Nokia: cosa si nasconde dentro la Black Box? [BREAKING NEWS]

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Non è passata nemmeno una settimana dalla presentazione del Lumia 535, il primo Lumia a marchio Microsoft, che Nokia torna a far parlare di sè. E lo fa in maniera abbastanza criptica, con un tweet partito oggi dall’account ufficiale:

Cosa si nasconderà dietro la Black Box a marchio Nokia? Lo scopriremo domani, 18 Novembre, durante uno lo speech di Sebastian Nystrom, responsabile di prodotto Nokia, all’evento Slush 2014: il riferimento europeo ed asiatico per startup e tecnologia. Intanto possiamo fare un po’ di previsioni.

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Diversificazione

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Chi conosce la storia completa di Nokia sa che la casa finlandese è maestra nella diversificazione: dalla lavorazione di legno e cellulosa a piccoli elettrodomestici, per finire poi in impianti cellulari e smartphone. L’accordo Nokia-Microsoft prevede restrizioni sull’utilizzo del brand Nokia sugli smartphone e la disponibilità ad utilizzarlo sui feature phone per 10 anni, ma, per altri beni di consumo, esso può essere utilizzato senza limitazioni dai suoi proprietari. E’ questa la prima informazione utile, e ci fa sospettare che nella blackbox non ci sia un dispositivo legato al mondo degli smartphone.

Gestione

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In seguito alle turbolente vicende degli ultimi anni, Nokia sta lavorando duro per ridefinire il proprio senso partendo dalle proprie radici: un brand di valore, un team di designer e programmatori software, l’abilità di trasformare ricerca e sviluppo in prodotti di consumo. Durante le fasi di riconversione Nokia, si è spesso parlato di una diversificazione come software house; adesso Nokia vorrebbe mettere a disposizione il proprio brand per assistere la produzione di elettronica di terze parti ed apporvi il proprio marchio. In questo modo non sarà raro trovare vere e proprie ortodossie, come fotocamere e strumenti tecnologici con il logo finlandese.

Non si tratta di una strategia nuova: molti brand hanno già tentato diversificazioni in questo senso ottenendo scarsi risultati.

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Linea di abbigliamento Apple degli anni ’80

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Polaroid Smartwatch

E’ altrettanto vero, però, che se si trattasse di una diversificazione correlata, finalizzata a valorizzare le proprie risorse umane e tecnologiche oltre che di awareness, potrebbe avere risultati sorprendenti.

Vi diamo appuntamento a domani su queste pagine per scoprire cosa bolle in casa Nokia.

 

Ocho, il nuovo social network per i videomaker

ocho video

L’universo dei social network è sempre in costante espansione. Ogni giorno vengono ideate, progettate, testate e lanciate sul mercato centinaia di nuove app dedicate ad ogni aspetto della nostra vita.

Oggi è il mondo dei videomaker ad arricchirsi, con l’uscita di Ocho! Secondo Jourdan Urbach,  fondatore di questa social video start-up,

“non c’è nulla sul mercato che permetta una solida esperienza di video come quella che promette Ocho.”

Sembra una sparata promozionale e nulla più, la sua, per conquistare i lettori di TechCrunch. Ma l’argomentazione ha indubbi punti di forza.

La naturale obiezione a questa frase è citare la funzione video di Instagram Vine. Se il primo social si controbatte facilmente – Instagram è, al 90% un programma di fotografie e i video sono solo un optional in più – , il secondo merita una riflessione più specifica.

“Vine, con i suo 6 secondi in loop, ha creato una categoria a parte, quella popolata da filmaker ricercati”, quelli che sperimentano con effetti speciali o danno vita a piccole gag che poi diventano virali.

Non v’è dubbio che l’idea di chi realizza video cinematografici, sia distante dal mondo di Vine. Ed è in questo segmento che Ocho vuole riscuotere consensi.

Dopo mesi di test, la compagnia ha ufficialmente lanciato la sua app su iOS l’11 novembre – per Android ci vorrà ancora un po’ di tempo – e ha subito potuto beneficiare di un finanziamento pari a 1,65 milioni di dollari, messo a disposizione da Mark Cuban (imprenditore statunitense, noto per essere il proprietario della squadra di basket dei Dallas Mavericks).

Come funziona Ocho?

In pratica, come qualunque altra app di video riprese già in commercio. Ci sono però dei punti di forza:

  • si possono girare più di 8 secondi e poi, in post produzione, scegliere il segmento che ci piace di più oppure velocizzare il video con la funzione timelapse;
  • qualora il sonoro registrato non sia ottimale, Ocho seleziona per voi gli 8 secondi migliori di audio;
  • si può registrare una voce over, dopo aver realizzato il video;
  • si possono aggiungere dei filtri (specificatamente cinematografici e non presi in prestito dal mondo fotografico);
  • i video possono essere visti in modalità full screen (un ottimo punto, considerata l’ambizione di ospitare filmati di alta qualità);

A questi aspetti si aggiunge la solita immediatezza d’utilizzo (che ormai è la base di qualunque app che speri di avere successo).

ocho video

Ma ricordiamoci che Ocho è anche un social network! Sono quindi presenti i video delle persone che seguite e quelli più visti e apprezzati dalla rete.

Da sottolineare però il fatto che si può rispondere ai video solo con altri video (un po’ come avveniva in Rando); abolite dunque le parole (eccezion fatta per i tag e gli hashtag).

LEGGI ANCHE: Rando guardare il mondo da un oblò con una app

E ora veniamo alla domanda che vi attanaglia da inizio articolo: perché 8 secondi?

Cuban e il suo socio Jonathan Swerdlin, giurano che non sia una cifra scelta arbitrariamente e giustificano la scelta fissando a 8 secondi il tempo massimo di attenzione del pubblico sui social network.

Tralasciando la questione rapporto durata-qualità, che a nostro avviso è cruciale e rischia di trasformare Ocho nell’ennesimo strumento per mandare in rete video che hanno poco da dire, è importante riflettere su questa mancanza di concentrazione che si imputa ai naviganti di questi anni.

È un’affermazione realistica, quella di Swerdlin, ma allarmante: la nostra soglia di attenzione e d’interesse si abbassa sempre di più, se è vero che anche azioni banali come quella di cliccare sulla scritta “… Altro …” presente nei post più lunghi di Facebook, diventano faticosissime.

Il fatto strano è che, mentre sul web i tempi si riducono, nelle sale cinematografiche si espandono enormemente (basta dare un’occhiata alle durata di due ottimi film in sala in questi giorni: Interstellar (169′) e Boyhood (165′)).

Il rischio è si stia crescendo una generazione che non avrà mai familiarità con il mezzo audiovisivo classico che, inevitabilmente, andrà in contro a una profonda crisi.

British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

British Airways ha recentemente rilasciato la sua ultima campagna istituzionale, dedicata ad un mercato specifico e in continua crescita come quello indiano, composto anche migliaia e migliaia di giovani emigrati in occidente: pensando a loro, la compagnia aerea britannica ha realizzato “The Welcome of Home“.

Un progetto di storytelling che, partendo dalla storia della giovane Chitra, indiana trapiantata in Canada in viaggio verso la propria patria, mira a coinvolgere tutti coloro che sono lontani dalla famiglia e dalla terra natia.

Il voiceover prolungato recitato delle protagoniste stesse, i tanti primi piani accompagnati dai numerosi campi lunghi, i parallelismi nel montaggio determinano il carattere fortemente emotivo del video, che permane lungo tutto il racconto del viaggio di Chitra. Momento centrale della narrazione è il rito del benvenuto, the welcome of home appunto, l’abbraccio dei propri cari al ritorno a casa.

British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

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British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

British Airways racconta l'emozione del ritorno a casa [VIDEO]

In ogni schema narrativo il momento del ritorno riveste una grande importanza, poiché testimonianza di un’avvenuta vittoria o conquista personale del protagonista che ha compiuto un lungo viaggio di crescita lontano da casa. British Airways si candida ad aiutante che rende possibile questa riunione e ne aumenta al tempo stesso la piacevolezza grazie ai servizi offerti pensati per questo target specifico.

“British Airways non fa solo volare le persone, ma le connette con quelle che più amano. Conosciamo il valore e l’importanza di un caldo benvenuto, è una componente straordinaria della cultura indiana e ci impegniamo per dare ai nostri clienti un piccolo assaggio di quel caloroso benvenuto dal momento in cui salgono a bordo”. Victoria Long, Americas Marketing Manager di British Airways.

Parte integrante della campagna è un contest, #WelcomeOfHome che permette ai partecipanti di vincere un volo a/r per tornare a casa e riabbracciare i propri cari.

Credits:

Agency: BBH London
Creative Team: Harry Orton
Creative Team: Robin Warman
Executive Creative Director: Ewan Patterson
Strategy Director: Mark Aronson
Business Lead: Richard Lawson
Team Manager: Jonny Price
Team Director: Leonora Hopkins
Producer: Chris Watling
Assistant Producer: Adam Reid
Production Company: Stink
Director: Wilkins and Maguire
Executive Producer: Jon Chads
Producer: Jonny Kight
DOP: Luke Jacobs
Post Production: Electric Theatre Collective
Editor/Editing House: Patric Ryan, Marshall Street Editors
Sound: Factory

Energia pulita, Spider Bond, Ladri: i migliori annunci stampa della settimana

Bentrovati amici della pubblicità al momento più alto del vostro lunedì creativo: i migliori annunci stampa pubblicati questa settimana!
Iniziamo col botto:

Ecotricity: Nothing happened

Domenica 19 ottobre , non è successo niente nel Regno Unito o almeno questo è quello che la maggior parte delle persone ha pensato. In realtà, proprio quel giorno, sono state spente definitivamente quatto centrali nucleari che generavano ogni giorno energia elettrica per circa nove milioni di case. Grazie all’energia eolica, che ha sostituito l’ammanco di energia, nessuno si è accorto del cambiamento.

Questa doppia pagina pubblicitaria apparsa sul quotidiano The Guadian è stata commissionata da una società che si occupa di energia rinnovabile.

Advertising: The Guardian 

KFC Zinger Burger: Green/Red/Yellow

Gli altri sapori piccanti diventano dolci di fronte al Zinger Burger.

Advertising Agency: Ogilvy&Mather Istanbul, Istanbul, Turkey
Executive Creative Director: Tolga Büyükdoğanay
Art Director: Burcu Günister
Copywriter: Erşan Develier
Photographer: Ale Burset

The Art of Shaving: Evolution

Ogni mattina una scimmia si sveglia è sa che dovrà radersi per diventare uomo. L’evoluzione quotidiana vista da Art Shaving.

Advertising Agency: BBDO New York, USA
Chief Creative Officers: David Lubars, Greg Hahn
Senior Creative Directors: Kara Goodrich, Cesar Finamori
Senior Art Director: Fernando Mattei
Copywriter: Kara Goodrich
Illustrator: Fernando Mattei / Zombie Studio
CGI: Zombie Studio
Producer: Ilona Siller

Godrej Security Solutions: Necklace/Ring


JWT India impacchetta questa simpatica campagna stampa per un’azienda di casseforti: non proteggere i tuoi gioielli equivale a donarli ai ladri.

Advertising Agency: JWT, Gurgaon, India
Creative Director: Amit Shankar
Art Director / Copywriter / Illustrator: Nishit Shankar

Lego: Sensei_Vader/Batkid/Spider_Bond/Homerine


Con Lego si hanno infinite opzioni di costruzione. Questa campagna stampa mette in luce dei veri e propri mashup culturali che spiccano per fantasia e creatività: “Fiction meets Fiction”

Art Director: Alexandre Tissier

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Quali sono i principali fattori che rendono un sito web poco attraente? [INFOGRAFICA]

sito web efficace

In rete, l’attenzione e la probabilità che gli utenti fruiscano di un contenuto digitale diventano spesso questione di pochi attimi.

Conoscere le ragioni di base che invogliano gli utenti a continuare la navigazione diventa allora strategico, soprattutto se ci si trova a dovere aprire e/o gestire un sito web. A proposito, viene in soccorso un’infografica molto interessante di KissMetrics, ripresa anche da Business2Community. Essa si compone di differenti consigli, suddivisi in alcune macro-aree tematiche e organizzati in pratiche check-list.

LEGGI ANCHE:  Come progettare una digital UX efficace? La parola a Jacopo Pasquini e Simone Giomi, autori di “Web Usability” [INTERVISTA]

Più nello specifico, le macro-aree sono le seguenti:

  1. Navigazione: lo sappiamo bene da molto tempo, ormai. Un sito web difficile da navigare viene subito percepito come un disturbo allo svolgimento delle abituali azioni quotidiane. Fornite sempre elementi chiari, capaci di orientare l’utente nella navigazione; rendete chiaro lo user journey, senza dimenticare o nascondere link a pagine importanti in mezzo al testo o in zone della pagina poco visibili. Scegliete sempre link text chiari e comprensibili.
  2. Pubblicità: la pubblicità diventa spesso la prima cosa che vede un visitatore, ma non dovrebbe assolutamente essere così. Cercate di rimanere discreti nel proporla e, dove possibile, veicolate messaggi coerenti con il tema ed i contenuti della piattaforma. I visitatori vi ringrazieranno e ripagheranno con livelli di attenzione ai vostri messaggi ben maggiori!
  3. Struttura informativa: ha un forte impatto soprattutto nella retention dei visitatori, e nel tasso di conversione. Non create contenuti o informazioni duplicate, e non date nulla per scontato. Scrivete sempre informazioni iniziali capaci di guidare la fruizione del sito web, raggruppate i contenuti digitali in cluster tematici consistenti e sensati. Utilizzate il grassetto e il corsivo per mettere in evidenza parole chiave e concetti fondamentali.
  4. Elementi audio e video: per prima cosa, evitate di includere video che iniziano appena il visitatore ‘atterra’ sulla piattaforma, oppure audio incontrollabili. Cercate di comprendere cosa è importante veicolare in forma visiva e audio, e cosa invece in formato scritto.
  5. Registrazione: sempre più spesso, la necessità di registrazione è percepita dalle persone come un passo troppo impegnativo, a meno che le stesse non riescano ad ottenere un valore importante in cambio. Cercate comunque di evitare pop-up, e se decidete di includere la registrazione, fornite almeno una demo o un piccolo ‘assaggio’ iniziale! Gli utenti non amano dare i propri dati “a scatola chiusa” 😉
  6. Design: oggi è molto diffuso il design minimal, ma attenzione a come declinate il concetto: il vostro sito web non deve sembrare né troppo spoglio, né qualcosa di inutile! Prediligete invece soluzioni capaci di stimolare l’interazione come blog, forum e contenuti speciali.
  7. Leggibilità: font poco chiari e colori eccessivi possono rendere un sito web esteticamente bello, ma molto poco funzionale. Fatevi sempre aiutare da un professionista e non dimenticate un test prima del go live.
  8. Frequenza di aggiornamento e pubblicazione: i siti-vetrina sono ormai in via di estinzione, e diverse realtà imprenditoriali hanno capito che il digital content marketing è una chiave di successo importante anche per il business aziendale. Aggiornate spesso i contenuti, non lasciate che diventino obsoleti e/o poco rilevanti. Mettetevi nei panni del visitatore medio: cosa si aspetta di trovare sul vostro sito web? Quale valore informativo aggiuntivo sapreste garantirgli?

Scopriamole meglio, direttamente dall’infografica!

infografica sito web efficace

Sei un Programmatic buying specialist? Bravofly Rumbo sta cercando te [JOB OFFER]

Attenzione! Occhi e orecchie aperti: Bravomedia, la concessionaria di pubblicità di Bravofly Rumbo Group, uno dei principali operatori europei nel mercato dei viaggi online sta cercando uno specialista in programmatic buying. Prendi carta e penna e annota quanto segue. Stai tentando di dare una svolta significativa alla tua carriera? Possiedi i requisiti desiderati dall’azienda? Allora c’è una sola cosa fare: aggiornare il cv e cliccare su “invia”.

 

I requisiti: ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho

Procediamo però con ordine e vediamo se hai tutte le carte in regola per essere contattato dal dipartimento HR di Bravofly Rumbo. Ecco che cosa serve:

  • esperienza nella vendita di spazi pubblicitari display e gestione account SSP/DSP (almeno 2 anni di esperienza)
  • buona conoscenza delle maggiori piattaforme di SSP, DSP e logiche del programmatic buying
  • capacità di ottimizzare l’inventory e di formulare offerte dirette tramite le piattaforme utilizzate
  • redigere rapporti dettagliati
  • attenzione ai particolari e all’analisi dei dati
  • capacità di elaborare strategie
  • buona conoscenza della lingua inglese
  • ottima comunicazione scritta e verbale
  • spirito di adattamento
  • capacità di lavorare in team

La sede di lavoro? Milano

Vuoi conquistare il recruiter di Bravofly Rumbo? Studia il brand

Bene, se hai messo una spunta a tutti i requisiti elencati, non ti rimane altro che inviare il tuo CV qui. Ora non ci resta che incrociare le dita. Ma non è finita. Non puoi permetterti di adagiarti sugli allori in previsione di un eventuale colloquio, per questo ti suggerisco di informarti sull’azienda, perché  faresti una bruttissima figura, qualora tentennassi alla fatidica domanda:” Sai che cosa facciamo?”.

Qui di seguito, qualche dettaglio da tenere a mente:

  • Il gruppo Bravofly Rumbo è una Online Travel Agency (OTA), il cui motore di ricerca permette di confrontare offerte su voli e viaggi
  • Bravofly Rumbo opera in oltre 35 Paesi in tutto il mondo con siti web disponibili in 14 lingue offrendo una vasta gamma di prodotti e servizi legati al viaggio, tra cui biglietti aerei, hotel, crociere e pacchetti vacanza.
  •  Il network Bravomedia si arricchisce di siti specializzati nei settori Food & Beverage e dell’Informazione. Grazie a questo network di portali verticali, Bravomedia è in grado di massimizzare l’investimento dei propri clienti raggiungendo un target mirato, attento ed interessato
  • Un po’ di storia: Bravofly Rumbo nasce nel 2004, grazie alle menti di Fabio Cannavale e Marco Corradino, che fondano Volagratis.com
  • Bravofly Rumbo ha sede a Chiasso, in Svizzera a poco meno di un’oretta da Milano
  • La spagnola Rumbo viene acquisita nel 2012
  • La francese Jetcost è entrata nel gruppo nel 2013

Accidenti, non sono un Programmatic buying specialist!

Se non sei un Programmatic buying specialist, non disperare. Ti consiglio di dare un’occhiata anche alle altre offerte di lavoro che trovi nel portale Volagratis di Bravofly Rumbo.

E come si dice in questi casi: in bocca al lupo!

Sedurre il cervello con l'arte dello storytelling

É tranquillo e buio. L’intera sala è in silenzio. James Bond costeggia il muro, arma il cane, mira; la frequenza cardiaca del pubblico pagante aumenta, cominciano a sudare le mani, c’è chi stringe il bracciolo della poltrona. Se invece che goderci il film, misuraste l’attività celebrale degli spettatori di un thriller, sarebbe questo lo spettacolo. Non assistereste ad un film ma ad un concitato quanto armonioso balletto neurale.

Pubblicitari e business men conoscono già da tempo la potenza che può avere un uso sapiente dello storytelling; hanno osservato – in senso pratico – quanto una narrazione ben costruita possa essere avvincente e maggiormente accattivante.

LEGGI ANCHE: Un’infografica sull’evoluzione dello storytelling

Recenti studi scientifici però, stanno dimostrando come uno storytelling accurato possa non solo appassionarci ma cambiare addirittura le nostre attitudini e i nostri atteggiamenti, le nostre credenze o ideologie e i nostri comportamenti.

 

Cervello,ossitocina e cooperazione

La felicità e la sopravvivenza degli esseri umani – in quanto creature sociali – dipendono anche dagli altri, dal resto del “branco“. Circa una decade fa è stato scoperto che quando ci avviciniamo agli altri in modo gentile e fidandoci di loro produciamo ossitocina, un ormone che spinge alla cooperazione. Lo fa aumentando il senso di empatia, la nostra capacità di comprendere le emozioni che gli altri stanno vivendo.

L’empatia è fondamentale per le creature sociali, perchè ci permette di capire come gli altri -compresi nostri possibili “clienti” o “spettatori”-reagiscano ad una determinata situazione.

Il passo successivo alla scoperta dell’importanza dell’ossitocina è stato quello di capire se fosse possibile indurla, cercare di “hackerarla”, per motivare le persone ad impegnarsi ad essere più cooperative. Per farlo hanno testato se piccoli video, anzichè interazioni face-to-face, portassero il cervello a produrre più ossitocina. Tramite l’analisi del sangue prelevato prima e dopo la visione si è notato che non sempre un personaggio guidato porti a maggior produzione di ossitocina.

Inoltre, la quantità di ossitocina rilasciata dal cervello può aiutare a predire quanto la gente sia disposta ad aiutare gli altri, utile nel caso dobbiate studiare una campagna per una raccolta di fondi a scopo benefico.

Creare attenzione ed empatia con lo sotrytelling

Al fine di motivare il desiderio di aiutare gli altri, una storia deve innanzitutto attirare l’attenzione – una risorsa molto scarsa nel cervello che tende a funzionare per modelli acquisiti – attraverso lo sviluppo di uno stato di tensione durante la narrazione.

Se la storia è in grado di creare quella tensione allora è molto più probabile che gli spettatori/ascoltatori siano molto più attenti ed empatizzeranno molto di più con i personaggi, visti o ascoltati, anche dopo la conclusione della narrazione.

Questo spiega quella sensazione di dominio e potere che si ha dopo che Tony Stark – aka Iron Man – salva il mondo. Dai su ammettetelo: quanti di voi dopo aver visto 300 hanno desiderato di rientrare a casa, sfondare la porta con un calcio al grido “Questa è Sparta“?

risultati degli effetti dello storytelling sulla neurobiologia sono molto rilevanti in contesti aziendali e di business. Personaggi emotivamente forti all’interno di uno storytelling risultano molto più comprensibili e si insinuano molto meglio nella memoria rispetto ad altro; un carattere e l’empatia con esso viene ricordato anche dopo lunghi periodi a differenza di un semplice messaggio seppur marcato.

Un consiglio è quindi di abbandonare le “misere” presentazioni in Power Point e creare una storia a misura d’uomo: Perché dei clienti, o una semplice persona per strada, dovrebbe interessarsi al vostro progetto? Come cambierà il mondo? In che modo migliorerà la propria vita? Come si sentiranno quando sarà completato? Le risposte a queste domande rendono una comunicazione realmente persuasiva e memorabile.

Non dimentichiamo infine che ogni azienda ha la sua storia e può poggiare sul “mito” del fondatore e un modo efficace per finalizzare questa trascendenza è raccontarne la storia. Qual è stato il sacro fuoco di passione che ha mosso il fondatore ad affrontare varie peripezie per fondare il proprio brand? Perchè era così importante per lui riuscire in questa impresa? Questi racconti, ripetuti vita natural durante, vanno a formare il DNA di un’azienda. Pensate a Chanel e alla vera leggenda di Mademoiselle Coco, a Jobs e al ruolo cardine giocato per l’essenza del mito della mela e alla battuta d’arresto dopo la sua scomparsa. Questi personaggi iconici non servono solo alla brand awarness ma anche a fornire motivazione e scopi a chi, tutti i giorni, deve lavorare per tenere alta efficenza e valore dell’azienda.

Per sollecitare, persuadere o essere ricordati, scrivete una storia la cui trama parli di una lotta umana che termina con un trionfo. Catturerete il cuore della gente seducendo il loro cervello.

The perfect body: Victoria's Secret alla ricerca della perfezione

“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi”.
Se avesse avuto la possibilità di guardare il futuro, Victoria’s Secret avrebbe letto attentamente questa frase di Audrey Hepburn, prima di confermare la creatività per la nuova linea di lingerie.

In occasione del lancio dei nuovi fit, il brand di intimo americano, da sempre noto per le sue modelle mozzafiato, ha lanciato un’importante campagna, attraverso le sue piattaforme digitali, social, affissioni e supporti in store; il pay-off? “The perfect body”.

Quella che, in un primo momento, sembrava essere una scelta di posizionamento strategico, con l’obiettivo di proporre alle proprie consumatrici prodotti che potrebbero renderle il loro corpo perfetto, si è rivelato un boomerang sia per il brand sia per il piano di comunicazione.

Il motivo? La controversa questione riguardante il concetto di perfezione femminile.

LEGGI ANCHE: Dove Beauty Patch: il placebo advertising è servito

Diverse donne, provenienti da ogni parte del mondo, hanno iniziato sui social network una vera e propria battaglia contro il  messaggio, definendolo fuorviante e accusando il brand americano di dare un messaggio sbagliato al mondo femminile riguardo al significato della parola “perfect”.

Tre studentesse inglesi, Frances Black, Gabrielle Kountourides e Laura Ferris, dichiaratesi indignate per la creatività di Victoria’s Secret hanno aperto una raccolta firme, su Change.org, per chiedere di cambiare il messaggio della campagna; tantissime donne hanno aderito all’iniziativa e postato sui loro social network la loro rabbia, attraverso l’hashtag #iamperfect.

Ma qual è stata la reazione di Victoria’s Secret? Molte consumatrici si aspettavano un messaggio di scuse da parte dell’azienda, un contatto diretto con il loro pubblico per spiegare le ragioni della loro scelta.

In realtà il brand, senza nessuna comunicazione ufficiale, né da parte dell’azienda né da parte dell’ufficio stampa, ha scelto comunque di cambiare il pay-off delle creatività digital.

“A body for everybody”: obiettivo dunque raggiunto per Frances, Gabrielle e Laura?

Le tre studentesse non si sono accontentate: hanno già lanciato una nuova sfida, esprimendo il desiderio di raccogliere sufficienti adesioni per cambiare anche le grafiche in store, adeguando il messaggio a quello della campagna social e digital.

Questo è un traguardo complesso da raggiungere, considerando che le campagne stampa e in store vengono pianificate e prodotte mesi prima; il cambio totale rappresenterebbe un investimento considerevole per Victoria’s Secret che, al momento, non sembra considerare.

A livello strategico la scelta del brand è stata davvero così sbagliata?

Lasciando da parte per un attimo discussioni di tipo etico, è necessario concentrarsi sulle attività di comunicazione, fin ad oggi, di Victoria’s Secret, analizzandone i pro e i contro.

Consumer Insight coerente nel tempo: PRO

Pensando ad una sfilata del brand, verranno in mente diversi nomi di top model, per cui l’impresa è stato un trampolino di lancio. Se si considerano, successivamente, i prodotti si vedrà come essi siano studiati per far sentire una donna più attraente. Infine, guardando i competitor,  è evidente come la sua strategia, per il lancio delle nuove collezioni, sia sempre più spesso imitata.

Se dunque, nella mente di una consumatrice, il brand è percepito come inventore di capi che ti possono rendere “più bella”, perchè la scelta del pay-off è considerata così scorretta? A livello di marketing Victoria Secret’s non ha commesso alcun errore, rivelandosi coerente con il messaggio dato durante le passerelle dei suoi “Angeli”.

Coinvolgimento del target femminile: CONTRO

Ogni brand di abbigliamento, che desidera posizionarsi all’interno di un target femminile, deve stare attento a quanto sia delicato declinare la parola bellezza.

L’errore del brand è stato infatti quello di associare la parola “perfect” a un’immagine con modelle. Victoria’s Secret avrebbe dovuto, prima di tutto, spiegare cosa significhi per lei perfezione e se sono solo i suoi prodotti a rendere una donna più sicura del proprio aspetto fisico. In questo caso ha commesso una leggerezza, non considerando i bisogni reali delle proprie consumatrici, ignorando le conversazioni sul web e tutte le sfumature del proprio messaggio.

In un mondo, tra l’altro, dove la discussione sui messaggi trasmessi dalle grandi case di moda e intimo si sta facendo sempre più accessa e frequente.

Social Networking e ascolto delle conversazioni: PRO e CONTRO

L’impresa, alla luce di un dibattito così controverso, avrebbe dovuto intervenire in modo più diretto e personale; fornire una spiegazione adeguata alle proprie consumatrici, avrebbe posto l’azienda in una posizione più attiva e vicina alle persone, attraverso l’ascolto e prendendosi cura delle loro idee e necessità.

Modificando il pay-off ha dimostrato però di aver preso atto delle critiche e optato per una decisione molto importante: non tutte le aziende sono infatti disposte a cambiare per i propri consumatori.

Una strategia più sinergica, tra social network, cambiamento della comunicazione e non solo di gestione della criticità, avrebbe aiutato Victoria Secret’s ad uscire da questa situazione in modo più trasparente e a guadagnare la fiducia di tante donne deluse.

Forse il brand americano dovrebbe esprimere la prossima volta un nuovo concetto, positivo e, sotto certi punti di vista, educativo: un corpo tonico, uno stile di vita sano possono aiutare a sentirsi meglio con se stesse, ricordando a noi tutte che “Non c’è niente di più insipido e noioso delle persone che non hanno difetti”.

Siamo a novembre, ma i brand pensano già a Natale [VIDEO]

Siamo a novembre, ma i brand pensano già a Natale [VIDEO]

C’era una volta il momento in cui i bambini aspettavano che in tv trasmettessero Carosello, impazienti di rivivere le avventure dei loro personaggi preferiti e sognare un po’ insieme a loro. Oggi, a qualche decennio di distanza, la nostra curiosità si concentra su eventi annuali che sappiamo essere delle calamite potentissime per i brand e la loro creatività: come il SuperBowl o, soprattutto, il Natale.

Puntualissimi sul calendario, superato Halloween, ecco che sono spuntati in rete i primi advert di molti brand: in tanti ci hanno abituati negli ultimi anni a splendidi, magici commercial d’atmosfera che generano ormai attesa e aspettativa negli utenti. Come ad esempio John Lewis, i cui spot natalizi sono diventati una tradizione immancabile.

Ecco una carrellata dei primi video a tema natalizio di questo 2014. Quale sarà il più apprezzato?

John Lewis

Ecco la fiaba che anche quest’anno stavamo aspettando: bambini, emozioni, fantasia, magia, famiglia. In una parola, Natale.

Il piccolo protagonista del video di John Lewis, Sam, e il suo amico pinguino, #MontyThePenguin, sono inseparabili. E quando ami davvero qualcuno, vuoi che trascorra il Natale che hanno sempre sognato, proprio come recita il claim finale.

Fondamentale come sempre anche la colonna sonora, “Real Love” di Tim Odell (brano scritto in origine da John Lennon).

John Lewis offre anche una esperienza immersiva nel mondo di Sam e Monty con un sito dedicato.

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Sainsbury’s

Questa storia la conoscete tutti. Durante la vigilia di Natale del 1914, esattamente cent’anni fa, le truppe inglesi e tedesche impegnate in uno dei tanti fronti della Prima Guerra Mondiale si accordarono per una tregua.

Lo spot dal look cinematografico mostra un giovane soldato inglese che, sentendo i suoi compagni cantare la stessa canzone di Natale proprio come stanno facendo i nemici, decide di avventurarsi nella “terra di nessuno” e offrire amicizia e… una partita di calcio.

Come recita il titolo dello spot Sainsbury’s, “Christmas Is for Sharing“.

Mulberry

Girls just wan to have fun. E la borsa trend della stagione in vendita da Mulberry. Non importa quanto costosi, di nicchia, esagerati e impossibili siano tutti gli altri regali che riceverete. Di epic win ce n’è uno solo. Praticità e utilità sopra ogni cosa, anche per le principesse.

Marks & Spencer

M&S si sono trasformati in Magic e Sparkle, due fatine che volano sui cieli della Gran Bretagna per portare magia e felicità.

La colonna sonora è una cover di “Fly me to the Moon” qui eseguita da Julie London.

Vodafone UK

Vodafone ha scelto una musica alternativa per il suo spot di Natale: sulle note di “Let it go” di Frozen cantano gli “eroi del Natale”, ovvero tutte quelle figure professionali che anche il 25 dicembre timbrano il cartellino.

Burberry

C’è Romeo Beckham che fa la parte di un Cupido ballerino, tante coppie innamorate che danzano per Londra, e un’atmosfera magica e dorata. Ci sono tutti gli elementi che costruiscono l’iconicità del brand: il trench, la sciarpa, lo sfondo londinese.

Avete già individuato il vostro preferito?

I segreti dietro il packaging più famoso di tutti i tempi: “Tiffany Blue Box”

Tiffany Blue Box

Tutte le donne la sognano.
La desiderano.
E’ la scatolina più famosa al mondo.
E’ la Tiffany Blue Box: simbolo di raffinatezza e stile da 175 anni.

Chi non ha mai sognato, almeno per un attimo, di ricevere quella piccola scatola Blue Tiffany, elegantemente avvolta da un nastro di raso bianco, meglio conosciuta come Tiffany Blue Box?

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Da sempre, Tiffany & Co. viene associato al packaging in cui sono avvolti e coccolati i gioielli.

Le Tiffany Blue Box evocano i valori del brand: una raffinata eleganza, una piccola e preziosa ricchezza, il romanticismo e il sogno per eccellenza.

E sono proprio le piccole scatoline Blue Tiffany a rafforzare l’immagine di esclusività ed eleganza del brand ed a conservarne, nel tempo, il look bon ton.

Tiffany ha in negozio una cosa che non si può comperare per nessuna cifra, si può solo ricevere in regalo: una delle sue scatole

E’ quanto scritto dal New York Sun nel 1906, in riferimento a Charles Lewis Tiffany, al quale fu chiesto di vendere le Blue Box anche vuote. Il fondatore dell’azienda si rifiutò e, strategicamente, decise di farne il packaging più ambito del mondo, riservando le scatole solo a chi avrebbe effettuato un acquisto da Tiffany.

Blue Tiffany: un colore unico, un marchio registrato

Blue Tiffany: un colore unico

Quello che, probabilmente, pochi sanno è che l’inconfondibile colore della Blue Box si può ammirare in natura. E’, infatti, il colore delle uova di una varietà di pettirosso americanoturdus migratorius – che ha ispirato la creazione del Blue Tiffany: Pantone 1837.

Blue Tiffany: Pantone 1837

Il codice del Pantone (1837) corrisponde all’anno di fondazione del primo negozio Tiffany a New York e questa particolare gradazione di verde/turchese è protetta da copyright.
Inutile cercarlo nelle varie mazzette Pantone, non lo troverete mai!

codice del Pantone 1837

Il colore Tiffany è un vero e proprio marchio di fabbrica ed è entrato, a tutti gli effetti, nel linguaggio comune per indicare questa particolare gradazione di colore.

La tonalità Blue Tiffany evoca pensieri ed emozioni positive e ciò, insieme allo status raggiunto da Tiffany, crea il packaging perfetto”.

Leatrice Eisemenan, Executive Director Pantone Color Institute

Il Blue Tiffany è riconosciuto in tutto il mondo. È il colore dell’amore e delle emozioni, il colore che identifica ogni creazione Tiffany: dal diamante più prezioso ai charms in argento. Un colore unico, elegante, fresco e delicato, che ha attraversato quasi un secolo e mezzo di storia, diventando icona del mondo Tiffany.

Ma ad essere coperto da copyright non è solo il colore, ma anche la scatola stessa, insieme al nastro di raso bianco che la avvolge e allo nome “Tiffany Blue Box”.

Come scrisse Bernd H. Schmitt nel suo libro di Marketing Esperienziale del 1999:

E’ successo più di una volta che qualcuno abbia messo un regalo, comprato da qualche altra parte, in una scatola di Tiffany per aumentarne il valore”.

Marketing Esperienziale

Ma com’è possibile che questa piccola scatolina di cartone sia diventata l’incarnazione dei desideri e dei sogni della maggior parte delle donne?

Tutto è iniziato nel 1845, quando Charles Lewis Tiffany utilizzò il colore tipico delle uova del pettirosso americano per la copertina del primo Blue Book: l’annuale raccolta delle più belle creazioni di Tiffany & Co.

Da allora l’azienda ha sempre usato questo colore per tutti i suoi materiali promozionali, comprese le famose scatole.

Il successo venne consacrato del tutto nel 1886 con la nascita del Tiffany Setting, la montatura a sei griffe che solleva il diamante al di sopra della fascia, permettendo alla pietra di catturare tutta la luce e che, da allora, rappresenta l’anello di fidanzamento per eccellenza.

Nell’immaginario collettivo, i regali più preziosi ed importanti si trovano nelle Blue Box e ad esse sono associati anche gli anelli di fidanzamento.

L’aura di magia e l’identità inimitabile che fanno di Tiffany “Il miglior posto del mondo, in cui non può accadere niente di brutto”, come diceva Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, è elegantemente trasmessa dal packaging più desiderato per gli engagement rings.

Colazione da Tiffany

La gioielleria più esclusiva del mondo ha avuto la sua consacrazione anche dal film Colazione da Tiffany e, in particolare, grazie alla straordinaria Audrey Hepburn: icona mondiale di eleganza, classe e bellezza.

Nessuna campagna pubblicitaria avrebbero mai potuto trovare una “testimonial” del calibro di Audrey Hepburn, capace, probabilmente come nessun’altra, di dettare moda e stile.

La liaison tra Tiffany & Co. e il cinema ha conferito alla gioielleria più famosa del mondo un allure senza tempo, comunicato oggi (come nel passato) dalla scatolina più famosa al mondo che rappresenta appieno la “materializzazione” del sogno, dello stile e del gusto elegante proprio di Tiffany & Co.

La scatola tanto ambita è una vera e propria leva di marketing tesa a rappresentare un oggetto elitario concesso solo a chi acquista un gioiello Tiffany & Co.