver Media
SVP, Group Digital Director: Jade Watts
Media Supervisor: Kelly McGowan
Media Planner: Lauren Meyers PR/Social
SVP, Account Director PR: Jaclyn Ruelle
Account Director PR: Megan Oxland
Assistant Account Executive PR: Kelsey Labrot
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Umekahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngUmeka2015-10-07 13:32:382015-10-07 13:32:38Ruba l'annuncio e vola con JetBlue
Non importa che lavori in una startup o in una grande azienda, una volta messo piede nel mondo del lavoro mantenere l’equilibrio tra vita privata e lavorativa sarà veramente un’ardua impresa.
Non temere però, in soccorso della tua salute mentale e fisica abbiamo alcuni consigli per bilanciare business e vita privata.
Impara a gestire la tua casella email personale
Se un tempo uscire dall’ufficio equivaleva a staccare la spina dal proprio lavoro, adesso le cose non stanno più in questa maniera.
Con gli smartphone il rischio che corri è quello di ritrovarti inondato di email lavorative anche nel tempo libero. Non disperare però, in questo caso ciò che la tecnologia toglie, allo stesso tempo restituisce.
Una soluzione da sfruttare è quella di chiedere al tuo team informatico di aiutarti a gestire le tue mail in arrivo, ad esempio facendo una cernita tra le mail che sono veramente urgenti e le missive che in realtà non lo sono per niente. Questo piccolo sistema, ti aiuterà a rimandare al giorno dopo impegni di poco conto che rischiano di rovinarti la serata.
Un’altra soluzione è quella di realizzare un sistema che possa salvare i tuoi messaggi urgenti per il giorno seguente, in maniera che il mattino dopo avrai la possibilità di controllare immediatamente le mail più importanti.
Lavoro e vita privata: è giunta l’ora di indossare un wearable
Indossa una wearable. Molte di queste meraviglie elettroniche sono essenziali per il tuo benessere psicofisico.
Possono ad esempio avvisarti quando stai lavorando da troppe ore, suggerendoti attraverso piccoli alert di fare una passeggiata: un toccasana per la tua salute e per il tuo lavoro, che vedrà grossi miglioramenti nel lungo periodo.
Non solo, questi dispositivi hanno la possibilità di monitorare la qualità del tuo sonno, suggerendoti quali sono le ore in cui riposi meglio, e quali danneggiano il tuo recupero. Saranno loro ad aiutarti a scegliere il modo più efficace per riposare.
Meeting aziendali? No grazie
Che sia una startup o una impresa già affermata, il tuo business non deve essere fatto di sole riunioni. Spesso i lavoratori passano molte ore in meeting poco produttivi e che tolgono preziose possibilità alla mission aziendale.
Un consiglio per organizzare la tua vita sociale e lavorativa può essere quello di allentare la presa e di fare meno riunioni e più lavoro effettivo, in maniera da avere più tempo libero per te stesso e per i tuoi obiettivi futuri.
Il lavoro da casa può essere redditizio?
Forse è giunta l’ora di uscire dagli schemi tradizionali. Lavorare da casa non deve essere per forza sinonimo di perdita di tempo, anzi diverse esperienze hanno dimostrato il contrario: secondo Atlassian, azienda australiana che ha fatto della motivazione del personale il suo fiore all’occhiello, i lavoratori da remoto hanno garantito una migliore produttività, una minore stanchezza e una maggiore soddisfazione rispetto ai lavoratori di ufficio.
Perciò un’altra soluzione può essere quella di lavorare da casa, per lo meno in quei mestieri in cui la presenza fisica e lo scambio con gli altri utenti non sono necessari.
Be social, ma non troppo!
Se stai pensando che i social media ti permettono di avere una finestra sempre aperta sulla tua vita privata senza intaccare il tuo business, fai un passo indietro. Il binomio social media e lavoro sa anche essere pericoloso: utilizzando queste piattaforme, il rischio è di perdere preziose ore di lavoro che influenzeranno negativamente proprio quella vita familiare che tanto insegui sui social.
Tenere l’equilibrio tra vita privata e lavoro è veramente difficile, ma qualche accortezza potrà aiutarti in quest’impresa. L’importante sarà lasciare questi due aspetti separati il più possibile, in maniera da poter vivere nel migliore dei modi ognuno di essi.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hoyokuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHoyoku2015-10-07 10:44:042015-10-07 10:44:04SOS vita privata: come sopravvivere allo stress del lavoro 2.0
Realizzare un video virale su Facebook o Youtube è il sogno di ogni azienda che cerca di farsi notare sul web.
Ma non sempre ci si riesce e spesso i nostri video finiscono per avere poche visualizzazioni e ancora meno condivisioni.
Come fare per realizzare contenuti predisposti alla viralità?
Uno studio realizzato da Unruly ed apparso su Harvard Business Review offre delle risposte molto utili.
Lo studio dell’azienda americana di marketing, basato sull’analisi di 430 miliardi di visualizzazioni video e del comportamento online di oltre 100000 consumatori ha evidenziato i due fattori principali che contribuiscono alla viralità dei contenuti:
1) La risposta psicologica (come ci sentiamo emotivamente dopo aver guardato il video)
2) La motivazione sociale (ciò che ci spinge a condividere il video)
Maggiore sarà l’intensità dei sentimenti provocati dalla visualizzazione, più alte saranno le probabilità di aumentare le condivisioni ed il passaparola.
Unruly ha analizzato i risultati del video Puppyhood, storia dell’amicizia tra un adorabile cagnolino e il suo padrone…quale occasione migliore per realizzare uno spot da oltre 6 milioni di visualizzazioni.
Perché le persone condividono i video?
Motivazione sociale
Unruly ha identificato 10 motivazioni sociali che possono spingere alla condivisione di un contenuto. I video migliori sono quelli che riescono ad abbracciare diverse categorie di motivazioni sociali.
Nel caso di Puppyhood gran parte delle persone ha condiviso il video per sentire cosa ne pensavano gli amici o come pretesto per iniziare una conversazione sull’argomento.
Risposta psicologica
Un video come Puppyhood provoca un immediato calore, un sentimento empatico di tenerezza a cui è difficile resistere. Ci sono diversi sentimenti che un video può sollecitare, come l’ironia, la felicità o la sorpresa. L’importante è stare lontani dalle emozioni negative come la confusione o il disgusto.
Un consiglio? Realizzare contenuti multimediali capaci di coprire più sfumature della sfera emozionale aumenta sensibilmente le probabilità che un video diventi virale.
I Super Sharers spostano l’ago della bilancia.
C’è un 18% di utenti internet che sposta realmente l’ago della bilancia in termini di visualizzazioni video: sono i cosiddetti Super Sharers, utenti che condividono video in mediauna volta a settimana. Un ulteriore 9% condivide video addirittura ogni giorno.
Riuscire a raggiungere questi utenti può essere una delle chiavi di volta per aumentare le views del tuo video.
Il timing è fondamentale.
Maggiori saranno le condivisioni realizzate durante i primi due giorni di lancio del video, maggiore sarà la sua viralità nel corso del tempo.
La differenza in questo caso la può fare il giorno di lancio del video: il giorno migliore è il Mercoledì, seguito a ruota dal Giovedì e dal Venerdì.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kintarohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKintaro2015-10-07 10:20:352015-10-07 10:20:35Come creare un video virale [HOW TO]
Una citazione di Isaac Newton recita così “Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti”. È un prezioso consiglio da tener presente nelle più svariate circostanze: studiando le strategie di chi ha successo in una determinata area e facendole nostre, è più facile ottenere risultati migliori rispetto a quelli che magari otterremmo da soli improvvisando.
La curiosità e la creatività sono componenti che non dovrebbero mancare in nessun settore.
Nel mondo degli hair stylist, ad esempio, già di per sé creativo e innovativo, dove immagine e tendenze contano in maniera preponderante, l’utilizzo di canali comunicativi differenti rispetto a cataloghi e riviste o volantini cartacei, può rivelarsi un valido mezzo alternativo per ottimizzare la brand image e abbattere i confini fisici di un salone di bellezza, facilitando il successo in termini di business. Ma gli strumenti digital vanno testati seguendo linee guida ben precise.
Per trasmettere l’importanza della realtà digitale, i “giganti” di Ninja Academy Luca La Mesa, Rosaria Toriello e Diego Orzalesi, hanno partecipato al Wella Franchise Congress organizzato da Wella Professionals, con speech in marketing digitale, realizzati grazie al supporto della divisione Corsi In House, guidata da Federica Bulega.
Abbiamo chiesto loro di spiegarci come sia possibile per gli hair stylist, aumentare il fatturato e acquisire nuovi clienti con gli strumenti digital. Scopriamo cosa consigliano e quanto lontano ci fanno vedere!
“Al Wella Franchise Congress avete parlato di Digital, Social media e Visual Storytelling. Come può un negoziante, come un hair stylist che gestisce un salone di bellezza, utilizzare questi strumenti per aumentare il fatturato e acquisire nuovi clienti?”
Diego Orzalesi, Web marketing strategist e social media manager.
“A mio modo di vedere adottando un mix di branding, induzione alla comunicazione e advertising su Facebook.
Il punto di partenza, per molti non scontato, è la cura dei canali sui quali si è deciso di essere presenti (i principali saranno Facebook, Instagram e Pinterest, maggiormente adatti a una comunicazione visiva), ai quali si deve dedicare la stessa attenzione riservata al salone. Il passo immediatamente successivo è la creazione di contenuti di valore per il cliente (collezioni, consigli, guide, novità, momenti in salone, prodotti…), informando, incuriosendo, ispirando, esaltando l’esperienza di prodotto, fornendo servizi post vendita, il tutto ricercando sempre un approccio conversazionale.
Fondamentale quindi “collegarsi” sui social con la propria clientela sfruttando tutti i touch point a disposizione in salone, con una comunicazione visiva che inviti, in maniera più o meno esplicita, a divenire fan/follower, a geolocalizzarsi in negozio, a lasciare una recensione sul servizio, a creare contenuto durante l’esperienza da condividere con le loro cerchie sociali (ad esempio una selfie durante il taglio), magari indicando l’hashtag di brand #NomeSalone.
Un supporto notevole a queste attività può essere dato dall’utilizzo dell’advertising su Facebook, per raggiungere utenza in target sia dal punto di vista geografico che anagrafico e di interessi. L’adv potrà essere utilizzato sia per fare fidelizzazione sui clienti acquisiti (aumentando quindi il valore dello scontrino medio e la frequenza di visita), sia per acquisirne di nuovi lavorando sugli amici dei fan con contenuti di valore oppure con offerte dedicate.
In sintesi l’hair stylist non dovrebbe far altro che portare online l’approccio relazionale e creativo che ha con i propri clienti, per molti dei quali è spesso amico, consigliere, confidente, utilizzando le metodologie oggi a disposizione, non dimenticando mai un pizzico di ironia”.
Rosaria Toriello, Content Strategist.
“Il segreto sta nel saper usare le immagini: come contenuto, mezzo per coinvolgere le persone e come canale di espressione della propria identità. Il grande successo dei Visual Social Network, come Instagram e Pinterest, conferma quanto i contenuti visivi affascinino gli utenti.
Il settore hair & beauty si alimenta di immagini: i social media rappresentano, quindi, i canali più adatti per mostrare le proprie abilità professionali e farsi conoscere ad un pubblico (fatto di potenziali clienti) più vasto (sia geolocalizzato che global), inoltre permettono un’alta profilazione del target.
La comunicazione digital deve basarsi però su 3 regole d’oro: essere coerenti, adottare un tono professionale avendo cura del proprio personal branding e pubblicare solo contenuti di qualità.
Se ben usati i social media possono generare un passaparola estremamente positivo che può tradursi in nuovi appuntamenti in salone. La stessa dinamica che avviene offline può svilupparsi online, ma in modo amplificato”.
“Ottima domanda. I Social Media possono aiutare il salone a rendere visibili i propri servizi ben oltre la classica clientela o possono allo stesso tempo essere usati per rimanere in contatto con i propri utenti aumentando il numero di volte che essi andranno in negozio o vendendogli a distanza ulteriori prodotti.
Facebook sta diventando sempre più evoluto come canale di promozione. Si possono ideare inserzioni e renderle visibili un certo numero di km di raggio intorno al Salone e a specifici target. Ad esempio si può pensare ad un promozione ad hoc per ragazze 25-35 anni che stanno per compiere gli anni nei prossimi giorni o che abbiano un importante anniversario in vista e con l’ulteriore condizione che abbiano almeno un’amica che è già fan del salone.
Le possibilità sono molte e il consiglio che mi sento di dare è quello di iniziare a sperimentare e prendere spunto dai colleghi dei Saloni che già hanno avuto i primi ritorni. Ad esempio intervistando GP Parrucchieri è emerso che circa il 70% dei nuovi clienti li acquisiscono tramite i social network (acquisizione diretta), e buona parte del restante 30% (acquisizione offline) entra in salone già consapevole dei loro lavori poiché ha visitato uno dei loro canali social. Bisogna cercare di instaurare un rapporto autenticoe a due vie, grazie al quale lo stesso salone ha dichiarato che ad oggi circa l’80% dei clienti li contatta tramite i social network, non solo per prendere appuntamento ma anche per chiedere consigli. Ciò non sarebbe possibile se non si fossero impegnati nel tempo a rispondere a tutti i consigli chiesti online.
E’ altrettanto importante spiegare bene che i social media non sono un gioco ed è molto facile gestirli male.
In questo scenario non solo non ci saranno reali benefici ma si potranno creare anche piccoli o grandi danni di immagine.
Durante il congresso Wella Franchise abbiamo cercato di condividere delle semplici linee guida anche operative per accompagnare tutti i saloni in questo percorso che può rivelarsi per loro e per Wella una grande opportunità. In bocca al lupo a tutti e un grazie a Ninja!”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Eufemia Scannapiecohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEufemia Scannapieco2015-10-07 10:00:162015-10-07 10:00:16Cosa c'entra il digital marketing con gli hair stylist? [INTERVISTA]
Oggi ti racconto una storia che parla di storie e in gergo questo giochino si chiama: meta-narrazione. Una voragine di sentimenti e intrecci emotivi che generano la definizione di storytelling. Una strategia o uno strumento di comunicazione?
Una strategia innanzitutto, che se correttamente interpretato si trasforma in strumento per comunicare, per dialogare cuore a cuore, senza perdere di intenti. Perché?
Perché sempre, laddove ci sono analisi, approfondimento e studio, c’è strategia.
Ma meta-narrare è roba da poeti, a noi servono atti pratici per intuire e descrivere il fenomeno; passiamo quindi alla pratica e guardiamo insieme 4 esempi di storytelling perfettamente strutturati.
Out of the Dark
Prevenzione fa rima con emozione. Due parole che non hanno nulla in comune con un marchio di moda, e la svolta risiede proprio in questo; capovolgere e stravolgere le dinamiche del raccontarsi al pubblico per compenetrare il tessutoesperienziale e noncommerciale del comunicare con le persone.
L’eccellente lavoro di Caviar Digitale che quest’anno con “Out of the Dark” ha raccontato il marchio di abbigliamento ProViz; un mix di live action e di interazione. Il corto ha per protagonista un ciclista sulla sua strada di casa dal lavoro, per le strade buie di Londra, facendo clic su un tasto lo spettatore può cambiare lo scenario del protagonista, proponendo alternative più sicure. Il viaggio è lo stesso, ma lo spettatore guida il protagonista verso un destino più o meno sicuro.
Quelli di “Happy”
Annoverano nei loro curricula la vittoria ai Grammy2015, what else?
Gli Iconoclast hanno realizzato uno spot per Nike m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-o un po’ sulla scia della campagna Dove rappresentata da donne curvy, solo che qui non ti si dice “Sono bella perché mi piaccio” bensì “Ce la posso fare- Non ce la farò mai- Ce la faccio- Ce l’ho fatta”
Uno spot divertente che racconta i pensieri delle donne durante le performance sportive e basta un attimo che è subito empatia.
Toh! quando guardi il video e pensi “Questa la dico anche io” lo storytelling ha fatto goal.
GEAR VR
Come raccontare un prodotto che basa la sua proposta innovativa sull’esperienzasensoriale e principalmente individuale?
Si è dedicata alla scommessa l’agenzia Unit9 con attività immersive che hanno fatto il gioco per brand come Nissan, Green Peace, Lego, Save the Children.
Utilizzare i GEAR VR per guidare l’utente in un mondo surreale, distopico, esperienziale e per questo emozionale.
Una strategia perfetta per evidenziare il bisogno dei consumatori di provare oltre la realtà, vivere oltre il limite dello sguardo percettibile e stare nell’impossibile, seppur realizzabile.
Per raccontarti questa storia non è necessario mostrarvi cosa simulano i VR ma cosa si prova ad indossarli. Spingere all’azione mostrando il risultato (prendi nota).
Personal branding e storytelling
La tua impresa sei tu. Si ok ma anche in questo mercato c’è crisi.
È cosi labile il confine tra rappresentazione e personalità. L’insuccesso di molti progetti di personal branding è legato proprio alla noia ed alla perdita di “smalto” rispetto alle aspettative iniziali sullo storytelling personale.
Che ho detto?
Dico che all’inizio può sembrare veramente interessante seguire vicende, quotidianità e successi personali e professionali di alcune personalità carismatiche, accade però che dopo un po’ si rischia la ripetitività, le battute cadenzate sempre allo stesso ritmo (tipo gli hashtag #sapevatelo la puoi smettere non fanno ridere più) e la comunicazione unidirezionale.
Fare storytelling è raccontarsi e se la tua azienda sei tu in carne ed ossa, è necessario distinguersi, a volte escludersi, per emergere e lasciare veramente il segno rispetto al contesto di riferimento.
La lotta all’unicità pretende originalità.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kiyoshihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKiyoshi2015-10-07 09:30:582015-10-07 09:30:58Lo storytelling è per i romantici, 4 case history da cui imparerai molto
Che direzione sta prendendo il Social Media Marketing in base alle tendenze del 2015? Quali le metriche più considerate e perché? Come individuare le priorità? Sono circa seicento i professionisti che hanno provato a rispondere a queste domande nel report Social Media Marketing Trends 2015 stilato da Trust Radius per Simply Measured. Il risultato è un’interessante panoramica sul lavoro dei marketer di oggi e noi Ninja abbiamo pensato di riassumere per te gli aspetti più importanti.
Il valore del Social Media Marketing è tutto da dimostrare
Può sembrare strano, ma convincere il proprio capo o il proprio cliente sull’utilità del Social Media Marketing resta ancora l’ostacolo più arduo da superare. La soluzione più logica e diffusa fra i professionisti è quella di collegare le attività social a risultati di business utilizzando una metrica universalmente comprensibile come il ROI, la cui misurazione è in assoluto il traguardo più difficile secondo gli intervistati. Non c’è da stupirsi: quanti di noi vanno sui social con l’intenzione di comprare? L’uso reale della piattaforma, il sovraffollamento nelle news feed, e la politica di protezione degli utenti da messaggi commerciali troppo aggressivi non fanno dei social media l’ambiente ideale per la vendita. Non resta dunque che ripensare la corrispondenza fra ritorno economico e Social Media Marketing in base all’insieme delle attività digitali, nelle quali i social media rappresentano punti di contatto, di dialogo e assistenza con il cliente.
La sfida del Social Media Marketing per il futuro
Un punto di vista alternativo mette l’azienda in condizioni di chiedersi quale valore dare al Social Media Marketing nei propri obiettivi e non viceversa: il 50% degli intervistati afferma che i dati raccolti vengono sfruttati nel loro piano social ma solo il 10% indica che lo stesso viene fatto nella strategia di business generale, come invece fanno le compagnie che hanno maturato un’attività social molto importante. Lo scarto sembra essere determinato in parte dagli strumenti di analisi utilizzati e quindi dalla capacità del professionista di saper approfondire i report alla luce di livelli macroscopici. LEGGI ANCHE Social network: 3 tool per non perdere il controllo
Come valutare una strategia di Social Media Marketing di successo
Al primo posto tra gli obiettivi delle attività di Social Media Marketing c’è la visibilità del brand, specialmente in senso organico se le metriche più importanti per valutare l’efficacia sono quelle legate all’engagement. Una scelta comprensibile in una panorama dove lo spazio per la comunicazione aziendale è sempre più ridotto a meno di importanti investimenti pubblicitari. I dati si fanno più interessanti se guardiamo alle priorità indicate in base alla dimensione dell’impresa: se per le PMI portare traffico al sito e lead generation sono rispettivamente al secondo e terzo posto, per le grandi aziende è importante innanzitutto raggiungere il proprio pubblico e poi offrire un efficace servizio clienti. La ricchezza del Social Media Marketing emerge qui con tutta la sua chiarezza: non “stare” sui social è considerato uno svantaggio rispetto agli altri, ma siamo sicuri di avere ben chiaro il motivo della nostra presenza?
Scarica il Social Media Marketing Trends 2015 e dicci la tua!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kinddarahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKinddara2015-10-07 09:20:582015-10-07 09:20:58Il Social Media Marketing del 2015 tra sfide e priorità
Usiamo Facebook ogni giorno e lo usiamo spesso da mobile. Se hai in mano un iPhone: quante delle app che usi sono di Facebook? Probabilmente avrai installato: Facebook, WhatsApp (a proposito hai già provato la versione di WhatsApp per Computer?) e Instagram (con le sue derivazioni Hyperlapse, Layouts e ancora solo per i neozelandesi: Bolt).
Se poi ti occupi come me di Social Media Marketing avrai anche delle app specifiche che ti permettono di gestire il tuo lavoro su Facebook. Ma sai quante app di Facebook esistono per iPhone o iPad? OK, pensa alla tua risposta.
E adesso: verifica quante ne hai individuate!
1. Facebook App
Questa è la mobile app di Facebook ufficiale per iOS (iPhone e iPad). La conosciamo tutti. Ci permette di utilizzare Facebook da cellulare (ops: smartphone) con un’esperienza utente molto migliorata negli anni (vi ricordate con la prima Facebook App per iPhone quanti problemi?). Non occorre che ci dilunghiamo: sono sicuro che questa la conosci bene (a proposito: hai visto che da pochi giorni è possibile inserire una breve bio e soprattutto un breve video profilo Facebook al posto della foto profilo Facebook?)
Questa mobile app permette di accedere alla sezione Gruppi di Facebook. Grazie a questa app è possibile gestire i propri gruppi di Facebook, postare, commentare, ecc. ecc. con un’ottima esperienza utente. Spesso per motivi professionali si fa ricorso ai gruppi Facebook. Questa App Gruppi Facebook permette di gestire tutto con grande facilità.
Iniziamo a vedere qualche mobile app particolare. Come ho detto sopra, Facebook punta molto su Messenger. E per svilupparlo ha creato delle vere e proprie app a supporto delle operazioni più compiute dagli utenti quando utilizzano l’Instant Messaging.
La prima che vediamo si chiama Strobe. Con questa app possiamo scattare delle foto (con la camera del telefono, fronte o retro), metterle in sequenza e costruire una GIF animata grazie agli effetti già previsti dalla app. In pochi passaggi ecco una GIF animata da condividere su Facebook Messenger!
Poteva mancare una mobile app dedicata ai Selfie? Ovviamente no! Con Selfied Facebook ci permette di creare un Selfie per ogni stato d’animo o emozione. Creando quindi una galleria di Selfie da riutilizzare con condivisione immediata su Messenger ogni volta che vogliamo esprimere quello stato d’animo. Semplice. E geniale.
Questa App è tra le mie preferite. Un vero colpo di genio. Si tratta di una libreria di suoni che possiamo utilizzare nelle chat con i nostri amici su Facebook. Risate, Temporali, Stacchetti musicali o maiali che grugniscono: c’è davvero di tutto per scatenare la fantasia!
Questa app è molto semplice: permette di scattare una foto (anche un selfie) e di aggiungere alla foto gli sticker di Facebook. Il risultato può essere poi condiviso con un tap direttamente su Facebook Messenger.
Questa è la app che mi piace meno. Puoi scattare una foto e aggiungere una scritta. Di base però non puoi personalizzare la scritta, né salvare sul telefono. Un po’ limitata.
Di certo la mobile app che uso di più. Si tratta di uno strumento di lavoro indispensabile per chiunque operi con Facebook Ads. È sicuramente una app più semplice dell’Ads Manager o del Power Editor ma è abbastanza ben pensata per controllare in mobilità le campagne ed apportare eventualmente modifiche al volo agli annunci. Indispensabile per ogni specialiste del Social Media Marketing.
Ed ecco il secondo tool più utilizzato nel Social Media Marketing. Grazie a questa mobile app per gestire le pagine Facebook, il lavoro ci segue anche in spiaggia durante le vacanze. Sono ancora indeciso se ciò sia un progresso apprezzabile. Intanto però questa app ha un gran merito: puoi moderare i commenti anche mentre sei seduto al parco (ovviamente è un merito se ti permette di farlo durante l’orario lavorativo!)
E iniziamo con le chicche. Paper è una splendida app mobile di Facebook che rivede completamente l’esperienza del newsfeed di Facebook. La app permette di utilizzare Facebook come la normale app ufficiale ma con un’interfaccia del tutto ridisegnata. E ripensata per mettere al centro il content (le notizie). L’usabilità e gli effetti d’animazione sono davvero impressionanti.
Tuttavia la app è un passo troppo radicale per l’audience di Facebook e così è rimasta confinata nello store americano (brutta notizia: puoi scaricarla gratuitamente solo se possiedi un account abilitato per l’Apple Store USA. Buona notizia: non è così difficile come pensi, basta un po’ di Google e un pizzico di eBay…).
È una delle due app che non sono riuscito ancora a provare e che promette cose interessanti. Di fatto costituisce il tentativo di Facebook di entrare nel mondo della messaggistica per aziende e la collaborazione in remoto attraverso i gruppi. Insomma un competitor di Slack e simili.
Molto interessante la distinzione fra profilo (Facebook) di lavoro e profilo personale che riporta il dibattito agli albori di Facebook quando molti competitor avevano puntato proprio sulla possibilità di creare profili multipli per lo stesso utente.
Non ho ancora provato quest’app perché non sono ancora diventato una celebrità. Infatti Facebook Mention è concepito come uno strumento in mano alle celebrità per poter gestire meglio il proprio rapporto diretto con i fan attraverso Facebook. È una specie di Facebook per VIP, con l’aggiunta di una funzionalità live streaming molto potente. Mi auguro che qualcuno di voi possa usarlo, un giorno…
Questa applicazione è una manna per UX/UI Designer. Lavora in pari con Origami per Mac e serve a visualizzare i lavori in progress direttamente sull’iPhone. Sì, è una app specifica per Frontend Dev o Designer.
Questa app sviluppa un concept molto interessante. Sei a una festa o a un evento e scatti delle foto. Anche i tuoi amici lo faranno. Non sarebbe bello poter accedere anche al loro punto di vista su quei momenti? Questo è lo scopo di Moments, una specie di album collettivo basato sul luogo e le persone associate a una foto. Purtroppo Moments non è ancora attivo in Italia.
Facebook ha creato tempo fa una divisione Creative Labs dedita ad esplorare le nuove frontiere del social e del mobile. La prima rilevante produzione del Creative Lab è stata Slingshot. Una app che punta(va) a togliere mercato a Snapchat, dopo che questa aveva rifiutato l’offerta di acquisto di Facebook. Slingshot è un po’ come Google+: molto perfetto ma poco utile perché i miei amici non lo usano. Utilizzano al massimo Snapchat. Quindi posso chattare in tempo reale con foto e video temporanei in maniera sicura. Ma non ho molte persone con cui farlo…
Questa app è per i nostalgici dei bei tempi andati di IRC (e del mIRC). Il concept è ottimo: creare (e unirsi) a delle stanze. Un po’ come i gruppi di Facebook ma senza Facebook. E una volta dentro si ha la possibilità di scrivere status e condividere note, foto o video. La user experience è ben curata, molto interessante la possibilità di ricevere inviti per le stanze private. La app non è decollata: in fondo è un’interfaccia più semplice e divertente di Groups.
Questa app è davvero molto interessante. Permette la co-creazione di video storytelling. Posso infatti creare un video che viene poi integrato in sequenza dai video dei miei amici. Ne viene fuori una storia unica creata da più autori! Anche in questa app UI e UX sono molto ben curate. Da provare per tutti gli appassionati di Storytelling.
Facebook si conferma un vero e proprio ecosistema che è cresciuto e continua a crescere. Esattamente come Google smise di essere solo un motore di ricerca, anche Facebook non è più un social network e basta. Tutta questa disponibilità di app conferma le innumerevoli potenzialità del mondo Facebook.
E tu quante di queste app conoscevi già?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Mushinhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMushin2015-10-06 18:30:052015-10-06 18:30:05Sai quante App Mobile ha Facebook?
Dopo una deludente presenza all’IFA 2015, LG torna sulla cresta dell’onda con la presentazione di nuovi interessanti dispositivi.
La convention tenutasi a Berlino ad inizio settembre ci aveva lasciati con l’amaro in bocca, in quanto la compagnia coreana, forte della leadership nel campo della tecnologia OLED, aveva deciso di puntare quasi tutto sui televisori 4K a schermo curvo, proponendo la tastiera wireless arrotolabile Rolly come unica novità in quanto a tecnologia mobile. Una periferica, non un dispositivo, ovvero un interesse abbastanza blando.
L’evento Premiere di LG
Ma in un evento tenutasi lo scorso 1 ottobre a New York, LG ha presentato al mondo i suoi nuovi device.
Da tempo si vociferava di una nuova generazione di smartphone con doppio display, ed è proprio ciò che LG propone con il primo esponente della serie V: LG V10. La serie V sarà, con tutta probabilità, destinata a sostituire gli attuali top di gamma della serie G, in quanto pensata per soddisfare gli utenti che intendono utilizzare il proprio smartphone in maniera ancora più completa.
Watch Urbane 2 rappresenta invece la versione migliorata del noto smartwatch di casa LG: la principale novità di questa seconda versione dell’indossabile è senza dubbio l’esordio del sistema operativo Android Wear che, affiancato da una versatile connettività mobile, permette al dispositivo di interfacciarsi con altri device Android.
Vediamo maggiormente nel dettaglio i due nuovi dispositivi.
V10, dual in tutti i sensi
«Dual» sembra essere il termine che può meglio definire il nuovo LG V10. Se la peculiarità del nuovo top di gamma è senza dubbio il secondo display da 2,1 pollici, posizionato superiormente allo schermo primario (un QHD da 5,7 pollici) e pensato per poter accedere a scorciatoie e notifiche in maniera più immediata, non sono da meno le singolari caratteristiche per quanto riguarda il comparto fotografico.
Posteriormente troviamo una fotocamera da 16 MPx con apertura f/1.8 e OIS 2.0, mentre frontalmente sono posizionate ben due fotocamere da 5 MPx: una con grandangolo standard, l’altra con apertura focale più ampia per consentire selfie senza l’ausilio del selfiestick. Interessante anche la modalità Multi-View, un ibrido in grado di catturare diverse angolazioni in una sola volta utilizzando tutte e tre le fotocamere.
Per quanto riguarda gli aspetti più squisitamente tecnici, sotto la solida scocca in acciaio inox del nuovo V10 batte una CPU Snapdragon 808 con GPU Andreno 418, affiancata da 4 GB di RAM e da 64 GB di memoria interna, espandibile fino a 2 TB tramite microSD. Presentato con Android 5.1.1, è tuttavia realistico ipotizzare che il sistema operativo sarà sin da subito aggiornabile ad Android Marshmallow.
Connettività LTE presente, oltre alle scontate WiFi, Bluetooth, NFC e USB; la batteria da 3000 mAh removibile (questo particolare farà felice molti acquirenti spaventati dalle batterie non removibili) per un’ottima autonomia e il lettore di impronte digitali sul retro del dispositivo completano alla perfezione questo gioiellino che sarà disponibile in cinque colorazioni diverse a partire dal mese di novembre, al prezzo di 680$.
Urban Watch 2, lo smartwatch di LG si aggiorna
La seconda versione dell’indossabile di LG porta con sé innumerevoli migliorie ed innovazioni: in primis, come già accennato precedentemente, grazie al sistema operativo Android Wear viene introdotta la possibilità di connettersi alle reti 3G e WiFi e di funzionare esattamente come un normale smartphone; la connettività Bluetooth, invece, consente al device di comunicare e scambiare dati con altri dispositivi.
In un diametro di 44,5 mm, Urban Watch 2 sfoggia un display circolare P-OLED da 1,38 pollici con risoluzione 480×480 pixel e una spettacolare densità pari a 348 ppi. Mirabile la scelta di LG di dotare il dispositivo di una batteria da 570 mAh con tecnologia Power Saving, in grado di ottimizzare le prestazioni del core Snapdragon 400 da 1,2 GHz e dei 768 MB di RAM.
La cassa in acciaio inox conferisce allo smartwatch le fattezze di un normale orologio da polso, ma ovviamente le funzioni sono quelle di un orologio davvero intelligente: grazie ai pulsanti posti sul lato destro è possibile accedere ad app (interessanti quelle relative a fitness e salute), menù rapidi e a ben sedici temi diversi, mentre con una pressione sulla corona può essere attivato o disattivato l’Ambient Mode.
Non si conoscono ancora i prezzi e le date relative alla disponibilità sul mercato di Urban Watch 2, che sarà commercializzato inizialmente in Corea del Sud e Stati Uniti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Alessandro Altierihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAlessandro Altieri2015-10-06 17:00:522015-10-06 17:00:52LG raddoppia con il dualscreen LG V10 e con Urban Watch 2
Numerose campagne marketing di successo fanno uso dei gruppi. Alcune aziende ne hanno uno sia su LinkedIn che su Google+, mentre altre preferiscono partecipare in conversazioni già aperte su forum e altri canali. Qualsiasi sia la strategia intrapresa, far parte di un gruppo – nel senso social del termine -, è un’ottima maniera per costruire una community affezionata a un brand e per prendersi cura dei clienti. E oggi c’è una nuova alternativa per muoversi in questa direzione: le community di Slack.
Cos’è Slack?
Slack è un’applicazione che permette ai team di lavoro di comunicare in maniera facile e veloce, sorpassando le mail, e esplosa in popolarità negli ultimi sei mesi. Attualmente la maggior parte delle community presenti sulla piattaforma fanno parte delle stesse aziende; i dipendenti di eBay e Buzzfeed ne fanno un uso intensivo anche per creare collaborazioni e fare gruppo.
Dove sta andando Slack
Anche se la piattaforma è nata con i team aziendali nel mirino, è sempre più facile trovarvi community basate su interessi e passioni – un po’ come nei forum (ma col vantaggio della comunicazione in tempo reale). Per esempio, per chi è interessato a lanciare una startup, ci sono gruppi per trovare potenziali soci, dipendenti e informarsi sulle ultime novità del settore.
In sostanza questi gruppi sono molto simili ai già rodati gruppi presenti sulle altre piattaforme social. Ma allora…
Perché lanciare una community su Slack?
Ecco tre ragioni:
Più attenzione, meno competizione
Prima di tutto, chiunque lanci una community adesso sarà un vero e proprio pioniere, instaurando una presenza prima dei concorrenti. Per dare un idea: ci sono circa 4 milioni di gruppi su LinkedIn, mentre su Slack le community aperte non sono nemmeno 200. Lanciare una conversazione sulla piattaforma sarà simile a farlo su un altro social, ma senza la lotta per conquistare utenti e mantenere la loro attenzione.
Engagement
Slack, per sua natura, porta ad un altissimo tasso di engagement. Infatti, essendo una chat in tempo reale, gli utenti tendono ad accedere con maggiore frequenza per non perdere il filo del discorso. L’assenza di un periodo di tempo che separa domande e risposte porta gli utenti a relazionarsi con più naturalezza. Inoltre, è possibile mandare messaggi privati direttamente ad altri membri del gruppo per approfondire la conversazione e sviluppare una connessione approfondita (è possibile anche su LinkedIn, ma bisogna fare qualche passo in più che a volte scoraggia gli utenti).
Gratis e pronto all’uso
Creare un gruppo su Slack è gratis, senza limiti di tempo o numero di utenti. L’investimento maggiore sarà quello di tempo ed energie.
Logistica
Dopo un elenco dei perché, è il momento di passare ai come.
La prima cosa da fare è scegliere un tema intorno al quale ruoti il gruppo – semplicemente qualcosa di inerente al prodotto/servizio offerto, che interessi e attiri gli utenti.
A questo punto resta solo che passare all’azione e creare materialmente la community. Tutto parte da qui: Slack chiederà di inserire il nome del team (del gruppo, quindi) e di scegliere l’URL. Il nostro consiglio è di utilizzare un link chiaro e riconoscibile, che ovunque venga postato dia un’idea immediata di cosa troveranno gli utenti al suo interno. Un esempio: inserendo all’interno di una newsletter, o in un tweet, un link come contentmarketing.slack.com, gli utenti avranno ben poche domande da farsi.
Una volta inserite queste informazioni, la community sarà online e pronta al lancio!
Dopo il lancio
Ora è il momento di iniziare ad arricchire di utenti la community: l’unico modo per accedere a un gruppo su Slack è ricevendo un invito direttamente dall’amministratore. Per questo è necessario ricevere gli indirizzi e-mail degli utenti interessati a entrare a farvi parte. Un buon modo per ottenerli è creare un semplice form (con Typeform o Google Forms) e linkarlo su tutti i canali già a disposizione: una newsletter, Facebook, Twitter – ovunque ci siano utenti già interessati al brand.
Buffer, ad esempio, ne ha già creato uno per invitare i propri utenti:
Ci sono anche alcuni modi per raggiungere utenti che non seguono già il brand, ma che potrebbero essere interessati alla conversazione in corso. In rete, infatti, cominciano a comparire utili elenchi dei gruppi di Slack aperti al pubblico come questo su Medium o Slack List. Basta contattare gli amministratori per essere aggiunti.
Canali: sottotopic per la community
Ora che ci sono gli utenti è ora di rendere la loro esperienza utile e formativa. Con la funzione “Canali” sarà possibile includere nel gruppo delle conversazioni basate su temi secondari. Se, ad esempio, il gruppo è dedicato al social media marketing la scelta più logica sarà la creazione di canali separati per Instagram, Facebook, Snapchat, e via dicendo.
Come sui forum, potrebbe anche essere utile creare un canale dedicato alle presentazioni, per dare un caldo benvenuto ad ogni nuovo membro!
Moderazione
Un’importante fondamento di ogni community sono le regole di convivenza. Pubblicando delle linee guida, gli utenti avranno modo di sapere tutto ciò che possono e non possono fare/dire. Un modo semplice di renderle accessibili a tutti è caricando un documento all’interno del canale di benvenuto.
Dopodiché tocca agli amministratori essere dei buoni Gianni Morandi: con un po’ di buon senso e educazione si risolvono tutte le dispute e si contribuisce a mantenere un ambiente piacevole e costruttivo per tutti.
È tutto pronto!
Slack è un canale perfetto per chiacchierare con gli utenti quotidianamente in maniera amichevole e rilassata parlando dei prodotti offerti, ricevendo feedback e sviluppando una relazione che genererà lead affezionate al brand. Il nostro consiglio è di creare una community ora – prima che arrivino tutti – e di approfittare dell’esclusività di una piattaforma giovane e ricca di potenziale. D’altronde ormai è un po’ tardi per provarci su LinkedIn.
Che ne pensi? Sei pronto a provare Slack?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Paolo Navahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPaolo Nava2015-10-06 14:20:372015-10-06 14:20:37Come e perché creare una community su Slack [HOW TO]
Un laboratorio innovativo e i modelli di smart cities per migliorare la società e le istituzioni. Ecco Urban Thinkers Campus, la manifestazione che vuole far spazio a nuovi modelli di business per migliorare la qualità della vita grazie a strumenti innovativi e integrati.
La tre giorni dedicata a ripensare le nostre città è organizzata all’interno del World Urban Campaign, il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti urbani che ha come obiettivo il coordinamento di politiche di sviluppo per le città del XXI secolo.
Urban Thinkers Campus, the city we need
Urban Thinkers Campus è un luogo per condividere, imparare e confrontare le idee sul nuovo paradigma di città, verso la III Habitat Conference.
“La città come laboratorio di innovazione” è il tema di uno dei panel in programma, a cura di AtFactory, con un focus sulle modalità per migliorare le economie locali seguendo un approccio innovativo ed inclusivo nella gestione dei fenomeni economici e sociali delle città.
Saranno Paola Di Rosa (Founder AtFactory) ed Eleonora Rocca (CoFounder AtFactory) a guidare le opinioni degli ospiti verso le possibili soluzioni innovative per le realtà italiane, con particolare attenzione quelle meridionali.
Insieme alle moderatrici, sul palco saliranno anche Mattia Corbetta (Italian Ministry of the Economic Development), Giovanni De Caro (Tech-Hub), Flavia Marzano (Link Campus University), Fabrizio Micari (Scuola Politecnica di Palermo) e Maurizio Carta (Scuola Politecnica di Palermo).
Partecipa, cambia il tuo modo di pensare e proponi nuovi business per la città del futuro
Se oggi sempre più, dopo la crisi della città industriale, stiamo assistendo alla rinascita dei grandi centri urbani con una forte tendenza verso l’agglomerazione geografica e la concentrazione urbana, le città stanno diventando luoghi di economia creativa e aree in cui nasce una fitta rete di relazioni formali e informali che si intrecciano ogni giorno.
I nuovi modelli di smart cities cambiano il nostro modo di vivere e di lavorare e le comunità di startup divengono sempre più spesso ambasciatrici di abitudini di lavoro più flessibili, creative e intelligenti rispetto al “vecchio stile del lavoro a tempo pieno”.
Per partecipare al panel ricorda di iscriverti. L’appuntamento per parlare di città intelligenti e di futuro è a Palermo dall’8 al 10 ottobre 2015 presso i “Cantieri Culturali della Zisa”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2015-10-06 13:00:342015-10-06 13:00:34Urban Thinkers Campus: a Palermo per nuovi modelli di business [EVENTO]
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