Corso in Video Marketing: da oggi fruibile on demand!

Un programma pensato per aggiornare le competenze aziendali sugli step metodologici su cui si basa ogni strategia di video marketing di successo, ora disponibile on demand

No fear! Ovvero, come la Digital Transformation rivoluzionerà il business nel XXI secolo

Rosario Sica

Questo articolo è stato scritto da Rosario Sica, chairman del Social Business Forum

Embrace digital disruption: no, non è il nome di una toppa posta sui giubbotto cyberpunk dei personaggi di William Gibson.

Si tratta piuttosto di una sfida, che si sta trasformando nel tempo in un vero imperativo strategico. Termini come social collaboration, digital workplace, open leadership, social CEO, collaborative economy, connected consumers si stanno sedimentando con forza nel vocabolario aziendale. Al di là dell’aspetto puramente terminologico, ciò che mi preme sottolineare è la dimensione sostanziale comune di tali paradigmi: ovvero, che le logiche social e le tecnologie digitali da alcuni anni stanno rivoluzionando il tradizionale agire organizzativo.

Le gerarchie si verticalizzano, i silos tra le diverse funzioni vengono abbattuti, le nette distinzioni tra stakeholder aziendali – in particolare consumatori, collaboratori e business partner – sfumano; d’altronde, il nuovo pensiero che si spinge oltre le distinzioni più ortodosse tra B2B e il B2C sottolinea come alla base vi siano sempre dinamiche human-to-human.

Siamo entrati in una fase caratterizzata da quella che con clienti e colleghi chiamo di “collaborative disruption” (tra persone e persone, tra persone e cose, tra cose e cose) che sta ridisegnando in profondità le modalità di co-creare valore, di costruire organizzazioni e relazioni e, sostanzialmente, di fare business nel XXI secolo.

In tale contesto, cosa dovrebbero fare le stesse aziende, indipendentemente dall’industry e dalle dimensioni? Appunto, embrace digital disruption. Iniziare a studiare e analizzare i trend in essere, al fine di potersi organizzare al meglio per non subirli più solo direttamente, ma piuttosto per affrontarli e gestirli con un approccio proattivo, consapevole e coraggioso.

Oggi conosciamo Google prevalentemente per il ricco portafoglio di servizi digitali efficaci e innovativi offerti, ma presto (molto presto!) questo colosso comincerà a diventare un diretto competitor di tutti i player dell’automotive. E lo farà contando su una mole impressionante di dati e di competenze tecnologiche, attraverso un modello di business che fa dei Big Data una leva competitiva di fondamentale importanza. Ancora, oggi Facebook è un social network – per molti un semplice passatempo da utilizzare in metropolitana per passare i minuti. Ma sta diventando in realtà una media company impressionante, con un “magazzino digitale” di contenuti user-generated multimediale di dimensioni enormi. Presto inizierà a competere direttamente con i grandi colossi dell’entertainment, ancora una volta con un set di peculiarità che la rendono una realtà aziendale unica e di forte appeal.

Non badare fin da ora a queste dinamiche di rottura, renderà quasi impossibile correre ai ripari in un secondo momento. Anche perché il mobile e gli altri media e device tecnologici forzano a ripensare completamente il concetto di “secondo momento”, rendendolo imminente. Basti pensare che realtà come Google, Facebook, Twitter, così radicate nella mente e nella quotidianità delle persone, non hanno che pochi anni di vita aziendale. Nulla in confronto ai cicli di vita organizzativi più tradizionali di 10, 20, 50, 100 anni. Quanto tempo hanno impiegato General Electric, Coca-Cola e Burberry prima di diventare ciò che sono diventate? Eppure, stando ai vari rapporti di Interbrand e di altri osservatori, il divario in termini di brand equity tra i due gruppi di organizzazioni è praticamente più azzerato, se non sproporzionato a favore del primo cluster.

Embrace digital disruption: no, non è il nome di una toppa posta sui giubbotto cyberpunk dei personaggi di William Gibson. E no, non è un caso che sia il payoff dell’ottava edizione del Social Business Forum. Spero di incontrarvi tutti all’Hotel Marriott di Milano, il 7 e 8 Luglio 2015: insieme ai tanti ospiti di respiro nazionale e internazionale e attraverso case study e testimonianze aziendali cercheremo di esplorare le molteplici forme di social e digital disruption che stanno ridisegnando i modelli di business e organizzativi. Interessati non solo alle mattinate gratuite, ma anche ai pomeriggi premium? Utilizzate il codice ninjacademysbf15 nel form di registrazione per avere diritto al 15% di riduzione. See you there.

Facebook: pronti a giocare su Messenger?

 

Negli ultimi mesi abbiamo parlato della chat di Facebook in tantissimi articoli: bene, le rivoluzioni di Messenger non sono ancora finite!

Da quando Messenger è diventato indispensabile per chattare su Facebook, sono state tantissime le innovazioni introdotte: le chiamate gratis, le videochiamate, la possibilità di fare acquisti in app e Messenger sul desktop.

LEGGI ANCHE: Messenger su desktop: Facebook lancia il sito per la sua chat

La prossima mossa arriva dal mondo dell’intrattenimento, per dare a Messenger uno spirito più ludico e divertente.

E cosa c’è di più divertente dei giochi?

 

Il primo gioco (di una lista che si preannuncia lunghissima) che Facebook ha reso utilizzabile all’interno di Messenger è Doodle Draw Game, una sorta di copia di Draw Something, un passatempo a due: un utente disegna un oggetto, il secondo deve indovinare cosa si celi dietro lo scarabocchio.

Questa nuova feature, così come tutte le altre analizzate nelle scorse settimane, spingono a pensare una mutazione di Messenger, da semplice piattaforma di instant messaging  a piattaforma dove far rimanere il più lungo possibile le oltre 600 milioni di persone che vi transitano tutti i giorni.

Come giustamente sottolineato su TechCrunch, la paura è quella che anche Messenger si trasformi in un inferno di inviti non richiesti o peggio, sgraditi a giocare, esattamente come capita su Facebook.

Siamo dell’idea però che la qualità più apprezzata di Messenger sia la sua tranquillità – la chat non ha, per ora, altri grandi “ingombri” – così lontana dal caos d’informazioni di Facebook, e non crediamo che lo vogliano trasfigurare del tutto.

Se invece si potesse giocare sulla chat con la stessa libertà con cui decidiamo di aprire un app scaricata da uno store, siamo certi lo si farebbe di più e con più piacere.

Un primo passo per arginare la spam potrebbe essere impedire che dall’invito a giocare ne derivino bonus per coloro che invitano, lasciando che l’azione sia solo mossa dalla voglia di passare qualche minuto in compagnia.

E tu?

Cosa ne pensi di questa ennesima trasformazione?

Assegnati i Facebook Awards 2015

Assegnati i Facebook Awards 2015

In attesa della premiazione che avverrà durante il Festival della Creatività di Cannes, sono stati annunciati i vincitori dei Facebook Awards 2015,  selezionati tra 2700 campagne provenienti da 160 paesi.

Considerando che a Facebook accedono mensilmente 1,4 miliardi di utenti e che su Instagram ogni giorno sono presenti 200 milioni di utenti (con una permanenza media di 21 minuti), possiamo affermare che le creature di Zuckerberg fanno la parte del leone nello scenario dei social media.

E mentre a Cannes sarann0 assegnati i leoni, nella serata di gala dei Facebook Awards saranno assegnati i Gold, Silver e Bronze Awards, nonchè i prestigiosi Blue Awards.

LEGGI ANCHE: Glass Lion: a Cannes la discriminazione di genere si combatte con la creatività

Il Blue Award 2015 se lo sono aggiudicato Leo Burnett e Procter & Gamble per la campagna Always Like a Girl.

Il Blue For Good Award, che premia l’eccellenza nelle campagne create per organizzazioni di charity/non-profit, è andato a ALS Ice Bucket Challenge.

L’elenco completo delle campagne premiate è disponibile sul sito dei Facebook Awards.

Il futuro è dei droni? Gli ultimi successi di un mercato in espansione

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

All’ultimo Pioneers Festival di Vienna, la tecnologia drone ha trionfato grazie a Dronamics. La startup ha convinto la giuria di investitori con la sua visione di droni che effettuano servizi di consegna e logistica.

Il team di Dronamics si definisce come una società che si occupa di droni-cargo, una modalità di consegna che cambierà il futuro della distribuzione, assecondando un’idea che da tempo Amazon sta cercando di sviluppare con il progetto Amazon Prime Air, ma in un’ottica di più ampio raggio.

Certo non è ancora possibile sapere se Dronamics sarà il futuro dei servizi cargo e di quelli postali, ma certamente questa startup, con i suoi 100.000 euro di investimento guadagnati proprio al Pioneers festival, apre interessanti scenari per questo settore.

Tutte le possibili applicazioni della tecnologia drone

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

Sebbene la legislazione italiana specifica per la guida di questi robot volanti abbia inizialmente frenato il mercato degli hobbisti e degli appassionati, sempre maggiori diventano le applicazioni professionali dei droni, nei più svariati settori.

Si va dall’applicazione all’edilizia e all’architettura per ispezioni e verifiche che in genere avrebbero richiesto grosse spese in attrezzature elevatrici e risorse umane, fino ai rilevamenti agricoli e alla mappatura dei terreni coltivati, senza tralasciare tutte le possibilità messe in campo nell’ambito sanitario grazie ai droni di primo soccorso, attrezzati con defibrillatori o addirittura studiati come ambulanze in grado di superare agevolmente tutti gli ostacoli dovuti al traffico delle strade cittadine.

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

Dal primo drone della storia, il robot volante ideato da Archita che simulava il volo di uccello, i passi  avanti sono stati enormi, anche se concentrati nel brevissimo lasso di tempo degli ultimi cinque/otto anni, sviluppando in particolar modo idee di possibili impieghi di questa tecnologia ben lontani dall’uso esclusivamente militare per cui è fin troppo nota.

GoPro, Boeing, Intel e General Electric, i colossi che investiranno in droni

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

Se GoPro, famoso costruttore di videocamere per sportivi, ha annunciato entro il 2016 l’ingresso nel mondo dei droni e della realtà virtuale, grazie a videocamere in grado di effettuare riprese a 360 gradi, gli investimenti nel settore a livello mondiale il prossimo anno arriveranno a 2,3 miliardi di dollari, con altri big impegnati direttamente nello sviluppo delle tecnologie relative a questi aerei senza pilota.

Boeing, Intel, Qualcomm, General Electric, secondo le previsioni del report di Business Insider Intelligence sui cosiddetti unmanned aerial vehicles, saranno tra le compagnie interessate in prima linea nelle applicazioni civili dei droni.

LEGGI ANCHE: Startup, c’è bisogno di vera innovazione [INTERVISTA]

Entro il 2020 la tecnologia drone troverà sempre più spazio nell’uso quotidiano, con un mercato relativo che vivrà un aumento del tasso di crescita medio del 19%, contro il 5% di quello militare.

L’Europa e l’Italia nel mercato del futuro

Il futuro dei droni, ultimi successi di un mercato in espansione

Anche l’UE, intanto, cerca di farsi trovare pronta all’esplosione di un mercato commerciale che potrebbe ben presto valere 11,6 miliardi di dollari – questa la stima per il 2023, basata sui 176 produttori presenti in Europa – e che potrebbe creare fino a 150 mila nuovi posti di lavoro entro il 2050, come riportato in una comunicazione della commissione europea sui RSAP (remotely piloted aircraft systems) dello scorso anno.

Dalla vigilanza all’agricoltura, dalle consegne alla tutela del patrimonio storico-artistico delle nostre città, questa volta l’Italia potrebbe farsi trovare pronta, anche a livello legislativo, per il boom di un settore in sicura espansione, secondo tutte le previsioni, entro i prossimi cinque o otto anni.

Startup, c'è bisogno di vera innovazione [INTERVISTA]

Arcangelo Rociola

In Italia sembra esserci ancora molto spazio per le startup innovative. Con una legislazione ad hoc da conoscere attentamente e tante nuove opportunità offerte da incubatori, acceleratori e business angel, l’idea giusta deve avere soprattutto una caratteristica: essere davvero innovativa.

Food, gaming e internet of things i tre settori da tenere particolarmente sott’ochio secondo Arcangelo Rociola, giornalista e coordinatore di StartupItalia!, che il 10 e l’11 luglio prossimi farà parte della giuria dello Startup Pitch Lab della Ninja Academy a Milano presso TIM #WCAP.

Abbiamo rivolto ad Arcangelo qualche domanda per capire meglio quale direzione stanno prendendo le startup italiane, cosa manca e quali sono invece i punti di forza.

Visto che sei sempre aggiornato sull’ecosistema startup italiano, ci dai i nomi di tre startup da tenere d’occhio?

startup innovazione

Dare tre nomi di startup non è facile, e forse non sarebbe nemmeno corretto nei confronti delle tante che sento ogni giorno e che in qualche modo mi hanno appassionato.

Ci sono diverse aziende che stanno facendo bene. Però non voglio eludere troppo la domanda. Invece che tre startup rispondo su tre settori che sto seguendo con interesse: food, gaming e internet of things. Credo che in questi settori ci si possa ancora aspettare molto nel 2015 e nei prossimi anni.

Il food è storicamente l’ultimo settore a digitalizzarsi e gli inizi del 2015 hanno dimostrato come il mercato conquistato dalle startup di food delivery sia stato oggetto di acquisizioni da grossi player esteri. Penso a Cibando, Pizzabo e via dicendo.

Le startup di gaming hanno cominciato a raggiungere numeri interessanti un po’ in tutta Italia e molte di loro sono già affermate all’estero: penso a Mangatar piuttosto che GamePix o a realtà un po’ più strutturate come Spinvector o Applix per fare alcuni nomi.

L’internet of things è un trend che muoverà un mercato che solo in Italia vale 1,55 miliardi secondo uno studio pubblicato a marzo dal Politecnico di Milano. Una miniera per la digital economy ancora tutta da sfruttare.

Quale credi siano i pro e i contro del fare startup in Italia? Quanto e come il nostro Paese supporta l’imprenditoria innovativa?

pro e i contro del fare startup in Italia

Tra i pro sicuramente una legislazione più favorevole. Dal 2012 si è lavorato tanto per favorire la nascita di startup che oggi sono quasi 4mila.

Hanno funzionato bene le agevolazioni normative, fiscali e burocratiche di cui va dato merito agli amministratori pubblici. In Italia sono nate e stanno crescendo molte aziende interessanti. Molti di loro sfidano condizioni anche poco favorevoli per creare impresa e valore. Però soffriamo ancora mercato dei venture. È sottocapitalizzato.

Nei primi 4 mesi del 2015 sono stati investiti 6 milioni in startup. Meno dell’Estonia. Mentre in UK arriviamo a 930 milioni. Questo porta i founders che hanno trovato il loro business a cercare di crescere altrove, in paesi con un mercato dei venture più sviluppato. O, in alternativa, a rivedere le proprie prospettive di crescita.Questo è il limite dell’Italia oggi.

Una buona notizia è che a giugno 2015 partirà il fondo di investimento di Invitalia, società pubblica controllata dal ministero dell’Economia, che dovrebbe muovere altri 50 milioni sulle startup con investimenti medi di 500K. Non si tratterà dei famosi Round B di investimento che servono all’ecosistema, ma è qualcosa.

Ogni giorno ti arriveranno decine di comunicati stampa di nuove startup. Con quali criteri scegli di quali valga la pena parlare?

comunicati stampa di nuove startup

Confesso, forse è la parte che mi toglie più tempo di tutti. Me ne arrivano in media una decina al giorno.

Scegliere di quale startup parlare è un criterio empirico, per forza di cose fallibile. Si tratta di decisioni dettate più da istinto e sensazioni che di ragionamenti tondi e esaustivi.

Io i comunicati li leggo. Tutti. Cerco di capire cosa fa una startup e quanto è davvero innovativo il loro prodotto al di là delle parole scritte – non sempre la comunicazione alle startup viene facile, spesso c’è molta retorica, il classico “siamo nati in un pub davanti una birra” e altri cliché della comunicazione di questo settore.

Vedo poi i profili del team, do un’occhiata al sito e se mi convince rispondo. In genere rispondo sempre a tutte le email o almeno ci provo. Mi faccio guidare dai temi, da cosa e come lo fanno, dai numeri raggiunti e più in generale dalle cose che possono interessare i nostri lettori.

La community di StartupItalia! è fatta per lo più da esperti del settore. Di persone che con le startup ci lavorano davvero. Da ragazzi che fanno impresa, investitori, stakeholders. Bisogna essere il più possibile rigorosi e completi per dare un buon servizio. Criteri che a volte è difficile soddisfare con i tempi del web. Non è facile, però ci proviamo.

Quale consiglio senti di dare ai partecipanti che vogliono fare colpo su di te, giurato del Demo Day?

startup demo day

Una volta con un investitore abbiamo ragionato su un fatto: i pitch delle startup hanno subito negli ultimi tempi una trasformazione sottile, ma netta.

I founder sembrano rivolgersi più a se stessi che a chi gli sta di fronte. Sembrano voler soddisfare più il proprio ego che gli interessi degli investitori. Stefano Bonanzinga di Balderton Capital ha scritto questo post che abbiamo tradotto per StartupItalia! su quanto siano diventati noiosi e su come catturare davvero l’attenzione dell’interlocutore.

Spero sia utile, anche se non sono un investitore i suoi criteri (e i suoi consigli) li condivido appieno.

Kickstarter sbarca in Italia [BREAKING NEWS]

In Italia, ma anche in Austria, Svizzera, Belgio e Lussemburgo, è possibile lanciare una campagna sulla piattaforma di crowdfunding di Kickstarter.

Ciao Italia” è l’immagine di benvenuto al nostro Paese, ben in evidenza sul blog di Kickstarter per annunciare e festeggiare l’ingresso della community mondiale in questi nuovi mercati europei; già disponibile per Regno Unito, Irlanda, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia, l’espansione di Kickstarter ha comportato anche alcune modifiche al sito, reso consultabilein francese, tedesco e spagnolo.

L’esperienza positiva in Europa ha spinto il colosso di Yancey Strickler, Ceo di Kickstarter, all’apertura in questi nuovi cinque paesi: sia in Germania che in Francia la piattaforma ha raccolto un milione di euro nelle due prime settimane di vita , mentre il Regno Unito è addirittura il secondo mercato di riferimento.

Adesso anche gli italiani potranno sognare di uguagliare il successo di Pebble e lanciare la propria campagna inserendo le descrizioni dei progetti anche in italiano e utilizzando i propri dati bancari locali.

La scelta mirata di non creare un network a parte per il finanziamento collettivo dei progetti europei ma, invece, integrare i progetti direttamente nella piattaforma internazionale, risulta validissima nel contesto di un sistema che fa proprio di una enorme community il suo punto di forza: il 40% dei fondi viene versato da finanziatori non europei e gli italiani in particolare hanno contribuito per un totale di tre milioni di dollari nel 2014.

Una occasione da non perdere, lanciare un progetto su una piattaforma che ha già raccolto oltre un miliardo di dollari in finanziamenti e a gonfie vele viaggia verso il secondo.

Con ACPAD la tua chitarra acustica diventa un’orchestra

Immagina di avere una chitarra acustica. Fatto? Ora immagina di trasformare la tua chitarra acustica in un’orchestra. Fatto? Come no? Su, fai un piccolo sforzo d’immaginazione. Fatto? Ancora no?

Va bene, allora leggi questo articolo e vedrai che, alla fine, ci riuscirai.

Se ti dicessimo che esiste un controller wirless che, applicato alla cassa acustica della tua chitarra, ti consente di avere a portata di mano tutti gli strumenti di cui hai bisogno per comporre della musica eccezionale, ci crederesti?

Ti conviene crederci, perché esiste, ed è una grandissima innovazione. Dai un’occhiata.

Adesso ci credi? Questo dispositivo si chiama ACPAD, e, come puoi leggere sul sito ufficiale, è stato realizzato per necessità. Il musicista berlinese Robin Sukroso – il chitarrista del video – aveva bisogno di un dispositivo che gli consentisse di combinare la musica elettronica e quella acustica, e che fosse anche facilmente trasportabile. In effetti, mentre la chitarra puoi sempre portarla in spalla, i sintetizzatori, i mixer e tutti gli altri strumenti necessari per elaborare musica elettronica sono spesso molto ingombranti, quindi la sfida non era semplice.

Ci sono voluti circa tre anni di ricerca prima di poter rilasciare questa invenzione. Robin, in collaborazione con la IIT Bombay in India, ha sviluppato una interfaccia spessa solo due centimetri, senza cavi né viti, alimentato da una batteria ricaricabile, altamente versatile, che consente ai musicisti di fondere il suono acustico “naturale” della chitarra a elementi elettronici ed effetti vari, attraverso una serie di sensori presenti sul pad.

Ecco un video del prototipo di ACPAD, realizzato nel 2011, decisamente “spartano”, ma che già lasciava intuire le potenzialità di uno strumento davvero interessante.

Le caratteristiche principali sono le seguenti:

  • Connettività: Supporta sia connessioni Wireless MIDI che USB MIDI, quindi puoi anche collegarlo al pc per integrarlo con altri strumenti;
  • Alimentazione a batteria: grazie alla sua batteria interna ricaricabile, ACPAD ti dà piena libertà. Per lunghe sessioni in studio, funziona perfettamente con USB, come se fosse in corrente continua;
  • Suoni e effetti illimitati: grazie ai preset di 2 looper dal vivo ed agli effetti e suoni di Ableton Live, ACPAD offre effetti sonori potenzialmente illimitati;
  • Accurate Triggering: il funzionamento del pad è immediato e senza tempi di latenza evidenti;
  • Basso smorzamento acustico: ACPAD ha uno spessore di soli 2 mm e si monta senza problemi sulla chitarra mantenendo il suono acustico originale intatto;
  • Design personalizzabili: puoi scegliere tre versioni attualmente disponibili, quello con le venature del legno, quello bianco e quello nero. Altre versioni personalizzabili in arrivo.

Al momento ACPAD è ancora un prototipo, e il team di sviluppo ha avviato una campagna di crowfunding sulla piattaforma Kickstarter, che sarà attivata tra qualche giorno.

Il progetto è decisamente molto interessante, e potrebbe avere un grande successo tra i musicisti che amano fondere le sonorità acustiche all’elettronica, che ormai è stata completamente sdoganata, invadendo anche l’intoccabile e austera musica classica e lirica.

Adesso riesci ad immaginare di trasformare una chitarra acustica in un’orchestra? 

TIM WCAP Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

TIM Wcap Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

TIM #Wcap Accelerator è il programma di open innovation di Telecom Italia che seleziona, finanzia, e accelera startup in ambito digitale.

L’obiettivo è quello di aiutare i migliori talenti a trasformare le idee in imprese pronte a entrare sul mercato, supportando le startup in modo diretto durante le fasi di nascita e sviluppo.

In Italia sono presenti con quattro acceleratori a Milano, Bologna, Roma, Catania. Oltre 3.000 mq che costituiscono un punto di riferimento nel panorama della digital innovation italiana, e il cui obiettivo è anche quello di mettere a disposizione delle community territoriali spazi di networking, coworking e formazione, collaborando con università, incubatori e partner locali.

Nel solo 2015 TIM #Wcap Accelerator ha selezionato ben 40 startup sparse su tutto il territorio italiano, conosciamole nel dettaglio.

TIM #Wcap Accelerator Milano

TIM Wcap Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

Looqui: dedicata alle persone sordocieche, offre una soluzione per la comunicazione a distanza attraverso la Lingua dei Segni tattile.

One Sec Pay: si tratta di un innovativo sistema di comunicazione a emissione di onde sonore, la cui decodifica permette il trasferimento di file, link o stringhe di codice.

Fred: per condividere i tuoi libri (di carta) incontrando le persone che ci abitano vicino, nasce questo social network di prossimità.

Predix.it: per ottimizzare la retention dei siti web, Predix offre una soluzione che anticipa i comportamenti degli utenti anonimi.

Marshmallow Games (Funky Grant): si tratta di un’app mobile per bambini in età prescolare, per l’apprendimento di materie come la matematica, la logica, la lingua italiana e le lingue straniere.

Hotblack Robotics: se il focus degli ultimi mesi è sulla robotica, ecco arrivare la soluzione per guidare un team di robot connessi a una piattaforma di cloud robotics, all’interno di ambienti dinamici sconosciuti e per far compiere loro i compiti più disparati.

Donkey Commerce: fornisce uno strumento di gestione dei prodotti per store, e-commerce e marketplace.

Sofia: la gestione di Smart Home non sarà più un problema grazie a questo assistente personale, basato su tecnologie di Speech Recognition e Artificial Intelligence.

Art Stories: un progetto digitale di educazione al patrimonio culturale che sviluppa app per guidare grandi e piccoli alla scoperta delle città italiane.

Xensify: per potenziare le iniziative commerciali all’interno di spazi fisici connettendosi alle app del brand e monetizzando le interazioni con iniziative di up/cross-selling, cashback e fidelity, ecco una perfetta soluzione B2B.

Menzioni speciali per ProntoPro, il marketplace che mette in contatto la domanda di servizi (fotografi, catering, insegnanti di musica, idraulici, ecc.) con i professionisti fornitori; Apio, piattaforma web basata su framework open source che permette di prototipare rapidamente applicazioni IoT per le piccole e medie imprese; Quokky, un archivio digitale di dati personali e servizi per i pagamenti online e in mobilità.

LEGGI ANCHE: Con Lelylan la domotica è di casa [INTERVISTA] 

TIM #Wcap Accelerator Bologna

TIM Wcap Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

ArtPlace: è l’applicazione che, grazie alla tecnologia iBeacon, promette di far vivere un’esperienza unica ai visitatori dei musei, fornendo direttamente sul loro smartphone contenuti esclusivi che vengono proposti in base alla posizione rilevata.

My Drop: i sensori modulari sono diventati uno strumento importante per le attività sportive e fisiche all’aperto, My Drop permette di gestirle attraverso la sua piattaforma dedicata.

Tickete: l’analisi degli scontrini fiscali può dire molto sulle abitudini di acquisto dei clienti. Nasce così l’idea di un’app mobile che rileva le abitudini di acquisto.

Marketcloud: una piattaforma di API per realizzare eCommerce in tempi rapidi e con facilità.

Tooteko: dedicato ai non vedenti, questo dispositivo wearable fa da ponte fra l’utente e il suo smartphone.

Myappfree: un’app discovery per smartphone, tablet e pc ti offrirà una o più app gratuite.

Domotica Undici: le operazioni di home & building automation possono rivelarsi complesse, per questo un dispositivo wireless che consente di effettuarle tutte può agevolarci la vita.

Wallin: una piattaforma di cloud computing per gestire contenuti interattivi su display digitale, consentendo alle aziende di creare engagement.

Hyperting: mette in contatto chi offre il proprio spazio web con chi vuole promuovere i propri prodotti, per attivare campagne pubblicitarie attraverso una piattaforma dedicata.

Leonardo: non una semplice cassetta di sicurezza, Leonardo è un box dotato di schermo touchscreen, che permette di ricaricare la batteria degli smartphone nelle situazioni in cui ne hai davvero più bisogno.

Una menzione speciale per Condomani, il social network che porta la pace nelle nostre città, permettendo la gestione dei condomini online; è rivolto a condomini, amministratori e fornitori di servizi.

TIM #Wcap Accelerator Roma

Carme: traffico e parcheggio non sono un problema del futuro anche grazie a questa piattaforma per “Connected Car” che organizza dati raccolti dai veicoli su strada, per offrire sistemi di gestione delle flotte aziendali.

Farmosa: un utilissimo gestionale per aziende sanitarie che monitora i consumi di farmaci ed elimina i rischi di errore farmacologico nelle terapie.

Intendime: chi ha problemi di udito rischia più di altri in caso di pericolo, ma con questo sistema che rileva i suoni delle abitazioni e avvisa l’utente direttamente su smartphone, tablet o dispositivo da polso, anche gli ipoudenti potranno stare più tranquilli.

Laquy: anche in casa possono essere presenti inquinanti indoor, ecco la piattaforma tecnologica che monitora le sostanze inquinanti presenti negli ambienti domestici e consiglia piante per mitigarne l’effetto.

Agesic: è il software per proteggere la vita delle persone che lavorano in stato d’isolamento.

UrbietOrbit: pensata per le Pubbliche Amministrazioni locali, questa piattaforma si basa sull’analisi incrociata dei dati, per permettere il recupero tributi.

Flatme: cerchi il coinquilino ideale? Prova con Flatme, la piattaforma per l’incontro fra domanda e offerta di locazioni immobiliari per studenti e lavoratori fuori sede.

Parterre: una geniale piattaforma permette di generare app di second screen in modo veloce e customizzato per il cliente.

Social Extender: creare, organizzare e amplificare ogni tipo di evento, ottimizzandone l’intero ciclo di vita sarà molto pi semplice con questo sistema.

Mcampus: incentrata sull’e-learning, Mcampus usa video, testi, grafici e può essere integrato e fruibile contemporaneamente tramite un’interfaccia utente customizzabile.

Menzione speciale per Apptripper, l’app turistica che suggerisce percorsi al di fuori dei circuiti mainstream, basandosi sul mood indicato dal cliente.

TIM #Wcap Accelerator Catania

TIM Wcap Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

EyeCAD: si tratta di un visore dedicato a professionisti del settore edile e del design industriale, che permette di accedere in maniera semplice, fotorealistica e mobile agli spazi pensati.

Mash&Co: è l’app per bambini in età prescolare basata sulle storie dei personaggi Mash e Periwinkle, di cui ti avevamo già parlato.

Bycare Lab: un antifurto GPS e un device intelligente per chiamate di emergenza tutto in un unico dispositivo.

Buukit: è un progetto di network nazionale di pubblicità outdoor e transit, che ha l’obiettivo di aggregare i servizi offerti dalle piccole e medie realtà del settore.

Motorsquare: per scegliere l’auto che più si adatta alle tue esigenze e alla tua personalità da oggi non dovrai fare altro che affidarti a questa app mobile.

Giftsitter: con questo servizio che permette all’utente di aprire una lista regali e all’invitato di fare il regalo in modo rapido e semplice, sarai sicuro di fare sempre la scelta giusta.

Bookingbility: ideata pensando alle esigenze dei disabili e alla difficoltà di individuare strutture idonee, la piattaforma di prenotazione online è dedicata alle strutture ricettive per disabili.

Beepry: organizza il tuo viaggio in modo semplice, anche se vuoi inserire più tappe nei tuoi spostamenti, grazie a questo travel planning specializzato nella ricerca di voli multi-tratta.

Fileshute: si tratta di una piattaforma web e mobile per la gestione, il backup e la condivisione di dati.

CloudMesh: questa piattaforma di cloud computing renderà il management dei sistemi accessibile anche a un’utenza non strettamente tecnica.

Menzioni Speciali per Forward – Going Digital Everywhere, l’app mobile dedicata agli immersive event, in cui lo smartphone diviene strumento di informazione, acquisto, comunicazione e interazione; Snapp App Builder, un’applicazione intuitiva e in ottica mobile first, per creare app e siti web direttamente dallo smartphone; Park Smart, il software di gestione dei parcheggi per conoscere la disponibilità di stalli in una determinata zona della città.

UPDATE: Le startup Iooota e Smartground inizialmente scelte per il programma 2015 sono state sostituite con altre due: rispettivamente, Ioota con Artplace e Smartground con Artstories.

Perché sperimentare una training experience non convenzionale? [INTERVISTA]

Francesco Serravalle

L’Outdoor training è è una metodologia di formazione esperienziale e si svolge in spazi aperti, in luoghi diversi e possibilmente “distanti” dalla realtà aziendale. Rappresenta uno strumento valido per migliorare le performance di un team perché allontana i partecipanti dalla loro area di comfort ricreando la dimensione aziendale in un ambiente diverso. L’estate scorsa l’ha provata anche il team di Ninja Marketing, hai letto la loro esperienza?

Il Percorso Esperienzale in Professional Empowerment è stato ideato dalla Ninja Academy proprio per offrire un’esperienza particolare, che prevede anche una outdoor experience in barca a vela coordinata dai trainer di Virvelle, una società di formazione specializzata in metodologie attive, che aiuteranno i guerrieri a sviluppare maggiori capacità di collaborazione con i gruppi di lavoro.
La formula Virvelle per il team building outdoor si basa su tre aspetti fondamentali: preparazione interiore, metafora formativa ed esperienza attiva.

Facciamoci chiarire da Francesco Serravalle, co-founder di Virvelle e trainer nel Percorso Esperienziale della Ninja Academy, in che senso “collaborare in barca a vela è come collaborare in azienda”.

team building in barca a vela

1. Definisci Virvelle “non una società ma qualcosa che ispiri le persone a migliorarsi”. Ci racconti come è nata l’idea di fare training non convenzionale?

L’idea è nata nel 2003 davanti una birra, in barca a vela nel paradiso dell’arcipelago della Maddalena…in un’atmosfera alla “Jack Frusciante”. Ero con Mario (ndr co-founder Virvelle) amico e ‘fratello’ quando decidemmo che la passione, archetipo del miglioramento, dovesse essere un elemento distintivo anche della nostra sfera lavorativa. Volevamo fare qualcosa fuori dagli schemi utilizzando la nostra passione, appunto la vela…da lì il passo è stato breve con la formazione esperenziale in outdoor.
Il bello di questa metodologia per noi è la centralità dell’esperienza rispetto ai contenuti e l’esperienza è l’elemento necessario per innescare un qualsiasi processo di miglioramento.

Con il trascorrere del tempo abbiamo avuto la conferma di come la passione e miglioramento fossero i driver principale nella crescita di Virvelle, sia internamente, facilitando il senso di appartenenza di quanti hanno collaborato e collaborano con noi, supportando il loto sviluppo, sia fidelizzando quanti hanno provato le nostre “training experience” non clienti, appunto, ma persone che credono nella formazione come strumento di progresso e crescita personale.

2. Virvelle propone, tra le altre cose, esperienze di team building in barca a vela. Come può cazzare il genoa e a mollare la drizza migliorare i rapporti all’interno del team?

In barca a vela ci sono forze naturali e imprevedibili, vento, meteo, onde, che non puoi sconfiggere ma devi governare per rientrare in porto. Per farlo non serve un super eroe ma un team affiatato che convive in 10 mq di superficie, in cui un solo gesto fatto tropo tardi, un genoa lascato qualche secondo prima o un punto nave comunicato male possono portarti ad un obiettivo diverso. È questo che succede quotidianamente nei team di lavoro.


LEGGI ANCHE:
Fare team building in barca a vela: l’esperienza dei Ninja con Virvelle

 

3. Hai formato nella tua carriera tanti professionisti di aziende grandi, medie e piccole. Qual è il segreto dei team che lavorano meglio?

 

Negli anni nelle diverse esperienze realizzate da Virvelle, sia in prima persona come trainer a contatto con i partecipanti, che come coordinatore dei docenti, ho potuto notare quanto si stesse concretizzando quel cambiamento che Hersey e Blanchard negli anni 70, e successivamente esperti di organizzazione aziendale e psicologia dei gruppi hanno approfondito, indicavano come “leadership situazionale”.

 

Nelle organizzazioni moderne, la velocità di aggiornamento dei mercati, sia in termini di competenze che scenario, la connettibilità, intesa nel senso più ampio del termine, sono caratteristiche ambientali che i team vincenti devono considerare per lo sviluppo della loro leadership: il leader “classico”, massimo esperto nel gruppo del “sapere tecnico” non può più esistere. Serve una leadership “fluida”, “situazionale” in grado di emergere a seconda delle competenze strategiche e prioritarie necessarie in quel momento.

 

Secondo questa visione, potrebbe essere banale parafrase Socrate rimodulando che l’autorevolezza è nel leader “che sa di non sapere” ma se lo prendiamo alla lettera noteremo la forza di questa verità! La competenza di un gruppo nel capire chi è il miglior skipper in quel momento è la vera forza di un equipaggio che naviga nell’imprevedibile mare dell’economica moderna.

lezione di nautica all'aperto

4. Virvelle presidia la giornata dedicata al team building: quali trasformazioni ti aspetti di vedere nei partecipanti – ops negli equipaggi in barca?

Mi auguro innanzitutto che, come fu per la vostra esperienza in outdoor di ottobre scorso, rientrando in porto ci si beva tutti una birra ghiacciata seduti davanti ad un tramonto e sullo sfondo la costiera amalfitana! 🙂

Sarebbe il segno inequivocabile che la componente emotiva esperenziale è servita come catalizzatore nello sviluppare le meta competenze, oggetto del percorso di personal empowerment, che si agiscono attraverso comportamenti migliorabili.
Inoltre indicherebbe che siamo rientrati tutti sani e salvi 😉

5. Sei anche tu a bordo del percorso esperienziale in professional empowerment in qualità di trainer. Come ispirerai i partecipanti?

Come sempre: trasferendo la passione in quello faccio, condividendo esperienze positive, comunicando l’importanza nel migliorarsi continuamente, dimostrando il piacere di aver ideato insieme a MirkoAdele e tutti i “non convenzionali” questo magnifico percorso, ma soprattutto gridando cazz….aaaaa la randa!