Vuoi davvero smettere di procrastinare?

Se anche tu fai parte del clan dei procrastinatori, la tua giornata parte con innumerevoli snooze della sveglia, e si conclude con altrettanti innumerevoli rimandi di attività, sappi che esiste una cura, e pian piano si può guarire.

1. Procrastinare non è un crimine

Procrastinare è semplicemente una modalità controproducente di affrontare le famose “to do list”, un’abitudine malsana che influisce negativamente sulla produttività. Non è un crimine perché chi ci rimette di più è il procrastinatore stesso, che lavora e decide sempre troppo a ridosso delle deadline.

La buona notizia è che si può cambiare, da subito, ora, in questo momento, a piccoli step, e soprattutto senza rimandare. Pronti, partenza, via !

2. Partire dal peggio

La scadenza delle consegne si intravede in lontananza, si inizia dalle attività meno piacevoli, più complesse. Mettersi alla prova affrontando le sfide più difficili, in modo semplice e organizzato, come spiegano i prossimi due punti.

3. Suddividire in micro attività

Suddividere un macro lavoro  in micro attività, semplificare le decisioni più complesse, i nodi più difficili da srotolare, senza farsi spaventare dalla montagna, affrontandoli per sotto-attività  in tempi ridotti. 

4. Fissare un obiettivo

La suddivisione è una tecnica per semplificare i processi, mentre Imp Non si tratta di un obiettivo in termini di tempo, capire dove si vuole arrivare, puntare, mirare, fuoco.

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5. Eliminare le distrazioni

Sembra banale ma la concentrazione è l’ingrediente segreto della produttività, e produttività significa singletasking. Fare più cose contemporaneamente è improduttivo e disumano, non distraetevi pensando di essere in grado di svolgere più mansioni contemporaneamente. Il multitasking non esiste.

6. Premiare

Ebbene sì, ad un certo punto, stabilite voi in corrispondenza di quale risultato ottenuto, vi sarete meritati un bravo/a, una pausa o un ovetto Kinder. La premiazione fa parte del lungo cammino verso la disintossicazione da snooze.

7. A volte serve un complice

Si può chiedere aiuto ad un amico, ci si può supportare tra procrastinatori, oppure si può ricorrere ad un servizio online. C’è la app Timeful oppure c’è il buddy con buddyhive.

8. Focus sul risultato

All’inizio è probabile che il passaggio da procrastinatore seriale a procrastinatore in via di guarigione sia duro, per cui non si può pretendere di fare tutto, immediatamente e alla perfezione. Quindi a volte il mantra, a discapito del risultato, sarà la velocità, perché come ci ha consiglia Francesca Romano CEO di Atooma “done is better than perfect”.

9. Perdono, perdono, perdono

Sempre in tema di perfezione, l’ultima mossa è sapersi perdonare. Se da un lato bisogna sapersi gratificare, dall’altro non bisogna pretendere la perfezione da subito. Come ogni malsana abitudine, ci vuole del tempo per smettere.

A che punto è il crowdfunding? Risponde Danae Ringelmann, founder Indiegogo [INTERVISTA]

Indiegogo è una piattaforma di crowdfunding nata nel 2008 per aiutare creativi, innovatori e inventori a raccogliere finanziamenti per realizzare le proprie idee. Danae Ringelmann, founder,  ci racconta le sue idee sul crowdfunding e il dietro le quinte delle campagne di Indiegogo di maggior successo.

Ci sono ancora dei “custodi” che bloccano l’accesso al capitale per le nuove e piccole imprese?

I “custodi” esistono ancora, ma non è più necessario per gli individui o le imprese fare affidamento su di loro per stabilire se debbano ricevere finanziamenti. Invece, queste istituzioni finanziarie tradizionali ora possono beneficiare delle opportunità che Indiegogo offre loro, come ad esempio la convalida sul mercato, che servono per ridurre al minimo i rischi. Oggi queste istituzioni stanno in realtà cercando sulla piattaforma il prossimo progetto su cui investire.

I progetti hardware amano Indiegogo. Quali altre categorie stanno acquisendo sempre più favore del pubblico?

Le tre categorie di campagne su Indiegogo – imprenditoriale, causa e creativa – costituiscono ognuna circa un terzo dei progetti sulla piattaforma. Detto questo, stiamo sicuramente vedendo alcune categorie prendere slancio, come il cinema e l’hardware, che entrambi attirano forti community. Infatti, i fondi raccolti in film su Indiegogo sono cresciuti di quasi il 50% nel corso dell’ultimo anno.

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Puoi condividere alcune storie di fondo dietro il “celebrity round” di maggio?

Mentre continuiamo a innovare, Indiegogo beneficerà di un gruppo diversificato e con esperienza di investitori. Siamo entusiasti perché queste persone sono consiglieri che hanno esperienza come Richard Branson e Megan Smith, quindi saranno grandi coach nell’aiutarci a continuare a cambiare il mondo della finanza. Abbiamo fondato Indiegogo per democratizzare l’accesso al capitale per tutti, e queste persone si uniranno a noi in questa missione.

Commercio, creazione e campagne: che cosa ti eccita più circa gli sviluppi futuri IndieGoGo su mobile?

Vogliamo amplificare il successo di finanziamento dei nostri campaigner e vogliamo fornire collaboratori con un’esperienza che li permette di modellare il mondo che li circonda. Per continuare a mantenere questa promessa, abbiamo appena lanciato la nostra applicazione mobile per iPhone e siamo stati scelti come l’unica piattaforma di crowdfunding per partecipare al lancio di Apple Pay. Sono entusiasta che le persone potranno gestire campagne, condividerle e finanziarle più semplicemente e in movimento.

Come definisci l’innovazione?

Considero l’innovazione come l’intersezione di pensiero non lineare, punti deboli e realizzazione. Non è possibile portare nulla di nuovo a meno che non pensi criticamente fuori dagli schemi su ciò che non funziona nel mondo di oggi e si inventi una soluzione per risolvere il problema. Lo vedo ogni giorno su Indiegogo dove le persone di tutto il mondo riconoscono qualcosa che vogliono cambiare, sviluppano un obiettivo e prendono il controllo finanziando ciò che conta per loro.

Quali progetti su Indiegogo hanno attirato l’attenzione per il loro modo creativo di fare campagna?

La creatività è la chiave delle grandi campagne. Il team che sta dietro Geek Pulse, per esempio, ha raccolto più di 1 milione di dollari per la produzione di DAC ad alta definizione e amplificatori per cuffie. Hanno utilizzato fantastici livelli di coinvolgimento degli utenti nel corso della loro campagna per la creazione di comminity, tra cui la denominazione dei loro sostenitori in ‘Geek Force‘ e la costruzione di un forum online chiamato ‘Geek Temple‘, dove i sostenitori potevano interagire e fornire feedback. Dando agli utenti molti modi per partecipare alla loro campagna, compreso un piano di vantaggi robusto, sono diventati subito una delle campagne più finanziate di IndieGoGo, ricevendo i contributi provenienti da più di 6.300 contributor in tutto il mondo.

Come è possibile attrarre e coinvolgere la community di sostenitori?

I social media sono fondamentali per attrarre contributor – costituiscono uno dei fattori più importanti per sfruttare il proprio seguito. In genere il 25-30% dei soldi di una campagna proviene da una cerchia ristretta e il nostro prodotto integra i social media per rendere la campagna facilmente condivisibile ad amici, familiari e farla girare.

I proprietari delle campagne che trattano i loro finanziatori come i loro compagni di squadra e postano gli aggiornamenti riescono a coinvolgere e scatenare il loro pubblico. Ad esempio, le campagne che inviano almeno tre aggiornamenti raccolgono circa il 239% in più di soldi rispetto a quelle che inviare 2 aggiornamenti o meno. Le persone vogliono essere aggiornate quindi questo è fondamentale per mantenere i finanziatori e potenziali contributori attivi e impegnati.

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Quali sono i segreti di una campagna su Indiegogo di successo?

Mentre chiunque può lanciare una campagna su Indiegogo subito, spesso ci vuole duro lavoro e un’attenta considerazione per portarla al livello successivo, quindi più ci si prepara in anticipo, meglio è. Troviamo che la maggior parte delle grandi campagne su Indiegogo prendano tempo prima di pubblicare i progetti.

Ciò include creare un gruppo di persone su cui poter contare, determinare quanto costeranno gli incentivi e pianificare quando rilasciare nuovi contenuti o aggiornare i contributor in anticipo. In questo modo i giorni in cui la campagna è attiva fileranno liscio per voi e il vostro team.

Anche se questo è solo un suggerimento, la formazione è sempre stata una priorità assoluta per noi Indiegogo, per questo offriamo un sacco di risorse formative per aiutare i campaigner ad avere successo tra cui il nostro Indiegogo Playbook e Indiegogo Field Guide.

Su una scala da 1 a 10, quanto detesti il detto “tutto o niente”? 🙂

Difficile da dire, perché “tutto o niente” ha certamente il suo posto su Indiegogo, ma fin dal primo giorno abbiamo voluto fornire agli utenti la possibilità di scegliere tra “tutto o niente” o “prendi tutto ciò che raccogli”, per conquistare il successo. Indiegogo ha deciso di consentire sia il finanziamento fisso sia il finanziamento flessibile per permettere ai proprietari della campagna di decidere che cosa funziona meglio per loro.

Con una campagna a finanziamento fisso o “tutto o niente”, il denaro può essere raccolto solo se l’intero obiettivo è raggiunto. Questa opzione è ideale per le campagne che hanno bisogno di una quantità minima di denaro per andare avanti con un progetto. Ad esempio, se un nuovo prodotto ha bisogno di $ 20.000 per attrezzature e configurazione (indipendentemente dal numero di unità che saranno prodotte), l’opzione del finanziamento fisso sarebbe l’opzione migliore.

Il finanziamento flessibile permette di tenere il denaro che si raccoglie, anche se non si raggiunge l’obiettivo di finanziamento. Questo funziona per le campagne che possono beneficiare di qualsiasi quantità di finanziamenti che venga raccolta.

Un selfie tutto di palloncini: il nuovo filtro di Old Navy

Stufo dei soliti filtri Instagram? Da oggi puoi trasformare le tue foto in ritratti composti da palloncini! Ciò che ti serve è la macchina utilizzata da Old Navy per celebrare i suoi primi 20 anni di attività. Il brand di abbigliamento americano, proprietà di Gap, ha infatti scelto di festeggiare il proprio compleanno in due città con l’originale #selfiebration, iniziativa che sfrutta il fenomeno selfie, con una selfie machine e 1000 palloncini.

Il brand americano ha, in primo luogo, annunciato sul suo sito due eventi: a New York, il 22 ottobre scorso precisamente a Times Square e a Los Angeles, presso Hollywood and Highland Centre, il 25 ottobre.

Come vedere il proprio selfie composto da migliaia di palloncini?

Prima di tutto era necessario scattarsi una foto, un selfie nitido e twittare il proprio personale augurio per Old Navy, ricordandosi di aggiungere l’hashtag #selfiebration, esprimendo infine un piccolo desiderio!

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Come spiegato nel video backstage, la selfie machine era composta da 1000 palloncini, tutti collegati tra loro, attraverso un sistema ad aria compressa, in modo da gonfiarsi contemporaneamente, così da non lasciare spazi vuoti durante la riproduzione della fotografia.

L’hashtag aveva la funzione di inviare alla macchina la foto, permettendo di elaborare il ritratto, gonfiare tutti i palloncini corretti e necessari, avendo così un’immagine identica alla foto originale.

La selfie machine aveva un’autonomia di 8 ore; per offrire a tutti l’opportunità di vedere il proprio ritratto, è stato necessario far comparire i selfie non più di 30 secondi, così da dare spazio a più persone e garantire il massimo successo all’iniziativa.

Tutti i partecipanti che non hanno potuto vedere il loro ritratto, hanno ricevuto tramite Twitter una gif animata della selfie machine in cui appariva la creazione del loro ritratto originale.

L’obiettivo? 1.000 selfie al giorno!

La divertente #selfiebration ha avuto un impatto incredibile: milioni di persone, prima e durante i due eventi, hanno postato sui propri social network la loro fotografia e celebrato nel migliore dei modi l’anniversario del brand americano.

Alla luce del successo di questa iniziativa di guerrilla marketing, è necessario analizzare perché un’attività di brand marketing basata sui selfie possa avere così tanto successo, in particolare all’interno di un settore come l’abbigliamento.

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Ad ognuno il suo selfie

In diversi ambiti è fondamentale conoscere il proprio consumatore e porlo al centro dell’attenzione. Ma questo dettaglio è imprescindibile per un brand di abbigliamento, che costruisce i propri prodotti su misura per il proprio target. È importante dunque dare spazio alle persone, dal momento che ciò permetterebbe ad un’impresa di identificare il consumatore ideale, più coinvolto dall’iniziativa e ricercare i tratti più comuni tra tutti i partecipanti.

Le attività di guerrilla marketing basate sulle dinamiche selfie devono comunque essere studiate sulla base della percezione del brand, su come e quale caratteristica si vuole comunicare, ed è necessario che il consumatore sia sempre messo al  primo posto, per non far venir meno il punto cardine di questa dinamica.

Un selfie per conoscere il prodotto

Quello di Old Navy è un caso in cui il focus è stato studiato più sul brand e la sua consumer insight, che sui i prodotti di abbigliamento. Tuttavia una strategia come #selfiebration può diventare rilevante anche nel momento in cui si sceglie di dare importanza allo stesso tempo, sia ai consumatori sia al prodotto. Far provare, far giocare con i capi della nuova collezione può aiutare sia in termini d’immagine, diffondendo in modo virale le novità del brand, sia per comprendere meglio quali sono le caratteristiche più importanti dei prodotti, per studiarli ad hoc.

Un selfie come in-store activation

Tale strategia  può essere utilizzata anche per potenziare le perfomance di un proprio punto vendita, oppure, sponsorizzare un nuovo negozio. Oltre alla componente virale, che alimenta la diffusione del proprio brand, un’azione unconventional come #selfiebration presenta una struttura facilmente proponbile in diverse occasioni e location. Il vantaggio per un’azienda può essere quello di avere un format di tendenza, coinvolgente, ma allo stesso tempo standardizzato e trasferibile in diverse realtà, creando anche un’immagine uniforme del proprio brand.

Ai Clio Awards trionfa Giulia Magaldi con Underground Stations [INTERVISTA]

Si chiama Giulia Magaldi, ed è una contributor della sezione Mobile di Ninja. Solo pochi giorni fa, insieme alla sua squadra, composta oltre a lei dai colleghi Francisco Garcia e German H. Rivera, ha ricevuto un oro ai Clio Awards 2014, svoltisi a New York. Il progetto con il quale ha vinto si chiama “Undergound Stations” e mira a valorizzare il talento dei musicisti nelle metro di New York.

Spesso siamo di fronte a grandi artisti che passano inosservati perché suonano vicino ad un treno e non in una radio, dice.

Per farli sbarcare nel mondo della musica, lei e il suo team hanno dunque pensato di stabilire una collaborazione con Pandora (network con più di cento canali Internet, ognuno specializzato in un genere musicale), e dar vita ad “Underground Stations”.

I musicisti del metro verrano registrati nelle loro esibizioni, classificati per genere e inseriti nei palinsesti dei canali Pandora, tra un big e l’altro, come pubblicità non intrusiva. Così, un pezzo di “alternative rock” può andare in onda dopo un brano dei Coldplay. A quel punto, se l’ascoltatore è incuriosito dal brano e desidera saperne di più, può consultare la sua scheda, verificare in quale stazione del metrò ed in quali orari si esibisce e persino comprare il brano direttamente on-line.

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Il progetto non solo è partito con successo, ma è piaciuto così tanto alla giuria dei Clio Awards tanto da aver loro assegnato una statuetta dorata nella categoria Integrated Student Campaign.
Noi l’abbiamo sentita per farci raccontare di più di questa esperienza.

Com’è nata l’idea e come siete arrivati a svilupparla?

Inizialmente ci siamo ispirati ad un brief che “One show the one Young” aveva pubblicato. L’obiettivo che bisognava raggiungere era quello di salvare la musica che a causa di Internet ha perso il valore commerciale che aveva in passato. Io, Francisco e German lavoriamo in pubblicità, e a volte le ispirazioni vengono mentre camminiamo per strada o quando aspettiamo la metro. E proprio mentre andavamo a lavoro un giorno ci siamo soffermati ad ascoltare un pianista eccezionale. Ci siamo resi conto che molti artisti passano inosservati perché suonano in metro e non in radio.

Come avete scelto i musicisti che avrebbero fatto parte del progetto?

In realtà, non c’è stata una vera e propria selezione. Tutti i musicisti del metro sono inclusi nella nostra idea di Underground Stations. Nessuna esclusione, il talento é quello che importa.

Qual è stata la reazione del network?

Non appena pubblicato il case study, il network ha reagito positivamente. Senza che noi ce ne rendessimo conto, blog di pubblicità di tutto il mondo (Australia, Italia, Inghilterra, America) hanno cominciato a pubblicare articoli parlando di Underground Stations. Le views del video si sono replicate. Abbiamo vinto 3 premi, tra cui l’oro ai Clio Awards.
Ci é sfuggito un pó tutto di mano… positivamente ;).

Giulia M. (Italia), Francisco G. (Panama) e German H. R. (Puerto Rico): siete un team di tre nazionalità diverse. Come siete arrivati a collaborare insieme e trovarvi ai Clio Awards?

Giulia Magaldi, Francisco Garcia e German H. Rivera: tutti e tre abbiamo frequentato Miami Ad School, una università di pubblicità, quindi ci conosciamo da due anni. Avevamo già collaborato insieme per altri progetti, ma questo è stato come una pentola a pressione che bolliva nelle nostre conversazioni da almeno sei mesi.

Pensi che un progetto simile sia esportabile anche in Italia?

Assolutamente sí. Di artisti “di strada” con talento ce ne sono tantissimi in tutte le città italiane. Sarebbe un onore per noi collaborare anche con loro.

Ogni volta che incontriamo il pianista che ispirato la nostra idea, ci fermiamo ad ascoltarlo, riponiamo un paio di dollari nel suo cappello e prendiamo la metro emozionati. Lui non sa ancora che é stato la nostra ispirazione. Un giorno glielo confideremo.

Corso Online in Marketing Turistico: nozioni, case history, esempi e tanto altro ancora!

corso online marketing turistico

Pochi giorni fa, si è concluso il Corso Online di Marketing Turistico firmato Ninja Academy, tenuto da Andrea RossiMaurizio Goetz e Armando Travaglini. Che il turismo fosse una delle più diffuse attività umane lo sapevamo già; ma grazie a questo corso si è sottolineata ancora di più l’importanza del marketing nel turismo. È essenziale saper progettare esperienze di viaggio, riuscendo ad essere competitivi; il differenziale è dato dal digitale e dallo Storytelling. 

L’industria turistica è cambiata radicalmente dall’inizio dell’era digitale; oggi è diventato fondamentale veicolare i messaggi e la comunicazione di un brand turistico, integrandoli con tutti i canali digitali. I prodotti ed i servizi di viaggio sono, sempre più, personalizzati, localizzati e mirati: questo ha portato, inevitabilmente, ad una vasta serie di ripercussioni e di adattamenti. E chi poteva spiegarci tutto questo, se non i nostri docenti Ninja?

Nozioni, case history, esempi e tanto altro ancora

La prima parte del corso ha permesso di capire come progettare esperienze turistiche di valore, mettendo al centro la soddisfazione del turista e sfruttando i social media in un’ottica di esperienza integrata nel ciclo di esperienza estesa.

L’esigenza è quella di passare da un turismo indifferenziato a turismi esperenziali.

Il Concept Esperienziale è la chiave di lettura per la proposta di valore.Definisce il sistema di offerta esperienziale, i meccanismi di interazione, i comportamenti, i risultati attesi, lo storytelling, il fil rouge, le modalità e gli elementi che definiscono l’esperienza.

Nella seconda parte del corso, invece, si è analizzato come sia importante l’elemento della narrazione nell’ambito nel turismo. Attraverso i racconti le persone si avvicinano, sviluppano nuove associazioni, iniziano ad anticipare nella mente storie di viaggi, creando un legame con alcune destinazioni turistiche.

Anticipare l’esperienza è un modo per focalizzare l’attenzione e fissare il ricordo prima del viaggio.

Tutto, è stato semplice e chiaro grazie ad esempi, a case history e question time.

Tuttavia, l’interazione è stato l’elemento principale del corso e scoprire pian piano come le case history, fossero spunto di idee e riflessioni, non poteva che rendere il tutto più interessante.

Ovviamente, tralasciando la parte culturale, non poteva non crearsi una grande famiglia Ninja, con un linguaggio tutto proprio.

E giunti alla fine, la soddisfazione di coloro che hanno partecipato al corso, vale più di tutto il resto.

Grazie a tutti gli studenti, ai docenti ed al tutto il team ninja.
E voi, cosa aspettate a controllare i prossimi corsi in programma della Ninja Academy?

Halloween, Social Media e Poe nei migliori annunci stampa della settimana

Lunedì… tempo di annunci stampa! Come sempre abbiamo selezionato per voi la migliore pubblicità proveniente dalle menti più creative. Ecco la top 5 di questa settimana da brividi.

Hootsuite Media: Halloween Ads

Quei bricconi di Hootsuite hanno pensato, progettato e pubblicato questa serie di annunci in salsa Halloween che riguardano i social media. Non bisogna avere paura di acebook e compagni (grazie al gestionale Hootsuite).

Vogliamo sapere da voi:
1) Quali social network vengono citati negli annunci (domanda facile per un Ninja allenato)
2)  Quali film vengono parodiati negli annunci (domanda più impegnativa)

Si vincono dolcetti gustosi!

Creative Director: Briony Crane
Designer: Jason Esteban
Copywriter: Evan LePage
Photographer: Alastair Bird
Digital Retoucher: Steve Pinter
Hair & Makeup: Jessica Langedyk, Marie-Helene Babin
Art Director: Briony Crane
Social Strategy: Evan LePage, Jamie Stein, Andy Au

Mr Kipling: Trick or Treat


Molte le pubblicità di marchi famosi circolate in rete questa settimana con oggetto la festa di Halloween.  Questo annunico per Mr.Kipling ci pare davvero appropriato, sobrio e in linea con i valori del brand e il messaggio da veicolare.

Advertising Agency: JWT, London, UK
Executive Creative Director: Russell Ramsey
Creative Director: David Masterman
Creatives: Kevin Lai, Eduardo de Jevenois Howlett
Photographer: Laurence Haskell
Designers: Georgi Georgiev, Bryan Riddle

Copic Thick + Fine: Viking/Luchador/Bear

Grezzo e fine, robusto e gracile. Caratteristiche centrali del pennarello double-face Copic.

Advertising Agency: FCB Chicago, USA
Chief Creative Officer: Todd Tilford
Executive Creative Directors: Dan Fietsam, Jon Flannery
Creative Directors: Gustavo Dorietto, Gabriel Schmitt
Art Director / Illustration: Gustavo Dorietto
Copywriter: Gabriel Schmitt
Retoucher: Karyn Bieneman

Toshiba Air Conditioning: Uncool

Sistemi d’aria condizionata Toshiba: un rapido sollievo da ciò che è uncool (non freddo, non figo).

Advertising Agency: The Collaborative Agency, Australia
Art Director: Malcolm Gray
Copywriter: Bill Hayes
Strategist: David Gaff
Photographer: Hugh Peachey
Retoucher: Steven Simmonds

Penguin Audiobooks: Franz Kafka/Edgar. A. Poe Collection

Un modo davvero creativo per pubblicizzare una collezione di audio libri.

Advertising School: Brother Ad, Santo Domingo, Dominican Republic
Art Directors: Hugo Quezada, Sara Paz
Copywriter: César Salcedo

Arrivederci alla prossima settimana con la rubrica dei migliori annunci stampa!

Facebook sorpassa YouTube: usare i video per riconquistare i più giovani?

Facebook sorpassa YouTube

Facebook supera YouTube in termini di visualizzazioni video. L’annuncio, dato da Gian Fulgoni -co-founder ed executive chairman emerito di ComScore– due settimane fa ha colpito tutti gli addetti ai lavori: un segnale di come la battaglia per catturare l’attenzione dell’audience sia ormai un affaire fra colossi sempre più irraggiungibili.

Un miliardo di visualizzazioni al giorno sono un numero difficilmente parificabile da altri provider, che Facebook pare sia riuscito a raggiungere anche grazie all’introduzione di modifiche dell’algoritmo che regola la pubblicazione sul Newsfeed.

Eppure, per comprendere il “sorpasso” fino in fondo, è necessario indagare a fondo quali siano le strategie che sia Facebook che YouTube stanno impiegando per vincere “la guerra del video”, e perché.

Un confronto che si combatte sul terreno del contenuto e che conferma come il video sia una leva sempre efficace per catturare l’attenzione del pubblico: in particolare, quella fascia più sensibile  che comprende gli utenti sotto i 30 anni, che rispetto agli altri segmenti di pubblico orientano i loro consumi quasi esclusivamente grazie al web e alla loro attività sui social network.


Lo scorso anno, proprio in questo periodo, The Future Company realizzava per conto di Mashable una ricerca che sottolineava come i ragazzi fra i 12 e 15 anni preferiscano YouTube a Facebook. Un fenomeno già osservato sul mercato USA, ad esempio, con Snapchat: secondo un’altra ricerca pubblicata lo scorso agosto da eMarketer, gli studenti dei college americani fra i 18 e i 24 anni preferiscono usare per comunicare, nel 70% dei casi, il social delle foto “usa e getta” rispetto a Twitter (46%) e appunto Facebook (11%). Social network forse meno complessi rispetto a quest’ultimo, considerando che articolano la loro struttura su una determinata forma di contenuto attorno cui orbitano tutte le altre funzionalità, ma certamente più performanti se si considera, appunto, la fruizione del contenuto stesso e i motivi per cui queste piattaforme vengono utilizzate.

Il saper rispondere a determinate richieste di format particolari di contenuto potrebbe diventare decisivo nell’accaparrarsi preferenze nel vasto pubblico degli utenti social: la modifica di Facebook può esser letta in quest’otticca, un tentativo di andare incontro alle forme di narrazioni preferite dagli utenti (quanti brand veicolano grazie ai video le loro campagne più creative? Pensateci).

Particolare che si sia scelto di lavorare a un territorio che da qualche anno si sta rivelando particolarmente scivoloso per il team di Palo Alto: indicativo di come Mark Zuckerberg & co. forse vedano con preoccupazione l’emorragia di utenti fra la fascia più giovane degli utenti digitali.

Per ora, la modifica all’algoritmo del Newsfeed e la funzione Autoplay (criticata perché particolarmente incisiva sul download dati da device mobile) hanno fatto propendere la battaglia delle visualizzazioni verso Facebook, anche se è troppo presto per definire se questo sia stato un primo passo per una strategia più ampia che indichi come prioritario il tentativo di coinvolgere nuovamente gl utenti più giovani: certamente, non sarà questa l’ultima mossa del social network più importante al mondo per continuare a confermarsi leader del mercato.

Attendiamo ora la risposta di YouTube e Google: ci dobbiamo aspettare, magari, un intervento di pari livello anche sulle ricerche che faremo sul motore di ricerca? Chi vivrà vedrà. E chi vorrà, amici lettori, commenterà 😉

Coca-Cola Light ti ricorda quanto sei speciale

Coca-Cola Light

Pensavamo che Coca-Cola avesse raggiunto l’apice delle sue campagne sulla personalizzazione con le etichette che riportavano nomi delle persone?  Ci sbagliavamo, perché Coca Cola Light ha appena sviluppato 2 milioni di design unici per bottiglia. La campagna è stata creata da Coca-Cola Israel, con l’aiuto di Gefen Team, Q Digital e Hp Indipo.

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In molti punti vendita israeliani, i consumatori hanno potuto acquistare dei pacchetti contenenti una bottiglia di Coca-Cola e dei bicchieri caratterizzati dallo stesso tipo di disegno. In un secondo momento, agli stessi consumatori sono state date delle magliette e delle cover per iPhone che riportavano ancora una volta il loro personale disegno Coca-Cola.

In questo modo, Coca-Cola Israel vuole dimostrarci (o ricordarci) quanto siamo speciali nell’essere unici, e lo fa andando oltre la passata campagna ‘Share a coke’, perché un nome non è sufficiente per rappresentare la singolarità di un individuo. Il concetto di unicità è stato ben esteso anche alla campagna pubblicitaria, diversificata da centinaia di cartelloni pubblicitari dal design esclusivo.

Uno dei fattori più interessanti della campagna ‘Stay Extraordinary‘, è che a progettare ogni singola bottiglia è stato un algoritmo. Ebbene sì, una campagna basata sull’individualità e creatività umana è stata prodotta interamente da una macchina. Ad essere onesti, sviluppare due milioni di etichette, avrebbe richiesto un numero folle di designer ed artisti.

Il risultato di questa campagna? Secondo l’agenzia, le vendite sono aumentate del 2,1% mentre la preferenza di marca del 3%. Inoltre, questa iniziativa della Coca-Cola Israel, grazie alle numerosissime condivisioni avvenute sui social network, si è diffusa in tutto il mondo.

Come, dove, quando e perché gli imprenditori generano profitti

Where, how, when and why. No, non stiamo parlando di una parte delle tanto famose cinque W che ritroviamo nel settore giornalistico ma le utilizzeremo comunque per spiegare come sono generati i profitti aziendali.
Quando decidiamo di lanciarci in un’avventura imprenditoriale l’obiettivo principale è sempre quello di realizzare gli scopi prefissati e posizionare la brand identity della nostra azienda nel mercato di riferimento.

Ma è inutile negare che l’obiettivo primario di qualsiasi impresa, grande o piccola che sia, è ottenere profitto economico.

Come, dove e quando arriveranno i tanto meritati ricavi? E non solo, per quale motivo la vostra impresa dovrebbe essere in grado di riuscire laddove molti hanno fallito e pochi hanno avuto successo?

Dove e quando gli imprenditori riescono a ottenere buoni guadagni?

Quando si tratta di questioni di denaro la tempistica è molto importante. Ecco, di seguito, un grafico illustrativo che indica tutti i possibili guadagni per un’azienda e come loro si evolvono durante le diverse fasi di un’iniziativa imprenditoriale.

Ciclo di vita di un progetto imprenditoriale

Da fase uno a fase quattro (periodo di dolore)

Questa sezione riguarda il momento iniziale della vostra azienda. È questa la fase in cui bisogna mettere le mani al portafogli perché i primi investimenti saranno di fondamentale importanza. Non solo denaro, però, ma anche creatività, perché in questa fase dovete eseguire diverse attività; è il momento di spremere le meningi sviluppando un’idea di prodotto che abbia appeal, seguita ovviamente da uno studio attento del mercato in cui andrete a cimentarvi. Una volta fatto questo sarà il momento di costruire il vostro prototipo aziendale, cercando di identificarvi sempre con i vostri futuri clienti. Possiamo definire questa fase come la fase più interessante dal punto di vista creativo ma carente dal punto di vista di ritorno economico. Se sarete pronti a tutto ciò giungerete abilmente alla fase quattro.

Dalla fase cinque alla fase sei (periodo di introduzione)

Questa è la fase che richiede maggior studio e attenzione. È in questo periodo che dovete realizzare uno studio approfondito dei mercati di riferimento relativi al vostro business, così da poter delineare il vostro target di riferimento. Una volta fatto ciò, arriverà il momento per l’ufficializzazione del prodotto, seguito da una costruzione di canali vendita ad hoc. D’ora in poi si potrà studiare un modello di lancio del vostro business, che lo accompagnerà per l’intero arco dell’avventura aziendale.

Dalla fase sette alla fase nove (periodo Profit)

Eccoci arrivati alla parte più interessante per quanto riguarda i guadagni. Vi trovate in un momento importante per la vostra azienda, detto “monopolio” in cui il prodotto è stato definito e “lanciato” nel mercato del business; ed è in questa fase che i profitti raggiungono il massimo livello poiché i vostri competitor tardano ad arrivare e siete quindi i primi a presentare la vostra idea. Questo vi permette di ottenere guadagni ma anche visibilità. Attenzione, però, a non rilassarsi troppo! Sfruttate questa occasione per introdurre nuove varianti sui prodotti in mercato, attraverso continui investimenti.

Dalla fase dieci alla fase undici (periodo SunSet)

Ecco la fase tanto bramata in cui non tutti riusciranno ad arrivare, la fase di maggior successo, la più affascinate ma allo stesso tempo la più critica. È una sorta di “fase di bilancio” perché vi dovete interrogare sulla possibilità di continuare a investire nella propria società, oppure decidere di abbandonare il mercato. Nel fare ciò dovete sempre ricordare che i profitti aziendali non dipendono solo dai fattori interni alla vostra azienda ma anche da fattori esterni, quali scenari di mercato e competitor, che sono in continuo cambiamento.

Il ciclo produttivo varia sempre in base al prodotto e al mercato

Quanto appena detto è un tipico esempio di ciclo imprenditoriale generale. A partire da questo, la durata e le attività menzionate variano secondo la natura dei prodotti e dei mercati. Ad esempio, un farmaco può avere un periodo di vita più lungo per quanto riguarda il monopolio nel mercato a causa del brevetto, mentre una tecnologia mobile può essere replicata in brevissimo tempo.
Ovvio che questi sono solo piccoli esempio in grado di dare indicazioni sul vostro business. Tenete sempre a mente queste fasi quanto deciderete di entrare nel mercato con la vostra azienda ma non fatene una bibbia. La strada per raggiungere il successo non è l’applicazione di un ricettario prestabilito; il profitto lavorativo è l’esito di un mix di devozione, passione e costanza, difficilmente quantificabile.