Le età in cui si è più felici, più creativi e più sicuri di sé

Capita innumerevoli volte di comparare come siamo ora con i tempi passati, rievocare ricordi, esserne imbarazzati o rimpiangere i momenti trascorsi. Sicuramente, ci si accorge di quanto è diverso il proprio modo di lavorare, di come si sia modificata la nostra personalità. Accade tutti ed è più che normale: nel corso della propria vita, si cambia.

È quasi un luogo comune, l’età è solo un numero, ma racchiude anche un sacco di significati intrinsechi, che portano a pensare a quali siano i momenti più importanti nel corso della nostra vita. Una ricerca recentemente svelata da Bustle, infatti, parla proprio di questo; l’età non è solo un numero, e ci sono delle ragioni se alcune volte ci si sente più felici, più stimolati, più spensierati di altre persone in alcuni periodi della propria vita. Si tende a “premiare” troppo l’era della giovinezza, ma i pregi che offre la giovane età non significano che sarà il proprio periodo più produttivo e di maggior successo. Invecchiare, poi, non è qualcosa di cui avere timore, poiché non ha importanza quanti anni si ha, non è mai troppo tardi per inseguire una passione e vivere la propria vita a pieno.

Tuttavia, alcuni punti in comune nei risultati della ricerca hanno mostrato come ci siano effettivamente età “migliori” di altre, non legate strettamente a qualche importante traguardo della propria vita accademica o lavorativa. Ecco gli anni in cui siamo più felici, più creativi e più sicuri di sé stessi:

23 anni e 69 anni: quando siamo più felici e soddisfatti

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Uno studio del 2013 della London School of Economics and Political Sciences condotto su un campione di 23000 tedeschi dai 17 agli 85 anni ha dimostrato che il benessere di vita segue un “andamento a U”, con i picchi posti all’età di 23 e 69 anni. La ricerca ha indicato che gli obiettivi più ambiziosi e le aspettative più alte sulla propria soddisfazione generale le si teorizza quando si è più giovani, e a 23 anni si è pronti per concretizzare la propria visione del mondo e prendere decisioni importanti. Tuttavia, le aspettative iniziano a vacillare quando si inizia a incontrare i primi ostacoli e le prime difficoltà, legate alla propria carriera lavorativa e alla vita in famiglia. Dai 50 anni in poi, però, la propria soddisfazione personale crescerà nuovamente, raggiungendo il vertice all’età di 69 anni.

25 anni e 42 anni: quando siamo più creativi

Creativity

Il quarto di secolo è sicuramente una tappa importante da raggiungere, ma non bisogna farsi prendere dalla pressione. È l’età giusta per iniziare a “sentire” il peso degli anni e dell’inizio delle proprie carriere, ma è anche il momento della propria vita in cui è più facile sfoderare la propria creatività. Ricercatori di Parigi hanno inoltre dimostrato tutto ciò mediante uno studio condotto su 3400 partecipanti che dovevano svolgere dei compiti precisi. I risultati hanno mostrato come intorno ai 20 anni il pensiero si basa molto ancora su una certa casualità, mentre a 25 anni si hanno le risposte più creative. Se si ha già passato quell’età, non bisogna demordere: ulteriori studi hanno dimostrato come numerosi artisti esaminati, tra compositori, pittori, scrittori e molti altri, hanno prodotto i loro lavori migliori e maggiormente stimolanti all’età di 42 anni, e come in ambito scientifico le scoperte più importanti si fanno attorno ai 48. É la prova che non c’è sempre bisogno della spensieratezza di quando si è giovani, per fare qualcosa di grandioso.

Dopo i 65 anni: quando siamo più sicuri di noi stessi

Un sondaggio svolto nel 2014 negli Stati Uniti d’America ha dimostrato come l’età in cui si è più soddisfatti del proprio corpo risulta essere dopo i 65 anni. Sembra strano che le persone “senior” si sentano più a proprio agio rispetto ai ventenni e ai trentenni, ma forse, grazie alla consapevolezza acquisita lungo il corso della propria vita, si acquisisce maggior sicurezza e ci si sente meglio con sé stessi. Sentirsi bene con il proprio corpo e avere la massima confidenza con i propri pensieri, quindi, non sono caratteristiche peculiari dei più giovani, come si potrebbe pensare.

L’eCommerce sentimentale nell’era dei social network

Come Marc Augé (etnologo e antropologo francese contemporaneo) li ha definiti, i non luoghi sono l’opposto dei luoghi antropologici. I non luoghi non sono identitari, non storici e non relazionali. Oggi i millennial sono accusati di vivere costantemente nel non luogo più moderno che esista, il web, senza costruire relazioni oltre gli schermi. Ma è davvero così?

Il libro “Nati liquidi“, fatica a cui stava lavorando al momento della morte Zygmunt Bauman, e pubblicato postumo, contiene un capitolo che questo articolo cita nel titolo: “Trasformazioni sessuali e amorose. Decadenza dei tabù nell’era dell’eCommerce sentimentale”.
Il filosofo e scrittore polacco, nel libro, dialoga con il giornalista Thomas Leoncini, il quale fa notare come le diverse applicazioni di messaggistica (WhatsApp, Telegram, Messenger, e anche Snapchat) non fanno altro che accorciare i tempi per raggiungere obiettivi, come ad esempio la selezione di partner sessuali, un po’ come avveniva nei primi anni Duemila attraverso squilli e messaggini. Uno stradominio del tempo sullo spazio, dove di quest’ultimo tendiamo a riformularne il senso.

L’e-commerce sentimentale nell’era dei social network

Le app di dating, come la più famosa Tinder, o come Be2 preferita dai baby boomer, ossia gli over 40, sono oggi uno strumento molto usato nella società liquida, una società con sempre meno limitazioni e tabù.

LEGGI ANCHE: Social dating over 40: a cercare l’anima gemella sono i genitori

Christian Rudder, co-fondatore della piattaforma di dating OkCupid, nel suo libro “Dataclismaricorda come cercando l’anima gemella sui social e sulle applicazioni stiamo nel frattempo cedendo una quantità enorme di dati e informazioni su noi stessi: come deve essere fisicamente il possibile partner, quali gusti musicali deve avere, quanti anni ha o dove vive, e così via. Siamo diventati come dei prodotti da acquistare in un eCommerce online, dove conosciamo le caratteristiche e le forme di ciò che vogliamo comprare.

L’e-commerce sentimentale nell’era dei social network

Ma le sensazioni che si provano nella realtà, nei luoghi antropologici anziché nei non luoghi di Augé, quando incontriamo chi cattura la nostra attenzione, dove vanno a finire? Sensazioni che non possono essere introdotte in un algoritmo, poiché semplicemente non riusciamo biologicamente a spiegarle a parole. La parte del cervello che gestisce le decisioni e le emozioni, il sistema limbico, non gestisce il linguaggio: è uno dei tanti motivi per i quali l’intelligenza artificiale oggi è così distante dall’imitare un essere umano.

Ma le app di dating e i social si sono davvero sostituiti al reale? Oppure sono solo un primo passo verso la possibilità di provare quelle emozioni?

Interessante è la piattaforma di dating, nonché esperimento sociale, creata dal The Guardian: Soulmates (anime gemelle, ndr). Soulmates, usato soprattutto nella città di Londra, ma con iscritti in tutto il Regno Unito, si presenta come facilitatore nella ricerca della propria anima gemella, così come viene riportato in home page nel racconto di Kristina e Zoe: «Ci siamo conosciuti 4 anni fa. Viviamo entrambi a Londra e le possibilità che ci incontrassimo erano davvero poche. Ora siamo sposati!».

Voi che uso fate delle app di dating? Raccontatecelo sulla nostra pagina Facebook o nel nostro gruppo LinkedIn.

Il profilo Instagram? Ormai ce l’hanno proprio tutti. Anche gli animali

Inutile girarci attorno: siamo nell’Era digitale per eccellenza e ormai il profilo Instagram ce l’hanno (come si dice a Torino) “cani e porci”. Intendiamo letteralmente: cani e porci.

LEGGI ANCHE: Pawshake: l’app che fa incontrare padroni e pet sitter

Certamente anche tu, almeno una volta nella vita, hai messo sui social una foto o un video del tuo animale domestico o, se ne sei sprovvisto, sicuramente hai messo like e condiviso foto e video di animali altrui. Se non l’hai fatto, sei senza cuore. Del resto, a chi non piacciono i cuccioli?

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Animale da Social

Tuttavia, non è di questo che parleremo oggi. Vogliamo infatti portare alla tua attenzione il fatto che essere un Animale da Social può avere diverse sfumature e non sempre ci si riferisce a quell’amico super digital che posta costantemente la foto dei suoi pasti, o che condivide stories di quanto gli accade vita natural durante.

No. Gli animali di cui parleremo oggi sono quelli che su Instagram hanno più followers di quanti tu potrai mai sognare di avere. Non importa se le tue tavole sono apparecchiate in maniera impeccabile o se il tuo outfit è particolarmente trendy, non sarai mai all’altezza di un musetto puzzino puzzetto.

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Pumpkin the Racoon

Sui social i cuccioli di cane o di gatto rappresentano un grande classico, anche se da un po’ di tempo a questa parte stanno spopolando le lontre, i panda rossi e i procioni. Nel caso di quest’ultima specie, un esponente ormai famoso è Pumpkin che vanta un profilo Instagram con più di un milione di followers e un libro che parla di lui.

?”Hey girl hey! What do you think of my nails?” ❤️ #tbt

Un post condiviso da Pumpkin The Raccoon (@pumpkintheraccoon) in data:

Mr. Pokee

Un’altra icona a quattro zampe è il riccio Mr. Pokee, il cui profilo Instagram ha quasi 270.000 followers. La particolarità di questo simpatico animaletto tedesco è che viaggia per il mondo e le sue foto non hanno nulla da invidiare ai più noti travel bloggers. Ti ha conquistato? Se si, puoi persino comprare i suoi gadgets!

 

comment a caption for this below ???? the most creative one will be chosen tomorrow and the winner tagged here! #captioncontest

 

Un post condiviso da Mr.Pokee the Hedgehog (@mr.pokee) in data:

Lil BUB

Una delle nostre preferite rimane comunque Lil BUB, un’adorabile gattina nata con una malformazione genetica. Ha al suo seguito più di un milione e mezzo di followers, e uno store i cui proventi vengono devoluti ad altri animali con bisogni speciali; a questo proposito, in suo onore è stato creato il Lil BUB’s big Found for the ASPCA che, tra il 2014 e il 2016 ha raccolto 277,870 dollari. Lil BUB, oltre al profilo Instagram, ha anche un canale YouTube! https://www.youtube.com/embed/ekKUmaL2R2g

Prissy & Pop

Per concludere, ricollegandoci alla frase iniziale sui cani e sui porci, ti invitiamo a visitare il profilo Instagram di Priscilla&Poppleton (per gli amici Prissy e Pop): due simpatici maialini che vivono in Florida e che hanno quasi 700.000 followers.

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Siamo consapevoli di aver messo a rischio la tua produttività, dato che ora passerai le ore a frugare tra i numerosi profili di questi e altri animali.
Beh, benvenuto nel club e tranquillo: non sei solo!

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via GIPHY

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Come costruire una carriera come SEO e SEM Manager?

Quando vogliamo reperire informazioni su qualche posto da visitare o sui prossimi acquisti che faremo la prima cosa facciamo è chiedere a Google di aiutarci. Quando interroghiamo Google (o un altro motore di ricerca) ci aspettiamo che in pochi secondi ci fornisca delle informazioni veloci e pertinenti: ad esempio se cerco informazioni sulla città di Padova, non mi aspetto di trovare qualcosa che parli di Firenze.

Ecco, esistono delle persone che come lavoro si occupano proprio di questo, chi sono? Sono i SEO e SEM Manager. La disciplina ad essi collegata si chiama Search Engine Optimization e Search Engine Marketing, ma andiamo con ordine…

SEO e SEM: cosa vuol dire?

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SEO e SEM sono delle discipline che si inseriscono all’interno di un settore più ampio, quello della Search Marketing, ovvero la ricerca incentrata sui motori di ricerca come ad esempio Google.

SEO è un acronimo che sta per Search Engine Optimization, è l’insieme di strategie e pratiche che hanno come obiettivo quello di comparire nelle prime posizioni dei motori di ricerca, in modo organico (ovvero non a pagamento). Fare SEO, vuol dire produrre dei contenuti e individuare delle parole chiave che siano in linea con il settore/l’argomento per cui vogliamo farci trovare e quanto più affini saranno questi contenuti o parole chiavi più probabilità c’è di essere nelle prime posizioni dei motori di ricerca. Più in alto mi posiziono nei motori di ricerca, più il sito verrà visualizzato.

Torniamo all’esempio precedente (quello in cui volevamo cercare informazioni su Padova), ipotizziamo di voler cercare un ristorante dove si mangia carne, fare SEO nel modo corretto presuppone che nella ricerca non mi compariranno ristoranti vegani o di pesce e non si presenteranno ristoranti di carne situati a Bologna o in altre città.

SEM: Search Engine Marketing è l’attività di Search Marketing che si occupa di posizionare i siti nei primi risultati della pagina di Google, ma a differenza della SEO, lo fa a pagamento.

Chi si occupa di SEO e SEM: Job Description

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Le persone che come lavoro fanno il SEO e SEM manager, si occupano di trovare le strategie migliori per far si che il sito di un’azienda si posizioni nelle prime posizioni dei motori di ricerca. Per raggiungere questo risultato ci sono molte attività che un SEO e SEM manager deve svolgere. Alcune tra queste sono:

  • Produrre contenuti ricchi di qualità, che devono essere di valore e interessanti per gli utenti
  • Individuare le parole chiave, pertinenti al settore sui cui si sta lavorando
  • Ottimizzare la struttura del sito

Potremmo considerare il SEO e SEM manager come la figura che riesce a compiere una magia: è in grado di capire quello che piace alle persone e quello che realmente cercano.

Competenze necessarie e percorsi di studio

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Il profilo del SEO e SEM manager è complesso e ad oggi non esistono corsi di laurea che formano delle persone in questo senso.

Ci sono però corsi professionalizzanti specifici, come il Corso in Search Engine Marketing di Ninja Academy, che consentono di acquisire le competenze specifiche per iniziare subito una carriera in questo settore.

Sono richieste competenze in ambito marketing e digital insieme alle conoscenze delle discipline informatiche e dell’ottimizzazione sui motori di ricerca.

Infine è richiesto di saper comunicare in modo efficace, essere una persona multitasking e organizzata. Comune a tutti i settori è la pratica diretta sul campo che permette di acquisire l’esperienza necessaria per essere poi considerati dei top performer in questo lavoro.

Perché è una figura importante?

Questo è un ruolo di rilevanza all’interno di un contesto aziendale. Alle aziende, la figura del SEO e SEM manager risulta essenziale per tre motivi:

  • In un contesto in cui il web risulta un canale importante per le aziende, queste hanno l’interesse di sfruttarne tutto il potenziale profitto,
  • Prediligono un traffico mirato e di qualità, alle realtà aziendali interessa non tanto massimizzare il traffico del sito, quanto far si che i loro visitatori siano persone interessante ai loro prodotti o servizi.
  • Sono indispensabili per creare contenuti mirati e di qualità.

Il sito web non genera in automatico traffico, questo richiede sforzi e competenze è quindi per creare il giusto tipo di visualizzazioni che interviene un responsabile SEO.

>>> Vuoi imparare a scalare i risultati di ricerca? Scopri il Corso in Search Engine Marketing di Ninja Academy, formula Online + Aula Pratica a Milano (opzionale): un percorso formativo di alto livello, studiato per formare i partecipanti sulle strategie e sulle skill imprescindibili per essere raggiunti da clienti e prospect di qualità.

Business Recap: le 5 notizie più importanti della settimana

Anche questa settimana vuoi conoscere tutte le notizie più importanti in ambito business dal mondo? Ci pensa la redazione di Ninja Marketing, che ha raccolto per te i più importanti avvenimenti tra cambi al vertice, lanci di nuovi prodotti e oscillazioni in borsa, per essere sempre aggiornati!

Se vuoi conoscere subito le ultime dal mondo degli affari, partiamo con il nostro Business Recap.

Chiuso l’accordo Verizon-Yahoo! e Marissa Mayer lascia la guida della società

marissa mayer business recap

Dopo un lungo tira e molla, e giunta finalmente la conclusione dell’acquisizione di Yahoo! da parte di Verizon, martedì scorso, anche Marissa Mayer ha definitivamente lasciato la guida della società come CEO, dopo aver seguito l’azienda negli ultimi cinque anni.

L’accordo per il suo addio prevede un pacchetto da 23 milioni di dollari, non appena l’accordo sarà definitivamente concluso.

In una lettera aperta ai dipendenti di Yahoo!, Marissa Mayer ha dichiarato:

“È stato un grande onore e un privilegio essere parte di questa squadra per gli ultimi cinque anni. Insieme, abbiamo ricostruito, reinventato, rafforzato e modernizzato i nostri prodotti, il nostro business, e la nostra azienda“.

Sotto il controllo di Verizon, Yahoo! si fonderà con AOL in una nuova entità chiamata Oath, che supervisionerà le varie proprietà media come Huffington Post, TechCrunch, Engadget. Il CEO di AOL, Tim Armstrong, sarà il CEO di Oath.

Non si sa invece cosa aspetta la Mayer dopo l’addio definitivo a Yahoo!.

Travis Kalanick lascia momentaneamente UBER

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Il CEO di UBER, Travis Kalanick, ha annunciato di voler prendere un periodo di aspettativa dalla società per “lavorare su se stesso” e ritrovare la serenità dopo il recente lutto familiare che lo ha colpito.

Al ritorno dal suo congedo, secondo quanto riferito da Bloomberg, Kalanick lascerà alcuni dei suoi compiti, che saranno distribuiti tra Chief Operating Officer e Presidente, mentre il board punta a limitare “la sua influenza” sulla compagnia.

L’annuncio è arrivato nel giorno in cui sono state diffuse le raccomandazioni risultato dell’inchiesta condotta dall’ex segretario alla giustizia Eric H. Holder, secondo il quale il cda di UBER dovrebbe “valutare fino a che punto alcune delle responsabilità che Kalanick ha storicamente avuto, debbano essere condivise o affidate ad altri membri del top management”.

Non è ancora chiaro quando il CEO tornerà al lavoro, ma gli eventi recenti, personali e professionali, hanno certamente influito sulla scelta di Kalanick, che ha sottolineato le sue motivazioni anche nella email inviata alla società:

“Per costruire una UBER 2.0 e per avere successo non c’è nulla di più significativo di dedicare il mio tempo a costruire il team di leadership. Per lavorare a una UER 2.0 ho bisogno di lavorare anche ad un Travis 2.0 per diventare il leader di cui questa azienda ha bisogno e che si merita”.

Una settimana in caduta per i titoli del Tech

 

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Davvero una brutta settimana per i titoli tecnologici.

Le azioni FANG, un acronimo usato per indicare collettivamente Facebook, Amazon, Netflix e Google, cioè i titoli tecnologici più popolari e più performanti, che hanno generato rendimenti di mercato spettacolari per i loro investitori, ma che nei giorni scorsi hanno registrato un forte calo per due giorni consecutivi.

Anche Apple, non inclusa nell’originario gruppo FANG, ha registrato performance negative negli ultimi giorni.

Ecco un breve riassunto dei danni:

  • Facebook -4,5%, passando da $ 155.55 a $ 148.44
  • Amazon -4,75%, passando da $ 1013,00 a $ 964,91
  • Netflix -8,67%, passando da $ 165,82 a $ 151,44
  • Google -4%, passando da $ 984,15 a $ 942,90
  • Apple -6,24%, passando da $ 154,82 a $ 145.42

Il calo dei titoli ha certamente sollevato preoccupazioni negli investitori, anche perché si è trattato di una correzione limitata al settore tecnologico, nonostante i guadagni per quasi tutte le società siano stati positivi nell’ultimo trimestre.

Il timore maggiore è che i ribassi possano protarsi nel tempo, mentre alcuni analisti iniziano a prospettare lo spettro di una bolla tecnologica simile a quella dell’epoca delle dot-com.

Snap sta sviluppando una seconda versione degli Spectacles che integreranno la realtà aumentata

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Dopo aver esteso la vendita dei suoi Spectacles anche all’Europa, Snap è già al lavoro sulla seconda release degli occhiali per la video-registrazione.

La seconda generazione di occhiali di Snapchat sarebbe ancora in fase di prototipazione, ma potrebbero essere decisamente diversi dai primi, con funzionalità di realtà aumentata integrate.

Il primo brevetto sarebbe stato depositato già a novembre 2015, secondo Mashable, e dovrebbe permettere di rilevare contenuti nello spazio intorno all’utente.

Recentemente Snapchat aveva già implementato una funzione di realtà aumentata, le World Lenses, che consente agli utenti di posizionare oggetti digitali nello spazio.

La strategia di Snap, insomma, sembrerebbe sempre più puntare su una integrazione tra app e hardware.

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Level interessata alle tratte a lungo raggio di Alitalia

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Level, la nuova linea aerea economica di IAG SA, potrebbe presto iniziare a volare attraverso l’Atlantico da Roma nell’ultima offerta di un vettore a basso costo per capitalizzare l’insolvenza di Alitalia SpA.

Level inizierà a concentrarsi sulla sua espansione in Italia e Francia, secondo quanto dichiarato dal direttore generale di IAG Willie Walsh prima del volo inaugurale di Level, giovedì scorso.

Anche la Norwegian Air Shuttle ASA questa settimana ha riferito di voler aggiungere nuove rotte da Roma per gli Stati Uniti, come risposta alla crisi di Alitalia.

IAG, che possiede anche British Airways e Iberia, ha accelerato i piani per la sua nuova offerta e avviando le sue rotte un anno prima del previsto, Level ha battuto il marchio norvegese come compagnia low cost sulle destinazioni transatlantiche.

Oltre a Roma, Level sta prendendo in considerazione nuove basi anche a Milano e Parigi e gestirà un accordo con American Airlines Group Inc., sulle proprie rotte Stati Uniti-Barcellona. IAG prevede inoltre di espandere la rete italiana della sua consociata Vueling.

“Sarebbe triste se Alitalia scomparisse, ma se lo farà sarà perché non è stata in grado di riflettere le richieste del mercato“, ha dichiarato Walsh.

Metodi e tecniche per lavorare sui Social Media

Spesso tendiamo ad immaginare il Social Media Marketing come un unico grande universo indifferenziato, al quale tutti oggi possono accostarsi, anche senza particolari competenze, preparazione e attitudine. Anche se cominciare a lavorare sui Social Media è molto facile, ciò che è davvero difficile è utilizzare i Social Media in maniera avanzata e professionale.

Durante la Free Masterclass “Cosa ho imparato in 7 anni di carriera nel Social Media Marketing”, il prossimo 22 giugno dalle ore 13 alle 13.30, Luca La Mesa, Top Teacher di Ninja Academy, ci svelerà le sue tecniche segrete per conquistare i clienti.

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Se il Social Media Marketing può dare nuova vita ad una carriera professionale, infatti, è bene capire subito che si tratta di un lavoro sempre in evoluzione, nel quale studio e aggiornamento costante sono fondamentali per guadagnarsi la fiducia dei clienti e costruirsi un portfolio sempre più importante.

LEGGI L’INFOGRAFICA – Come studiare il Social Media Marketing?

Luca La Mesa ci racconterà i retroscena del lavoro di un Social Media Strategist, come ha imparato a lavorare con clienti grandi e piccoli, ma anche a convincere atleti e celebrità a usare in modo migliore e più efficace i social network. Se sei curioso di conoscere gioie e dolori di una carriera Social, non puoi perderti questo appuntamento che ti darà, in appena mezz’ora della tua pausa pranzo, uno sguardo privilegiato sui segreti del mestiere di un professionista dei Social Media.

Sarà anche l’occasione per conoscere il nuovo Social Media LIVE Program di Ninja Academy, la prima membership su selezione in ambito Social Media, per essere sempre aggiornati sui migliori contenuti social, sui nuovi tool e sulle strategie sperimentate.

Cosa imparerai durante la Free Masterclass con Luca La Mesa

Ascolterai consigli e trucchi per innalzare la qualità del tuo lavoro, imparerai come evitare gli errori più comuni che si commettono con i clienti e a migliorare il tuo posizionamento professionale sui social.

L’appuntamento con la Free Masterclass in diretta è online e gratuito. Ma se non riesci a collegarti puoi sempre recuperare la sessione in modalità On Demand nell’arco di un paio di giorni dalla diretta direttamente nella tua Area Utente.

 

Ricapitoliamo

FREE MASTERCLASS
Social Media LIVE Program

“Cosa ho imparato in 7 anni di carriera nel Social Media Marketing”
Giovedì 22 giugno dalle 13 alle 13.30

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!
Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

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IKEA al MDRS

IKEA cerca spazio su Marte: come sarà il futuro dell’arredamento?

IKEA su Marte? Qualcosa di molto simile è successo a ingegneri e designer della multinazionale dell’arredamento.

In occasione del recente Democratic Design Days, un team IKEA ha vissuto  per tre giorni isolato in un ambiente artificiale che simula lo spazio esterno.

IKEA a caccia di spazio

Nel Mars Desert Research gli astronauti passano mediamente tre anni per prepararsi alle loro future missioni. Un surrogato di quest’esperienza è stato approntato per i tecnici IKEA, che in pochi giorni hanno condotto una serie di esperimenti volti ad ampliare la loro nozione di spazio.

Non stiamo parlando delle profondità siderali, ma più prosaicamente di come gli esseri umani si muovono in spazi vitali angusti e di come si adattano ad ambienti ristretti. È una delle sfide che affrontano gli astronauti vivendo negli shuttle e nelle stazioni spaziali, che secondo IKEA presenta affinità con la vita nelle megalopoli.

IKEA al MDRS

Quanto la casa svedese punti a sfruttare appieno superfici ristrette traspare dalle numerose soluzioni per piccoli spazi, proposte ai clienti e spesso allestite in stand dedicati, che riproducono bilocali e monolocali.

Dalla volontà di “moltiplicare lo spazio” e massimizzare il comfort delle persone nasce quest’esperienza marziana: ma come saranno i mobili del futuro? Risponde Michael Nikolic, IKEA Creative Leader, intervistato al termine dell’esperienza:

“Credo che l’essenza di questa collezione sarà di far apprezzare ciò che abbiamo sulla Terra: gli esseri umani, le piante, l’acqua pulita e l’aria; ma anche la diversità e il senso di appartenenza, le cose che su una base quotidiana diamo per scontato. Dopo questo viaggio, sarà probabilmente meraviglioso poter tornare a casa, nel mio letto.”

Il lancio, non di uno Space Shuttle ma della nuova linea di arredo, è previsto per il 2019.

Social media e food delivery: il cibo si ordina su Facebook

In un paese dove il cibo è una religione, negli ultimi anni anche in Italia abbiamo assistito ad un vero e proprio boom del food delivery. Dal junk food ai menù stellati, ormai soprattutto nelle grandi città ma non solo, è possibile ordinare comodamente da una tastiera o da uno smartphone i piatti che più si desiderano e gustarli direttamente a casa.

Da Foodora a Foodinho, fino ad arrivare a Deliveroo e Just Eat, secondo una ricerca pubblicata da Tech Crunch, l’indotto del mercato del food delivery si aggirerebbe attorno ai 70 miliardi di dollari, di cui circa 9 generati direttamente dalle piattaforme online.

Un settore in rapida espansione che ha i suoi punti di forza nella velocità di consegna, solitamente entro i 30 minuti, nella facilità di pagamento, che avviene online attraverso carta di credito e paypal, e nella geolocalizzazione, che permette agli utenti di verificare le migliori proposte food della zona e di controllare in tempo reale la consegna dell’ordine.

Food delivery, social media e chatbot

In questi ultimi mesi il food delivery, pare aver iniziato un cambiamento inesorabile, che passa attraverso i social media.

Con l’introduzione e l’evoluzione dei chatbot, software in grado di simulare una conversazione intelligente con gli esseri umani e l’annuncio di Order to Food di Facebook, che dà la possibilità di ordinare cibo take away direttamente dalla piattaforma, il settore ha iniziato un inesorabile cambiamento.

Già dallo scorso anno negli Stati Uniti diverse catene di food hanno iniziato ad introdurre la possibilità di ordinare attraverso i chatbot Facebook. Non più semplici risposte automatiche, ma applicazioni intelligenti capaci di rispondere a conversazioni articolate e ordini ben precisi.

Pizza Hut, Domino’s Pizza e Burger King, hanno già da più di un anno integrato nelle loro pagine Facebook chatbot in grado di conversare, proporre i piatti del menù ed organizzare la spedizione e il pagamento senza abbandonare Facebook Messenger.

Food delivery e chatbot

Un servizio che và ben oltre i classici food delivery, in cui il processo di ordine, pagamento e consegna, inizia e termina su Facebook, senza la necessità di utilizzare app esterne o web site. Chatbot che sono perfettamente integrati con piattaforme di eCommerce già esistenti e che consentono di memorizzare gli ordini preferiti in modo da rendere il processo d’acquisto sempre più immediato e veloce.

Alfonsino: dalla chat di Facebook a casa tua

Anche in Italia abbiamo il primo caso di food delivery attraverso Facebook Messenger.

Alfonsino è la prima startup italiana che permette di ordinare attraverso un assistente virtuale personale e veloce il cibo da tantissimi ristoranti e non solo, della città di Caserta, attraverso due chiacchiere su Facebook.

Non ha bisogno di app e non richiede di effettuare ordini sul web site, permettendo di avere un servizio ancora più veloce e istantaneo.

Food Chatbot

Una startup nata e cresciuta nel cuore di Caserta, che ha sfruttato appieno tutte le possibilità offerte da Facebook dopo l’apertura all’utilizzo di chatbot nel servizio di messaggistica.

L’obiettivo dei suoi fondatori è quello di diffondersi nelle small cities, considerate come veri e propri motori di crescita economici e finanziari e perfetti per offrire un servizio di alta qualità.

Il bot di Alfonsino è accessibile direttamente dalla pagina Facebook  dalla sezione “invia un messaggio”. Una volta iniziata la conversazione, Alfonsino offre una vastissima gamma di categorie di cibo e di locali differenti: dai gelati, alla pasta, per arrivare a pizza, dolci, toast e alla spesa a domicilio selezionando i prodotti disponibili nella dispensa.

Per ogni ristorante o locale da cui approvvigionarsi Alfonsino dà l’opportunità di consultare gli orari di apertura, vedere il menù completo e iniziare ad ordinare. Non ci sono limiti di ordine ed è possibile ordinare anche solo un piatto di pasta, una pizza o un panino.

Chatbot food delivery Facebook

Semplicità, velocità e immediata gratificazione sono i suoi punti di forza a cui si aggiungono una accurata selezione all’ingresso delle attività ristorative che fanno parte del network e una scrupolosa politica verso il pagamento dei driver, vero motore del funzionamento di Alfonsino.

In un mercato saturo e in continua evoluzione, la rivoluzione è appena iniziata. Chi riuscirà a cogliere tutte le nuove opportunità?

Trasformative Appetite, la pasta del MIT cambia forma in pentola

Il Mit Media Lab, insieme al gruppo Tangible Media, ha sviluppato il progetto Transformative Appetite, mettendo a punto una serie di cibi che cambiano forma quando vengono a contatto con l’acqua al momento della cottura.

Trasformative Appetite, la pasta del MIT cambia forma in pentola

Per fare questo hanno creato delle pellicole bidimensionali partendo da materiali commestibili – amidi, proteine e cellulosa – e hanno fatto in modo che queste potessero assumere forme tridimensionali definite dal team di progettazione una volta a contatto con l’acqua bollente. La trasformazione, in particolare, consiste in una piegatura da 2D a 3D e avviene attraverso un avvolgimento indotto dall’idratazione, una auto-frammentazione indotta dalla temperatura.

Tranformative Appetite, la pasta del MIT che cambia forma in pentola

Tra i tanti prototipi studiati c’è anche un particolare tipo di pasta che, prima della cottura, ha la forma di un’ostia, e che poi in pentola può assumere forme differenti.

Per i più scettici, la squadra di progettazione ha anche fatto un test, cucinando pietanze a partire dalla pasta-che-cambia-forma. L’obiettivo, spiega il team, era “dimostrare un’esperienza di pasto futurista attraverso un design interattivo basato sui materiali.”

Tranformative Appetite, la pasta del MIT che cambia forma in pentola

Un altro vantaggio è che questo tipo di pasta permette un notevole risparmio sia in termini di stoccaggio che di trasporto, reso più efficiente proprio dalla forma.

Il giudizio del mondo scientifico è positivo, come afferma il sito Zme Science che giudica il progetto della pasta che cambia forma da 2D a 3D “esteticamente interessante, ma anche estremamente pratico”.

Tech Advertising: gli scenari innovativi aperti da Kino-mo e Microsoft

La tecnologia è alla base della nostra vita quotidiana e questa affermazione non è mai stata vera quanto nel periodo storico in cui ci troviamo; basti pensare ai più svariati ambiti di applicazione, dalla guida autonoma alla cosiddetta Industria 4.0 per arrivare ad un settore che ne è direttamente influenzato ma forse a volte non direttamente collegato: il marketing e l’advertising.

Oggi come oggi siamo abituati a pensare al marketing in senso digitale (social network, Web, etc.) ma non dimentichiamoci di quello che è il marketing “offline” che per forza di cose  è direttamente ed inesorabilmente collegato. Non faremo differenza tra marketing B2B o B2C, ma parleremo dello scopo principale, e cioè creare nel consumatore la voglia e la curiosità dello scoprire un prodotto e quindi il contesto in cui poterlo utilizzare.

Il Futuro del Marketing: la Tecnologia.

Il futuro del marketing è esperienziale (avete letto il pezzo “Retail e Digital Marketing, la coppia vincente nel mondo dello shopping”?): chiunque di noi faticherebbe a trovare la necessità di possedere un determinato oggetto (pensiamo a un paio di sneakers, o ad uno smartphone) senza poter immaginare il contesto di utilizzo. Se pensiamo all’advertising attuale, la maggior parte dei contenuti contestualizza un determinato prodotto in una situazione nella quale questo è fruibile o collocabile.

Come può quindi la tecnologia andare incontro agli esperti del settore? Lo scopriremo tra poco, ma tranquilli, non parleremo (ancora) di IoT 🙂

Il consumatore vuole percepire il prodotto nel modo maggiormente diretto possibile e vuole interpretarlo velocemente e direttamente, senza dover immaginare determinate caratteristiche: piuttosto vuole vederle. Ovviamente il modo migliore è “toccarlo con mano” ma non sempre questo è possibile. Attraverso la tecnologia, tuttavia, è possibile catturare l’attenzione del cliente.

Ma come?

Due scenari di Tech Advertising: Kino-mo vs Microsoft

A questo quesito hanno risposto due realtà completamente differenti: Kino-mo con Hypervision e Microsoft con le già conosciutissime HoloLens. Entrambe queste tecnologie, in modo molto diverso e con target estremamente differenti, puntano a un unico risultato: invogliare il consumatore a scoprire un prodotto rendendolo fruibile a livello visivo. Il prodotto può essere di qualsiasi tipologia e natura, il punto è che il consumatore lo viene a conoscere direttamente attraverso un’esperienza 3D (nel caso Hypervision non un vero e proprio ologramma ma una rappresentazione visiva 3D).

La tecnologia Kino-mo Hypervision è stata presentata al CES 2017 raccogliendo enormi consensi, sia in patria (la società ha sede a Londra) che all’estero, dove ad esempio in America è distribuita da Americhip.

Questa tecnologia consente di visualizzare prodotti 3D di piccole dimensioni attraverso una visualizzazione Full HD. Gli scopi sono i più disparati e vanno dalla comunicazione visiva ad alto impatto (si pensi a prodotti di lusso o comunque indossabili) per arrivare alle comunicazioni commerciali nei retail. Le applicazioni sono praticamente infinite, l’unico limite è l’immaginazione (stranamente, uno dei primi Brand ad utilizzare questa tecnologia è Aston Martin…). Questo tipo di comunicazione sicuramente efficace è già di per sé una attrazione, quindi potrebbe consentire di pubblicizzare anche prodotti con basso tasso di distribuzione, grazie solo alla tecnologia utilizzata per promuoverli.

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Microsoft ha invece lanciato ormai da qualche tempo le HoloLens, un prodotto indossabile differente alla precedente tecnologia, che consente di visualizzare ed interagire con Ologrammi 3D che possono essere sovrapposti a contesti reali (si pensi ad un’auto, un edificio, etc.).

Tale tecnologia è sicuramente disruptive in quanto consente all’utilizzatore di interagire con l’ologramma e permetterà alle azienda e/o alle varie organizzazioni di creare esperienze utente fino ad ora inimmaginabili. Pensiamo ad esempio all’ambito culturale per i musei, all’ambito turistico (pensate di immergervi nella spiaggia tropicale appena prenotata per le tanto attese ferie), a quello automotive (chi di noi non vorrebbe vedere in 3D gli optional dell’auto appena acquistata nel caso in cui in concessionaria non fosse disponibile…), oppure, e sono solo esempi ma potremmo dilungarci per ore, nell’ambito architetturale.

Tutte queste realtà potranno quindi ripensare le proprie strategie non solo di marketing (vedi R&D) grazie all’utilizzo di questa tecnologia.

Abbiamo visto due tecnologie differenti ma con un unico scopo: cambiare le nostre abitudini nel percepire il marketing ed i prodotti/servizi. E voi Ninja? Cosa ne pensate?