Secondo appuntamento con la rubrica che vi rinfresca gli occhi e la mente: i migliori “stimoli visivi” ed emozionali della settimana tra i fumetti e le illustrazioni di tutto il mondo.
Guerrieri ninja, siete pronti a una nuova ventata di nuovi talenti, giovani promesse, artisti poliedrici o grandi maestri? Ecco la vostra dose settimanale di ispirazione creativa!
E, come sempre, buona visione!
Pusheen è uno dei “gattini” più famosi del web. Appena giunto nella nuova feature “adesivi” della chat di Facebook, (lo avete trovato?) si annuncia anche in formato libro e ebook ad opera dell’autrice Claire Belton, per Touchstone / Simon & Schuster a partire da ottobre 2013.
Leo Ortolani, creatore dell’irresistibile Rat-Man, non ha bisogno certo di presentazioni. Forse però non tutti sanno che spesso ci delizia con le sue recensioni a fumetti dei film più visti al cinema. Se vi è sfuggita questa su “Man of Steel”, ovvero Superman, è ora di rimediare!
Dal 18 luglio in edicola il primo numero di Adventure Time per Panini Comics, cover in due varianti, regular e variant “pelosa”(!) Finalmente arriva in Italia il successo della della BOOM!/Kaboom già animazione di culto su Cartoon Network che quest’anno ha raccolto agli Eisner Award (i prestigiosi premi del San Diego International Comic Con) ben 4 nomination: “Best New Series”, “Best Publication for Kids”, Best Publication for Teens” e “Best Humor Publication”.
Dal 15 luglio in edicola il secondo numero di Long Wei, “L’Ombra”, di Cajelli, Maconi e con la copertina di LRNZ, perEditoriale Aurea, serie ambientata nella “Chinatown” milanese. A questo proposito, se siete nel capoluogo lombardo potete partecipare alla “caccia al tesoro” organizzata per la presentazione del fumetto in zona via Sarpi. Tutte le informazioni sulla pagina Facebook dedicata.
Sul sito RW Edizioni news a proposito dell’attesissimo ritorno di Sandman, di Neil Gaiman e J.H. Williams III con la collaborazione di Dave McKean per le copertine. Annunciata dalla Vertigo Comics l’uscita in America a ottobre 2013. Attendiamo per L’Italia.
A ottobre 2013 arriveranno gli Orfani. La prima mini serie a fumetti a colori della Sergio Bonelli Editore, creata Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, si presentano con il logo ufficiale.
Guardando invece alle autoproduzioni, Alice Socal è italiana ma vive ad Amburgo, in Germania. L’abbiamo vista tra gli autori della rivista autoprodotta aperiodica di illustrazione e narrativa critica “Lucha Libre”.
Se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, commentate questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio! Grazie mille a tutti!!!
Alla prossima!
Odri
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kikyohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKikyo2013-07-12 11:00:482013-07-12 11:00:48Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana
Shoppable content, free shipping, average selling price, modalità di pagamento, Paypal. Sono solo alcuni dei termini con cui ha familiarità chi compra o vende attraverso Internet. Orientarsi non è facile e non solo per la moltitudine di termini ma anche per la moltitudine di piattaforme e servizi annessi a un sito eCommerce.
Profitto e Fiducia
I due attori della transazione hanno delle aspettative diverse nei confronti della compravendita, ovvero il venditore si aspetta profitto ma il compratore deve provare fiducia per procedere all’acquisto. Proprio per questo motivo è importante costruire un sito in grado di dare all’utente una soddisfacente esperienza di navigazione.
Come entrare in negozio
Esattamente come quando si entra in un negozio ci si aspetta:
– Un ambiente gradevole e accogliente.
– Una suddivisione ragionata della merce.
– La possibilità di vedere da vicino il prodotto.
– Avere tutti i dettagli di un prodotto.
– Mettere i prodotti nel carrello e meditare sull’acquisto.
– Raggiungere con facilità le casse.
– Pagare con le varie modalità di pagamento di cui si dispone.
Conversion friendly
Un sito di eCommerce che sia conversion friendly deve appunto conoscere come un amico l’utente che accede al sito, capire quali sono le sue esigenze e soddisfarle. Solo così ci saranno delle buone probabilità che il visitatore diventi un cliente pagante.
I 15 consigli da seguire
Conoscenza, fiducia e amicizia possono sembrare dei concetti astratti, soprattutto se applicati a transazioni economiche. Per questo esistono le checklist! Quindi se state progettando un sito di eCommerce controllate di aver esaudito questi 15 punti (stilati da John Siebert):
1. Conoscere il tuo target di riferimento. L’acquisto è una decisione emotiva per questo è importante sapere quali sono le emozioni che spingono il target all’acquisto. E’ importante anche fare delle survey per capire qual è il comportamento d’acquisto abituale e cosa si aspettano da un sito di eCommerce.
2. Semplicità di navigazione. Come dice Steve Krug, guru della usability, “La gente non userà il vostro sito web se non trova un modo di cavarsela”. Questa frase si traduce in uno degli assiomi della navigazione che deve essere chiara, semplice e coerente. Ogni clic fatto dall’utente non deve essere il frutto di un ragionamento, ma deve avvenire in maniera intuitiva. Esattamente come muoversi tra gli scaffali di un supermercato.
3. Immagini ad alta risoluzione. In un negozio io ho la possibilità di vedere e toccare il prodotto che voglio acquistare. In un negozio online no, per questo le immagini del prodotto devono essere: ad alta risoluzione, zoommabili e con frame da diverse angolazioni.
4. Informazioni dettagliate e coinvolgenti. In un negozio online non c’è il commesso, per questo ci si affida alla didascalia del prodotto che non deve semplicemente dare una serie di informazioni tecniche, ma deve essere anche interessante e coinvolgente.
5. Call to action con le immagini. I bottoni e i banner che spingono all’acquisto sono percepiti come parte dell’architettura del sito, per questo è importante arricchire i contenuti del sito con immagini coinvolgenti che creino identificazione e conducano l’utente verso la conversione.
6. Video. Sono lo strumento migliore per dare una visione completa del prodotto e fornire quelle informazioni aggiuntive che è difficile trasmettere con immagini e testo.
7. Carrello sempre visibile. Nella progettazione del sito bisogno assicurarsi che l’icona del carrello della spesa sia visibile in ogni momento della navigazione, preferibilmente in alto a destra. Inoltre gli acquirenti hanno l’abitudine di controllare gli articoli presenti nel carrello, per agevolarli è opportuno dotare il carrello di un menu a discesa.
8. Spese di spedizione gratis, se possibile. E’ provato che gli acquirenti preferiscono le spese di spedizione gratuite rispetto a uno sconto. Ovviamente se il prezzo del prodotto è troppo basso, diventa difficile. Per questo è importante elaborare un modello di business che definisca una soglia di prezzo oltre la quale le spese di spedizione diventano gratuite.
9. Nessuna distrazione. Qui si fa shopping! La pagina di checkout non deve contenere call to action verso altri prodotti o altri siti, ma in questa pagina devono essere presenti esclusivamente le informazioni sull’ordine. Il pagamento è un momento molto delicato e se l’utente percepisce delle interferenze potrebbe abbandonare il carrello.
10. Prodotti in vetrina. Tra i potenziali acquirenti ci sono quelli che magari non hanno un’idea chiara di cosa vogliono acquistare. Per questo è buona norma fare una selezione di prodotti che potrebbero interessare, proprio come avviene con la vetrina di un negozio.
11. Mettere in evidenza sconti e promozioni. Sconti e promozioni hanno l’obiettivo di aumentare il tasso di conversione, per questo devono catturare subito fin dalla home page l’attenzione del visitatore del sito.
12. Contatti. Alla base dell’atto di transazione c’è la fiducia che l’acquirente ripone nel venditore. Fornire delle informazioni di contatto esaustive è molto rassicurante per l’utente perché, se qualcosa dovesse andare storto o per avere ulteriori chiarimenti, saprà sempre a chi rivolgersi.
13. Possibilità di pagamento multiple. Alcuni acquirenti non vogliono fornire i dati della carta di credito e se non trovano una modalità adatta alle loro esigenze, abbandonano la transazione. Per questo bisogna assicurarsi di fornire diverse opzioni di pagamento.
14. Ricerca avanzata. Ci sono tipi di acquirenti che quando entrano in un negozio fisico si rivolgono subito al commesso, alla stessa stregua esistono acquirenti online che accedono ai contenuti del sito attraverso la barra di ricerca. Jacob Nielsen, altro guru della usability, li ha definiti Search-dominant e sono tanti. Per questo bisogna rendere sempre visibile la ricerca e strutturarla in maniera tale che l’utente trovi il prodotto nel minor tempo possibile.
15. Semplicità. La prima legge di Steve Krug sull’usabilità è “Don’t make me think”. L’applicazione di questa legge prevede che si progetti un sito che fin dalla sua home page sia autoesplicativo ovvero che faccia capire subito in che contesto si è entrati. Quando l’utente accede per la prima volta a una qualsiasi pagina del sito “deve poterla afferrare, cosa è e come usarla, senza alcuno sforzo e quasi senza pensarci”.
Questa checklist costituisce una buona base di partenza per avviare un sito di eCommerce, ma il mantenimento implica un work in progress costante e il supporto di altri strumenti come lo shoppable content che suggerisce l’acquisto di un prodotto all’interno di un articolo con contenuto attinente, oppure i social media e le community che viralizzano e diffondono i prodotti e servizi.
Ma soprattutto è importante abbandonare una serie di sovrastrutture digitali e ricondurre l’esperienza di navigazione alla modalità di acquisto offline, in quanto un sito di eCommerce è il luogo virtuale più fisico che ci sia o almeno è fondamentale dare questa sensazione al visitatore.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/07/15-passi-per-progettare-un-sito-eCommerce-conversion-friendly.jpg526595Klor�https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKlor�2013-07-12 10:35:282013-07-12 10:35:2815 passi per progettare un sito eCommerce conversion friendly
Il 2013 è stato più volte definito come l’anno delle startup. La conferma arriva direttamente dalla California, con il programma di formazione intensiva di una o due settimane in Silicon Valley, organizzato da J.Br. Leon e supportato dall’Istituto Italiano Imprenditorialità.
Per rendere davvero produttive le giornate di studio a lezioni teoriche si combineranno workshop, eventi di networking, visite a startup e grandi realtà aziendali come Apple, Google o Facebook e ad acceleratori di impresa come la fondazione Mind The Bridge. Il TVLP 2013 si terrà dal 18 al 24 agosto oppure dall’8 al 14 settembre, con la possibilità per tutti i partecipanti di associare una seconda settimana di permanenza durante la quale sviluppare la propria idea startup, mettendo così a frutto le connessioni create durante il training, con l’aiuto di un mentor.
L’esperienza per imparare i segreti del successo
“L’imprenditoria non è questione di tecnica o di teoria”, per dirla con le parole di Simone Ferriani, Professore Associato di Economia e Gestione di Impresa presso l’Università di Bologna, “richiede creatività, intuito per le opportunità e capacità di ricombinare risorse tra loro distanti“. La migliore scuola per imparare tutto questo è proprio l’esperienza, con un contatto intensivo e diretto con grandi realtà aziendali, mentor qualificati e confronto alla pari con altri aspiranti startupper, creando una rete di relazioni essenziale per la crescita di qualsiasi iniziativa di impresa nascente.
TVLP è destinato a ricercatori, manager, imprenditori interessati al venture capital, giovani imprenditori o aspiranti business angel e si svolge in inglese con docenti americani appartenenti alle più prestigiose Business School della Silicon Valley insieme al contributo di imprenditori, consulenti e investitori che operano con aziende di successo.
Inseguire il sogno startup negli USA o restare?
Tantissime le opportunità per gli startupper italiani: eventi, corsi di formazione, bandi e concorsi di vario genere. Ma la questione resta aperta, meglio districarsi tra le tante possibilità di accedere a fondi e agevolazioni del complesso labirinto burocratico italiano, o partire realizzando il sogno di portare il proprio progetto negli States?
L’effetto fascino dei grandi nomi coinvolti nel Tech Venture Launch Program, tanto nei protagonisti quanto nei partners, non può non condizionare la scelta di intraprendere una settimana di studio intensivo finalizzato al miglioramento della propria idea imprenditoriale e alla creazione di un network tra i partecipanti.
Guardando anche in casa propria le possibilità non mancano, così come gli esempi di successo “nati in un garage” e diventati realtà importanti e punto di riferimento per chi si avvicina al mondo dell’impresa con ottime idee e genuino entusiasmo.
Immagini thinkstockphotos
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2013-07-12 09:53:052013-07-12 09:53:05Startup a lezione da Google e Facebook con Tech Venture Launch
The Last of Us è l’ultima creazione della software house Naughty Dog, un’ avventura dinamica di sopravvivenza a sfondo post-apocalittico, in esclusiva per PlayStation 3, è uscito il 14 Giugno 2013.
In poco meno di un mese è riuscito a vendere 3,4 milioni di copie in tutto il mondo, record di vendite 2013 su PS3.
Definito all’unanimità il miglior gioco PS3 di sempre!
A seguire troverete indicati (con colori diversi) i nuovi ingressi e le differenze di posizioni rispetto alle vendite di Maggio 2013.
CONSOLE: Classifica Videogiochi (Giugno 2013)
1) The Last of Us su PS3 – Sony **New Entry
2) Animal Crossing: New Leaf (14 Giugno 2013) su 3DS – Nintendo **New Entry
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/07/La_classifica_italiana_dei_videogiochi_Console_PC_piu_venduti_a_giugno1.jpg7201280Nathan Gangihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNathan Gangi2013-07-11 17:36:302013-07-11 17:36:30La classifica italiana dei videogiochi Console/PC più venduti a giugno
L’utilizzo dei dati personali in rete e la privacy sono sempre temi molto caldi e all’ordine del giorno.
Dopo la notizia del mese scorso a proposito degli americani spiati sul web dal Governo americano il popolo degli internauti ha dato il via a diverse interpretazioni del caso. Un esempio?
Il Tumblr Obama Is Checking Your Emailin cui il Presidente Barack Obama sembra essere ritratto nel consultare gli indirizzi e-mail di tutti gli americani. Ah sì per garantire estrema sicurezza, un’occhiatina anche al vostro bagaglio non la nega a nessuno! 😆
Gli allarmanti (e alle vote pomposi) titoli di articoli e post destano perplessità e sospetti negli internauti, i quali si sentono privati di quella privacy. Cosa che in realtà non viene violata, stando alla policy di utilizzo accettata tramite una spunta frettolosa.
Va ricordato inoltre che l’integrazione e il miglioramento dell’esperienza online necessitano di un’analisi delle abitudini di navigazione in rete da parte degli utenti.
Nell’infografica seguente creata da Baynote vi mostriamo come Google, Facebook, Apple, Amazon e Yahoo utilizzano i dati personali ricevuti dalla navigazione e interazione all’interno delle loro piattaforme.
Nello specifico:
Quali dati risultano d’interesse?
In che modo vengono collezionati i dati?
Come vengono utilizzati successivamente?
Per ogni compagnia viene riportato il numero di parole che formano la policy – o “termini e condizioni di utilizzo” – dei big five sopracitati, suggerendo la relativa complessità di ognuna.
Ad un primo sguardo balza subito all’occhio il fatto che Facebook (prevedibilmente?) possieda la policy più corposa, oltre ad utilizzare al completo le diverse metodologie di raccolta e rielaborazione dati. Cosa ne pensate?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/07/internet-privacy_dati_personali.jpg480633Monia Catellanihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMonia Catellani2013-07-11 17:00:402013-07-11 17:00:40Ecco come vengono utilizzati i vostri dati personali presenti in rete [INFOGRAFICA]
Cartagena International Music Festival è la kermesse che dal 2007 si svolge in Colombia e in cui la musica sinfonica e classica sono protagoniste: un festival internazionale importante nel panorama di tutta la musica e che anche nel Bel paese abbiamo imparato ad apprezzare grazie all’edizione di gennaio 2013, interamente dedicata all’Italia.
Fervono già i preparativi per l’edizione 2014 e il festival, da sempre promotore del concetto che “la musica è per tutti”, grazie alla collaborazione dell’agenzia colombiana Y&R di Bogotà ha realizzato l’app Vibetunes, il primo music player per non udenti.
L’app trasforma le frequenze della canzone in vibrazioni dello smartphone, così che anche i non udenti possono percepire sia le battute che la complessità di una canzone o di un pezzo strumentale.
Per capirne meglio il funzionamento, godetevi questo video:
Quante cose sono ancora possibili grazie alla mobile experience? Abbiamo parlato di Ariadne e di Math Melodies, che aiutano gli ipovedenti e di EDI Touch per i bambini affetti da dislessia, ma ancora molto si può fare.
L’app è già disponibile per il download su Google Play Store: cliccate sull’immagine sottostante per accedere al download.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/07/vibetunes_la_prima_app_che_materializza_la_musica.jpeg323468Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2013-07-11 16:36:112013-07-11 16:36:11Vibetunes, l'app che "materializza" la musica
L’impero mediatico di Rupert Murdoch annuncia un cambiamento epocale. Per comunicare a tutti lo scorporo della nuova News Corp dalla 21st Century Fox è stato utilizzato un annuncio stampa strategicamente potente.
Infatti, sono state utilizzate due pagine del New York Times (la 16 e la 17, pare).Come dire: le cose se vanno fatte, vanno fatte in grande. Le due pagine, come potete notare dalla foto, giocano sul semplice contrasto tra nero e bianco. Richiamando il concetto giapponese di Yin e Yang, le due società sono nettamente distinte ma complementari.
La prima si occuperà di attività editoriali, mentre l’altra si concentrerà nel settore dello spettacolo e dell’entertainment. Il messaggio è molto chiaro: “Looking forward to the future”. Guardiamo al futuro, ma tenendo d’occhio sempre il passato.
La nuova News Corp è stata presentata sul listino Nasdaq di New York lo scorso 19 giugno iniziando la sua quotazione in borsa. Murdoch è ovviamente presidente ed amministratore delegato di entrambe le società.
Riuscendo a reinventarsi continuamente, questo business man ha sfruttato un advertising veramente sorprendente che richiama la filosofia dello Yin e Yang. L’ambiguità umana consiste proprio nella continua lotta tra costante ricerca della perfezione e bisogno di una vita imprecisa, nel bianco e nel nero, nel cambiamento e nella stasi.
La 21 Century Fox comprenderà tutti gli studios di produzione di Hollywood, tra cui la Fox News e Sky; News Corp manterrà invece tutte le attività editoriali come il Wall Street Journal, il New York Post e il The Sun.
Che ne pensate?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Miko Reihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMiko Rei2013-07-11 16:35:032013-07-11 16:35:03Murdoch presenta la News Corp con un annuncio sul New York Times
A solo un anno dalle prime elezioni democratiche in Egitto, il governo Morsi dichiara “mea culpa”. La seconda alba di quello che da sempre è stato considerato il più avanzato dei paesi del mondo arabo da un punto di vista politico-culturale e tecnologico in realtà è diventata un tramonto.
Il tramonto del desiderio di democrazia, delle nuove tecnologie, di un vero sviluppo industriale basato sulla crescita economica e non sulle commesse pubbliche e aiutini statali.
Da paladino della giustizia alla teocrazia
Nel novembre 2012 Mohamed Morsi si distinse come intermediario tra il movimento islamico di resistenza Hamas e Israele nell’ennesimo conflitto nella striscia di Gaza, mediando con gli stati uniti il cessate il fuoco.
Da qui, l’inizio del cambiamento. L’attribuzione di ampi poteri giudiziari in modo da rendere non impugnabili i decreti presidenziali. Nuovi processi contro gli imputati dell’era Mubarak assolti in precedenza. Prolungamento del mandato dell’Assemblea Costituente. Attribuzione di poteri speciali per compiere qualsiasi azione si sarebbe resa necessaria per difendere la rivoluzione.
Un escalation che ha portato il popolo egiziano al desiderio non di ribellione, ma di protesta. Dalla protesta alla ribellione il passo è stato breve, a causa della repressione da parte del governo Morsi che ha causato anche delle vittime.
Morsi si dimette, il popolo festeggia: le aspettative disattese
Ne avevamo già parlato qualche mese fa del boom tecnologico dell’Egitto, con un incremento delle attività online, l’apertura ai media internazionali e alla rete. Queste erano le aspettative di un popolo per anni sotto la dittatura, che agognava una crescita economica, culturale e un’apertura verso il mondo occidentale con i suoi pregi e difetti.
Ma il modello che Morsi ha cercato di importare non è stato quello del lontano Occidente, ma della vicina Turchia. Da qui si è innescata la catena. Nessuna crescita organica del tessuto industriale ma la solita ricetta per i paesi emergenti ormai inefficace: l’abbassamento del costo del lavoro e accordi commerciali per stimolare le esportazioni. Ma l’estero non è più così reattivo, e l’unica nazione che avrebbe potuto sostenere la crescita delle esportazioni, ha volto lo sguardo altrove.
Gli errori di Morsi
Dove ha sbagliato Morsi? Nel voler seguire il modello turco? Nell’essersi posto come il paladino della democrazia, per poi trasformarsi nel peggiore dei conservatori al sorgere delle prime proteste?
Il fatto che l’Egitto, come la Turchia, abbia perso la sua occasione di intraprendere un vero modello di sviluppo, è sotto gli occhi di tutti.
I militari sono in agguato, pronti a riprendere in mano il potere, sebbene non abbiano mai smesso di averlo. In questo anno di governo Morsi, i militari hanno proseguito gli affari e perseguito i propri interessi.
La situazione in Egitto è dunque rimasta uguale? Forse un cambiamento Morsi lo ha apportato. Oggi è il popolo a reclamare a gran voce l’intervento militare. La rivoluzione modernista che ha portato al potere Mohamed Morsi, si è conclusa nella consueta politica del terrore.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/07/morsi-egitto-proteste-cairo-e1373549390343.jpg426640Sakurahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSakura2013-07-11 15:42:142013-07-11 15:42:14La "falsa" primavera araba dell'Egitto e la crescita economica disattesa
Nella lunga lista degli strumenti da valutare e utilizzare per la realizzazione del proprio personal branding oggi possiamo aggiungere le app.
Del resto gli strumenti di self-publishing stanno rendendo più facile che anni fa la possibilità per tutti di diventare autori, a vantaggio del proprio personal branding. Quindi ci vuole una marcia in più e le applicazioni mobile possono offrire molto di più di un libro e di un e-book.
Don Tapscott, autore di 14 libri tra cui Wikinomics. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo e più recentemente Macrowikinomics, ha recentemente pubblicato la sua prima applicazione per iPad che mostra il suo nuovo studio: New Solutions for a Connected Planet.
Secondo Tapscott (fonte @FastCompany) è chiaro che un’app può offrire una piattaforma non solo per presentare audio e video, ma in generale per creare una nuova esperienza anche sociale.
L’app di Tapscott include il suo pensiero su come Internet e i nuovi media possono aiutarci a reinventare le nostre istituzioni per una nuova era. L’app permette di navigare tra i punti focali dello studio di Tapscott, divisi secondo le diverse istituzioni (democrazia, società, governo, sanità, ad esempio) in cui si può operare il cambiamento.
Non è solo questione di creatività…
Realizzare un’app personale non è semplicemente un ulteriore modo per impressionare il datore di lavoro, i colleghi o gli amici: non è sufficiente cioè esser creativi, ma è necessario inserire anche l’app in una strategia coerente per il nostro personal branding.
Certo, un e-book o un sito web possono in parte realizzare alcuni degli stessi obiettivi di un’applicazione mobile: pensiamo ovviamente alla possibilità di inserire contenuti multimediali. Lanciare la propria applicazione è però molto più esclusivo e permette di distinguersi in un mercato sempre più in crescita.
L’utente di un’app si aspetta infatti molto in termini di esperienza interattiva, soprattutto perché un’app può essere fruita ovunque; inoltre una mobile experience può divenire anche social se viene integrata una buona strategia anche grazie a canali come Linkedin, Facebook, Twitter, ecc.
Ogni strategia di personal branding deve essere in grado di costruire network
Quindi, per farvi conoscere e allargare la vostra rete di contatti, creare una vostra applicazione mobile vi mettere in prima linea rispetto alle nuove tendenze del mercato del lavoro e non solo.
Una mobile app può aiutare a costruire relazioni in vari modi. È possibile costruire relazioni attraverso il forum o i commenti ammessi nella vostra applicazione: aumenterete così il coinvolgimento degli utenti della vostra app e creerete l’occasione per instaurare network vantaggiosi per la vostra autorevolezza e stimolanti.
Essere i primi è un vantaggio
Probabilmente l’adozione di un’app per il proprio personal branding vi sembrerà un passo troppo in là: del resto di esempi di applicazioni personali di successo non ve ne sono molte in giro e, escludendo personaggi come Don Tapscott, il resto delle applicazioni per il personal branding riguardano più che altro le celebrities.
Ma quel che conta oggi, lo abbiamo spesso detto, è arrivare per primi: gli early adopters di una strategia anche mobile per il proprio personal branding saranno sicuramente premiati in una società che si sposta sempre di più verso la mobile social experience.
Un altro vantaggio di creare la propria applicazione è la possibilità di poter guadagnare direttamente dalla vendita dell’app: un’app si rivolge ad un vastissimo numero di utenti se pensate ai numeri soltanto dichiarati da Apple a 5 anni di distanza dall’apertura dell’App Store. Potete dire di raggiungere lo stesso bacino di utenza con un libro, un biglietto da visita, un sito web o un’e-book? E potete monetizzare direttamente come è possibile con un’app?
E come portare la vostra app nelle tasche di tutti? Beh, andate a rileggervi i nostri consigli, utili per ogni brand e dunque anche per Voi!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/07/Le-ragioni-creare-app-personal-branding.png467751Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2013-07-11 12:51:052013-07-11 12:51:05Le ragioni per cui creare un'app è utile per il personal branding
“Si possono conoscere gli ideali di una nazione attraverso la sua pubblicità“. Così scriveva Norman Douglas in Vento del Sud del 1917.
Partendo da questa citazione ci soffermiamo sul flop registrato dagli ultimi spot Apple che ha invertito la rotta non propinando più informazioni e immagini relative ai propri prodotti. Per fronteggiare la rivale sudcoreana Samsung che in quel di Cupertino ha influenzato il mercato azionario, Apple ora punta a convincere i consumatori dei valori e delle potenzialità, anche a livello emotivo, dell’azienda dalla mela morsicata.
“E’ questo. Quello che importa è questo.
Come vivi un prodotto. Come ti farà sentire.
Renderà la vita migliore?
[…] Ogni idea che abbiamo, migliora ogni vita che incontra
[…] Questa è la nostra firma, e significa tutto.”
Secondo la societa’ di consulenza Ace Metrix, che ha analizzato l’efficacia delle pubblicità sul piccolo schermo, la campagna promozionale lanciata lo scorso 10 giugno ha messo a segno il peggiore punteggio rispetto a quelle realizzate in passato da Apple: 489 contro 700.
Anche rispetto al settore, che totalizza 542 punti, il gruppo californiano ha fatto peggio. Pare che gli spot si rivolgano più ai dipendenti che non ai consumatori. Non è ancora ben chiaro quanto valga per Apple il decremento ottenuto, è un fatto però che l’azienda abbia dovuto affrontare una grande sfida: confrontarsi con l’intramontabile Think Different e il post Steve Jobs.
Ora la domanda che ci (e vi) poniamo è: per quanto vedremo questi spot sui nostri schermi?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Makan-huekahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMakan-hueka2013-07-11 12:35:462013-07-11 12:35:46Le ultime pubblicità della Apple sono state un flop?
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