Facebook sta testando una nuova opzione che ti mette in contatto con persone simili a te

Facebook è sempre alla ricerca di nuovi modi per aumentare la condivisione e l’interazione tra i suoi utenti.

“La nostra priorità – hanno dichiarato i vertici del social network – è quella di permettere alle persone di connettersi con altre persone, luoghi e cose, a partire dai propri amici”.

Questa filosofia, da sempre, incoraggia gli utenti, aumentandone l’engagement e le condivisioni. Più condivisione significa più circolazione di dati e più dati, infine, significa una migliore pubblicità mirata. Solo così Facebook riesce ad alimentare e a migliorare il proprio modello di business.

Ma qual è l’ultima opzione creata dal social network e quali sono i suoi obiettivi?

Stando a quanto riportato da TechCrunch, sembra che Facebook stia per lanciare una nuova opzione che prende il nome di “Discover People” la quale permetterà agli utenti di connettersi con persone simili a loro. Per il momento, i test sono stati effettuati solo in Australia e Nuova Zelanda, ma pare che ben presto l’opzione verrà testata anche altrove.

Interessi in comune, partecipazione agli stessi eventi ma anche lavorare nella stessa azienda o, più semplicemente, abitare nella stessa zona saranno i criteri secondo i quali le persone verranno messe in contatto.

Dove trovare la nuova opzione? Semplice. Basterà cliccare sulle tre linee orizzontali e accedere al menu delle opzioni.

discover people facebook

Una volta selezionata l’opzione, Facebook ti richiederà di aggiornare il profilo per assicurarsi che le informazioni che ti riguardano siano sempre disponibili alle persone intorno a te.

Successivamente, ti verrà mostrata una lista di tutti gli eventi a cui hai indicato di voler partecipare ed ognuno di essi sarà accompagnato da un’altra lista degli utenti che, come te, hanno dimostrato interesse negli stessi eventi.

 

discover people facebook

Cliccando su un profilo, poi, l’opzione ti mostrerà, automaticamente, anche tutto ciò che hai in comune con l’altro utente: lavoro, area geografica, interessi. Tutto questo facilita ed incoraggia le connessioni e ottimizza la navigazione su Facebook.

Si tratta di una funzione estremamente interessante che, tuttavia, non è nuova al mondo dei social network.

LinkedIn, infatti, aveva già sperimentato qualcosa di simile attraverso la sua nuova piattaforma, parte integrante della nuova progettazione.

discover people facebook
In effetti, come è intuibile, nel caso di LinkedIn si tratta di collegamenti di ordine professionale più che personale e ricreativo.

Ma quante persone hanno davvero il coraggio e la voglia di passare dall’open space del social network, rassicurante perché dispersivo, allo spazio più intimo e personale fornito dagli strumenti di messaggistica? Difficile dirlo. Ma i dati parlano chiaro.

Un miliardo di utenti, ogni mese, usano i gruppi Facebook per mettersi in contatto con persone che la pensano allo stesso modo e che hanno gli stessi interessi. Se ne può dedurre, quindi, che esiste un interesse forte verso questa funzionalità.

“Troppo spesso – dichiara Facebook – conoscere meglio le persone intorno a noi è difficile, soprattutto quando si sta per iniziare un nuovo lavoro, si sta entrando in un nuovo gruppo o ci si sta trasferendo in un posto nuovo. Per rendere più semplice tutto questo, stiamo iniziando testare una nuova opzione nel menu chiamata “Discover People”.

Ovviamente, come tutte le funzioni di Facebook, anche Discover Peolpe sarà controllata attraverso le impostazioni e le norme sulla privacy. Nulla di ciò che sarà contrassegnato come “privato” verrà mostrato dal social network.

facebook privacy

Insomma, questa potrebbe essere una buona occasione per scoprire che quel ragazzo o quella ragazza che avevi desiderato conoscere ha molte cose in comune con te. Oppure no. O potresti anche scoprire che, intorno a te, ci sono più appassionati di balli caraibici di quanto pensassi. Cosa aspetti? Sei pronto ad utilizzare “Discover People”? Diccelo sulla nostra pagina Facebook o nel nostro gruppo LinkedIn!

Twitter

Twitter rende la rete più sicura: no ai fake account e ai tweet abusivi

Fare di Twitter un posto più sicuro è il nostro focus. Sosteniamo fermamente la libertà di espressione e vogliamo che tutti possano avere accesso ad ogni discussione.” Con questo statement l’uccellino blu di Silicon Valley ha esordito ieri in un post, in occasione del Giorno dedicato alla sicurezza mondiale della Rete, annunciando i propri sforzi per rendere l’esperienza sul social network più sicura.

A partire dallo scorso novembre, Twitter ha cominciato a rafforzare le misure di sicurezza, controllo e segnalazione di contenuti abusivi nei confronti degli utenti e ieri ha annunciato il miglioramento della sicurezza introducendo tre principali misure di sicurezza.

No alla creazione di account abusivi

Twitter si sta impegnando ad identificare utenti che sono già stati in passato bannati da altri utenti, per prevenire la creazione di nuovi account. Questa misura si concentra principalmente sulle forme di cattiva condotta, specialmente concentrato su quegli account che sono creati appositamente per attaccare e molestare altri utenti.

Risultati di ricerca più sicuri

Twitter sta anche lavorando a una  “ricerca sicura”, rimuovendo dai risultati di ricerca contenuti sensibili e tweet da account bloccati o silenziati. Questo tipo di contenuti continuerà ad essere disponibile se si vuole accedervi, ma non occuperà spazio inutile nei vostri risultati di ricerca.

No ai tweet abusivi o di “scarsa qualità”

Il team di Twitter inoltre sta lavorando all’identificazione ed eliminazione di contenuti ritenuti abusivi e risposte di scarsa qualità, portando in primo piano le conversazioni più rilevanti. Le risposte oscurate saranno comunque accessibili a chi volesse visualizzarle. Questo cambiamento sarà introdotto nelle prossime settimane.

Le misure di sicurezza che si stanno sviluppando, oltre che a limitare la diffusione delle notizie false, contribuiscono a porre un freno ai continui episodi di cyberbullismo, molestie sessuali e razzismo (in aumento soprattutto dopo le elezioni americane) che avvengono quotidianamente in Rete e che non fanno altro che fomentare un atteggiamento di odio collettivo, offrendo così agli utenti l’utilizzo di un web più sicuro.

Per maggiori informazioni visita il Twitter help centre.

free masterclass social ecommerce per aumentare le vendite online

Come aumentare le vendite online grazie ai social network? Segui la Free Masterclass

Il mercato delle vendite online è in continuo cambiamento. Strumenti, canali, tecniche si rinnovano con grande velocità, seguendo l’innovazione tecnologica e quella del marketing. Oggi le priorità di aggiornamento riguardano il mobile, la multicanalità, l’usabilità, gli strumenti di advertising e di pagamento, l’acquisizione di nuovi clienti, ma anche l’influenza dei social media sui ricavi della vendita online.

Durante la Free Masterclass “Social eCommerce”con  i docenti dell’eCommerce Lab, Daniele Vietri e Giovanni Cappellotto ti mostreranno proprio questo: tecniche, case study e metodi per massimizzare il potenziale dei social network nel sostenere le vendite di una piattaforma eCommerce.

Anche se eCommerce e Social Media Marketing potrebbero sembrarti materie distinte, in realtà sono strettamente correlate e, se gestite in maniera strategica, rappresentano due leve di conversione estremamente potenti.

free masterclass social ecommerce per aumentare le vendite online

Case study e tecniche per migliorare le tue vendite online: ecco cosa imparerai

Dalla customer care al CRM, i social media possono rivelarsi un’ottima fonte di traffico qualificato per uno store online. Ma di certo definire strategie chiare e con obiettivi definiti non è la cosa più semplice al mondo. L’esperienza e i consigli dei docenti della Free Masterclass ti aiuteranno a fare chiarezza nella tua strategia social per eCommerce e imparerai a:

  • distinguere come i diversi social possono concorrere a raggiungere obiettivi di vendita concreti
  • applicare tecniche di engagement che convertono fan in clienti
  • come ispirare nuove campagne di Social Media Marketing dedicate all’eCommerce

La Free Masterclass è online e gratuita ma iscriviti ora perché i posti per la diretta sono limitati. Se non riesci a collegarti potrai recuperare la sessione in modalità On Demand nell’arco di un paio di giorni dalla diretta direttamente nella tua Area Utente.

Ricapitoliamo: 

FREE MASTERCLASS
Corso in eCommerce Management

“Social eCommerce”
con
Giovanni Cappellotto e Daniele Vietri

Mercoledì 22 febbraio dalle 13 alle 14

ISCRIVITI ALLA FREE MASTERCLASS

Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!
Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!
BE NINJA.

ADworld Experience: iscriviti all’evento a Bologna

Creato nel 2012 da Gianpaolo Lorusso e Francesco Tinti, ADworld Experience è ormai diventato uno degli eventi da non perdere se si vogliono approfondire i casi più interessanti e le strategie di conversione più efficaci in ambito SEM.

Nelle primissime edizioni l’evento era principalmente focalizzato sul mondo Google AdWords, ma come testimonia il menu di quest’anno la varietà delle pietanze è per palati fini e variegati

cover-programma-2017

Andando direttamente a curiosare sul sito ufficiale dell’evento:

Il primo giorno (13/4) sono previsti seminari avanzati su FB & LinkedIn Ads, campagne internazionali, eCommerce & marketplaces, CRO e PPC Tools.

Il secondo giorno (14/4) solo casi reali di advertising online di successo.

Nel 2016 l’evento ha raccolto oltre 350 partecipanti e 26 relatori (tra cui molti professionisti AdWords di fama internazionale).

Il segreto del successo di ADworld Experience

Il programma degli speaker è sicuramente molto interessante, ma probabilmente il segreto del successo di ADworld Experience risiede nel suo carattere pragmatico e nel suo stimolo creativo legato alla presentazione di casi di successo e di seminari di approfondimento molto verticali.

Se state cercando qualche spunto per redigere una strategia digitale finalizzata veramente all’ottimizzazione del tasso di conversione, non potete non sedervi al tavolo di ADworld Experience.

Quest’anno ci sarà anche Massimo Chieruzzi, CEO di ADespresso recentemente acquisita da Hootsuite.

LEGGI ANCHE Hootsuite acquisisce l’italiana AdEspresso
ADworld_Experience_2016_tutti_i_video_e_le_slide_della_due_giorni_di_Bologna

Ora che vi è venuta l’acquolina in bocca ci pensiamo noi di Ninja Marketing a facilitare il vostro ingresso a quest’evento: per tutti i lettori Ninja abbiamo infatti riservato il codice sconto del 10% “ninja10″, che vale per tutti i tipi di iscrizioni (anche per i video delle precedenti edizioni).

E allora non perdiamo altro tempo, iscriviamoci all’ADworld Experience e prepariamoci ad una full-immersion nel mondo Digital insieme ad altri appassionati come noi.

Ci si vede a Bologna il 13 e 14 Aprile?

La nuova campagna di Nutella: la bellezza di essere unici

Sono bastati, si fa per dire, sette milioni di vasetti di Nutella, la crema spalmabile alla nocciola più famosa al mondo per spiegare l’importanza e, soprattutto, la bellezza di essere unici. La campagna di Nutella trasforma il cibo da bene di consumo a opera da collezione.

Da produzione in serie a vasetti unici, letteralmente.

Questa volta la coppia Nutella-Ogilvy l’ha combinata davvero grossa.

“Sono infiniti i dettagli che ci rendono diversi gli uni dagli altri. Essere diversi significa essere speciali, in una parola unici. Nutella crede che l’unicità sia un valore inestimabile, perché arricchisce il mondo. Per questo ha deciso di celebrarla con un vasetto diverso, unico per ognuno di noi”, si può leggere sul sito Nutella.

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Fortunatamente lo sappiamo: ogni anno possiamo aspettarci qualcosa di nuovo e magico da Nutella.

Nel 2013 i nomi propri sui vasetti, nel 2015 le espressioni tipiche dialettali. Un’inventiva e una voglia di stupire fuori dal normale, come se il gusto in sé non bastasse a dover mettere un lucchetto al vasetto da 1kg.

La campagna di Nutella e la bellezza di essere unici

Ma quest’anno, proponendo la campagna Nutella Unica, la coppia Nutella-Ogilvy si è perfino superata.

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Sette milioni di vasetti unici, ciascuno con un numero progressivo come conferma, ciascuno con un design estetico differente e particolare, reso possibile grazie ad una tecnologia produttiva che permette di ruotare, zoommare e combinare 12 pattern grafici al fine di creare immagini uniche e distintive per ciascun vasetto.

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LEGGI ANCHE: Ladurèe apre a Ginevra: nuova dolce meta per i macaron-addicted

Nello spot pubblicitario della campagna di Nutella, una sequenza continua di volti, ovviamente tutti diversi: cappello e occhiali con occhi penetranti, una donna con la coda, una bambina timida, un bambino alle giostre, una linguaccia, una barba lunga.

Ci sono tutti i visi, ci sono tutti i colori, ci sono tutte le espressioni.

Di sottofondo, una reinterpretazione ad opera di Lidia Schillaci del celebre brano di Rita Pavone, Come te non c’è nessuno. Inutile dirlo, vi sfido a trovare una colonna sonora più pertinente ed azzeccata.

Come però tutti i marketer ben sanno, non basta uno spot pubblicitario per rendere una campagna di successo e indimenticabile. Occorre copertura dei media in modo integrato, farsi notare dai consumatori, stupirli e renderli partecipi.

Tranquilli, Nutella ha pensato proprio a tutto.

Tramite non solo il sito Nutella, ma anche sull’App apposita e attraverso Facebook, è infatti possibile realizzare un video di 18 secondi personalizzato, da dedicare in esclusiva a qualcuno a propria scelta. Le foto le scegli tu, il destinatario lo scegli tu: perché, in fondo, è proprio vero. Come te, non c’è nessuno!

https://www.youtube.com/watch?v=HHVfJqfiB50&feature=youtu.be

Uffici più confortevoli? Ecco la proposta di Iratzoki Lizaso

Iratzoki Lizaso è uno studio industriale di design, creato nel 2016, il loro lavoro si ricollega a vari settori dell’arredamento, da quello per la casa a quello per ufficio, dai semplici accessori per interni all’architettura effimera, con un unico scopo: stupire e creare affezione per questi oggetti d’arredo, di cui spesso si sottovaluta la bellezza, il loro utilizzo e la durata nel tempo.

Per la creazione di queste forniture d’ufficio, hanno utilizzato la gamma del legno Heldu, poichè dispone di diverse e numerose superficie che, unite, possono creare tavoli di varie lunghezze. A queste scrivanie sono stati aggiunti dei pannelli, in legno ma rivestiti in pelle e il loro utilizzo è quello di creare un pò di privacy fra i colleghi, magari durante una pausa pranzo o semplicemente per  pochi minuti, giusto per staccare dal tran tran lavorativo.

Heldu table by Iratzoki Lizaso

L’idea di servirsi degli inserti in pelle, in realtà, non è del tutto un’innovazione, era stata già precedentemente usata da altri studi di designers. Iratzoki Lizaso ha ricercato una soluzione più informale, unendo vari pezzi e diversi materiali, rimodernando una collezione disegnata due anni prima, che aveva avuto un discreto successo e riadattandola quindi per l’ufficio, ma con un tocco di leggerezza in più.

Oltre la funzionalità, la bellezza e l’attenzione ai dettagli, hanno pensato di rendere la posizione lavorativa più personale e confortevole, creando degli appositi blocchi, sempre in legno e pelle,  per nascondere le prese della corrente e offrire ampi spazi per lampade da scrivania e oggetti personali.

Heldu table by Iratzoki Lizaso

Si respira sempre più una ventata d’aria fresca per quanto riguarda le proposte d’arredamento degli uffici, per esempio i designers francesi Ronan ed Erwan Bouroullec, hanno anche progettato mobili che vadano a ricreare un ambiente più familiare in ufficio, tutto finalizzato ad aumentare la creatività degli addetti ai lavori, che spesso si trovano in luoghi arredati in modo scarno, poco stimolante e asettico.

Le dimensioni contano: ecco la Guida per le tue immagini sui Social Media

Che si tratti di un’immagine, un video, una gif o una meme, l’immagine sui social media per essere efficace deve essere impeccabile.

Per catturare l’attenzione e far si che l’utente si fermi sul nostro contenuto mentre scorre dal basso verso l’alto, dobbiamo far sì che le immagini oltre che autentiche e “belle” rispettino anche le guideline corrette. Sono la “faccia” del nostro brand e devono essere perfette, come uscire di casa per un colloquio di lavoro o un evento importante e assicurarsi di non avere nemmeno un capello fuori posto.

Ecco allora, l’ultimissima guida ai formati immagine da condividere sui social media, da salvare nella barra dei preferiti del vostro browser e averla sempre a portata di mano.

Facebook

Con più di un miliardo di utenti attivi al mese, Facebook è attualmente la più grande rete social esistente: ciò significa che dobbiamo fare attenzione a come ci esponiamo per non essere ignorati.

Bisogna tenere a mente per prima cosa che il modo in cui vediamo quella bellissima foto sul nostro schermo, una volta caricata, sarà visualizzata in un formato diverso sul nostro diario e in un altro ancora sul newsfeed dei nostri seguaci; quindi quando selezioniamo una foto da condividere pensiamo attentamente a dove vogliamo che venga visualizzata al meglio.

Foto profilo

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La foto profilo di Facebook, è il nostro bigliettino da visita. Ricordate com’era difficile avere la foto tessera perfetta per carta di identità e passaporto? Ecco, preoccupatevi allo stesso modo della foto che verrà visualizzata sulla pagina Facebook del vostro brand o di quello che rappresentate.

Dimensione foto profilo display: 170×170 px
Dimensione di upload consigliata 180 x 180 px
Grandezza massima: 100 KB
Aspect ratio: 1:1
Formato: JPG, PNG

La foto profilo sarà visualizzata nei seguenti formati:
160 x 160 px su desktop
140 x 140 px su smartphone

Immagine di copertina

facebook-cover-photo

L’immagine di copertina appare solo sul nostro diario, ed è molto più grande della foto profilo permettendoci di dare più spazio alla nostra creatività. L’immagine di copertina, diversamente dalla foto profilo che è rappresentativa – come ad esempio una vostra foto o il logo del vostro business – può essere utilizzata per parlare di voi come individuo o raccontare il vostro brand.

Dimensione: 828 x 315 px
Dimensione minima: 399 x 150
Grandezza file massima: 100 KB
Aspect ratio 2.7:1
Formato JPG, PNG

La foto verrà visualizzata nei seguenti formati:
Desktop: 820 x 312 px
Smartphone: 640 x 360 px

Condivisione immagine

facebook-shared-image

Le immagini sono il formato più comune condiviso su Facebook e sono sempre visualizzate sul nostro diario e sul newsfeed dei nostri followers. Con la diminuzione del reach organico non si ha la sicurezza che i post vengano visualizzati da tutti followers, quante più persone interagiscono con i post, tanto aumenta la possibilità che questi ultimi vengano visualizzati. Dobbiamo quindi affidarci all’engagement. L’aspetto della nostra immagine può aiutarci indubbiamente ad aumentare questa possibilità.

Dimensione consigliata: 1200 x 630 px
Dimensione minima: 399 x 150 px
Grandezza file massima: 100 KB
Aspect ratio 1.9:1
Formato JPG, PNG

Link condiviso

facebook-shared-link

Un’altra tipologia di contenuto su Facebook è la condivisione di un link. Funziona come per l’immagine, con l’unica differenza di visualizzazione in anteprima del contenuto della pagina. Quando si condivide un link, l’immagine può essere visualizzata sia in formato orizzontale che quadrato (a sinistra dell’anteprima).

Dimensione consigliata: 1200 x 620 px
Dimensione minima: 154 x 154 px (quadrato) oppure 470 x 246 (orizzontale)
Grandezza file massima: 100 KB
Aspect ratio 1.9:1
Formato JPG, PNG

Facebook event

facebook-event-image-2

La pagina di  Facebook dedicata ad un evento, aiuta a catturare l’attenzione degli utenti e a distinguersi dal resto dei contenuti. Facebook si preoccupa di inviare dei promemoria per ricordare il nostro evento e a renderlo visibile ad un maggior numero di utenti. Quindi, anche in questa occasione, attenzione all’immagine!

Dimensione consigliata: 1920 x 1080 px
Aspect ratio: 16:9
Visualizzazione nel newsfeed: 470 x 174 px
Formato JPG, PNG

Il formato consigliato per le immagini su Facebook è PNG piuttosto che JPG, specialmente se le immagini contengono un testo oppure un logo. Se si ha intenzione di promuovere un post, fate attenzione che il testo non occupi più del 20% dell’immagine, altrimenti Facebook si rifiuta di promuoverlo.

Twitter

Famoso per il suo buzz in tempo reale, Twitter è uno strumento molto popolare anche per le aziende, specialmente per il servizio clienti. Utilizzato mensilmente da 313 milioni di utenti, Twitter è infatti quello strumento che viene utilizzato per discutere dei brand ed a volte anche dai brand per rilasciare delle “brevi” dichiarazioni.

Foto Profilo

twitter-profile-image

Come per Facebook la foto profilo di Twitter è la vostra immagine principale, visualizzata sulla vostra pagina, nello stream degli utenti e nei suggerimenti su chi seguire. Quindi scegliete un’immagine rappresentativa.

Dimensione consigliata: 400 x 400 px
Dimensione minima: 200 x 200 px
Grandezza fine massima: 2 MB
Aspect ratio: 1:1
Formato: JPG, PNG o GIF (non animata)

Immagine di copertina

twitter-header-photo

L’immagine di copertina di Twitter è visibile solo sul vostro profilo, ma ciò non significa sia meno importante anche perché occupa uno spazio abbastanza importante, al di sopra di tutto il profilo, quindi è importante l’immagine sia in alta definizione.

Nota: L’immagine di copertina di Twitter è reattiva, ciò significa che apparirà più grande o più piccola a seconda dello schermo su cui viene visualizzata.

Ninja tip: L’immagine di copertina è uno spazio che si presta benissimo a promuovere le attività del vostro brand o un nuovo prodotto. Consideratelo uno spazio di advertising gratuito, da cambiare se volete come le billboard alla fermata dell’autobus.

Dimensione consigliata: 1500 x 500 px
Grandezza fine massima: 10 MB
Aspect ratio: 3:1
Formato: JPG, PNG o GIF

Condivisione foto

twitter-in-stream-image

Anche su Twitter si possono allegare foto ai tweet, senza fortunatamente sottrarre caratteri al limite del Tweet, come annunciato in un tweet lo scorso settembre. Un tweet contenente un’immagine ha più probabilità di essere ritweettato di uno contenente solo testo.

Nota: l’immagine su Twitter viene adattata allo schermo dell’utente. Assicuratevi che Twitter mostri la porzione di foto che volete rendere visibile, impostando la larghezza dell’immagine secondo i requisiti minimi e centrandola orizzontalmente per evitare che l’imagine risulti tagliata in modo strano.

Dimensione consigliata: 1024 x 512 px
Dimensione minima: 440 x 220 px
Grandezza fine massima: 5 MB (foto), 3 MB (GIF)
Aspect ratio: 2:1
Formato: JPG, PNG o GIF

Instagram

Foto profilo

instagram-profile-photo

La foto profilo di Instagram viene visualizzata in alto a sinistra del vostro profilo; per il vostro business è ideale mostrare il vostro logo in modo che tutte le foto condivise vengano associate al vostro brand.

Dimensione consigliata: 160 x 160 px
Dimensione minima: 110 x 110 px
Aspect ratio: 2:1
Formato: JPG, PNG

A partire da Agosto 2015, Instagram ha introdotto la possibilità di condividere non solo foto 1:1, ma anche in formato orizzontale e verticale. Inoltre per assicurare una visualizzazione impeccabile, Instagram supporta anche immagini in altra risoluzione (fino ad una larghezza di 1080 px).

instagram-photo-thumbnail-1

Foto 1:1
Dimensione consigliata: 1080 x 1080 px
Aspect ratio: 1:1
Formato: JPG, PNG o GIF

Foto verticale
Dimensione consigliata: 1080 x 1350 px
Aspect ratio: 1:1.25
Formato: JPG, PNG

Foto orizzontale
Dimensione consigliata: 1080 x 566 px
Aspect ratio: 1.91:1
Formato: JPG, PNG o GIF

Linkedin

LinkedIn è la piattaforma per connettere i professionisti, ricercare candidati e magari connettere con influencer e opinion leader in specifici settori. Potete optare per un profilo personale o per una pagina business, entrambi con piani gratuiti o a pagamento.

Pagina Aziendale

Logo standard

linkedin-standard-logo

Questo è uno dei due loghi da caricare su LinkedIn, il vostro logo aziendale, che verra visualizzato accanto al nome del vostro brand e nei suggerimenti delle aziende da seguire.

Dimensione consigliata: 110 x 110 px
Dimensione minima: 100 x 60 px
Grandezza file massima: 2 MB
Aspect ratio: 1:1
Formato: JPG, PNG, GIF

Logo quadrato (formato piccolo)

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Questo logo, invece, viene visualizzato quando il nome della vostra azienda viene inserito nel motore di ricerca di LinkedIn.

Dimensione consigliata: 100 x 100 px
Dimensione minima: 50 x 50 px
Grandezza file massima: 2 MB
Aspect ratio: 1:1
Formato: JPG, PNG, GIF

Banner – Homepage aziendale

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Questa immagine viene visualizzata ogni volta che un utente visita il profilo della vostra azienda. Se un utente si trova sulla vostra pagina, è molto probabile che sia interessato ai vostri prodotti o servizi, quindi utilizzate questo spazio per catturarli con un’immagine efficace.

Dimensione consigliata: 646 x 220 px
Dimensione minima: 646 x 220 px
Grandezza file massima: 2 MB
Aspect ratio: 2.94:1
Formato: JPG, PNG, GIF

Uno degli aspetti di LinkedIn è come abbiamo detto anche cercare nuovi candidati, per questo c’è una sezione sulla pagina aziendale dedicata alle offerte di lavoro dove si può posizionare un banner rappresentativo dell’impresa o del team che ne fa parte.

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Dimensione consigliata: 974 x 330 px
Dimensione minima: 974 x 330 px
Grandezza file massima: 2 MB
Aspect ratio: 2.95:1
Formato: JPG, PNG, GIF

Più informazioni a riguardo possono essere trovate sul LinkedIn Help Centre

Profilo personale

La foto del profilo LinkedIn deve essere professionale, particolare a volte sottovalutato.

Foto profilo

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Dimensione consigliata: 400 x 400 px
Dimensione minima: 300 x 300 px
Grandezza file massima: 4 MB
Aspect ratio: 2.94:1
Formato: JPG, PNG, GIF

Immagine background

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Dimensione consigliata: 1000 x 425 px
Grandezza file massima: 4 MB
Aspect ratio: 2.35:1
Formato: JPG, PNG, GIF

Pinterest

Ed infine non dimentichiamoci di Pinterest! Più che un social media, si comporta molte volte come un motore di ricerca, con il 69% degli utenti che ha fatto un acquisto o ha considerato un potenziale acquisto di un prodotto che aveva scovato su Pinterest. Quindi anche qui: attenzione alle immagini, soprattutto dei vostri prodotti.

Pinterest non ha una cover foto, quindi la presentazione del vostro brand è nelle mani della vostra foto profilo, caricata in formato quadrato ma la visualizzazione è circolare nella parte superiore del vostro profilo. Inoltre il profilo aziendale di Pinterest, vi da l’opportunità di selezionare fino a cinque delle vostro bacheche che verranno messe in evidenza sul vostro profilo.

Foto profilo

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Dimensione consigliata: 280 x 280 px
Grandezza file massima: 10 MB
Aspect ratio consigliata: 1:1
Formato: JPG, PNG

Le immagini di Pinterest, i cosiddetti “pin” salvati in bacheche divise per categorie, hanno una performance migliore se in formato verticale. Pinterest pone un limite di visualizzazione alle immagini in formato orizzontale ma non alla lunghezza.

pinterest-pin-size

Dimensione consigliata: 600 x 900 px
Dimensione minima: 600 px di larghezza
Visualizzazione a 238 px (quando non esteso)
Aspect ratio: da 2:3 a 1:3.5
Formato: JPG, PNG, GIF

Vi è servita questa guida? Diteci la vostra su Facebook e su LinkedIn!

Consigli per non cedere al clickbait e generare valore

Ogni vero Ninja sa che il clickbait, ovvero quella pratica che, con titoli sensazionalistici, ammiccanti o volutamente criptici, attrae utenti incuriosendoli con false promesse, è qualcosa che sarebbe meglio evitare.

E allora perché tanti la utilizzano? Semplice, perché funziona. Nonostante tutti dicano di odiare il clickbait, alla fine le persone cliccano, entrano nel tuo sito ed ecco lì che si gonfia il numero dei visitatori unici. Tutti felici? Non proprio.

Bisogna infatti essere chiari su cosa intendiamo per “funzionare” e su ciò che suggeriamo quando consigliamo di evitare il clickbait.

clickbait-everywhere

Clickbait? Questione di KPI

Tutto verte nell’individuare le giuste KPI da perseguire. Se gli obiettivi sono di breve termine e riguardano solo le visite o i lettori, allora sì, il clikbait funziona. Fai entrare gente nel tuo sito, il capo vede le metriche crescere ed è contento. Un po’ meno il tuo lettore, quando scopre che dietro quel titolone c’è probabilmente fuffa e la sua esperienza non ne esce arricchita. Anzi, probabilmente deciderà di non tornare più e lo avrai catturato una volta per perderlo per sempre.

E allora che si fa? Spesso si sceglie di insistere su questa via, gettando ancora più “esche” sotto forma di headline strillate ancora più sensazionalistiche. Si prosegue così, urlando “Al lupo!” senza che alcuna bestia feroce sia nei paraggi, con l’epilogo che la nota favola di Esopo ci ha insegnato. Spezzare questo circolo vizioso infatti non è sempre facilissimo, per colpa di un’attività spesso orientata al risultato veloce piuttosto che alla costruzione di solide e durature relazioni che si basano sulla fiducia reciproca. È la ricerca della crescita continua a tutti i costi che ha portato alla diffusione del clickbait, con danni di credibilità che si ripercuotono su tutto il settore. Una volta che si crea una brutta reputazione online, infatti, modificarla è davvero difficile e costoso in termini di tempo e risorse.

Non cedere al clickbait vuol dire invece perseguire una strada e delle KPI diverse, che prediligono l’engagement e la soddisfazione del lettore, al punto di creare attesa di nuovi articoli e post perché soddisfatto di quanto letto in precedenza. È un terreno difficile, di lunga durata, non sempre economicamente sostenibile per tutte le realtà. Ma l’unico che, se raggiunto, garantisce risultati sul lungo periodo senza per questo giocare al ribasso della qualità.

Lo scopo allora diventa non solo quello di avere lettori, ma di aiutar loro con contenuti utili e davvero in grado di migliorare la loro vita quotidiana. E non ci riferiamo per forza ad articoli di divulgazione scientifica o finanziare, quanto anche a semplicemente migliorare l’umore o regalare la sensazione di aver effettivamente ben speso quel tempo che hanno dedicato al tuo sito.

Un percorso faticoso ma soddisfacente

Un modo per perseguire quest’obiettivo potrebbe allora passare dalla costruzione di una cosiddetta “customer map”, che riesca ad individuare cosa il tuo lettore o potenziale acquirente fa durante il giorno, i problemi che questo incontra e che la tua impresa o prodotto può risolvere davvero. Cosa provoca loro questi problemi, cosa ne impedisce la loro risoluzione e cosa motiva o aspira maggiormente il tuo utente in questo processo? Devi diventare esperto di questo percorso e condividere con i tuoi lettori ciò che sai. Non è facile costruire questa mappa ma, una volta realizzata, può davvero fare la differenza nella creazione e individuazione dei contenuti per la tua strategia editoriale.

Tieni sempre a mente questo importante concetto, però: la vita del tuo consumatore/utente potenziale non coincide con quella del tuo prodotto, della tua azienda o del tuo sito. Gli esseri umani vivono, hanno problemi e tentano di risolverli anche al di fuori delle attività commerciali, a volte anche con strade diverse da quella che tu hai ipotizzato. Per esempio, l’iniziale voglia di leggere un libro di un utente con poco tempo può sfociare nell’acquisto finale di un audible-book da ascoltare nei viaggi in metropolitana, piuttosto che invece nella lettura di un e-book o di una versione ridotta di un grande tomo. Il tuo compito quindi è quello di identificare, per quanto possibile, il maggior numero di “touch point” che puoi avere con il target che vuoi raggiungere e capire come creare contenuti in grado di ingaggiarlo nella maggior parte, se non ognuno, di questi.

Clickbait

Dallo strillo al consiglio

Fondamentale diventa così la definizione del problema che puoi o vuoi risolvere, che non deve essere solo funzionale ma, potremmo dire, esistenziale. Vedila un po’ così: Slack non solo permette di rendere efficiente la tua vita lavorativa, ma migliora anche quella personale, aumentando la tua produttività, riducendo la confusione che genera stress e si ripercuote sulla soddisfazione personale. Se sarai in grado, con i tuoi contenuti, di migliorare anche solo cinque minuti nella vita di una persona, avrai ottenuto il più prezioso dei risultati e, probabilmente, ti sarai creato un lettore fedele.

Individua i piccoli e grandi problemi del tuo pubblico, analizzane le cause e individua le soluzioni. Parla loro con un linguaggio semplice ma sempre corretto e, col tempo, otterrai risultati e fiducia. Ricordati di mettere al centro la vita del tuo lettore. Cogli la sua attenzione proprio quando ha bisogno di te.

Individua dei content-cluster, argomenti pilastro attorno al quale dedicare articoli mirati. Per un blog di cucina, ad esempio, potrebbe essere quella di ricette facili con ingredienti a basso costo, per gli studenti universitari fuorisede o per chi non è un asso dei fornelli e dei carrelli della spesa. O, ancora, una rubrica che raccolga le ricette più gustose e pratiche per un pranzo in ufficio che soddisfi senza portare quella sonnolenza tipica dei pasti più lauti.

E, soprattutto, cerca di focalizzarti sui giusti KPI. Una condivisione vale più di un semplice click, la frequenza con cui lettori che ti hanno già visitato ritornano sul tuo sito è un ottimo indicatore della bontà del tuo contenuto e, soprattutto, il passaparola e i referral che riesci a creare. Lo sappiamo. Non tutte le realtà possono abbandonare click e visitatori unici come metriche principali. Ma ogni vero Ninja dovrebbe cercare di non renderle i parametri esclusivi della propria attività.

Social Media Manager

Tutte le domande da porsi prima di assumere un social media manager

Oggi abbiamo deciso di metterci nei panni delle aziende, dei recruiter o dei team leader in cerca di risorse preziose a cui affidare la comunicazione social di progetti, brand, prodotti o servizi. Ma come affrontare e soprattutto come districarsi di fronte all’infinità di possibili e papabili candidati per il ruolo di social media manager?

Domanda delle domande. Sempre più professionisti del settore preferiscono lasciare le attività in house e muoversi nei meandri della consulenza come mentor, digital coach ed esperti nel mondo del Social Media Marketing. Ma fate attenzione perché nei panni di esperti marketer potrebbero nascondersi professionisti improvvisati o semplicemente non in linea con le vostre esigenze.

Social Media Manager

Mai come in questo caso pro e contro vanno ancora più a braccetto. Se da una parte l’opportunità di servirsi di professionisti dei Social Media è sempre più allettante, dall’altra la possibilità di ricevere fumo negli occhi è altrettanto probabile.

Bene, se avete preso la decisione di optare per una figura esterna alla vostra azienda, un consulente in Social Media Marketing che faccia diventare virale anche i più grigi dei dati è arrivato il momento di porvi delle domande per affrontare al meglio il momento della scelta, perché, come forse sapete, nelle mani del Social Media Manager passa gran parte della vostra digital reputation. Ma andiamo con ordine.

LEGGI ANCHE: Social Media Manager: impariamo a riconoscerlo

Può dimostrarmi una comprovata esperienza nel settore del Social Media Marketing?

È la prima cosa che andrebbe chiesta, anche prima del nome e cognome. Quello che è stato fatto in precedenza è il biglietto da visita a supporto delle skill dichiarate, soprattutto nel vasto mondo del Social Media Marketing.

Non fermatevi alla minuziosa spulciata su LinkedIn dove sono elencate e descritte le principali esperienze pregresse, i progetti e tutto ciò che di creativo che è stato realizzato. Chiedete di più, fatevi spiegare come si è arrivati a determinate soluzioni o come sono state gestite situazioni di crisi.

Social Media Manager

Dove posso trovare e consultare i suoi precedenti lavori?

Chiunque abbia avuto comprovate esperienze professionali potrà facilmente dimostrarlo. Ancora più facilmente per coloro che si occupano di digital marketing, social media. Il web è la loro seconda casa. Come detto prima, consultate LinkedIn ma via libera a blog personali, profili social, pubblicazioni, eventi e contatti condivisi.

Quali sono le sue abitudini di lavoro?

Un buon consulente di Social Media Marketing si sarà trovato a lavorare nelle più diverse situazioni aziendali. Da unico referente a membro di un team più numeroso. Dal responsabile marketing, alle digital PR fino al CEO dell’azienda. Chiedere al futuro social media manager della vostra azienda come è abituato a lavorare e come riesce a rapportarsi con le varie figure presenti in house è cosa buona e giusta.

Come verranno sviluppate idee e contenuti?

È il cuore del discorso. Come verrà effettivamente portato avanti il lavoro? A questo proposito potremmo farci spiegare come è stato gestito il processo creativo per gli altri brand o aziende per cui il candidato ha lavorato. Il Social Media Manager che stiamo per assumere lavorerà in autonomia o avrà bisogno di continui brief con i vertici dell’azienda? Saprà adattarsi allo stile e all’immagine dell’azienda o vorrà proporre uno stile completamente nuovo? Domande più che lecite e sopratutto fondamentali per capire se quella davanti a noi è la persona che stiamo cercando.

Social Media Manager

Riuscirò a monitorare i risultati?

Nel momento  in cui si decide di investire in una nuova figura professionale per la propria azienda è necessario prefissarsi degli obiettivi da raggiungere. Il compito del consulente è proprio quello di aiutarvi a raggiungere tali obiettivi. Detto questo, fatevi pure raccontare alcuni importanti traguardi e obiettivi raggiunti dal vostro candidato. Un Trend Topic di Twitter, la viralità di un post, il successo di una Campagna, tutto è importante per avere più chiara la situazione.

Cosa fare se qualcosa va storto?

Social Media Manager

Saper gestire una crisi è fondamentale, sopratutto sul web. Bene, il nostro candidato perfetto deve saper tenere sotto controllo la situazione o intervenire in modo corretto e tempestivo. Alcune domande da porre al nostro probabile Social Media Manager? Come risponderesti a delle recensioni negative? Come gestire un hashtag infelice legato al proprio brand su Twitter? Come moderare la community su Facebook?

Voi che altre domande vi fareste prima di assumere un Social Media Manager? Scrivetecelo sulla nostra fanpage su Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn!

realtà virtuale

Tech trends: la Realtà Virtuale sarà il futuro degli eCommerce?

Sempre più spesso si parla di realtà virtuale. A volte con sufficienza, altre con entusiasmo. Io tutte le volte che la sento nominare non riesco a non pensare che, nel 1984, un uomo di nome William Gibson scriveva in un suo libro :

La matrice ha le sue radici nelle prime sale giochi […] nei primi programmi di grafica e negli esperimenti militari con i primi spinotti cranici […] Cyberspazio: un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti matematici … Una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati.

Sono moltissimi quelli che, per cultura dei titoli, hanno sentito parlare di questo libro; decisamente meno quelli che lo hanno letto veramente. La cosa interessante non fu tanto permettergli di vincere qualcosa come il Premio Hugo, Nebula e Philip K. Dick Award, quanto contribuire in maniera determinante nel mettere in moto un volano che portò alla creazione di un vero e proprio movimento letterario e artistico, il Cyberpunk.

Pazzo, idolo, visionario, genio? Avere la capacità visionaria di parlare, nel 1984, di servomeccanismi che si integrano perfettamente con il nostro corpo e il nostro sistema sensoriale, o di computer come l’Ono-Sendai Cyberspace 7, comodamente utilizzabile tramite un innesto elettronico nella corteccia cerebrale, non era propriamente una cosa da nulla. A maggior ragione considerando che, de facto, dovevano passare ancora degli anni prima che io potessi appoggiare le mie mani sulla tastiera del mio primo personal home computer, il Commodore VIC-20.

Realtà virtuale: a che punto siamo?

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Passa il tempo, diciamo una trentina di anni, e mi fermo un attimo a fare il punto della situazione. Gli scenari che si sono creati e concretizzati iniziano ad essere estremamente interessanti. Fatte le doverose e ovvie differenziazioni con le sua “sorella minore”, la realtà aumentata, quella virtuale sta iniziando veramente a farci vivere un’esperienza in modo totalmente immersivo e coinvolgente.

La realtà virtuale è una tecnologia che continua a progredire, ad essere sviluppata e perfezionata, trovando applicazione concreta in tantissimi campi. Giusto per farti un’idea veloce della versatilità ed utilità delle sue applicazioni, puoi leggere 10 applicazioni della Realtà Virtuale a cui non avevi mai pensato. Ci troviamo quindi a parlare non solo di divertimento, di esperienza e di percezione, ma anche di qualcosa di pratico, ad esempio in campo medico e formativo.

LEGGI ANCHE: Joy, la realtà virtuale allevia la solitudine in ospedale

Dove compreremo domani?

7 trend per cavalcare l'onda eCommerce nel 2016

Quello che mi chiedo è:  quanto rapidamente evolverà questa tecnologia, tanto da arrivare a stravolgere radicalmente il modo in cui noi effettueremo i nostri acquisti?

Che le nuove tecnologie abbiamo giocato un ruolo attivo in questo processo di modifica ed evoluzione, è un dato di fatto. Io seguo e unisco alcuni puntini:

  • Conosciamo ormai tutti lo ZMOT di Google (se per caso non lo hai ancora mai sentito nominare, puoi approfondire l’argomento leggendo l’articolo Google introduce il “Momento Zero della verità”).
  • Ormai tutti abbiamo almeno uno smartphone, un tablet o comunque uno strumento che ci permetta di essere connessi a internet.
  • Ogni giorno milioni di persone effettuano acquisti online in modo semplice e veloce sulle più svariate piattaforme di eCommerce.
  • I grandi player, ma non solo, investono costantemente da una parte nel perfezionamento della user experience sulle piattaforme di vendita online, dall’altra nel rendere sempre più efficiente ed efficace la parte di post-sale e delivery.
  • Amazon applica e sperimenta le nuove tecnologie aprendo ad esempio i negozi senza cassa, o permettendoci di comprare quello che ci serve premendo un bottone (i famosi Dash Button).
  • Esco tardi dal lavoro e non sono riuscito a fare la spesa; nel frigo a casa ho solo il classico mezzo limone che tiene compagnia al latte. Un tempo sarei andato a letto senza cena; adesso la ordino in cinque minuti tramite un’app sul mio smartphone, e me la portano direttamente a casa.
  • Persino alcune piccole realtà locali si organizzano per dare la possibilità di fare la spesa online con fattorino che consegna a domicilio.
  • I supermercati virtuali iniziano a essere una realtà, come nel caso dei Virtual Grocery.

Spingersi oltre il semplice acquisto online

negozi automatizzati

Per me, le due parole chiave sono ovunque e immersivo. Ovunque perché per usare questo tipo di tecnologia non bisogna essere degli eletti che hanno la fortuna di avere il super computer super tecnologico che i comuni mortali non potrebbero nemmeno immaginare. Immersivo perché l’esperienza e il coinvolgimento è praticamente totale.

Ok, suona molto come “Immagina, puoi” ma io non ci vedo nulla di strano. Il sabato mattina vorrei fare la spesa in un ipermercato rimanendo comodamente seduto sul divano di casa mia, semplicemente indossando guanti e visore. Potrei girare per i vari corridoi e scaffali come se fossi realmente li, acquistare ciò che mi serve, controllare le offerte, fare il mio carrello, pagare e salutare cordialmente. Non dovrei vestirmi di tutto punto, prendere la macchina e spostarmi, affrontare intemperie e disagi vari legati al traffico, trovare un parcheggio e magari doverci mettere un sacco di tempo (hai presente la follia del fare acquisti sotto le feste?).

Mentre io continuo a fare appelli alle catene della grande distribuzione e non, per spiegargli che secondo me questa è un’opportunità di business prima ancora che il prossimo futuro, tu fammi sapere cosa ne pensi.