Per avverare un sogno bisogna avere un metodo. Parola di Rudy Bandiera [INTERVISTA]

“Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”. Se si pensa al lavoro esclusivamente associato ai termini fatica, dovere, peso, la citazione del saggio Confucio appare una contraddizione. In realtà va interpretata come una spinta motivazionale a scegliersi un lavoro che appassioni a tal punto da non far sentire costrizioni ma solamente un grande piacere nel farlo.

È sicuramente complicato riuscire a svolgere il lavoro dei sogni, nessuno lo mette in dubbio. Ma la determinazione, la tenacia e la convinzione possono giocare un ruolo determinante.

Molte storie di successo in rete sono nate trasformando una passione in lavoro: era il 1997 e il primo food blog venne pubblicato in America; si chiamava Chowhound ed era una bacheca online per scambiarsi consigli su dove mangiare a New York. Oggi l’azienda conta 22 dipendenti e David Lebovitz, è uno dei blogger più famosi del mondo con 14 anni di carriera.
Altra case history rilevante è quella della tredicenne Tavi Gevinson, che ha colto di sorpresa l’industria della moda. Il 31 marzo 2008, a soli 11 anni, ha inaugurato il proprio blog Style Rookie e dalla metà del 2009, la giovane promessa del fashion è entrata in società con la Borders & Frontiers di Londra, per cui progetta e commercializza una linea di magliette. Oggi presenzia nelle prime file della New York Fashion Week!

Cos’hanno in comune i protagonisti di queste due storie? Hanno avuto creatività ed intraprendenza. Hanno creato e scelto il proprio lavoro, seguendo la loro più grande passione. Oggi come allora, le caratteristiche essenziali per riuscire a trasformare una passione in lavoro restano metodo, strategia, costanza. Come si sviluppano online?

A suggerirci una strada per sviluppare un lavoro e comunicarlo online, ci pensa Rudy Bandiera, docente della Ninja Academy del Corso  “Come trasformare la tua passione in un lavoro appartenente alla Collana On Demand in Digital Business. Nei tre Corsi On Demand si affrontano le tematiche fondamentali per emergere in rete, costruendo la propria strategia di business. Scopriamo cosa ci consiglia!

1. Vorrei aprire un blog. Da dove parto per trasformare questa prospettiva in realtà?

Sto per dare la risposta più banale al mondo… se vuoi aprire un blog leggi prima quelli degli altri.
Il punto è che molte persone hanno certamente avuto la tua idea prima di te e quindi, prima di fare una cosa che esiste già credendo di essere il primo, leggi gli altri siti, prendi spunto et ispirati.

2. Qual è la tua definizione di “contenuti di qualità”?

I contenuti possono essere sostanzialmente di due tipi: utili e divertenti. Se sono sia utili che divertenti spacchi l’Internet. Ecco cosa significa contenuto di qualità.

3. Per avverare un sogno basta avere un metodo. Il tuo qual è?

Lavorare, tanto e divertendomi. Non potrei mai fare il mio lavoro se non mi piacesse, sarebbe impossibile.

4. I Social Network possono aiutarmi? Quanto tempo devo investirci?

Ah ecco, questo dipende molto anche da cosa si vuole fare nella vita: se voglio progettare ponti è difficile che i social mi possano aiutare ma se voglio, ad esempio, lavorare nel mondo della comunicazione allora sono fondamentali.

Diciamo che qualche ora al giorno, se il campo lo consente, devono essere investite. Non spese… investite.

5. Il segreto per non demordere?

Ti deve piacere quello che fai. E’ l’unico. E devi trovare ispirazioni sempre nuove: negli altri, nel mondo, in te stesso.

A scuola di Twitter… da Twitter! Segui il Ninja Talk gratuito dedicato alle PMI

webinar twitter

Quante volte ti sei chiesto se la tua strategia su Twitter fosse quella giusta? Scommettiamo che avresti voluto entrare nel loro headquarter a San Francisco per carpire i segreti di chi lavora con Jack Dorsey?

Ninja Academy ti offre l’occasione di imparare proprio da Twitter come trarre il massimo da tutte le funzionalità del social in un Ninja Talk gratuito.

Guida a Twitter per le PMI. Come sfruttare in pieno la piattaforma e diventare un Twitter Ninja
con Pere Solà Claver, Regional Marketing Manager PMI Spagna e Italia,
Paolo Zappalà, Marketing Twitter Italia

Giovedì 19 novembre 2015, dalle ore 17 alle 18
Hashtag: #TwitterNinja

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A lezione di Twitter da Twitter: segui il Ninja Talk gratuito dedicato alle PMI

Prenota il tuo “posto” digitale: ti basterà poi collegarti alla piattaforma per seguire il webinar in diretta. Segui la conversazione anche sui social attraverso l’hashtag #TwitterNinja.

Guida a Twitter per le PMI. Come sfruttare in pieno la piattaforma e diventare un Twitter Ninja

Pere Solà Claver, Regional Marketing Manager PMI Spagna e Italia, e Paolo Zappalà, Marketing Twitter Italia, ci spiegheranno come raggiungere gli obiettivi di marketing, quali sono le best practice per avere successo su questa piattaforma ed offriranno una serie di consigli pratici per aumentare l’efficacia dei nostri Tweet.

Scopriremo insieme Twitter Ads e le diverse tipologie di campagna: una live demo esclusiva ci svelerà le pratiche corrette per gestire in maniera ottimale una campagna. Ci saranno anche molti, moltissimi esempi di come altre piccole e medie aziende stanno usando Twitter.

Il programma si suddivide in tre macro aree: #Connect, #TweetSmarter e #GoBeyond.

ninja academy

Ricapitoliamo:

Guida a Twitter per le PMI. Come sfruttare in pieno la piattaforma e diventare un Twitter Ninja
con Pere Solà Claver, Regional Marketing Manager PMI Spagna e Italia,
Paolo Zappalà, Marketing Twitter Italia

Giovedì 19 novembre 2015, dalle ore 17 alle 18
Hashtag: #TwitterNinja

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Business 2.0, hai davvero bisogno di un ufficio?

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Se avessi scritto questa notizia negli anni Ottanta, probabilmente mi avrebbero dato del pazzo. Nel 2015 invece, in un mondo in cui tutti siamo connessi attraverso reti invisibili, non ho problemi a dirlo: il lavoro sta cambiando, e gli uffici anche. Lavorare da casa propria, ad esempio, senza la necessaria presenza di un ufficio, è ormai una realtà concreta.

L’ascesa prepotente delle nuove tecnologie, dei social network, degli eCommerce e degli smartphone sempre più performanti, ci pone una nuova e interessante domanda: c’è veramente bisogno di spostarsi in un ufficio fisico per lavorare?

Il nuovo ufficio è in cloud

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Pensaci bene, se un tempo avevi bisogno di grandi scaffali sui quali inserire faldoni di scartoffie, adesso tutti i tuoi file sono online: fatture, documenti, archivi e contratti; qualsiasi materiale che un tempo aveva bisogno di uno spazio fisico e tangibile, adesso lo puoi conservare semplicemente in una nuvola.

Per la prima volta ogni dipendente può utilizzare dati salvati in cloud e lavorare sui file condivisi in rete, senza dover necessariamente essere presente in uno spazio reale.

LEGGI ANCHE: 5 motivi per avere un cloud personale 

Vogliamo parlare di mezzi di comunicazione come Skype? I sistemi di messaggistica istantanea permettono una comunicazione immediata con colleghi che possono essere situati dall’altra parte del tuo ufficio; dove sarebbe il problema se comunicassero con persone che si trovano nella propria abitazione?

Non a caso l’idea di lavorare comodamente a casa fa gola a molti: da una recente statistica è emerso che: nel 2014 il 20% dei dipendenti in tutto il mondo già lavora comodamente tramite internet. La stessa ricerca conferma che il 64% dei lavoratori accetterebbe una retribuzione inferiore in cambio della possibilità di lavorare dalla propria abitazione.

Business 2.0, l’ufficio del futuro è a casa tua?

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L’idea del posto di lavoro così come oggi la conosciamo, si trova al momento di fronte a un grande bivio. Le aziende hanno bisogno di trovare un nuovo equilibrio: saper conciliare il desiderio dei dipendenti di lavorare a distanza, con la necessità di un ambiente in cui gli stessi possano fare business in team, scambiandosi le idee di persona.

Se è vero che lavorare da casa può essere una buona possibilità, difficilmente riesce a divenire una regola.

La realtà imprenditoriale contemporanea porta con sé degli indubbi vantaggi: come la possibilità di lavorare attivamente in gruppo e di poter scambiare idee in qualsiasi momento, evitando fraintendimenti che potrebbero saltare fuori in una discussione via skype o via email.

Potremmo dire che forse la soluzione è nel mezzo. L’ufficio del futuro non può essere casa tua, ma deve certamente cambiare rispetto a quello odierno che inizia a essere stretto alle esigenze dei giorni nostri.

Nuove soluzioni per nuovi modi di fare business

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Il coworking è una soluzione. Usufruire di spazi di lavoro condivisi con altri liberi professionisti, può essere molto utile non solo per gli impiegati ma anche per le medie e grandi imprese: l’utilizzo di questi interessanti spazi può garantire un grande calo dei costi per le imprese da un lato, ma anche per i singoli lavoratori, che vedranno crollare le spese di benzina e spostamenti.

Il futuro del business è ovunque e in un solo posto allo stesso tempo, una caratteristica che può essere generata solamente da una convivenza tra gli uffici fisici e la rete.

Influencer Marketing: definire gli obiettivi per raggiungere il successo digitale [PARTE 1]

Si parla sempre più spesso dell’influencer marketing, ovvero sfruttare le qualità e la posizione di utenti influenti per creare attività utili ai brand. Un potenziale enorme che se ben utilizzato può dare risultati molto interessanti.

Tante parole sì, ma quasi mai incentrate su una questione chiave: gli obiettivi. Che ti piaccia o no è questo il punto di partenza. Come ogni attività di marketing, anche l’influencer marketing deve nel suo sviluppo guardare alle finalità, finalità scelte seguendo le necessità dell’azienda. Queste infatti condizionano gli elementi del progetto: selezione dell’influencer, loro ruolo, mezzo, solo per citarne alcuni. Sia chiaro non esistono scelte giuste in assoluto, ma ideali per dare risposte alle esigenze del brand.

Anche l’influencer marketing è uno strumento strategico, capace di portare valore aggiunto. Sì, ma in quale forma? Vediamo le più rilevanti::

Awareness

Il potenziale degli influencer (competenza, posizione, autorevolezza) per aumentare la conoscenza del brand. L’audience non è mai l’unico elemento, ma qualcosa pur sempre conta. Pur non rappresentando la qualità primaria dell’influencer marketing, resta infatti per molti brand un valore essenziale. Alcuni sono in grado di raggiungere un numero ragguardevole di utenti contatti, che li porta vicino alle forme dell’online advertising (ovviamente con numeri minori ma con maggior impatto).

Una awareness differente, che punta sulla qualità, ed è capace di maggiore impatto sui target di riferimento. Questione legate alla figura scelta,  al suo ruolo sopra le parti, al messaggio non esclusivamente commerciale.

L’analisi quantitativa dei follower, la capacità di reach e di amplificare il messaggio diventano basilari  in fase di selezione dell’influencer. 

Lead generation

Una delle finalità più rilevanti per le aziende, soprattutto quando parliamo di B2B. La diffusione di contenuti  ad alto valore per i nostri target diventa strumento per attrarre contatti. Ebook, guide, manuali scaricabili, via primaria ormai utilizzatissima.

Ma come fare ciò senza passare per troppo autoreferenziali? Attraverso gli influencer, la  sua competenza, la sua autorità, alla sua figura indipendente e non solo finalizzata al lato commerciale.

Rispondere alle necessità degli utenti attraverso i contenuti, è strumento performante, capace di creare coinvolgimento,  viralità e quindi influenzare. Seguiresti una persona in grado di offrirti gratuitamente contenuti utili? Non credo.

LEGGI ANCHE: “Come progettare una strategia di digital influencer marketing vincente”

Brand reputation

I principali obiettivi dell'influencer marketing

La percezione che la gente ha di una realtà è da tempo un elemento chiave per ottenere buoni risultati. Questione di reputation, l’insieme di tutti quegli aspetti che influenzano l’idea che gli utenti hanno.  Intangible assets che contribuiscono alle prestazioni d’impresa.

Uno spartiacque tra successo ed insuccesso, impattando sulle scelte dei consumatori. Gli utenti sul web ricercano opinioni, si informano, in particolar modo prima di acquistare. Il back ground informativo che trovano è spesso decisivo nel processo di acquisto. Elementi negativi possono condizionarli negativamente.

I brand devono per questo operare per renderla positiva (tenendo alta la qualità dei prodotti, operando con etica e trasparenza, ecc), non avendone mai il controllo diretto.

Le doti dell’influencer sono un plus utile a modificare la percezione degli utenti, trasmettendo fiducia. Qualità che sono in grado di arrivare dove altri mezzi falliscono, generando buzz positivo. I contenuti dell’influencer si diffondono e restano online, pronti ad essere letti da utenti indecisi o in cerca di conferme.

Tutto questo non significa ingannare, provando a trasmettere messaggi non veri. Le “bugie” sul web portano, nella maggior parte dei casi, problemi.

LEGGI ANCHE: “Le star del web: il business degli influencer”

Thought leadership

Diventare un riferimento nel proprio ambito di appartenenza è innegabile che porti aziende in posizione privilegiata rispetto ai competitor. In un mercato sempre più concorrenziale e nel quale risulta sempre più complesso differenziarsi, mostrare in modo attendibile le proprie qualità sarà sempre un canale preferenziale per imporsi, ancor di più in un mercato fortemente omologato e in cui differenziarsi è spesso la chiave.

Parlo ancora di qualità dei contenuti, quei contenuti che sono in grado di evidenziare competenza e posizionare una realtà come guida da rispettare e seguire.

È qui che gli influencer diventano fondamentali. In primis nella fase di diffusione di un messaggio, favorendone la credibilità. Audience e competenza possono spingere notevolmente i contenuti, portandoli ad un costo contatto in molti casi più vantaggioso dell’advertising.

Altra opportunità è affidarsi al know how dell’influencer, coinvolgendolo nella realizzazione dei contenuti. Arricchiremo il messaggio di elementi ad alto impatto, che possono attirare l’attenzione degli utenti e rafforzare il legame con loro.

Periscope: la rivoluzione della comunicazione video passa da qui?

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L’uso di Periscope, dalle confessioni delle teenager bisognose di consigli alla trasmissione illegale delle puntate di Game of Thrones, non è molto cambiato dalla sua nascita a oggi.

L’applicazione suscita ancora un forte interesse: i brand non hanno timore di avvicinarsi alla piattaforma, riconoscendone un potenziale narrativo che permette loro di mostrare in diretta gli eventi e il dietro le quinte delle loro attività; gli utenti, invece, sono diventati sempre più disinibiti e incoscienti sul suo utilizzo.
Di recente negli USA, ad esempio, una giovane ragazza alla guida ha confessato in diretta il suo stato di ebbrezza: fortunatamente la polizia, proprio grazie al video Periscope, è riuscita a individuare dei punti di riferimento, rintracciando e fermando la ragazza.

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Periscope però non è solo i suoi contenuti scandalo: è un’app che cresce e si evolve. Di recente ha introdotto la possibilità di condividere il video su Facebook, migliorato lo stream privato tra gli utenti che si seguono a vicenda e trasportato sul web i profili degli utenti, visibili al link periscope.tv/Username.
Nel profilo web è possibile trovare le informazioni generali dell’utente, il numero di follower, le ultime trasmissioni, che potranno essere ritrasmesse, e visualizzare i live.

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Difficile prevedere l’evoluzione dell’app, sulla quale gli esperti non sono d’accordo: chi ne preannuncia un inevitabile declino e chi il ritorno alla ribalta.

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Perché questa bipolarità nell’interpretazione del futuro dell’applicazione?

Possiamo definire Periscope una mobile tv che permette agli utenti – che siano persone o aziende – di aprire una finestra sulla loro vita o attività, e di farlo in diretta.
Le differenze rispetto alla tv tradizionale sono la mancanza di un palinsesto, trasmissioni esclusivamente in real time e la possibilità di interazione diretta.
Cosa succederebbe se questa piattaforma riuscisse ad oltrepassare le barriere del mobile approdando sul grande schermo?

Forse la tv è ancora un media troppo ingessato, ma un passo concreto verso il cambiamento sarà l’approdo di Periscope nello store di Apple Tv, punto d’incontro tra televisione tradizionale e internet.

Il passaggio è stato favorito dalla recente possibilità di trasmettere i video anche in modalità landscape. Riprodurre i video orizzontalmente facilita la resa televisiva, permettendo all’applicazione di adattarsi agli schermi più diffusi.

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Uno dei vantaggi che Periscope trarrà dall’arrivo sugli schermi domestici sarà quello di riuscire a superare le difficoltà di visione sullo smartphone che ancora alcuni utenti riscontrano: gli user potranno godersi un video Periscope e commentarlo comodamente seduti sul proprio divano, direttamente dalla propria tv.

Da non sottovalutare è anche la facilità di interazione che l’app concede, capacità spesso ricercata dai programmi televisivi, ma che a volte non riesce a dare i risultati sperati: gli strumenti digitali utilizzati al momento dalle tv per offrire agli spettatori possibilità di interazione, si dimostrano ancora troppo macchinosi.

Questo è il motivo per cui la televisione si appoggia ai social network come Twitter e  fa entrare il pubblico nei backstage con Periscope.

Stiamo virando verso un nuovo concetto di tv innovativa e sembra sempre più vicina la possibilità di influenzare direttamente dallo smartphone i programmi, le serie e i film preferiti, dando la possibilità all’utente di condizionarli, permettendogli di creare contenuti unici, personalizzati e adatti alle sue esigenze.

Periscope potrebbe cambiare la concezione attuale che lo spettatore ha della televisione: abituandolo all’interazione  e spingendolo a desiderare un ruolo sempre più influente e attivo anche nella fruizione televisiva.

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Con tutto questo fervore, come si può preannunciare il declino di Periscope?
Probabilmente ci prepariamo a una grande rinascita.

Tu che ne pensi?

LinkedIn, come il Job Search ha cambiato l'uso del social professional

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Linkedin, il social network professionale per eccellenza, negli ultimi anni ha ingranato una vera e propria macchina energica di professionisti e lavoratori.

Quando inviare il cv per email o andare alla ricerca delle opportunità di lavoro sui siti specifici diventa obsoleto, come se non bastasse, ecco che viene fuori un’altra app in casa Linkedin: Linkedin Job Search, gratuita per iPhone e per Android, nata con lo scopo di aiutare le persone a trovare subito lavoro.

Leggi anche: 8 foto da non usare sul vostro profilo LinkedIn

Quindi, la domanda sorge spontanea: a cosa serve un altro servizio di questo tipo? Con questa nuova app (ma mica tanto, considerando che è uscita già da quattro mesi) in versione mobile, puoi essere subito aggiornato sulle nuove offerte di lavoro e candidarti all’istante per il posto di lavoro desiderato.

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Hai in mente quei momenti in cui sei in fila al tabacchino in cui il vecchietto di turno sta comprando tutte le caramelle per i nipoti? O quel momento in cui stai bevendo un caffè al volo? Bene, ora è sempre il momento giusto per cercare lavoro.

Farlo è davvero semplice: grazie ad un tool di ricerca avanzata, è possibile trovare lavoro in base alla parola chiave, al titolo e alla località. Così, ogni offerta può essere visionata nello specifico. L’unica cosa da fare è  tenere il proprio profilo Linkedin aggiornato con tutte le informazioni necessarie (ed una foto adatta) e cliccare su CANDIDATI: il tutto sarà inviato in automatico.

Leggi anche: LinkedIn: 5 Consigli per il successo delle vostre pagine aziendali

Ma se sei troppo pigro per inserire due parole e digitare, allora è sufficiente cliccare su SCOPRI: Linkedin, in automatico, ricerca le posizioni più “popolari tra le persone come te”. Se qualcuna è di tuo gradimento, puoi salvarla e valutarla in seguito.
Non solo! È possibile anche avere tutte le informazioni utili sull’azienda e ricevere una notifica se ci sono nuove ed interessanti opportunità di lavoro.

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Se la tecnologia accorcia le distanze, dall’altro lato complica ed intensifica il traffico di richieste: ora le offerte di lavoro sono facilmente accessibili a tutti e tutti, di conseguenza, possono candidarsi. Per cui, la soluzione è sempre nel valore aggiunto: TU!

Food, sport e tematiche LGBT: scopriamo la comunicazione di Althea [INTERVISTA]

campagna Althea

Lara Ampollini ed i ragazzi di Libera

In questo ultimo periodo abbiamo molto sentito parlare di Althea e delle sue campagne di comunicazione.  Il marchio Althea si contraddistingue da qualsiasi altro brand per la sua capacità di essere unico ed innovativo.  Le iniziative del brand sono state curate da creativi molto bravi, tra cui  Francesca Magliani, art director dell’ ultima campagna del brand.

Ma oggi abbiamo voluto scoprirne di più, e per questo motivo abbiamo fatto quattro chiacchiere con Lara Ampollini, Strategy director e fondatrice di Lampi. Comunicazione illuminata, agenzia specializzata nella comunicazione integrata innovativa. Tra i suoi clienti, tanti brand noti: Althea, Barilla, Brioschi, Simmenthal, Cna, Confartigianato ecc.

Althea è da sempre collegata alla causa LGBT dalla campagna Amore e Sughi. Come si inserisce nella strategia quest’ultima iniziativa #liberatutti?

Il brief che ci è stato dato sin dall’ottobre scorso, quando abbiamo avuto l’incarico di gestire tutta la comunicazione Althea, era di mantenere l’immagine alternativa, distintiva e anche un po’ trasgressiva del brand. Althea è un player nuovo nel mercato. Pur avendo una lunga storia, il brand si è riproposto a fine 2012, come alternativa dichiarata a quanto già esisteva nel settore dei sughi pronti.

campagna Althea

Qualità senza compromessi, gusto sorprendente, ‘non’ da sugo pronto, orientamento al consumo moderno con i monodose e i sughi bio. Automaticamente il pubblico d’elezione non è più solo la famiglia tradizionale ma anche tutti gli altri.

#liberatutti, l’evento e la campagna hanno reso protagonista Libera, la prima squadra di rugby gay-friendly d’Italia, è stato il modo per passare dalle parole ai fatti. Non eravamo favorevoli a tutti i tipi di amore solo a parole, ma anche felici di dimostrarlo. D’altra parte le strategie integrate tra on e offline, per usare un termine food, sono la specialità della nostra agenzia.

Food, sport e tematiche LGBT: come è nata l’idea di unirli?

L’occasione è nata da una mail di un giocatore di Libera che, conoscendo l’apertura di Althea verso le tematiche LGBT, ci chiedeva se l’azienda sarebbe stata interessata a sponsorizzarli. L’idea è stata immediata: ovviamente no ad una sponsorship classica, ma assolutamente sì a fare qualcosa di bello insieme.

Sostenere una squadra amatoriale gay-friendly, nello sport apparentemente più macho di tutti, ma anche più leale di tutti, farla giocare insieme ai più grandi giocatori del mondo, campioni storici delle nazionali italiana e neozelandese, nel tempio del Rugby, l’Arena Civica di Milano, ci sembrava un modo fantastico di raccontare la success story di outsider che portavano con sé un grande valore, un bellissimo messaggio.
campagna althea

Una storia che assomiglia per certi aspetti a quella di Althea e che comunque ne rispecchia l’apertura al nuovo e la propensione a guardare le cose da punti di vista originali, senza stereotipi e ipocrisie.
I ragazzi di Libera sono fantastici e ci hanno aiutato tantissimo nel costruire lo storytelling della preparazione dell’evento, delle loro ansie e delle loro emozioni, anche rispetto all’essere gay.

Ne è uscito un diario del pre, durante e post-evento, emozionante che tutti hanno potuto seguire sui nostri (e loro) canali social.

Com’è stata accolta l’iniziativa?

Con un entusiasmo superiore a tutte le aspettative. Abbiamo avuto anche un po’ di fortuna. I giorni di maggiore diffusione coincidevano con quelli della legalizzazione delle unioni gay da parte della Corte Suprema Usa, del famoso hashtag di Obama #lovewins e della colorazione arcobaleno di tutte le foto profilo di Facebook.

Con un tool che abbiamo realizzato internamente e che ora è in fase beta, abbiamo analizzato il diffondersi degli hashtag collegati a questa tematica. Il buzz è stato enorme, e abbiamo favorito la viralizzazione della nostra campagna tra gli utenti collegati dalle diverse hashtag-cloud sul tema. La cosa ha suscitato un dibattito in tutto il mondo, perché l’Italia è l’unico paese dell’Europa occidentale a non aver ancora approvato una legge per le unioni civili.

Sono usciti dall’ombra moltissimi utenti a favore che hanno dimostrato con grande calore il loro appoggio alla campagna e alla copertina di Sportweek, che è stata citata da tutti i siti più importanti (corriere.it l’ha tenuta una settimana in home page!); nel resto del mondo, anche grazie alla pubblicazione della notizia su testate importanti come il Daily Mail, O Globo, Attitude e moltissime altre, se ne è parlato tantissimo: considerando solo Twitter, abbiamo contato oltre 90 milioni di impressions.

Conversazioni generate dalla copertina Sportweek nel mondo

Conversazioni generate dalla copertina Sportweek nel mondo

I ragazzi della copertina sono stati contattati da giornali e tv. E anche richiesti per un famoso reality ed uno di loro sta ora partecipando alle riprese per un canale Sky; inoltre sono stati contattati per eventi contro l’omofobia da numerose realtà tra cui l’Università di Roma Tre, l’Acea, l’azienda dell’energia di Roma e diverse scuole superiori.
El Pais, inoltre, ha appena inviato il loro corrispondente in Italia per fare uno speciale sulla squadra e sul suo impegno sociale.

La copertina su Sportweek si inserisce in una campagna più ampia. Ci parli delle altre fasi?

Come sempre abbiamo costruito una strategia integrata, ad hoc per il nostro obiettivo e per parlare a target precisi e sensibili. Come teaser abbiamo unito un flight di digital adv, con banner su siti in target, e una campagna di stoytelling sui diversi social con instant-video virali, specificamente targettizati, dove i ragazzi di Libera rispondevano a domande in parallelo sul giocare a rugby e sull’essere gay.

Il conto alla rovescia verso l’evento ha raccolto sempre più attenzione, anche grazie ad azioni di digital PR con gli stakeholder della comunità LGBT sui social, già sensibile e attenta ad Althea. La strategia ha ovviamente incorporato l’evento, una giornata bellissima, nel cuore di Milano, con gli ex All Blacks e la loro Haka travolgente, gli ex azzurri guidati da campioni come Marcello Cuttitta e Massimo Giovanelli, e i bambini, le famiglie, tanti giovani.

campagna althea

Insieme all’evento abbiamo lavorato sull’ufficio stampa. Luca Castaldini, il giornalista di Sportweek, ha passato un’intera serata con i ragazzi di Libera, ha voluto approfondire ogni aspetto della loro sfida a cui ha dedicato questo bellissimo e ampio servizio.

E il suo direttore ha poi deciso di farne la storia di copertina. Abbiamo poi passato la notizia della copertina alle agenzie internazionali ed è stato boom. L’hanno pubblicata ovunque, in Europa, Usa, Sudamerica, Australia, Giappone; i media generalisti e quelli LGBT l’hanno rilanciata ovunque.
La diretta social dell’evento è andata su tutti i canali Althea e su un’apposita pagina del sito, dove sono confluiti tutti i contenuti, creando una cronaca a più mani. Abbiamo realizzato video e foto della giornata che nei giorni successivi sono stati viralizzati nelle community trasversali, non solo quella LGBT ma anche quella del rugby, oltre che tra i nostri fan.

Prima, durante e dopo l’evento abbiamo sempre condotto un monitoraggio in real time con il nostro tool proprietario che ci è servito per indirizzare la viralizzazione dei contenuti e le diverse azioni là dove si accendeva l’interesse.

Qual è per il brand l’obiettivo principe di una campagna simile?

Segnalarsi in maniera netta, con un’azione originale e importante. Far capire che anche un brand che fa sughi ha una visione della società, della vita, una visione etica non inventata per fare pubblicità, ma vera perché condivisa e interessante per i suoi consumatori.

campagna althea

Che siano i valori il patrimonio della marca ormai è risaputo. Ecco, possono essere anche valori moderni, aggiornati e che non temono di toccare temi su cui il dibattito è ancora acceso. Affermare una brand voice non stereotipata, aggiornata all’estremo oggi, è il modo migliore di far fremere le reti sociali, di suscitare l’intervento degli utenti, di far alzare la loro voce.

Anche una campagna di un brand di sughi pronti può diffondere uno stile di vita aperto, curioso dei cambiamenti.

10 cose che abbiamo imparato sul Facebook Marketing al Corso Online con Luca La Mesa

 corso facebook marketing

Il Corso online in Facebook Marketing della Ninja Academy si è appena concluso, ma è già tempo di far tesoro dei concetti appresi. Luca La Mesa, uno tra i migliori professionisti del settore, ci ha fornito sia delle linee guida sia degli esempi pratici sul modo corretto di fare Facebook Marketing e incrementare la notorietà e la credibilità dei brand.

Difficile fare un sunto dei concetti più significativi, ma cercheremo comunque di presentarvi le 10 cose più interessanti che abbiamo imparato durante il corso.

1. Come sta cambiando il modo di comunicare e di fruire delle notizie attraverso Facebook

Che il mondo della comunicazione stia cambiando non lo impariamo certo adesso. La pratica di scattarsi un selfie, condividerlo e commentarlo è entrata nel nostro fare quotidiano, così come la raccolta di notizie attraverso i social media.

Viviamo e condividiamo attraverso gli smartphone le esperienze più importanti della nostra vita, tutto ciò (giusto o sbagliato che sia) è possibile grazie alla grande diffusione della tecnologia e delle piattaforme di distribuzione di contenuti. Facebook, in particolare, è il centro di scoperta per molte persone dove trovano nuovi contenuti, articoli, video e foto dei loro amici.

2. La struttura e le funzionalità di una Fan Page

10 cose che abbiamo imparato sul Facebook Marketing al Corso Online con Luca La Mesa

Abbiamo imparato quanto sia sbagliato tentare di promuovere un brand attraverso un profilo personale. Il motivo principale è relativo alla ridotta funzione che questo mette a disposizione degli amministratori, oltre ad un limite massimo di 5.000 amici. Al contrario una Fan Page dà la possibilità di descrivere e identificare meglio il nostro business attraverso l’inserimento di info, indirizzo, mappa, tel, orari, descrizioni, mission, prodotti, ecc.

Inoltre grazie alla Fan Page è possibile visualizzare tramite gli Insight, dati statistici fondamentali e utilissimi per capire i risultati che stiamo ottenendo, correggere, migliorare e cosa fondamentale per chi fa Facebook Marketing, creare campagne di Ads.

3. Cos’è l’edge rank, quali sono i fattori dell’algoritmo e come aumentarli

Se ne parla tanto, ma cos’è l’algoritmo di Facebook? Noto come edge rank, stabilisce in termini sia quantitativi, che qualitativi, il peso da dare ad ogni aggiornamento di stato o a ogni post pubblicato su Facebook. Stabilisce, inoltre, quali dei contenuti pubblicati su una pagina compariranno poi nella sezione notizie di alcuni fan.

I fattori principali dell’algoritmo sono Affinità (quanto sono affini gli utenti e il post di una pagina in base agli interessi e le preferenze espresse durante la nostra vita social), Peso (questo è in base al numero di condivisioni, commenti e mi piace) e Tempo (quanto più tempo ha vita un contenuto più il valore assegnato sarà alto).

Esistono alcuni fattori che possono influenzare positivamente l’algoritmo e altri, al contrario, che lo influenzano negativamente. Un fattore positivo è legato alla strutturazione di una Fan Page: ad esempio, un post pubblicato da una pagina con una sezione informazioni completa avrà migliori possibilità di spiccare tra gli altri mentre quei post che contengono termini come: Mi Piace, Commenta o Condividi, saranno facilmente penalizzati dall’algoritmo.

4. Come gestire una community

 Come gestire una community

Una gestione ottimale di un community prevede dei passaggi ben precisi. Tra i più importanti c’è la definizione dei flussi di informazione tra l’azienda e il cliente. Spesso, infatti, ci si trova davanti a richieste e domande per le quali non abbiamo informazioni necessarie per rispondere prontamente e in modo esatto. È importante avere un tono amichevole, rispondere velocemente e (quasi) sempre.

Definire le regole della Community, netiquette, è un escamotage per evitare comportamenti spiacevoli da parte degli utenti. Si tratta di un insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente di Internet nel rapportarsi agli altri utenti. Stabilire delle regole permette agli utenti di capire quali sono i temi affrontati dalla fan page e che tipo di richieste è possibile fare e all’azienda di tutelarsi qualora un utente infranga le stesse regole.

5. Crisis Management, cosa fare?

La mansione di community manager prevede di identificare immediatamente un’eventuale crisi. Grazie al corso in Facebook Marketing abbiamo appreso che ci sono delle linee guida da seguire per gestirla al meglio.

Tali linee guida sono riassumibili in tre punti: il tempismo di identificazione del problema e di risposta è fondamentale, il tono di voce è importantissimo sia per risolvere il problema sia per migliorare l’immagine del brand e infine una crisi superata può rivelarsi un’opportunità per l’azienda.

6. Le opportunità offerte dal Real Time Marketing

 real time marketing

Il Real Time Marketing è una grandissima opportunità per i brand se questi riescono ad inserirsi con logica ed intelligenza nei temi più caldi del momento. Il criterio deve essere solo e solo uno: la rilevanza del tema di attualità con il brand.

Come farlo bene? Per farlo bene è importante avere una rapida capacità decisionale e una chiara organizzazione interna su chi sia responsabile di approvare l’idea. È importante non improvvisare e pubblicare contenuti discutibili perché si potrebbe avere un effetto indesiderato e contrario.

7. Come creare un social media contest

Durante il corso in Facebook Marketing abbiamo appreso quali sono i passi importanti per la creazione di un social media contest. Nonostante i tanti fattori di natura legale per la creazione di un contest, tale strumento è un ottima opportunità di marketing perchè consente di acquisire registrazioni, portare gli utenti in un luogo fisico, se pensato in un’ottica online/offline, costruire database molto grandi di indirizzi email potenzialmente interessati al prodotto/servizio e infine acquisire fan reali per una pagina Facebook.

8. I diversi modi di fare pubblicità su Facebook

Esistono diversi modi di fare pubblicità su Facebook ognuno dei quali prevede un diverso livello di personalizzazione del target. Dai semplici post sponsorizzati fino ad arrivare all’utilizzo di tools di creazione e monitoriggio esterni, le possibilità sono tante.

Durante il corso in Facebook Marketing abbiamo anche avuto modo di esercitarci e imparare quali sono i dati da tenere sotto controllo e quali fattori devono essere modificati in corsa per ottimizzare al massimo il risultato delle nostre campagne.

9. I parametri di Facebook Ads

 parametri facebook ads

Per ogni campagna Facebook che si rispetti è opportuno capire e scegliere l’obiettivo delle nostre inserzioni.

La domanda da porci è questa: cosa vogliamo raggiungere? Le possibilità di scelta sono tante, è possibile promuovere la pagina per incrementarne i like, mettere in evidenza un post che sta ottenendo un buon successo organico, qualunque sia l’obiettivo è indispensabile tenere presente i dati forniti da Facebook per poter migliorare l’inserzione in corsa.

10. Consigli utili per le campagne pubblicitarie: scelta delle immagini

Infine abbiamo ricevuto due consigli ottimi per creare delle campagne pubblicitarie perfette attraverso Facebook: bisogna mettere in risalto l’azienda scegliendo per le inserzioni immagini che mostrino le persone mentre usano il prodotto anzichè il solo prodotto per poter suscitare l’attenzione di tutto il target prescelto.

Il secondo consiglio è prettamente tecnico: la regola del 20%. Attraverso una griglia messa a disposizione da Facebook, bisogna assicurarsi che il testo non occupi il 20% o più dei pixel dell’immagine per poter essere accettate e pubblicate.

La Ninja Academy Experience

Il corso è terminato, ma i materiali (slide e video delle lezioni) sono sempre pronti da consultare. La possibilità di rivedere all’occorrenza le lezioni e di consultare le slide anche dopo la fine del corso ci permetteranno un rapido ripasso per fugare tutti i nostri dubbi.

commenti fb sul Corso Online in Facebook Marketing

Infine, il gruppo privato su Facebook riservato ai partecipanti del Corso Online diventa un vero e proprio forum in cui confrontarsi, scambiarsi idee e fare networking.

E ora?

Il Corso online è terminato, ma dai un’occhiata ai prossimi corsi in programma:

Toyota è pronta a presentare le sue concept car al Tokyo Motor Show 2015

Toyota si prepara a presentare le sue concept car altamente tecnologiche al Tokyo Motor Show 2015, dove dal 29 ottobre all’8 novembre il pubblico potrà ammirare i veicoli del futuro.

La casa nipponica mostrerà la hot rod Kikai dall’aspetto steampunk, la compatta ecofriendly FCV Plus e la coupé sportiva S-FR dal sapore vintage.

LEGGI ANCHE: 5 + 1 validi motivi per cui il Digital rivoluzionerà il settore Automotive

Kikai

Come suggerisce Nick Jaynes nel suo articolo per Mashable, l’auto sembra uscire direttamente da una scena del film Il quinto elemento con Bruce Willis. Progettata per enfatizzare la bellezza e il complesso lavoro artigianale della meccanica automobilistica, Kikai mostra pezzi che normalmente vengono nascosti sotto gli strati di metallo della carrozzeria. Gli ammortizzatori e il motore situato nella parte posteriore sono completamente a vista e possono essere facilmente ammirati da tutti. All’interno nell’abitacolo, due finestrelle poste vicino ai pedali del guidatore mostrano il movimento delle sospensioni, degli pneumatici e la strada al di sotto.

Il posto del conducente è nel mezzo dell’auto, per far sentire il guidatore letteralmente al centro dell’esperienza di guida e fornire una sensazione di controllo totale del veicolo. Nel retro c’è spazio per due passeggeri, fino a creare una forma triangolare che offre il giusto spazio ai tre occupanti.

FCV Plus

FCV Plus è un concept fuel cell a idrogeno dal design futuristico. La linea aerodinamica della sua carrozzeria è enfatizzata dagli ampi cristalli e dai led che illuminano scocca e cerchi.

Le componenti del sistema fuel cell sono bilanciate nel peso tra la parte anteriore e posteriore, per facilitare la drive experience. Lo stack del fuel cell (l’unità che trasforma l’idrogeno in elettricità) è posizionato tra le due ruote frontali e il serbatoio di idrogeno è montato dietro le ruote posteriori; in questo modo la cabina risulta sorprendentemente spaziosa, nonostante le dimensioni compatte. Ognuna delle quattro ruote include inoltre il proprio motore elettrico, evitando così di sottrarre spazio all’abitacolo.

L’elemento di novità di FCV Plus sta nella sua capacità di trasformarsi da mezzo di trasporto a generatore di potenza. Quando non utilizzata, l’auto può infatti generare elettricità attingendo anche a serbatoi esterni di idrogeno per alimentare i sistemi elettrici domestici.

S-FR

La più convenzionale delle tre è una sportiva compatta, denominata S-FR.

Non sono state ancora rivelate le sue capacità prestazionali, ma sembra che la S-FR sia dotata di una trasmissione manuale a sei velocità in grado di offrire un’accelerazione morbida. Caratteristica che, aggiunta alla leggerezza e alla forma compatta, garantirebbe agilità e reattività, accentuando il piacere di guida della vettura. Può ospitare fino a quattro passeggeri; il design è semplice e dalle linee arrotondate.

L’abitacolo mostra una strumentazione completamente digitale e pochi pulsanti, in grado di rendere l’interno minimale e il più possibile spazioso.

Il pubblico potrà ammirare i concept Toyota e quelli delle altre case automobilistiche nella capitale nipponica, sognando che un giorno non troppo lontano possano “approdare” sul mercato.

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu [INTERVISTA]

Renée Mauborgne al Forum delle Eccellenze 2015

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Andrea Favarin.

Renée Mauborgne sarà al Forum delle Eccellenze 2015, quindi abbiamo colto l’occasione per fare qualche domanda alla persona che teorizzato la famosa strategia Oceano Blu.

Nel tuo bestseller, l’idea di base è che la competizione è per i perdenti. Si dovrebbe sempre evitare i competitor e posizionare sé stessi in un solido mercato di nicchia. Quali sono i passi chiave per raggiungere questo Oceano Blu?

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu

Il primo passo è tracciare una mappa delle imprese Pionieri – Migratori – Coloni e pianificare dei portafogli prodotto. I Coloni sono definiti con business-model simili, i Migratori hanno offerte commerciali migliori della maggior parte del mercato, e i Pioneri di una società sono le aziende che offrono un valore senza precedenti. In quest’ultimo caso si tratta di strategie Oceano Blu attinenti ad una società, e sono le più potenti fonti di crescita redditizia; le uniche ad avere un seguito di clienti di massa.

Hai scritto il tuo libro nel 2005 e molte cose sono cambiate da allora. Sto pensando al nuovo ruolo dei social media, l’importanza data alla responsabilità sociale delle corporate e così via. Quali pensi siano gli elementi che hanno cambiato maggiormente la competizione e qual è il loro impatto sui principi dell’Oceano Blu?

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu

La tecnologia è una componente fondamentale nella creazione di una strategia aziendale Oceano Blu ed è un fattore che tutte le aziende dovrebbero tenere in grossa considerazione nell’analisi delle proprie strategie aziendali. Si è evoluta nel tempo e si evolverà ancora, è in continuo mutamento. L’impatto che ha è quello di poter accelerare alcuni processi aziendali nel trovare la propria nicchia di mercato.

Come i principi dell’Oceano Blu si applicano alla scena delle startup, al maker movement e alla sharing economy?

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu

Tutti devono pensare dal punto di vista della domanda, per cui i processi che si innescano rimangono gli stessi. Essa delinea tutte le leve su cui possono puntare le società per fornire un’utilità eccezionale per gli acquirenti, così come tutte le varie esperienze che gli acquirenti possono avere con un prodotto o servizio. Questa mentalità aiuta gli startupper e le nuove sharing ecnonomy a identificare l’intera gamma di spazi di utilità che un prodotto o un servizio può potenzialmente riempire.

Quale pensi sia il settore industriale con le migliori condizioni per una azienda o un imprenditore che vogliono evitare la competizione con questo tipo di strategia?

La strategia Oceano Blu può essere adottata indistintamente in ogni settore ed in ogni mercato, non esiste un mercato più favorevole di un altro. Non mancano esempi di aziende che la applicano in settori completamente differenti. Le aziende devono essere brave a trovare il giusto approccio nel proprio mercato di riferimento.

I mercati sono conversazioni. Cosa possono fare le aziende per creare oceani blu sui social media?

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu

Le aziende dovrebbero in primis coinvolgere gli utenti sollecitando il loro contributo e raccontare l’azienda anche attraverso i valori aziendali, ricordando che il processo giusto trasforma l’esecuzione in strategia, creando in anticipo il desiderio di acquistare.