Downton Abbey non è la classica serie tv macina ascolti che ci aspetteremmo: non fa parte del circolo d’oro di produzione dei grandi network americani come Fox, ABC, CW, ma viene trasmessa in primis dal canale britannico ITV e da PBS, televisione non-profit statunitense; non ha nulla di contemporaneo, non ci sono zombie, produttori di metanfetamina, viaggi nel tempo, indagini, ma è anzi ambientata nel primissimo Novecento inglese e racconta le vicende dell’aristocratica famiglia Crawley.
Ciò nonostante, nell’arco di due stagioni è diventato lo show non americano più candidato nella storia degli Emmy Awards e uno dei più seguiti in tutto il mondo. E pochi giorni fa in rete sono stati diffusi due video che ne hanno confermato il successo. Stiamo ovviamente parlando di due parodie, uno degli strumenti più potenti di ri-creazione dei contenuti nel web, mainstream e grassroots.
Nel primo caso autori del rifacimento sono i creatori di Sesame Street, altro popolarissimo show americano che spesso propone parodie di serie seguite ed amate dal pubblico. Con un gioco di parole, due dei personaggi principali dello show, ovvero Violet Crawley e il figlio Charles Carson diventano protagonisti di una divertente scena ‘capovolta’ (‘upside down’, appunto) in cui l’anziana capostipite non riesce a bere il suo tè o gustarsi i suoi dolci.
Non dimentichiamo che i pupazzi di Sesame Street hanno già imitato altre serie di culto come “Mad Man” e “True Blood“.
Downton Abbey è stato trasformato anche in un videogioco in stile NES che ci fa ripercorre le ambientazioni di casa Crawley.
Tutti gli appassionati del genere sono in fervida attesa per l’episodio “The Suicide King” che andrà in onda stasera negli Stati Uniti e lunedì in Italia alle ore 22:45 sul canale satellitare Fox.
L’episodio sancisce il ritorno della serie di enorme successo del network usa AMC dopo la tradizionale pausa tra dicembre e febbraio (lo hiatus). Per promuovere il ritorno della popolare serie tv centrata sulle storie di un gruppo di sopravvissuti in un mondo post apocalittico dove gli zombie hanno invaso il pianeta, AMC ha lanciato una campagna di ambient marketing alla stazione di Toronto (Union Station).
Ecco come appariva ai passanti la stazione durante l’ultima settimana:
A due giorni dalla messa in onda
Ecco come appariva ieri l'indoor
Alla creatività, minimal quanto splatter ma d’ impatto immediato – curata dall’agenzia pubblicitaria Leo Burnett Toronto – è stato affiancato un concorso sui social network che incoraggia i fan a twittare una foto in posa davanti l’eccentrico billboard con l’hashtag #TWDFeb10. Curiosi e quanto mai azzeccati i premi in palio: diverse dita mozzate.
Non ci resta che sederci sui nostri comodi divani e goderci il ritorno di Rick Grimes & co. in una delle serie tv più promettenti degli ultimi anni!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Massimo Sommellahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMassimo Sommella2013-02-10 12:11:302013-02-10 12:11:30Il ritorno della serie The Walking Dead è ambient
Il crowd recruiting ha innovato i processi di Ricerca e Selezione dei candidati per le aziende. Poi è arrivata HiveJobs a innovare il mondo del crowdrecruiting, affidando a professionisti specializzati nei settori di interesse la valutazione dei candidati attraverso videointerviste.
Per addentrarci nel mondo delle nuove forme di reclutamento affidate agli utenti della rete, abbiamo intervistato Alessandro Raguseo che, assieme a Daniele Bacchi, ha fondato HiveJobs.
Cos’è il crowd recruiting?
Il concetto di crowd recruiting è ancora in via di definizione. Nell’accezione più diffusa, con l’espressione “crowd recruiting” s’intende la selezione del personale affidata a una moltitudine non specificata di soggetti (in lingua inglese “crowd” significa folla).
In questa accezione è evidente che trovare il candidato corretto somiglia più che altro a una lotteria. In un’accezione usata precedentemente e non più attuale, si intendeva invece la condivisione fra recuiter di diverse organizzazioni delle proprie relazioni, in particolare lo scambio di contatti dei candidati.
Hivejobs intende il concetto in maniera diversa, associandolo all’avvalersi del selezionatore più qualificato per ogni specifica posizione aperta. Se ad esempio l’azienda cliente sta cercando un infermiere, il selezionatore ideale sarà un’infermiera Capo Sala con 15 anni di esperienza. Se la figura ricercata è un carpentiere, il recruiter specializzato sarà un Capo Cantiere e così via. Da qui nasce l’idea di creare un network di persone intercettate sul web e selezionate da Hivejobs, coinvolti non come dipendenti diretti ma da attivare on demand per fare selezione sulla loro stessa professione.
La competenza di questi recruiter, detti HiveScout, deriva proprio dalla loro storia professionale, che parla da sola, senza bisogno di usare biglietti da visita che riportino la qualifica “specialist”.
Ovviamente occorre avvalersi di professionisti che oltre ad essere tecnicamente competenti diano anche garanzie sulla capacità di cogliere, in sede di video-intervista, le cosiddette soft skill, le attitudini e i comportamenti dei candidati rilevanti per la valutazione.
In che modo HiveJobs innova il mondo del crowd recruiting?
Hivejobs innova il mondo del crowd recruiting rendendolo qualificato. L’HiveScout è un professionista che lavora per Hivejobs solo quando necessario, nel momento in cui si attiva un processo di selezione per cui siano richieste le competenze tecniche di quello specifico professionista.
Gli HiveScout per il resto del tempo ricoprono ruoli di consulenza o di responsabilità in azienda. Per ogni mandato di lavoro Hivejobs sceglie l’HiveScout migliore e lo mette nelle condizioni di scegliere se accettare o meno quel mandato.
Si tratta di professionisti con anni di esperienza alle spalle, che mettono la loro professionalità al servizio della ricerca e selezione di personale di un’altra azienda: è un compito molto delicato, che può essere svolto al meglio da parte degli Scout solo se c’è la massima tranquillità a operare. Per questo motivo Hivejobs non può seguire le logiche del crowdsourcing tradizionale: la ricerca e selezione non può essere affidata a una moltitudine indefinita di soggetti.
In quali settori è specializzata HiveJobs? Intendete aprirvi ad altri settori?
La natura stessa del modello di business di Hivejobs permette di specializzarsi in qualunque settore. Siamo partiti da quello dell’Information Technology perché meglio di ogni altro è in grado di recepire l’innovazione e il cambiamento che stiamo proponendo.
Di fatto l’apertura ad altri settori è legata solo al reperimento dei migliori HiveScout. Abbiamo già costruito un network di professionisti appartenenti ai settori marketing, finance, insurance, commerciale, fashion, legal, amministrativo. Riceviamo candidature di nuovi HiveScout quotidianamente e quelli che oggi potremmo attivare sono già oltre 200.
Quali risultati avete ottenuto al momento?
I numeri di Hivejobs sono in costante aumento secondo tutti i principali indicatori (fatturato, numero di clienti, numero di utenti registrati, numero di HiveScout, numero di visitatori sul nostro sito), che aumentano in media del 60% mese su mese.
E’ vero che siamo partiti da pochissimo, ma stiamo crescendo a ritmi impressionanti in un mercato comunque molto difficile come quello del lavoro. Tra le cose che ci fanno più piacere c’è l’allargamento del mercato: se prima era riservato a pochi che se lo potevano permettere, ora non è più così. Diventano nostri clienti anche piccole e medie imprese che mai prima avrebbero pensato di rivolgersi a una società di ricerca e selezione.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Akamehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAkame2013-02-10 11:05:372013-02-10 11:05:37Il crowd recruiting diventa qualificato con Hivejobs
Quando ho bisogno di sapere dove nasce una mela, chiedo al contadino e non al fruttivendolo. Questo è un modo come un altro per dire che, quando ci serve un consiglio, ci rivolgiamo alle persone direttamente coinvolte e di cui ci fidiamo.
Allora perché, nella scelta di un ristorante, devo affidarmi al parere di uno sconosciuto mangiatore seriale?
Colgo l’iniziativa di Phaidon Press e mi tuffo nei consigli raccolti nella guida Where chefs eat.
Un totale di 400 stelle della cucina che dispensano oltre 2000 indirizzi sparsi nel mondo; il Coffe Collective a Copenaghen, da Magnus Nilsson (per un hot dog a Stoccolma) e alla Pizzeria 00100 a Roma.
Indirizzi trasversali, tra lusso e low-cost, oltre che caffetterie e piccoli ritrovi per la colazione.
Intervengono chef come Ferran Adrià, Heston Blumenthal, Rene Redzepi. Tra gli italiani Massimo Bottura, Massimiliano Alajamo, Gualtiero Marchesi.
Il genio di questo libro non sta solo nei contenuti ma anche nella forma. Ispirandosi alle pubblicità degli elenchi telefonici britannici prodotti tra gli anni ’50 e ’60, la mappa dei migliori luoghi gastronomici del mondo è spalmata in 700 pagine utilizzando 50 tipologie di font.
Oltre che una guida ai ristoranti, sembra un degno testo da esporre nella propria biblioteca.
Basta guardare la copertina per capire di cosa stiamo parlando… è un prodotto editoriale di buon gusto!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00forkuserhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngforkuser2013-02-09 17:00:262013-02-09 17:00:26Dove mangiano gli chef? Il libro con tutti i ristoranti preferiti
Uno shooting agrodolce, con un intento a metà tra l’ironico e il provocatorio, sicuramente creativo.
Il fotografo tedesco Michael Wolf ha giocato, nel vero senso della parola, con la sua ultima serie di scatti fotografici, a farci riflettere su quello che sta dietro lo scaffale dei giocattoli, così colorati, appealing e luccicanti.
Wolf nel suo progetto, “The Real Toy Story”, è entrato fisicamente dentro una fabbrica di giocattoli in Cina e ha immortalato i lavoratori durante la produzione. Ne è emersa una suite di immagini sospese, irreali, a metà tra l’intento documentale e informativo e la provocazione tagliente.
Si crea una profonda dissonanza, una realtà spiazzante ma freddamente ironica. Dietro ai sorrisi o alle espressioni a volte anche complici dei lavoratori si nasconde la spietatezza dell’atomizzazione e della produzione in serie.
Quelli che dovrebbero essere oggetti personali, che ognuno di noi ricorda come assolutamente unici e insostituibili nella propria infanzia, sono denudati di tutta la loro aura emozionale per essere invece fotografati in maniera quasi clinica, smembrati, sezionati, visti a pezzi, pronti ad essere assemblati in combinazioni perfettamente intercambiabili: di unico hanno solo il viso di chi li produce.
I visi dei lavoratori tradiscono una leggera inconsapevolezza, anche in questo caso l’entusiasmo e la curiosità dell’obiettivo stridono con l’attitudine sempre dimessa e low profile dei soggetti. Una sorta di complicità con il fotografo senza però staccarsi dalla dura realtà vissuta quotidianamente.
Gli scatti appaiono ironici e a tratti con qualche vena di irriverenza velata, geniale appunto perché grottesca.
Per l’allestimento della mostra Wolf ha collezionato innumerevoli piccoli giocattoli trovati nei mercatini dell’usato e li ha incollati sui pannelli espositivi, posizionandoli uno vicino all’altro in un mosaico asfissiante, senza vuoti.
In mezzo a questa miriade di piccoli giocattoli ecco comparire come isole gli scatti fotografici, che sono quasi “incastonati” tra gli oggetti, ottenendo un effetto ansiogeno e claustrofobico.
Sul suo sito internet, Michael Wolf ha documentato la fase di “collecting” di questi oggetti, ma è andato anche più in là, con lo shooting del “backstage”, delle “factories”, ovvero di tutto quello che sta dietro alla realtà produttiva e all’obiettivo fotografico, immortalando momenti e condizioni lavorative molto intense sotto tutti i punti di vista.
Circa il 75% dei giocattoli nel mondo sono “made in China”: questo shooting offre una visione completamente diversa dell’unicità del giocattolo, mettendo a nudo le condizioni di innumerevoli lavoratori ridotti in condizioni di semischiavitù per assemblare pile di giocattoli in plastica.
Un viaggio tra i toy workers cinesi da una prospettiva insolita, sicuramente in grado di colpire l’animo in profondità e far riflettere andando oltre il cinismo della quotidianità.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Gabakeshihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGabakeshi2013-02-09 15:53:462013-02-09 15:53:46The Real Toy Story: reportage tra i toy workers in Cina
La figura di Steve Jobs è da sempre al centro di sentimenti vari; adorazione, disprezzo, invidia e ammirazione. Non poteva essere da meno il suo film, che già dopo la scelta del protagonista ha dato vita ad un acceso dibattito. Lo stesso Steve Wozniak ha definito “ Imbarazzanti” Ashton Kutcher (Steve Jobs) e Josh Gad (Steve Wozniak)! Sarà forse per il passato dello stesso Ashton che, ricordiamo, ha sempre svolto ruoli in cui vestiva i panni dello “scemo del villaggio”? Potrebbe essere una risposta, ma come tutti, forse anche lui si merita una seconda chance.
Questo è il piccolo (sigh!) assaggio di “jOBS” diretto da Joshua Michael Stern. Il film, che è stato proiettato in anteprima al Sundance Film Festival, parla di trent’anni di vita del CEO di Apple, precisamente dal 1971 al 2000. Il regista non si è basato sulla nota bibliografia di Walter Isaacson, a cui sta lavorando la Sony per un altro film, motivo per cui la maggioranza dei fan sono scettici sul prodotto finale.
Molte grandi riviste e siti specializzati hanno già iniziato a recensire il film in modo negativo o, peggio, neutro. Su IMDB capeggia un triste 6,2 prevalentemente a causa della mancata ricerca della vera essenza di Steve Jobs da parte di Kutcher e dalla scelta del periodo della sua vita da portare al cinema, che ricorda troppo quella dei “ I pirati di Silicon Valley”. L’uscita nelle sale italiane è ancora incerta, mentre negli USA uscirà il 19 Aprile. Cosa avrebbe detto lo stesso Jobs di questo film?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Lara Zaccariahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngLara Zaccaria2013-02-09 09:00:332013-02-09 09:00:33Ashton Kutcher, un minuto dal nuovo film su Steve Jobs
Puntuale come ogni settimana la nostra rubrica sui migliori annunci stampa della settimana. Ecco le campagne circolate in questi ultimi giorni che si sono distinte per creatività, qualità estetica e appeal.
Scorriamole insieme.
Fiat: Drive Friendly
Dopo la serie di spot girati per il lancio della Fiat 500 sul mercato statunitense, la casa automobilistica del Bel Paese punta al Canada con una campagna stampa molto simpatica. Più che parlare dei benefici del prodotto, la pubblicità punta a dare all’utilitaria un ben preciso carattere. Un ottimo modo per fare brand awarewness in un nuovo mercato.
La campagna stampa di Bank of China sfrutta il potere di sintesi del simbolo per spiegare immediatamente i benefici di uno dei suoi prodotti bancari. Con una sola carta, due valute.
Semplice, ma molto efficace.
Advertising Agency: Mccann, Beijing, China Art Director: Johnny Zhu Copywriter: Wendy Wang Designers: Shengnan Li, Fangfang Zhang
Turkish Airlines: Love will surround the world
Lontano dagli occhi non è lontano dal cuore se hai un biglietto Turkish Airlines. Basta un aereo per volare dalla persona amata e vivere un San Valentino indimenticabile. Ottima realizzazione grafica di un concept, per la verità, già visto.
Advertising Agency: McCann, Istanbul, Turkey Copywriter: Pinar Cingöz Jr Art Director: Dilara Aktug Illustrator: Bülent Gültek
Sephora: Where the beauty beats
Dopo aver condotto con successo un’importante campagna di social media marketing su Facebook, Sephora, il brand di cosmetici proprietà del gigante francese del lusso LVMH, ha deciso di puntare su una campagna di posizionamento che si distingue per la qualità visiva e il registro emozionale.
Advertising Agency: BETC, Paris, France Creative Director: Florence Bellisson Art Director: Lea Rissling Copywriter: Gabrielle Attia Photographer: Miles Aldridge
Panasonic Musical Doorbells: Interruptions Bath
Mentre ci si sta facendo la doccia o appena ci si è infilati sotto le coperte. Il campanello, si sa, suona sempre nei momenti più inopportuni. Interruzioni di questo genere sono inevitabili, almeno adoperiamoci affinché siano piacevoli. Questa l’irresistibile promessa della nuova campagna ideata per i campanelli musicaliPanasonic. Perché le seccature sono meno moleste se accompagnate da una bella canzone.
Advertising Agency: Scarecrow Communications, Mumbai, India Art Directors: Kapil Tammal, Gagan Bindra, Lalit Sakurkar, Ankit Dembla Copywriter: Manish Bhatt
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Daniele Crocellehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaniele Crocelle2013-02-08 18:25:092013-02-08 18:25:09Auto, aerei e profumi: i migliori annunci stampa della settimana
Quando si deve promuovere un prodotto di largo consumo, come ad esempio alimentare, staccarsi dai dettagli denotativi o presentarli in modo non convenzionale può essere decisivo per il successo di una campagna. Un tentativo in questa direzione l’ha sicuramente fatto Herbaria, brand produttore di infusi che ha recentemente rilasciato uno spot di 60 secondi dal titolo “Fears“.
Nel video vediamo immersi nell’acqua tre personaggi horror che ricordano il terribile pagliaccio IT, Leatherface e Voldemort, che lottano animosamente contro qualcosa che li trascina a fondo. Questo qualcosa si scoprirà poi essere una bustina di tè Herbaria.
La tagline che compare nel finale spiega tutto: “Drown you fears” (affoga le tue paure). Un approccio assolutamente originale perché ‘al contrario’, in controtendenza, che utilizza il concetto opposto a quello solitamente associato al prodotto del tè, ovvero il ‘relax’.
Non è la solita pausa delle 5 del pomeriggio 🙂 Forse non vi verrà voglia di bervi una bella tazza, ma l’originalità è certamente mirabile.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-02-08 17:33:172013-02-08 17:33:17Anche il tè può essere horror: Herbaria Tea [VIDEO]
Se le ricorrenze, vi fanno cadere nel panico da regalo, con conseguenti notti insonni dovute alla macro domanda “Cosa faccio – e se poi non piace il mio regalo – chi ci starà?” sappiate che il social network più utilizzato al mondo ha introdotto una tessera regalo ricaricabile.
Da poco introdotta negli Stati Uniti, la Facebook Gift Card permette agli utenti di trasformare i propri buoni “social” in veri e propri regali fisici, recandosi in determinati negozi che hanno aderito all’iniziativa.
Una volta ricevuto il primo regalo, i possessori della Card dovranno controllare l’email personale così da poter visualizzare tutti i dettagli relativi alla tessera.
L’innovativa carta di Facebook può essere ricaricata come una qualsiasi carta di credito, poiché possiede tutti gli estremi necessari per tale operazione. Gli utenti possono controllare in qualsiasi momento il saldo disponibile come un qualsiasi conto in banca. Con una sola Facebook Gift Card si potrà accedere a diversi negozi.
Inizialmente decidete se sia il caso di fare il regalo in solitaria oppure se risulti necessaria la creazione di un gift team con i vostri amici.
Step successivo scegliere il design della Gift Card.
A questo punto, invece di perdere il lume della ragione ponendovi ulteriori domande sul cosa piacerà o non piacerà al/alla/ai festeggiato/a/i, vi basta semplicemente definire un budget.
Per l’infelicità dei gestori telefonici non avrete più bisogno di mandare millemila messaggi, chiamare i vostri amici, basta semplicemente inoltrare loro la richiesta di partecipazione al regalo via Facebook. Chi accetterà verrà citato nell’augurio di accompagnamento della carta regalo!
Magicamente potrete esclamare “missione compiuta!” evitando figura barbine, come arrivare alla festa di compleanno con il biglietto di auguri ancora da far firmare a tutti! 😉
Conclusioni
Una nuova opportunità di creare engagement attorno al proprio brand strizzando l’occhio al cliente. Un utilizzo di Facebook, luogo sociale per eccellenza, per innescare una viralità che diventa utilità.
Puneet Mehta, CEO della casa di produzione app MyCityWay ha affermato che la carta potrebbe portare ad operazioni di micro finanza, in questo senso la stessa applicazione assumerebbe le sembianze di un portafoglio mobile.
Voi cosa ne pensate, la usereste?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/02/facebook_card.jpg305489Monia Catellanihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMonia Catellani2013-02-08 15:00:322013-02-08 15:00:32Facebook Gift Card: selezioni lo store, gli amici e il regalo è fatto!
Business Competition Intel Challenge Europa 2013 è un concorso per prodotti innovativi, tecnologie intelligenti, web interattivo e applicazioni mobile. Le soluzioni proposte possono riguardare l’area medico-sanitaria, l’energia, l’ICT, le bio e le nano tecnologie, oltre che tutto il mondo di persone e società.
Tra i giurati del prestigioso evento, uno dei più importanti a livello mondiale, ci sarà anche il nostro Alex Giordano.
C’è tempo fino al 22 febbraio per iscriversi e inviare il proprio executive summary e avere l’opportunità di vincere un programma di formazione, tutoraggio e networking in Silicon Valley.
Nessuna scusa! Di consigli pratici per una business plan competition ve ne abbiamo dati in abbondanza, vi ricordo per esempio i nostri post:
Mentre per restare aggiornati su tutte le novità dell’IBC Europe, si possono seguire la pagina Facebook o l’account Twitter… e cosa dirvi ancora? 🙂 Vogliamo intervistare uno di voi, quindi in bocca al lupo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/01/556894_458991417513738_979760941_n.png403403Shimoarikuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngShimoariku2013-02-08 12:55:212013-02-08 12:55:21Con Intel Business Competition il sogno non si spegne
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