Diversity e inclusion spiegate con 7 esempi dalle aziende più grandi del mondo

Il 38% degli italiani sarebbe favorevole a più pubblicità e packaging che mostrino famiglie moderne e non tradizionali, ad esempio con genitori single, multietnici, o dello stesso sesso. Lo dice un sondaggio su Women & Diversity condotto lo scorso anno da Nielsen. Ma più in generale gli europei – e gli italiani in particolare – sembrano essere sensibili al tema della diversity, cioè a quella vasta gamma di background come cittadinanza o etnia, caratteristiche fisiche (colore della pelle, età o corporatura), abilità (fisiche e intellettuali), espressioni o identità di genere, orientamenti sessuali, e culture che caratterizzano la società.

Il desiderio di comunicazioni commerciali più inclusive, nelle quali la diversità non venga rappresentata come un ostacolo e non venga nascosta, è sempre più insistente ed è strettamente legata al concetto di trasparenza e autenticità che oggi le persone chiedono ai brand.

Secondo il Diversity Brand Index, divulgato in occasione del Diversity Brand Award, ben l’80% della popolazione sceglie con convinzione o preferisce brand inclusivi. L’impegno su diversity e inclusion infatti aumenta fedeltà al marchio, alimenta il passaparola positivo e migliora la crescita aziendale.

“Il gap in termini di crescita dei ricavi tra un brand inclusivo ed un marchio non inclusivo può arrivare fino ad un massimo del 16,7%, naturalmente a favore dell’azienda più inclusiva”.

Se l’inclusione è un percorso culturale, le aziende hanno una responsabilità sociale in questo ambito, mentre dall’altro lato diversity & inclusion consentono di far convivere etica e business, abbattendo le discriminazioni e contemporaneamente generando valore per le aziende.

Esprimere e celebrare la diversity per il marketing significa seguire l’indispensabile trend di rivolgersi in modo sempre più personalizzato alle persone, con un messaggio che non è più indifferenziato per rivolgersi ad un target di massa, ma specifico e tarato sull’audience. I brand insomma non possono più utilizzare una comunicazione indifferenziata nella pubblicità, ma devono diversificare anche i loro contenuti.

E ci sono grandi brand che in questo approccio stanno segnando una strada maestra, mostrando la diversity nelle sue varie declinazioni e legandola profondamente ai valori del marchio.

Scopriamo insieme sette grandi esempi da ricordare quando si parla di diversity e advertising.

1. Differenze generazionali – Apple: The song

Era il 2014 quando Apple traduceva un altro topic della diversity, la differenza tra generazioni, in un toccante spot da guardare e riguardare ancora oggi.

Nel più classico degli adv, quello per le festività di Natale, Apple ha dimostrato di poter comunicare un messaggio importante in modo meravigliosamente sobrio, grazie al video creato da TBWA / Media Arts Lab e diretto da Lance Acord della Park Pictures.

Una giovane ragazza crea un regalo per sua nonna, utilizzando la tecnologia Apple per trasformare una vecchia canzone, “Our Love Is Here to Stay”, in un duetto. Mentre sua nonna ascolta la canzone sul tavolo della colazione su un iPad Mini, osserva le vecchie fotografie che ha raccolto sua nipote. Difficile non sentire una lacrimuccia scendere sulle guance.

Anche qui il punto è centrato: la tecnologia può avvicinare le generazioni, facendo entrare l’una nel mondo dell’altra, e parlando contemporaneamente del brand e del prodotto, anche se questo rimane in qualche modo sullo sfondo.

2. Disabilità – Coca-Cola e le Special Olympics

3.000 atleti provenienti da tutta Italia sono stati impegnati anche quest’anno a gareggiare in 19 discipline sportive tra atletica leggera, badminton, bowling, calcio a 5, canottaggio, ginnastica artistica e così via, durante gli Special Olympics Summer Games, il grande evento tenutosi per la prima volta nel 1968 con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale tra persone con e senza disabilità intellettive.

Giunti alla XXIV edizione quest’anno, i giochi nazionali estivi hanno festeggiato anche un altro importante traguardo: il cinquantesimo anniversario dell’iniziativa ideata da Eunice Kennedy, sorella dello storico Presidente americano, da sempre sostenuta da Coca-Cola.

Da 20 anni anche in Italia Coca-Coca contribuisce al progetto per per promuovere i valori dell’onestà, dell’inclusione, dell’uguaglianza e del rispetto, puntando su un fondamentale messaggio: la possibilità, per tutti, di raggiungere grandi obiettivi.

3. Etnia – LEGO e le minifigure di tanti colori

lego duplo

Sotto la spinta di tante associazioni per i diritti delle minoranze e del suo pubblico di piccoli clienti, LEGO ha nel tempo introdotto anche una serie di personaggi dalla pelle più scura e più chiara, oltre il classico giallo LEGO.

Non una vera e propria campagna, ma un cambiamento nella produzione di mattoncini e Duplo (la serie dedicata ai più piccoli), per far sentire tutti i bambini uguali in una delle attività più impegnative e formative della loro infanzia: le costruzioni.

E proprio per costruire un mondo più inclusivo e uguale per tutti, anche a livello religioso, LEGO ha aggiunto in particolare personaggi specifici, tratti da importanti produzioni cinematografiche, ad esempio, rilasciando quindi occasionalmente anche nuovi personaggi dalla pelle più scura.

Per i Duplo, in particolare, LEGO ha creato anche un set multiculturale, per permettere alle famiglie di acquistare le minifigure che rispecchiano maggiormente il proprio patrimonio etnico.

4. Genere – Mattel/Barbie: Dads who play Barbie

Se abbiamo sempre associato Barbie ad uno stereotipo di bellezza senza cervello, proprio la bambola più famosa del mondo si è trasformata negli ultimi anni in un brand innovativo nella comunicazione di genere: un nuovo modello positivo per le bambine a livello globale, capace di esprimere la diversità prima con il lancio, nel 2016, delle nuove Barbie multietniche, più basse o più formose e poi con una indimenticabile campagna che mette al centro i papà e l’importanza del loro ruolo nella crescita delle figlie.

Lo spot divenuto ormai celebre, Dads who play Barbie, lanciato non a caso durante i playoff di NFL dello scorso anno, mostra padri di diversa etnia seduti a giocare a Barbie insieme alle figlie in maniera naturale, ridendo, divertendosi e soprattutto lasciando da parte il concetto di severità e virilità da sempre attribuito al “padre di famiglia”.

Una rappresentazione nuova non tanto per questa immagine, quanto per il messaggio che la accompagna: “You can be anything”.

I padri che giocano con le loro figlie all’astronauta, al medico o all’insegnante di Yoga, trasmettono insomma alle bambine la sensazione che nella vita possano diventare tutto quello che sognano.

5. Orientamento sessuale – IKEA: Siamo aperti a tutte le famiglie

ikea

“Siamo aperti a tutte le famiglie”. Con questo copy IKEA ha pubblicizzato qualche anno fa l’apertura del nuovo negozio di Catania.

Una immagine semplice, due uomini che si tengono per mano, mentre uno dei due tiene la classica sacca pieno di prodotti Ikea.

Semplice, immediato e senza giri di parole, l’adv dell’azienda produttrice di mobili esprime l’importante concetto dell’inclusione, accostandolo ad un altro dei simboli del brand, la famosa carta arancione, l’IKEA Family, pensata appunto per le famiglie. Per tutte le famiglie.

6. Religione – Coca-Cola e il Ramadan

Coca-Cola ha da sempre come valore fondamentale del brand l’inclusione, l’amicizia e la solidarietà. Basta pensare al mitico commercial “Hilltop – I’d like to buy the world a Coke“, eppure l’ultimo spot trasmesso sul canale Facebook di Coca-Cola Netherland per il Ramadan, ha ancora il sapore di qualcosa di rivoluzionario, capace di incidere profondamente sulla società di oggi, in cui bisogno di inclusione e paura della diversità continuano a convivere a più livelli.

Un video commovente, dedicato ai musulmani di tutto il mondo che osservano il Ramadan, la pratica islamica del digiuno.

Se Coca-Cola richiama immediatamente nella nostra mente l’idea del Natale, delle cene in famiglia e la famosa storia del vestito rosso di Santa Claus, il brand è riuscito a dare un significato altrettanto pieno e profondo ad un’altra festività – forse la più conosciuta a livello mondiale per l’Islam – che non era ancora stata utilizzata in modo così calzante da parte degli advertiser. Una sorta di eccezione nel marketing occidentale, che ci aiuta oggi a dialogare intorno ai tanti stereotipi.

Nello spot una giovane donna musulmana deve resistere alle ultime ore di digiuno prima del tramonto, ma contemporaneamente deve lottare contro gli ostacoli di una vita quotidiana ancora piena di pregiudizi.

Quando al calar del sole arriva il momento dell‘Iftar, il pasto serale del Ramadan, una passante in tuta da corsa la nota e decide di offrirle una bottiglia di Coca-Cola. La giovane musulmana, inizialmente non accetta. Ma l’altra ragazza capisce la situazione e decide di attendere con lei il tramonto per condividere e bere insieme.

Il claim: “Quello che ci unisce è più grande di quello che ci divide”, è iconico e rappresentativo tanto quanto la mitica bottiglia in vetro.

7. Status socio-economico – Thai Life Insurance: Thai Good Stories

Emotivamente travolgente il mini-film prodotto alcuni anni fa da Thai Life Insurance, brand asiatico, per comunicare l’importanza dei buoni gesti quotidiani. Perché ci sono cose che il denaro non può davvero comprare e perché le differenze, anche quelle socio-economiche, qualche volta possono unire in modo profondo.

Il commercial creato da Ogilvy & Mather Bangkok, sembra adattarsi poco al settore di riferimento del brand, quello delle assicurazioni, eppure i brividi che il video provoca guardandolo sono una delle sensazioni che vi rimarranno più impresse oggi.

Con più di 17.000.000 di visualizzazioni da 232 Paesi in quattro settimane, questo spot esprime al meglio la capacità delle persone di superare con semplicità qualsiasi limite sociale, per raggiungere la felicità.

Jean Paul Gaultier rinnova il suo amore per l’arte contemporanea con la street art di André Saraiva

di Silvia Scardapane

Questa settimana vogliamo parlarvi di un grande marchio francese che ha scelto di collaborare con uno degli esponenti più noti del campo della street art: ci riferiamo alla casa di moda Jean Paul Gaultier e alla collaborazione con l’artista Mr. A, al secolo André Saraiva.

André Saraiva, di origini portoghesi, si avvicina al mondo del graffiti writing a soli tredici anni, dopo essersi trasferito con la sua famiglia a Parigi. Nel 1989 l’artista avvia una vera e propria decodifica del proprio modo di realizzare graffiti, dando vita ad una sorta di alter ego che pian piano popola le strade di tutto il mondo; si tratta di Mr. A, un gentleman dal viso sorridente e tondeggiante, esplicito tentativo di diffondere un messaggio universale di amore e generosità, proprio sulla stessa scia di quanto realizzava anche Kaith Haring che, in quegli stessi anni, era all’apice del successo con i suoi riconoscibilissimi omini radianti. Oggi le opere urbane di Saraiva sono disseminate in tutto il mondo e i suoi lavori richiesti anche in tanti musei.

Jean Paul Gaultier e la street art di André Saraiva

L’approccio sarcastico e divertente al mondo dell’arte contemporanea si sposa completamente con la filosofia che Gaultier ha portato avanti nel corso degli anni. Perciò entrambi non solo sono cresciuti a Parigi, ma hanno anche un secondo ed importante comune denominatore: sono artisti di fama internazionale con uno spiccato senso dell’umorismo.

Per certi aspetti i disegni dell’edizione limitata firmata da Mr. A sembrano quasi aver crossato (termine tecnico che deriva dall’inglese to cross) i contenitori iconici della fragranza Gaultier.

Così le figure stilizzate di Saraiva, tra i colori del rosa e del blu, hanno avuto il loro debutto ufficiale per l’edizione limitata “Le Male e Classique Eaux Fraiches” anche sul packaging, mettendo in mostra cuori nella versione femminile e muscoli in quella maschile: immagini semplici, quasi dei luoghi comuni, ma che già in passato hanno trovato proprio nei personaggi di Betty Boop, Braccio di Ferro, Wonderwoman e Superman il loro più grande successo.

Jean Paul Gaultier e la street art di André Saraiva

Video animati, poster e storie su Intagram: anche la campagna di comunicazione non ha risparmiato di celebrare questa che già si preannuncia come una delle più riuscite collaborazioni Made in France.

Eppure, nel ventaglio dei casi studio analizzati fino ad oggi, ci troviamo a constatare che, molto spesso, sono nomi frequenti a confermarsi come collaboratori di progetti creativi con aziende di rilievo.

Il lavoro di Saraiva, ad esempio, ci riporta già alla famosa produzione con l’azienda svizzera Bally oppure a quella con Uniqlo, ma anche artisti come Jonone, Futura o Michael De Feo sono sempre in prima linea per creare capsule collection o firmare limited edtion (più o meno innovative). Le aziende, soprattutto quelle internazionali, badano dunque alla risonanza nel mercato dell’arte?

È interessante ma allo stesso tempo rischioso legarsi a pochi nomi rappresentativi del movimento. Potrebbero nascere risultati non proprio eccellenti e forse anche ripetitivi agli occhi dei più.

Fortunatamente in Italia si punta moltissimo sulla differenza di stili e sulla capacità di saper adeguare le proprie produzioni a progetti di differente natura o al territorio di provenienza, ma è anche vero che la capacità di collaborare con talentuosi esponenti della street art resta soprattutto peculiarità di piccole e medie aziende.

Dal nostro punto di osservazione, speriamo che siano sempre più numerosi i processi artistici che coinvolgono, sin dal principio, i più interessanti street artist della scena, tenendo conto, come nei più attrezzati entourage, anche della figura di esperti del settore in grado di valutare gli aspetti artistici e commerciali più efficienti per la creazione di prodotti unici ed innovativi. E questo ci conferma che la forza visiva e comunicativa della street art è davvero potente, ma c’è ancora tanta strada da percorre verso una seria conoscenza dell’attuale scena urbana internazionale.

L’Intelligenza artificiale aprirà nuove frontiere, ma non sostituirà l’uomo

L’Intelligenza Artificiale? L’innovazione che porterà nelle nostre vite “sarà qualcosa di incredibile, paragonabile solo all’invenzione dell’elettricità”. Una svolta epocale, ma che mai sostituirà l’uomo, suo creatore, bensì incrementerà le potenzialità del vivere quotidiano sia nella sfera privata che professionale. Così il Chief Technology & Innovation Officer di Accenture Paul Daugherty, intervenuto al quarto appuntamento Meet the Media Guru, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, a Milano. Daugherty ha fatto il punto sul futuro della convivenza del binomio tra uomo e macchina, in ambito lavorativo, dove l’attenzione dell’opinione pubblica si divide tra allarmisti e ottimisti e cresce in relazione alla percentuale di penetrazione dei robot nelle fabbriche, dei bot nei servizi digitali.  “La tecnologia è neutrale, è il modo in cui l’uomo la utilizza che può cambiare il mondo” è invece il pensiero di Daugherty, che nel futuro vede uno sviluppo collaborativo (non sostitutivo) di uomo e macchina insieme.

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intelligenza artificiale

#meetDaugherty credit Sara di Franco

Dagli anni Cinquanta

Secondo Paul Daugherty fin dall’antichità la tecnologia è sempre stata al centro delle vite degli esseri umani: dalla scoperta del fuoco di milioni di anni fa fino alla digital transformation dei giorni nostri, con l’AI protagonista nonché motore del futuro. Benché l’Intelligenza Artificiale sia concepita oggi come una delle più avanguardistiche tecnologie, le sue origini risalgono agli anni Cinquanta, quando per la prima volta si è cominciato a parlare di tecnologie di potenziamento per i computer.

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Cos’è l’Intelligenza Artificiale

Per Daugherty sono da intendersi tutti quei sistemi che possono estendere le capacità umane di sentire, comprendere, agire e imparare. Nonostante la concezione di AI contemporanea sia solo agli albori, per Daugherty “l’innovazione che porterà nelle nostre vite sarà qualcosa di incredibile, paragonabile solo all’invenzione dell’elettricità”. Una svolta epocale, certo, ma che mai sostituirà l’uomo, suo creatore, bensì incrementerà le potenzialità del vivere quotidiano sia nella sfera privata che professionale.

Meet the Media Guru con Paul Daugherty | La videolecture in italiano

Meet the Media Guru con Paul Daugherty | Guarda la videolecture in italiano

Gepostet von Meet the Media Guru am Mittwoch, 27. Juni 2018

3 miti, da sfatare…

Nel corso della serata, Daugherty ha individuato tre miti, tre imperativi e altrettante sfide riguardanti l’Intelligenza Artificiale.

#1. I robot non sono una minaccia. L’Intelligenza Artificiale non distruggerà l’umanità, ma le si affiancherà semplificando alcune operazioni ancora oggi nelle mani dell’uomo.

#2. Le macchine non ruberanno il lavoro. I robot non sostituiranno il fattore umano, bensì contribuiranno a creare nuovi posti di lavoro con il nascere di professioni a oggi inesistenti. Le macchine devono essere intese come innovazioni tecnologiche con cui collaborare, spetta all’uomo aggiornare le proprie competenze e abilità per stare al passo con il progresso. Le leadership devono favorire questo processo.

#3. Le metodologie non cambieranno. A modificare non sarà l’approccio al lavoro, ma i termini in cui l’uomo basa la propria collaborazione che non deve essere uomo-macchina, ma uomo + macchina, una addizione che consente di raggiungere nuove frontiere.

3 imperativi da seguire…

#1. Ripianificazione del modello business. Le organizzazioni devono immaginare un nuovo modo di organizzarsi, capace di valorizzare l’esistente e accogliere l’innovazione. E’ fondamentale focalizzarsi sulla formazione per adattare le professioni attuali in vista della crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale e preparare chi deve accedere al mercato del lavoro.

#2. Nuovo approccio al lavoro. L’Intelligenza Artificiale è una intelligenza collaborativa che vede un rapporto bidirezionale tra l’uomo e la macchina: mentre l’uomo con le sue competenze crea la macchina e la dota dei dati necessari per farla funzionare, in risposta la macchina migliora le possibilità dell’uomo di valorizzare la propria creatività.

#3. Intelligenza Artificiale responsabile. Rifacendosi alle tre leggi della robotica di Isaac Asimov, Daugherty ricorda come la AI debba sempre essere impiegata a beneficio dell’umanità. Un imperativo, questo, che pone in essere la questione etica di un’Intelligenza Artificiale che sia anzitutto responsabile ma anche onesta, imparziale e trasparente. La responsabilità degli atti compiuti dalla AI deve essere sempre in capo alle persone.

…e 3 sfide per le aziende

#1. Nuove abilità e formazione. Con la crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale, diventa necessario colmare il gap tra le competenze già presenti nel mercato del lavoro e quelle necessarie, maggiori rispetto alle prime. Serve quindi formare vecchi, nuovi e futuri lavoratori per permettere una più serena ed efficace collaborazione per il binomio uomo+macchina.

#2. Data Veracity. Informazioni poco accurate possono minare la qualità delle ricerche fatte per mano dell’AI sulle quali gli enti contano per pianificare, operare e conoscere. È quindi fondamentale attingere da fonti sicure, collezionare e gestire i dati correttamente per svolgere un lavoro accurato, affidabile ed eticamente corretto.

#3. Non esiste una linea d’arrivo. L’Intelligenza Artificiale non ha un traguardo da raggiungere perchè essa continuerà a svilupparsi e a crescere con noi.

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A Milano il metro si paga con la carta contacless. Ecco come

La trasformazione digitale del trasporto pubblico milanese è oggi a un punto di svolta nell’ambito delle modalità di ticketing. Atm è la prima azienda in Italia e tra le prime dieci al mondo ad offrire ai propri clienti la possibilità di viaggiare in metropolitana accedendo direttamente con le carte di pagamento contactless abilitate con la tecnologia EMV, senza commissioni aggiuntive, grazie alla collaborazione dei partner Mastercard e Visa.

contactless

Sistema di pagamento innovativo

Si tratta di un sistema di pagamento estremamente innovativo nel campo dei trasporti sia in Italia sia a livello internazionale, che oggi viene offerto da primarie società del settore, come ad esempio quella di Londra, di Mosca, di Chicago, di Singapore e Vancouver.

Così a Milano

Il sistema contactless a Milano, che nella fase di sperimentazione iniziale interessa la rete metropolitana, rappresenta un passo fondamentale della digital transformation che Atm sta conducendo per elevare ulteriormente il livello di servizio offerto e per migliorare l’esperienza di viaggio dei passeggeri, rendendo al tempo stesso più efficienti i propri processi operativi. Il passo successivo, nel prossimo futuro, consentirà di estendere il progetto anche ai mezzi di superficie.

contactless

Innovazione nel settore del trasporto pubblico

Oggi, la capacità di integrazione tra i sistemi informatici e l’adozione di tecnologie all’avanguardia
confermano la leadership di Atm nei processi di innovazione nel settore del trasporto pubblico. Un percorso
iniziato già nel 2015 con il processo di smaterializzazione dei biglietti acquistabili via sms, App (QRcode).

Come funziona il contactless

Atm ha dotato tutte le 113 stazioni del metrò di un passaggio dedicato con POS (Point Of Sale), sia in entrata sia in uscita, che consente ai clienti di avvicinare semplicemente la carta contactless per far scattare il tornello. Per utilizzare il servizio non è necessario registrarsi. E’ possibile accedere anche con smarthphone e smartwatch sui quali è stata digitalizzata la propria carta di pagamento. Con un’attenzione: il viaggio deve iniziare e terminare sempre con lo stesso supporto (la stessa carta, lo
stesso device). In caso di mancato passaggio in uscita viene applicata la tariffa massima prevista in base alla
località di ingresso.

Veloce, trasparente e sicuro

Il nuovo sistema di pagamento punta a ottimizzare l’esperienza di viaggio dei clienti, non solo per la facilità di acquisto in tempo reale, eliminando contestualmente il rischio di sbagliare tariffa per i viaggi sulle tratte extra-urbane. Il sistema, inoltre, calcola i viaggi effettuati nel corso di una giornata e addebita la tariffa più vantaggiosa per il passeggero. Ad esempio, dopo il terzo
viaggio in metropolitana sulla rete urbana viene applicato automaticamente il biglietto giornaliero da 4,50€, anziché il costo di 6,00€ dei quattro biglietti singoli. In caso di accertamento da parte del personale Atm, basta fornire la carta utilizzata ai controllori che, attraverso un dispositivo palmare, possono verificare se il passeggero è in regola con il viaggio.

Dove si può utilizzare

Il sistema di pagamento contactless è utilizzabile per viaggiare sull’intera rete metropolitana urbana e extraurbana. Si può proseguire il viaggio anche entro l’area urbana delle linee di superficie e nell’ambito della durata massima prevista dal titolo di viaggio. Dunque, per pagare in modalità contactless, il viaggio dovrà sempre iniziare in metropolitana.

Durata del viaggio e addebiti

La validità temporale di un viaggio pagato con sistema contactless è la stessa di quella di un normale titolo di viaggio acquistato attraverso gli altri canali Atm. Come qualunque altro addebito il costo del biglietto si può visualizzare sull’estratto conto della carta o in alternativa anche nell’area riservata, a cui è necessario registrarsi, sul sito www.atm.it

Week in Social: Facebook riammette le pubblicità bloccate e nasce Instagram Lite

Anche questa settimana, come tutte le altre, ci sono tante novità dal mondo dei social che noi abbiamo raccolto per voi nella nostra rubrica del venerdì.

E allora, senza perderci in chiacchiere, partiamo con la week in social!

Facebook dice di nuovo sì ai Bitcoin

Come ogni settimana, Facebook non poteva deludere!

Questa volta il social di Menlo Park fa un passo indietro e decide di riammettere la pubblicità. Qualche tempo fa Facebook aveva bandito completamente la pubblicità per i Bitcoin e le altre criptovalute. Ora, continueranno a non essere ammessi gli annunci per le offerte iniziali di valuta, le Ico, e le opzioni binarie, ancora troppo pericolose per gli utenti, ma Zuckerberg ha deciso di accettare le pubblicità da parte di inserzionisti pre-approvati.

Anche Luca La Mesa, Top Teacher Ninja Academy ha commentato la novità:

Credo che le strategie di Facebook su questo tema siano corrette e mirate a tutelare la maggior parte degli utenti che non hanno competenze specifiche per valutare la bontà di alcune pubblicità legate ai Bitcoin. La piattaforma non vuole esporre a rischi i suoi iscritti e ora sta giustamente aprendo gradualmente le possibilità, previo check della situazione reale dell’inserzionista, a queste iniziative.

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Quali conseguenze porterà questa decisione? Solo il tempo potrà svelarlo.

Intanto, chi è che non si è mai imbattuto in un post-spoiler su Facebook?

Ecco, Facebook sta testando una nuova funzione anti-spoiler. Sì, proprio così! Gli utenti potranno selezionare una keyword che non sarà visualizzata sulla propria bacheca per 30 giorni, permettendo così a chiunque vorrà di restare all’oscuro del finale di una serie TV o del risultato di una partita che non si è potuto vedere a tempo debito.

Facebook spoiler

Instagram

Instagram Lite è la versione light del social network che nasce con l’obiettivo di raggiungere ancora più utenti. L’app, leggera e facilissima da usare, è rivolta soprattutto ai paesi in via di sviluppo dove Internet non è facilmente accessibile.

Insta lite

Per intenderci, la nuova app Lite pesa 1/55 di quella originale. 573 kilobyte, invece di 32 megabyte. Impressionante, no?

LEGGI ANCHE: Arriva Instagram Lite, l’app leggera per conquistare un miliardo di nuovi iscritti

Ma per quanto riguarda Instagram non è ancora tutto. Dopo aver lanciato IGTV per realizzare video lunghi fino ad un’ora, adesso attraverso il social network si potranno effettuare videochiamate singole o di gruppo, fino a 4 persone. Un bel colpo per WhatsApp e Snapchat!

Twitter

Spam, troll e account dannosi? Twitter lancia una soluzione: richiederà la conferma di un indirizzo email o di un numero di telefono per la registrazione di un nuovo account. Per molto tempo il social network è stato criticato per aver reso troppo facile la creazione di account falsi e di spam e accusato di avere requisiti di iscrizione molto più permissivi rispetto a Facebook, ad esempio.

social

Ed ecco, dunque, la soluzione. La funzione è stata annunciata in via ufficiale.

Ecco cosa ne pensa Luca La Mesa:

Sono convinto che il futuro dei social potrà solo essere nella qualità dei contenuti e quindi la volontà di controllare l’autenticità degli utenti è fondamentale per ridurre o azzerare il rumore di fondo che rischia solo di creare distorsioni e attività improprie.

Google

È appena arrivato in Italia, ha una capacità di copertura molto ampia e una grande facilità d’uso. Queste sono le caratteristiche fondamentali di Google Wifi, il router lanciato da Google che si controlla tramite un’app per tablet o smartphone. È possibile associare al router vari dispositivi e, tramite l’app, essere sempre aggiornati sul numero e il nome dei dispositivi connessi.

google-wifi

Ad ogni dispositivo possono essere assegnati orari di utilizzo e di interdizione della connessione oppure delle priorità speciali che consentono ad un certo dispositivo di usufruire di più banda rispetto agli altri.

Per questo venerdì è tutto, alla prossima week in social!

intelligenza artificiale

L’Intelligenza Artificiale? Pochi investimenti, ma per le aziende è la vera sfida

Qualche giorno fa avevamo tastato il polso al rapporto tra tra Intelligenza Artificiale e utenti e in particolar modo, con quelli più vicini agli acquisti su ecommerce. L’analisi, con qualche distinguo, diceva una cosa molto chiara: soprattutto per gli ecommerce (ma anche per i servizi digitali più in generale) l’intelligenza artificiale piace agli utenti, che trovano i servizi spinti da queste tecnlogie più rapidi e precisi. Lato aziende però c’è ancora molto da fare. Soprattutto in Italia. A suggerirlo uno studio realizzato dal primo Osservatorio Italiano sull’Artificial Intelligence Marketing sul “Livello di adozione e utilizzo dell’Intelligenza Artificiale da parte delle aziende italiane per attività di marketing e comunicazione”.

Un’azienda su 5. Un numero su tutti: solo il 20% delle aziende italiane dichiara l’effettiva adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale e di questi solo il 5% a livello maturo. Il 36% dichiara di aver cominciato da poco la sperimentazione di tecnologie e servizi IA o di averla pianificata nei prossimi 12 mesi, mentre il restante 44% afferma di non prevedere l’adozione di soluzioni di IA o di non sapere se ciò avverrà. L’analisi, che ha coinvolto 128 società, è stata presentata nel corso del convegno “Big Data & AI: The Future of Marketing” ed è stata promossa dall’Executive Master IULM in Data Management & Business Analytics – DMBA. Ecco qualche dettaglio in più.

LEGGI ANCHE: L’Intelligenza Artificiale nell’eCommerce? Piace, ma fa anche un po’ paura

Il campione di aziende

L’analisi traccia uno scenario di ancora scarsa consapevolezza contraddistinto da un sistema a due velocità e da un vero e proprio AI-Divide. Partendo dal presupposto che l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale rappresenta una nuova rivoluzione non solo industriale ma anche sociale, già in atto in tutto il mondo, l’analisi ha coinvolto aziende di diverse industry: servizi alle imprese, settore bancario e finanziario, comparto IT, Telco & Media. L’indagine si è svolta attraverso una survey online in modalità CAWI (nel bimestre aprile-maggio 2018) ed è stata rivolta ai responsabili marketing e comunicazione che operano nelle aziende e per le aziende.

intelligenza artificiale

Presentata all’Università IULM l’indagine Livello di adozione e utilizzo dell’Intelligenza Artificiale da parte delle aziende italiane per attività di marketing e comunicazione, realizzata dal primo Osservatorio Italiano sull’Artificial Intelligence Marketing

La conoscenza dell’IA

Circa la metà del campione (52%) è a conoscenza del significato più corretto e completo di Intelligenza Artificiale, connesso all’abilità di un computer di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana. L’altra metà collega invece l’idea di IA a quelli che sono gli utilizzi più noti e mediatizzati, come le chatbot e i robot. Il 74% delle aziende è consapevole che l’Intelligenza Artificiale può essere impiegata anche nel campo del marketing e della comunicazione. Tuttavia, la quasi totalità dei marketers (97%) dichiara la necessità e l’interesse a sviluppare le conoscenze e le competenze presenti in azienda relativamente alle applicazioni di IA.

Gli ostacoli

Emergono come principali ostacoli all’adozione di tecnologie IA: la carenza di risorse economiche, di tecnologia e di personale formato sul tema (41%), la cultura interna e la scarsa propensione al cambiamento in ottica di digital transformation, connesse alla scarsa comprensione di quali siano le applicazioni e le potenzialità di IA (48%), la percezione che tali soluzioni non siano applicabili al proprio business (10%).

Gli investimenti

Sul fronte degli investimenti, oltre la metà delle aziende del campione investe in IA una quota inferiore al 5% del budget destinato alle attività di comunicazione e marketing; un incoraggiante 80% indica che nei prossimi 12 mesi questa percentuale è destinata a crescere.

 Gli obiettivi

In sintesi l’IA risulta una sfida importante da cogliere (il 74% delle aziende risponde in tal senso), ma per farlo occorre essere in grado di percepire, da subito, l’efficacia economica delle soluzioni di IA applicate al marketing. Emerge, infatti, che le effettive funzioni organizzative che sono attualmente coinvolte nell’adozione di soluzioni di IA sono ancora soprattutto quelle dell’IT (46%), dell’automazione e robotica (23%), della ricerca e sviluppo (38%). Nell’ambito del marketing, il 56% individua l’assistenza virtuale (bot e live chat) quale immediata declinazione dell’IA, mentre il 44%comincia a coniugare l’IA con la gestione e l’utilizzo dei (big) data aziendali. Rispetto alla percezione del grado di maturità delle aziende che dichiarano di stare utilizzando servizi o piattaforme di IA, il 22% del campione si è definito “neonato”; il 30% “bambino”; il 41% “adolescente”; il 4% “adulto” e il 4% “maturo”.

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Il suggerimento delle banche a Google: “Un Google Home omaggio in ogni famiglia”

Per reggere il passo di Amazon e del successo in termini di vendita del suo Amazon Echo, Google dovrebbe spendere 3,3 miliardi di dollari, quanto servirebbe cioè per pagare per regalare uno Smart Home Mini ad ogni famiglia degli Stati Uniti, meglio ancora sarebbe a ogni famiglia del mondo. A suggerirlo Morgan Stanley secondo cui la controllante di Google “Alphabet ha bisogno di più home smart device nelle case delle persone. La crescita dello shopping vocale combinata con il vantaggio di installazione di Amazon previsto potrebbe minacciare la crescita a lungo termine nella categoria di ricerca al dettaglio altamente monetizzante di Alphabet – ha precisato l’analista Brian Nowak – crediamo che Alphabet dovrebbe regalare una Google Home Mini a ogni famiglia Usa (meglio di tutto il mondo)”. Sostiene che “costerebbe” solo 3,3 miliardi di dollari, un “piccolo prezzo da pagare”, data l’opportunità.

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google

Voice shopping

Per Nowak, Amazon alla fine del 2018 avrà una quota del 62% del mercato degli smart speaker negli Stati Uniti, rispetto al 33% di Alphabet. Non solo, secondo le stime dell’analista che oltre il 70% delle famiglie statunitensi possiederà un altoparlante intelligente con funzionalità di voice shopping entro il 2022. “Consideriamo il voice shopping che probabilmente porterà ad un’adozione più rapida di eCommerce. quindi, a nostro avviso, l’unica domanda è se e quanto Alphabet parteciperà alla monetizzazione del voice shopping”.

instagram introduce la musica2

Instagram aggiunge la musica alle Stories, ecco come fare

Come rendere ancora più incredibili le Storie? Instagram risponde: con la musica! Da oggi è in propagazione l’aggiornamento per aggiungere una colonna sonora alle Instagram Stories e adattarle sempre di più al momento che stiamo vivendo e al nostro umore.

Come si aggiunge la musica alle Instagram Stories

Aggiungere un brano musicale ad una Instagram Stories è molto semplice: toccando la stessa icona con la quale si può aggiungere un adesivo, è presente un’icona musicale. Con un semplice tap si apre una libreria con migliaia di brani nella quale è possibile scegliere una canzone specifica, cercare quella più adatta al nostro umore o al genere preferito oppure optare per uno dei brani tra i più popolari.

instagram introduce la musica

Una volta scelta la musica, è possibile ascoltarne un’anteprima e con l’avanzamento rapido scegliere la parte del brano che più si adatta alla nostra storia.

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L’aggiunta del brano può essere fatta anche prima di registrare un video: aprendo la fotocamera e scorrendo lateralmente è presente una nuova opzione “Musica” sotto al pulsante di registrazione. Da lì è possibile selezionare la canzone e registrare un video mentre la musica è riprodotta in background.

instagram introduce la musica2

Dopo aver pubblicato la storia, i follower oltre a sentire la canzone visualizzeranno un adesivo con il titolo del brano e il nome dell’artista.

Non ci resta che aggiornare Instagram alla nuova versione 51 (al momento disponibile solo su iOS, Android in arrivo) e alzare il volume dei nostri iPhone!

Facebook ora ci permette di vedere tutti gli annunci pubblicati dalle Pagine (anche quelli per cui non siamo in target)

“Oggi stiamo compiendo passi significativi per aumentare la trasparenza degli annunci e delle pagine su Facebook. Dare alle persone maggiori informazioni su qualsiasi organizzazione e gli annunci che sta attualmente pubblicando implicano una maggiore responsabilità per gli inserzionisti, contribuendo a prevenire gli abusi su Facebook”.  Così Rob Leathern, Director of Product Management e Emma Rodgers, Product Marketing Director di Facebook hanno presentato la notizia in un post proprio sul social network di Mark Zuckerberg.

facebook

La mossa, che era stata già annunciata in precedenza, è probabilmente un ulteriore sforzo per rilanciare la trasparenza sulla piattaforma, dopo gli scandali che l’hanno investita riguardo al trattamento dei dati personali e Cambridge Analytica.

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Le novità sugli annunci introdotte da Facebook

Come si legge nel post di Leathern e Rodgers, sono queste le nuove funzioni introdotte da Facebook:

  • Visualizza annunci attivi: ora è possibile visualizzare gli annunci di una pagina su Facebook, Instagram, Messenger e la rete di partner, anche se tali annunci non ti vengono mostrati. Accedi a Facebook, visita qualsiasi pagina e seleziona “Info e annunci”. Visualizzerai il contenuto dell’annuncio e potrai segnalare comportamenti inappropriati con il tasto “Segnala annuncio”.
  • Altre informazioni sulla pagina: puoi saperne di più sulle Pagine, anche se non hanno campagne in corso. Ad esempio, è possibile visualizzare eventuali modifiche al nome e la data in cui la pagina è stata creata. Saranno aggiunte più informazioni sulla pagina nelle prossime settimane.

L’annuncio dell’introduzione delle nuove funzioni si conclude con una rassicurazione importante per utilizzatori e inserzionisti: “La stragrande maggioranza degli annunci su Facebook è gestita da organizzazioni legittime, piccola imprese in cerca di nuovi clienti o gruppi di sensibilizzazione che raccolgono fondi per la loro causa. Ma abbiamo visto che ci sono anche mele marce che pososno abusare dei nostri prodotti. Questi passaggi sono solo l’inizio: siamo sempre alla ricerca di altri modi per migliorare. Mettendo in chiaro tutti gli annunci sulle pagine che li utilizzano, renderemo più facile sradicare gli abusi, aiutando a individuare i reali responsabili per gli annunci pubblicati”.

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Ninja Morning, il buongiorno di venerdì 29 giugno 2018

Samsung

È ufficiale: Samsung lancerà un nuovo dispositivo Galaxy il 9 agosto nel corso di un evento unpacked che si terrà a New York e sarà trasmesso anche in live streaming. Dovrebbe trattarsi del nuovo Galaxy Note. La società coreana ha pubblicato anche un video-teaser in cui viene mostrata la nuova S Pen che potrebbe essere capace di ulteriori funzionalità grazie ad una batteria integrata.

Apple

Apple e Samsung patteggiano. Dopo sette anni di scontro in tribunale, con Cupertino che ha accusato la rivale di aver copiato l’iPhone, si chiude una delle battaglie legali sui brevetti più lunghe della storia dell’industria tecnologica. Il patteggiamento, di cui non sono stati resi noti i termini, riguarda la guerra che si è aperta nel 2011, quando Apple aveva fatto causa a Samsung per aver copiato il design dell’iPhone nella creazione della sua linea di smartphone.

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Amazon

Un miliardo di dollari. Tanto avrebbe pagato Amazon per aggiudicarsi la farmacia online PillPack. Lo sostengono fonti del Wall Street Journal, secondo cui il colosso americano del commercio elettronico ha battuto il gigante mondiale del retail Walmart, che a sua volta era interessato alla startup nata cinque anni fa. Così facendo, il gruppo di Jeff Bezos si prende una rivincita nei confronti di quello guidato da Doug McMillon: lo scorso maggio Amazon era stata sconfitta da Walmart nella corsa per prendere il controllo di FlipKart. Comprando PillPack, Amazon potrà spedire farmaci in tutti gli Stati americani tranne le Hawaii.

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Starbucks

Scott Maw, direttore finanziario Starbucks se ne andrà il 30 novembre prossimo: dal febbraio 2014 in quel ruolo entrò nella piùgrande catena di caffetterie al mondo nel 2011. L’uscita del CFO segue quella del fondatore di fatto dell’azienda, Howard Schultz, che dal 26 giugno scorso ha lasciato gli incarichi di presidente esecutivo e membro del consiglio di amministrazione diventando presidente onorario dell’azienda. Schultz si prepara comunque a mettere a segno una pietra miliare per l’azienda: il suo ingresso nel mercato italiano. Schultz infatti supervisionerà l’apertura a Milano, prevista il 6 settembre prossimo, della Starbucks Reserve Roastery, il marchio di alta gamma del gruppo.

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In agenda oggi

DIGITAL & INFLUNCER DAY – Alle 9 a Milano a Palazzo Mezzanotte  in Piazza degli Affari appuntamento con Il Digital Influencer & Innovation Day, che avrà il proprio focus sul Lifestyle 4.0, presentando alcune best practice concrete di innovazione di prodotto, di business model o di nuove modalità di creare brand awareness attraverso gli strumenti che la digitalizzazione mette a disposizione.

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