Migliorare la produttività: sei consigli per chi lavora sul web

Che sia questo il momento più difficile dell’anno per chi lavora nel web? Sia tu sia un Social Media Manager, un Web Content Producer, un Community Manager o svolga una delle tante altre professioni legate al mondo del World Wide Web, in questi giorni starai combattendo la tua personale sfida contro il caldo! Se sei fortunato, lavori in ambienti con aria condizionata (sempre che tu non sia incline al raffreddore!). Se non lo sei, ti sarai di certo abituato a gocciolare come un rubinetto chiuso male e alle ventole impazzite dei tuoi devices.

Per non parlare delle vacanze! Se le farai in agosto, i giorni non sembrano passare mai, se le hai già fatte… Beh, se le ha già fatte, ti siamo vicini!

È per questo che diventa fondamentale escogitare dei trucchi “psicologici” per sopravvivere nel selvaggio Internet!

Grazie a Mashable, ve ne proponiamo 6:

1. Trasforma il controllo delle mail in un gioco

Secondo uno studio statunitense, passiamo il 28% del tempo lavorativo giornaliero a controllare le mail.

George Kao, Coach Marketing, suggerisce di controllare la posta una volta sola al giorno e di ripetere “La prossima!” a ogni mail letta, archiviata o eliminata.

In questo modo riuscirai a tenere in ordine la tua casella di posta ed eviterai che s’intasi di centinaia di mail da leggere.

Ci sentiamo di modificare questo consiglio in minima parte: se non puoi controllare la posta una sola volta al giorno, fallo una volta all’ora e quando lo fai, fai solo quello, leggendo e rispondendo a tutti.

Una mail alla volta e non ne rimarrà una!

2. Permettiti di sognare un po’

Ci hanno cresciuto dicendoci che chi sogna, è poco concreto.

A volte però, lasciarsi trasportare dalla fantasia può darci una mano!

Uno studio di qualche anno fa sosteneva che se al cervello viene concesso di vagare, proporrà più facilmente le idee giuste che stai cercando per il tuo business.

Largo ai sognatori, dunque!

3. Parla ad alta voce

Lo sappiamo, fa un po’ matto (e fa subito pensare a Tom Hanks e al suo amico Wilson in Cast Away).

Parlare ad alta voce però, puoi aiutare a fare più chiarezza nel mare di compiti che si affollano e si sovrappongono continuamente (se sei appassionato al tema, leggi questo abstract).

Se stai vivendo un attimo di panico, tranquillizzati parlandoti con la massima calma: “Cos’è che dovevo fare? Ah, sì: programmare un post per l’evento di domani!”

Consiglio aggiuntivo: prima di lanciarsi in in lunghi monologhi con se stessi, verificare che al collega di scrivania non dia fastidio!

4. Dai scadenze giornaliere ai tuoi obiettivi e consegne

Alcuni ricercatori hanno scoperto che trasformare obiettivi e scadenze dal lungo periodo a uno più breve, può aiutarti a essere più reattivo sulle attività da iniziare e su quelle da portare a termine (leggi di questa ricerca su The Atlantic).

Dire a se stessi “Ma sì, tanto la scadenza per quel progetto è a settembre!” e rimandare gli inizi dei lavori, ti porterà al 31 agosto con un’ansia folle. Lo dicevano anche i nostri nonni: non rimandare a domani, quel che può essere fatto oggi!

5. La natura aiuta a svolgere meglio il tuo lavoro

Una ricerca australiana del 2014 afferma che traiamo beneficio dall’osservazione della natura.

Trova il tempo di staccare gli occhi dallo schermo e falli vagare in cerca di qualche angolo verde (siamo in Italia, il verde non manca!).

Se ti concedi questo svago per 40 secondi, tornerai sui tuoi compiti con più concentrazione.

Ah, il capogruppo di questa ricerca, dice che anche una fotografia può andar bene (anche se, in questo caso, crediamo siano necessari più di 40 secondi e forse il beneficio sarà minore!)

6. Verifica in continuazione la tua produttività 

Come valuteresti il tuo operato, se non fosse il tuo? Stai lavorando bene o sai che avresti potuto dare di più?

Secondo Forbes, porsi queste domande ogni ora, ti aiuterà a mettere in pausa e poi riprendere con maggior entusiasmo il tuo lavoro giornaliero. Ricorda: se non ne sei convinto tu, difficilmente lo saranno gli altri!

Cosa ne pensi di questi consigli?

Ne hai altri da aggiungere?

Scrivili nei commenti e… buon lavoro!

Toyota e la nuova campagna per una guida sicura

Il periodo più affollato sulle strade svedesi è, senza dubbio, l’estate, la gente ha voglia di muoversi e di recarsi verso le proprie case di villeggiatura. Ma nonostante, la voglia di relax e di ferie non bisogna trascurare un tema molto importante come quello della sicurezza stradale.

Ed è proprio, per questo motivo che Toyota lancia una nuova campagna volta a sensibilizzare gli automobilisti verso questo tema.

A chi non è capitato di inviare un messaggio o di fare una telefonata nel bel mezzo del traffico? Beh! Credo che anche i più diligenti abbiamo almeno una volta infranto l’assoluto divieto di utilizzare il telefono alla guida.

È, quindi, ormai noto che una percentuale importante di incidenti stradali sono causati dall’uso del cellulare alla guida, così Toyota e Saatchi&Saatchi Svezia hanno pensato ad una campagna radio che inganna Siri e le fa impostare la modalità aereo.

Il messaggio è molto chiaro e spinge ad adottare comportamenti alla guida molto più corretti non solo per la propria sicurezza, ma anche per quella degli altri.


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Credits:
Agency: Saatchi&Saatchi Stockholm
Client:Toyota
Nordic Executive Creative Director:Jason Mendes
Creative Director: Regner Lotz
Creative: Casper Christensen
Creative: Rene Schultz
Business Director: Annette Piilgaard
Account Director: Charlotta Tibbelin
Account Manager: Diana Wellendorf
Director B-Reel: Patrik Gyllström
Editor B-Reel: Patrik Gyllström
Producer B-Reel: Cathrin Holmqvist
Assistant Copywriter: Jacob Norremark
Assistant Art Director: Stefan Arnoldus

Louis Richardson di IBM ci parla di digital disruption e social smarter work [INTERVISTA]

Louis Richardson

Louis Richardson è Storyteller & Enthusiast per IBM Worldwide e il suo compito è quello di “fare la magia”, parole sue. Lo abbiamo conosciuto al Social Business Forum, dove ha parlato di disruption e processi di lavoro.

La mia prima domanda è: qual è il tuo lavoro?

[NdR Louis ha posto questa domanda al pubblico del SBF15]

Il mio lavoro, come lo spiego a mio nipote di 5 anni, è quello di fare la magia. Questo è ciò che faccio. In realtà il titolo di  Storyteller & Enthusiast è legato al social smarter work.

Spendo molto tempo con le persone a discutere delle sfide sul posto di lavoro, delle cose che facciamo in ufficio tutti i giorni, dei motivi per cui le facciamo e di modi creativi per farle in modo diverso.

Questo è il mio lavoro. Io racconto storie e raccolgo storie.

Mi hai incuriosita, qual è la prima cosa che fai quando arrivi a lavoro?

La cosa interessante è che non vado in un ufficio. Lavoro da casa, viaggio un po’ e quando si parla di equilibrio tra vita professionale e lavorativa rispondo solo che io ho una vita e durante la mia vita, a volte lavoro.

Quindi è davvero difficile decidere qual è la prima cosa che faccio, entro in modalità di lavoro già quando mi sveglio perché penso a cosa devo fare, a nuovi argomenti di cui parlare, a nuove storie che ho sentito. Quando effettivamente mi metto a lavoro, quando apro computer, iPhone o iPad, la prima cosa che faccio è dare un’occhiata ai miei social network. Cosa c’è di importante, cosa sta sta succedendo, che cosa mi sono perso?

Sono globale, ascolto quello che avete fatto, perché voi europei siete svegli già da sei ore e avete già fatto un sacco di cose interessanti, così quando mi sveglio cerco di recuperare il gap. Questa è la mia prima parte della giornata è: recuperare sui social media.

Diciamo che ho appena iniziato un nuovo lavoro. Sono confuso e sto cercando di capire quello che sto facendo. Che consiglio mi puoi dare?

Se fossi in IBM – perché posso parlare solo di IBM – saresti già connessa a qualcuno che fa il tuo lavoro o un lavoro come il tuo. Ti avremmo inserito in un social network ancora prima ancora di entrare in IBM.

Abbiamo una community che si chiama Soon to be blue. Una volta che ti mostri interessato a IBM, ancora prima di ottenere il lavoro e compilare i documenti, ti inseriamo in una community dove puoi incontrare persone come te, che stanno per iniziare un lavoro, così puoi iniziare a conoscere l’azienda e fare domande a mentori dentro l’azienda.

Poi, quando sei assunto, entri in una community che si chiama New to blue, per i nuovi dipendenti, dove puoi interagire con altre persone come te. Così la maggior parte delle persone che arrivano in IBM non pongono la domanda che mi hai appena chiesto perché è giù stata data una risposta a quella domanda. I nuovi dipendenti già sanno chi è come loro, chi sta facendo ciò che anche loro stanno facendo e chi sta facendo le cose a cui loro sono interessati. Hanno già costruito una rete prima di salire a bordo.

Durante il tuo intervento al SBF15, hai detto che le tempeste sono opportunità. Questo è un interessante punto di vista, puoi approfondirlo?

Ho parlato di tempeste perché le tempeste sono distruttive in ​​natura. Sono molto potenti, ma sono di solito sono un risultato di forze provenienti insieme dallo stesso posto, contemporaneamente. La mia discussione è stata intorno alla tecnologia come forza e alla cultura come una forza.

In passato era la tecnologia a guidare la cultura, e ora abbiamo la cultura che guida la tecnologia, quindi siamo in un momento caotico, complesso e confuso. La tecnologia può portare in realtà un po’ di chiarezza in questo caos e rendere le cose più vantaggiose e connesse.

La maggior parte delle persone scappa dalle tempeste, credo che questa sia una tempesta che dobbiamo abbracciare e riconoscere che sta accadendo. Non dobbiamo chiudere le persiane e barrare le porte, cercando di impedire che accada. Sta per accadere. Divertiti.

Perché Hisao Tanaka, AD di Toshiba, si è dimesso?

foto: japantimes.co.jp

Hisao Tanaka si è dimesso dal ruolo di Amministratore Delegato di Toshiba assieme a gran parte del consiglio di amministrazione, al vice presidente Norio Sasaki e al consigliere speciale Atsutoshi Nishida.

Tanaka ha presentato le sue dimissioni martedì, quando si è assunto tutte le responsabilità per aver gonfiato i bilanci per 1,125 miliardi di euro (151,8 miliardi di yen) nell’arco di sette anni, precisamente tra il tra 2008 e il 2014.

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Masashi Muromachi prende il posto di Hisao Tanaka

Masashi Muromachi, presidente di Toshiba ha assunto ad interim la guida del gruppo, sebbene per statuto il presidente non ricopra un ruolo esecutivo, e puntuali sono arrivate le scuse della società a clienti e investitori.

Ma le reazioni sui mercati non si sono fatte attendere: le dimissioni dell’AD Hisao Tanaka e di 8 membri del consiglio di amministrazione hanno provocato un picco del titolo Toshiba in borsa (+6,13%),  mentre, secondo il Financial Times, Standard & Poor’s sta valutando un possibile downgrade del rating di Toshiba (BBB) dopo la ridefinizione degli utili.

L’accusa della commissione esterna incaricata di fare luce sulla manipolazione dei conti è di una sistematica maxi falsificazione dei libri contabili, iniziata nel 2008 per coprire le ingenti perdite nel campo dei microprocessori e dei personal computer e dalla scomparsa di ogni prospettiva di sviluppo nel settore nucleare a seguito del disastro di Fukushima.

Il 2012 è infatti l’anno in cui il rigonfiamento degli utili è stato più rilevante, pari quasi alla metà del totale, un probabile tentativo di minimizzare l’impatto negativo della tragedia.

 

In base a quanto emerso dalla relazione, l’AD Hisao Tanaka e il management hanno cercato di posporre le perdite di bilancio, imponendo un clima che avrebbe impedito a chiunque, di fatto, di opporsi a questa strategia fraudolenta mirata a dilazionare la contabilizzazione delle perdite, inserendo anche voci alquanto dubbie di utili sicuri e la sottostima dei costi delle materie prime.

In sintesi, i bilanci aziendali sono stati truccati al rialzo per evidenziare il raggiungimento di target imposti con forza alle divisioni che, in realtà, non erano stati centrati.

Le dimissioni preventive di Hisao Tanaka

Anche se le indagini non verranno chiuse prima della prossima settimana, le dimissioni di gran parte dello staff sembravano necessarie.

Sempre per il Financial Times gli investigatori avrebbero interrogato oltre 200 membri dello staff Toshiba e il quadro della situazione non appare certo confortante: il comitato di avvocati e commercialisti esterni ha redatto un documento di 82 pagine in cui sottolinea la pratica “istituzionale” dell’illecito contabile con la chiara collaborazione del top management.

Ora però saranno gli organi di controllo a muoversi e sanzionare un gruppo che era stato già pesantemente punito dai mercati ad aprile, quando le notizie delle irregolarità contabile e di una rilevante finanza creativa erano trapelate, ma gli investitori sperano in una pronta risoluzione della situazione per guardare al futuro con maggiore trasparenza e sicurezza.

Instagram, arriva la ricerca via desktop: alcuni motivi per sfruttarla


Instagrammers, avete visto l”ultimo aggiornamento di Instagram? Riguarda l’aggiunta della barra di ricerca, grazie alla quale potremo trovare luoghi e persone comodamente da desktop.

L’app che ha rivoluzionato il modo di condividere foto e immagini in modo istantaneo, con l’aggiunta di filtri diventati ormai lessico comune per noi social ninja,  tenta di assomigliare sempre più a Facebook, aumentando l’interattività nella versione desktop instagram.com.

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Come potete vedere nell’immagine, su Instagram versione desktop è comparso uno spazio per la ricerca, tra il marchio del social e il vostro nome utente, con la classica icona a mo’ di lente e la scritta “Cerca”. Attraverso questa funzione è possibile effettuare ricerche per hashtag, per profili o per luoghi (città, esercizi commerciali ecc.).

Ma perché può esserci utile?

1) Embedda!

Potendo ricercare su Instagram via web, verrà naturalmente generata una URL, con la quale potrete rendere più dinamici i vostri blog-post, i vostri siti web e così via. Niente di più facile con un classico codice per embeddare, e il gioco è fatto!

2) Conosci i profili più influenti della tua città!

Quando provi a cercare un luogo, ti verrà restituito un risultato composto da una mappa, e a seguire le immagini più popolari e poi quelle più recenti (in un modo decisamente più comodo rispetto alla app). Sei uno stilista ma non puoi permetterti di pagare Chiara Ferragni? Scopri chi potrebbe indossare la tua ultima idea ottenendo comunque un ottimo risultato.

3) Insomma: è pratica!

Mancano ancora due tasselli per rendere felici i SMM: poter caricare immagini direttamente da desktop (ma #ciaone all’istantaneità), e poter switchare da un account ad un altro. Sicuramente la ricerca via web renderà più pratico il lavoro di monitoraggio profili e hashtag, strizzando l’occhio soprattutto a chi, fino ad ora, utilizzava la app iOS, che ha più problemi che funzionalità.

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Che ne pensate, amici lettori?

Coca-Cola parla di amicizia gay

Coca-Cola ci chiede: e tu, cosa faresti per un amico?

Il video diretto da Dustin Lance Black ci regala questa piccola poesia sull’amicizia, girata per la campagna True Friendship di Coca-Cola.
La campagna di Pereira & O’Dell cerca di rispondere, attraverso diverse situazioni, alla domanda: che cos’è un vera amicizia?

Ci era riuscita benissimo incantandoci con la serie di video  tales of teen angst, il cui hashtag è #VerdaderoAmigo.

Quest’ultima perla, intitolata “The Text” (il messaggio), che personalmente mi ha lasciato sulla pelle quel piccolo brivido di un’ emozione bella e sottile, parla di omosessualità ed adolescenti. Ed in un periodo in cui le notizie di bullismo sui social network sono sempre più spietate, che sia proprio una campagna virale a mandare un messaggio forte, e dolce allo stesso tempo, non può che commuovere.

Questo video di otto minuti racconta quanto di più semplice e vera possa essere una sana amicizia in un gruppo di teenager. Scuola, scherzi, ragazze, battute, video game e, ovviamente, l’immancabile Coca-Cola. Il classico gruppetto spensierato.

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Ma tra questi ragazzi, due amici sono davvero legati, Rafael e Diego. Rafael nasconde però un segreto, un segreto che Diego non riesce a decifrare. Diego pensa che Rafael esca con la ragazza che gli piace, e questo distruggerebbe la loro amicizia.

E si sa, la curiosità a quell’età è enorme, soprattutto tra persone che si vogliono bene.
E quando Rafael lascia incustodito lo smartphone in un momento di distrazione, un messaggio arriva, un messaggio che Diego non può trattenersi dal leggere, un messaggio che lo stupisce: il suo migliore amico è gay.

Si sa che a quell’età sono cose che possono annientare una amicizia in men che non si dica. Ma non quella vera.
Il gesto, semplice, di offrire una Coca-Cola diventa così il momento in cui i due amici si guardano, da un lato la paura di non essere accettati, dall’altro il significato dell’essere amici.

Come disse Aristotele, due amici sono un’anima sola divisa in due corpi, cosi Diego fa la cosa più semplice. Vive la sua amicizia con Rafael per chi Rafael è. Senza pregiudizi, paure o infantilismi.

L’amicizia diventa così ancora più solida perché sono proprio le differenze che impariamo a comprendere ad essere il ponte tra noi e gli altri. E poi, come Rafael sottolinea scherzando con il suo amico Diego, i ragazzi gay conoscono le ragazze più belle.

Il regista, Dustin Lance Black, attivista dei diritti LGBT, ci spiega che The Text, tra i diversi video della serie da lui girati:

“Come artista sento di avere la responsabilità di condividere storie che raccontino chi siano le persone omosessuali, bisessuali o transessuali per davvero, in modo da dissipare qualunque atmosfera di paura che potrebbe portare queste persone a non condividere pienamente le proprie vite.”

E tu, cosa faresti per un amico?

L'opera lirica al tempo di Twitter, tra Pretty Woman e Giuseppe Verdi [INTERVISTA]

Foto: Pietro Paolini

Trovarsi ad assistere al Barbiere di Siviglia, con un allestimento degno di Tim Burton, non capita tutti i giorni. Scoprire poi l’esistenza di “un’isola che non c’è” sopra la platea dell’Opera di Firenze: questa sì che è una sorpresa!

Una recente iniziativa, chiamata #NeverlandOF, chiama a raccolta una decina di ragazzi e i loro smartphone. La missione? Twittare in diretta le opere liriche e, soprattutto, “mixarle” con foto, idee, attualità, provocazioni e tutto quanto può contribuire alla “riscrittura” in chiave contemporanea della trama.

Paola Calvetti è la responsabile comunicazione dell’Opera di Firenze, la nuova casa del Maggio Fiorentino. La abbiamo contattata per saperne di più.

Ciao Paola, come nasce #NeverlandOF?

Nel nuovo Teatro dell’Opera di Firenze c’è un piccolo palco di proscenio, uno spazio che abbiamo deciso di non vendere ma di riservare ai nostri ospiti. Da qui la luce dei telefonini non arriva alla platea: abbiamo pensato fosse il posto ideale per l’“Isola che non c’è” dell’Opera di Firenze, da qui il nome #NeverlandOF. Uno spazio invisibile insomma, della cui esistenza si scopre solo leggendo i tweet.

Come selezionate i volontari e che riscontri avete avuto?

Le reazioni sono straordinarie. I posti che riserviamo sono sempre occupati da quelli che noi chiamiamo i “neverlandini” o i “twittaroli”. Li selezioniamo tramite dei contest che prepara il nostro Simone Vairo. I requisiti? Un account Twitter brillante e tanta voglia di scrivere. Regaliamo a tutti il biglietto per assistere alla serata, oltre a due omaggi per chi ha totalizzato il maggior numero di retweet. Inoltre i partecipanti hanno libero accesso al backstage e possono incontrare gli artisti e farsi foto con loro.

Anche altri teatri hanno introdotto iniziative simili, pensiamo a La Scala oppure all’Arena di Verona…

Fermi tutti: nessuno di questi teatri ha un palco dedicato ai social e nessuno può vantare un team così numeroso di “twittatori”.

Paola, parliamoci chiaro: l’opera lirica è nicchia, i giovani appassionati di opera sono nicchia, Twitter è nicchia. Ce la cantiamo e twittiamo da soli?

Sappiamo bene che l’opera lirica è nicchia e il nostro obiettivo non è parlare alla massa, ma far conoscere questa parte importante della nostra cultura a molti ragazzi che ne sono a digiuno. La gran parte di coloro che si candidano per twittare a #NeverlandOF non sono melomani e spesso non hanno mai assistito ad alcuna rappresentazione. Questa loro “verginità” è preziosa: nei loro tweet emergono emozioni genuine, stupore e meraviglia, senza sovrastrutture.

 

La lirica può tornare ad essere pop?

L’opera lirica un tempo aveva la funzione che oggi hanno la serie TV: era un genere popolare, che parlava di amori, passioni, tradimenti, con trame semplici, a volte drammatiche, a volte umoristiche. Come succede con una moderna fiction ci si immedesima nei personaggi: spesso le ragazze sognano di essere la Lei protagonista mentre gli uomini si riconoscono nel personaggio maschile. E’ passato oltre un secolo ma la valenza narrativa di queste produzioni è sempre freschissima.
Quando abbiamo messo in scena La Traviata, ad esempio, ricorreva l’anniversario di Pretty Woman: il parallelo tra l’opera di Verdi e questo film cult non è difficile da scovare e due ragazzi si sono persino vestiti da Richard Gere e Julia Roberts! Un’opera molto più ostica è invece Pelléas et Mélisande, capolavoro di Claude Debussy. C’è chi vede nella sua trama curiosi parallelismi con il “Trono di Spade”! Nonostante la difficoltà è stata una delle opere più twittate.

 

Vi piacciono le serie americane, vi piacerebbe anche una gestione “all’americana” della cultura in Italia con concorrenza vera tra teatri e auto-sostentamento tramite gli incassi della biglietteria?

In Italia le Fondazioni Lirico Sinfoniche sono ancora dipendenti dallo Stato e purtroppo non riescono a sostenersi con la sola vendita dei biglietti. Le cause di questa situazione vanno ricercate negli eccessi della spesa (si pensi soltanto che il 70% del budget è destinato al personale e solo il 4% alle produzioni!). Tra la via americana e la nostra ci possono essere tuttavia degli ibridi molto interessanti, penso ad esempio al modello inglese. Ma c’è un altro ostacolo: la scarsa propensione al marketing. Nei Teatri d’Opera la comunicazione non è vista come un’opportunità, ma come un fardello, con il triste risultato che pochi ci investono. Urge un cambio di mentalità netto: dobbiamo riempire i teatri e per farlo è necessario comunicare bene, anche grazie ai social media.

Simone Vairo, il factotum di #NeverlandOF che prepara i contest, sceglie i partecipanti e crea lo storify della serata ha le idee chiare: “Contaminare l’opera lirica con la cultura pop è un’operazione che ci regala grandi soddisfazioni. Non vogliamo forzare l’attualizzazione delle opere, ma far comprendere a tutti che i loro contenuti sono spesso alla base anche di quello che oggi leggiamo e guardiamo alla TV. Si pensi alle colonne sonore: possiamo dire che Wagner ne sia stato il vero precursore”.

Chissà cosa ne penserebbe, il grande compositore tedesco, delle sigle attuali; forse firmerebbe anche lui la petizione per dire no alla sigla del nuovo Lupin III interpretata dal rapper Moreno? Più probabilmente ci impartirebbe una lezione di sano realismo teutonico, spiegandoci che dobbiamo smetterla con questa mania, squisitamente anni ’80, di aspettare un lieto fine in ogni cosa.

 

 

10 elementi che non devono mancare nel tuo eCommerce

Una rapida ricerca su Google rivela che l’argomento eCommerce è di massima attualità, ma suscita al contempo molti dubbi ed incertezze. Parte di questi è dovuta alla difficoltà, per un imprenditore, di possedere le competenze informatiche e legali per avviare con le proprie forze un negozio online.

Ci sono però alcuni elementi fondamentali che chiunque può verificare di aver messo in pratica prima di lanciare online il proprio eCommerce: innanzitutto la massima considerazione dell’esperienza offerta dal negozio virtuale, poiché una user experience gratificante è il tassello fondamentale per incrementare le vendite.

Ecco allora i 10 elementi dell’eCommerce che favoriscono la vendita.

Un logo memorabile

10 elementi che non devono mancare nel tuo eCommerce

Thinkgeek ha tutte le carte in regola per vendere alla sua "nicchia diffusa" di utenti

Il logo è il biglietto da visita, la prima fonte di visibilità e di fiducia.

Se gli utenti ricordano un brand sarà questo che digiteranno nella barra di ricerca del loro browser, e non, per esempio, keyword comuni anche ai concorrenti.

Offerte, sconti e omaggi

Nei pochi secondi in cui una persona decide se gradisce o meno il negozio virtuale su cui è capitata, catturare subito la sua attenzione con offerte credibili e allettanti è un ottimo modo per fermare il suo indice, già pronto a cliccare sulla “x”: sconti, omaggi, pacchi convenienza e spedizione gratuita sono solo alcuni esempi.

10 elementi che non devono mancare nel tuo eCommerce

Novità e prodotti in evidenza

Piace a tutti tenersi aggiornati, e ancor più ai clienti abituali, che trovano una homepage fresca, che proponga suggerimenti sempre nuovi per i loro prossimi acquisti.

Brand Product

Altro elemento molto gradito dagli acquirenti sono i prodotti di marca: anche loro dovrebbero trovare spazio nella home, perché portano con loro forti promesse di qualità e alti valori emotivi. Quale miglior spunto per iniziare un giro di eShopping?

Buy, login & search

Il tridente di attacco di ogni buon eCommerce include un box, quello di ricerca, e due bottoni: l’icona del carrello, simbolo universale di acquisto, e l’altrettanto diffuso login, per personalizzare e portare a termine l’esperienza d’acquisto.

Questi tre elementi devono essere sempre in bella vista, a portata di click.

10 elementi che non devono mancare nel tuo eCommerce

Mediaworld sfrutta il footer come pochi altri eCommerce

Sistemi di pagamento

Altro elemento grafico che infonde sicurezza sono le icone che riassumono i metodi di pagamento disponibili: qualunque carta il futuro cliente abbia in tasca, deve trovare velocemente la conferma di poterla usare.

Queste icone meritano uno spazio in homepage, tipicamente nel footer.

Social Media Links

I social media sono un buon veicolo di traffico verso gli e-commerce? Decisamente sì.

Sono molte le indagini a che evidenziano questa realtà di fatto: pur variando alcuni dati, tutte concordano che la possibilità dei social sono molte e interessanti. Promuovere, informare, contattare clienti fidelizzati e influecer.

Telefono e chat

Il tallone d’Achille degli eCommerce è l’assenza del rapporto umano: per sopperire, una linea telefonica sempre attiva e una live chat devono essere sempre a disposizione del cliente per risolvere dubbi e problemi, o magari far percepire semplicemente quel valore aggiunto che porta a chiudere l’acquisto con maggiore convinzione.

10 elementi che non devono mancare nel tuo eCommerce

Decathlon sfrutta a dovere la diffusione capillare dei suoi punti vendita

Il negozio reale

Una chicca non per tutti: chi possiede anche un negozio tradizionale dovrebbe renderlo noto, esplicitandone chiaramente l’indirizzo.

Acquistare dal vivo potrebbe essere il vero scopo di alcuni utenti che navigano solo per informarsi. Il suggerimento vale sia per le realtà locali, sia per le catene di negozi.

Marchi di garanzia

L’ultimo consiglio riguarda la sicurezza: soprattutto nel caso di brand poco conosciuti, non ancora dotati di una reputazione solida e condivisa, è un’ottima idea rassicurare gli eshopper con loghi che attestino l’affidabilità del sito dal punto di vista informatico (antivirus, connessione sicura) e da quello commerciale (associazioni di categoria, marchi di qualità).

10 elementi che non devono mancare nel tuo eCommerce

Adidas punta all'impatto visivo quanto alla sostanza

I Minions conquistano il mondo. Questa volta senza Gru

Se il tratto principale che contraddistingue il tuo prodotto è il colore giallo, sei pronto per iniziare una partnership con i Minions. Se non hai questa caratteristica, puoi avere comunque successo.

I piccoli aiutanti comparsi per la prima volta nel film Cattivissimo me, hanno davvero portato a termine la missione di Gru: conquistare il mondo.

Ora, grazie ad un film dedicato a loro, sono diventati un vero e proprio brand; la chiave del loro successo e la leva strategica principale è quella di essere amati da grandi e piccini.
Conservano il nonsense caratteristico dei personaggi per i bambini, mettendo in scena allo stesso tempo scene dell’immaginario adulto.

La formula del successo è diventata così una delle principali parternship, cui prodotti gialli e non aspirano. Per il brand Minions si stima un fatturato di circa 600 milioni di dollari.

Minions tic-tac

Non sono gialli, certo, ma sono ovali, a forma di Minions.
Tic-Tac ha trovato il prodotto e il brand ideale per rinfrescare la sua immagine, senza modificare forma, dunque identità del prodotto.
La caratteristica comune a molti brand che hanno scelto di cavalcare il fenomeno Minions, è quella di aver dato sempre spazio alla creatività, non limitandosi ad un packaging classico con un’immagine, ma declinando i personaggi in modo originale, uniformandoli al proprio prodotto.

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Chiquita Minions

Qual è la parola più ripetuta da un Minions? Banana! Il colore giallo e il loro linguaggio hanno toccato le menti dei marketing manager di Chiquita.
In questo caso non si è scelta la creatività, giocando con le forme del prodotto, ma facendo un call out ad alcune scene dei film.

Una semplice etichetta con un personaggio è sufficiente per richiamare le immagini alla memoria, ai film e alle gag.

Minions Fries

In questo breve cameo, non poteva mancare McDonald’s. Da sempre la multinazionale di fast food più grande al mondo ha associato il suo brand ai cartoni animati e personaggi di fantasia del momento, inseriti nel classico Happy Meal.

In questo caso McDonald’s non si è limitato a sviluppare dei gadget, ma ha costruito una vera e propria campagna di comunicazione interamente dedicata ai Minions attorno ad nuovo prodotto: le patatine create come i personaggi.

Da queste scelte, strategiche o solo di tendenza, emergono due considerazioni importanti. La prima è che il brand Minions sembra aver voluto e creato insieme ai propri partner dei prodotti o forme di comunicazione originali, per sottolineare l’irriverenza dei personaggi.

Il secondo commento è che spesso queste attività di marketing sono così mainstream da diventare scontate, portando si fatturato ma arrivando anche ad un punto in cui la funzione è solo puramente commerciale.

Si può arrivare così a trascurare il consumatore e il suo desiderio di trovare, nella sua quotidianità, prodotti originali e diversi.

D’altronde, chi non vorrebbe un Minions tutto suo?

Da WhatsApp a Messenger, ecco come cambia il mondo della messaggistica istantanea e come le app stanno modificando il nostro modo di comunicare.

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Come cambia il mondo dell'instant messaging con Hello

Chi in passato non s’è mai trovato a chattare con il noto programma di instant messaging Windows Live Messenger? Allora fu una vera rivoluzione, ve lo ricordate? Per la prima volta le relazioni erano digitali e non c’era più la necessità di chiamare l’amico per chiedergli qualcosa.

Erano i tempi in cui si pensava allo smartphone come un oggetto venuto dal lontano futuro, mentre il cellulare si limitava a mandare costosi SMS e a fare chiamate altrettanto dispendiose. Un altro mondo insomma, ma già allora la voglia di comunicare e conoscere nuove persone via internet iniziava a percorrere la strada dell’evoluzione.

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Con Messenger potevamo chattare con amici, ma anche con sconosciuti, e avviare contatti con persone che altrimenti non avremmo mai conosciuto.

Una panoramica sull’instant Messaging: Facebook Messenger, WhatsApp and Co.

Facendo un rapido salto nel futuro arriviamo ad oggi. Un mondo iperconnesso, fatto di notifiche push, connessioni e cerchie. Facebook ha saputo segmentare perfettamente un’audience globale, connettendoci con i nostri amici ma spingendoci sempre più a connetterci con persone affini ai nostri interessi.

Facebook sa cosa postiamo, dove andiamo e cosa mangiamo e fa in modo che tutto quello che condividiamo sia pertinente con le persone presenti nella nostra cerchia di amici. Il fatto è che queste cerchie diventano sempre più strette e chiuse.

Messenger è perfetto per chattare con amici, conoscenti e nuove persone ma implica sempre una connessione pre-esistente, o amicizia, che dir si voglia.

Lo stesso dicasi per WhatsApp. Hai bisogno del numero di telefono della persona con cui vuoi avviare una conversazione. Implica quindi un contatto già esistente tra due o più utenti.

Questo discorso vale per la maggior parte delle app presenti sul mercato: Kik, Telegram, Swarn etc.

I cambiamenti dell’instant messaging con Hello

Quindi come è possibile conoscere persone nuove senza essere in nessuno modo connesso ad esse? App come l’italiana Hello, permettono di comunicare e conoscere persone sulla base di luoghi e punti di interesse, anche tra utenti che non si conoscono e non sono connessi tra loro attraverso altri network. Scaricando l’app, l’utente potrà scegliere di loggarsi attraverso Facebook, Twitter, Google, il russo VK (presto anche Instagram) ed iniziare a chattare con utenti nella propria città o area geografica.

Hello genera in maniera automatica delle “stanze” geolocalizzate. In base a dove ci troviamo vengono generate delle chat room. L’utente può inoltre decidere di “teletrasportarsi” ovunque nel mondo e conoscere persone in altre zone del mondo.

Ad oggi Hello è l’unica app a creare chatroom pubbliche e geofenced, ossia autogenerate, in base a dove ci spostiamo.

Dating? Non solo. Business, eventi e attività locali

Ma come può essere utilizzata un’app come Hello? Oltre alla possibilità di conoscere nuove persone all’interno della propria città o punti di interesse c’è la possibilità di avviare chatrooms in fiere, hotel, locali, mezzi pubblici e aerei.

Con la versione B2B dell’app, a breve disponibile, sarà inoltre possibile creare chat private per qualsiasi tipo di attività.

Ad esempio, bar, locali e negozi, potranno creare delle community geolocalizzate in cui comunicare con i propri clienti e dare loro la possibilità di scambiare informazioni e consigli.

Marco Fabbri, CEO di Hello racconta:

“Abbiamo validato il modello di teleport lato user, a breve lanceremo la piattaforma B2B per permettere ai locali di creare community locali dove chattare in tempo reale. Le attività potranno personalizzare la chatroom e linkare ad offerte promozionali per gli utenti presenti nella stessa area. L’interazione tra attività e cliente sarà quindi più personale ed in tempo reale”.