Facebook: con Year in Review, per ripercorrere il 2012 basta un click!

Da sempre la fine dell’anno è il momento dedicato ai bilanci. il 2012 è stato un periodo particolare per tutti, ricco di sfide, opportunità, sorprese, deludenti conferme, novità, certezze e disillusioni. Come sempre mettiamo tutto sul piatto e ci auguriamo che l’anno nuovo sia migliore.

Facebook: i nostri eventi più importanti…

Oltre ai nostri pensieri, però, fine anno è anche un momento di ricordo, di tutto quello di bello o brutto trascorso negli ultimi 365 giorni. E anche su Facebook esiste un’applicazione che ci consente di celebrare degnamente il momento. In particolare, quest’anno Zuckerberg ha pensato di imperniare il momento-ricordo dei suoi utenti sul tanto discusso Diario.

Da qualche giorno è possibile condividere con i nostri amici il nostro “riassunto” del 2012, che racchiude i 20 step più importanti del nostro anno sul social network di Menlo Park: gli eventi più significativi, i post in evidenza di maggior successo, le nostre storie più popolari e gli album di foto più visti. Inoltre, un immediato conteggio di quanti nuovi amici abbiamo “conosciuto”, di quante persone ci hanno inviato auguri pubblici per il nostro compleanno e quanti nuove pagine ci sono piaciute. Creare il vostro “Year in Review” (Purtroppo, non disponibile per le “Facebook Page”) è facilissimo, basta andare sul sito FacebookStories.com/2012 e cliccare sul link in evidenza. Condividerlo con gli amici è questione di un attimo!

… e le macro-tendenze del 2012

All’interno del sito dedicato alle Facebook Stories, potrete però trovare anche di più: un resoconto dettagliatissimo su ciò che ha fatto più “rumore” sul social network nell’ultimo anno. Persone, eventi, cose e luoghi che hanno inciso maggiormente sulle discussioni sociali. Gli elenchi di tendenza sono molti, suddivisi per nazione e in ognuna di essa troviamo diverse classifiche. Per l’Italia sono tre: gli argomenti di cui si è parlato di più, i luoghi più visitati e le canzoni più ascoltate.

Se era lecito aspettarsi che l’argomento più discusso nel nostro paese è stato il “terremoto”, il secondo posto di Mario Monti e il terzo dell’altro Mario nazionale, Balotelli.

Tra le canzoni più ascoltate, secondo posto per il tormentone P.E.S. dei Club Dogo, preceduta solo da Nothing But The Beat di David Guetta. Tra i luoghi, invece, grande successo per i più grandi stadi italiani, ma a dominare è la magica Piazza San Marco a Venezia.

Molto più ricchi invece i trend per gli Stati Uniti, dove oltre agli argomenti più discussi, i luoghi e le canzoni, possono essere visualizzate le classifiche relative a politici, personaggi pubblici, sport, libri, tecnologia, film, programmi televisivi e persino “meme”.

Insomma, la fine dell’anno si avvicina ma grazie a Facebook possiamo già lasciarci andare al più classico dei momenti-nostalgia. Basterà per riacquistare un po’ dell’affetto degli utenti perso nell’ultimo periodo?

Instagram smentisce: non venderà le foto degli utenti

Instagram smentisce: non venderà le foto degli utenti

Fermi tutti, contrordine: le vostre foto su Instagram sono al sicuro. Non saranno vendute a terzi con le nuove condizioni di utilizzo che entreranno in vigore il 16 gennaio prossimo.

Con una nota pubblicata sul blog ufficiale, Kevin Systrom, cofondatore della social app, ha smentito le interpretazioni che da ieri hanno messo in fibrillazione la Rete:

“Instagram users own their content and Instagram does not claim any ownership rights over your photos” (Gli utenti Instagram possiedono il proprio contenuto ed Instagram non rivendica alcun diritto di proprietà sulle tue foto).

Dopo l’acquisto da parte di Facebook avvenuto lo scorso aprile, Instagram sta accelerando la ricerca di un modello di business autosufficiente. La mission dell’azienda sarà pure aiutare gli utenti a tirare fuori l’artista pazzoide e poetico che è nascosto in ognuno di noi, ma la sua prima preoccupazione ora è monetizzare. Lo sforzo, però, è evitare il modello di raccolta basato sui banner perché rovinerebbe l’esperienza di utilizzo del social network.

Instagram, quindi, non venderà a terzi le foto degli utenti senza dar loro neanche una pacca sulla spalla. Nessun cambiamento sui diritti di proprietà, ma attenzione perché come si legge nel documento, saranno sempre gli utenti a rispondere di eventuali violazioni:

You agree that Instagram is not responsible for, and does not endorse, Content posted within the Service. Instagram does not have any obligation to prescreen, monitor, edit, or remove any Content. If your Content violates these Terms of Use, you may bear legal responsibility for that Content

E nulla cambia neanche circa le restrizioni di privacy che si potranno adottare per i propri contenuti.

Perché Instagram ha bisogno di una nuova policy?

Allora perché modificare i termini di utilizzo del servizio? Per riservarsi il diritto di utilizzare ciò che l’utente produce in termini di informazioni (dati personali, foto, geolocalizzazione) ai fini di targetizzazione e segmentazione pubblicitaria. Né più né meno di quello che fanno gli altri social network.

Digitist, blog tecnologico de The Wall Street journal, si è preso la briga di confrontare i Terms of Service di Facebook, Linkedin e Instagram, e ha concluso che le condizioni di utilizzo non sono poi tanto diverse.

Ma se Instagram non venderà direttamente le foto degli utenti, né le aziende potranno modificare le foto apponendoci il proprio logo, come farà il social network a ricavare profitto?

Lo spiega Nilay Patel su The Verge: a partire da metà gennaio un’azienda di moda, per esempio, potrà scegliere una foto pubblica postata da un utente e farla comparire nella timeline degli utenti come post sponsorizzato al fine di promuovere contestualmente il proprio prodotto. Proprio come succede già da tempo su Facebook con i post sponsorizzati.

Beyond the line

La vera novità rispetto ai modelli di monetizzazione fin qui sperimentati è che il contenuto sponsorizzato su Instagram potrà non essere contrassegnato in modo che si distingua nettamente rispetto agli altri. Cosa che su Facebook non succede. Come si legge nella policy, infatti:

“You acknowledge that we may not always identify paid services, sponsored content, or commercial communications as such.”

Completa continuità tra “conversazioni” e pubblicità. Se questa piccola innovazione non vi convince, vi resta comunque la possibilità di scaricare tutte le vostre foto e cancellare l’account.

Un'Europa più federale con l'Unione Bancaria Europea

Una delle cose che si rimproverano più spesso all’Unione Europea è quella di essere accomunata per lo più da una moneta unica, mentre mancano politiche, cariche e istituzioni che si occupino di rendere l’insieme dei paesi un sistema federale che condivida molto più del solo Euro.
Nei giorni scorsi è stato fatto un importante passo in avanti, il Consiglio Europeo ha infatti posto le basi per l’Unione Bancaria Europea che dovrebbe entrare a regime tra il 2014 e il 2015.

Quando si parla di Unione Bancaria Europea si intende il potere conferito alla BCE di supervisionare e prendere importanti decisioni riguardanti le più grandi banche nazionali degli stati membri, al fine di promuovere un comportamento più armonizzato di alcuni fenomeni finanziari all’interno dell’UE.

In particolare si sente la necessità di uscire dal meccanismo per cui ogni nazione deve salvare le proprie banche in difficoltà rischiando di mandare il paese in bancarotta.
Inoltre le principali banche Europee operano abitualmente al di fuori dei loro confini nazionali, quindi ha senso che si incarichi la BCE di supervisionare le loro azioni e soprattutto di intervenire quando le banche sono in difficoltà.

Questo in realtà è solo il primo passo verso un’Unione Bancaria Europea funzionante e l’UE dovrà affrontare nei prossimi mesi altri due punti fondamentali quali la protezione centralizzata dei depositi bancari di tutti i cittadini europei, la famosa assicurazione, e l’attribuzione del potere in seno alla BCE di ricapitalizzare o decretare la chiusura delle banche in difficoltà.
Solo dopo aver definito questi due ulteriori elementi ci saranno tutte le regole per far funzionare l’Unione Bancaria.

Intanto le regole stabilite dal Consiglio Europeo definiscono quali banche ricadranno sotto la supervisione della BCE. Le regole interessano tutte le banche nazionali con patrimonio superiore ai 30 miliardi di Euro o superiore al 20% del PIL del paese; ad ogni modo saranno supervisionate le prime 3 banche di ogni nazione anche se non soddisfano i requisiti precedenti. Si stima che questa regola metta sotto controllo della BCE oltre il 90% degli asset bancari Europei.

Tutte le altre banche continueranno ad essere sotto il controllo delle banche centrali nazionali eccetto per una deroga a tale principio di sussidiarietà che può entrare in azione a discrezione della BCE.

Non resta altro che attendere il corso delle prossime tappe fino ad arrivare, si spera, a vedere questa Unione Bancaria in azione tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015.

Come progettare strategie di web marketing turistico? La parola ad Alessio Carciofi [INTERVISTA]

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Con le vacanze di Natale in agguato parlare di Turismo sembra quasi obbligatorio. Ma come è cambiato questo settore da quando il 2.0 è diventato parte integrante di strategie, brand e reputation? Come è possibile progettare oggi strategie di marketing turistico sul web? E ancora, come integrare blog e social media massimizzando il ROI degli investimenti nei mezzi digitali?

Ninja Academy ha voluto fare quattro chiacchiere con Alessio Carciofi, Social Media Marketing Specialist per il Turismo e nostro docente del 1° Corso Online 2013: Turismo 2.0!

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Ciao Alessio! Cosa devono aspettarsi i partecipanti dal Corso Online in Turismo 2.0?

Ciao a tutti! Come nel viaggio esiste la fase dell’anticipazione anche nel corso della Ninja Academy. Mi piace già da ora svelarvi il viaggio che percorreremo insieme, legato al nuovo modo di comunicare nel turismo, agendo sulla consapevolezza e sulla contaminazione ma, soprattutto: impareremo a disimparare. Ricordatevi quest’ultimo concetto perché sarà fondamentale.

Puoi darci qualche anticipazione rispetto alle case history che verranno trattate?

Le case history saranno molte ma spazieranno dalle grandi realtà internazionali come l’Islanda, la Svizzera, l’Australia (ed altre), per poi arrivare alle nostre destinazioni come il Friuli Venezia Giulia, la Basilicata, l’Umbria e l’Emilia Romagna, poi sarà dato spazio anche alle nostre piccole ma grandi realtà come gli imprenditori turistici del nostro bel Paese che giornalmente ci mettono il cuore.

Sul tuo blog si parla spesso di “umanizzare l’approccio al turismo”: cosa si intende esattamente?

Chi lavora nel turismo ha una missione animica, che deve rispettare l’anima: dare il massimo per realizzare i sogni delle persone perché chi viaggia, tra i vari obiettivi, ha quello di vivere un sogno fuori dalla portata quotidiana. Umanizzare significa lavorare con il cuore, ascoltare le persone e farle sentire a casa. Chi lavora nel turismo dovrebbe considerare l’ospite/turista una persona e non un numero: sembrerà banale ma è questo che differenzia tutto l’operato della filiera del marketing.

Parlando in ottica 2.0, qual è l’evoluzione che stanno affrontando al giorno d’oggi le agenzie di viaggio?

Le agenzie di viaggio (non tutte) sono all’interno della tempesta del 2.0 e naturalmente non riescono ad avere un quadro fermo della situazione. Certamente, all’interno del comparto turistico le adv, a mio parere, sono quelle che al momento risultano più indietro nel processo di evoluzione. Hanno la percezione che il loro sistema si stia scardinando ma ancora non hanno preso parte al cambiamento, un cambiamento fatto prima di tutto di consapevolezza e di riadattamento. La cosa più difficile da fare è imparare a disimparare, distinguersi per non estinguersi. Prossimamente, mi piacerebbe lanciare un format di formazione legato solo ed esclusivamente a loro.

La geolocalizzazione gioca un ruolo fondamentale nell’ambito turistico: com’è possibile utilizzarla in modo efficace?

Sono anni che si parla di SOLOMO, ovvero Social, Local e Mobile. Mai come in questo periodo la geolocalizzazione risulta strategica se ben inserita all’interno di un piano di marketing turistico, considerando che i turisti accedono ogni giorno e sempre più dal mobile. Anche qui una piccola anticipazione: mi concentrerò sulla GG ovvero Geolocalizzazione e Gamification. Quest’ultima è ancora ignorata nel turismo mentre risulta davvero performante negli altri settori, migliorando sia la brand experience sia l’engagement.

Qual è il consiglio più prezioso che puoi dare a chi decide di progettare strategie di marketing turistico?

Non ci sono ricette e consigli da dare come spesso mi chiedono perché le strategie sono come abiti sartoriali, sono “cucite su misura”. Quello che mi sento di dire è non dimenticatevi mai che state lavorando con delle persone che sognano: metteteci il cuore in ogni cosa che state realizzando, ma soprattutto non abbiate paura di commettere degli errori, perché l’importante non è l’errore in se stesso, ma quello che sei dopo l’errore.

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Approfitta dello sconto in early booking: 199 €
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INFO: 02 400 42 554 | info[@]ninjacademy.it

Knowledge for change. Be Ninja!

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7 validi motivi per convincervi a uscire definitivamente da Facebook con l'anno nuovo

Siamo alla seconda puntata della trilogia detta The dark side of Inspiration Point. (A proposito: nessuno ha ancora colto la citazione completa).
Nelle prime due semipuntate, che ne fanno una intera (qui la prima e qui la seconda) abbiamo creato una sorta di modello per le nostre blacklist su Facebook – ma valido anche per altri social network; qui indagheremo invece i limiti, purtroppo spesso voluti, del gigante di Zuckerberg e che alla lunga vi costringeranno a chiuderlo.
Buona lettura.

1) Riconfigura le amicizie

Intanto un attimo di legenda: [amicizia] sarà quella su FB, amicizia quella reale.
Dalla Treccani online: per amicizia intenderemo il “vivo e scambievole affetto fra due o più persone, ispirato in genere da affinità di sentimenti e da reciproca stima”.
Come già espresso nei precedenti interventi, il concetto di [amicizia] su FaceBook è stato ampiamente riconfigurato. Al punto che credo che sia quella, la grande rivoluzione di Zuckerberg: chiamare i contatti amicizie, farci credere che fossimo tutti circondati da amici.
Questo non è vero e non lo credete – a meno che non siate di quelli che credono che sia tutto, davvero, intorno a te. Che non crediate che sia vero che, in fin dei conti I want I can (e se lo credete, benvenuti negli anni 2000).
Le mie [amicizie] sono a 757 in questo momento (833 nell’ultima stesura). Tra queste, quelle che – come credo sia stato ripreso dal concetto di cerchia di Google+ – interpreto come amicizie reali, credo di essere a spanne a 3; forse 4. Il punto è che si tratta di un classico insieme che si interseca: ho [amici] che non sono amici, e amici che non si iscriverebbero mai a Facebook. Vuoi perché non ne hanno l’età, vuoi perché non ne hanno i mezzi, vuoi perché, semplicemente, non ne sono interessati.
Il punto di questo… punto 1 è che un vecchio detto dice “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.
Circondarci di 760 persone più o meno, tra le quali – esagero – con un centinaio scambieresti una chiacchiera, con cinquanta prenderesti un caffè, dieci chiameresti al telefono, tre chiameresti per dire che lei ti ha lasciato, significa – consapevolmente o inconsapevolmente – circondarsi per la durata della propria connessione a Facebook di persone che saluteresti col cenno del capo, forse. A volte, persone che non cancelli solo per convenienza sociale.
Questo inquina i pensieri. Ed è un buon motivo per dire che Facebook è un social network deleterio.

2) E’ una grande perdita di tempo

Al di là di alcune applicazioni e dei poke – che, giuro, non ho ancora capito cosa siano – la comparsa delle emoticon per FB mi ha chiarito a cosa serva: a perdere tempo. Perdere tempo non come contraltare ma come caratteristica basale: così come non si può andare in un sexy shop e lamentarsi per le immagini spinte, i video porno di Sara Tommasi e la biancheria commestibile, non si può entrare su Facebook e dire “Ehi. Oggi tanta gente non sa cosa fare!”.
Non sono un bacchettone (giuro! Nonostante usi ancora la parola bacchettone) e non credo che il tempo vada utilizzato. Anzi: il concetto utilitaristico del tempo è una bestemmia che, per dire, non tiene conto di:

  • la prima tazzina di caffè al mattino;
  • le chiacchiere del dopo, spalla contro spalla;
  • il bicchiere di vino con gli amici;
  • una sigaretta nel letto (che io non fumi non importa);
  • ogni arte.

L’arte è un’accusa in sé al concetto utilitaristico del tempo, opponendosi alla morte – che del tempo è la fine.

3) Tiene traccia della memoria

La memoria è importante. La memoria è fondamentale, direi. Anzi: ci sono centinaia di aforismi sulla memoria, il primo dei quali dice “Chi non ricorda il passato è destinato a riviverlo”.
Tutto ciò che esiste, però, ha un senso – dagli scarafaggi alle telepromozioni, tutto. E se quindi esiste l’oblio un senso ce l’ha.
Anzi, ne ha almeno due. Il primo è: per tutelarci da un passato, per vari motivi – dolore, vergogna, rimorso, rimpianto, per esempio.
Il secondo è: per comodità. Se non lasciamo spazio al nuovo il nuovo non può arrivare.
Il terzo è: per poesia. Per la bellezza, quando la cortina si lacera, di riscoprire cose che erano andate perdute.
La timeline lascia tutto aperto, tutto allo scoperto. Mostra le foto che vi sono state fatte di nascosto durante un addio al celibato/nubilato. Mostra le immagini di un viaggio a San Pietroburgo che voi stessi avete postato, ma che, a ben vedere, potrebbero star meglio nel vostro computer, in una cartella che scoprirete solo tra anni. O nel cuore, perché no?
La timeline in fin dei conti è un evidenziatore. E, come dicevo tempo fa ai ragazzi cui davo lezione, se sottolinei tutto non stai sottolineando nulla.

4) E’ un social network finto-puritano

Questa è una colpa gravissima, mai esplorata fino in fondo. Facebook è come la signora coi capelli cotonati che dà l’offerta in chiesa e poi, all’uscita, rifila un calcetto al senzatetto che le chiede l’elemosina.
Fuor di metafora: diverse policies, tra cui quella sul materiale da mettere online, sono quantomeno opinabili. Mettere un filtro alle immagini artistiche non è facile, e mi rendo perfettamente conto che richiederebbe una logica fuzzy non sempre coerente (in linea con l’essere una logica fuzzy, peraltro) inserire tra il materiale accettato L’origine du monde di Courbet e depennare Jeff Koons.
Però ho assistito ad account bloccati per avere messo online disegni di nudo e, dall’altra parte, account che postano in continuazione immagini tratte dai gruppi “Big boobs and sex”, “Nice ass” et similia. Come account bloccati per aver chiesto amicizie a persone i cui gruppi d’amicizie non erano in contatto e, dall’altra parte, gruppi autorizzati su Stalin e lo stalinismo, Mussolini e il fascismo, Hitler.
Un’offertina qui, un calcetto di là.

5) E’ un termostato, non un termoforo

Nella bella autobiografia di Andre Agassi, “Open”, qualcuno si rivolge al grande tennista dicendogli, più o meno “Andre, tu sei un termoforo, non un termostato. Quando entri in una stanza non ne registri la temperatura, la cambi”.
Facebook mi sembra – a dispetto di come non appaia nell’immediato – un termostato. Ossia un mezzo che incarna lo spirito dei tempi e non che quello spirito lo cambia, o lo volge in una particolare direzione.
Questo non sarebbe un male, se non fosse che si pone come uno strumento rivoluzionario. Ma uno strumento rivoluzionario che – per richiamare un’intervista appena fatta altrove – metta solo i Like e non i Dislike si muove in un ambiente di rassicurazione. E la rassicurazione è sempre controrivoluzionaria; la rassicurazione sgonfia la protesta.

6) E’ un semplificatore di pensiero

Sì: questo punto richiama molto il punto 10 del precedente articolo, “10 motivi per cui dovreste essere immediatamente cancellati dai contatti FaceBook”. E lo richiama perché, se là dicevo che ci si è conformati a una struttura di pensiero, qui invece è il mezzo che critico, ossia la vera e propria struttura che ci ospita.
Dico sempre che, a chi mi scrive “Come ai fatto a pubblicare per Einaudi???” rispondo, in cuor mio, “Prima di tutto ho imparato l’italiano”. Non si tratta di umiltà o meno, ma di conoscere il mezzo che stai utilizzando per poi, solo poi, pensare a lavorarlo. In fin dei conti non puoi tradire una moglie – qui l’italiano – se non l’hai sposata. Vero?
Facebook inizialmente aveva un vincolo di caratteri, che poi ha tolto. Ma ora faccio un piccolo esperimento, così, sul momento. Prendo i primi dieci post che trovo e faccio una bella media dei caratteri. Pronti?
Eccoci. 762 caratteri spazi inclusi – che sta a dire: 76 caratteri di media, contro i 160 precedentemente imposti.
Dieci messaggi dei quali uno è una domanda, uno una comunicazione diretta, uno dice che oggi (nel momento in cui scrivo) è Santa Lucia, due sono aforismi – o slogan, forse -, tre comunicazioni indirette. Gli ultimi due, semplici messaggi.
Risultato: tanta fuffa. E tenete conto che tra questi dieci, cinque sono di persone di lettere, uno di un’azienda che lavora nel biologico, uno di un’azienda cinematografica rinomata.
Voilà.

7) Attua il profiling

Un concetto ben conosciuto da chiunque lavori nel marketing dice che quanto più una persona cerca di staccarsi da un macrogruppo, tanto più facilmente entra in microgruppi più facilmente profilabili.
Un secondo aspetto altresì conosciuto – l’ho preso da Rounders, ma chi l’ha scritto la prima volta ci ha preso – dice che quando ti siedi a un tavolo da poker e non individui il pollo, vuol dire che il pollo sei tu.
Il terzo dice che quando un’attività ti approccia e non ti vuol vendere niente, vuol dire che sta vendendo te. E i tuoi dati.
Questi tre aspetti si adattano perfettamente a Facebook. Che da tempo solletica il nostro ego portandosi in una posizione di predominio su qualunque altro medium e sfidando le leggi dell’aerodinamica, manco fosse il calabrone di Sikorsky. Solo che il calabrone si sa perfettamente perché voli, e così si sa di Facebook: perché un mix di risorse intellettuali, risorse burocratiche, leggi dello Stato e denaro difficilmente ripetibile è stato messo in atto perché il calabrone diventasse aquila.
Ma se Zuckerberg è il calabrone noi siamo i polli. Che cliccano Mi piace e si vedono nella colonna di destra aziende no-OGM (sì, ammetto, sono ambientalista), link a servizi che offrono Internet wireless veloce, link contro Berlusconi (e questi due son facili), link che mi offrono un servizio bancario di alto profilo.
Un servizio bancario di alto profilo.
Un servizio… Ecco. A volte pure loro si sbagliano.

Una Top Ten dei marketing moments 2012

Cari Ninja, ben trovati al consueto appuntamento annuale in cui ci guardiamo dietro e selezioniamo i dieci momenti che più hanno definito i 12 mesi appena passati. Innovazioni, startup, campagne, guerre competitive, nulla escluso: o sopravvissuti del cataclisma Maya, raccontate ai posteri come lavorava il marketing nell’Anno Domini 2012.

10 – Kony 2012

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A marzo, un video batte tutti i record di condivisione e visualizzazione su Youtube. Per chi non lo conoscesse ancora (alzate la testa e controllate di non essere in Uganda) si tratta di un documentario realizzato da Invisible Children per di sensibilizzare l’opinione pubblica sui crimini di Joseph Kony, a capo del movimento ugandese Lord’s Resistance Army . Un criminale “da rendere famoso in tutto il mondo” e che attraverso azioni militari violente, vorrebbe instaurare in Uganda una teocrazia fondata sulla Bibbia e sui Dieci comandamenti. Un’operazione di marketing sociale che ha rischiato ben presto di avvilupparsi su sè stessa quando il fondatore di Invisible Children Jason Russell è impazzito in pubblico. Street art, celebrity testimonial, accuse di propaganda militare ed imperialistica USA, masturbazione pubblica: un bel mix che ha inevitabilmente coinvolto ed incuriosito milioni di persone in tutto il mondo.

9 – Pinterest nell’Olimpo dei Social Media

A maggio, Pinterest supera LinkedIn per numero di iscritti. Due mesi dopo Rakuten annuncia un finanziamento totale di 100 milioni di dollari: tutto è pronto per aprire completamente il sito alle iscrizioni globali senza invito, ad agosto. Pinterest oggi vanta un tempo medio di permanenza abbastanza elevato, pulsantini Pin It sparsi per il web, ed un segmento demografico per lo più femminile che vorrebbe (ri)sposarsi solo per imitare le wedding planning board.

8 – La tragica Costa Concordia

L’immagine della nave abboccata su un fianco è ancora impressa negli occhi degli italiani. Un episodio denso di simbolismo, eroico ed antieroico: la fallibilità umana, il capitano sedotto, il consumo edonistico e materialistico sommerso da un elemento naturale, nuove parole entrate nell’inconscio linguistico comune (biscaggina, ce l’ho con te). Con la Costa Concordia un intero mercato ha subito un colpo e sono abbondate le riflessioni sulle social media strategy durante le crisi e sulla più adeguata comunicazione ex-post.

7 – Facebook si quota al Nasdaq

Come non ricordare l’entusiasmo contagioso dell’IPO di Facebook, il 18 maggio, costellato dalle facce del Players Club tra le quali spiccava la COO Sheryl Sandberg? E poi, il tracollo: la performance deludente delle azioni, la sfiducia del mercato, i 40 milioni di dollari offerti da Nasdaq come compensazione, la multa da 5 milioni di dollari a Morgan Stanley.

6 – Olimpiadi e Paralimpiadi di Londra

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Continua nel 2012 l’entusiasmo verso la cultura Brit, complici due grandi eventi sportivi. Nella nostra copertura delle Olimpiadi, vale la pena menzionare le stringentissime limitazioni di marketing istituite da LOCOG – London Organising Committee of the Olympic and Paralympic Games. E, in ambito pubblicitario, due spot che hanno fatto il giro del mondo proprio come la torcia olimpica: Best Job, dedicato da Procter&Gamble alle mamme degli atleti per la regia di Iñárritu; e Meet the Superhumans, in onda su Channel 4 come promo dei Giochi Paraolimpici.

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5 – Device Wars: Apple, Microsoft, Samsung & Google

Il ripple effect della morte di Steve Jobs ancora porta scompiglio sul mercato dei device e dei sistemi operativi. Una battaglia a colpi di brevetti ed innovazione digital e di design. Il lancio di Windows 8, il consolidamento di Android, l’avvento dell’iPad Mini e dell’iPhone 5, Apple che fa causa a Motorola ed HTC per Slide to Unlock, il brevetto ottenuto dalla Mela sulla forma quadrata dagli angoli arrotondati, la lotta infinita e dispendiosa tra Cupertino e Samsung. Siamo tornati in Grecia classica, quando le divinità ingaggiavano lotte mitologiche le une con le altre. Ma, a differenza di ieri, noi comuni mortali non assistiamo passivi a raccontare le loro gesta: con le nostre scelte di consumo all’interno di questo mercato iper-competitivo, la guerra per stabilire il vincitore non finirà mai.

4 – Mass effect: ex aequo Gangnam Style, Call Me Maybe, Pulcino Pio e 50 Sfumature

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Il 2012 ha visto diversi successi da mercato di massa, in barba a chi predica la frammentazione dei mercati, dell’audience, dell’attenzione. Quattro diversi contenuti hanno racimolato numeri impressionanti di views, letture, ascolti, condivisioni, menzioni. Che si ami o si odi un cantante koreano ai limiti dell’assurdo, una starlette canadese sensazionalistica, un tormentone estivo o una trilogia erotica di dubbia qualità, sono sicura che almeno una volta nel 2012 questi titoli sono entrati di diritto nelle vostre conversazioni.

3 – Startup is the new black

Incubatori, acceleratori, venture capital, seed investing, pitch, competition, “Working Business Factor”, chi più ne ha più ne metta. Cosa vuoi fare da grande? Lo startupper. Siamo forse sull’orlo di una bolla speculativa stile 2000 dot com? La scena startup sta consolidando i suoi vecchi e nuovi epicentri: Silicon Valley, Tel Aviv, Berlino. E in Italia? La corsa all’oro è più viva che mai. Consiglio per il 2013: saper sempre distinguere le mode dai veri progetti imprenditoriali.

2 – Facebook compra Instagram

Appunto, il sogno di ogni startupper è sembrato un po’ più reale il 9 aprile 2012, quando Facebook ha dichiarato l’acquisizione di Instagram per 1 miliardo di dollari. Un lean team di poche persone nel giro di due anni ha creato un prodotto semplice e contagioso, senza alcun business model, e ne è uscito con un ricco buyout che farebbe gola a molti. Vedremo cosa succederà al brand nel 2013, soprattutto dopo le recentissime modifiche ai Termini di Servizio di Instagram che permetterebbero a Facebook di rivendere le foto degli utenti.

1 – Red Bull Stratos: il volo di Felix Baumgartner

Da dove cominciare, per concludere. Red Bull Stratos è un programma a metà tra avanzamento scientifico e di marketing. Gli anni spesi per la sua progettazione, per la preparazione di Felix Baumgartner, il raccordo col precedente record di Kittinger, l’alleanza con Youtube per la diretta live. Record per lo streaming: più di 8 milioni di persone in contemporanea hanno guardato un uomo saltare per sfidare il progresso. Certo, ci siamo connessi in simultanea per i motivi più disparati, anche i più futili. Sopravviverà? Si spappolerà insieme al muro del suono? Sicuramente molti hanno provato il timore che qualcosa andasse storto anche solo per il più piccolo dettaglio trascurato, come un finestrino appannato. Forse la frase che ha pronunciato Baumgartner prima di inabissarsi verso la Terra potrebbe valere come monito ai grandi brand per il 2013: è solo quando sei in altissimo che puoi renderti conto di quanto piccolo tu sia in realtà.

Come scaricare le foto e cancellarsi da Instagram

Come scaricare le foto e cancellarsi da Instagram

Come scaricare le foto e cancellarsi da Instagram

Instagram ha avvertito i suoi utenti di aver cambiato Terms Of Use, ovvero le condizioni d’uso della piattaforma. Inoltre, dal 16 gennaio 2013, entrerà in vigore la nuova policy sulla privacy (come vi abbiamo anticipato nel post della sezione social media). Le condizioni di utilizzo prevedono che tutte le informazioni e i contenuti caricati nell’app potranno essere condivisi con altre aziende (quindi potenzialmente utilizzati per scopi pubblicitari).

Vediamo come fare un salvataggio delle foto che abbiamo caricato e come cancellarsi dalla piattaforma in modo semplice e veloce (modalità da usare con attenzione).

Come fare il download delle foto caricate su Instagram?

Come scaricare le foto e cancellarsi da Instagram

Ad esempio si possono utilizzare servizi come Instaport.me: permettono un veloce salvataggio delle foto in una cartella formato .zip. Dopo aver fatto il download potrete caricarle di nuovo dove volete. Su Instaport.me presto ci sarà anche la possibilità di trasferire le foto su Facebook e Flickr.

Come cancellarsi da Instagram?

Come scaricare le foto e cancellarsi da Instagram

Dopo aver effettuato il download, è possibile cancellare il proprio account. In che modo? Basta andare sull’Help Center di Instagram e cliccare sul link per la rimozione dell’account.

Tutti i contenuti (foto, commenti, like, amicizie) saranno cancellati permanentemente e non sarà possibile recuperarli. Così come non sarà possibile riattivare l’account.

E voi, avete deciso cosa fare?

UPDATE: per chiarezza e semplicità, condivido con voi l’articolo di Maurizio Galluzzo: State calmi. Instagram non vende le vostre foto“.

Da metà Gennaio Instagram potrà riutilizzare e vendere le vostre foto più belle

Vi pavoneggiate spesso con i vostri amici per le belle foto che riuscite a fare e pubblicare grazie ai filtri Instagram? Bene, vi avvertiamo: dal 16 Gennaio 2013 il social network avrà la possibilità di rivenderle… senza dirvi nulla né dovervi offrire alcuna remunerazione!

La nuova policy è uno degli effetti dell’acquisto della social app da parte di Facebook, che in queste ore ha effettivamente dichiarato il proprio diritto di ‘girare’ le foto pubbliche ad aziende e brand che lo richiedono e che potranno così utilizzarle anche per le loro azioni di advertising. Aprendo di fatto una nuova era nel ciclo di vita dello stesso Facebook, più orientato verso la distribuzione e vendita online di immagini… molto appealing, aggiungiamo noi!

Ma cosa significa, in soldoni, questo shift? Citando cnet:

[…] che un hotel nelle Hawaii, per esempio, potrebbe comprare da Facebook la licenza delle foto scattate nel resort e utilizzarle sul sito web, nei commercial, nelle brochure, etc., senza pagare un soldo all’utente Instagram che ha scattato la foto.”

Con questa mossa, la già traballante reputazione di Facebook sicuramente subirà un altro colpo, mentre la nuova opzione aprirà delle praterie ancora inesplorate per i marketer.

Non occorre nemmeno dire che la risposta degli utenti è stata tutto fuorché entusiasta, e le ragioni pubblicate a sostegno del cambiamento non sono parse per nulla solide né convincenti:

”Questo significa che possiamo combattere lo spam in modo più efficace, monitorare il sistema e i problemi di affidabilità più velocemente, e creare feature migliori per tutti comprendendo come Instagram viene utilizzato.”

Ah, se non avete mai aperto il vostro spazio su Instagram non siete affatto ‘al sicuro’: magari siete stati fotografati da amici e la vostra immagine è sembrata particolarmente appetibile a qualche advertiser 🙂

In generale sono tante le riflessioni che si potrebbero fare a proposito di questa nuova ‘mossa’: vi promettiamo un imminente articolo a proposito.

BMW crea una finestra sul futuro con le sue auto elettriche [VIDEO]

Per promuovere il nuovo concept BMW i, la casa automobilistica tedesca ha recentemente realizzato a New York un’installazione dall’anima tecnologica e futuristica, una speciale vetrina in grado di riprodurre il traffico della 6th avenue della ‘grande Mela’ in un flusso di auto elettriche e pulite.

I principi di avanguardia e tecnologia sono sempre stati alla base della ricerca del settore automotive, costituendo anzi in molti casi l’essenza del core business di molti operatori del settore. Oggi questi concetti si accompagnano in maniera indissolubile a quelli di salvaguardia dell’ambiente e soluzioni che possano risolvere le gravi ‘patologie’ che minacciano il nostro futuro: l’agenzia Kirshenbaum Bond Senecal + Partners ha scelto di concretizza l’immagine simbolica della “finestra sul futuro” attraverso questo impianto che non solo mostra l’innovazione, ma la fa vivere ed esperire.

Tramite delle telecamere ed un software di car tracking, l’installazione è in grado di calcolare anche quanto denaro si può risparmiare grazie alla tecnologia elettrica e di quanto si ridurebbero in un anno le emissioni di CO2.

BMW sceglie di rappresentare un futuro buono, colorato, ma soprattutto più immaginabile perché vicino: l’operazione presta infatti il fianco al lancio della nuova serie di automobile che la casa promette per la fine del 2013.

Il video ci ricorda in modo sensibile la campagna della concorrente Mercedes, che qualche mesa fa aveva diffuso il filmato della sua “invisible car”. Quale iniziativa credete possa essere più efficace?

XXL Sport, tutti uniti contro gli zombie [VIDEO]

Conviene sempre fare tanto sport… Allenarsi, tenersi in forma e farlo con l’abbigliamento e l’attrezzatura giusta perchè può sempre tornare utile, specialmente in caso di invasione della proprietà da parte di una mandria di zombie.

Questo il divertente messaggio che il retailer di abbigliamento sportivo XXL vuole comunicare con un video ben realizzato e dai toni ironici che strizza l’occhio al tormentone zombie per comunicare l’ampia offerta di articoli sportivi a disposizione.

La letteratura e il cinema sono pieni di racconti che riguardano gli zombies, ma di recente con il sopravvento di serie tv quali “The Walking Dead” che ha riscosso tantissimo successo di pubblico e critica e “Death Valley” targato MTV e un po’ meno fortunato del primo, il fenomeno zombies è sicuramente tornato d’attualitá.

XXL sport cavalca quindi l’onda zombie e prova ad osare con uno spot crudo, ma divertente.
I caratteri sono più vicini ad un b-movie e fa da parodia/rivisitazione ironica del genere: infatti nel promo i morti viventi vengono respinti e abbattuti con gli attrezzi da sport della catena svedese.

Il claim è davvero ben studiato e compare alla fine, nello stadio dove tutti gli umani rinchiudono gli zombie per abbatterli. “Tutti gli sport insieme” richiama l’idea, da sempre comunicata nei vari film, che per sconfiggere gli zombies bisogna fare gruppo e lottare fianco a fianco e al contempo ricorda al cliente la varietà di prodotti per i vari sport che può trovare in un unico posto: da XXL “All sports united”