Pirelliha da poco realizzato un completo restyling del proprio sito web di riferimento, utilizzando un design estremamente contemporaneo e, aspetto subito evidente, magazine-oriented. Abbiamo così pensato di darti una panoramica del nuovo sito concentrandoci, in modo particolare, sui 3 fattori chiave della grafica e dei contenuti: design magazine-oriented, contenuti media e attenzione ai canali social.
Design magazine-oriented
Appena si visualizza il sito web si nota subito uno stile completamente nuovo e un design volutamente magazine-oriented, il tutto a sottolineare la tendenza sempre più diffusa di fornire un’esperienza di navigazione all’utente finale maggiormente fluida ed attraente. La staticità che un tempo abbondava la rete è ormai ‘storia vecchia’, così come è evidente una evoluzione del concetto di flat-design (Appledocet).
Ad evidenziare lo stile magazine non c’è solo il design in se, ma anche il contenuto presente nella sezione principale: Pirellipunta alle emozioni andando ad incuriosire l’utente, un approccio tipicamente giornalistico! Il collegamento principale che ci viene in mente è il connubio tra innovazione e persone, concetto evidentemente alla base della mission aziendale.
Messaggi come “L’emozione di una moto fatta su misura” oppure “Human Technology: sai costruire un pneumatico” in aggiunta ad un interesse sempre maggiore per il social (inteso come progetti sociali pensati per aiutare le persone a fare la differenza) sono chiaramente frutto di una concezione emozionale dell’azienda.
Contenuti media
Il nuovo sito web di Pirelli punta in modo sempre più spinto ai contenuti media– sia fotografici che video – soprattutto quando si fa riferimento ad Arte e Cultura, da sempre temi molto sentiti dall’azienda e di grande attualità, anche grazie al lavoro svolto dalla Fondazione Pirelli.
Tra gli altri contenuti media molto interessante anche l’intera sezione dedicata a uno dei progetti mainstream da sempre molto pubblicizzato dall’azienda: il famoso Calendario Pirelli.
Pirelli è da sempre molto attenta ai social network e integra nel nuovo sito un’apposita sezione (in fondo alla home page) con tutti i propri canali social (Facebook, Twitter, Instagram, Linkedin e YouTube).
Non spendiamo molte parole sui canali social, perché sono probabilmente molto conosciuti da tutti. Soffermiamoci su un canale web e social che fonde la parte online con quella offline: l’ormai famoso HangarBicocca, a cui fa riferimento il sito attraverso la propria home page. Un esperimento nato come scommessa ma diventato con il tempo una certezza del panorama culturale e non solo della città meneghina.
Questa analisi del nuovo sito web Pirelli ha evidenziato sicuramente un aspetto, una forte volontà di comunicare ai clienti (e non solo) che l’azienda NON è solo pneumatici, ma piuttosto una multinazionale la cui vision è orientata all’arte, alla cultura, all’evoluzione, all’innovazione tecnologica. L’emozione è sempre alla base di tutto: a noi il nuovo sito piace, e a te? 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Andreahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAndrea2015-10-30 11:00:102015-10-30 11:00:10Pirelli: il nuovo sito web progettato per una nuova Era Digitale [ANALISI]
“È passato il tempo degli slogan, degli spot orecchiabili per la radio e dell’ottimizzazione della distribuzione per tagliare i costi” (Seth Godin). Nel mondo della comunicazione tutto cambia velocemente: dobbiamo prenderne atto, le aziende in primis!
Lo scenario digitale evolve molto rapidamente, creando nuove opportunità di business: la digitalizzazione è una forma di progresso ed un’incredibile opportunità.
Spesso però le aziende attente all’evoluzione dei trend e che vorrebbero sfruttare le potenzialità della rivoluzione digitale, si imbattono inostacoli iniziali: il Web Marketing appare ancora una disciplina troppo vasta e complessa. Da dove partire?
Una soluzione potrebbe essere quella di aggiornare le competenze digitali gradualmente e metterle al servizio del proprio business!
Martedì 1 dicembre dalle 13, passeremo la parola a Claudio Gagliardini ed Edoardo Scognamiglio, tra i docenti della Collana On Demand in Digital Business; ti guideranno alla scoperta di strategie, strumenti e funzionalità che la tua azienda può iniziare da subito ad utilizzare per evolvere il modo in cui fa marketing attraverso il web ed emergere.
Cosa imparerai a fare? – Gettare le basi di una strategia di Video Marketing.
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– Digitalizzare alcune attività fondamentali di marketing.
Il Video Marketing e le strategie di geolocalizzazione sono una soluzione accessibile a tutti se si hanno le competenze giuste per applicarle al proprio business. Meglio iniziare con passi piccoli ma efficaci!
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Qualora fossi impossibilitato a seguire i web-live, potrai ritrovare video e slide a distanza di un paio di giorni dalla diretta sulla piattaforma e-learning e solo per un periodo limitato di tempo.
Ricapitoliamo
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https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2015/10/corso-startup-620x476.jpg476620Eufemia Scannapiecohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEufemia Scannapieco2015-10-30 10:50:142015-11-30 14:29:50Video e Google: inizia a digitalizzare la tua azienda [FREE MASTERCLASS]
Te lo diciamo da sempre: un’immagine vale più di 100 parole, soprattutto sui social network: la prima impressione che si dà è sempre quella legata alle foto/immagini che si decide di utilizzare nei profili.
Per questo motivo non puoi rischiare di pubblicarne di sformate (quelle che ti ingrassano di 20 Kg e ti abbassano di 20 cm), tagliate male (molto bello il tuo ritratto, ma cosa c’è sulle sopracciglia?), o semplicemente di insignificanti (ancora il tuo cane… davvero?)
Trovare l’immagine che ti rappresenti meglio, non dovrebbe essere difficile, ma come per ogni attività web esistente, c’è anche un programma che lo fa per te.
Si chiama Pablo 2.0 ed è un editor grafico online per account social di proprietà di Buffer.
Da quando è stato messo online, all’incirca un anno e mezzo fa, sono state create oltre 500 mila immagini e con la versione due punto zero si prevedono picchi ancora più alti di utilizzo.
In pochi e semplici passi ti permette di realizzare foto giuste per Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest e lo fa senza che siano fondamentali pregresse conoscenze tecniche.
Nella schermata principale potrete scegliere se:
scegliere un’immagine tra quelle selezionate da Pablo oppure caricarne una nuova
manipolarla con una serie di effetti (contrasto, fuori fuoco e bianco e nero)
inserire delle scritte (e dei loghi)
scegliere il formato: alta per Pinterest, larga per Facebook e Twitter, squadrata per Instagram
Una volta apportate le modifiche che riteniamo più adatte a valorizzare il nostro scatto, abbiamo due possibilità.
La prima prevede di condividere immediatamente l’immagine sul social prescelto.
In questo caso, Pablo si appoggia a Buffer e quindi vi verrà richiesto di effettuare il log in per scegliere se pubblicare subito l’immagine, oppure programmarla.
L’alternativa è scaricare sul proprio device l’immagine e poi pubblicarla direttamente dal social scelto.
Per chi non ha voglia di registrarsi a un nuovo servizio web, questa seconda modalità risulterà essere molto comoda, ma ci teniamo a sottolineare come, iscrivendosi a Buffer, avremo la possibilità di analizzare l’immagine prodotta con gli analytics di Buffer e scoprire in quali momenti ha ottenuto i risultati migliori.
Un’altra funzione simpatica di Pablo – sottolineata sulle pagine di Wersm.com – è quella che ci permette di copiare frasi da qualunque testo web e incollarle nell’immagine che andremo a realizzare.
Come? Semplicemente usando il tasto destro del nostro mouse/track pad (opzione valida solo con Chrome e Safari).
Pronti a rifarvi il look con Pablo 2.0?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKino2015-10-30 09:20:132015-10-30 09:20:13Pablo 2.0: per ogni social network l'immagine giusta
I dati che ricaviamo dal mondo social hanno un’elevata mortalità, ossia il mutamento delle piattaforme, il loro utilizzo da parte degli utenti e il comportamento di questi sul web cambia così rapidamente che è davvero complesso riuscire ad ottenere un’istantanea veritiera per più di un mese. L’ultima novità di casa Zuckerberg è il potenziamento del motore di ricerca interno al social network più utilizzato: da qualche giorno è possibile ricercare davvero qualsiasi cosa su Facebook, dai post ai luoghi d’interesse.
La novità
L’introduzione di questa nuova search tab ricorda quella lanciata da Instagram qualche mese fa, che rendeva disponibile la ricerca di utenti, interessi e luoghi dalla web application instagram.com.
Come ci viene spiegato all’interno della pagina informativa sulla “search” di Facebook, è ora possibile ricercare foto, post, video e link semplicemente inserendo le parole chiave nella classica barra di ricerca. Ovviamente i risultati ottenuti mostreranno soltanto i contenuti condivisi con privacy pubblica.
Facebook, anzi, Zuckerberg è un visionario: il suo obiettivo, che sottolinea in ogni occasione, è quello di poter connettere ogni utente con tutti gli altri e con tutto ciò che lo circonda. Se qualcuno decide di condividere un momento col mondo intero – banalizzando questa scelta semplicemente cliccando su “privacy pubblica” – secondo Zuckerberg è cosa buona e giusta che il resto del pianeta (presente su Facebook) lo venga a sapere. Ecco quindi la possibilità di ricercare in un database con più di due mila miliardi di post. Quindi, se da una parte Facebook toglie – con un algoritmo che ormai ti fa chiedere se abbia ancora senso aprire una pagina sul social – dall’altra Facebook da, offrendoti la possibilità di ricercare un post che, per causa sua magari, ti eri perso. Ironico.
Perché usarla
Ad esempio potremmo utilizzare questa nuova funzione per tenere sotto controllo il sentiment degli utenti nei confronti di un prodotto della nostra azienda, o di quella di cui curiamo la comunicazione. Oppure di un competitor. Per rimanere invece più sulla situazione pijama-divano-bingewatching potremmo utilizzare la nuova serach tab per non perderci nemmeno un commento sulla seconda stagione della serie TV Fargo, o la dodicesima di Grey’s Anatomy, per dire. Insomma, siamo ninja, sapremo come sfruttarla.
Semplice notare che Facebook e Twitter, ormai, fanno a gara nel copiarsi. Si aprono le ninja scommesse per la prossima scopiazzata: sarà Facebook o Twitter a fare la prossima mossa? Note di Facebook contro Medium, Instant Articles del primo contro Amp di Google e Twitter, la nuova search tab contro quella dell’uccellino… la sfida continua.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kazuki LuShttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKazuki LuS2015-10-30 07:00:452015-10-30 07:00:45Facebook: migliorato il motore di ricerca interno
Dopo il boom di articoli, post dedicati e le infinite curiosità che sono esplose su quella che sembrava essere una delle maggiori novità dell’anno, tutto è poi scorso tranquillo. Il social che, lanciato qualche mese fa, come punto di forza sbandierava la difesa della privacy, sembra non avere poi avuto molto successo.
Si parla di Minds.com, lanciato agli inizi dell’estate fra un mare di consensi (fra cui quello di Anonymous), che si basa su una gestione trasparente dei contenuti rispetto ad altri social. Servizio di chat con crittografia, tasto “Non mi piace”, registrazione in forma anonima: tre elementi che già a primo impatto permettono di capire dove sta l’innovazione.
Ma che fine ha fatto Minds.com?
A giugno, il fondatore di Minds.com Bill Otman parlava di una fan base iscritta al social network di 60 milioni di utenti.
Un numero interessante, se comparato ad altri social network più importanti e vecchi (si pensi al Foursquare pre-scissione del 2013).
Eppure non è semplice trovare dati aggiornati su questo tema. Vero che gli utenti di minds.com amano la privacy, ma non sapere che numero di iscritti ci sono forse è un po’ troppo!
Adottiamo quindi un altro metro di misurazione per capire quanto sia effettivamente utilizzato: l’app mobile.
Nei vari comunicati stampa ed articoli di lancio del social era stata confermata la notizia che Minds.com sarebbe stato reperibile in versione app, facilmente scaricabile sia per iOS che per Android.
Facendo una rapida prova, sull’App Store Minds.com non appare fra i primi risultati, cosa che non accade per altri social: basta infatti cliccare F che il primo risultato risulta essere Facebook, S per Snapchat, I per Instagram e così via.
Anche cambiando keyword e utilizzando “minds”, il social della privacy non compare tra i primi risultati.
L’app appare qualche pagina più avanti. Nelle recensioni, si legge questo avviso: “Non abbiamo ricevuto abbastanza valutazioni per visualizzare una media per la versione attuale di questo(a) applicazione”.
Un brutto segnale?
Su Google Play è possibile avere una versione più chiara dei downloads: un totale di 2.105 con un giudizio ottimo di gran lunga superiore rispetto alle altre valutazioni. La maggior parte delle recensioni, tuttavia, sono riconducibili al periodo di lancio del social network. Occorre però riconoscere che, in entrambi gli stores, la versione risulta comunque essere aggiornata.
Possiamo quindi affermare, da questi pochi, semplici dati, che se ci sono effettivamente 60 milioni di utenti iscritti, non usano molto il mobile: e quei pochi che usano minds.com da smartphone, hanno prevalentemente device supportati da SO Android.
Possiamo affermare, da queste poche certezze, che minds.com sia un buco nell’acqua? Probabilmente no, anzi.
Nel 2015 è emerso come ci sia grande interesse dall’audience verso tutto ciò che è in grado di garantire la privacy (si pensi a Telegram, rimanendo nel campo delle app mobile), e Minds.com nei primi mesi di vita ha saputo catalizzare, anche grazie il forte endorsement di Anonymous, le attenzioni di ampie fette di utenti.
Forse, se fosse nato prima di tutti gli altri saremmo stati educati ad un’altra modalità di vivere social: ma con i “se” e con i “ma” non si fa la storia, e dobbiamo limitarci ad attendere almeno fino al 2016 per avere indicazioni più credibili sul futuro di minds.com.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Eleonora Tricaricohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEleonora Tricarico2015-10-30 07:00:122015-10-30 07:00:12Minds.com: a che punto siamo?
SMAU Milano 2015, giunta alle 52esima edizione, consacra l’importanza dell’innovazione digitale per le imprese private e la pubblica amministrazione, con un’attenzione particolare al Made in Italy e all’ecosistema startup.
Non solo innovazione digitale per la crescita economica, ma anche affermazione della startup come nuova forma di impresa tutta italiana.
SMAU, cos’è e cosa rappresenta per il Made in Italy
Nel 1964 nasce SMAU, un partner a supporto delle aziende private e pubbliche nell’acquisizione ed impiego delle ultime innovazioni tecnologiche per rendere le soluzioni digitali i nuovi strumenti di crescita nel futuro.
SMAU è anche una piattaforma dinamica in cui imprese ed esperti si incontrano per crescere insieme e tenersi aggiornati sull’ecosistema digitale e sulle innovazioni del mercato ICT.
Ma non solo.
Dal 2011 SMAU accoglie anche incubatori e startup, per dare voce al nuovo modo di fare impresa e dare alle aziende italiane l’opportunità di sviluppare idee e progetti in cantiere.
Ogni anno SMAU, raccoglie 85.000 imprenditori e professionisti, 2.200 giornalisti di settore , oltre 1.200 top player nel settore ICT e digital, oltre 400 startup, 700 workshop di approfondimento.
Diversi sono stati i premi consegnati alle aziende che hanno spiccato per le innovazioni proposte, con soluzioni all’insegna della tecnologia e della concretezza di realizzazione.
Il primo riconoscimento è il premio Lamarck consegnato a IDX – Innovative Digital eXperience S.r.l., Revolution e Madai, aziende già pronte a supportare innovazione ed evoluzione delle imprese mature. Oltre al premio, gli sponsor hanno offerto ai vincitori la possibilità di iscrizione gratuita a Tech Marketplace e a StartUp Initiative, programmi sostenuti da Intesa SanPaolo, e utilizzo del servizio Aruba Cloud Startup, offerto da Aruba.
Il secondo riconoscimento è il premio Spot-Up per l’innovazione e la creatività, consegnato a Driver2Home, il servizio di autista sostitutivo, che si aggiudica anche servizi Cloud per circa 3000 euro dallo sponsor Clouditalia.
Poi troviamo cinque categorie di innovazione digitale in cui diverse idee si sono aggiudicate il premio della categoria.
La prima è la categoria – Gestionali evoluti per migliorare la performance – vinta da:
Lindbergh S.p.a: I camion dei rifiuti tracciati dal satellite: con TDox cliente soddisfatto e ambiente più sicuro; Candy Hoover Group: Edicom diventa partner di Candy Hoover Group e “traduce” ordini e fatture per i mercati di tutto il mondo; DIA S.r.l: Tutti i dati con un click: la Business Intelligence rivoluziona il modo di lavorare e prendere decisioni.
I premi della seconda categoria, Il digitale per fare business , sono andati a:
IHC Hotels: Centralino Virtuale e Servizi Premium per i resort esclusivi di Sardegna e Toscana. Per un relax che sia anche connesso; Accor Hotels: Albergo dematerializzato, dalla fattura allo scontrino: l’e-billing per il fisco piace anche a clienti e fornitori; Extendo: Il digitale e il negozio tradizionale vanno a braccetto: in Extendo l’eCommerce è un alleato dello showroom; Mauro Morelli Marmi: Apuana Corporate, un brand e una rete informale di imprese rilancia l’artigianato del marmo in chiave digitale.
La terza categoria, Open innovation, se l’aggiudicano:
Gruppo ASCO Piave S.p.a: Fatturare in formato elettronico: quando lo standard della Pubblica Amministrazione torna utile anche al privato; La mia Energia: Energia, illuminazione e telecontrollo da torri faro eoliche a led per la Rete Ferroviaria Italiana.
Quarta categoria, Mobile app che semplificano la vita, vinta da:
Equitalia S.p.a: Addio file allo sportello Equitalia. Se la cartella esattoriale si paga via home banking, si evitano errori e malintesi; Bolaffi S.p.a: Parte dal tablet la caccia al tesoro filatelica: con l’app Bolaffi basta una foto per quotare il francobollo.
I vincitori dell’ultima categoria, Costruite comunità digitali:
Fiera di Vicenza S.p.a.:App VicenzaOro The Boutique Show: Un po’ mappa e un po’ social network per buyers e espositori; Istituto Comprensivo Statale 12: Un’app per gli studenti dislessici: Mayor Tom fa “leggere con le orecchie”, con tecnologia open.
SMAU Milano 2015: cosa ne dicono gli esperti del settore
Tre giorni per SMAU Milano 2015, molti i partner e gli esperti che sono intervenuti, diversi i temi al centro della discussione, ma una l’elemento comune: dare risposte concrete all’esigenza di cambiamento emersa nei settori come commercio e turismo, pubblica amministrazione e sanità, settore manifatturiero ed internazionalizzazione, con un approfondimento sulle tendenze digitali del momento.
I temi che sono emersi da questa edizione, a parere generalizzato di chi c’era, sono, oltre alla tecnologia, all’innovazione digitale e all’ultime frontiere dell’ICT, la voglia di internazionalizzazione partendo però da una territorialità forte, la presenza della categoria startup come il nuovo modo di fare impresa e l’orientamento sempre maggiore al digitale, ma solo con un partner affidabile.
SMAU è l’innovazione digitale anche per le piccole imprese e la pubblica amministrazione, con l’intervento del panorama startup, il nuovo modo di fare impresa in Italia.
Con Smau vogliamo orientare le imprese e le pubbliche amministrazioni ad una scelta mirata di innovazione attraverso il paradigma dell’Open Innovation. L’obiettivo è favorire l’incontro tra gli attori dell’ecosistema dell’innovazione affinchè ciascuna impresa possa trovare il proprio laboratorio di ricerca e sviluppo e crescere in competitività. Pierantonio Macola – Presidente Smau.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Emikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEmiko2015-10-29 14:17:542015-10-29 14:17:54SMAU Milano 2015, tutti i risultati della 52esima edizione
“La curiosità è tanto imparentata all’attenzione, quanto l’attenzione lo è alla memoria” (R. Whately). L’attenzione è diventata una risorsa scarsa, quindi di massimo valore. Sul web, poi, è diventata ancora più difficile da conquistare perché l’utente online decide se, cosa, quando e per quanto, in un tempo brevissimo. In una manciata di secondi deve essere interessato, coinvolto, conquistato per stimolarne la curiosità e il ricordo.
L’online video, nell’era dei virali e delle condivisioni immediate sui social, sicuramente assume una valenza di marketing rilevante nel panorama mediatico. I video, infatti, riescono più facilmente ad emergere dal flusso di notizie che gli utenti leggono mentre navigano.
Non è sufficiente però realizzare un video, caricarlo su Youtube o Facebook ed attenderne i risultati: è importante per le aziende che decidano di investire in questo canale, conoscere le regole che rendono un video efficace e i parametri per valutarne i risultati. Già, ma quali sono?
Nel Corso in “Video Marketing”, che faparte della Collana Digital Business realizzata da Ninja Academy in collaborazione con Combocut Film, si esplorano le fasi fondamentali di questa disciplina in grado di incrementare la notorietà di un brand, ottimizzare la lead generation e fidelizzare i clienti.
Abbiamo intervistato il docente del corso on demand, Edoardo Scognamiglio per capire quali meccanismi rendono un video utile e misurabile in termini di marketing.
1. Perché dovrei inserire il video marketing nella mia strategia comunicativa?
In media visioniamo un sito per soli 48 secondi. Ma, attenzione, quando su un sito c’è un video, la nostra permanenza può arrivare fino a 5 minuti. Mica male, no? Con un’occhiata ai numeri che vi ho appena dato, è chiarissimo che l’inserimento di un video nel marketing mix di un’azienda abbia il potere di amplificarne moltissimo l’efficacia della comunicazione.
Per capirci, partiamo dal principio: le immagini “in movimento” di un video si fanno ricordare meglio di una classica campagna pubblicitaria statica e di sicuro coinvolgono maggiormente lo spettatore a livello emotivo.
In più, il racconto di una storia da parte di un brand, fa in modo che il potenziale cliente si ricordi della storia, sì, ma soprattutto del brand che ha avuto il coraggio di raccontarla e mettersi in discussione usando uno strumento che ha larghi margini di interazione online.
Con l’arrivo dei social network e la possibilità di condivisione dei contenuti, la diffusione del video e del nome del brand che l’ha prodotto è diventata più capillare aumentando i “luoghi” di fruizione e le vie di raggiungimento del proprio target.
In breve, se volete aumentare la brand awareness, fidelizzare utenti oppure convertire lead in clienti, il video marketing ha il potere di “oliare” il meccanismo del sales funnel in maniera così efficace da rendere quasi una follia non sfruttarne i vantaggi.
2. È il numero di visualizzazioni a decretare un video di successo?
Premessa: prima di realizzare un video chiedetevi qual è l’obiettivo finale che la vostra azienda vuole raggiungere utilizzando questo strumento come mezzo di comunicazione del brand. Solo quando avrete chiara la risposta, procedete a scegliere il tipo di video che rappresenterà la vostra azienda.
Ne esistono, infatti, tre tipologie: gli Hero video, che hanno l’obiettivo di raggiungere grandi masse di pubblico grazie a contenuti molto coinvolgenti e facilmente condivisibili. Per intenderci, sono i viral.
La seconda tipologia è rappresentata dagli Hub video, clip la cui uscita è programmata con cadenza regolare e il cui contenuto è costruito attorno ai principali interessi dei potenziali clienti. Eccovi un esempio: se il brand è casa.it, gli interessi del target del portale immobiliare potranno essere dei trucchetti di gestione della casa, per questo motivo abbiamo realizzato per loro la serie di video “Gli Sgami della Nonna” che ha riscosso grande successo.
Infine, l’ultima tipologia di video sono gli Hygiene: si tratta di clip sempre presenti sul sito del brand, ideali per spiegare il business in maniera tecnica e particolareggiata. Il loro tono sarà autorevole.
Chiarito questo e per tornare alla domanda, in un video Hero, ad esempio, il numero di visualizzazioni è “solo” una delle metriche per valutare il successo della clip poiché, è vero, questo tipo di video viene progettato per raggiungere il massimo numero di utenti web ma le visualizzazioni da sole non ci danno il quadro generale: perché un brand possa dichiarare che un suo video è di successo dovrà valutare anche le azioni intraprese dalle persone in seguito alla sua visione.
Per gli Hub Video il successo è decretato dall’analisi della fidelizzazione ottenuta, cioè il numero di utenti unici che ha guardato il video, ma anche dalla durata di visione; nonché in base al numero di nuovi utenti del prodotto/servizio.
Se si tratta invece di un video Hygiene (how to, tutorial, interviste) il numero di views non può essere considerato come indice del successo della campagna, lo sarà il numero di form compilati per richieste di informazioni e il conseguente aumento del database prodotto.
3. Quali sono gli elementi che creano più engagement?
Nell’era dei social media, il coinvolgimento degli utenti che abbiano visto un video passa attraverso tanti elementi: il numero di condivisioni/retweet e di tag/mention, in primis. Questo vale sia per i video Hero (viral), sia per i video Hub, frutto di un piano editoriale preciso e cadenzato. Il concetto di engagement (coinvolgimento) di un video Hygiene è più ampio: un utente può essere definito coinvolto quando, arrivato sul sito dell’azienda ai cui prodotti è interessato, lascerà i propri dati all’interno di un form in cambio di informazioni su un determinato prodotto che ha intenzione di comprare.
4. Si può misurare il ROI dei video? Come?
Il ROI di un video può essere misurato attenendosi ad alcune metriche che variano a seconda del tipo di video a cui ci si riferisce. Per misurare il ROI dei video Hero si fa riferimento a 3 parametri: la metrica sul video, che considera numero di views e condivisioni; la metrica oltre il video, che guarda al numero di citazioni e articoli che parlano del video (rassegna stampa); e la metrica sugli own media, che tiene conto del numero di accessi al sito/landing page del brand che firma il video.
Il ROI di un video Hub viene, invece, misurato in base all’indice di fidelizzazione (numero di utenti unici che ha guardato il video), e alla durata della visione. Si calcola anche in base al numero di nuovi utenti.
Infine, per calcolare il ROI di un video Hygiene si considerano altri due parametri: il numero di nuovi clienti e il database building (indirizzi email, pagine viste, chiamate ricevute in azienda, moduli compilati).
5. YouTube in cosa è diverso dagli altri canali?
I canali di distribuzione video più efficaci sono YouTube e Facebook. Per poter scegliere con cognizione di causa come diffondere una clip è necessario partire da alcune riflessioni.
La prima è: il vostro brand dove è già presente? Se siete già presenti su Facebook, usate questa piattaforma. Se invece siete già presenti su YouTube allora utilizzate quest’altra.
Nel caso in cui il brand sia già presente sia su Facebook che su YouTube, è necessaria una riflessione in più: userete YouTube se il video che avete prodotto risponde a delle domande che le persone potrebbero voler cercare online. Per fare un esempio: producete rum bianco e il vostro video potrebbe rispondere alla domanda: “Come si fa un mojito?” La risposta ideale che un utente vorrebbe trovarsi davanti è un video dimostrativo e non una ricetta scritta quindi sarà molto più probabile che la vostra clip compaia tra i primi risultati di ricerca in risposta alla domanda “Come si fa un mojito?”.
Al contrario, userete Facebook per distribuire un video che abbia le caratteristiche per essere facilmente condiviso online. C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: le tempistiche. Mi spiego: i contenuti su YouTube funzionano sulle ricerche ( lo abbiamo già detto) e sul lungo termine.
E Facebook? Il social media blu viene utilizzato come strumento di campagne video dal coinvolgimento immediato, pianificate nel breve termine.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Eufemia Scannapiecohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEufemia Scannapieco2015-10-29 13:01:272015-11-29 17:18:14Video Marketing: progetta, coinvolgi e misura i risultati [INTERVISTA]
Due giorni per parlare di innovazione, declinata nelle forme del fintech, dell’health e del retail. Due giorni per scoprire cosa ci riserva il futuro in termini di tecnologia e nuove visioni del mondo. Frontiers of Interaction 2015, dal 12 al 13 novembre a Milano, è l’occasione giusta per ascoltare e incontrare le migliori menti dell’innovazione a livello globale e avere accesso a nuove idee verso il futuro.
Frontiers of Interaction, molto più di una conferenza
Fondato nel 2005 per esplorare nuove idee nel campo dell’Interaction Design, Frontiers of Interaction è diventato l’evento internazionale imperdibile nel settore del tech e dell’innovazione in Italia, con una gamma di argomenti che spaziano dalle ultime novità del settore alle visioni per il futuro.
Frontiers of Interaction è più di una conferenza: partecipando all’appuntamento milanese potrai vivere un vero spettacolo, con speaker internazionali e talenti del digitale italiani che ti ispireranno.
Il format non è quello del solito meeting, ma crea un’esperienza coinvolgente con musica, installazioni interattive e artistiche e keynote. Insomma, il luogo ideale per innovatori, startupper, geek, ma soprattutto per chi vuole dare uno sguardo al futuro per comprendere meglio anche il presente.
Startup Night e panel, tutto quello che non puoi perderti
Panel, discussioni aperte e masterclass aspettano tutte le startup che parteciperanno alla Startup Night di Frontiers of Interaction 2015, l’appuntamento dedicato all’ecosistema startup nell’ambito fintech, retail e health.
Più di 40 relatori di livello mondiale provenienti da diverse discipline e settori, e altri ospiti speciali ti aspettano al Frontiers of Interaction 2015. Founder, imprenditori, designer, manager, creatori condivideranno conoscenze, strategie e visioni in una conversazione aperta durante la due giorni di keynote, workshop e panel, in un’atmosfera entusiasmante per fare networking davanti ad un caffè.
Un piccolo assaggio del Frontiers of Interaction 2015
E per avere un assaggio dell’evento, ecco alcune anticipazioni dal programma delle giornate del Frontiers of Interaction 2015: si parlerà di app, social diseases e social media con Eugenio Santoro dell’Ist. Mario Negri, ma ci sarà anche un workshop dedicato al design thinking con Dario Violi e Mischa Weissman Lijn.
Scopriremo cosa ci riserva il futuro del retail con Valentina Paruzzi & Alberto Mattiello e parleremo di come ridisegnare le relazioni con Dirk Knemeyer di Involution Studios.
Roberto Ascione, imprenditore seriale e leader nel settore del digital health, parlerà di Opening & Digital Health, mentre Peter Cook di HumanDynamics e the Academy of Rock nella sua lezione di design thinking “Sex, Design and Rock’n’Roll”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2015-10-29 12:04:232015-10-29 12:04:23Fintech, health, retail: il programma del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]
Il 3 novembre 2015 dalle ore 17:30 alle 18:30 presso la Libreria Egea (Bocconi) a Milano non perdere la presentazione del libro per avere l’occasione di parlare con l’autore e Mirko Pallera, co-fondatore e CEO di Ninja Marketing, di come creare, dentro e fuori l’azienda, comunità prospere, giuste e felici.
Che c’entra il marketing con l’amore?
Loveting!, edito da Dario Flaccovio Editore, propone un percorso archetipico in campo aziendale che vede il marketing olistico come un veicolo d’amore. Perché se i tecnocrati del marketing non emettono empatia, si tratta solo di scienza della vendita.
Loveting! propone una nuova via, una mappa dei bisogni umani nata dall’analisi degli archetipi dell’inconscio collettivo.
Il percorso proposto è formato da 64 archetipi-base che vengono costellati in ulteriori 63 archetipi-bisogni, dai quali affiora il più grande e importante, ancora insoddisfatto: l’unione con gli altri.
L’obiettivo è quello di rivoluzionare le strategie del marketing alla luce dei bisogni non solo dei clienti ma, prima ancora, dei bisogni personali di professionisti ed esseri umani. Una nuova geografia interiore dell’advertising, marketing e branding che scopre il paradigma del Marketing Transpersonale, dove i confini dell’identità individuale si allargano fino a comprendere gli altri, le comunità, il mondo, guidandoci verso obiettivi sempre più ampi e comunionali.
L’obiettivo di ogni marketing manager dovrebbe, quindi, essere quello di capire i bisogni insoddisfatti delle persone e proporre nuove soluzioni che possano soddisfarle e renderle felici.
Un nuovo progetto di ricerca: il Marketing Transpersonale entra in IUSVE!
“Da sempre la nostra Università ha messo al primo posto un’antropologia centrata sull’uomo a servizio della comunicazione e del marketing, proprio sulla lunga tradizione educativa salesiana. Affrontare il mondo del marketing con una concezione nuova di uomo e di mercato è una sfida a cui non possiamo sottrarci”: questa la dichiarazione di Mariano Diotto, Direttore Dipartimento di Comunicazione IUSVE, in relazione al progetto di ricerca che partirà in IUSVE a Verona e che avrà proprio il compito di coinvolgere professionisti del marketing, docenti, aziende e studenti nella crescita di questa nuova corrente del marketing.
Un nuovo strumento di lavoro nato dall’esperienza sul campo della consulenza strategica di marketing: Create! Group
Loveting! e il Marketing Transpersonale sono il frutto dell’esperienza che Gianluca Lisi e Mirko Pallera stanno portando avanti insieme da oltre tre anni nel settore della consulenza strategica di marketing, branding e digital marketing: consulenza, formazione e co-creazione a disposizione di tutte le aziende aperte al cambiamento, dalle start-up alle multinazionali, per far crescere i loro brand e a trasformarli in community.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ninja LABhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja LAB2015-10-29 11:06:332016-06-17 16:55:17Loveting! Gianluca Lisi e Mirko Pallera presentano Loveting! ed il nuovo Marketing Transpersonale, il 3 novembre a Milano [EVENTO]
La più grande scena del crimine mai connessa su questa Terra
Dopo aver salutato per la prima volta il pubblico dai palcoscenici del New York Film Festival e il Power to the Pixel di Londra, la grande impresa di storytelling crossmediale firmata da Lance Weiler e Nick Fortugno per il Columbia Digital Storytelling Labha finalmente aperto le porte alle platee di tutto il mondo. La Sherlock Global Challenge, che ha avuto luogo il 24 e 25 Ottobre 2015, ha visto infatti numerosi Beta Test organizzati dai gruppi di persone creatisi all’interno del MOOC (Massive Online Open Course) della Columbia e attraverso i MeetUp che si sono tenuti nelle varie città. Oltre a Parigi, Sydney e Varsavia, tra le varie città che hanno partecipato all’evento spiccano anche Roma e Torino (e qui, c’eravamo!).
“Welcome to Sherlock Holmes & the Internet of Things. Are you ready to play a little game? I have a case for you Mr. Holmes. You have 90 minutes to re-create a murder scene, populate it with objects and clues and then craft a crime story that unlocks the mystery. You will work as a team and you will work as an individual. Now you’ll find a bag, a body and a rotary phone in the four corners of the room. Take them all. I will be watching your every move. The clock is ticking… “ — Yours Truly the KILLER”
La citazione qui sopra è tratta da dall’articolo “The Alchemy of THINGS – When Story, Play, Design & Collaboration Collide” pubblicato su LinkedIn Pulse, in cui Lance Weiler racconta dell’esperienza al Lincoln Center di New York. Subito emerge chiaro un punto: non è un ARG. Qui non si tratta di guidare o di essere guidati: il verbo giusto è collaborare. L’esperienza del giocatore deve essere quella della co-creazione. Le squadre di Sherlocks e Killers, connesse digitalmente tra di loro, avranno il compito di intrecciare e risolvere le trame di una storia che, costruendosi a poco a poco, alla fine dell’esperienza sarà il vero risultato. Niente di pre-programmato, dunque.
Non c’è una trama predefinita né un modo “giusto” di agire, e tutto il lavoro condotto dai gruppi del MOOC è volto esclusivamente a creare le condizioni necessarie affinché la scena del crimine sia connessa ed efficace.
Gli smart objects
Tutto questo grazie all’interazione con gli smart objects, che i gruppi del MOOC hanno il compito di ideare e realizzare. Caratteristica fondamentale è che siano connessi. Oltre che a costruire la scena del delitto, le squadre di Killers dovranno preoccuparsi di programmare e gestire gli smart objects durante il gioco (in collaborazione con i membri del gruppo MOOC via web), mentre gli Sherlock (in alcuni casi aiutati da un Watson del MOOC) dovranno scovarli e riuscire a sfruttarne tutta la tecnologia per scoprire gli indizi nascosti e ricostruire una propria versione dei fatti.
Un momento di condivisione
Alla fine del lavoro di creazione, le squadre di Investigatori e Assassini si incontrano di nuovo per confrontarsi sui risultati ottenuti e raccontare agli altri le storie che si sono create. È proprio in questo momento che il progetto di Wieler e Fortugno rivela tutto il suo potere aggregativo e sociale: quando intorno ad un tavolo, o in un bar, o sulle panchine di un parco, persone che fino a qualche ora prima neanche si conoscevano si raccolgono in cerchio per condividere tra di loro il frutto di un’esperienza che, pur essendo la più connessa del mondo, risulta estremamente reale e concreta, vissuta grazie alla collaborazione telematica di persone lontane tra loro migliaia di chilometri (i gruppi del MOOC) ma, grazie alle tecnologie, presenti anche loro sul campo a tutti gli effetti.
Sherlock Holmes a Torino
Appena venuti a conoscenza di un Beta Test a Torino, non potevamo resistere alla tentazione di partecipare e così ci siamo messi in contatto con Sabrina Giacardi e Valentina Maffucci di Crossmedia Factory, le quali partecipano al MOOC e fanno parte di un gruppo in cui gli altri componenti provengono dall’Inghilterra e dal Sudamerica. Anche loro, come gli altri gruppi, hanno creato uno smart object: la Voodoo Monkey, prototipo interattivo di una scimmietta peluche che ha l’aria di nascondere parecchi segreti.
L’incontro si è tenuto a Casa Jasmina, un Open Source Connected Apartment, dove tutto è connesso, dal frigo al televisore, passando per il letto e la lavatrice.Luogo ideale per un evento all’insegna dell’Internet of Things e ottima ambientazione per una scena del crimine che ha tenuto impegnate per alcune ore i due gruppi di partecipanti, connessi con un misterioso killer da Londra e guidati da due Watson dello staff. Nella foto qui sotto si possono notare la Voodoo Monkey, lo smartphone usato per ricevere gli indizi dall’assassino, una lettera e alcuni elementi di gioco come dadi e carte…
Un progetto a lungo termine
L’esperienza con Crossmedia Factory è stata preziosa e affascinante. Collegandosi su Facebook al loro profilo ufficiale si possono trovare informazioni più dettagliate sulla giornata sull’intero progetto, mentre sulla pagina relativa all’hashtag ufficiale #sherlockiot si possono trovare le testimonianze di tutti i Beta Test e gruppi MOOC e Meetup sparsi per il mondo. Ma tutto questo è solo l’inizio. Sherlock Holmes & Internet of Things è un progetto che vedrà una forma completa soltanto alla fine del 2016, quando tutti i prototipi saranno sviluppati e pronti ad interagire tra di loro. Come faranno? Digitale, Watson…
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Napukisanhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNapukisan2015-10-29 11:00:082015-10-29 11:00:08Sherlock Holmes e Internet of Things: da New York a Torino, ecco la Sherlock Global Challenge [REPORT]
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