Anche Roma, spesso dimenticata dagli eventi sul digital, sarà protagonista della Social Media Week 2014, la settimana internazionale dedicata al mondo social e all’innovazione digitale. La data è vicina: segnate sull’agenda come occupati i giorni dal 22 al 26 settembre, perché le attività, gli eventi e gli incontri saranno davvero tanti!
Il motto dell’evento, on air in contemporanea in 5 continenti, sarà “The future of now: always on, always connected”.
Connessi sempre, quindi, e in ogni settore. Saranno infatti tantissimi i temi che verranno affrontati nel corso della settimana: dal social advertising al crm digitale, dal marketing online nella politica, a quello del commercio elettronico, passando per la digital music, i pagamenti e la social tv, argomento che tra l’altro sarà affrontato venerdì 26 da una delle nostre Ninja, Nunzia Falco Simeone!
E adesso veniamo agli aspetti pratici: come registrarsi e come scoprire il programma? Ovviamente sul sito internet, dove sarà possibile trovare l’elenco dettagliato delle attività previste a Roma, eventi svolti principalmente nel centro storico: dal Montecitorio Meeting Centre alla sede di Business International, passando ad altre location esclusive.
E voi, a quale panel sarete presenti?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elisa Marinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElisa Marino2014-09-17 16:06:082014-09-17 16:06:08La Social Media Week arriva nella Capitale!
One more thing è probabilmente l’espressione più importante e ricordata nei Keynote di Steve Jobs. Con questa frase infatti si identificava un prodotto o un servizio “rivoluzionario“, capace di inventare nuovi bisogni nei consumatori portando di fatto Apple ad essere una delle compagnie più potenti ed influenti al mondo.
Per questo, ha fatto davvero rumore quando Tim Cook, per la prima volta dopo Jobs, ha riutilizzato questa frase durante l’ultimo keynote per presentare l’Apple Watch, il primo dispositivo wearable di Apple. La sensazione però, rimandando la prova dell’Apple Watch al 2015 (quando sarà disponibile al grande pubblico) è che sia stata un’altra la rivoluzione di Apple: Apple Pay.
Dopo la presentazione al pubblico dei nuovi iPhone 6 ed iPhone 6 Plus (che nelle prime 24 ore di prevendita e nei paesi in cui era possibile effettuarla hanno venduto 4 milioni di esemplari, stabilendo un nuovo record), si è passati alla dimostrazione di Apple Pay, la nuova idea per “eliminare il portafoglio e le carte di credito presenti in esso”. Cardine di questo sistema, oltre ad un chip hardware di sicurezza ed il Touch ID (presente sin dall’iPhone 5S) è l’NFC.
Dopo gli anni in cui Apple non aveva mai adottato questo protocollo (contrariamente a molti dei suoi competitor), preparando il terreno per una rivoluzione commerciale e a misura di consumatore con iBeacon, adesso NFC è presente nei nuovi iPhone 6 ed è il cardine di questo sistema di pagamento, che può essere in store ed online (in quest’ultimo caso, anche tramite l’iPhone 5S e il suo lettore di impronte digitali).
Come affermato direttamente da Apple, NFC rimarrà però per il momento utilizzabile solamente per Apple Pay (quindi non sfruttabile per gli altri usi che vengono invece permessi dagli altri sistemi operativi). Forse una mossa per garantire come priorità lo sviluppo di iBeacon. Ma, rimanendo comunque a questa novità, come mai Apple ha deciso di optare proprio ora per l’adozione di questo protocollo?
Come rilevato da molta della stampa specializzata oltreoceano il tempismo è abbastanza sospetto, e va ricercato in un dettaglio che affonda le sue radici nella differenza dei pagamenti tra USA ed Europa. La maggioranza dei POS degli Stati Uniti infatti è ancora legata al vecchio meccanismo dello “swipe” della carta di credito, seguito dalla firma dell’acquirente. In Europa, al contrario, i pagamenti con carte di credito contenenti il chip di sicurezza sono una realtà ormai consolidata, con pagamenti contactless che sono già una realtà ed in costante aumento, con dati che gli analisti stimano in circa 100 milioni di contactless cards in Europa (un quinto delle carte di credito in circolazione) e circa un milione e mezzo di terminali contactless.
Le banche statunitensi dovranno adeguarsi al sistema “europeo” entro Ottobre 2015. Questo, ovviamente, vuole dire l’acquisto di nuovi POS: quale migliore occasione per dotarsi di POS evoluti contenenti NFC e permettere, quindi, pagamenti in mobilità anche con il sistema di Apple? Sistema che, tra l’altro, contiene già centinaia di milioni di carte di credito memorizzate nei vari Apple ID?
Oltre a questo, ciò che rende Apple Pay potenzialmente disruptive è la combinazione fra la soddisfazione del bisogno di sicurezza nell’effettuare le transazioni ed il valore dell’esperienza utente che il metodo garantirebbe. Secondo Tim Cook infatti, è proprio quest’ultimo il maggiore elemento che deve essere considerato in un pagamento, per renderlo veramente efficace (e riuscire dove molti altri hanno fallito o non hanno sfondato come ci si aspettava: Google Wallet è un esempio).
Tutte le carte di credito infatti verranno memorizzate in Passbook, applicazione contenuta di default in iOS, senza che il numero della carta stessa venga archiviato né sul dispositivo né sui server Apple. Come si vede nel video, pochi secondi sono sufficienti per il pagamento in un negozio che avviene – lato utente – tramite l’utilizzo della propria impronta digitale (con Touch ID). Lato hardware invece, nel Secure Element contenuto nello smartphone viene memorizzato un account number, sicuro e monouso (con un processo di tokenizzazione) che è utilizzato per la transazione con il POS Contactless compatibile. Al momento del pagamento viene inoltre generato un dynamic code, che sostituisce il numero di sicurezza a tre cifre presente sul retro della carta di credito.
“La sicurezza e la privacy sono i punti cardine di Apple Pay. Se un utente usa Apple Pay in un negozio o in un ristorante, il personale di cassa non vedrà più il suo nome, il numero di carta di credito o il codice di sicurezza: così si riduce il rischio di truffe,” ha recentemente dichiarato Eddy Cue, Senior Vice President di Internet Software and Services di Apple. “Apple non raccoglie i dati relativi alla cronologia degli acquisti, perciò non sappiamo cosa comprano gli utenti, dove acquistano o quanto hanno pagato. E se l’iPhone viene perso o rubato, con Trova il mio iPhone si possono sospendere velocemente i pagamenti da quel dispositivo.”
Questo sistema funziona anche per i pagamenti online, in maniera del tutto semplice e pagando tramite il pulsante Apple Pay dedicato che verrà adottato dai siti ecommerce. Interessato indiretto (ma non troppo) in questo ambito sembra essere Paypal, al momento escluso dall’accordo: quest’ultimo infatti utilizza la stesso principio da molti anni, ma Apple, con la sua peculiare integrazione tra hardware e software (anche l’Apple Watch potrà effettuare micro transazioni), ha un’importante carta da giocare. Tanto è vero che, con riferimento al recente leak delle password di alcuni account iCloud di famose celebrità (dovute alla debolezza della password, non a bug di iCloud) Paypal ha pubblicato un advertising polemico su una pagina del New York Times, forse non del tutto riuscito:
In più, la possibilità di aggiungere una carta di credito fisica semplicemente fotografandola e memorizzandola in Passbook, aggiunge ulteriore semplicità ed efficacia all’esperienza utente. Verrà rilasciato inoltre un set di API che consentirà agli sviluppatori di integrare Apple Pay in molti servizi online.
Apple Pay sarà disponibile da Ottobre con un aggiornamento dedicato di iOS 8, ma soltantonegli USA. E qui è possibile trovare un paradosso: l’Europa, come già spiegato in precedenza, ha una rete di carte di credito e dispositivi contactless già abbastanza sviluppata, dato che i maggiori player di carte di credito (Mastercard, Visa ed American Express) hanno speso parecchia visibilità in questa tipologia di carte di credito durante gli ultimi anni. Negli Usa sono solamente 220.000 i POS Contactless ad oggi disponibili. Questo però dovrebbe risolversi in un breve periodo, almeno stando alle dichiarazioni di Steve Perry, Chief Digital Officer di Visa Europe, il quale ha affermato sul sito dell’Ansa: “stiamo collaborando con Apple e con le banche del consorzio di cui facciamo parte per portare questo nuovo servizio sul mercato europeo“.
Ad oggi sono molti i marchi che negli Stati Uniti hanno deciso di collaborare con Apple e supportare Apple Pay. La grafica sotto riporta alcuni tra i più famosi per i pagamenti in-store.
Photocredits @apple.com
Mentre per quanto riguarda il mondo online:
Photocredits @apple.com
Apple guadagnerà anche dalle transazioni effettuate dagli utenti: una mossa che, secondo i dati forniti da Bloomberg, potrebbe fruttare all’azienda una fetta degli oltre 40 miliardi che le banche incassano ogni anno dai cosiddetti “swipe fees“, le commissioni interbancarie dovute al rischio di frode. Un articolo del Financial Times riporta circa 15 centesimi ogni 100$ di spesa: Apple riuscirebbe quindi a diventare una sorta di “società di servizi” per le banche, una mossa che prima di oggi non era mai riuscita a nessuno – nemmeno a Google.
Tutto questo verrà accettato dalle banche e dai gestori delle carte di credito? Al netto infatti di commissioni da devolvere ad Apple e, forse, una minore visibilità dei marchi del credito, probabilmente si: questo soprattutto perchè l’adozione del sistema Apple, con la sua possibile portata, potrebbe incrementareverticalmente il mercato delle transazioni con carta di credito, previsto da una ricerca di Forrester entro il 2017 pari a 90 miliardi di dollari. Una cifra esorbitante, e che potrebbe essere raggiunta anche grazie alla nuova One More Thing di Apple.
Anche i tassi di interesse e le commissioni delle transazioni, proprio per favorire questo sistema, potrebbero abbassarsi, anche sotto la commissione richiesta per il pagamento con carta di credito tradizionale: l’elevata sicurezza infatti, dovrebbe rendere tutto questo possibile.
Solo vantaggi quindi? Possiamo dimenticare tranquillamente la carta di credito a casa come suggerito da Tim Cook, mostrando entusiasticamente e per ben due volte, durante il Keynote, il video di come pagare con Apple Pay? Probabilmente (almeno per ora) no. Apple si focalizza su usabilità, sicurezza e soprattutto semplicità, tre elementi che prima di oggi non erano mai stati combinati insieme in maniera così chiara ed efficace. Ma gli utenti saranno disposti a pagare con i propri telefoni in luogo delle loro carte di credito? E sopratutto, nonostante la sicurezza garantita dal Software Element e dal Touch ID, quale sarà il grado di resistenza ai tentativi degli hacker (anche se, verrebbe da dire, clonare una carta di credito tradizionale potrebbe essere molto più facile)?
Riguardo al mercato italiano, oltre all’incognita dell’accoglienzada parte degli utilizzatori da sempre abituati ad usare in maggioranza il contante (tanto è vero che, ad esempio, Amazon.it ha introdotto il pagamento in contanti specificatamente per il nostro paese), bisognerà capire quale sarà la posizione delle banche e degli operatori telefonici. Questi ultimi hanno investito (forse in ritardo) nei pagamenti contactless e con Apple Pay si ritroverebbero “tagliati fuori”.
Le banche hanno ovviamente la necessità di accordarsi con Apple per fare funzionare il sistema dei pagamenti (così come avviene negli Usa, in cui sono stati stretti accordi commerciali con i maggiori istituti di credito proprio per questo motivo), ma ci sono aperture molto importanti in tal senso.
Ninja, voi usereste Apple Pay?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Andrejkohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAndrejko2014-09-17 14:30:272014-09-17 14:30:27Apple Pay è la vera One More Thing?
Quando si parla di taxi, la mente vola subito a New York, dove infinite braccia si alzano per richiamare l’attenzione di quelle macchine gialle entrate nell’immaginario collettivo grazie ai film di ogni epoca. Che siano gialle, bianche o nere, proprio quelle macchine potrebbero scomparire a causa delle nuove app di cab-sharing (vedi Uber). A soccorrere i tassisti che, di fronte a tale fenomeno hanno assistito ad una drastica riduzione dei loro proventi, ci pensano i ricercatori italiani e americani del MIT (Massachussets institute of technology) di Boston e del Cnr (Centro nazionale ricerche) che hanno sviluppato un algoritmo per il taxi-sharing, che consente non solo di snellire il traffico nelle città, ma anche di ridurre i tempi di percorrenza del 30% e delle emissioni inquinanti.
HubCab e il “ride-sharing”
L’algoritmo di HubCab elaborato ha dimostrato come sia possibile condividere più di 150 milioni di corse usando un server per coordinare i dati provenienti dai cellulari dotati dell’app di taxi sharing. L’algoritmo, specifica Paolo Santi, primo ricercatore presso l’Istituto di informatica e telematica e co-autore dell’app, tiene conto di quattro fattori: il tempo, le coordinate GPS, la salita a bordo ed infine l’abbandono del veicolo. Per ogni corsa l’algoritmo deve essere in grado di identificare l’insieme di altri viaggi che si stanno sovrapponendo, al fine di conoscere e trovare il perfetto abbinamento per le corse da condividere in taxi. Dallo studio condotto si evince che ogni viaggio è condivisibile con altri 100 corse. Questa app sembra rispondere non solo alla richiesta d’aiuto dei tassisti, rimettendoli in corsa, ma anche alle problematiche ambientali contribuendo ad un mondo più green.
E’ indubbio che condividere una corsa in taxi permette anche un risparmio economico da parte degli utenti, mediante una riduzione delle tariffe.Lo studio pubblicato sulla rivista Pnas (Proceedings of the national academy of sciences) dimostra che se i passeggeri sono disposti a tollerare cinque minuti, e non oltre, di ritardo per un singolo viaggio, quasi il 95% delle corse potrebbe essere condivisa. “Naturalmente, nessuno dovrebbe mai essere costretto a condividere un veicolo”, chiarisce Carlo Ratti, professore presso il Dipartimento del MIT di Studi Urbani e Pianificazione (DUSP) e uno dei coautori, “tuttavia la nostra ricerca dimostra che cosa accadrebbe se le persone avessero la condivisione come opzione.” E’ di qualche giorno fa la notizia dell’incontro mondiale di tutti i sindacati dei trasporti tenutosi a Bruxelles. L’incontro è stato decisivo per elaborare una strategia contro tutte quelle app che, in via concorrenziale e a scapito dei tassisti, forniscono un servizio di trasporto automobilistico privato, mettendo in contatto gli utenti e i conducenti privati. E’ evidente che si tratta di una sfida globale con caratteristiche di liberismo senza regole, dove a vincere è il più forte.
Si alle nuove tecnologie a patto che siano regolamentate.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Asi Tsukihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAsi Tsuki2014-09-17 13:00:332014-09-17 13:00:33HubCab, l' app condivisibile amica dei tassisti
Sarà il social network a salvarci dalla disoccupazione? La risposta è forse. Cerco di spiegarmi meglio: l’utilizzo di piattaforme on line come LinkedIn ( noto servizio web di rete sociale, impiegato per lo sviluppo di contatti professionali ) può certamente aiutarci a trovare il lavoro dei nostri sogni, ma questo avverrà solamente se il social network sarà utilizzato nella maniera esatta.
Alle soglie del 2015 molti fanno affidamento a questa piattaforma che è sicuramente uno strumento utile e potente in ambito professionale, sia per la crescita in termini di carriera, sia per la ricerca di lavoro. In ogni caso non dobbiamo credere che basti aprire un profilo, inserire qualche esperienza di lavoro e una foto ammiccante per ricevere una pioggia di offerte lavorative. Il procedimento è in realtà alquanto più complesso.
Ecco qualche rapido consiglio da dare a chi vuol trovare il lavoro dei propri sogni attraverso internet.
Mantenere il segreto durante le modifiche del proprio profilo
Cercare sempre di nascondere le attività svolte “al buio”. Quando si aggiorna il proprio profilo, non è opportuno che i propri contatti vedano tutti i cambiamenti e gli aggiustamenti in corso d’opera. Per evitare questo piccolo problema, la soluzione è all’interno della piattaforma: accedendo al panello di controllo della privacy sarà possibile attivare la modalità che blocca altre persone dal vedere i cambiamenti in corso. Solo una volta terminate le modifiche, sarà possibile tornare a rendere pubblico il proprio profilo.
Repetita iuvant
In questo mondo la ripetizione non stanca ma aiuta, altroché se lo fa: è opportuno identificare le 5 competenze più richieste per la posizione in cui si ambisce, una volta fatto questo è consigliabile usarla più volte nel proprio profilo. Qualora la vostra competenza principale sia il merchandising, è consigliabile inserirla ovunque sia possibile nelle esperienze lavorative. Questo aiuterà il vostro account a essere più visibile alla giusta audience.
L’opportunismo paga
Non abbiate timore di unirvi a gruppi che vi interessano. Cogliere l’occasione di unirsi a questi gruppi lavorativi è molto interessante per il vostro profilo: non solo potrete avvicinare persone, che in altri casi, sarebbero molto difficili da raggiungere, ma potreste anche invitarle a collegarsi con il proprio network.
Sfruttate l’endorsement
Chiedete ai vostri contatti di approvare i vostri talenti migliori, perché un alto numero di endorsement influenza l’opinione di chi guarda il vostro profilo. Per contro, cancellate o rifiutate le approvazioni che non ritenete valide per il vostro account. Collegato a questo suggerimento, comportatevi in maniera diametralmente opposta verso chi vi chiede un’approvazione o una conferma e concedetela solo alle persone veramente meritevoli, perché la reputazione degli altri può essere vista come una misura dei vostri valori.
Non lasciate tracce durante il cammino
Ogni qualvolta controllate i profili delle persone con cui lavorate o volete lavorare, attenti a non farvi vedere. Non lasciate tracce e non fatevi scoprire, in altre parole cambiate in “anonimo” il settaggio alla voce: “Seleziona cosa vedono gli altri quando guardi il loro profilo”.
Infine il più classico dei consigli: Il vostro volto è il miglior biglietto da visita che si può offrire a una società.
Nel mondo del social e del web 2.0 l’aspetto più rilevante è quello della prima impressione, dell’impatto visivo. Assicuratevi che la vostra foto sia di qualità, ben illuminata e a fuoco. Soprattutto, nella foto dovete guardare in macchina o verso sinistra, in direzione del contenuto. Al contrario, si può dare l’impressione controproducente di prendere le distanze dal contenuto della propria pagina.
La timidezza nel mondo social non aiuta
Non solo qualità ma anche quantità. Arrivate ad almeno 500 contatti, perché oltre ad allargare il vostro network, il numero ha un impatto psicologico molto potente su chi vede il vostro profilo. Infine, non dimenticate che potete sfruttare i vantaggi di un account premium: potete acquistare un abbonamento mensile per raggiungere i contatti che vi interessano per poi eliminare questo tipo di account una volta scaduto il mese a disposizione.
La lista di consigli da noi stilata, non va presa come una bibbia. Questi sono piccoli suggerimenti che possono aiutarvi, a essere più visibile di fronte le società che cercano lavoro attraverso il mondo dei Social Network. Una volta messo in atto questo cumulo di consigli, di certo non troverete spalancate le porte del lavoro, ma otterrete senz’altro una visibilità rilevante che vi aiuterà a raggiungere il successo sperato.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hoyokuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHoyoku2014-09-17 08:27:072014-09-17 08:27:07LinkedIn: quando la ricerca di lavoro si fa social
Hai tra i 23 e i 29 anni e vivi nel quartiere di Scampia a Napoli? Questa potrebbe essere la tua occasione per conoscere il mondo dei social media ed imparare a sfruttarlo per creare progetti innovativi! Un progetto tutto italiano dedicato a chi vive nei quartieri Tamburi di Taranto, Zen di Palermo e nel progetto C.a.s.e. de L’Aquila.
Ogni giorno i Ninja vi propongono le migliori campagne di comunicazione al mondo volte a risuonare nella mente e nel cuore dei consumatori, a creare conversazioni ma soprattutto capaci di restituire qualcosa alla comunità in termini di innovazione culturale e responsabilità sociale. Questo progetto nasce per permetterci di contribuire alla nostra comunità di riferimento e di farlo in prima linea, strutturando un progetto formativo davvero speciale: un progetto che crede nella volontà di ripartire dalle nostre terre, ovunque siano, anche se a volte possono apparire svantaggiate.
Da un’idea di Resto al Sud ed in collaborazione con Tiscali, Conad, Carpisa-Yamamay, Ninja Academy ed Unioncamere Sicilia nasce la “Resto al Sud Academy”. Abbiamo deciso di mettere a disposizione le competenze dei nostri docenti, tra i migliori professionisti nel loro campo:
“Pensiamo che sia fondamentale dedicare parte del nostro tempo a progetti importanti che possano portare valore alla nostra comunità. La nostra missione è quella di aiutare i professionisti e imprese a crescere grazie agli strumenti del marketing digitale. La conoscenza è libertà e tutti dovrebbero poter avere accesso alla migliore formazione possibile per poter manifestare i propri talenti.” (Mirko Pallera CEO Ninja Marketing/ Ninja Academy)
Il progetto prevede formazione sui temi social media, web grafica e web tv a quattro giovani del Sud, che potranno seguire il corso online con un impegno di 8 ore settimanali dal 30 ottobre 2014 al 30 giugno 2015. Inoltre avranno accesso a quattro diversi workshop che si terranno durante l’anno (ed ai relativi rimborsi per gli spostamenti e soggiorni).
I quattro selezionati per l’Academy riceveranno in regalo anche un tablet con connessione gratuita di un anno per avere un accesso illimitato ai social media.
Voglio partecipare!
1: Rispetto i requisiti?: vivere in uno dei quattro quartieri indicati, avere un’età compresa tra i 23 e i 29 anni, un titolo di studio universitario e conoscere la lingua inglese.
2: Invio la domanda ENTRO il 30 SETTEMBRE: è possibile inviare la domanda di partecipazione, allegata di curriculum e copia della carta d’identità, all’indirizzo mail talenti@restoalsud.it ed a roberto.zarriello@gmail.com.
3: Partecipo alla selezione: i candidati dovranno anche sostenere un colloquio via web con il coordinatore dell’Academy Roberto Zarriello. Il 10 ottobre 2014 sul portale Resto al Sud saranno poi resi noti i nomi dei quattro ammessi all’Academy, scelti da una commissione ad hoc che valuterà la singole domande.
“Ci deve essere un’alternativa tra cedere e fuggire. E noi pensiamo che l’innovazione possa essere una risposta. E vogliamo contribuire. Dentro il nostro portale svilupperemo una scuola dei talenti 3.0, una accademia web gratuita che permetta ai giovani del Sud che hanno una inclinazione per innovazione e social media di conoscere il mondo del digitale. Per sconfiggere rassegnazione e stereotipi bisogna agire ed è per questo che il nostro progetto culturale vuole farsi azione, piccola azione concreta. E se tra un anno avremo aiutato un pugno di giovani del Sud a sviluppare il loro talento 3.0, avremo fatto una cosa buona” – Roberto Zarriello, founder Resto al Sud
Cosa state aspettando? Partecipate per conoscere il mondo digital e dei social media, strumenti che permettono di intraprendere carriere innovative pur restando fedeli al proprio territorio.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Massimo Sommellahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMassimo Sommella2014-09-16 18:00:342014-09-16 18:00:34Nasce l'Academy per i talenti del digital che restano al Sud
È bastata l’acquisizione di CardSpring (una società che si occupa di pagamenti in mobilità) a fornire un’idea della direzione in cui era diretto Twitter nell’ambito dell’e-commerce.
Sono bastati due mesi, infatti, per veder comparire sulla piattaforma i primi risultati dell’arrivo di questi specialisti nel team: stiamo parlando del tasto “Compra Ora“, una funzione che offre agli utenti la possibilità di comprare prodotti direttamente dalle app ufficiali di Twitter.
Il tasto “Compra Ora”, presente all’interno di speciali tweet sponsorizzati, offrirà a Twitter una nuova fonte di ricavo, grazie ad una percentuale sulle transazioni a carico dei negozianti, e permetterà agli utenti di aggiudicarsi prodotti rapidamente ed in mobilità.
Il procedimento è molto semplice: la prima volta che si decide di comprare qualcosa, l’app chiede di inserire l’indirizzo di spedizione e un metodo di pagamento che verranno registrati nell’account in tutta sicurezza, dopodiché gli acquisti successivi non richiederanno nulla più che un tap.
In questo modo i venditori potranno proporre offerte speciali direttamente ai propri follower, gli artisti vendere merchandising ufficiale e si potranno fare donazioni direttamente agli account di associazioni umanitarie. Hanno già iniziato a collaborare artisti e brand come Pharrell e Burberry, ma troviamo anche (RED), che spera di poter fare di questa funzione un nuovo strumento di raccolta fondi.
Al momento la funzione è in test solo per alcuni utenti statunitensi sulle app per Android e iOS. Non ci resta che aspettare che arrivi anche in Italia, o forse no, se non vogliamo cadere anche noi vittime dello shopping impulsivo. 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Paolo Navahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPaolo Nava2014-09-16 15:00:322014-09-16 15:00:32Twitter apre all'ecommerce con il tasto "Compra Ora"
Siamo ormai abituati ad acclamare quei prodotti in grado di contraddistinguersi per la loro creatività e strizzarci l’occhio dagli scaffali, ma cosa dire di quei progetti ideati da designer e studenti che però non hanno ancora visto (e forse mai vedranno) la luce del mondo reale?
Se pensavate di aver visto ormai di tutto siate pronti a ricredervi: ecco infatti 6 concept design non ancora realizzati che vi faranno comunque innamorare!
1. Calmati, dannazione!
Decisamente sui generis, questo concept design firmato Pascal Lefebvrereinventa la personalità della camomilla attraverso un eccentrico packaging fluo dal font calligrafico che definire irriverente è dire poco: sei stressato? Calm the F*ck Down e goditi una camomilla!
2. Sorrisi smaglianti
Se il principale plus di prodotto di una nuova gomma da masticare è un sorriso più bianco e luminoso, quale packaging migliore di questo per comunicarlo in modo memorabile? Sei soggetti per tre sapori, il concept design è di Hani Douaji e purtroppo no, non è ancora in commercio!
3. L’alfabeto per farsi le ossa
Ecco cosa succede quando un amante della typography si appresta a creare un metodo non convenzionale per insegnare ai bambini l’alfabeto: con Alphabones lo studente Joe Scorsone si fa letteralmente le ossa, ideando un concept design innovativo in grado di fare un baffo ai più comuni metodi d’insegnamento!
4. Bambini all’ascolto!
Nessun bambino potrebbe resistere a questo packaging per auricolari firmato Havas e, considerato il simpaticissimo riferimento alle ormai trapassate musicassette, probabilmente anche ogni nostalgico degli anni ’80/’90 vorrebbe che questo fosse… meno concept e più design!
5. Il vecchio e il pack
Il concept design di Nina Marie Cornelison riuscirebbe a far innamorare persino Hemingway! Avete mai letto Il vecchio e il mare? Se la risposta è no, questo potrebbe essere il momento giusto per farlo, ma munitevi di apriscatole!
6. Creatività al cubo!
Dal produttore al consumatore, ecco come risparmiare spazio e al tempo stesso rendersi indelebili nella memoria di ogni bevitore di birra che si rispetti: chi, infatti, rimarrebbe impassibile di fronte a questa bottiglia cubica minimalista e accattivante?
Concept design di Petit Romaine per Hineken.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Manuramakihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngManuramaki2014-09-16 10:50:162014-09-16 10:50:166 concept design che vorremmo fossero veri
Il progetto Startup bus nato nel 2010 a San Francisco grazie ad un’idea di Elias Bizaness, consiste nel far viaggiare un gruppo variegato ad accuratamente scelto di innovatori, per metterli alla prova con l’obiettivo di far nascere delle nuove startup.
Attualmente presente in 5 continenti, rappresenta una delle opportunità più interessanti con visibilità internazionali per giovani designer,aspiranti imprenditori e programmatori.
25 partecipanti per bus, accuratamente scelti da una giuria di Buspreneurs si sfideranno in team tra di loro, ed i vincitori potranno volare a Vienna per presentare il loro progetto sul palco del Pioneers Festival (uno dei più importanti eventi europei in grado di riunire 2500 tra investitori, speaker, startup e giornalisti di fama internazionale).
I risultati della prima edizione italiana
Lo scorso anno, l’Italia si è aggiunta alle 5 nazioni europee già attive, portando in finale a Vienna ben due startup tricolore.
Un’occasione unica, un trampolino di lancio internazionale per mettersi alla prova e realizzare qualcosa di concreto, come hanno fatto i ragazzi di MyAngel Children Care, italiani arrivati in finale a Vienna, e vincitori della menzione speciale quale migliore idea, altamente scalabile rispondente ad un bisogno quotidiano. Ad otto mesi dal loro incontro, il prodotto che hanno sviluppato è attualmente in fase di lancio, consiste in un braccialetto contente le informazioni mediche di primo soccorso, leggibili tramite tecnologia NFC con un qualsiasi smartphone, ideale per i bambini a scuola o in gita.
Quest’anno saranno 8 i paesi Europei (ESTONIA, FRANCIA, GERMANIA, GRECIA, INGHILTERRA, ITALIA, POLONIA e SPAGNA) a partecipare alla competizione.
L’edizione italiana è suddivisa in sei tappe, partenza da Napoli, il 25 Ottobre per poi passare da L’Aquila, Firenze, Bologna, Milano e concludere il viaggio con la finale a Treviso.
Le iscrizioni sono aperte ed il team per quest’anno è capitanato da Chiara Adam, che dopo aver curato la comunicazione nell’edizione 2013, è responsabile conductor di StartupBus Italy per il 2014.
Cervelli in viaggio non in fuga!
Il motto di per l’edizione italiana è “cervelli in viaggio, non in fuga!” proprio per sottolineare l’obiettivo di sostenere i talenti italiani attraverso i workshop che si terranno lungo il viaggio, ed il sostegno dei mentor ed esperti del mestieri che seguiranno lo sviluppo delle idee.
Ulteriori informazioni sui numeri e le iscrizioni sono disponibili sul sito europe.startupbus.com
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Diana Piemari Ceredahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDiana Piemari Cereda2014-09-16 10:42:132014-09-16 10:42:13StartupBus riparte da Napoli il 25 ottobre, direzione Vienna
Insieme alla Ninja Academy abbiamo partecipato ai tre giorni della Festa della Rete che si è tenuta a Rimini lo scorso weekend.
Foto credit @FedericaBulega
Durante il primo dei due panel moderati da Mirko Pallera, dal tema La conoscenza distribuita e la restituzione di valore nei processi partecipativi, è stato analizzato cosa significa per aziende e clienti la copartecipazione.
Abbiamo visto come la copartecipazione può influire sullo sviluppo del business delle aziende e analizzato alcuni esempi di brand che lo stanno facendo, ad esempio, dando la possibilità agli utenti di scambiarsi informazioni sui servizi offerti.
Alla fine ci si è ritrovati tutti d’accordo sull’affermazione di Mirko:
“Un brand per avere successo deve innescare un movimento sociale”
Il secondo, e tanto atteso, è stato l’incontro-scontro con Rudy Bandiera sul caso #unamacchinaperrudy che uno scontro non è stato, come ha poi scritto su Facebook lo stesso Rudy:
Alla #festadellarete il ring non c’è stato ed ero sul palco con persone divertenti, competenti, educate e pronte a confrontarsi, anche sui dati.
Alla fine #unaMacchinaPerRudy è risultato un successo trasversale e un caso di cui parlare, a prescindere da tutto il resto che viene detto.
#unamacchinaperrudy è diventato un caso che, proprio perchè ha fatto molto discutere, ha fatto sorgere la domanda: chi sono gli influencer e che influenza hanno davvero in rete?
Da questa domanda ci si è poi chiesto quanto – nel caso specifico – Rudy Bandiera possa influenzare nell’acquisto di una auto. E’ stata data la parola, quindi, al Gruppo Roncaglia – agenzia di Smart Italia – che ha affermato che:
Ascoltare la rete è stata la chiave di successo di #unamacchinaperrudy
e che la scelta di accogliere la richiesta di “aiuto” di Rudy da parte di Smart è stata fatta proprio perchè in linea con il brand:
Rudy Bandiera è simpatico e irriverente, come Smart
Foto credit @mirkopallera
Anche qui alla fine si è stati tutti d’accordo sul fatto che
Il vero influencer è colui che riesce a fare da ponte tra comunità differenti
Numerosi gli altri panel dei temi fashion&beauty, food, media, economy e kids, passando dagli showkooking ai workshop.
E’ tautologico, lo sappiamo, ma la chiave del successo della Festa della rete è la rete stessa.
La rete – intesa come networking – ha contraddistinto questi 3 giorni di incontri e dibattiti, dando l’occasione di conoscere – o rivedere – coloro con i quali si interagisce ogni giorno online. E, forse, è anche per questo motivo che poi quando ci si incontra dal vivo non si ha voglia di litigare, ma solo di passare del tempo insieme, anche se si hanno convinzioni diverse – soprattutto davanti ad una buona piadina 😀
Foto credit @mirkopallera
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Evento clou del sabato sera le premiazioni dei Macchianera Awards, nella gallery trovate le foto dei vincitori 😉
Che dire… ci vediamo l’anno prossimo!
Salvo ove indicato diversamente, i credits delle foto della gallery sono miei 🙂 @IdaGlitter
Foto credit @mirkopallera
Foto credit @ninjacademy
Foto credit @FedericaBulega
Foto credit @mirkopallera
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https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ida Perrihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngIda Perri2014-09-15 22:04:472014-09-15 22:04:47Alla Festa della Rete a trionfare è stato il networking [NINJA REPORT]
Quali sono le ultime novità, e puntate, della lunga ed avvincente telenovela di Uber? Riparliamo proprio della famosa e famigerata app di sharing economy dedicata alle corse a pagamento in auto operate da NCC (noleggiatori con conducente) e da poco perfino da privati cittadini.
È già un gigante ed in crescita: viene attualmente valutata intorno ai 15-20 miliardi di dollari di valore, ed è attiva in oltre 45 paesi e 200 città con un ambizioso piano di espansione. Niente di strano se il tuo azionista principale di chiama Google, sei supportato dalla prestigiosa banca Goldman Sachs, oltre che disporre di un servizio innovativo dirompente.
In un articolo dello scorso giugno l’avevamo lasciata assediata e ricoperta dagli epiteti inferociti di centinaia di tassisti milanesi il giorno del lancio/annuncio della nuova APP per smartphone Uber-Pop, dedicato appunto ai privati cittadini che vogliano mettere a disposizione il proprio tempo ed automobile per effettuare corse a pagamento. In Italia il quadro normativo era, ed è ancora, del tutto impreparato a gestire la novità. Sempre nell’articolo di cui sopra evidenziavamo la pressante necessità di aggiornare le regole del gioco. Dove siamo oggi a tre lunghi mesi di distanza?
Arrivano i primi “ban”
È notizia di questi giorni che Uber ha ricevuto il primo stop ufficiale da un tribunale Federale Tedesco, rispondendo al ricorso di una società di taxi, la Taxi Deutschland Servicegesellschaft, dopo che altri tribunali avevano sospeso il giudizio su cause simili. La sentenza è basata sulla mancanza dei requisiti legali per operare nel Paese tedesco, ed è nello specifico avversa al servizio Uber-Pop in tutta la nazione, mentre i normali servizi collegati a noleggi con conducente autorizzati possono continuare ad operare.
Una soluzione molto politica ma comunque simbolica. In attesa della pronuncia definitiva il servizio viene quindi proibito, ma da San Francisco si sono affrettati a far sapere che ignoreranno la sentenza, che la contrasteranno, che non si può fermare il progresso, e negando accuse di negligenza rispetto alla sicurezza dei passeggeri superate da appositi accordi assicurativi. Taxi Deutschland Servicegesellschaft nel frattempo suggerisce che Uber potrebbe dover scucire fino a 250 mila euro per singola corsa se il giudizio avverso dovesse diventare definitivo. Troppo anche per i ricchi banchieri azionisti.
La situazione Italiana
In Italia dal punto di vista regolamentare poco è cambiato. Dopo i proclami populistici di alcuni sindaci e politici di spicco in seguito dalla sopracitata sommossa dei tassisti milanesi (che alla fine dei conti ha creato un’enorme grancassa mediatica gratuita ad Uber) nessuna legge ad hoc o provvedimento è stato messo a punto per regolamentare il servizio, in particolare la versione appunto dedicata ai privati cittadini. Che è quella più economica e potenzialmente micidiale per i “vecchi” tassisti, impegnati ancora nell’ammortamento ventennale della propria licenza pagata magari anche alcune centinaia di migliaia di Euro.
È però stata più volte ventilata dai media nazionali la possibilità che un conducente che venga “pizzicato” ad accompagnare a pagamento un cliente senza avere una valida licenza (da taxi o NCC) possa essere punito con il ritiro della patente. Basterà fingere che il passeggero è un amico?
Spionaggi
Uber da parte sua non resta a guardare ed affila le armi. La Società, oltre ad infischiarsene delle sentenze dei tribunali e di pianificare un robusto piano di espansione, ha iniziato a combattere una guerra senza quartiere contro il principale concorrente negli Stati Uniti (Lyft), che offre un servizio sostanzialmente identico. La strategia adottata è un vero e proprio piano di sabotaggio, di cui sono stati soffiati numerosi e succosi dettagli riassunti in questo articolo. Uber ha sostanzialmente reclutato centinaia di “ambasciatori” muniti di numerosi iphone Uber e carte di credito, con lo scopo di prenotare corse su Lyft per provare a “convertirne” il conducente al servizio Uber (con tanto di modulo di adesione, canovaccio di convincimento e forti incentivi economici).
Gli stessi ambasciatori si possono poi trasformare in sabotatori, prenotando nel complesso migliaia di corse farlocche dove poi non si presenteranno, in modo da esasperare ulteriormente i conducenti di Lyft in vista della migrazione proprio ad Uber. Questo unito a manovre di intelligence e spionaggio che hanno, per esempio, permesso ad Uber di anticipare di 24 ore il lancio di un servizio per le corse dedicate a più passeggeri, oltre che campagne mediatiche di attacco diretto montate su camioncini sguinzagliati nelle strade delle città contese.
Consegna a domicilio
Infine, Uber si sta lanciando in servizi complementari come la consegna a domicilio di acquisti vari (inclusa la spesa al supermercato), dietro compenso dell’apposita corsa. Un altro modo in più per miminizzare il “tempo inutilizzato” di una quattroruote. Che altro si può fare con un’automobile? Alla fantasia di Uber, ed alla pigrizia del regolatore, l’ardua sentenza
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00ekohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngeko2014-09-15 14:16:032014-09-15 14:16:03Uber: le nuove frontiere della grande sfida targata sharing economy
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