Week in Social: dallo stop ai deepfake su Facebook alle novità su TikTok

Rullo di tamburi e via… Buon 2020 a tutti! Non può essere un anno felice senza l’aggiornamento per eccellenza: ecco che ritorna, più social che mai, la rubrica Week in Social. Ne sentivate la mancanza parlare da tropp, vero?

YouTube e la musica

“Buongiorno amante della musica,

A volte potrebbe capitare che l’artista che vuoi seguire su YouTube abbia più canali e non sai a quale iscriverti.

Per aiutare i fan, abbiamo collaborato con gli artisti per riunire i loro brani, album e video in un unico canale ufficiale dell’artista.

Le iscrizioni e le notifiche verranno presto trasferite sui canali ufficiali dell’artista e potrai gestire le iscrizioni a questi canali come qualsiasi altra iscrizione. Le attuali iscrizioni ai canali secondari degli artisti verranno disattivate.

Con un solo canale a cui iscriversi, sarà più facile per te seguire i tuoi artisti preferiti e la loro musica. Ulteriori informazioni

YouTube Music Team”.

 

Sì, cari amici Ninja, alcuni di voi qualche giorno fa si saranno svegliati così, con questa news arrivata tramite mail. YouTube vi vuole bene e vi semplifica la vita.

Messenger vuole il tuo profilo

Noi di Ninja ve ne abbiamo già parlato abbondantemente: il 26 dicembre, Facebook ha rimosso l’opzione per registrare un account Messenger senza un profilo Facebook attivo

LEGGI ANCHE: Facebook rimuove l’opzione per creare un account Messenger senza un profilo sul social

Daria D’Acquisto ci informa che: “Facebook ha introdotto per la prima volta la possibilità di iscriversi a Messenger senza un account Facebook nel 2015, con l’obiettivo principale di consentire alle persone nelle regioni in cui Facebook potrebbe non essere facilmente accessibile, sia a causa delle limitazioni della rete che delle normative governative, di utilizzare la sua app di messaggistica dedicata”.

Il cambiamento fa parte, probabilmente, del più ampio processo del social network verso un sistema di messaggistica integrato, che alla fine consentirà agli utenti di comunicare tra Instagram, Messenger e WhatsApp indistintamente. Ciò potrebbe fornire vantaggi significativi per Facebook, che ha visto importanti aumenti nell’attività di messaggistica

Facebook e il potere delle app

Come fare ad “eliminare” TikTok? Sicuramente è il cruccio attuale di Mark. Stando a quanto pubblicato da SensorTower, le prime cinque app più scaricate sono tutte appartenenti al gruppo Facebook. Avevamo dubbi? Assolutamente no.

Un bel risultato quello di avere (quasi) il monopolio dei social, ma come fare con quel TikTok sempre più presente e sempre più diffuso? Ve lo abbiamo anticipato qualche mese fa e torniamo a dirvelo: ci aspettiamo da un momento all’altro funzionalità in grado di annientare il social del momento.

Che ne pensate?

Basta deepfake!

Facebook, sì ancora lui, dice no. Dopo aver scomodato più di 50 tra i massimi tecnici del settore, cerca e vieta i deepfake.

video_facebook

È il momento di dire basta a tutti quei video manipolati dall’intelligenza artificiale: Facebook prende le distanze dalla tecnica per la sintesi dell’immagine umana basata sull’intelligenza artificiale, usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali.

Limitarne i contenuti è la sua missione principale e bloccarne la distribuzione: si mira sempre di più ai contenuti di qualità.

TikTok e i dati

A proposito di nuovi social è proprio TikTok che fa parlare di sé: lo sapete che proprio quest’ultima app è al centro di numerose discussioni?

Necessario, in questo caso, un aggiornamento. Ancora intenti illegali e procedimenti dubbi. Ma ora, tutto risolto. A dirlo, proprio TikTok:

“Check Point ha riconosciuto che tutte le criticità segnalate sono state corrette nella versione più recente dell’app prima ancora di essere rese pubbliche – dice Luke Deshotels del Security Team di TikTok – Non ci risultano modalità di accesso anomale che indicano si sia verificato un attacco o una violazione”.

branded podcast

Spotify lancia lo Streaming Ad Insertion per i podcast

  • Nel 2019 Spotify ha investito molto sul formato podcast, sia in termini di show originali sia in termini di promozione
  • Al CES di Las Vegas l’azienda ha lanciato una nuova tencologia per l’advertising sui podcast in streaming
  • Streaming Ad Insertion permetterà agli inserzionisti di avere più dati sui quali pianificare le proprie campagne

Il 2019 è stato un anno eccezionale per il podcasting su Spotify: l’azienda ha investito molto su questi contenuti e sulla spinta all’ascolto. Ora l’azienda è pronta a monetizzare questa forma di programmazione audio.

Al CES 2020 di Las Vegas, Spotify ha annunciato il lancio della tecnologia di Streaming Ad Insertion (SAI) per gli annunci podcast.

LEGGI ANCHE: Spotify vuole usare l’Intelligenza Artificiale anche per le playlist dei podcast

A cosa serve la nuova tecnologia di Sotify per le inserzioni

Come riportato da TechCrunch, questo strumento rende disponibili per gli inserzionisti per la prima volta dati chiave, quali impression dell’annuncio effettive, frequenza, copertura, oltre a dati aggregati su età, sesso e tipo di dispositivo utilizzato per la fruizione dei podcast.

Negli anni precedenti, i podcast sono stati distribuiti tramite download da feed RSS, il che renderebbe difficile se non impossibile questo tipo di raccolta dei dati. Il passaggio allo streaming rende invece possibile per Spotify attingere alla sua suite di pianificazione, creazione di report e misurazione, così come avviene per lo streaming di musica.

Al momento del lancio, la tecnologia SAI di Spotify sarà resa disponibile solo per i suoi show originali ed esclusivi. Questo perché Spotify può controllare questi contenuti, rendendo più semplice l’implementazione della nuova tecnologia.

LEGGI ANCHE: Podcast, che cosa dice il primo Report Italia 2019 di Voxnest

Il trend dei podcast

Gli ascoltatori di podcast sono già più coinvolti nella pubblicità perché le pubblicità incluse in un podcast vengono lette dall’host e questo fa avvertire l’annuncio meno un’interruzione indesiderata e più come una forma di influencer marketing.

Questa tecnologia mira ora a migliorare ancora di più l’esperienza pubblicitaria perché gli annunci saranno più mirati e guidati dai dati.

Attualmente Spotify ha centinaia di contenuti originali ed esclusivi in ​​cui può sfruttare questa tecnologia, in un momento in cui l’ascolto di podcast sulla sua piattaforma è in crescita. Le ore di podcast in streaming sono aumentate del 39% trimestre su trimestre nel terzo trimestre del 2019 e Spotify ora supera i 500.000 podcast sulla sua piattaforma.

La tecnologia di inserimento degli annunci in streaming offrirà inoltre a Spotify un modo per competere meglio con le app di podcast di Apple e Google.

Cosa dovremmo aspettarci dall’Influencer Marketing nel 2020 (e come farsi trovare pronti)

  • Fashion e Beauty sono le categorie favorite oggi per l’Influencer Marketing
  • Instagram regge il primo posto per il 2020 e si conferma piattaforma principale per queste strategie
  • Gli influencer cercheranno di preservare la propria autenticità sui social network

___

La prima cosa da dichiarare per il 2020 è: no, l’Influencer Marketing non morirà neanche quest’anno.

Nel corso dello scorso anno è stato registrato un costante aumento dello spending relativo all’Influencer Marketing, come riportato da Influencer Marketing Hub, e molte aziende hanno riservato una percentuale maggiore del proprio budget marketing a queste strategie, fino a un +83% in Stati Uniti e Canada.

Dal Report 2019 sull’Influencer Marketing elaborato da eMarketer sulla base dei dati estrapolati dalla piattaforma Hootsuite emerge che, nel corso del 2018, il 48% degli abbonati al servizio ha usato (o pianificato di usare) degli high influencer e/o celebrity, mentre il 45% ha preferito personalità meno clebri ma con un maggiore livello di engagement (micro-influencer).

Le categorie favorite per l’Influencer Marketing rimangono il Fashion e il Beauty, mentre Instagram si conferma come piattaforma principale, seguita – nell’ordine – da Facebook, Youtube, Snapchat e Twitter.

Cosa cambierà nel 2020?

Probabilmente Instagram manterrà il suo primato e Tik Tok – che si è già fatta strada nel corso della seconda parte del 2019 – inizierà a fare sul serio.

Gli influencer, invece, continueranno a sviluppare il loro business, dando valore al proprio personal branding, cercando di preservarne per quanto possibile l’autenticità e la riconoscibilità, senza scadere nella mercificazione senza criterio del proprio profilo.

Infine, dopo aver visto l’Influencer per eccellenza, Chiara Ferragni, presentare il proprio bio-docu al Festival del cinema di Venezia l’anno scorso, non ci sarebbe da stupirsi se prossimamente vedessimo alcuni tra i maggiori influencer coinvolti in campagne di alto profilo.

LEGGI ANCHE: Come si è evoluto l’Influencer Marketing nel 2019 (e quali i profili più seguiti)

influencer marketing

Autenticità

Per Logan Paul, Youtuber, la parola chiave del 2020 sarà “autenticità” – sia dal punto di vista dei brand sia per i creator, i quali saranno in grado di creare delle sinergie sempre più efficaci e di lungo periodo. Lo ha detto a Forbes, proprio in un articolo sui prossimi trend dell’Influencer Marketing.

Come ricorda Later, il cosiddetto no-edit edit sarà uno dei trend collegati a questa ricerca di autenticità.

Nuovi formati e creatività

Erika Costell, Youtuber, si sofferma su Tik Tok e sulla crescente preferenza che gli utenti stanno esprimendo per contenuti sempre più brevi e d’impatto.

Una pubblicità sempre meno “tradizionale” e un interesse sempre più sbilanciato verso un nuovo tipo di intrattenitore, che assomiglia più a uno Youtuber che a uno di quei vecchi e boriosi presentatori televisivi, che vantano decenni di one-man-show e, come ogni cosa, hanno fatto il loro tempo.

In questo senso si esprime anche l’influencer di Instagram Elizabeth Gilmore, che commenta “Video first, sempre!”.

L’ascesa del video, infatti, continua ad essere una tendenza in atto nello spazio di marketing dell’influencer, e quest’anno si prevede che sarà più collaborativo e creativo che mai.

La conferma di Tik Tok

Tik Tok sarà senza dubbio la piattaforma più interessante, degna di nota e promettente per l’Influencer Marketing durante il nuovo anno.

Nata come Musical.ly, diventata un punto di riferimento per gli esponenti della generazione Z, dopo il cambio di nome, continua a crescere e integrare le proprie potenzialità (soprattutto dal punto di vista video), promettendo di diventare uno dei prossimi hub dell’Influencer Marketing – e non più solo per i brand che vogliono dialogare con i nati del nuovo millennio.

Tik Tok, più di ogni altra piattaforma di social networking, dà la possibilità ai creator di esprimere al massimo, e nel modo più personale possibile, il proprio potenziale.

Proprio in relazione a Tik Tok dobbiamo anche osservare che micro e nano-influencer continueranno ad aumentare. Si tratta di profili con meno di 100 mila follower, che però sono in grado di produrre grandi risultati per le aziende.

Secondo un recente report di Later, i micro-influencer hanno i più alti tassi di coinvolgimento (in media del 7%) sui loro post, indipendentemente dal loro genere, pubblico di destinazione o argomenti trattati.

LEGGI ANCHE: Account creator su Instagram: i profili dedicati agli influencer

Influencer e stile di vita

Ancora su Forbes, Jordan Worona, CEO di We Are Verified, introduce un altro tema che coinvolge l’Influencer Marketing solo lateralmente: nel 2020 si avrà modo di affrontare in modo più approfondito il tema dell’impatto negativo che i social media possono avere sulla nostra salute mentale.

Vivendo in un mondo in cui l’immagine sociale a cui ambiamo – per istinto o per osmosi – coincide con uno stile di vita ben al di sopra degli standard qualitativi che si può permettere la maggior parte delle persone, questo ha degli effetti sulle nostre vite.

Da una parte rappresenta sicuramente un boost a voler fare di più, ottenere di più, provare a sognare in grande – spinti, ad esempio, dalle dichiarazioni di Chiara Ferragni in Unposted, che su quello che sembrava solo un sogno adolescenziale ha costruito il suo impero – ma, dall’altra, ci porta a fare costantemente i conti con tutta una serie mancanze che difficilmente sarà facile colmare.

Ed è qui che i più consapevoli riescono a distinguere tra realtà e apparenza, mentre i più deboli rischiano di soccombere ed entrare in un loop infernale fatto di senso di inadeguatezza e insoddisfazione.

Ne sono ben consapevoli i vertici delle aziende social, che hanno già puntato a partire dallo scorso anno su scelte come quella di eliminare la visibilità pubblica del numero di like ricevuti dai post.

LEGGI ANCHE: 4 miti da sfatare sull’Influencer Marketing e cosa sapere per progettare le tue strategie

Il 2020 in tre previsioni

Insomma, il 2020 si prospetta così:

  1. un anno all’insegna di autenticità dei contenuti e della consapevolezza degli utenti;
  2. sarà l’anno che privilegerà i content creator;
  3. porterà le aziende a prendere in considerazione una piattaforma giovane – in tutti i sensi – e assolutamente promettente come Tik Tok.

Ne vedremo delle belle – anche se dureranno pochi secondi!

Anche TikTok contro la disinformazione: nuove regole per combattere i contenuti dannosi

  • TikTok ha rilasciato le nuove linee guida
  • L’obiettivo è tutelare la community da eventuali danni
  • Non sono ancora chiari i criteri di selezione dei contenuti dannosi

___

Le elezioni presidenziali americane sono alle porte e anche l’astro nascente dei social network, TikTok, ha deciso di rilasciare una revisione delle sue linee guida per la community che ora include una sezione specifica che proibisce la diffusione di notizie false e i contenuti potenzialmente dannosi sulla piattaforma.

LEGGI ANCHE: TikTok lancia Resso: lo streaming musicale che fa già paura alle Big

Come ha spiegato TikTok: “Le Norme della community che abbiamo pubblicato oggi forniscono agli utenti molti più dettagli rispetto alle versioni precedenti: abbiamo raggruppato le violazioni in 10 categorie distinte per evidenziare i comportamenti scorretti. Questi cambiamenti offrono chiarezza su come consideriamo i contenuti dannosi o non sicuri, che non sono consentiti sulla piattaforma“.

Mantenere al sicuro la community

Come afferma TikTok, l’obiettivo di queste nuove linee guida è quello di “mantenere al sicuro la community“, prevedendo e vietando una serie di comportamenti problematici all’interno dell’app.

La maggior parte delle Norme della community di TikTok sono piuttosto generiche, ma in merito alla disinformazione, le regole di TikTok affermano chiaramente che non consentiranno contenuti che potrebbero arrecare danno al pubblico.

Le persone sono incoraggiate a conversare rispettosamente sui temi che gli interessano, e la piattaforma si occuperà di rimuovere i contenuti in grado di causare danni alla salute di un individuo o minare la sicurezza pubblica.

I contenuti che non rispettano queste caratteristiche verranno anche rimossi.

Quali contenuti verranno bannati da TikTok

Queste regole generali di buona condotta sono in realtà già attive da tempo sulla piattaforma, ma fino ad ora TikTok si era concentrata sull’individuazione dei profili falsi e sulle potenziali truffe.

Il nuovo regolamento inserisce anche la disinformazione e la manipolazione politica e coincide con una serie di strumenti destinati a scoraggiare l’utilizzo dei deep fake all’interno del social.

LEGGI ANCHE: La classifica dei migliori TikToker italiani del 2019, secondo Buzzoole

Le linee guida non spiegano però in che modo TikTok distinguerà i contenuti “problematici”, il che lascia un certo margine di interpretazione sul controllo, ma la piattaforma ha puntualizzato che l’introduzione di queste nuove linee guida sono solo un primo passo verso un’azione più ampia di miglioramento.

Non siamo ancora pronti allo human microchipping (anche se la tecnologia già esiste)

  • Dagli smartphone ai microchip, i sistemi di pagamento stanno diventando sempre più digitali e integrati
  • I chip funzionano con la tecnologia NFC e hanno tantissimi utilizzi diversi
  • La possibilità di utilizzare i chip per i pagamenti non è ancora realtà: gli ostacoli sono sia pratici che etici

___

Ci abbiamo messo un certo lasso di tempo ad abituarci all’idea che si potesse uscire di casa senza denaro contante, ma siamo effettivamente arrivati a quel momento. Prima con le carte di credito, poi semplicemente con i nostri smartphone, in molti posti del mondo è davvero possibile dimenticare a casa il portafogli.

Il prossimo passo di questa evoluzione del payment potrebbe essere lo human-microchipping.

cashless society

Ricordo di essere rimasta sconvolta in Cina quando, circondata da cinesi che si affollavano intorno ad un evidentemente squisito chiosco di street-food, ho notato che nessuno, tranne me, aveva in mano del contante. Tutti sventolavano felici il proprio smartphone, poco più di qualche secondo, un veloce ringraziamento in cinese, e via, ognuno per la propria strada senza bisogno di mettere via  monetine o aprire lo zaino, con in mano un buon pasto caldo. Il magico potere di WeChat, il super-pervasivo social network cinese che Zuckerberg sta in vari modi cercando di copiare.

Torniamo in loco: in Italia la situazione è molto meno rosea, e a meno di non essere diretti unicamente in grossi supermercati, spesso è ancora necessario portare con sé il portafogli. Anche da noi ci sono soluzioni molto interessanti e che stanno diventando estremamente pervasive come Satispay, nonché i giganti di Google, Apple, etc. Ancora troppo spesso pensare di pagare un caffè senza contante è quasi un insulto, ma nonostante questo la direzione è chiara.

LEGGI ANCHE: Ecco perché i chip sottopelle non erano complottismo

Il bio-payment

Gli impianti a microchip potrebbero essere considerati la forma definitiva di pagamento mobile, anzi,”un-mobile“, saltando del tutto lo smartphone per dare alle persone capacità bioniche. E un piccolo segmento della popolazione fa già la fila per provarlo.

Per i sostenitori dei chip gli impianti potrebbero guidare il futuro dei pagamenti e di altre funzioni intelligenti, oltre ad essere una comodità incredibile per coloro che sono disposti ad abbracciare questa tecnologia così invasiva. Ma i critici mettono in discussione le ramificazioni etiche dell’offerta dello human-microchipping.

La procedura è piuttosto semplice: un chip della dimensione di un grano di riso viene impiantato nella mano, nella sezione morbida tra il pollice e l’indice, con una semplice iniezione fatta da uno specialista o addirittura, per i più coraggiosi, in autonomia.

La tecnologia è ancora più banale, ed è la stessa inventata negli anni ’80 per animali domestici e bestiame: questi chip utilizzano la tecnologia NFC (Near Field Communication), quella delle carte di credito contactless e dei pagamenti mobile. È anche la stessa tecnologia utilizzata per tracciare i pacchi, per connettere la fotocamera allo smartphone, e tantissime altre applicazioni. Si attiva solo quando entra in contatto con un sistema che comunica con lui, come un lucchetto intelligente per aprire una porta o, nel nostro caso, un sistema di pagamento dotato della stessa tecnologia.

Come spesso capita di questi tempi, ciò che sembrerebbe un futuro fantascientifico è già la realtà quotidiana per molti. In alcuni Paesi, capitanati dalla sempre avanguardista Svezia, non è affatto inusuale avere un chip impiantato sotto pelle, e utilizzarlo per accedere all’ufficio, per aprire la porta di casa, per mettere sul proprio conto il pranzo nella mensa aziendale, con intere aziende che supportano e pagano l’impianto (su adozione totalmente volontaria) ai propri dipendenti.

La cashless society

È chiaro che uno dei più interessanti sviluppi di questa tecnologia è proprio quello del settore dei pagamenti. Lo human-microchipping permetterebbe di fare un salto quantico nella direzione della cashless society, ovvero lo sviluppo futuro della nostra società previsto da molti esperti in ottica di digitalizzazione totale dei pagamenti.

I pagamenti elettronici sono un veicolo di crescita economica e di facilitazione sociale, aumentano la sicurezza rispetto ai furti e il controllo contro le frodi, e molto altro. Ma i microchip impiantati possono essere la soluzione che ci porterà lì, e se sì, a quale costo?

Qualcuno ha fatto dei tentativi “hobbistici” in ambito di pagamenti elettronici più avanzati attraverso questi chip: Martijn Wismeijer, responsabile marketing olandese del produttore di ATM Bitcoin General Bytes, ha messo in entrambe le mani chip RFID per conservare le password del suo conto in Bitcoin; Patric Lanhed ha inviato un “bio-pagamento” del valore di un euro in Bitcoin utilizzando un chip incorporato nella sua mano.

Ma a parte queste occasionali formule, siamo ancora lontani dalla possibilità di rendere il nostro corpo il principale metodo di pagamento.

Il problema della privacy

Le maggiori preoccupazioni girano intorno alla privacy e la possibilità che i truffatori possano intercettare i dettagli del pagamento, dato che il costo e la natura invasiva dell’impianto rende molto più difficile la sostituzione in caso di necessità.

Per questo e altri motivi oggi, i casi d’uso dei chip impiantabili non si sono ancora occupati dei pagamenti a circuito aperto ma principalmente di quelli in ambienti controllati, come la caffetteria per i dipendenti. In questo modo, gli utenti hanno il vantaggio di utilizzare il chip per una transazione quotidiana, ma riducono l’utilità del chip per gli hacker se venisse in qualche modo compromesso.

mano human microchipping

E i risvolti etici

I critici dei chip pongono grandi preoccupazioni sulla privacy e sul tracciamento dei dati personali. In realtà questa preoccupazione è (almeno per il momento) paradossale, dato che gli impianti sono “chip passivi“, il che significa che non hanno un’alimentazione elettrica integrata e non possono quindi trasmettere segnali sulla loro posizione. I chip ricevono l’alimentazione e inviano i dati quando un dispositivo di lettura viene applicato direttamente (a distanza di 1-4cm).

Per quanto riguarda la preoccupazione di essere rintracciati e rintracciabili sempre, lo smartphone che tutti teniamo nelle mani rappresenta probabilmente una minaccia più grande di quanto qualunque chip RFID potrebbe mai.

Certo, potrebbe non essere così ancora per molto. Diverse aziende stanno già lavorando a nuovi sviluppi, che includeranno per la prima volta un sistema di localizzazione GPS.

E poi c’è Elon Musk. L’imprenditore visionario ben noto per le sue idee, desidera fortemente collegare le persone alle macchine. Musk sta finanziando una startup chiamata Neuralink a San Francisco, i cui ricercatori stanno lavorando su un’interfaccia uomo-macchina in fase di test sui ratti. Si tratta di impiantare un sensore con migliaia di elettrodi nel cervello e di collegarlo a un computer. Fili sottilissimi devono essere usati per registrare e controllare le attività delle cellule nervose, con l’obiettivo di controllare le macchine usando la mente.

LEGGI ANCHE: Chip nel cervello che comunicano con l’Intelligenza Artificiale: Elon Musk fa un nuovo salto

Insomma, il tema etico dello human-microchipping è delicato; al momento le minacce che pone alla nostra privacy e ai nostri dati sono minime (e persino le possibilità di rigetto o di reazioni allergiche sembrano essere molto basse), ma sappiamo bene come nel nostro mondo sia facile che una tecnologia scivoli dalle mani e venga adottata nel modo sbagliato. Come al solito, non ci resta che attendere e osservare attentamente gli sviluppi che sicuramente questo sistema avrà.

Volkswagen dice addio allo storico Maggiolino con una emozionante animazione

  • Dopo 70 anni Volkswagen interrompe la produzione del suo Maggiolino
  • Per salutare il modello di successo è stato scelto un cortometraggio animato
  • La scelta punta ad aprire nuove strade verso la mobilità elettrica

___

The Last Mile è la campagna di Volkswagen per dire addio allo storico Maggiolino, uscito fuori produzione da quest’anno.

L’annuncio della durata di 90 secondi, è un prodotto di animazione realizzato con l’agenzia pubblicitaria Johannes Leonardo ed è accompagnato da una emozionante cover della celebre canzone dei Beatles, “Let It Be”.

LEGGI ANCHE: Anche Sony punta sull’elettrico e ha presentato la sua auto al CES 2020

Quando una strada finisce, ne comincia un’altra ed è proprio da questa considerazione che Volkswagen dismette la produzione del famoso modello verso lo sviluppo di una nuova serie di autovetture elettriche.

Questo film d’animazione rende omaggio all’impronta che questa macchina ha impresso, mentre apriamo la strada a un futuro eccitante di mobilità elettrica“, ha dichiarato Leo Premutico, Chief Creative Officer di Johannes Leonardo. “Il Maggiolino Volkswagen è stato il grande equalizzatore per la nostra società, è un addio per tutti“, ha aggiunto.

LEGGI ANCHE: Il ritorno di Apple, le novità di automotive e smart home: ecco cosa vedremo al CES 2020

L’ultimo miglio del Maggiolino

Intitolato “The Last Mile”, il cortometraggio ripercorre con sfumature sentimentali la vita di un ragazzo e gli avvenimenti che sono state pietre miliari della sua vita: lo stupore e la meraviglia da bambino, le prime lezioni di guida con il padre, poi la libertà di guidarlo da solo fino al primo appuntamento.

Una storia in cui molti automobilisti in tutto il mondo possono riconoscersi facilmente.

Tra le tinte retrò dell’animazione, il ragazzo, diventato un giovane uomo, si innamora e dà vita a una nuova famiglia, con il Maggiolino sempre pronto ad accompagnarlo nelle tappe più importanti, come la nascita del figlio. Fino a quando dovrà dirgli addio, insieme ai moltissimi appassionati e commossi fan.

Con lui, gente comune e icone indimenticabili fanno da cornice al suo ultimo viaggio, l’ultimo miglio di 70 anni percorsi insieme.

E il bambino, diventato poi uomo e ormai anziano, lo saluta emozionato, prima che possa volare via, lassù nel cielo, verso l’infinito.

Come il Social Listening può aiutare i tuoi dipendenti a capire meglio i clienti

La maggior parte delle imprese dispone di enormi quantità di dati inutilizzati e non analizzati sull’esperienza dei clienti.

Molte organizzazioni, cioè, non utilizzano i dati sui feedback dei loro clienti per la difficoltà e il dispendio di tempo richiesti per la loro analisi.

Secondo John Kelly di IBM, l’80% dei dati resta “inviolato”, ovvero non viene mai effettivamente utilizzato per apportare miglioramenti o modifiche ritenuti necessari dal cliente.

Cosa accade quindi, quando diventa possibile per un’azienda procedere con l’analisi sui dati di testo di prima parte, come email di servizio clienti, chat, sondaggi e trascrizioni dai call center? E quali sono gli strumenti a nostra disposizione per rendere efficace il social listening?

Abbiamo cercato una risposta a queste domande e, come spesso accade, il modo più semplice per dare una risposta è partire da un caso concreto.

Vi raccontiamo quindi il modo in cui Orange, uno dei principali operatori di telecomunicazioni al mondo, ha trasformato questi dati in decisioni aziendali.

>>> Scopri subito come rivoluzionare i tuoi Customer Insight con Talkwalker.

Orange: l’azienda e la sfida del Social Listening

Con un fatturato di 41 miliardi di euro nel 2018 e 149.000 dipendenti al 31 marzo 2019, in 27 paesi, di cui 90.000 solo in Francia, il gruppo Orange serve 264 milioni di clienti, di cui 204 milioni di clienti mobili e 20 milioni di clienti fissi a banda larga.

All’inizio del 2019 Orange ha iniziato a cercare un nuovo strumento di social listening per continuare la trasformazione della società in una vera organizzazione basata sui dati e questo ha portato la compagnia all’utilizzo di Talkwalker, che con le sui funzioni poteva essere facilmente impiegato da tutti i dipartimenti del Gruppo.

L’obiettivo era fare in modo che un numero maggiore di dipendenti potesse utilizzare i dati social per prendere decisioni data driven nel proprio lavoro quotidiano. La necessità era quindi quella di democratizzare l’accesso ai dati del social listening, rafforzandone così l’utilizzo.

La soluzione adottata dall’azienda

Orange oggi utilizza Talkwalker per monitorare diverse piattaforme di app, daGoogle Play Store all’App Store di Apple. Da qui è possibile facilmente capire cosa le persone dicono delle sue applicazioni, comprendendo il loro feedback e ottenendo immediatamente un’idea del sentiment dei clienti.

Inoltre, possono ricevere avvisi istantanei ogni volta che c’è una recensione negativa, o impostare avvisi per informare il gestore del problema al fine di proteggere il brand.

Talkwalker ha anche la possibilità di sovrapporre e confrontare dati di origine esterna, e grazie alle funzionalità di intelligenza artificiale è in grado di comprendere il sentiment anche in diverse lingue, tra cui rumeno e arabo, due mercati in cui Orange è presente.

Attraverso lo strumento Customer Data+ di Talkwalker, i team di Orange sono in grado di

  • condurre il monitoraggio del brand ed effettuare studi su offerte, opzioni, servizi, prodotti, esperienze dei clienti di Orange e sulla concorrenza;
  • generare analisi approfondite su diversi argomenti per un gran numero di lingue;
  • identificare le tendenze dei consumi con dati social, dati CRM, etc.

Risultati

Oggi la piattaforma di social listening è utilizzata in oltre 10 dipartimenti di Orange in 28 paesi. Da aprile del 2019 l’azienda ha formato più di 800 dipendenti alla pratica del social listening e quasi 1.300 dipendenti stanno utilizzando questo strumento regolarmente.

Infine oltre 70 progetti sono gestiti dalla piattaforma, per un totale di quasi 150 dashboard inclusi report automatici e sistema di allerta in tempo reale.

Questo spiega cioè in che modo l’utilizzo di un tool possa semplificare l’accesso per tutti i dipendenti ad una attivitàchiave come quella del social listening, che rischia di restare fine a se stessa quando non si converte in comprensione, integrazione dei dati e quindi  in azioni aziendali concrete.

>>> Vuoi saperne di più su come migliorare il Social Listening per la tua azienda? Scopri Talkwalker!

Anche Sony punta sull’elettrico e ha presentato la sua auto al CES 2020

Si è trattato di un annuncio a sorpresa per Sony al Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas.

La società ha svelato una concept car elettrica chiamata Vision-S, equipaggiata con 33 sensori, tra cui un sensore CMOS e un sensore ToF (Time of Flight) (entrambi utilizzati in genere nelle telecamere) per rilevare oggetti e persone con precisione all’esterno e all’interno dell’auto.

L’auto utilizza anche un LiDAR, cioè un dispositivo per misurare e mappare l’area intorno al veicolo per evitare collisioni e guidare a distanza e velocità di sicurezza.

LEGGI ANCHE: Il ritorno di Apple, le novità di automotive e smart home: ecco cosa vedremo al CES 2020

Le caratteristiche della electric-car di Sony

Secondo le specifiche tecniche riportate sul sito, Vision-S può passare da 0 a 100 km all’ora in soli 4,8 secondi. In confronto, la variante superiore di Tesla 3 può raggiungere quella velocità in 3,4 secondi.

Per l’intrattenimento in auto, l’azienda ha incluso uno schermo panoramico nella parte anteriore, sul cruscotto, per guardare contenuti. Inoltre, ogni sedile del veicolo è dotato di un altoparlante incorporato con tecnologia audio surround.

Sony vuole produrre auto?

Sony non è il primo produttore di dispositivi a lanciarsi nella produzione di un’auto elettrica, ma questo non significa che il colosso della tecnologia voglia iniziare a vendere auto.

Come notato da TechCrunch, probabilmente venderà sensori e accessori ad altri produttori di auto elettriche in tutto il mondo.

La leadership femminile nel business cresce, ma salari e investimenti ancora non aiutano

Negli ultimi anni, la ricerca ha dimostrato che l’aumento della leadership femminile sta aiutando le aziende a prosperare con risultati senza precedenti. I dati suggeriscono anche che, in molte aree, i datori di lavoro e le loro industrie non hanno “restituito il favore”.

Numerosi studi dimostrano che le aziende guidate dalle donne tendono a performare meglio di quelle guidate dagli uomini. Anche Kevin O’Leary  ammette la preferenza ad investire in aziende guidate da donne perché generano rendimenti superiori. Di oltre 40 aziende in cui ha investito, circa il 95% delle aziende guidate da donne ha raggiunto i propri obiettivi finanziari, rispetto a solo il 65% per le imprese con leader maschili.

Secondo una ricerca condotta da The Harris Poll nel 2018, la metà degli americani vorrebbe lavorare per una leader femminile.

Le organizzazioni guidate da donne hanno anche maggiori probabilità di avere dipendenti coinvolti, ispirati e soddisfatti rispetto alle aziende guidate da uomini: le aziende guidate da donne non sono, quindi, solo buone per gli affari ma anche per i dipendenti.

Da Melinda Gates ad Anne Bowden, la lista di donne che stanno cambiando il mondo ed il modo di fare business è sorprendentemente lunga e noi speriamo continui a crescere.

leadership femminile

LEGGI ANCHE: Elisa D’Ospina e l’oversize marketing di Nike

Leadership femminile: dati e trasparenza

Con la disponibilità di dati specifici ancora relativamente scarsa, l’espressione della leadership femminile si rispecchia nella percentuale di donne nei consigli di amministrazione, che rimane la metrica più comunemente usata per misurare l’equilibrio di genere sul lavoro.

Nel 2011, solo il 14,6% dei posti nel consiglio di amministrazione apparteneva alle donne, secondo i dati aziendali dell’elenco Fortune 1000. Questa cifra è salita al 22% nel 2018, rispetto al 20,4% nel 2017.

Mentre la rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione aziendale è andata costantemente aumentando a un livello significativo, lo stesso non si può dire delle donne in posizioni manageriali.

Negli Stati Uniti, solo il 5% dei posti nei consigli di amministrazione è occupato da donne, tra le società Russell 3000. “Mentre i progressi sono stati lenti, la rappresentanza delle donne nei consigli di amministrazione aziendale è migliorata nel tempo, suggerendo un impatto positivo dall’inclusione nelle metriche ESG. Inoltre, sono in atto numerose iniziative di promozione che incoraggiano le aziende a portare più donne in posizioni manageriali di rilievo”, ha dichiarato Kimberly Harano, Rates Strategist presso J.P. Morgan.

La pressione esercitata sulle società per aumentare la trasparenza in merito all’equità retributiva di genere ha continuato a crescere, guidata principalmente da obblighi di segnalazione, migliori pratiche del settore ed attivismo degli azionisti. Negli Stati Uniti, la divulgazione del divario retributivo di genere non è ancora richiesta a livello aziendale, mentre il Regno Unito ha introdotto le norme sulla segnalazione del divario retributivo di genere nel 2017, applicandole a tutte le organizzazioni del settore pubblico, privato e volontario con oltre 250 dipendenti.

Finora, circa il 10% delle imprese ha riportato dati per il periodo 2018-2019, ma i primi dati mostrano che il divario retributivo medio riferito (basato sulla retribuzione oraria media) si è ridotto dal 14,3% al 12,3%. Tuttavia, il divario retributivo è aumentato per molti settori, compresi i servizi finanziari e l’edilizia, dove la differenza media registrata nella tariffa oraria media era rispettivamente del 26% e del 24,3%.

Il divario retributivo mediano è fortemente influenzato dalla rappresentazione delle donne ai diversi livelli di un’organizzazione e in questi campi vi è una rappresentanza inferiore delle donne in ruoli dirigenziali e altri ruoli più remunerativi.

“Una combinazione di mandati del governo, attivismo degli azionisti e iniziative di patrocinio porterà probabilmente ulteriori progressi verso gli obiettivi di equilibrio di genere nel tempo”, ha dichiarato Phoebe White,  Rates Strategist presso J.P. Morgan.

La politica dà l’esempio

Parlando di leadership femminile, i progressi più importanti per le donne nell’ultimo anno si sono probabilmente verificati nell’arena politica, con il 2018 segnato da un numero senza precedenti di vittorie elettorali per le donne durante le elezioni congressuali statunitensi a medio termine. In totale, 476 donne hanno corso per la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti e 53 donne hanno partecipato al Senato degli Stati Uniti, secondo il Center for American Progress. (Un record) 131 donne sono state elette al Congresso, tra cui 36 matricole, il che significa che ora le donne detengono il 24% dei seggi del Congresso.
Questo è paragonabile a solo il 10% dei seggi del Congresso nel 1992 (anno record!)

“Il 2018 è stato caratterizzato da un numero senza precedenti di vittorie elettorali per le donne durante le elezioni congressuali statunitensi a medio termine. Il 2020 potrebbe portare un numero record di candidati presidenziali femminili, con cinque donne candidate principali che attualmente servono come membri del Congresso già dichiarando la loro candidatura per la nomina presidenziale democratica”, ha dichiarato Joyce Chang, presidente della Global Research di J.P. Morgan. Ma rimane una domanda aperta se avere un numero record di donne in carica comporterà modifiche legislative per colmare il divario retributivo di genere.

Le discussioni relative alla Paycheck Fairness Act sono state sollevate in entrambe le camere statunitensi a gennaio dello scorso anno per l’undicesima volta negli ultimi 20 anni. Il disegno di legge richiederebbe ai datori di lavoro di riferire al governo federale americano stipendi, promozioni e licenziamenti, suddivisi per genere e razza.

LEGGI ANCHE: Freeda, il brand media delle donee

È l’imprenditoria la chiave di volta?

Il finanziamento del capitale di rischio complessivo è aumentato negli ultimi anni, ma i numeri non sono balzati in avanti per le imprenditrici allo stesso ritmo. L’anno scorso, le società fondate esclusivamente da donne hanno raccolto il 2,3% del capitale totale investito in startup sostenute dagli Stati Uniti l’anno scorso.

Ma quel numero non racconta l’intera storia. Il finanziamento VC negli Stati Uniti per le società fondate da donne o co-fondate è in crescita negli ultimi anni e il 2018 ha visto la creazione di numerosi fondi guidati da donne, incubatrici per fondatrici e altre nuove società.

Nel 2016 è stata creata una rete imprenditoriale, con il sostegno di Barclays, per affrontare un problema specifico: troppe poche imprese guidate dalle donne raggiungono la stessa scala economica di quelle guidate da uomini. Barclays è tra i primi a cercare di fare luce sul deficit di finanziamento per le donne, con il report “Untapped Unicorns”, ma anche ad impegnarsi attivamente per garantire migliore accesso alle reti e ai tutor per permettere ai founder donne di prosperare.

Nel 2011, l’11% delle startup che hanno raccolto investimenti azionari sono state costituite da donne; l’anno scorso, quel numero era quasi raddoppiato al 21%. È un importante passo avanti, ma possiamo andare oltre. Per l’economia del Regno Unito, ad esempio, l’opportunità è chiara: creare un ecosistema in cui la leadership femminile possa esprimersi allo stesso ritmo di quella maschile permetterebbe di aggiungere quasi 250 miliardi di sterline all’economia della regina.

Il deficit di finanziamento sembra l’ostacolo maggiore da superare, ma allo stesso tempo il sostegno e le risorse per le donne imprenditrici devono essere disponibili molto prima che si arrivi allo step di richiedere finanziamenti. Parte del deficit di finanziamento è dovuto all’avversione al rischio che può essere più diffusa nelle donne rispetto agli uomini, come dimostra questo rapporto, il che significa che un minor numero di donne fa il salto imprenditoriale con la propria idea imprenditoriale al primo posto.

Parte della risposta a questo problema inizia a scuola. Ragazze con le giuste competenze, alfabetizzazione finanziaria e fiducia in se stesse hanno maggiori probabilità di vedersi sia imprenditrici che leader in attività commerciale. Aiutare più donne a diventare fondatrici significa anche creare più reti supportate da modelli di ruolo. Vedere chi ti assomiglia avere successo aiuta a trovare ispirazione, identificarsi, e credere di poter ottenere ciò che essi hanno raggiunto. Avere il mentore e la rete di supporto giusti può creare fiducia, sbarazzarsi della sindrome da impostore e dare alle persone il coraggio di trasformare quell’idea in un business.

Le donne tendono a valorizzare le reti esterne più degli uomini, tuttavia nell’ecosistema imprenditoriale, le donne hanno molte meno probabilità di avere un imprenditore nella loro rete.

Un secolo fa, il Sex Disqualifcation (Removal) Act del 1919 non era ancora stato approvato e le donne più talentuose non erano nemmeno vicine a poter sfruttare il loro potenziale. Cinquant’anni fa, le donne non usavano nemmeno la parola “imprenditrice”. Le loro attività erano chiamate “margine”.

LEGGI ANCHE: Le donne sul tetto del mondo

La strada verso la leadership

Il progresso non arriva mai facilmente. Non è stato tanto tempo fa che l’imprenditorialità era una riserva per gli estremamente ricchi o intenzionalmente ambiziosi.

Non esiste un’unica soluzione: il progresso dell’imprenditoria femminile avverrà solo se  parte di un piano più ampio che include il miglioramento dell’accesso a strumenti, reti e risorse.

Inoltre, sebbene le reti possano abbattere le barriere nel qui e ora, livellare il campo di gioco per le donne fondatrici di domani deve iniziare da zero. Solo instillando le giuste competenze, l’alfabetizzazione finanziaria e la fiducia in se stesse nelle ragazze, la narrativa sulla leadership femminile cambierà in modo convincente.

Il ritorno di Apple, le novità di automotive e smart home: ecco cosa vedremo al CES 2020

Il CES, Consumer Electronics Show, è ormai l’evento che inaugura l’anno dell’innovazione e della tecnologia e nel 2020 si conferma come hub di idee in grado di darci un assaggio di futuro e uno sguardo sul mercato in svariati settori.

Dal 7 al 10 gennaio la fiera metterà in mostra le novità legate ai maggiori trend degli ultimi anni: dall’intelligenza artificiale, al 5G, dagli assistenti digitali alla smart home.

Ma quest’anno ci stupirà anche con veicoli volanti e computer con interfaccia neurale.

Scopriamo insieme alcune delle novità e le previsioni per lo show 2020.

Telefonia

OnePlus, brand cinese produttore di smartphone, è pronto a presentare il suo smartphone in cui le fotocamere si mimetizzano e non sono più visibili grazie a un nuovo brevetto. Una soluzione che potrebbe essere adottata in molti nuovi modelli di smartphone dato il suo impatto estetico, in controtendenza rispetto a quello imposto da Apple.

Proprio Apple quest’anno torna al CES dopo oltre vent’anni di assenza. L’azienda di Cupertino non presenterà nessuna novità, ma sarà protagonista di una tavola rotonda sulla privacy con Jane Horvath, Senior Director of Global Privacy.

Un’anteprima di un tema ancora centrale per il 2020 in termini di innovazione tecnologica.

TV 8K

I modelli 8K, cioè quei televisori con schermi con risoluzione oltre 33 milioni di pixel, saranno protagonisti ancora quest’anno a Las Vegas. La differenza rispetto agli scorsi anni sarà legata al vero debutto commerciale di questa tecnologia anche grazie alle prime trasmissioni TV in questo formato, previste, ad esempio, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo.

La guerra delle TV passerà anche dal design, con schermi sempre più grandi e cornici sempre più minimaliste, o addirittura con schermi srotolabili come un telo da proiezione.

Smart Home

Il CES si rivela sempre un momento centrale per la presentazione delle più curiose novità di domotica e casa connessa.

Un esempio su tutti, quello proposto da LG: una sorta di orto domestico a incasso, per coltivare verdure in idroponica direttamente in cucina.

Anche se spesso le novità non arrivano poi effettivamente sul mercato per la mancanza di standard condivisi, si tratterà di un interessante sguardo sul futuro.

Automotive

Per l’innovazione a bordo, un po’ come lo scorso anno, i temi dominanti sono quelli dell’intrattenimento a bordo, del 5G e della guida autonoma, ma anche del lusso, come quello proposto da BMW.

Honda mostrerà l’Augmented Driving Concept, un sistema alternativo alla guida autonoma, con volante che scorre nel cruscotto per permettere di accelerare o rallentare.

Hyundai proporrà la sua idea di Personal Air Vehicle (Pav), un drone a guida autonoma che punta a risolvere il problema del traffico nelle grandi città.

Tra le novità anche il Car-to-Cloud di Qualcomm, che punta ad aiutare le aziende produttrici a connettere le proprie automobili al cloud.

Climate Change

Non poteva mancare al CES 2020 un tema come quello del Climate Change, divenuto centrale nel dibattito a livello globale durante lo scorso anno.

Nel panel dedicato a come la tecnologia può incidere sul cambiamento climatico, gli speaker si interrogheranno sul ruolo e sulle possibili applicazioni di 5G, AI, blockchain, droni, cloud computing e IoT.