Sharing economy e successo: il segreto è ridurre gli ostacoli

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Uber, Spotify, Netflix, Airbnb: anche se ormai ci siamo abituati alla definizione di sharing economy, un’intera schiera di aziende può essere descritta meglio attraverso una particolare caratteristica. E cioè: la rimozione di complessità, incertezza e fatica per i clienti.

Make it easy

democrazia sul web

 


Le aziende che producono nuovi prodotti sono spesso le più celebrate, ma quelle che rendono ai clienti le cose più facili sono solitamente le stesse che riscuotono più successo. Questo il punto di un recente articolo firmato da Tom Goodwin, Vicepresidente Senior di Innovazione e Strategia per Havas, e pubblicato su Digiday.

LEGGI ANCHE: Come la sharing economy può salvarci dalla crisi economica

L’era dell’accesso

Female finger presses the button on the glowing panel elevator

Già nel 2000 lo studioso statunitense Jeremy Rifkin, con il suo The Age of Access, aveva profetizzato il passaggio da un’economia contrassegnata dal possesso ad una centrata sull’accesso, con la trasformazione di tutti i beni in servizi e la transizione da un sistema di mercato ad uno di rete.

Gli ingredienti fondamentali di questo passaggio sono dei siti web che offrono una navigazione protetta, una grafica piacevole, un impiego elementare e che, nel caso più tipico, sono mobile first. Hanno applicazioni che garantiscono accessi senza interruzioni, tenendo i nostri dati personali al sicuro ma allo stesso tempo disponendone per le loro funzionalità.

Missione: ridurre

SOCIAL MEDIA

L’SVP di Havas si è spinto oltre, estendendo il discorso anche al mondo della réclame:

Mi piacerebbe vedere una generazione di menti brillanti del settore pubblicitario che sappia puntare sulla riduzione piuttosto che sull’addizione di novità. Il che nell’attuale situazione del marketing è difficile da pensare: come industria, la pubblicità deve quasi per natura fare di più. […] Così, mentre lo scenario mediatico diventa sempre più complesso e frammentato, inventiamo nuove iniziative, chiediamo ai nostri clienti di fare di più: è tutta questione di aggiungere. […] Urge una svolta radicale.

Nessuno sforzo

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L’attuale contesto di consumo è in evoluzione. Abbiamo delegato competenze proprie della nostra mente agli smartphone, non riusciamo a ricordare i numeri di telefono o i compleanni perché la nostra soglia d’attenzione è continuamente bersagliata da messaggi di qualsiasi tipo: per questo avrebbe senso ragionare in termini di riduzione. Soprattutto se è vero, come conclude Goodwin nel suo pezzo, che “la prossima generazione sarà sempre meno disposta a sforzarsi“.

Il test segreto con cui Google seleziona programmatori talentuosi

Dall’annuncio di lavoro che l’agenzia di advertising tedesca Jung von Matt ha nascosto in un sito quotidianamente utilizzato da migliaia di designer alle Career Instructions in pieno stile IKEA che la stessa azienda svedese ha inserito all’interno di ogni scatola, spesso aziende grandi e piccole hanno saputo stupirci con strategie di recruiting particolarmente creative.

Mai però avreste pensato che una ricerca su Google, magari nata dalla frustrazione nel non riuscire a risolvere un grattacapo sul lavoro, potesse portarvi a lavorare nella sede del colosso del web: così è successo a Max Rosett, che in un suo post pubblicato su The Hustle ha raccontato come si è guadagnato una scrivania a Mountain View googlando informazioni relative al linguaggio di programmazione Python (… sì, il nome è proprio in onore dei Monty Python, alla cui serie televisiva era molto appassionato l’inventore), che ad oggi rappresenta una delle tecnologie principali del core business di Google.

«But then something unusual happened. The search results split and folded back to reveal a box that said “You’re speaking our language. Up for a challenge?”»

Dopo qualche momento di esitazione Max ha accettato la sfida – al contrario di chi, tra i commenti al suo articolo, sfoga la sua frustrazione per aver chiuso la finestra pensando ad uno scherzo – e, dopo aver cliccato su “”I want to play”, ha visto aprirsi sul suo schermo la finestra di foo.bar, un test ormai non più così segreto che uno studente italiano attualmente impegnato al Cern di Ginevra ha provato a sviscerare condividendo anche qualche soluzione:

“Google foo.bar currently consists of 30 problems articulated in eight levels, (…). One of these problems asks to calculate the number of integer points within a triangle (…) another problem asks how much water gets trapped in a given landscape, represented by an array of integers (…). Choosing the right algorithm and implementing it correctly were usually enough to advance to the next level.”

Dopo aver risolto sei livelli del test (due in meno degli 8 attuali) entro il tempo limite di 48 ore, Max ha potuto inserire i proprio dati personali e, pochi giorni dopo, ha ricevuto dall’ufficio del personale di Google l’invito ad inviare il proprio CV. Da lì all’assunzione sono passati tre mesi e, come conferma anche il suo profilo Linkedin, da Agosto 2015 Max è un dipendente di Google.

A quanto pare Google utilizza questa tecnica ormai da tempo su termini di ricerca legati a linguaggi di programmazione quali Python e Java. I primi post nei forum di discussione risalgono allo scorso Novembre, quando c’era chi credeva che potesse trattarsi di un’attività promozionale legata a The Imitation Game, il film sul padre dei computer.

Le risposte pervenute ad alcune testate che chiedevano a Google commenti in merito non potevano che essere altrettanto enigmatiche. Mentre alcuni ha dovuto risolvere una stringa di codice che generava come output l’acronimo di “Good Luck, Have Fun!”, altri hanno dovuto interpretare un messaggio in codice con il sistema numerico esadecimale:

u0050u0075u007au007au006cu0065u0073u0020u0061u0072u0065u0020u0066u0075u006eu002eu0020u0053u0065u0061u0072u0063u0068u0020u006fu006eu002e

Traduzione? “Puzzles are fun. Search on”.

Non stupisce che le aziende, in possesso di un numero sempre maggiore di informazioni sui propri utenti, sfruttino i dati a loro disposizione non solo per migliorare l’esperienza del cliente ma anche per individuare talenti e selezionare quelli più affini alle strategie di business. Ad esempio pare che Goodreads, social network dedicato ai libri, selezioni i propri dipendenti basandosi anche sui libri che gli utenti aggiungono alla propria libreria.

Back to school, gelatina e germi: i migliori annunci stampa della settimana

Riprendiamo dopo le le vacanze estive con la nuova fantasmagorica rubrica dei migliori annunci stampa della settimana! Are you ready? Go!

VEBU: Cake/Gummi

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2 annunci stampa contro l’uso della gelatina animale in dolci e dolciumi. Orsetto/maiale gommoso: top!

Advertising Agency: Jung von Matt/ Spree, Germany
Account Executive: Daniel Adolph
Executive Creative Director: Till Eckel
Creative Directors: Javier Suarez, Philip Bolland
Copywriter: Patrik Lenhart
Art Directors: Philip Migeod, Dustin Przibilla
Illustrator: Frank Neidhardt
Account team: Tatjana Zittlau

McDonald’s: Back to School

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È ora di tornare a scuola e McDonald’s ce lo ricorda a modo suo.

Advertising Agency: Moroch, Dallas, USA
Executive Creative Director: Kevin Sutton
Creative Directors / Art Directors: David Soames, Dustin Taylor
Photographer: Mark Ross
Producer: Kyle Spaulding
Project Manager: Emma Ramos
Social Media Content Specialist: Katie Bevan

Liquidspace: Big ideas

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Le grandi idee hanno bisogno di un posto per incontrarsi! Liquidspace offre spazio di coworking per i futuri Steve Jobs.

Advertising Agency: Pacific Agency, San Diego, USA
Creative Director / Copywriter: George Stein
Art Director / Illustrator: Nico Cortinove

American EHR Health Alerts: Germs

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I germi si annidano dappertutto e possono essere molto pericolosi. Ridurre il rischio di contagio si può grazie all’app di American Ehr che notifica le epidemie in corso e fornisce ottimi consigli per rimanere in salute.

Advertising Agency: Hot Tomali Communications, Vancouver, Canada
Creative Director/ Art Director / Copywriter: Thomas Stringham
Art Director: Davinder Deo
Account manager: Kate Alvarenga
Production Company: White Monkey Design
Producer: Samantha Harris
Photographer: Matthew Chen
Retoucher: Steve Pinter
Production Designer: Alice Openysheva

Sante Dental: Smile

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Less is more. Ottima presentazione per questo istituto dentale.

Advertising Agency: Extreme Group, Halifax, Canada
Creative Director: Shawn King
Art Director: Jeff Simpson
Copywriter: Jeff Middleton

LEGGI ANCHE: Messi, Madonna e Marylin: i migliori annunci stampa della settimana

IFA 2015: ecco le innovazioni proposte da Lenovo, Huawei e Acer

Continua senza sosta IFA 2015, la più importante fiera europea di elettronica.

E dopo il primo articolo dedicato ad alcune tra le più interessanti novità proposte da Sony, Asus e Samsung, in questo pezzo esploriamo le soluzioni degli altri giganti dell’high tech Lenovo, Acer e Huawei. Enjoy!

Le soluzioni di Lenovo per i Gamer

Già al momento della presentazione, la casa cinese aveva annunciato un aggiornamento della serie Y (Ideacentre Y700 e Y900, Ideapad Y700). In primis nel processore Intel, ma anche nelle prestazioni e funzionalità, che li rendono molto adatti ai Gamer. Così come i gadget – mouse di precisione, tappetini, tastiere retroilluminate e cuffie con audio surround: perfetti per momenti gioco indimenticabili!

LEGGI ANCHEGiochi da prendere sul serio: il libro che spiega come applicare la Gamification al business e alle aziende [RECENSIONE]

Huawei Watch: smart watch dallo stile globale

Campagna di lancio curata da Mario Testino e Italia tra i primi paesi (mercati) dove sarà possibile acquistare il prodotto. Sono questi alcuni dettagli dei nuovi smart watch firmati Huawei: sistema operativo Android Wear e display Amoled touch-sensitive circolare di 1,4 pollici, rivestiti da un vetro zaffiro antigraffio.

Completano il quadro alcune funzioni interessanti per rendere la vita più semplice, come la ricezione delle notifiche in tempo reale, la possibilità di scaricare la musica anche in modalità offline (Spotify docet!) e il monitoraggio del battito cardiaco.

PC versione Lego per Acer

Già il nome – Revo Build – “la dice lunga”. Si tratta di un nuovo prodotto messo a punto dall’asiatica Acer: un mini PC Windows 10 modulare. Per modificare e/o espandere le caratteristiche, basta impilare (attraverso allineamento magnetico) i diversi moduli, partendo da una base (Revo Build M1-601)!

10+ cose che abbiamo imparato allo Sziget Festival (perché no, non abbiamo solo ballato)

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Questa estate siamo stati ospiti dello Sziget Festival, uno dei festival musicali più attesi che si tiene ogni anno a Budapest.

Invece di farvi il solito report, abbiamo deciso di far parlare le immagini; cercando anche di dare ad esse un senso che ci motivi nella vita di tutti i giorni e ci dia anche qualche dritta di marketing (per chi aspiri a lavorare nel music business e non solo).

Ecco 13 lezioni che abbiamo imparato allo Sziget!

1. Un ragazzo di 19 anni ha suonato davanti a 60 mila persone… perché voi non dovreste credere in voi stessi?

2. Investimenti, anni e lavoro duro creano cose incredibili

 

It was an awesome week together! #sziget2015 #sziget #szigetfestival #szigetfesztival #together #islandoffreedom #mik Una foto pubblicata da Sziget Fesztivál (@szigetofficial) in data:

3. La magia della musica è senza età

4.Before I die: non abbiamo l’eternità per far avverare i nostri sogni

Before i die i want to…. #sziget #szigetfestival #sziget2015 #memory #future #summer #iwanttogoback #beforeidie #festivalseason Una foto pubblicata da Bori Tóth (@borcsatoth) in data:

5. Tutti i musicisti erano super preparati e nel groove: meno chiacchiere e più impegno

6. Le persone vogliono emozionarsi

Una foto pubblicata da Gizem Yırtlazlı (@gizemyirtlazli) in data:

7. Raccontare una storia è la base di ogni relazione (quindi anche del marketing)

8. Si possono creare eventi dove non c’è nessuno che litiga

Festival People ? #szigetturkiye #sziget #sziget2015 #festival #budapeste #budapest #szigetofficial Una foto pubblicata da Nilay Senol (@lifeofnill) in data:

9. Sfidare le proprie paure

10. Abbiate stile: non costa milioni

#Eloiyoussef #kensington #Sziget #mencrush ??Good night #gooiemterug Una foto pubblicata da Lois (@loisswart) in data:

11. Mettete l’amore al centro dei vostri contenuti

12. Una grossa partecipazione di bellezza aiuta molto il vostro business e l’umore dei clienti

13. I difetti rendono simpatici e umani

Gente da Sziget.

Una foto pubblicata da pietro (@pitpan11) in data:

  Un saluto e al prossimo anno; vi consigliamo di andare 😉  

Per non dimenticare #ninjamarketing #sziget2015 Una foto pubblicata da Romeo Delle Ferite (@romeodelleferite) in data:

Twitter sceglie le donne per rilanciarsi

Twitter sceglie le donne per rilanciarsi

Da Twitter aumentano i dipendenti di sesso femminile. L’azienda punta a raggiungere quota 35% nel 2016. Ma questo è solo il primo di alcuni grandi cambiamenti in programma.

In crisi nera in Borsa, per crescita degli utenti registrati e per reale attività degli account, il social network cinguettante cerca di affrontare con alcuni cambi di rotta il possibile disastro. A cominciare dall’azienda e dai dipendenti.

Come moltissime società tech in Silicon Valley, Twitter lo scorso anno ha pubblicato i numeri sulle diverse provenienze e culture dei suoi dipendenti. Quello che ne è emerso è stato un quadro in cui il 70% dei dipendenti erano uomini, e il 72% dei manager erano bianchi.

E questo, in un contesto in cui l’attenzione alla parità arriva fino all’inserimento di manine in tutti le varianti di melanina possibili su Whatsapp, non può non essere letto come un approccio sessista e razzista al business.

Twitter vuole cambiare e riparte dalle risorse umane

Twitter sceglie le donne per rilanciarsi

Numeri imbarazzanti, certo. E Twitter è naturalmente d’accordo: in un post pubblicato di recente, la società si è impegnata a diversificare la forza lavoro impiegata negli Stati Uniti nel corso del 2016.

Il primo passo sarà quello di riequilibrare la proporzione tra uomini e donne dipendenti, puntando al 35% di cui si diceva all’inizio. E soprattutto aumentando il numero di donne in ruoli legati nello specifico alla tecnologia, fino al 16% (dal 10%).

Anche i manager al femminile dovranno aumentare, almeno fino al 25% rispetto all’attuale 21.

Di certo siamo ancora lontani dal 50% e 50%, ma questo almeno sembra essere l’inizio di un vero cambio di rotta.

LEGGI ANCHE: Resto al Sud e Ninja Academy cercano talenti per cambiare il Mezzogiorno

Twitter ha promesso, inoltre, di aumentare il numero di minoranze impiegate, con l’obiettivo di raggiungere l’11% complessivo (rispetto al 7% dell’anno scorso).

Anche in questo caso, il progresso richiede tempo.

L’azienda deve rappresentare la società?

Twitter sceglie le donne per rilanciarsi

Sebbene gli States stiano rapidamente cambiando, gli ultimi dati del governo parlano ancora di una popolazione costituita prevalentemente da bianchi, in cui gli Ispanici costituiscono il 16%, gli Afro-americani il 13%, gli asiatici il 6% e gli altri gruppi etnici e razziali combinati insieme rappresentano appena il 2%.

Ma gli Stati Uniti del 2060 saranno molto diversi, almeno secondo le ultime proiezioni del Census Bureau: per allora le minoranze rappresenteranno il 57% della popolazione.

Twitter si pone ora la volontà di voler finalmente rappresentare come azienda la stessa varietà di persone che usano il servizio di social network. Per questo la valorizzazione della diversità non sembra solo una strategia di relazioni pubbliche: questi cambiamenti sono necessari se la società vuole ricominciare a crescere.

IFA 2015: le prime novità da Sony, Asus e Samsung

IFA 2015, la più importante fiera europea di elettronica ha aperto i battenti, con tante novità dalle principali marche e aziende. In questo primo articolo dedicato al tema, scopriamo i lanci di Sony, Asus e Samsung!

Sony: Xperia Z5, Z5 Compact e Z5 Premium

La casa giapponese è la prima a proporre uno smartphone con display 4K. Ecco tre video di presentazione dei modelli!

Asus

Novità “di tutte le dimensioni” in casa Asus.

La vocazione dell’azienda è coniugare prestazioni e lato estetico, con rigorosa attenzione per la qualità delle soluzioni proposte”

Citiamo un paio di novità molto interessanti:

  • Asus VivoStick PC: dalle dimensioni di una penna USB (137.9 x 34 x 14.9 millimetri) e basato su Windows 10. Può essere controllato via smartphone e, con connettività WiFi e bluetooth, è interessante per lo streaming e condivisione dei contenuti. 
  • Zen AiO S: PC all-in-one in due versioni – 21.5 e 23.8 pollici con pannello IPS 4K (3840×2160 pixel) – e un comparto audio molto performante.

Samsung: nuovi prodotti connessi a servizi Internet of Tthings

Attraverso la propria divisione SmartThings, Samsung ha presentato al mondo una serie di nuovi dispositivi connessi a servizi Internet of Things:

  • Samsung SmartThings Hub: una videocamera di videosorveglianza con processore potente che consente il monitoraggio video e una batteria di riserva che dura fino a 10 ore in caso di black-out.
  • Smart Home Monitor: fornisce un accesso unificato e il controllo di intrusioni, fumo e incendio, perdite e inondazioni e altri problemi domestici comuni. Invia notifiche e video clip in real time da diverse telecamere attraverso l’app dedicata.
  • SleepSense: nuovo dispositivo personale legato al mondo del wellness che favorisce il benessere delle persone. La qualità del sonno è migliorata attraverso un monitoraggio delle ore trascorse a letto.

E non finisce qui…

Queste sono solo alcune (pochissime) novità tra quelle che vengono e verranno mostrate all’IFA 2015 di Berlino. Seguite la sezione Digital e quella Mobile, per aggiornamenti e approfondimenti sulle altre case (Lenovo, Acer, Huawei, etc.) e sul mondo dell’innovazione internazionale!

Perché è importante avere una buona strategia sui social media? Parola a Luca La Mesa [INTERVISTA]

Quanto è importante una buona strategia sui social network? [INTERVISTA]

C’è qualcuno che crede ancora che ideare una strategia sui social network sia una perdita di tempo o che, peggio ancora, la gestione dei social possa essere affidata allo stagista di turno.

Per capire meglio questo mondo, abbiamo chiesto dei consigli a Luca La Mesa, docente del Master in Web Marketing e Social Media Communication della Ninja Academy.

Se sei in grado di controllare fuoco, acqua, aria e terra dei Social Media, vuol dire che puoi insegnarci a domare l’algoritmo, portata e clic?

Wow! Grazie per l’introduzione sin troppo generosa. Come spesso accade mi vien da dire che ci sono una notizia positiva ed una negativa. La notizia positiva è che esistono strategie concrete in grado di generare importanti risultati e ritorni sull’investimento estremamente positivi (le vedremo durante il corso). La notizia negativa è che rispetto al passato i social media hanno cambiato profondamente le regole del gioco, in quanto sono sempre in continua e rapida evoluzione.

Ciò che impariamo oggi potrebbe non essere necessariamente la formula magica anche per i prossimi mesi o anni.
Anche in ambito accademico si sta riscontrando lo stesso problema, perché il tempo che ci vuole per scrivere un libro su questi temi rischia di renderlo di per sé non più aggiornato al momento della stampa.

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Questa è la vera intuizione che avevo avuto anni fa quando lavoravo in Unilever ed ebbi modo di vedere come le grandi agenzie affrontavano le tematiche social. Spesso è capitato che non riuscissero a rimanere seriamente aggiornate e c’era dunque l’opportunità di andarsi a specializzare su questo nuovo modo di comunicare.

Capii subito che la chiave vincente sarebbe stata dedicare ogni giorno un paio d’ore allo studio delle novità dei vari social e l’analisi dei casi successo nei vari paesi e mercati.

Solo con lo studio ed un approccio di aggiornamento continuo è possibile “controllare”, se così vogliamo dire, fuoco, acqua, aria e terra ma soprattutto ottimizzare i budget di comunicazione andando a generare un incremento considerevole dei vari KPI (Key Performance Indicator) concordati con il cliente.

Come faccio a sapere che la mia strategia su Facebook funziona?

Cercando di avere ben chiaro, sin da subito, quali sono le metriche che vogliano tenere monitorate e vedendo come rispondono alle nostre strategie. Spesso capita che si gestiscono i social “alla giornata” perdendo la visione di insieme e l’opportunità di comprendere che risultati stiamo ottenendo.

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Per fortuna i dati a disposizione forniti dai social sono veramente tanti e l’importante è avere delle buone doti analitiche per comprenderli al meglio, trarre conclusioni oltre che a continue azioni correttive.

Parliamo di Facebook Advertising: a cosa mi può servire il remarketing?

Il remarketing può essere molto utile poiché ci permette di intercettate utenti che hanno già manifestato interesse verso di noi e che sono, quindi, potenzialmente più propensi a compiere determinate azioni o diventare clienti.

Conoscendo, dunque, che un utente ha visitato una particolare pagina del nostro sito possiamo creare per lui una promozione su misura per convincerlo a tornare sul sito e magari concludere l’acquisto.

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Come tutti gli aspetti, legati al software, la differenza la fa sempre come vengono utilizzati. Fatevi guidare dunque sempre da un mix di buon senso e astuzia, mettendovi nei panni di chi vedrà la promozione.

Se avere un reminder del fatto che sta per terminare una promozione o un’asta alla quale sto partecipando può essere un’info per me molto utile, potrebbe non esserlo altrettanto il banner del sito di viaggi che mi tampina per farmi prenotare un particolare hotel anche dopo che le mie ferie siano abbondantemente terminate!

E Twitter? Qual è il modo migliore per acquisire follower, clic e conversioni?

Qualunque sia l’obiettivo che vogliamo raggiungere (follower, click o conversioni) ciò che dobbiamo sempre chiederci è “perché l’utente dovrebbe farlo?”. Perché dovrebbe diventare nostro follower, cliccare sui nostri contenuti o iscriversi a quale nostra newsletter? Questa domanda dovrebbe sempre essere alla base di ogni strategia, perché solo mettendo l’utente al centro riusciremo a trovare il posizionamento vincente che ci permetterà di ottenere ottimi risultati.

Tecnicamente i social stanno diventando sempre più dei “paid media”, cioè dei canali di comunicazione che esprimono il loro vero potenziale quando attiviamo la parte a pagamento.

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Se però attiviamo la campagna senza esserci chiesti quale sia il vantaggio che vogliamo comunicare o il problema che siamo in grado di risolvere i nostri risultati, nel medio periodo, saranno decisamente scarsi e non avremmo nessuno con cui prendercela se non noi stessi.

L’esempio classico che ho visto più volte è quello di Brand che lanciano dei concorsi molto allettanti (vinci un viaggio, vinci un computer ecc..), senza però che ci sia un reale legame con ciò che loro hanno da offrire nel quotidiano.
È come portare migliaia di fan ad una catena di parrucchieri senza considerare che questi utenti sono calvi!

Hai ideato strategie di successo per giocatori della Nazionale Italiana e non solo, che cosa trasmetterai della tua esperienza ai Guerrieri Ninja?

In questi anni ho avuto la fortuna di lavorare in diversi ambiti (Sport, Politica, Televisione, Brand ecc..) ed è stato molto importante per la mia crescita provare a comprendere come le diverse strategie funzionano più o meno bene nei diversi mercati.

Bisogna affinare la capacità di comprendere cosa funziona maggiormente e come poter adattare queste strategie a nuovi scenari.
Ad esempio la campagna più virale su Twitter in Italia ad Ottobre 2014 è stata la campagna #ConLeAzzurre, che ho ideato per Francesca Piccinini e la Nazionale Italiana di Pallavolo durante la Women’s World Championship, ve ne abbiamo parlato qui.

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Quello che a posteriori si è dimostrato essere un buon caso di successo, in realtà, è stato il risultato di un lavoro partito molto prima con un altro esperimento di Social Media & Sport durante i Mondiali di calcio in Brasile. Proposi alla GEA (che ringrazio!) una campagna per incoraggiare la Nazionale tramite il profilo social dell’attaccante azzurro Ciro Immobile.

Purtroppo i risultati sul campo (l’Italia non ha superato il girone) e qualche altro problema operativo legato alla difficoltà di gestire da remoto un’attività che si svolgeva in Brasile, non ha permesso alla strategia di superare quella soglia iniziale di viralità, oltre la quale poi avrebbe camminato con le sue gambe.

Durante il corso impareremo dunque come, a prescindere dall’idea voi possiate avere ed ideare, l’aspetto più importante sia sempre più spesso una seria organizzazione prima del lancio della campagna e la capacità di prendere rapide decisioni e azioni correttive durante la crescita della stessa.

Studieremo molti casi pratici oltre a consigli operativi, su come ideare ed ottimizzare campagne in grado di performare meglio rispetto ai media tradizionali.

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Sei un vero Digitalist? Ecco il magazine per te, targato SAP

SAP ha di recente lanciato Digitalist Magazine, una pubblicazione online rivolta agli esecutivi C-level che in ogni numero affronterà topic riguardanti le nuove sfide del business nell’economia digitale.

Leggi anche: No fear! Ovvero, come la Digital Transformation rivoluzionerà il business nel XXI secolo

Il magazine trimestrale offrirà assaggi di tecnologia e strategie di business, e sarà disponibile online e in versione ottimizzata per iPad e tablet Android.

Affrontando gli argomenti con uno sguardo strategico d’impresa, il magazine è stato pensato per aiutare gli executive a comprendere l’economia digitale, ma soprattutto ad applicarla su larga scala nella loro trasformazione d’impresa.

Per misurare l’efficacia della pubblicazione, SAP si servirà di metriche quali il numero di sottoscrittori e il tempo speso ad interagire con il contenuto, come annuncia Advertising Age. Guiderà inoltre gli utenti attraverso le sezioni del sito in cui potranno scaricare contenuti aggiuntivi.

Chi è dunque un Digitalist?

“Abbiamo creato il magazine Digitalist per aiutare gli executive C-level a diventare leader nell’economia digitale.”

ha detto Jeff Woods, Vice Presidente della SAP Global Marketing.

Un Digitalist è quindi chiunque abbia la responsabilità di aiutare la propria impresa a ideare strategie atte a perseguire la trasformazione digitale.

Il magazine “è un’evoluzione della strategia di content-marketing che portiamo avanti da alcuni anni,” ha continuato Woods, “e nasce con l’intento di avere una presenza digitale che sia maggiormente focalizzata  sul punto di vista dei nostri clienti. Quali domande si pongono? Quali sono le evoluzioni digitali che si trovano ad affrontare?”.

“Guardiamo a cosa sta succedendo all’interno delle compagnie – non limitandoci all’operato di trendsetter o companies disruptive,” ha detto Eleana Varon, redattore capo, precedentemente Executive Editor al CIO Magazine, “portiamo esempi di applicazioni pratiche di tecnologie varie, in compagnie di qualsiasi dimensione”.

Dal blog al magazine

Già nel 2012, la società aveva lanciato un blog chiamato SAP Business Innovation, scritto da esecutivi SAP, clienti ed esperti esterni.

Il blog era stato pensato per fornire idee di leadership content su argomenti inerenti la tecnologia quali la mobilità, il cloud, i big data e gli analytics in tempo reale.

Ora, Business Innovation è stato inglobato nel sito Digitalist e il focus è stato ampliato per includere più contenuti adatti alla C-suite.

Come si legge su Brand Channel, gli articoli sono scritti da contributors esterni, inclusi giornalisti di business e tecnologia, così come da alcuni esperti in materia SAP.

“Obiettivo delle storie, così come in gran parte del contenuto di Business Innovation, è fare un passo indietro rispetto ai prodotti e alle tecnologie specifiche, per passare a parlare dei problemi del business nell’utilizzo della tecnologia”, ha Varon.

Il primo numero

La storia di copertina del primo numero, “The Chip in Your Bread”, racconta di come gli executive possano condurre i propri business in un mondo connesso.

Tra gli altri articoli, “How 3D Printing Will Disrupt Manufacturing” che offre uno sguardo ai trend chiave della stampa 3D, dai macchinari industriali ai movimenti manifatturieri, e “Thinkers: Deborah Perry Piscione” in cui l’autrice del libro The Risk Factor spiega come non perdere la grande occasione rappresentata dall’economia digitale.

Ancora, “The Digitalist Agenda” fornisce una raccolta di conferenze ed eventi del settore, e “Microculture: Shoreditch, London” apre una finestra su dove passano il tempo i Digitalist nel mondo.

E’ inoltre presente un’infografica sulla matrice delle opportunità, con assaggi di tendenze tecnologiche quali i veicoli autonomi, i droni e i test genetici, “tecnologie di cui gli executive deve avere conoscenza,” ha detto Woods “anche se non cambieranno il mondo del business nell’immediato”.

Csmon Life, l'app che tutela l'ambiente e la biodiversità

CSMON_LIFE_TUTELA_L’AMBIENTE_E_LA_BIODIVERSITà!CHE_ASPETTI?_03

Sicuramente quest’estate vi sarete trovati a tu per tu con qualche pianta particolarmente interessante, e sopra questa particolarmente interessante pianta vi sarete trovati a sbattere il naso contro qualche insetto strano, una farfalla dal colore inconsueto, o una libellula dal battito veloce.

LEGGI ANCHE: Talkitt, l’app che darà voce alle persone con disturbi del linguaggio

Se vi foste trovati in uno di questi singolari rendez-vous, e se aveste avuto Csmon Life, sareste stati in grado di classificare un esemplare raro e di farlo alla maniera di veri e propri ricercatori. 

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Come? Attraverso l’app realizzata dal progetto CSMON LIFE appunto, cofinanziato dalla Commissione europea nell’ambito del Programma LIFE+. Il progetto si propone di attivare diverse campagne di citizen science, che saranno sviluppate principalmente attorno ad una serie di tematiche ambientali, quali la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici, la conservazione delle specie rare e l’impatto antropico sulla qualità dell’ambiente in cui viviamo.

L’app è in questo modo in grado di fornire la possibilità di monitorare le specie animali e vegetali che rivestono particolare importanza per le tematiche appena citate. Gli utenti dell’app contribuiranno a fornire una serie di dati che verranno raccolti e validati da esperti di settore e confluiranno all’interno dell’NNB (Network Nazionale sulla Biodiversità), un sistema di banche dati promosso dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare.

CSMON_LIFE_TUTELA_L’AMBIENTE_E_LA_BIODIVERSITà!CHE_ASPETTI?_01

In aggiunta verranno anche organizzati dei Bioblitz, ispirandosi ad esperienze di successo avvenute negli Stati Uniti, in cui si chiedeva ai cittadini/utenti di scendere in campo per una mobilitazione collettiva della durata di 1-2 giorni, e svolgere al fianco di ricercatori un’attività intensa di raccolta dati in particolari aree di studio.

Step by step abbiamo deciso di delinearvi qui di seguito, il funzionamento semplice ma molto efficace dell’app.

Registrazione dell’utente

Una semplice registrazione con inserimento nome, cognome, email, anno di nascita e password vi permetterà di diventare i nuovi prossimi utenti/ricercatori di CSMON LIFE.

Scelta campagna

Il secondo step consiste nella scelta di una tra le campagne disponibili di ricerca. Le campagne si suddividono in due grandi gruppi: campagne CSMON-LIFE e campagne OSPITI.

A sua volta i due diversi gruppi hanno al loro interno diverse tematiche di ricerca. La campagna CSMON-LIFE si suddivide così in:

– cambiamenti climatici

– licheni e antropizzazione

– organismi marini

– specie aliene

– specie rare

Le campagne OSPITI invece sono così suddivise:

– Barbie

– Licheni (SLI)

– Mammiferi

– Molluschi terrestri

– Scoiattoli

Invio segnalazione

Una volta scelta la campagna, l’utente potrà procedere nell’invio vero e proprio della segnalazione. Attraverso la barra del menù lateralmente potrete accedere all’area delle segnalazioni, indicare quella prescelta, inserire la descrizione, le coordinate geografiche, la foto dell’esemplare, e cliccare il pulsante di invio.

csmon-life-app

All’interno del menù avrete la possibilità di rivedere tutte le vostre segnalazioni archiviate, le schede delle diverse specie, complete di note descrittive, descrizione morfologica, nota ecologica e contestualizzazione nella problematica ambientale.

Inoltre avrete anche la possibilità di poter condividere le vostre segnalazioni attraverso l’email, facebook e twitter.

CSMON LIFE vanta partner molto importanti quali: il dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Trieste, l’ARP – Agenzia Regionale per i parchi, CIHEAM – Istituto Agronomico mediterraneo di Bari, Comunità Ambiente srl, CTS- Centro Turistico studentesco e giovanile, Divulgando srl, Dipartimento di Biologia Ambientale presso la Sapienza a Roma e ilDipartimento di Biologia – Università di Roma Tor Vergata.

L’app è disponibile sia per dispositivi iOS e Android, e consentono in tal modo a tutti i cittadini di partecipare liberamente a questo progetto di ricerca. 

Per la prossima vacanza scegli anche tu di diventare il nuovo piccolo ricercatore CSMON LIFE!