Il freddo pungente, le città illuminate di mille colori e l’atmosfera magica nell’aria non lasciano spazio a dubbi: il Natale si avvicina e scatta la corsa contro il tempo alla ricerca del regalo perfetto. Che sia per sorprendere i propri cari o, perché no, per coccolarsi con un pensiero speciale, nessuno resiste al tradizionale shopping natalizio e sempre più italiani scelgono di acquistare prodotti online, per comodità o semplicemente per scappare dalla folla, tipica del mese di dicembre. Non serve più affannarsi in giro per negozi, ormai gli acquisti si possono effettuare comodamente da casa con pochi semplici click e con Worldz si possono ottenere vantaggi incredibili sui prodotti dei migliori brand.
Tra le 100 startup italiane più innovative
Worldz, classificata tra le 100 startup italiane più innovative, trasforma il potere social di ciascuno in uno sconto reale e personalizzato. L’algoritmo proprietario calcola la popolarità Facebook di un utente che, condividendo il prodotto desiderato sul proprio profilo, ottiene subito uno sconto fino al 30% da spendere nell’acquisto online di articoli dei marchi più prestigiosi, dagli eleganti gioielli Breil ai colorati orologi Hip Hop Watches, fino alle lussuose scarpe Racine Carrée e all’inconfondibile Caffè Vergnano, ma anche elettrodomestici, accessori per la casa e prodotti beauty. Perché aspettare a fare un regalo? Con Worldz si può accedere a sconti personalizzati ogni giorno, tutti i giorni dell’anno. Basta un post ed è già Natale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/Caffè-Vergnano-1.jpg32644896Company NewsCompany News2018-12-19 16:24:402018-12-19 16:29:14La startup che trasforma la popolarità Facebook in sconti. Worldz
Il marketing turistico è in netta trasformazione, soprattutto in Italia. Siamo diventati viaggiatori sempre più informati e consapevoli, attenti alle recensioni e ai consigli che troviamo in rete.
Scegliamo luoghi e posti qualificati, con una buona reputazione, in grado di assicurarci il meglio per la nostra vacanza. Ma insieme alle altre, anche tra le applicazioni che non possono mancare in viaggio c’è lei, Instagram, social media indispensabile per i travel addicted.
Oggi infatti il 60% dei viaggiatori presenti con un account sui social media è attivo su Instagram e il 48% degli utenti di Instagram utilizza l’app per trovare nuove destinazioni di viaggio e luoghi da esplorare. Sarà anche per questo motivo che Instagram ha recentemente rilasciato una funzionalità che consente di prenotare una vacanza direttamente dalla foto, il tutto in un’unica esperienza.
Mentre Instagram continua ad aggiungere funzionalità, gli operatori turistici dovrebbero sfruttare al meglio le potenzialità che offre il social media; è importante quindi sviluppare un’Instragram strategy evolvendo le strategie di contenuto.
Nel 2017 il tema del viaggio ha ottenuto il secondo posto per contenuti pubblicati, e l’hashtag #instatravel continua ad essere il più usato dagli utenti per condividere viaggi e vacanze, con ben 76,4 milioni di post al 16 dicembre 2018.
La prenotazione direttamente dal feed, le storie Instagram, la possibilità di fare shopping e le solide opzioni pubblicitarie sono un vero vantaggio per i brand turistici, perché offrono più modi per raggiungere e coinvolgere i viaggiatori. Il potere di Instagram sul processo decisionale rafforza ancora di più la tesi che i consumatori continuano ad apprezzare le immagini e le foto dei luoghi.
Ad essere cambiato è soprattutto il modo in cui le persone formano le loro decisioni di acquisto. Chi viaggia – prima di scegliere la tipologia di viaggio, la destinazione e tutta una serie di servizi accessori che fanno più al caso suo – si informa leggendo commenti, post, recensioni anche attraverso la ricerca di hasthag o dei luoghi su Instragram.
La figura del Travel Blogger o dell’Influencer nel settore turistico sta diventando sempre più un ruolo chiave, perché in grado di formare opinioni e influenzare le decisioni dei viaggiatori.
Gli elementi fondamentali di una content strategy su Instagram
La strategia editoriale di un brand turistico deve avere come obiettivo quello di incrementare le prenotazioni, aumentando la considerazione e la reputazione del luogo.
È quindi importante tener conto di questi tre aspetti:
UGC (User genereted content) – I post Instagram più coinvolgenti si confermano i contenuti generati dagli utenti che vengono ri-pubblicati dall’account del brand. La percentuale di coinvolgimento degli UGC aumenta nel settore turistico, una foto scattata e pubblicata da un utente che riprende un elemento del luogo sarà percepita come più vera e spontanea rispetto a delle immagini che può pubblicare il brand.
Travel blogger – Sono tanti. Tantissimi. È importante saper valutare e instaurare delle relazioni trasparenti con loro. La trasparenza è un valore fondamentale per non finire nell’effetto “spottone”: dichiarare quindi sempre la collaborazione, utilizzando la funzionalità di branded content messa a disposizione da Instagram.
Partership e collaborazioni – Un’azienda che lavora nel turismo è aperta ad un mercato infinito di possibili collaborazioni con partner e brand connessi. Costruire una rete su Instagram di partner che possono collaborare alla strategia editoriale potrebbe essere utile per aumentare le potenzialità di contatto con le persone in viaggio. Ad esempio, l’esempio più semplice è l’albergatore che potrebbe stringere delle collaborazioni editoriali con i ristoranti limitrofi, così da condividere l’audience simile attraverso contenuti editoriali.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/Depositphotos_95937072_m-2015.jpg6681000Federica FiorilloFederica Fiorillo2018-12-19 15:30:102018-12-20 08:47:51Come usare Instagram (e spiccare il volo) per il Marketing Turistico
Se è vero che a Natale basta il pensiero, per chi vende quello che conta è la personalizzazione: chi cerca il regalo perfetto vuole infatti ricevere i giusti consigli d’acquisto. A ricordarlo sono gli esperti di GhostWriter, piattaforma italiana di content marketing strategy basata su Intelligenza Artificiale. “Per aumentare le vendite i merchant, anche e soprattutto online, devono uscire dagli schermi forzati e interpretare i desideri dei propri singoli clienti – ha spiegato Ester Liquori, CEO e founder di You Are My Guide, la startup che ha sviluppato GhostWriter – oggi è possibile farlo grazie ai social, dove ciascuno di noi è presente in tutte le sue molteplici modalità, e agli strumenti di Intelligenza Artificiale che sono in grado di leggere e interpretare dati, individuando comportamenti e preferenze”.
L’Intelligenza Artificiale consiglia
Anche se il 95% delle aziende italiane raccoglie dati di anagrafica cliente, solo un terzo ammette di personalizzare i contenuti in funzione dello specifico individuo. “Eppure grazie alla personalizzazione le vendite registrano aumenti fino al 35% – ha aggiunto Mauro Bennici, CTO di You Are My Guide – le persone si dimostrano infatti più disposte a fare acquisti se vengono colpite da un contenuto personalizzato e pensato per loro, considerando anche che il 52% dei consumatori è probabile che cambi marca se si sente trattato come chiunque altro”. Per ottenere risultati concreti durante la caccia ai regali natalizi, ecco 3 modi, rilevati grazie all’AI, che permettono di aumentare l’interazione con le campagne social natalizie.
La strategia
Personalizzare prodotto e messaggio delle campagne social. La personalizzazione del messaggio aumenta il senso di autostima dei lettori e li rende più disponibili ad ascoltare una proposta che sembra proprio cucita su misura e di conseguenza a condividerla. “L’AI in questo senso è fondamentale poiché fornisce contenuti appropriati, analizzando il proprio target di riferimento”, sottolinea Ester Liquori.
Emozioni (soprattutto la nostalgia). Tra gli spunti individuati c’è la nostalgia. Le festività sono fatte per stare insieme: per questo gli spot e i messaggi legati ai festeggiamenti in famiglia, alle emozioni e ai ricordi del passato risultano vincenti e stimolano la condivisione e il passaparola.
Non stressate i social. Secondo l’AI di GhostWriter, è necessario eliminare lo stress dalle campagne social di Natale. Le campagne di digital advertising natalizie devono rendere la vita del pubblico più semplice: inutile ricordargli che manca poco tempo per fare i regali o sommergere di inutile spam non targettizzato: meglio invece aiutare le persone con consigli preziosi. L’AI ad esempio può suggerire nuovi prodotti da acquistare, analizzando ciò che hanno fatto altri clienti con gusti simili e compatibili.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/natale.jpg8001200Alessio NisiAlessio Nisi2018-12-19 15:00:392019-06-21 12:41:44Più emozioni (la nostalgia funziona), meno stress e altri consigli per i Babbo Natale 2.0
Il Natale è sempre più vicino e se ancora non avete risolto la “questione regali” e siete a caccia di quello perfetto per amici e parenti, siete nel posto giusto. Dopo aver vagato tra assistenti vocali per la casa e oggetti da utilizzare on the go, abbiamo realizzato una mini guida ai regali di natale, mantenendo sempre gli occhi puntati sui principali design trend del momento.
Amazon Echo e Google Home “hanno iniziato a seguirti”
Partiamo dalla casa. Gli assistenti vocali concepiti per un’abitazione sempre più smart sono in continua crescita. Ormai sono ovunque e si tratta di un maxi-trend destinato ad accompagnarci anche durante il 2019.
Dotati di altoparlanti, microfoni e display, questi dispositivi intelligenti hanno la possibilità di gestire un insieme di oggetti presenti in casa. Ne sono un esempio Amazon Echo e Google Home. E vi possiamo assicurare che nel giro di breve tempo salutare Google o Alexa prima di uscire di casa diventerà assolutamente normale.
Di recente, IKEA ha chiesto allo studio olandese Scholten & Baijings di hackerare alcuni dei suoi prodotti. Il risultato è la collezione Lyskraft in edizione limitata, progettata per offrire una nuova interpretazione degli arredi più famosi, dai vassoi alla comunissima poltrona POÄNG.
Mobili e complementi d’arredo, perfetti come regalo, capaci di adattarsi all’anima della casa e alla personalità di chi la abita.
Portaoggetti di design Vitra
Se la persona a cui è destinato il vostro regalo ci tiene ad essere ordinata, la vostra scelta non potrà che ricadere sui pratici portaoggetti Vitra: strumenti eccezionali per organizzare (e dare personalità) a scrivanie e uffici.
Toolbox, per esempio, è utile per riporre materiali e accessori da lavoro e avere sempre tutto a portata di mano. Un contenitore speciale dal design minimal che può essere riposto ovunque.
Per i più piccoli, Nintendo Labo per stimolare la creatività
Il kit da gioco, da utilizzare in tandem con il sistema portatile Nintendo Switch è il regalo ideale per i più piccoli.
Un gioco divertente e rivoluzionario che contiene pezzi di cartone ondulato da assemblare. Ideale per stimolare il processo creativo, Nintendo Labo è stato inserito tra le migliori invenzioni del 2018 dalla rivista TIME. Perfetto per far giocare bambini e papà appassionati del fai-da-te.
Relax in movimento by Muji
Dalla casa ci spostiamo fuori per esplorare nuovi concept per chi è sempre in movimento. Il retailer giapponese Mujiha rilasciato una versione portatile del suo diffusore di aromi più venduto, perfetto per il viaggio.
Il diffusore compatto senza fili utilizza feltrini sostituibili, anziché acqua, per distribuire gli oli essenziali e funziona fino a otto ore con una batteria ricaricabile. Lo vorreste anche voi vero?
Una produzione unica estremamente facile da usare per preparare il tuo caffè preferito ovunque ti trovi. Il design curato nei minimi dettagli rende quest’oggetto curioso e alquanto singolare.
Experience Skyway Monte Bianco per veri Millennial
Se per Natale invece vorresti regalare un’experience mozzafiato, ti proponiamo le Gift Box Experience Skyway Monte Bianco. La funivia capolavoro di ingegneristica italiana e via d’accesso alla cima del Monte Bianco (ubicata a Courmayeur nel cuore della Val d’Aosta) ha realizzato dei cofanetti dal concept unico.
Nate dalla creatività di Matteo Ragni, le box si presentano con un packaging dal design contemporaneo che conquista al primo sguardo e creano una finestra anticipatrice dell’esperienza che si andrà a vivere.
Bottiglie riutilizzabili per ridurre il consumo di plastica
L’utilizzo smisurato della plastica monouso è diventata un’altra piaga del nostro pianeta, viste le enormi quantità di spazzatura con cui stiamo inquinando mare e terra.
Per rispondere concretamente a questo problema, il designer italiano Emanuele Pizzolorusso ha creato una serie di bottiglie d’acqua riutilizzabili, prodotte con resina plastica priva di PBA e realizzate per il marchio Palomar di Firenze.
La collezione si chiama Phil the bottle e coinvolge dieci grandi città, sul retro di ogni bottiglia sono indicate le fontane pubbliche per ricaricare l’acqua.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/guida-regali-natale-ninja-muji-nanopresso.jpg7201280Giuseppe TempestiniGiuseppe Tempestini2018-12-19 14:30:032018-12-19 14:46:53Breve guida ai regali di Natale per gli amanti del design della creatività
Nuovo aumento di capitale per Metis Precision Medicine, startup fondata nel 2017 da Paolo Comoglio (già direttore scientifico dell’Istituto di Candiolo per la Ricerca sul Cancro) e attiva nello sviluppo di farmaci per la terapia di precisione dei malati di cancro. La compagnia ha chiuso un’operazione da 800 mila euro, sottoscritti dal Club degli Investitoriper 575 mila euro e per i restanti 220 mila euro da Italian Angels for Biotech (IAB), associazione di business angel dedicata alle Life Sciences. Metis, in particolare, è al lavoro su uno speciale inibitore “MET”, che si è dimostrato efficace contro i tumori nei test preclinici.
Verso le prime sperimentazioni
“Questo finanziamento rappresenta un’importante conferma della nostra strategia di sviluppo – fanno sapere da Metis – siamo lieti di accogliere i nuovi investitori di IAB e vogliamo ringraziare ancora una volta i Soci del Club degli Investitori che supportano il nostro progetto fin dalla sua nascita. Questo nuovo apporto di liquidità ci consentirà l’avvio dell’ultima fase delle attività pre-cliniche che ci condurranno alle prime sperimentazioni sull’uomo entro il primo trimestre del 2020. Tutto il team – hanno aggiunto – è entusiasta di lavorare per lo sviluppo di questo nostro anticorpo che, grazie all’unicità del suo meccanismo di azione, ha già evidenziato risultati oltremodo promettenti negli studi preclinici condotti finora e si conferma un importante candidato per la fase clinica”.
Biotecnologie eccellenza del Made in Italy
“Le biotecnologie sono un’eccellenza del Made in Italy – ha detto Giancarlo Rocchietti, Presidente del Club degli Investitori – il Club crede in questo settore, soprattutto quando si tratta di terapie per il trattamento del cancro: dopo Genenta Science, nel nostro portfolio dal 2017, grazie a un investimento di 580 mila euro, quest’anno si è aggiunta Metis Precisione Medicine, su cui abbiamo puntato oltre un milione di euro”. Per Giorgio Barberis, Socio del Club degli Investitori, “due round di investimento nello stesso anno da parte del Club degli Investitori dimostrano l’alto livello qualitativo del progetto. In qualità di ‘Champion’, ossia di collegamento tra il Club e Metis, insieme agli altri investitori, abbiamo lavorato con il team di Metis apportando le nostre competenze e favorendo l’ingresso di un partner strategico come IAB”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/metis.jpg12761920Alessio NisiAlessio Nisi2018-12-19 12:40:162019-06-21 12:33:25Round da 800 mila euro per Metis Precision Medicine, la startup dei farmaci anti cancro
Ogni anno lo ripetiamo: durante le feste, niente lavoro e tecnologia! Poi, puntuali come la cravatta e il pigiama in regalo sotto l’albero, siamo lì a commentare, postare, chattare.
WhatsApp per gli auguri, Spotify per la musica, YouTube per i video: sembra che non ci sia modo di sospendere le attività legate a internet mentre dovremmo usare quei giorni per recuperare energie e tranquillità e ripartire con più entusiasmo all’inizio del nuovo anno.
Questa shortlist ci può aiutare a comprendere meglio i nostri limiti e scendere a patti con le nostre abitudini più radicate per tornare a guardarci negli occhi e a conversare fra di noi. Almeno a Natale.
#1 Monitora l’utilizzo dello smartphone
Hai idea di quanto tempo spendi sui dispositivi per la navigazione da mobile? Sì, parliamo proprio dello smartphone, perennemente incollato alla mano.
Anche se spegnere il dispositivo o ignorarlo è la scelta più valida per ridurre i tempi di connessione, diciamoci la verità, è abbastanza improbabile.
Grazie ad alcune applicazioni gratuite, ti è possibile monitorare la propria attività sullo smartphone, con precisione. Per esempio, l’app QualityTime crea un diario automatico delle abitudini di utilizzo quotidiane: mostra quante volte hai sbloccato il telefono, il tempo trascorso su ciascuna app, la frequenza di accesso alle app e altro ancora. Un buon inizio per porsi un obiettivo raggiungibile, usare meno la tecnologia e parlare di più con le persone.
Un laptop nella borsa significa avere il mondo a portata di mano, con tutte le tentazioni digitali che porta con sé. Per questo Natale, lascialo a casa (spento), anche se non hai intenzione di usarlo per lavoro, la tentazione di controllare al volo email e messaggi di LinkedIn può abbattere qualsiasi buon proposito.
Email, campanellini di Facebook, notifiche delle app e cookies dei siti visitati contribuiscono ad aumentare in modo considerevole l’usura da dita sugli schermi dei nostri smartphone. Squittii, segnali acustici vari e vibrazioni ci spingono a controllare continuamente il nostro dispositivo.
Le email, i social media, WhatsApp, le app installate e ora anche i siti Web visitati in precedenza contribuiscono tutti alla grande quantità di notifiche che riceviamo sui nostri dispositivi mobili ogni giorno.
Le statistiche dicono tutto: gli studi dimostrano che le notifiche push hanno una percentuale di apertura superiore del 50% e una percentuale di clic sette volte superiore a quella della posta elettronica, monopolizzando la nostra attenzione e richiedendo il nostro tempo. Inoltre, il nostro cervello ci ricompensa con una sana dose di dopamina ogni volta che arriva una notifica push, aumentando la nostra dipendenza dai nostri dispositivi mobili.
Disattiva le notifiche dai tuoi smartphone e tablet, e assapora di nuovo la quiete.
#4 Goditi il silenzio
Come detto prima, le notifiche attirano la nostra attenzione. Ma non solo, ci distraggono anche da quello che stiamo facendo in quel momento. La migliore soluzione è silenziare il dispositivo.
Ma non basta: per godersi un assoluto silenzio è utile disattivare anche la vibrazione e riporre il dispositivo fuori dal nostro campo visivo. Uno studio dell’Università del Texas ha dimostrato che già questo è sufficiente per migliorare le prestazioni cognitive.
E se proprio non ce la fai più e hai bisogno di staccare completamente per qualche ora, puoi utilizzare alcune app che permettono di impostare un timer durante il quale il dispositivo blocca ogni tipo di segnale, lasciandoti davvero in silenzio per quanto ritieni utile.
#5 Pianifica alcune attività (senza la tecnologia)
Sembra che non possiamo fare a meno della tecnologia: raggiungiamo una destinazione grazie a Google Maps, ascoltiamo le playlist su Spotify quando facciamo jogging al parco, controlliamo i messaggi aspettando la metro.
Provando a limitarne l’utilizzo, possiamo godere di molti aspetti positivi invisibili a chi passa le sue giornate col viso immerso nello schermo e farlo non è troppo difficile. Per esempio, possiamo controllare la destinazione prima di uscire di casa, in modo da non dover seguire la mappa durante il tragitto e goderci i suoni e i colori che l’ambiente esterno ci offre.
Dare ai più piccoli l’esempio che la giornata può essere trascorsa apprezzando attività più tradizionali aiuterà ad abbassare le statistiche del 28% dei genitori che afferma che i propri bimbi trascorrono da due a tre ore al giorno utilizzando gadget tecnologici.
#6 Evita la tecnologia a tavola
Non si tratta solo di galateo: l’uso sregolato della tecnologia anche a tavola può essere dannoso per la vita familiare interrompendo o limitando le interazioni. Un sondaggio indica che otto famiglie su dieci considerano ancora molto importante il tempo trascorso durante i pasti in famiglia, sebbene tv e social media riducano sempre più il tempo dedicato a questa attività.
Si può iniziare da un pasto alla settimana senza tecnologia, per crescere progressivamente e procedere all’eliminazione totale.
#7 Ascolta musica (meglio se offline)
Ormai è un dato di fatto: ascoltare musica contribuisce ad abbassare i livelli di stress. Ma pensiamoci bene: siamo tanto abituati a fruire del contenuto musicale mentre facciamo altro, per esempio guardando il video su YouTube o come sottofondo mentre lavoriamo, che non dedichiamo nessuna attenzione all’ascolto in sé.
Proviamo a chiudere gli occhi e ascoltare più attivamente: l’ascolto attivo della musica è terapeutico e può migliorare le nostre capacità di ascolto intenzionale, skill fondamentale sul lavoro.
#8 Usa i classici giochi da tavolo
Console, tablet, laptop e smartphone sono ormai in cima alla lista dei desideri natalizi. Ma siamo certi che siano lo strumento migliore per creare un clima di condivisione o fanno esattamente il contrario, isolandoci nelle nostre personalissime finestre?
Oltre ai classici giochi natalizi, riscoprire i giochi da tavolo può essere un’alternativa vincente. Alcuni studi suggeriscono che siano utili anche a bloccare i sintomi di alcune malattie degenerative come l’Alzheimer e la demenza.
Perché non sfruttare le competenze di strategia e pianificazione sviluppare durante le partite a Risiko per portare questo paradigma anche in ufficio?
#9 Scegli una fotocamera senza connessione
Il Natale e le vacanze sono il periodo migliore per conservare i ricordi con scatti e fotografie, ma questo non significa che sia necessario condividere ogni momento intimo (con gli estranei) sui social network.
Se la tentazione di postare le calze con le renne appena ricevute in dono è troppo forte, il consiglio giusto è quello di utilizzare fotocamere “semplici”, non connesse a internet. Altri vantaggi di non utilizzare gli smartphone per raccogliere i ricordi? Maggiore durata delle batterie, nessuna notifica, maggiore attenzione negli scatti e, in generale, prodotti fotografici migliori.
Ma poi, vuoi mettere l’emozione di veder spuntare fuori da un libro una foto di un Natale di qualche anno prima?
#10 Evita lo stress.. da disconnessione
Tra Una poltrona per due e il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, gli auguri sui social e nella messaggistica privata, prevedere un distacco totale degli schermi può risultare un’impresa quasi impossibile.
Non c’è da disperarsi, anzi: è utile pianificare, come in tutte le cose, obiettivi raggiungibili e non subire lo stress delle feste natalizie. Alcuni studi dimostrano che la corsa allo shopping delle feste può comportare un aumento della frequenza cardiaca fino al 33%.
Non c’è nulla di male a godersi una maratona televisiva natalizia in famiglia, il vero traguardo non è un ripudio della tecnologia ma un equilibrio migliore nelle nostre vite.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/simpson-natale.jpg395748Fabio CasciabancaFabio Casciabanca2018-12-19 11:17:562018-12-19 15:18:5010 consigli per disintossicarsi dalla tecnologia a Natale (e sopravvivere)
Già il luogo dove ci troviamo ha qualcosa di speciale: il Vitra Campus, infatti, si trova in Germania, ma in un attimo si può saltare in Francia o in Svizzera, nella vicina Basilea, attraversando i vicini confini. AlVitra Design Museum, poi, va in scena una mostra unica (fino al 10 marzo 2019), senza precedenti, che presenta il designer, attivista, antropologo, autore e insegnante Victor Papanek.
Il nome non a tutti dice molto, a volte nemmeno agli addetti ai lavori. Tuttavia, si tratta dell’autore del libro di design più letto mai pubblicato (“Design for the Real World”, 1973), oltre che di un vero e proprio pioniere della progettazione sostenibile, critica, responsabile, di quello che oggi possiamo definire “design consapevole”. La mostra “Victor Papanek: The Politics of Design“ fa immergere chiunque in un’atmosfera unica, fa respirare design, e non solo per il fantastico contesto in cui si trova.
Chi è Victor Papanek?
Nato nel 1923 a Vienna, Victor J. Papanek è emigrato negli Stati Uniti nel 1939. Dopo aver studiato alla Cooper Union e al MIT, è stato anche uno studente di Frank Lloyd Wright e collega di RichardBuckminster Fuller. Negli USA ha una grande carriera nel design industriale, grazie anche alla sua Design Clinic, un’azienda che aveva l’obiettivo di creare arredi economicamente sostenibili che fossero in grado di soddisfare i veri bisogni dei cittadini americani.
Papanek, comunque, è noto per aver sviluppato pensieri molto innovativi per quanto riguarda la progettazione. Divulgando la sua visione attraverso televisione e radio, oltre che trasmettendola agli studenti nelle sue lezioni, è la critica al consumismo e il concetto di design pensato come un processo, qualcosa che va oltre il singolo oggetto, che lo ha fatto diventare un punto di riferimento nel settore, sin dagli anni Sessanta.
Il vero impatto di Papanek va ricercato nei suoi lavori e in come si sia fatto carico di una nuova idea di design, più critica e responsabile dal punto di vista sociale. Per questo, ha cercato di diffondere il più possibile, anche mediante dei programmi televisivi sull’argomento e numerose altre attività, una concezione della progettazione che andava contro il mero consumo o i semplici valori estetici. Questi concetti si ritrovano anche nel suo celebre libro “Design for the Real World“. Il volume, tradotto in oltre 20 lingue, risulta essere il libro più letto mai pubblicato di questo settore, come sostenuto in precedenza, .
Le opere e le denunce di Papanek erano lo specchio di quello che succedeva in quegli anni, dinamiche che possono essere considerate più che mai attuali. I valori del design non erano e non sono estranei da ciò che avviene nel mondo reale, ma anzi, secondo il designer viennese l’attualità è una componente fondamentale per un processo di design. Papanek proponeva una progettazione molto pratica, con un modo di comunicare ridotto all’osso, tanto che si potrebbe anche considerare uno dei primi designer e autori ad applicare regole assimilabili alla concezione del “less is more”.
Una vita non semplicemente dedicata al design, quella di Papanek, ma dedicata a lottare per una concezione diversa di design, più critica, corretta, testimone dell’attualità e della contemporaneità. Una vita, la sua, descritta perfettamente nella prima e nella seconda sezione della mostra al Vitra Design Museum che, oltre a un’installazione multimediale, espone lettere, documenti, testi, articoli di giornale, manifesti e molto altro che descrivono l’attività di Papanek dai primi anni in cui si era trasferito in America fino ai suoi ultimi anni di vita.
Un’urgenza espressiva, quindi, che trascinava il pensiero di Papanek nella direzione di un design dedicato a risolvere i veri problemi della società. Questo pensiero lo si comprende nell’esibizione, specialmente nella sua terza sezione dedicata ai lavori di Papanek e di suoi studenti. Una progettazione responsabile, la ricerca nei materiali e il loro riutilizzo, il coinvolgimento delle minoranze. Proprio queste ultime, infatti, sono grandi protagoniste nei lavori del designer. Donne, bambini, disabili, il design è per tutti e il designer deve sconfiggere ogni stereotipo e barriera.
Un prototipo di cubo realizzato per aiutare l’apprendimento dei bambini con lesioni cerebrali, una seduta per migliorare le condizioni di salute di chi ha problemi di schiena dovuti all’essere sovrappeso, ma anche progetti più recenti come “Autocomplete Truth”, una campagna pubblicitaria contro la discriminazione delle donne, sono solo alcuni dei lavori esposti su questi temi.
Poi c’è la questione legata all’ecologia, alla sostenibilità, alla cultura del “fare”, al riutilizzo di materiali semplici e poco costosi. Ecco che alla mostra si può rimanere sbalorditi da progetti come la “Tin Can Radio”, una radio utilizzata con materiali di recupero che costava solo 90 cent. Criticata da moltissimi designer in tutto il mondo per il suo essere anti-estetica, è stata anche utilizzata in Indonesia e altri paesi sottosviluppati per migliorare le comunicazioni. Un esempio di come design non sia riconducibile solo al concetto di “bello”.
“Everything is connected”: il design come connessione
Papanek sosteneva che il design va oltre il singolo oggetto: è un processo, qualcosa che circonda tutti noi e che tocca ogni elemento del mondo reale, un sistema che va a interagire con molteplici discipline. D’altronde, è proprio sua la teoria che il buon design non sia l’effetto del pensiero di una singola persona, bensì di un gruppo di lavoro che al suo interno raccoglie specializzazioni differenti. Il design diventa così olistico, totale, e allo stesso tempo rispettoso dell’uomo e dell’ambiente, in grado di far sì che tutto sia connesso.
Ecco quindi che sono esposte nell’ultima sala le opere di artisti contemporanei e visionari, provenienti da tutto il mondo. Le idee di Papanek sono rappresentate in un’esibizione con progetti di Catherine Sarah Young, Forensic Architecture, Jim Chuchu, Tomás Saraceno, Gabriel Ann Maher e altri ancora. Anch’essi si confrontano con tematiche importanti come il cambiamento climatico, le identità di genere, il consumismo, la sostenibilità, la guerra, che ci fa riflettere a quanto pensieri di un designer degli anni Sessanta siano così attuali anche nel 2018. Si trattava naturalmente, nel caso del nativo di Vienna, non di un designer qualunque ma di un vero e proprio visionario.
Il pensiero di Papanek si può notare sia nelle sue opere che in quelle dei suoi studenti, come nei progetti di designer contemporanei. Ciò non solo è interessante per la riflessione sulla società e sulle diverse realtà che le opere comunicano, ma anche per il continuo insegnamento che il design può fornire per cambiare la società, e renderla migliore.
Quello che lascia la mostra al Vitra Design Museum è una riflessione proprio sul concetto di design, che non si riduce semplicemente al dare forma a qualcosa, ma può diventare anche uno strumento di trasformazione politica, sociale, etica. Tutto ciò risulta essere senza tempo, come testimoniato dal fatto che i pensieri di Victor Papanek sono del tutto assimilabili a concetti tremendamente attuali, parlando di design thinking o progettazione sostenibile, ad esempio.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/Victor-Papanek-Vitra-Design-Museum-7.jpg9021201Andrea ZucchiattiAndrea Zucchiatti2018-12-19 11:11:322018-12-19 15:31:44Abbiamo visitato la mostra su Victor Papanek al Vitra Design Museum
Ha perso 19 miliardi di dollari, solo nel 2018. Quello che sta per chiudersi è stato un vero anno catastrofico per Mark Zuckerberg: come risulta dal Bloomberg’s Billionaire Index, e come riportato da Business Insider, il founder di Facebook ha iniziato l’anno con circa 75 miliardi e lo sta per chiudere chiuso con 56. Mancano all’appello 19 miliardi di dollari. Secondo le previsioni degli analisti dovrebbe chiudere a -15.
Zuckerberg possiede il 13% di Facebook, che quest’anno è stato colpito da crisi come lo scandalo Cambridge Analytica, da accuse di cattiva gestione, con tanto di rivolte degli azionisti e questioni su contenuti inappropriati.
Il patrimonio netto di Zuckerberg è diminuito drasticamente quest’anno – credits Bloomberg
Il luglio nero del social
Il 25 luglio il prezzo delle azioni di Facebook è crollato di oltre il 20% dopo che la società ha rivelato guadagni al di sotto delle attese nel secondo trimestre.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/zuckerberg.jpg349620Alessio NisiAlessio Nisi2018-12-19 11:05:202019-06-21 12:33:39Zuckerberg è il super Paperone che ha perso più soldi nel 2018
Per tante aziende, dopo qualche anno, è necessario effettuare un rebranding del proprio business. Ma cosa significa davvero fare rebranding? Spesso si confonde questa attività come un semplice restyling del logo o il cambio del merchandising aziendale: il rebranding in realtà è un percorso graduale che permette alle aziende di non perdere i propri asset, ma anzi valorizzarli verso nuove prospettive.
Come le persone, anche le aziende crescono, cambiano, a volte stravolgendo la loro direzione. Il rebranding aiuta i marchi a percorrere la strada del cambiamento comunicandolo ai propri clienti in modo visuale, ma non solo. Non bisogna concentrarsi solo sull’estetica, ma anzi sui valori che guidano questo processo e i profondi cambiamenti che un’azienda si trova ad affrontare.
Oggi abbiamo voluto analizzare cinque tipologie di rebranding partendo dai loro focus:
1) Ripartire dalla propria storia
Dietro a ogni marchio c’è una storia. Alcune sono curiose, altre tradizionali, altre vengono da molto lontano. Tutte, però, valgono la pena di essere raccontate: fanno parte del brand stesso e spesso sono fondamentali per avvicinarsi ai propri consumatori, sia durante la creazione di nuove realtà sia nelle fasi di rebranding.
fonte: https://vimeo.com/128594862
Dunn Brothers, è una catena di caffetterie americane nata alla fine degli anni 80 e divenuta famosa per la sua peculiarità di tostare quotidianamente il caffè direttamente all’interno delle caffetterie. Il brand, molto noto negli Stati Uniti come una delle 10 catene di caffetterie più grandi degli USA, ha avuto la necessità di rinnovare il proprio marchio al fine di avvicinarsi anche alle nuove generazioni. Come? Per un brand storico come Dunn Brothers, chiaramente partendo dalle proprie origini e raccontare la “storia mai detta”, ovvero quelle Unique Selling Proposition insite nell’azienda, ma mai comunicate. Passione, artigianalità e una tradizione da rispettare sono stati gli elementi che hanno guidato e raccontato il nuovo brand della caffetteria.
2) Le persone al centro
Uno dei trend degli ultimi anni che coniuga il marketing e le risorse umane è senza dubbio l’employer branding e l’employee advocacy. Due tendenze che si traducono in modo concreto mettendo al centro delle strategie di business i propri dipendenti, per far sì che essi possano apprezzare l’ambiente in cui trascorrono, effettivamente, la maggioranza del loro tempo. La conseguenza di ciò è la creazione di veri e propri ambassador di marca, che veicolano i valori del brand in modo spontaneo e autentico, oltre a rendere l’azienda appetibile per i migliori candidati e talenti disponibili.
Uno dei brand che ha puntato, all’interno della propria strategia di rebranding, sull’employer branding e sull’employee advocacy è Playground, agenzia digital milanese. Analizzando i dati dell’Harvard Business Review, che dichiarano che entro il 2020 l’employer branding sarà il principale asset delle strategie di recruiting, Playground ha tradotto questi processi in azioni concrete. Ma come coinvolgere i dipendenti facendoli diventare ambassador del loro stesso luogo di lavoro? Coinvolgendoli direttamente nella costruzione della nuova identità. E così, attraverso un lavoro di mediazione e inclusione, Playground ha messo alla prova e coinvolto direttamente i membri del team – dai programmatori ai designer – attraverso SWOT condivise e brainstorming, per trovare insieme un nuovo significato di agenzia e del brand dell’agenzia. Inoltre, Ha localizzato i suoi uffici in zone vicine ai dipendenti e soprattutto in aree più verdi e vivibili, anche a costo di allontanarsi dal centro della città, più comoda per eventi e meeting.
3) Il design come elemento guida
Sebbene il processo di rebranding sia un percorso che coinvolge ogni aspetto di una azienda e non solo quello visuale, il design resta uno degli output più forti, soprattutto se guardati con gli occhi del mondo esterno ai brand, e sul quale vengono investite numerose risorse al fine di tradurre con colori e immagini la personalità, l’evoluzione e il cambiamento profondo di una compagnia.
Zendesk, la software house californiana che ha cambiato il modo di fare customer service, ha avviato nel 2016 un processo di rebranding partendo dalla comunicazione visuale: un nuovo logotipo, nuovi e più colori e la definizione di un’identità grafica per ogni prodotto offerto per sottolineare l’aumento dei servizi proposti, la crescita della società e l’importanza che danno a ogni cliente.
4) I propri clienti come fonte di ispirazione
Rebranding significa anche mettere sul tavolo non solo la propria storia e le proprie competenze, ma anche i propri valori e le persone a cui essere grati. Per molte realtà, queste si traducono in clienti, in coloro che fin dalla nascita hanno creduto in un progetto, in una visione, in un prodotto o servizio facendolo crescere e stabilizzare. Non è raro quindi trovare società che decidono di focalizzare il proprio rebranding sui clienti.
E questo è quello che ha fatto Dropbox, uno dei servizi di file hosting più popolari al mondo, che per la sua nuova brand identity si è ispirata al lavoro creativo dei suoi clienti, sottolineando come uno dei valori fondanti sia legato al desiderio automatizzare attività di base come lo storage per poter così liberare tempo e alleggerire i processi delle persone, per permettere loro di dedicarsi ai lavori che contano davvero, come quelli legati ai processi creativi.
5) Il focus sulla community
Nel 2018, abbiamo visto, è imprescindibile parlare di aziende senza parlare di persone: negli anni abbiamo imparato a vedere oltre i muri degli uffici e i prodotti sugli scaffali, arrivando a sviluppare e affiancare alle aziende delle community di appassionati e fruitori dei brand, che in alcuni casi vengono presi come punto di riferimento per le operazioni di rebranding.
Questo è stato il caso di Airbnb, il più famoso portale online di affitti a breve termine che ha fatto della sharing economy il suo punto di forza per rivoluzionare il settore del turismo. Nel 2014, quando ha presentato il suo rebranding, ha dimostrato come questo fosse estremamente focalizzato intorno al concetto di community. Lo stesso logo, infatti, è stato ripensato affinché chiunque potesse disegnarlo, consentendo ai membri della community di personalizzarlo e farlo proprio: un marchio – chiamato Bélo – che chiude al suo interno i valori dell’Amore, di Airbnb, dei Luoghi e, ovviamente, delle Persone.
Secondo voi quali sono gli altri elementi che potrebbero essere considerati come fondamentali per i processi di rebranding delle aziende?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/nuovo_logo_airbnb_evoluzione.png2761000Elisa MarinoElisa Marino2018-12-19 11:01:042018-12-19 17:54:14Non solo design: 5 elementi per un rebranding di successo
Il Business Manager è, con ogni probabilità, uno degli strumenti di Facebook Marketing più odiati dai marketer di tutto il mondo. Introdotto qualche anno fa come tool professionale (facoltativo, agli inizi) per la gestione di pagine e account Facebook, consigliato in particolar modo ad agenzie o brand con molte entità di questo tipo da organizzare, con gli anni ha finito per diventare l’unico mezzo atto a gestire la maggioranza delle entità business-oriented presenti in piattaforma.
Oggi è possibile fare a meno del Business Manager? In quali casi è diventato davvero indispensabile e perché? Scopriamolo insieme.
Cosa è il Business Manager: facciamo chiarezza
Parlando con alcuni “addetti ai lavori” capita di sentire frasi come “io la pubblicità su Facebook la faccio con il Business Manager”, ma in realtà è un’espressione sbagliata e fuorviante, che tradisce una scarsa conoscenza del mezzo; il Business Manager infatti non è altro che un gestionale, un grande ombrello sotto il quale vengono raccolte tutte le entità (pagine, pixel, account pubblicitari, metodi di pagamento, account Instagram, persone, etc.) che possiede o potrebbe utilizzare chiunque voglia usare Facebook a fini di business.
Quando si crea/aggiunge un account pubblicitario o una pagina tramite questo strumento, la pubblicità continua a essere gestita tramite gli account pubblicitari e le pagine attraverso lo stesso pannello che usa chi non ha il Business Manager, semplicemente diventa necessario passare dal Business Manager per poterli utilizzare, perché ne sono parte.
Tutto viene centralizzato al suo interno, compresa la gestione delle persone/altri brand (ovvero altri Business Manager che possono richiedere l’accesso ad alcune entità come Partner) e l’eventuale allocazione delle risorse presenti, come pixel, pagine, cataloghi e così via.
Credits: Depositphotos #193613082
Business Manager, gioia o maledizione?
Spesso mi è capitato di sentire di professionisti (o di clienti) che lo hanno impostato e, dopo ore di panico dovute alla difficoltà nell’utilizzarlo e al cambiamento di alcuni processi di gestione (ad esempio, dopo che hai aggiunto una pagina sotto un Business Manager da desktop dovrai accedere tramite essa per gestirlo), hanno fatto carte false per poterlo rimuovere e tornare come era prima.
Personalmente utilizzo il Business Manager da oltre 4 anni e, pur non nascondendo lo smarrimento iniziale (non capita forse sempre così di fronte a strumenti mai usati prima e con scarsi manuali di istruzioni?), devo dire che è stata una vera benedizione.
Il Business Manager infatti ha portato a una professionalizzazione e razionalizzazione del processi e degli strumenti legati al Facebook Marketing, che decisamente mancava:
come rimuovere in un colpo solo da tutte le entità a cui ha accesso un dipendente quando viene licenziato?
Se rappresenti un’agenzia, come evitare che il cliente veda in chiaro tutti i nomi dei dipendenti che partecipano alla gestione della pagina/account pubblicitario?
Ma soprattutto, come evitare quella cosa imbarazzante di dover dare l’amicizia a colleghi e clienti per gestire pagine e account pubblicitari? Come evitare di mostrare “in chiaro” il proprio nome utente a persone con le quali certamente lavoriamo, ma che magari vogliamo separare dalla nostra sfera più personale, quella che raccontiamo su Facebook?
Queste sono solo alcune delle domande alle quali ha, finalmente, risposto il Business Manager. Grazie a questo nuovo strumento i brand più strutturati hanno iniziato a gestire in modo più sicuro le mille entità sparse su Facebook, le agenzie hanno iniziato a farlo in modo decisamente professionale.
Ma il Business Manager è solo per brand e agenzie con tante pagine e account da gestire? Prima sì, ora non più.
Per chi è diventato fondamentale il Business Manager?
Fino a poco tempo fa era fortemente consigliato a:
Piccole aziende e anche aziende più strutturate, ma con una semplice pagina e account Facebook, potevano tranquillamente evitarlo; certo, lo potevano evitare anche i brand più grandi con varie entità, ma restava il fatto che con il Business Manager la gestione degli accessi e dei vari strumenti era più sicura, centralizzata e professionale.
Poi però qualcosa ha iniziato a cambiare, dapprima più lentamente, fino ad arrivare ad un accentramento totale di tutti gli strumenti per fare marketing su Facebook all’interno del Business Manager, complice anche un’attenzione sempre più forte da parte della società nei confronti della privacy e della sicurezza degli utenti.
Sì, perché ad oggi solo ed esclusivamente utilizzando un Business Manager (quindi collegando le varie entità allo stesso) puoi:
verificare il dominioper continuare a modificare le anteprime dei link dei siti di cui sei proprietario
creare i cosiddetti Event Source Group, fondamentali per utilizzare al massimo Facebook Analytics
utilizzare i Cataloghi per fare retargeting dinamico, come detto
E questo solo per citare alcune funzionalità e strumenti l’utilizzo dei quali è completamente inibito a chi non si serve del Business Manager.
Visto il trend, non è da escludere che diventi assolutamente indispensabile per chiunque voglia gestire pagine e account Facebook; già alcuni utenti infatti iniziano a notare per gli account pubblicitari gestiti “personalmente” (creati da loro stessi o da altre persone direttamente) l’inclusione in un nuovo Business Manager comparso dal niente con il nome di “Azienda di [nome utente]”.
Sta diventando quindi inutile opporre resistenza, ma poi… vale la pena in-sistere o forse è meglio de-sistere?
I vantaggi indiscussi dell’utilizzo del Business Manager
Come dicevamo, basta prenderci confidenza e questo strumento può diventare realmente un alleato.
Grazie al Business Manager infatti non solo è più semplice centralizzare la gestione di tutte gli asset aziendali e avere una chiara visione di chi ha accesso a cosa e a quale livello, ma è anche possibile gestire con facilità gli accessi e revocarli in un click.
Non solo; grazie a questo prezioso strumento è possibile creare più account pubblicitari e pagine con semplicità, inoltre, come detto, l’utilizzo di certi tool è ormai riservato esclusivamente a chi possiede un Business Manager.
Senza contare che, per chi lavora con Facebook (agenzie e professionisti) è davvero fondamentale e fa la differenza tra chi fa questo mestiere in modo amatoriale e chi no; il vero professionista/agenzia che fa Facebook Marketing seriamente non può fare a meno del Business Manager, che è lo strumento professionale per richiedere accesso e gestire i vari asset del cliente.
Credits: Depositphotos #95473320
Possiamo ancora fare a meno del Business Manager?
Come detto in alcuni casi possiamo, ma non so ancora per quanto, visto che Facebook sembra volerlo rendere sempre più indispensabile, probabilmente anche per avere un controllo e trasparenza maggiori sulle aziende che gestiscono i vari asset.
Dobbiamo inoltre tener conto del fatto che questo strumento può davvero semplificarci la vita, se gli dedichiamo il giusto tempo e attenzione per comprenderne le dinamiche e i processi. Il consiglio è quindi quello di iniziare a familiarizzare con il BM e piano piano diventeranno sempre più chiari i vantaggi che offre questo prezioso strumento.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/12/business-manager-facebook-3.jpg415891Veronica GentiliVeronica Gentili2018-12-19 10:10:542018-12-19 15:58:11Cos'è e a chi serve davvero Business Manager, lo strumento per il marketing di Facebook
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