Dal Carosello a YouTube, com’è cambiata la pubblicità video in questi 60 anni (e cosa ci aspetta)

Carosello, l’antenato italiano della pubblicità in formato video, è stato il formato pubblicitario  sin dagli esordi del video advertising con più successo, tanto da vedere le sue caratteristiche principali, sia a livello strutturale che semantico, sempre più ricorrenti nel mondo pubblicitario anche oggi, nel 2017.
Nonostante la tecnologia abbia cambiato il nostro modo di comunicare, l’approccio al mondo pubblicitario non è nuovo: la pubblicità dei nostri anni agisce esattamente sugli stessi schemi di quella di 60 anni fa. Oggi, come allora, il video advertising è intrattenimento: ha l’arduo compito di catturare la nostra attenzione e tenerci incollati davanti allo schermo.

Il video, come appreso soprattutto quest’anno, è la forma di advertising più utilizzata e più efficiente nel mondo della pubblicità online.  Secondo il report della compagnia di mobile advertising Smaato, il Q2 del 2017 ha assistito ad un grande balzo nel mondo dell’ad spending, una crescita pari al 142% rispetto al Q1, già cresciuto del 14% rispetto al Q4 dell’anno precedente (il Q4 è di solito il periodo dell’anno in cui si spende di più in promozione). Al di là del budget speso in promozione, una grande rilevanza viene data ai contenuti, o meglio alla qualità dei contenuti.

video advertising ad spending nel Q2 del 2017 estratto dal report di Smaato

 Dai 100 minuti di Carosello agli 8 secondi di attention span

Anche negli anni ’50 la qualità dei contenuti era molto alta rispetto a un semplice slogan, il contenuto era spesso addirittura educativo. Se fosse trasmesso oggi, sarebbe apprezzato allo stesso modo. Alle aziende veniva concessa la possibilità di mandare in onda i propri messaggi promozionali, ma con regole ben precise imposte dalla Rai: 100 secondi di spettacolo in cui il prodotto non poteva essere assolutamente presente, e 35 secondi per il cosiddetto “codino” commerciale. La pubblicità aveva il compito di gratificare lo spettatore con contenuti spettacolari e di intrattenimento, poiché l’audience si riteneva disturbata dalla sua presenza.

L’evoluzione dei contenuti pubblicitari

Negli ultimi anni abbiamo assistito non solo ad un’evoluzione nella distribuzione dei contenuti, come d’altronde è accaduto in passato passando dalla carta stampata allo schermo televisivo, ma abbiamo soprattutto assistito ad un processo di raffinazione dei contenuti, come reazione al content overload sulla Rete, e in particolare sui social media.

Dalla sua nascita ad oggi, il ruolo del video advertising non è cambiato in termini di intrattenimento, le pubblicità che hanno avuto più successo nella storia e che tutt’ora hanno il privilegio di godere della nostro preziosa attenzione, sono proprio quelle che non si presentano come pubblicità, ma che si propongono come contenuti. Si pensi ad esempio ad una dei commercial più belli di quest’anno, la campagna di Campari firmata Paolo Sorrentino. Un branded content vero e proprio, dove viene raccontato lo storyworld del brand per quasi 15 minuti, senza parlare esplicitamente del prodotto.

La differenza tra il passato e  il presente nel mondo dell’advertising non si manifesta principalmente nella qualità contenuti, ma su come questi ultimi vengono siviluppati su canali diversi con tempi diversi. Mentre prima i brand avevano a disposizione uno spazio pubblicitario da utilizzare con delle linee guida da rispettare, ora i contenuti pubblicitari sono disponibili in ogni angolo della Rete, pronti a raggiungerci su qualunche canale si sta navigando. Il coefficiente di difficoltà aumenta considerando come la soglia di attenzione degli utenti si sia abbassata di 12 secondi dal 2000, arrivando a 8 secondi (quella di un pesce rosso è di 9), e l’audience abbia a disposizione più controllo sui video adv, decidendo se vederli oppure “skipparli”.

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Content matters: l’importanza del contenuto sui social

Il linguaggio dell’advertising cambia così velocemente che i brand hanno difficoltà a starvi dietro: il cambiamento dei mezzi di comunicazione, l’attention span degli utenti che scende, le statistiche ci dicono che dobbiamo catturare l’attenzione nei primi 5 secondi di video. Tutto ciò agisce indubbiamente a discapito della qualità dei contenuti e della narrativa.

È molto facile farsi influenzare e dare più importanza alle statistiche e i report su come creare l’ad perfetto per i social che si rischia di perdere il core dei social media network: il contenuto. Il contenuto è il pezzo essenziale del social media puzzle.

Alla base di un adv vincente, c’è innanzitutto un’idea vincente che andrà poi declinata sui diversi canali di comunicazione a seconda del canale e dei suoi utenti.

Il fallimento o la limitata performance di molti adv in ambito social, si presenta quando non si riesce a tradurre la storia principale nel linguaggio dei social media. Si è più concentrati a comprimere il messaggio in 5 secondi per catturare l’audience, piuttosto che su come utilizzare quel tempo a stuzzicare la curiosità degli utenti e spingerli a volerne sapere di più. Un esempio molto recente è la campagna di Dove.

Una campagna creata per il canale televisivo interpreta molto bene il messaggio dell’intera campagna del brand. La campagna Facebook aveva lo scopo di essere solo un assaggio dell’intero spot televisivo rendendo il messaggio divertente. Il risultato che ne è derivato è stato non molto positivo, anzi ha suscitato la rabbia di molti utenti, subito pronti a gridare al #boycott.

LEGGI ANCHE: L’attivismo ai tempi dei Social: dalle strade a Twitter

Qual è stato lo scivolone del brand oltre a non anticipare il polverone social-mediatico (molto prevedibile) che avrebbe sollevato?
L’errore è stato indubbiamente una traduzione errata del messaggio di uguaglianza e di bellezza ben espresso nella campagna televisiva, in uno snippet su Facebook che risulta esprimere il contrario. Il mittente del messaggio in questo caso non ha tenuto in considerazione l’audience ricevente causando un effetto “lost in translation”.

LEGGI ANCHE: La campagna Dove accusata di razzismo (di nuovo)

La pubblicità del futuro

I dati e gli strumenti a nostra disposizione ci permetteranno di creare sempre di più contenuti diretti al singolo individuo. Molte sono le aziende a sperimentare con gli strumenti social a disposizione come Toyota, che grazie alla targhettizzazione degli utenti su Twitter utilizzando gli emoji, ha realizzato una serie di ads nella campagna “Sensations”. La campagna mostra una vasta gamma di video con alla guida delle auto umani con “emoticon” al posto delle teste; quindi, l’utente che ha recentemente twittato uno “smiley” potrebbe essere raggiunto da un tweet sponsorizzato che contenga una emoji simile nel video.

Immagine tratta da una pubblicità di Toyota su Twitter che utilizza le emoji

Content is king, continuerà sempre a esserlo e sarà sempre più diretto all’individuo. La qualità continuerà ad essere al centro dei contenuti come ci ha insegnato Carosello, ma il futuro dell’advertising somiglia più a quello di Minority Report.

Bic, eir e Hero Motocorp: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì, ricominciamo con un carico di creatività e per farlo partiamo dalla classica rassegna delle campagne stampa imperdibili della settimana appena trascorsa!

Anche oggi i nostri Best Adv of the Week ci aiuteranno a riprendere alla grande con tutti gli impegni lavorativi, regalandoci quel pizzico di ispirazione di cui ogni marketer non può fare a meno!

Cominciamo il nostro tour tra le produzioni delle migliori agenzie creative di tutto il mondo e tra i diversi stili comunicativi da scoprire.

BIC – Stolen

Una semplice considerazione dei fatti, per testimoniare che si tratta della penna più utilizzata e più venduta al mondo!

Di questo annuncio ci piace l’ironia, ma anche il segno grafico che mette al centro il prodotto senza renderlo troppo esplicito.

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Advertising School: Leeds Arts University, UK
Art Director / Copywriter: Gabriel Barnard
Tutor: Nick Young

Kilvington Grammar School – World Teacher Month

Per il mese mondiale degli insegnanti – #worldteachermonth, la Kilvington Grammar School ci ricorda quali siano i motivi che rendono queste figure così importanti nella società e nella vita di ognuno.

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Advertising Agency: Magnum Opus Partners, Melbourne Australia
Creative Director / Copywriter: Pat Langton
Art Director: Johnathan Akiki
Copywriter: Stephan Yolland
Production: Visual Domain, Magnum Opus Partners
Additional Credits: Alicia Yeoh

Bonus – Neighbourhood

Bonus, azienda che si occupa di insonorizzazioni, riesce a raccontarci in un’immagine e con un sorriso tutta l’importanza del proprio lavoro per mantenere un buon vicinato.

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Advertising Agency: KAF, Ankara, Turkey
Creative Director: Aziz Yayla
Art Directors: Bahadır Başkurt, Öner Satıoğlu
Copywriters: Hüseyin Kaim, Melik Ocaklı

eir – WiFi Calling

Un intero giornale a disposizione di una campagna che punta tutto sull’eliminazione dei cosiddetti “black spots”, cioè la mancanza di segnale wi-fi dovuta a interferenze di altri dispositivi o di muri e ambienti troppo estesi.

Tutti i punti di questa edizione di it’s friday sono diventati colorati e solo in ultima pagina possiamo scoprirne il motivo.

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Advertising Agency: ROTHCO, Dublin, Ireland
Executive Creative Director: Alan Kelly
Creative Directors: Shane O’Brien, Stephen Rogers
Copywriter: Lucas Guratti
Art Director: André Maia
Head of Studio: David Gallagher
Finished Artist: Mickey Hughes
Agency Producer: Al Byrnes
Managing Director: Richard Carr
Head of Account Management: Miriam McGann
Account Director: Aibhe Beirne
Project Director: Tara Finnegan
Strategy: Matt Lee

Hero Motocorp – Impaired Judgment 

Hero Motocorp ci ricorda che l’alcol può offuscare il nostro giudizio e non sempre vediamo davvero ciò che crediamo di vedere, ad esempio la direzione di un pedone per strada.

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Advertising Agency: JWT, Gurgaon, India
Chief Creative Officer: Senthil Kumar
National Creative Director: Sambit Mohanty
Executive Creative Director / Senior Vice President: Amit Shankar
Creative Director / Art Director: Deepak Malhotra
Copywriter: Swati Tyagi
Photographer: Hormis Antony Tharakan
Production: Tript Dhawan

LEGGI ANCHE: Beyond Retro, Diary Farmers, Starbucks: i migliori annunci stampa della settimana

Quale pubblicità ti è piaciuta di più questa settimana? Faccelo sapere sulla nostra pagina Facebook!

Cos’è l’omnicanalità e come attuare una strategia omnicanale

Strategie omnicanale: tutti ne parlano, poche aziende le attuano veramente sfruttandone a pieno le opportunità. Un peccato, perché queste ultime non mancherebbero, anche grazie ai nuovi orizzonti aperti dalla leva digitale.

  • In cosa si differenzia l’omnicanale da altri termini (penso al multicanale) spesso utilizzati come sinonimi?
  • Quali sono i vantaggi di abbracciare l’approccio omnicanale, e quali i rischi?
  • Quali sono le marche che si stanno muovendo in tale direzione, e quali gli orizzonti evolutivi?

L’importanza dell’omnicanalità

Il Marketing Omnichannel nasce per battere la concorrenza con esperienze personalizzate e sistemi automatizzati. Sfruttare tecnologie all’avanguardia per creare un’esperienza di acquisto senza soluzione di continuità per i clienti, dal coinvolgimento iniziale fino all’acquisto o al completamento di una subscription. Personalizzando ogni touchpoint di interazione con i consumatori non solo i clienti saranno più propensi a convertire, ma torneranno anche più volte ad acquistare da noi.

Le aziende e i rivenditori che hanno compreso il concetto di approccio omnichannel, possono costruire relazioni più forti con i loro clienti creando un’esperienza di acquisto unificata che offre convenienza e coerenza in ogni punto di contatto, dalla ricerca del prodotto alla cassa.

Il punto di vista dell’esperto

Per capire meglio il tema da una prospettiva privilegiata, abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Antonio Ferrandina, Docente di Organizzazione e Marketing delle Aziende Turistiche presso l’Università del Molise e docente Senior Area Marketing presso la LUISS Business School. Autore di diversi libri e best seller in area marketing, business plan e sales, tra cui “Il Marketing Omnicanale. Tecnologia e marketing a supporto delle vendite” (scritto insieme a Silvia Vianello, Marketing Director Maserati per l’area Middle-East, Africa & Asia).

Le diverse strategie omnichannel

Chiariamo subito il tema di fondo dell’intervista: cosa si intende per omnicanale, e cosa differenzia il termine da concetti spesso citati come simili (es. multicanale)?

«Per comprendere il significato del termine omnicanalità occorre in primo luogo capire quali siano i canali di vendita a disposizione di un’azienda. Prima delle strategie omnichannel, vi sono infatti quelle singlechannel, multichannel e crosschannel, che vediamo ora sinteticamente.

Per strategia singlechannel si intende una strategia di marketing monocanale, tipica del sistema di vendita tradizionale e offline, realizzata mediante un solo canale di vendita: in genere, il negozio fisico, nella modalità di terraferma, ma anche con il webshop, nella versione digitale.

Con il termine multichannel si dichiara una strategia multicanale: il cliente ha la possibilità di acquistare i prodotti/servizi mediante almeno due canali: quello offline, il negozio fisico, e quello online, il digitalshop, in modo parallelo.

La strategia crosschannel combina, invece, diversi canali di vendita. Ad esempio, il cliente può acquistare online e recuperare il prodotto finale nel negozio fisico. Comincia a prendere corpo una certa interazione fra i vari percorsi ed emerge un primo coordinamento, che diventeranno sistemici nel modello omnichannel.
La strategia di marketing omnicanale consente al cliente di realizzare il processo di acquisto attraverso diversi canali fisici e digitali, relazionati tra di loro in modo da offrire un’esperienza di acquisto integrata e dinamica».

Social media marketing

Multicanalità e omnicanalità, pro e contro

Quali sono le principali opportunità e i rischi dell’omnicanalità, nell’era dei consumatori digitali sempre più protagonisti delle interazioni con i brand e le aziende?

«Abbiamo detto che l’approccio della Multicanalità, precede storicamente l’approccio dell’Omnicanalità e prevede l’impiego da parte del cliente di un mix di canali on e off line nel suo percorso di acquisto.

Nel marketing omnicanale l’approccio cambia, con l’uso simultaneo da parte del cliente delle vie on line e off line e la gestione strategica, gestionale e organizzativa integrata dei canali da parte dell’azienda, che valorizza i benefici fisici ed interpersonali dei negozi, verso i quali verrà attratto un consumatore più motivato.

I vantaggi di un approccio omnicanale per l’impresa sono:

  • definizione più precisa del profilo demografico, psicografico e comportamentale del cliente con conseguente miglioramento del targeting
  • abbattimento delle barriere temporali e geografiche: è possibile operare anytime ed everywhere
  • creazione di relazioni più profonde con i clienti
  • vendere di più e meglio

I rischi maggiori sono:

  • aumento delle aspettative e attese dei prospect; i clienti si aspettano di ricevere lo stesso trattamento in termini di attenzione e caring in tutti i canali. Se questi non sono gestiti con coerenza secondo una visione aziendale condivisa e coesa, si rischia di incorrere in inconvenienti capaci di compromettere seriamente la credibilità dell’azienda, provocando una sensazione di delusione.
  • diffidenza da parte degli addetti d’impresa, specialmente del selling;
  • incapacità o scarsa volontà di investire in comunicazione e formazione interna da parte delle aziende;
  • tempi lunghi di attesa. L’uso della tecnologia consente una riduzione rilevante dei costi, ma inizialmente comporta un investimento significativo, permettendo di concretizzare benefici soltanto nel medio termine. Non tutte le aziende hanno la possibilità di attendere».

LEGGI ANCHE: Omnichannel Marketing, una guida per principianti

Scenari

Tra i paradigmi tech più citati e che sono entrati nelle strategie omnicanale ci sono VR e AR. Di cosa si tratta, e quali industry/brand li stanno utilizzando bene?

«Sulla realtà virtuale e aumentata stanno scommettendo i colossi del mondo della tecnologia, da Samsung a Google, passando per Facebook e Microsoft, e il mercato sembra promettere bene.
Un po’ tutti i settori e i brand stanno impiegando tali tecnologie nell’approccio omnicanale. Per chiarire meglio riprendiamo un esempio eclatante citato all’interno dell’ultimo libro:

“Cosa hanno mai in comune un fast food, un negozio di ottica, una banca?” Il fast food permette ai clienti di scegliere, ordinare e pagare il pasto attraverso un’ unica applicazione iPhone e Android, evitando così al cliente la coda in cassa, ed al gestore del locale il doppio lavoro per la gestione delle comande e dei pagamenti.

È possibile effettuare ordinazioni anche da casa con la funzione di “ricerca locali”, individuare le attività che, nei dintorni, effettuano consegne a domicilio, quindi scegliere dal menù, (precedentemente caricato dal gestore del locale), la pietanza preferita, ordinarla e pagarla con carta di credito o Paypal. In un altro caso, un cliente si scatta una foto al viso con accanto un righello (una di fronte e una di profilo) e con un programma di foto-ritocco si disegna gli occhiali con la forma che gli piace oppure stampa la foto e li disegna sulla foto stampata e poi la digitalizza modificata, fotografandola o scansionandola e la invia per la realizzazione. Può scegliere tra molti materiali e molti tipi di legno. Una volta ricevuta la foto attraverso un programma CAD 3D viene realizzato il prototipo; se di materiale plastico attraverso la stampa 3D; se in legno attraverso l’utilizzo di una fresa a controllo numerico.

Una banca in America utilizza le vetrine di una propria filiale per far partecipare i propri potenziali clienti a un game, che permette a questi di vincere soldi virtuali che, lasciando poi la mail e successivamente aprendo un conto, vengono automaticamente versati in deposito”».

SEMrush Ninja Lab free masterclass inbound marketing

Tool e funzionalità per l’Inbound Marketing: segui la Free Masterclass “SEMrush Ninja”

L’Inbound Marketing è una disciplina che fa leva sulla capacità di scalare i motori di ricerca e guadagnare visibilità sia grazie ad iniziative organiche che attraverso annunci pagamento. Per utilizzare a proprio vantaggio i motori di ricerca occorrono competenze specifiche: l’ottimizzazione SEO, così come le attività di Search Engine Advertising, o di SEO Copywriting sono essenziali in ogni strategia di Search Engine Marketing.

Grazie a numerose feature come l’analisi delle keyword e delle strategie dei competitor, e a una reportistica personalizzata, SEMrush è uno strumento imperdibile per rendere più efficaci le tue attività e rappresenta una risorsa fondamentale per ogni Inbound Marketer professionista.

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Nello specifico la Free Masterclass risponderà a queste domande:

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Corso in Content Marketing: strategie e tecniche per migliorare i tuoi contenuti

Pensa al tuo feed di Facebook, Twitter o Instagram: quanti post vedi in un solo scroll? Quanti articoli riesci davvero a leggere? Quante immagini a ricordare?

Ora mettiti nei panni di un’azienda: come riuscire a fare emergere il tuo messaggio in mezzo ad una marea di altri messaggi, potenzialmente più interessanti?

La risposta sta nel saper pianificare campagne di Content Marketing basate su dati reali, applicando le regole dello storytelling e del copywriting strategico.

Sulla base di queste tre esigenze abbiamo costruito il Corso in Content Marketing con Alberto Maestri, Francesco Gavatorta e Valentina Falcinelli – tre grandi talenti Ninja. Un percorso verticale su questo tema, studiato per aggiornare le competenze aziendali necessarie per mettere a punto strategie e tecniche di Content Management che possano massimizzare le conversioni nel proprio mercato.

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Lavorare nel Content Marketing

Una ricerca di Moz segnala un aumento del 350% degli annunci di lavoro su Indeed.com relativi a posizioni nel Content Marketing negli ultimi 5 anni. Una crescita guidata dall’esigenza di riempire i “palinsesti” creati da milioni di account social e dai nuovi asset digitali delle imprese.

Con la formula elearning Ninja Academy potrai studiare comodamente dove vuoi e quando vuoi (anche dal tuo smartphone!) e mettere in pratica tutto ciò che hai imparato online durante il Lab (opzionale): due giorni di laboratorio a Milano – 13 e 14 aprile 2018 – con un taglio altamente pratico ed esperienziale, dedicati ad esercitazioni e project work progettati parallelamente al Corso Online.

Il Corso Online in Content Marketing è inoltre parte integrante dell’Executive Master in Social Media Marketing e dell’Executive Master in Content Marketing. Completa il percorso didattico, scrivi un elaborato finale, svolgi un’esperienza di stage o fai riconoscere le attività di marketing che hai già svolto a lavoro ed otterrai un Certificato universitario valido in Italia e nel resto del mondo. Contattaci per ulteriori informazioni.

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Dopo aver partecipato a questo Corso saprai:

  • Ideare i contenuti migliori per raggiungere gli obiettivi di business della tua azienda
  • Pianificare Content Strategy a 360 gradi
  • Adottare strumenti di lavoro che facilitano i flussi, il coordinamento e la creatività editoriale
  • Analizzare le Buyer Personas alle quali indirizzare i contenuti più adatti
  • Costruire un’ecosistema di contenuti per rafforzare le campagne di comunicazione
  • Migliorare l’efficacia dei testi di marketing

Leggi l’opinione di chi ha seguito le precedenti edizioni del corso

Sono tanti i Guerrieri Ninja che hanno già trovato lavoro grazie ai nostri corsi, i più aggiornati e professionalizzanti del settore. Un esercito di talenti ha già sperimentato cosa voglia dire sbloccare il proprio potenziale da Ninja!

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Bitcoin si scinde (di nuovo), cosa è bene sapere su Bitcoin Gold

Che nella galassia bitcoin sia in corso una profonda e velocissima trasformazione è oramai un dato di fatto. Cosa, realmente, sta succedendo? La cosa più ovvia, quella che succede da sempre nella storia del mondo: la disgregazione del consenso. Spesso questa disgregazione degenera in guerre e rivoluzioni, un tempo combattute con lance e spade, poi con fucili e baionette, poi ancora con missili di precisione o attacchi cibernetici.

Cos’è un fork (for dummies)

Sulla blockchain, il libro mastro su cui “gira” il motore della criptovaluta di cui tutti iniziano e parlare e che ne regola e registra tutte le transazioni, nell’epoca della democratizzazione delle informazioni, questa guerra si combatte a suon di fork: a un certo punto un determinato gruppo di “miners”, coloro i quali estraggono e immettono sulla blockchain nuovi bitcoin attraverso la risoluzione di difficilissime equazioni matematiche (che richiedono una elevata potenza di calcolo, leggi: hardware), decide di prendere i propri asset, clonare il codice sorgente di bitcoin (che è open source), e fondare una nuova blockchain.

Un anello, o più anelli, si staccano dalla rete e ne formano una nuova. Una scissione in piena regola, che però, contrariamente a quanto avviene nelle dinamiche della politica, anziché sottrarre moltiplica. Infatti, più che di una scissione si tratta di una duplicazione.

Tecnicamente la spiegazione merita un ragionamento a parte, ma sostanzialmente possiamo dire che chi prima aveva una quota di bitcoin sulla blockchain “madre”, può ritrovarsi con un altro wallet sulla nuova rete. Gratis. Sì, soldi gratis. Come avveniva anche una decina d’anni fa, quando i primi bitcoin vennero addirittura regalati. Fortunati, quei signori: oggi, tra un’oscillazione e l’altra, 1 bitcoin in meno di un anno ha decuplicato il suo valore.

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Perché nasce Bitcoin Gold

Scissioni, dicevamo. La prima è avvenuta lo scorso agosto, con la nascita di Bitcoin Cash. Adesso nella timeline evolutiva di bitcoin ne è prevista una nuova, probabilmente anche 2. La prima data certa è il 25 ottobre: tra dieci giorni nasce Bitcoin Gold. Un secondo fork dovrebbe avvenire nella seconda metà di novembre.

In ogni rivoluzione, almeno a parole, si vuole ridare potere al popolo. È a grandi linee quello che dicono gli animatori del nuovo fork. Il nuovo protocollo dovrebbe riprendere un principio che fu alla base di bitcoin alla sua nascita: un codice più leggero, che ridarebbe – dicono – la possibilità di fare mining con macchine meno potenti. Se non proprio dal pc di casa, comunque neanche con i server di una multinazionale. Infatti nel corso degli anni il mining, che nell’immaginario collettivo richiama a nerd/hacker che passano ore davanti al computer, è divenuto una profittevole e florida attività appannaggio di poche, grandi, aziende tecnologiche. Molte delle quali con sede in Cina e nei paesi orientali.

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Il paradosso bitcoin: più lo indeboliscono più aumenta di valore

Per ora i fork, che implicitamente mirano alla graduale migrazione dei portafogli bitcoin verso nuove reti e, quindi, alla diminuzione del valore delle monete originarie, hanno contribuito paradossalmente a generare l’effetto contrario: al momento in cui scriviamo 1 bitcoin si cambia ad oltre 5.629 dollari. E a luglio, quindi soltanto tre mesi fa, alla vigilia del primo fork il suo valore era già schizzato a 2.500 dollari.

I veri possessori di bitcoin (di cui sappiamo poco o nulla) ne sanno più di noi che ne scriviamo, quindi questa ultima considerazione è più rivolta ai nuovi arrivati, a chi ha investito qualche piccola somma senza avere una reale conoscenza del fenomeno. La mamma prima e la vita poi ci insegnano che è sempre bene dubitare di chi ti vuole regalare qualcosa. “Perché se qualcosa è gratis probabilmente il prezzo sei tu”.

LEGGI ANCHE: Così stiamo regalando tutti i nostri dati (che valgono più dei soldi)

Riguardo Bitcoin Gold, gli stessi ideatori hanno fornito in questi mesi elementi discordanti, ed è da evidenziare innanzitutto una carenza di comunicazione. Tant’è che di questo questo disordine informativo ne hanno approfittato anche alcuni siti fake, che chiedevano le chiavi private dei wallet in cambio del rilascio di Bitcoin Gold (siti ovviamente denunciato dai creatori della nuova moneta).
E, va detto, persino bitcgpu.org, il sito ufficiale della istituenda criptovaluta ha cambiato più volte i suoi contenuti in queste settimane e, inoltre, non si menziona alcun programma di avvicinamento al giorno del rilascio.

Nel vocabolario italiano non abbiamo una parola che traduca fedelmente il termine inglese “disruption”. Un buon compromesso potrebbe essere “distruzione creativa”.

Occhi aperti, dunque, ma senza mettere da parte il coraggio. Ogni innovazione diventa buona o cattiva più per l’utilizzo che ne facciamo che dalle reali intenzioni di chi la immette in circolo. Che è poi peraltro uno dei principi alla base di bitcoin.

@aldopecora

Michael Benson

In queste immagini lo spazio come non lo hai mai visto

Quella dell’uomo con lo spazio è una storia d’amore che dura da una vita. L’esplorazione dell’ignoto e la ricerca dell’infinito sono, da sempre, al centro dell’attenzione dei ricercatori, da quelli ante litteram agli scienziati della NASA.

Anche l’arte, a modo suo, ha sempre subito il fascino dello spazio, ricercandone gli aspetti più ignoti e descrivendoli con una chiave quasi romantica. A testimonianza di ciò, l’opera del fotografo americano Michael Benson ci ha lasciati tutti a bocca aperta.

Quello che più ci incuriosisce di un viaggio nello spazio è sicuramente la vista: come saranno davvero le stelle e i Pianeti?

Michael Benson ha provato a rispondere a queste domande, rielaborando i dati grezzi delle missioni spaziali di NASA e ESA. Con questo materiale, il fotografo americano crea dei collage che illustrano il vero aspetto dei corpi celesti, così come li vedremmo ad occhio nudo.

Il processo creativo

L’arte di Michael Benson non si limita a mixare le immagini che provengono dalle varie missioni sullo spazio.

“Mi sembra che questi luoghi siano così alieni per le nostre esperienze dirette che dovrebbero essere colorate come si vedrebbero”, dice Benson in riferimento al suo processo di creazione delle stampe a colori.
Dato che le telecamere a bordo di navi spaziali come New Horizons e Cassini catturano immagini che mostrano la luce visibile (rossa e blu) e la luce invisibile (ultravioletti e infrarossi), la maggior parte delle immagini disponibili online non sono nel colore reale.

Benson dà vita, con la sua arte, a nuove e inedite tonalità di colore, adatte ad essere percepite dall’occhio umano, sulla base delle foto scattate attraverso filtri a luce visibile.

eclipse sun eath

Eclipse of the Sun by Earth –
NASA, Solar Dynamics Observatory, 2 April 2011. 2012 – @michael-benson.net

Quando aggiunge il colore e crea i collage, Benson cerca di rimanere il più fedele possibile alla realtà. Alcune tonalità appaiono un po’ più saturate di come sarebbero nella vita reale, ma il risultato finale è sempre molto accurato.

“Utilizzo le tecniche standard in camera oscura – anche se adesso uso Photoshop – per rendere le immagini come stampe d’arte, ma non vado oltre un certo livello soggettivo dove si rischia di falsificare le cose”, ha dichiarato il fotografo newyorkese in un’intervista.

“Penso che sia importante per questo tipo di lavoro perché non abbiamo mai sperimentato nessuno di questi luoghi e siamo al di là del regno dell’esperienza umana diretta  – ha continuato Benson – quindi sto provando a trasmettere come potrebbero apparire se potessimo andare lì”.

night side saturn

Night side of Saturn – NASA Cassini, October 28, 2006, 2011 – @michael-benson.net

Sfumature spaziali

Oltre ai coloratissimi collage di Terra, Marte e Sole, Michael Benson ha lavorato anche su materiale molto raro, come alcune splendide immagini radar di Venere.

tusholi corona venere

Radar image NASA, Magellan, Sept. 15, 1990 – Sept. 14, 1992 , 2003 – @michael-benson.net

In questo caso, le linee in bianco e nero sembrano quasi scolpite e mostrano una superficie contrassegnata da crateri e vulcani. Queste immagini fanno parte del repertorio della missione Magellan degli Stati Uniti negli anni ’90, quando un’onda è stata spedita per orbitare il pianeta dall’alto.

Grazie a questa operazione, sono state raccolte immagini circa 10 volte più chiare di quelle raccolte nelle missioni sovietiche precedenti. Venere ha una copertura nuvolosa molto densa ed è molto difficile cogliere sfumature di questo tipo.

In quest’opera, invece, l’artista ci mette davanti ad uno scenario stupefacente, che ritrae Io, la più grande luna di Giove, con due eruzioni visibili.

Io luna giove

Volcanic Io with two eruption visible – NASA
Galileo, July 3, 1999, 2010 – @michael-benson.net

Per trovare il materiale, Benson passa al setaccio centinaia di archivi, oltre a seguire le missioni spaziali correnti. Tutte le immagini lavorate dall’artista sono datate dagli anni Sessanta ad oggi. Se oggi si parla addirittura di turismo spaziale e basi su Marte, a quei tempi era difficile anche riuscire a produrre immagini: spesso questi scatti sono stati ricomposti a partire da strisce di materiale fotografico, il top di gamma per la tecnologia di quegli anni.

La passione per lo spazio di Michael Benson ha radici molto profonde.

“Nel 1968 – ha raccontato Benson alla stampa- quando ero un ragazzo, mia madre mi portò a vedere 2001: Odissea nello Spazio. Mi ha rovinato assolutamente. È stata la mia prima esposizione a un capolavoro in una forma d’arte che mi ha parlato veramente. Un anno dopo, avevamo i primi atterraggi e la luna piena. La combinazione di quel film e di Kubrick mi ha dato la mia personale chiave di lettura del nostro posto nell’Universo”.