I 5 errori che i brand commettono su Facebook

Giovanna Napolano 

Marketing Manager

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Gli esempi citati nel presente articolo sono assolutamente frutto del caso, se avessimo tardato di un giorno solo la pubblicazione, avremmo avuto a disposizione altro materiale da chiacchierare in materia di errori da non commettere su Facebook.

Nessun brand o SMM è stato maltrattato per la redazione del seguente articolo.

I contenuti elencati non sono frutto della nostra fantasia e riguardano marchi noti nel panorama mondiale che ancora non hanno capito come evitare Social Epic Fail.

1. Se cancelli i commenti, si vede.

UGC, social networking, customer relationship, crisis management, power of sharing e tante altre belle definizioni che restano irrealizzate nella pratica.
Ne è l'esempio palese il caso di Nivea vs Neve, piccolo marchio piemontese sconfitto da una battaglia legale contro il colosso tedesco per un caso di omonimia. Il piccolo brand Italiano si è visto costretto a ritirare i propri prodotti dal mercato, ma la sua piccola grande community di utenti non è rimasta indifferente e si è scagliata prepotentemente contro Nivea.

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La reazione del più famoso tra i due è stata: cancellare i commenti di una community accanita e fidelizzata, ottenendo alla fine dei conti, un boomerang pazzesco.

2. Il social media manager è in Lifelong Learning

Vale per tutte le professioni, ma ancor di più per i social media manager, professionisti degli universi digitali, comunicatori nelle realtà 2.0, eterni studenti perennemente sotto esame che non possono permettersi il lusso di dire: "Ah, ma io non lo sapevo!"

3. Real time marketing, ragionevolezza ne abbiamo?

Stare sul pezzo. Che grande verità, dai tempi del più analogico giornalismo alla più rischiosa informazione digitale che rischia di pestarsi i piedi senza un briciolo di coerenza.

Una gara alla visibilità che dovrebbe far riflettere più su cosa dire, e invece succede solo che viene detto di tutto, e quindi ciao Brand reputation e Brand image.

È nel nostro mirino Plasmon, che mette la coroncina al biscotto per ricordarci che se Miss Italia sogna un viaggio nel 1942, loro non sognano perché il 1942 se lo ricordano benissimo.

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C'è chi potrebbe considerarlo uno slancio creativo veramente di spessore.

4. AAA cercasi grafico

L'abito non farà il monaco, ma il grafico è la brand image. I social impongono tempi record ma i tempi record non possono penalizzare la qualità di quello che si mette: sgranature, prospettive alla Picasso, prezzi civetta come al discount, basta. È questa l'epoca dei visual social? E allora vai di Lifelong Learning anche in questo caso.

Avremmo tantissimi esempi da mostrare qui, preferiamo rimanere discreti e responsabilizzarvi sul fenomeno.

5. Anche su Facebook la ricchezza la fanno i numeri

Indicatori di ricchezza, visibilità, notorietà e social buzzing; i pulsanti disposti da Facebook vogliono comunicare in maniera sempre più esplicita le sensazioni degli utenti rispetto ai contenuti pubblicati.

È in questo che subentra il lato analyst di chi non può permettersi leggerezze con una Fan Page di centinaia di migliaia di persone (ma vale anche per chi ne ha molte meno) e che verifica livelli bassissimi di interazione. Se la tua Fan Page conta utenti oltre le 5 cifre ma i tuoi post conquistano al massimo un centinaio di utenti, allora è il caso di fare delle valutazioni approfondite in merito a strategie e contenuti.

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Se state conversando con una community di utenti, che ha deciso di dedicarvi attenzioni per qualcosa che realmente gli interessa, allora approfittate di questo canale innovativo per ascoltare, più che per parlare, e badate ai numeri perchè come gli economisti, anche e soprattutto i marketer hanno i propri conti da far tornare.

Scritto da

Giovanna Napolano 

Marketing Manager

Giovanna Napolano nasce a Napoli nel 1988 e si laurea in Scienze della comunicazione con una tesi in marketing. A diciotto anni scopre tra i banchi di scuola la materia che… continua

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