Il caso

Il Garante della Privacy: Cambridge Analytica è la punta di un iceberg, ma le democrazie vinceranno

Antonello Soro martedì incontrerà il 24 aprile Stephen Deadman, il responsabile per la sicurezza dei dati di Facebook. Ecco cosa ha detto del datagate

“L’incontro di martedì prossimo è uno dei passaggi dell’istruttoria in stretto coordinamento con le autorità europee. Cercheremo di capire tutto quello che è possibile, e su quello che non lo è, formuleremo una richiesta, rivendicando la nostra competenza”. Lo ha detto Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, riferendosi a Stephen Deadman, il responsabile per la sicurezza dei dati di Facebook, che vedrà il 24 aprile. Il Garante è intervenuto ieri pomeriggio a Big data e democrazia dopo lo scandalo Facebook/Cambridge Analytica, incontro organizzato da Articolo 21 nella sede della Federazione Nazionale della Stampa in occasione della presentazione del libro “Algoritmi di libertà” di Michele Mezza. Sul tavolo del dibattito i grandi temi della privacy, il General Data Protection Regulation (GDPR), il regolamento europeo che diventerà vincolante per tutti dal 25 maggio, gli archivi digitali intesi come spazio pubblico, ma anche gli algoritmi e la possibilità di ‘negoziare’ delle comunità. Presenti al dibattito Marina Castellaneta (docente di Diritto Internazionale all’Università di Bari), Michele Mezza (giornalista, docente Università Federico II Napoli), Anna Masera (giornalista, garante dei lettori e degli utenti web de La Stampa), Vincenzo Vita (presidente dell’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra), il presidente di FNSI Giuseppe Giulietti.

LEGGI ANCHE: Facebook: si muove il Garante per la Privacy. UE: “Uso inaccettabile dei dati”

facebook

Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante dal 19 giugno 2012

Gli stati si sono molto distratti

“Pensiamo che la vicenda Cambridge Analytica – ha detto sempre Soro, che con le altre autorità della privacy europee partecipa ad un gruppo di lavoro sui social network – sia la punta di un iceberg molto più grande. Il sistema della profilazione per finalità commerciali – ha aggiunto – che regge tutta l’economia digitale ha incrociato un tema democratico che ha dimensioni internazionali. Cercheremo di aprire una finestra per sapere in che misura il fenomeno si è dispiegato. Con l’obiettivo alla fine di stabilire regole più efficaci”.

La grande sfida tra innovazione e libertà

Sono convinto che alla fine le democrazie vinceranno

In termini più ampi “il mondo – ha detto il Garante per la Privacy – ha sottovalutato la tensione fra tecnologia e libertà. Una tensione – ha precisato – che si è rivelata molto al di sopra della nostra consapevolezza. E il pericolo è l’incapacità di governare l’impatto della rivoluzione digitale”. Per Soro “le tecnologie rendono sì la vita più facile, ma c’è un prezzo che rischiamo di pagare in termini di libertà”. Ha anche sottolineato come “gli archivi elettronici sono spazi pubblici che abbiamo il dovere di rivendicare per quello che c’è dentro” perché “l’innovazione tecnologica è una dimensione digitale nella quale si dispiega la parte principale della nostra vita, sia per il tempo non banale che ci trascorriamo sia per quello che è conservato nei server”. Una dimensione infine che “modella il lavoro e i suoi processi di automatizzazione”. A proposito del GDPR ha anche ricordato dell’art. 22 sulle decisioni automatiche in materia di profilazione che non esiste norma più forte ed efficace se saremo in grado di utilizzarla”.

L’incidente Cambridge Analytica ha aperto le cose. L’idea che il Congresso degli Stati Uniti abbia detto ‘Adottiamo una regola come quella europea’, questo è un cambiamento di 180 gradi