Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, LinkedIn, Pinterest, Google Plus… i social network sono parte integrante della nostra vita e rappresentano il cuore dello scenario comunicativo. È fondamentale saperli gestire nella maniera più efficace ed efficiente possibile e riuscire a pianificare ed implementare una social media strategy in grado di sfruttare tutte le opportunità di business offerte dai social.
Free Webinar del Master Online in Social Media Marketing
Cosa fai lunedì 16 febbraio in pausa pranzo? I ninja ti inviano a conoscere 6 dei 13 docenti del Master Online in Social Media Marketing: Claudio Gagliardini, Filippo Giotto, Luca La Mesa, Tommaso Sorchiotti, Orazio Spoto, Simone Tornabene.
Il menù del pranzo virtuale sarà rigorosamente a base di Social Media Management e ogni #SocialSuperHero ci proporrà un piatto diverso: Google+, Facebook, Mobile Marketing, Instagram, Social Media Strategy ed organizzazione social.
I docenti offriranno ai partecipanti del FREE Webinar una competenza approfondita e specialistica di tutti i social network più utilizzati, ci spiegheranno come organizzare al meglio il social media management a livello aziendale, come costruire e coinvolgere una community attraverso i social, qual è il ritorno sugli investimenti, come misurare i KPI sui Social Media e tutto ciò che serve, concretamente, per sviluppare un “DNA sociale” all’interno della propria realtà professionale.
Iscriversi è semplicissimo! A partire da questa pagina, cliccando su “Iscriviti, é Gratis!” si aprirà il form di iscrizione, da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrato, ti arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.
I posti disponibili sono solo 500: quindi “chi prima arriva meglio alloggia”! 😉
Ricapitoliamo:
FREE WEBINAR Master Online in Social Media Marketing
con Claudio Gagliardini, Filippo Giotto, Luca La Mesa, Tommaso Sorchiotti, Orazio Spoto, Simone Tornabene Lunedì 16 febbraio, dalle ore 13 alle 14
E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!
Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.
Knowledge for change!
BE NINJA.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hoshi Hikaruhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHoshi Hikaru2015-02-06 13:00:432015-02-06 13:00:43Quanto conosci i Social Media? Scoprilo con noi, segui il Free Webinar
“Mens sana in corpore sano”, si diceva; fitness e sport all’aria aperta sono stati i trend del 2014 e diventeranno uno dei grandi protagonisti del 2015. Non importa che tu sia un agonista o uno sportivo solo nel tempo libero; la parola d’ordine è una, benessere.
Diversi brand sportivi hanno creato linee di prodotto specifiche per queste attività amatoriali: l’ascesa di questi nuovi consumatori ha fatto nascere sia un nuovo target sia nuove forme di comunicazione specifiche, dagli eventi, ai prodotti fino ad arrivare ai contenuti sui social network, rivisitati in chiave sportiva.
La nicchia di mercato più interessata è quella dei runner: sono stati coinvolti in attività ad hoc, tralasciando però un aspetto rilevante: Lo sport è sacrificio, ma aiuta a migliorare anche se stessi, nel profondo.
Reebok, con l’agenzia creativa, Venables Bell & Partners, ha saputo cogliere questa sfumatura, ideando una nuova campagna di comunicazione: Be More Human ha come mission quella di insegnare ad essere se stessi ma, soprattutto, a migliorarsi attraverso lo sport.
Il focus su ogni tipo di attività ha dato al brand il vantaggio di allargare il suo pubblico, rivolgendosi non solo ai runners, target ricercato e molto specifico, ma ad ognuno di noi dando importanza ad ogni sport.
Be More Human è stata lanciata durante il Super Bowl attraverso in video Freakshow. Il messaggio chiave è il seguente: ogni sportivo compie dei sacrifici, supera e accetta i propri limiti per amare se stesso e migliorare anche nell’approccio alla vita quotidiana.
L’attività di comunicazione di Reebok, sviluppata all’interno della nuova piattaforma, integra al suo interno diversi elementi differenti tra loro ma perfetti per creare un’esperienza completa, adatta ad ogni tipo di target scelto.
The Human Score
Per capire noi stessi dobbiamo metterci sempre alla prova. L’obiettivo chiave di questa sezione è quello di capire chi siamo e qual è il nostro approccio alla vita.
The Human Score aiuta a scoprire il nostro livello di umanità: obiettivo forse insolito per uno sportivo abituato a doversi superare ogni giorno? La sfida è ancora più ardua: non tutti sono in grado di ammettere una sconfitta dimostrando a se stessi di essere umani. Ma solo così lo sport può davvero insegnare a vivere la propria vita e a conoscersi, come illustra il risultato del test.
Target: l’attività The Human Score è un’esperienza pensata per chi occupa la maggior parte del suo tempo al fitness.
Lo strumento utilizzato è perfetto perchè strutturato come una vera e propria challenge. I consumatori sono attratti dal loro risultato, senza pensare che esso determinerà il loro livello di umanità, portandoli a riflettere su loro stessi.
“Grey Matters”
L’esperienza proposta da questa attività, ci mostra attraverso un’animazione 3D interattiva come le diverse attività possono influire sulle diverse aree del nostro cervello, diminuendone l’attività oppure stimolandola.
Se stai preparando un esame, per avere una marcia in più, lascia i libri sul tavolo per qualche ora; potrebbe sembrare un invito a distrarsi, in realtà un’attività fisica coinvolge un numero di cellule cerebrali in più rispetto ad una semplice lettura.
Target: Grey Matters è indicata per le persone ancora dubbiose sui benefici dell’attività sportiva, a causa dei sacrifici che comporta. Illustrando in modo preciso e coinvolgente i benefici, indica come Reebok può andare a diventare il brand di quei consumatori ancora un po’ pigri, puntando sulla motivazione.
#Breakyourselfie
Ogni giorno vengono scattati 93milioni di selfie. Reebok non poteva che cavalcare questo trend, in continua evoluzione e non ancora destinato a rallentare.
Il brand lo fa però in un modo innovativo: il selfie non è più un modo per mettersi in mostra, fomentando l’ansia di voler apparire della nuova società; può, invece, diventare un modo per vedere i nostri limiti, i nostri sacrifici accettandoli e vivendoli in modo positivo.
La sfida lanciata è quella di mostrare a tutti sia il percorso fatto per arrivare ad un risultato sia l’esperienza vissuta. Immortalando un momento vero, privo di qualsiasi filtro.
Target: un consumatore giovane è la persona cui si rivolge quest’attività. Il punto di forza è dato dall’originalità di mostrare al mondo se stessi e non un’immagine filtrata di quello che vorremmo essere.
Reebok, attraverso Be more Human mostra la sua vera brand identity, mettendo in primo piano le sue idee e lasciando in disparte prodotto e performance, creando la percezione di un brand autentico che punta su persone vere, con valori e umane.
Ora alzatevi dal divano, praticate sport e iniziate a scoprire voi stessi!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Harukahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHaruka2015-02-06 12:00:372015-02-06 12:00:37Reebok, può lo sport renderci persone migliori?
Tutti noi abbiamo un’idea abbastanza precisa di quale siano i canoni che definiscono la bellezza ai nostri giorni. Ma era così anche nell’Antico Egitto? E nell’Antica Grecia?
Buzzfeed risponde a questi interrogativi con un incredibile video di soli 3 minuti che ripercorre oltre 3.000 anni di storia del costume e della bellezza femminile, mettendo in evidenzia come i corpi e i canoni estetici siano cambiati nel corso della storia, a partire dall’Antico Egitto per arrivare fino ai nostri giorni.
Il video si concentra particolarmente sulle ragazze, non sugli elementi tipici di ciascuna epoca come vestiti o gioielli. Ognuna delle modelle infatti indossa un semplice costume da bagno bianco, capace di mettere in risalto le differenze tra i corpi.
Il messaggio che Buzzfeed vuole comunicare è semplice: non c’è un modo giusto per interpretare la bellezza femminile. Ogni donna, si sa, è belle così com’è!
Ecco il video ed alcune delle più belle immagini!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kumikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKumiko2015-02-06 11:50:472015-02-06 11:50:473000 anni di icone di bellezza femminile in 3 minuti
Un assistente personale che fornisce dati agli ipovedenti attraverso la conduzione ossea. Horus è l'innovativa startup finanziabile su #WCap attraverso la formula del crowdfunding reward-based.
Prendi un foglio bianco, una penna ed inizia a scrivere. Magari bendato, prova a disegnare il Signor Rossi, come fa Bruno Bozzetto nel video qui sotto. Qual è il risultato? Horus aiuta gli ipovedenti nella vita di tutti i giorni, non trasforma in un genio della matita ma assiste le persone con disabilità visiva nelle azioni quotidiane: un dispositivo elettronico che esamina e comprende il mondo attorno a chi lo indossa.
Fornendo informazioni utili riguardo a testi e oggetti, è in grado di riconoscere volti e, sfruttando la conduzione ossea, può fornire i dati utili in modo discreto e senza penalizzare l’audio del soggetto come accadrebbe con un auricolare.
Indossare la vista e ascoltare l’invisibile è possibile con Horus
Fantascienza? Ma no, e i Google Glass, allora?
Per più di 300 milioni di persone nel mondo, operazioni semplici come attraversare la strada sono pieni di ostacoli. Non siamo più tanto all’alba dei wearable device, direi invece che ci troviamo in una mezza mattinata, che precede l’esplosione della diffusione dei dispositivi indossabili già a partire da quest’anno.
Horus, tra le altre cose, non ha bisogno di una connessione per funzionare a pieno regime. Dovremmo pensare ad un massivo utilizzo della tecnologia indossabile non come omologazione al prodotto di punta della blasonata azienda, invece come l’applicazione del concetto di internet delle cose alle reali esigenze quotidiane.
Strumenti personali e personalizzabili in grado di interagire con le singolari esigenze di chi ne fa uso. In pratica, Horus. Studiato specificamente per agevolare la soluzioni di problemi strettamente legati al calo o all’assenza della vista, si trasforma in un vero e proprio assistente personale, con cui è possibile interagire attraverso comandi vocali e pulsanti, memorizzare dati e informazioni. Aggiornabile, implementabile, tramite sensori l’assistente perfetto riconosce gli attraversamenti pedonali meglio dell’addestratissimo fido, che da oggi in poi si occuperà solo delle feste al rientro a casa.
Un bel cambiamento nello stile di vita delle persone ipovedenti: versatilità, certo, informazioni. Ma c’è di più. Horus più delle informazioni fornisce indipendenza, sicurezza nei propri mezzi, sensazioni sopite e spesso dimenticate da chi ha bisogno di assistenza costante.
Crowdfunding reward-based,l’innovazione anche nella raccolta fondi
Il crowdfunding sulla piattaforma di #WCap permetterà di raccogliere i fondi necessari per lo sviluppo del prototipo attraverso un sistema di reward-based crowdfunding, la modalità di raccolta dei fondi che prevede forme varie di ricompensa, omaggi e piccoli regali, per i finanziatori.
Premesso che privarci davvero di poco o nulla per donare è cosa sana, dato per scontato che lo spirito innovativo di Benedetta Magri, Saverio Murgia e Luca Nardelli va sostenuto anche indipendentemente dall’evidente valore sociale che resta il cuore del progetto, ricevere un dono, dal gadget a tema al proprio nome in Brail o al “concerto al buio”, rappresenta l’ideale ringraziamento per una azione virtuosa. Insomma, giovani, innovativi e anche educati!
Innovativi nel progetto così come nella raccolta dei fondi, i ragazzi di Horus (ragazzi sì! Il più anziano ha 24 anni) si sono aggiudicati la Startup Revolutionary Road 2014 e ora spingono sulla visibilità attraverso i media, per raccogliere i capitali necessari alla realizzazione del sogno di milioni di persone: tornare ad essere indipendenti.
Non passano inosservati al grande pubblico quando le Iene, programma Mediaset senza bisogno di presentazioni, realizza un servizio per diffondere la campagna di raccolta fondi ed invitare alle donazioni.
La semplicità con cui è possibile dimostrare i tanti gap causati da una capacità visiva limitata colpisce per la sua immediatezza: una benda sugli occhi e anche il simpatico Maccio Capatonda è incapace di bere un bicchiere d’acqua, Rosita Celentano combina un disastro mettendosi lo smalto, Rudy Zerby ha problemi perfino scartando un pacco. In tanti, sensibili al problema, hanno partecipato invitando a “donare una view ai non vedenti”, guardando e condividendo il video con l’hashtag #view4theblind.
Raccogliere fondi permetterà la realizzazione dei primi prototipi e la fase di sperimentazione su ipovedenti e volontari, per costruire il prodotto ed i servizi offerti sulle reali esigenze quotidiane di chi utilizzerà il servizio.
Questo articolo è stato scritto da Carmine Vittorio Esposito.
TIM #Wcap Acceleratorè il programma di Telecom Italia che dal 2009 aiuta talenti e idee a trasformarsi in imprese innovative pronte a entrare sul mercato. Ninja Academy ha scelto proprio gli acceleratori WCAP per ospitare le Ninja Social Factory, i percorsi Learning by Doing collegati al Master Online in Social Media Marketing.
Per l’occasione abbiamo chiesto a Dario Vincenzo Maccarrone, responsabile del TIM WCAP di Catania, di raccontarci qualcosa in più sul fare startup al Sud.
Alcuni affermano ancora che il Sud non è adatto per fare business. Come risponde la Sicilia?
Si dice che alcune delle startup fra le più grandi imprese al mondo di oggi siano nate in un garage. In Sicilia e al Sud Italia abbiamo splendidi garage.
Per rispondere fuor di metafora, per avviare una startup digitale non servono grandi infrastrutture, cosa di cui la Sicilia ed il Mezzogiorno in genere sono carenti, servono invece talento, creatività intraprendenza e grandi determinazione e abnegazione. Tutte doti di cui siamo invece molto ricchi.
In più abbiamo, amplificata dalla profonda crisi che attraversa l’intero Paese e che ha riguardato e riguarda in particolare la fascia dei più giovani, una grandissima voglia di riscatto che può essere la marcia in più. Così da anni ormai in Sicilia e nel Sud sono nate tante realtà imprenditoriali e associative che dal basso hanno iniziato a creare un ecosistema lanciando una sfida che i mondi accademico e delle istituzioni stanno dimostrando di voler raccogliere.
TIM #WCAP è parte di questo processo, ci crede fin dai suoi albori, e lo ha dimostrato organizzando proprio a Catania nel 2009 il suo primo barcamp, l’anno successivo Gli Stati Generali dell’Innovazione nel Sud d’Italia e inaugurando nel 2013 il suo Acceleratore del Mezzogiorno.
Nel 2014 siamo stati anche partner del primo Code 4 Catania, un’iniziativa volta a sensibilizzare e coinvolgere la Pubblica Amministrazione sui temi dell’innovazione digitale ma non solo.
Crediamo sia utile individuare delle best practice e che sia possibile alleggerire, ancor più di quanto sia stato già fatto, la burocrazia che a volte rappresenta il vero ostacolo alla nascita e alla crescita di nuove imprese non solo al Sud. Questo ecosistema sta maturando rapidamente ed i primi casi di successo fanno già parlare di sé anche a livello internazionale. È il caso di Eco4Cloud, startup calabrese, fresca trionfatrice del prestigioso Tech Trailblazer.
La miglior risposta rimangono però i fatti. Nel 2014 abbiamo raccolto, solo per l’acceleratore TIM #WCAP di Catania, oltre 340 application da tutto il Sud d’Italia e anche dall’Estero. Una delle startup vincitrici ha sede a Londra e questa credo sia la dimostrazione di come il Sud e la Sicilia siano oltre che adatti anche attrattivi.
Cosa significa far crescere la propria azienda in un acceleratore come #WCAP?
Significa in primo luogo crescere a livello personale. Con il programma di accelerazione, fatto di workshop e mentorship, non seguiamo solo il progetto ma soprattutto il team nel tentativo di fortificare le soft skill, migliorare le doti di public speaking e storytelling, insegnare loro delle metodologie lean attraverso cui sostenere la crescita esplosiva cui si spera che le startup vadano incontro, offrire un’opportunità di confronto continua con i mentor e con le altre startup.
I team acquisiscono maggior sicurezza nei propri mezzi, si rendono conto delle aree in cui è necessario fortificarsi, costruiscono un network che gli permette di far crescere la propria impresa più rapidamente e hanno poi opportunità concrete di attrarre, attraverso gli eventi e la rete di TIM #WCAP, l’attenzione di fondi di investimento o business angel.
Naturalmente non ci prendiamo cura solo delle persone ma anche dell’idea che nel corso dei mesi di accelerazione viene accuratamente analizzata e affinata assieme ai team che in alcuni casi si ritrovano a metterla in discussione, rimodularla o persino stravolgerla. E, infine, anche della startup intesa come impresa.
Telecom Italia infatti, attraverso gli strumenti dell’Albo Veloce – che comporta l’accesso immediato all’albo fornitori di Telecom Italia senza passare per le procedure di accreditamento richieste, solitamente molto lunghe nelle grandi aziende come Telecom Italia – e del Basket Innovazione – un fondo di 1.000.000 € messo a disposizione delle business unit di Telecom Italia a copertura del 50% dei costi nel caso in cui queste acquistino servizi o prodotti delle startup in albo veloce – è nelle condizioni di essere il primo cliente importante per delle aziende appena costituite per le quali iniziare a fatturare è la cosa più importante e che gli consente di crescere e stare in piedi da sole.
Le startup investono sui social media? Quanto?
Spesso le startup tecnologiche o digitali sottovalutano l’importanza della comunicazione sui social media e a volte non posseggono le competenze adeguate. Durante il percorso di accelerazione imparano quanto sia importate, vengono formati anche su questi aspetti e se necessario ampliano il team inserendo delle professionalità in questo ambito.
Quantificare il valore dell’investimento è pressoché impossibile in quanto molto, molto variabile e dipende dal grado di maturità del servizio, dal mercato di riferimento e dalla strategia di comunicazione che intendono mettere in campo. In alcuni casi investire sui social media è cruciale alla riuscita del progetto e costituisce, assieme allo sviluppo, un’area importante cui destinare risorse.
Raccontaci una storia di successo legata a TIM #WCAP Catania
Sono tante le storie di successo legate a TIM #WCAP Catania, lo sono tutte le startup che creano lavoro, che fatturano e che crescono in contesti a volte estremamente competitivi. Vorrei però citarne due.
La prima è Orange Fiber, una startup che realizza tessuti vitaminici e sostenibili a partire dagli scarti agrumicoli, ovvero tutto quello che resta dal processo di spremitura. Un progetto tecnologico e green molto complesso. Nel 2014 hanno realizzato il loro primo filato ed il primo prototipo di tessuto. La strada è ancora lunga ma il loro obiettivo, e sono in tanti ormai a credere in loro, è quello di aprire un primo stabilimento di trasformazione degli scarti degli agrumi in tessuto proprio qui in Sicilia. TIM #WCAP continua a stare al loro fianco e stiamo ospitando la loro campagna di crowdfunding sulla nostra neonata piattaforma con l’obiettivo di raccogliere i fondi necessari a perfezionare la ricerca.
La seconda storia è quella di Ganiza, una startup accelerata qui a Catania nel 2013, i cui founder, dopo mesi di duro lavoro, si sono resi conto che era necessario ridisegnare il prodotto, rivedere il modello di business e la user experience. Hanno avuto il coraggio di ripartire da zero e hanno lavorato ancora più duramente per arrivare a pubblicare ad inizio 2015, contemporaneamente sui tre application store (iOS, Android e Windows Phone), la loro app che rivoluziona il modo in cui organizziamo il nostro tempo libero. Dopo soli 5 giorni dal lancio la redazione dell’app store di Apple li ha selezionati fra le migliori app sviluppate in Italia e dato loro grande visibilità sullo store! Un primo grande riconoscimento che premia il coraggio e la determinazione dimostrati nel loro percorso nonostante abbiano ancora di fronte tantissime sfide da affrontare e vincere.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ninja Guesthttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja Guest2015-02-06 10:30:132015-02-06 10:30:13Le startup accelerano il Sud: le storie di successo in TIM WCAP Catania [INTERVISTA]
Il 21 gennaio scorso ho pubblicato su LinkedIn Pulse un mio vecchio post di Socialmediacoso dedicato alle strategie di marketing via WhatsApp. Con mia enorme sorpresa l’argomento ha prodotto una serie di commenti, alcuni a favore e altri contro, tutti ben argomentati.
Chi ha bocciato l’utilizzo di WhatsApp per realizzare campagne di marketing ha messo in evidenza tre elementi:
scarsa praticità nell’utilizzo;
policy dell’App;
ridotte possibilità di profilazione.
A pensarci bene non sono delle critiche campate in aria, anzi, hanno una logica a tratti condivisibile, anche se non mi hanno convinto pienamente, in particolare per un motivo: il confronto con l’Sms.
Stando a quanto scritto nei commenti da un paio di utenti, l’Sms è più efficace, perché chi lo riceve presta maggiore attenzione a un messaggino ricevuto sul cellulare rispetto ad altre forme di direct marketing, come l’email; inoltre, la necessità di avere una connessione dati per utilizzare WhatsApp lo renderebbe meno adatto ad una campagna di marketing.
Bisogna ammettere che gestire l’invio di messaggi via WhatsApp può essere molto scomodo, ma la conversazione, e il post che l’ha generata, sono nate prima del lancio della versione web del servizio IM, e questo cambia tutto, almeno in prospettiva.
L’idea che il vecchio Sms possa produrre risultati migliori rispetto al messaggio su WhatsApp non la condivido, e lo dico da consumatore e non da Social Media Manager. Quando ricevo Sms promozionali li cancello subito, perché sono costruiti seguendo un modo di fare marketing obsoleto, che non mi appartiene.
A sostegno, invece, delle campagne di WhatsApp marketing si sono schierati diversi utenti, esprimendo un parere o raccontando un’esperienza personale.
Come Elisa, che mi ha spiegato come ha impiegato WhatsApp per un salone di acconciature. Ecco cosa ha scritto:
Crei un gruppo in cui i clienti sono frutto di una scelta targettizzata specifica e definita, nel mio caso il gruppo ” colore” o il gruppo “piega” e quando vuoi fare un regalo anziché inviare massivamente sms a tutto il tuo database scegli testo, promozione e immagine in base all’esigenza di quel determinato cliente e sei certo di fare cosa gradita. Es.: cara amica in esclusiva per te una colorazione omaggio se ti prenoti entro 1 settimana. Lei prenota contenta perché le hai dato valore rispondendo ad una sua specifica esigenza, che risulta diverso dallo scrivere “mercoledì e giovedì sconto 20%”. Lei viene in salone, riceve un regalo e allo stesso tempo usufruirà di un servizio a pagamento (la piega in questo caso), quindi per te è un doppio successo. Lei sarà contenta che hai pensato “proprio a lei”. E lo stesso puoi fare per qualsiasi altra promozione mirata.
Non so voi, ma io la trovo una strategia molto interessante, e rispecchia perfettamente la mia idea di WhatsApp Marketing, ovvero di un’azione volta a fidelizzare il cliente facendolo sentire parte di una élite, un gruppo di persone meritevoli di ricevere attenzioni speciali da parte di un brand.
Utilizzare WhatsApp per vendere un prodotto o un servizio non è la scelta migliore, perché l’obiettivo deve essere un altro, quello di (passatemi il termine) “antropomorfizzare” l’azienda, umanizzarla, trasformandola da un’entità interessata esclusivamente alla conversione economica dell’azione da parte del cliente ad un nome, un volto, una persona con la quale costruire una relazione sociale.
Il caso di Absolut Argentina
Umanizzare il brand, ecco cos’ha fatto Absolut Argentina poco più di un anno fa per promuovere il party esclusivo di lancio della nuova Absolut Unique, una versione della famosa bottiglia di vodka in versione limitata.
Il party era aperto solo a un numero ristretto e selezionato di ospiti, tutti vip, eccetto due persone che avrebbero potuto vincere l’ingresso.
Il team marketing di Absolut Argentina ha pensato bene di creare una campagna su WhatsApp in una finestra temporale ridotta, appena tre giorni, durante i quali gli utenti avevano la possibilità di inviare dei messaggi attraverso l’app ad un numero dedicato per cercare di convincere il “buttafuori” a metterli in lista per il party.
Il buttafuori era Sven – in realtà il Community Manager – che per la durata del contest ha ricevuto più di mille contenuti originali, nei quali i circa 600 contatti hanno messo in campo una creatività non da poco, avendo solo due possibilità da giocarsi.
Due giorni, una scheda telefonica e un community manager. Ecco di cosa ha avuto bisogno Absolut per realizzare una delle campagne di marketing più originali degli ultimi anni.
Numeri da capogiro
Che piaccia oppure no, “snobbare” questo canale così diffuso per fare marketing è un errore, e negarlo vuol dire “mentire sapendo di mentolo”.
Tanto per capirci, quando parliamo di WhatsApp parliamo di un servizio di messaggistica istantanea capace di passare in un anno e mezzo da 200 a 700 milioni di utenti attivi – 200 solo tra aprile 2014 e gennaio 2015.
Se il trend seguisse questo andamento, WhatsApp raggiungerebbe il miliardo di utenti entro la fine dell’anno: non proprio quattro gatti.
Volendo continuare con i numeri da capogiro, sempre statista.com ha stimato che ad aprile 2014 il volume di messaggi inviati equivaleva a 64 miliardi. Non milioni, miliardi!
A rendere WhatsApp uno strumento prezioso per i marketer è la sempre crescente percentuale di accesso a internet da mobile.
La diffusione di smartphone e tablet e la presenza di connessioni 3G e 4G che consentono una navigazione abbastanza fluida e veloce (anche se in Italia la copertura non è presente ovunque) hanno contribuito all’evoluzione del modo in cui si fruisce dei contenuti online.
Questo è ancora più evidente tra i giovani, che si stanno allontanando sempre di più dai social generalisti, come Facebook, al quale preferiscono WhatsApp e simili. Il perché è presto detto: tutto quello che visualizziamo nell’app di IM è generato apposta per noi, è privato, non è il contenuto pubblicato dall’utente sulla sua bacheca e destinato a tutti e a nessuno.
… e in Italia?
In Italia siamo sempre lenti a recepire i trend che si sviluppano all’estero, ma qualcosa inizia a muoversi.
Repubblica.it ha annunciato lo scorso 9 gennaio l’introduzione del servizio di notifica delle notizie via WhatsApp, attraverso un numero dedicato. Per attivare la funzione è necessario inviare un messaggio via WhatsApp con scritto NEWS ON e si viene inseriti nella lista broadcast.
Una iniziativa molto interessante, che segue di poche settimane l’introduzione del pulsante di condivisione degli articoli via WhatsApp, da aggiungere a quelli social. Inizialmente pensato per un utilizzo da mobile, essendo l’app disponibile solo su smartphone e tablet, adesso con la nascita della versione web la sua diffusione potrebbe aumentare.
A volte le idee migliori si scovano nelle piccole realtà, quelle che nemmeno conoscevi. In fase di ricerca mi sono imbattuto in una notizia molto interessante riguardante la Cooperativa Radio Taxi Genova, che ha introdotto lo scorso 15 novembre 2014 la prenotazione del taxi via WhatsApp.
Come funziona? La centrale Radio Taxi Genova riceverà la richiesta da parte dell’utente tramite un messaggio Whatsapp al numero dedicato (+39) 392 5966 123. Il taxi più vicino prenderà in carico la richiesta e non azionerà il tassametro al momento della partenza ma solo quando giungerà al punto richiesto dall’utente.
Che dire? Complimenti a chi ha avuto questa brillante idea, che ha avuto subito un riscontro molto elevato. Come ha dichiarato a Repubblica Stefano Benassi, presidente della Cooperativa«risultano mille le chiamate attraverso WhatsApp nel mese di dicembre, il primo in cui il servizio è entrato a regime».
Insomma, ha sicuramente dei limiti, soprattutto strutturali, ma pensare di ignorare WhatsApp da un punto di vista del marketing può anche rivelarsi un rischioso boomerang.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Ambrosinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Ambrosino2015-02-06 10:00:122015-02-06 10:00:12Statistiche, casi e consigli per progettare una strategia vincente di WhatsApp Marketing
Instagram ha appena introdotto il loop automatico nei filmati in timeline, Twitter i video nativi da 30 secondi. Facebook “fa la guerra” a YouTube concentrando i suoi sforzi per trasformarsi in una piattaforma adatta anche alla visione e condivisione di video, mentre il servizio di Google continua a macinare milioni di views al giorno. Come avrete capito, il video marketing è una delle leve più importanti nelle strategie di business e di comunicazione promosse dai principali social network, così come dalle media company.
Online ed offline, in rete così come in televisione, i marketer investono capitali elevati in campagne video. I motivi sono svariati: il livello di coinvolgimento maggiore dei video rispetto ad altri linguaggi, l’elevata velocità con la quale il cervello processa informazioni in forma audiovisiva, una maggiore potenzialità nella differenziazione e nella possibilità di esprimersi creativamente.
Ma qual è la storia del videomarketing? Ce la mostra questa infografica di Conductor, a partire dal primo spot trasmesso in tv fino ai fenomeni virali e alle YouTube star di oggi.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2015-02-05 18:28:572015-02-05 18:28:57Video Marketing: com'è cambiato dagli anni '40 ad oggi [INFOGRAFICA]
Pmi innovative: piccole medie imprese che innovano ed avranno diritto alle agevolazioni previste per le startup.
Il successo dei regimi agevolativi per le startup, è stato fin da subito concepito non solo come un sistema di agevolazioni per favorire l’imprenditoria giovanile in settori altamente tecnologici ed innovativi, quindi più rischiosi dal punto di vista dell’investimento, ma anche come “esperimento” per un nuovo tipo di pmi innovative.
L’idea di traslare (quasi tutte) le agevolazioni previste per le imprese innovative in fase di costituzione o nate da meno di 4 anni, e con fatturati inferiori al milione di euro, alle cosiddette piccole medie imprese italiane, è stata presenta nel Decreto Legge “Investment Compact” del 24 gennaio.
Per definizione le PMI hanno meno di 250 dipendenti e fatturato annuo inferiore a 50 milioni/attivo dello stato patrimoniale inferiore a 43 milioni. Se prima non potevano accedere al regime agevolato del decreto crescita 2.0 del 2012, una volta approvato e promulgato l’Investment Compact, sarà loro consentito usufruire praticamente delle stesse agevolazioni delle start up innovative.
Agevolazioni a fronte di requisiti ben specifici (almeno due su tre):
– Spese in ricerca e sviluppo pari al 3% del maggiore importo tra costo del lavoro e valore totale della produzione (da cui vanno escluse le spese per immobili). Tra le spese in ricerca e sviluppo possono rientrare anche quelle per lo sviluppo precompetitivo e competitivo, quelle relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni, le spese legali per la registrazione di proprietà intellettuale;
– Almeno un quinto dei dipendenti o collaboratori deve essere altamente qualificato, dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori con 3 anni di esperienza; oppure formato per almeno un terzo da personale in possesso di laurea magistrale;
– Depositaria o licenziataria di privativa industriale, oppure titolare di software registrato.
Considerando l’importanza degli investimenti in attività fortemente innovative, che spesso si dimostrano essere capital intensive, la prima agevolazione fiscali interessa chi investe nel capitale delle pmi. Per le persone fisiche fino a 500mila euro si parla del 19% di sgravio, per le persone giuridiche il 20% con un limite di 1,8 milioni.
La possibilità di remunera il proprio personale e/o i propri fornitori attraverso stock option e grazie al modello di work for equity, sarà applicabile anche alle piccole medie imprese.
Non meno importante, sempre in tema di raccolta di capitale, anche le pmi innovative potranno accedere ai portali online di equity crowdfunding, per finanziare i propri progetti di espansione.
Non verranno invece applicate le norme in tema di diritto del lavoro e fallimentare.
Un’iniziativa ancora più importante per avvicinare al mondo dell’innovazione, promuovendone l’investimento diretto e la ricerca di capitali attraverso mercati regolamentati.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Diana Piemari Ceredahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDiana Piemari Cereda2015-02-05 17:30:262015-02-05 17:30:26Agevolazioni per startup, nascono le PMI innovative
I tasti Call To Action, non sono proprio una novità, dato che la prima comunicazione ufficiale di rilascio di questa feature, risale a quasi un anno fa.
Ci sembra però utile riepilogare a cosa servono e quanto possono aiutare le nostre attività commerciali su Facebook. Vi è già capitato di vedere questa icona?
È Acquista ora una delle sette funzioni CTA.
Le altre sono:
Prenota ora
Scopri di più
Usa app
Gioca
Iscriviti
Guarda video
A cosa servono lo si intuisce già dal nome: permettono all’utente di decidere come indirizzare il traffico generato dai propri utenti.
Chi avrà un negozio online, sceglierà di convertire i click in prodotti da vedere; chi vuole promuovere il proprio video, per far crescere le visualizzazioni, trasformerà il click in un collegamento a Youtube; chi vuole aumentare i contatti della propria mailing list, userà Registrati per portare i nuovi iscritti direttamente a un form d’iscrizione.
Riassumendo: i pulsanti CTA si attivano collegando un link a quella che si ritiene la più adatta tra le 7 funzioni e hanno il compito di portare l’utente fuori da Facebook, sul sito/app/video/gioco che è l’obiettivo della nostra attività.
La possibilità di arrivare al potenziale cliente direttamente da Facebook, è stata la leva per introdurre questo servizio, come spiega Laurie Cutts, Direttore Marketing di Nanigans:
Stiamo constatando che gli inserzionisti di Facebook che desiderano generare una risposta diretta stanno sfruttando sempre più le inserzioni da post della Pagina nella sezione Notizie, il luogo in cui la gente passa la maggior parte del tempo quando è su Facebook.
Ma le 7 Call To Action funzionano veramente?
l negozio online Dollar Shave Club ha testato il servizio per tre settimane sulla sua fan page, scegliendo il bottone Iscriviti, e ha dichiarato di aver aumentato di 2,5 volte i dati di potenziali clienti interessati.
E anche gli studi condotti da AdRoll , provider per la gestione di campagne di remarketing, testimoniano che usare i tasti CTA negli annunci genera un acquisizione di utenti del 2,85% superiore.
È interessante poi notare come, mentre il tasto più scelto dagli inserzionisti è Acquista ora (con il 74%), quello che rende di più in termini di click è Scopri di più.
Del resto, l’utente medio è più incline a cliccare qualcosa che sa, per certo, che non lo porterà ad acquistare un prodotto.
E sta proprio qui, a nostro avviso, il rischio di queste inserzioni: che vengano cioè percepite dall’utente come le tantissime pubblicità che invadono internet e che ormai, moltissimi utenti neppure vedono più.
Come al solito, la procedura migliore per raggiungere il nostro goal – perché si sta su Facebook anche per fare business – è sempre la stessa: mai partire dall’oggetto da vendere; sempre partire dalla storia che c’è dietro al prodotto o alla società e dalle emozioni che il prodotto può suscitare nel potenziale cliente.
Traducendo: se si apre un’attività di vendita su Facebook e si pensa di arricchirsi di più con il solo utilizzo del bottone CTA, non sposteremo di molto le nostre vendite.
Come sempre, gli strumenti non risolvono, ma possono aiutare!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKino2015-02-05 16:30:502015-02-05 16:30:50I pulsanti call to action di Facebook portano risultati?
Hai presente la valigetta che John Travolta e Samuel L. Jackson devono recuperare per conto del boss Marsellus Wallace in quel capolavoro di Pulp Fiction? Ti ricordi che non si vede mai cosa contiene, ma solo che emette una forte luce dorata? Perfetto, quello in gergo tecnico si chiama MacGuffin, un termine inventato dal maestro Alfred Hitchcock per indicare “il mezzo attraverso il quale si fornisce dinamicità a una trama” (Fonte: Wikipedia).
Beh, a quanto pare il MacGuffin non si utilizza solo al cinema, ma anche nel mercato delle app. È quello che ha fatto WhatsApp con l’ultimo aggiornamento, reso disponibile poche ore fa, introducendo tre nuove funzionalità:
Supporto per la Tastiera Dinamica, con la dimensione del font variabile;
Aggiunta del pulsante “Camera” nelle chat in modo da accedere più velocemente al rullino;
Non indicata nei dettagli dell’aggiornamento, però, c’è anche una terza funzione: l’apparizione della cornetta del telefono in alto nella schermata delle chat.
Ed eccolo qui il MacGuffin, l’inganno, il trucchetto.
Ma facciamo un passo indietro per mettere un attimino i puntini sulle “i”.
Rumors
Il 19 dicembre scorso il sito olandese androidworld.nl ha pubblicato un articolo contenete screenshot del nuovo layout dell’app per dispositivi android, evidenziando la presenza della funzione per le chiamate vocali.
Come puoi immaginare, la notizia ha fatto il giro del mondo, scatenando la curiosità degli utenti (700 milioni) e discussioni sul web. Purtroppo, dai vertici dell’azienda non sono arrivate conferme.
Oggi
E questo ci conduce ad oggi, con l’introduzione della cornetta telefonica nelle chat. Cliccando sull’icona della cornetta del telefono si avvia la chiamata, ma tramite la tradizionale funzione del telefono, non via WhatsApp e certamente non in modalità VoIP.
La domanda sorge spontanea: a cosa diavolo serve questa funzione?
Chi utilizza WhatsApp lo fa per inviare messaggi, e se deve contattare telefonicamente qualcuno lo fa senza passare dall’app. Beh, potrebbe venirti voglia di chiamarlo mentre stai scambiando messaggi con lui, quindi il pulsante assumerebbe un semplice ruolo da scorciatoia. E questa la chiami rivoluzione?
C’è un’ultima spiegazione, molto plausibile: è tutta una strategia di marketing.WhatsApp sta pensando seriamente di introdurre la chiamata vocale via VoIP e sta testando gli utenti per misurarne gli umori.
In questo caso, i vertici dell’app di IM devono sbrigarsi, perché ormai hanno superato il punto di non ritorno e se non lanciano definitamente la funzione della chiamata vocale rischiano di generare malcontento.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Ambrosinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Ambrosino2015-02-05 14:57:182015-02-05 14:57:18WhatsApp introduce il tasto per chiamare
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