Le più belle campagne su Facebook che devi assolutamente conoscere

Le piu belle campagne di Facebook che forse ti sei perso

È lui, Facebook, il colosso incontrastato dei social network. Proprio qui nascono campagne che possono portare il tuo brand al successo o seppellirlo definitivamente.

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Il messaggio pubblicitario penetra nel quotidiano del consumatore, anche e soprattutto nei momenti in cui le sue difese sono abbassate. Come disse David Ogilvy:

Una buona pubblicità vende il prodotto senza attirare l’attenzione su di sé.

Ecco allora alcuni esempi di chi è riuscito a sfruttare le esternalità positive di questo social network con alcune delle migliori campagne degli ultimi anni.

#1 Buds for buds

Offri una birra ad un tuo amico, ovunque sia, tramite Facebook!

Risultati: 23 milioni di impression sugli earned media e un aumento della spesa da parte dei consumatori che andavano a ritirare il loro coupon.

#2 Oreo Daily Twist

Le piu belle campagne di Facebook

Uno stato e un’immagine a tema ogni giorno per 100 giorni, in occasione del centenario della nascita della famosa marca di biscotti.

Risultati: i fan della pagina ufficiale sono passati da 26 a 27 milioni e le interazioni sono aumentate del 195%.

#3 A.1 Sauce – A friend request

Una storia d’amore e d’amicizia, un po’ speciale, ai tempi dei social network.

Risultati: il video ha ricevuto 1,3 milioni di visualizzazioni, 3.000 mi piace e 200 commenti.

#4 P&G – Like a Girl

Commovente e motivante, quelli di P&G sanno davvero come ci si comporta (da ragazza).

Risultati: è stato il video di Procter & Gamble più visto  della storia con 76 milioni di visualizzazioni a livello globale. Lo spot ha ricevuto like, è stato condiviso e commentato su Facebook più di un milione di volte generando una discussione positiva tutta incentrata attorno al marchio P&G.

Sherlock Holmes e Internet of Things: Digitale, Watson!

Sherlock Holmes e Internet of Things: Digitale, Watson!

Digital & Storyteller, in alto i cuori: arriva direttamente dal Columbia Universal Digital Storytelling Lab il progetto, creato da Lance Weiler, Nick Fortugno e  Jorgen van der Sloot, che si propone di rivisitare il mondo del carismatico investigatore di Baker Street in una veste tutta crossmediale.

Come? Creando la più grande scena del crimine mai connessa su questa terra.

Si chiama Sherlock Holmes & The Internet Of Things, e questo autunno farà vibrare le nostre reti.

An Open Research & Development Space

“Un luogo virtuale di sperimentazione collettiva”: ecco come gli autori preferiscono definire il progetto, proponendo un affascinante spunto di riflessione sulle nuove frontiere della narrazione e su politica ed etica del nuovo mondo dell’Internet delle Cose.

People working on a Crime Scene

People working on a Crime Scene

Gli Smart Storytelling Objects

Tutto si apre con una call: Storytellers, Game Designers, Makers, Hakers e chiunque abbia voglia di reimmaginare il mondo di Sherlock Holmes, è chiamato a collaborare alla creazione di Smart Storytelling Objects, ovvero degli oggetti che si rifacciano in qualche modo alla saga del grande detective e che possano essere “digitalizzati” (NFC chips, sensori, beacons, geocacher, etc..) per poi essere ‘piazzati’ all’interno di una delle tante scene del delitto predisposte dall’organizzazione.

A Smart Storytelling Object

A Smart Storytelling Object

Si può proporre la propria idea di oggetto, oppure contribuire con le proprie skills all’idea di qualcun altro, perché il vero obiettivo è quello di formare delle squadre: attraverso la rete, i meetup, oppure l’hackpad organizzato per l’occasione, dove si possono trovare le schede degli oggetti già creati e interagire con gli autori. Si può giocare a fare gli assassini, creando i propri oggetti, o a fare i detective, scoprendo quelli degli altri.

MeetUp, BetaTest e Final Global Challenge

Official Poster

Il primo beta test sarà fatto al Lincoln Center durante il New York Film Festival 2015, ma la scena del crimine sarà mondiale, per cui si potrà partecipare anche in Italia, dove già sono già stati organizzati due meetup, a Torino e a Roma, il 16 e il 23 Settembre (se ve li siete persi, sappiate che è comunque possibile organizzarne di nuovi, facendo richiesta attraverso l’apposito form sul sito ufficiale del progetto.)

Tutto questo lavoro di ricerca e sperimentazione, iniziato il 30 Settembre 2014, si concluderà con una Global Challenge il 24 e 25 Ottobre 2015, in cui tutte le scene del crimine saranno attivate. Come si svolgerà? Ancora non è dato saperlo. I creatori dell’evento ci tengono a sottolineare la natura sperimentale e “in divenire” del progetto.

Come in ogni giallo che si rispetti, bisogna procedere un passo alla volta, indizio dopo indizio, lasciandosi guidare da intuito e serendipity. Noi ci saremo, e voi?

5 PMI del settore Food e Wine che hanno vinto i social media

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media

Quante volte hai desiderato di riuscire ad avere un’audience online simile a quella dei grandi colossi del mercato? Secondo me tante e, credimi, non è impossibile.

Non sempre bisogna essere un grande brand per riuscire ad avere successo sui social media, spesso basta creatività, capacità di condivisione di contenuti utili ed un investimento di tipo temporale.

Soprattutto, nel settore Food & Wine la presenza sui social sta aumentando giorno dopo giorno. Molti non riescono a sfruttare le potenzialità di questi strumenti, non li comprendono e li utilizzano in maniera errata. Oggi, però, non vogliamo parlare di quelli che perdono quotidianamente la battaglia con i social, ma di quelli che vincono a colpi di ottimo cibo e buon vino.

Abbiamo selezionato 5 esempi di PMI che ce l’hanno fatta e che non hanno nulla da inviare ai Big del settore :

Capatoast

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media
Capatoast è la prima Toasteria Take Away in Italia. I social network più utilizzati? Facebook ed Instagram. Su Facebook può vantare ben 55.274 like, mentre su Instagram ha ben 6.341 seguaci.

Da Milano a Napoli, passando per Roma.. la pausa pranzo più gustosa e leggera è sempre da Capatoast ?? La prima…

Posted by Capatoast on Giovedì 10 settembre 2015

Il loro ingrediente segreto sui social? Creare contenuti divertenti, accattivanti e coerenti con il target.

Consorzio Vino Chianti

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media
Molto presente su Facebook con un numero totale di “Mi piace” della Pagina: 32.145.
Il punto di forza è il buon vino ma, anche la capacità di instaurare un buon legame con l’utente grazie a post interessanti ed attinenti alla pagina.

Grom

5 PMI del settore Food e Wine che hanno vinto i social media

Chi non conosce la celebre catena nata a Torino e celebre in tutto il mondo? Il successo è legato non solo alla genuinità dei prodotti, ma anche alla capacità di trasmettere questa qualità agli utenti del web.

Non riuscirai a demoralizzarmi, lunedì 😀 Come sopravvivere all’inizio della settimana, trucco 1 di 999: pistacchio+nocciola.

Posted by GROM on Lunedì 21 settembre 2015

Gioia per gli occhi, e non solo per le papille gustative, grazie all’utilizzo dei social media.
La gelateria vince la sua battaglia sui social, soprattutto grazie a Facebook: la sua pagina conta, infatti, 72.636 like.

Pepèn

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media
Se sei stato a Parma hai sicuramente assaggiato un panino da Pepèn. Presente su Facebook da poco più di un anno conta 8.082 like, a quanto pare ci sono molti fan della carciofa ed aumentano settimana dopo settimana. La presenza sui social rispecchia la genuinità romagnola presente nei  prodotti offerti.

BABAlove

5 PMI del settore Food & Wine che hanno vinto i social media

Più di un succo o di un integratore. Più di un semplice percorso di detox. Siamo il tuo nuovo rituale quotidiano per raggiungere la felicità.

Prendi nota! Da domani #BABASUCCO e #BABASUPER saranno disponibili da Eataly, in Piazza XXV Aprile 10, a Milano.

Posted by BABAlove on Lunedì 14 settembre 2015

Quasi 20.000 persone, fan del BABAsucco. Una pagina social innovativa e divertente, che parla di salute e benessere con ironia e buon umore.  Probabilmente, il loro punto di forza è proprio la capacità di rapportarsi all’utente con un “sorriso allegro e contagioso”.

Tutte queste pagine riescono a creare con i propri fan: conversazione ed interazione, elemento importantissimo per qualsiasi pagina social; tuttavia questi sono solo dei semplici esempi, ma curiosando sul web puoi trovare davvero molte piccole e medie imprese del settore Food & Wine che utilizzano bene i Social Media, grazie soprattutto alla presenza di professionisti e di istituti che offrono una formazione adeguata attraverso corsi e master, basti pensare all’IUSVE ed al Master Food Wine 3.0.

E tu hai qualche PMI di successo da segnalarci? Scrivici nei commenti!

LEGGI ANCHE: La ricetta per il digital marketing del settore food

Storytelling: perché per un'azienda è necessario raccontarsi? [INTERVISTA]

 corso storytelling

Storytelling è un termine in voga da tempo, specialmente tra le strategie di comunicazione aziendali. Il fatto è che, per raggiungere i propri obiettivi corporate, sarebbe bene mettere in atto una strategia basata sullo storytelling che funzioni realmente, perché tutti sono in grado di raccontare e condividere ma in pochi sanno farlo in maniera davvero efficace.

Abbiamo chiesto ad Andrea Fontana, docente del Corso Online in Corporate Storytelling di Ninja Academy, di darci qualche chiarimento e qualche consiglio per imparare bene e per non incappare in eventuali errori da inesperti.

Si parla tanto di storytelling e si traduce spesso come raccontare storie, ma è tutto qui?

 corso online corporate storytelling

È una domanda molto importante. È vero si parla tanto di storytelling perché la parola è di moda. E infatti la si traduce male e in modo sbagliato. Storytelling è un termine non esattamente traducibile nella nostra lingua. Se proprio volessimo tradurlo dovremmo arrivare ad usare la locuzione: “comunicare attraverso racconti”.
In questo senso lo storytelling non è raccontare storie ma un processo con cui costruire identità e relazione (anche commerciale).

Perché per un’azienda è necessario raccontarsi?

storytelling cos'è

Attualmente per tre motivi di fondo:
– Trovare nuove identità. In un’epoca in cui tutto continua a cambiare e tutto viene messo in crisi, lo storytelling serve per definire nuove o migliori identità di impresa, prodotto o vita.

– Generare nuove relazioni. Se posso raccontarmi in modo efficace allargo la possibilità di essere letto, ascoltato, votato, comprato e scelto.

– Aumentare valore sociale ed economico. Il racconto produce un notevole aumento del cosiddetto “capitale narrativo” di un oggetto o di un individuo e questo a sua volta espande identità e relazioni (anche economiche).

Se è vero che “Non è mai troppo tardi”, un’azienda che non ha mai fatto storytelling da dove dovrebbe cominciare?

Da due cose. Capire come si è raccontata finora e anche non raccontata. Capire le storie di vita dei propri interlocutori: clienti, stakeholder, etc.

Il passaggio ai social media ha imposto nuovi modi di pensare la comunicazione aziendale e non. Cosa bisogna fare per impostare correttamente il corporate storytelling su queste piattaforme?

 come fare storytelling

Individuare la propria “narrability”: cioè la propria linea di racconto, coerente con la storia di vita dei propri pubblici. E poi gestire i media come habitat dove il racconto possa vivere.

A che punto è il corporate storytelling nel panorama italiano?

Stiamo muovendo i primi passi. Ma posso dire che dopo una prima fase di assoluto spontaneismo (tutti facevano o dichiaravano di fare storytelling), sempre di più le organizzazioni stanno comprendendo che per fare storytelling ci vogliono competenze e mindset. Non basta riciclare iniziative già fatte o strumenti tradizionali e metterli sotto il nuovo nome di “storytelling”.

Da questo punto di vista siamo entrati in una seconda fase in Italia: fatta di una domanda sempre più consapevole ed esigente da parte delle aziende e una offerta che si sta sempre più professionalizzando.

Empathy button: quale valore per i brand?

W63002_04_1200_1200_Like-Dislike-StampsOrmai la notizia ha fatto il giro del mondo: Mark Zuckerberg ha annunciato che Facebook introdurrà un nuovo tasto, inizialmente presentato come il famigerato “Dislike”.

LEGGI ANCHE: Facebook: arriva il tasto Non mi piace? No, è l’Empathy Button [BREAKING NEWS]

Molte sono le domande intorno a questa nuova funzionalità: dalle possibili ricadute sul cyberbullismo all’influenza negativa sulla reputazione dei brand.

Ma c’è davvero motivo di preoccuparsi?

Come il fondatore di Facebook ha ribadito durante la conferenza di presentazione martedì scorso, gli utenti possono stare tranquilli: il “Dislike” sarà in realtà un “Empathy button”. L’obiettivo di Facebook è quello di fornire un tool che permetta di mostrare un sentimento di dispiacere in modo immediato.

Dislike_cosa_significa_per_i_brand

La creazione di un tasto del genere può sembrare un gesto semplice, in realtà non è un processo scontato. Questa nuova funzionalità, così controversa, crea l’esigenza di tastare un meccanismo pratico che consenta al bottone di poter essere utilizzato nel modo e nel contesto giusto, senza ledere l’autostima di nessun utente e trasmettendo sensazioni di conforto.

Una delle possibilità di sviluppo di questa feature è legata a un programma di traduzione della lingua che dovrebbe valutare se il nuovo button sia opportuno e, in quel caso, permettere di utilizzarlo.

Cosa si inventeranno i developer di Facebook?

Se per gli sviluppatori potrebbero esserci problemi, per i brand invece la funzionalità di questo tasto potrebbe avere una funzione e un significato radicalmente diversi rispetto a quello che sarà per gli utenti.

Mettere il “Like” è l’azione preferita degli utenti (sette user su dieci compiono quest’azione ogni mese). Tuttavia quasi un quinto di questi “Like” sono “Dislike” che, una volta su dieci, portano anche alla pubblicazione di commenti critici.

Questo per le aziende, a differenza del ciberbullismo, non è un’azione con ripercussioni negative, anzi, permette di indirizzare il brand verso la direzione a lui più utile per il suo sviluppo, non solo economico, ma soprattutto d’immagine.

Con l’aggiunta di un tasto che permetterà di esprimere disapprovazione con un click, i marchi verranno direttamente a contatto con le idee e i pensieri reali di chi li segue.

Per i marchi il tasto “dislike” non ha la funzione “empatia”, ma è un campanello di allarme che avverte il brand della disapprovazione dell’utente.

Le aziende non dovrebbero però preoccuparsi delle reazioni che potrebbero scatenarsi, anzi, dovrebbero prenderle come un dato che gli permetterà di crescere e cambiare in meglio la stategia di comunicazione, il prodotto o semplicemente la qualità del contenuto che immettono, dando al proprio consumatore ciò che davvero desidera e ottenere una visione esterna sul loro lavoro.

Già YouTube utilizza un sistema di questo tipo, pollice in su e pollice in giù, per individuare le necessità dell’audience: finalmente anche su Facebook i dati negativi saranno tracciati, misurati e quantificati.

Dislike_cosa_significa_per_i_brand

Questi dati, tra le mani dell’azienda, potrebbero essere un valido alleato o la fine dell’attività: tutto questo dipenderà dall’uso e dalla sua capacità di elaborarli, perché l’utente con i click consiglierà  all’azienda la direzione in cui andare e dove lui stesso vuole essere portato.

Quando il tasto sarà effettivamente in uso, ogni volta che un’azienda deciderà di pubblicare contenuti nella sua pagina sarà costretto ad avere un atteggiamento responsabile e riflettere prima di immettere  il proprio contenuto, migliorando non solo la qualità, ma anche la percezione che il cliente ha di lui.

Insomma, sia che si chiamerà Dislike, sia che si chiami Empathy Button, il nuovo bottone potrebbe scatenare una vera marketing revolution.

Dite la vostra nei commenti!

5 strumenti per rendere collaborativo il tuo storytelling

storytelling collaborativo

Hai presente il vecchio detto “chi fa da sè fa per tre”? Ecco, dimenticalo! Perchè nel caso dello storytelling, molto spesso, l’unione fa la forza. Scrivere un contenuto a quattro (o più) mani, magari con un esperto del tuo settore, può fare la differenza e dare visibilità al tuo sito.

Ecco quindi cinque strumenti che puoi utilizzare per creare contenuti in maniera semplice e diretta, per ottenere il massimo dalle tue collaborazioni.

1. Google Drive

storytelling collaborativo

Chi ha detto che per fare storytelling servono strumenti complicati? Nessuno, anzi più familiarità con il mezzo significa più attenzione ai contenuti. Ed allora largo al comunissimo Google Drive.

Un’interfaccia intuitiva, la possibilità di editing simultanea e l’inserimento di commenti sono feature che rendono i documenti Drive uno strumento perfetto per collaborare alla produzione di un contenuto.

Da non sottovalutare, poi, che la diffusione di Drive ti permette di lavorare proprio con tutti senza problemi di compatibilità, evitando la classica situazione in cui una delle parti deve adattarsi alle abitudini ed ai tool dell’altra. Insomma, nel 2015, vuoi veramente collaborare con qualcuno che non possiede un account Google?

2. Prezi

storytelling collaborativo

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un software ormai piuttosto comune. Per chi non lo conoscesse, Prezi è una webapp (ma esiste anche la versione desktop e app) che permette di creare presentazioni dinamiche di sicuro impatto, certamente capaci di tradurre una storia in un visual che attiri l’attenzione dei vostri utenti.

Prezi è un software freemium. C’è quindi la possibilità di sottoscrivere un abbonamento premium, ma la versione gratuita inziale è già più che sufficiente e permette l’interazione tra 10 utenti. E non dimenticarti che se sei uno studente puoi accedere alla versione premium gratuitamente.

Per cosa usare Prezi? Certamente puoi confezionare anche “il prodotto finale” grazie a questo software, ma il meglio, secondo noi, lo puoi ottenere in fase di brainstorming. Usalo con i tuoi collaboratori a mo’ di lavagna digitale e vedrai che le tue idee non saranno mai state così chiare.

3. Medium

storytelling collaborativo

Come non citare un tool nato con lo slogan “non scrivere da solo”? Medium è un tool che può fare molto comodo per creare un contenuto. Permette infatti di salvare la propria bozza e di aspettare che gli altri utenti-editor inseriscano commenti e apportino modifiche. Agli autori delle modifiche che vengono accettate, viene assegnato un credit alla fine del documento.

La bellezza di questo strumento sta indubbiamente nel fatto di ricevere un feedback esterno prima che il contenuto sia pubblicato definitivamente sul tuo sito. Se ci pensi bene, funziona come una sorta di test di mercato per il tuo contenuto. Comodo vero?

Per citare un aspetto negativo, Medium non ha implementato il real time editing e non è possibile ricevere i feedback in diretta. Il processo di creazione finisce quindi per diventare più lungo.

4. MyBlogU

torytelling collaborativo

MyBlogU porta il beneficio di Medium un passo più avanti. In questo caso possiamo proprio parlare di crowdsourcing. Come? Navighi nei contenuti cercando tra i ritagli (snippet), trovi potenziali utenti interessati a collaborare su un argomento, fai domande e li inviti a partecipare.

Una volta che hai creato il tuo team, sei pronto a caricare una bozza, a cui tutti gli editor possono collaborare e di cui sei libero di accettare o rifiutare suggerimenti e modifiche.

Uno strumento davvero utile, quindi, anche se sei in cerca di collaboratori per lavorare alla tua strategia di storytelling. Scegliere basandosi sulle competenze e sui precedenti contributi degli utenti ti permette di evitare sorprese e assicurarti il meglio che MyBlogU possa offrire.

5. Trello

storytelling collaborativo

Uno strumento troppo bello per essere gratis! Collabori con un numero infinito di altri utenti e la user-experience e il design sono piacevoli. Sì, ma a cosa serve?

Trello è utilissimo per pianificare la tua strategia e, una volta stabilite le priorità, lavorare con i tuoi collaboratori man mano che ne avrai necessità.

Sicuramente Trello esprime al meglio le sue potenzialità se ti trovi a gestire una pianificazione di contenuti ampia e a medio-lungo termine e hai un team di collaboratori numeroso. Fissare scadenze, discutere modifiche e assegnare compiti sarà più semplice e soprattutto organizzato grazie a Trello.

E ora che hai a disposizione tutti i migliori strumenti, non ti resta che circondarti di collaboratori validi e dare fondo a competenze e fantasia per produrre un contenuto con i fiocchi!

Ninja Social Oroscopo dal 24 al 30 Settembre

oroscopo

 

Cari guerrieri, cosa riserverà per voi il Social Oroscopo della settimana?? Con il Sole che entra nel segno della Bilancia e Marte che abbandona il Leone per la Vergine, ci attende una settimana ricca di ordine e giudizio!

Se la Bilancia è infatti il segno dell’amore e della bellezza non potevano che avvenire sotto la sua benedizione i Lovie Award: resta solo da scegliere se premiare la Vergine che si sente così attraente e sicura di sè da mettersi un reggiseno particolarmente ben riempito e contare quante volte in un giorno questo possa distrarre i vicini oppure il Capricorno che invincibile e forte tenta di surgelarsi come iceman convinto che nulla possa contro la sua determinata cocciutaggine questa settimana!

L’Ariete con Venere ancora a favore ma mercurio decisamente contrario potrebbe prendere una cantonata come la ormai famosissima Nuova Miss Italia… Che però dovrebbe consolarsi pensando che nessuna delle sue colleghe nell’era del digitale è diventata famosa tanto velocemente! Al contrario invece il Gemelli questa settimana userà tutta la sua astuzia per defilarsi, nascondersi, non farsi trovare… E blocca anche la geolocalizzazione di Facebook!

Il Toro con rinnovata energia chiude in un sacchetto amuleti e cornetti portafortuna perché sente che è tornato a farcela con le sue forze… Ma quando trova Google Fortunetelling non resiste e prova a porre la sua domanda come all’astrologo o al cartomante…  A fianco a lui un Leone più sensibile che resterà di stucco questa settimana immedesimandosi grazie a questa funzione nei rifugiati, nelle loro vite e nelle loro storie. Non vorrà stare con le mani in mano e chiamerà uno Scorpione che con poco spirito d’iniziativa ma tante energie a disposizione si dirà pronto a disobbedienze civili condivise sui social per aiutare chi sta vivendo una condizione disumana!

Il Sagittario invece questa settimana sarà particolarmente pigro ma non disdegnerà di togliersi qualche sfizio… Ad esempio andare in ufficio sul comodo sedile posteriore di una macchina nera di lusso con tanto di autista?? Se si, non esiterà a chiamare Blacklane! Pigro allo stesso modo ci sarà il Pesci che però forse manterrà un profilo più basso e preferirà il risciò alla macchina nera… Ci sarà di certo una app per trovarne uno!

L’Acquario passerà la settimana a leggere incuriosito ed ammirato le storie dei venditori storici di Ebay e discuterà con una Bilancia su quanto si possa amare davvero un oggetto materiale… Ovviamente la Bilancia dirà che lo si può amare alla follia ed addirittura parlargli, stringerlo, confidarsi… Mentre l’Acquario la guarderà di traverso sorridendo! Di certo in questa diatriba sarà inutile coinvolgere un Cancro che già sappiamo a priori da che parte starà (quella sentimentale della Bilancia)… Anche se pur di restare fuori dalla discussione si stapperà una coca cola da solo festeggiando il primo Emoji sponsorizzato!

24Bottles, molto più di una bottiglia [INTERVISTA]


24Bottles, la startup Bolognese della bottiglia d’acciaio eco-friendly e di design ci racconta la sua storia.

Un’idea nata dalla scelta di due ragazzi alla ricerca di un’alternativa allo spreco di contenitori usa e getta e che oggi si sta sviluppando verso la realizzazione di prodotti adatti alle diverse esigenze. Niente è lasciato al caso, partnership e sviluppo per il futuro compresi.

24Bottles: cos’è e perché avete pensato a questo nome?

24Bottles è un giovane brand che produce oggetti di design di uso quotidiano. Proponiamo prodotti di qualità sia per l’indoor che per l’outdoor e il nome deriva appunto dalla prima idea di prodotto che abbiamo avuto: la bottiglia in acciaio.

E 24 è il numero di ore che lavoravamo al giorno quando abbiamo iniziato questa avventura. Adesso abbiamo un po’ calato, ma neanche di tanto. Scherzi a parte, fin dall’inizio l’obiettivo è stato quello di creare una linea di prodotti che si adattasse alle esigenze di un pubblico moderno e dinamico. Quindi abbiamo optato per un design minimale e una gamma di colori il più ampia possibile così da adattarsi a ogni situazione dalla cucina all’ufficio, dagli spostamenti in bici ai mezzi di trasporto, dalla palestra alle gite fuori porta.

A volte scelte improvvise si rivelano vincenti. Ci raccontate la storia e l’idea che vi hanno portato fin qui?

Sì, è stata una scelta improvvisa come dici: noi due ci siamo conosciuti lavorando in banca, ormai cinque anni fa circa. In particolare, un’estate siamo rimasti colpiti da quanta plastica finisse ogni giorno nella spazzatura cioè, tutto il cestino dei rifiuti era continuamente pieno solo di bottiglie e bicchieri, usati una volta sola per di più.

Così, chiacchierando, ci siamo resi conto di essere accomunati da questa sorta di fastidio verso i contenitori usa e getta, così abbiamo cercato un’alternativa che fosse più razionale e sostenibile. Abbiamo fatto ricerche e scoperto che l’acciaio 18/8 è il materiale migliore per una bottiglia che potesse essere durevole e resistente, ma anche leggera e salutare.

E così è iniziato tutto.

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Personalizzazione e multiuso, questo sembra urlare 24Bottles, è il vostro valore in più?

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Il nostro primo impegno è creare oggetti di qualità, versatili, eleganti e che durino a lungo. Nel tempo abbiamo raffinato il design e sviluppato prodotti sia per l’indoor, come le bottiglie Dispenser da cucina, che per l’outdoor la Sportiva Bag, il PortaBottiglia per bici e zaino e la cover termica. Cerchiamo di assecondare i bisogni di un pubblico urbano e dinamico, che esce di casa la mattina e torna la sera.

Inoltre, come hai detto, abbiamo la possibilità di personalizzare bicchieri, bottiglie.

Per esempio sempre più locali di ristoro, ma anche uffici e aziende, stanno rimpiazzando il rifornimento dell’acqua in bottiglia con un erogatore d’acqua a muro. Questo dà loro la possibilità di scegliere le nostre bottiglie, chiedere la personalizzazione, e di conseguenza dare un tocco di raffinatezza in più all’ambiente e rafforzare la propria brand image con una effettiva comodità a livello di organizzazione che però ha benefici anche sul pianeta, in quanto si va a interrompere la cosiddetta “catena del freddo”, riducendo quindi l’impatto ambientale della produzione, del trasporto e dello stoccaggio in frigorifero delle bottiglie d’acqua.

Il nostro fine, se si può dire è quello di coniugare etica ed estetica, promuovendo la prima facendo leva sulla seconda.

Quanto hanno contribuito le partnership al successo di 24Bottles?

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Diciamo che crescendo come brand, abbiamo sviluppato credibilità e di conseguenza diverse partnership. Sia a livello di aziende, uffici, palestre e locali sia a livello di eventi. Grazie a La Rinascente, abbiamo potuto personalizzare la bottiglia dell’Expo, ed è stata davvero una grossa soddisfazione.

Mentre domenica scorsa abbiamo sponsorizzato una ciclo storica molto elegante che è La Superba, una sfilata tutto in stile retrò su un percorso meraviglioso nella zona di Genova, sulla costa ligure. E stiamo sviluppando altre partnership, sia a livello di personalizzazione dei prodotti già esistenti, sia a livello di vera e propria creazione di nuovi prodotti in sinergia con altri brand, ma per il momento non possiamo anticipare nulla.

Dalla fondazione sono passati solo 2 anni, quali sono i progetti per il futuro?

Sicuramente la priorità è diventare sempre più efficienti e ampliare la gamma di colori. Ci vogliamo specializzare. Vogliamo consolidare la nostra esperienza e diventare un punto di riferimento nel mondo per quanto riguarda le bottiglie in acciaio. Abbiamo già pronti dei nuovi colori e delle nuove finiture che usciranno nei prossimi mesi, in occasioni delle fiere a cui parteciperemo (Maison&Objet a Parigi, Eurobike, PittiUomo), ma non escludiamo qualche sorpresa a livello di nuovi prodotti per la prossima primavera.

Altra novità, in questi giorni ci stiamo trasferendo nella nostra nuova sede, un capannone in provincia, che ci permetterà di avere spazio per invitare diverse realtà e dare vita a un hub creativo che coinvolga varie realtà che possano condividere la nostra mission.

Inoltre ci siamo mossi in modo da rendere questo nuovo spazio il più green possibile, a livello di consumo di energia, sia a livello di rifiuti. Abbiamo voluto che la nuova base avesse meno impatto possibile sull’ambiente e che fosse quindi coerente con la nostra filosofia. Essenzialmente 24Bottles intende creare valore limitando gli sprechi.

 

Dall’idea di una bottiglia di design eco-friendly allo sviluppo di un vero e proprio hub creativo. Personalizzazione e multiuso, armi vincenti nella fidelizzazione del cliente!

Con l'Hotel Ads Commission Program, Google continua il posizionamento sul mercato travel

E’ fresca la notizia che Google, colosso da tempo attivo nel settore travel sia lato clienti (nel tentativo di aiutarli a scegliere dove alloggiare) che albergatori (per aiutarli a generare lead in maggiore quantità), ha deciso di ritirare (o meglio, mettere offline) Hotel Finder in favore del potenziamento del Google Hotel Ads Commission program. Leggiamo sul blog post di Google dedicato alla notizia:

Con questo programma, a questi hotel (aderenti al programma, ndt) sono richieste le commissioni tipiche degli standard del settore, al posto del cost per click, rendendo più semplice l’utilizzo di Google Hotel Ads per gli hotel più piccoli e indipendenti.

Continuiamo a citare:

Questo mese, stiamo aggiungendo informazioni sulle strutture degli alberghi per gli Stati Uniti, e stiamo lavorando per includere queste informazioni per più di 24 stati entro l’anno. Questo significa che gli utenti vedranno ora se un hotel è dotato di strutture come il WiFi gratuito, la colazione gratuita, il parcheggio, la piscina, il business center, direttamente nei risultati di ricerca.

Un bel passo per Big G, a sfavore (ancora una volta!) degli intermediari turistici – come le agenzie. E anche il modello a commissione sembra proprio volere porsi come valida (efficace ed efficiente) alternativa a quello che finora risultava lo status quo.

Vedremo gli sviluppi del progetto, e vi terremo aggiornati in merito!

Emissione impossibile: i problemi di Volkswagen con l'Epa

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

“Sono profondamente dispiaciuto di aver tradito la fiducia dei consumatori e faremo tutto il necessario per riparare il danno che la vicenda ha causato. […] Sarebbe sbagliato se il terribile errore di pochi compromettesse il lavoro onesto di 600 mila persone”.

Il riassunto della vicenda Dieselgate è tutto nelle parole dell’amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn, diffuse con un video comunicato.

Le esportazioni del colosso tedesco nel mercato statunitense sono costituite per il 25% circa proprio dai modelli diesel coinvolti nello scandalo e per i quali  l’EPA (Environmental Protection Agency)  non ha rilasciato la “certification of conformity” per le vetture equipaggiate con il 2.0.

Ha infatti chiesto l’immediato richiamo di mezzo milione di auto prodotte dal 2009 al 2015.

Non solo emissioni, l’inganno del software per i test

Martin Winterkorn lo ha ammesso: Volkswagen ha barato sulle emissioni.

Genio tedesco, il sistema “eludi particolato” adottato è davvero particolare: il software installato nella centralina dei motori 4 cilindri diesel riconosce che la vettura è in fase di test e, automaticamente, abbassa drasticamente le emissioni prodotte, riportando i valori alla normalità quando l’auto è utilizzata su strada e non è sottoposta ad esame.

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Un comportamento che ha generato eco diverse e risonanti in tante direzioni: il crollo del titolo in borsa, il benservito di Volkswagen a Martin Winterkorn (secondo una anticipazione del Tagesspiegel, verrà sostituito da Matthias Mueller, già alla guida di Porsche, anche se la notizia non è stata confermata), una maxi multa, lo spettro di una class action e del ritiro delle vetture coinvolte anche da molti altri mercati.

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

Modificare i risultati dei test: perché?

Proporre un’immagine aziendale con prestazioni eccellenti e un rigoroso rispetto per l’ambiente, fiore all’occhiello della affidabile, indistruttibile, tecnologia tedesca.

Invece Volkswagen la fiducia l’ha persa, nel modo peggiore, proprio mentre il gruppo esibiva i nuovi modelli, più ecologici, al Salone di Francoforte.

Quando la reputazione di un colosso tanto grande viene scalfita da una grana di questa portata, le considerazioni sono molte: premesso un danno economico enorme in vista del quale il colosso di Wolfsburg ha già accantonato 6,5 miliardi di dollari, per far fronte a (ormai certe) eventuali cause legali e class action, l’ammissione di Winterkorn rivela il più grande timore del gruppo: aver deluso l’opinione pubblica.

Crollo in borsa (tracollo, meglio) a parte, perdere la fiducia in un prodotto è una cosa, perderla in un auto è altra.

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Se è vero che le motivazioni di acquisto si concentrano prevalentemente sulle prestazioni (quindi sui consumi) rispetto all’impatto ambientale del mezzo sul sistema ambiente, l’attenzione su questo aspetto è un trend in crescita e, sebbene l’azienda abbia comunicato la volontà di collaborare, l’impatto negativo sarà enorme e non è affatto sufficiente che il gruppo abbia comunicato in una nota di lavorare tenacemente alla riduzione drastica del divario tra risultati su strada e nei test.

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

Perché non è tutto qui: guidando affidi la tua vita alla tua vettura.

Anche in condizioni di bassa velocità, con prudenza estrema e rispetto rigoroso del codice stradale, all’automobile in corsa è delegata la nostra sicurezza, che non può MAI essere messa in discussione per l’importanza del carico che trasportiamo: i nostri cari.

Non si tratta di un difetto di fabbrica, una svista nella progettazione, una superficiale supervisione. Si tratta di un deliberato tentativo di aggirare le regole per acquisire un vantaggio, penalizzando la concorrenza.

Un duro colpo per l’affidabilità tedesca tutta, che è decisamente mancata: la priorità, netta, dell’utile personale sul bene comune ambiente.

Richieste di spiegazioni da tutto il mondo

Corea del Sud e Australia hanno inoltrato richiesta per conoscere se anche i veicoli approdati nei propri mercati siano stati dotati della centralina modificata per superare i test.

Il ministro dell’ambiente sudcoreano, dopo una riunione con i responsabili del gruppo tedesco, sta valutando se richiamare tra 4 e 5 mila veicoli venduti tra il 2014 e il 2015.

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

La Francia ha già sollecitato un’inchiesta per fare chiarezza ed estendere controlli più rigorosi all’intera categoria automobilistica.

Secondo Michel Sapin, ministro delle Finanze, la questione ambientale è la più rilevante e anche il segretario britannico ai Trasporti, Patrick McLoughlin,  sta incoraggiando l’iniziativa di adottare strumenti di misurazione che riflettano le condizioni su strada più fedelmente, riconoscendo al problema un carattere di urgenza.

In prima linea con le richieste di chiarimenti al colosso tedesco, la Germania e la cancelliera Angela Merkel, che invita il gruppo a fare chiarezza sulla situazione e si aspetta una piena trasparenza nella soluzione del caso.

Il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt ha istituito una commissione guidata dal sottosegretario ai Trasporti Michael Odenwald, che andrà a Wolfsburg in settimana per le consultazioni del caso.

E in Italia?

“Ho chiesto a Volkswagen Italia rassicurazioni sul mercato italiano. Vogliamo vederci chiaro”.

Con queste parole il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha dichiarato di aver chiesto delucidazioni all’amministratore delegato e direttore generale di Volkswagen Group Italia Massimo Nordio, mentre lo scandalo diventa interministeriale quando anche il Ministro dei Trasporti chiede di conoscere se la procedura che ha falsato i test sia stata utilizzata anche nel nostro mercato e avvia un’indagine.

Verso l’inchiesta penale

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

Il dipartimento di Giustizia sta conducendo una inchiesta penale su Volkswagen, ma non solo: il gruppo tedesco potrebbe non essere l’unico ad aver adottato sistemi volti ad eludere i controlli sulle emissioni, per questo le autorità americane sono alla ricerca di altre possibili violazioni perpetrate tramite l’ausilio del defeat device, il software incriminato oggetto dell’inchiesta.

“Non abbiamo intenzione di starcene seduti preoccupandoci che altri abbiano barato. Li scopriremo […] Al momento stiamo intensificando le nostre attività per capire cosa dobbiamo fare con altri veicoli” ha dichiarato Gina McCarthy dell’Agenzia per la protezione ambientale in un’intervista al Wall Street Journal.

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Il mercato, la fiducia e l’enciclica di Benedetto XVI

La trasparenza premia le aziende: nella visione di un marketing etico proiettato a soddisfare i bisogni delle persone, che di riflesso produce dei risultati economici attraverso il ruolo sociale che l’azienda ricopre, etica ed economia non sono mondi distanti, ma connessi e reciprocamente influenti.

Emissione impossibile Volkswagen inganna l'Environmental Protection Agency

 

La ricerca di una moralità generalizzata come fonte di fiducia nei mercati è ben evidenziata nel paragrafo 35 del capitolo terzo (Fraternità, sviluppo economico e società civile)  dell’enciclica del Papa Emerito Benedetto XVI, “CARITAS IN VERITATE“.

Ecco la definizione che il pontefice dà del mercato:

“Il mercato, se c’è fiducia reciproca e generalizzata, è l’istituzione economica che permette l’incontro tra le persone, in quanto operatori economici che utilizzano il contratto come regola dei loro rapporti e che scambiano beni e servizi tra loro fungibili, per soddisfare i loro bisogni e desideri. Il mercato è soggetto ai principi della cosiddetta giustizia commutativa, che regola appunto i rapporti del dare e del ricevere tra soggetti paritetici. Ma la dottrina sociale della Chiesa non ha mai smesso di porre in evidenza l’importanza della giustizia distributiva e della giustizia sociale per la stessa economia di mercato, non solo perché inserita nelle maglie di un contesto sociale e politico più vasto, ma anche per la trama delle relazioni in cui si realizza. Infatti il mercato, lasciato al solo principio dell’equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per ben funzionare. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave.”

La fiducia reciproca e generalizzata riveste quindi quel ruolo di collante sociale che conduce alla soddisfazione di tutti i soggetti coinvolti.

Chissà che ne pensa Bill Right, il famoso consulente riduzione costi di Volkswagen.