Le app per creare contenuti divertenti e stupire gli amici

le app per creare contenuti divertenti e stupire gli amici

Stanchi delle solite foto o dei selfie “fatti in casa”? Volete regalare al vostro amico o fidanzato un video di voi due unico e speciale? Abbiamo noi la risposta: “applicazione”! È già, basta attingere a quella piccola “parolina magica” per creare contenuti divertenti da condividere con gli altri, attraverso le proprie piattaforme social.

I protagonisti siamo sempre noi: in versione zombie, nei panni del nostro personaggio Disney preferito, di un famoso attore di Hollywood o di un fumetto. Insomma … largo alla fantasia!

Tutto questo oggi è possibile grazie al proliferarsi di tantissime applicazioni per smartphone che permettono di modificare le foto attraverso l’uso di sfondi particolari, emoticon e addirittura realizzare video divertenti ambientati in chissà quale paese sperduto del mondo.

Il successo, a livello di risultato divertente e virale, è assicurato. Per questo vi presentiamo alcune tra le app più gettonate per realizzare contenuti divertenti, che vi consigliamo di provare se avete voglia di ridere un po’ o di far ridere i vostri amici.

Nutshell Camera, l’app dei video romantici

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Nutshell Camera un’app per iPhone che trasforma le tue foto in mini-film. L’utente deve semplicemente selezionare tre foto dal proprio rullino, scegliere un elemento grafico tra quelli già pronti disponibili nella libreria e, solo se lo desidera, aggiungere qualche frase. Dopo pochi istanti Nutshell Camera avrà creato un breve racconto cinematografico d’effetto, ottimo per ricordare un evento, un incontro o qualsiasi episodio per noi speciale. L’applicazione è perfetta per chi vuole realizzare un video romantico da dedicare al fidanzato o al migliore amico.

Dubsmash, l’app dei video divertenti

le app per creare contenuti divertenti

Rinominata “l’app dei video-selfie divertenti”, Dubsmash ha spopolato negli ultimi tempi tra le bacheche Facebook e i profili Twitter e Instagram dei più giovani. Essa permette di calarsi nei panni di un attore famoso, di un cantante o addirittura di un personaggio dei cartoni animati, registrando brevi video in cui si fa finta di parlare o cantare seguendo la traccia audio scelta. Per chi ancora non la conoscesse, è un’applicazione gratuita sia per iOS sia per Android. Assolutamente da provare se volete far ridere qualcuno o godere di pochi secondi di celebrità.

LEGGI ANCHE: Fenomeno Dubsmash: è iniziata l’invasione dei video-selfie playback

ZombieBooth2, l’app dei video paurosi

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Volete fare uno scherzo “pauroso” ai vostri amici?! Grazie a ZombieBooth2, sequel di Zombie app, adesso è possibile! Basta partire da una foto per realizzare un video in 3D di voi in versione zombie. Non solo, grazie a questa app potrete trasformare in un “mostro” anche il vostro dolce gattino o cagnolino.

Una volta realizzato il video potrete condividerlo direttamente sulle piattaforme social, tra cui: Facebook, Youtube, Twitter e Instagram. Disponibile sia per iOS sia per Android.

Bitmoji, l’app che ti trasforma in un fumetto

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Sicuramente avrete già sentito parlare di Bitstrips vedendo il post di un amico su Facebook magicamente trasformarsi in un  fumetto. Se quello che avete visto vi è piaciuto, allora dovete assolutamente sapere che adesso è possibile ottenere lo stesso risultato, anzi anche meglio! E’ nata l’app Bitmoji per iOS e Android che permette a chiunque di creare l’avatara propria immagine e somiglianza” sia nei tratti fisici (capelli, occhi, altezza, naso, segni particolari ecc.) sia nel modo di vestire (sportivo, casual, elegante ecc.).

Un’altra novità viene direttamente dall’aggiornamento di Bitstips: ora una volta creato l’avatar potrete inserirlo in qualsiasi contesto di vita quotidiana (sull’autobus che prendete per andare all’università o a lavoro, al ristorante preferito, nel parco per una corsetta ecc.) basta scattare una foto della “location” ed inserire il vostro avatar nella posizione che più vi piace, scegliendo sempre tra alcune opzioni disponibili.

A questo punto sarà possibile condividere il vostro fumetto con la piattaforma social che preferite se non addirittura utilizzarlo come emoticon per le chat private. L’app è gratuita e al suo interno potete scoprire anche che cosa fanno gli avatar della vostra rete di contatti e, perché no, realizzare delle vignette insieme. Insomma, se prima un fumetto si poteva solo comprare in edicola o, per i più bravi, disegnare a mano adesso con Bitmoji  basta scaricare l’applicazione e sarete voi a diventare i protagonisti della storia.

Perciò non restate li impalati. Correte a prendere il vostro smartphone, scaricate le applicazioni e realizzate anche voi il vostro selfie, video  e fumetto divertente e poi raccontateci quella che ha avuto più successo tra i vostri amici!

Social Media Week Milano: i panel e i workshop da non perdere

Ormai manca poco, da lunedì 23 febbraio Milano ospiterà la settimana più Social dell’anno. La Social Media Week propone anche nel 2015 ospiti internazionali e panel da seguire per scoprire quali sono i trend da tenere d’occhio. Tema di quest’anno: La ‘mobile class’. Il digitale e la società che cambia.

Ecco quali sono gli incontri che non potete perdere,!

Cerimonia di Apertura – Il digitale cambia il Sistema Italia

Lunedì 23 febbraio, 9:30 – 11:00, Palazzo Reale
Intervengono
Cristina Tajani, assessore Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca, con delega Innovazione e Agenda Digitale – Comune di Milano
Marco Massarotto, Partner Dnsee – Hagakure
Pietro Sella, CEO Gruppo Banca Sella
Anna Testa, Head of TIM #WCAP MILAN – Telecom Italia
Federico Rampolla, Responsabile Digital innovation – Gruppo Mondadori
Stefano Mirti, Biodiversity Pavilion for Expo 2015 Milan – EXPO 2015
Gianfranco Chicco – SMWMilan

Money is just a tool: l’evoluzione digitale cambia il rapporto con il denaro

Lunedì 23 febbraio, 18:00 – 19:00, Palazzo Reale

In ogni epoca, le risorse naturali e le tecnologie disponibili hanno sempre definito le convenzioni sociali atte a scambiarsi valore.
Oggi, la presenza capillare dei dispositivi mobile, la disponibilità di banda larga, e la crescente diffusione dei pagamenti online, ridefiniscono ancora una volta queste convenzioni. La moneta elettronica permette di realizzare nuove modalità di relazione con il denaro.
Pietro Sella, Amministratore Delegato del Gruppo Banca Sella, fornisce una panoramica sull’evoluzione della banca come abilitatore di servizi innovativi volti a nuove modalità di scambio e gestione del denaro.
Durante l’evento, Pietro Sella presenterà HYPE, la soluzione di Banca Sella che risponde alle nuove esigenze tecnologiche e sociali d’esperienza d’uso del denaro.

Donne e Personal Branding. Il web come accesso alle opportunità del lavoro e della politica.

Martedì 24 febbraio, 16:30 – 18:00, Palazzo Reale

Leggiamo, sentiamo, viviamo quotidianamente una disparità di accesso delle donne nel mondo del lavoro e della politica. Cosa possiamo fare, grazie al web, per favorire il ruolo femminile? Il progetto #SheFactorIT stimola le partecipanti a valorizzare il proprio posizionamento personale online, per ottenere un maggiore e migliore accesso alle opportunità.

Listening & Engagement: dal monitoraggio continuo alla gestione di contenuti e community online

Mercoledì 25 febbraio, 9:45 – 11:00, Mondadori Megastore

La presenza dei brand sui social media ha creato nuove opportunità di interazione diretta e in tempo reale con i clienti. Allo stesso tempo, il volume di dati da dover considerare in ogni istante è aumentato in modo esponenziale. In questo contesto, come si fa ad analizzare l’enorme quantità di informazioni generate dalle varie attività e dalle interazioni ai contenuti prodotti dai brand e dalle persone per poter pendere decisioni in tempi brevi ed ingaggiare i clienti?

Questa sessione racconterà come alcune aziende leader di settore traggono vantaggio della nuova realtà digitale attraverso l’implementazione di strategie, strumenti per il monitoraggio continuo e processi di gestione di community e contenuti digitali.

Lezione Aperta con Stella Romagnoli – TIM: Storia e Futuro di un Grande Brand Italiano

Mercoledì 25 febbraio, 14:45 – 16:00, Mondadori Megastore

Dalla nascita della telefonia mobile in Italia al mondo social e always on: storia, sfide e futuro della comunicazione di un grande brand, raccontati da Stella Romagnoli (Head of Brand Strategy, Corporate Communication & Research at Telecom Italia) a tu per tu con Alessandro Rimassa (Director of Management and Communication School at IED, Istituto Europeo di Design).

social media week milano

2015 L’anno dei droni: opportunità e sfide per governi, aziende ed individui

Mercoledì 25 febbraio, 18:30 – 20:00, Palazzo Reale

Quest’anno i già onnipresenti droni sono sul punto di raggiungere la massa critica in maniera capillare, sia in termini di uso ricreativo che commerciale. Le videocamere incorporate di cui sono dotati, riescono a catturare immagini che ci costringono a riformulare il modo in cui siamo abituati a vedere le cose. Aziende di ogni settore stanno iniziando ad utilizzare gli aeromobili a pilotaggio remoto (APR) per soddisfare diversi scopi ed applicazioni.

Come siamo arrivati fin qui? E, soprattutto, dove arriveremo in futuro? Dovremmo temere o piuttosto abbracciare queste nuove opportunità portate dai droni?

Seamless mobility engagement: come sfruttare l’innovazione digitale e le nuove tecnologie per trasformare i modelli di interazione con gli utenti

Giovedì 26 febbraio, 9:45 – 11:00, Mondadori Megastore

La nuova realtà del “be always connected” ha profondamente trasformato il modo in cui i consumatori si relazionano con i brand e con la società che li circonda.

In questo workshop analizzeremo come sfruttare l’innovazione digitale e le nuove tecnologie per trasformare i modelli di ingaggio e di interazione con gli utenti/clienti finali, e come attraverso il disegno di nuovi modelli di customer journey si possano proporre al cliente nuove user experiences e nuove dinamiche di relazione con il brand: più diretto, più veloce e accessibile da qualunque canale.

Noi ci saremo, e voi?

Notte degli Oscar: Twitter e Dove lanciano SpeakBeautiful

Dpve e Twitter per speakbeautiful

Mancano meno di 48 ore alla Notte degli Oscar, che giunge alla sua ottantasettesima edizione. Al Dolby Theatre, scongiurato l’allarme bomba (bufala), è quasi tutto pronto. Staremo tutti incollati alla TV, con lo smartphone a portata di mano, a commentare su Twitter e Facebook la bellezza degli attori. O peggio a discettare sulle rughe, la cellulite, i denti gialli e le occhiaie di quell’attrice o di quell’altra, perché la TV non perdona.

Ora, metti un brand come Dove, che da qualche tempo vuole farsi portavoce di una bellezza normale, fatta anche di foruncoli, cellulite e sovrappeso. Metti un mezzo straordinariamente potente come Twitter, megafono di tutto il notiziabile, veicolo di tendenze vere o presunte. Metti l’evento più chiacchierato, più mondano, più vip, secondo per notorietà solo al SuperBowl. Metti un hashtag semplice, memorabile e inconfondibile, come #SpeakBeautiful. Metti un fenomeno social come quello degli hater e dei troll. Metti un malcostume sempre più diffuso che consiste nel ridicolizzare le persone, fino a offenderle per il loro aspetto fisico (e sui Twitter, Facebook e Instagram gli esempi abbondano). E otterrai una campagna che forse non avrà lo stesso successo del selfie di Ellen DeGeneres con Samsung, ma senza dubbio è la conferma che qualcosa nella comunicazione dei brand è davvero cambiato.

LEGGI ANCHE: A tu per tu con Rachele Zinzocchi per #stopwebviolence

Dove ascolta

Il messaggio di Kotler, innovatore del marketing, che tra l’altro avremo la fortuna di accogliere a Milano il 15 Maggio, è piuttosto chiaro: il marketing deve fare del bene e sembra proprio che i marchi, sia di casa nostra che internazionali, l’abbiano recepito. Alle aziende viene richiesto sempre più di essere ambasciatrici di valori, che possano ispirare a migliorare il nostro mondo.

Qualcuno potrà affremare che i social media non siano marketing, eppure i social media hanno decisamente cambiato il modo di fare marketing. Altroché focus group sui prodotti. Qui Dove che cosa ha fatto? Come riporta un articolo di Adweek, attraverso un’indagine, il brand ha origliato le conversazioni delle persone che avevano come oggetto l’aspetto fisico. Che cosa è emerso?

Sono ben 5 milioni i tweet negativi, che si concentrano sul corpo femminile. Ma attenzione, solo il 9% delle donne intervistate dichiara di aver postato commenti a potenziale contenuto offensivo. Inoltre, sui social network, 8 donne su 10 si imbattono in commenti negativi che riguardo l’aspetto fisico di altre donne. E ancora, l’82% delle donne intervistate afferma che gli standard di bellezza che dominano sui socia media, sono – guarda un po’ – non realistici.

dove e twitter alla notte degli oscar

E Twitter risponde

Lo stesso Dick Costolo, Chief Executive dell’azienda di San Francisco, qualche giorno fa lamentava che Twitter non riesce a mettere a freno la lingua dei troll. Proprio lì, l’odio si estende a macchia d’olio. E pensare che il bene ha la medesima forza. Sarà proprio questo ottimismo a spingere Dove ad affermare che:

basta anche solo un tweet positivo per lanciare un trend

Ce la farà il bene a vincere sul male? Lo scopriremo molto presto. Nel frattempo, è proprio Twitter che accende la speranza. Il social network di microblogging infatti interverrà così: ogni volta che viene rilevato un messaggio negativo dal profilo Twitter di Dove verranno inviati messaggi costruttivi (e si badi bene, non risposte automatiche), in risposta agli utenti. Lo scopo del reply e dell’intera campagna è quello di promuovere un linguaggio e un modo più civile sul web.

Speak Beautiful anche tu: la campagna

Twitter e i video nativi: cosa sta cambiando nel video marketing?

twitter video marketing

Fotolia.com - © Coloures-pic

Dei grandi numeri di YouTube si parla ormai da anni. Facebook già da qualche mese sta progressivamente e dichiaratamente trasformandosi in una piattaforma che privilegia i contenuti video (in questa direzione vanno gli interventi degli ultimi mesi, come l’auto-play, il conteggio delle view, le modifiche dell’algoritmo per favorirne la reach organica). Più recentemente anche Twitter ha arricchito il suo servizio con funzionalità di video nativi. È oramai piuttosto eveidente che i video sono una delle tendenze di business e marketing più importanti per questo 2015.

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In che modo, dunque, si sta configurando il panorama dell’online video? Cosa sta cambiando per gli utenti, cosa per i marketer? Quali grandi differenze strategiche si rilevano tra YouTube, Facebook e Twitter?

Il processo in atto può essere interpretato come una progressiva trasformazione di questi siti da piattaforme sociali a piattaforme media, ottimizzate per distribuire al pubblico contenuti rilevanti e aggiornati (mentre le conversazioni personali si spostano sempre più verso piattaforme personali come le app di instant messaging).

Se Facebook dichiara di voler favorire l’utilizzo di video, Twitter ha recentemente compiuto un importante passo in avanti per l’integrazione dei video con l’introduzione dei suoi video nativi, testai da alcuni account a partire dagli ultimi mesi del 2014.

 

Vero è che il social network dell’uccellino blu recentemente è stato superato da Instagram per numero di iscritti (e secondo Mashable sono previsti per quest’ultimo addirittura 680 milioni di utenti entro il 2020), e sempre più utenti fanno riferimento al servizio di proprietà di Facebook per aggiornarsi, avendo la possibilità di farlo attraverso una piattaforma più veloce, intuitiva, meno impegnativa e più coinvolgente, libera da spam e meno soggetta ad attacchi di haters.

Tuttavia Twitter è ancora considerato il social degli eventi: nessun altro strumento permette agli spettatori di interagire in tempo reale con gli altri utenti potendo esprimere pareri ed opinioni attorno al programma alla stessa maniera di Twitter.

Se da una parte i più importanti player nel settore dei social network, Facebook compreso, sembrano voler intercettare lo spostamento di investimenti pubblicitari in corso dalla tv al web, dall’altra Twitter è ancora considerato il social degli eventi: nessun altro strumento permette agli spettatori di interagire in tempo reale con gli altri utenti potendo esprimere pareri ed opinioni attorno al programma alla stessa maniera di Twitter. Ed è proprio su questo fronte che Twitter ha, almeno per ora, più probabilità di differenziarsi dai competitor: i video di Twitter potrebbero essere un’efficace strumento di real time marketing (laddove i brand saranno in grado di capire se e come l’interesse dei fan per determinati show o eventi possano essere accostati alla propria strategia di comunicazione) così come di distribuzione di contenuti complementari agli investimenti pubblicitari televisivi tradizionali.

Non a caso Twitter ha annunciato il suo nuovo servizio di video nativi il 27 gennaio scorso attraverso un tweet di Neil Patrick Harris che promuoveva gli imminenti Oscar 2015, che sarà lui a condurre. Una scelta che fa trasparire uno degli obiettivi primari (se non il più grande) della nuova offerta di Twitter: favorire l’utilizzo dei suoi servizi di advertising in concordanza con i grandi eventi televisivi (ovvero quelli attorno ai quali il fenomeno di social tv è ancora rilevante).

 

Utilizzare video nativi in concomitanza con programmi televisivi live o in modo complementare ai tradizionali slot pubblicitari in tv potrebbe generare nuovi fenomeni di engagemente e gamification. Un interessante spunto a cui attingere, realizzato in tempi non sospetti, è l’iniziativa dell’emittente inglese E4 che la scorsa estate ha coinvolto il pubblico durante gli spot trasmessi all’interno di Big Bang Theory, permettendo ai fan di scegliere quale canzone Ed Sheeran avrebbe suonato al termine della puntata.


Ed Sheeran E4 TV commercial 26/06/14 di MartinCox0155

Voi cosa ne pensate? Come pensate si configurerà l’ecosistema dell’online video e del video marketing nel prossimo futuro?

La convergenza tra marketing online, IT e strategie aziendali: l'intervista a Gianluigi Zarantonello


Negli ultimi anni il Digital Marketing sta vivendo un’importante fase di cambiamento, caratterizzata da un nuovo mix di competenze, vision e skill che completano questo profilo professionale. Ma quali nuove conoscenze sono necessarie per svolgerlo con una vision innovativa?

Risposta complessa, perché complesso è il contesto in cui si muove: tra l’esplosione del mobile – che ha fortemente coinvolto anche il retail marketing – e il futuro prossimo rappresentato da “temi caldi” come quelli dell’Internet of Things, diventa sempre più importante capire quale possa essere l’indirizzo per strategie di marketing digitale capaci di coinvolgere armoniosamente nuovi trend digitali, attività offline e innovazioni di rottura.

Per saperne di più, abbiamo intervistato Gianluigi Zarantonello, Responsabile delle tecnologie rivolte al cliente finale di un importante Gruppo retail italiano. Oltre all’importante ruolo aziendale, Gianluigi si occupa di formazione e divulgazione su digital strategy, multichannel retail e altri temi correlati in master, corsi universitari, conferenze e attraverso il suo blog.

Buongiorno Gianluigi, e benvenuto su Ninja Marketing. Dal 2015 ha cambiato ufficialmente il suo ruolo all’interno della sua azienda, passando dalla responsabilità del marketing digitale ad una posizione più ibrida tra business e tecnologia. Può spiegarci meglio che cosa fa e le motivazioni di questa evoluzione?

Dopo quasi quindici anni di digital marketing, di cui gli ultimi otto nell’azienda in cui lavoro tutt’ora, ho colto l’opportunità di evolvere il mio focus professionale, andando a fare quello che nel mondo anglosassone assume vari nomi, tra cui il più riconosciuto è Chief Digital Officer. Al di là dei titoli, il tema è quello della convergenza fra IT e marketing (e business), che dopo tanti anni di sviluppo parallelo si sono trovati ad avere in molti casi due insiemi di tecnologie che ora devono per forza di cose dialogare in un unico ecosistema. In più parlare ancora di marketing (e di business) digitale come di una disciplina a sé è in buona parte poco sensato perché il digital è pervasivo e deve essere vissuto in modo coerente, non svincolato dalla strategia aziendale.

Ecco che un ruolo come il mio si pone da ponte culturale e operativo tra la tecnologia – sempre più complessa e veloce – e chi si occupa di business ma servendosi di tali strumenti. Quest’ultimo profilo ha bisogno di pensare alle opportunità insieme a chi è competente, ma anche propositivo e dentro le logiche commerciali.

Mi occupo poi di un altro tema fondamentale rispetto all’ecosistema: la governance. Non si può impedire l’accesso alle tecnologie in modo parzialmente autonomo da parte di un numero sempre più ampio di persone. Dal BYOD alle soluzioni software pronte, tutti possono usare (ed acquistare) strumenti un tempo necessariamente centralizzati. Proprio però perché sempre più persone usano (e acquistano) direttamente gli strumenti digitali è importante avere un supporto di regia specifico che aiuti a prendere le strade corrette.

Digital transformation: in che modo le aziende stanno cambiando, spinte dalla leva digitale? Qual è il cambiamento più netto rispetto alle strategie di marketing e comunicazione di pochi anni fa?

Sicuramente stanno assumendo sempre più importanza i dati: se bene gestiti permettono grandissime opportunità di dialogo con il cliente, che progressivamente diventa il centro di tutto.
Inoltre si sta sempre più svincolando il contenuto dal contenitore, a favore casomai del contesto di fruizione: i nuovi consumatori si aspettano di passare da un device all’altro in modo fluido e la differenza fra fisico e virtuale è sempre più sfumata. Tutto questo porta ad un progressivo abbattimento dei silos, che siano essi relativi ai dati, ai processi, alle competenze. È un cambio di mentalità importante che crea necessità di dialogo interfunzionale (come nel mio caso) e di visione comune.

La strategia di marketing poi non può più essere legata solo a un media o strumento in particolare, perché non possiamo davvero sapere per quanto esso avrà successo prima della cosiddetta next big think. Viceversa, serve un pensiero multicanale in cui però è il valore del brand, del prodotto e del servizio che fa la differenza, servendosi della migliore tecnologia del momento per attuare i propri obiettivi. Con questo approccio quindi l’azienda non teme la nuova tecnologia perché la saprà modellare sulla sua strategia, e non viceversa.

Mobile, desktop, Google Glass, iBeacon e molto altro ancora: come sta cambiando l’online customer journey spinto da queste innovazioni e quali sono le principali sfide all’orizzonte?

Come già accennato, il confine fra fisico e virtuale e quello tra un mezzo e l’altro sfuma. L’online customer journey si interseca continuamente con quella offline e il cliente si aspetta sempre un’esperienza all’altezza. Tutto questo a fronte di un veloce succedersi di novità, a ritmo continuo. Solo pensando agli strumenti di marketing technology, basti pensare che Scott Brinker nella sua annuale Marketing Technology Landscape Supergraphic ha mappato quasi 1.900 player, in costante raddoppio anno su anno.
Bisogna quindi sperimentare molto, per capire le potenzialità di ogni nuovo strumento, ma allo stesso tempo bisogna mappare e immaginare degli obiettivi strategici di fondo che devono dare sostanza e coerenza alle varie prove.La tecnologia infatti non va scelta solo in base alla moda del momento, per non restare prigionieri di investimenti sbagliati e affrettati.
E infine bisogna misurare, misurare, misurare: è finito il tempo delle impressioni e delle sensazioni, l’opportunità di comprensione del cliente offerta da questi nuovi strumenti non lascia alibi a chi ancora si rifiuta di affrontare in modo scientifico la customer journey.

Oggi per aziende e brand si parla molto della necessità non solo di integrare il mobile all’interno delle strategie digitali, ma di creare proprio strategie mobile ad hoc. Lo ha suggerito anche Brian Solis in un articolo pubblicato recentemente da Advertising Age: lei cosa ne pensa?

Strategia è la parola chiave. Il mobile è una di quelle rivoluzioni che hanno cambiato il modo di vivere delle persone, insieme con il social e il cloud: si parla quindi da tempo di “anno del mobile”, eppure credo che non sia ancora così compreso in modo maturo dalle aziende. Io per esempio dal 2007 a oggi ho investito molte energie sul design responsive e sulla possibilità di fluire in modo seamless dei siti e dei servizi online, e devo dire che i risultati sono stati sempre ottimi, anche se magari meno roboanti di altre iniziative sul piano della comunicazione. Le app poi vi si affiancano per offrire in più tutto ciò che un sito non può fare.
Quante aziende invece ancora oggi hanno delle pagine web non fruibili da cellulare, magari affiancate da app senza particolari contenuti e funzionalità che siano davvero distintive per spingere le persone a scaricarle e – soprattutto – ad utilizzarle anche dopo la prima volta? Questo a mio avviso nasce dalla scarsa comprensione dell’uso reale che i clienti fanno di questo mezzo, e ancora una volta ci si fa prendere da mode e attività tattiche. I cellulari e i tablet invece sono il vero anello di congiunzione fra il mondo fisico e quello digitale, possono essere attivati contestualmente alla posizione geografica in cui si trovano, sono sempre con noi. Ma devono essere usati in combinazione con altri mezzi e in accordo con una strategia complessiva, visti da soli come un altro silos non possono esprimere davvero la loro forza.

Quali sono secondo lei i principali trend di quest’anno legati all’applicazione della tecnologia nel settore retail?

Anche se è un termine abusato, il primo è la multicanalità, quella vera però. Il retail è ancora per forza di cose un business molto fisico: negozi, merci, persone fisiche che consigliano i clienti. Ma allo stesso tempo sono sempre più di più i clienti che si informano online (anche mentre sono in store, tramite il cellulare) oppure che dopo una visita fisica al punto vendita perfezionano un acquisto attraverso l’e-commerce. Conoscere il loro customer journey e riuscire a parlare loro in modo efficace al momento giusto e con lo strumento giusto apre straordinarie possibilità di business. Il tutto in modo sempre più misurabile scientificamente.

Il secondo trend è la customer experience
, che deve essere sempre al top. In questo senso la tecnologia può essere un grandissimo fattore perché la aumenta, prolunga e rende più distintiva. Il rischio però è dietro l’angolo, perché se non ben orchestrata con gli altri momenti di contatto può essere controproducente, perché troppo scarsa o, in certi casi, troppo aspirazionale rispetto alla promessa che possiamo poi mantenere nello store fisico.

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Infine, legata a doppio filo con i temi precedenti, c’è tutta la sfera delle opportunità legate al geomarketing e al proximity marketing. Sto leggendo in questi giorni il libro Location is (still) everything di David Bell, che studia proprio l’impatto della propria posizione geografica nel mondo fisico sui modi di fruizione del digitale, un concetto meno intuitivo del suo viceversa ma altrettanto rilevante. La tecnologia di oggi, tra mobile, iBeacon, geofancing e quanto altro inizia ad essere matura per poter lavorare davvero su questi scenari, anche oltre la semplice sperimentazione esplorativa. Questi mix di fisico e digitale sta facendo sì che nel mondo i grandi retailer si stiamo attrezzando con dei grandi team, anche di centinaia di persone, dedicate alle tecnologie digitali in senso esteso. Wallmart, Macy’s, Mark&Spencer e molti altri stanno facendo investimenti che chi non è nel settore fatica a credere davanti ai numeri; ma anche in Italia il trend è in movimento e nei miei ultimi otto anni nel settore l’ho percepito nettamente, specie nei 24 mesi appena trascorsi.

 

Un grazie a Gianluigi Zarantonello per la testimonianza: Ninja, siete pronti e avete tutte le skill per partecipare a questo cambiamento importante nelle professioni digitali da veri protagonisti?

Quando Youtube diventa migliore di Facebook?

Come potremmo rendere una nostra esperienza virale? Un post, una foto, o osare con un video?
La viralità dei contenuti dipende dal suo potenziale di condivisione: nell’era dell’iperconnessione lo strumento di comunicazione più diretto e coinvolgente per catturare l’attenzione è la diffusione di video.

Da quando anche su canali Facebook si ha la possibilità di condividere e pubblicare video, ecco che numerose imprese hanno ritenuto strategico focalizzarsi su questa nuova potenzialità del social network più conosciuto al mondo.

Diversi specialist, tuttavia, costruiscono strategie poco efficaci, ritenendo che la nuova funzionalità di Facebook abbia maggior potenziale, rispetto a quello conosciuto e generato da Youtube.

Una video strategy su Youtube è più efficace di una qualsiasi azione simile svolta su Facebook. Capiamo insieme il motivo di questa affermazione.

Facebook Friends, o Youtube Business Partner?

Il traffico generato dai video sul social di Mark Zuckemberg è in costante crescita? Vero.

Tuttavia, Youtube continua ad avere una marcia in più, dal momento che i dati creati possono essere misurati e possono generare un ritorno del 55% sull’investimento pubblicitario, ciò che Facebook, per il momento, non fa.

Qual è la differenza? Al momento di studiare una brand strategy, si punterà su Facebook per dare visibilità al contenuto, mentre Youtube trasformerà il numero d’impression in un dato misurabile.

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Un visitatore unico o un unico visitatore?

Anche i passaggi degli utenti, non solo le iscrizioni, devono essere misurati per capire se il proprio contenuto, oltre ad essere virale, è indicizzato in modo corretto.
Youtube è leader in questo ambito: basti pensare a quante volte abbiamo visto noi un video su Youtube un’unica volta.

Qual è la differenza? Youtube, attraverso Google e il tipo di contenuti ha un numero superiore di visitatori unici e, lato brand, verranno pagati solo i click; mentre i numeri su Facebook risulteranno più imprecisi, dal momento che sono misurati i potenziali visitatori, ma non chi clicca.

Condivisione si o no?

Il fulcro di ogni strategia social è la sharibilità dei contenuti: Youtube è leader in questo ambito, dal momento che possiede numerose possibilità di condivisione. Sarà sufficiente osservare quanti sono i social con i quali possiamo diffondere il video che più ci ha emozionato.

Qual è la differenza? Chi sceglie di caricare un video su Facebook deve ricordare che quel contenuto potrà essere condiviso solo su quel canale; qualora, invece, si voglia avere un’azione integrata Youtube permette di condividere su ogni piattaforma il medesimo contenuto.

Inter-agire

Facebook rappresenta, in modo sicuro, il primo canale di interazione diretta ed immediata tra brand e consumatore; ognuno di noi potrebbe porre una domanda riguardante un prodotto e ricevere una risposta esaustiva in breve tempo. Youtube, in questo caso, è più simile ad una televisione, dove i contenuti sono dati e non sembra possibile poter sollevare delle domande.

Diverse imprese hanno lavorato e stanno lavorando, su questa lacuna, con risultati importanti.
Pepsi, ad esempio, attraverso il suo Refresh project, diede il via ad una campagna integrata efficace, con un focus su Youtube che continua a potenziare.

Nel 2012 ha creato una vera e propria azione di video-crowdfounding, permettendo alla persone di condividere su Youtube i propri contenuti, scambiandosi opinioni e suggerimenti.

La formula segreta per costruire la vostra strategia di online marketing? Prendete un social media, capite le sue potenzialità, lavorate sui punti di debolezza, integrate e… date il via alla vostro successo!

The dark side of YouTube, i canali che non vorresti vedere (ma lo farai)

youtube francesco bonaurio

Questo articolo è stato scritto da Francesco Buonaurio – Audience Growth & Digital Rights YouTube Certified.

Tempo fa qualcuno su Ninja Marketing scriveva di Dark Side di YouTube, accennando ad alcuni controversi fenomeni della piattaforma le cui views mensili aumentano del 50% anno dopo anno.

Qualcuno includerebbe quello dell’ASMR (Autonomous sensory meridian response, n.d.r.) in questa categoria, ma la piattaforma su cui vengono caricate 100 ore di video al minuto ha dei lati ben più oscuri, e forse qualcuno di voi si è imbattuto in uno di questi casi.

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Poop: parodie a suon di editing su YouTube

La categoria più light di questo elenco. Volendo azzardare una definizione, “Poop” su YouTube è la parodia di eventi o personaggi del mondo mediatico, creata rimontando video di altri canali o trasmissioni televisive.

A volte possono risultare offensivi o non proprio politically correct, esprimendosi su tematiche come politica, religione, sessualità, mass media, ma, seppur trasgressivi, danno spesso l’impressione di essere dei geni che esprimono in maniera divertente il pensiero di molti su diverse tematiche. Ovviamente non manca il cazzeggio. Un esempio italiano è sicuramente quello di Nocoldiz.

How To Basic. (?)

How To Basic è uno dei canali di successo più controversi di YouTube. Si tratta di un canale (azzarderei) parodistico che mostra come fare video “How to”. L’ontologia del video “fai da te”.

youtube canali

È veramente difficile esprimersi su un canale come questo. Il video di Vsauce Why Are We Morbidly Curious? (perché siamo morbosamente curiosi?) fa luce proprio su questo argomento. Siamo attratti da S.C.R.E.A.M., ed è tutto nella nostra mente.

Ora, prendete uno dei concetti citati e mischiatelo con uova (tante) per qualche minuto.

ScarePranks. Poteva finire male.

Il primo video del canale è del Giugno 2013, da allora con 40 video hanno racimolato più di 3 milioni di iscritti e quasi 300 milioni di visualizzazioni. Questi sono alcuni dati relativi ad uno di questi canali, DmPranksProductions, italiano ma con una audience mondiale. È un canale di Prank, di scherzi, ma non come quelli di Homyatol o Relative, ancora contemplabili nella sfera de “sono solo ragazzi vivaci!”, they scare the shit out of people.

WebDriver Torso. Un prank di Google?

“Tutto è cominciato il 23 settembre 2013 alle 14:45, quando qualcuno che si firmava Webdriver Torso ha caricato su YouTube il primo video della serie. Ventotto minuti dopo ne ha caricato un altro, quasi uguale. Un’ora più tardi, un terzo. E avanti così, giorno dopo giorno, per sette mesi di seguito, finché all’improvviso si è fermato, avendo caricato sul canale dei video ben 236 ore complessive di clips: 80 mila filmini di 11 secondi l’uno.”

Questo è quanto scriveva Repubblica del canale WebDriver Torso in un approfondimento del 2 maggio 2014. Qualche mese dopo, come riporta BBC che seguiva il caso, Google dichiarò di essere l’artefice del canale WebDriver Torso.

Quelli elencati sono casi in cui un gruppo più o meno esteso di persone sono state colpite, coinvolte o impressionate da un contenuto inusuale, apparentemente senza significato, che qualche volta ci fa sembrare ancor più lontana una nozione che ai giorni nostri molti bramano: cosa rende un video virale?

L’acronimo S.C.R.E.A.M. rappresenta davvero il comun denominatore delle bizzarrie di successo di YouTube?

Forse è proprio qualcosa di relativo a S.C.R.E.A.M. che determina ogni anno il successo degli April Fools’ di Google!

Voi che idea vi siete fatti?

Prenota un posto in prima fila per la battaglia tra startup più attesa dell'anno #BattleMI #GEC2015

Brace yourselves, the Battle is coming

Leggenda narra che ogni anno solo i più valorosi e impavidi guerrieri Ninja si riuniscano per confrontarsi sulle ultime tecniche di combattimento e per sfidarsi sulle idee più creative che cambieranno il mondo. Guidati dall’arte dei maestri e motivati dal pubblico che giunge da Paesi lontani, gli startupper Ninja si sfidano idea dopo idea, pitch dopo pitch, motivati dai beat del DJ e dal pubblico in delirio.

Dopo i campi di battaglia di Napoli e Salerno, sul campo di battaglia allestito dai Ninja, i Guerrieri dell’Innovazione sono chiamati a scontrarsi in uno scenario internazionale e a confrontarsi con guerrieri provenienti da ogni parte del mondo.

Dove e quando

Quest’anno La Battaglia delle Idee, l’appuntamento Ninja dedicato alle idee e alla cultura creativa e imprenditoriale, si terrà a Milanoil 18 marzo 2015, all’interno dell’evento globale GEC 2015 (Global Enterpreneurship Congress). Sarà una giornata di networking, formazione gratuita, competizione di idee, ma soprattutto un’occasione unica di presentare la propria startup ad un pubblico di esperti e investitori.

La Battaglia si terrà presso il Mi.Co., uno fra i più grandi centri congressi d’Europa e del mondo, nell’Auditorium capace di accogliere oltre 2000 persone. Lo spazio Ninja Academy fornirà per i quattro giorni del GEC training gratuito, nei prossimi giorni pubblicheremo il programma dei marketing workshop gratuiti tenuti dai migliori docenti della nostra faculty. Potrai prenotare il tuo posto in prima fila fino ad esaurimento posti.

Qui il calendario di tutti gli eventi del GEC 2015

Selezioneremo, insieme a Kauffman Foundation – patron del GEC, quest’anno organizzato a Milano da META Group – 12 team di startup internazionali che si scontreranno a ritmo di rap in una sfida ad eliminazione diretta. Il vincitore porterà a casa tool e strumenti utili per la crescita della startup offerti dai nostri partner. I Ninja, grazie alla collaborazione dell’editor-at-large nonché innovatore seriale Antonio Prigiobbo, sono felici di chiamare a raccolta i più brillanti startupper italiani, a rappresentanza del territorio, a calcare un palco internazionale dall’altissimo potenziale.

Torna sul palco della battle l’esplosiva Kris Grove, DJ di Radio 105 ed ex volto di MTV, che presenterà l’evento insieme a Esa e ad altri esponenti del panorama hip hop italiano.

Kris Grove

Come prenotare il mio posto?

Il GEC 2015 e la BattleMI sono eventi gratuiti, ma ti consigliamo di prenotare un posto su Eventbrite per assistere alla Battle prima che vada tutto a ruba. Se ami tutto ciò che è digital, social, creatività ed innovazione, ti aspettiamo per fare formazione e networking con le realtà tech più di successo al mondo.

A breve saranno disponibili anche i ticket per assistere ai workshop formativi gratuiti che si terranno nei 4 giorni del GEC nello spazio Ninja Academy.

E non dimenticare di prenotare anche il ticket per il GEC!

Vuoi partecipare alla pitch battle con la tua startup?

Se sei uno startupper, un imprenditore, un innovatore o semplicemente hai un’idea che vuoi presentare al pubblico del Mi.Co. stay tuned, scriveremo presto i dettagli della sfida!

Intanto inizia a prepararti il pitch della tua vita, in inglese, di fronte a 200 investitori di 150 Paesi. Questa volta non puoi mancare.

Questo evento è reso possibile grazie all’entusiasmo e al sostegno di tanti partner che anche quest’anno hanno deciso di dare il proprio contributo alla scena dell’innovazione e di divertirsi con noi. Il GEC sarà infatti un grande evento a cui parteciperanno oltre 10.000 persone e più di 200 investitori provenienti da 150 Paesi.

La Battaglia delle Idee, Powered by Quag!

Il main sponsor della BattleMI è Quag, il social network dove puoi interagire con persone che non conosci partendo da interessi comuni e dove puoi costruire una tua rete di contatti con le persone con cui ti senti più in sintonia.

Quag

Il progetto è nato nel marzo del 2013 ed è sviluppato in Italia da un team italiano.

Su Quag si dialoga delle cose che stanno più a cuore, si condividono post, video, link, si chiedono opinioni e consigli, si raccontano le proprie emozioni, il tutto senza limiti di spazio.
A differenza degli altri social network, Quag è nativamente strutturato per raccogliere e analizzare segnali di sintonia tra persone che non si conoscono, consentendo loro di entrare in contatto e di creare una propria rete di connessioni.

Il logo di Quag si ispira ad un ideogramma eschimese e raffigura un cerchio che ne racchiude un altro, per richiamare il significato di “isola abitata da persone con gli stessi interessi”.

I partner della BattleMI: insieme per la creatività e l’innovazione

Qualcuna aveva già dimostrato il suo supporto, altre hanno voluto entrare in gioco quest’anno. Le aziende partner della BattleMI sono tra le più innovative e dinamiche dei loro settori e metteranno a disposizione servizi, prodotti, e know how alle startup vincitrici:

OVH

È il primo Hosting provider europeo, terzo nel mondo. Fondata nel 1999, vanta una presenza in 17 paesi, oltre 1.000 dipendenti e ben 17 datacenter. L’innovazione è il concetto chiave dello sviluppo aziendale che propone continuamente novità al mercato informatico mondiale.

Microsoft

Fondata nel 1975, Microsoft mette a disposizione di consumatori e aziende in tutto il mondo dispositivi, servizi e applicazioni digitali in grado di offrire esperienze integrate di produttività, comunicazione, informazione e intrattenimento. Inoltre, da oltre 15 anni, l’azienda ha maturato una profonda conoscenza in ambito Cloud Computing, estendendola a tutti i campi di applicazione, dal business al consumer.

MailUp

È la piattaforma di email marketing più scelta in Italia per l’invio di email e SMS. In Italia e nel mondo oltre 7.200 aziende la utilizzano per le loro campagne email. MailUp è inoltre presente sul mercato statunitense con la controllata MailUp Inc.

Argoserv

La new media agency che aiuta imprese, professionisti e startup ad usare al meglio il web per crearsi opportunità e generare fatturato tramite la SEO, il content e l’Inbound Marketing.

Talent Garden

talent garden

Talent Garden è un CoWorking Campus. E’ la base di una community di innovatori del digitale in cui essi trovano gli strumenti per trasformare le loro realtà.

Combocut

combocut

ComboCut è una video agency specializzata nell’ideazione e produzione di campagne video diffuse su web e tv. L’esperienza nell’entertainment televisivo dei fondatori, unita alla conoscenza delle dinamiche web, ha portato ComboCut a collaborare con agenzie e clienti nazionali e internazionali. Vi sarà capitato di sorridere vedendo alcune delle nostre campagne come “Gli Sgami Della Nonna” e “Air WnC”.

Direzione ostinata

direzione ostinata

Nasce, come collettivo, dall’amore per la fotografia e sceglie il proprio nome sulla base della comune passione per la musica di Fabrizio De André. Attiva anche nella fotografia di eventi, ha aiutato manifestazioni come il Best Event Awards, l’NC Digital Awards, Collisioni Festival e molti altri eventi aziendali nel raccontarsi attraverso immagini sempre curate fino all’ultimo pixel.

Ci accompagnano in questa avventura META Group, organizzatore dell’evento; inCoerenze, BattleMI event manager,  JECoMM e JADE Italia che ci stanno aiutando a diffondere la nostra mission tra gli studenti universitari.

Un gruppo di Ninja ad honorem niente male! Vuoi farne parte anche tu? C’è ancora qualche posto al tavolo degli sponsor. Scrivi alla nostra account manager federica@ninjamarketing.it.

La Battle è al GEC. Che cos’è il GEC 2015?

La Battaglia delle Idee targata Ninja Marketing è il main event del Global Enterpreneurship Congress, l’evento internazionale gratuito sull’imprenditoria innovativa, organizzato per la prima volta a Milano. L’anno scorso la sede fu Mosca e per il 2016 si è già aggiudicata l’appuntamento Medelljn, in Colombia.

Il GEC 2015 si terrà dal 16 al 19 marzo: tre giorni con speaker internazionali e oltre 200 investitori pronti a puntare sulle startup più promettenti.

Quali sono i modi più efficaci per far nascere e crescere nuove imprese e nuovi imprenditori?  Questa è la domanda a cui il congresso vuole rispondere attraverso il confronto fra rappresentanti dei governi, policy maker, ricercatori e analisti.

Gli incontri al Mi. Co. cominceranno lunedì 16 con una giornata a porte chiuse. Martedì 17 la cerimonia di apertura, con Jonathan Ortmans, chairman del GEC, e la partenza dei seminari paralleli.

gec 2015

Usman Ahmed di eBay, Suren Dutia di Kauffman Foundation, Oscar Farinetti di EatalyAmy Cosper di Entrepreneur Media Inc., Felipe Hoffa di GoogleUldis Leiterts di Infogr.am, Henrik Scheel di Startup Experience, Eze Vidra di Google Ventures: questi sono solo alcuni dei grandi esperti previsti dal programma. Parleranno del ruolo delle grandi imprese nell’ecosistema delle startup, di come le città dovrebbero accogliere al meglio nuove idee imprenditoriali e del rapporto tra imprenditoria e politica.

Pinterest buy button: tutto quello che dovete sapere

Schermate piene di cibo, vestiti e immagini che vi tengono incollati allo schermo grazie allo scroll infinito: esatto, si parla di Pinterest.
Novità dal social: sembra che, dopo Facebook e Twitter, anche Pinterest stia pensando a un buy button.

Le ipotesi derivano dall’annuncio della chiusura dei link appartenenti a terze parti. La spiegazione riguarderebbe la necessità di fornire la migliore esperienza possibile sul social. Sembra infatti che, ultimamente, ci fosse stato un incremento di pin irrilevanti nella newsfeed o addirittura di comportamenti indici di spam.

L’origine di queste condotte scorrette deriva prevalentemente da strategie di social media marketing. In base a quanto riportato da Venturebeat, da quando su Pinterest si contano oltre 70 milioni di utenti attivi, molti brand hanno deciso di investire in sponsorizzazioni “indirette”, affidando agli influencer (o power pinners), il compito di pubblicare contenuti o intere bacheche inerenti a un particolare argomento.
Quando le persone cliccano su questo genere di contenuti, vengono reindirizzate sul sito del brand.

Ovviamente la decisione di rimuovere questi link di terze parti ha scatenato la furia e le polemiche dei power pinners (spesso blogger) che riuscivano a ricevere una percentuale dalle vendite create dai siti del brand per cui pubblicavano contenuti.

Questa spiegazione, però, è stata percepita come istituzionale. La maggior parte degli utenti ipotizza che questa cancellazione di link esterni sia stata perseguita in un piano di creazione di buy button, per incrementare il reddito del social.
Stando a quanto riportato su Re/Code, questa feature permetterebbe agli utenti di ordinare e pagare i prodotti visualizzati senza lasciare Pinterest.

I più sospettosi vedono la conferma delle proprie ipotesi nel recente accordo tra Pinterest e Apple: App Pins.
Il tool studiato permetterà agli utenti di aggiungere alcune app alle proprie bacheche, e gli utenti interessati potranno scaricarle direttamente da Pinterest.
Non solo questa decisione porta un po’ di notorietà aggiuntiva, ma farà la gioia degli sviluppatori.

Userete App Pins? Pensate che Pinterest introdurrà un Buy Button?