Week in Social: dalle nuove dirette Facebook al Family Group di Google

Nell’ultima settimana sei stato troppo occupato e ti sei perso qualche novità dal mondo social? Ti stai chiedendo quali siano le ultime funzioni introdotte da Facebook, Instagram o Snapchat? Ecco, allora sei nel posto giusto al momento giusto. Oggi è venerdì e questa è la nostra Week in Social, la rubrica dedicata a tutte le novità che i social ci hanno regalato nell’ultima settimana.

Facebook

Quando si parla di novità il re dei social network non delude mai e questa volta ci regala un’altra settimana ricca di imperdibili news, alcune delle quali fanno sorridere ed altre meno.

Infatti, mentre in Italia i numeri di Facebook continuano a crescere, arrivando a più di 30 milioni di utenti attivi su base mensile – di cui 28 tramite dispositivo mobile – cresce anche il fenomeno del revenge porn. Sono 54 mila, infatti, i casi di revenge e di estorsione sessuale che il team di Zuckerberg ha dovuto analizzare in un solo mese. I dati saltano fuori dai “Facebook Files”, una sorta di regolamento che la piattaforma deve seguire quando si trova di fronte a contenuti ambigui: violenza, terrorismo, fake news e, ovviamente, anche sesso, pornografia e pedo-pornografia.

Revenge Porn

La strada da fare è ancora lunga non solo perché ancora non sono previste, per la cyber vendetta sessuale, “fattispecie penali specifiche relative al fenomeno”, ma anche perché, in realtà, non esiste ancora la possibilità di eliminare immediatamente, senza mediazioni, i contenuti imputati.

Ma le news non finiscono qui: Facebook punta, di nuovo, sulla funzione Live. In che modo? Innanzitutto, dando la possibilità agli utenti di aggiungere una chat privata al proprio video in diretta. L’interazione avverrà tramite Messenger e il social network ha annunciato che, entro l’estate, la funzione potrebbe essere estesa a diversi paesi. Inoltre, gli utenti potranno anche trasmettere in streaming in partnership con un amico. Dunque, Facebook punta, ancora una volta, sulla partecipazione degli utenti e sull’engagement.

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Altre due novità arrivano sempre dal colosso di Menlo Park. La prima: sta per partire “Order Food”. Di cosa si tratta? Di un nuovo spazio che il social network mette a disposizione delle aziende che vogliano sfruttare gli oltre due miliardi di utenti attivi.

Utilizzarlo sarà molto semplice: cerca, tra tutte quelle a disposizione, le pietanze che preferisci, paga online e aspetta che un fattorino ti consegni tutto a casa tua.

Certo, a colpo d’occhio, potrebbe sembrare che Facebook voglia soffiare il posto ai servizi già esistenti, ad esempio Just Eat, ma, in realtà, non è così. Sì, perché Order Food non intende fare altro che semplificare il contatto tra gli utenti affamati e le piattaforme che già svolgono questo servizio. Se Facebook è una grande potenza, perché non sfruttarla al meglio?

order-food-2

La funzione è ancora in fase di sperimentazione ma si pensa che a breve potrà essere attiva a tutti gli effetti.

La seconda: Facebook rielabora i trending topic e lo fa per permettere agli utenti di trovare più facilmente i contenuti e le notizie più interessanti. Facebook indicherà alcune delle storie più popolari riguardo un determinato argomento oppure i tre argomenti più diffusi riguardanti la propria regione d’appartenenza. Si tratta, ancora una volta, di una funzione sperimentale che gli utenti potranno, comunque, disattivare quando vorranno.

facebook

Instagram

Altre importanti novità arrivano dal social network fotografico più popolare e discusso di sempre.

La pagina ufficiale di Instagram ha di recente annunciato “due nuovi modi per scoprire il mondo che ti circonda: le storie con hashtag e luogo”. In questo modo, una volta su “Esplora”, in alto, vedrai le storie pubblicate dagli account vicino a te, geograficamente parlando. Ma non solo: cercando un particolare hashtag potrai entrare in contatto anche con le storie correlate ad esso e che quindi t’interessano più di altre.

LEGGI ANCHE: Instagram: da oggi puoi scoprire nuove Storie con hashtag e luogo

instagramstoriesnews

Un’altra funzione di Instagram, invece, permetterà all’utente di archiviare i post già pubblicati senza cancellarli del tutto e anche di ripristinarli in qualunque momento. Si tratta, insomma, di una sorta di limbo dove tenere i post che non vuoi cancellare ma che non sei neanche sicuro di voler mostrare a tutti. Insomma, hai tempo per decidere! Comodo, no?

Per archiviare un post basterà cliccare sui tre puntini e poi su “Archivia”. Per ripristinarlo invece, bisognerà andare su “Profilo” e poi fare clic sulla freccia circolare in alto a destra.

instagram

Piccole modifiche per un social network migliore e più completo!

Snapchat

In continua corsa per stare al passo con Facebook e Instagram, anche Snapchat punta sulle storie.

In particolare, si tratta di “storie di gruppo”, in comune. Insomma, storie create da più utenti. Un utente inizierà una storia che poi potrà essere ampliata o modificata da altri. Un’ottima soluzione per la pubblicazione di foto e video di compleanni, eventi, feste di qualsiasi genere. Per creare una storia di gruppo basterà cliccare, come per le storie normali, su “Crea storia”.

Google

Per finire, diamo il benvenuto alle novità di Google formato famiglia per la condivisione di foto, note e calendari.

familylink

L’opzione “Family Group” permette ad un massimo di sei persone di utilizzare gli stessi giochi e app, di guardare gli stessi video, foto e programmi TV. Questa funzione assume un’importanza notevole per il fatto che una particolare attenzione è rivolta ai minori.

Sì, perché, attraverso la funzione “Family Link”  il titolare o l’amministratore del gruppo potrà monitorare e gestire i potenziali account dei minori di 13 anni. Come? Impostando metodi di pagamento e decidendo chi, tra i componenti del gruppo, può accedere a determinati servizi. Addirittura, questa opzione permetterà di tenere d’occhio il tempo trascorso dal minore sullo schermo e impostare l’orario di spegnimento del dispositivo utilizzato.

Insomma, un’altra settimana ricca di irresistibili novità dal mondo dei social. Alla prossima Week in Social, al prossimo venerdì!

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La rete 5G: 4 novità da non sottovalutare

Sono state innumerevoli le evoluzioni di questi anni riguardanti la diffusione della rete su tutto il territorio italiano. Se da un lato la fibra ancora oggi sembra diffondersi a macchia d’olio e a funzionare con non poche difficoltà, dall’altro in questi mesi si registrerà un nuovo balzo tecnologico dettato dalla diffusione di una nuova rete: il 5G.

Ciò che abbiamo utilizzato sino ad oggi cioè la rete LTE ha certamente garantito un buon livello di navigazione, garantendo ai più di poter consultare la rete in maniera piacevole senza rallentamenti e senza problematiche di vario genere. Ma il 5G sarà un’altra storia. Difatti oltre a garantire uno standard qualitativo notevolmente migliore, risulterà ancor più stabile e performante in numerose situazioni nelle quali oggi il 4G / LTE risulta carente. Ma non perdiamo altro tempo ed approfondiamo subito alcuni interessanti dettagli di questa incredibile novità.

Da 1 a 20 Gbps

L’ITU (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni) qualche settimana fa ha reso note gran parte delle novità di questa nuovissima rete, svelando dettagli molto interessanti. Si parla infatti di una capacità complessiva in download per ogni singola cella di circa 20 Gbps, un dato notevolmente differente rispetto alle tecnologie attuali dove il Gbps si aggira introno alla singola unità. Un’importante novità che accelererà non di poco, la navigazione in rete, la fruizione di contenuti multimediali ed infine il download di app, aggiornamenti e file.

Volete una dimostrazione? Ericsson e Verizon hanno fatto un test sbalorditivo a proposito: hanno mostrato come sia possibile uno streaming video a 360° in qualità 4K grazie ad una connessione 5G. E per lasciarci ancora di più a bocca aperta, hanno effettuato questa prova a bordo di una Camaro sul circuito di Indianapolis.

Aumenta il numero dei dispositivi connessi

Un’altra novità molto interessante riguarda il numero dei dispositivi connessi supportati per ogni singolo chilometro quadro. Si potranno supportare infatti circa un milione di dispostivi connessi. Un dato che si allontana profondamente dalla capacità delle reti attuali. Questo significativo cambiamento consequenzialmente comporterà un potenziamento delle onde radio che difatti passano da 100MHz a circa 1GHz, ove possibile. Un significativo passo avanti che permetterà di allineare lo sviluppo e la diffusione dei dispositivi mobili alle nuove esigenze di connessione.

Il supporto alla domotica e all’alta velocità

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La rete 5G quindi, incoraggerà lo sviluppo di tutte quelle tecnologie che sempre più spesso popolano le nostre città trasformandole in qualcosa sempre più smart e sempre più iterconnesse.
A testimonianza di ciò l’implementazione nella nuova rete del supporto di tutti i dispositivi in movimento sino ai 500 km/h. Un fattore molto importante che se da un lato esplica l’intento di portare la rete anche sui mezzi di trasporto ad alta velocità dall’altro esplica la volontà di stabilire, anche in aree extraurbane, una rete stabile e soprattutto veloce.

L’efficienza energetica

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Un’aspetto sottovalutato dai più è l’efficienza energetica. Un fattore importante per garantire un’esperienza d’uso soddisfacente. Difatti per la rete 5g è stata pensata per ottenere una latenza massima di 10ms. Un traguardo notevole per rispondere alle necessità energivore delle nuove generazioni di dispostivi mobili.

Data di rilascio ed alcuni ultimi dettagli

Non si sa ancora nulla sulle date di rilascio, ma è molto probabile che i rilascio e la diffusione di questa nuova rete non avvenga prima del 2020. Un processo non poco complesso per l’adeguamento dell’intero sistema di comunicazione mobile che ad oggi risulta evidentemente insufficiente.

connessione 5g

Logo 5G

Ciò che invece è noto è il logo che accompagnerà l’intero processo d’innovazione dei prossimi anni. Difatti Il consorzio 3GPP lo ha reso noto qualche mese fa ed evidenzia, nonostante le significative novità, una sostanziale continuità con le reti del passato e del futuro.

Airbnb si prepara a fare causa all'Italia

Airbnb potrebbe fare causa allo Stato Italiano

Airbnb ha deciso di ribellarsi alla nuova imposta prevista dall’ultima manovra del governo, che prevede il pagamento di una tassa fissa per tutti gli affitti brevi, stipulati da persone fisiche direttamente o tramite portali online.

La manovra prevede, infatti, il pagamento della cedolare secca del 21% per tutti gli affitti inferiori ai 30 giorni, stipulati da persone fisiche direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di piattaforme online come Airbnb o Booking e la nuova imposta andrà a sostituire l’Irpef e l’imposta di registro che chi affitta deve pagare a fine anno con la dichiarazione dei redditi.

Airbnb si prepara a fare causa all'Italia

La posizione di Airbnb rispetto alla nuova tassa

“Vogliamo pagare le tasse e semplificare le operazioni al Fisco, ma non possiamo operare come sostituti d’imposta“, ha dichiarato Matteo Stifanelli, Country manager di Airbnb Italia.

“Se la legge rimane questa siamo pronti a fare ricorso”.

Airbnb si prepara a fare causa all'Italia

Secondo i dati diffusi dall’azienda, Airbnb avrebbe prodotto in Italia 4,1 miliardi di euro totali per il PIL nel corso dell’ultimo anno in totale, così distribuiti:

  • 621 milioni di euro di guadagni degli host
  • 3,5 miliardi di spese dei viaggiatori presso realtà economiche locali durante il loro soggiorno

L’Agenzia delle Entrate ha sottolineato, dal canto suo, che i locatori che non si adegueranno alla tassa rischieranno una sanzione di oltre 2.000 euro, mentre per gli intermediari ci sarà una multa pari al 20% dell’ammontare non trattenuto a titolo di ritenuta operando come sostituto d’imposta.

Airbnb non si è opposto del tutto alla tassa, ma ha rilanciato con una proposta specifica per le piattaforme online:

“In diverse città, prime fra tutti Parigi, versiamo una tassa di soggiorno al comune. In pratica anziché farla versare all’host, lo facciamo noi”.

Airbnb si prepara a fare causa all'Italia

Airbnb ha già raggiunto accordi simili in molte città americane, che si sono dimostrate pronte a recepire l’innovazione portata dai modelli della sharing economy, pur nel rispetto delle normative in vigore.

Allo stesso modo Airbnb si era dichiarato pronto anche in Italia e in Europa a un confronto su modalità e tempistiche per rispettare le regole, senza dover trasformare completamente il proprio business model.

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Smart working: le app e i tips per il lavoro agile

Potrà sembrare che questa settimana a Milano non ci sia stato niente di diverso, a parte (buono o no) un principio di estate, e che il lavoro sia continuato come ogni giorno nel solito tram-tram meneghino. Ma non è così, perché questa settimana il Comune di Milano, seguito anche da altri Comuni, l’aveva dedicata interamente al lavoro agile, anche detto smart working.

Un’intera settimana, invece che un singolo giorno come negli anni passati, per sperimentare questa modalità di lavoro, un incentivo per le aziende (e anche per i dipendenti, ovviamente) per “favorire la conciliazione tra qualità della vita e buon lavoro, risparmiare tempo negli spostamenti, meno stress, limitare traffico e inquinamento atmosferico, immaginare e sperimentare nuovi modi per essere al lavoro e per lavorare meglio”, a cui molti hanno aderito con giornate di lavoro da remoto e con molte altre pratiche.

Un’iniziativa che cade con perfetto tempismo, vista anche la recente approvazione da parte del Senato del Disegno di Legge relativo proprio al lavoro autonomo e agile, che promuove una serie di importanti riforme per la tutela di questa categoria di lavoratori, ormai sempre più ampia ma ancora troppo poco protetta.

L’invasione dei lavoratori agili

Tantissimi lavoratori milanesi e non, quindi, questa settimana si sono trovati ad esplorare le gioie ma anche i dolori del lavoro agile: sì perché, se l’idea di poter lavorare da casa o da qualunque luogo ci sia più congeniale, ai tempi dettati dalla nostra produttività invece che quelli standard di un orario di ufficio, sembra un sogno per molti, è anche vero che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” e che la libertà, la flessibilità e la totale autonomia di questa modalità lavorativa possono diventare dei veri e propri ostacoli da superare per chi non vi è abituato.

Abbiamo quindi voluto raccogliere alcune delle più interessanti applicazioni e pagine dedicate ad aiutare nello svolgimento del lavoro agile, perché un lavoro più smart parte sì da un cambiamento culturale, ma anche dalla tecnologia sempre più avanzata che ci portiamo dietro – spesso proprio nel palmo della mano, nel nostro smartphone!

Lavoro agile ovunque… ma dove lavoro?

Per prima cosa è importante ricordare che “lavorare da remoto” non significa necessariamente lavorare da casa! Se l’idea di rendere il vostro nido il vostro ufficio vi spaventa, ci sono centinaia di luoghi adatti da cui si può svolgere il lavoro agile. Il Comune di Milano stesso, nel sito dedicato alla Settimana del lavoro agile, ha messo a disposizione uno strumento molto utile per ricercare spazi di co-working non solo a Milano e provincia ma in tante città d’Italia, vedere in diretta le postazioni disponibili e prenotare. Questa settimana le prenotazioni per questi innovativi luoghi, solitamente studiati nei minimi dettagli per favorire concentrazione, creatività e benessere del lavoratore, che sono state addirittura a titolo gratuito.

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E se lo spazio di co-working lo si volesse trovare direttamente tramite un tocco sullo smartphone? DesksNear.me è la soluzione che, sia da desktop che da app, permette di trovare spazi in tutto il mondo, con la massima flessibilità e la possibilità di scegliere esattamente i parametri richiesti (e anche di affittare ad altri il vostro spazio, se invece è questo il caso). Anche WorkSnug, un’altra alternativa internazionale basata sui feedback dei clienti, offre tantissime soluzioni in giro per il mondo.

In più, ormai quasi tutti i bar hanno una connessione Wi-Fi, solitamente gratuita in seguito alla consumazione, e per certi tipi di lavoro un ambiente vivace ed informale come questo può essere l’ideale. Si può usare Coffices per vedere quelli nella nostra zona e i feedback di altri lavoratori agili in merito.

E se fosse necessario lavorare con urgenza e non si avesse il tempo di trovare uno spazio di co-working o un bar? Anche in questo molti siti e app ci vengono in aiuto, segnalandoci in base alla nostra posizione quali hotspot Wi-Fi gratuiti abbiamo nelle vicinanze: ce ne sono moltissime, ma Wifi Mapper si professa quella con il network più ampio.

Smart e produttivi

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Con le tecnologie disponibili oggi è praticamente impossibile sostenere che la produttività sia legata ad un luogo specifico, ma è facile invece credere che questa possa venire impattata negativamente dal minore confronto con i colleghi, con conseguente difficoltà di distribuire i compiti e gestire attività di team. Nulla di più falso! A parte tutti gli strumenti a disposizione, come videochiamate e chat aziendali, che già da soli renderebbero la vita molto più semplice, strumenti di comunicazione come Slack, pensati appositamente per gli scambi informativi di business in tempo reale, possono rendere le comunicazioni a distanza davvero produttive e anche divertenti.

In più, applicazioni (anche disponibili in versione desktop, ovviamente sincronizzate tramite Cloud) come Trello o Asana sono davvero strumenti utilissimi per il lavoro in team – non solo in remoto, ma sicuramente ancora di più in questi casi! Trello, per esempio, non permette solo di creare liste di cose da fare divise per schede (differenti temi per la stessa attività) e bacheche (differenti attività), ma anche di assegnare i singoli task alle persone del gruppo, stabilire alert come promemoria, creare checklist, e molto, molto altro. Un’applicazione che non vi farà rimpiangere l’ufficio nemmeno per i team job più impegnativi.

Se poi si ha bisogno di uno strumento ancora più integrato, per monitorare costantemente lo sviluppo di progetti di team, si può optare per IdoneThis, che invierà anche report quotidiani sull’andamento delle attività permettendo ai vari colleghi di congratularsi tra loro per il lavoro svolto.

E se poi volessimo addirittura fare tutto questo solo con la nostra voce e poter delegare i compiti più semplici ad un’assistente virtuale, si può anche provare il futuristico Any.do.

Il tuo ufficio in mano

Con quasi tutto ciò che facciamo al lavoro salvato su un computer, è davvero facilissimo slegare i nostri documenti e i nostri dati dalla presenza fisica in ufficio. Gli strumenti di salvataggio nel Cloud sono davvero infiniti e spaziano dai big come Google Drive ai sistemi più specifici e di nicchia, ma il funzionamento è sempre lo stesso: basta trascinare il file su cui stiamo lavorando nella cartellina relativa al Cloud prescelto, e ci seguirà ovunque andremo. Se poi abbiamo bisogno di accedere ad un file su un computer specifico, potremo comunque utilizzare strumenti di controllo da remoto come TeamViewer, e se dovesse essere fondamentale firmare i suddetti documenti potremo invece sfruttare programmi come Docusign.

E se mi distraggo?

Anche questo è un tema, nonostante le distrazioni possano avvenire molto facilmente anche in un ufficio (addirittura di più, probabilmente). Però è chiaro che, soprattutto se non si è abituati a gestire al meglio il proprio tempo da remoto, cadere nel tranello del “solo 5 minuti” quando si lavora da casa è facile. Anche in questo, molti siti e applicazioni ci vengono in aiuto, come l’applicazione di time management RescueTime che, restando tranquillamente in background mentre lavoriamo, monitora la quantità di tempo speso sulle diverse attività e sui singoli siti, e ci restituisce un quadro completo e dettagliato della nostra giornata e di come spendiamo il nostro tempo, bloccando anche i siti che indichiamo come più “distraenti”.

Ma c’è anche il rovescio della medaglia, ovvero non avendo pause programmate e momenti di distrazione indotti può essere facile concentrarsi talmente tanto sul proprio lavoro da dimenticarsi di alzarsi, sgranchirsi le gambe, fare uno spuntino, e in generale fare una salutare pausa.

Questo, per quanto possa sembrare il massimo livello di produttività, è davvero sbagliato perché va contro il principe stesso dello smart working: non lavorare meglio ai propri ritmi per raggiungere un migliore equilibrio professionale e di vita privata, ma esattamente il contrario! Per questo, altrettanto utili possono essere applicazioni come CoffeeBreak, che opportunamente impostate ci ricorderanno di non farci fagocitare dal lavoro, per il bene nostro e della nostra produttività!

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Coffee Break

Se si vuole dare maggiore “scientificità” alle pause lavorative, è anche possibile applicare la tecnica del pomodoro, una metodologia nota dagli anni ’80 per incrementare la produttività dividendo le attività complesse in task più semplici di massimo 25 minuti di durata, intervallate da 5 minuti di pausa. Sembra interessante ma complicato? Provate con FocusBooster, che tiene traccia di tutto per voi.

Con queste applicazioni e siti a portata di smartphone, lavorare in modo agile diventa davvero una passeggiata, e si possono trarre tutti i benefici di questa nuova modalità di lavoro sul proprio work-life balance. E chissà che questa Settimana del lavoro agile non diventi molto più di una settimana per tutti, con vantaggi sia per i lavoratori che per le aziende! Un piccolo passo per l’uomo……

social network emergenti

Quali sono i social network emergenti più interessanti?

Facebook, sei vecchio. Ecco come potrebbe iniziare un articolo che parla di social network emergenti; in realtà i dati ci rivelano che la creatura di Mark Zuckerberg è ben lontana dall’andare in pensione anzi, le novità da scoprire saranno ancora molte. Ma il mondo social è in continua evoluzione e va incontro ai cambiamenti della società, alle esigenze e ai gusti degli utenti che oggi si trovano sempre più a fare un lavoro di “scrematura” dei contenuti che compaiono nei densi newsfeed.

In questo scenario, caratterizzato da una sovraesposizione di informazioni, si stanno affermando nuove piattaforme meno generaliste rispetto ai social network “classici” e più orientate a specifiche funzionalità, in un interessante articolo Adweek propone una carrellata dei social network emergenti più promettenti, il comun denominatore? Sono tutti destinati a giovani o giovanissimi.

Amino: un social network per nerd e comunità di nicchia  

Amino è un app mobile concepita per utenti che vanno dai 16 ai 24 anni; la popolazione è prevalentemente composta da giovani nerd, al suo interno è infatti possibile unirsi a community create intorno a temi come Pokemon, Nintendo o serie tv underground. Gli utenti possono accedere alle varie comunità di interesse e navigare tra i contenuti prodotti dagli altri membri, è possibile inoltre prendere parte a alle chat room dedicate.

Dal suo lancio che risale a luglio 2016, Amino oggi conta più di 250 mila comunità attive su varie tematiche, il numero di membri per ciascuna comunità varia da 50 mila a oltre un milione. Il social ha quindi suscitato l’interesse di investitori prestigiosi come Google Ventures e Time Warner Investments ottenendo investimenti per oltre 19 milioni di dollari.

Un dato molto interessante riguarda il tempo medio che gli utenti spendono su Amino che, secondo i fondatori stessi, risulta essere superiore a quello speso su Reddit, Pinterest, Snapchat e Facebook stesso.

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Raftr: un social network per seguire gli sviluppi di una storia

Prima le storie poi le persone, sembra essere questo l’obiettivo del fondatore Sue Decker ex dirigente di Yahoo. Con l’app Raftr è possibile infatti partire dai contenuti per dare vita a delle discussioni tra utenti che si connettono in quanto affini alle stesse tematiche.

La piattaforma dispone anche di un team editoriale interno che propone con cadenza settimanale contenuti tematici che vanno ad arricchire i già numerosi user-generated-content.

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Lego Life: un social network pensato per i più piccoli

Molto simile ad Instagram nel layout, Lego Life nasce dall’impegno del brand Lego a voler creare un ambiente social sicuro e protetto dove i suoi giovanissimi utenti possono interagire scambiandosi immagini e discutendo del mondo dei mattoncini.

I social network possono essere luoghi pericolosi per i bambini ed è per questo che Lego Life ha implementato una serie di misure di sicurezza: gli username ad esempio vengono generati mediante una combinazione random di tre parole e sono privi di informazioni personali che potrebbero essere utilizzate per rintracciare gli utenti; è possibile commentare i contenuti mediante una keyboard fatta di sole emoji e i commenti sono moderati ai fini di prevenire atti di bullismo; la chat privata è assente, insomma, una piattaforma che può essere di spunto per numerose iniziative di sensibilizzazione su queste tematiche.

social network emergenti

Musical.ly: un social per musicisti fai-da-te

Per gli amanti della musica nasce nel 2014 questa app che oggi conta oltre 90 milioni di utenti i quali postano una media di 12 milioni di video al giorno. Su Musical.ly gli utenti, prevalentemente teenager, sono soliti cimentarsi in brevi video musicali (15 secondi) in cui, utilizzando la tecnica del lip syncing, ovvero il cantare playback sulla propria canzone preferita, creano delle mini-performance pronte per essere condivise. Il social network che è in rapida espansione, ha lanciato anche la piattaforma live.ly che da la possibilità agli utenti di trasmettere i propri live che saranno visibili anche sull’app Musical.ly.

L’industria discografica non si sta lasciando scappare questa opportunità, la Warner Music ad esempio la considera una vera e propria rivoluzione della fruizione musicale. Non sono da meno le pop star famose come Katy Perry che sta utilizzando il social per promuovere la sua musica.

social network emergenti

Conclusione

Da questa panoramica si possono trarre numerosi spunti, il primo è sicuramente connesso al cambiamento dei linguaggi della comunicazione che, dovendo viaggiare su nuovi mezzi e  nuovi formati, risulta essere sempre più dinamica. Un’altra importante considerazione va fatta sul tema dei device: è interessante notare che tutte le nuove piattaforme descritte nascono come mobile app. Infine, sembra che uno degli ingredienti segreti che accomuna il successo di questi social sia l’idea di community, un concetto che riaffiora dal primo web 2.0 e che oggi si afferma nuovamente con forza, ribadendo l’importanza della rilevanza dei contenuti e del network stesso.

Skin Motion è la nuova App per ascoltare i tatuaggi

Skin Motion, la nuova App per “ascoltare” i Soundwave Tattoos

Immagina di poter imprimere sulla pelle, in modo indelebile, un minuto di Slash che suona il riff di Sweet Child O’Mine, Keith Richards e la sua Satisfaction o l’intro di Whole Lotta Love. Oppure le prime parole di tuo figlio, l’ululato del tuo cane e che tutto questo lo possa fare ascoltando il tuo nuovo tatuaggio.

La novità arriva dritta dalla East Coast dove il tatuatore Nate Siggard promette che entro il mese prossimo, dopo il rilascio dell’App Skin Motion, sarà possibile “ascoltare” i tatuaggi.

Quello che ti serve? Skin Motion, un nuovo tatuaggio e la fotocamera dello smartphone.

Come nasce Skin Motion per i Soundwave Tattoo

Secondo il raconto di Nate Siggard – tatuatore e ideatore dei tatuaggi ascoltabili – come nelle più belle storie che si rispettino tutto nasce da un gioco, una chiacchiera tra fidanzati. Juliana, la ragazza di Nate, dopo che lui aveva tatuato una coppia di amici avrebbe esclamato: “Non sarebbe figo se potessimo ascoltare i tatuaggi?”.

Da qui l’idea di Nate che, pensando di volerne assolutamente uno, gira un video nel quale inquadrando un tatuaggio, questo viene scannerizzato e si sentono la voce di Juliana e del loro bimbo dire “I love you”.

Il video condiviso su Facebook diventa subito virale e sulla sua pagina, neanche a dirlo, sono arrivati migliaia di messaggi di persone che da tutto il mondo volevano un Soundwave Tattoo.

Nate ha subito realizzato il potenziale dei Soundwave Tattoos e deciso quindi che tutti dovessero poter dar vita ai loro tatuaggi, creando un’App – disponibile dal prossimo mese – che permetterà di abbinare una traccia audio di un minuto al tatuaggio.

Come funziona Skin Motion?

L’applicazione, promette il fondatore, esegue la scansione dell’immagine delle onde sonore tatuate e le converte in un file audio della durata di un minuto che può essere riprodotto da ogni device mobile.

La notizia ha fatto storcere il naso a molti ma questo non ha fermato in alcun modo la voglia degli appassionati di avere un Soundwave Tattoo. Dal blog ufficiale di Skin Motion sono visibili i primi dati: per avere un “tatuaggio parlante” al momento la lista d’attesa conta quasi 16.500 nomi provenienti da 12 Paesi. Oltre agli Stati Uniti, i clienti arrivano da Messico, Canada, Brasile, Francia e sono 170 gli appuntamenti in lista dall’Italia.

TIM #WCAP, arriva la nuova Call for Partners

TIM #WCAP lancia una nuova Call for Partners, che andrà ad affiancarsi alla tradizionale Call for Startups.

Con la nuova Call TIM #WCAP si rivolge a startup ready-to-market, cioè a tutte quelle startup che abbiano un prodotto/servizio già sviluppato e integrabile all’offerta e alla tecnologia di TIM.

Come funziona la nuova Call di TIM #WCAP

Saranno selezionate fino a 10 startup che riceveranno un contributo economico e accederanno al Co-Creation Program, un percorso strutturato in due fasi distinte:

  • una fase di Co-Design, finalizzata alla produzione di uno studio di fattibilità che analizzi l’integrabilità della soluzione;
  • una fase Pilot, per testare l’implementazione della soluzione, riservata solo alle startup, individuate in base all’interesse espresso dalle business unit TIM.

A tutti i progetti selezionati per il Co-Design è assegnato un contributo di 10.000 euro e a quelli che accedono al Pilot ulteriori 30.000 euro.

La Call è aperta fino al 12 giugno 2017 ed è rivolta a startup operanti negli ambiti delle Soluzioni IoT per clientela consumer, in particolare soluzioni Smart Home e Smart Trackers; Soluzioni Digital Identity e Payment, in particolare applicazioni per l’offerta “TIMpersonal”; Soluzioni Cyber Security per clientela business; Soluzioni Industry 4.0.

Cyber Security e Industry 4.0 saranno gestiti in collaborazione con CISCO Italia.

LEGGI ANCHE: Futuro e food: tutto quello che è successo a Seeds&Chips 2017

TIM #WCap Call for Partners

Un obiettivo per ogni ambito della Call for Partners

Per ogni abito di intervento individuato nella Call for Partners è stato individuato un diverso obiettivo, che aiuterà gli aspiranti partecipanti a capire da subito per quale categoria candidarsi. Vediamoli insieme.

  1. IoT per la clientela Consumer (Smart Home e Smart Trackers) – obiettivo è creare un ecosistema di applicazioni che utilizzino la Piattaforma IoT Consumer di TIM e supportare i partner che sviluppino tali applicazioni al fine di veicolarle al mercato.
  2. Digital Identity e Payment (TIMpersonal) – obiettivo è arricchire l’ecosistema del TIMpersonal con soluzioni e servizi innovativi su verticali specifici, che supportino i clienti TIM nel mondo digitale con un’esperienza distintiva, semplice e sicura.
  3. Cyber Security per la clientela business in collaborazione con CISCO – l’obiettivo è arricchire l’offerta commerciale di TIM con servizi anche di tipo consulenziale che in alcuni casi TIM non riesce a supportare. Le startup avranno l’opportunità di poter essere selezionate come possibili partner dell’offerta commerciale di TIM. Startup di soluzioni tecnologiche di Cyber Security senza capacità di consulenza saranno comunque valutate.
  4. Industry 4.0 per la clientela business in collaborazione con CISCO – obiettivi di queste startup saranno la creazione di un ecosistema di soluzioni innovative che possano essere integrate con le tecnologie e le architetture di Cisco in ambito manufacturinge lo sviluppo di soluzioni integrate e complementari a quelle di CISCO.

Social TV: aumenta l’impatto del “second screen” in Italia

All’Auditorium del MAXXI di Roma, l’Osservatorio Social TV ha presentato la ricerca annuale sull’evoluzione della pratiche di visione e le modalità di engagement della audience televisive. In hangover dalla prima puntata di Twin Peaks e torturati dall’attesa nella nuova stagione di OITNB e Games of Throne, riempiti con sapienza con  1993, Ballando con le stelle, Report, Amici e una spadellata di TvTalk, il titolo segna con chiarezza una svolta nel consumo televisivo: “TV INTORNO. Tecnologie, setting, rituali e bisogni per un’esperienza di consumo espansa“.

Secondo il report la sentenza delle nostre nonne secondo cui “stiamo sempre con uno schermo in mano” è sostanzialmente vera, e con una maggiore offerta abbiamo aumentato sensibilmente il tempo che dedichiamo al mezzo. Del resto con Netflix, Sky Go, Sky, Wow TV, Vodafone TV, MyMovies Live, Tim vision e famiglia la possibilità di vedere contenuti è pressocchè illitata.

Farò di te un twittatore di uomini (e donne)

Un trend interessante rilevato dal report è che per le generazioni più giovani la visione è su un doppio schermo, la cosiddetta modalità second screen: non la tanto auspicata (da diverse coppie sposate) soluzione di divisione dello schermo tra Empoli – Sampdoria e Mastercheft, bensì la possibilità di commentare live i propri programmi preferiti su Twitter. Stiamo parlando di cifre da capogiro: 89,3% per i Millennials, 86,2% per la Generazione Z e 87,1% per i teen e early teen. Ai Baby Boomers invece piace farsi i selfie mentre guarda la tv: 30,4% lo fa sempre mentre il 30,4% abbastanza spesso. Ah, le nuove generazioni! Anche i trentenni li seguono a ruota con percentuali piuttosto simili: 29% sempre e 43% abbastanza spesso.

Report Social TV, 2016/2017

Report Social TV, 2016/2017

 

Ed è subito meme

Tuttavia l’espansione dell’esperienza di consumo non si esaurisce nei commenti e nelle interazioni on line. La ricerca mostra una crescente esperienza personalizzata dello show tv, come la sperimentazione creativa e produzione di “contenuti generati dagli utenti” (UGC) per la cui funzione è, però, quella di contribuire alla circolazione del contenuto televisivo all’interno delle piattaforme on line. Insomma, meme, screenshot e gif. Del resto “Mario io esco” è diventato il contenuto base nel kit del commentatore medio, diventando anche un’icona generazionale della comunicazione online.

 

Fact-cheking? Google it!

L’interazione online non è solo una cosa da Isola dei famosi perchè durante i talk show politici i social s’infiammano. Infatti il 53,4% degli spettatori usa i diversi devices per verificare in tempo reale che le informazioni trasmesse sono vere o false. È capitato spesso, infatti, che la rete s’infammiasse per le affermazioni parziali o errate di un politico o di una personalità di rilievo.

Insomma, grazie alla tecnologia e a una tv sempre più ampia il sogno del fact checking in tempo reale sta diventando una realtà. Attenti a quello che dite in TV, potreste diventare un meme o potrebbe rispodervi in live twitting direttamente il Ministro della Salute.

“Mangia fuori dal Loop”, un approfondimento sulla campagna Saikebon

Far apprezzare il cibo pronto agli italiani, così orgogliosi dei loro sapori all’olio d’oliva, è sicuramente una sfida. Una sfida che Saikebon ha accolto e trasformato in una comunicazione accattivante e virale. Abbiamo intervistato Gabriele Grilli, responsabile Media & Digital, per capirne di più sulla campagna “Mangia fuori dal Loop”.

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La campagna è sviluppata sotto forma di video, ma ha moltissimi rimandi alle gif, e ha infatti spopolato su Facebook. Avete adattato la creatività ai social trend o l’avete usata come ispirazione?

La content strategy della campagna si articola su 3 tipologie di contenuti creati ad hoc per il digital: un Video Hero lanciato su Youtube e sul web, con l’obiettivo di massimizzare la reach e veicolare il messaggio della campagna e 3 video brevi lanciati su Facebook e Instagram, con l’obiettivo di ingaggiare gli utenti attraverso una logica di storytelling. In aggiunta a questi video sono stati sviluppati una serie di contenuti editoriali pensati per interagire con gli utenti,  divertire e fare education sul prodotto.

Il formato GIF si sposa perfettamente con quest’ultima tipologia di contenuto sia per la natura stessa del formato, volta a massimizzare l’interazione, sia perché ideale e coerente con il concetto stesso di “loop”, sul quale è incentrata la campagna “Mangia fuori dal loop con Saikebon”.

Abbiamo deciso di giocare in tutti i sensi con questo formato, creando quelle che chiamiamo “fake gif”, pensate per sorprendere gli utenti e approcciare in modo diverso questo social trend.
Le performance di questo format in termini di reach engagement sono decisamente premianti: il post con il più alto valore percentuale in termini di reach engagement è proprio un formato GIF.

Il pubblico italiano è spesso affezionato alla preparazione classica del cibo, come avete affrontato questo potenziale scoglio?

La campagna è stata targettizzata su un pubblico ampio, gli adulti 18-50, dove sono presenti ampie fasce di utenti tradizionalmente affezionati alla preparazione classica del cibo e tendenzialmente più diffidenti verso il mercato dei piatti pronti in generale.
La pianificazione dei 3 video brevi su Facebook ha seguito una logica di storytelling progressivo. I video sono stati mostrati in successione agli utenti che progressivamente ne avevano visualizzato il contenuto. In questo modo abbiamo creato un dialogo con gli utenti che si sono mostrati interessati ai nostri contenuti e al brand Saikebon.
Sempre su Facebook abbiamo inoltre creato contenuti dedicati a educare il nostro target alla preparazione di Saikebon: un passaggio fondamentale per affrontare le potenziali diffidenze verse il concetto di “piatto pronto”. Sempre in quest’ottima abbiamo inoltre iniziato a rendere sempre più protagonista il formato busta di Saikebon, che rispetto all’ormai iconico formato Cup risulta più “vicino” alla preparazione classica del cibo e si presta maggiormente alla ricettazione.
Il nostro obiettivo non è quello di porre Saikebon come sostituto al pasto tradizionale ma come alternativa orientale per uscire dalla routine della solita cena.

Quale reazioni vi aspettavate dal pubblico e quali, invece, vi hanno sorpreso?

Le analisi di Brand Lift condotte con Google e Facebook ci mostrano come la campagna abbia avuto un impatto positivo in termini di memorabilità (Ad Recall) e Brand Awareness sugli utenti esposti, con crescite a doppia cifra in particolare sul target più giovane (18.24), dove il lift raggiunge il suo apice con valori best in class.
Siamo sorpresi dal numero dei contenuti caricati spontaneamente dagli utenti: un trend inarrestabile, che dal lancio del brand ad oggi ha fatto registrare oltre 12.000 contenuti caricati su Instagram, in continua crescita settimana su settimana.

Su Youtube, il comportamento degli utenti di fronte al nostro Video Hero ci ha rivelato che l’interesse verso il nostro racconto è alto: oltre il 50% delle visualizzazioni sono complete, indice che la maggioranza degli utenti ha scelto di vedere il  video fino alla fine, nonostante la campagna fosse skippabile.

Una curiosità: è il venerdì mattina il momento clou per i nostri utenti, periodo nel quale reach organica e interazioni raggiungono il livello massimo nell’arco della settimana.

Il tuo collega è finito nel loop del solito pranzo? Scopri come salvarlo e taggalo con #SalvaUnAmicoDalLoop

Un post condiviso da Saikebon (@saikebon) in data: 3 Mar 2017 alle ore 02:02 PST

Facciamo un salto alle conclusioni: quali insight avete raccolto per il futuro?

I learnings sono molteplici: la scelta di creare contenuti ad hoc per il digital e l’approccio mobile first con creatività pensate per il mobile si è mostrata premiante in termini di rilevanza per il target e performance della campagna.

La scelta di presidiare diversi touchpoint (Youtube, Facebook, Instagram e OLV) con diversi contenuti e molteplici formati (dalla GIF a video di oltre 1 minuto), ci ha permesso di sperimentarne le potenzialità e massimizzare le performance media su ogni canale, catturare l’attenzione degli utenti e registrando un contributo positivo in termini di memorabilità della campagna e awareness del brand.

*fonte: Google Brand Lift, Facebook Brand Lift.

Snapchat vs. Facebook: la qualità dei contenuti può battere i numeri?

Snapchat è in crisi. Si dice.

Proviamo a riflettere meglio su questa vox populi.

Il valore di capitalizzazione complessivo è sceso repentinamente di più del 20% ritornando più o meno al valore di IPO. Come si difende Snap – la società proprietaria dell’app di messaggistica Snapchat – dalle accuse che destabilizzano il valore dell’azienda?

Il CEO Evan Spiegel, circa 15 giorni fa, ha commentato pubblicamente il primo report sugli utili aziendali ponendo l’attenzione sulla qualità dei contenuti e non sulla quantità dei numeri da analizzare per valutare concretamente il peso di Snapchat sul mercato. L’essenza dell’argomentazione di Spiegel è che Snapchat propone contenuti di qualità proprio per la loro natura effimera, visto che durano 24 ore e poi vengono cancellati.

Tutto quanto è transitorio, di breve durata, ma accattivante (Google)

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Cosa vuole dire davvero Spiegel?

Attaccare Facebook sul suo terreno di forza, cioè l’ampiezza della sua platea di utenti, è una strategia suicida – Twitter ne è testimonianza concreta – e visto che non è immaginabile una caduta consapevole degli dei, è sempre meglio scegliere le armi ed il terreno che si conosce meglio: value proposition e buyer personas.

Snapchat, questo momento non tornerà

Spiegel nella sua apologia di Snapchat rafforza l’idea che abbiamo ironicamente, ma non troppo, riassunto con il video di Troy attraverso l’analisi di una metrica che dovrebbe essere sempre fondamentale per ogni azienda digital: l’Average Revenue Per User, cioè quanto si ricava mediamente dal singolo utente.

Sebbene questo valore non sia cresciuto da Q4 2016, si mantiene su livelli molto interessanti anche in questo nuovo Q1.

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Un altro dato noto è che la fascia di età 16-25 di utilizzatori di FB è tutt’altro che in crescita, mentre Snapchat si rivolge proprio a questo segmento di mercato. 

L’inserimento continuo di nuove funzionalità premia la creatività, i contenuti temporanei richiedono un accesso più continuativo per essere sicuri di non perdere contenuti rilevanti, l’ingaggio con i follower di un brand presente su Snapchat necessità di una modalità di riconoscimento che rafforza la scelta del consumatore e il conseguente customer engagement.

Vi siete chiesti perché Facebook abbia introdotto l’opzione di Video Live? Perché Snapchat ha testimoniato concretamente e per primo come il segmento di mercato dei Millennials sia più disponibile a lasciarsi influenzare da contenuti più “autentici” rispetto a quelli patinati del marketing tradizionale.

Per i brand che vogliono posizionarsi utilizzando Snapchat viene offerta la possibilità di creare e pubblicare filtri personalizzati per marchi o eventi. In questo modo gli utenti potranno decorare i propri snap con filtri creati dalle aziende e favorire la diffusione del brand su Snapchat.

È possibile persino comprare filtri geolocalizzati per un evento e decidere il periodo in cui renderli disponibili con template compatibili con i tool di grafica più utilizzati.

Brand-marketing-su-Snapchat-10-modi-per-avere-successo

Il nostro invito è quello di testare da bravi marketer ogni canale di comunicazione prima di bollarlo come puro hype, anche perché sotto, sotto tutti noi tra Davide e Golia abbiamo fatto sempre il tifo per Davide. O no? ?