Fire Phone: perché può avere successo e perché può essere un flop

Fire Phone

Jeff Bezos stavolta l’ha fatta grossa. Dopo la felice esperienza con Kindle e Kindle Fire, il 19 giugno Amazon ha presentato al mondo Fire Phone, il suo primo smartphone, mettendo fine ai tanti rumors che circolavano in rete da più di un anno.

L’ecommerce per eccellenza è pronto a competere con i colossi del device tascabile, protagonisti di un mercato che hanno così tanto cannibalizzato da rendere quasi impossibile l’ingresso a nuovi competitor.

In attesa di poter testare personalmente Fire Phone (i primi modelli verranno distribuiti negli States a partire dal 25 luglio), cerchiamo insieme di analizzare il futuro di questo smartphone, con le informazioni rese pubbliche da Bezos durante la presentazione.

Le prime opinioni tra gli addetti ai lavori sono contrastanti: Amazon farà di nuovo centro? Fire Phone sarà un successo o un flop clamoroso?

Per comprendere meglio lo scenario, proviamo a sintetizzare all’estremo le possibili strategie di mercato che possono accompagnare il lancio di un nuovo smartphone:

  • strategia del prezzo – produrre un device dalle caratteristiche tecniche non eccezionali per attaccare le fasce di prezzo medio-basse è una soluzione che ha consentito a molti player di farsi spazio tra i big;
  • strategia del valore percepito – nonostante siamo prossimi a ricevere l’ennesimo aggiornamento per iOS, moltissimi consumatori continuano ad acquistare entusiasti l’iPhone 4S… di Apple, però, ce n’è una sola;
  • strategia delle novità – che siano hardware o software, le novità sono sempre un’ottima leva per provare a convincere una nicchia più geek e smanettona ad investire in qualcosa di nuovo.

Il problema di Fire Phone, secondo molti, starebbe tutto qui: le sue caratteristiche non gli consentirebbero di essere competitivo, in modo specifico, in almeno una tra le strategia di posizionamento sul mercato, correndo il rischio di venire oscurato sia dai top di gamma che dalle proposte low cost. Una contraddizione che può costare caro: vediamo qualche feature nel dettaglio.

amazon Fire Phone

Courtesy by Amazon

Può avere successo perché…

 

1)      il sistema di sensori Dinamyc Perspective, sulla carta, sembra essere davvero una novità. Le 4 fotocamere frontali ad infrarossi, montate alle estremità del device, riprendono costantemente i nostri movimenti per offrirci una nuova esperienza con i contenuti: Fire Phone registra la sua inclinazione scoprendo menu ed informazioni nascoste, anima il display restituendo all’utente un effetto simile al 3D. Un’idea  interessante se applicata ai videogame e all’acquisto dei prodotti, oltre che per tutti i developer;

2)      il cloud storage delle fotografie illimitato per ogni utente e l’utilizzo gratuito del servizio Prime per un anno sono due regali non da poco, che mirano a colpire sia nuovi clienti che i fedelissimi.

3)      Fire Phone condivide con Kindle e Kindle Fire lo stesso obiettivo: non tanto creare margine direttamente dalla propria vendita, ma essere uno strumento di vendita in funzione dell’e-commerce Amazon. Lo dimostrano i servizi che Bezos ha deciso di garantire con l’acquisto dello smartphone ma lo dimostra soprattutto Firefly, un rilevatore ottico capace di tracciare oltre 100mila tipologie di oggetti, la musica, i film e le immagini: subito dopo il riconoscimento, Firefly rimbalza l’utente all’interno dell’ecommerce per permettergli di comprarne una copia. Se Google Goggles ti permette di conoscere cosa c’è intorno a te, Firefly punta anche a fartelo acquistare.

Può essere un flop perché…

4)   oltre alla decantata magia del 3D (tutta da valutare), a livello tech Fire Phone non offre nulla di nuovo: monta  un processore Quad-core Qualcomm Snapdragon 800 da 2.2 GHz, 2 GB di RAM, uno schermo HD da 4,7 pollici (per 315 ppi), una fotocamera posteriore da 13 megapixel e un’anteriore da 2,1 megapixel. Tanta roba, per carità, ma nulla che non possiamo già trovare a bordo di un top di gamma.

5)    relativamente al prezzo, i conti non tornano: senza abbonamento, Fire Phone costa 649 dollari o 749 dollari a seconda delle dimensioni della memoria (32/64 GB). Stiamo parlando di un prodotto tutt’altro che economico, una scelta che stride con la strategia portata avanti da Amazon (ricordate i prezzi competitivi di Kindle Fire?) e che lascia perplessi sulle sue reali possibilità di rappresentare una valida alternativa ai soliti nomi.

Fire Phone, in sostanza, ha tutta l’aria di essere lo smartphone perfetto per chi Amazon addicted lo è già. Lo stesso Bezos, durante la presentazione, ha chiarito come tutto il progetto sia nato dalla domanda: “Possiamo realizzare un telefono migliore per i nostri utenti più attivi?”.

Ora resta da capire se Fire Phone, oltre a portare più spesso gli utenti di Amazon al carrello della spesa, riuscirà anche a spostare gli equilibri di mercato catturando le preferenze di milioni di persone.

Voi che ne pensate? Credete nelle potenzialità di Fire Phone? Nel frattempo, se volete conoscerne tutte le caratteristiche tecniche le potete trovare al link qui sotto.

 

Lo stage è una porta… socchiusa sul mondo del lavoro

La stagista più famosa del cinema: quella protagonista nel film "Il Diavolo veste Prada"

Come è noto a molti, l’ingresso nel mondo del lavoro prevede il passaggio attraverso la via dello stage. In quest’ottica appare interessante l’iniziativa de la «Repubblica degli stagisti» una testata giornalistica online nata per approfondire la tematica dello stage in Italia e dare voce agli stagisti.

Il sito nasce per orientare i giovani verso una scelta di qualità attraverso il monitoraggio delle aziende che offrono un buon livello di formazione agli stagisti unito alla soddisfazione degli interessi primari dei giovani: la remunerazione per essere indipendenti dalle famiglie, unitamente ad un consistente percorso di formazione lavorativa e alla possibilità di essere assunti.

I dati sugli stage in Italia

Vediamo qualche dato. Gli stage attivati in Italia sono circa 425 mila ogni anno e interessano una popolazione di circa 9 milioni di giovani fra i 15 e i 29 anni. Tuttavia ancora non esiste un monitoraggio puntuale degli stage attivati, delle condizioni offerte e degli esiti occupazionali. Sappiamo che nel 2006 i tirocini in azienda erano circa 228 mila arrivando poi a 322 mila nel 2009. Il calcolo è frutto di una delle poche ricerche in merito condotte dal sito la Repubblica degli Stagisti che ha raccolto i dati di diverse fonti come Excelsior di Unioncamere, Alma Laurea e Istat.

Tuttavia il totale è approssimato per difetto, in quanto l’indagine riguarda solo le imprese private, circa 307. Infatti quanti siano esattamente gli staguer nella pubblica amministrazione e nel mondo del no profit è ancora un mistero. Il dato che è emerso è il seguente: appena il 9, 1% dei tirocini oggi si converte in un contratto di lavoro. Come è stato detto durante il convegno organizzato da La Repubblica degli Stagisti a Milano il 4 giugno, in Italia gli stage, spesso, non sono una porta aperta nel mondo del lavoro ma socchiusa.

Da cosa o da chi dipenda tutto quanto rischia di diventare un infruttuosa caccia all’uomo, o all’azienda cattiva e dato che generalizzare è diventato spesso un modo semplicistico per tagliare corto sarebbe interessante parlare piuttosto di quelle organizzazioni che propongono percorsi, di primo approccio al lavoro, virtuosi e corretti.

La Repubblica degli Stagisti decide di percorrere questa strada e lo fa in due modi. In primo luogo premiando sei meritevoli aziende con un RdS Award. Tra queste figurano: TetraPack per il miglior rimborso spese (“800 euro netti, 1.100 euro netti e palestra aziendale per gli stagisti residenti a più di 40 km dalla sede”), Everis per il miglior tasso di assunzione post stage (90% , quasi tutti a tempo indeterminato), PwC per il miglior utilizzo dell’apprendistato (circa 100 giovani inseriti direttamente nel 2013). Sono stati assegnati, poi, tre premi speciali, “candidati”, “miglior progetto youth employment” e “piccola azienda”, andati rispettivamente a Ferrero , Nestlè e SIC , servizi integrati e consulenze.

In secondo luogo inserendo le 28 realtà aziendali, di tutti i settori, che si sono distinte per il modo in cui “trattano con rispetto i giovani che si inseriscono in stage o con contratto” in una guida intitolata “BestStage2014″, un e-book scaricabile gratuitamente dal sito.

“L’ e-book vuole fare il punto della situazione sull’universo stage e fornire a tutti i giovani che stanno attraversando il momento di passaggio dalla formazione al lavoro, o compiendo i loro primi passi nel mondo del lavoro, una bussola per orientarsi, conoscere i numeri, le leggi, le novità” si legge nel sito.

È anche vero che in questi ultimi decenni il mondo del lavoro ha subito una radicale trasformazione rompendo la cristallizzazione nel tempo del posto fisso verso un mercato dinamico e flessibile, allineandosi con i modelli di altri stati. Fino a qualche decennio fa questa struttura era impensabile. Mi chiedo, potrebbe rappresentare lo stage un modo per formare ed educare i giovani ad un approccio lavorativo nuovo, che preme per affermarsi?

La Battaglia delle Idee: Diego Orzalesi ed il social media listening [INTERVISTA]

Diego Orzalesi

Oggi conosciamo un altro speaker de La Battaglia delle Idee: Diego Orzalesi – web marketing strategist e social media manager, founder di FritumuvHootSuite Italian ambassador. A proposito del suo speech Hashtag: strumenti e tecniche di performance, programmato per il 5 luglio alla #BattleSA, gli abbiamo posto alcune domande sul tema.

Se vuoi partecipare all’evento, prenota il tuo ticket gratuito qui!

Quali sono i pregiudizi più comuni sulla performance degli hashtag?

Spesso, sempre meno fortunatamente, le aziende non hanno ben chiaro che cosa sia un hashtag, quindi ancor meno come possa essere usato in maniera propria. Probabilmente il # è considerato ancora un carattere strano, poco comune nella quotidianità comunicativa, specie tra i non nativi digitali, mentre ad esempio la @ risulta oramai sdoganata 🙂

Hashtags
Chi non ne conosce le potenzialità tende a minimizzarne l’importanza, mentre è un elemento fresco ed attuale, importante per il branding, per la stimolazione delle conversazioni, per l’ascolto, specie ora che può essere usato su molti social. Ogni azienda dovrebbe avere un hashtag ufficiale così come ha un logo e crearne di specifici per specifiche campagne o eventi, integrandoli nelle propria strategia comunicativa crossmediale. Talvolta invece si teme che possano svilupparsi filoni di conversazioni fuori luogo o ironiche che se associate ad un hashtag risultano naturalmente meglio individuabili, quindi peggiori per la reputazione.

Quali aziende citeresti come modelli nel social media listening?

Non ti farò dei nomi 🙂 Sicuramente le aziende del settore turistico spiccano tra le pmi per le attività di ascolto: sono abituate al fatto che i loro clienti parlino di loro post soggiorno e sanno benissimo quanto la reputazione, quindi il proprio branding e quello della destinazione influisca sulle scelte del turista e determini in parte le strategie di pricing. Questo porta ad utilizzare le tecniche di ascolto (per topic e/o in base alla posizione) per monitorare i competitors, per integrare le strategie di content curation focalizzandosi sull’amplificazione di contenuto esperienziale generato dagli utenti o per fare innovazione di prodotto. In altri settori il social media listening è più maturo nelle grandi realtà con forte vocazione al B2C, sia per monitorare il sentiment di mercato che per seguire/amplificare campagne o eventi specifici.

firenze

Qual è il tuo hashtag preferito? 🙂

Beh.. qui sono di parte. Probabilmente il mio hashtag preferito è #tuscanygram, coniato circa 2 anni fa su Instagram per un mio personale progetto di valorizzazione territoriale della terra che tanto amo, la Toscana, e veicolato dall’omonimo account. Ad oggi le foto taggate #tuscanygram sono oltre 80k. Può essere un semplice esempio di come da un lato si possa invogliare l’utilizzo di un hashtag e dall’altro utilizzare l’ascolto per individuare il contenuto taggato, in questo caso per veicolare e amplificare i contenuti all’esterno di Instagram.

Facebook Marketing: come sviluppare business sui Social Network?

Facebook Marketing: come sviluppare business sul Social Network?

© nanomanpro - Fotolia.com

Impossibile ormai ignorare la centralità di Facebook come strumento di business: a giugno 2014 Facebook ha festeggiato infatti 30 milioni di piccole imprese attive con una pagina aziendale sui propri canali. Con Facebook si possono raggiungere nuovi utenti e creare nuovi mercati. Per farlo è però necessario essere di persone in grado di coniugare conoscenze tecniche con abilità creative e relazionali.

Corso Online in Facebook Marketing [Settembre 2014]

Il Corso Online in Facebook Marketing si propone di mostrare strumenti e tecniche per rendere sempre più efficiente la propria presenza, adottando i tool di profilazione e advertising per andare a raggiungere il proprio target di utenti e clienti. Oltre alla definizione delle strategie, si tratterà il monitoraggio dei risultati raggiunti, per avvicinare sempre più la presenza sui social network alla vendita, giustificando gli investimenti intrapresi online.

▨ Come progettare una strategia efficace di Marketing su Facebook?
▨ Come lanciare e gestire al meglio la propria pagina Facebook aziendale?
▨ Come misurare le azioni e le performance quotidiane e l’efficacia nel medio-lungo periodo?
▨ Come creare dei contenuti e un piano editoriale social che funzioni?
▨ In che modo sfruttare Facebook come facilitatore di Social Commerce?
▨ Come trovare nuovi clienti ed espandere il proprio business grazie a Facebook?

Vuoi un assaggio del corso? Venerdì 5 settembre dalle 18 alle 18.40 circa partecipa al Free Webinar di presentazione.

#ninjaFB

Il programma del corso

  • Le Brand page: come utilizzarla al meglio
  • Content Strategy: ideare palinsesti di contenuto per target specifici
  • Facebook Insight: come misurare l’interazione con gli utenti
  • Facebook Advertising: come trovare nuovi utenti su Facebook
  • Creazione ed impostazione delle campagne
  • Strumenti avanzati di gestione: il Power Editor per le campagne di advertising
  • Mobile: come gestire le campagne per chi usa il social network da smartphone e tablet
  • Wildfire e tool di gestione per contest & sweepstakes
  • Strumenti di profilazione: imparare a selezionare il target delle nostre attività sul social network
  • Le applicazioni Facebook: perché e come idearle, casi di studio
  • Case history: Le migliori campagne creative e promozionali che utilizzano Facebook

Ninja Master | Lorenzo Viscanti

Lorenzo Viscanti


Social Media Strategist & Founder @ Mapendo
Laureato in Ingegneria e grande appassionato di comunicazione, assieme a Facebook progetta lo sbarco ufficiale della piattaforma di marketing in Italia, è fondatore di Mapendo, una realtà che si occupa di marketing mobile e content marketing, sostenendo le vendite con strategie di contenuto per aziende che operano online.

Ninja Master | Laura Saldamarco

Laura Saldamarco

Social Media e Digital Specialist @ Gruppo Finelco
Laureata in Pubblicità e Design Strategico, ha seguito il lancio di IKEA sui canali social e la crescita dei relativi profili per oltre due anni. Dopo IKEA, approda in Finelco, gruppo radiofonico italiano, per gestire e coordinare la comunicazione social delle 3 radio proprietarie: Radio 105, Virgin Radio Italy, Radio Monte Carlo.

Vantaggi del Corso Online

✔ Puoi seguire i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
✔ Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
✔ Question Time in diretta per esporre dubbi e domande e interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Attestato di partecipazione

SCONTO EARLY BOOKING

Fino al 9 settembre: 249 €
Dal 10 settembre: 299 €

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA.

Ninja social oroscopo dal 26 Giugno al 2 Luglio

Il passaggio di Venere in Gemelli rende l’amore per tutti i segni d’Aria una meta da raggiungere e molti Gemelli, Bilancia e Acquario coroneranno un sogno d’amore. Vergine, Sagittario e Capricorno punteranno i piedi per tornare al centro delle attenzioni del partner, mentre Pesci, Scorpione e Leone si crogioleranno nei traguardi raggiunti dall’inizio dell’anno tirando per un po’ i remi in barca. Splendida settimana  per Ariete e Toro, mentre per i Cancro in arrivo strepitose oppurtunità!

 

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Solo pochi mesi fa il web lodava la campagna #whipit di Pantene, una comunicazione potente contro le etichette di genere di cui ci aveva parlato la nostra Nunzia Falco Simeone. Oggi il brand di proprietà di P&G ci propone un video simile per intenti, ma che sembra stia lasciando dietro di sé più dubbi che approvazione.

Sorry, not Sorry“. Scusateci, non chiediamo scusa. Questo il messaggio motivazionale ed emancipatore di Pantene, che ci tiene a sottolineare come le donne tendano a chiedere spesso scusa, anche quando non sarebbe necessario, anche andando oltre alla semplice educazione.

Tra le protagoniste dello spot c’è chi chiede scusa per attirare l’attenzione dell’interlocutore, chi lo fa dopo che un maldestro uomo le ha inavvertitamente urtate, chi prima di tirarsi addosso la coperta del letto. Situazioni che per molti stonano con la potente premessa dello spot.

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Non a caso quasi un commento ogni due su YouTube tende a focalizzarsi su questo punto: un femminismo un po’ svuotato, tirato per i capelli, che prende l’educazione e le normali convezioni comunicative come pretesto per dare forzatamente seguito ad una campagna che fu apprezzatissima.

Il rischio in operazioni di questo tipo è quello di ingrigire la bellezza di iniziative in grado, in passato, di generare conversazioni prima ancora che acquisti, e dare forza a chi sostiene l’importanza di insegnare alle donne ad avere più autostima in sé stesse: sta succedendo anche a Dove, i cui spot iniziano ad essere oggetti di contro-narrazioni nel web (soprattutto dopo la campagna “Patches“, che alcuni, tra cui Forbes, ha definito addirittura oltraggiosa).

Insomma, guardate il video e fateci sapere se anche secondo voi siamo di fronte ad un altro caso di gender washing oppure no.

Il business musicale dal punto di vista dell'impresa: Laura Mirabella racconta Deezer [INTERVISTA]

All’interno dell’analisi sul cambiamento del business musicale ai tempi dello streaming, abbiamo iniziato a confrontare il mercato discografico con la “generazione internet” e con i nuovi modelli di distribuzione in cloud.
Da questo momento in poi, il rapporto musica-tecnologia viene osservato da diversi punti di vista, quello dell’editore, quello del critico musicale, quello dell’artista, quello del produttore e quello dell’impresa.

Deezer, il punto di vista dell’impresa

Abbiamo visto come lo streaming sia diventato il modo preferito per ascoltare musica.

La generazione dei nativi digitali ha accesso tanto alla diffusione e all’ascolto di musica in massa, on-line e spesso gratuitamente, quanto ai modi di produzione, dando così il colpo di grazia agli ultimi sussulti di un’economia morente, quella basata sulla vendita del disco da parte delle grandi etichette.

Secondo dati Nielsen, con la digitalizzazione il fatturato dell’industria musicale è diminuito infatti del 62% in dieci anni e la spirale discendente ha toccato il fondo tra il 2011 e il 2012. Con una leggera ripresa dell’1% nel 2013, la speranza è che il periodo più nero del settore sia finito.

Questi numeri si spiegano perché mentre le gradi etichette discografiche lottano per mantenere ancora il privilegio di vendere dischi in tutto il mondo, sia in analogico che in digitale, dal tempo i modelli peer-to-peer in streming, in aumento negli ultimi anni, hanno reso la vendita del disco alla base di un modello di business non più redditizio.
Parallelamente la generazione internet sta guidando i cambiamenti di mercato e controlla l’offerta avvalendosi delle nuove forme di distribuzione e di fruizione del prodotto musicale.

Scaricare musica, guardare video su YouTube, costruirsi playlist su Deezer, seguire gli account Soundcloud e Instagram dei musicisti, condividere le loro canzoni su Twitter o su Facebook, sono funzioni di una nuova società della comunicazione che la sociologia non ha ancora messo a fuoco e che attraverso questi approfondimenti proviamo ad anticipare.

Avevamo già presentato ai nostri lettori Laura Mirabella, country manager Deezer per l’Italia, quando un anno fa presentavamo Deezer, la prima piattaforma dedicata allo streaming musicale che ha conquistato il mondo, molto prima di Spotify.

Da oggi Deezer si integra a Google Chromecast: dallo streaming all’home entertainment

Ma torniamo a parlarvene perché da oggi Deezer viene integrata con Google Chromecast e in questo modo tutte le migliori funzioni Deezer disponibili su mobile saranno disponibili in diretta anche sulla tv per un’esperienza innovativa di home entertainment.
L’integrazione include una nuova funzione che permette a più utenti di interagire con l’app contemporaneamente sulla stessa TV per una nuova frontiera della condivisione musicale.

Deezer è la piattaforma di ascolto musicale più flessibile al mondo sia in termini di accessibilità e funzionalità, da qualsiasi device: smartphone, tablet, PC di casa e ufficio, sistema audio domestico, auto, TV di ultima generazione e tutti i device che saranno connessi.

L’accesso alla propria musica preferita è possibile, sia online che offline, quindi anche senza connessione di rete.
Nell’ottobre del 2012, Deezer ha ricevuto investimenti per 130 milioni di dollari, utilizzati per accelerare lo sviluppo globale e per portare la musica a tutti e ovunque.

Se dovessimo definire Deezer con delle cifre, sarebbero queste:

182, i Paesi nei quali Deezer è attivo e in crescita.
100 milioni, il numero di playlist già create dai 10 milioni di utenti attivi ogni mese su Deezer.
30 milioni, i di brani disponibili on demand nel catalogo Deezer.
5 milioni, il numero di abbonati al servizio a pagamento.
70, la percentuale delle persone che provano il servizio decidono di abbonarsi.
90, la percentuale di soddisfazione degli abbonanti.
60, le ore di utilizzo medio mensile di Deezer Premium+.
8, gli anni di successo dal giorno del lancio del,a startup, nel 2007.

Ho voluto confrontarmi con Laura su questa evuluzione e queato è il risultato del nostro confronto.

Qual è la forza di Deezer?

“Deezer, nonostante sia il primo servizio di streaming di musica di portata mondiale, ha un’attenzione quasi maniacale alla caratterizzazione del servizio nei Paesi in cui opera.
Questo garantisce la disponibilità di un catalogo tra i più completi a livello globale e un’offerta ritagliata su abitudini e tradizioni del Paese. Tutto ciò è possibile grazie ad un team di editor, che agisce localmente in ogni country o area geografica in cui Deezer è presente e ascolta – ogni settimana – tutte le nuove release delle case discografiche.

La musica proposta sulla nostra piattaforma è poi il frutto di un algoritmo che riesce a proporre il meglio dell’uomo e della macchina, grazie al mix di suggerimenti che derivano sia dagli ascolti precedenti che dai contenuti proposti di nostri editor, aumentando così l’orizzonte della scoperta. Ne è un esempio Flow, una funzionalità rivoluzionaria che crea un canale radio personalizzato con una selezione di musica preferita, senza limiti di tempo.

Inoltre, la user experience di Deezer è più semplice e immediata essendo più grafica, caratteristica molto rilevante quando si parla di servizi innovativi.

Da ultimo, Deezer è sempre all’avanguardia: abbiamo dimostrato spesso di arrivare per primi a sfruttare le ultime frontiere della tecnologia. Il nostro obiettivo è quello di rompere le barriere di accesso alla musica, per questo abbiamo scelto innanzitutto di essere disponibili sul web, garantendo l’accessibilità al servizio anche dall’ufficio o da un qualsiasi pc, prima di sviluppare un app anche per desktop. Per lo stesso motivo siamo sempre “on time” nel rilasciare app per i nuovi sistemi operativi o nuove funzionalità per il servizio. L’ultimo esempio è il nostro lancio, oggi, dell’integrazione con Google Chromecast, la chiavetta che consente di fruire dei contenuti disponibili sullo smartphone direttamente sulla TV di casa, rendendo quest’ultimo un telecomando”.

In che cosa consiste la “human curation” di cui Deezer va orgoglioso?

“La human curation è la caratteristica fondante di Deezer, un’ intuizione già caratterizzante ma che sarà sempre più importante man mano che il mercato diventerà più maturo, perché gli utenti saranno sempre più esigenti. Il nostro team di editor lavora quotidianamente per aggiornare i contenuti proposti, per mantenere il catalogo completo e dare il giusto risalto a quello che succede di interessante nel mondo della musica. Promuoviamo artisti di ogni genere musicale, anche indie, e diamo sempre un po’ di spazio ad artisti emergenti perché la scoperta di nuova, buona musica non si fermi mai”.

In che modo servizi come Deezer possono integrarsi con altri canali di comunicazione online e ottenere viralità anche in momenti di intrattenimento offline?

“Deezer è integrato al 100% con Facebook e Twitter, perché la musica è per sua natura “social”: è il primo contenuto condiviso in rete. Quindi la viralità si ottiene facilmente consentendo ai clienti, oltre che di collegarsi e seguire i propri amici su Deezer, di condividere la musica che ascoltano, sia online che offline.

È chiaro che la modalità offline è più intima perché non richiede la connessione alla rete, ma concorre agli ascolti del cliente quindi è comunque tracciata tra le informazioni del profilo di chi segui o di chi ti segue”.

Ritieni che business model di servizi in streaming come Deezer permetteranno ricavi importanti affinché il settore possa essere sostenuto nel lungo periodo? Quali sono gli attori di questa filiera a guadagnarci di più?

“Il business model dei servizi di streaming funziona su larga scala. Il margine unitario di questi servizi è infatti basso, dato che la gran parte dei ricavi viene girata alle case discografiche e alle collecting society.

Quindi, la chiave di volta sta nei volumi: solo con i grandi numeri si può avere un business profittevole. Per questo è molto importante essere global, come Deezer che è aperto praticamente in tutto il mondo.

In questo modo, la somma dei clienti world-wide aiuta a creare la massa critica sufficiente.
Relativamente alla spartizione dei guadagni, credo che tutti dovremmo spingere perché a guadagnarci di più siano gli aventi diritto finali, ovvero gli artisti e gli autori”.

Cosa significa, dal punto di vista di chi si occupa di musica in questo momento, fare cultura digitale?

“La cultura digitale del Paese è fondamentale per chi si occupa di musica e non solo. L’Italia è ancora piuttosto indietro e per fare education sul mercato servono diversi elementi: servizi semplici da utilizzare, molta comunicazione e offerte che abbattano la principale barriera alla possibile curiosità degli utenti di provare nuovi servizi: il prezzo.

Bisogna quindi investire in comunicazione, usabilità e nel sovvenzionare in parte il costo del servizio, come si fa con l’approccio Freemium, che consente un accesso totalmente gratuito anche se con alcune limitazioni di servizio e poi l’accesso al servizio completo grazie al pagamento di un canone di abbonamento.

Dal punto di vista delle istituzioni, invece, è necessario sensibilizzare i consumatori ad un utilizzo legale e consapevole dei contenuti digitali”.

Domanda provocatoria: tra pirateria e Siae, chi danneggia di più il business musicale? Qual è la riforma più urgente di cui abbiamo bisogno?

“La cultura digitale, a mio avviso, deve essere guidata sotto molti punti di vista sia da entità istituzionali che dall’industry stessa.
Quindi, via al lavoro di innovazione sia degli strumenti di controllo della pirateria che di riscossione dei diritti.

Per avere, dopo l’equo compenso, un sistema di compenso aggiornato, affidabile e, infine, equo. Il dibattito in questi giorni è molto caldo: e questo potrebbe essere il punto di partenza per cominciare un dialogo costruttivo relativamente al tema della massimizzazione dei ricavi”.

So che in pentola bolle qualcosa di importante e che nei prossimi mesi ci aspettano sorprese da parte di Deezer: un’anteprima esclusiva per Ninja Marketing?

“Deezer è da sempre all’avanguardia in termini di arricchimento delle funzionalità e di miglioramento della customer experience. Lo dimostra da ultimo il lancio dell’integrazione con Google Chromecast.

Anche in questa occasione abbiamo dimostrato di essere attenti a raggiungere i clienti su tutti i device che sia collegabili alla rete, mantenendo il nostro obiettivo di rompere le barriere di accesso alla musica. Per il prossimo futuro, chissà, magari parleremo di qualche importante novità anche a livello Italia…”

La Settimana Mondiale del Luogo Comune, l'evento Facebook che ha spopolato

“Non ci sono più le mezze stagioni”, “Si stava meglio quando si stava peggio”, “Ho un profilo Facebook ma non ci vado mai”…

Come sappiamo Facebook è un canale sul quale nascono molte tendenze che influenzano il nostro comportamento e ci portano a compiere gesti col semplice fine della partecipazione. Siamo stati testimoni di molte di queste nell’ultimo anno, in particolare delle varie nomination (tra tutte, la peggiore, la NEKNomination).

La scorsa settimana, invece, in Italia abbiamo assistito ad un trend dal gusto leggero e che ha preso piede grazie ad un principio completamente diverso da quello della nomination. Stiamo parlando della Settimana Mondiale del Luogo Comune, un evento creato da tre ragazzi per gioco, che però si è diffuso a macchia d’olio su tutto il territorio.

Lo scopo era semplicemente condividere con i partecipanti uno o più luoghi comuni, postandoli sulla pagina dell’evento. Sorvolando sul fatto che molti non avessero ben chiaro il concetto di luogo comune, possiamo analizzare come ha fatto quest’evento a diventare virale.

Il fenomeno si è diffuso ad una velocità enorme attraverso le bacheche che hanno cominciato a riempirsi dei post degli amici che scrivevano frasi sulla bacheca di quest’evento. E quando molti hanno cominciato a trovare nel feed post del tipo “Caio -> La Settimana Mondiale del Luogo Comune: La frutta non è più buona come una volta”, la curiosità ha vinto. Ed insieme all’invasione delle bacheche, è stato questo il fulcro del motivo della diffusione dell’evento: la libertà di scegliere se partecipare o meno.

Mentre le nomination forzavano a partecipare – con il risultato che molti si rifiutavano di farlo (per fortuna, per quanto riguarda le NEKNomination) -, la Settimana Mondiale del Luogo Comune ha conquistato gli utenti col solo potere della curiosità e della leggerezza di lasciare una frase in bacheca. Così, visto che per scrivere sulla bacheca dell’evento era necessario parteciparvi, alla fine della “Settimana”, coloro che avevano aderito erano oltre 250mila.

Ora, sulla cresta dell’onda del successo di questo evento, e un po’ come succede ogni volta che qualcosa diventa virale, c’è già chi cerca di replicare. Ad esempio ora siamo nella “Settimana Mondiale della Domanda Stupida“.

Quindi, secondo voi, “Riuscirà Goku, il nostro eroe, ad avere la meglio?” 😉

8 gadget “waterproof”: un'estate senza rischi per il vostro device

8 gadget “waterproof”: un'estate senza rischi per il vostro device

Foto via ciakcellulare

Arriva l’estate e per noi hi-tech addicted è difficile non avere sempre a portata di mano i device! Ma l’acqua e l’elettronica, si sa, sono da sempre acerrimi nemici così Mashable ci propone 8 gadget per vivere vacanze di vero relax e di esclusivo digital enjoy!

#1 La custodia per smartphone

8 gadget “waterproof”: un'estate senza rischi per il vostro device

La custodia ‘Preserver’ di Otterbox ripara dall’acqua e senza alcun indugio il vostro smartphone. Disponibile per iPhone 5 e 5S e per il Galaxy S4 e S5 della Samsung costa 89.95 $.
Ecco il video che presenta il prodotto:

#2 Il sacchetto impermeabile

8 gadget “waterproof”: un'estate senza rischi per il vostro device

Un vero e proprio sacchetto grande a sufficienza per inserirci non solo lo smarphone ma anche altri device, il prodotto di Bed Bath and Beyond è colorato, pratico ed ermetico. Gli inserti in gommapiuma gli permettono di galleggiare e di essere vostro a soli 9,99 $

#3 L’MP3

8 gadget “waterproof”: un'estate senza rischi per il vostro device

Si, potrete ascoltare la musica anche in acqua: ecco l’MP3 con cuffie avvolgenti e integrate, tutto in uno! Il pratico gadget targato Sony vi darà la possibile di andare fino a sei metri sott’acqua a ritmo della colonna sonora estiva che più preferite. Con 4 GB di memoria potete caricare fino a 900 canzoni direttamente dal vostro pc. Disponibile sullo store di Sony costa 99.99 $

#4 La custodia per iPad

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Anche il nostro iPad necessita di una custodia che lo preservi dall’acqua: ecco Nuud, l’accessorio che protegge il tablet Apple anche da urti e vi da la possibilità di portalo 6 metri sott’acqua per al massimo un’ora. Costa 123.99 $ e si acquista su Amazon.

#5 Il caricabatterie

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Un caricabatterie a energia solare e che è anche resistente all’acqua: Joobs sembra essere il gadget dell’estate per eccellenza, da portare al mare e in montagna affinchè smartphone, lettori mp3, dispositivi GPS e videogiochi portatili non ci abbandonino mai! E’ disponibile su Amazon a 144 $.

#6 L’altoparlante

8 gadget “waterproof”: un'estate senza rischi per il vostro device

Nuovo sul mercato Mira by Braven è l’altoparlante waterproof che si trasporta con facilità grazie a un pratico gancio. Dotato di bluetooth ha anche un’ app che permette di sincronizzarlo con le nostre playlist musicali preferite e di collegarlo a Spotify. Costa 99,99 $ e si acquista sul sito Internet dell’azienda.

#7 La fodera

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Smartskin Condom è una fodera per lo smartphone che non lo rende resistente all’acqua al 100% ma è molto comoda e pratica. Il prodotto assicura comunque una barriera per gli schizzi di acqua. Disponibile per iPhone 4/4S e Samsung S3/S4 costa $15.09.

#8 L’astuccio

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Per essere sicuri che iPad, Tablet ed eReader resistano alle intemperie dell’acqua la soluzione ottimale può essere Pyle, l’astuccio che avvolge totalmente il device dandovi anche la possibilità di collegare le cuffie. Resiste fino a tre metri sott’acqua e costa 31 $ su Amazon.

Allora Guerrieri avete scelto l’accessorio che più si adatta alle vostre esigenze?! Noi… forse li compreremo tutti!
Buona digital estate 😎 and Be Ninja!

50 citazioni dal Cannes Lions 2014 che rimarranno nella storia

Cannes Lions

Da un articolo dell’Huffington Post, 50 citazioni dal Cannes Lions 2014 che rimarranno nella storia.

1. “Oggi come non mai, è la società di massa che crea la cultura. Noi marketer abbiamo il compito di nutrirla.” -@gannon_jones –  Head of Brand Marketing presso MillerCoors

2. “L’ultima persona che vorrei nel mio team è quella che dice: “Ehi, ma questo non c’è sulla mia job description.” – @neiltyson – Astrophysicist

3. “Creare grandi brand significa mescolare magia, logica, arte e scienza.” –  @keithweed – Chief Marketing and Communications Officer presso  Unilever

4. “La creatività si può descrivere come  un lasciarsi abbandonare dalle certezze.” – Gail Sheehy – Author

5. “Regola dello storytelling: se un personaggio viene spinto contro un muro, spingilo  violentemente.”  – Aaron Sorkin –  Writer

6. “Il cuore sa oggi che cosa la nostra mente imparerà domani.”– @ThamKhaiMeng – Worldwide Chief Creative Officer di Ogilvy & Mather

7. “Metti in conto che una buona idea può essere bocciata.”  – Spike Jonze – Director

8. “Devi essere in grado di nuotare nel mare delle reazioni negative”  – @kanyewest

9. “Il silenzio non è una scelta in un mondo socialmente connesso.” – Wendy Clark @wnd – Coca-Cola Marketing Chief

10. “Con tutti questi Numeri Uno, la pressione sale.” – David Wise – Olympic Gold Medalist

11. “Non c’è mai stato un premio per la creatività come questo.  Dovrebbe essere un’occasione per emergere dalla massa confusa.” – @keithweed – Chief Marketing and Communications Officer di Unilever

creatività, idea

12. “La longevità è fatta di cicli. Nessuno ci arriva in un colpo solo.” – @RobLowe – Actor

13. “Ciò che conta non è usare la tecnologia per questioni di efficienza, ma per creare  emozioni in grado di colpire le persone.” – Yasu Sasaki – Executive Creative Director di Dentsu

14. “Pensa come un marketer.  Comportati come un intrattenitore.  Agisci come una tech startup.” – PJ Pereira – Chief Creative Officer di Pereira & O’Dell

15. “Se iniziassimo a pensare che anche le donne sono in grado di comandare, non saremmo troppo sorpresi quando lo fannoveramente.” – @sherylsandberg – COO Facebook

16. “Lo sport unisce i migliori valori che un essere umano possiede.” – Marcello Serpa – Creative

17. “Quelli che vincono ti ameranno. Quelli che perdono ti odieranno. Entrambi sono delle opportunità.” – Ash Bendelow – Managing Director di Brave

18. “Nella moda c’è una connessione con il brand tale che il contenuto non è percepito come invasivo.”  – @pulsefilms

19. “Che tu lavori nel social, nel mobile o nei data, devi fare un passo indietro e pensare a come rendere tutto più semplice.”  – @keithweed – Chief Marketing and Communications Officer at Unilever

20. “Il curioso non è mai stupido.” -@neiltyson – Astrophysicist

21. “Assumo persone non ruoli. Circoscrivere la creatività ai creativi significa limitare tutti. Liberate le idee.”- Michael Lebowitz – Big Spaceship

22. “Dimmi la verità! Rendi la mia vita più interessante oppure lasciami in pace.”  – JaredLeto

23. “Occorre spostarsi da un “marketing per le persone” ad un “marketing con le persone.” – @keithweed – Chief Marketing and Communications Officer di Unilever

24. “Se tutto quello che hai è il tuo lavoro, il tuo lavoro alla fine verrà penalizzato. Devi fissarti un work/life balance.” @RobLowe – Actor

25. “Tutti nasciamo creativi. Ma crescendo perdiamo questa peculiarità. ” -@ThamKhaiMeng – Worldwide Chief Creative Officer di Ogilvy & Mather

26. “Gli errori che commetti dovrebbero essere errori che non ha mai fatto nessuno.” – @neiltyson – Astrophysicist

27. “I brand hanno una posizione e molto spesso non hanno un punto di vista.” – David Alberts – MOFILM

28. “Non dire a una donna che è preopotente. Dille che ha capacità di leadership”  – Sheryl Sandberg – COO Facebook

29. “Sappiamo che i sogni sono il carburante dell’innovazione.”  – Bertrand Piccard – Co Pilot di Solar Impulse

sogni

30. “I brand ci stanno vendendo l’autostima per associazione. Dobbiamo possedere i nostri brand.” – Kanye West

31. “Se una campagna pubblicitaria è fantastica, allora è trascendentale. E’ arte.” -@JaredLeto

32. “Cerco di non fossilizzarmi troppo nel comprendere perché agisco in un certo modo. L’unica cosa che so è che devo farlo.”  – Ralph Fiennes – Actor

33. “Vorrei riceve un messaggio uno a uno da un brand, prodotto o servizio che mi piace? Assolutamente!” – @sherylsandberg – COO Facebook

34. “Se senti che il tuo lavoro ti sta schiacciando, un’idea brillante può battere la  migliore pubblicità da Super Bowl.” – Courtney Love

35. “Scrivi ciò che ti fa ridere e non ciò che pensi possa far ridere gli altri. – @Aiannucci – Writer/Director

36. “Il prossimo passo è l’intreccio fra storytelling lineare e  social engagement.” – Jeffrey Katzenberg – CEO di DreamWorks Animation

37. “La velocità batte la perfezione.”  – Wendy Clark @wnd – Coca-Cola Marketing Chief

38. “Il ponte tra la realtà e i sogni è il lavoro.” – @JaredLeto

39. “Le piattaforme social sono la strada per cosa guardare e quando guardarla.”  – @MakerStudios

40. “Noi siamo i creativi con i denti. Sappiamo che le idee sono molto più importanti del nostro benessere.”  -@kanyewest

41. “Il nuovo ruolo delle agenzie sarà quello di porsi come designer di spazi narrativi per i brand.” – @Sid_Aarki – CEO of Aarki

42. “Mi piace basare i miei giudizi sul fattore dell’invidia.” – Promo Lions Juror

43. “Produciamo il 15% del contenuto. L’85% lo produce il consumatore.” – Wendy Clark @wnd – Coca-Cola Marketing Chief

44. “Una parte importante di chi ha a che fare con le relazioni è destinata alla condivisione di valore: cosa sei tu davvero e cosa autenticamente ci rappresenta?” – @SteveStoute – Translation

45. “Dobbiamo superarci creando storie sempre meno lineari e più immersive.” – @gastonleg – Worldwide Chief Creative Officer di SapientNitro

storytelling

46.”Non ci sarebbe stato nessun Beats senza l’accordo con Samsung.” – Kanye West

47. “Smettila di fare pubblicità! Inizia a produrre contenuti.” – @erin_mcpherson – Chief Content Officer di Maker Studios

48. “Dobbiamo impegnare le nostre energie nel lavoro che conta. Non si tratta di farne di più, ma di farne MEGLIO.” – Wendy Clark @wnd – Coca-Cola Marketing Chief

49. “La creatività non è un verbo ma un sostantivo. Fermiamo tutte le attivitù e i processi e concentriamoci su come essere davvero creativi .” – RP Kumar – EVP International Strategic Planning di Ketchum

50. “Fa’ bene, ma veramente bene solo le cose importanti, non tutto.” – Ash Bendelow