Fiducia -e sfiducia- nel decreto Sviluppo che diventa legge

Il decreto Sviluppo ottiene la fiducia alla Camera e, mentre si attendono i bandi per la definizione di 500mila euro, c'è divisione tra incoraggiamenti e critiche alla manovra

Abbiamo seguito tutta la preparazione del decreto Sviluppo sin dallo studio del Rapporto “Restart Italia” che voleva mettere in pratica le analisi e le proposte sul rilancio dell’economia italiana fatte da una task force di esperti del settore.
Abbiamo poi commentato tutto l’iter previsto dal decreto Crescita insieme ad Alessandro Fusacchia, che ha coordinato questi lavori per il ministro Passera.

Ed eccoci finalmente qui, alla conversione del decreto. Infatti grande attenzione -e tensione- c’è stata ieri intorno al voto del decreto Sviluppo, che alla fine ha ottenuto la fiducia con 261 voti favorevoli, 55 contrari e 131 astenuti.

I commenti e le critiche: è stato compiuto un importante passaggio culturale

Su Twitter l’hashtag #firmateildecreto è stato il grande trend topic del giorno che ha accompagnato la diretta streaming della discussione alla Camera.

In generale, dall’agenda digitale alle start-up innovative, le discussioni sulla distribuzione dei 500 milioni di euro del decreto Sviluppo sono passate per gli sconti sui prodotti agricoli fino all’acquisto dei biglietti del bus.

Tra le principali misure previste ci sono la proroga quinquennale delle concessioni sugli stabilimenti balneari, il credito di imposta per le infrastrutture e una modifica della riforma del lavoro.

Per quanto riguarda invece i 120 milioni per la creazione di startup innovative, si tratta di aspettare i bandi in uscita da gennaio 2013, sapendo sin da ora che la maggior parte degli sforzi saranno rivolti non direttamente alle iniziative d’impresa, ma a coloro i quali lavorano per unire mercato e ricerca, come gli incubatori scientifici, di cui anche ci siamo occupati largamente.

Mancano per esempio previsioni specifiche per l’eCommerce e per la diffusione dell’informazione attraverso le nuove tecnologie (tema caro all’offerta della televisione pubblica).

Fra moltissime critiche, fa notare Luca De Biase che sicuramente questa legge poteva fare meglio, ma già così com’è va a favore dello sviluppo del Paese, perché si tratta di

un passaggio culturale di valore storico perché per la prima volta il sistema normativo prende in considerazione il valore delle nuove aziende innovative per la crescita, l’occupazione e l’innovazione del sistema produttivo italiano.

(…) E se il cammino si fa un passo alla volta c’è da sperare che si arrivi a migliorare la normativa in futuro.

Le questioni che restano aperte: senza opportunità di lavoro reale non c’è sviluppo economico

Una nota per ponderare il lavoro fin qui condotto va ancora aggiunta e riguarda proprio le misure specifiche previste per le imprese e le iniziative d’impresa. Un’indagine di Ernst&Young, infatti descrive molto grave la disoccupazione italiana attuale e prescrive un’unica ricetta per il rilancio economico del nostro Paese, ovvero l’accesso ai finanziamenti.

Il cuore del problema lavorativo e imprenditoriale sta nel dato importante (il doppio rispetto all’anno precedente) per cui i giovani chiedono sempre più prestiti personali pur di accedere alla liquidità e avviare quindi le loro imprese, proprio perché nella maggior parte dei casi i bandi appositamente dedicati sono molto blindati, escludendo di fatto la possibilità estesa di avviare di un’attività. Al contempo le banche non sono messe in condizioni di prestare fiducia ad un giovane italiano senza referenze, tanto da non avere altra alternativa concreta che indebitarsi personalmente e chiedere alla famiglia di tenere parte a questo gioco.

Commentava aspro il Wall Street Journal pochi mesi fa, a proposito del decreto in elaborazione, che in Italia il mercato resta ancora troppo ingessato:

«Immagina di essere un ambizioso imprenditore italiano che cerca di avviare un nuovo business. Poiché tutte le protezioni e le assicurazioni introdotte sottraggono il 47,6% dalla media delle paghe italiane, secondo l’Ocse, ma anche che tu, al posto dell’imprenditore, sei consapevole di ciò e allora si può spiegare la tentazione di restare piccoli e tenere quanto possibile del tuo business fuori dai bilanci. E questo mercato grigio e nero misura per più di un quarto dell’economia italiana.

Con un po’ di fortuna comunque puoi scoprire una scappatoia che ti consente di assumere un po’ più di persone senza incorrere in troppi costi, a condizione che tutti i nuovi assunti siano disabili, provenienti dalla Sardegna, con gli occhi blu e tra i 46 e 53 anni».

In che modo perciò, quando ci apriamo a completare l’importante passo compiuto dalla manovra del governo Monti per l’economia italiana, pensiamo di puntare su tanti altri giovani imprenditori che non stiano pensando di avviare un progetto digitale?

Noi siamo fiduciosi. Aspettiamo quindi altrettante importanti novità in merito.