Apple Watch per le aziende, il nuovo modo di fare business


Lo scorso 9 Marzo allo Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco il Ceo di Apple Tim Cook ed il suo team erano pronti per la presentazione del nuovo e tanto atteso prodotto, l’Apple Watch. Soprattutto l’Apple Watch per le aziende sarà una innovazione in grado di ottimizzare tempi e gestione delle più comuni attività quotidiane di lavoro.

È lo stesso Cook a dare una definizione completa del nuovo nato in casa Apple: “Il dispositivo più personale che abbiamo mai creato, non è solo bello, è il più avanzato orologio di sempre”.

LEGGI ANCHE: Apple Watch: la prima pubblicità è su Vogue

Something special


La presentazione dello smartwatch lo ritrae come un vero e proprio gioiello, mettendone in risalto le linee e le finiture.

Si tratta di un prodotto di lusso, se si pensa ai materiali come zaffiro, oro ed acciaio, ma accessibile a tutti. La strategia di comunicazione Apple è sempre la stessa ed è ben chiara agli amanti dei prodotti marchiati dalla mela: combinare funzionalità e design, per creare qualcosa di unico.

L’attenzione quasi maniacale dell’azienda nel voler rendere accessibile a chiunque i propri prodotti si ritrova anche in quest’ultimo prodotto: sono stati infatti creati non solo due taglie 42mm e 38mm, ma anche tre design con diverso materiale. Ci sono del resto modelli per ogni tasca, a partire dai 349 dollari, per arrivare agli oltre 10 mila dollari della versione in oro 18 carati.

Il sistema operativo che farà funzionare lo smartwatch deriva da iOS, lo stesso utilizzato su iPhone e iPad, e permetterà di vedere le notifiche ricevute dal proprio iPhone sul quadrante dell’orologio, di ricevere e inviare messaggi, effettuare ricerche online, consultare le mappe, accedere ai social network, alle proprie fotografie e usare altre applicazioni.

L’orologio si caratterizza anche per il possesso di diversi sensori di movimento che permetteranno ai consumatori di monitorare la propria attività fisica, dando consigli e obiettivi da raggiunge per tenersi in forma. Oltre al touchscreen, è possibile muoversi e inviare comandi utilizzando la rotellina posta sul lato dell’orologio.

Il primo watch realizzato da Apple è stato definito dallo stesso Tim Cook come “un nuovo capitolo nella storia” e confida di poter arrivare al successo avuto con iPhone e iPad negli ultimi anni.

Apple Watch per le aziende sarà un supporto nella gestione del business

L’Apple Watch è ritenuto l’accessorio che potrà finalmente portare i dispositivi da polso al grande pubblico, grazie alla forza del marchio Apple ed alla popolarità degli iPhone, lo smartphone al momento più venduto al mondo. Sul quadrante è possibile inserire ciò che si preferisce, dall’orologio con fusi agli appuntamenti e al meteo. Possiede inoltre un microfono ed un altoparlante tramite i quali è possibile rispondere ai messaggi e alle mail direttamente dal polso.

Basterà premere la corona per parlare con Siri e avere risposte, come già avviene con l’iPhone, e inserire nuovi appuntamenti.

Secondo Angela McIntyre, analista di Gartner, “sono varie le applicazioni business che nasceranno intorno a questa piattaforma. Alcune sono note anche nel mondo consumer, ma avranno un senso soprattutto per gli utenti business: le notifiche veloci, la gestione della mail e dell’agenda, l’assistenza per i viaggi di lavoro. Altre saranno specifiche per usi aziendali“.

Con 18 ore di autonomia, l’Apple Watch per le aziende permetterà di gestire agenda e email direttamente dallo schermo, cancellandole o etichettandole in tempi rapidi, grazie al mix di interfaccia touch e Corona, consentendo inoltre di rispondere e fare operazioni con i comandi vocali. Ma non solo, dato che per i continui viaggi di lavoro dei manager sarà possibile scaricare la carta d’imbarco da presentare al gate direttamente dal polso. Già con l’iPhone è possibile, ma farlo grazie all’orologio di Apple potrebbe essere decisamente più comodo e rapido. E una volta arrivati a destinazione, sarà semplice chiamare Uber, oppure raggiungere i propri punti di interesse istruendo Siri a voce.

McIntyre e Mawston sono dell’opinione che “Gli utenti lo compreranno per sé e poi lo vorranno usare anche sul lavoro”, proprio come è accaduto per i tablet.

Siamo ancora all’inizio, d’altronde in Italia l’Apple Watch entrerà in commercio solo ad aprile, ma l’abilità di Apple nel creare un ecosistema di App, sviluppate dall’azienda stessa e non solo da terzi, non deluderà le aspettative.

Social Media Week Milan: una edizione di successo

Social Media Week Milan: una edizione di successo!

Si è svolta dal 23 al 27 febbraio la Social Media Week Milan, uno degli appuntamenti più importanti nel mondo dei nuovi media e delle nuove forme di comunicazione digitale.

Il tema di questa edizione 2015 è stato quello della “mobile class”: il digitale e la società che cambia. Un argomento vincente, che è stato in grado di attrarre la partecipazione di oltre 8.500 persone fisiche e di far guardare più di 105.000 minuti di straming agli spettatori da casa. Una edizione di successo, quindi, grazie anche alla collaborazione di Dnsee e Hagakure, agenzie organizzatrici dell’evento.

Vi avevamo già mostrato alcuni dei trend emersi in occasione dell’evento, oggi però vogliamo raccontarvi quello che è stato il successo dell’edizione milanese della Social Media Week.

Un evento più che social

Di social non solo si parla, ma sui social si agisce. L’evento è stato infatti un appuntamento molto seguito sui social network, in primis su Facebook e su Twitter, il social network dai 140 caratteri su cui tanti professionisti del settore si battono a colpi di follow e di retweet.

 

Qualche numero? Quasi 50.000 tweet e oltre 3.000 foto condivise, che hanno generato numerosi nuovi follower e fan per gli account ufficiali dedicati alla Social Media Week.

La diretta streaming

Molti degli interventi sono stati coperti dalla diretta streaming, che ha permesso ai tanti appassionati del settore impossibilitati a visitare le location milanesi che hanno ospitato l’evento, di seguire le preziose conferenze e i dibattiti della settimana.

L’incontro più seguito? Quello dedicato a “Cultura, storytelling e ambienti digitali per il marketing territoriale”, che potete rivedere on demand qui.

Non ci resta che aspettare la prossima Social Media Week italiana: dall’8 al 12 giugno, a Roma!

Digital health: le milestone del 2014

Roberto Ascione è un imprenditore e opinion leader internazionale nella digital health. Ha un’esperienza ventennale in marketing e comunicazione, trasformazione dei processi di business e innovazione applicati alla salute. Attualmente è Presidente di Razorfish Healthware parte di Publicis Groupe. Continua la sua serie di guest post su tecnologia, salute e innovazione.

Il 2014 è stato un anno cruciale per la digital health: miliardi di dollari investiti in startup, un numero record di acquisizioni, nuove offerte consumer health da parte dei maggiori produttori di tecnologia, e molti altri avvenimenti di rilievo.

Il finanziamento delle startup digital health

I venture capitalist e gli altri investitori istituzionali finanziano costantemente le startup digital health. Secondo gli acceleratori Rock Health e Start up Health, nel 2014 sono stati superati tutti i record precedenti con oltre 4 miliardi di dollari di finanziamenti ricevuti – cifra superiore al totale dei 3 anni precedenti. Dunque, un grosso capitale a sostegno di idee innovative dal potenziale crescente.

L’esplosione del quantified self

Evolutosi lentamente nel corso degli ultimi anni, il quantified self ha avuto nel 2014 una vera e propria esplosione, registrando oltre 42 milioni di wearable devics recapitati in tutto il mondo soltanto lo scorso anno. I dispositivi sono sempre meno invasivi, basta pensare alle lenti Google in grado di misurare i livelli di glucosio attraverso le lacrime dell’utente.

Inoltre, essendo il design un elemento chiave nell’equazione dei wearable, sempre lo scorso anno sono nate numerose collaborazioni tra produttori di dispositivi e case di moda. Ne sono un esempio le partnership tra Google Glass e Luxottica, o tra Fitbit e Tory Burch.

L’onda dei big data

La connettività tra persone e sistemi continua a crescere a un ritmo esponenziale, il che comporta una rapida crescita dei dati in fatto di volume, varietà e velocità. Secondo IBM ogni giorno generiamo 2,5 quintilioni di byte di dati – tanto che il 90% di quelli esistenti è stato creato soltanto negli ultimi 2 anni. Componente chiave il lancio di openFDA lo scorso giugno 2014, grazie al quale sono consentiti accesso e analisi dei large data del settore healthcare.

La grande massa degli EHRs

Durante il 2014 negli Stati Uniti si è assistito ad un aumento di EHRs. L’Health Information Technology for Economic e il Clinical Health (HITECH) Act sono investimenti EHRs finanziati dal governo dagli inizi del 2009, quando il 78% dei medici americani e il 90% degli ospedali gestivano ancora i dati dei pazienti su carta.

È stato proprio grazie agli incentivi economici dell’HITECH Act che si è trasformata radicalmente la modalità di gestione delle informazioni: oggi l’81% dei medici e il 97% degli ospedali negli Stati Uniti gestiscono EHRs. È dunque questa la chiave per creare le infrastrutture di base – dati, processi, trasparenza – al fine di una trasformazione sostenibile.

I trend principali del consumismo healthcare

Non c’è da sorprendersi che i maggiori produttori di tecnologia come Apple e Samsung si stiano interessando al settore healthcare – con Apple in ritardo rispetto a Google, IBM e centinaia di startup consapevoli già da tempo che il confine tra la medicina e la tecnologia è molto labile, e che il settore healthcare è ormai maturo.

Tutto ciò significa che la rivoluzione del digital health si è trasformata da un movimento a una trasformazione effettiva, della quale cominciano a vedersi i primi risultati.

Il finanziamento sta trainando l’innovazione grazie ai progetti di business delle startup del settore healthcare che stanno creando servizi apprezzati dagli utenti. Basta guardare la percentuale di utilizzo per prodotti di successo come BetterDoctor (complesso strumento di ricerca medica) e CellScope (strumento diagnostico che converte il vostro smartphone in un otoscopio digitale in grado di controllare infezioni dell’orecchio).

La crescente adozione della tecnologia da parte del sistema sanitario sta lentamente ma costantemente determinando una maggiore efficienza in termini di tempo e di costi sia per il sistema (che si tratti di cliniche quanto di ospedali) sia per i pazienti.
Grazie al consumismo sanitario chiunque ha la possibilità di gestire la propria salute e tenerla sotto controllo attraverso il supporto di dati. Tanto più che le dinamiche medico-paziente sono ormai modificate ed il paziente si colloca al centro del sistema sanitario – fondamentalmente grazie al crescente utilizzo di servizi sanitari personalizzati.

Un obiettivo comune che tutti i sistemi sanitari condividono è quello della prevenzione sanitaria in quanto prevenire l’insorgenza di malattie piuttosto che trattarle e monitorarne i progressi dopo la dimissione dei pazienti evitandone il ricovero, porta ad avere una popolazione più sana e una riduzione dei costi di assistenza sanitaria. Quando i dispositivi saranno ancor meno invasivi, esteticamente gradevoli, di facile utilizzo e dotati di sistemi di connettività, si azzereranno o saranno drasticamente ridotte le limitazioni di utilizzo. L’individuo ha dunque la possibilità ed è naturalmente incentivato a monitorare e migliorare la propria salute o condizione.

I progressi registrati lo scorso anno danno una prospettiva estremamente positiva per il 2015, inquadrando il paziente come parte attiva nel monitorare e prendere decisioni sulla propria salute grazie ai supporti medici personalizzati, e l’analisi dei big data come strumento di misurazione del grado di prevenzione sanitaria.

Smartwatch, etichette e Coca-cola: i migliori annunci stampa della settimana

Ben ritrovati cari guerrieri Ninja all’appuntamento del lunedì con la nostra rubrica sui migliori annunci stampa pubblicati negli ultimi sette giorni! Check this out!

Coca-Cola: Together

Coca-Cola e la sua leggendaria bottiglia centenaria che “fa unire le persone”; ne abbiamo parlato anche qui grazie al bel articolo di Haruka.

Advertising Agency: Ogilvy, Paris, France
Executive Creative Director: Baptiste Clinet
Creative Director: Nicolas Lautier
Art Director: Julien Chiapolini, Jeremy Bouchet
Copywriter: Riccardo Fregoso

Ministério Público do Trabalho: Guardian angel

A volte nemmeno un angelo custode attento, può salvarci dalla nostra stupidità. Non pretendere miracoli e rispetta le regole per una corretta sicurezza sul lavoro.

Advertising Agency: Paim Comunicação, Porto Alegre, Brazil
Creative Director: Rodrigo Pinto
Art Directors: Rafael Dukenny, José Pedro Bortolini
Copywriters: Rafael Lopes, Márcio Blank
Illustrator: Amello

n-tv: Obama/Angela

N-tv fa oggi anche per smartwatch! Le ultime notizie sempre a portata di polso!

Advertising Agency: Havas Worldwide, Düsseldorf, Germany
Chief Creative Officer: Felix Glauner
Executive Creative Director: Martin Breuer
Creative Director: Christoph Breitbach
Senior Art Director: Ansgar Kiery
Art Directors: Jakob Florczyk, Michel Becker
Senior Copywriter: Anna Lena Pittelkow
Photographer: Hans Starck
Digital Artists: Marius Schwieg, Peter Holzportz
Director Client Services: Harald Jäger
Junior Account Manager: Wencke Esser

 

Canadian Fair Trade Network

Advertising Agency: Rethink, Canada
Creative Directors: Ian Grais, Chris Staples
Art Director: Leia Rogers
Copywriters: Arrabelle Stravoff, Danielle Haythorne
Print Producers: Cary Emley, Sue Wilkinson
Photographer: Clinton Hussey
Studio Artist / Typographer: Jonathon Cesar

L’etichetta non racconta tutta la storia. Molto spesso dietro un “Made in paese lontanosi nascondono vicende di sfruttamento della manodopera impiegata.

Terre des Femmes: A woman’s worth

Non misurare il valore delle donne sulla base al loro vestiario.

Advertising School: Miami Ad School Europe, Hamburg, Germany
Tutors: Salvatore Russomanno, Niklas Frings-Rupp
Art Director: Theresa Wlokka
Copywriter: Frida Regeheim
Photographer: Theresa Wlokka

LEGGI ANCHE: Guinness, Toyota e Audi: i migliori annunci stampa della settimana

5 campagne di digital marketing che dovresti conoscere

In ogni campagna di marketing di successo è necessario integrare perfettamente tutti i canali online ed offline per combinare la strategia di successo migliore per il tuo target. Ormai il 90% delle nostre interazioni avviene tramite pc, tablet, smartphone e televisione (connessa alla Rete). Solo per il restante 10% ci affidiamo alla carta stampata e alla radio.

Comunicare in digitale, quindi, rappresenta un vantaggio competitivo al quale un professionista del marketing non dovrebbe mai rinunciare. Soprattutto sulle campagne digital, ogni brand ha il suo canale specifico. Ecco quindi cinque campagne di digital marketing di successo da cui prendere spunto.

1. Canon e il trailer della tua vita

Conquistare quella fascia di utenti così avvezza all’utilizzo di strumenti digitali da condividere ogni momento della propria vita, una fetta di mercato tra gli under 18 e gli under 35, che consideriamo nativi digitali o primi adottanti.

Per Canon sono quelli che di fatto muovono il mercato milionario degli smartphone ai quali si cerca di instillare il piacere verso la fotografia e l’editing video di qualità fatto con strumenti ad hoc e non attraverso i prodotti di telefonia.

È per questo che lancia The Trailer, un progetto in cui si mette alla ricerca di talenti in campo video, chiedendo a tutti produrre e pubblicare un trailer che racconti un momento significativo della propria vita. L’autore del trailer vincente vedrà il suo lavoro trasformarsi in un cortometraggio che sarà interpretato dall’attore Josh Htucherson, il Peeta degli Hunger Games.

2. Michael Kors e Snapchat per la New York Fashion Week

Michael Kors ha collaborato con Snapchat per la New York Fashion Week, dando agli appassionati più giovani la possibilità di accedere ai dietro le quinte dei momenti più importanti delle sfilate. Il luxury brand ha offerto contenuti esclusivi, tra cui scatti dei progettisti e inediti in prima fila in tipico stile Snapchat. I contenuti Michael Kors sono stati disponibili sulla piattaforma solo per 24 ore.

Può suonare strano che un luxury brand di tale livello, scelga di utilizzare Snapchat come piattaforma di comunicazione che invece è popolata da un pubblico piuttosto giovanile. Ma, come dice Bloomberg, ormai il questo social è il regno di fashion addicted ed influencer, dunque non si parla più al pubblico, ma si parla alle persone con le quali il pubblico parlerà.

Lisa Pomerantz, senior vice-president del marketing di Michael Kors, ha dichiarato:

“Cerchiamo sempre di raccontare la storia del nostro brand sulle piattaforme che i nostri utenti usano ed amano. Snapchat ha fornito un’occasione unica per fare un ulteriore passo avanti nella nostra strategia ‘All Access Kors’ che ci permette di condividere i dietro le quinte delle nostre sfilate con i fan di tutto il mondo.”

3. Topshop analizza i trend di Twitter e permette di acquistare in tempo reale.

L’intento di Topshop è quello di rafforzare la propria innovazione digitale, perciò alla London Fashion Week, ha dato ai propri clienti la possibilità di acquistare le tendenze principali della manifestazione, sulla base di tweet, in tempo reale.

In sostanza, i clienti che hanno twittato @Topshop con uno specifico hashtag che rifletteva i trend del momento, hanno ricevuto una specifica linea di abbigliamento personalizzata sulla tendenza, acquistabile in quel momento stesso.

Philip Green, responsabile di Topshop, ha dichiarato:

“Sia nel permettere alle persone di dare un’occhiata dietro le quinte, che nel permettergli di acquistare i capi in tempo reale, il nostro scopo è quello di fornire un’esperienza d’acquisto unica ed inclusiva”

4. Heineken domina i social media con #ChampionTheMatch

Già lo scorso anno, Heineken durante la Champions League lanciò #ShareTheSofa, un’iniziativa su twitter dove chiedeva agli utenti di condividere i propri rituali prima dell’inizio della partita. La campagna ebbe grande successo e riuscì a coinvolgere molto più pubblico di quello aspettato, diventando virale.

A questa campagna ha fatto seguito la piattaforma online ChampionTheMatch dove incoraggia gli appassionati di calcio a condividere commenti a caldo e pareri live sulle partite in corso. Ogni tanto ha inserito a sorpresa commenti dai giocatori in campo o celebrità esclusive.

Nello spot, un marinaio e i suoi colleghi tentano di mettere su una parabola di fortuna in modo che possano ottenere il segnale TV per guardare la partita in mare.

5. Dove incoraggia le donne con #SpeakBeautiful

Come parte della campagna #SpeakBeautiful, Dove lancia un’iniziativa su Twitter che ha come scopo incoraggiare le donne a condividere su Twitter e altri social network commenti positivi. Si parte da un’indagine che Dove ha condotto sui social network, dove è emerso che 8 donne su 10 si imbattono in commenti negativi circa l’aspetto fisico di altre donne.

Per questo, per la notte degli Oscar ha usato una tecnologia che permette di individuare conversazioni e commenti negativi su aspetto fisico e personalità. E per ogni tweet negativo dall’account @Dove è partito un reply con cui sono stati inviati messaggi per incoraggiare tutti a tenere un linguaggio più civile sul web.

Ecco cosa è successo alla BattleMI, la più epica battaglia tra startupper

battlemi

Anche quest’anno si è conclusa La Battaglia delle Idee, l’evento targato Ninja Marketing e Ninja Academy dedicato a startupper, innovatori e industry digitale. Dopo le edizioni di Napoli e Salerno, i Guerrieri dell’Innovazione sono stati chiamati a scontrarsi in uno scenario internazionale e a confrontarsi con guerrieri provenienti da ogni parte del mondo.

Infatti quest’anno La Battaglia delle Idee si è tenuta al MiCo di Milano, il 18 marzo 2015, all’interno dell’evento globale GEC 2015 (Global Enterpreneurship Congress). Networking, formazione gratuita e competizione di idee: il format che unisce startup e musica rap fa colpo su un pubblico giunto da ogni parte del mondo.

Tanti sono stati gli ospiti, tra relatori, coach e giurati, che hanno preso parte all’evento e hanno aiutato le startup in gara a prepararsi per lo scontro finale presentato dalla nostra madrina Kris Grove e dal rapper Esa, che hanno diviso il palco con i rapper Nerone e Shiva e i breaker della crew Natural Force.

ninja academy

Non sei venuto e vorresti sapere cosa è successo? O vuoi semplicemente rivivere quegli epici momenti? Take a look!

Cosa abbiamo imparato alla #BattleMI? Business tips, case study e consigli di pitching

mirko pallera

In attesa della battaglia del 18, lo spazio Ninja Academy ha fornito a tutti i presenti training gratuito con gli esperti del settore: professionisti, influencer, docenti che ci hanno parlato di content marketing, social media, cloud computing, startup, growth hacking, design, digital heathcare. Sono state con noi aziende come MailUp, OVH, Viralbeat, Microsoft, Argoserv, Fightbean, Combocut e Razorfish Heathware.

Pitch battle: gli scontri tra startup con dj, rapper e breaker

La Battaglia delle Idee è esattamente il contrario della solita carrellata di elevator pitch: è una vera e propria pitch battle in cui le 12 idee selezionate hanno dovuto lottare sfida dopo sfida, con sempre meno tempo per poter spiegare la loro idea, affrontando prove a sorpresa e dimostrando ad investor e platea la loro capacità di improvvisare e non farsi cogliere impreparati nella loro scalata al successo.

Le 12 startup finaliste in gara erano:

  • PVFamily, la soluzione per monitorare le prestazioni degli impianti fotovoltaici residenziali e gli incentivi statali ricevuti;
  • Breading, la piattaforma che riduce gli sprechi del food connettendo panetterie ed ONG;
  • Ethanks, la piattaforma che trasforma il ringraziamento in un’attività di fidelizzazione per le aziende;
  • ConceptKicker, un ecommerce che trasforma l’arte 2D in stampe 3D ;
  • Breezometer, l’app che rende visibile la qualità dell’aria intorno a noi;
  • Fanceat, il box consegnato a casa per cene made in Italy;
  • Meritocracy, la piattaforma di employer branding;
  • Collabobeat, una piattaforma di collaborazione medico-paziente;
  • Quomi, una food delivery startup per la consegna di ingredienti italiani a domicilio;
  • iGoOn, l’app per l’autostop digitale;
  • LoveB, la borsa per fashionista geek;
  • Fashtags, una vetrina virtuale per esportare il Made In italy in Asia e nei mercati emergenti del mondo.

Round #1 – Creativity

Dopo un primo giro di presentazione, in cui i magnifici 12 hanno presentato la loro idea in 3 minuti, tutti hanno avuto l’accesso al primo round, “Creativity” in cui hanno dovuto rappare, sì hai letto bene, rappare, la loro idea, uno contro l’altro, di fronte al pubblico in sala, alla giuria internazionale di esperti e al pubblico da casa che ci seguiva in streaming. Ah, vi ho detto che era in inglese? YO!

Round #2 – Face to face with jury

Il secondo round ha permesso ai sei che hanno passato il turno di rispondere alle domande della giuria di esperti composta da Henrik Scheel, founder e CEO di startup Experience; Paolo Gesess, co-Founder e Managing Partner di United Ventures; Anna Testa, responsabile del TIM #WCAP di Milano; Bernardo Mattarella, Direttore dell’Area Incentivi e Innovazione di Invitalia; Mariano Pireddu, founder e CEO di Quag; Lisa Di Sevo, associate in Dpixel; Roberto Magnifico, board member di LVentures e Layla Pavone, partner in Digital Magics.

Solo in tre, assieme ad un quarta startup ripescata dalla giuria, hanno avuto l’accesso al terzo round.

Round #3 –  Explain it to your grandma

In questa prova i quattro partecipanti hanno dovuto spiegare la loro idea in un minuto e mezzo ad un’adorabile nonnina che si è ritrovata in sala. Come si suol dire, la tua idea deve essere così semplice ed immediata che deve essere comprensibile anche a tua nonna!

Round #4 – Just like Zuckerberg

Se il founder di Facebook ha imparato il mandarino per parlare ad una conferenza in Cina, anche i nostri startupper hanno dovuto dimostrare di sapersela cavare in una lingua molto diversa dalla nostra. I risultati sono stati molto divertenti!

Alla fine dei quattro round sono state due le idee premiate dal pubblico e dalla giuria di esperti. Il founder di ConceptKicker Denny Hollick ha conquistato la giuria popolare del pubblico in sala con la sua passione e capacità di improvvisazione, mentre quello di Breezometer, Ziv Lautman, in virtù delle potenzialità di mercato e dell’attenzione ai big data applicati al settore ambientale è stato invece premiato dalla giuria tecnica.

Ai partecipanti sono stati assegnati anche dei premi tematici assegnati dai partner MailUp, OVH, Microsoft Italia, Argoserv, Ninja Academy, Viralbeat, Prestashop, Talent Garden, Direzione Ostinata, I’M IN, Elatos e Red Bull.

Il tutto è stato inframmezzato da una vera rap battle, che ha visto scontrarsi Nerone e Shiva, l’esibizione di Esa e quella dei breakers Natural Force, che hanno ballato tra il pubblico.

Una cosa è certa: l’auditorium del MiCo non ha mai visto così tanta energia! Ci vediamo l’anno prossimo?

Foto di Chiara Fracassi per Direzione Ostinata.

Cosa è l'Internet of Me, e come si differenzia dall'Internet of Things?

L’Internet of Things è uno dei main focus del momento, ed ogni giorno esce un post su come l’IoT influenzerà le nostre vite attraverso la creazione di un ecosistema atto a semplificarci la vita. Mancava però l’ampliamento del concetto di Internet a quella che è la nostra vita vera e propria. A colmare questa lacuna ci ha pensato – tra gli altri – Accenture, attraverso il suo report “Technology vision 2015” in cui viene illustrato il concetto di Internet of Me. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

LEGGI ANCHE: Internet Of Things: le aziende sono pronte per un Business da trilioni di Dollari? [INFOGRAFICA]

Cosa si intende per “Internet of Me”?

Internet of Me indica l’interazione tra utente e smartphone (il vero gateway tra mondo reale e internet) che consente e consentirà a noi utilizzatori di interfacciarci a quello che ormai viene definito un vero e proprio ecosistema tecnologico, composto da una user experience altamente personalizzata, ed in grado di fornirci contenuti online ad hoc in base alle nostre esigenze.

Ma quindi, quale è la differenza tra IoT ed IoM? Sostanzialmente nessuna! La vera differenza sta negli oggetti che appartengono all’una ed all’altra categoria.

Internet of Things vs Internet of Me: trovate le differenze

L’Internet of Things indica tutti gli oggetti inanimati che nascono con una connessione Internet on-board, oppure tutti quegli oggetti che vengono dotati di connettività attraverso soluzioni OEM (ma di questo parleremo in un altro momento) in grado di connetterli direttamente ad Internet (un’affermazione “filosofica”, in quanto in realtà non è detto che un oggetto appartenente all’IoT sia realmente in gradi di connettersi ad Internet).

Quindi? Siete confusi? Parliamo di Internet of Me allora. L’Internet of Me indica tutti quegli oggetti appartenenti alla categoria wearable e non solo (es. smartphone) in grado di interagire direttamente con l’utente finale, il quale vorrà avere una UX estremamente spinta e personalizzata. Tale user experience personalizzata verrà resa disponibile anche online attraverso campagne marketing personalizzate… e non solo.

Secondo il bellissimo rapporto Technology Vision 2015, l’Internet of Me è il trend più importante del 2015 e punta alla personalizzazione più spinta dei contenuti offline (avete capito bene!) che, per forza di cose, vengono gestiti attraverso servizi online. Accenture utilizza una frase perfetta per descrivere questo concetto: “The Internet of Me: Our world, Personalized”.

Un esempio pratico proposto da Accenture di questo nuovo contesto personalizzato può essere il seguente.

Immaginiamo una sorta di device-diagnostico della nostra salute, una sorta di tool (PhysIQ) che crea una collezione di dati sanitari provenienti da una serie di dispositivi wearable e li confronta con una baseline precedentemente imposta o di riferimento (per esempio, alcuni dati ottimali calcolati in base ad una determinata popolazione e alla provenienza geografica). La chiave di tutto ciò è proprio la personalizzazione delle applicazioni che consente a PhysIQ di rilevare in modo preciso e puntuale eventuali anomalie o potenziali problemi, in modo da allertare gli organismi appositi.

Tutto questo è Internet of Me, una estensione del concetto Internet of Things, tenendo in considerazione una personalizzazione estremamente spinta ed efficiente.

E voi Ninja? Cosa ne pensate? 🙂

Ninja Social Factory: al via il primo incontro a Roma e Milano

I guerrieri della Ninja Social Factory di Roma con Adele Savarese, Cinzia Gallenzi e Carmine Esposito

Un’esperienza che ti coinvolge a 360° nel mondo digital, più precisamente in quello del social media marketing per metterti in prima persona alla prova studiando e approfondendo casi concreti in project work di gruppo: è questo l’obiettivo della Ninja Social Factory della Ninja Academy che ha preso il via sabato 21 marzo nelle sedi di Roma e Milano del TIM #WCAP partner dell’evento.

Ma com’è andata la giornata formativa? Ecco il racconto delle due inviate Ninja all’evento!

QUI ROMA (a cura di Felicia Mammone)

Guerrieri puntuali e pronti a mettersi al lavoro nella sede capitolina di TIM #WCAP: ore 10.00 in punto (strano a dirsi dato che siamo a Roma!) parte il primo incontro live della Ninja Social Factory. Ad accogliere i ragazzi Adele Savarese, Chief Content Officer di Ninja Academy; Cinzia Gallenzi, responsabile Social TIM nonché tutor della Factory, e Carmine Esposito, coordinatore dei tutor.

Si inizia con la presentazione della Factory: deadline e spunti per comprendere al meglio l’esperienza che i guerrieri dovranno affrontare: saranno dieci i brief sui quali dovranno esercitarsi settimana dopo settimana, in parallelo alle lezioni del Master Online in Social Media Marketing. I brief sono stati sviluppati da Cinzia Gallenzi e sono ispirati alle problematiche più comuni e concrete che un brand come TIM si trova ad affrontare sui social network. Da Twitter a Pinterest, ogni social presenta un banco di prova per mettere in pratica le nozioni apprese.

Da 4 anni faccio scommesse ogni giorno e la Ninja Social Factory è buona palestra per vincere le vostre di sfide – perché – lavorerete su un grande brand e potrete sfruttare la metodologia anche nel vostro piccolo“, afferma la tutor Cinzia Gallenzi.

Dopo il collegamento in diretta skype con i colleghi milanesi e una pausa caffè… si riprende e questa volta la parola passa ai guerrieri: i ragazzi si presentano, raccontano le loro esperienze e competenze, i percorsi di studio fatti e perché hanno deciso di vivere la Factory Ninja. “Mi sono preso un anno sabbatico dal lavoro – racconta uno di loro –  così ho deciso di investire su di me, nella mia formazione”. E ancora “Voglio acquisire maggiori competenze in questo settore, ho solo iniziato a lavorarci e ho capito che mi piace!” dice un’aspirante Ninja.

Concluse le presentazioni si entra nel vivo: i ragazzi vengono divisi in tre gruppi per iniziare a conoscersi e settare le basi del lavoro comune.

QUI MILANO (a cura di Diana Piemari Cereda)

A Milano, in diretta dalla sede Working Capital di TIM, i partecipanti della Ninja Social Factory meneghina iniziano la loro avventura. La docente tutor di Milano, Michaela Matichecchia, racconta cosa aspetterà i Ninja nei prossimi tre mesi: il percorso è impegnativo ma gratificante, l’obiettivo è imparare sul campo confrontandosi non solo con il proprio gruppo, ma soprattutto rispetto al target dei brief, parola d’ordine “do it”. Senza la paura di commettere errori: la Factory è il percorso ideale per imparare anche a sbagliare per evitare di farlo una volta “fuori”, a Factory conclusa.

LEGGI ANCHE: Ninja Digital Factory: l’esperienza raccontata dai vincitori

Ci sono professionalità diverse, da tutte le parti d’Italia, che non vedono l’ora di imparare passo dopo passo, lezione dopo lezione e level dopo level, come impostare e gestire campagne di social media marketing.

I gruppi di Milano iniziano a conoscersi meglio

I gruppi della social media factory di Milano vengono formati, suddividendo le competenze in quattro macro categorie che consentono l’eterogeneità dei gruppi, come in una vera propria agenzia: marketer, analyst, comunicatori, designer. Ci si conosce meglio partendo subito dalle risorse tecniche di ognuno, origliando tra i tavoli sento già parlare di strumenti di project management e organizzazione dei compiti.

Intanto online si scatenano reazioni di ogni tipo a seguito dei nostri tweet.

Che cosa faranno i nostri guerrieri? Per scoprirlo appuntamento al secondo evento live di sabato 16 maggio!

La mappa del Content Marketing nel 2015

mappa content marketing 2015

Il Content Marketing offre infinite opportunità e percorsi da seguire. Pare proprio che le aziende, non solo quelle dai brand più blasonati, ma anche le nostre più discrete PMI, stiano prendendo seriamente in considerazione la strada dei contenuti per le proprie strategie di marketing. C’è chi infatti ha già provveduto a destinare parte delle proprie risorse nel content marketing e chi investirà nel breve periodo. Ma una cosa è certa: i numeri tenderanno a crescere nei prossimi anni.

Elaborare e pianificare una strategia mirata alla creazione di contenti di qualità è funzionale a generare traffico e interazione con i clienti. In termini di tempo e risorse, le aziende hanno il dovere di percorrere la strada giusta. Dallo studio messo a punto da Curata, 2015 Content Marketing Tactics and Technology Study si possono identificare Quattro gruppi di Marketer, distinti sulla base delle strategie e delle tattiche che adottano in fatto di contenuti.

LEGGI ANCHE: 9 esempi di content marketing efficace

esempi content marketing efficace

  • La Volpe: intelligente, con grandi capacità di adattamento e rapido nell’elaborare pensieri strategici. E’ in grado di utilizzare le risorse a disposizione per la crescita del gruppo.
  • Lo Gnu: segue il gruppo, non è un individualista, perché ha sempre paura di essere lasciato indietro dagli altri.
  • L’Elefante: forte, stabile, paziente. Non ama molto i cambiamenti.
  • T – Rex: il marketer che non è al passo con le innovazioni, ormai in via di estinzione.

È facile capire che la strategia vincente è quella della volpe. Ma in cosa consiste nello specifico?

team content marketing

Costruire un team qualificato dedicato al Content Marketing

Un approccio strategico vincente è quello che punta sulle competenze del proprio team di lavoro. Puntando all’eccellenza sarebbe importante creare un centro operativo che riesca ad allineare il lavoro dei diversi produttori di contenuti dell’azienda: blogger, social media marketer, esperti in campagne PPC o in product marketing.

Come creare la squadra perfetta? Trovare le persone giuste per avviare un progetto che sia vincente non è cosa facile. Ma l’unione di diverse figure professionali che ruotino intorno al mondo del content marketing è la strada giusta da percorrere. A tal proposito, il lavoro del team deve basarsi sulla fiducia e sullo scambio di informazioni.

Il libero scambio delle informazioni stimola la partecipazione attiva alla soluzione dei problemi e produce crescita a livello di business; il concetto di team, infatti, ha come presupposto lo scambio delle informazioni necessarie per portare a termine con efficienza ed efficacia il compito.
(Gilberto Borzini)

LEGGI ANCHE: Perché il tuo content marketing non decolla? Le 5 ragioni di MOZ

piano editoriale content marketing

Sviluppare una ricca linea editoriale: oltre un post c’è di più

Prima regola: non riciclare contenuti vecchi. Questi devono essere sempre nuovi, originali, innovativi. L’indagine condotta da Curata, invece, ha sviluppato un interessante soluzione basata sul riutilizzo sistematico dei contenuti prodotti dall’azienda. Alla base di questa organizzazione c’è la Piramide del Marketing, un punto di riferimento per il riutilizzo ottimale dei contenuti e per la loro promozione.

content marketing pyramid

Così diventa facile capire che la produzione dei contenuti non è l’unico aspetto da prendere in considerazione dai marketer, perché devono inoltre seguire la promozione e la distribuzione su tutta una serie di canali specifici, come blog, siti, landing page, profili social e tanto altro. Un esempio? Molti decidono di sperimentare il livello di gradimento dei propri clienti con la distribuzione gratuita di un eBook oppure con la creazione di guest post che facciano riferimento a fonti di elevato spessore.

Misurare l’impatto economico dei contenuti 

Una vera volpe? Chi è capace di affinare la misurazione dell’impatto dei contenuti a tutti i livelli, e di conseguenza sulle vendite aziendali. Ci viene in aiuto il Lead Marketing. Gli investimenti in content marketing aumentano per le aziende, grazie all’intuizione e alla sensibilità dei nuovi marketer che concentrano risorse e azioni nella creazione di contenuti di alto valore e ne valuta le performance.

LEGGI ANCHE: 5 startup che hanno capito come fare content marketing

content marketing misurare

Potenziare il valore dei contenuti grazie all’uso delle nuove tecnologie

Le aziende concentrano i loro investimenti nell’implementazione di nuove tecnologie per la gestione e l’organizzazione dei contenuti. Alberto Maestri e Francesco Gavatorta hanno offerto una visione particolare del futuro e di cosa potrà accadere grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Gli autori parlano di HyperContents, come contenuti dinamici che nascono e si sviluppano contestualmente a seconda di chi li fruisce, del tempo e dello spazio in cui si trova.

Così l’esperienza diventa contenuto e l’utente è il protagonista della creazione, produzione e distribuzione di contenuti insieme all’azienda.

Poter utilizzare in misura sempre maggiore la tecnologia ha permesso di raggiungere obiettivi prima impensabili: costruire delle vere e proprie video series sempre più complesse con budget ridotti, dialogare con candidati e clienti online avendo cognizione in tempo reale del sentiment della rete, sperimentare forme di ricerca di impiego tramite soluzioni mobile, indagare le nuove frontiere del social recruiting.

LEGGI ANCHE: Guida al Content Marketing del 2015