5 smartphone che vi sorprenderanno nel 2015

smartphone mwc 2015

Fonte @Trusted Reviews

Il Mobile World Congress 2015 di Barcellona si è concluso da meno di una settimana, e com’era prevedibile il passaparola intorno ai tantissimi device presentati è ancora ben lontano dal placarsi. Anche quest’anno abbiamo visto meraviglie, bizzarrie, soluzioni smart per chi ha a cuore il portafoglio, novità ambiziose dai mercati emergenti.

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Se a breve avete in programma di acquistare un nuovo gingillo tecnologico fermatevi, perché l’evento mobile first più importante dell’anno ha tirato fuori dal cilindro parecchie novità da tenere in considerazione: ecco 5 smartphone che devi conoscere prima di fare shopping nel 2015.

Samsung Galaxy S6 Edge

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Fonte @Cnet

Premiato come “Best New Handset, Tablet or Device” al WMC 2015″.

Se il design non è nulla di rivoluzionario, vi assicuriamo che il suo forte non è solo la curvatura che migliora la UX: secondo Display Mate lo schermo è semplicemente è il numero uno in circolazione, con 5.1 pollici per la bellezza di 577 ppi con una migliore precisione del colore (+27%) e dell’efficienza energetica (+20%, sempre rispetto al modello top di gamma).

Il display è il fiore all’occhiello, ma nemmeno l’hardware scherza: processore 64-bit Exynos octa-core, 3 gigabyte di RAM, sensore fingerprint e camera posteriore esagerata da 16 megapixel. Se volete portarlo a casa, preparatevi al salasso: i rumors parlano di 889 euro con memoria da 32 gigabyte e 999 euro per il modello da 64 gigabyte.

Sony Xperia M4 Aqua

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Fonte @Cnet

Quante volte il nostro smartphone rischia ogni giorno di finire nella lavastoviglie o nella tazza del water? In realtà molto poche, ma Sony ha ugualmente pensato ai più sbadati e soprattutto ai lupi di mare con un modello 100% waterproof.

Senza rinunciare a specifiche di tutto rispetto, come il processore octa-core Qualcomm Snapdragon 615 e la fotocamera posteriore da 13 megapixel. Presto arriverà anche in Italia, dovrebbero servire tra i 300 e i 400 euro per portarlo a casa.

Yezz Project Ara

5-smartphone_Yezz Project Ara

Fonte @Cnet

In molti aspettavano questa notizia: Project Ara ufficialmente sul mercato. Non si tratta però di Big G, la prima company a crederci per davvero è  Yezz che presto esordirà in Porto Rico con il famoso smartphone componibile. Se vi trovate nei paraggi, con 200 dollari circa potreste avere un pezzo d’avanguardia tra le mani.

Blackphone 2

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Fonte @Cnet

Con il primo modello le app proprietarie criptavano praticamente qualsiasi tap sul telefono, ora il sequel monta persino una ROM tutta nuova, PrivatOS, per non lasciare dubbi su quale sia il telefono anti-intercettazioni per eccellenza. Se siete interessati a tutte le specifiche, ne abbiamo parlato in questo articolo giusto poco tempo fa.

Lenovo Vibe Shot

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Fonte @Cnet

Chi si aspettava fuochi d’artificio dalla company cinese, ancora una volta non è rimasto deluso. La sola definizione di questo device ha già creato rumore: c’è chi lo chiama cameraphone, chi lo definisce un crossover della telefonia mobile.

In poche parole, Vibe Shot è uno smartphone progettato per essere utilizzato orizzontalmente con a bordo features e specifiche tecniche da camera digitale di prim’ordine.

L’obiettivo posteriore monta un sensore full frame 16:9 che consente di scattare foto in condizioni di scarsa illuminazione, un flash tricolor e uno stabilizzatore ottico, senza dimenticare il sistema di modifica automatica della luminosità, l’autofocus ad infrarossi, la possibilità di modificare diversi parametri in post produzione e un pulsante fisico per l’otturatore.

Il tutto sospinto da un hardware da top di gamma: esordio a giugno oltreoceano a partire da 349  dollari, rigorosamente dual sim.

Voi quali modelli ci suggerite? Quali sono gli smartphone che vi hanno stupito maggiormente durante il Mobile World Congress 2015?

(photo credits: CNET)

Essere sempre di fretta può ucciderci: Cancer Research UK [VIDEO]

cancer research

Cancer Research UK, organizzazione britannica benefica che si occupa di ricerca e divulgazione pubblica sul cancro, ha realizzato uno spot che riesce in maniera tanto semplice quanto efficace a comunicare l’importanza dell’attenzione ai sintomi e della prevenzione.

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Riproducendo una via frequentata e affollata di un qualunque centro cittadino, “The Lump” rende perfettamente l’idea della freneticità della routine quotidiana, che spesso diventa causa di disattenzione e indifferenza a sintomi e campanelli d’allarme, rappresentati in questo video da un’enorme massa sconosciuta che cresce sempre più sotto la superficie della pavimentazione urbana.

cancer research the lump

cancer research uk

cancer researck uk spot

Solo uno dei tanti passanti sembra non considerare normale l’enorma palla che cresce sotto terra proprio davanti ai loro occhi, ma alla fine la fretta e la freneticità vincono anche su di lui.

Cosa ne pensate? Trovate che quella scelta sia una metafora visiva efficace?

Credits:

Agency: AMV BBDO, London
Creative Director: Mike Crowe, Rob Messeter
Copywriter: Charlotte Adorjan
Art Director: Michael Jones
Agency Planner: Emily Harlock, Sarah Sternberg
Account: Gareth Collins, Emily Atkinson, Ally Humpherys
Agency Producer: Sophie Horner
Media Agency: Mediacom
Media Planner: Lucy Mitchell
Production Company: Rogue
Producer: Maddy Easton
Director: Sam Cadman
Sound: Gary Turnball / Grand Central Recording Studios
Postproduction: Joseph Tang / The Mill
Editor: Kev Palmer / TenThree
Model Makers: Artem
Music: The Sound Works

Ebay punta sul food Made in Italy nell'anno dell'Expo

Lo sappiamo già tutti: il primo maggio prenderà il via il più grande evento mondiale dedicato all’alimentazione, l’Expo 2015. Avrà luogo a Milano col tema Nutrire il pianeta, energia per la vita. I riflettori sono tutti puntati sul food Made in Italy che, giocando in casa, proporrà anche le eccellenze della nostra tavola alle migliaia di visitatori che verranno da tutto il mondo. Se nella Gdo e nell’Horeca il settore alimentare trova il suo canale di vendita privilegiato, il food Made in Italy stenta a decollare sul web: in Italia l’alimentare rappresenta solo l’1% del totale degli acquisti online. Il dato è imbarazzante se paragonato al 13% del Regno Unito e diventa ancor più inadeguato se si considera che l’agroalimentare rappresenta circa il 17% del nostro Pil.

Ma se guardiamo la situazione delle vendite online da un altro punto di vista, l’eCommerce alimentare presenta un grosso margine di crescita ed Ebay ha deciso di cogliere l’opportunità.

 

LEGGI ANCHE: 8 consigli per rendere il tuo eCommerce competitivo come Amazon

Zero commissioni per chi vende cibo online

Dal 2 aprile il colosso dell‘eCommerce non applicherà l’abituale commissione dell’8,7% sul prezzo di vendita per chi vende generi alimentari sulla piattaforma. Resteranno solo i costi di inserzione o del negozio.

Secondo i vertici di Ebay Italia tale agevolazione darà la spinta necessaria alle piccole e medie imprese italiane del settore alimentare, consentendo loro di elaborare strategie di internazionalizzazione sfruttando i costi contenuti e l’affidabilità e la visibilità offerte da uno dei marketplace più grandi al mondo.

In difesa del food Made in Italy

Ebay punta sul food Made in Italy nell'anno dell'Expo

Nel frattempo in un banco frigo australiano...

Un altro passo fondamentale per tutelare il buon nome dei prodotti d’eccellenza del food Made in Italy è l’accordo stipulato da Ebay con l’AICIG (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche) e il Ministero per le Politiche Alimentari per la protezione dei prodotti DOP e IGP. La lotta alle contraffazioni alimentari e ai prodotti italian sounding è già iniziata e sono oltre 150 in 10 mesi i prodotti ritirati dal marketplace a causa di violazioni sulla qualità.

Le prospettive dell’eCommerce alimentare italiano

Nel panorama italiano sono poche le grandi aziende nel settore alimentare. Se poi andiamo alla ricerca dei prodotti di qualità e dei presidi Slow Food ci rendiamo conto che tale mercato è composto quasi esclusivamente dalle PMI che sono il tessuto vivo del Made in Italy.

Ebay punta sul food Made in Italy nell'anno dell'Expo

Riuscire a sfruttare il canale dell’eCommerce porterebbe benefici al settore e all’economia in generale: maggiori esportazioni vuol dire maggiori introiti ma anche crescita dell’occupazione. Con un piccolo investimento sull’organizzazione del proprio business le possibilità degli investitori di avvalersi della grande promozione del food Made in Italy offerta dal carrozzone dell’Expo, aumentano esponenzialmente.

Ad ottobre il grande circo dell’Expo ripartirà verso il prossimo grande appuntamento, ma in pochi mesi permetterà di rinvigorire la fama della già rinomata cucina italiana: è il caso di rimboccarsi le maniche e cogliere l’opportunità affinchè tra i ricordi dell’Expo ci siano le bontà del Padiglione Italia anzichè quelle del padiglione Coca-Cola (che sono pronto a scommetterci, ci stupirà con la sua comunicazione)!

Rispettare l'ambiente utilizzando la plastica? Con EKOCYCLE Cube, si può!

Se si potesse definire lo stato del rapporto tra l’ambiente ed il progresso tecnologico utilizzando una formula social potremmo dire che si trovano in una “relazione complicata”. Si, perché ogni sviluppo dell’uomo e della società ha prodotto l’erosione del suolo e il consumo massiccio delle risorse naturali che il pianeta ci ha “maternamente” donato; eppure, ogni volta che si parla di ambiente e di risparmio energetico si finisce sempre con l’illustrate tecnologie e invenzioni che potrebbero, almeno a parole, salvare il mondo dall’estinzione di massa.

La nuova promessa, la quarta rivoluzione industriale, ad esempio, è rappresentata dalla possibilità di produrre in autonomia ciò di cui abbiamo bisogno, attraverso delle strumentazioni sempre più semplici ed alla portata di tutti.

In questo scenario ad occupare il posto d’onore sono le stampanti 3D. Quando si è iniziato a parlare di questi dispositivi l’associazione ai film di fantascienza è stata inevitabile, in particolare illustrandone le applicazioni in campo medico e scientifico, con la possibilità di ricreare tessuti e organi umani, e questa dimensione da fiction da nerd ne ha un po’ rallentato lo sviluppo, ma le possibilità sono veramente enormi.

Ritornando alla premessa, anche nelle politiche di risparmio energetico e nella difesa dell’ambiente le stampanti 3D possono avere un ruolo molto importante, anche se c’è un ostacolo iniziale che bisogna affrontare: l’utilizzo della plastica.

Le stampanti 3D tradizionali, infatti, utilizzano una “cartuccia” che altro non è che plastica che viene modellata fino ad assumere la forma desiderata e disegnata con i programmi di grafica e rendering. Come può un dispositivo che utilizza come materia prima la plastica essere ecologica?

La risposta giunge dalla Coca Cola Company con il progetto EKOCYCLE™.

LEGGI ANCHE: Come le stampanti 3D stanno trasformando il marketing

EKOCYCLE

La multinazionale americana, con il volto di will.i.am dei Black Eyed Peas ha infatti avviato questo progetto dedicato alla produzione, ed al conseguente merchandising, di prodotto realizzati interamente o parzialmente con materiali riciclati.

Fin qui, ad essere sinceri, non è una grande rivoluzione, anzi, sembra la “solita storia” della Big Company che cerca di ripulirsi un po’ la coscienza. Ma a rendere il progetto meritevole di essere preso in considerazione è la partnership con Cubify, l’azienda produttrice della stampante 3D EKOCYCLE™ Cube.

Utilizzando l’equivalente di tre bottiglie di plastica di Coca Cola, questa stampante 3D permette di realizzare piccoli oggetti dal design molto ricercato e con materiale riciclato, nel pieno rispetto dell’ambiente e della natura.

Come dice will.i.am

“”Things don’t have to end. They can begin again.”

LEGGI ANCHE: La stampa 3D rivoluzionerà le nostre vite? [PARTE 1]

La EKOCYCLE™ Cube è legata ad un brand molto potente, e c’è il rischio che – come tutte le iniziative a sfondo sociale messe in campo da questo tipo di aziende – venga sfruttato solo a scopi “propagandistici” senza avere delle reali applicazioni o sviluppi, ma resta il fatto che la tecnologia sviluppata da Cubify c’è, esiste ed è reale, e potrebbe rappresentare un mattoncino importante in un processo più ampio.

Immaginiamo i Paesi in via di sviluppo, nei quali le infrastrutture e le tecnologie industriali e manifatturiere scarseggiano: introdurre questi dispositivi tecnologici nell’economia locale potrebbe essere il seme per qualcosa di più grande, nel rispetto dell’ambiente e delle tradizioni locali.

Staremo a vedere.

Tutto quello che c'è da sapere sul SEO dei video

Se le dinamiche per realizzare un video online (con strategie di marketing efficienti, ovviamente) sono in gran parte incomprese, è proprio sulla parte SEO che si manca, maggiormente, l’obiettivo.

Il problema è certamente appellabile ad una strategia poco valida che penalizza la crescita, piuttosto che incentivarla, e per aiutarti a sciogliere i nodi più articolati in questa rete di informazioni e parole, in cui tutti arrancano per il podio, ti proponiamo una serie di arguti consigli (o magari spunti) per ragionare in termini di SEO. 

#1 Le tendenze Video Marketing del 2015

Per lo sviluppo, l’implementazione ed il monitoraggio delle varie campagne SEO, è fondamentale capire l’importanza dei contenuti video in un quadro più ampio. L’elenco che segue riporta informazioni statistiche rilevanti. (Da Syndacast)

  • Nel 2017, il 74% di tutto il traffico internet sarà video.
  • I video faranno parte delle prime tre tattiche di social media marketing più efficaci sia tra B2B e B2C, in tutto il mondo.
  • Il 52% dei professionisti di marketing sostengono che i video portino ad un rendimento più elevato rispetto a qualsiasi altra forma di contenuto.
  • La parola “video” nell’oggetto di un’e-mail aumenta i tassi di apertura del 19%, le percentuali di click sono del 65%, e quelle di abbandono sono ridotte del 26%.
  • Uno su tre possessori di device, trascorre almeno un’ora al giorno guardando video.
  • All’avvio di un video, il 65% degli utenti guarda almeno il 75% del video.
  • Il 93% dei marketers utilizzano i video per le vendite, la comunicazione ed il marketing online.

Quale tra queste percentuali sorprende? Ti aspettavi numeri inferiori? È evidente che i video sono uno strumento di marketing incredibilmente potente e diventano sempre più significativi per le dinamiche del SEO.

#2 Visual is King

Un contenuto scritto è potente, ma un contenuto video vince su tutto; questo perché il 90% delle informazioni trasmesse al cervello umano sono visive (le immagini video vengono elaborate 60.000 volte più velocemente del testo). Questo spiega anche perchè le pagine contenenti video hanno un aumento delle conversioni mediamente intorno all’ 86%.

#3 Le tipologie di video su cui ogni azienda dovrebbe investire

Per guadagnare visibilità (nel 2015 e oltre), ci sono quattro tipi di video su cui è necessario puntare perchè hanno un potenziale rilevante in termini di ROI.

  • Profili aziendali. Un company profile progettato per informare gli utenti su ciò che è la tua azienda, genera valore. Pensa ad una società di ristrutturazioni case per esempio, il loro company profile avrebbe probabilmente più valore se mostrasse un cantiere con i vari servizi offerti. I company profile hanno un valore poco discutibile se veicolati attraverso le giuste immagini
  • Demo del prodotto. Per gli e-commerce che vendono prodotti fisici, i video dimostrativi sono incredibilmente efficaci. Sono capaci di influenzare le decisioni dei clienti e l’influenza sull’acquisto è data dal valore delle immagini. I video demo del prodotto dovrebbero essere applicati all’introduzione di un nuovo prodotto o per la vendita di un prodotto unico.
  • Testimonianze dei clienti. Sono i contenuti più complessi da realizzare, ma le testimonianze dei clienti sono, senza dubbio, le più potenti. Questi video hanno un ascendente molto forte nell’influenzare le decisioni di acquisto e possono rafforzare il valore di prodotti e servizi. L’escamotage potrebbe certamente ridursi all’assunzione di attori o portavoce, ma la sincerità ripaga sempre, quindi è molto meglio coinvolgere i clienti effettivi. Per definizione parliamo di Customer Testimonial video.
  • Promo brand awareness. Infine, ti consigliamo di investire in promo brand awareness. Parliamo essenzialmente di video pubblicitari, utilizzati per mantenere gli utenti impegnati e curiosi migliorando la brand awareness.

#4 Top Video SEO Tips

Come forse sai, un buon contenuto non sempre equivale ad un buon ranking. Magari è proprio il tuo lavoro a massimizzare l’efficacia del video, assicurando la buona visibilità dei contenuti. Farlo è possibile, seguendo questi consigli SEO:

  • Ottimizzare titoli e descrizioni. Ci sono tre elementi di base per l’ ottimizzazione dei video sui motori di ricerca, e devono necessariamente combinarsi con contenuti video di alta qualità. Sono: 1) titolo del video 2) descrizione del video e 2) metadati.
  • Keywords. Oltre ad essere accattivante, il titolo dovrebbe includere quelle keywords che indicano per i motori di ricerca, ciò che il video rappresenta e perché è rilevante.
  • Contenuti. Invece di limitarsi ad etichettare il video con descrizioni generiche, provare a raccontare i contenuti con maggiori particolari. Le descrizioni dovrebbero seguire lo stesso principio descrivendo tramite keywords quello che è il contenuto del video. Per quanto riguarda i metadati, assicurarsi di compilare tutti i campi richiesti. Più sono descrittivi, più aumenta l’ottimizzazione del contenuti per i motori di ricerca.
  • Hosting. YouTube, Vimeo, e altri siti di condivisione hanno un certo valore, se vuoi aumentare il valore di SEO devi ospitare i video sul tuo dominio. Google considera un video hosting più credibile di uno not-hosted.
  • Ottimizzare la sitemap video. Google vuole vedere la sitemap di un video configurata correttamente.
  • Incorporare trascrizioni video. Sapevi che posizionando il testo direttamente nel codice HTML della pagina stessa potrebbe aumentare il valore del video nel ranking di ricerca? Probabilmente uno dei passaggi più facili e in grado di scavalcare le pubblicazioni dei concorrenti.

Assumendo una visione olistica, come puoi vedere, il video è un potente strumento di marketing e può essere facilmente integrato in qualsiasi strategia SEO.

Quindi? Work-hard Play- hard (and start play)

Engagement su Twitter: 4 modi per misurarlo

Stimolare engagement, soprattutto se non siete i social media manager di marchi diversi da Coca Cola, Apple o Starbucks, non è semplicissimo e molto spesso il non vedere risultati immediati ci può abbattere, far venir voglia di abbandonare il nostro progetto o pensare che il nostro piano sia completamente sbagliato. Può essere, o forse no.

Come abbiamo già visto nell’articolo sui 5 errori di cui puoi far volentieri a meno quando creai contenuti digitali, la pazienza è la virtù dei forti ed è proprio di questa di cui dobbiamo armarci.

Molte persone si imbattono quotidianamente sui nostri post, tweet, pezzi o immagini e quelli che vi interagiscono attivamente con apprezzamenti o commenti sono solo la punta dell’iceberg, la maggior parte li vede e ci interagisce in silenzio.

Come Adam Schenfeld, CEO di Simply Measured, afferma: “Misurare i social è davvero una grande sfida, (…) concentrarsi esclusivamente sui “mi piace”, sulle risposte e sulle metriche di misurazione dell’engagement di base, non ci racconteranno tutta la storia.” Bisogna andare oltre, andare al di là della superficie.

Per questo motivo è saggio non fermarsi soltanto alla superficie ma scavare più a fondo, analizzare i dati che i numerosi strumenti che abbiamo a disposizione ci forniscono e studiare un piano d’attacco. Di seguito quattro consigli su come misurare l’engagement su Twitter per migliorare la nostra strategia da 140 caratteri.

1. Non fermarti ai Follower, Retweets, Risposte e Preferiti

Dal 14 luglio scorso Twitter ha messo a disposizione dei suoi utenti il Native Analytics (scaricabile all’indirizzo https://analytics.twitter.com/), uno strumento che permette di monitorare l’effettiva interazione sul nostro profilo al di là di tutti i dati evidenti che possiamo ricavare come il numero di followers, retweets, risposte e preferiti.

Twitter Analytics è, infatti, in grado di fornirci uno spettro di informazioni più ampio come il numero effettivo di click sui link condivisi, sugli hashtags, sulla nostra pagina profilo, etc.

Native Analitics è un componente gratuito a disposizione di tutti i social media manager, o comunque di chiunque abbia un profilo verificato, con cui è possibile aver accesso alle informazioni di tutte quelle azioni “invisibili” che accadono sul nostro profilo. Una volta installato il componente, saranno accessibili i dati dei trenta giorni precedenti, così da iniziar fin da subito il loro studio.

2. Connetti i diversi strumenti di monitoraggio

La sinergia, in generale nella vita, è sempre un’ottima strada verso il successo e lo stesso vale anche per il mondo digitale.

Ogni piattaforma, ogni social network ha i suoi strumenti per monitorarne traffico e interazione, alcuni di questi sono collegabili tra loro ricavando in questo modo dati ancora più precisi, soprattutto se il nostro interesse è capire come il flusso proveniente da questi ultimi vada a potenziare i risultati ottenuti dal nostro sito web, ad esempio.

E’ possibile, quindi, avere dati attendibili che ci permettono di verificare la conversione effettiva relativa a particolari campagne o contenuti specifici che ci interessa analizzare, cosa che si fa ancora più interessante soprattutto se abbiamo investito in pubblicità e vogliamo misurarne il riscontro.

Nel caso di Twitter, collegare i suoi dati con quelli di Google Analytics, permette di verificare se gli obiettivi che ci siamo prefissi in termini di traffico vengono raggiunti, in che termini e quali messaggi si sono rivelati più appetibili per il nostro audience.

 LEGGI ANCHE: 3 tool per misurare il social ROI dei Facebook ads

3. Gli amici “influenti” contano

Katy Perry twitta il progetto degli OLO Creative Farm, artisti italiani del video, per la ricostruzione di Cento (FE) a seguito del terremoto e il messaggio si diffonde a livello internazionale

Grazie alle statistiche che Twitter ci fornisce, siamo in grado di risalire anche a quali sono le persone che ci stanno aiutando amplificando il nostro messaggio attraverso menzioni, re-tweet o altro. Esistono vere e proprie star sui social network, persone che sono riuscite ad emergere dalla massa diventando il corrispettivo digitale delle celebrities di Hollywood.

Riuscire a creare una relazione con una di loro potrebbe davvero rilanciare anche il nostro profilo: ecco perché seguirli aspettando l’occasione buona per inserirsi nella conversazione creando un collegamento con il nostro prodotto/servizio potrebbe davvero fare la differenza, un utilizzo intelligente del mezzo al di là del mandare messaggi al mondo che fanno orbita soltanto intorno a noi stessi.

Individuate chi sono i più influenti nella categoria a cui appartiene anche il vostro prodotto/servizio, seguitene le mosse, scoprite cosa piace ai loro follower (che potrebbero essere potenzialmente anche i vostri) e come un cecchino aggiustate sempre più la mira, fino al loro vero e proprio coinvolgimento.

4. Misura il valore del cinguettio

Una volta mappato il traffico che da Twitter raggiunge il nostro sito, da dove arriva, chi l’ha influenzato e quali sono stati i messaggi più efficaci, sempre grazie alla sinergia con Google Analytics, è possibile risalire anche a dati più specifici.  Di questi sicuramente interessanti sono il numero di pagine visitate per ogni utente raggiunto, il livello di bounce e il tempo trascorso nel sito.

Queste informazioni sono in grado di darci un’idea ancora più specifica del valore che il nostro audience Twitter ha e che cosa possiamo aspettarci dal nostro canale. Twitter, per sua costituzione, è un canale veloce che passa attraverso la sinteticità ma se da questo riusciamo a conquistare anche con contenuti più strutturati, allora abbiamo fatto davvero centro.

 LEGGI ANCHE: Twitter integra i dettagli analitici anche da mobile

Per chi solo a veder tutti questi numeri sente la testa che comincia a pulsare, è arrivato il momento di far pace con la matematica e mettersi all’opera e, ricordate, le parole d’ordine sono: sinergia e strategia. Voi ne avete,  per caso, una terza da suggerire?

Quali sono i trend del Social Media Marketing? [INTERVISTA] #ninjamasterSMM

Vincenzo Cosenza Social Media Strategist

Nuovo appuntamento con le nostre interviste in previsione del Master Online in Social Media Marketing a cura della Ninja Academy.

Oggi “incontriamo” Vincenzo Cosenza, docente per quanto riguarda la Social Media Strategy che ci illustrerà, attraverso alcuni spunti di conversazione, quali siano i principi e le forme di organizzazione aziendale che possono garantire alle aziende, piccole o grandi che siano, la migliore esposizione sulle piattaforme digitali ed una resa ottimale.

1) Social Media in Italia e nel mondo. Quali sono le maggiori differenze?

Social Media in Italia

La più grande differenza è in termini di scala. In Italia qualunque strumento fa fatica a raggiungere una massa critica di adottanti, a causa dei ritardi infrastrutturali e culturali. Un’altra differenza curiosa è che nel nostro paese la maggior parte degli utenti dei social media sono uomini, mentre nel resto del mondo prevalgono le donne.

2) Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest… devo davvero portare la mia azienda su tutti questi social network?

Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest

No non è necessario essere ovunque. Anche perché moltiplicare i luoghi di contatto equivale a moltiplicare il lavoro. Quindi attenzione a farsi trasportare dalle mode. Ogni azienda dovrebbe partire dalla definizione degli obiettivi di business, poi definire una strategia di marketing e contestualmente chiedersi quali sono i luoghi della rete più adatti a portare a termine quella strategia. Certo, oggi è difficile fare a meno di Facebook, in quanto meta di 25 milioni di italiani ogni giorno

3) Ho un cliente che si è lamentato sulla mia pagina Facebook durante la notte. Come posso gestire l’emergenza?

Pagina facebook aziendale

Il cliente va gestito come si è sempre fatto. Oggi si sono solo aggiunti nuovi punti di contatto. Quindi se ho un business critico devo creare una rete di supporto 24/7 che comprenda anche i social media. Oggi ci sono gli strumenti per farlo (piattaforme di social caring/CRM) dunque il problema è solo di tipo organizzativo.

4) Real Time Marketing: possono farlo solo Oreo e Barilla o potrebbe trarne beneficio anche la mia azienda?

Tutte le aziende possono trarne beneficio, ad esempio l’anno scorso quando Renzi presentò le sue famigerate slide, il supermercato SetteDì riuscì a generare molto engagement agganciandosi a quella che mostrava un carrello della spesa:

 

 

Certo, se l’azienda è grande può organizzarsi strategicamente, dotandosi di dashboard di discovery e visualizzazione dei trend, in grado di fare emergere molte occasioni di ingaggio. Poi il resto sta alla creatività delle persone.

5) È da poco cominciato il 2015: cosa devo sapere per affrontare il nuovo anno social nel modo giusto?

Social Media Trends 2015

Una cosa molto pratica: Facebook sta spingendo molto la visibilità dei video nativi (ossia non link a YouTube, ma caricati direttamente sulla piattaforma). Di conseguenza le buone occasioni di catturare l’attenzione delle persone passeranno per una strategia di content marketing che preveda l’uso dei video.
In linea generale, invece, è tempo, per il social media manager, di integrare nella propria strategia, anche le attività tattiche di social advertising. Inutile snobbare la pubblicità, affidandola ad altri. E’ fondamentale conoscere al meglio tutte le leve per ottimizzare gli investimenti e dare visibilità ai contenuti giusti.

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Material Design, una guida online per un'interfaccia web a prova di Google

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Da qualche mese Material Design è l’interfaccia di Android che Google applica ai suoi dispositivi e ora, dopo aver uniformato l’app Google contatti (che nelle prossime settimane sostituirà la vecchia), ha pubblicato la guida online di Material Design per sviluppare siti ottimali in ogni loro elemento grafico.

Dalle animazioni agli stili, dal template ai componenti, un completo how to non solo per quanto attiene ai dispositivi mobili ma per ogni prodotto web. Un lungo elenco di specifiche, fornitissimo di do e don’t, che un web designer dovrebbe inserire tra i suoi segnalibri e consultare quotidianamente.

Material design, dalla tipografia cartacea al web responsive

Il punto di partenza per questo design, come la metafora “materiale” lascia intuire, è la carta coperta dall’inchiostro, alla quale unire la tecnologia per creare una superficie virtuale sulla quale muovere e far interagire gli elementi. Ma a differenza della carta, questo design si amplia e ridimensiona in maniera intelligente, in base all’esperienza cercata dall’utente tramite un dispositivo mobile o la finestra di un browser.

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Gli oggetti hanno tre dimensioni, quindi nella piattaforma gli elementi sottostanno a luci e ombre hanno uno spessore, un’elevazione sui piani, una precisa area occupata, possono cambiare posto, muoversi, combinarsi e relazionarsi tra loro sui tre assi. Chiunque abbia un dispositivo con sistema operativo Android avrà fatto caso a queste logiche nelle quotidiane interazioni con il suo OS.

Best practices, do e don’t

In questa dettagliatissima guida non mancano esempi e tutorials. Tramite illustrazioni, brevi filmati e descrizioni Google, per ogni sezione, mostra come fare e come non fare per aderire ai suoi standard, in una serie di do e don’t che non lasciano più margine di errore a chi sviluppa interfacce per il web.

Le interazioni nel responsive design hanno regole precise, le loro animazioni direzioni obbligatorie in ingresso e in uscita, e il touch – così come il click: su desktop valgono le stesse regole del mobile, questa è una guida su come comunicare, non solo con quali strumenti farlo – deve innescare reazioni previste e prevedibili, pena un deficit di usabilità che può spingere l’utente a lasciare la pagina.

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In merito allo stile, l’esperienza Android raccoglie molti tricks su come gestire colori, font e forme; le icone (la libreria completa è su github) devono essere semplici, intuitive, geometriche, pulite, piatte; immagini, testi e icone vanno combinati secondo logiche comunicative e di lettura rigorose, avatar e gallerie sono un’arma a doppio taglio per il suo impatto visivo che va presa per il manico.

Nelle molte sezioni in cui è articolata la guida, parlando di layout e componenti Google fornisce utili consigli su come strutturare le pagine, su come realizzare bottoni, dialoghi, griglie e liste, slide, menu e tooltips; nei pattern istruzioni su selezioni e ricerche; nell’usabilità linee guida sull’accessibilità e, nell’area risorse, la possibilità di scaricare palette colori, templates (per mobile, tablet e desktop) già compilati, font e icone di sistema.

Una risorsa web per l’uso quotidiano

Quanto deve essere grande un’icona su un particolare dispositivo? Quali colori per i link attivi e inattivi? Dove posizionare informazioni e elementi grafici? Che dimensioni dare al font? Queste e mille altre domande hanno ora una risposta data non da un forum qualsiasi ma dal gigante di Mountain View. Facili da trovare (il menu ha un indice dove è difficile perdersi), semplici da applicare, veloci da capire grazie agli esempi giusti e sbagliati.

Il sito più (very) bello del mondo, se l’usabilità non ne supporta i contenuti, ha fallito il suo obiettivo, che resta, sempre, il comunicare qualcosa nel migliore dei modi possibili. Ogni web designer sa quanto conti questo aspetto e dedica gran parte del suo lavoro proprio a ottimizzare l’ambito dell’esperienza utente; per questo Material Design – prima e principale risorsa del progetto Google Design – è uno strumento indispensabile nel lavoro degli sviluppatori per il web, da tenere sempre a portata di mano, nonostante questa guida sottolinei a volte anche delle ovvietà, ma in certi casi è meglio risultare ridondanti che dare informazioni per scontate.

Musement, da startup a scale up dopo il round da 5 milioni di euro [INTERVISTA]

E’ la prima volta che vi raccontiamo la storia di Musement, startup fondata nel 2013 da un gruppo di amici milanesi (da sinistra: Fabio Zecchini CTO,  Alessandro Petazzi CEO,  Claudio Bellinzona  VP Content & Operations, Fabio Zecchini CTO, Paolo Giulini  VP Offer Development). Abbiamo intervistato Alessandro Petazzi cofondatore e CEO, per raccontarvi la storia di come è nata e come è arrivata ad ottenere un finanziamento da 5 milioni di euro.

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Ogni startup che si rispetti risolve un bisogno, in una buona percentuale dei casi, un bisogno sentito direttamente dai co-founders, qual è stato il vostro punto di partenza ?

Il nostro punto di partenza è stato l’aver evidenziato la totale assenza di una piattaforma di aggregazione per esperienze legate ad arte e cultura, come invece era possibile trovare per voli o hotel con Booking ed eDreams. Abbiamo poi riscontrato un senso di frustrazione degli acquirenti di biglietteria museale online, che non avendo un’unica piattaforma dove acquistare i propri ingressi dovevano da un lato conoscere da prima le strutture da visitare per poi saltare da un sito all’altro per acquistare le diverse esperienze, dove possibile.

Come è iniziata la vostra avventura ?

Siamo ufficialmente partiti lavorando nel tempo libero ad un prototipo perché volevamo presentarci agli investitori con qualcosa di più che delle slides in PowerPoint. Dati alla mano e primi accordi commerciali sottoscritti abbiamo presentato a New York nel maggio del 2013 le prime metriche a TechCrunch. Qualche mese dopo, in settembre abbiamo chiuso il primo round di finanziamento da 700.00€, abbiamo lasciato i nostri lavori principali dedicandoci full time a Musement, allargando l’organico che oltre a noi quattro fondatori contava altre 6 persone.

Siete quindi riusciti a convincere 360 capital partners a finanziarvi nuovamente, supportato da nuovi investitori. Come avete fatto ?

Semplice: abbiamo rispettato le promesse fatte, raggiunto e superato le milestones prefissate. Con questo investimento siamo passati dalla fase di startup a scale up, ed ora abbiamo come obiettivo triplicare il fatturato 2014. La cordata di nuovi investitori (P101, Micheli Associati, IAG) che hanno creduto nel progetto ci hanno dato anche maggior credibilità con i “vecchi investitori” di 360 capital partners che hanno potuto riconfermare la loro idea iniziale quando ci hanno dato fiducia nel 2013.

Lato business, essendo un aggregatore, il vostro modello di revenues di Musement si basa sulle percentuali di fatturato dei vostri partner, corretto ?


Esattamente, essendo un aggregatore noi proponiamo sia prodotti Musement che prodotti di altre piattaforme di ticketing che ci riconoscono una percentuale sul venduto. Noi stessi a nostra volta abbiamo un programma di affiliazione con aziende del settore turistico principalmente a cui garantiamo una percentuale per i biglietti venduti attraverso la nostra piattaforma. Per EXPO ad esempio abbiamo sia i biglietti in vendita per la manifestazione che dei pacchetti turistici per più musei e visite, abbiamo appena chiuso un accordo con le isole Borromee, proporremo visite in tutto il nord Italia per i visitatori dell’esposizione universale. La maggior parte dei nostri clienti sono stranieri, e siamo attivi in 30 paesi.
Tra sei mesi verranno implementate nuove funzionalità che renderanno molto diversa la nostra app mobile.

L’internazionalità è uno dei vostri tratti distintivi anche se poi tutto viene coordinato da Milano

Fin dall’inizio ci siamo posti come obiettivi l’essere più internazionali possibili, sia come offerta che come clienti, EXPO è stato un caso ed un’occasione di grande visibilità per la nostra città, ma ci riteniamo in ogni caso una startup internazionale. In quest’ottica abbiamo scelto i nostri collaboratori, sia per offrire un servizio “madrelingua” ai nostri partner in giro nel mondo, sia nella ricerca di alcune professionalità come la nostra responsabile SEM che viene da Londra. L’attuale team formato da 30 persone ha infatti provenienza da 7 nazioni diverse.

Deduco quindi che il team si sia già allargato, siete ancora alla ricerca di figure in seguito all’investimento ?

Sicuramente abbiamo chiuso la maggior parte delle ricerche che avevamo in corso, anche se non ti nego che soprattutto nel dipartimento social media siamo alla ricerca di professionisti. Lato sviluppo e developer non abbiamo invece richieste specifiche. Sono però aperte le candidature come guide turistiche in quanto stiamo implementando il servizio verticalizzando l’esperienza attraverso l’ausilio di guide accreditate, perché abbiamo capito che chi organizza questo tipo di servizi lo fa a livello locale, mentre noi abbiamo visibilità internazionale e siamo in grado di capire al meglio le esigenze dei nostri utenti. L’obiettivo è quello di avere sempre più esperienze Musement da poter replicare a Roma come a Parigi o in qualsiasi altra città.

Corso in Performance Marketing: la potenza di Web Analytics, Social Media e Adwords

corso performance marketing

Metà dei soldi che spendo in pubblicità è sprecata. Il guaio è che non so quale metà!“(John Wanamaker).

Per quasi un secolo e mezzo questa idea non è stata smentita. Oggi però tutto è monitorabile, le campagne sono modificabili in tempo reale, i budget di accesso sono flessibili, molto spesso autogestibili e, cosa più importante, il modello di pagamento si basa sul raggiungimento di risultati concreti.

3 cose che imparerai durante il corso

1. Ottimizzare i contenuti di un sito web per massimizzare le conversioni
2. Misurare le conversioni ed analizzare i dati in Google Analytics
3. Gestire campagne pubblicitarie su Google AdWords, Facebook e Twitter

#NinjaPerformance

Quali sono gli argomenti del corso e i rispettivi docenti?

Il Corso Online in Performance Marketing della Ninja Academy è un percorso studiato per fornire ai partecipanti una visione strategica ed operativa con le quali affrontare le sfide imposte da questa disciplina. Retargeting, Real Time Bidding, Social Media Advertising (concentrandosi su Facebook e Twitter), SEM (concentrandosi su Google Adwords), ed in generale tutte quelle attività che occorrono ad un professionista per acquisire le competenze e gli strumenti utili alla gestione ottimale di campagne multicanale e multipiattaforma.

Parte 1: L’ecosistema del Performance Marketing

Gianpaolo Lorusso

Gianpaolo Lorusso – Partner Google Adwords

Parte 2: Strategie di Performance per SEM & Adwords

Matteo PolliMatteo Polli – SEM Strategist Facile.it

Parte 3: Social Media & Performance Marketing

Luca La Mesa

Luca La Mesa – Social Media Strategist Publisoftweb

Quanto dura il corso?

INIZIO = 7 Maggio 2015 • FINE = 3 Giugno 2015

Il corso ha una durata di 15 ore formative: 12 ore di webinar live per apprendere tecniche e nozioni, 3 ore di question time per interagire direttamente con i docenti ed esporre dubbi o domande. Le lezioni teoriche si terranno dalle ore 18 alle 20, mentre i question time si terranno dalle ore 18 alle 19.

Come posso fare per rivedere le lezioni e per quanto tempo sono disponibili online?

Potrai seguire il corso direttamente da casa o dall’ufficio, accedendo dal web ad un’aula virtuale e interagendo dal vivo con la classe e con i docenti. Qualora fossi impossibilitato a partecipare ai live webinar nel giorno e all’orario prestabilito, potrai comunque consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità on-demand accedendo alla piattaforma e-learning. Tutti i materiali del corso resteranno a tua disposizione nella piattaforma e-learning per sempre.

Quali sono qui i vantaggi di seguire il corso online?

✔ Segui i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Question Time per chiarire i tuoi dubbi ed interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Test e Certificato di partecipazione

Iscriviti al corso in Performance Marketing

 

SCONTO EARLY BOOKING PROLUNGATO FINO AL 3 MAGGIO

Fino al 3 maggio: 299€
Dal 4 maggio: 375€

BE NINJA!