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Week in Social: Instagram e contenuti brandizzati, arriva Messenger Customer Chat

Siamo arrivati alla fine di questa settimana e come di consueto ecco l’attesissima rubrica Week in Social: tutte le ultime novità che dobbiamo assolutamente conoscere sul mondo dei social media. Siete pronti a sperimentare tante nuove feature? Scopriamole insieme.

Facebook

Il nostro amico Mark Elliot Zuckerberg ci regala sempre buone nuove.

Si comincia con un annuncio di Facebook molto succulento: è pronta per arrivare una nuova Messenger Customer Chat (ancora in fase beta), che permetterà di integrare la chat di Messenger direttamente con il nostro sito web. Gli utenti potranno chattare con i brand, fuori e dentro Facebook, senza perdere lo storico e il contesto. Questo renderà più facili le conversazioni con le aziende. Inoltre saranno implementate tutte le feature della piattaforma all’interno del servizio di messaggistica, compresa la possibilità di effettuare pagamenti. Se volete saperne di più, potete guardare questo video.

Cosa ne pensa Luca La Mesa? “È in assoluto la notizia più rilevante di queste settimane e, curiosità del caso, l’abbiamo scoperta in diretta dagli uffici di Facebook di Milano i giorni scorsi. Apre moltissimi scenari in cui gli utenti si abitueranno sempre di più ad interagire dentro messenger. La parte di pagamenti permetterà alla piattaforma di avere un crescente numero di informazioni sulle nostre abitudini di acquisto, gusti e potere di spesa. E’ solo l’inizio e può essere un’opportunità interessante sia per gli utenti che per gli inserzionisti.”

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Andiamo avanti. Dopo Instagram, anche Facebook aggiunge la possibilità di creare sondaggi nelle pagine.
Basta posizionarsi nella barra di pubblicazione del post e vedrete che tra le varie opzioni, in ultima posizione, ora compare la call to action “Crea un sondaggio!”.

New! Facebook Polls! Get answers to those burning questions…like should you selfie now or not?

Gepostet von Facebook am Freitag, 3. November 2017

LEGGI ANCHE: Instagram: 4 idee creative per coinvolgere i followers con i sondaggi.

È inoltre finalmente possibile creare una raccolta fondi su Facebook per raccogliere denaro e supportare un’organizzazione no profit cui teniamo particolarmente. Iniziare è facile: basta scegliere chi volete supportare, la cifra da raggiungere e la data di fine attività. Verrà creata una pagina specifica per l’iniziativa, con tanto di possibilità di invitare gli amici a partecipare. Non vi resta che provare!

Luca La Mesa, top teacher di Ninja Academy, ci dice la sua su questa novità: “Sin dallo scorso anno Facebook ha dichiarato di aver attivato un team per studiare software da implementare dentro Facebook per generare un impatto sociale. Questa è una di quelle che aspettavamo da più tempo perchè permetterà a tutti di poter attivare micro-community intorno a temi specifici. Ad inizio anno abbiamo realizzato con molti amici una campagna solidale che in 6 giorni si è estesa a più di 6 città coinvolgendo migliaia di persone e al crescere degli strumenti cresceranno anche le opportunità. Invito tutti coloro che leggono a sperimentare una piccola raccolta anche solo per capirne le dinamiche. Stiamo lavorando per organizzare qualcosa di più grande e impattante ma sono le singole gocce che formano il mare 😉 “.

Week in social

Ultima notizia: avete pagine Facebook che si rivolgono a più mercati e nazionalità? Questa novità vi potrebbe interessare. È partita in versione beta, e verrà implementata gradualmente, la possibilità di pubblicare le proprie Facebook ADS in più lingue. Si potrà infatti creare un’inserzione con un massimo di 6 lingue diverse. L’opzione al momento è disponibile per l’obiettivo installazione dell’app mobile.

Instagram

In giugno Instagram aveva introdotto il tag “Pubblicizzato da” in modo da rendere sempre più chiaro e trasparente quando un creatore e un’azienda sono legati da un rapporto commerciale. Dopo alcuni mesi di utilizzo e monitoraggio, ora questo strumento viene esteso a tutti gli account con un alto livello di interazione, che hanno accesso agli insight del profilo Instagram.
I profili degli influencer verranno monitorati e quelli che non rispetteranno la policy dei contenuti brandizzati, riceveranno una notifica in-app in modo da essere allertati e poter inserire il tag dell’azienda partner all’interno dei post.
Tutti questi accorgimenti hanno lo scopo di aumentare la chiarezza e la trasparenza sulla piattaforma!

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Infine chiudiamo questa settimana ricca di effetti speciali con ultimissima nota: Twitter che attiva per tutti la possibilità di scrivere 280 caratteri! La notizia l’avevamo già commentata, ma questa settimana si parte sul serio. Che ne pensate? Ovviamente diteci la vostra sui nostri canali, Facebook, Twitter e LinkedIn!

Al proposito è Luca La Mesa a lasciarci un contributo: “Un tentativo di Twitter per provare a riguadagnare pubblico e utenti attivi. All’interno del Social Media LIVE Program abbiamo analizzato i brand che hanno utilizzato in maniera molto originale questa novità. Potete trovare qualche esempio nel video che segue”.

LEGGI ANCHE: Raddoppiare i caratteri e tutti gli altri errori di Twitter, spiegati senza giri di parole

Grazie Luca, e alla prossima settimana con Week in Social!

Da van Gogh a Hopper, lo spot Lexus fa “muovere” i capolavori europei

Lexus rompe gli schemi della comunicazione nel settore automobilistico, non celebrando più solo le caratteristiche tecniche del suo prodotto, ma facendo agli spettatori una semplice domanda:  i Girasoli, Vincent van Gogh, li aveva davvero immaginati così?

Il video, sviluppato dall’agenzia CHI & Partners, è un viaggio tra alcune delle opere più famose di artisti europei: da La ragazza con l’orecchino di perla, ai Girasoli di Vicent van Gogh, passando per una vetrina che ricorda una delle celebri opere di Mondrian, per finire con la rappresentazione in scala di Nighthawks dell’artista Hopper.

LEGGI ANCHE: L’arte, la creatività e la e la tecnologia di Bulgari sbarcano in Oriente

Lexus celebra il design

La campagna punta a comunicare Lexus e le sue linee pulite, eleganti: un’auto di lusso che avrebbe potuto essere disegnata da uno di questi artisti.

Per i creativi di questa campagna non c’è stato modo migliore di rappresentare la perfezione se non con un diretto collegamento con l’arte, riconosciuta da spettatori e comunicatori come la prima forma di bellezza: non a caso, il titolo scelto per questo adv è The Art of Standing Out (L’arte di distinguersi).

Lexus porta nella realtà alcuni tra le più famose opere d'arte europee2

Tutti i dettagli sono stati curati al massimo, a partire dalla scelta delle opere da portare in vita: sarebbe stato molto difficile per uno spettatore riconoscere quadri poco famosi, e il video avrebbe perso di significato. Inoltre anche il taglio e i tempi della campagna sono stati curati, così da soffermarsi il tempo giusto sulle diverse opere, permettendo a tutti di figurarsi nella mente l’opera originale e il suo titolo.

lexus

Da un punto di vista comunicativo, una vera svolta per il settore automobilistico: soffermandosi a ricordare la comunicazione per il lancio di una qualsiasi nuova auto, tutti i brand, fino ad ora, avevano comunicato il prodotto mettendolo al centro dell’attenzione, rendendo l’automobile stessa opera d’arte e non costruendo un’analogia suggestiva, un parallelismo, per portare alla luce le sue principali caratteristiche tecniche.

Lexus porta nella realtà alcuni tra le più famose opere d'arte europee3

Lexus, invece, crea per la prima volta un contesto, ponendo al centro dell’attenzione l’arte, i dipinti e gli artisti: l’auto passa in secondo piano (pur essendo chiaramente identificabile e presente), la campagna diventa una mostra nella vita quotidiana. Il video, che ha evidentemente come obiettivo più un’attività di branding che il lancio di un prodotto, riuscirà nell’intento di creare un legame indissolubile tra quelle opere d’arte e Lexus nell’immaginario collettivo?

Per ora apprezziamo questo rinnovato interesse per l’arte, con l’auspicio di vedere nel prossimo annuncio anche un po’ della nostra arte italiana.

Tra le opere rappresentate nella campagna di Lexus:

La ragazza con l’orecchino di perla, Vermeer
Girasoli, Van Gogh
• Balloon Dog, Koons
Composition A, Mondrian
Bagnanti ad Asnieres, Seurat
Nighthawks, Hopper

CREATIVE CREDITS
Brand: Lexus Europe
Client: Michael Tripp, Marketing Director

Agency: CHI & Partners
ECD: Micky Tudor, Yan Elliott
CD: Monty Verdi
Creatives: James Crosby
Planner: Paulina Goodwin, Matt Bamford-Bowes
Executive Producer: Charles Crisp
Producer: Andy Roberts
Business Director: Tom McCoy
Account Director: Anastasia Terzeon
Account Manager: Oliver May
Project Director: Ant Borkett

Production Company: Stink
Director: Ne-O
Producer: Juliet Naylor
Production Manager: Zoe Acourt
Executive Producer: Jon Chads
Director of Photography: Stuart Graham
Set Designer: James Hatt
Service company: Papaya

Post-Production & Visual FX: The Mill
Executive Producer: Ian Berry
Producer: Tom Manton, Simon Bath.
Lead Flame artist: Gareth Brannan
Colourist: Seamus O’Kane
Lead CG: Philip Maddock
2D Artists: Sole Martin, David Wishart
Matte Painting: German Casado, Cameron Johnson

Editors: The Quarry
Editor: Jonny Scarlett
Editor Assistant: Patrick Walsh
Producer: Charlie Morris

Recording Studio: Clearcut Sound Studios
Sound Engineer: Chris Wigglesworth
Music Company: Dave Goulding @ Wake the Town

Shopping di Natale: i consigli di Facebook per gli inserzionisti

Sapevate che il 49% degli acquirenti su scala globale si lascia influenzare da Facebook per il proprio shopping di Natale? Calcolando il tempo che ogni giorno spendiamo a controllare la nostra sezione notizie la percentuale non ci sorprende di certo e non sorprende nemmeno Facebook che sfrutta il periodo pre natalizio per dare consigli utili agli inserzionisti che intendono migliorare le proprie vendite.

Chi gestisce una fanpage sa che stiamo parlando del link suggerito da Facebook dalla scorsa settimana per accedere a statistiche e consigli su come sfruttare al meglio le inserzioni per il Natale. Sappiamo bene che non essere attivi su Facebook per un’azienda equivale a non esistere e in un periodo in cui la competitività tra marketers sui social è alle stelle, è buona norma seguire alcune linee guida, perché no, stabilite proprio dal padrone di casa.

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Il galateo del buon inserzionista natalizio si chiama Holiday Hub, la piattaforma di Facebook Business che organizza in modo semplice e intuitivo consigli indispensabili a chi promuove la propria azienda attraverso una fanpage.

Su Facebook il Natale inizia a Ottobre

La prima parte disponibile alla consultazione riguarda proprio gli shopping trend legati al periodo tra ottobre e gennaio. Secondo una statistica relativa al 2016, il tempo trascorso su Facebook alla ricerca di regali inizia ad aumentare all’inizio di ottobre, raggiungendo il picco all’incirca a Santo Stefano. Ammontano al 47% i consumatori che iniziano a pensare allo shopping di Natale prima di novembre, mese ormai famoso per il Single Day e il famigerato Black Friday.

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Gepostet von Kasanova am Montag, 23. Oktober 2017

Facebook consiglia agli inserzionisti di iniziare già da ottobre a raggiungere il proprio pubblico con idee regalo ma è che dicembre è il vero periodo clou: in media, il 62% degli utenti (su scala globale) dichiara di dedicarsi allo shopping natalizio solo nell’ultimo mese dell’anno e il 25% acquista i regali dall’11 al 20 dicembre. Non è un caso che sia lo stesso Facebook a consigliare di destinare la maggior parte del budget annuale per le inserzioni a dicembre: da una parte perché è il periodo in cui effettivamente una persona di norma si dedica allo shopping di Natale, dall’altra per sfruttare i ritardatari cronici e mettere loro fretta incentivando l’acquisto d’impulso.

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Esiste però una grossa fetta di utenti (65%) che addirittura pianifica lo shopping natalizio a dopo il 25 dicembre, motivo per cui Facebook suggerisce di non spendere tutto il budget prima della festività ma di lasciare aperte le porte anche fino alla settimana successiva. E dopo dicembre viene gennaio, mese d’Epifania, di saldi, ma anche di resi visto che il 37% degli acquirenti mobile-first vuole rendere ciò che ha comprato d’impulso tramite cellulare.

Lo shopping di Natale diventa mobile: anche in Italia

Durante le festività del 2016, le conversioni su Facebook da mobile hanno per la prima volta superato quelle da desktop in tutto il mondo raggiungendo la soglia del 53%. Nello studio di Facebook IQ vengono analizzati, oltre ai dati globali, anche quelli di alcune nazioni tra cui l’Italia a partire da un periodo compreso tra il 1 novembre e il 31 dicembre (Facebook e Instagram).

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Fonte: A Merry Mobile Holiday dati Facebook IQ per l’Italia

Visti i numeri che ormai raggiunge il mobile oltre a ottimizzare le inserzioni per la visualizzazione da cellulare sarebbe indicato dare uno sguardo al dato temporale: circa il 30% dei cosiddetti consumatori mobile first infatti anticipa gli acquisti tra ottobre e metà novembre, il 10% in più rispetto a chi sceglie di recarsi direttamente in negozio.

Alcuni dati demografici utili: il 60% degli acquirenti mobile-first sono uomini mentre il 56% delle donne ancora non sa resistere al fascino delle vetrine natalizie, quelle reali dei negozi. Scontato ma pur sempre rilevante è invece l’analisi dell’età che vede i millennials padroni assoluti degli acquisti su mobile.

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Fonte: A Merry Mobile Holiday dati Facebook IQ per l’Italia

Prima di correre a ottimizzare le vostre inserzioni per il mobile prendete nota di alcuni consigli sempre validi, non solo a Natale: ricordate sempre di allineare il vostro obiettivo di business a quello pubblicitario e optate per una giusta targetizzazione del messaggio che permetta di raggiungere solo un’audience potenzialmente interessata. Un ultimo ingrediente? Ovviamente una massiccia dose di creatività.

L’empatia, ovvero perché i robot non sono migliori di noi (e viceversa)

Quando si tratta di ottimizzare uno scenario concreto, l’euristica umana non può reggere il confronto con un buon algoritmo di apprendimento. È quello per cui è stata creata l’intelligenza artificale, ma risolvere i problemi è solo una parte del processo: occorre capire quali domande porsi e, alla fine, interpretare i dati. Siamo ancora noi a guidare le macchine, perché i risultati che forniscono sono applicati in un contesto umano, composto anche di creatività ed empatia.

intelligenza artificiale vs umana

Se l’amico è l’intelligenza artificiale

Per esempio, se un amico ci chiede un consiglio per scegliere un ristorante adatto ad una cena romantica, sappiamo già a quali parametri dare la priorità. Non sono variabili assolute, ma piuttosto un buon punto di partenza: luogo accogliente e intimo, pietanze di classe e un occhio di riguardo per i dessert. Sulla base dell’importanza percepita di ciascuna di queste caratteristiche, di quanto conosciamo dei gusti della persona e delle nostre esperienze pregresse, formuliamo infine la nostra risposta.

Se lo stesso amico chiede ad un algoritmo di apprendimento la medesima raccomandazione, la macchina relaziona tra loro tutti gli attributi che le risultano pertinenti all’oggetto “cena romantica”, quali ad esempio distanza, giudizi e prezzi dei ristoranti ed elabora un modello in base ad essi, restituendo un elenco di decine o perfino centinaia di luoghi giudicati adatti. La risposta viene dunque fornita da un modello “black box”, definito in base all’output, senza che sia noto il processo di elaborazione.

Il confronto è semplicistico, ma rende la peculiarità e non solo logica dell’approccio umano. Esso si basa sull’esperienza del concetto “cena romantica”, sulla relazione di amicizia e sulla frequentazione diretta o indiretta di ristoranti, ma non solo.

In questo tipo di cena, qual è il peso del fattore “cibo” rispetto ad una caratterizzazione “calda e accogliente” dell’atmosfera?  E in base a quali parametri si definisce quest’ultima?

IA e capacità umane

Capire il problema

Il diffuso entusiasmo per l’intelligenza artificiale tende a farne il mezzo privilegiato per risolvere qualsiasi problema, ricorrendo di volta in volta a modelli sempre più elaborati. Il rischio è di costruire uno strumento perfetto e impiegarlo per risolvere problemi immaginari.

Implicito nell’originale scenario di raccomandazione romantica del ristorante è il fatto che abbiamo fatto la nostra user research – conoscenza del nostro amico – e abbiamo identificato le specifiche necessità dell’utente – cena romantica. Rispetto alle macchine, noi umani eccelliamo in tutte le forme di ricerca generativa degli utenti – interviste, focus group, studi di osservazione – poiché  richiedono una significativa dose di empatia e la presenza di interazioni umane non strutturate.

Una recente ricerca della Mc Kinsey & Company, società internazionale di consulenza manageriale, evidenzia che nel prossimo futuro gli esseri umani continueranno a identificare i problemi da affrontare.

LEGGI ANCHE: Intelligenza Artificiale: quali sono le opportunità per il tuo business? Partecipa gratis al Ninja Talk

Interpretare i dati

Un altro uso molto comune del fattore umano in funzione dei processi di machine learning è quello di sfruttare l’intuizione per dare un senso ai set di dati. Una “atmosfera calda e accogliente”, ad esempio, è una caratteristica frutto di una sensiblità che va oltre alla combinazione di dati.

Questa sottile sfumatura è un ottimo esempio di ricerca generativa, volta ad identificare i problemi, che fornisce gli input per una ricerca valutativa, la quale genera output in base all’elaborazione secondo un modello predefinito. In questi casi si chiede agli utenti di classificare una serie di funzionalità in termini di importanza relativa ai loro casi di utilizzo, di modo da poter campionare le risposte creando modelli di formazione per l’intelligenza artificiale.

Intelligenza artificiale

Credits: Depositphotos #167082854

Guidare il processo

In definitiva, se abbiamo fornito una buona raccomandazione o meno dipende dall’esperienza reale, ma come valutare l’efficacia di un algoritmo non è sempre così semplice come chiedere al nostro amico come è andata la serata.

Poiché molte variabili sono interattive per natura, non è sempre facile distinguere l’influenza che il prodotto ha sull’utente e viceversa. Per evitare che dati fuorvianti vengano inclusi nei modelli utilizzati dall’intelligenza artificiale, la ricerca generativa degli utenti aiuta a comprendere i pesi che gli stessi danno ai diversi fattori, fornendo un parametro qualitativo che permette di interpretare più ragionevolmente i dati e perfezionare l’algoritmo.

Sono ancora gli uomini a definire e guidare i processi di machine learning, poiché essi sono generati da necessità umane e forniscono risultati funzionali alle nostre necessità.

realtà diminuita

Arriva la realtà diminuita: cos’è e cosa c’entra con il Retail

È un momento particolarmente fervido per la realtà aumentata. Alcuni dei più grandi nomi legati all’ambito della tecnologia, e non solo, hanno lanciato nuove piattaforme di realtà aumentata, tra cui ricordiamo ARKit di Apple e ARCore di Google, mentre i rivenditori come Ikea, Wayfair e Anthropologie hanno già pubblicato applicazioni di questo genere, aprendo le porte all’accettazione della realtà aumentata da parte dei loro clienti.

Bisogna sottolineare però che le prime applicazioni/sperimentazioni di acquisto in realtà aumentata lasciano ancora a desiderare. Non a caso accanto a questa nota tecnologia si sta sviluppando un vecchio modo di vivere l’esperienza di acquisto, rivisitato: la realtà diminuita.

Questa nuova tecnologia apre le porte ad una battaglia realtà aumentata vs. realtà diminuita.

Con quest’ultima gli utenti saranno in grado di rimuovere digitalmente gli oggetti indesiderati e inanimati dal loro ambiente fisico, per ottenere una visione ancora più realistica di come i  potenziali acquisti si inseriranno nel contesto della loro vita.

Che cosa è esattamente le realtà diminuita?

realtà aumentata vs realtà diminuita
Al contrario della realtà aumenta quella diminuita è ancora relativamente sconosciuta. In poche parole, si tratta del concetto opposto e consiste nel cancellare contenuti fisici da una scena del mondo reale catturata tramite un tablet o una fotocamera.

Le applicazioni più note di questa tecnologia sono legate al mondo della cinematografia. Infatti la tecnologia della realtà diminuita consente di modificare le sequenze dei film rimuovendo fili e imbracature che gli attori usano quando vengono girate scene d’azione.

La realtà diminuita per ottenere il massimo dalla realtà aumentata nel Retail

realtà aumentata vs realtà diminuita

Qui la faccenda si fa interessante. L’accoppiata di realtà aumentata e diminuita apre infatti le porte ad un nuovo livello di manipolazione del mondo reale.

LEGGI ANCHE:  5 applicazioni di realtà aumentata da provare subito

È indubbio che i primi utilizzatori della realtà aumentata per la vendita al dettaglio come i già citati Wayfair, Ikea e Anthropologie stiano ottenendo risultati promettenti anche senza l’aiuto della realtà diminuita, ma quando questa novità sarà diventata obsoleta i consumatori vorranno poter vedere i potenziali nuovi arredi di casa come se stessero guardando effettivamente una stanza, senza la distrazione di ciò che hanno intorno.

Per molti grafici sarà facile identificare la DR con il famoso strumento “timbro clone”, ma in versione live e video, come mostrato qui.

La realtà diminuita non è così lontana. Si prevede che nei prossimi 12-18 mesi potremmo già vedere le prime sperimentazioni della fusione tra realtà aumenta e diminuita, in quanto le applicazioni di AR esistenti vengono aggiornate costantemente, anche per incorporare questa nuova tecnologia.

C’è ancora vita oltre i social: il caso Tumblr

Nella marea di post, articoli, commenti dedicati ai padroni indiscussi del web italiano (se state pensando alla Ferragni e a Fedez state sbagliando tutto), c’è qualcosa che continua a muoversi.

Esatto, se anche voi avete occhi solo per Facebook ed Instagram e non potete più fare a meno di vivere per le stories, oggi vi riportiamo ad un’altra realtà che, qualche tempo fa, faceva molto parlare di sé.

Chi ricorda Tumblr? In fondo, non è un pensiero molto lontano, sicuramente meno attuale di Snapchat, ma non tanto “vintage” come MySpace e MSN (gli attuali trentenni ricordano bene le ore spese online a flirtare grazie a questi ultimi).

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Facciamo dunque un passo indietro e parliamo della piattaforma di microblogging più usata al mondo. Nulla a che vedere con il più recente Medium che, sebbene i presupposti siano abbastanza buoni, in quanto a numeri non regge il confronto.

Partiamo dal presupposto che Tumblr si sviluppa nel 2006 e, solo dopo un anno, diventa attivo a tutti gli effetti: si fa spazio tra i più giovani come la piattaforma tematica fresca, veloce, e dai contenuti non troppo lunghi.

Parliamo di 10 anni fa, quando l’instant era ancora un’utopia: solo dopo qualche anno sarebbero giunti sul mercato Instagram (2010) e Snapchat (2011). Ma dopo tutti questi arrivi, qual è la situazione?

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Ecco, cosa riportava nel gennaio scorso We Are Social. Non male come risultato, vero?

No, non lo è affatto, in un momento storico in cui vi è una netta divisione: immediatezza da un lato, long form dall’altro (e su questo, WordPress potrebbe dirci qualcosa, ma questa è un’altra storia!).

Pertanto, Tumblr “resiste” e si conferma tra i social network/piattaforme più utilizzate, sebbene voci di corridoio preannuncino un calo vertiginoso  di utenti nei prossimi anni. Noi non ci fidiamo, o meglio: aspettiamo. In fondo anche Twitter doveva crollare da un momento all’altro, no?

 

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Ad ogni modo, vi riportiamo la fonte aggiornata ad oggi: su questo link, direttamente sulla pagina “About” di Tumblr, si possono verificare il numero di post e il numero di blog esistenti.

Crescita o meno, la piattaforma non è comunque statistica, ma si aggiorna al pari delle sue colleghe. Nell’ultimo anno sono stati inseriti adesivi, filtri e GIF a portata di app e ancora è stata sviluppata “Cabana”, una piattaforma per videochat con più persone nata dalla sinergia con l’incubatore Plyvore Labs (appartenente a Yahoo così come Tumblr). Per non parlare dell’introduzione del “Safe Mode” e di altro ancora. Insomma, si impegna, dai.

Quindi?

Tumblr cerca di stare al passo con i tempi, cercando più interazione e coinvolgimento degli utenti. Certo, a vederlo ora, appare un po’ un mix tra Pinterest e Instagram, anche se, dobbiamo ammettere, essere originali è ormai difficile (e poi, comunque è arrivato pirma).

Calo o no, i numeri parlano chiaro: è comunque la piattaforma di microblogging più utilizzata e poi.. chi vivrà, vedrà.

Si parla del rapporto tra brand, tecnologia e clienti alla MailUp Marketing Conference

Tra i temi fondamentali del digital marketing nell’ultimo anno vi è stato quello del rapporto tra brand e clienti, mediato grazie a strumenti e tecnologie in costante evoluzione. Non solo nuove prospettive di utilizzo dei dati personali, ma la costruzione di una vera e propria data driven strategy per le aziende, fino ai futuri scenari del messaging, grazie a sistemi di machine learning e nuovi modelli di conversazione con l’utente.

E sarà proprio questo il fulcro dell’evento MailUp Marketing Conference che si svolgerà il prossimo 12 dicembre a Palazzo Mezzanotte a Milano, per ascoltare dalla testimonianza diretta di speaker italiani e internazionali quali siano i trend da seguire.

MailUp Marketing Conference

Il nuovo evento targato MailUp si snoderà come una giornata di condivisione e formazione, con approfondimenti, case study e panel tematici, senza trascurare lo spazio per il networking, in cui seguire demo, presentazioni ed entrare in contatto con gli sponsor dell’evento. Un’occasione per scoprire il presente e il futuro del digital.

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Creare relazioni tra brand e consumatori: il punto di vista di Maria Grazia Mattei e Jordie van Rijn

Costruire rapporti duraturi con i consumatori è un obiettivo chiave di marketing per la maggior parte delle imprese oggi, ma come possono sviluppare tali rapporti? Quali sono i percorsi seguiti da clienti e potenziali clienti per rapportarsi alle aziende? Come creare profonde relazioni con i brand, che portino alla fidelizzazione?

A questa serie di domande risponderanno gli speaker dell’evento, come Jordie van RijnConsulente indipendente e fondatore di Emailmonday e Email Vendor Selection, con alle spalle collaborazioni con KLM, Mitsubishi e Unilever e Maria Grazia Mattei, fondatrice di Meet The Media Guru, piattaforma di incontri sulla cultura digitale e l’innovazione.

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Van Rijn partirà dall’analisi e dalla previsione dei trend futuri, per fornire alle imprese la prospettiva attraverso cui rimodulare e ottimizzare le strategie, con un focus sull’automation,  tecnologia con cui – secondo LeadMD – il 27% delle aziende si dichiara ancora alle prime armi.

Nel corso del suo speech sarà presentata l’ultima edizione del suo report The Future of Email Marketing, passando anche al campo dei dati, con l’individuazione di un’area strategica rinominata tease marketing, che definisce l’insieme di pratiche tese a stimolare l’interazione con l’utente e ottenere i dati attraverso un contatto costante e coinvolgente.

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Il panel di Maria Grazia Mattei, intitolato Il futuro del messaging”, si concentrerà su quell’area del digital su cui big data e intelligenza artificiale interverranno in modo decisivo, rivoluzionando il quotidiano di consumatori e cittadini. Al centro il passaggio del mercato da una logica push a una di conversazione, che porterà i brand a ridefinire regole e paradigmi comunicativi. Un “approccio umanistico”, sempre più necessario alle imprese, attraverso cui si passerà alla nascita di nuovi servizi human interaction-based.

Tutti gli ospiti della MailUp Marketing Conference

Tra gli altri ospiti, infine, Riccardo Plata Director di Deloitte Digital (Gold Sponsor dell’evento), Alex Hunter Branding & CX Expert e Former Head of Digital di Virgin Group, Paolo Iabichino Chief Creative Officer di Ogilvy & Mather ItalyAle Agostini Partner e Marketing Director di Bruce Clay EuropeSalvatore Russo – Marketing Manager 6sicuro.it e moderatore dell’evento, Massimiliano Lovati Responsabile Consulenza Legale di Banco BPM.

Partecipa con lo Sconto Ninja

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Pinterest vs Instagram: come utilizzarli per dare più visibilità al tuo business

Pinterest e Instagram sono conosciuti come i due social network visual centric per eccellenza, ma qual è meglio integrare all’interno della propria strategia di comunicazione digitale?

La risposta è duplice: entrambi o dipende. Se volete attirare l’attenzione degli utenti e generare engagement la regola numero uno che vale su ambe due le piattaforme è quella di creare contenuti attraenti fatti di immagini di alta qualità.

Sia Instagram che Pinterest sono due strumenti utili a far crescere un business, vedremo però che le due piattaforme hanno poche cose in comune. Analizziamo quelle che sono le caratteristiche uniche e le differenze chiave che contraddistinguono i due celebri social per capire come sfruttarli al meglio.

eCommerce: Instagram vs Pinterest

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Pinterest, grazie alla sua struttura e alle sue feature è un ottimo alleato degli shop online. Le board del noto social network, possono essere considerate delle vere e proprie vetrine virtuali, che non solo consentono di organizzare i contenuti in modo tematico, ma permettono di veicolare e aumentare il traffico sul proprio eCommerce.

Instagram è uno strumento di comunicazione dalla grandi potenzialità che se ben utilizzato consente di far crescere il desiderio d’acquisto e permette di presentare ai propri clienti una vetrina facile da consultare.

LEGGI ANCHE: Instagram Stories: piccolo manuale per usarle meglio

Diversamente da Pinterest, Instagram non consente l’inserimento di link all’interno dei singoli post o dei commenti, per cui l’unica fonte di traffico è il link inseribile nella home dell’account.

Ad ogni social il suo pubblico

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Il pubblico di Instagram non solo è molto diverso da quello di Pinterest ma è anche più grande. SproutSocial ha raccolto in un post alcune interessanti informazioni demografiche relative agli utilizzatori dell’app, vediamole insieme:

  • Instagram ha più 600 milioni di utenti attivi, di cui il 26% è rappresentato da un pubblico femminile e il 38% da quello maschile;
  • il 33% degli utenti ha un’età che va dai 30 ai 49 anni, mentre il 18% dai 50 ai 64;
  • il 59% delle persone di età compresa tra i 18-29 anni utilizza anche Pinterest;
  • il pubblico di Pinterest è invece prevalentemente femminile, anche se la base di utenti maschili sembra sia in crescita. Su 200 milioni di utenti attivi il 45% è composto da donne, mentre il 17% da uomini;
  • il 36% degli utenti ha un’età compresa tra i 18 e i 29 anni, il 34% ha tra i 30 e i 49 anni, mentre il 28% ha tra i 50 e i 64 anni.

Per riassumere Pinterest non solo ha un target prevalentemente femminile ma anche leggermente più adulto.

Desktop vs. mobile

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Instagram nasce come applicazione mobile, quindi è destinata ad essere utilizzata principalmente da smartphone. L’utilizzo di Instagram da desktop pone alcuni limiti in termini di funzionalità:  permette solo di visualizzare i contenuti e commentare i post altrui, ma non consente il caricamento di nuovi post, la visualizzare degli annunci pubblicitari.

Lato eCommerce grandi novità in vista: il noto social network fotografico sembra stia lavorando per mettere a disposizione dei retailer degli strumenti utili per aumentare significativamente il potere di vendita.

Nello specifico, Instagram sta testando con poche privilegiate aziende aventi sede negli Stati Uniti una nuova feature che permette  la vendita di prodotti direttamente all’interno dell’app grazie all’integrazione con Shopify. Il meccanismo di vendita è molto semplice: basta pubblicare un’immagine, taggare i prodotti presenti nella foto, e con un semplice tap sul tag l’utente potrà fare shopping senza abbandonare Instagram.

Pinterest, a parte qualche piccola feature come i Buyable Pins disponibili esclusivamente da mobile, offre invece tutte le sue funzionalità anche da desktop.

Link sharing

Instagram è attualmente l’unica piattaforma che non consente di condividere link nei post, l’unico collegamento possibile è quello inseribile nella bio oppure nelle inserzioni pubblicitarie.  Per ovviare a questa mancanza, molti profili aziendali inseriscono nel testo che accompagna il post, l’hashtag #linkinbio per indicare che nella descrizione del profilo è possibile trovare il link funzionante.

Con Pinterest il discorso è totalmente opposto: priorità assoluta alla condivisione e al salvataggio dei link.

Fin qui abbiamo visto principlamente le differenze da un punto di vista di funzionalità che distinguono i due social network: ci sono però delle diversità legate al visual delle foto, che non sono immediatamente evidenti, ma che possono influenzare il lavoro dei marketer.

Volti umani

nuovo record per instagram 2 milioni di inserzionisti

Credits: Depositphotos #61523589

Su Pinterest le immagini senza volti vengono repinnate il 23%  di volte in più rispetto a quelle che li includono.

Questo il motivo per cui vedrete sempre più spesso le immagini del corpo senza viso che mostrano gli abiti in vendita su qualche shop online.

Su Instagram succede l’esatto opposto: uno studio condotto da Mashable  ha svelato che le foto raffiguranti volti sorridenti hanno ottenuto il 38% di like in più.

I colori primari riscuotono maggiore successo

Il colore preferito dagli utenti Instagram è il blu: a quanto pare le immagini in cui prevale la tonalità del blu ottengono il 24% in più di like rispetto a quelle in cui dominano le tinte del rosso.

Mentre su Pinterest il colore più amato è il rosso: le foto contenenti questa tonalità ottengono il doppio delle condivisione rispetto alle altre.

Inoltre su Instagram vincono le cose semplici: gli utenti sembrano preferire le immagini in cui domina un solo colore, generando il 17% in più di like rispetto ai post multicolor.

Ancora una volta Pinterest è esattamente l’esatto opposto: le immagini con colori multipli ottengono 3 volte più risposte.

Sia Instagram che Pinterest, seppur in maniera differente, offrono ai brand delle opportunità, e solo comprendendone le diversità si potranno produrre contenuti personalizzati e finalizzati al raggiungimento del successo.

Cosa ne pensate? Quale piattaforma preferite?

Chi è Cafiero de Raho, il nuovo procuratore nazionale antimafia

Il Consiglio Superiore della Magistratura, ovvero l’organo di autogoverno della giustizia italiana, ha nominato all’unanimità il nuovo procuratore nazionale antimafia. Si chiama Federico Cafiero de Raho, ha 65 anni ed è napoletano.

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#Milano

Si è fatto le ossa da magistrato a Milano, indagando anche sul terrorismo interno.

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#Napoli

Poi, ha fatto il pm per oltre vent’anni nella sua città, dove ha condotto inchieste importanti sulla camorra, anche all’interno della Direzione Distrettuale Antimafia, divenendo nemico giurato del clan dei Casalesi.

Il boss Michele Zagaria

Il boss Michele Zagaria

#Casalesi

Sicuramente avrete sentito parlare di lui nel maxi-processo soprannominato “Spartacus“, il processo dove – come in Sicilia contro Cosa Nostra – anche la camorra ha avuto il suo primo vero pentito: Carmine Schiavone.

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#ndrangheta

Con la nomina di Giuseppe Pignatone a capo della Procura di Roma anche Cafiero de Raho viene promosso: nel 2013 lascia la sua città (e l’incarico di procuratore aggiunto) e assume il vertice della Procura di Reggio Calabria.

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#Corruzione

A Reggio sotto la gestione del magistrato campano sono passate importanti catture di latitanti, sequestri per centinaia di milioni di euro e l’acquisizione di ben 13 collaboratori di giustizia, nonché, oltre quelle sulla ‘ndrangheta anche delicate inchieste su corruzione, politica e massoneria.

Il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, durante la conferenza "TgR: L'italia della legalià" nella sede Rai di viale Mazzini. Roma 13 marzo 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Cosa fa il procuratore nazionale antimafia

La Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo è un organo istituito nel 1992 su ispirazione del giudice Giovanni Falcone.
Ha “funzioni d’impulso” sul coordinamento e la tempestività delle indagini, e interviene in caso di conflitti di competenza.

Tra i poteri, quello di designare i sostituti procuratori, acquisire ed elaborare notizie, informazioni e dati attinenti alla criminalità organizzata. Il PNA non ha invece il potere di indagine e di esercizio dell’azione penale tipico del pubblico ministero.

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5 cose sulla Digital Transformation che un marketer dovrebbe sapere

Maggiore efficienza, migliore operatività e riduzione dei costi: la Digital Transformation ha notevoli vantaggi per le aziende che non vogliono porre alcun freno all’innovazione, ridisegnando i processi che governano il business, grazie all’utilizzo delle più avanzate soluzioni tecnologiche. Ma per i marketer?

Negli ultimi anni, le aziende hanno focalizzato sempre di più la propria attenzione sulla Digital Transformation, il che comporta due conseguenze fondamentali:

  • assumersi nuovi rischi sulla sperimentazione e l’adozione di tecnologie emergenti;
  • attuare modifiche sostanziali alla cultura aziendale e alle strutture organizzative.

Dunque, occorre prima di tutto realizzare un cambiamento di mentalità forte, capace di evitare progetti rischiosi e fallimenti. Abbracciare la logica digitale significa riconsiderare strategie, processi, tecnologie, risorse e metodi di lavoro, il servizio clienti e il marketing.

Il processo evolutivo delle aziende

I marketer devono affrontare nuove sfide nel relazionarsi con i mercati di riferimento, nell’organizzare i processi gestionali e le collaborazioni tra colleghi, nell’adottare un approccio multidisciplinare per avviare con successo il naturale processo evolutivo dell’azienda.

Infatti, ciò che accade nel marketing può avere un impatto nel mondo dell’IT e viceversa: diverse figure professionali hanno necessità di collaborare tra loro per costituire team inter-funzionali ed autonomi che possano portare avanti progetti che abbiano in sé forti componenti digitali.

La digital transformation consta di un processo evolutivo delle aziende che devono riconsiderare tutto, a partire dalla propria identità, per fare davvero la differenza. Potremmo citare esempi noti come Netflix o Airbnb che hanno focalizzato l’attenzione sulla centralità del cliente  e su nuovi modelli relazionali per entrare di diritto nella digital transformation.

Digital analytics, business intelligence, lead generation, user experience, social network: i business online possono fornire informazioni e dati cruciali per le azioni di marketing da intraprendere. L’analisi dei dati consente alle aziende di modificare nel momento giusto il modo in cui si rivolgono ai propri clienti, il modo in cui il brand viene percepito, il tipo di esperienze che servizi e prodotti possono fornire.

L’impatto della digital transformation in azienda è considerevole: il catalizzatore della trasformazione è stato senza dubbio l’evoluzione dei comportamenti e delle preferenze dei clienti.

LEGGI ANCHE: Digital Transformation: cos’è veramente?

Digital Transformation: 5 consigli da tenere a mente

Adweek ha voluto fornire alcuni consigli utili ai marketer che intendono improntare le attività delle proprie aziende sulla digital transformation:

1. Costruire una forte relazione tra CIO e CMO

Due figure complementari e un obiettivo comune. Secondo una ricerca di qualche anno fa di Gartner, il budget investito per le tecnologie a disposizione del mondo del marketing sarebbe stato più grande che quello a disposizione dell’IT entro il 2017. È chiaro, infatti, che i rapporti tra CIO (chief information officer) e CMO (chief marketing officer) debbano essere strettissimi: entrambi concentrati sul cliente ed uniti dalla volontà di fare grandi cose.

2. Creare un comitato direttivo per l’innovazione

Creare un gruppo interno all’azienda costituito da professionisti che possano sviluppare idee e nuove soluzioni, senza dover sottostare ai classici processi della produzione. Considerando la mutevolezza dei mercati e le continue innovazioni sotto il punto di vista digitale, le aziende ed i marketer devono essere costantemente concentrati sulla ricerca e sulla sperimentazione di tool, strumenti e tattiche innovative.

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LEGGI ANCHE: La trasformazione digitale riguarda anche te

3. Integrare più spesso i team di lavoro

Brief, condivisione e brain storming con attività di collaborazione tra diversi team di lavoro interni all’azienda. Queste sono tutte attività che possono portare ad una migliore comprensione dei diversi processi decisionali e facilitare la condivisione di idee tra diverse aree, ottimizzando al meglio le performance di tutti.

4. Rispettare l’identità aziendale e imparare a raccontarla

Se volete viaggiare nel segno della digital transformation, dovrete imparare a riconoscere l’identità della vostra azienda e a raccontarla con nuovi strumenti e nuovi mezzi di comunicazione. La maggior parte dei CEO delle aziende ha paura di fronte al cambiamento ed assume difficilmente decisioni per una strategia digitale innovativa.

5. Creare i KPI giusti rivolti al cliente per cambiare la cultura aziendale

Ciò che preme di più ad un’azienda? Aumentare il fatturato e perfezionare le performance finanziarie. Ad oggi, invece, è fondamentale conoscere il proprio cliente per rispettarlo e comprendere a fondo ciò di cui ha bisogno.