Cinque consigli per lavorare all'estero con successo

 

Trasferirsi all’estero per lavoro ormai per gli italiani è diventata quasi una norma, obbligata o no. Ci si trasferisce per cercare prospettive lavorative migliori di quelle che offre il nostro paese, oppure per esigenze della multinazionale per cui si lavora. In entrambi i casi l’integrazione nel paese ospite, accettarne la mentalità, la cultura e le usanze diventa di fondamentale importanza se si vuole evitare che un’opportunità si trasformi in un’esperienza forzata.

Ecco alcuni semplici consigli e avvisi per non restarne completamente spiazzati.

Tutto il necessario per lavorare: passaporto, visti, assicurazione sanitaria

 

 

La maggior parte delle mete, in questo periodo, sono i paesi del medio oriente o le capitali dei paesi emergenti. D’obbligo è il passaporto da richiedere presso il comando di polizia dove si ha la residenza. Una volta inoltrata la domanda con le foto, passano in media 20 giorni per ritirarlo. In alcuni paesi è obbligatorio il visto di lavoro, per questo aspetto potete consultare il sito Vistionline.it. È bene munirsi di un’assicurazione sanitaria internazionale che copra eventuali necessità. In genere di visti e assicurazione si occupa l’azienda, ma sono informazioni utili se partite accompagnati dal partner o come lavoratori autonomi.

Salari, fisco e tenore di vita

 

 

Sempre più persone sottovalutano questo aspetto. Ogni paese ha il proprio regime fiscale ed è bene informarsi per tempo soprattutto se si vuole avviare un’attività in proprio. Stessa cosa per il tenore di vita e i salari. Questi ultimi saranno proporzionati agli standard locali perciò meglio non illudersi di poter fare “lo Zio d’America”.

Management

 

I principi universali del Management non esistono. Ci sono delle buone pratiche da applicare e relativizzare in base al paese in cui ci si trova. Un comportamento che in un’azienda francese è considerato ottimale, può essere distruttivo in un’azienda brasiliana. Ad esempio se in Italia il caporeparto o addirittura il principale gira tra le linee di produzione di una fabbrica, in Italia è visto di buon occhio, in Messico questa cosa metterebbe tutti gli operai in allarme.

Cultura, Tradizioni, società

 

È inutile porsi in totale antagonismo con una cultura e con delle tradizioni che non condividete. Ricordate sempre che siete ospiti e lo sarete per molto tempo. Rispetto non vuol dire condivisione in toto. Bisogna cercare di capire, di comprendere e modificare ad hoc determinati comportamenti senza ovviamente mortificare ciò in cui si crede. Non è relativismo, è semplicemente buon senso.

 

Non lasciate solo il partner

 

Se il partner decide di condividere con voi questa scelta, non lasciatelo solo, a maggior ragione se vi segue senza un lavoro. Il suo impatto con la nuova cultura sarà molto più incisivo rispetto al vostro. Dovrà vivere la routine, dovrà crearsi una routine. Cercate di condividerla e di crearla assieme.

Queste sono solo delle pillole. Se avete esperienza dirette da raccontare o semplicemente altri consigli aspettiamo i vostri commenti.

Airbnb e Ikea per una notte indimenticabile

Attraverso una interessante iniziativa di co-branding, lo scorso 31 agosto Airbnb e Ikea hanno dato la possibilità di affittare una stanza presso il negozio/showroom Ikea di Sydney, in Australia. Fedele al modus operandi del noto portale online, l’annuncio presentava:

Vicino all’aeroporto, con vista sulla città, ampio parcheggio, ascensori e scale mobili di accesso. Le singole inserzioni comprendono una cucina/sala da pranzo adiacente. Per i più piccoli area di ritrovo comune agli altri ospiti.

Il sito aperto nel 2007  conta oltre 26.000 città e 192 paesi attivi, e ha festeggiato più di 10 milioni di notti prenotate in tutto il mondo. Gli annunci includono stanze private, appartamenti, castelli, ville, barche, baite, case sugli alberi, igloo, isole private e ora anche spazi Ikea!

Per soddisfare gusti e abitudini, come un vero portale di booking sa offrire, Airbnb e Ikea hanno messo a disposizione tre arredamenti a scelta tra Rustic Charme, Inner City Living e Modern Elegance.

Le tre famiglie australiane che hanno avuto la possibilità di trascorrere una notte da Ikea sono state selezionate tra circa mille iscritti. La loro esperienza è cominciata dopo la chiusura del negozio: sono stati accompagnati nelle loro rispettive stanze, hanno ordinato i loro vestiti nei guardaroba e hanno gustato una deliziosa cena svedese. Al mattino sono stati svegliati con dei cuccioli, un’orchestra e una colazione servita a letto.

Jakob Kerr, portavoce di Airbnb Europa, ha dichiarato che valuteranno la possibilità di ripetere l’iniziativa in altre città, mentre Ikea svela che l’intento del co-branding è quello di ispirare le persone a creare connessioni con gli altri e sfruttare l’economia di condivisione.

CREDITS
Clients: Ikea and Airbnb
Creative Agency: The Monkeys
Event: Mango
PR: Mango and Espresso Communications

Marketing Turistico: come coniugare Social Media e Turismo 2.0? #ninjaturismo

Corso in Marketing Turistico - Andrea Rossi

© Brian Jackson - Fotolia.com

Ve li abbiamo già presentati ed ora iniziamo a conoscerli meglio. Parliamo dei docenti del Corso Online in Marketing Turistico della Ninja Academy. Partiamo con Andrea Rossi [Social Media & Marketing Manager], docente del ninja corso online.

Nello specifico, il Corso Online in Marketing Turistico risponderà alle seguenti domande:
✔ Come progettare esperienze di viaggio davvero significative?
✔ Con quali elementi soddisfare le esigenze del turista di oggi e domani?
✔ In che modo integrare il digitale e i social network in ambito turistico?
✔ Quali sono le competenze dell’Experience Designer?
✔ Come sfruttare appieno lo storytelling nel turismo?

Prima di leggere l’intervista ad Andrea, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è valido fino al 30 settembre (e si somma agli ulteriori sconti e bonus se avete già frequentato uno o più corsi Ninja Academy). Volete un assaggio del corso? Giovedì 18 settembre a partire dalle 17 vi aspettiamo al free webinar di presentazione del corso! #ninjaturismo

Ciao Andrea, potresti spiegare ai nostri lettori cosa si intende per Tourist Experience Design®?

Il turismo esperienziale rappresenta una possibile risposta alla competizione delle destinazioni e delle offerte turistiche, fenomeno derivato dalla comparabilità delle offerte turistiche su internet, che ha portato alla guerra prezzi e al proliferare della concorrenza, un tempo anche molto lontana e poco nota.

Il Tourist Experience Design e il turismo esperienziale mettono al centro il viaggiatore. I suoi bisogni, gusti e desideri vengono studiati, esplicitati e canalizzati nel processo di creazione dell’offerta turistica, che viene sviluppata di volta in volta e che non è più rappresentata unicamente da “pacchetti preconfezionati”.

Un forte orientamento al viaggiatore richiede una profonda conoscenza dei suoi desideri e dei suoi bisogni. Quando si parla di turismo esperienziale non è più possibile, infatti collocare i turisti in macro-categorie di appartenenza, ma occorre definire in modo dinamico segmenti e sotto-segmenti turistici in base alle esigenze che di volta in volta possono essere diverse e combinare queste caratteristiche dei turisti con gli elementi del territorio che meglio soddisfano tali esigenze. In quest’ottica l’offerta del territorio deve essere sviluppata e potenziata lì dove si mostra carente in relazione ai diversi sotto-segmenti scelti.

Il designer dell’esperienza pertanto progetta un’offerta integrata di tutti gli elementi che concorrono alla soddisfazione dei turisti, e tale componente progettuale prende il nome di “concept esperienziale“.

Il concept esperienziale diventa pertanto una fonte di vantaggio competitivo di una destinazione o di un operatore, in quanto se appare relativamente facile copiare un sistema di offerta, molto più difficile è comprendere gli elementi più profondi di un concept esperienziale che lavora sulle emozioni, sulle passioni e sullo studio del profilo degli utenti.

Il designer dell’esperienza turistica è in grado di progettare un’offerta su misura per ciascun segmento e sotto-segmento di viaggiatori, ma il vero giudice sarà il turista, il quale, valuterà se l’offerta che gli viene proposta è per lui realmente significativa.

Corso Online in Marketing Turistico

© Julien Eichinger - Fotolia.com

In che modo coniugare i Social Media e il Turista 2.0?

Oggi il turista è il re. E’ sempre più esigente e competente nel confrontare diverse proposte e nel valutare quella per lui più conveniente. Nessuna offerta può avere sufficientemente successo se non parte dal turista stesso. In molti casi il viaggiatore si aspetta anche di poter partecipare in modo attivo nel progetto di costruzione del valore. Il ruolo più attivo del turista impone oggi una maggiore rilevanza della proposizione ed una maggiore trasparenza. Tutto ciò rende evidente quanto sia necessaria la capacità di design thinking anche nell’utilizzo dei social media.

In quest’ottica i social media dovranno essere prima ancora che strumenti di comunicazione, strumenti di ascolto e relazione umana. Le esigenze del turista sono oggi sempre più specifiche e dettagliate ed è fondamentale arrivare allo stile di viaggio desiderato dal turista. Pertanto il bisogno va declinato per stili e contesti omogenei, e questo sarà possibile solo attraverso l’ascolto attivo che permette di ottenere quella conoscenza in grado di differenziare il sistema di offerta turistica in base ai diversi gusti di ogni viaggiatore.

Il turista oggi richiede un’offerta personalizzata e il nuovo turismo esperienziale non può prescindere dalla perfetta conoscenza dei sottogruppi in cui si collocano gli utenti. L’analisi delle conversazioni sui social network rende più facile questo processo di ascolto, rispetto al passato.

Inoltre i social media sono anche il primo punto esperienziale dove si forma l’esperienza attraverso la narrazione e l’ultimo punto esperienziale attraverso la condivisione della memoria. Per questo noi prestiamo così tanta attenzione al design della memorabilità, ispirandoci alla grande intuizione di Walt Disney il cui pensiero si può trovare nei suoi parchi a tema condensato nella frase “let the memory begin”. Pertanto i social media diventano uno strumento indispensabile sia per conoscere i viaggiatori in profondità e per ispirare la progettazione di concept esperienziali di offerta sempre più in linea con le loro esigenze, sia come elementi costituenti l’esperienza unica e memorabile che i turisti vogliono.

Grazie Andrea. Ci vediamo online al Corso Online in Marketing Turistico! #ninjaturismo 😉

Le migliori università in Italia per chi intende fare impresa nel futuro


Sujan Patel, founder e CEO di Single Grain, una delle principali agenzie di Digital Marketing con sede a San Francisco, in un post apparso sul sito Business2Community prova a delineare l’identikit del perfetto imprenditore. “I’m not sure if there are any other occupations out there that require as many skills and abilities as it takes to be an entrepreneur” dichiara il CEO.

Per delineare la figura del manager di successo, Patel infatti attinge alle skills di alcuni tra i grandi imprenditori della storia. Quali sono, quindi, le competenze indispensabili per essere un buon imprenditore?

Never Be Satisfied

Come Milton Hershey, fondatore della Hershey’s, oggi una delle più grandi aziende statunitense nella produzione del cioccolato, il quale, nonostante il successo raggiunto con la sua prima attività imprenditoriale, non si accontentò dei risultati raggiunti ma puntò a migliorare e innovare se stesso e il proprio business.

Be Ambitious

Secondo Patel, i grandi imprenditori non cambiano il mondo attraverso piccole azioni ma attraverso progetti ambiziosi. Pensano in grande e scuotono lo status quo con idee oltraggiose che alterano radicalmente il modo in cui le persone interagiscono con il mondo intorno a loro. È il caso di Mark Zuckerberg, fautore del cambiamento di tutto il mondo delle interazioni sociali su internet, che è stato capace di trasformare il suo piccolo social network in un colosso mondiale della comunicazione.

Be Fearless

Patel consiglia di non ignorare la paura quando si incomincia un’attività ma di trovare un modo per gestirla, infatti, ignorarla o lasciare che questa prenda il sopravvento può seriamente impedire al business di decollare. E a questo punto riporta l’esperienza di Sara Blakely, founder di Spanx, azienda di successo che ha rivoluzionato il mercato dell’intimo femminile. Agli albori della sua attività Blakely non sapeva nulla di manifattura tessile, processi produttivi o di retail. Ma non ha lasciato che la paura la fermasse ed oggi è la più ricca e giovane imprenditrice nella storia.

Take Risks

Inutile dire che il rischio è una componente naturale di chi fa impresa, ciò che Patel consiglia è di valutare la situazione per calcolare i rischi e massimizzare il loro successo, riducendo al minimo l’esposizione del proprio business a rischi inutili. Mark Pincus, founder di Zynga, famosa social gaming company milionaria: prima di fondare Zynga,si è assunto il rischio di rifiutare un finanziamento garantito per la sua prima azienda, la Freeloader, perché, acconsentendo, avrebbe dovuto assumere un CEO scelto dall’investitore. Il founder ha preferito rinunciare mantenendo il controllo sul suo business; riuscendo comunque ad ottenere un finanziamento da un’altra fonte per Freeloader che ha poi venduto per finanziare la startup Zynga.

Follow Your Intuition

“We all have a certain amount of in-born “gut instinct,” but only those entrepreneurs who choose to hone this sixth sense and rely on it to guide their business decisions will be truly successful” dichiara Patel ispirato dalla figura di Steve Jobs che, in un’intervista rilasciata per il New York Times, attribuiva lo sviluppo del suo intuito ad un viaggio in India all’età di 19 anni: “The people in the Indian countryside don’t use their intellect like we do, they use their intuition instead … Intuition is a very powerful thing, more powerful than intellect, in my opinion. That’s had a big impact on my work.”

Know Your Vision

Imparare a vedere ciò che ancora non c’è: è probabilmente la più importante tra le skills che un imprenditore deve possedere per arrivare al successo.Ovvero, la capacità, secondo Patel, di avere una propria visione del mondo e la voglia di trasformare la realtà secondo questa visione. Un esempio di tutto questo è Bill Gates, ammirato e criticato ha comunque creato un impero economico praticamente dal nulla, fondando insieme a un amico la Microsoft Corporation.

Quale università scegliere?

È chiaro che l’identikit di un imprenditore di successo rimanda all’idea di una figura poliedrica e probabilmente indefinibile in termini assoluti ma speriamo che i consigli di Patel possano essere utili a quanti studenti neo-diplomati, ad esempio, si trovano in questo momento a dover scegliere l’università giusta per loro. Per questo ci siamo chiesti quali fossero le migliori università in Italia per chi intende fare impresa nel futuro.

Ci viene in aiuto la recente classifica de Il Sole 24ore sulla qualità delle università italiane.
La classifica mette a confronto 77 università tra statali e private, e si legge sul Sole che “sono complessivamente dodici gli indicatori sui quali si è calcolato il risultato finale: ad ogni ateneo è stato poi attribuito un punteggio basato sulla posizione conseguita. Gli indicatori sono: sostenibilità, borse di studio, attrattività, stage, mobilità internazionale, dispersione, efficacia, voto degli studenti, occupazione, qualità scientifica, competitività nella ricerca e qualità dei dottorati.

Si è proceduto dunque alla stesura di due classifiche parziali: didattica e ricerca. Il punteggio, calcolato sommando il risultato totale, è stato poi diviso per gli indicatori presi in considerazione per l’area didattica (nove) e per l’area scientifica (tre). La media dei punteggi ottenuti nella due classifiche ha determinato il formarsi della classifica generale, sulla quale didattica e ricerca hanno influito, ciascuna, per il 50% del punteggio complessivo.”

L’Università di Trento è capofila negli indicatori relativi alla didattica, mentre nel settore della ricerca fa da padrona l’Università di Verona. Un gradino più in giù troviamo il Politecnico di Milano e l’Alma Mater di Bologna. Positivi anche i risultati di Padova, Politecnico delle Marche e dell’università veneziana Ca’ Foscari, in tutti e tre i casi molto positivi sono i dati della ricerca. A Milano, la Bicocca guadagna qualche punto in più rispetto alla Statale.

A Roma, La Sapienza, prima fra le università pubbliche della capitale, si colloca però solo a metà classifica. Per quel che riguarda gli Atenei privati la triade composta dal San Raffaele, seguita da Luiss e Bocconi riconfermano le loro posizioni alte in classifica, come ogni anno.

Il confronto fra gli indicatori (didattica-ricerca) permette di individuare da un lato gli atenei eccellenti quanto a struttura, docenza, piano di studi e dall’altro le performance più brillanti sui progetti di ricerca o sulla qualità dell’alta formazione.

Sotto la classifica generale, qui il dettaglo:

Nello specifico, se siete orientati per l’ambito economico, sarà utile buttare un occhio anche alle classifiche Censis 2014 sui migliori atenei italiani, divisi per dimensione e per ambito didattico.
Il Gruppo Economico-Statistico comprende Scienze dell’economia e della gestione aziendale, Scienze economiche e Statistica.

Ecco la top ten delle università pubbliche:

1. Trento – 107.0
2. Modena e Reggio Emilia – 106.5
2. Padova – 106.5
4. Bologna – 105.5
5. Pavia – 100.0
6. Trieste – 99.5
7. Venezia Ca’ Foscari – 97.0
8. Bergamo – 96.5
9. Marche – 94.5
10. Ferrara – 92.5

Buona scelta alle neo matricole!

Ninja social oroscopo dal 4 al 10 settembre

Tremate, tremate, le astrologhe ninja sono tornate e che nessuno si azzardi a dire che l’estate è finita perché se pur qualcuno ricomincerà il suo tran tran quotidiano, questi primi giorni di settembre avranno ancora molto da raccontare.

Protagonista assoluta sarà la voglia di fare, dettata non solo dagli astri, Sole in primis, ma anche dal “back to school” perché settembre segna sempre un nuovo inizio. Per alcuni come Gemelli e Acquario il desiderio di concretezza prevarrà su tutto e tutti, per altri, come Toro e Bilancia, sarà forte il desiderio di rivoluzionare tutto: un classico intramontabile post vacanza! Scorpione, Sagittario e Vergine si culleranno nel romanticismo di gesti semplici, attenzioni inusuali  e sentimentalismi, spinti da Venere e dai colori del tramonto estivo, colori ai quali l’Ariete, disperato, proprio non vorrà rinunciare; ridategli subito una settimana di ferie, tanto a sostituirlo al lavoro ci penserà l’entusiasmo di un guerriero del Cancro o la necessità di darsi da fare di uno del Leone. L’importante sarà non contare troppo sulla presenza del Capricorno al quale Venere farà perdere la testa e dei Pesci, tutti presi a chiarire questioni in sospeso con il partner prima che sia troppo tardi.

Musica: come i trend tecnologici influenzano la filiera commerciale [INTERVISTA]

Continuiamo il discorso iniziato sul business musicale, iniziato con una panoramica sul rapporto tra musica e tecnologie a confronto con la “generazione internet” e i nuovi modelli di distribuzione in cloud. Si è visto come cambia il business musicale ai tempi dello streaming e in che modo i nativi digitali abbiano ucciso il vecchio modello dell’industria musicale, permettendo a nuovi modelli di business discografico di emergere, primo tra tutti quello legato allo streaming e al self-publishing delle proprie produzioni artistiche, persino quelle casalinghe.

Dalla prospettiva dell’impresa e della produzione musicale

In un secondo momento, invece, si è aperto un confronto tra i vari protagonisti di questa evoluzione in atto, per permettere una riflessione il più oggettiva e critica possibile: il punto di vita dell’impres è stato espresso grazie all’esperienza con Deezer, il primo servizio di streaming musicale mondiale, da Laura Mirabella, che ha parlato non solo di modelli di business, ma anche di home entertainment e human curation, concetti innovativi per chi intende investire in questo settore, alla base di un nuovo marketing musicale definito sulla base della stretta personalizzazione delle preferenze dell’utente.

Tra l’altro già con Federico Ferrandina, musicista e produttore, avevamo aperto una prima riflessione sulla musica a metà tra l’antico e il futuro, definendo la produzione musicale e discografica nel secolo dei social media e del crowdfunding come qualcosa di molto alterato rispetto al passato.

Alla prospettiva del commercio


Per offrire la prospettiva specifica di un operatore del settore, che di professione tratta strumenti musicali, prodotti per audio e home recording, interviene oggi l’esperienza di Mogar Music, azienda familiare italiana per la distribuzione di strumenti musicali nata alla fine degli anni ’80 e che, in meno di trent’anni, ha saputo ingrandirsi e internazionalizzarsi, investendo soprattutto nelle nuove tecnologie. A rispondere alle nostre domande è Roberto Ragazzo, Responsabile Marketing & Comunicazione.

Associazioni libere: se ti dico che la prima canzone incisa è una registrazione del 1878, cosa ti viene in mente?

Ecco, non ne avevo idea (si tratta del fonografo di Thomas Edison, grazie Google)!
Direi che non è trascorso moltissimo tempo da allora, se pensiamo che pittura, scultura o letteratura erano già riuscite nei secoli precedenti a “registrare” l’esecuzione di un gesto artistico a futura memoria. Kandinsky ammetteva di invidiare la musica, poiché unica forma d’arte slegata dalla rappresentazione della realtà. Credo avesse ragione.

La musica è femmina, eterea, presente ma irraggiungibile: non c’è da meravigliarsi che sia stata l’ultima a farsi “catturare” e imprigionare in un oggetto materiale per essere riprodotta in seguito.

Quali sono i trend che influenzano i nuovi modi di produrre musica attraverso la tecnologia?

Domanda difficile, ma credo che la musica sia condizionata da molti degli stessi trend che dominano il mondo delle nuove tecnologie in generale – mi riferisco in particolare a “democratizzazione” della produzione e tendenza alla mobilità e alla condivisione.
In termini di ricerca e sviluppo, gli investimenti più rilevanti attuati negli ultimi anni dai colossi del mercato mondiale degli strumenti musicali e dell’audio hanno spesso riguardato non a caso hardware, software e più in generale soluzioni per far dialogare i propri strumenti con tablet e smartphone.

Gli stessi fatturati del settore hanno seguito questa tendenza, evidenziando anche in tempi di crisi un lieve incremento per i prodotti dell’home recording, quali software per la registrazione, interfacce audio, microfoni USB o registratori digitali portatili. Un caso a parte è poi rappresentato dalle cuffie, che da prodotto tecnico destinato a un uso domestico o professionale si sono trasformate in accessorio fashion da esibire in pubblico, anche per condividere musica con gli amici.

Segno negativo, al contrario, per il comparto degli strumenti musicali puri, da chitarre e bassi elettrici alle percussioni passando per gli amplificatori, tutti messi a dura prova dagli studi casalinghi con PC e dalla sempre maggior difficoltà a trovare spazi adeguati per esibirsi dal vivo.

Aggiungiamo poi che il prezzo medio di vendita in questi ultimi segmenti è diminuito in modo rilevante grazie al miglioramento della qualità di molte produzioni orientali, che ha reso accessibili strumenti di qualità professionale a una porzione molto più larga di consumatori rispetto a qualche anno fa.
Una fortunata eccezione al trend negativo è rappresentata dalle chitarre acustiche, che conoscono da qualche anno un periodo di seconda giovinezza. I motivi? La praticità e l’economicità per chi si avvicina allo strumento, senza dimenticare la diffusione capillare di contesti live “unplugged” che consentono spazi, volumi e budget ridotti.

Self management della musica: tra i tanti modelli di distribuzione 2.0, quello ormai divenuto “mito” è l’esperimento DIY dei Radiohead con “In Rainbows”. C’è qualche esperienza italiana che meriterebbe essere confrontata a questa?

Tra i tanti, mi piace ricordare l’esempio di Elio E Le Storie Tese, dove milita il buon Cesareo, chitarrista amico di Mogar Music e storico alfiere ed endorser delle chitarre Ibanez in Italia.

Hukapan è il nome della casa discografica fondata dalla stessa band per gestire in toto le attività del gruppo. Credo sia l’esempio migliore di un perfetto dialogo tra i musicisti e il proprio pubblico, in cui è la band stessa che si occupa di abbonamenti al fan club e vendita di merchandising, accessori e discografia. Come non ricordare il celeberrimo CD Brulé, primo caso di “Instant CD” registrato live, prodotto in tempo reale e venduto agli spettatori al termine del concerto stesso? Giusto per dare un’idea di quanto fossero avanti, stiamo parlando del 2004.

Cosa danneggia di più chi lavora nel mondo della musica: la pirateria o la SIAE? Quale riforma urgente andrebbe fatta?

Credo che il termine “pirateria” sia in un certo senso superato, in un settore ormai dominato dallo streaming in contrapposizione al concetto stesso di “proprietà privata” di un brano.
Quanto alla SIAE, personalmente credo sarebbe opportuno procedere a una riforma su vasta scala del diritto d’autore, che punti in primis a una de-burocratizzazione dell’ente: potrebbero essere sufficienti iscrizioni una tantum, modulistica online e rapidità nel versamento dei compensi agli autori, sul modello di organizzazioni simili già operanti all’estero (V/PRS in Inghilterra).

Resta tuttavia il problema sostanziale della mancanza di una vera educazione musicale in Italia, che fa sì che anche paesi come la Francia, simili al nostro in termini culturali e demografici, si distinguano per una spesa pro-capite molto più alta dedicata all’acquisto di strumenti musicali.
Dove intervenire? Sicuramente dalle fondamenta, ossia dal sistema scolastico obbligatorio, ma senza tralasciare l’importanza della famiglia e degli insegnanti di musica nel trasmettere fin da piccoli il concetto di “bellezza” e dignità della musica. E perché non rendere le spese per corsi di musica detraibili, come sostiene la brava Anna Maria Dalla Valle (vera autorità in materia SIAE e affini) nel suo blog?

Il crowdfunding aiuta o danneggia il settore della musica?

C’è chi lo ritiene una forma di colletta o peggio di elemosina, chi un valido strumento per mettere in comunicazione l’artista con la propria base e fungere in prevalenza da prevendita. Credo possa essere entrambe le cose.
Come sempre, il crowdfunding è un mezzo: dipende da come viene utilizzato. Pensiamo al caso dei Foo Fighters, che hanno inserito Richmond in Virginia tra le tappe del tour dopo aver assistito al successo di una campagna di raccolta fondi sul web organizzata da un fan che voleva vederli tornare dal vivo nella propria città dopo molti anni.

Tenendo conto della crisi congenita della discografia e della necessità delle band di organizzare tour come principali fonti di reddito, penso si possano immaginare i concerti in crowdfunding “a richiesta” come una futura interessante evoluzione del panorama.

Libertà vs pragmatismo: i servizi streaming aiutano la discografia? Il monopolio delle major ha ancora vita lunga nonostante le innovazioni abbiano aperto opportunità a tutti?

I servizi streaming (da Spotify a Deezer) hanno l’indubbio vantaggio di offrire librerie sterminate di musica in streaming a costi nulli o ridottissimi. Lo stesso Youtube, usato fin dagli albori come lettore musicale, ha accelerato la tendenza e costretto i nuovi players del settore a differenziare i propri servizi. Piattaforme come Soundcloud sono diventate un mezzo irrinunciabile per un musicista o una band che voglia far conoscere la propria musica, favorendone la condivisione sui social network.

In questo quadro, credo che le major tenderanno a rivestire una funzione diversa, entrando in gioco solo in caso di artisti consolidati che richiedano budget di spesa e promozione molto più elevati di qualsiasi band emergente.

Tra editore, produttore, artista, sponsor e tutti gli altri attori coinvolti in questa filiera, chi guadagna di più in assoluto?

Questa è facile: in questo momento, nessuno! Scherzi a parte, lo scenario non è rassicurante e prefigura un inevitabile accorciamento della filiera e una considerevole riduzione della distanza tra “produttore” (in questo caso musicista) e consumatore, come sta d’altra parte avvenendo in ogni altro settore. Vincerà chi riuscirà a instaurare un canale diretto e privilegiato di comunicazione con i propri fans, “dimenticandosi” o quasi degli introiti derivanti dalla vendita della propria musica e puntando sulla diversificazione dell’offerta, con merchandising, gadget, VIP packs per concerti con la possibilità di accedere al backstage, brani singoli o interi album in edizione limitata e chissà cos’altro ancora.

Google cancella l'authorship, ecco cosa cambia: nulla!

Fine Google Authorship

Fra i tanti progetti che Google ha partorito ed abortito (ecco una lista più completa) c’è quello dell’authorship. L’authorship, implementando correttamente il rel=author nelle proprie linee di codice e collegando i vari account alla propria pagina G+, consentiva a Google di attribuire la paternità dei post al singolo autore e lo premiava mostrando sulla SERP la foto (con l’aggiunta della schiera di follower su G+, dapprima).

Poi in rapida successione e dopo varie fasi di aggiustamento (per un periodo di tempo venivano “premiati” con la foto solo alcuni autori) è prima sparita la foto a giugno e poi è arrivato l’annuncio dell’attuale portavoce di Google John Mueller che ha decretato la chiusura dell’esperimento.

Cosa cambia ora sulle SERP, ossia nelle pagine dei risultati della ricerca organica?

Nulla, se non il fatto di non vedere più l’immagine accanto al proprio post. In realtà la fotina la vedi nelle serp ma solo dalle persone che hai accerchiato con G+.

Occorre rimuovere il rel=author ? No. (Al momento no)

Ma perché allora Google ha spinto tanto su questo progetto per poi abortirlo? Nel post di Search Engine Land oltre alla storia del progetto ci sono le presunte spiegazioni alla base della decisione: basso tasso di adozione da parte di webmaster ed autori;
scarso valore aggiunto in fase di ricerca.

google plus authorship

Secondo altri tutta la storia dell’authorship sarebbe stata un escamotage per spingere ad una maggiore diffusione ed utilizzo di Google Plus. Le dissertazioni sul sesso degli angeli non ci interessano: Google è un’azienda privata che decide autonomamente cosa fare o non fare e cosa e come mostrare sulle Serp e se portare avanti o interrompere i propri esperimenti. I suoi algoritmi (anche se a volte per semplicità parliamo dell’algoritmo) vengono aggiornati centinaia di volte l’anno e nessuno può prevedere con esattezza in anticipo i risultati di un aggiornamento o di una variazione.

Che suggerimento puoi trarre dall’esperienza dell’Authorship?

Persegui i tuoi obiettivi indipendentemente da quello che ti dice Google tramite i suoi portavoce: chiediti se fare una scelta è utile o no per la tua attività e per la user experience che offri al tuo pubblico. Naturalmente, se puoi, devi cercare di progettare un sito che sia Google Friendly e cercare di seguire quando scrivi un post le regole dell’on page SEO, considerati gli enormi benefici conseguenti da un’ottima visibilità sulle SERP, ma per il resto fai ciò che è giusto per il tuo business.

Avere un sito responsive ti è utile o no? Avere una versione mobile? Usare un indirizzo https invece di http ti serve? Avere una larga base di follower ti è utile oppure no? Un guest post di valore può dare un beneficio al tuo blog? Linkare ad un articolo con un’ancora ti pare giusto o no?

Fatti sempre queste domande e non incorrerai in spiacevoli penalizzazioni, non sarai sopraffatto dall’ansia da prestazione ed alla fine verrai premiato anche da Big G!

Il "Made in China" diventa "Innovated in China"


Il made in China è sempre stato sinonimo di innovazione. Le invenzioni dei cinesi hanno influenzato la storia dell’umanità: dalla carta alla stampa a caratteri mobili, dalla bussola alla polvere da sparo. Nell’attuale epoca della produzione globale la Cina si è contraddistinta per la capacità di produrre rapidamente e a basso costo, spesso a discapito della qualità dei prodotti.

Se da una parte la Cina è il luogo di assemblaggio di prodotti d’eccellenza Package and Product Designed in Occidente, dall’altra lo è anche per quei prodotti low-cost che vengono realizzati localmente sfruttando un basso costo del lavoro, che hanno pian piano portato a screditare il “Made in China” agli occhi di consumatori sempre più informati.

La sfida dal Made in China all’Innovated in China

La Cina è uno dei mercati più importanti al mondo, ma questo non le basta, e così si è posta un obiettivo preciso: diventare Innovation Nation entro il 2020. Come raggiungere tale risultato? Abbandonando il concetto di “Made in China” per sostituirlo con “Innovated in China“.

Il paese dispone di una massiccia forza lavoro ed il governo offre forti finanziamenti per l’innovazione. Tuttavia le grandi scoperte tecnologiche continuano ad avvenire nei centri Ricerca & Sviluppo delle grandi imprese straniere. Le aziende cinesi stesse sono convinte che per crescere abbiano bisogno di integrare al proprio interno uno specialista straniero, come ha fatto Xiaomi nel 2013 soffiando Hugo Barra a Google.

Da cosa ripartire?

La maggior parte delle compagnie cinesi ritiene che innovazione sia la capacità di riprodurre gli stessi prodotti dei competitors, ma più semplici ed economici: la ricerca è focalizzata su prezzi, produzione e distribuzione. Ma i tempi stanno già cambiando, e con l’altissimo livello di competitività del mercato alcune aziende cominciano ad investire in un ciclo di Ricerca & Sviluppo a medio-lungo termine.

Le case histories dell’eccellenza “Innovated in China”

Nella lista The World’s Most Innovatives Companies stilata da Forbes troviamo ben sei società con Head Quartet in Cina: Henan Shuanghui Investment (al 24° posto in classifica), Tingyi Holding (25°), Hengan International Group (26°), Baidu (31°), Tencent Holdings (37°) ed Inner Mongolia Yili (80°).

Le firme tecnologiche come Xiaomi, Tencent e Baidu hanno trovato il loro punto di forza non nel replicare i prodotti dei competitors occidentali ma nel partire dalle idee di questi per costruirvi sopra innovativi business model.

L’applicazione WeChat, fondata dalla cinese Tencent nel 2011 e competitor di WhatsApp, non si è limitata alla messaggistica istantanea ma ha creato una piattaforma mobile in grado di offrire contenuti e servizi, in aggiunta ad un sistema di comunicazione all-in-one. Tra i primati di questa App vi è quello di essere stata la prima ad inserire nella propria piattaforma il tasto push-to-talk.

La rivoluzione digitale alla base del processo di “Innovated in China”

La Cina vanta 632 milioni di utenti online, attivi su 700 milioni di smart devices. Nel 2013 le vendite e-tailing hanno raggiunto quota 300 miliardi di dollari. Ogni giorno l’e-commerce Taobao effettua transazioni per un valore superiore ai 36 milioni di RMB (circa 6 miliardi di dollari), su Baidu vengono effettuate circa 5 miliardi di ricerche mentre centinaia di miliardi di comunicazioni avvengono su WeChat.

La conseguenza diretta di questa rivoluzione digitale è la creazione di nuovi mercati cui destinare sia prodotti che servizi, ampliando l’offerta di lavoro per chi possiede le competenze digitali. L’aumento della produzione digitale guiderà la Cina attraverso una rapida crescita economica.

Un’economia che si genera online

L’economia generata online nel 2013 ha costituito il 4,4% del PIL della Cina (un valore percentuale superiore a quello di Stati Uniti e Germania) e gli esperti prevedono che entro il 2025 la produttività derivata da internet possa raggiungere il 25% del PIL.

I settori su cui la rivoluzione digitale andrà ad impattare maggiormente sono:

l’elettronica di consumo, attraverso la creazione di nuovi mercati per smart devices e l’implementazione della banda larga  

l’industria automobilistica, un mercato che sta ancora prendendo forma e che già si interfaccia col web. Skoda e Volkswagen stanno sperimentando la vendita delle auto attraverso i loro portali ufficiali e sono già nate piattaforme come BitAuto e AutoHome, dedicate al commercio verticale delle vetture

l’industria chimica, in questo settore internet è in grado di veicolare la catena del valore ed ottimizzare i processi produttivi al fine di sviluppare prodotti sofisticati in modo rapido e con costi contenuti

i servizi finanziari, la scelta di usare il web comporterà per le aziende una riduzione dei costi associata all’espansione in nuovi mercati. Come ? Attraverso l’invio di un’ingente numero di dati in tempo reale alle banche che saranno così in grado di valutare gli investimenti riducendo assai il margine di rischio

il settore immobiliare“dal mattone al click”, un passaggio obbligato non solo per chi cerca casa ma anche per costruttori ed agenti immobiliari. Le nuove tecnologie impatteranno anche nel settore alberghiero: i viaggiatori saranno sempre più in grado di mettersi in contatto con privati che affittano le proprie abitazioni a discapito degli hotel.

l’assistenza sanitaria – internet renderà il sistema sanitario più efficace fornendo tecnologie in grado di migliorarne la gestione, la telemedicina ed il monitoraggio remoto. La qualità delle cure migliorerà anche grazie alla possibilità che verrà data agli utenti di votare e revisionare ospedali e medici.

Perché tutto ciò sia possibile il governo e le aziende dovranno però affrontare questioni di rilievo quali la tutela della privacy, la gestione della condivisione dei dati, la liberalizzazione dei mercati, lo sviluppo di forza lavoro altamente qualificata e l’espansione della rete di infrastrutture internet.

Sfoglia, condisci e inforna: ecco il ricettario design tutto da gustare!

Se siete cresciuti a pane, lettering e design ma non si può dire altrettanto della vostra abilità ai fornelli, lo studio tedesco Korefe ha una piccola chicca pensata proprio per voi: The Real CookBook, il primo ricettario commestibile realizzato al 100% con pasta fresca!

Racchiuso all’interno di un packaging estremamente minimale, l’innovativo libro di cucina vi insegnerà passo dopo passo a preparare una gustosissima lasagna in un modo che dire immediato è dire poco!

Lo apri, lo leggi, lo sfogli, lo condisci con gli ingredienti necessari, lo richiudi e lo inforni: ed ecco che la cottura trasformerà il vostro ricettario in una lasagna non-conventional con tanto di decorazione omaggio alla typography!

Avete già l’acquolina in bocca? Saziate intanto la vista con questi scatti niente male!

Macchianera Awards 2014: si parte con le votazioni!

Macchianera Awards 2014

9 edizioni di successo crescente, 35 categorie in gara, oltre 170.000 voti singoli ricevuti nella prima fase di selezione del “red carpet”, il meglio della rete (e non solo) racchiuso in un’unica kermesse: i MIA (“Macchianera Italian Awards“) rappresentano senza dubbio i premi più prestigiosi del web e per il web italiano.

E ad assegnarli siete proprio voi! Potete votare (anche alla fine di questo post) i vincitori dei #MIA14 fino a giovedì 11 settembre. Dalla rivelazione dell’anno al miglior sito cinematografico, passando per la miglior community fino alla “polemica dell’anno” e al miglior hashtag. Senza dimenticare, ovviamente, la migliore pagina social del 2014.

La premiazione dei 35 vincitori avverrà durante un grandissimo evento: la Festa della Rete (meglio nota in passato come BlogFest), che si terrà a Rimini dal 12 al 14 settembre. In particolare, il gran galà del web è fissato per il 13 settembre alle 21 al Teatro Ermete Novelli di Rimini (l’ingresso è gratuito).

Per quest’anno una piccola novità sui premi: accanto ai 35 premi ufficiali, decretati dagli utenti che voteranno online, si affiancano 22 categorie che simboleggiano i premi che la rete assegna agli altri media. Anche in questo caso i nominati sono stati scelti dagli utenti del web, ma i vincitori saranno decretati da una speciale ”Academy” composta dai vincitori delle precedenti edizioni dei Macchianera Awards.

Attenzione alla votazione: per far sì che il voto risulti valido è necessario scegliere un nickname (il vostro nome reale o uno di fantasia), un indirizzo email valido e accettare l’unica condizione di votazione (ossia votare per almeno 10 categorie diverse).

E ora scatenatevi! I #MIA14 attendono i vostri voti!