Quante volte ti è capitato, guardando un video, di ascoltare il tono della voce di chi racconta una storia, osservare le sue espressioni, i suoi gesti e improvvisamente ritrovarti in lacrime o a ridere a crepa pelle?!
Sentirsi personalmente connesso a ciò che si è appena visto in un video, deriva dal grande potere che le emozioni hanno sugli utenti del web, rendendo il marketing emozionale una delle tecniche più efficaci per consolidare la propria presenza su tutte le piattaforme social.
Numeri alla mano, è ormai chiaro che video di elevato impatto emozionale producono un coinvolgimento virale importante. Perciò ecco alcuni suggerimenti che possono aiutarti a emozionare il web, aumentando l’engagement intorno alle tue creazioni.
Il ventaglio dei sentimenti umani è molto ampio e nel business dei social media esistono diversi impulsi emotivi che sono estremamente efficaci:
Gioia
Frustrazione
Rabbia
Sollievo
Scontentezza/Disagio
Tristezza
Paura
Speranza
Naturalmente non sarebbe saggio andare in giro per il web a disseminare paura e depressione, ma certamente evocare emozioni negative, o non del tutto positive, per offrire poi una soluzione immediata del problema affrontato potrà portare inaspettati e sorprendenti vantaggi.
Punta sulle singole storie
Sii specifico. Raccontare la storia di qualcuno in particolare sarà più efficace di un qualsiasi esempio generico.
Inoltre, associare un volto umano al tuo brand o alla tua causa garantisce che gli utenti riescano a connettersi emotivamente ad essa attraverso l’empatia ed è più probabile che ne suggeriranno la visione, affinché più persone possano condividere le stesse sensazioni. L’affinità è talvolta troppo sottovalutata.
Non trascurare il potere del testo nei video
Ricorda che prima di qualsiasi azione, il tuo prodotto verrà percepito tramite la lettura del titolo e della descrizione che deciderai di scrivere. Per questo motivo, non tralasciare l’ottimizzazione del copy.
Quindi tieni a mente questa breve check-list:
Usare punti esclamativi e puntini di sospensione per la descrizione di un video che vorrebbe suscitare gioia, potrebbe confondere l’utente.
Utilizza parole che influiscano sull’umore come “possibilità”, “devastante” o “inevitabile”.
Concentrati sul perché il video è importante e scrivi un testo che ne risalti il motivo.
Se è pertinente, perché non aggiungere un emoji?!
Individua problematiche e punti deboli del tuo pubblico
Produrre un video con un alto carico emozionale per il web è una bella mission, ma crearne uno che risuoni nelle community e che, eventualmente, generi anche una discussione è la vera sfida per i più impavidi.
Per far ciò, sarà necessario individuare problematiche, criticità e punti deboli di un argomento e far leva proprio su di esse, affinché il pubblico riesca a identificare la risoluzione di una situazione che presentava un problema specifico.
Colpisci con musiche e colori pertinenti
Utilizzare musiche e colori come strumenti, per influire sugli umori e le emozioni degli utenti, è un vecchio trucchetto di marketing, ma ancora efficace.
Quindi usa colori brillanti e allegri per suscitare gioia, tinte scure per video mirati a far leva su tristezze e paure e tonalità opache per far percepire un disagio.
Allo stesso modo, colonne sonore azzeccate, cinguettii, risate o strappi, sono tutti accorgimenti che contribuiscono a consegnare il sentimento che state cercando di recapitare al tuo pubblico; e Shakr.com è un’ottima piattaforma per aiutarvi in questo.
Ora non resta che andare là fuori ed emozionare il mondo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/5_modi_per_migliorare_le_prestazioni_dei_tuoi_video_sui_social_con_le_emozioni.jpg5661337Valerio Faeddahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngValerio Faedda2017-07-05 09:30:132017-07-05 12:24:305 modi per migliorare le prestazioni dei tuoi video sui social, usando le emozioni
“Tutto è misurabile”. Quando si parla di Facebook marketing, bisognerebbe iniziare a prendere molto sul serio questa espressione. Fare marketing all’interno di un ecosistema complesso come Facebook, costituito da individui e aziende, richiede sempre più attenzione agli aspetti analitici.
Se c’è una certezza infatti è che il successo delle campagne di advertising può essere raggiunto solamente a seguito di un’attenta analisi sia delle performance, sia dei dati generati dalle pagine.
In risposta a queste nuove esigenze il team di Facebook, lo scorso 29 giugno, ha dichiarato che si impegnerà a rilasciare, con cadenza mensile, nuove e più precise metriche per misurare, e quindi migliorare, le performance di marketing delle aziende. Nello stesso comunicato, sono state introdotte delle interessanti novità che a breve saranno disponibili.
Facebook Ads: un maggior monitoraggio delle interazioni
Non sempre l’efficacia della campagna dipende dalla campagna stessa: fattori come la velocità di caricamento del sito mobile o la scarsa connettività, possono indurre l’utente ad abbandonare rapidamente la pagina web in cui il bravo inserzionista, con tanti sforzi, lo aveva fatto atterrare. Per fornire un quadro più chiaro del numero di utenti, che dopo aver cliccato su un’inserzione, hanno effettivamente visitato il sito aziendale, nasce una nuova metrica chiamata landing page view.
Ottimizzare la campagna secondo questa metrica consentirà agli inserzionisti di individuare coloro che effettivamente “atterreranno” sulla pagina desiderata.
Come capire se i click provengono da nuovi o vecchi clienti? Per rispondere a questa domanda Facebook rilascia un’altra metrica chiamata pre-impression activity breakdown che mostrerà chi tra coloro che hanno interagito con l’inserzione, avevano già visitato il sito web o l’app aziendale.
Questa metrica è particolarmente interessante per quelle aziende che lanciano campagne dinamiche, ovvero quelle inserzioni il cui contenuto varia a seconda dell’offerta e della tipologia di utente raggiunto.
Nuove metriche per le Fan Page
Nelle prossime settimane Facebook lancerà altre tre nuove metriche che saranno disponibili nella sezione “overview” e che serviranno ad analizzare più in dettaglio ciò che accade all’interno delle Fan Page.
In particolare, alla voce “Followers” si avrà una panoramica sui seguaci delle pagine, anche da un punto di vista geografico, demografico e della provenienza (organica / a pagamento). Su “Anteprime” sarà possibile visualizzare il numero di persone che hanno visto le informazioni della pagina senza però cliccare su di essa. Infine, alla voce “Raccomandazioni” sarà indicato il numero delle volte in cui una pagina è stata inclusa da qualcuno come raccomandazione nei suggerimenti ad amici o parenti.
Fonte: Facebook newsroom
Dopo questa carrellata quello che possiamo dire è che per ora su Facebook (quasi) “tutto è misurabile”. Per rimanere aggiornati è molto importante formarsi con una certa continuità, noi intanto siamo curiosi di scoprire quali nuove metriche verranno lanciate nei prossimi mesi!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/facebook-nuove-metriche.jpg5531280Luca Marinellihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngLuca Marinelli2017-07-04 13:16:522017-07-04 17:50:45Facebook introduce nuove metriche per comprendere meglio le interazioni
La maggior parte delle comunicazioni tra persone avviene in modo non-verbale: non attraverso le parole, che siano scritte o pronunciate, ma attraverso i gesti e le espressioni del volto.
Secondo molti studi, meno del 10% della nostra comunicazione avviene attraverso le parole, eppure riusciamo ugualmente a trasferire i nostri messaggi agli interlocutori, senza problemi. In che modo? Semplice, il corpo parla per noi.
Comunicazione non-verbale: il Facial Action Coding System (FACS)
Un classico esempio di questo genere di comunicazione non-verbale è quella che avviene durante il tanto temuto colloquio di lavoro. Tutti conosciamo ormai le regole base per evitare di comunicare chiusura, insicurezza, disagio: no alle gambe o alle braccia incrociate, resistere all’impulso di toccarsi i capelli o di mordicchiarsi le dita, stringere la mano in modo energico e sicuro.
Sono solo alcuni degli esempi di comunicazione che costruiamo involontariamente con i gesti e le espressioni del volto.
Credits: Depositphotos #44256291
Tra le categorie più importanti della comunicazione non-verbale ce n’è una, in particolare, che ci consente di capire nel dettaglio cosa accade a livello inconscio nel nostro interlocutore: si tratta delle micro espressioni facciali.
L’espressione delle emozioni avviene tramite l’attivazione di determinati muscoli – nell’uomo se ne contano 46 -, che sono stati codificati in un vero e proprio sistema, il Facial Action Coding System (FACS), dagli scienziati Ekman e Friesen sul finire degli anni Settanta. La contrazione di questi muscoli, infatti, genera oltre 7000 combinazioni di espressioni.
Nel Neuromarketing, il FACS è da tempo utilizzato per analizzare le risposte emotive delle persone, attraverso i cambiamenti di tensione nei muscoli facciali. L’analisi delle espressioni facciali permette, infatti, di comprendere che tipo di reazione provoca un prodotto o un messaggio nel soggetto che vi interagisce.
Quali implicazioni, quindi, può generare l’applicazione di un sistema come quello del Facial Action Coding System alla tecnologia odierna?
Peekabeat, l’app che legge le emozioni e ti consiglia la playlist giusta
Siamo andati alla ricerca delle più interessanti applicazioni di questo sistema in relazione a tecnologie come app e intelligenza artificiale e abbiamo scoperto Peekabeat, un’app sviluppata interamente da AQuest, che è in grado di riconoscere lo stato d’animo dell’utente, attraverso la sua espressione, per consigliare la playlist più adatta in quel preciso istante.
L’app utilizza proprio il sistema di codifica delle espressioni facciali (FACS) per riconoscere le emozioni istantanee dell’utente, interagendo direttamente con Spotify per fornire all’utente brani musicali che si adattano al suo mood del momento.
Peekabeat può essere utilizzata anche via desktop e utilizza tecnologie Microsoft come Azure Web App, Azure Cognitive Services ed Emotion API.
L’utente è invitato a scattarsi un selfie o a caricare una foto dalla galleria dello smartphone: la versione web genera una preview musicale di 30 secondi, mentre l’app mobile suggerisce una playlist completa, dando sempre la possibilità all’utente di variare la selezione sulla base di sette differenti stati d’animo.
Peekabeat è già disponibile per iOS (Vuoi provarla? Scaricala qui!) e in sviluppo anche per altri marketplace, incluso quello di Microsoft.
MorphCast: il video cambia a seconda della tua espressione
Anche MorphCast è un’app capace di riconoscere il volto di chi guarda lo schermo, capirne l’età, il genere e le emozioni, per trasformare il video che si sta guardando sulla base di questi dati.
L’applicazione funziona così: dopo aver chiesto l’autorizzazione all’utente, attraverso la fotocamera del dispositivo analizza le espressioni facciali di chi guarda. Lo spettatore si trasforma, attraverso l’analisi delle sue espressioni, nel regista del video, che cambia rispetto alle caratteristiche di chi lo guarda.
Una tecnologia nata per l’intrattenimento, ma con possibili futuri utilizzi nel campo della pubblicità o del parental control, per la sicurezza degli utenti più piccoli.
Credits: Depositphotos #76331113
L’app dell’Università di Oxford che sceglie il cibo giusto per il tuo umore
Infine, l’app che controlla le espressioni facciali per valutare l’umore e poi suggerire il cibo perfetto per risolevvare gli animi o per mantenere l’allegria.
Sviluppata da alcuni scienziati all’Università di Oxford, si basa su una collaborazione con Just Eat: eseguendo la scansione del volto per coglierne i segni specifici delle diverse emozioni, la mappatura del viso fornisce un’analisi piuttosto chiara dell’emozione del momento e propone il cibo giusto per quella determinata espressione facciale.
Se il cibo può avere un effetto positivo sul nostro stato d’animo, perché non utilizzarlo in relazione alle effettive emozioni provate dalle persone?
L’applicazione può rilevare rabbia, disgusto, paura, sorpresa, tristezza e gioia e offrire suggerimenti sui menu da scegliere. Ad esempio, un volto arrabbiato suggerisce che una persona sia stressata e che possa trarre beneficio da alimenti con un effetto calmante, come cioccolato fondente e noci, contenenti magnesio.
E tu hai già provato un’app capace di leggere le tue emozioni? Dicci la tua sulla nostra pagina Facebook!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/facs-app-peekabeat.jpg400720Daria D'Acquistohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaria D'Acquisto2017-07-04 12:00:342018-11-02 12:41:14Facial Action Coding System: le app leggono le nostre espressioni
L’area archeologica di Pompei ha ricevuto un nuovo impulso grazie a Enel che ha realizzato il moderno percorso integrato visivo e sonoro per le visite notturne del celebre sito archeologico.
Il nuovo percorso integrato è stato realizzato grazie all’intervento di relamping dell’impianto di illuminazione della parte di area archeologica che va da porta Marina alla Basilica, attraverso il quale sono stati sostituiti circa 430 corpi illuminanti di vecchia generazione con quelli nuovi a LED che permettono un risparmio energetico di circa il 60%, mantenendo elevati standard di qualità di illuminazione a fronte di una durata di vita molto più lunga rispetto a quelli classici a incandescenza.
All’inaugurazione del nuovo itinerario hanno partecipato il Direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, il Direttore Country Italia di Enel, Carlo Tamburi, il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, e il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.
Gli interventi di ammodernamento hanno riguardato anche il sistema audio che supporta il percorso emozionale dell’area archeologica, sfruttando le potenzialità comunicative dei contenuti e la perfetta integrazione con l’impianto di illuminazione artistica, offrendo un’esperienza culturale efficace e coinvolgente. I suoni, che si ripetono come sottofondo, riproducono voci di vita quotidiana dell’antica epoca romana: dentro i luoghi di aggregazione come il mercato o dentro luoghi sacri come il Tempio di Apollo.
È stato inoltre installato un moderno sistema di domotica grazie al quale è possibile controllare l’intero impianto da remoto.
I visitatori potranno godere quindi di suggestioni sensoriali lungo il nuovo percorso che ha una duplice trama narrativa, visiva e uditiva ed è formato da varie tappe nelle quali si possono apprezzare i resti archeologici di Pompei, in un’insolita atmosfera notturna resa unica grazie anche all’intervento di Enel.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/enelpompei1.jpg7491123Massimo Sommellahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMassimo Sommella2017-07-04 11:50:312017-07-04 11:50:31Enel inaugura un nuovo percorso fatto di luci e suoni a Pompei
Eternità aumentata, così il Dott. Rahnama del MIT Media Lab ha battezzato la tecnologia che permetterà di creare bot che, alimentati dalle tracce digitali lasciate sui social e nel web da una persona, la renderanno immortale.
I social network sono sempre di più una estensione digitale del nostro essere. Una dimensione virtuale che si fonde con quella reale in un continuum in cui ogni aspetto della nostra vita è presente.
Amicizia, amore, lavoro, odio, sesso varcano i confini sempre più labili tra entrambi i mondi, rendendoli quasi indistinguibili.
Ora la tecnologia associata al machine learning, retineurali e intelligenzaartificiale promette di abbattere l’ultima barriera, la morte, e di realizzare il sogno dell’immortalità. Chi vorrà, potrà vivere in eterno. Tutti potremo dialogare con chi, anche se morto da millenni, avrà lasciato sufficienti tracce di sé da poter essere resuscitato digitalmente.
Come funziona l’eternità aumentata
Il concetto non è nuovo. Della possibilità di trasferire la mente di una persona ne discuteva già Norbert Wiener, uno dei padri della teoria dell’informazione, negli anni 50. Argomento caro a molti scrittori di fantascienza, lo riprese anche l’inventore e futurologo Raymond Kurzweil, che sognava di creare una replica del padre morto.
La novità dell’eternità aumentata, se così vogliamo definirla, è che Rahnama abbandona la via “classica” del mind uploading, cioè la replica fedele della mente di una persona in un mezzo digitale, per adottare una alternativa forse più semplice ed efficace: ogni mail, tweet, status di facebook, post di Instagram, messaggi e altre tracce digitali lasciate da una persona sono date in pasto a una rete neurale.
Questa li analizza e impara a interagire con gli altri, reagendo come se fosse la persona reale e di cui ha analizzato le caratteristiche.
Maggiore è la quantità di dati da analizzare, migliore sarà la fedeltà dell’alter ego digitale.
Le possibili applicazioni
L’applicazione ideata da Rahnama non trasferisce nei propri database (non ne esistono proprio) i dati che analizza. Ad ogni sessione di conversazione, a seconda del contesto, l’analisi condotta servirà a generare la risposta più adeguata e in armonia con la personalità, esperienza e conoscenza della persona di cui si utilizzano i dati.
Egli immagina sosia digitali, bot che, per esempio, possano rispondere ai colleghi di una persona assente dall’ufficio sulla sua area di competenza. Facciamo un esempio concreto: Maria tratta abitualmente ordini e contratti con i fornitori. Mentre è in vacanza potrebbe lasciare un suo avatar a disposizione dei colleghi che, leggendo le email e chat passate, fornisca le risposte corrette per concludere un nuovo ordine o contratto.
L’eternità aumentata potrebbe trovare applicazione anche nella formazione, immagina Rahnama, creando avatar di esperti e autori che possano essere interrogati dagli studenti. Questi potrebbero così interagire con dei tutor digitali che mimino lo stile e la conoscenza di grandi scienziati o letterati del passato. Immaginate di poter chattare direttamente con Shakespeare o con Einstein per chiedere spiegazioni su come interpretare un particolare sonetto o un passaggio oscuro della teoria della relatività.
La difficoltà, più si va indietro nel tempo, è la disponibilità della quantità sufficiente di dati da analizzare per ricreare un sosia digitale che sia credibile: è più facile avere un bot ispirato a Trump, insomma, che ad Abramo Lincoln.
Altri, un po’ come nell’episodio “torna da me” della serie Black Mirror, hanno immaginato e realizzato applicazioni che possano fare le veci di una persona deceduta.
Un bot che, sulla base di tutto ciò che una persona abbia in vita pubblicato e reso disponibile sui propri canali social possa fornire il conforto di un simulacro digitale a chi è rimasto.
Uno dei primi bot di questo tipo è stato creato dal fondatore della startup Luka, che non rassegnandosi alla perdita di un amico in un incidente stradale a Mosca, ha generato un suo fantasma digitale.
La stessa azienda, dopo essersi trasferita a San Francisco, ha creato un bot che, utilizzando i testi delle sue canzoni, permette di chattare con il cantante Prince.
Volete vivere per sempre?
Due diverse aziende vi danno la possibilità di farlo grazie all’eternità aumentata.
eterni.me ed eter9.com sono due piattaforme, ancora in versione beta, che vi permettono di creare un vostro avatar e metterlo a disposizione delle persone a voi care, nel lontano futuro in cui non sarete più in questo mondo.
Entrambi i servizi dichiarano di utilizzare sistemi di Intelligenza Artificiale per creare il vostro sosia.
Nel primo caso però il sistema utilizza i dati dei vostri account Facebook e Twitter, che dovrete rendere completamente accessibili mentre nel secondo caso il sistema impara a conoscervi attraverso le vostre interazioni e pubblicazioni nel social network creato ad hoc.
Ad eterni.me potete iscrivervi ma sarete messi in lista d’attesa, come è successo a noi, che non abbiamo quindi potuto provarlo. La lettura dei termini di utilizzo però induce a raccomandare prudenza data la quantità ed estensione di permessi che l’applicazione chiede per funzionare.
Eter9 invece è immediatamente utilizzabile dopo l’iscrizione e la conferma del proprio indirizzo Email. Non c’è alcuna richiesta di accesso ai vostri profili social poiché, come si è scritto, il sistema impara da ciò che pubblicate e caricate al suo interno. A differenza di eterni.me dichiarano che l’utilizzo della piattaforma è e resterà gratuito.
Per poter creare un proprio sosia grazie all’eternità aumentata occorre avere pazienza, insomma.
E se l’eternità aumentata non fosse un sogno?
Abbattere la barriera della morte (o di una temporanea assenza) sembra la realizzazione di un sogno.
Poter continuare a dialogare con un proprio caro defunto, oppure sopravvivere noi stessi attraverso una replica digitale che offra conforto a chi abbiamo lasciato non sembra avere risvolti negativi.
Alcuni apprezzano l’idea, e applicazioni del genere avrebbero grande successo tra coloro che oggi si accontentano di leggere e rileggere gli status del profilo di chi è mancato, qualche volta continuando ad inviare o condividere messaggi in una bacheca altrimenti inerte.
Una versione diversa e digitale dei fiori, regali e bigliettini che si lasciano nel luogo di un incidente, per esempio.
Altri rifiutano questa possibilità considerandola alquanto macabra ed inopportuna.
Superando le proprie convinzioni e pensieri al riguardo è però d’obbligo esplorare tutti gli aspetti di questa nuova possibilità che la tecnologia offre.
Giovanni Ziccardi, professore associato di Informatica Giuridica presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano lo fa molto bene nel suo “Libro digitale dei morti”.
Un vademecum per chi vuole sopravvivere in rete o, forse, scomparire del tutto, recita la quarta di copertina. Dalla privacy al diritto al oblio, il diritto degli eredi agli asset digitali del defunto, sono molte le domande a cui si da risposta, e tante quelle che nascono.
Sopravvivere in questo modo potrebbe, per esempio, non permettere un distacco e una elaborazione del lutto, ma anzi generare una dipendenza dall’avatar digitale.
Novelli medium digitali potrebbero sfruttare un avatar digitale per truffare i parenti di un defunto. Un fenomeno che non sarebbe nuovo: Houdini dedicò gran parte delle sua vita proprio a smascherare truffatori di questo genere. La tecnologia non rende meno creduloni e vulnerabili coloro che soffrono per un lutto.
Rendere in questo modo immortale una persona potrebbe andare contro la sua volontà e violare la sua privacy e il diritto a scivolare nell’oblio.
Sopratutto per i sistemi che generano l’avatar basandosi sull’ombra digitale che la persona ha lasciato dietro di se, c’è da domandarsi quanto il simulacro possa essere aderente alla persona che intende rappresentare: anche in presenza di una grande mole di dati da analizzare, essi non sarebbero che la porzione che la persona stessa ha voluto rivelare di se.
Alcuni film sono stati conclusi nonostante l’attore protagonista fosse morto durante le riprese, come nel caso di Paul Walker, altri sono stati girati facendovi partecipare attori defunti anni prima, come nel caso di Peter Cushing, ricreato digitalmente per interpretare Tarkin in Star Wars rogue one.
Potrebbe una azienda, con queste nuove tecniche, continuare da utilizzare i profili social degli influencer a contratto?
E i termini di servizio, quelli che nessuno legge mai, non potrebbero essere aggiornati dal vostro social network preferito in modo da continuare ad usare voi stessi come testimonial nei confronti dei vostri amici come già accade da vivi, per esempio, su Facebook?
Queste sono solo alcune delle domande e problemi che l’esplorazione di questa ultima frontiera obbliga a porre.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/eternità_aumentata_0.jpg7641080Takumihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngTakumi2017-07-04 11:33:132017-07-04 15:30:31Eternità aumentata: ecco come ci renderà immortali
Il Search Engine Marketing o, per gli amici, il SEM, è uno strumento imprescindibile per chi vuole incrementare il numero di utenti del proprio sito e realizzare campagne pubblicitarie online altamente targettizzate. Ad aumentare il numero di caratteristiche che rendono il SEM molto interessante vi è la modalità di pagamento: questo strumento funziona puramente pay per click, si paga solo quando gli utenti cliccano le nostre inserzioni pubblicitarie.
Differentemente da altri paesi, nei quali il peso dei motori di ricerca presenta distribuzioni diverse, in Italia è Google ad essere il principale sito al quale gli italiani si rivolgono quando cercano qualcosa: il 92% delle ricerche passa attraverso il motore di Mountain View.
Sviluppato nel 2000, Google Adwords è migliorato anno dopo anno ed oggi permette di realizzare campagne search e display caratterizzate da un alto livello di personalizzazione senza rischiare di perdere in semplicità di utilizzo.
Nonostante il predominio di Adwords, esistono altri strumenti parimenti efficaci ed efficienti per far in modo che i nostri potenziali utenti-clienti visualizzino le nostre inserzioni pubblicitarie quando effettuano ricerche online: è fondamentale riuscire a cogliere al meglio qualsiasi occasione di portare traffico qualificato al nostro sito. Tra i differenti strumenti a PPC, uno su tutti è certamente BingAds: strumento per gli inserzionisti dal funzionamento molto simile al prodotto di Google e che permette di mostrare i nostri annunci su pagine di risultati dei motori di ricerca Microsoft (bing.com) e Yahoo (yahoo.com).
credits: Depositphotos #18592865
Da ricordare sempre
Come in tutte le cose, anche nel SEM esistono degli elementi imprescindibili che bisogna sempre avere presente:
Ricordare quale sia il modello di business che abbiamo scelto per la nostra attività: non basta portare traffico ad un sito per avere successo, bisogna lavorare bene e con attenzione.
Impegnarsi per ottenere il massimo dagli utenti che portiamo sul nostro sito, ogni utente che atterra sulle nostre pagine da un sistema pay per click, ci è costato qualcosa. Non buttiamo via soldi.
Mantenere l’attenzione sulle conversioni: ogni utente che clicca un nostro annuncio deve sentirsi attratto naturalmente verso il motivo per il quale abbiamo realizzato il nostro sito (compilare un form, iscriversi ad una newsletter, acquistare un prodotto, etc.).
Fare attenzione: i sistemi pay per click possono portare sia al successo che al fallimento. Bisogna fare sempre molta attenzione a ciò che si fa ed essere disposti a dedicare tempo, precisione e cura alle proprio campagne. Il rischio di spendere una fortuna per una disattenzione o leggerezza è in agguato, l’unico modo per scongiurarlo è essere sicuri di ogni operazione che si effettua sulla piattaforma.
Push e Pull
Le attività pay per click che si possono effettuare sono molteplici ma si possono differenziare in 2 macro-categorie: campagne search o display.
La prima grande differenza tra i 2 tipi di annunci è l’approccio che si adotta nei confronti dell’utente: la pubblicità search è considerata “pull” mentre quella display è di tipo “push”.
La differenza sta tutta nella modalità all’interno della quale gli utenti si trovano quando si imbattono nei nostri annunci pubblicitari: mentre negli annunci search l’utente visualizza una pubblicità come diretta conseguenza di una propria ricerca attiva, negli annunci display la pubblicità viene “buttata loro addosso” nelle più disparate situazioni (mentre si guarda un video, si leggono le mail, si naviga alla ricerca di un film per la serata).
Avere in mente la differenza tra i 2 tipi di advertising ci può aiutare ad identificare e scegliere la corretta strategia per pubblicizzare il nostro brand o il nostro prodotto.
Dovendo mettere in ordine le attività da sviluppare sceglierei di dare priorità ad una campagna di tipo search e poi, in un secondo momento, di realizzare dei banner e creatività da utilizzare per campagne display.
credits: Depositphotos
Chi ben comincia è…a metà account
Per essere certi di lavorare in modo proficuo senza temere di spendere cifre eccessive ma, allo stesso tempo, portando traffico qualificato al nostro sito è necessario fare molto attenzione in fase di impostazione e strutturazione delle campagne.
Prima di cominciare a pensare alle parole che vogliamo comprare o agli annunci che pubblicheremo, bisogna ragionare sui dettagli della campagna: località dove verranno mostrati gli annunci, tipologia di utenti che vorremo targettizzare e presenza sui vari dispositivi sono solo alcune delle impostazioni delle campagne di Adwords.
La fase successiva nella realizzazione pratica di una campagna di Adwords consta nel definire chiaramente COSA e COME l’utente dovrà cercare per trovare la nostra inserzione. Una volta divise in aree logiche o tematiche le parole attorno alle quali ruota la nostra attività, sarà fondamentale realizzare una struttura in grado di riflettere le nostre scelte mantenendo una buona coerenza nel dividere i termini.
Le parole chiave
Nello scegliere i termini che genereranno la pubblicazione bisogna pensare al nostro utente tipo. Età, formazione, conoscenza dell’ambito all’interno del quale si opera e l’abitudine nel cercare online termini modifica sensibilmente il modo in cui gli utenti del web percepiscono la pubblicità e “interpretano” le inserzioni alle quali sono sottoposti.
Impostando i gruppi di parole bisogna quindi riflettere sui termini di ricerca che andremo a targettizzare:
termini più appropriati e coerenti a identificare la nostra attività
termini tecnici
termini colloquiali
sinonimi
errori (grammaticali, logici, di scrittura)
Importanza delle landing page
Una volta creata la nostra campagne e scelti i termini di ricerca bisogna porre attenzione alla realizzazione della landing page, la cui qualità rappresenta uno degli elementi chiave del web advertising per 2 motivi: uno “economico” e l’altro legato agli utenti.
La prima ragione per la quale la landing page ricopre un ruolo fondamentale è perché fa parte di un parametro fondamentale nel SEM: il punteggio qualità. L’importanza di tale valore numerico è strettamente correlata alla posizione che il nostro annuncio occuperà nella pagine dei risultati e al costo che pagheremo per ciascun click.
Il secondo motivo è correlato all’usabilità: l’utente che atterra su di un sito deve essere in grado di riconoscere immediatamente quale sia l’elemento principale della pagina web e deve essere naturalmente portato a realizzare quello che abbiamo identificato essere l’obiettivo della nostra campagna pubblicitaria.
La stessa attenzione va prestata sia per i siti desktop che per quelli mobile: è stato dimostrato come il 57% dei consumatori non sia propenso a raccomandare un brand con un sito mobile poco soddisfacente e come il 40% sia portato a muoversi verso un sito della concorrenza.
Uno strumento alla portata di tutti!
La conclusione che va sempre tenuta in mente è che tutti possono raggiungere risultati positivi utilizzando strumenti di PPC, l’importante è sempre prestare attenzione prima di attivare campagne e valutare in modo attento le potenzialità dello strumento per il nostro business.
Attività commerciali o aziende differenti necessitano di tipologie di utenti eterogenee tra di loro, alcune di queste possono essere adatte a sfruttare traffico raccolto dal web tramite campagne pay per click, altre meno. Sta a noi avere la lungimiranza di analizzare i risultati delle nostre campagne e capire se il gioco valga la candela, se sia il caso di tirarci indietro oppure di stringere i denti e sfruttare al massimo le potenzialità del Search Engine Marketing.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/digital_master_guest1.jpg6671000Ninja Profhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja Prof2017-07-04 10:00:172017-07-04 15:32:49Search Engine Marketing: i consigli per ottimizzare le tue campagne
Ninja Academy, la scuola di Ninja Marketing che sta rivoluzionando l’alta formazione professionale rendendola accessibile e democratica, vuole ampliare il suo staff. Cerchiamo un Junior Project Manager con la passione per l’eLearning e il marketing digitale!
Junior Project Manager
Descrizione del lavoro
La risorsa, inserita all’interno del team di Progettazione, dovrà supportare il Project Manager nella pianificazione e nella gestione operativa della didattica.
Questo lavoro fa per te se:
sei all’inizio della tua carriera e vuoi entrare nelle dinamiche del project management nell’ambito della formazione e del digitale
sei bravo a gestire diversi progetti rispettando le deadline e coordinando gli attori coinvolti
riesci facilmente a trovare miglioramenti nelle procedure esistenti e ti piace scovare esempi di landing page efficaci
vuoi immergerti in una community stimolante di docenti, professionisti e manager motivati a scambiare conoscenza ed esperienze
Le principali mansioni
La risorsa si occuperà di:
Supportare il Project Manager nell’organizzazione, nella pianificazione e nella gestione del calendario didattico sia online che in aula
Aggiornare i contenuti della piattaforma e-learning Ninja Academy (landing page, aree utente, ecc.)
Organizzare calendari didattici, flussi e deadline di lavoro
Supportare il Live Event Manager in alcuni corsi in diretta Web Live
Tutoraggio degli allievi Executive Master in coordinamento con l’Università IUSVE: verifica, raccolta, organizzazione ed invio della documentazione richiesta
Esperienze e competenze
Si richiede:
Buone capacità di Project Management, multitasking e prioritizzazione dei flussi di lavoro
Ottime skill di lavoro e coordinamento in team
Ottima padronanza della lingua italiana, buona dizione e buona conoscenza della lingua inglese
Buona conoscenza di e dimestichezza con WordPress
Ottima conoscenza ed utilizzo di software di presentazione e loro estensioni (.pps, .key, .pdf)
Ottima conoscenza ed utilizzo dei principali strumenti di lavoro da remoto (Google Drive, Slack, etc.)
Plus:
Precedente esperienza nella formazione digitale o tradizionale
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L’inquadramento
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https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/hiringninja.jpg667999Aikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAiko2017-07-04 09:30:042017-07-04 15:27:51Ninja Academy cerca un Junior Project Manager: candidati!
Dave McClure, il partner fondatore dell’incubatore per startup 500 Startups, si è scusato per i suoi comportamenti nei confronti delle donne del Tech.
Il post arriva come risposta ad un articolo del New York Times, nel quale McClure veniva accusato di un messaggio inappropriato su Facebook nei confronti dell’imprenditrice Sarah Kunst, che stava considerando un posto all’interno dell’incubatore.
“Più volte ho approfittato della mia posizione con le donne del mio settore, mettendole in situazioni inadeguate e inappropriate. Il mio comportamento non aveva scuse ed era sbagliato“, ha scritto McClure.
Dave McClure lascia il suo ruolo di CEO a Christine Tsai
Proprio a causa della vicenda, ed in seguito ad una indagine interna, McClure ha deciso di lasciare la gestione di 500 Startups.
Si tratta però solo dell’ultimo caso nel settore, di una cattiva condotta nei confronti di donne con ruoli di qualsiasi genere all’interno delle aziende, dai Manager alle semplici impiegate, come era già capitato anche in Uber recentemente.
Nel frattempo,il nuovo direttore esecutivo di 500 Startups, Christine Tsai, si è espressa con queste parole in relazione ai cambiamenti in atto:
“Negli ultimi mesi abbiamo scoperto che il mio co-fondatore Dave McClure aveva relazioni inappropriate con le donne nella comunità tecnologica. Il suo comportamento era inaccettabile e non rifletteva la cultura e i valori di 500 Startups. Mi scuso sinceramente per le scelte che ha fatto e il dolore e lo stress che ha causato. Ma le scuse non sono sufficienti senza azioni e cambiamenti significativi.
Per questo motivo abbiamo deciso alcuni mesi fa di cambiare la nostra struttura di leadership. Ho assunto il ruolo di amministratore delegato, che prevede di dirigere il team di gestione e le operazioni giornaliere di 500 Startups.
Il ruolo di Dave è stato limitato all’adempimento dei suoi obblighi ai nostri investitori come Partner. Inoltre, sta lavorando con un consulente al cambiamento delle sue prospettive e del suo comportamento inaccettabile.
[…] Il cambiamento che vorrei vedere è quello di un ambiente startup in cui tutti, indipendentemente dal genere e dal background, si sentano benvenuti e sicuri. Un ambiente in cui la molestia sessuale o la discriminazione non impedirà ai grandi talenti di produrre grande impatto.
Come facciamo ad attuare questo cambiamento?
Cominciando da me e dal lavoro che 500 Startups ha iniziato e continuerà a fare. […] Abbiamo molto da fare”.
Donne e Tech: un cambiamento necessario
Nel frattempo, un post di Rashmi Sinha, CEO di SlideShare, ha portato alla luce una diversa esperienza nel rapporto tra una donna leader della propria azienda e Dave McClure. Nonostante l’imprenditrice critichi i comportamenti di McClure nei confronti delle donne, il suo post su Medium mette in luce un altro aspetto molto importante riguardo alla vicenda: McClure avrebbe solo aperto gli occhi a Rashmi Sinha rispetto alla sua possibilità di ricevere un finanziamento e far crescere la sua startup in un mondo che non vede di buon occhio la presenza di un leader donna in azienda.
Il problema, ancora una volta, parte dalla base di valori culturali condivisi nel settore del Tech.
Non basteranno altre indagini interne e altre scuse a modificare lo stato delle cose. Ciò di cui si sente davvero il bisogno è un cambiamento sostanziale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/davemcclure.jpg545770Daria D'Acquistohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaria D'Acquisto2017-07-03 14:37:522017-07-03 14:37:52Dave McClure di 500 Startups si scusa per i suoi comportamenti nei confronti delle donne
Tu sei lì a sperticare le dita sulla tastiera, scrivendo e cancellando, poi scrivendo ancora, cercando affannosamente le parole giuste.
Le hai scattato una foto bellissima, in riva al mare al tramonto: i suoi capelli morbidi color rame cullati dal vento; già la luce era un filtro di Instagram e come svolazzava quel foulard rosso!
Gliela invierai assieme a una frase dolce, che solo a pensarci avverti la strizza della grande occasione: sì, oggi le dirai tut… COSA?!? Dove sono le foto di ieri??? Come ?⚡⚡@!? si sono cancellate?!? (…seguono diverse imprecazioni)
Poi un momento di lucidità, una corsa frenetica su Google: “recuperare foto cancellate” e la query disperata che si fa preghiera incontra il suo Salvatore. Aranzulla, appunto.
Un paio di click, robetta che ti può spiegare tuo cugino mentre mangi arancine sulla veranda della casa al mare, e la tua storia d’amore è salva. Se non vieni friendzonato.
Salvatore Aranzulla è un divulgatore informatico, di quel tipo che non sbrocca se non afferri proprio al volo: il tono colloquiale e amichevole dei suoi post indirizza verso una soluzione pratica del problema descrivendo i passaggi in modo netto e basico.
Per dirla ancora con la metafora della casa al mare, sarà decisamente più facile imparare in un contesto leggero, fra amici.
Non si tratta di insegnare cattedraticamente ma di stimolare le curiosità e risolvere i problemi quotidiani.
L’impatto dei tutorial di Salvatore Aranzulla sulla mia generazione è stato evidente: molti curiosi della prima ora hanno scelto percorsi formativi legati al digitale, incoraggiati dagli spunti offerti dai primi tutorial gratuiti.
Non erano molti all’inizio degli anni Duemila, ma Salvo era già attivo da tempo, ora per dirci come formattare un pc, poi dove scaricare un .mp3 converter.
Facciamo domande, continuamente, e le facciamo perché cerchiamo risposte.
Quando queste risposte sono utili e centrate, ci permettono di raggiungere un certo grado di soddisfazione nella risoluzione del problema. Siamo ormai abituati a riferirci a internet per qualunque informazione ci serva e, quando troviamo risposte frequenti da uno stesso canale, tendiamo a considerarlo autorevole.
Quanti problemi ha risolto, nel corso degli anni, un post di Salvatore Aranzulla al tuo portatile, alla tua fotocamera digitale o alla tua stampante?
Salvatore Aranzulla, divulgatore informatico e imprenditore
Sono certo che anche quelli che storcevano il naso, sostenendo la cancellazione della pagina omonima su Wikipedia, ne abbiamo usufruito ampiamente. Salvatore Aranzulla punta alla enciclopedicità.
Ha moltissimi sostenitori: certo non gli sfugge quanto sia importante metterci la faccia, oggi più che ieri quando i clienti di internet leggevano solo articoli.
Anche sfornando centinaia di post, la pervasività del mondo digitale nella quotidianità rende necessaria una certa esposizione mediatica, un sapiente impiego di strategie di marketing e Digital PR.
In questa intervista mi ha ripetuto più volte di non essere affatto interessato ai like, perché parametro semplicemente inutile.
Non fatico a crederci: la distanza percepita che crea la popolarità sul web è strana perché dal vivo Salvatore Aranzulla è un (normale) super innamorato del lavoro che fa e, soprattutto, dei risultati che l’impegno porta.
Perché, a conti fatti, le bollette non le pagano i cuoricini su Twitter.
Però l’esposizione è inevitabile e anche consumare un panino o prendere l’autobus diventano discussioni, argomenti, a volte polemiche da gestire. Esposizione inevitabile, dicevamo, forse troppo pesante per qualcuno a cui piace più lavorare che chattare.
Nonostante un evento formativo completamente dedicato a lui che si terrà il 10 novembre a Milano, Salvatore cerca di mantenere un basso profilo. Però, scusa, come fai a passare inosservato se organizzi un Aranzulla Day?
L’evento che promette di svelare molti dei segreti tecnici del blog di successo di Salvatore, è anche una grande campagna di personal branding in cui la figura di Aranzulla compare in ogni declinazione, dal volto vettorializzato delle grafiche alla menzione nel nome dell’evento, fino alla foto con la posa Steve Jobs.
Sebbene l’appuntamento abbia un taglio tecnico (ottimizzazione SEO, creazione di contenuti di qualità), c’è da scommettere nella presenza di molti operatori della blogosfera e anche di tanti curiosi e fan. E spunta anche un’offerta di lavoro, dedicata proprio a chi scrive per passione e per mestiere.
Insomma, facciamocelo spiegare da lui, che è bravo: Salvatore Aranzulla, l’influencer che non voleva essere influencer.
Salvatore Aranzulla in versione Steve Jobs
Da molti anni sei un punto di riferimento per le persone che cercano in rete. Ti definiresti un influencer?
Sinceramente non ho mai associato alla mia figura termini come Influencer, Startupper o Web Star. Semplicemente io faccio il divulgatore informatico e faccio l’imprenditore in parallelo in rete, perché Aranzulla.it non è solo un blog o un sito, è una vera e propria azienda.
Non si può però negare che il mio team e io esercitiamo una certa influenza sulle persone tramite gli articoli: se consiglio un prodotto invece di un altro spesso fa la differenza. Questo accade perché Aranzulla.it è uno tra i 30 siti più visitati in Italia e il primo nel settore tecnologico.
Solo per fare un esempio, attraverso le guide di acquisto presenti in alcuni degli articoli del nostro sito, generiamo tra i 4 e i 5 milioni di euro all’anno di fatturato per Amazon. Questo “solo” attraverso le affiliazioni degli articoli.
Un altro dato che può chiarirci le idee sul valore del prodotto è che noi vendiamo centinaia di migliaia di euro all’anno di abbonamenti telefonici, perché abbiamo degli articoli nei quali consigliamo qual è la migliore offerta ADSL secondo noi, o qual è la migliore offerta telefonica.
Si tratta, quindi, di numeri importanti.
Spesso sento parlare di Influencer o di termini di questo tipo, associati a persone praticamente sconosciute che in realtà nessuno segue, ma che continuano a far parte di un “gruppo” di persone ristrette che si autocitano tra di loro.
Mi sembra un po’ la storia dei blogger di dieci anni fa, quando c’erano questi personaggi un po’ improvvisati che partecipavano agli stessi convegni, che si linkavano a vicenda, ma che poi non hanno mai veramente realizzato una carriera in questo settore.
Secondo me bisognerebbe un po’ contestualizzare la situazione degli Influencer. Personalmente preferisco definirmi divulgatore informatico e imprenditore.
Sicuramente va fatta una riflessione su questa figura in Italia, perché ci sono persone che chiedono anche cifre importanti alle aziende per un post, ma in realtà non hanno il seguito in termini di numeri che dichiarano. Credo che a lungo andare le aziende vorranno comunque avere dei risultati e la capacità di far fatturare davvero avrà un grosso peso.
Qual è il rapporto di Salvatore con il web? Fake-news, cyberbullismo, istigazione all’autolesionismo. Il web è ancora un bel posto?
In realtà io limito la mia presenza sul web al sito e ai canali legati al sito (Facebook, Twitter, Instagram). Per il resto non partecipo a gruppi o community. Ho un approccio estremamente riservato.
Faccio il mio lavoro e penso di farlo bene. Non entro nel merito di fenomeni e mode del momento, ho un approccio piuttosto distaccato. Utilizzo Internet solo come strumento di comunicazione, per il mio lavoro, per le attività che mi riguardano come Salvatore Aranzulla e basta. In genere non entro nel merito delle discussioni, anzi evito di interagire su post o commenti particolarmente caldi.
Hai visto il film The Startup? Non sarebbe stato più interessante un film su di te?
Non ho visto il film, anche se ho letto della polemica sui profili di alcuni amici nei confronti di questo ragazzo. Avendo un approccio più limitato al mio ambito professionale, continuo a non capire le persone che passano le loro giornate a criticare il lavoro degli altri o a criticare un film, o a criticare una persona.
Se l’idea funziona avrà modo di continuare ad esistere. Se l’idea, invece, è una bufala, come molti dicono, se l’azienda non sta in piedi, arriverà un momento in cui quest’azienda chiuderà. Quindi in realtà io non ho partecipato a queste polemiche, ma mi stupisco della scelta delle persone di utilizzare il loro tempo per criticare gli altri.
Vero è anche che una grossa esposizione mediatica non può sopperire alla mancanza di risultati. Per chiarire il concetto: anche Aranzulla.it, che è un’azienda, se non dovesse più fare fatturato chiuderebbe, lasciando chiaramente a casa le persone lavorano con me. Per quanto io possa raggiungere la stampa, andare in TV o fare interviste, se l’azienda non sta in piedi a un certo punto chiuderà.In realtà il mercato fa sempre da filtro di qualsiasi idea. Anche l’idea migliore del mondo, se non sta in piedi è destinata a fallire.
In tantissimi ti amano: qual è il meme che ti ha fatto più divertire?
Ce ne sono molti, è vero, e alcuni sono davvero divertenti. Apprezzo molto l’affetto che mi dimostra chi mi segue. Uno che mi ha fatto sorridere di più è senz’altro quello con lo sfondo di una città futuristica e splendida, con il testo: Come sarebbe il mondo se governasse Salvatore Aranzulla.
A qualcun altro non piaci: anche tu hai degli Haters? Come li affronti?
Diciamo che ormai gli haters sono davvero pochi, pochi, pochi e anche qualora la polemica dovesse arrivare sulle nostre pagine non la alimentiamo e la lasciamo spegnere. Il mio approccio è sempre molto soft, c’è spazio per tutti ma io mi concentro prevalentemente sul mio lavoro e ho poco tempo da perdere.
Se le visite del sito continuano a crescere, se gli utenti sono contenti e se gli inserzionisti del sito sono contenti, io sono contento. Se il sito perdesse quote di mercato, oppure perdesse visite, è logico che andrebbe fatta una riflessione. Ma nel momento in cui il sito è apprezzato sia dagli utenti che dagli inserzionisti, io sono a posto così.<
Per quanto riguarda gli hater, quello che loro scrivono, loro lo leggono, a me non interessa. Sono un po’ talebano riguardo a questo: io lavoro e quindi guardo ai risultati del mio lavoro.
Riesci a tenere il passo dei millennial o dobbiamo aspettarci un “nuovo Aranzulla”?
In realtà siamo sempre aggiornati su tutte le novità, anzi è proprio dalle richieste dei lettori che procediamo alle modifiche di articoli già scritti o alla stesura di contenuto completamente nuovi.
Appena riceviamo una segnalazione su una novità, corriamo ad aggiornare i contenuti e questo ci consente di essere sempre sul pezzo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Salvatore-Aranzulla-1.jpg404640Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2017-07-03 14:00:322017-07-03 17:42:32I risultati contano più dei like. Intervista a Salvatore Aranzulla
Le nuove tecnologie, iPhone in testa, hanno reso tutto più facile. Dalle nuove star del momento lanciate grazie a hit diffuse da Youtube agli instagramers, sono davvero tante le cose che è possibile creare con uno smartphone di ultima generazione.
Persino un film. Ne sa qualcosa Michel Gondry, regista premio Oscar per la miglior sceneggiatura del 2005 per il film Se mi lasci di cancello con Jim Carrey e Kate Winslet, che ha realizzato il suo nuovo film, Detour, utilizzando un iPhone 7.
https://youtu.be/KrN1ytnQ-Tg
Il film, un cortometraggiodi 11 minuti che racconta le disavventure di una famiglia francese in vacanza alle prese con il triciclo della figlia più piccola scivolato dal loro pulmino Volkswagen subito dopo la partenza, è stato pubblicato e diffuso da Apple su Youtube, a testimonianza dell’importanza dei social media.
Oltre al film, nella pagina di Apple dedicata a questo progetto, sono disponibili anche alcune scene di backstage con dritte e consigli destinati ad aspiranti registi ed appassionati che spiegano come realizzare alcuni effetti speciali visti nel video.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Detour_di_Michel_Gondry_i_capolavori_si_filmano_con_l_iPhone_1.jpg577963Kumikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKumiko2017-07-03 13:26:392017-07-03 17:40:37Michel Gondry presenta il suo primo film interamente realizzato con l’iPhone 7
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