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Barbie curvy: politically correct o strategia di marketing?

A 59 anni di distanza dalla prima Barbie, Mattel ha pensato a una silhouette più realistica per la sua nuova icona 2016, scatenando dubbi e perplessità sulla scelta

Quest’anno Barbara Stefania Roberts compie 59 anni. Meglio conosciuta come Barbie, si può considerare tutt’altro che una vecchietta in pensione.

Dalla sua nascita nel 1959, Barbie è sempre stata un’icona di stile e una valida rappresentate delle diverse epoche storiche in cui ha vissuto, grazie alle continue trasformazioni che l’hanno caratterizzata negli anni e alla capacità – sua e dell’azienda produttrice – di adattarsi alla contemporaneità, tanto che il Mudec (Museo delle Culture di Milano) le ha dedicato un’intera mostra, che ripercorre quello che Barbie è stata ed è per le diverse generazioni di bambine e non solo.

Proprio come le donne vere, anche Barbara è cambiata negli anni: dagli outfit alla parola, fino ad una vera e propria trasformazione fisica. Nel 2016 Mattel, brand produttore della famosa bambola, annuncia il lancio di Barbie curvy, petite e tall.

Barbara Stefania Roberts, icona di stile

9 marzo 1959, è questa la data di nascita di Barbie, forse la più famosa creazione Mattel.

La sua storia inizia quando Ruth, moglie di Elliot (la sillaba “el” dello storico marchio), inizia a desiderare di cambiare il mondo della bambola tradizionale, da figlia adorata a modello identificativo per le bambine dell’epoca. Di ritorno da un viaggio in Svizzera, Ruth porta con sé quella che può essere considerata la mamma di Barbie, Lilli, celebre personaggio protagonista dei fumetti tedeschi.

Da allora Barbie ha sempre rappresentato un’icona per il mondo infantile e non, perfett modello dei tempi, delle mode, dei mestieri, paladina di amicizia e relazioni, in grado di essere la protagonista di decine di milioni di storie, oltre che fidata modella di stilisti e personaggi famosi in tutto il mondo.

Le critiche principali mosse fin da subito a Mattel sono quelle riguardanti la creazione di un modello di bellezza stereotipato, che non rispecchia la realtà, nonché l’accusa di “furto di infanzia” legata al fatto che la Barbie rappresenta una visione troppo adulta del mondo; sta di fatto che, già al suo debutto, Barbie ha il successo assicurato, con 350mila bambole vendute nel 1959.

Barbie prende vita: Hello Barbie e la questione della privacy

Barbie curvy: politically correct o strategia di marketing?

Hello Barbie, la Barbie bella e con il cervello, in grado di pensare e di intrattenere una conversazione con chiunque le parli, è una novità nel mondo Mattel che sconvolge e porta con sé non poche polemiche.

La storia vuole che la piccola Toby, figlia del capo software della Pixar Jacob, chiese al padre di poter parlare con Barbie. Nel 2011 Jacob, cuore di papà, coinvolse l’amico e collega ingegnere Martin Reddy nella fondazione di ToyTalk, startup oggi milionaria impiegata nella creazione di programmi come PullString per dar voce ai giocattoli, software alla base anche di Hello Barbie.

La nuova Barbie pensante e parlante è dotata di una sorta di sistema di storage di informazioni che vengono richiamate per rispondere con frasi di senso compiuto, attraverso un algoritmo che ne decifra la richiesta e ricerca la risposta nel momento esatto in cui un bambino le pone una domanda, il tutto funzionante attraverso un collegamento wi-fi.

Anche questo cambiamento ha portato con sé, come sempre, qualche polemica: in questo caso sono i genitori a ribellarsi contro Barbie, accusando Mattel e ToyTalk di archiviare senza permesso le conversazioni dei figli con la bambola, violando le norme di privacy. ToyTalk però si difende dichiarando che un genitore può riascoltare le conversazioni intrattenute dai figli con Barbie per decidere di cancellarle, anzi, sottolinea che Hello Barbie può divenire un supporto al genitore, che può intervenire nell’educazione del figlio una volta riascoltato il dialogo, soprattutto perché la bambola viene vista come una confidente ed amica dai suoi piccoli amici, creando con il bambino un clima sereno e confidenziale anche su argomenti delicati o segreti.

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Barbie Curvy, Petite, Tall, 6 tonalità di pelle, 19 colori degli occhi. È arrivato il cambiamento?

Barbie curvy: politically correct o strategia di marketing?

28 gennaio 2016, la copertina del Time recita: “E ora possiamo smetterla di parlare del mio corpo?”. Nessuno scoop particolare, se non fosse che a pronunciare questa frase non è una modella qualunque, ma l’icona della moda per eccellenza: Barbie.

Mattel ha infatti in programma durante quest’anno di lanciare la Barbie cury, petite e tall, cambiandole carnagione, fino a 6 tonalità, variando in 19 opzioni il colore degli occhi e pettinandole in 20 modi diversi i capelli. Il tutto è coperto da segreto, tanto che la strategia si è trasformata in un vero e proprio progetto segreto, il Progetto Dawn.

Cosa c’è di bello nella nuova Barbie e nella strategia di Mattel? La bambola punta ad adattarsi ad un pubblico più ampio di consumatori, stravolgendo il mito della bellezza bionda, alta e magra.

Dov’è il lato brutto del nuovo progetto Mattel? La Barbie nasce per sfilare, per essere vestita e svestita cambiandone di continuo abiti e accessori, ma una Barbie curvy e una original non potranno sicuramente scambiarsi i vestiti come buone compagne di stanza.

La domanda quindi sorge spontanea, perché creare una nuova linea di bambole? Un piccolo indizio: Mattel ha registrato un calo delle vendite del 20% dal 2012 al 2014, vendite che hanno continuato a scendere anche nel 2015, colpevole anche Hasbro, che ha strappato alla concorrenza l’esclusiva sulle principesse Disney (circa 500 milioni di dollari di vendite). Qualcosa di nuovo, insomma, era più che necessario.

Per Mattel il 2016 rappresenta un nuovo 1959, la creazione di una nuova bambola rivoluzionaria in grado di far sognare bambine di tutte le generazioni con un look contemporaneo.

Per il momento le nuove Barbie sono acquistabili solo online, soprattutto per motivi logistici e di distribuzione: per i commercianti è necessario un cambio totale sugli scaffali per ospitare le confezioni di varie misure.

Barbie non è più la stessa? Staremo a vedere se nell’immaginario comune Barbie rimarrà l’iconica bionda o se diventerà anche un po’ mora, un po’ curvy, un po’ bassa o un po’ asiatica e se la scelta del politically correct riporterà Mattel sulla cresta del successo.