Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Solo pochi mesi fa il web lodava la campagna #whipit di Pantene, una comunicazione potente contro le etichette di genere di cui ci aveva parlato la nostra Nunzia Falco Simeone. Oggi il brand di proprietà di P&G ci propone un video simile per intenti, ma che sembra stia lasciando dietro di sé più dubbi che approvazione.

"Sorry, not Sorry". Scusateci, non chiediamo scusa. Questo il messaggio motivazionale ed emancipatore di Pantene, che ci tiene a sottolineare come le donne tendano a chiedere spesso scusa, anche quando non sarebbe necessario, anche andando oltre alla semplice educazione.

Tra le protagoniste dello spot c’è chi chiede scusa per attirare l’attenzione dell’interlocutore, chi lo fa dopo che un maldestro uomo le ha inavvertitamente urtate, chi prima di tirarsi addosso la coperta del letto. Situazioni che per molti stonano con la potente premessa dello spot.

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Torna la campagna ShineStrong di Pantene, ma non convince [VIDEO]

Non a caso quasi un commento ogni due su YouTube tende a focalizzarsi su questo punto: un femminismo un po’ svuotato, tirato per i capelli, che prende l’educazione e le normali convezioni comunicative come pretesto per dare forzatamente seguito ad una campagna che fu apprezzatissima.

Il rischio in operazioni di questo tipo è quello di ingrigire la bellezza di iniziative in grado, in passato, di generare conversazioni prima ancora che acquisti, e dare forza a chi sostiene l’importanza di insegnare alle donne ad avere più autostima in sé stesse: sta succedendo anche a Dove, i cui spot iniziano ad essere oggetti di contro-narrazioni nel web (soprattutto dopo la campagna "Patches", che alcuni, tra cui Forbes, ha definito addirittura oltraggiosa).

Insomma, guardate il video e fateci sapere se anche secondo voi siamo di fronte ad un altro caso di gender washing oppure no.

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