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7 app di successo nate per la comunità LGBT

In questi anni gli App Store hanno registrato una crescita esponenziale. Ormai sono tantissime le app disponibili all’acquisto ed il numero è in costante crescita. Un mondo interamente virtuale, ma che in realtà non è isolato, al contrario è strettamente connesso con la società e con tutte le esigenze unite alle trasformazioni/evoluzioni di quest’ultima. Da qui la naturale comparsa di app dedicate alla comunità LGBT.

Queste app hanno pian piano acquisito una notevole importanza determinata soprattutto dal gran numero di download registrati in un arco temporale relativamente ristretto. Tutto ciò ha definito una crescita esponenziale del mercato di queste app, determinando a sua volta la pubblicazione di applicazioni ancor più complete e specifiche.

Sono numerose le applicazioni divenute un ‘must have’ nell’ambiente gay, ma da dove nasce l’esigenza di progettare app così specifiche? Un ambiente senza pregiudizi, dove poter essere ciò che si desidera essere è forse la chiave del successo di queste nuove applicazioni che sfruttano a 360 gradi le features dei nuovi device, come la geolocalizzazione e la messaggistica istantanea.

Le 12 app più apprezzate e innovative

In questi giorni ne abbiamo viste molte. Alcune famosissime ed altre meno. Ne abbiamo scelte 7 tra quelle più innovative ed apprezzate non solo in Italia, ma anche a livello internazionale.

Categoria: news

1) Bashing

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Bashing è un’applicazione ‘geniale’, ma purtroppo disponibile solo sul territorio belga e tiene traccia di tutti gli episodi di intolleranza che si verificano sul territorio. Si tratta di una mappa aggiornata in tempo reale dove ognuno può segnalare sconvenienti casi di omofobia, offrendone posizione e dettagli. Bashing ha offerto un vero e propri salto tecnologico, che ci auguriamo venga presto replicato in altre parti del mondo.

2) Edge

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Nella comunità LGBT  è fondamentale essere sempre aggiornati: negli Usa l’app  a proposito più diffusa è Edgeun’applicazione che raccoglie tantissime notizie della comunità strizzando un’occhio a star ed icone gay. Un’app completamente in inglese, ma che vale la pena seguire per non perdere le notizie più rilevanti dal mondo.

Categoria: intrattenimento

3) GIRL – Gay Internet Radio Live

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Cambiamo categoria e dedichiamoci ad un po’ di musica. Esistono innumerevoli stazioni di web radio dove poter ascoltare musica apprezzata dalla comunità LGBT, ma GIRL è certamente una delle stazione più apprezzate e famose.
Trasmette principalmente musica dance e gli ascoltatori sfiorano numeri incredibili.

Categoria: incontri

4) Mister X

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Mister X è una classica applicazione d’incontri online tra uomini over 30, ma con qualcosa in più. Difatti l’app ogni giorno, oltre a proporre dei profili in linea con i propri gusti, permette di poter scegliere per ognuno di essi un giudizio: mi piace, mi piace poco, non piace. Se il giudizio troverà una corrispondenza sarà la stessa applicazione ad incoraggiare l’interazione tra i 2 profili aprendo una conversazione privata. Un’idea semplice, ma vincente che ha reso Mister X un’applicazione con migliaia di download.

5) Scruff

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Anche in questo caso si tratta di un app d’incontri, ma anch’essa nasconde una peculiarità. Si tratta di un app per poter incontrare dei partner ‘orsi’ . Scruff è un’applicazione che ha registrato un grande successo soprattutto negli States e che ogni registra un gran numero di download grazie al supporto di costanti aggiornamenti.

Categoria: travel

6) Gay Cities

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Gay Cities non è di certo tra le applicazioni pubblicate negli ultimi mesi, ma resta un must have per scoprire e pub, hotels e ristoranti che potremmo definire Gay Friendly. Un’app unica nel suo genere e che sin da subito ha registrato un notevole successo. Ad oggi vanta numerosissimi download e il motivo di questa buon riuscita dell’app è certamente la possibilità di consultare le recensioni e di visualizzare le attività segnalate in correlazione alla propria geolocalizzazione.

 

7) Misterb&b

Quest’applicazione è forse la più innovativa nella categoria travel. Si ispira all’app Airbnb con la quale condivide numerose caratteristiche. Si tratta di una piattaforma di noleggio di appartamenti dedicata unicamente alla comunità LGBTQ. Assicura a tutti gli utenti il noleggio unicamente in paesi in cui l’omosessualità è legale (una garanzia sottovalutata sin ora da tutte le app già presenti negli store) ed in più affittuari ed ospiti condividono sull’app gli stessi spazi, innescando in questo modo un’interazione creativa e costruttiva a vantaggio di tutti.

Termina così il nostro coloratissimo viaggio nel mondo delle app dedicate alla comunità LGBT. Un settore in continua evoluzione, che registra interessanti salti in avanti grazie all’ottimizzazione delle ultime novità tecnologiche.
E tu quali altre novità in ambito tech avresti evidenziato nell’articolo?

Il fenomeno del Badvertising: cos’è e perché sembra contagiare molti brand

Sin dal momento della nascita della pubblicità, qualsiasi tipo di advertising viene prodotto e diffuso con uno scopo ben preciso: scatenare una reazione nel consumatore. Di che tipo? Nella maggior parte dei casi l’obiettivo principale è quello di entrare nelle fasi del buyer’s journey e condizionare la decisione di acquisto dell’utente.

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Ma non solo: le grandi aziende hanno cominciato ad utilizzare la pubblicità come mezzo per aumentare la propria brand awareness, veicolando un tipo di messaggio che non punta direttamente e solamente alla vendita di un prodotto. Questo avviene soprattutto nel mondo digital, dove il sogno di ogni marketer è principalmente uno: il loro contenuto pubblicitario diventi virale.

Ormai sembra quasi che la vendita del proprio prodotto o servizio sia passata in secondo piano, lasciando spazio ad una nuova e unica regola: “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” come diceva il saggio Oscar Wilde.

Ed è proprio questo il problema!

Campagna pubblicitaria di un detersivo per lavatrice diffusa in Cina e diventata virale sui social media nel 2016.

I brand sono così preoccupati che si parli di loro sul web, che la qualità del messaggio trasmesso perde quasi del tutto la sua importanza. Dalla scelta discutibile di un influencer, all’utilizzo del mezzo di comunicazione inadeguato fino alla creazione di un vero e proprio epic fail: continuano a spuntare esempi pessimi di pubblicità, che però riescono a diventare virali proprio grazie al loro inadeguatezza.

LEGGI ANCHE: Perché Pepsi ha ritirato il suo ultimo spot con Kendall Jenner?

Annunci, spot e campagne velate di razzismo, xenofobia, omofobia, maschilismo, condite dei peggiori clichés e stereotipi : viene spontaneo domandarsi se alcuni marketers prendano troppo alla leggera temi evidentemente sensibili, oppure producano di proposito un tipo di advertising con l’obiettivo di attirare l’attenzione, anche se negativa, sul brand.

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Post apparso sulla pagina Facebook Middle East del brand Nivea, prontamente rimosso dopo le accuse di razzismo.

Ma questo tipo di creatività “negativa” riesce davvero ad ottenere un effetto positivo sulle vendite?

Può capitare che venga prodotta e diffusa una pubblicità scorretta, ricordiamoci che sbagliare è umano e sicuramente i marketing manager non sono immuni da eventuali errori, ma quando perseverare diventa diabolico?

Forse rischiare di intaccare negativamente la propria brand awareness solo per alimentare un social media buzz temporaneo (e ammettiamolo – di pessimo gusto) non ne vale proprio la pena.

Esiste una linea sottile che divide l’advertising e il badvertising: cari marketers, anche se – nel breve periodo – questa nuova e attraente strategia sembra portare benefici in termini di viralizzazione dei vostri contenuti, ricordatevi che il web non perdona e soprattutto non dimentica!

Infographic

Cinque punti per realizzare un’infografica efficace

L’aspetto visuale per un progetto di content marketing è sicuramente di estrema importanza, specie se si pensa all’utilizzo di strumenti come le infografiche. Incluse in numerose strategie di marketing, infatti, provano il fatto che si sta diffondendo molto il voler trasmettere i dati in formato grafico, seguendo una tematica particolare o le sequenze di una storia curiosa. Anche istituzioni come il Content Marketing Institute (CMI) confermano questa linea di tendenza, e alcune statistiche dimostrano anche come diverse organizzazioni ottengono molto successo impiegando questa strada, con le infografiche che vengono apprezzate e condivise molto di più rispetto ad altre forme di contenuto.

Come creare un’infografica efficace e ottenerne i massimi risultati? Ecco cinque utili punti da seguire nel percorso di visual design da dedicare alla strategia in questione:

1. Mi serve un’infografica?

Ecco la domanda da porsi: prima di pensare all’idea, al design, all’aspetto visivo della rappresentazione di ciò che si vuole trasmettere, infatti, è bene fare un passo indietro, e riflettere proprio sul bisogno, o meno, che i propri contenuti hanno di essere comunicati attraverso un’infografica. Come per qualsiasi altro elemento, infatti, bisognerebbe concentrarsi sugli obiettivi che si vogliono perseguire e i risultati che si vogliono ottenere dal tempo, dagli sforzi e dalle risorse che servono per produrre questo tipo di strategia.

I benefici derivanti dalle infografiche sono molti. Basti pensare al modo in cui stravolgono i contenuti: in un blog in cui ciò che viene comunicato viene fatto sotto la forma di pesanti parole, un’infografica può essere un modo curioso e accattivante di proporre qualcosa al di fuori dalle righe, riassumendo molti concetti in un’unico risultato. Inoltre, essa può contribuire a migliorare la propria brand awareness, poiché includendo caratteristiche peculiari del brand per cui viene prodotta, come i colori e il logo, risulterà coerente in fase di promozione, con l’audience che viene esposta in modo creativo ai contenuti del brand. Portando beneficio alla SEO, poi, avendo la potenzialità di risultare un tipo di contenuto estremamente virale e portando così la possibilità di generare link in entrata al sito web del proprio brand, migliorerà anche la brand reputation. In aggiunta, l’infografica è sicuramente uno dei contenuti migliori da proporre in fase di promozione, soprattutto sui social media: un must-follow brand sui social sicuramente utilizza questa strategia, che gli permette di guadagnare innumerevoli likes, condivisioni e click sul post.

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2. Identificare gli argomenti e le tematiche da proporre

Dopo aver preso la decisione di comunicare in modo visuale i propri contenuti mediante l’utilizzo di un’infografica, è necessario pensare agli argomenti da proporre e alle tematiche da seguire. Uno dei metodi da poter utilizzare è sicuramente quello di intervenire mediante strumenti di Web Analytics, che consentono di definire con precisione gli argomenti che combaciano di più con gli interessi dell’audience. Piattaforme come Google Analytics, Google Search Console, e BuzzSumo la fanno dunque da padrone, in questa fase.

3. Raccogliere i dati

Sicuramente la parte più importante di un’infografica è ciò che sottintende la parola “info”. La fase in cui essere più precisi e metodici è infatti quella di raccolta dei dati, che devono essere di forte supporto alle tematiche scelte. Naturalmente, prima di compiere sforzi online, è consigliabile ottenere quei dati che si collegano direttamente alla realtà per cui l’infografica viene creata. Contenuti interni all’azienda, quindi, come documenti ufficiali o statistiche interne, costituiscono dati di primaria importanza. In seguito, è bene informarsi sugli argomenti che si tratterà anche mediante ricerche sul web, generando risorse secondarie utili a completare il lavoro. Affidarsi a journal, studi di ricerca, lavori in campo accademico possono essere delle ottime risorse.

Alcuni promemoria quando si utilizzano risorse esterne per ottenere dati utili allo sviluppo di un’infografica:

  • Usare dati recenti. Risorse datate potrebbero sembrare un espediente per ingannare l’audience;
  • Usare dati precisi. Controllare che le cifre siano quelle esatte, e che queste ultime provengano da fonti affidabili;
  • Quando possibile, trovare e utilizzare dati originali. Online è presente un’infinita mole di contenuti, può essere facile collegarsi a una risorsa diversa dall’originale.

Dati

4. Inventare una storia

Come presentare i dati raccolti? Creare un’infografica è simile a scrivere un post su un blog. Cominciare con un’introduzione che pone le basi per il resto dello studio è, quindi, un ottimo inizio. Da lì in poi, però, l’infografica deve comunicare come se fosse un flusso continuo, se seguisse una storia con una degna conclusione.

I protagonisti della storia devono essere i dati raccolti, che dettano i ritmi di ciò che viene raccontato. Utilizzando i dati si deve far capire cosa si vuole comunicare. Dopo aver messo insieme gli elementi che si è raccolto e si è formata una storia, è bene confrontarsi con le altre figure nel proprio team di lavoro, in modo da essere sicuri che la storia che si vuole raccontare venga compresa e possa raggiungere gli effetti desiderati nell’audience.

5. Dall’idea all’aspetto visuale: design

L’aspetto visuale è, naturalmente, essenziale in un’infografica, ma può dipendere da numerosi fattori, come il budget e le risorse disponibili. Avere a disposizione un team di design creativo all’interno della propria realtà è sicuramente un vantaggio, sia per quanto riguarda l’organizzazione generale, poiché possederà sicuramente le nozioni adatte a comunicare nel modo corretto il brand e il suo stile, sia in termini di budget. In alternativa rivolgersi all’esterno è un’ottima idea per garantirsi un risultato adeguato alle aspettative. Naturalmente, ci sono anche molti strumenti che aiutano a creare infografiche accattivanti in modo autonomo (da segnalare software online open source come PiktochartCanva o Venngage). L’importante è che il risultato sia conforme alla storia che si è prodotta, facendo risaltare i dati raccolti, essendo loro ciò su cui si basa quello che vogliamo comunicare.

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Anche se a volte può sembrare difficoltoso addentrarsi nella creazione di un’infografica, seguire questi cinque punti può essere un ottimo approccio per migliorare la brand awareness e l’immagine della propria realtà. Per un po’ di ispirazione, potrebbe essere utile consultare questi post di KoMarketing, che offrono esempi interessanti soprattutto nel campo del Content Marketing:

La trasformazione digitale di Hasbro

Hasbro è la seconda più grande azienda di giocattoli al mondo e dalla fine del 2012 ha iniziato ad interessarsi al mondo dei data per cambiare le proprie strategie pubblicitarie e di social media marketing.

Le ricerche interne avevano mostrato infatti come l’azienda non prestasse sufficientemente attenzione ai bambini di tutte le fasce di età, includendo mamme e papà.

Ginny McCormick, VP Integrated Media & Promotion nella sede di Rhode Island di Hasbro, ha dichiarato che finalmente hanno iniziato a capire dove e come i propri consumatori effettuano gli acquisti online, grazie alle analisi ricavate dai dati.

I risultati ottenuti negli ultimi quattro anni confermano la validità delle scelte strategiche: il fatturato delle vendite è aumentato di quasi 1 miliardo di dollari e, per la prima volta in 93 anni, nel 2016 sono stati raggiunti i 5 miliardi di dollari di vendite. La trasformazione digitale è il cuore pulsante di questo successo. 

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Vediamo ora insieme quali sono gli elementi che hanno permesso e guidato la trasformazione digitale operata da Hasbro.

Fattori chiave della trasformazione digitale di Hasbro

1. Ad tech

Il miglioramento della qualità della targettizzazione è stato un passo fondamentale per la trasformazione digitale dell’azienda.

L’utilizzo della piattaforma Criteo, ha permesso un return of investement della spesa pubblicitaria pari al 1,100%, per un totale di circa 63 mila impression.

La possibilità di sapere quando e dove i consumatori acquistano, quali categorie di giocattoli cercano, permette ad Hasbro di mettere tali prodotti in cima alla lista e aumenta la possibilità di convertire un genitore alla fase d’acquisto, e di conseguenza di aumentare le vendite.

2. Omnicanalità

Omnicanalità, la gestione dei canali funzionale alla creazione un’esperienza fluida per il cliente finale, per Hasbro e i suoi partner commerciali significa concentrarsi sulle diverse opzioni a disposizione dei consumatori all’interno delle piattaforme di shopping.

Per il lancio del nuovo film di Transformers: The Last Knight (uscita in USA prevista per il 21 giugno) Hasbro sta lavorando a livello nazionale con Walmart per creare degli experience tour all’interno degli store con activation digitale.

 

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Con Amazon invece sta per lanciare il servizio di “Game Night Delivery“, che permetterà di ordinare giochi da tavolo e riceverli entro 2 ore direttamente sulla porta di casa.

3. Social Media

Per quanto riguarda l’utilizzo dei social media, Facebook è la rete sociale in cui Hasbro ha deciso di investire maggiormente.

Presente sulla piattaforma con sette dei propri brand, ha realizzato una serie di campagne interattive capaci di attirare l’attenzione di circa 20 milioni di fan. Ad ogni modo, la trasformazione digital comprende una moltitudine di pubblicità social e la creazione di audience su Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e Snapchat.

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A gennaio, sul canale YouTube di Hasbro è stata lanciata una webserie chiamata Hanazuki, i cui personaggi bizzarri hanno attirato circa 1 milione di iscritti sul canale, e il primo episodio ha registrato quasi 4 milioni di visualizzazioni.

Per finire a settembre avrà luogo Hascon, il primo evento in stile ComicCon, dedicato alle famiglie dove si celebreranno i marchi iconici di Hasbro tra cui Transformers e My Little Pony.

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Come e dove trovare le idee giuste per i tuoi contenuti social

A quanti di voi sarà capitato di trovarsi senza ispirazione e con le dita atrofizzate sulla tastiera in cerca di contenuti interessanti e virali da pubblicare? Tranquilli, la sindrome del foglio bianco è più comune di quanto pensiate. Qualcuno potrà storcere il naso davanti a questa affermazione considerando che in un solo minuto su Facebook sono pubblicati circa 41mila post, su Twitter  278mila tweet da 140 caratteri mentre su Instagram, il social per la condivisione di immagini per eccellenza vengono pubblicate circa 3600 foto al secondo.

E i blog, i detentori di contenuti per eccellenza? Bene, su WordPress, oggi la piattaforma più diffusa, ogni minuto si aggiungono  circa 347 nuovi post. Stessa cosa per Snapchat, le storie divertenti e temporanee che si autodistruggono sono circa 104mila al minuto. Numeri da capogiro se si pensa che la maggior parte di questi contenuti sono tutti diversi tra loro.

Contenuti per i social media

Questo post è per voi cari creativi, content creator e social media manager, è per chi si trova quotidianamente a combattere la battaglia contro l’originalità e la viralità a tutti i costi. Oggi vogliamo parlarvi di come e dove cercare contenuti e ispirazioni per le proprie attività di content creation e social media management.

Alcuni di questi consigli vi sembreranno banali e scontati, ma molto spesso è dalle intuizioni più semplici che nascono belle idee. Ma andiamo con ordine.

LEGGI ANCHE: Come creare un social media content plan di successo in poche e semplici mosse

Sfruttate l’immenso potere social di Google

Se è il motore di ricerca più utilizzato al mondo, ci sarà un motivo. E il motivo è che è fonte inesauribile di notizie, informazioni, approfondimenti e chi più ne ha più ne metta, pensate che  ci aggiriamo intorno ai 40-60 miliardi di ricerche al mese.  Quello che vi consigliamo di fare come prima buona pratica è capire quello che si dice nel mondo intorno all’argomento di cui vorreste parlare.

Ma non è tutto, Google anticipa quello che state pensando di cercare dandovi già degli spunti e delle ricerche frequenti già effettuate da altri utenti.

Capire e dare un’occhiata, anche in modo elementare, a quello che gli utenti cercano su un dato argomento potrebbe risultare molto utile in caso di grande vuoto.

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Date un’occhiata a blog di settore

I blog, sopratutto di settore sono un’infinita risorsa per scovare notizie interessanti dal mondo. Cercate e seguite in modo costante tutti quelli che parlano di argomenti di vostro interesse. Createvi una lista personalizzata di top blog (un feedly potrebbe essere la scelta giusta) e consultatela quotidianamente, appena arrivate in ufficio o appena accendete il pc.

Accertatevi che i blog siano gestiti da fonti autorevoli e non limitatevi a quelli in lingua italiana, molto spesso notizie nuove e fresche arrivano da oltre oceano.  Ma il post blog non è tutto, andate oltre. Dove? Nei commenti ai post. Domande e riflessioni degli utenti potrebbero offrirvi spunti ancora migliori.

Sfogliate libri di testo, ebook e riviste

il consiglio vi sembrerà troppo vintage? Niente di più sbagliato. Sfogliate le pagine di una bella rivista illustrata, rileggete i passi dei libri che più vi hanno colpito oppure informatevi online sui testi che potrebbero fare al caso vostro e fateli arrivare direttamente sul vostro ebook rider. Testi, immagini, parole, colori potrebbero essere ottimi fonti di ispirazione.

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LEGGI ANCHE: 6 falsi miti da sfatare sulla creazione di contenuti per Facebook

Approfondite studi, numeri, dati e ricerche

Inseritevi nelle mailing list di istituti di ricerca, blog che si occupano di studi e analisi e scaricate sul vostro pc le più importanti ricerche aggiornate sul settore di cui avete necessità di creare contenuti. Utilizzate i dati per contestualizzare un post, un discorso sul blog o anche un semplice tweet.

Sbirciate  e monitorate i competitor

E questo non vuol dire copiate, ma semplicemente capire come gira il mondo intorno a voi. Cosa pubblicano gli altri?  Ottengono risultati? Piace agli utenti? Che tipo di feedback riescono ad ottenere? Cercate di capire, dunque, cosa fanno gli altri, se funziona la loro strategia e come inserirsi con contenuti simili nel flusso social. Sbirciate sopratutto chi ritenete un gradino sopra di voi e verificate dove fallisce la vostra ricerca di contenuti.

Non dimenticate di fare un giro su Youtube

Youtube è il secondo motore di ricerca (dopo Google) più usato al mondo. Il traffico di Youtube rappresenta il 10% del totale del traffico sul web. Ogni giorno vi sono 2 miliardi di visualizzazioni video. Ancora vi state chiedendo perchè fare un giro su Youtube per cercare idee? La risposta è semplice: é qui che trovate le nuove tendenze, contenuti virali  e divertenti! Buona perlustrazione!

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Approfittate di tool personalizzati per la ricerca

Esistono, sono utili, perchè non utilizzarli? Se proprio vagate sui sentieri più oscuri della creatività l’utilizzo di tool per la ricerca potrebbe esservi più utile della chiamata a casa.  Di quali tool e strumenti vi parliamo? Di BuzzSumo, Quora, Ubersuggest e il buon caro vecchio Wikipedia e Google Alert.

Che ne pensate?  Ore non vi rimane che provare! Avete altri spunti da suggerirci e condividere con la nostra community? Aspettiamo i vostri commenti. Dove? Naturalmente, sulla nostra fanpage di Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn.

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Nuovo traguardo di Netflix: in USA ha più utenti della tv via cavo

Iniziamo dalle conclusioni: lo streaming ha capovolto lo scenario dell’intrattenimento, e a guidare l’attacco è stato Netflix.

A dimostrarlo sono i numeri del popolare servizio di streaming, che negli ultimi cinque anni ha raddoppiato la base degli abbonati.

Non solo, perché negli ultimi giorni Netflix ha potuto fregiarsi di una vittoria simbolica sui più grandi fornitori statunitensi di servizi via cavo: secondo le ricerche, Netflix USA ha più iscritti (per la precisione, 50,85 milioni) del numero totale dei clienti delle maggiori compagnie via cavo del Paese (che si ferma a 48,61 milioni).

 

Lo studio sugli ultimi dati

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I due dati vengono rispettivamente dal report trimestrale sui guadagni di Netflix e da uno studio pubblicato il mese scorso dal Leichtman Research Group, che ha stimato la base di iscritti delle sei più grandi compagnie via cavo USA (guidate da Comcast e Charter Communications).

Se volessimo mettere i puntini sulle i, dovremmo dire che il dato che elegge Netflix primo nella competizione tra streaming e cavo non prende in considerazione il numero degli iscritti alle tv satellitari, e nemmeno gli spettatori della televisione generalista. Ma il numero rappresenta comunque un traguardo significativo per Netflix contro i fornitori della tv tradizionale.

La ricerca del gruppo Leichtman ha stimato che le maggiori compagnie via cavo hanno perso più di centomila iscritti nell’ultimo trimestre fiscale, mentre ad Aprile Netflix ha dichiarato di aver guadagnato 1,4 milioni di utenti nello stesso periodo, e continua a macinare abbonamenti che potrebbero farle raggiungere i 51,5 milioni entro il mese prossimo.

 

Netflix e il resto del mondo

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Non sempre Netflix è in grado di accrescere il numero totale degli abbonati così rapidamente da soddisfare i suoi azionisti, ma la compagnia mantiene comunque un enorme vantaggio rispetto alle rivali digitali, costituendo da sola il 75% di tutti gli utenti dello streaming video.

In effetti, non è l’unica compagnia di streaming digitale a incanalare successi: le rivali digitali Amazon, Hulu e YouTube continuano comunque ad accrescere gli abbonati, soprattutto quando sfidano la potenza numero uno dello streaming.

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Per quanto riguarda l’estero, Netflix sta facendo notevoli progressi, distribuendo il suo servizio in 190 Paesi. Prossimamente la società dovrebbe poter annunciare di aver superato i 100 milioni di abbonati in tutto il mondo.

E nonostante questo, nessun accenno al rinnovo di Sense8.

Da oggi puoi pianificare campagne mobile su Snapchat con Hic Mobile

Sempre attenta ad intercettare i fenomeni internazionali del mercato digitale per introdurre continue novità sul mercato italiano del mobile advertising, Hic Mobile si è aggiudicata l’opportunità di realizzare dall’Italia campagne mobile su Snapchat grazie ad una partnership con MakeMeReach.

Finalmente, anche in Italia è quindi possibile pianificare annunci pubblicitari sul social preferito dalle nuove generazioni, con oltre 200 milioni di utenti nel mondo – attivi per il 30% in Europa, per il 46% negli Stati Uniti e per il 20% nel resto del mondo.

Le campagne su Snapchat potranno essere programmate sia in Italia, che all’estero e potranno essere declinate con banner e/o video posizionati all’interno delle “storie”, format di successo tipico del social network. In media il 60% delle storie, oltre 500 milioni a livello mondiale, viene visualizzato con l’audio acceso. 

Qualche numero su Snapchat: il 63% degli user ha meno di 34 anni, si connette ogni giorno alla piattaforma in media per 30 minuti ed è molto ben disposto verso i messaggi pubblicitari, percepiti come non-intrusivi anche  perché skippabili se non graditi.

In linea con la strategia di continua innovazione che contraddistingue Hic Mobile, ecco il primo di molti importanti lanci di prodotto pianificati per il 2017”, commenta soddisfatto Max Willinger, co-founder della società milanese insieme a Enrico Majer. “Questa opportunità ci permette di consolidare sempre di più la nostra offerta mobile advertising.

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Quali sono i brand più influenti in Italia nel 2017?

Anche quest’anno IPSOS ha presentato il suo studio sui brand più influenti, “The Most Influential Brands 2017, un’indagine a livello globale per comprendere l’impatto delle marche sulla nostra vita quotidiana.

In particolare, il report di quest’anno ha voluto evidenziare le differenze generazionali nel rapporto che i consumatori instaurano con i brand. In quest’ottica, i risultati della ricerca sono stati tarati su due specifici target: da un lato i Millennial (9 milioni di Italiani fra i 22 e i 34 anni) e dall’altro i Boomer (15 milioni di italiani fra i 52 e i 70 anni).

brand più influenti 2017

Credits: Depositphotos #25641143

Millennial e Boomer, due relazioni diverse con i brand

Mentre i Millennial rappresentano i consumatori del futuro, da conquistare e fidelizzare già a partire dalle prime scelte compiute, i Boomer, oltre ad essere il target con la più ampia capacità di spesa, custodiscono la memoria storica delle marche e per questo, mantengono con esse relazioni altamente emozionali.

Lo studio ha preso in considerazione i mezzi di comunicazione e il rapporto che Boomer e Millennial hanno con essi e le differenze principali non tanto nella preferenza del mezzo, quanto nella modalità di fruizione.

In generale, infatti, i consumatori più giovani sono più distratti durante l’utilizzo dei vari media e lo sono in particolar modo quando il medium di cui stanno fruendo è la televisione, ma sono più attenti a recensioni e prezzo.

I Boomer, invece, attribuiscono maggior valore alle marche e alla genuinità.

Inoltre, nel vero e proprio rapporto con i brand, differiscono per i motivi che li spingono alla scelta di un marchio. Mentre i Millennial sono più sensibili alle raccomandazioni di famiglia, amici ed esperti, i Boomer valutano ancora come molto importante la reputazione della marca.

Ipsos MIB 2017 top 10 generale Visual orizzontale

“Most Influential Brands 2017”: i parametri della ricerca

Lo studio è stato svolto in 19 paesi, e in particolare in Italia, dove è stato intervistato online un campione rappresentativo di 4.000 adulti.

Gli intervistati sono stati invitati ad esprimere la loro percezione nei confronti di un panel di 100 brand selezionati in base a quote di mercato, investimenti pubblicitari e rilevanza complessiva sullo scenario nazionale.

Le categorie merceologiche coinvolte nell’indagine includono: food, automotive, travel, device, retail, digital-social, sport-fashion, tv & entertainment, telco, banking – insurance, QSR & supermarket, alcoholic drinks, soft drinks, editoria, coffee, utilities e betting.

Dall’analisi generazionale sull’influenza dei brand in base alla categoria di appartenenza sono emerse due classifiche differenti.

I Millennial hanno un’affinità particolare con le categorie

  1. digital-social
  2. device
  3. telco
  4. travel
  5. retail
  6. food

Dall’altra parte, i Boomer riservano più spazio nel loro quotidiano a

  1. device
  2. digital-social
  3. retail
  4. food
  5. coffee
  6. TV & entertainment

Cinque, invece, i fattori chiave che determinano l’influenza di una marca sulla vita quotidiana dei consumatori:

  1. Engagement (coinvolgimento)
  2. Leading edge (innovazione, capacità di far tendenza)
  3. Trust (fiducia, affidabilità)
  4. Corporate citizenship (impegno e ruolo sociale)
  5. Presence (presenza)

Un ultimo interessante dato, riguarda le caratteristiche più importanti nei brand per i due diversi gruppi di consumatori: quelli più maturi hanno definito più frequentemente con aggettivi di affidabilità, fiducia e impegno sociale marche note per l’heritage storico come Mutti, Lavazza, Parmigiano Reggiano e Rana.

I pubblici più giovani hanno invece identificato in modo più ricorrente con aggettivi riferiti all’innovazione e al coinvolgimento, aziende dalla storia più recente come AirBnb, Ryanair, Instagram e H&M.

In questa evidente polarizzazione rispetto all’età dei target di riferimento per molti brand presenti in classifica, l’indagine ha anche evidenziato una zona franca, comprendente alcune marche capaci di prescindere dal fattore “età” e di accomunare la scelta di due cluster così differenti fra loro.

Un esempio? I brand capaci di coniugare innovazione e solidità come Nike, Whatsapp e Huawei.

“Ogni giorno ognuno di noi interagisce con una pluralità di marche e queste esercitano su ciascuno un impatto diverso, a seconda delle nostre caratteristiche personali e delle loro peculiarità. Il nostro obiettivo è quello di definire quanto i brand sono in grado di polarizzare l’interesse del consumatore in base ai tratti che li caratterizzano, in modo da fornire spunti di riflessione utili all’instaurazione di un rapporto intenso e duraturo con il proprio target di riferimento ”, ha commentato Jennifer Hubber, CEO Ipsos Italia.

La Top 10 per Boomer e Millennial

Specchio della società dei nostri giorni la classifica dei primi dieci brand particolarmente riconosciuti dai consumatori italiani per la loro influenza, racconta una sempre più evidente attenzione per la dimensione tecnologica della vita quotidiana. Una dimensione in cui i brand che ne sono emblema fungono da facilitatori di relazioni e processi e si rendono sempre più indispensabili per ognuno di noi.

Ecco quindi i dieci brand che risultano i primi per influenza in Italia nelle preferenze di Boomer e Millennial.

Ipsos MIB 2017 top 10 Millennials Visual orizzontale

Ipsos MIB 2017 top 10 Boomers Visual orizzontale

7 tipi di utenti WhatsApp (+1)

Noi della generazione di MSN sappiamo quanto un servizio di messaggistica possa essere importante e come definisca i costumi di intere generazioni. Non è vero che l’era di MSN e i suoi trilli sia solo un ricordo: adesso abbiamo WhatsApp e le sue spunte blu, e che lo si voglia o no è l’istant messaging a definire il ritmo delle nostre comunicazioni.

Non tutti, però, usiamo l’app allo stesso modo: abbiamo individuato almeno 7 (+1) archetipi diversi di utenti.

Il Silenzio degli innocenti

Partiamo dalla categoria peggiore di tutte, quella per cui bisognerebbe pensare un girone dell’inferno, quelli per cui ci vorrebbe una penalty: quelli della spunta blu. Loro leggono e non rispondono. Leggono e decidono di ignorarti. Così, senza nessuna ragione apparente. Che voi gli abbiate scritto “Ti amo” o semplicemente “Ordiniamo cinese stasera?” loro visualizzano e niente. Gli riscrivete, “Per me gamberi funghi e bambù” e loro visualizzano di nuovo e niente.

I più sadici di questa categoria, gli Hannibal, appaiono perennemente come online pur non rispondendo.

Il Pragmatico

Il pragmatico è una razza strana di digitatore di WhatsApp. Lo potete riconoscere perché impiega tempi biblici nel leggere il vostro messaggio e per rispondere. “Io prendo i tagliolini ai frutti di mare e pollo alle mandorle”, lui legge, spunta blu, poi scrive per dieci minuti e voi lì a fissare la scritta ondeggiante sta scrivendo per poi apparirvi il messaggio di “Ok per me”. COSA? Cos’è okey per te? Tu non mangi? Non vuoi il cinese? Sei a casa stasera? Insomma, vi gettano in un inferno di domande senza risposte. Per loro è ok così.

Il dittafono di Louis Litt

Abbiamo sempre ammirato questo uso un po’ poetico e un po’ pazzo di Louis Litt (Suits, ndr) del suo prestigioso dittafono nero per riordinare idee, appuntarsi intuizioni o semplicemente parlare per ore al buio in una stanza dei suoi segreti più intimi con lunghe pause di silenzio in cui si sente distintamente un singhiozzo e un sospiro. Ebbene, miei cari, compratevi un dittafono e non mandateci quattro note vocali di 5 minuti ognuna. Sopra i 60 secondi la nota vocale è automaticamente considerata illegale e rimossa.

Se è una cosa lunga chiamateci o vediamoci per un caffè, anche perché non fatevi illusioni, le vostre note vocali lunghe sono come i porno con una storia: è tutto un play forward per arrivare al clou.

Premio Bancarella

Per alcuni la scrittura è semplicemente un potente mezzo per esprimersi, un veicolo per rendere vividi sentimenti e pensieri profondissimi. “Ci dividiamo un involtino primavera?” e ti scrivono il racconto tristissimo della loro infanzia di quella volta che un involtino primavera segnò la tragica fine di Pucci il gatto persiano della zia Fifina. Tratto da una storia vera.

Voglio fare un gioco con te

C’è una festa: creiamo un gruppo WhatsApp. Usciamo nel weekend: creiamo un gruppo WhatsApp. Compriamo il regalo a Camilla: creiamo un gruppo WhatsApp. È finita la carta igienica in casa: creiamo un gruppo WhatsApp.

Ognuno di voi ha nel gruppo lo psicopatico dei gruppi WhatsApp, per lui i gruppi WhatsApp non sono mai abbastanza, ne vuole tanti, altri, a milioni. E poi, è proprio lui il primo ad abbandonarli relegando te in un inferno di notifiche senza fine.

M’illumino d’immenso

A scuola ci è sempre piaciuto quella parte del programma scolastico in cui si studiavano gli ermetici. Dopo mesi a imparare a memoria perifrasi di poesie lunghissime, poemi di sette pagine, la Divina Commedia, arrivare agli ermeneutici era una vera e propria boccata d’aria. A loro contrario questi utenti sono una vera e propria boccata d’ansia. Loro rispondono UNA. CAVOLO. DI. PAROLA. ALLA. VOLTA.

Fast and Furious

Infine, ci sono quelli a cui scrivi “Cinese a casa?” e loro ti rispondono dopo un secondo incollandoti lo screenshot della ricevuta di ordine su Just Eat. Loro sono i più inquietanti di tutti: stringi il telefono al petto e ti volti lentamente a controllareche  alle tue spalle non ci sia nessuno, così come ricordavi fosse.

Loro sono ovunque. Loro hanno milioni occhi e le dita più veloci del West.

Il Contatto di lavoro

Avevamo consegnato l’articolo quando ci è arrivata una notifica WhatsApp. Era un cliente. Abbiammo cliccato sull’icona e abbiamo visto una magnifica foto di lui con un cerchietto di peli rosa con due peni trionfanti. E lo status “Il marchese del grillo”.

Ecco ora che WhatsApp è diventata una potente arma di lavoro, vorrei ricordarvi che le vostre profilo non le vedono solo i vostri amici.

E voi, che animale da WhatsApp siete? Ditecelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

Sharewood, la piattaforma di sharing economy per sportivi

Da Tarifa, con il desiderio di fare surf in un mare unico, ad Amsterdam, dove si sono aggiudicati il premio People’s Choice Award di fronte ai big player del turismo come Booking.com e Tripadvisor. Una storia fatta di crescita e di tappe importanti, quella di Sharewood, la startup di noleggio tra privati di attrezzature outdoor, raccontata qui con le parole di Piercarlo Mansueto, CEO della startup.

Sharewood non è solo sharing economy di attrezzature sportive, ma un vero e proprio social network di sportivi che condividono con gli altri iscritti esperienze di viaggio, magari vissute proprio grazie alle attrezzature noleggiate.

Sharewood è nata durante una vacanza, ma poi si è trasformata in un vero e proprio business pluripremiato: qual è la vostra storia?

Foto team Sharewood

La nostra storia nasce con un aneddoto che riguarda il nostro CEO: qualche anno fa, l’appassionato surfista e futuro CEO di Sharewood, Piercarlo Mansueto, si trovava a Tarifa in vacanza.

Quel giorno le onde erano spettacolari e in uno scenario di quel calibro era davvero un peccato non entrare in acqua con una tavola. Ma come fare?

Prima di partire, inutile negarlo, Piercarlo era tentato di portarsi con sé l’attrezzatura per fare surf, ma i prezzi e la scomodità di trasportare tale bagaglio extra erano davvero off-limits. Quindi, pur dovendo rinunciare a malincuore alla propria tavola, il nostro CEO decise di andare alla ricerca di una tavola sul posto; trattandosi di un periodo di alta stagione per i surfisti di Tarifa, tutti i negozi di noleggio nelle vicinanze erano sprovvisti di attrezzatura, non aveva potuto prenotarla in anticipo ovviamente, online non riusciva a trovar tutti i negozi di noleggio ed il più vicino sembrava esser a 20km.

Il caso vuole che un surfista locale, allungando l’orecchio si offrì di prestargli la sua seconda tavola. Un’esperienza da non dimenticare che ha dato vita all’idea di Sharewood, un portale di noleggio attrezzature outdoor tra utenti. E Sharewood ha dato vita a un’idea di sharing economy all’insegna dell’ecosostenibilità e dello sport condiviso.

In seguito un lungo percorso fatto di successi e ostacoli, tra raccolte fondi, equity crowdfunding e un progressivo perfezionamento della nostra strategia di business orientata adesso non solo al peer to peer, ma anche alle partnership con i rental shop.

Parte fondamentale nella crescita della nostra azienda la attribuiamo al team, che giorno dopo giorno è cresciuto e si è formato con diverse competenze: commerciali, di marketing, di comunicazione e di programmazione. Siamo arrivati a formare una squadra di persone affiatate e orientate esclusivamente alla crescita dell’azienda con una produttiva complementarietà tra profili senior e junior.

Noleggio attrezzature e condivisione delle esperienze vissute dagli utenti iscritti. Quali criticità comporta gestire questo business e quali sono i suoi punti di forza?

Le criticità sono nell’armonizzare i diversi aspetti da cui è composto il nostro business: stimolare la domanda, aumentare l’offerta, animare la community e rendere la nostra tecnologia sempre più avanzata e performante.

I punti di forza sono il continuo interesse che riscontriamo verso la nostra proposta sia da parte degli utenti che da parte dei rental shop nostri partner, e anche il tempismo con il quale stiamo aggredendo il mercato che ci ha permesso di essere leader in Europa come portale di noleggio di attrezzatura sportiva outdoor.

Un’altra freccia al nostro arco è rappresentata dalla varietà di prodotti che offriamo: tutti i tipi di biciclette – city bike, mountain bike, scatto fisso, fat bike, down hill- fino alle attrezzature per gli sport invernali principali – sci, snow, fondo – e le attrezzatura per gli sport d’acqua – surf, kite, canoa, kayak. Questa varietà permette agli sportivi di tutti i livelli di trovare in piattaforma proprio quello che può andare bene per customizzare la propria esperienza!

Potremmo considerare Sharewood come una piattaforma di sharing economy per sportivi? Esiste un sistema di fee che decida quale utenti mettere in evidenza rispetto ad altri?

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Sharewood è una piattaforma di sharing economy peer to peer, ma è anche molto di più!

Nel corso del tempo abbiamo ricevuto così tante richieste dai negozi di noleggio che abbiamo aperto la nostra proposta anche ai rental che volevano caricare i loro prodotti sulla piattaforma. In questo modo possiamo garantire agli utenti una scelta di articoli e modelli vastissima! L’utente può cercare il prodotto che vuole noleggiare, confrontarlo e sceglierlo con un click, risparmiando così tempo, stress, fatica e denaro 😉

Rispetto alla domanda relativa al sistema di “scelta” utenti da valorizzare, stiamo implementando nella nuova release del sito un sistema di gamificaton che permetterà agli utenti di conquistare step by step il proprio posto al sole…stay tuned!

A che punto siete con la copertura geografica? Come stimolate l’adesione dei partner?

Abbiamo coperto tutta l’Italia, anche se continuiamo a lavorare per rafforzare la nostra offerta, e stiamo lavorando per rafforzarla in Spagna, Portogallo, Belgio, UK e Finlandia.

Uno degli aspetti più positivi rispetto alla nostra proposta è stato che le adesioni arrivano spontanee perché i partner hanno capito che noi proponiamo un modello di business win-win che non crea barriere di mercato e sono quindi interessati ad essere presenti sulla nostra piattaforma. In ogni caso, il nostro team commerciale è in costante contatto con i nostri partner a cui offriamo visibilità a livello di comunicazione e social media e aggiornamenti costanti sulle possibilità che offre la nostra tecnologia.

Anche nel settore sport, la reputazione ed il feedback degli utenti sono tutto. Quali sono gli standard minimi di cui un noleggiatore ha bisogno per entrare in Sharewood?

Copertina Sharewood

Siamo molto attenti, quasi maniacali nella selezione dell’attrezzatura sportiva da caricare sulla nostra piattaforma, controlliamo che le attrezzature siano performanti, tenute in condizioni ottimali e cerchiamo di premiare la varietà di modelli e offerte con un occhio di riguardo alle novità del settore.

Un altro criterio con cui selezioniamo partner e attrezzature è il criterio, a cui teniamo particolarmente, dell’ecosostenibilità, non accettiamo attrezzatura a motore e neanche specialità di sport d’acqua che prevedono un traino a motore.

Quali sono le prossime mete del viaggio di Sharewood?

In questo momento stiamo lavorando pancia a terra per affermarci in altri mercati Europei, tra poco sbarcheremo anche in Grecia e Svizzera, per poi concentrarci su Francia, Germania e Svezia.

Il viaggio continua grazie anche al supporto di tutta la nostra community, sempre più attiva, entusiasta, carica di spirito outdoor!