Global Talent Competitiveness Index, i talenti fanno la differenza

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze parla oggi di ”una ripresa che sembra diffusa in tutte le aree del paese”, commentando le informazioni che arrivano dall’Istat, anche se molti dati economici restano negativi per l’Italia. Incoraggiante invece il 36° posto dell’Italia nella nuova edizione del Global Talent Competitiveness Index (GTCI) presentato a Davos lo scorso 20 gennaio.

La ricerca, condotta da INSEAD in collaborazione con HCLI e Adecco Group, classifica 93 Paesi in base alla capacità di far crescere, attrarre e trattenere i talenti.

Per il 2014 il Global Talent Competitiveness Index ha assegnato alla Svizzera la prima posizione, seguita da Singapore e Lussemburgo, mentre l’Italia si aggiudica un onorevole 36° posto, dimostrando di avere buone capacità di sviluppare i propri talenti, ma non riuscendo ancora a tenere il passo nella capacità di attirare risorse ad alto valore aggiunto e creare i giusti presupposti per farle crescere.

La parole chiave per attrarre talenti: investimenti e formazione

Secondo la ricerca, gli investimenti in “competenze per l’idoneità al lavoro” e formazione professionale sono la chiave per attrarre e sviluppare i talenti all’interno di mercati del lavoro in continuo cambiamento e a crescente disoccupazione.
I tre paesi in testa alla classifica hanno optato per economie aperte, un ingrediente essenziale per essere competitivi a livello dei talenti.

Molte delle altre economie tra le “top 20” sono caratterizzate da radicate tradizioni d’immigrazione, come Stati Uniti (al quarto posto), Canada (al quinto), Svezia (al sesto) e Regno Unito (al settimo).

LEGGI ANCHE: Il nuovo regime dei minimi e le novità fiscali per gli startupper

Tutti i paesi con le performance più elevate sono caratterizzati anche da un altro fattore: una lunga educazione prioritaria, come nel caso degli altri paesi scandinavi, tutti tra i primi 15, con la Danimarca all’ottavo posto, la Norvegia all’undicesimo e la Finlandia al tredicesimo.

La situazione dei talenti in Europa e in Italia secondo il Global Talent Competitiveness Index

Ciò che colpisce, più ancora delle differenze all’interno della stessa Europa, è lo squilibrio correlato ai talenti a livello globale. Nonostante 33 milioni di persone in cerca di un lavoro negli Stati Uniti e in Europa, sono oltre 8 milioni i posti di lavoro ancora scoperti. Contemporaneamente, in alcuni paesi d’Europa, persiste una disoccupazione giovanile pari ad oltre il 50%.

In Europa, l’Italia è classificata come paese ad alto reddito, sulla base della classificazione della Banca Mondiale. Per questo motivo, sebbene la sua posizione relativa nel ranking appare migliore in Europa (il 33% dei Paesi di questo gruppo vengono dopo l’Italia), nel gruppo dei Paesi ad alto reddito la sua classificazione non è altrettanto incoraggiante (solo il 18% occupa una posizione inferiore). Il motivo di tale posizione è che, in Europa, alcuni Paesi non sono classificati come realtà ad alto reddito e, spesso, registrano risultati peggiori in termini di talenti. In generale, tuttavia, il punteggio GTCI e la classificazione dell’Italia non sono deludenti, se paragonati al contesto europeo.

Rispetto ad altre regioni extra europee l’Italia sembra fare meglio, registrando in particolare punteggi superiori a ogni altro paese dell’Asia centrale e meridionale e dell’Africa sub-sahariana. In America Latina, solo il Cile ottiene un risultato migliore. In Africa settentrionale e in Asia occidentale, sono Israele, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita ad occupare posizioni più elevate. Ma l’Italia potrebbe essere sempre più distaccata da alcuni Paesi dell’Asia orientale.

Il principale gap tra l’Italia e i paesi ai vertici del ranking è rilevabile soprattutto alla voce “Attrazione”. Singapore è il riferimento globale per la capacità di attrarre i talenti e le esperienze di altri stati europei, come Paesi Bassi, Regno Unito e Austria, potrebbero offrire lezioni nel merito. La capacità di attrarre talenti dipende dall’esistenza di un contesto commerciale dinamico, disciplinato da normative adeguate, e di mercati del lavoro flessibili.

Quali strade per migliorare la competitività del paese?

Commentando lo studio di quest’anno, Ilian Mihov, Preside di INSEAD, ha dichiarato: “Viviamo in un mondo in cui il talento è diventato la valuta centrale della competitività, tanto per le imprese quanto per le economie nazionali. Eppure, si riscontra ancora uno squilibrio troppo frequente tra i sistemi di istruzione e le esigenze dei mercati del lavoro. Le imprese e i governi hanno bisogno di nuove tipologie di leader e imprenditori, dotati delle competenze che aiuteranno le loro ditte e i loro paesi a prosperare nell’economia della conoscenza globale”.

Tra le strade indicate per un miglioramento dell’indice italiano non si può non menzionare una maggiore attenzione allo STEM, acronimo utilizzato in riferimento alle discipline accademiche di Scienze, Teconologie, Ingegneria e Matematica, per il quale, già nel 2004, è stato avviato il Progetto Lauree Scientifiche, nato con la motivazione di incrementare il numero di iscritti ai corsi di Laurea in Chimica, Fisica e Matematica, frutto della collaborazione del Ministero dell’Istruzione, della Conferenza Nazionale dei Presidi di Scienze e Tecnologie e di Confindustria.

Come ha spiegato Federico Vione, Amministratore delegato di Adecco Italia: “Anche in Italia un’alta percentuale di giovani, che si stima compresa tra il 18 e il 20% dei disoccupati, continua a non trovare lavoro non per colpa della recessione ma a causa del crescente gap tra competenze offerte dal mondo dell’istruzione e competenze richieste dalle aziende. In considerazione di questi dati e in linea con quanto emerge dalla nuova edizione del GTCI, come Adecco stiamo portando avanti il progetto #diamolavoroalleambizioni che si propone di creare 100mila nuove opportunità di lavoro in 24 mesi attraverso un importante investimento in formazione, pari a 10 milioni di euro. Ci auguriamo inoltre che il Jobs Act appena varato dal Governo possa velocemente aiutare il nostro Paese a recuperare lo storico ritardo nelle politiche di attivazione, favorire l’alternanza tra scuola e mondo del lavoro e più in generale creare le migliori condizioni normative ed economiche necessarie per promuovere concorrenza, innovazione e investimenti”.

Non solo Whatsapp: lo scenario dell'instant messaging è sempre più in crescita

Il clamore e l’attenzione mediatica provocate dall’annuncio dell’uscita della versione desktop di Whatsapp hanno sancito, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la sempre maggior importanza rivestita dalle app di instant messaging. Sarà il loro uso pratico e immediato, il loro rispondere ad una reale necessità, quella di comunicare, fatto sta che i numeri pubblicati dal Global report di We Are Social testimoniano un trend in continua crescita, un trend che secondo molti esperti di comunicazione digitale sarà determinante nei prossimi anni.

Un futuro già saldo oggi, però. I dati relativi ai social network per numero di utenti attivi testimoniano infatti che 7 tre le prime 17 posizioni sono occupate non da canali social “classici”, ma dalle applicazioni di instant messaging. Non solo Whatsapp (6oo milioni di utenti attivi): tra queste troviamo colossi cinesi quali QQ e WeChat (rispettivamente 829 e 468 milioni di utenti attivi) e Facebook Messenger (600 e 500 milioni di utenti attivi), realtà meno conosciute nel nostro paese, ampiamente diffuse nel resto del mondo.

Una crescita davvero rilevante, basti pensare  che il solo Whatsapp 12 mesi fa registrava 400 milioni di utenti attivi (+50% oggi) e che WeChat ha praticamente raddoppiato la sua user-base. Incrementi certamente e fortemente influenzati dalla sempre maggior diffusione del traffico da dispositivi mobile, una realtà ormai assodata e determinante in chiave digital.

Se l’aumento degli utenti mobile si ferma ad un progresso del 5%, gli utenti che utilizzano i social media da smartphone segnano un considerevole 23% (313 milioni di persone in più).  Se qualcuno avesse ancora dei dubbi è tempo di superarli: mobile e social sono ormai due facce della stessa medaglia.

… e in Italia?

Scenario per lo più simile anche nel nostro paese, ma con qualche eccezione che merita di essere evidenziata. L’utilizzo dei social da mobile la fa da padrone  (+11%), chiara attestazione di come gli utenti desiderino poter attingere e interagire attivamente con i contenuti online senza limitazioni di luogo e/device. Se a livello mondiale avevamo visto l’affermarsi delle app di instant messaging, in Italia una di esse, WhatsApp, risulta addirittura essere il social più utilizzato, battendo nientemeno che il colosso Facebook.

Rispetto alla classifica mondiale spariscono dalle prime posizioni diversi canali come WeChat e QQ (ancora poco diffuse), mentre resiste Facebook Messenger che, seppur non sempre amato dagli utenti, si aggiudica il terzo gradino del podio.

I perché di un successo

Ma cosa c’è dietro l’affermazione delle app di instant messaging? In primis l’evoluzione tecnologica, che propone smartphone sempre più potenti e ricchi di funzionalità ed una connettività diffusa e veloce (3G e 4G). Ma miglioramenti tecnici a parte, la reale differenza sta nella volontà delle persone di conversare ed interagire con loro simili in modo semplice e soprattutto diretto. Non bisogna stupirsi, infondo è questa da sempre una necessità sociale fondamentale, necessità a cui prima i social e poi le app di instant messaging danno risposta.

Questione di coinvolgimento. Uno studio realizzato da Frank N. Magid Associates per conto della azienda canadese Kik Interactive, proprietaria dell’app Kik, ha infatti evidenziato come le app di messaggistica istantanea creino maggiore engagement rispetto ai social network per i giovani americani. In parole semplici questi passano maggior tempo su Snapchat, e Facebook Messenger che su Facebook, TwitterInstagram. Secondo la ricerca, condotta su un campione di 1.000 utenti americani di età compresa tra i 14 e i 25 anni, il tempo speso su queste app è di circa 30 minuti.

Una maggiore interazione che coinvolge anche i brand, già impegnate soprattutto oltreoceano ad utilizzare in modo strategico le app di instant messaging. Il 90% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver interagito con un brand sui social media o su un’app di messaggistica: il 19% degli utenti ha “messaggiato” direttamente con un’azienda, con Kik (26%) e Snapchat (21%) che risultano essere le app più coinvolgenti. Gli user più giovani (21-25 anni) vedono in queste app un mezzo unico per rimanere aggiornati sui brand preferiti,  dando non solo la possibilità di un like o follow, ma soprattutto di interagire direttamente con essi.

Luxafor, il led per comunicare ai coworkers se sei disponibile o no

luxafor

Avete presenti gli spazi di co-working? Stimolanti, divertenti, entusiasmanti: ma come la mettiamo con le distrazioni che un open space, per sua natura, porta con sé? Tra proposte di caffè alla macchinetta e una battuta sull’ultima giornata di campionato, la produttività rischia di calare pericolosamente.

Ed è qui che entra in gioco Luxafor. 

Luxafor è una semplice luce, un led che si collega al computer via Usb o Bluetooth. Una volta configurato il software, puoi decidere di accendere una luce rossa o verde. Luce rossa, avvisi i tuoi coworkers che non vuoi/puoi essere “disturbato”. Con la luce verde annunci invece la tua disponibilità per un caffè, una cioccolata, quattro chiacchiere o il video divertente su Youtube.
Luxafor non si limita a questo: attraverso un punto esclamativo blu ti notifica l’arrivo di mail,  un impegno segnato sul calendario, un messaggio e tutto ciò che decidi ti venga notificato. C’è inoltre la possibilità di integrare Luxafor con app specifiche per l’incremento della produttività e gestione del tempo: Codealike, Desktime, RescueTime e OfficeTime. Hanno pensato a tutto!

Sarà pure “un po’ passivo-aggressivo”, come racconta Andrew Liszewski di Gizmodo.com, ma Luxofor promette di diventare un gustoso gadget che – piaccia o no – racconta bene lo scenario verso cui ci stiamo dirigendo: always on, tecnologia come estensione corporea, app a profusione, per necessità o divertimento. In questo caso, parliamo di un gadget: un divertissement tecnologico, che sostituisce, in maniera discreta, l’antipatica incombenza di dover declinare a voce l’invito all’ennesimo caffè alla macchinetta .

Luxafor è su Kickstarter: gli ideatori chiedono fondi!

I creatori di Luxafor hanno lanciato una campagna di crowdfunding su Kickstarter: finirà fra circa due settimane: al momento hanno raccolto più di 16.000 dollari. Si tratta di un progetto open source, “una chance per usare il nostro hardware in maniera creativa”, giurano i ragazzi del team, giovani ingegneri, designer e programmatori europei.

Sulla pagina di Kickstarter troverete tutto riguardo al progetto. Se volete, cominciate ad allertare i vostri co-workers: le distrazioni, a breve, non saranno più ammesse.

Picattoo trasforma gli scatti Instagram in sfiziosi temporary tattoo

Da oggi c’è un modo tutto analogico di condividere i tuoi scatti Instagram con chi ti circonda: si chiama Picattoo, il nuovo servizio di Ink361 che trasforma le tue insta-fotografie in sfiziosissimi tatuaggi temporanei!

Chiunque da bambino avesse una passione per trasferelli e affini non potrà restare indifferente di fronte a questa allettante possibilità, che permetterà a te o ai tuoi amici di indossare una selezione dei tuoi insta-tats in pochi click.

Basterà, infatti, loggarsi con il proprio account Instagram su Picattoo, selezionare una dozzina dei propri scatti preferiti e ordinare i rispettivi dodici tattoo al costo di $14.99, spedizione inclusa. Stampati con il laser su carta per tatuaggi temporanei di qualità certificata, se trattati con attenzione i Picattoo possono durare fino a una settimana.

Ink361, che ha fatto la sua fortuna fornendo una serie di servizi web (di gestione ma anche di analisi e molto altro) per account Instagram, si prepara a sedurre gli utenti con due servizi di stampa online davvero pret-à-porter: il lancio di Picattoo, infatti, è stato accompagnato da quello di FastBook, un album fotografico tascabile di una selezione dei tuoi scatti Instagram a prezzi davvero accessibili.

Dunque, cosa ne pensate? Preferite che i vostri scatti rimangano virtuali o non resisterete alla tentazione di indossarli?

Bosch in Puglia allena gli studenti al lavoro

L’alternanza scuola-lavoro è realtà in Puglia. “Prevederemo almeno 200 ore di lavoro per gli studenti degli istituti tecnici, formando anche i docenti per questo obiettivo”, ha detto il ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Stefania Giannini, durante la conferenza nello stabilimento di Modugno (Bari) di Bosch, intervenuta per presentare il programma di alternanza scuola-lavoro, punto cardine  del progetto Buona Scuola del Ministero.

La buona scuola e Bosch in Puglia

Tra le riforme del Governo, oltre alle variazioni al regime dei minimi, spazio anche alla scuola e alla riforma dell’istruzione. Mai in Italia il rapporto tra scuola e lavoro è stato tanto al centro delle attenzioni dei tecnici attraverso seminari, pubblicazioni e convegni.

Il Job Act prevede, nell’ambito di un apposito decreto legislativo recante un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro, il “rafforzamento degli strumenti per favorire l’alternanza tra scuola e lavoro”. Con il documento dedicato “La buona scuola“, ha stanziato tre miliardi di euro dalla Legge di stabilità nell’Istruzione, in un settore che il Governo considera fondamentale e che può rappresentare la soluzione di molti problemi italiani, a partire dal vuoto che si crea nel mercato quando, a richiesta di personale tecnico, non corrisponde una offerta adeguata di personale qualificato.

L’alternanza scuola-lavoro è virtuoso sistema di “allenamento” alle dinamiche professionali future, e permette di approdare al mondo del lavoro con una formazione di base elevata. Gli operai specializzati vengono formati già durante il ciclo scolastico, riducendo il gap tra la richiesta di lavoro specializzato, in netta crescita in tutti i settori, e l’offerta generica dei neodiplomati italiani.

Quasi totalmente assente in Italia, sfiorato in contesto universitario, introvabile nella scuola dell’obbligo. Eppure la cosa funziona: la pratica, affiancata alle ore di aula, permette una sinergia di conoscenze altrimenti impossibile da acquisire. Formare personale qualificato in loco con il preciso intento di combattere la disoccupazione direttamente dalla formazione: questo sta facendo la multinazionale tedesca con 20 studenti dell’ ITS per la Meccatronica “Cuccovillo” di Bari che svolgeranno almeno 500 ore di tirocinio in azienda, seguendo seminari e corsi tenuti dalle imprese, per formare i meccanici specializzati del futuro.

LEGGI ANCHE: Cinque domande da non sottovalutare per prepararsi ad un colloquio

Con il progetto “A scuola di tecnologia“, programmato e realizzato con gli assessorati al lavoro di alcune regioni italiane (tra cui la Puglia), verranno messi a disposizione degli istituiti professionali italiani le competenze e i tecnici delle officine Bosch.

Bosch in Puglia forma gli studenti per contrastare la disoccupazione

Tecnici esperti e professionisti del settore terranno lezioni in aule appositamente allestite negli stabilimenti di Modugno, che occupa circa 2200 unità lavorative e produce 2 milioni di pompe ad altra pressione common-rail all’anno, con la possibilità di testare in laboratorio quanto acquisito nelle lezioni teoriche, direttamente sui macchinari di produzione e sotto la supervisione degli esperti tecnici dell’azienda. Una formazione che si ispira al modello tedesco, dove l’alternanza scuola lavoro è consolidata e produce i risultati previsti.

 

 

Excellence Award 2014 per Bosch in Puglia

Lo stabilimento Bosch di Bari ha ricevuto  il riconoscimento ‘Excellence Award 2014′ assegnato dalla European foundation for quality management (Efqm), una bella pubblicità per gli investitori stranieri!

Gerhard Dambach, amministratore delegato di Robert Bosch spa, che ha accompagnato il ministro Giannini durante la visita,  ha affermato che la Bosch deve molto del suo successo anche all’Italia, per questo, è evidente l’interesse a preservare i posti di lavoro e a formare nuovo personale  e creare le condizioni per migliorare le condizioni occupazionali del territorio.

“Occorre capire anche in Italia,” spiega Dambach, “che, come in Germania, questi investimenti su formazione e lavoro deve farli l’impresa perché conosce il territorio ed il mercato e coinvolge la scuola e azzera così la distanza tra industria e scuola.”

Ringly, l’anello smart e interattivo che si collega allo smartphone

Semplice, elegante, interattivo e smart. Tra le tendenze tech e i dispositivi wearable innovativi e di successo, va sicuramente menzionato questo prezioso gioiello, made in Brooklyn, fashion ed elegante: Ringly è l’anello smart che ti avverte se hai messaggi, alert o notifiche sul tuo smartphone, grazie alla tecnologia bluetooth.

NON È UN ANELLO, È UN RINGLY. Ringly crea gioielli e accessori che si collegano al telefono e notificano le cose che contano di più. Metti via il telefono e goditi il momento

La mission e l’identificazione del prodotto vengono messi in evidenza immediatamente nell’home page del sito ufficiale. Ringly è un gioiello di tecnologia e design, capace di comunicare con lo smartphone, con stile e attenzione alle funzionalità.

Il progetto è stato lanciato nel Giugno 2014 da Christina Mercando, product designer, CEO e creatrice di Ringly, con l’obiettivo di raggiungere in certi momenti la completa “liberazione” dallo smartphone senza tuttavia dover rinunciare a poter ricevere ancora messaggi o notifiche dalle persone ritenute importanti.

«Continuavo a perdermi chiamate e messaggi da parte dei miei amici e della mia famiglia perché il mio telefono era nella borsa, e odiavo lasciarlo sul tavolo durante le uscite con gli amici»

Dalle parole della Mercado, riportate in un’intervista da uk.businessinsider, emerge la motivazione alla base della creazione di un vero e proprio dispositivo indossabile, da portare al dito, esclusivamente destinato alla gestione delle notifiche ricevute sul proprio smartphone. Sul lato dell’anello troviamo un piccolo LED che si illumina in cinque colori diversi, in modo da permettere di identificare immediatamente se vale la pena controllare il proprio cellulare in quel momento o rimandare. Tramite l’app dedicata, disponibile su iOS e Android, è possibile selezionare il genere di notifica che vogliamo ricevere sul nostro anello, dal tweet al pin fino alla sveglia, e assegnare ad ognuna un colore e un tipo di vibrazione. Very smart!

Ringly: le caratteristiche tecniche

  • compatibilità con i device Android e iOS;
  • Bluetooth LE;
  • personalizzazione di led (5 colori) e vibrazione (4 modalità) (ad esempio è possibile impostare con la notifica blu le chiamate di lavoro e con la luce verde quelle degli amici. Idem per notifiche mail, sms, whatsapp e social);
  • pietra di diversi colori;
  • resistente all’acqua;
  • ricarica tramite usb o posizionandolo nel box originale;
  • durata media batteria 2-3 giorni.

Nuovi finanziamenti per il 2015

Il settore del lusso negli ultimi anni ha trovato nuova linfa con le tecnologie wearable: è molto forte l’interesse dei brand e delle aziende verso questo connubio. E molti produttori, dopo i primi approcci che puntavano esclusivamente alle funzionalità dei device , hanno rintracciato i punti di forza nell’eleganza e nel design.
Ringly, è un gioiello smart che ha attirato l’interesse di molti finanziatori per l’unicità del progetto orientato ad un target femminile attento e multitasking.

“Noi non cominciamo con l’idea di tecnologia seguita dalla moda. Abbiamo iniziato con la moda prima, e la tecnologia al centro. La miniaturizzazione per noi è fondamentale, non solo perché crea quella distanza dalla tecnologia ovvia, ma perché lascia a designer di gioielli e artisti la libertà di creare senza restrizioni”  Mercando ha scritto in un post sul blog che annuncia nuovi finanziamenti. E aggiunge: “Quest’anno, stiamo espandendo la nostra ricerca con l’aggiunta di nuove funzionalità e l’introduzione di partnership con marchi e stilisti per creare una più ampia varietà di nuovi progetti, tutte con tecnologia integrata e invisibile”.

E’ da sottolineare che il progetto si è evoluto piuttosto rapidamente. La Mercando ha lasciato il suo lavoro per concentrarsi su Ringly nell’aprile del 2013, e dal mese di agosto la squadra ha ricevuto cospicui finanziamenti da Mesa+, First Round Capital, PCH e Andreessen Horowitz (da cui ha ricevuto ulteriori 5,1 milioni di dollari come finanziamento per proseguire e ampliare il progetto nel 2015, come leggiamo nel post di Entrepreneur).

LEGGI ANCHE: Digital e Fashion: il nuovo mondo della moda visto da Chiara dal Ben

Per tutte le real geek e fashion addicted interessate, Ringly è in prevendita sull’official site: il prezzo, a seconda della pietra preferita, varia tra 195$ e 260$ per chi volesse acquistare lo smeraldo o edizioni limitate. Disponibile nelle misure 6, 7 e 8 secondo gli standard degli Stati Uniti; gli ordini verranno spediti a partire dalla primavera.

Pensate solo alla possibilità di acquistare diversi modelli, da abbinare al look o al contesto! Che ne dite, riuscirete a resistere ancora qualche mese?

SEO, Content e Social Media: le soluzioni di Inbound Marketing di cui non puoi fare a meno

seo content e social media

Anno nuovo, vita nuova. Così si è sempre detto. Fare Inbound Marketing nel 2015 significa poter utilizzare in maniera consapevole SEO, Content e Social Media abbandonando le vecchie brutte abitudini. Quante sono ancora le aziende che continuano ad utilizzare i Social Media facendo confusione tra Pagina e Profilo o, peggio ancora, i SEO che continuano a veicolare contenuti poco originali e tecniche obsolete? Continua a leggere

Facebook Ads migliora con Conversion Lift

Facebook Ads migliora con il Conversion Lift

Metà del denaro che spendo in pubblicità è sprecato, il problema è che non so quale metà sia. – J. Wanamaker

L’attività più complessa quando si lavora nell’advertising è misurare i risultati delle proprie campagne pubblicitarie. Molto spesso in realtà ciò che è più complesso è spiegare al cliente come viene gestita la spesa.

Nell’advertising tradizionale esistono vari metodi per calcolare il ROI del proprio investimento pubblicitario, ma spesso sono stime indicative correlate alla visibilità del messaggio che si trasmette.

Nell’online advertising è possibile tracciare in maniera più appropriata le visualizzazioni dei nostri annunci e misurare i tassi di conversione, ma non esiste una formula segreta che ci permetta di sapere come investire il nostro budget nella maniera più efficiente.

Social network e Facebook Ads

Fino a qualche anno fa era difficile quantificare quale fosse il ritorno sulle campagne di advertising condotte sui social: in un settore totalmente nuovo, lo svantaggio principale rispetto a Google Adwords era quantificare quanto potesse essere efficace una visualizzazione su un social in un momento di svago, rispetto alla visualizzazione durante una ricerca specifica su Google.

Facebook Ads è la piattaforma pubblicitaria di Facebook, che è stato il primo social network a vendere spazi pubblicitari, seguito poi da Twitter e da altre piattaforme.

Le possibilità che offre tale strumento per segmentare il target delle proprie campagne e per incrementare la precisione nella misurazione dei risultati è andata migliorando progressivamente negli anni. L’ultimo tool messo a disposizione degli advertiser è il Conversion Lift inserito nella piattaforma Facebook Ads.

Conversion Lift, come funziona

Il Conversion Lift misura l’impatto di Facebook Ads sul business degli inserzionisti.

Funziona in questo modo:

  1. Quando creiamo una campagna di advertising su Facebook, vengono creati due gruppi: uno sperimentale (composto di persone a cui viene mostrato il messaggio) e uno di controllo (persone che non visualizzano l’ad);
  2. L’advertiser comunica i suoi dati sulle conversioni della campagna a Facebook  (in maniera sicura). I dati provengono dai pixel di conversione di Facebook Ads o dai dati di vendita  point-of-sale;
  3. Facebook determina la portata supplementare della campagna comparando le conversioni nei due gruppi;
  4. I risultati del confronto sono disponibili nell’Ads Manager.

I vantaggi nella misurazione

Secondo il Team di Facebook for Business, il Conversion Lift è una soluzione migliore non solo per chi fa pubblicità su Facebook, ma anche per chi si occupa di digital marketing in generale in quanto affronta molte delle sfide nella misurazione che stanno affrontando i marketer:

– L’eccessivo affidamento sui click. Mentre nel Search Marketing il valore del click è indicativo dell’efficacia dell’annuncio, negli altri meccanismi di advertising digitale il conteggio dei click non fornisce un dato utile del valore creato dalla visualizzazione dell’ad. Il Lift si mostra più adatto a fornire una visione olistica dell’effetto dell’annuncio.

– Lo spostamento verso il mobile. I supporti tecnologici attuali, quali cookies e click, si rivelano insufficienti nel momento in cui un utente visualizza differenti annunci su differenti device e poi perfeziona l’acquisto in un negozio tradizionale.

– Metodi di misurazione inefficaci. Non esiste uno standard per misurare adeguatamente i risultati del digitale; mentre il Conversion lift si basa su un approccio scientifico, utilizzato anche in altri ambiti, che esamina una causalità.

Coming soon!

La novità introdotta da Facebook è stata testata su alcune aziende e presto sarà a disposizione di tutti coloro che vorranno utilizzare questo tool per migliorare la misurazione della portata delle proprie campagne di advertising. Nel frattempo gli sviluppatori del team di Zuckerberg promettono di trovare nuove modalità di utilizzo per il Conversion Lift, così da aiutarvi ad aumentare il vostro ROI (e di conseguenza il loro!).

Social media: dov'è il tuo target? [INFOGRAFICA]

Social media e target infografica

Quale sarà il social network su cui puntare nei prossimi anni? I brand sono ormai presenti su tutti i canali messi a disposizione, non sempre però sono in grado di comprendere quale sia il social giusto per coinvolgere i propri consumatori.

Affinchè la gestione dei social media risulti efficace, è necessario osservare le dinamiche in atto, in particolare le tendenze riguardanti il rapporto tra età dei visitatori e canale utilizzato.

La seguente infografica, sviluppata da eMarketer per illustrare i trend del mercato americano, offre spunti interessanti per costruire una strategia social efficace.

Social media e target numeri

Partendo da una base 179 milioni di utenti totali iscritti ad almeno un social network, il primo dato determinante è la fascia di età più attiva: i protagonisti indiscussi saranno, ancora una volta, la generazione Millennial.

LEGGI ANCHE: Vuoi conquistare i tuoi follower? Sii sincero!

Non tutti i consumatori sono però attratti dalla stessa tipologia di social media: persone comprese tra i 25 e i 35 anni sono utenti attivi su canali come Facebook e Pinterest.

Ciò accade per le tipologie di conversazioni sviluppate attraverso questi strumenti; entrambi puntano infatti a creare un’interazione più approfondita, volta a svelare i trend di mercato, rafforzando la brand image dei prodotti.

Qualora il nostro target di riferimento siano i più giovani, il social vincente sarà Instagram; #selfie è stata la parola più utilizzata durante il 2014 e il suo successo non sembra destinato a spegnersi. Instagram punta sul desiderio di apparire , tipico tratto dell’età adolescenziale.

Se dunque il nostro obiettivo, per quest’anno, è creare un prodotto per i nuovi teenager, sarà vincente una strategia sviluppata attraverso un selfie-contest, gallerie fotografiche che stimolino la creatività di questi giovani consumatori.

Twitter e Tumblr puntano su un target allargato, compreso tra i 25 e 35 anni: entrambi i canali potrebbero diventare sinergici, grazie a due caratteristiche comuni ma sviluppate in modo diverso: semplicità e immediatezza.

La semplicità è racchiusa nelle forme di comunicazione: i caratteri utilizzati per un tweet o le immagini pubblicate su un blog, di immediata comprensione ( e diffusione). Un brand potrebbe costruire il proprio successo rafforzando la propria brand awareness attraverso un tweet in risposta ad una domanda, oppure attraverso un’immagine creativa d’impatto.

Un ultimo sguardo va dedicato a Google+: considerarlo sempre, ma mai come un sostituto di Facebook.
Essi infatti sono due strumenti con finalità differenti. Google+ ha il vantaggio di veicolare i contenuti a tutti, senza limiti di accesso o necessità d’iscrizione; un social molto apprezzato, che vede iscritti circa L’80% dei brand presenti sul mercato mondiale.

Le regola da ricordare è dunque la seguente: i social media possono e devono integrarsi l’uno con l’altro. Facebook ha un numero di utenti molto elevato, vero, ma la sua crescita sembra destinata a rallentare, favorendo nuove forme di comunicazione creative e innovative.

Il risultato di una strategia social completa? 360° di affidabilità.

Ieri Snapchat, oggi Quickie: agli utenti piace privato

Ieri Snapchat, oggi Quickie - 1

L’instant messaging è ormai un fenomeno di costume, fa parte della nostra quotidianità. Da quando ci siamo infilati uno smartphone in tasca siamo tutti (sempre) connessi. Viviamo agevolati dalla tecnologia, ma costantemente in tensione: per un messaggio, una risposta, o più semplicemente per due spunte blu. Questa premessa è necessaria per capire l’app di cui vi parleremo oggi, Quickie!

LEGGI ANCHE: Bolt, l’app di messaggistica “usa e getta” di Instagram

Messaggi e privacy: la rivoluzione di Whatsapp e Snapchat

Whatsapp ha rivoluzionato il modo con cui entriamo in contatto così radicalmente che ormai ricevere un SMS o un MMS ha lo stesso sapore di ritrovare mille lire nel cassetto  della nonna. E ora che proprio tutti, giovani e meno giovani, si sono presi bene a “whatsappare”, qualcuno comincia già a scappare alla ricerca della feature più ambita: la privacy.

Ieri Snapchat, oggi Quickie - 2

Già, perché l’utilizzo di massa di Whatsapp e il suo conseguente monitoraggio non tranquillizza le persone sulla comune sicurezza, al contrario le spaventa. È una sorta di “sindrome del Grande Fratello”, come se tutti non vedessimo l’ora di farci gli affari digitali del nostro prossimo.

Ecco spiegato il successo di Snapchat soprattutto tra i più giovani, sempre ansiosi di correre controcorrente e di provare l’ebrezza di condividere di tutto senza lasciare traccia, dal “ps I love you” fino al più trasgressivo sexting.

Quickie: la messaging app in formato sketch

Sull’onda del successo dei messaggi “a tempo”, da poco più di una settimana è downloadabile Quickie, la nuova ephemeral messaging app che si gioca tutto con la sua killer application: lo sketch.

Quickie vuole soprattutto divertire i propri utenti. Così, oltre a consentire di disegnare i messaggi per gli amici, attraverso gli scatti delle fotocamere posteriore e frontale realizza dei mini loop che, dopo un po’ di pratica, invogliano davvero a trascorrere 5 minuti un po’ più idioti del solito. La user exeperience è piuttosto asciutta, ma intuitiva e semplice: alla registrazione segue l’import dei propri contatti che, una volta installata anch’essi l’applicazione, saranno subito bombardabili di messaggi a breve scadenza.

Ieri Snapchat, oggi Quickie - 3

Vi va di provarla? In fondo all’articolo trovate i link per scaricarla sia in versione Android che iOS. In effetti, c’è da divertirsi. Ma non dite che lo fate per sentirvi più sicuri…