Mission impossible

Fare marketing sui viaggi e riuscire nell’impossibile: abbinare storytelling e big data

Creare racconti accattivanti partendo dai Big Data può essere fondamentale per settori come la travel industry, perché un viaggio è innanzitutto una storia

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Storie, miti, leggende, favole, filastrocche, post sui blog, visual ads, social stories. Sono tanti i modi per raccontare una storia e per raccontarci. Lo storytelling dilaga ormai ovunque, ma la vera novità è riuscire ad utilizzare i Big data per personalizzare la customer experience e aumentare l’engagement. E c’è un settore che beneficia particolarmente dell’unione tra storytelling e Big Data, ossia la travel industry.

Storytelling e Big Data: viaggi, ovvero storie

Le storie non sono solo parole, immagini, suoni, gesti, ma sono in grado di creare interazione e connessione con il lettore e aiutano a comprendere un’esperienza non vissuta direttamente.

Se ci pensi, fin da bambini entriamo in contatto con le storie e tutt’oggi le raccontiamo costantemente nella nostra quotidianità.

Stories: Storytelling e Big data

Ovviamente uno strumento così vicino e familiare non poteva sfuggire all’attenzione dei professionisti del marketing, che oggi in modo sempre crescente utilizzano lo storytelling per emozionare, sorprendere e infine coinvolgere l’audience.

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Una buona storia segue dei modelli narrativi ben precisi, come lo schema di Propp o il Viaggio dell’Eroe di Vogler. Il viaggio in particolare (interiore o fisico) è da sempre un elemento fondamentale per creare movimento e svolta alla narrazione (un esempio su tutti: Star Wars Episodio IV) o addirittura esserne “attore principale” (come nell’Odissea o nella Divina Commedia).

La travel industry, proprio per la natura narrativa del viaggio, è il settore che maggiormente utilizza storytelling e Big Data per massimizzare le opportunità di coinvolgimento. I risultati sono incredibili, con un aumento del 67% in engagement e loyalty.

Come iniziare

Nessun viaggio vero ha inizio senza una mappa, un piano, una meta da raggiungere e il giusto percorso per arrivarci. Partendo da semplici domande come “Perché voglio raccontare questa storia? Quale è il mio scopo? Le informazioni che voglio trattare possono interessare la mia audience?”, è importante costruire una mappa con la meta (scopo) da raggiungere e le fermate intermedie.

Ad esempio la compagnia aerea Alitalia, ha utilizzato le storie di viaggio di un travel blogger per pubblicizzare la business class e i servizi Alitalia.

Si può anche partire da un argomento di attualità specifico come la cancellazione dei voli di Ryanair, per generalizzare il comportamento del viaggiatore o risolvere un bisogno del target di riferimento, come quello delle rotte low cost.

Storytelling e Big data: world

Attraverso l’utilizzo dei Big Data è possibile interpretare i bisogni dei customers e mettersi nei loro panni, raccontando la storia di cui loro stessi hanno bisogno. I Big data danno significato alla storia, rendendola reale, tuttavia è importante non tralasciare l’originalità per catturare l’attenzione e imprimere il messaggio.

Scegliere i dati (reali)

Nel momento di raccolta dati, evita le convinzioni acquisite (confirmation bias), ossia la maggiore attenzione, ricerca e selezione verso quei dati che confermano convinzioni o ipotesi, considerando piuttosto anche quelle informazioni che le contraddicono.

Storytelling e Big data: raccolta dati

Naturalmente un professionista del marketing deve tenere  il brand al centro dello storytelling, senza però mettere i dati in secondo piano o presentarli in maniera poco accurata. Il rischio è di cadere in critiche e commenti negativi, che andranno a indebolire la storia e il brand.

I dati, inoltre, non devono essere forzati per raccontare la storia che vogliamo, se piuttosto dovessero portare in un’altra direzione si può riconsiderare la strategia di storytelling da un nuovo punto di vista.

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Scegliere il formato

Il formato influisce enormemente sulle modalità di percezione della narrazione da parte dell’audience. È importante quindi selezionare fin da subito il formato che più supporta il messaggio da condividere: per esempio un testo argomentativo tramite un blog post o un visual storytelling che arrivi dritto al punto.

Storytelling e Big data

Anche qui il target di riferimento è determinante. Inoltre, a prescindere dal formato, il messaggio deve essere chiaro e completo, così da poter viaggiare solo e supportare il resto della comunicazione all’interno della mappa. Anche i dati e i metodi di ricerca devono essere chiari, così che l’audience possa ritenere la storia e quindi il brand convincente e affidabile.

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Il valore della storia

Storytelling e Big data offrono una grande opportunità di customizzazione del contenuto, ma allo stesso tempo ciò che crea connessione e emozione nell’audience rimane la storia.

Storytelling e Big data: child

I dati contano, ma le storie di più. Non perdere l’autenticità della storia per favorire i dati, entra piuttosto in intimità con i viaggiatori. Potrai ad esempio raccontare storie o aneddoti personali, o approcciare con umorismo il tuo pubblico attraverso le avventure divertenti dei viaggiatori. Interessanti a livello persuasivo anche le domande retoriche che un viaggiatore potrebbe porsi, con risposte magari contenenti proprio quei dati che andranno a generare curiosità e aumentare l’engagement.

Numeri e lettere possono quindi collaborare: i dati daranno reputazione alla storia e affidabilità al brand e la storia dall’altra parte farà emozionare, ridere, o piangere il viaggiatore.

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