Spotify pubblica la classifica delle canzoni più ascoltate nel 2018 (e ci fa condividere le nostre personali Top 5)

Anche quest’anno Spotify, la piattaforma di streaming musicale ormai diventata un must per chiunque abbia uno smartphone e ami la musica, pubblica le classifiche delle canzoni e degli artisti che hanno avuto più successo durante l’anno che sta per concludersi.

Con 191 milioni di utenti, 87 dei quali con un abbonamento a pagamento, in 78 paesi e più di 40 milioni di canzoni disponibili, negli scorsi anni Spotify aveva giocato con i dati di ascolto acquisiti dagli utenti trasformandoli in campagne di affissione outdoor. Quest’anno invece dà a tutti gli utenti la possibilità di condividere anche la propria personalissima Top 5, puntando tutto sull’engagement.

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Le classifiche 2018

Se la canzone più ascoltata dell’anno è “God’s Plan” di Drake (con più di 1 miliardo di ascolti), il brano più riprodotto in Italia è stato “Tesla” di Capo Plaza, Sfera Ebbasta e DrefGold.

Le canzoni del rapper canadese sono state ascoltate 8,2 milioni di volte, cosa che lo ha reso l’artista più ascoltato di sempre su Spotify, superando i risultati del 2017 di Ed Sheeran, che quest’anno è al quinto posto. Al terzo posto c’è invece XXXTENTACION.

Tra le cantanti donne più ascoltate al primo posto c’è Ariana Grande, grazie a Sweetener, il suo quarto disco uscito ad agosto. Le sue canzoni sono state ascoltate più di 3 milioni di volte nel 2018.

I billboard 2018

Se lo scorso anno Spotify aveva fissato per tutti degli obiettivi, la campagna di affissioni di quest’anno ha posto di nuovo l’accento sui nostri ascolti, come quella del 2016, con riferimenti variegati alle abitudini degli utenti, ai fatti di costume e società più importanti dell’anno, o più filosoficamente ai grandi interrogativi dell’essere umano, per anticipare con un hashtag il vero cuore dell’operazione #2018Wrapped.

Tra le playlist da cantare a squarciagola (con cui fare lo Yodel) e i podcast dai titoli inquietanti come “Il mio omicidio preferito”, Spotify suggerisce di fare attenzione a chi cammina proprio alle nostre spalle!

Ovviamente anche su Spotify non potevano mancare le risposte in versione playlist al tormentone web dell’anno: “Yanny o Laurel?”.

La rivincita delle donne è ben chiara nei titoli di queste playlist.

Immancabile, infine, il riferimento all’evento mondano più social di sempre, il Royal Wedding, mentre qualcuno creava una playlist ad hoc, ma ben 22 giorni dopo la cerimonia.

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Wrapped Spotify 2018, la playlist che tutti aspettavamo

I numeri dei brani e degli artisti su Spotify sono certamente interessanti e diventeranno ottimi suggerimenti di ascolto per tanti abbonati e iscritti al servizio gratuito, ma la vera operazione di successo di quest’anno per Spotify è la campagna che ci permette di guardare la nostra classifica dei brani più ascoltati nel 2018.

Come a dire che se le regole sulla privacy si fanno più stringenti – con l’entrata in vigore del GDPR in Europa – saranno gli utenti stessi a essere invogliati a condividere le proprie playlist dei brani più ascoltati, con un vero e proprio effetto virale.

Tramite questa pagina dedicata sul sito web, infatti, è possibile sapere quali sono stati i nostri brani più ascoltati dell’anno e condividere il risultato anche sui social.

Tra chi si prende in giro per le scelte musicali di cui forse non si era neanche accorto, e chi fa della sua Top 5 un vero vanto da critico musicale, la campagna ha solleticato la curiosità di moltissimi iscritti al servizio, sfruttando l’effetto quiz – messo alla gogna dopo lo scandalo Cambridge Analytica che forse abbiamo già dimenticato -, ma colorandolo con i toni vivaci dello user generated content.

Con Wrapped Spotify 2018, infine, il servizio ci propone nuovi brani da ascoltare, dando un ulteriore boost all’uso della piattaforma. Insomma una strategia vincente sotto ogni punto di vista.

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Pantone presenta Living Coral, il colore perfetto per il 2019

Lo aspettavamo da giorni, fremevamo all’idea di uno degli annunci più attesi dell’anno.

Eravamo lì a fissare lo schermo dei nostri smartphone, del nostro PC e (finalmente) PANTONE ha annunciato il colore dell’anno.

Una nuance che per i prossimi 365 giorni vedremo ovunque, dagli accessori più piccoli a quelli più tecnologici. Preparatevi a portarlo sulle labbra, a sfoggiarlo su unghie ticchettanti e ad averlo intorno in casa, magari sul sofà che volevate regalarvi per questo Natale.

PANTONE 16-1546 Living Coral

Stiamo parlando di Living Coral, una tonalità corallo briosa con un accenno dorato, che infonde energia e ravviva tutto con delicatezza. Un colore che spopola in rete già da tempo, ma in fondo gli addetti ai lavori di casa PANTONE lo sapevano da mesi.

Il loro lavoro è proprio quello di scovare le nuove influenze in fatto di colore, perlustrando ogni angolo della terra, analizzando i materiali, le texture di vari oggetti, come quelli high tech.

Cogliere gli influssi che possono provenire dagli ambiti più svariati, quali il mondo dello spettacolo e della produzione cinematografica, le collezioni d’arte itineranti e i nuovi artisti, la moda, tutte le sfere del design, le mete turistiche più gettonate, così come i nuovi stili di vita, di gioco e le condizioni socio-economiche.

Un colore che cattura lo sguardo, vivace ma allo stesso tempo delicato.

Sembra quasi di guardare le sfumature di un eterno tramonto in riva al mare. Negli ultimi tempi siamo stati completamente travolti da colori saturi, quasi accecanti, tonalità così forti che rendono le cose finte.

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Pensate ad Instagram, per esempio, quante volte, scorrendo nella home, ci siamo chiesti: ma questo paesaggio è vero?

È tutto così artificioso, è una costante corsa alla ricerca della perfezione quasi irreale, che non esiste in natura. La mission, se così vogliamo definirla, di Living Coral  è proprio quella di farci staccare la spina, riposare un po’ gli occhi e la mente e riportarci alla realtà, per riavere un contatto vero, umano, con noi stessi e la natura.

Living Coral vive e lascia vivere.

Laurie Pressman, vice presidente di Pantone, ha recentemente dichiarato in un’intervista che è stata scelta questa tonalità proprio perché c’è una forte esigenza, da parte delle persone, di leggerezza.

Pensiamo a quello che sentiamo e vediamo ogni giorno, pensiamo al clima di incertezza in cui viviamo, all’odio, la paura o peggio ancora, all’indifferenza di fronte ad alcuni problemi della nostra società.

Sempre più connessi con il mondo ma sempre più chiusi, spaventati e diffidenti. Living Coral è una ventata di aria fresca che proviene dal fondo cristallino degli oceani. Dalle sfumature calde e vibranti della barriera corallina, quella che stiamo distruggendo.

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Abbiamo bisogno di sano ottimismo, abbiamo bisogno di vivere e non limitarci a sopravvivere. È un gesto eroico verso noi stessi e verso un mondo in continuo cambiamento. Un colore che si impone in un momento delicato per l’ambiente, che ci regala quella sensazione di spensieratezza che solo i pomeriggi estivi e spettinati in riva al mare possono dare.

Il fascino del retrò

Per niente invadente come i colori fluo, più frizzante dei colori pastello.

Il fascino retrò di living coral ricorda quei gingilli vintage di epoche lontane, delicati ma al tempo stesso ricchi di pathos.

Una nuance che sta bene su tutto, regala quel tocco di classe in un soggiorno spoglio, dona brillantezza ad un viso spento in una giornata grigia d’inverno, strappa un sorriso con una grafica accattivante sui social, da anima ad uno smartphone freddo.

Lo abbiamo visto sfilare, eclettico e mai banale, sulle ultime passerelle di Marc Jacobs, Chanel, Versace. Lo abbiamo ammirato, come novità assoluta, durante il lancio dell’ultimo iPhone, ed è risultato, infatti essere il colore più richiesto. Può essere sfoggiato da solo, magari con un look monocromatico, o abbinato con tante tinte diverse, come un raggio di luce che anima i colori più sobri e sofisticati.

O, perché no, lasciarsi ispirare dai colori raggianti  del tramonto per un vero e proprio “colpo di testa”.

da Instagram

Potranno mai i colori salvare il mondo? I colori fanno parte di noi, ci influenzano, sono l’espressione delle tendenze del momento e possono essere portavoce di uno modo di essere, di un modo di vivere la vita. L’anno scorso siamo stati rapiti dall’originalità  dell’Ultra Violet, un colore che aveva il compito di stupire, provocare, un ricordo al genio creativo di  Prince.

Quest’anno ci lasceremo invadere dall’innato ottimismo, dalla voglia di prendersi meno sul serio di Living Coral, sperando di tornare ad essere più umani e meno arrabbiati con il mondo.

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Cosa tenere a mente per costruire un chatbot di Facebook Messenger efficace

Non sono ancora diventati lo strumento di business così avanzato e complesso che molti avevano immaginato, eppure i chatbot si sono rivelati incredibilmente efficaci sia lato marketing che lato vendite.

I numeri dicono che solo su Facebook Messenger sono attivi circa 300.000 chatbot.

E con il maggior utilizzo di questi strumenti, c’è chi pensa che anche l’era dell’email potrebbe essere arrivata al capolinea. Sarà vero?

Sicuramente uno dei vantaggi più evidenti dell’utilizzo dei chatbot dal punto di vista del marketing è che i messaggi inviati tramite bot hanno dei tassi di clic più elevati rispetto a quelli della tradizionale posta elettronica. Si passerebbe da circa il 4% di CTR medio dell’email marketing a numeri compresi tra il 15% e il 60% dei chatbot.

Probabilmente la differenza di risultati è data dal fatto che i chatbot rispondono maggiormente ai bisogni e alle esigenze degli utenti offrendo esperienze maggiormente personalizzate. Un grande vantaggio per tutti i Digital Marketer che con l’accesso a tutti i dati che vengono forniti dagli utenti durante le interazioni con i chatbot, possono conoscerli meglio e indirizzarli verso contenuti o offerte mirate.

chatbot facebook

Altro beneficio dei chatbot confrontati con le comunicazioni via email è che gli utenti per ricevere messaggi e comunicazioni devono fornire un consenso molto più chiaro ed esplicito.

Quante volte abbiamo ricevuto newsletter nella nostra posta senza sapere chi, come e quando ci abbia inserito in quella lista?

Mentre i chatbot hanno un elevato tasso di abbandono, le rilevazioni dimostrano che gli utenti che decidono di proseguire la conversazione tendono ad essere molto coinvolti ed interessati alle comunicazioni che ricevono: l’utente prima di iniziare a dialogare con un chatbot, indica esplicitamente che ha intenzione di iniziare una conversazione, elemento che solitamente manca nelle newsletter.

Per questi ed altri motivi oggi i chatbot diventano il veicolo ideale – se non esclusivo, certamente da affiancare all’email – per attirare l’attenzione degli utenti su eventi, offerte, contenuti o notizie dell’ultima ora. E le aziende che prima delle altre riusciranno ad implementare in maniera efficace questo strumento ne raccoglieranno interessanti risultati.

Se quindi siete pronti ad iniziare a creare il vostro chatbot su Facebook Messenger, ecco le caratteristiche che deve assolutamente avere per essere efficace.

i tipi di chabot

1. Utilizzare un linguaggio naturale

Un chatbot che dialoga come un robot rende sicuramente le conversazioni meno reali e meno fluide.

Anche quando gli utenti sono consapevoli di interagire con un bot, preferiscono non sentirsi come se stessero interagendo con un bot. Per questo è importante progettare bot che siano emotivamente intelligenti, in modo da percepire l’umore di un utente e rispondere in modo appropriato o essere in grado in maniera automatica di inoltrare la conversazione al personale di customer care per rispondere in tempo reale.

I migliori bot utilizzano un linguaggio naturale, emoji e quando possibile anche gif.

2. Essere emotivamente intelligenti

Non è sufficiente che il nostro chatbot sia in grado di rispondere alle domande più frequenti, ma deve anche essere emotivamente intelligente.

L’utilizzo di interfacce conversazionali, in particolare in settori specifici, come ad esempio quello sanitario, rende necessario pensare a come potrà reagire un utente dal punto di vista emotivo. Per non far percepire la mancanza di una vera interazione umana, deve essere capace di capire come scrive o parla l’utente e il suo stato d’animo.

È necessario quindi che sia in grado di riconoscere momenti di frustrazione e rabbia del cliente, in modo da poter intervenire con le giuste parole.

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3. Avere una funzione di abbonamento

Sapete cosa sono i messaggi in abbonamento su Facebook Messenger?

Si tratta di uno dei 17 diversi tipi di messaggistica consentiti sulla piattaforma Messenger e si compone di tre elementi differenti: notizie, produttività e tracker personali.

La messaggistica in abbonamento di Facebook consente di inviare messaggi agli utenti direttamente nella loro casella di posta di Messenger. Gli utenti devono effettuare delle azioni di opt-in prima di essere contattati, ma questo processo è semplice in quanto vengono considerati utenti “attivi” non appena inviano il primo messaggio.

La messaggistica in abbonamento consente alle aziende di inviare contenuti regolari tramite Facebook Messenger quando l’utente sceglie di aderire.

Il nostro chatbot dovrebbe essere in grado di programmare questi messaggi periodicamente consentendo contemporaneamente all’utente la possibilità di rinunciare facilmente una volta che non desidera più ricevere quei messaggi.

4. Essere pronti per il CRM

L’utilizzo di chatbot è un ottimo modo per semplificare la gestione delle relazioni con i clienti.

L’implementazione di chatbot consente di risparmiare tempo e lavoro poiché sono in grado di gestire abilmente molte delle query in entrata. È necessario quindi trovare il giusto software chatbot che sia integrato con i sistemi di CRM della nostra azienda in modo da saper gestire azioni in tempo reale, come le modifiche alle password dei clienti o altre attività di assistenza clienti.

Ciò trasformerà quello che normalmente sarebbe un processo lungo in qualcosa di più semplice, veloce e automatizzato.

5. Essere focalizzato sull’utente

Qualunque progetto di sviluppo di un chatbot, dovrebbe avere prima di tutto a mente l’utente ed essere costruito intorno a lui.

Deve essere in grado di anticipare le esigenze degli utenti ed eventuali domande successive ed offrire delle soluzioni prima ancora che vengano richieste.

Un chatbot su Facebook Messenger dovrebbe essere sviluppato prevedendo delle risposte multiple, che l’utente può semplicemente selezionare, senza nemmeno digitare la risposta.

6. Mantenere coerente lo stile comunicativo

Considerando che le interazioni avverranno su Messenger è fondamentale scegliere con cura parole e linguaggio che utilizzeremo per spiegare l’esperienza che offrirà il nostro bot e il motivo per cui gli utenti dovrebbero interagire.

L’obiettivo è quello di creare un clima di fiducia. Quanto più gli utenti saranno a loro agio e capiranno facilmente come interagire con noi, maggiore sarà la possibilità che continueranno a farlo.

È importante quindi mantenere lo stile comunicativo che caratterizza il nostro brand e che rappresenta la nostra personalità, utilizzando termini e frasi che gli utenti già conoscono e che sono soliti associare a noi.

Non è assolutamente consigliato creare una nuova personalità. Potrebbe generare confusione e gli utenti potrebbero non essere sicuri di interagire con il brand giusto.

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7. Rispettare i regolamenti GDPR

Il GDPR è stato implementato quest’anno dall’Unione Europea nel tentativo di proteggere dati personali e privacy degli utenti.

Per questo è importante che anche il nostro chatbot su Facebook Messenger rispetti i regolamenti generali sulla protezione dei dati. Il mancato rispetto del GDPR comporta sanzioni pesanti fino al 4% dei ricavi annuali o 20 milioni di euro, a seconda di quale sia maggiore.

Per rendere il nostro chatbot conforme al GDPR, dobbiamo assicurarci di utilizzare i dati personali degli utenti solo per gli scopi esplicitamente dichiarati nella privacy policy e di dare sempre accesso alle loro informazioni.

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Musk ce l’ha fatta, il 18 dicembre apre il tunnel di Los Angeles

Il 18 dicembre vedremo per la prima volta il tunnel di test che l’azienda di Elon Musk, The Boring Company, ha costruito nei pressi di Los Angeles.

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“Il lancio sarà il 18 dicembre”, ha twittato “siamo leggermente in ritardo ma l’inaugurazione comprenderà qualcosa in più che guardare un semplice buco nel terreno, ci saranno veicoli da trasporto e ascensori da terra per accedere al tunnel”.

Nel mese di ottobre Musk aveva annunciato, sempre su Twitter, che il primo tunnel di The Boring Company sarebbe stato pronto all’uso per il 10 dicembre, ma non aveva mai parlato di veicoli autonomi da trasporto e ascensori per raggiungere il tunnel. Non è ancora chiaro se questi strumenti verranno resi immediatamente fruibili o saranno presenti solo a scopo dimostrativo.

L’inaugurazione del 18 dicembre

Il tunnel, la cui presentazione del 18 dicembre è attesa con ansia, coprirà circa due miglia e partirà dalla sede di SpaceX nel sobborgo di Hawthorne a Los Angeles.

La compagnia sta anche lavorando ai progetti per un altro tunnel vicino al Dodger Stadium, chiamato Dugout Loop, che trasporterà i fan dalle vicine metropoli direttamente allo stadio.

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La società ha dovuto affrontare un lungo stop a novembre, dopo che alcuni gruppi di rappresentanti locali avevano evidenziato come il progetto fosse stato escluso dal rispettare le normative ambientali.

Per questo motivo, The Boring Company ha acconsentito a ritirare il piani per la costruzione di un secondo tratto di ulteriori due miglia sotto la parte occidentale di Los Angeles.

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Ninja Morning, il buongiorno di venerdì 7 dicembre 2018

Huawei

Il senatore repubblicano Ted Cruz (che nel 2016 corse inutilmente per la nomination repubblicana vinta da Donald Trump) non ha dubbi: Huawei, il colosso cinese già boicottato dagli Usa, “è un’agenzia di spionaggio del partito comunista cinese, debolmente mascherata da compagnia telefonica. Le sue reti di sorveglianza si estendono nel mondo e i suoi clienti sono regimi canaglia come Iran, Siria, Corea del Nord e Cuba”.

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ninja

www.lyft.com

Lyft

Lyft è ad un passo dal diventare una società quotata in Borsa, prima di Uber. La società ha dichiarato di aver presentato una bozza di dichiarazione di registrazione alla Securities and Exchange Commission (la “SEC”) relativa alla proposta di IPO. Il numero di azioni da offrire e la fascia di prezzo per l’offerta proposta non sono ancora stati determinati. L’offerta pubblica iniziale dovrebbe iniziare dopo che la SEC ha completato il processo di revisione. Lyft è stata valutata l’ultima volta a circa 15 miliardi di dollari, il suo concorrente Uber 100 miliardi. Secondo Reuters , l’IPO di Lyft avverrà durante la prima metà del 2019.

Facebook

La crisi che ha colpito Facebook e il declino dei suoi margini di profitto hanno spinto quest’anno 93 fondi comuni americani a vendere i titoli del social network tanto da chiudere le loro posizioni. Lo ha scritto Reuters citando dati di Lipper (Refinitiv) e documenti depositati presso l’autorità di borsa Usa. Complessivamente, i fondi (tra cui figurano Fidelity Investments, The Hartford e Putnam Investments) hanno ceduto quasi 12 milioni di titoli Facebook. La loro scelta ricalca quella di hedge fund come Jana Partners e Third Point, che in totale hanno venduto quasi 3,7 milioni di titoli nel terzo trimestre. Mentre snobbano l’azienda guidata da Mark Zuckerberg, i fondi sembrano preferire aziende come Visa e PepsiCo.

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zuckeberg

Google

Avrà un costo milionario, per Google, l’errore di un singolo dipendente, che martedì, per tre quarti d’ora, ha fatto comparire online un rettangolo giallo al posto dei classici banner pubblicitari. L’episodio è stato confermato da un portavoce dell’azienda al Financial Times, che stima il costo in 10 milioni di dollari.

Droni. Intanto sempre Google sta per lanciare in Finlandia per le consegne con i droni: i primi test ci saranno nel 2019. Wing, questo il nome del servizio, sarà attivato a partire dalla prossima primavera a Helsinki, dove consegnerà pacchi fino a 1,5 chilogrammi di peso, su una distanza massima di circa 10 chilometri.

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The Intel Falcon 8+ drone conducts a visual inspection of the historic Stone Arch Bridge in Minneapolis. Working with the Minnesota Department of Transportation and Collins Engineers, Intel used its commercial drone technology to help automate and expedite inspection of the pedestrian and bicycle bridge. (Credit: Intel Corporation)

Intel

Intel ha sperimentato i suoi droni per analizzare due strutture negli Stati Uniti: il Daniel Carter Beard Bridge, tra Ohio e Kentucky, e lo Stone Arch Bridge in Minnesota. Rispetto ai metodi tradizionali, i droni consentono di ridurre i tempi e i costi delle ispezioni, aumentano la precisione e l’accuratezza dei dati raccolti, offrono più sicurezza agli operatori e non obbligano a bloccare il traffico. Secondo le stime di Intel, le ispezioni volanti permettono di risparmiare tempo e di tagliare i costi del 40%.

In agenda oggi

LA SITUAZIONE SOCIALE DEL PAESE – Il Censis presenta alle 10 (presso il CNEL, viale Lubin 2 a Roma) la 52^ edizione del Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Intervengono Massimiliano Valerii (Direttore Generale Censis) e Giorgio De Rita (Segretario Generale Censis).

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credits www.cnbc.com

Le notizie che forse ieri ti sei perso

Secondo uno studio Google personalizza i risultati anche quando navighi in incognito (ma l’azienda smentisce)
I partecipanti hanno cercato una query con la navigazione consueta e poi in modalità anonima, ma i risultati non sono quelli che ci si aspettava

5 trucchetti per creare la campagna di Natale perfetta sui social
Dalle immagini ai contest, dal tone of voice ai give-away, a Natale sui social bisogna sorprendere e far innamorare l’utente. Ecco come fare

Terremoto Huawei: nei guai Meng Wanzhou, CFO e figlia del founder
La direttrice finanziaria di Huawei è stata arrestata in Canada con l’accusa di aver violato l’embargo nei confronti dell’Iran

FlixBus raddoppia le prenotazioni nel weekend prenatalizio
Secondo un’analisi interna, Flixbus prevede un raddoppio di prenotazioni rispetto al weekend prenatalizio 2017. In evidenza anche trend e tratte preferite

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Huawei, la ‘guerra’ Usa-Cina, l’arresto di Meng Wanzhou. Il punto
L’arresto di Meng Wanzhou, CFO di Huawei, è un caso politico: la Cina chiede di “chiarire immediatamente”. Borse negative. A rischio la tregua Trump-Xi?

3 sfide che la TV tradizionale affronterà nel 2019 (per sopravvivere allo streaming)
Le emittenti TV tradizionali sono pronte alla sfida del digitale per soddisfare le richieste di personalizzazione e libertà degli spettatori?

LEGO ha creato una linea di giochi per alleviare lo stress e stimolare la creatività degli adulti
Si è appena conclusa la prima campagna per LEGO Forma, il progetto pilota per l’open innovation su Indiegogo del Creative Play Lab

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LEGO ha creato una linea di giochi per alleviare lo stress e stimolare la creatività degli adulti

L’azienda danese che ha fatto sognare milioni di bambini e ispirato intere generazioni, rompe ancora una volta i suoi schemi tradizionali con nuova collezione chiamata LEGO Forma: un set progettato per potenziare la creatività e il benessere mentale degli adulti.

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Un piano di crowdfuding che punta tutto sull’open innovation ha l’obiettivo di creare una linea di costruzioni per adulti, fruibile anche dai bambini dai 12 anni in su.

Così LEGO Group, anziché nascondere le sue innovazioni all’interno del Creative Play Lab, ha da poco annunciato un nuovo approccio strategico che aiuterà a promuovere l’innovazione e a testare le idee di nuovi concept, il primo è, appunto, LEGO Forma su Indiegogo.

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Nel corso del nuovo anno una serie di progetti pilota saranno pianificati e lanciati in varie sedi e formati per sostenere le nuove idee.

Il crowdsourcing permette al gruppo di ricevere feedback efficaci e in tempo reale dai consumatori per valutare se i nuovi concept debbano essere sviluppati o ridimensionati.

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“Continuare a spingere il nostro approccio all’innovazione significa nutrire idee di cui non sempre conosciamo l’esito, incoraggiare l’assunzione di rischi e trovare nuovi modi entusiasmanti per lanciare prodotti che sono un po’ diversi rispetto a quello che normalmente vedresti in LEGO Group”, ha affermato Tom Donaldson, Vice Presidente di LEGO Creative Play Lab.

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LEGO Forma, un set limited edition su Indiegogo

Il prodotto è completamente nuovo e sarà testato da un’ampia comunità di first mover, imprenditori, maker e creativi sulla piattaforma online Indiegogo.

“La nostra piattaforma offre alcune delle tecniche più efficienti utilizzate per la ricerca di startup e per l’open innovation, aziende come LEGO Group, attraverso la nostra collaborazione saranno in grado di iterare e convalidare le offerte di prodotti in tempo reale, con utenti e transazioni reali” aggiunge Natasha Raja, VP Marketing di Indiegogo.

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LEGO Forma si basa sul modello di costruzioni LEGO Technic ed è pensato per aiutare gli adulti a riconnettersi con la loro innata voglia di essere creativi, incoraggiandoli a dare priorità ai loro momenti ricreativi. Bastano un paio d’ore per essere completato. Ispirato alla natura, si compone di un set per costruire pesci e squali con 294 pezzi unici e pelli personalizzate, che hanno la capacità di muoversi quando sono assemblati correttamente.

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Il prodotto è stato lanciato con una varietà di skin intercambiabili, in modo che possa cambiare colore, specie e persino assumere forme completamente nuove, liberando la creatività di chi costruisce.

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La prima campagna si è appena conclusa, ad oggi sono oltre 6 mila le adesioni raccolte su Indiegogo. Il progetto pilota è stato concepito principalmente per capire se c’è appetito e mercato per prodotti di questo genere, non solo per generare profitto.

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Questo approccio trasparente allo sviluppo del prodotto ha l’intenzione di ridurre il rischio e accelerare l’innovazione convalidando e coltivando continuamente nuove idee. Un metodo innovativo che intende tracciare rapidamente il percorso dei nuovi prodotti, oltre a preparare lanci sensazionali di progetti unici, volti a colpire nuovi pubblici.

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3 sfide che la TV tradizionale affronterà nel 2019 (per sopravvivere allo streaming)

Se pensando alla convergenza tra TV e digitale ci soffermiamo su quanto siano cambiati gli ospiti dei talk show, è il momento di ampliare i nostri orizzonti.

Mentre la moderna esperienza televisiva diventa sempre più incentrata sull’accessibilità dei contenuti e la libertà di scelta, su cosa e quando guardare, i comportamenti dei telespettatori stanno cambiando.

Un punto di partenza è dato dalla quantità praticamente illimitata di contenuti disponibili e un numero crescente di modi per visualizzarli. Nel 2017 negli US ci sono stati circa 487 diversi show TV: si tratta di un’enorme quantità di contenuti, con una crescita fortemente alimentata dai servizi di streaming che producono programmi originali.

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I cambiamenti nella tecnologia digitale stanno inoltre contribuendo a dare al pubblico sempre più controllo, in particolare grazie ai dispositivi TV mobile e smart che stanno ampliando le opzioni di visualizzazione, anche per gli eventi dal vivo.

Le persone tendono a disdire gli abbonamenti TV via cavo tradizionali, preferendo invece sottoscrivere servizi di streaming, soprattutto se sono disponibili pacchetti o abbonamenti più specifici e meno costosi.

Questi sviluppi stanno influenzando le emittenti televisive ad evolvere le loro offerte per soddisfare le nuove aspettative del loro pubblico. Ma come?

Ecco tre sfide che le emittenti tradizionali devono affrontare.

Evoluzione dei modelli di reddito

Le emittenti riconoscono prontamente la sfida di mantenere gli spettatori interessati e coinvolti su diverse piattaforme, bilanciando la necessità di proteggere i loro contenuti ed evitare la cannibalizzazione della programmazione televisiva tradizionale.

Diventa quindi fondamentale adattare il modello di entrate, che deve integrare al meglio la pubblicità derivante dalla distribuzione digitale.

Le emittenti stanno quindi lavorando per attirare nuovo pubblico digitale all’interno e all’esterno delle loro piattaforme. La soluzione identificata è un’attenta pianificazione delle opzioni di pagamento, che possono includere la visione di annunci pubblicitari, la sottoscrizione di abbonamenti o una combinazione di entrambi.

Colmare il divario tecnologico

La complessità tecnica e i limiti della larghezza di banda continueranno ad essere fonte di grattacapi anche nel 2019. La monetizzazione su più piattaforme, la lotta al buffering e la gestione della creatività pubblicitaria rendono più difficile offrire un’esperienza senza interruzioni.

Le maggiori emittenti hanno hanno puntato sui servizi di TV on demand, per offrire agli spettatori la possibilità di scegliere quando, dove e come e cosa guardare senza sottoscrivere abbonamenti o installare antenne e parabole dedicate.

Questa soluzione permette inoltre di espandere le opzioni di monetizzazione, perché fornisce un ritorno impensabile per la TV via cavo: la possibilità di ottenere e analizzare le statistiche di visualizzazione degli utenti.

Allineare gli sforzi

soglia attentiva da pesce rosso

Per molte emittenti, le attuali strategie di entrate, le priorità di vendita e gli incentivi finanziari limitano la loro capacità di sfruttare appieno l’ecosistema digitale in evoluzione. Ad esempio, i team di vendita e acquisto sono spesso separati per canali associati, tradizionali e digitali, lasciando poco spazio all’interazione tra competenze diverse.

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In quest’ultimo, in particolare, c’è anche da considerare possibili lacune in merito alla vendita e alla monetizzazione con successo dei video digitali, una sfida che suona particolarmente attuale se rapportata agli sforzi programmatici di vendita delle emittenti tradizionali.

Ma gli sforzi per fronteggiare in modo proficuo la convergenza delle vendite di media digitali e TV coinvolgono anche i potenziali acquirenti degli spazi mediatici, quali agenzie e brand.

Per le emittenti TV tradizionali, la scommessa è mettere l’innovazione digitale in cima alla lista delle priorità e lavorare per migliorare la percezione della pubblicità, sia che si tratti di integrazioni più creative, sia di studiare come massimizzare la resa di spot più brevi per venire incontro ai livelli di attenzione sempre più bassi del pubblico.

La durata migliore? Secondo un recente studio dell’Advertising Research Foundation è di sei secondi, una tempistica familiare a chi lavora con Google Ads.

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Huawei, la ‘guerra’ Usa-Cina, l’arresto di Meng Wanzhou. Il punto

L’arresto in Canada di Meng Wanzhou, CFO di Huawei, nonché figlia del founder e CEO della multinazionale tech, non solo ha scosso la comunità imprenditoriale internazionale, ma ha sollevato anche il timore che la tregua nella guerra commerciale USA-Cina possa terminare molto rapidamente. L’arresto di Meng è avvenuto per volere delle autorità Usa ed è collegato alle indagini presunte violazioni delle sanzioni commerciali statunitensi all’Iran. E’ un caso politico. Il governo cinese ha chiesto a Canada e Stati Uniti di “chiarire immediatamente” le ragioni dell’arresto della Chief Financial Officer di cui esige il rilascio immediato e la protezione dei diritti legittimi. Questi i fatti.

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Huawei

Il centro R & D di Huawei presso il campus di Shenzhen

I numeri di Huawei

Huawei prima di tutto è il più grande fornitore al mondo di apparecchiature di rete per telecomunicazioni e il secondo più grande produttore di smartphone, con un fatturato di circa 92,5 miliardi dollari (al 2017) in crescita del 15,7% sul 2016.  Nel 2017, il produttore cinese ha continuato a investire in innovazione raggiungendo 13,8 miliardi di dollari, il 17,4% in più rispetto al 2016. La spesa totale dell’azienda per attività di ricerca e sviluppo nell’arco degli scorsi dieci anni ammonta a oltre 60,4 miliardi di dollari. A differenza di altre grandi aziende tecnologiche cinesi, svolge gran parte dei suoi affari all’estero ed è leader di mercato in molti paesi in Europa, Asia e Africa. La compagnia è stata fondata nel 1987 da Ren Zhengfei, ex ufficiale militare. Il quartier generale della compagnia (attiva in 170 Paesi, 180 mila addetti) è situato nel centro tecnologico cinese meridionale di Shenzhen.

Il successo di Huawei

La società era nata per gestire le vendite di un produttore di centrali telefoniche per uso privato ad Hong Kong. La raccolta di dati e informazioni su questi prodotti permise molto presto ai vertici di iniziare a produrre delle centrali proprie: questi apparecchi ottennero un grande successo nei piccoli villaggi e nei centri urbani cinesi di periferia. Presto la produzione si spostò anche su apparecchi appositamente studiati per hotel e piccole industrie. In poco tempo, durante i primi anni ’90, queste apparecchiature ottennero sempre più successo, spingendo Huawei verso la creazione del suo primo centralino digitale, uno dei più importanti e potenti di sempre sul mercato cinese. L’azienda divenne presto una delle realtà più in vista del settore e la crescita portò i vertici verso l’immancabile quanto inevitabile espansione internazionale. Oggi Huawei continua ad espandersi in nuove aree, tra cui lo sviluppo di chip, di tecnologie di intelligenza artificiale e di cloud computing.

Perché è considerata un pericolo

Secondo l’intelligence Usa, Huawei è legata al governo cinese e le sue attrezzature contengono backdoor utilizzate da spie governative. Nessuna prova è stata prodotta pubblicamente e l’azienda ha ripetutamente negato le affermazioni, ma alcuni governi hanno vietato le apparecchiature della società. Non solo. La preoccupazione legata anche allo sviluppo di reti mobili di quinta generazione (5G), in cui Huawei è all’avanguardia.

Qui Usa

Il governo degli Stati Uniti ha intrapreso una serie di misure per bloccare l’azienda: tra cui vietare gli acquisti governativi di dispositivi Huawei e negare l’aiuto del governo a qualsiasi vettore che utilizzi apparecchiature Huawei. Al punto che, già da inizio anno, operatori del calibro Verizon Communications e AT & T hanno chiuso le trattative per distribuire gli smartphone della multinazionale cinese. Una scelta su cui si sono allineati anche alcuni paesi alleati degli Stati Uniti. Australia e Nuova Zelanda, per esempio, hanno recentemente vietato a Huawei di costruire reti 5G.

Che succede ora

Va detto che le indagini sulle sanzioni che hanno portato all’arresto di Meng Wanzhou sono precedenti alla guerra commerciale in corso tra Usa e Cina. I tempi dell’arresto hanno però complicato i termini della vicenda, che si incastra nella tregua raggiunta da presidenti Trump e Xi. E i mercati finanziari hanno subito il contraccolpo, proprio per il timore che l’arresto potesse far naufragare la tregua. Al momento non c’è alcuna prova che si tratti di una deliberata provocazione da parte degli Stati Uniti. E ora? Un divieto di acquisti di componenti statunitensi, come quello temporaneamente imposto a ZTE, sarebbe devastante, ma non vi è alcun motivo immediato per suggerire che ciò accadrà.

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FlixBus raddoppia le prenotazioni nel weekend prenatalizio

Il weekend lungo del 21, 22 e 23 dicembre farà registrare il picco di passeggeri in viaggio con FlixBus per il ritorno a casa: è quanto emerge da un’analisi interna dell’operatore, che prevede un raddoppio delle prenotazioni rispetto al weekend prenatalizio del 2017.

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I flussi di traffico

L’analisi individua inoltre direttrici e trend geografici ben precisi relativamente ai flussi di traffico dei passeggeri in viaggio verso casa, evidenziando peculiarità interessanti rispetto allo scorso anno:

  • Crescono soprattutto i flussi da nord a sud, come dimostrano, fra gli altri, l’incremento di prenotazioni pari all’82% atteso sulle rotte per Napoli e quello del 77% previsto sulle corse per Bari, dove alcune corse hanno già registrato il tutto esaurito in anticipo di due settimane. In particolare, FlixBus stima di registrare, nel weekend considerato, un afflusso rilevante sulle tratte internazionali per la Puglia, coi collegamenti Monaco-Bari e Monaco-Taranto in testa.
  • Gli incrementi maggiori si registrano sui collegamenti a lungo raggio, a conferma di una propensione crescente a utilizzare l’autobus non solo per i brevi spostamenti. Oltre alle rotte Germania-Puglia, crescono i collegamenti da Milano, Torino e Bologna verso città come Napoli, Bari, Taranto, Salerno e Crotone, complici la possibilità di risparmiare prenotando con anticipo e l’implementazione di nuove linee notturne ideali per chi vuole ottimizzare i tempi.
  • Le destinazioni che crescono di più sono quelle con una popolazione inferiore a 20.000 abitanti: le città verso cui è atteso il maggior incremento di traffico rispetto al 2017 sono quelle con meno di 20.000 abitanti – quali Peschiera del Garda (VR, +113%), Città Sant’Angelo (PE, +108%) e Telese Terme (BN, +107%) – a seguito del potenziamento di una rete che, nel corso del 2018, si è fatta sempre più fitta, connettendo sempre più capillarmente i piccoli-medi centri.

Studenti e giovani lavoratori fuorisede

I trend delineati individuano un’utenza largamente costituita da studenti e giovani lavoratori fuorisede, molti dei quali originari del centro-sud e del sud, che utilizzano il servizio per tornare a casa e ritrovare i propri affetti nella propria città natale. Il picco di prenotazioni, a sua volta, testimonia una tendenza crescente a prediligere a soluzioni alternative per raggiungere destinazioni scarsamente collegate dalle reti tradizionali, e, di conseguenza, l’efficienza dell’autobus come soluzione idonea a connettere il territorio in modo capillare in risposta a un gap infrastrutturale.

Mobilità sempre più innovativa

“Con una rete di collegamenti in continua crescita, continueremo a lavorare per offrire ai nostri utenti una soluzione di mobilità sempre più innovativa e capillare, garantendo a tutti la possibilità di incontrarsi dove e quando vogliono. Prima ancora che le città e le regioni d’Italia, sono le persone che vogliamo connettere, e siamo profondamente consapevoli della funzione sociale che, in quanto operatore della mobilità, siamo chiamati a esercitare. Le collaborazioni con le università e gli altri enti del territorio vanno in questa direzione”, afferma Andrea Incondi, Managing Director di FlixBus Italia.

Il sistema di prenotazione

Grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, FlixBus offre ai propri passeggeri un servizio innovativo in grado di agevolare al massimo la fase di acquisto e rendere il tempo trascorso in viaggio il più confortevole possibile: il sistema di prenotazione facile e intuitivo sia su App sia tramite sito, la flessibilità di cancellazione e cambio della prenotazione fino a 15 minuti prima della partenza, Wi-Fi gratuito, prese elettriche a bordo e prezzi dinamici e convenienti sono solo alcuni dei benefici per chi viaggia con FlixBus, il tutto unito ad alti livelli di qualità e sicurezza.

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Terremoto Huawei: nei guai Meng Wanzhou, CFO e figlia del founder

E’ stata arrestata a Vancouver in Canada Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei, vicepresidente del board (dallo scorso marzo), e figlia del founder Ren Zhengfei. L’accusa è di aver violato l’embargo nei confronti dell’Iran. La direttrice finanziaria ora rischia l’estradizione negli Stati Uniti. Il ministero degli Esteri cinese ne ha chiesto l’immediato rilascio. Per domani è prevista un’udienza che stabilirà se la CFO può essere rilasciata su cauzione.

L’arresto della donna contribuirà ad infiammare di nuovo le tensioni tra Washington e Pechino. E’ dal 2016 che le autorità Usa mostrano preoccupazione nei confronti del gruppo. Huawei è considerata in Usa una minaccia: secondo Washington sarebbe in grado di installare nelle sue attrezzature le backdoor con cui spiare i consumatori. Anche se il gruppo ha respinto tali accuse, il Pentagono ha smesso di offrire ai suoi soldati i dispositivi di Huawei e la catena di elettronica Best Buy non li vende più. Appena ieri era circolata la notizia, riportata dal Financial Times, che l’operatore mobile britannico British Telecom avrebbe eliminato nel giro di un paio di anni le apparecchiature di rete Huawei dal “cuore” delle sue reti 4G (dove ci sono le informazioni sensibili sui clienti), per mettersi in linea con una policy interna che prevede di collocare il costruttore cinese ai margini dell’infrastruttura di telecomunicazioni.

Huawei

La replica di Huawei

“In occasione di un suo viaggio d’affari – ha spiegato Huawei – il CFO Meng Wanzhou è stata provvisoriamente detenuta dalle autorità canadesi a nome degli Stati Uniti d’America – che ne chiedono l’estradizione – per far fronte ad accuse non specificate del distretto orientale di New York All’azienda – si legge ancora – sono state fornite poche informazioni riguardo le accuse e non è a conoscenza di alcun illecito da parte della signora Meng. Siamo convinti e fiduciosi che le autorità canadesi e statunitensi raggiungeranno senza dubbio una conclusione corretta e imparziale. Huawei rispetta tutte le leggi e le regole dei Paesi in cui opera, incluse quelle in materia di controllo delle esportazioni delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti e dell’UE”.