Coca cola utilizza Facebook Canvas per la sua advertising campaign

Facebook advertising: tutte le novità da conoscere su Canvas

I formati pubblicitari di Facebook continuano ad evolversi offrendoci un’esperienza sempre più intuitiva su mobile, sviluppando nuovi formati per promuovere i nostri prodotti e servizi e del business che rappresentiamo.

La settimana scorsa, Facebook ha annunciato di portare l’esperienza a tutto schermo di Canvas al formato Collection (la pubblicità in formato raccolta), combinando i due advertising format. In più, il gigante social ha introdotto tre nuovi template per Canvas a seconda dei propri obiettivi di business.

L’esperienza a tutto schermo di Canvas ora disponibile per il formato raccolta

Facebook Canvas – lanciato all’inizio dello scorso anno sulla falsariga dell’esperienza fornita dalle stories –  permette agli advertiser di creare un’esperienza unica su mobile, in modo molto semplice e dinamico.

Coca cola utilizza Facebook Canvas per la sua advertising campaign

La pubblicità in formato raccolta, lanciata lo scorso marzo, è stata creata invece per ispirare i consumatori creando un’esperienza paragonabile al window-shopping. Questo formato permette ai brand di combinare un contenuto video o fotografico con quattro prodotti consigliati, e agli utenti di accedere velocemente al catalogo senza aspettare che il sito esterno si carichi, rischiando quindi che l’utente abbandoni il percorso a metà strada.

Esempio di come Adidas utilizza Facebook advertising nel formato raccolta

Fonte: Facebook

Ora Facebook ci offre un’esperienza superiore e ancora più intuitiva combinando i suoi due più recenti formati, Canvas e Collection, proponendo l’esperienza a tutto schermo di Canvas anche per il formato Raccolta, creando così un’esperienza con obiettivo non solo il mobile-shopping, ma anche awarness e customer acquisition, come si vede nel video qui di seguito.

https://vimeo.com/220649949

 

Facebook Canvas: 3 nuovi template

Facebook Canvas è stato creato con un advertising focus su branding e awareness, ma l’uso di questo formato da parte degli advertiser è risultato più orientato alla acquisizione di clienti e website conversion. Per questo, Facebook ha annunciato la scorsa settimana anche l’introduzione di tre nuovi template per Canvas, legati ognuno a diversi obiettivi di business: acquisisizione di nuovi clienti, vendita di prodotti e presentazione del proprio business.

Nuovi template di Facebook Canvas

I nuovi template sono pensati per rendere ancora più semplice l’esperienza di advertising su mobile, sia per gli advertiser che per gli utenti, e sono disponibili in Facebook Ads manager e Power Editor.

Acquisisci nuovi clienti

Con questo template puoi semplicemente trasportare le tue storie dal tuo sito su Canvas in modo molto semplice. Basta solo trascinare i contenuti e aggiungere i link al sito: in questa maniera, puoi creare campagne di alta qualità in modo molto semplice. Inoltre, risparmierai agli utenti i lunghi tempi di attesa di caricamento delle pagine, aumentanto la possibilità di convertire.

https://vimeo.com/220650141

Vendi i tuoi prodotti

Questo template aiuta a scoprire e acquistare prodotti e servizi in un una maniera ancora più stimolante dal punto di vista visivo. Aggiungi ai tuoi template il catalogo (se ne possiedi uno), in caso contrario puoi utilizzare il template e aggiungere i tuoi prodotti anche in modalità manuale.

https://vimeo.com/220650567

Metti in mostra il tuo business

Questo ultimo template predilige la brand awareness, combinando il potere dei video con la semplicità del drag-and-drop. Con questo template, puoi utilizzare contenuti già in tuo possesso per creare formati di advertising ancora più dinamici.

https://vimeo.com/220650695

E tu hai già iniziato ad utilizzare Facebook Canvas per promuovere il tuo business? Scrivicelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

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SEO e SEM: come possono migliorare il tuo business

Da diversi anni a questa parte, gli imprenditori al passo con i tempi si sono trovati davanti al difficile compito di introdurre nel proprio marketing mix (e nel proprio budget) diverse attività legate al mondo digitale. La presenza sul web ha rosicato negli anni sempre più investimenti diventando oggi un’importante voce nel bilancio di molte aziende.

Probabilmente, una delle prime esigenze dell’imprenditore che deve affermare la presenza della propria azienda sul web è quella di farsi trovare nei meandri della rete, dove non basta un bel sito. Ecco allora spuntare nelle ricerche due termini sconosciuti ai non addetti ai lavori: SEO e SEM.
Per anticiparvi brevemente quello che seguirà, vi basti sapere che attraverso queste due tecniche (Search Engine Optimization e Search Engine Marketing), si ha la possibilità di dare visibilità al proprio sito sul web, così da portare traffico organico, cioè naturale e “gratuito” nel primo caso oppure traffico a pagamento nel secondo.

Vediamo allora meglio in cosa differiscono queste tecniche e quali scegliere per la tua strategia!

Search Engine Optimization (SEO)

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La tecnica SEO permette ai vostri contenuti di comparire nelle prime posizioni nei risultati di ricerca, dando maggiore visibilità al brand,  aumentando la possibilità che gli utenti atterrino sul vostro sito in seguito ad una ricerca. A decidere se il vostro contenuto è utile alla ricerca dell’utente è il motore di ricerca che, grazie ad un sofisticato algoritmo che si aggiorna periodicamente, assegna più o meno valore alla pagina web.

Per far sì che i contenuti del vostro sito web migliorino nei risultati di ricerca, la SEO interviene su due macro livelli: On-Page SEO e Off-Page SEO, ovvero migliorando i contenuti e la reputazione degli stessi. Vediamo qualche linea guida:

OnPage SEO

  • Scrivere contenuti realmente interessanti, strutturati in modo corretto utilizzando i titoli e inserendo le keyword senza eccedere;
  • ottimizzare i meta dati, le immagini con gli attributi “ALT” e meta description;
  • struttare in modo corretto anche le Url del sito, creando uno schema organizzato e funzionale;
  • ricordare di non appesantire troppo le pagine web, la velocità di caricamento incide;
  • offrire sempre la possibilità di condividere i tuoi contenuti sui social.

OffPage SEO

  • Più i contenuti saranno originali e interessanti, più saranno alte le possibilità che altri siti inseriscano link alla vostra pagina (backlink) aumentando così la reputazione del sito (attività di link building);
  • aumentare il traffico proveniente dalle condivisioni social

Questi sono solo alcuni consigli che troverete utili per realizzare contenuti ottimizzati per le ricerche, ma ricordate che in un progetto SEO, la qualità e la capacità di rispondere all’esigenze dell’utente vengono sempre prima di tutto.

Search Engine Marketing (SEM)

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Passiamo dall’ottimizzazione dei contenuti per le ricerche all’acquisto di traffico da ricerca! Infatti ad oggi il termine SEM viene utilizzato per indicare le tecniche che mirano a portare traffico attraverso l’acquisto di parole chiavi di ricerca. La SEM ci permette di definire un target di potenziali acquirenti, definendo un copy e una serie di parole chiavi di interesse per questi ultimi facendo comparire loro le nostre adv. Le pubblicità create verranno visualizzate al di sopra dei risultati organici generati, dando la possibilità alla nostra attività di incrementare la visibilità sul web in maniera immediata.

Alcuni esempi di attività SEM? Lo strumento più utilizzato ad oggi per fare SEM è sicuramente Google Adwords, che gestisce la quasi totalità delle ricerche effettuate in rete. Per avviare la nostra attività di pubblicitaria abbiamo però bisogno di effettuare diversi step:

  • creare una nuova campagna con un audience specifico (ad esempio la località geografica in cui vogliamo mostrate le nostre ads)
  • creare un gruppo di parole chiave in target
  • scrivere dei copy accattivanti per il nostro annuncio usando le keywords individuate
  • decidere un budget per la campagna
  • monitorare la campagna, utilizzando gli insights.

Indubbiamente queste sono solo alcune indicazioni generali di partenza ma possono darvi un’idea di come ragionare su questi strumenti.

Cosa scegliere per il vostro business? SEO o SEM?

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Partendo dal presupposto che l’uno non esclude l’altro, possiamo distinguere questi due tipi di investimenti a seconda della tempistica del nostro progetto. Infatti, intraprendere un percorso SEO significa avere risultati non immediati ma più duraturi e stabili nel lungo periodo, permettendo ai vostri contenuti di rimanere in cima ai risultati di ricerca per molto tempo (si spera).

Diversamente un investimento in SEM, se ben fatto, vi permette di comparire immediatamente nelle prime pagine dei motori, possibilità molto interessante se state lanciando un nuovo prodotto (o una nuova attività) e volete immediatamente renderla nota ai più. Chiaramente, essendo uno strumento a pagamento, una volta terminato il budget, tornerete ad avere la visibilità organica che avevate in precedenza.

Ricordate che in una buona strategia digitale, spesso questi due tipi di investimento coesistono: l’interesse di un’impresa è quella di posizionare il proprio brand o prodotto nel lungo periodo, ma senza rinunciare alla visibilità iniziale.

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PlayStation sponsor del London Pride 2017

PlayStation veste i simboli del brand con i colori dell’arcobaleno in occasione del “Month Pride” : è infatti ufficialmente lo sponsor del London Pride 2017, una delle manifestazioni più attese dell’anno volte a sostenere la community LGBT.

L’annuncio ufficiale arriva dal canale Twitter di Playstation UK: attraverso  una Gif accompagnata dall’hashtag #ForALLthePlayers: il brand giapponese comunica la sua volontà di sostenere l’evento, che lo scorso anno ha registrato la presenza di oltre 40.000 persone.

#ForALLthePlayers

La scelta dell’hashtag da parte di PlayStation  non è stata del tutto casuale, fa chiaramente riferimento a quello che è il classico motto della divisione gaming di Sony. Le strade della capitale londinese si tingeranno dei colori dell’arcobaleno per due settimane dal 24 giugno all’8 luglio, giorno conclusivo in cui si terrà la parata annuale. PlayStation scenderà in campo insieme a grandi brand quali Coca Cola, Tesco, Starbucks, per difendere i diritti della comunità LGBT. Il social media manger di Playstation, Eric Whelan  attraverso il suo profilo  Twitter ha svelato ulteriori informazioni sulla decisione intrapresa da Sony:

Il Pride 2017 è il luogo giusto per dimostrare l’inclusività di PlayStation.

L’annuncio nonostante abbia riscosso grande successo e approvazione da parte dei fan del brand, non si è di certo sottratto, seppure in quantità minore, ad alcune critiche, alle quali Whelan ha risposto nel seguente modo:

Sono sparito ultimamente, ma al mio rientro ho trovato un’incredibile reazione alla nostra notizia di #ForALLthePlayers, purtroppo non solo positiva. Non abbiamo intrapreso questa decisione per specifici scopi aziendali. #ForALLthePlayers è un progetto che ci sta molto a cuore, al quale stanno lavorando insieme da otto mesi l’intero team britannico e il gruppo LGBT di PlayStation Europe.

 

Nonostante le critiche, è importante ricordare che gli eventi Pride spesso richiedono il supporto di grandi sponsor per garantire la loro realizzazione. In assenza di sponsor si presentano situazioni come quella del London World Pride 2012 che fu ridotto drasticamente, complice anche il fatto che nello stesso anno si tennero nella capitale britannica anche le Olimpiadi.

L’opinione pubblica sui social media è comunque entusiasta della presenza di Sony all’evento: in molti sperano nella presenza all’evento delle consolle PS4 e dei giochi LGBT come Read Only Memories, mentre altri sperano che Sony rilasci addirittura una versione Pride del suo celebre device, per celebrare la sponsorship. Inoltre molti giocatori incrociano le dita nella speranza di avere più giochi con personaggi LGBTQ.

PlayStation intanto ha pensato proprio a tutto e a tutti: chi non sarà presente al London Pride, potrà seguire l’evento attraverso il canale YouTube PlayStation Access sul quale verranno pubblicati contenuti video che saranno realizzati nel corso della manifestazione.

Instagram e influencer: arriva la feature che tutti stavano aspettando

Instagram annuncia un nuovo tool e più insight per i creatori di contenuti (influencer, editori) e per le aziende.

Nelle prossime settimane infatti, gli utenti inizieranno a visualizzare una tag Paid Partnership with nei post e nelle Storie che i creatori di contenuti hanno realizzato in collaborazione con un’azienda.

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Il nuovo tool garantirà una maggiore trasparenza per la community di Instagram, e permetterà ai creatori di contenuti di taggare con facilità le aziende con le quali stanno collaborando.

Quando verrà utilizzato questo tag, inoltre, le aziende avranno accesso a una serie di insight riguardanti l’engagement creato da quel determinato post.

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Le relazioni che le persone stringono su Instagram sono il motore della community e le collaborazioni tra creatori di contenuti e le aziende sono ormai parte integrante dell’esperienza. Per questo l’azienda desidera impegnarsi per garantire sempre maggiore trasparenza sulla piattaforma.

L’attivazione di questa funzionalità, che segue una strategia simile in roll out da settimane su Facebook, va a colmare positivamente un vuoto che si era creato negli ultimi anni.

È fondamentale sia per informare gli utenti sulle reali strategie commerciali o non di un post, sia i partner che fino ad oggi non avevano accesso diretto alle statistiche.

Spero che per una volta siano altre piattaforme a prendere spunto da queste novità per adattarle anche loro andando a ristabilire uno standard universale in tema di “branded content” – Luca La Mesa, Top Teacher Ninja Academy

SEO on-page: il vademecum per ottimizzare al meglio una pagina web

Disclaimer: l’articolo che stai per leggere deriva dal potere della rete. L’idea di scrivere questo pezzo, infatti, è nata dopo una chiacchierata con il SEO Jedi, Benedetto Motisi. Io, gli raccontavo che stavo organizzando un corso sulla SEO e lui, di tutta risposta, mi manda un pdf con una scaletta di cose da fare per ottimizzare una pagina web. EUREKA! Ho preso la palla al balzo e il resto è storia. Ti auguro una buona lettura 🙂

Per essere un bravo SEO devi coniugare conoscenze tecniche a un approccio più umanistico e sociologico. Per comprendere il motore di ricerca, infatti, bisogna per prima cosa comprendere l’uomo. Ma questo non è un articolo di sociologia. Piuttosto, come avrai già intuito dal titolo, si tratta di una mini guida sulla SEO onpage.

Perché se è vero – come scritto poc’anzi – che la SEO è roba da matematici e smanettoni, è possibile ottenere risultati egregi, in termini di posizionamento, seguendo alcune semplici linee guida. Le best practices, appunto.

Ti ricordo, inoltre, che per ottimizzazione on-page ci si riferisce a modifiche e accorgimenti, ben visibili sulla pagina web. Si va dal title alla URL, passando per description e contenuto. Insomma, c’è molta carne al fuoco, non ti resta che leggere.

SEO on-page in 8 step

Prima di fiondarti tra meta tag e link, però, devi ricordarti che, per migliorare la visibilità tramite la Search organica (o Google, se preferisci), devi trattare ogni singolo contenuto come se dovesse rispondere a un bisogno specifico.

Sai perché? Semplice. Ogni tuo contenuto, ogni pagina web pubblicata nel tuo sito, deve rispondere a una query; a una ricerca; a una domanda. Ok, magari non tutte le pagine. Ma è comunque un mantra che devi seguire per avere una visione d’insieme corretta. Ma soprattutto, per diventare un punto di riferimento sulle tematiche che intendi affrontare.

Di seguito, 8 step per redigere i contenuti delle tue pagine web, in modo da costruirti la visibilità e la credibilità che cerchi (e meriti).

#1 Ottimizza l’URL

L’URL (o indirizzo web) è il primo elemento che il motore di ricerca utilizza per classificare (indicizzare) e poi valutare (posizionare) la pagina.

L’ideale è un URL che contenga la keyword di riferimento, evitando le stopwords:

  • Una buona URL: ninjamarketing.it/data-di-pubblicazione/glossario-seo-blogger
  • Una cattiva URL: ninjamarketing.it/data-di-pubblicazione/glossario-seo-per-aspiranti-blogger

#2 Ottimizza il Title

Qualcuno un tempo asseriva che “La SEO è al 50% nel Title”.

Ora, sarcasmo a parte, c’è un fondo di verità: il title è determinante per lottimizzazione della pagina.

Lo schema classico da rispettare, per non lasciare alcun dubbio interpretativo a Google, è il seguente: “Keyword | Brand”. E deve essere rispettato per ogni pagina.

Ecco un esempio pratico: SEO on-page: le best practices | Ninja Marketing

#3 Ottimizza i meta

I meta sono fra i primi dati analizzati dallo spider di Google: per lottimizzazione delle pagine, di solito, si valutanometa description” e “meta keyword”.

3.1 Meta Description

Hai presente lo snippet visibile sulla pagina dei risultati di Google? Ecco, sotto il titolo e l’url c’è la description.

Di norma, non deve superare i 140 caratteri e deve essere scritta pensandola come a un copy fulminante per rispondere all’esigenza dell’utente e attrarre il click.

Ecco una buona description: “La SEO passa dall’ottimizzazione on-page e da quella off-page. In questo articolo, trovi 8 step da seguire, per una SEO on-page con i fiocchi.” – Spiega di cosa tratta l’articolo, e dà subito precise indicazioni: il post si sviluppa in 8 punti.

3.2 Meta Keyword

A onor del vero, la meta keyword non viene più calcolata da Google per il posizionamento. Lo ha dichiarato, nel 2009, lo stesso Matt Cutts.

Per questa ragione, ti suggerisco di ignorare questo meta. Sempre.

#4 Ottimizza il corpus del contenuto

Ottimizzare una pagina web significa ottimizzarne il contenuto. Che sia il tuo prossimo blog post o una delle schede prodotto del tuo e-commerce, cambia davvero poco.

Ora, quello che interessa a te è migliorarne il corpus, la struttura. Per fortuna, ci sono 5 accortezze da seguire, se vuoi rendere un testo SEO friendly.

4.1 Essere congruenti

Non esiste una regola ben precisa che può dirti quante parole devi usare all’interno di un testo ottimizzato. Di sicuro, però, un contenuto di 80 parole difficilmente risponderà alle esigenze di un utente. E questo sai in cosa si traduce? In un pessimo posizionamento.

Devi essere esauriente, ma al tempo stesso leggero: il lettore del Web è veloce e non ha la pazienza di leggere un trattato.

La congruenza potrebbe stare fra le 600 e le 800 parole. Per gli articoli di approfondimento, vista la loro natura, non scendere sotto le 2.000 parole.

Ma ripeto, questa non è una legge universale.

4.2 Suddividere in paragrafi

Per non affaticare il lettore che interagisce da dispositivi retroilluminati, una buona pratica è quella di staccare il testo ogni
3-4 righe in un paragrafo.

Questa buona abitudine ha tre risvolti positivi: rende il testo più leggibile, scorrevole e SEO friendly.

4.3 Utilizzare gli heading tag

Gli heading tag non sono altro che i titoli di paragrafo (o intestazioni, se preferisci). E puoi gestirli, facilmente, tramite il pannello avanzato della scrittura del tuo CRM.

Gli header vanno da <h1></h1> a <h6></h6>, ma per la SEO solitamente si valutano fino a <h3></h3>.

Perché sono importanti gli heading tag? Beh, a parte semplificare la lettura, sono stra utili per fare capire al motore di ricerca di cosa tratta la nostra pagina. Ecco perché dovresti inserire la parola chiave della pagina – anche se questo non è così strettamente necessario.

Ad esempio, prova a immaginare di dover scrivere un tutorial su come cambiare la ruota di unauto.

Considerando che tu abbia fatto una keyword research e sappia già quale parola chiave vuoi attaccare, una buona struttura potrebbe essere questa:

• <h1>Come cambiare la ruota di un’auto</h1>

Testo di 3-4 righe.
Testo di 3-4 righe.
Testo di 3-4 righe.

• <h2>Cambiare la ruota di un’auto da soli</h2>

Testo di 3-4 righe.
Testo di 3-4 righe.
Testo di 3-4 righe.

4.4 Utilizzare i marcatori

I marcatori di testo evidenziano le parole rilevanti all’interno del testo. Lato SEO, spesso, queste coincidono con le keywords.

Esistono due tipi di marcatori:

  1. grassetto (<strong> o <b>)
    Es. <strong>cambiare ruota dell’auto</strong> o <b>cambiare ruota dell’auto</b>
  2. corsivo (<em> o <i>)
    Es. <em>cambiare ruota dell’auto</em> o <i>cambiare ruota dell’auto</i>

Il grassetto assume più importanza del corsivo. Fai molta attenzione, però, a non abusarne: meglio utilizzarli con criterio, piuttosto che “grassettare” gran parte delle keywords. Anzi, il mio consiglio è di “evidenziare” non le parole chiave “secche”, ma anche i concetti espressi in quella specifica riga di testo.

Questo è un ottimo modo per guidare il lettore e non fargli perdere i passaggi salienti.

4.5 Essere armonici

L’inserimento della parola chiave nella pagina deve avvenire in maniera naturale: non serve ed è anzi dannoso ripetere la keyword senza costrutto o alcun significato: irrita l’utente e insospettisce il motore di ricerca che sente “puzza di sovraottimizzazione”.

Prova a rileggere il testo e chiediti se suona spontaneo. In caso contrario, correggi: meglio una parola chiave ripetuta 1-2 volte di meno che di più.

Inoltre, ti consiglio di giocare con la tua leyword principale e utilizzare sinonimi e contrari per variare la parola chiave.

#5 Ottimizza i link

All’interno di un contenuto va inserito, sempre, un link a una pagina interna (in gergo, cross-linking). Un po’ come fa Wikipedia, per capirci.

Anche perché i link non vengono usati solo per andare da una pagina all’altra del sito. Spesso, infatti, fungono anche da parole chiave evidenziate dal colore del link stesso. Quindi, occhio a usare “testi àncora” informativi e precisi, ed evita come la peste i soliti “clicca qui”, “clicca lì”, “leggi tutto”, “continua a leggere”.

Ecco un piccolo esempio: <a href=”www.ninjamarketing.it/seo-onpage”>i fattori on page di una pagina web</a>

In questo caso, sto linkando l’articolo che stai leggendo in questo momento a un altro ipotetico pezzo – non ancora scritto. Quello che vedi subito dopo l’url, ossia “i fattori on page di una pagina web” sarà l’anchor text che utilizzerò.

Inoltre, puoi anche prevedere di dare un link a una risorsa esterna di valore, per migliorare l’esperienza dell’utente. In quel caso, il codice è identico. A cambiare è l’indirizzo a cui puntare l’àncora (www.ninjamarketing.it).

Inoltre, è buona norma non eccedere con i link: mentre internamente non ci sono problemi, è meglio concedere un solo link a pagina verso lesterno.

Anche qui, l’importante è la naturalezza e l’armonia.

#6 Inserisci delle immagini (almeno una in apertura)

La presenza di immagini è fondamentale sia per l’utente – nell’ottica di soddisfare la sua richiesta sotto ogni aspetto -, sia per il motore di ricerca che interpreta lato codice la presenza, e quindi la ricchezza di altri contenuti.

Naturalmente, bisogna ottimizzare anche le immagini. Ma di questo, te ne parlo nel punto 7.

#7 Ottimizza i contenuti multimediali

La SEO non si limita al testo. È possibile, infatti, ottimizzare i contenuti multimediali: anche in questo caso, devi rispettare quanto detto finora, e inserire la parola chiave sia come title sia come nome dei singoli file. Senza dimenticare di rispettare il buon senso.

Ad esempio, se devi ottimizzare le immagini contenute all’interno di una galleria di 5-6 immagini, per la parola chiave “catene neve auto”, non rinominerai ogni immagine (nel title e nel filename) con “catene-neve-auto.png”, “catene-neve-auto-2.png” e così via.

Bensì, dovrai variare, arricchendo la tua parola chiave.

Una cosa del genere, insomma: “catene-neve-auto.png”, “mettere-catene-neve-auto.png”, “catene-neve-per-auto-suv.png”

La parola chiave è presente, ma la coda viene allungata, ovvero vengono aggiunti altri termini che pur rispettando la focalizzazione della pagina, la espandono.

#8 Non pensare alla SEO

Il che non significa che devi ignorare quanto detto finora. Significa, piuttosto, scrivere pensando allutente. Sapere ascoltare e interpretare i bisogni, è un binomio fondamentale. Il cosiddetto listening è il miglior consigliere che puoi desiderare. La SEO, viene dopo.

Ma il segreto è – e resterà – solo uno: rispondereecco, utente, il mio contenuto è qui per soddisfare il tuo bisogno”.

Digital Transformation: l’evoluzione delle agenzie di PR

I tempi, si sa, non sono più quelli di una volta. Lo sanno bene tutti i comunicatori e gli esperti del settore: tecnologie, relazioni, processi, trend evolvono tanto, troppo velocemente e per stare al passo occorre essere dei veri e propri ninja.

Ma come si è trasformato il lavoro delle agenzie di PR? Lo abbiamo chiesto, per voi, a Claudio Rascio, professionista del settore da oltre 10 anni, attualmente Head of Social & Digital Transformation di Ketchum.

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Digital transformation: cos’è cambiato negli ultimi anni e come affrontare questa sfida?

Se parliamo di Digital Transformation si aprono tanti temi che permeano l’identità delle aziende. È sicuramente interessante capire cosa vuol dire oggi occuparsi di digital transformation per una realtà che nasce nel campo delle relazioni pubbliche come Ketchum: nella mia posizione ho il compito di lavorare con tutte le unità organizzative per assicurarmi che i progetti, i processi e gli approcci dell’agenzia abbiano in sé una forte componente digitale. Proprio per questo è essenziale mantenere viva la curiosità verso le novità e le tendenze che possono fare la differenza nel nostro lavoro, oltre ad avere sempre un occhio attento a come evolve lo scenario e cosa fanno i brand.

Un ruolo chiave è rivestito dalla formazione e dalla continua condivisione interna: motiviamo soprattutto i più giovani a condividere le campagne interessanti che notano e premiamo chi si vuole mettere in gioco e mostrare il proprio valore.  Siamo molto fortunati perché l’agenzia ha tanti profili, circa il 50% dell’agenzia, che appartengono alla generazione dei Millennial, quindi spesso vivono in prima persona tanti dei cambiamenti che incidono su come i consumatori si rapportano ai brand e questa è una grande ricchezza come consulenti.

Il mondo digital, e in particolare quello dei social, è in continua evoluzione. Quali sono, secondo te, i trend attuali e cosa reputi ormai arretrato e/o superato?

Il 2017 è un anno particolare: i social stanno evolvendo molto più velocemente rispetto al passato, talvolta finendo  per assomigliarsi gli uni agli altri e snaturando un po’ le caratteristiche che li hanno distinti. Chi lavora in questo ambito ha di fronte a sé ogni giorno una sfida sempre più stimolante.

credits: Deposiphotos #12401011

credits: Deposiphotos #12401011

In merito ai trend ci sono aspetti, anche al di là dei social nel senso più stretto, che ormai non possono essere trascurati: la centralità del mobile e dei contenuti video, lo streaming in diretta, VR e Augmented Reality, chatbot, contenuti temporanei, l’importanza di coinvolgere digital influencer, lo sviluppo di approcci sempre più orientati allo “storyselling” e non più solo allo storytelling … Sono opportunità che offrono un enorme potenziale e coglierle può aiutare a emergere dalla massa.

Ad ogni modo, non sempre è facile distinguere una novità che andrà di moda per poco tempo da ciò che diventerà un trend consolidato: ci sono stati periodi in cui si parlava tantissimo di Google +, altri in cui il real time marketing sembrava la strategia vincente per ogni brand… Meglio non farsi prendere subito dall’entusiasmo e valutare bene costi, possibilità di creare sinergie con asset già disponibili, affinità rispetto al target, possibilità di misurare i risultati e come questi contribuiscano a raggiungere gli obiettivi.

Qual è il fattore maggiormente rilevante dietro ad una campagna social di successo?

La frase “Content is King” rimane sempre valida: la carta vincente è un contenuto originale e di qualità che sia in grado non solo di interessare il target, ma anche di coinvolgerlo e renderlo partecipe della conversazione col brand. Se poi a questo, nei momenti di comunicazione chiave, si aggiunge un’esperienza che diventa anche fisica, l’impatto della campagna non può che rafforzarsi.

L’approccio di Ketchum, come agenzia che nasce nel mondo delle relazioni pubbliche, è quello di ideare campagne PR driven con contenuti e storie che possano andare al di là dei canali social in senso stretto e generare anche notiziabilità sui media tradizionali.

Inoltre, al di là delle campagne, non è da trascurare quanto sia importante che i brand stabiliscano una presenza social che garantisca un livello di social care adeguato. Diverse ricerche negli ultimi anni sono concordi nell’indicare che almeno un consumatore su due preferisce cercare assistenza sui social e il 72% si aspetta che l’azienda risponda entro un’ora: non rispondere al consumatore è un brutto colpo per l’immagine di un brand o un’azienda e rischia addirittura di compromettere l’acquisto di un prodotto.

Parliamo di influencer marketing, croce e delizia dei marketer. Quanto ritieni efficace una strategia di questo tipo?

Gli influencer sono una leva importante all’interno di una strategia integrata più ampia, basti pensare che nel 2016 l’84% delle campagne marketing hanno previsto il loro coinvolgimento.

Quali sono le regole dell'Influencer Marketing in Italia

Rappresentano un elemento da non trascurare soprattutto per due motivi: i consumatori da una parte sono sempre più esposti all’adv online e quindi meno ricettivi a queste campagne più tradizionali, dall’altra tendono a prendere decisioni d’acquisto sulla base di referenze e giudizi trovati sui social network. Questo vale in particolare per i target giovani, molto più sensibili alle opinioni degli influencer.

Anche in questo caso stiamo attraversando un momento di rapido cambiamento che può creare confusione quando si parla di eticità, trasparenza, parametri di selezione, modalità di collaborazione, … sono tutti temi che, come Ketchum, stiamo infatti affrontando all’interno del Comitato Scientifico di Igersitalia per portare un po’ più di chiarezza sul mercato.

C’è una campagna digital su cui avete lavorato di cui ti senti particolarmente fiero? E perché?

Un caso molto interessante è KitchenAid: per il brand ci occupiamo della strategia e dello sviluppo di campagne multicanale a livello EMEA, oltre alla gestione delle attività digitali (sito corporate, CRM e marketing automation, e-commerce, contest online). Sul versante social, in particolare, siamo partiti nel 2013 con l’apertura dei canali in Italia per arrivare oggi a coprire a livello europeo oltre dieci mercati.

La strategia editoriale è in continua evoluzione a seconda dei contenuti che le community apprezzano di più, dei nuovi formati che le varie piattaforme rendono disponibili e delle particolarità dei diversi paesi. Inoltre, ci siamo occupati di formare gli operatori del customer care dell’azienda, in genere abituati a gestire le richieste solo via mail o telefono, per permettere loro di rispondere anche sui canali social in modo risolutivo in meno di un’ora.

Un altro progetto è il video a 360° realizzato per Baci Perugina: si tratta di un press kit in formato video 360°, un vero e proprio tour virtuale alla scoperta del brand, dei luoghi che lo caratterizzano (Perugia), della sua storia così affascinante, che abbiamo utilizzato per far “far toccare con mano” ai giornalisti stranieri questo brand e tutto il suo heritage, in modo immersivo, emozionale e innovativo. Il video è disponibile anche sul canale YouTube di Baci Perugina che tutti coloro che vogliono vivere l’esperienza.

Come è evoluta la professione del comunicatore negli ultimi 10 anni e quali sono state le principali trasformazioni che hanno coinvolto il mondo delle agenzie?

Oggi bisogna essere in grado di gestire la complessità di progetti che si declinano su più canali, evolvere velocemente in base alle novità, lavorare a un livello sempre più strategico per ideare campagne davvero distintive ed impattanti. Certamente quindi la sfida è più difficile e avvincente, ma credo che proprio questo sia il bello del nostro lavoro in cui è davvero impossibile annoiarsi.

La longa manus di Facebook: le relazioni e amicizie di Mark Zuckerberg

I ricercatori della Share Labs ci hanno aiutato a dare una sbirciatina dietro le quinte di Facebook, per capire meglio il suo funzionamento.

LEGGI ANCHE: Come funziona Facebook? Dietro le quinte del più importante social network

Una diversa ricerca ha esaminato oltre mille profili pubblici di Linkedin e le biografie del management di Facebook. Analizzando il loro background sociale, curriculum di studi, la posizione dentro l’azienda e status sociale hanno creato una mappa che mostra la rete di relazioni che c’è tra Mark Zuckerberg e il resto del mondo che ruota attorno al capitalismo digitale e il mondo politico.

Questa mappa può essere molto utile a capire quali possano essere gli sviluppi futuri, le strategie e obiettivi di Facebook nel prossimo futuro.

L’aristocrazia digitale

I ricercatori evidenziano un forte parallelismo tra ciò che definiscono la nuova aristocrazia digitale e la classe di grandi capitalisti nata a metà del 1800.

Rockefeller arrivò a controllare l’80% del petrolio mondiale, come oggi Google domina il 90% delle ricerche in Europa e il 67%  negli USA, mentre Facebook, sempre negli USA, controlla il 42% del mercato dei social media, secondo l’autorevole Economist.

Questa nuova classe di pionieri ha una forte influenza (non sempre ottenuta in maniera trasparente) nella evoluzione globale da società industriale a società dell’informazione.

Da rivoluzionari del digitale ora si interessano anche di risolvere altri problemi importanti dell’umanità, dall’inquinamento ai viaggi spaziali o la salute.

La rete di Mark Zuckerberg

La mappa che hanno creato i ricercatori della Share Labs ha al centro proprio Mark.

Potete vedere nella figura che i membri del consiglio di amministrazione di Facebook sono indicati nei riquadri con il bordo nero più spesso, mentre i dirigenti di primo e secondo livello sono identificabili dai box con sfondo nero o bianco.

le relazioni di Mark Zuckerberg

Grazie a questa mappa possiamo notare alcune connessioni che fanno riflettere: Mark Andreessen, per esempio, siede nel consiglio di amministrazione di Facebook, ma è anche titolare di una delle più importanti società di venture capital della Silicon valley, la Andreessen Horowitz, che lo collegano ad aziende come Foursquare, Groupon, Skype, Twitter, Ebay, AOL e GitHub.

Sicuramente un influencer con la I maiuscola, al punto che i ricercatori si domandano se le aziende della Silicon valley possano essere viste come un cartello e se il successo che hanno non sia conseguenza dei legami fra personaggi così influenti.

Un altro personaggio interessante è in basso a sinistra del grafico. Peter Thiel è membro del management di Facebook, ma anche uno dei primi investitori di Linkedin, co-fondatore di PayPal e altre aziende di venture capital. Una delle aziende da lui fondate, la Palantir Technologies che si occupa di software analitici, ebbe come clienti accertati nel 2013 enti come la CIA, FBI ed NSA, solo per citare alcuni tra quelli presenti nella lista rivelata da Techcrunch.

La Q-Tel, l’azienda di venture capital della CIA è stata tra i primi finanziatori della Palantir, e non è sorprendente che oggi, pur con qualche perplessità dei suoi colleghi, Thiel sia un consigliere di Donald Trump per ciò che riguarda la tecnologia.

Peter Thiel è uno dei più forti legami di Facebook con il mondo politico e governativo, ma non l’unico.

Erskine Bowles infatti fu anche capo dello staff alla Casa Bianca ed è membro della commissione per le riforme e responsabilità fiscale, una commissione che egli stesso aiutò a costituire nel 2010. Bowles è un legame forte con il Partito Democratico, una connessione importante tra mondo tecnologico, finanziario e politico. Un link che rende, ancora di più, evidente l’intreccio di interessi tra governo e industria.

Il tessuto sociale del web

Raffigurare la struttura dei legami personali e sociali di una azienda come Facebook è importante, secondo i ricercatori, per capire l’impatto dei social network nella nostra vita, nell’economia globale e nei diritti civili.

I forti legami e intrecci tra l’industria dei social e il potere politico non sono parte di un complotto globale di cooperazione tra élite, come alcuni suggeriscono, ma anche e sopratutto  il risultato dei forti legami personali tra persone specifiche. Legami che assicurano la sopravvivenza del sistema, immune ai cambiamenti politici che possano avvenire.

Alcune voci circolano già sulle presunte intenzioni di Mark Zuckerberg di candidarsi come Presidente degli Stati Uniti. Mark per ora smentisce, ma vedremo nel 2020 un manifesto elettorale come questo?

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Conoscere e descrivere questa rete di relazioni, concludono i ricercatori, rende più facile identificare la loro influenza nella società e, per tanto, nelle nostre vite.

I social network e Facebook in particolare hanno avuto indubbiamente un forte impatto nelle vite di ciascuno di noi. Non importa se semplici utenti, professionisti dei social media o Ninja come noi, indubbiamente sono molti gli aspetti positivi. Ma forse, hanno ragione loro della Share Labs, occorre anche vigilare sugli effetti meno positivi. Studiando bene le loro mappe.

Continuiamo a parlarne sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

Mashable Social Media Day: torna l’appuntamento più atteso del digital

È uno degli eventi internazionali più attesi del mondo digital: il Mashable Social Media Day torna anche quest’anno con relatori provenienti da tutto il mondo, che racconteranno, attraverso case study di successo, l’impatto del Web Marketing, del Social Media Marketing e delle nuove tecnologie sul business e sulle nostre vite.

Per la sua 4a edizione italiana, dal 19 al 21 ottobre a Milano, il Mashable Social Media Day raddoppia, aggiungendo anche i Digital Innovation Days all’evento: una tre giorni di pura innovazione per affrontare nuovi temi come Open Innovation, Lean Startup, Artificial Intelligence, Unconventional Marketing, eCommerce Strategy.

Relatori internazionali, Ambassador Program e Startup Competition: tutti gli ingredienti del Mashable Social Media Day

mashable social media day 3

Tre i relatori e protagonisti dell’evento: per Google Marianna GhirlandaHead of Creative Agencies;  Ivan Mazzoleni di MicrosoftBusiness Digital Transformation Lead; Anna Testa per Cisco – Sales Specialist Digitalization Innovation; Cornetto Algida con Vittorio CerulliGlobal Insight Business Partner per Unilever; TIM con Mariano TrediciniHead of Digital Communication.

Naturalmente non poteva mancare il contributo dei Ninja del Marketing, con lo speech di Adele Savarese – Chief Content Officer di Ninja Academy e quello di Luca La Mesa, Top Teacher di Ninja Academy.

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Inoltre, un’occasione speciale con l’Ambassador Program: i candidati ammessi al programma di ambassadorship avranno la possibilità di fare un’esperienza umana e professionale di valore, affiancando il team organizzativo e facendosi essi stessi portavoce dei contenuti e dei valori dell’evento. Un’opportunità unica per lavorare insieme ad un team internazionale, pieno di passione ed energia.

Infine, per completare l’evento dedicato quest’anno anche all’innovazione a tutto tondo, una Startup Competition a colpi di Pitch & Strategy. Ciascuna startup  avrà a disposizione da un minimo di tre a un massimo di cinque minuti per presentare alla giuria il proprio pitch e dovrà dimostrare, non solo di aver avuto una valida idea, ma anche di averla saputa sviluppare applicando strategie di business innovative,  con particolare attenzione alle modalità di creazione ed execution dei propri piani di marketing e go-to-market strategy. La Startup Competition è organizzata in partnership con TIM #WCAP Accelerator & Italian Angels for Growth.

Spazio al networking e al divertimento

mashable social media day 3

Accanto ai workshop e alla formazione, ci sarà spazio per momenti dedicati al networking, con tematiche specifiche come Instagram in ambito Food, Snapchat for Business, le Professioni del Futuro, Lego Seriuos Play.

Ma i Mashable Social Media Day sono anche uno spazio di divertimento, con uno strepitoso party di chiusura, organizzato in collaborazione con la community di imprenditori digitali più grande in Italia, Marketers.

Partecipa con gli sconti riservati ai Ninja!

Se gli ingredienti per rendere davvero imperdibile questo evento ci sono tutti, c’è un buon motivo in più per partecipare, con lo sconto del 30% dedicato ai lettori di Ninja Marketing.

Se invece sei tra gli iscritti del Social Media LIVE Program di Ninja Academy con Luca La Mesa per TE è riservato uno sconto del 50% per il Mashable SocialMediaDay Italy sul biglietto Full Pass 3 giorni per #SMDAYIT+#DIDAYS. (scrivi a socialmediadayit@gmail.com per usufruire dell’offerta)

 

 

Affrettati però, perché gli early bird stanno per terminare!

E se vuoi ancora altri buoni motivi per non perderti il Mashable Social Media Day, guarda questo video, siamo certi che correrai ad iscriverti 😉

Corso in Search Engine Marketing: scalare i motori di ricerca con SEO e Search Advertising

Come fanno alcune aziende a comparire sempre per prime su Google? Essere trovati dai potenziali clienti, più velocemente e facilmente della concorrenza, rappresenta una leva strategica del marketing digitale. Per scalare i motori di ricerca occorrono competenze specifiche.

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Corso Online in Search Engine Marketing + SEO & SEM Lab

Ninja Academy propone il Corso in Search Engine Marketing Marketing, formula Online + Aula Pratica (opzionale): un percorso formativo di alto livello, studiato per formare i partecipanti sulle strategie e sulle skill imprescindibili per essere raggiunti da clienti e prospect di qualità.

Dopo aver partecipato a questo Corso saprai:

  • Portare traffico di qualità ad un sito e migliorandone il business
  • Gestire il budget dedicato in ambito SEO & SEA
  • Integrare gli strumenti SEO & SEA ed il Content Marketing
  • Costruire la struttura delle campagne Inbound
  • Creare ed ottimizzare un account AdWords

Come funziona il Corso Online?

Il Corso Online con Gianpaolo Lorusso, Fabio Di Gaetano e Luca De Berardinis consente di ottenere competenze specifiche sui 3 pilastri chiave del Search Engine Marketing: Search Engine Optimization (SEO), Search Engine Advertising (SEA) e SEO Copywriting. Per massimizzare l’esperienza di apprendimento e consolidare al massimo le competenze trasmesse dal percorso in Search Engine Marketing, Ninja Academy aggiunge una Bonus Track gratuita di 5 ore formative On Demand extra con Matteo Polli e Marco Massara.

Puoi seguire le lezioni del Corso Online in diretta per gli appuntamenti Web Live, accedendo dal web ad un’aula virtuale.

  • La didattica è completamente online, erogata attraverso webinar in diretta
  • I Question Time sono progettati come momenti di confronto con i docenti in cui potrai esporre dubbi, richiedere approfondimenti e formulare domande in tempo reale
  • Se non puoi partecipare agli appuntamenti live nel giorno e all’orario prestabilito, Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
  • Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di Partecipazione

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Come funziona il SEO & SEM Lab?

A complemento del Corso Online, il SEO & SEM Lab [Milano, 1 e 2 dicembre 2017] guida i partecipanti nell’applicazione pratica delle competenze apprese al Corso Online. Zero teoria e 100% pratica: i due giorni di laboratorio hanno un taglio altamente pratico ed esperienziale, e sono dedicati ad esercitazioni e project work progettati parallelamente al Corso Online. POSTI LIMITATI

Leggi l’opinione di chi ha seguito le precedenti edizioni del corso:

Sono tanti i Guerrieri Ninja che hanno già trovato lavoro grazie ai nostri corsi, i più aggiornati e professionalizzanti del settore. Un esercito di talenti ha già sperimentato cosa voglia dire sbloccare il proprio potenziale da Ninja!

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Quali sono qui i vantaggi di seguire il Corso Ninja Academy?

  • Webinar live per apprendere tecniche e nozioni
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Be Ninja!

micro influencer

I micro-influencer? Persone normali, ecco come coinvolgerli

Perché un altro articolo che parla di influencer? In effetti il tema è stato ampiamente analizzato da varie prospettive.

Ciò che emerge dai numerosi articoli è che l’influencer marketing è uno dei fenomeni del momento e trova nei social media la sua massima espressione. È altrettanto noto che ci sono vari tipi di influenzatori che possono giocare un ruolo chiave all’interno delle strategie di marketing.

C’è infatti una “specie” di influencer che è sempre stata lì, sotto gli occhi delle aziende, e che si sta rivelando molto efficace, stiamo parlando dei micro-influencer. Quelli micro sono gli influenzatori della porta accanto, quelli che tra amici e follower arrivano al massimo 5 mila contatti, insomma, gente normale.

Le ultime pratiche di influencer marketing vanno proprio in questa direzione: anziché prosciugare il budget per arruolare pochi testimonial famosi, per un brand risulta essere più efficace creare una comunità attiva e ben più numerosa di ambasciatori volontari, in grado di arrivare al pubblico in maniera più diretta ma soprattutto autentica.

Perché quindi un altro articolo sugli influencer? Perché ora bisogna capire come gestire questi gruppi/team di supporter che si generano online; a tal proposito, il blog Jeffbullas ci fornisce alcuni consigli su come coinvolgere i vostri micro-influencer.

I micro-influencer non sono lavoratori dipendenti

Prima regola: gli ambasciatori del vostro brand non possono essere trattati come dipendenti. Essi hanno deciso di avvicinarsi perché si sentono rappresentati dai valori aziendali o perché amano i prodotti e, quando la passione diventa lavoro, c’è il rischio che la passione si indebolisca. L’approccio quindi è di evitare un meccanismo simile a quello lavorativo e di instaurare un clima informale e cercando altre forme di remunerazione più “intangibili” come ad esempio menzioni speciali o visibilità sui canali di comunicazione del brand.

micro influencer

Benvenuti a bordo

Immaginate di dover gestire un equipaggio in cui i passeggeri non arrivano tutti nello stesso momento; è opportuno ideare un sistema per favorire il processo d’ingresso dei nuovi arrivati pronti a supportare la vostra causa. In quest’ottica gli obiettivi principali da tenere in considerazione sono:

  • far leva sul senso di appartenenza;
  • trasferire la giusta motivazione;
  • comunicare chiaramente obiettivi e aspettative;
  • incentivare gli influenzatori a muovere i primi passi.

Il senso di comunità

I micro-influencer possono essere soggetti molto eterogenei tra loro; creare un senso di comunità sia online che offline è un’ottima modalità per mantenere gli influenzatori attivi e motivati. Il team dovrebbe essere gestito quindi con la logica della community in cui i membri possono confrontarsi ed instaurare delle relazioni.

Uno strumento molto efficace ed accessibile è la funzione “Gruppo Segreto” di Facebook, un gruppo di questo tipo è il luogo ideale sia per dar vita ad una comunità, sia per raccogliere feedback importanti sul vostro operato.

micro influencer

Rendere le cose facili

I micro-influencer che vi hanno dimostrato interesse, saranno propensi a condividere i contenuti inerenti al vostro brand; l’obiettivo in questo caso è quello di facilitare il più possibile questa pratica. Un suggerimento è di adottare un app di notifiche push da inviare al vostro team per suggerire quali contenuti condividere sui vari social media. In pratica, meno lavoro, più risultati.

Conclusioni

Autenticità, coinvolgimento e riconoscenza sono solo alcuni degli ingredienti necessari per gestire una comunità di influenzatori. La linea tra il successo e il fallimento di una campagna di influencer marketing è molto sottile; è perciò fondamentale che gli ambasciatori del vostro brand vengano considerati preziose risorse e che soprattutto si sentano adeguatamente valorizzati. Il tema è in continua evoluzione quindi non sarà di certo questo l’ultimo articolo sugli influencer! Noi intanto continueremo a parlarne sulla nostra pagina Facebook e sul gruppo di Linkedin.