La Battaglia delle Idee 2014: le slide di workshop e seminari

Guerriero, hai partecipato a La Battaglia delle Idee e vuoi rinfrescarti la memoria sulle cose interessanti che hanno detto i nostri magnifici speaker? Oppure non sei venuto e vuoi recuperare le informazioni che ti sei perso?

Ecco le slide degli interventi che si sono susseguiti lo scorso  weekend sul palco del Teatro Ghirelli e nella Sala Ninja Academy. Buona lettura!

Un benvenuto alle startup contagiose! – Mirko Pallera, CEO Ninja Marketing

Hashtag: strumenti e tecniche di performance. – Diego Orzalesi, Italian Ambassador Hootsuite

Come creare un’app addictive. – Adele Savarese, editor in chief Ninja Marketing

Keep calm and scale: come tenere duro e puntare al milione. – Emanuela Zaccone, co-founder TOK.tv

PR e media relation per startup. – Giancarlo Panico, Comunicazione FERPI

Cosa non fare assolutamente sul cloud! – Vito Lo Russo, technical evangelist Microsoft

Come fare coworking e networking sul territorio. – Alice Soru, head of Open Campus Tiscali

La Grande Guerra tra una battaglia e l’altra: l’hacking civico. – Antonio Prigiobbo, design thinker NAstartup

La vera innovazione è restare. – Roberto Zarriello, founder Resto al Sud

L’intelligenza artificiale al servizio dell’advertising. – Enrico Quaroni, Country manager Rocket Fuel

Strumenti per la social media strategy di una startup. – Filippo Giotto, social media manager Banca Mediolanum

Disrupting Healthcare: quando l’innovazione passa per la salute. – Roberto Ascione, President Razorfish Healthware

Gli errori da non fare con un VC. – Giovanni De Caro, investment manager Atlante Ventures

5 metodi per analizzare lo scenario competitivo. – Valentina Piccioli, metodologa Docebo

I trend UX e UI che ogni startup deve conoscere. – Andrea Giordano, direttore creativo Question Mark

Event Management per startup. – Elena Salzano, owner inCoerenze

Come anticipare il mercato per costruire un modello di business sostenibile. – Lisa Sallusto, country manager Fotolia

Il team è tutto: strategie HR per startup. – Francesco Serravalle, coordinatore CTS Premio Best Practices

Coinvolgere il pubblico sui social media (nonostante algoritmi ostili). – Luigi Ferrara, digital strategist Viralbeat

SSSS: Strategie e Strumenti SEO per Startup! – Fabio di Gaetano, CEO Argoserv

Da Gutenberg a Zuckerberg: da Arpanet ai wearable passando per il 2.0. – Dionigi Faccenda, Sales&Mktg; Domenico Primavera, Sales; Claudia Dondi, Com OVH

Press ed ufficio stampa per startup. – Andrea Schiesaro, AD Mediainformer.it

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai visti

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai visti
Interpretare la musica come si vuole e quando si vuole, consentendo all’utente di realizzare un ascolto attivo e non più solo passivo. Questa è la filosofia alla base del MoovBox, un concept ed un progetto di tre ragazzi italiani, Roberto Maurizio Paura, Gilles Traditi, Francesco Mammetti frequentanti l’ISIA a Roma.

MoovBox è un interessante strumento musicale paragonabile in forma e dimensioni ad una armonica a bocca di nuova generazione (i puristi storceranno il naso lo so) ma che contiene un apparato elettronico in grado di interagire con la musica che si sta ascoltando modificando o anche creando i suoni.

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai vistiIl MoovBox è dotato di connettività Bluetooth, dei LED, due tasti di registrazione e molte altre piccole funzioni che ne fanno uno strumento completo in grado di essere utilizzato in svariati modi. Ad esempio è impossibile impugnare il MoovBox come se fosse il manico di una chitarra ed utilizzare i 7 rulli integrati come fossero delle corde oppure utilizzarlo come fiato attraverso l’apposito bocchettone e modulando il suono attraverso l’interazione con i rulli.

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai visti

Il modo fiato è quello sicuramente più nativo del MoovBox grazie soprattutto al design ispirato a quello delle armoniche a bocca. MoovBox è soprattutto un oggetto tecnologico e lo dimostra anche la presenza nelle estremità di appositi sensori utilizzati appositamente per impiegarlo come una Drum Machine in grado di riprodurre il suono di piatti e grancassa, il tutto a seconda di come il MoovBox viene “sbattuto” su di una superficie.

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai vistiMoovBox è a tutti gli effetti un oggetto tecnologico dal design curioso ed allo stesso tempo intrigante, che consente di coinvolgere i propri amici in una jam session grazie all’apposita App Android che ci consentirà di condividere le nostre creazioni e la nostra musica.

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai visti

Grazie alle sue caratteristiche MoovBox ha partecipato come finalista alla fase finale del Lucky Strike Talented Designer Award, un importante riconoscimento per il concept che ha dato importanza a questo nuovo modo di concepire la musica in cui l’utente diventa protagonista!

Emojli, il social network di sole emoticon: idea ridicola o geniale?

Emojli emoticon

Credits: Anders Rune Jensen

Questa storia di avere app per qualsiasi cosa ci sta sfuggendo di mano. Qualche settimana fa siamo rimasti tutti piuttosto sconcertati dal milione di dollari raccolto da Yo, l’applicazione più ridicola di sempre, la cui unica funzione consiste nell’inviare ai propri contatti l’omonimo richiamo di due lettere. Molti avranno pensato “Se ce l’ha fatta Yo, anch’io posso creare un’app di successo!”.

Ed è proprio ispirati da questa vicenda che Matt Gray e Tom Scott, i protagonisti di una web serie comica inglese, hanno deciso di creare Emojli. Come il nome lascia intuire, si tratta di un social network di sole emoticon dedicato agli utenti mobile.

Sembra una parodia, ma i due assicurano che è tutto vero e che tra luglio e agosto rilasceranno una prima versione dell’app per iOS.

“I social network sono danneggiati”, recita il video promozionale. In un contesto dominato da troll, spam e hashtag, Emojli promette di portare una boccata d’aria fresca: “Qualcosa di più semplice, dove non c’è spam, perché non esiste un’emoticon spam”.

Per il momento su emoj.li è possibile riservare uno username (che naturalmente dovrà contenere sole emoticon) e assicurarsi un invito per poter accedere al social network non appena sarà aperto al pubblico.

Emojli emoticon login

Applicazioni come Yo ed Emojli sono così assurde che sembrano uscite da Silicon Valley, la serie di HBO che prende in giro il mondo degli startupper californiani. Avete presente Nip Alert, l’app sviluppata da Big Head nel telefilm? Beh, date un’occhiata a Nipple (che invece esiste per davvero).

Eppure anche la tanto derisa Yo sembra aver trovato una sua utilità… nell’ambito del conflitto israelo-palestinese. Si, avete capito bene: grazie alla partnership con l’israeliana Red Alert, l’app è ora in grado di mandare uno “Yo!” ai suoi utenti per avvisarli in tempo reale ogni volta che c’è un attacco missilistico contro Israele.

E ora, se volete scusarci, noi ninja andremmo a fare un brainstorming per creare la prossima app di successo 😉

Native Advertising is the new black

Il Native Advertising è ormai una grandissima realtà e anche Netflix ha sperimentato questo nuovo strumento pubblicitario per promuovere la serie Orange is the new black. Sul New York Times è apparso infatti un testo di circa 1500 parole riguardante l’incarcerazione femminile negli Stati Uniti, argomento di cui tratta la serie.

Quello per OITNB è tra i primi esperimenti di Native Adv del nuovo T-Brand Studio del Times

“I progetti funzionano perché noi collaboriamo con i marchi, troviamo storie, cerchiamo trame che non sono come vendere direttamente il prodotto ma che i lettori collegheranno al prodotto ricevendone informazioni utili” – dice Sebastian Tomich – vice presidente del settore pubblicitario del Times e co-ideatore del T-Brand Studio.

Cos’è il Native Advertising?

Con il Native Advertising, un contenuto pubblicitario è visualizzato all’interno dei contenuti offerti al lettori. A differenza della pubblicità tradizionale che ha l’obiettivo di “distrarre” il lettore dal contenuto in modo da comunicare il messaggio, il Native Advertising ha l’obiettivo di “immergere” la pubblicità all’interno del contesto.

Chi progetta e realizza campagne pubblicitarie native, non ha lo scopo di attrarre solo l’attenzione dell’utente, ma desidera creare engagement.

In sostanza si cerca di invogliare qualcuno a dedicare la propria attenzione alla pubblicità facendo in modo che non sembri pubblicità. Ecco che cos’ è il native advertising: convogliare gli utenti su un brand o un prodotto senza forzarli. 

Sono svariati i motivi per cui i brand dovrebbero preferire il native advertising alla pubblicità online tradizionale, in primis la possibilità di associare al brand un contenuto informativo e non intrusivo che stimoli la condivisione. Ce lo dimostra Buzzfeed che non presenta banner pubblicitari e punta tutto su sponsored stories, il che produce un risultato fantastico in termini di brand awareness. Dunque, lo scopo è realizzare dei contenuti connessi in maniera indiretta al brand.

Il Native Adv per Orange Is The New Black

OITNB, per esempio, è uno show che riguarda l’esperienza di una donna in prigione, e la seconda stagione dello show è disponibile da qualche settimana su Netflix. La serie racconta di Piper Chapman, una donna proveniente dal Connecticut, residente a New York, che viene condannata a scontare quindici mesi al Litchfield, un carcere federale femminile, per aver trasportato una valigia piena di soldi illeciti per una trafficante di droga internazionale.

Attraverso la tecnica del Native Adv, il Times non dice mai esplicitamente ai suoi lettori di guardare lo show con i post sponsorizzati a pagamento ma indaga approfonditamente l’argomento delle donne in prigione tramite articoli, informazioni e notizie sul tema.

I Native adv sono ormai un importante pezzo della strategia di guadagno digitale del Times. Sotto la guida di Meredith Kopit Levien, vicepresidente esecutivo del settore pubblicitario del Times, il quotidiano ha introdotto il primo progetto di Native Adv a gennaio. Tra i primi inserzionisti ad usare il prodotto ci sono stati Dell e Goldman Sachs.

Grazie a questa scelta, nel primo trimestre di questo anno, il Times ha interrotto una serie di insuccessi in pubblicità-vendite durato 3 anni, portando un incremento del 3.4% nei suoi ricavi.

Creare contenuti importanti per i marchi con il native adv è solo parte del lavoro. L’altra parte è rappresentata dalla distribuzione. I marchi vogliono “arrivare” ed è per questo che T-Brand studio ha raddoppiato i propri investimenti social. A chi importa quanto grandioso è il racconto se nessuno lo legge?” dice Mark Thompson, CEO del Times.

Native Advertising in espansione

Gli analisti prevedono che entro il 2016 ci sarà il boom degli investimenti per questa nuova forma pubblicitaria. Alexis Caffrey su Memeburn spiega che la il 99.8% dei banner vengono ignorati, mentre i native ad vengono guardati il 52% in più della pubblicità tradizionale.

NativeAdvertising.it riporta infatti questi dati:

Le previsioni sono:
• investimenti per 3 miliardi di dollari entro il 2016;
• il 70% dei creativi afferma che la User Experience è la vera forza della native advertising;
• il 14.3% dei publisher si sono dichiarati propensi a sperimentare questo sistema per incrementare le revenue;
• il 57% degli investitori punterebbero su questo nuovo tipo di advertising;
• il 59% delle agenzie pubblicitarie credono nelle potenzialità di questa nuova forma pubblicitaria.

Google Ventures vola in Europa

Hello Europe from Google Ventures

Due parole e un punto che valgono 100 milioni di dollari, il saluto con cui inizia il messaggio di annuncio dell’arrivo di Google Ventures in Europa.

Una nuova sede a Londra e un investimento iniziale da otto zeri, con un unico e semplice obiettivo:

We want to invest in the best ideas from the best European entrepreneurs, and help them bring those ideas to life.

Dal 2009 il fondo d’investimento del motore di ricerca più famoso al mondo ha già investito in ben 225 società, con diverse exit a favore di Google, Facebook, Dropbox, Yahoo e molti altri.

La sede Londinese

Sono stati resi noti i nomi dei quattro general partner che si occuperanno della nuova sede, solo uno di loro, Eze Vidra ha reso nota la notizia aggiornando la bio di Twitter con la nuova carica e citando i suoi nuovi compagni di viaggio, cioè Tom Hulme, Peter Read e Avid Larizadeh, oltre a Mg Siegler che seguirà la fase di avvio del fondo europeo per poi tornare nella sede centrale. Lo stesso Vidra che qualche giorno fa twittava estasiata durante le conferenze di Digital Venice.

Londra svolgerà il ruolo di hub per tutto il territorio Europeo, nel comunicato sono state citate infatti altre capitali europee come Parigi e Berlino, nessun accenno all’Italia che nel 2015 avrà i riflettori puntati per EXPO e il per global entrepreneurship congress. 

Le ultime acquisizioni

L’acquisizione di Uber per 258 milioni di dollari, rappresenta uno degli investimenti più importante per Google Ventures, in un unico deal più di due volte l’investimento dedicato all’intera Europa, a riconferma di come gli ordini di grandezza tra nuovo e vecchio continente gravitino su ordini di grandezza completamente diversi.

Un fondo che opera in tutte le fasi di sviluppo delle startup, e in diversi ambiti, non solo digitale come si potrebbe essere portati a pensare. Lo dimostra l’investimento in Nest, perla della domotica, acquistata per 3,2 miliardi di dollari.

Non ci resta che attendere di conoscere i termini dei programmi di investimento di Google Ventues ed augurare alle start up tricolori di avere successo nella capitale inglese.

Ninja Digital Factory: i vincitori della prima edizione ci raccontano la loro esperienza

Il percorso della Ninja Digital Factory si è appena concluso, e abbiamo due vincitori: si tratta del progetto A.I.M. – All Italian Museums, un portale di rivalutazione dei beni museali e culturali del nostro Paese, e di SunBooking, un sito-applicazione grazie al quale poter prenotare comodamente lettino e ombrellone nelle zone balneari di tutta Italia.

Tutti e sei i team di lavoro, quindi i progetti della Factory, si sono distinti per caratteristiche originali e un sacco di energia che trasudava letteralmente dalle presentazioni. Alla fine, però, la giuria scientifica ha dovuto scegliere due soli progetti, premiando SunBooking (secondo classificato) con un corso Ninja Academy free per tutti i membri del gruppo, e A.I.M. (vincitore assoluto) con un corso Ninja Academy free e una consulenza di business per Startup digitali da parte di Portolano Cavallo, partner dell’iniziativa.

Abbiamo contatto Marilena Suppa, portavoce del team A.I.M., e Debora Dusina, portavoce del team SunBooking, per far loro qualche domanda a caldo sull’esperienza appena conclusa.

Nipple, l'app per monitorare la tua attività sessuale [INTERVISTA]

nipple app attività sessuale intervistaIl logo e il nome dell’app non lasciano molto spazio alla fantasia: Nipple, che in italiano significa “capezzolo”, è l’app (al momento in versione beta per desktop, presto in versione anche mobile) che ti permette di tener traccia della tua attività sessuale. Stiamo parlando di un sex tracker, o un diario delle vostre prestazioni, se preferite, dove annotare partner, luogo, data, posizione e persino numero di orgasmi!

Vi state chiedendo “Ma davvero c’è chi è anche interessato a usare un’app per monitorare il sesso?”? Ce lo siamo chiesti anche noi! Così, prima di raccontarvi tutto di Nipple, ci siamo fermati a riflettere proprio sul perché dovrebbe funzionare, prendendo in esame il target probabilmente più congeniale: i Millennials, le nuove generazioni nate e cresciute a pane e digitale.

I Millennials sono:

  • metriche-dipendenti. Misurano come pazzi numeri, valori e performance sulle loro attività e su loro stessi, perché il business insegna che solo ciò che è misurabile è potenzialmente scalabile;
  • social addicted. Hanno trovato il modo di accorciare le distanze in modo smart, divertente e virale;
  • mobile oriented. Devono vivere connessi, a casa come in movimento, è imprescindibile.

Bingo! Nipple, the sex tracker, racchiude proprio tutte queste caratteristiche. Ecco perché funzionerà, anzi, funziona già: più di 10mila utenti iscritti, oltre 15mila esperienze sessuali registrate.

nipple come funziona

Tema scomodo, feature border line, tabù sharing: un mix che, com’era prevedibile, ha già sollevato un bel polverone mediatico. Volete saperne di più? Lasciamo la parola a Matteo Sarzana, founder ed evangelist della web app più chiacchierata del momento.

Ciao Matteo! Andiamo subito dritti al sodo. Senza dubbio Nipple si propone come strumento di maggiore consapevolezza della nostra sfera sessuale. Eliminiamo i cattivi pensieri: dacci 3 buoni motivi per convincerci che non diventerà l’app dell’italiano medio, quello che esibisce le proprie prestazioni con gli amici e scatta selfie con l’hashtag #aftersex.

Quando abbiamo creato Nipple, il nostro intento è stato quello di provare a fornire uno strumento alle persone perché potessero comprendere meglio una parte (speriamo) rilevante della loro vita. La sessualità è, infatti, un ambito di cui si parla poco e nei confronti del quale si generano spesso tanti preconcetti, ma se aumentasse la nostra consapevolezza diventerebbe poi più semplice affrontare tematiche legate alla prevenzione e alla cura della persona.

Ognuno può vivere la propria sessualità in maniera diversa, e non possiamo escludere che ci saranno utenti che utilizzeranno Nipple solo per vantarsi con gli amici. Attenzione però: come nella vita vera, si può essere smentiti e andare incontro ad un’umiliazione peggiore.

Per cercare di incontrare le esigenze di tutti, diamo la possibilità di creare un profilo che può essere pubblico o privato: con quello privato, l’unica persona che può accedere ai dati è l’utente stesso; con quello pubblico invece si ha la possibilità di condividere sui social network la singola esperienza. Non esiste al momento la possibilità di ricercare le esperienze dei profili privati, proprio per evitare (per quanto possibile) il fenomeno dello show off.

nipple sex tracker app

Nipple, inoltre, vuole affrontare il tema della sessualità in modo leggero. A partire da questo presupposto è stato selezionato lo stile grafico delle icone, che descrivono le prestazioni ma vogliono allontanarsi dal mondo della performance. Il sesso dovrebbe essere divertente, e come tale abbiamo scelto di trattarlo. Speriamo che gli utenti lo vivano allo stesso modo.

Free beer will increase your chances to have sex, but won’t help you to remember it! Lo slogan che ha accompagnato il lancio di Nipple ha fatto molto discutere, e nell’intervista rilasciata a socialmedialife.it dichiari che volevate “Solo incoraggiare a prendere il sesso con leggerezza”. Non credi che, in questo contesto, il quantified self rischi di privare di significato qualcosa di molto delicato e personale come la nostra sessualità?

Quello era uno dei due slogan che abbiamo utilizzato (il secondo era “You quantify everything, start quantifying yoursex” rappresentato graficamente da un tracker attaccato ad un pene) e, inevitabilmente, ha generato accese discussioni. Abbiamo scelto un messaggio che per noi era ironico, ma è stato visto come un incitazione a vivere la propria sessualità in modo disinibito.

Ripeto, ognuno è libero di vivere la propria vita sessuale come meglio crede. Non vogliamo aprire nuovamente la discussione sui modi differenti con cui viene vista la promiscuità sessuale tra uomini (sei un figo) e donne (la dai via facile), crediamo semplicemente che l’aspetto importante sia uno solo: non è tanto rilevante cosa fai, ma il fatto che ne devi avere consapevolezza.

Proprio per questo, in un ambito così delicato e personale, maggiore è la coscienza che si ha dell’atto che si compie, maggiori sono i vantaggi. Troppo spesso si tende a non volersi fermare per analizzare cosa si sta facendo e perché lo si sta facendo, mentre è fondamentale comprendersi al meglio per poter vivere pienamente ogni aspetto della propria vita.

app attività sessuale

Il vostro è stato un messaggio volutamente forte, colto con divertimento dalla maggior parte dei maschietti ma non particolarmente digerito dal mondo femminile. Approfondiamo i numeri: il power user della vostra app è uomo o donna? Siete riusciti a convincere anche il pubblico femminile?

Sfatiamo un falso mito: le donne amano Nipple! La community è fatta per il 49% da maschi, per il 49% da femmine e di un 2% tra trans e non-binary. Le polemiche fomentate da Jezebel.com in realtà ci hanno permesso di fare un lancio molto importante e di raggiungere tantissimi utenti in poco tempo. Contraddizioni a parte, le donne hanno compreso perfettamente i nostri intenti e sono tra gli utilizzatori più continuativi.

Qual è secondo te la vera killer application di Nipple? Quali altre funzionalità prevedete di integrare a breve?

La killer app è sicuramente la story che viene generata al termine dell’inserimento del rapporto. Stiamo pensando ad una vera e propria app mobile, anche se il sito è perfettamente fruibile da qualsiasi cellulare, e a come poter sviluppare ulteriormente la community.

Abbiamo letto che presto prevedete di spedire un utente fortunato a Las Vegas! Raccontaci di più.

Semplice, abbiamo un obiettivo ambizioso: raggiungere i 50.000 utenti. Se ci riusciamo, sorteggeremo un fortunato per un viaggio a Las Vegas. Ci siamo quasi!

Nipple al momento vive come web app in attesa di sbarcare su Google Play e App Store. In fondo all’articolo potete trovare il link dal quale esplorare le sue  funzionalità o registrarvi!

Se Facebook vuole il pubblico di Twitter. Ecco come ci prova Mark

 

facebook twitter user

I due social network più famosi al mondo sono certamente Facebook e Twitter.

Li usiamo tutti i giorni in modo oramai meccanico e tutte le volte, dietro a questo automatismo, c’è un rapido ragionamento: è un commento istintivo, legato indissolubilmente al qui e ora o è un’esternazione più articolata, che potrei condividere oggi come domani?

Se il piattino della bilancia pende verso l’Hic et nunc, postiamo su Twitter, altrimenti su Facebook. La cosa ovviamente, non può star bene a Mark Zuckerberg che sta quindi pensando a diverse soluzioni per spostare tutte le discussioni sul proprio social.

La prima prevede una nuova partnership con la nota trasmissione tv The Today Show della NBC, che mostrerà post, discussioni e trend più popolari del momento su un gigantesco monitor touch screen presente nello studio.

facebook today show

La seconda ha come partner The Discovery Channel, che si servirà di Facebook per chiedere al pubblico del programma automobilistico Street Outlaws di votare, mediante hashtag, il proprio team preferito su quattro ruote.

Justin Osofsky, Vice President of Media Partnership per Facebook, precisa che la caratteristica più importante di Facebook è

“l’essere basato sulla reale identità, così che ognuno su Facebook è davvero quello che è ora e ciò che è stato prima. E si può osservare il tutto con una lente di ingrandimento. Non vogliamo trascurare questo elemento, ma vogliamo aggiungere anche l’ingrediente “tempo reale” per dare agli utenti un’esperienza il più completa possibile”.

Non v’è dubbio che queste partnership con il mezzo televisivo porteranno un po’ più di immediatezza al social con la grande F, ma la strada è lunga e non delle più agevoli.

Twitter è il luogo ideale delle breaking news, è l’evoluzione naturale dell’ANSA, è una piazza in cui sappiamo esattamente dove posizionarci per parlare di questo o quell’argomento, e sappiamo che potremmo inserirci facilmente in discussioni già avviate e arrivare a comunicare con un ragazzino di Londra o una signora di Seattle.

Su Facebook invece cosa facciamo? Chiacchieriamo per lo più con gli amici, pubblichiamo foto e canzoni che amiamo, ma non cerchiamo quasi mai tavole rotonde di discussione.

Facebook funziona, semplicemente, in un altro modo e le mosse per aggiornarlo e catturare nuove fasce di pubblico sono, seppur comprensibili, di dubbio successo (almeno per il momento).

Un dato dovrebbe far riflettere, più di ogni altro, Zuckerberg & Co, ed è notizia recente: martedì sera, il match dei Mondiali 2014 tra Brasile e Germania ha raccolto 35 milioni e 600 mila tweet, diventando l’evento sportivo più seguito e commentato in 140 caratteri della storia (impressionante la mappa del mondo che quasi brucia a colpi di tweet!)

tweet brasile germania

A parer nostro, i cinguettii resteranno il modo più immediato di essere dentro la notizia per molto, moltissimo tempo.

Patch Adams, un Ninja tra innovazione e rock'n'roll! [INTERVISTA]

I Ninja intervistano Patch Adams tra innovazione e rock'n'roll

Foto: Mediolanum Corporate University

Quest’articolo è stato scritto da Andrea Onori.

Il mese scorso la Mediolanum Corporate University ha organizzato un tour in diverse tappe italiane con il grande Patch Adams, medico – clown divenuto famoso al grande pubblico grazie al film con Robin Williams.

I ninja hanno partecipato alla tappa romana in un appuntamento che si è rivelato essere davvero toccante e d’ispirazione per la vita quotidiana di ognuno di noi. Dopo aver raccontato la sua vita non facile, il medico – clown ha introdotto infatti un concetto, anzi, un atto politico come lo definisce Patch, sul quale fondare tutta l’esistenza: quello dell’essere felici in ogni istante della propria vita combattendo la violenza.

Come? Facendo il clown. Davanti a boccacce, linguacce e parlate incomprensibili, assicura, la gente smette di litigare. L’uscire fuori dai codici di comportamento utilizzati dalla massa significa imparare ad essere clown, ognuno a suo modo. Ad esempio ballando il rock’n’roll tutti insieme su un palco!

I Ninja intervistano Patch Adams tra innovazione e rock'n'roll

Foto: Mediolanum Corporate University

Ma veniamo a noi, e alle domande che abbiamo voluto rivolgere a Patch.

Lei si è sempre fatto portavoce della speranza, sia dal punto di vista fisico con sua attività di dottore, sia dal punto di vista morale, con la sua attività di clown-dottore. Pensa che la speranza e l’innovazione possano influenzarsi tra loro e se sì in che modo?

Negli Stati Uniti la parola “Innovazione” è usata il più delle volte nel campo della tecnologia. I nuovi prodotti servono a fare soldi e io non sono interessato a questo tipo di “innovazione”, non ho niente a che fare con la speranza di fare più soldi. Se però l’ “innovazione” non è usata per questo motivo, non è usata per la guerra, allora è l’ “innovazione” stessa che porta speranza e giustizia: allora bravo per questa “innovazione”.

L’Italia, come molti altri paesi, sta attraversando un periodo non facile. Quali sono secondo lei i valori da tirare fuori e da riscoprire per superare sia economicamente sia psicologicamente la crisi?

Per milioni di anni abbiamo vissuto in tribù e comunità. Anche negli Stati Uniti stiamo vivendo un collasso economico e il modello di vita è vivere da soli o in una famiglia nucleare, così se qualcuno che vive in una famiglia nucleare perde il lavoro molto probabilmente tutta la famiglia perderà anche la casa. Ma se dieci famiglie che vivono insieme… se qualcuno perderà il loro lavoro gli altri potranno prendersi cura di loro, ci sarà minore impatto ambientale e parleremo di vera comunità, non di comunità geografica. Tutti penseranno al benessere degli altri e non solo a “quello che è mio”.

Cosa l’ha spinta ad accettare di realizzare un tour che parla di innovazione?

Il mio viaggio in Italia non comprende solo quello con la Mediolanum Corporate University, ma anche con altre organizzazioni: sono organizzazioni non profit che cercano di fare qualcosa di buono tramite quello di cui parlo. Il mio viaggio è focalizzato prima di tutto a raccogliere fondi per costruire il nostro ospedale che non riceve fondi da altre parti, infatti la sua sopravvivenza economica dipende da questi tour. Ci sono anche altre connessioni con l’Italia: lavoro da 11 anni con una mia amica ed è una grande connessione.
Perché l’amicizia è il mio Dio: rivederla ogni volta è un grande supporto e penso che questa sia una grande connessione con questo Paese. La mia compagna è italiana, la compagna di mio fratello è italiana… ho molte connessioni italiane. Il Paese stesso… tutti i posti in cui siamo stati hanno strade strette, strade che sono state inventate per le persone non per le macchine. Non ci sono grandi città ma – chiamiamole – piccole città, costruite per le persone, e io amo le people city non le car city, come quelle che ci sono negli Stati Uniti.

I Ninja intervistano Patch Adams tra innovazione e rock'n'roll

Foto: Mediolanum Corporate University

Parole, ed esperienze, che suonano davvero come strumenti di pace e giustizia, e dalle quali dovremmo riuscire a farci illuminare per mettere in atto ogni giorno il credo di Patch, perché anche se non è facile, a giudicare l’entusiasmo con il quale ha parlato tutta la sera, sembra proprio che valga la pena provarci.

Ninja Social Oroscopo dal 10 al 16 luglio

 

Avete presente la sera prima dell’uscita del nuovo iPhone?? Ecco, questa settimanaastrologicamente sarà un po cosi, in attesa che il 16 luglio Giove passi da Cancro a Leone spostando gli assetti fortunati sulla ruota dello zodiaco.

E come si comportano i segni in questa attesa???

Il Leone dorme da due notti fuori da Best Buy per accaparrarsi lo scontrino numero 1, l‘Arieteha ordinato l’iPhone su amazon perché fare la fila è una perdita di tempo.

Il Sagittariofinge indifferenza ma solo perché sa che questo cambiamento gli gioverà.

Il Toro vuole due iPhone con la scheda a chiamate illimitate affinché il suo amore non abbia tempo di chiamare nessun altro! La Verginenon vorrebbe mai essere l’altro in questione.

Il Capricorno è pronto a scattare e superare il Leone in cassa. In cassa c’è uno Scorpioneche ne ha messo via uno prima che aprisse il negozio…. Raccomandato!!!

ll Gemelli non sa più perché sta facendo la fila ma nel frattempo ha broccolato tutte le ragazze. Se le ragazze erano della Bilanciacredo che nessuno dei due oggi comprerà l’iPhone.

L’Acquario ne compera di più per poi rivenderli e i Pesciquesta settimana non hanno voglia di ammettere che non vedono l’ora di averlo!

Il Cancro preferiva il vecchio iPhone.

Enjoy!