W63002_04_1200_1200_Like-Dislike-StampsOrmai la notizia ha fatto il giro del mondo: Mark Zuckerberg ha annunciato che Facebook introdurrà un nuovo tasto, inizialmente presentato come il famigerato “Dislike”.

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Molte sono le domande intorno a questa nuova funzionalità: dalle possibili ricadute sul cyberbullismo all’influenza negativa sulla reputazione dei brand.

Ma c’è davvero motivo di preoccuparsi?

Come il fondatore di Facebook ha ribadito durante la conferenza di presentazione martedì scorso, gli utenti possono stare tranquilli: il “Dislike” sarà in realtà un “Empathy button”. L’obiettivo di Facebook è quello di fornire un tool che permetta di mostrare un sentimento di dispiacere in modo immediato.

Dislike_cosa_significa_per_i_brand

La creazione di un tasto del genere può sembrare un gesto semplice, in realtà non è un processo scontato. Questa nuova funzionalità, così controversa, crea l’esigenza di tastare un meccanismo pratico che consenta al bottone di poter essere utilizzato nel modo e nel contesto giusto, senza ledere l’autostima di nessun utente e trasmettendo sensazioni di conforto.

Una delle possibilità di sviluppo di questa feature è legata a un programma di traduzione della lingua che dovrebbe valutare se il nuovo button sia opportuno e, in quel caso, permettere di utilizzarlo.

Cosa si inventeranno i developer di Facebook?

Se per gli sviluppatori potrebbero esserci problemi, per i brand invece la funzionalità di questo tasto potrebbe avere una funzione e un significato radicalmente diversi rispetto a quello che sarà per gli utenti.

Mettere il “Like” è l’azione preferita degli utenti (sette user su dieci compiono quest’azione ogni mese). Tuttavia quasi un quinto di questi “Like” sono "Dislike" che, una volta su dieci, portano anche alla pubblicazione di commenti critici.

Questo per le aziende, a differenza del ciberbullismo, non è un’azione con ripercussioni negative, anzi, permette di indirizzare il brand verso la direzione a lui più utile per il suo sviluppo, non solo economico, ma soprattutto d’immagine.

Con l’aggiunta di un tasto che permetterà di esprimere disapprovazione con un click, i marchi verranno direttamente a contatto con le idee e i pensieri reali di chi li segue.

Per i marchi il tasto “dislike” non ha la funzione “empatia”, ma è un campanello di allarme che avverte il brand della disapprovazione dell’utente.

Le aziende non dovrebbero però preoccuparsi delle reazioni che potrebbero scatenarsi, anzi, dovrebbero prenderle come un dato che gli permetterà di crescere e cambiare in meglio la stategia di comunicazione, il prodotto o semplicemente la qualità del contenuto che immettono, dando al proprio consumatore ciò che davvero desidera e ottenere una visione esterna sul loro lavoro.

Già YouTube utilizza un sistema di questo tipo, pollice in su e pollice in giù, per individuare le necessità dell’audience: finalmente anche su Facebook i dati negativi saranno tracciati, misurati e quantificati.

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Questi dati, tra le mani dell’azienda, potrebbero essere un valido alleato o la fine dell’attività: tutto questo dipenderà dall’uso e dalla sua capacità di elaborarli, perché l’utente con i click consiglierà  all’azienda la direzione in cui andare e dove lui stesso vuole essere portato.

Quando il tasto sarà effettivamente in uso, ogni volta che un’azienda deciderà di pubblicare contenuti nella sua pagina sarà costretto ad avere un atteggiamento responsabile e riflettere prima di immettere  il proprio contenuto, migliorando non solo la qualità, ma anche la percezione che il cliente ha di lui.

Insomma, sia che si chiamerà Dislike, sia che si chiami Empathy Button, il nuovo bottone potrebbe scatenare una vera marketing revolution.

Dite la vostra nei commenti!

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