The Lovie Awards: iscrivi il tuo lavoro entro il 31 luglio [EVENTI]

Vuoi contenderti il titolo di miglior progetto online all’interno dell’unico festival al mondo riservato alla comunità europea?

Se siete un’agenzia creativa, un content publisher, un’organizzazione politico-culturale o un freelance – ed operate in Europa – potrete iscrivere il vostro lavoro al contest entro il 31 luglio 2015.

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Novità 2015: saranno accettati i progetti in 7 diverse lingue (Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco, Svedese, Olandese) che verranno poi valutati da giudici madrelingua presenti all’interno dell’Academy.

Il team vincente di Google Creative Labs durante la 4a edizione dei Lovie Awards

I giurati

Ecco svelati alcuni nomi dei membri della giuria della 5a edizione dei Lovie Awards:

  • Stephen Fry (attore famoso per la serie tv inglese “Kingdom” e per film come “V per Vendetta” e “Lo Hobbit”)
  • Vic Hayes (ingegnere indonesiano indicato dai più come il padre della tecnologia Wi-Fi)
  • Imogen Heap (cantautrice britannica, voce del gruppo Frou Frou)
  • Marie Ekland (Co-Presidente di France Digitale la cui mission è trasformare la Francia in un territorio maturo per lo sviluppo di start-up, sia all’interno del paese che oltre i confini)
  • Elke Klinkhammer (Chief creative officer di McCann Worldgroup)
  • Patrick de Laive (Fondatore della media company “The Next Web”)
  • Dan Howell (La star di YouTube che vanta oltre 4,8 milioni di iscritti al canale danisnotonfire).

Cosa state aspettando? Resta solo un mese per iscrivere il vostro progetto!

L'Oréal rivoluziona i test dermatologici su pelle stampata in 3D


Dimenticate giocattoli, prototipi architettonici, gioielli: l’ultima frontiera della stampa 3D riguarda i tessuti umani e la ricerca biomedica. Ne sa qualcosa l‘Oréal che sta lavorando ad una straordinaria rivoluzione tecnologica, in partnership con la società di bioprinting Organovo, per avviare test cosmetici su pelle stampata in 3D. Sì, avete letto bene, tessuto umano stampato in 3d.

LOréal e la storica innovazione

LOréal, gruppo industriale francese specializzato nei prodotti di cosmetici e bellezza, ha sempre basato la attività sull’innovazione, con l’obiettivo di fornire al cliente il massimo della qualità per i suoi articoli.
Grazie ad una minuziosa ricerca scientifica e ad un lavoro costantemente alla ricerca di un’efficacia per la cura del corpo, la storica azienda opera nel mondo del make up fornendo il meglio dei trattamenti per la pelle e i capelli sin dal 1907, quando Eugène Schueller, giovane chimico francese originario dell’Alsazia, mise a punto una formula di sintesi che permetteva di tingere i capelli, battezzata Auréole.

La denominazione per l’azienda “L’Oréal”arrivò nel 1939 e sin da subito la storica società si mosse con questa filosofia: valorizzare ogni individuo (“Perché voi valete”), sostenendolo in ogni passaggio della propria vita e difendendone il diritto alla cura e alla bellezza.

La partnership con Organovo per produrre pelle umana artificiale stampata in 3d

Dopo aver rinunciato del tutto alla sperimentazione animale nel 2013, la filiale statunitense di una delle società leader nel settore dei cosmetici, ha inaugurato una collaborazione con la start-up Organovo per avviare una produzione di pelle umana artificiale attraverso l’utilizzo di stampanti 3D.

L’Oréal, che normalmente sperimenta la propria merce su tessuti ricavati in laboratorio grazie alle donazioni di pazienti sottoposti a chirurgia plastica nel centro lionese Episkin, sta avviando la sperimentazione del nuovo metodo con una procedura molto precisa: i campioni di pelle vengono tagliati in parti molto sottili e suddivisi in celle. Quindi vengono adagiati in speciali vassoi e nutriti attraverso una specifica dieta e sottoposti a segnali biologici che risultano un’imitazione della pelle reale.

Creiamo un ambiente che è il più vicino possibile ad essere il corpo di qualcuno”, afferma Guive Balooch, vice presidente del settore innovazione de L’Oreal come riportato nell’articolo del sito BBC.

La sua dichiarazione continua spiegando il vantaggio di stampare in 3d la pelle umana: “La nostra partnership non solo porterà nuovi metodi  in vitro per la valutazione della sicurezza e le prestazioni del prodotto, ma il potenziale che questo nuovo campo della tecnologia e della ricerca possono portarci non ha limiti”.

Organovo utilizza un metodo che consente l’assemblaggio diretto dei tessuti 3D. Il prototipo per eccellenza di bio-stampante 3D, spiega in quest’articolo Elena Gammella, post-doc all’Università degli studi di Milano, si chiama Novogen MMX Bioprinter ed è di Gabor Forgacs, uno dei fondatori di Organovo e professore all’Università del Missouri. La Novogen Bioprinter dispone di due ugelli molto precisi controllati roboticamente, uno per le cellule e l’altro per una matrice di supporto chiamato idrogel. Come per un progetto di stampa 3D tradizionale, il computer ha bisogno di un disegno tridimensionale del tessuto che si vuole realizzare. Il “bio-ink” composto da cellule staminali o da materiale organico raccolto nelle biopsie viene poi dispensato dalla bio-stampante utilizzando un approccio layer-by-layer a cui si aggiunge l’idrogel bio-inerte usato come supporto.

Organovo è una delle prime aziende al mondo ad offrire organi umani stampati in 3D in commercio. L’anno scorso, infatti, ha annunciato che il suo tessuto epatico stampato in 3D  era disponibile in commercio, anche se alcuni esperti sono stati molto cauti su quello che aveva raggiunto. “E ‘stato poco chiaro come fossero restituite le strutture del fegato”, ha sostenuto Alan Faulkner-Jones, uno scienziato di ricerca bioingegneria presso Heriot Watt University. “La stampa della pelle potrebbe però essere una proposta molto più realizzabile in quanto la pelle è abbastanza facile da stampare, perché si tratta di una struttura a strati” si legge nel già citato articolo alla BBC.

L’accordo prevederebbe tre fasi: sviluppo, convalida e avvio commerciale

Nonostante i dettagli dell’accordo non siano ancora stati resi pubblici, sembrerebbe che il contratto stabilisca che l’Oréal avrà il diritto esclusivo di utilizzare i modelli di tessuto cutaneo per sviluppo, produzione, collaudo, valutazione e vendita di cosmetici, prodotti di bellezza, dermatologia e la cura della pelle e integratori non soggetti a prescrizione medica. Organovo potrà invece commercializzare i propri tessuti cutanei per l’utilizzo in trapianti chirurgici, test e prove di efficacia farmacologiche.

Una svolta innovativa

L’utilizzo nel settore della cosmesi, è un’ulteriore dimostrazione di come la stampa 3D sia una tecnologia innovativa e allo stesso tempo sostenibile. La collaborazione di grandi aziende e l’investimento nella ricerca aprono a nuovi e svariati utilizzi di questa tipologia di stampa che potrebbe apportare cambiamenti irreversibili nella qualità della vita. Quali saranno secondo voi, amici Ninja, i nuovi sviluppi?

Expo sorprende i visitatori con gli effetti della stampa lenticolare

Coinvolgere e sorprendere i visitatori in ogni dettaglio non è semplice, soprattutto per un evento come Expo Milano 2015. Il più grande evento su nutrizione e alimentazione ha scelto di mettere in scena gli stupefacenti effetti di animazione e la tridimensionalità della stampa lenticolare H3D.

Da Ferrero a New Holland Agricolture, sono molti i brand che si sono affidati a questa tecnologia innovativa.

Nell’area Kinder+Sport di oltre 3600 metri quadri, Ferrero mette in evidenza il tema Joy of Moving con i pannelli lenticolari che rappresentano l’entusiasmo e l’importanza dello sport e del movimento per la crescita di bambini e ragazzi con l’effetto movie; l’effetto flip permette invece l’alternarsi di immagini del Progetto Kinder Sport nelle scuole con le descrizioni delle iniziative portate avanti.

Sono ben 7 le installazioni Multimediali Ferrero – realizzate con gli stessi materiali che serviranno per costruire strutture nei paesi in cui la fondazione dell’azienda è impegnata socialmente – che rappresentano i prodotti attraverso un processo di trasformazione realizzato con la tecnica lenticolare su enormi pannelli modulari di 2 metri per 6.

Nel Padiglione Italia, orgoglio di architetti e designer del nostro Paese, la stampa lenticolare non viene impiegata per scopi pubblicitari o di comunicazione ma ricopre una superficie di oltre 700 metri quadrati di due diversi ambienti.

Un primo ambiente dedicato al nostro Paese con a soffitto un’immagine satellitare dell’Italia sagomata anche a pavimento in un alternarsi di piante, fiori e frutti e una coloratissima stanza dedicata  alla scienza dove gli oggetti compaiono e scompaiono grazie all’effetto Flip.

Anche New Holland Agricolture, unico brand agricolo presente ad Expo, si è affidata alla stampa lenticolare H3D per l’ingresso del proprio padiglione.

Oltre 90 pannelli lenticolari quadrati di 60 cm sincronizzati tra loro grazie all’effetto moving rappresentano scene legate alla vita in natura, rifacendosi al tema alla base dell’esposizione: un futuro sostenibile ed etico e realizzato in modo da essere smontato e riutilizzato alla fine dell’esposizione universale.

 

 

 

Perché il Mobilegeddon non ti ha fatto così male (ma lo farà)

Mobile trends app

Hai sentito parlare anche tu del Mobilegeddon, non è vero? Un evento che possiamo considerare storico: pensare mobile oggi non è più un’alternativa, ma la priorità. Google si è fatto portavoce di questo cambio epocale attraverso il recente aggiornamento del proprio algoritmo: dal 21 aprile 2015 Big G ha promesso di tenere maggiormente in considerazione chi sviluppa mobile-friendly, a discapito di tutti i siti web che ancora non sono al passo coi tempi.

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Nelle ultime settimane si è discusso molto dell’impatto del Mobilegeddon sulle ricerche degli utenti e sul posizionamento dei risultati all’interno del motore di ricerca: tanti SEO specialist si attendevano di registrare un po’ più di “cinema”, bramavano crolli vertiginosi e ascese improvvise… ma al momento sembrano essere stati disattesi.

Il Mobilegeddon oggi

Secondo Searchmetrics, i siti web non mobile-friendly ad oggi avrebbero peggiorato il proprio posizionamento in media di 0,21 posizioni. E solo per le ricerche su mobile.

Desktop vs Mobile SEO Visibility for boxofficemojo.com, whose site is not mobile friendly.

 

Nei primi 7 giorni di Mobilegeddon, Moz ha rilevato una crescita al di sotto delle aspettative nella frequenza di posizionamento in prima pagina per le ricerche degli utenti del proprio prodotto MozCast.

MozCast metrics between 18th and 27th april.

 

Larry Kim, fondatore di Wordstream, ha voluto dimostrare “empiricamente” come i grandi brand non abbiano ancora risentito un granché della paventata penalizzazione: American Apparel (la cui esperienza utente per mobile è bocciata senza se e senza ma dai tool di Google per sviluppatori) resta ancora in prima posizione per diverse keyword strategiche.

In poche parole, secondo molti addetti ai lavori la temuta apocalisse di traffico non c’è stata. Chi ancora non si è deciso a rendere il proprio sito web mobile friendly starà gongolando rinfrancato. “Lo sapevo che non c’era da preoccuparsi”, penseranno.

Cosa dobbiamo aspettarci

Vediamo insieme cosa annunciava Google nel proprio blog dedicato agli sviluppatori il 21 aprile scorso:

This update:

  • Affects only search rankings on mobile devices
  • Affects search results in all languages globally
  • Applies to individual pages, not entire websites

 

Gli effetti del nuovo algoritmo quindi erano stato previsti fin dall’inizio solo per le ricerche degli utenti su mobile. Ma c’è di più:

While the mobile-friendly change is important, we still use a variety of signals to rank search results. The intent of the search query is still a very strong signal — so even if a page with high quality content is not mobile-friendly, it could still rank high if it has great content for the query.

La chiave per interpretare il Mobilegeddon sta tutta in questa parole. Google non ha mai lavorato e né lavorerà mai in funzione dei propri risultati, ma sempre in funzione dei propri utenti. Ad incidere sul posizionamento di un sito web infatti concorrono tanti fattori, come la qualità dei contenuti o la sua ottimizzazione SEO: l’esperienza utente è di fondamentale importanza, ma non è la sola a fare la differenza.

L'intervento di Massimiliano Sanna, Setonix, al Web Marketing Festival 2015.

Ecco perché tanti risultati non mobile oriented continuano a presidiare la prima pagina. Ecco perché il Mobilegeddon sembra al momento depotenziato.

Già, sembra, perché in realtà è solo questione di tempo: il Mobilegeddon ha messo in moto un processo irreversibile nel quale gli utenti (sempre più mobile, sempre meno desktop) si abitueranno e pretenderanno di navigare siti web dal viewport ottimizzato per smartphone e tablet, dal font leggibile, dalla usability intuitiva e semplice. Addio zoommate aggressive all’interno delle pagine, mai più occhi sgranati a caccia dei contenuti.

Senza rendercene conto, essere mobile-friendly diventerà presto la conditio sine qua non per il posizionamento nei motori di ricerca.

Sei tra coloro che fino a qualche riga fa gongolava? Ecco spiegato perché il Mobilegeddon non ti ha ancora fatto così male. Ma lo farà.

Comincia a pensare mobile oriented: sono i tuoi utenti a chiedertelo!

Arriva Invitalia Venture, un fondo da 50 milioni

Nello scenario collettivo la nascita di una startup la immaginiamo più o meno così: partorita in un pomeriggio qualunque, durante una chiacchierata tra amici che conversano sul futuro e sulla possibilità di dare vita alla loro pazza idea. Con la speranza sempre accesa di riuscire, almeno una volta nella vita, a dar vita ai propri sogni.

Che nella vita sia necessaria una buona dose di fortuna ed un pizzico di follia ce lo siamo sentiti ripetere milioni volte, ma è altrettanto vero che la dea bendata vada anche un po’ aiutata e spinta nelle giusta direzione. Ed è proprio questo che hanno pensato gli ideatori del nuovo fondo di investimenti di Invitalia, vale a dire Invitalia Venture.

Di proprietà del Ministero dell’Economia, Invitalia è l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e per lo sviluppo dell’impresa. Gestisce tutti gli incentivi nazionali che favoriscono la nascita di nuove imprese e startup innovative, dando così impulso alla crescita economica del paese.

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Invitalia Venture

È dal 2014 che Domenico Arcuri, Ceo di Invitalia, calabrese di origine con una tesi di laurea riguardante la redditività degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno, cerca di convincere il governo a sostenere la crescita e lo sviluppo delle startup e sembra proprio esserci riuscito.
Se un privato deve scegliere di investire tra l’Ilva o una startup innovativa, con un alto rischio di fallimento, non avrebbe dubbi: mette i suoi soldi nella prima. Ma lo Stato può permettersi di rischiare, di aspettare e di puntare sulla crescita di una startup. E invogliare anche il privato ad investirci”, queste le sue parole solo qualche anno fa.

Il mondo delle startup è in fibrillazione. È di qualche giorno fa infatti la notizia che il fondo statale sarà di 50 milioni di euro provenienti dal Fondo per la Crescita Sostenibile del Ministero delle Sviluppo Economico (Mise), ed avrà l’acronimo di IV-1. Ciò si traduce in una maggiore liquidità per quelle startup alla ricerca di investitori, che darà una scossa non indifferente al venture market italiano.

L’uomo che avrà la responsabilità del nuovo Fondo di venture capital sarà Salvo Mizzi, già conosciuto ai più sia come responsabile del Working Capital Accelerator, oggi TIM #Wcap, sia come capo di Tim Ventures. Il Working Capital accelerator è stato un antesignano in questo campo, tanto che fu uno dei primi a mettere in palio dei “grant” da 20/25 mila euro per alcune decine di aspiranti stratupper.

Lo stesso Domenico Arcuri infatti sostiene la necessità di affidare il fondo a Salvo Mizzi, dimostrando la sua reale intenzione di non dare le startup in mano a dei funzionari. “Nessun uomo del ministero entrerà nel board delle startup, solo manager esperti. Finanzieremo, aiuteremo con quel fondo, ed entro 5-7 anni disinvestiremo lasciando le società al mercato”.

Da Smart&Start al venture di Invitalia

Dalla prima edizione dello Smart&Start ad oggi è innegabile che le cose siano cambiate, ha ammesso Arcuri, “Le prime 400 startup che abbiamo finanziato non erano tutte fenomenali”, d’altronde bisogna prima sperimentare per trovare il modo giusto per riuscire nelle cose.

La strada è ancora molto lunga e tortuosa ma siamo sicuri che porterà il mercato italiano ad essere sempre più competitivo e più avanzato. Le idee ci sono e gli investimenti, lentamente ma inesorabilmente, continuano ad aumentare.

iBlazr 2, il flash di ultima generazione per il tuo smartphone

Stanchi delle solite foto scure, sgranate e prive di sentimento? iBlazr 2 è il gadget tech che forse state cercando da tempo: un flash esterno per dispositivi mobile (smartphone, tablet e macchina fotografica) che permette di ottenere foto e video di alta qualità in qualsiasi momento della giornata.

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Probabilmente agli appassionati di fotografia il nome iBlazr non suonerà del tutto nuovo, infatti il team ucraino torna sulla scena per la seconda volta con lo stesso prodotto di due anni fa ma dotato di funzionalità assolutamente nuove e avanzate.

iBlazr 2, come funziona?

Questo piccolo dispositivo di flash e luce costante è dotato di quattro LED (in grado di emettere una luminosità doppia rispetto a quella dei comuni smartphone) e di una batteria che dura fino a 300 flash o 3 ore di illuminazione continua (se si sta facendo un video). Inoltre esso presenta delle dimensioni minimal (40 x 28 x 10 mm), che gli permettono di attaccarsi facilmente alla fotocamera di qualsiasi smartphone e tablet. Compatibile con iOS e Android, il flash si connette al dispositivo attraverso la tecnologia Bluetooth 4.0 Low Energy, per cui una volta attaccato e sincronizzato basterà avviare la fotocamera e il gioco è fatto.

iBlazr 2, cosa c’è di nuovo?

Quanto detto finora già ci fa capire che si tratta di un strumento assolutamente nuovo e ben strutturato, ma le sorprese non finiscono qui. Il dispositivo, infatti, è dotato di un sensore di contatto interno, per cui basterà toccarlo due volte per attivare il flash e regolare la temperatura del colore dai toni caldi (3200K) a quelli più freddi (5600K).

Qualora, invece, volessi ottenere una regolazione del colore più personale e dettagliata, iBlazr ha creato Shotlight, un’app con cui potrai finalmente dire addio ai famosi “filtri” che per migliorare l’aspetto dell’immagini ne sacrificano la qualità. Grazie ad essa, infatti, avrai accesso ad una serie di parametri regolabili manualmente ancor prima di scattare la foto. Solo così l’immagine potrà rappresentare il mondo come lo vedi tu e non il tuo smartphone. L’applicazione è in fase di realizzazione, la versione per iOS si prevede verso la fine di giugno, mentre quella per Android nel mese di agosto 2015.

iBlazr 2, una campagna su Kickstarter di successo

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iBlazr 2, disponibile in tre colorazioni diverse (nero, grigio e bianco), ha lanciato la sua campagna su Kickstarter che si concluderà il 17 luglio. Una campagna veramente di successo se consideriamo che a soli 21 giorni rimanenti dalla sua chiusura ha di gran lunga superato l’obiettivo prefissato, aggiudicandosi ben 114,672 dollari e 1,732 backers che hanno finanziato l’impresa. La produzione è prevista per agosto 2015, quindi tra settembre ed ottobre il prodotto potrebbe essere disponibile per la vendita.

Peugeot e la prima campagna sui quotidiani con Shazam

Qual è l’app più inutile per una donna? Shazam, il tempo che trova il telefono in borsa e è finita la canzone.

Avevo letto questa frase non ricordo più dove e mi aveva fatto molto ridere, ammettendo quanto fosse vero. Finalmente, però, Shazam sarà utilizzabile anche da noi signorine dalle grandi borse perché oltre a esser in grado di riconoscere una canzone e inviarti direttamente dove poterla scaricare, da oggi sarà possibile ricevere informazioni extra anche per quanto riguarda spot TV e pubblicità cartacee.

Il primo brand in Italia ad aver colto al volo questa possibilità è Peugeot che per il lancio della nuova 208, si è affidata a Mobvious, il concessionario sul territorio per Shazam, che ne ha pianificato una campagna TV e su stampa cartacea. Questa è andata on air in televisione dal 16 al 22 giugno mentre su stampa dal 15 al 25 giugno.

Phd Media vuole continuare a distinguersi per la profonda propensione verso innovazione, creatività e analisi di nuove forme di comunicazione anche in ottica crossmediale. Il pay-off “Finding a better way” è la nostra filosofia: abbiamo voluto ancora una volta essere i primi a sperimentare, in occasione del Restyling di Peugeot 208, un’inedita tipologia di pianificazione che permette di ottenere un forte engagement da parte degli utenti ed arricchire le potenzialità comunicative di un mezzo tradizionale come la stampa” afferma Maria Galli – Global Account Director PHD Media.

Forse qualcuno si sarà accorto della comparsa dell’icona della macchina fotografica nell’ultima versione dell’app ed ora ecco svelato il mistero. Se per caso vedrete passare in TV lo spot Peugeot, impugnate il cellulare, cliccate sulla nuova icona ed ecco che questa vi accompagnerà fino al sito della casa automobilistica francese per avere accesso a informazioni e contenuti esclusivi.

Alla base di questo processo quasi magico la “visual recognition“, che consente di collegare le immagini a contenuti web. Shazam conta oggi 550 milioni di utenti unici attivi a livello globale, decisamente un ottimo bacino da cui attingere attraverso un approccio transmediale così innovativo.

“Una vera rivoluzione tecnologica che abbatte le barriere tra media: questa è la visual recognition. Lo smartphone diviene l’unico punto di accesso, trasformando di fatto l’app di music discovery in uno strumento di “total discovery”. Shazam diventa così l’app che più incarna il concetto di multicanalità e, Peugeot – brand sempre in prima linea nell’ambito dell’innovazione tecnologica – ha colto l’opportunità di far “assaggiare” alla propria audience la prima campagna realmente crossmediale ” commenta Filippo Vizzotto – Country Manager di Mobvious Italia.

Nell’era del multi-schermo sempre e ovunque, far dialogare i diversi device apre nuovi orizzonti alla comunicazione moderna sempre più assetata di informazioni qui e subito.

Carlsberg e la sua nuova linea di beauty care per uomo

Carlsberg ha recentemente deciso di rompere alcune convenzioni decidendo di ampliare il suo portafoglio prodotti, diversificando così la sua offerta, con il lancio di una nuova linea di prodotti per il benessere maschile. Questa comprende prodotti per il viso, per i capelli e per il corpo e segue un trend crescente, quello dei prodotti per uomo per la cura della persona.

In base ad uno studio della società di ricerche inglese Epinion, il 65% degli uomini tra i 18 e 40 anni utilizza giornalmente prodotti per la cura personale. Più della metà del campione analizzato, inoltre, spende più di 15 sterline al mese per acquistare questo genere di prodotti. Circa la metà degli intervistati, infine, utilizza settimanalmente i prodotti di benessere della propria compagna o moglie.

È quindi chiaro che questo mercato offre enormi potenzialità di sviluppo e di crescita alle imprese che intendano entrare a farne parte. Il 50% degli intervistati non utilizza infatti prodotti specifici per uomo e, cosa ancora più importante per un’azienda come Carlsberg, il 67% del campione si è dichiarato potenzialmente interessato a prodotti per la cura della persona a base di birra.

L’innovazione di Carlsberg sta soprattutto in questo, non solo nel fatto di aver deciso di entrare in un nuovo mercato rivolgendosi a un segmento che, per quanto promettente, appare ancora come una nicchia. Gli uomini lamentano spesso infatti una mancanza di opzioni e alternative tra cui scegliere in questo campo merceologico.

Ogni prodotto della linea beauty di Carlsberg, che comprende dallo shampoo, alla lozione corpo, passando per il balsamo, contiene mezzo litro di birra premium liofilizzata, combinata insieme ad altri ingredienti biologici.

Questi prodotti sono stati realizzati in collaborazione con l’azienda produttrice di cosmetici Urtergaarden. L’idea di utilizzare la birra come ingrediente principale di un prodotto per la pelle o per i capelli è motivata da due ragioni.

La prima, dichiarata dall’azienda, è basata sulla sua composizione: la birra lager di Carlsberg è ricca di Silicio e Vitamina B, che, in base a comprovati test di efficacia e studi clinici specifici, risultano essere due componenti particolarmente utili al benessere della pelle e dei capelli.

La seconda ragione è probabilmente da ricercare nelle caratteristiche del brand: Carlsberg è un marchio dai connotati fortemente maschili, sia per le sue caratteristiche che per il prodotto al quale è associato. Una brand extension per prodotti di questo tipo, proprio per detti motivi, può perciò avere successo e riuscire a conquistare un’identità e una distintività forti e inequivocabili nell’immaginario maschile.

Forme e colori che caratterizzano il brand Carlsberg risultano infine efficacemente applicabili a questi prodotti senza necessità di particolari cambiamenti, il che favorisce la riuscita di questa interessante operazione.

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Dogalize, i tuoi amici a quattro zampe diventano social [INTERVISTA]

Dogalize

Tante le novità presenti al Mashable Social Media Day di Milano. Manifestazione tra le più importanti al mondo che celebra la rivoluzione digitale e l’impatto dei social network nel mondo che ci circonda. L’innovazione che più mi ha colpito conosce molto bene la lingua animale. Parliamo di Dogalize, una community interamente dedicata ai nostri amici a quattro zampe.

Attraverso una piattaforma e un’interessante applicazione per iOS e Android, i padroni dei cuccioli di tutto il mondo possono condividere foto, video, esperienze personali ma anche informarsi, leggendo le news sul pianeta a quattro zampe.

Scopriamo di più dalle parole di Sara Colnago, CEO di Business Competence, l’azienda da cui è nata Dogalize: ci regaleranno un breve ma intenso itinerario all’interno di questa nuova realtà.

Come nasce l’idea di questo pet social network?

Dogalize

L’idea di Dogalize è nata proprio due estati fa, quando io e un collega abbiamo avuto un problema con il nostro cane nel bel mezzo del ferragosto: non sapevano a chi rivolgerci per ottenere un parere esperto nell’immediato.
Ci siamo così resi conto che non c’era un vero e proprio servizio di consulto gratuito veterinario online, se non le profezie catastrofiche presenti quando si ricerca un sintomo sulla rete.

Tornati a Milano ci siamo messi subito all’opera. Del resto con le idee, si sa, ‘una tira l’altra’, soprattutto quando ami ciò che fai: dopo appena un anno di vita Dogalize si è ritrovata ad essere la più grande applicazione pet friendly in Italia e in Sud America.

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L’applicazione permette non solo di condividere contenuti, ma anche chat e chiamate. Da chi è composto il team che l’ha realizzata?

Dogalize, i tuoi amici a quattro zampe diventano social [INTERVISTA]

Il team che ha realizzato Dogalize è il gruppo di sviluppatori di Business Competence, che è la società che ha investito nella realizzazione di Dogalize in cui l’app è attualmente incubata.

La particolarità della scelta tecnologica è che, avendo a disposizione le competenze, siamo partiti dallo sviluppo nativo in iOS e Android, per poi passare (una volta stabilizzati i bug e definite tutte le modifiche apportate nel corso del tempo) alla realizzazione della web app, che oggi consente l’utilizzo di Dogalize non solo da tutti gli smartphone e tablet, ma anche da PC.

Diverse sono le realtà animal friendly nate negli ultimi anni. In cosa vi differenziate dai competitor?

Dogalize

È vero, il mondo animal friendly è piuttosto fervido in questo periodo, proprio a conferma di una particolare attenzione verso il tema. Però è anche vero che questo fenomeno si concretizza nella nascita di siti spesso “monocromatici” e a puro scopo informativo. Troppo spesso manca la parola dei principali protagonisti del mondo dog friendly: gli utenti e i loro cani!

Dogalize, invece, nasce proprio con l’intento di mettere insieme l’aspetto informativo sotto vari punti di vista (legale, veterinario, educazionale e giornalistico) con in più il vantaggio di trovare tutti i servizi utili in un’unica piattaforma, il tutto reperibile anche dal proprio cellulare ovunque ci si trovi.

Ma c’è di più: noi abbiamo sì creato un contenitore di informazioni e servizi, ma l’abbiamo fatto tenendo conto di chi c’è dall’altra parte dello schermo, ossia una vera e propria popolazione amante degli animali, che è la nostra community, costituita da utenti che interagiscono tra di loro e con noi, in un circolo virtuoso in cui miriamo a seguire i loro dubbi e le loro necessità per adattare Dogalize ad esse.

Anzi, la community è proprio il cuore di Dogalize! I nostri utenti insieme creano un vero e proprio gruppo amicale che spesso va anche fuori dal virtuale, per programmare bei pic-nic nei parchi delle città italiane o semplici passeggiate a sei zampe.

Ho provato la vostra piattaforma e non ho potuto fare a meno di notare il servizio di telemedicina. Qual è stato il percorso che ha portato a questa scelta?

Dogalize, i tuoi amici a quattro zampe diventano social [INTERVISTA]

La telemedicina è sempre più utilizzata nella vita di tutti i giorni per noi umani, in forma più o meno evidente, ma nessuno aveva mai pensato di rendere questa tecnologia disponibile anche per i nostri amici a quattro zampe.

Come tutte le cose che funzionano, l’idea ci è venuta da una reale esigenza, in un momento in cui avremmo davvero apprezzato l’esistenza di un servizio come quello offerto da Dogalize. Grazie alle nostre competenze tecniche abbiamo potuto realizzare la piattaforma, e grazie alla disponibilità e professionalità dei veterinari del nostro network abbiamo reso possibile il servizio in maniera gratuita.

Devo aggiungere che è un servizio molto apprezzato e utilizzato dagli utenti di Dogalize, soprattutto per quei primi consulti in caso di situazioni di urgenza, prima di correre dal veterinario più vicino, oppure per avere un parere in più o dei semplici consigli per la vita di tutti i giorni con Fido e Micia.

Far decollare una startup non è mai impresa semplice e arrivare all’estero non è certamente da meno. Ci sveli il vostro segreto?

Dogalize

Probabilmente la chiave del nostro successo è da individuare in due fattori: innanzitutto siamo noi stessi i primi utenti e sostenitori di Dogalize, in quanto amanti degli animali, quindi abbiamo corredato l’applicazione con una serie di servizi realmente in linea con le esigenze di chi ha un animale domestico; il secondo aspetto è che non ci siamo fermati a una struttura iniziale ma, a mano a mano che la community ha iniziato a strutturarsi, abbiamo tenuto in grande considerazione i feedback e i suggerimenti che ci arrivano dagli utenti.

Il punto di forza di Dogalize è di avere una community attiva e partecipativa, e questo avviene perché i nostri utenti si sentono coinvolti in prima persona anche nell’evoluzione di Dogalize stessa.

Per quanto riguarda il carattere internazionale, da subito abbiamo pensato di realizzare un’applicazione multilingua, ma la sorpresa è arrivata quando gli stessi utenti ci hanno richiesto di poter tradurre anche i contenuti del nostro piano editoriale!

Devo ammettere però che buona parte dei nostri amici europei e oltre oceano ci ha conosciuti grazie ai premi internazionali che Dogalize ha ricevuto, tra cui Lovie Awards di Londra e i Webby Awards, ossia gli Oscar di Internet che si sono tenuti a New York lo scorso maggio.

Continuous Liquid Interface Production, la tecnologia che rivoluziona la stampa 3D

Chi è stato bambino negli anni ’80 ha vissuto con grande entusiasmo e interesse l’evoluzione tecnologica che ha caratterizzato gli ultimi tre decenni, grazie anche al cinema ed ai suoi effetti speciali, conservando, crescendo, la capacità infantile di lasciarsi prendere dallo stupore di fronte alle novità.

Per anni abbiamo atteso l’avvento delle stampanti 3D, convinti che un giorno avremmo potuto produrre oggetti e, perché no, alimenti, semplicemente schiacciando un bottone, e bisogna dire di sforzi il settore ne ha fatti davvero tanti.

Dai primi problemi legati alla tossicità dei materiali utilizzati, ai costi esorbitanti del singolo dispositivo, fino alla diffusione commerciale delle stampanti 3D di nuova generazione di passi ne sono stati fatti moltissimi, e la cosa più interessante delle tecnologie è che sono come un organismo vivente, hanno la necessità di evolversi per non estinguersi.

Dal fischietto alla “Continuous Liquid Interface Production”

Se hai seguito gli sviluppi della Stampa 3D sicuramente ti ricorderai dei primi video dimostrativi, nei quali si mostrava la produzione, partendo da un software di progettazione tridimensionale, di oggetti di piccole dimensioni, come il famoso fischietto. Il funzionamento era molto semplice: la stampante utilizzava delle “cartucce” composte da fogli di plastica che, con il calore, si scioglievano fino ad assumere le fattezze dell’oggetto progettato.

Con il passare degli anni si è passati dal fischietto alla produzione di elettrodomestici, tablet, e addirittura protesi mediche e tessuti biologici, a dimostrazione di quello che dicevamo poc’anzi, ovvero che una tecnologia che si arresta non è altro che una moda passeggera.
Il limite evidente delle stampanti 3D finora prodotte e concepite, però, è sempre stato legato alla fragilità degli oggetti prodotti ed alla scelta dei materiali, troppo limitata.

Queste considerazioni hanno spinto gli scienziati Joseph M. DeSimone, Alexander Ermoshkin, Nikita Ermoshkin, e Edward T. Samulski a lavorare senza sosta per sviluppare una nuova tecnica di stampa 3D, con l’obiettivo di velocizzare i tempi di produzione degli oggetti e renderli più flessibili ed elastici. Gli studi condotti dal tema di DeSimone hanno portato all’invenzione della tecnologia “Continuous Liquid Interface Production”, altrimenti nota con l’acronimo CLIP.

In cosa consiste? Si parte da una resina liquida immersa in una vaschetta che, colpita dal fascio di una luce ultravioletta, si solidifica assumendo le forme previste dal progetto iniziale. Diversamente da quello che accade con le stampanti 3D tradizionali, che producono oggetti sovrapponendo strati di materiale che poi viene modellato, la tecnologia CLIP prevede la produzione di un oggetto tramite un processo di stampa continuo, che consente di ridurre di quasi cento volte i tempi di realizzazione del prodotto finale.

Ricordi quello che abbiamo detto all’inizio di questo articolo? Che i film di fantascienza hanno giocato un ruolo predominante nell’immaginazione e nell’approccio alla scienza e alla tecnologia dei giovani cresciuti negli ultimi decenni del ‘900? Bene, è esattamente quello che è successo anche a Joseph M. DeSimone, lo scienziato a capo del progetto, che ha avuto l’idea del processo di produzione liquida continua guardando Terminator 2, film cult del 1992.

CLIP è stato presentato in anteprima sulla rivista scientifica Science il 16 marzo del 2015, per poi illustrarne il funzionamento pubblicamente durante un intervento al TED2015.

Ti consiglio di guardare il video integrale, dura solo 10 minuti.