Come costruire un profilo di successo su Couchsurfing 

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La rete mondiale di Couchsurfing.com offre la possibilità a tutti di avere un alloggio in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi momento dell’anno. Ospitalità, vitto, alloggio, condivisione, fiducia: ecco cosa rende questa piattaforma preziosa ed unica nel suo genere.

Punto di riferimento per i cosiddetti backpackers, in America Latina ed in America del Nord viaggiare ed affidarsi alla rete risulta una prerogativa fondamentale sia per viaggiatori incoming che per quelli outgoing.

Leggi anche: Sharing economy: quando condividere è meglio che possedere

In Italia, non ci sono ancora grandi numeri su Couchsurfing a causa della diversa concezione del viaggio; basti pensare che nel vocabolario italiano non esiste un termine esatto per definire coloro che viaggiano in modalità zaino in spalla, senza molti programmi e on the road ( backpackers in inglese e mochileros in spagnolo)

Quindi, come fare per aderire a questa grande, mondiale comunità di viaggiatori? È sufficiente collegarsi sulla piattaforma ed iscriversi e completare il proprio profilo, secondo poche, semplici regole.

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 1. Viva la semplicità, abbasso l’apparenza 

La rete dei couchsurfers non bada al vestito della foto di profilo o alla perfezione del trucco. Vince la semplicità: la foto deve essere semplice e reale, l’immagine di una persona che nuota tra gli squali può sembrare esagerata se non in linea con il resto del profilo. Fondamentale: non serve apparire, l’anima couchsurfer vien fuori da sola.

 2. Non è un semplice social 

Couchsurfing è una rete di nicchia: un social per chi viaggia e per chi lo fa in modalità zaino in spalla. Nella descrizione non esagerare nelle informazioni: poche, brevi e precise. Raccontare nei minimi dettagli ogni cosa porta chi legge ad andare oltre: i veri viaggi vanno oltre all’arte del pettegolezzo.

 3. Condivisione ed esperienza 

Il valore aggiunto di questa grande rete è quello della condivisione. Chi offre ospitalità lo fa per vari motivi: gentilezza, solidarietà, noia, curiosità; in ogni caso, è sempre un gran gesto di umanità. Nel richiedere l’accoglienza, è importante far prevalere che tale valore è sentito da entrambe le parti. Nei messaggi privati occorre approfondire ciò che è stato solo accennato nel proprio profilo privato. Tutto ciò tornerà utile nei feedback finali.

 4. Messaggi sbagliati 

La rete calcola l’affidabilità di un profilo anche in base alla rapidità della risposta. Come spesso accade, qualcuno potrebbe approfittare della piattaforma per cercare la propria anima gemella. Nella ricezione di messaggi poco attinenti, avances, richieste particolari, è consigliato rispondere sempre. Rifiutare e rispondere con educazione permette di mantenere alta la percentuale di risposta e non ricevere feedback negativi.

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5. Referenze autentiche

Couchsurfing non è un eCommerce: l’unico prodotto che si vende è la proiezione del proprio viaggio. Avere referenze false, scritte da amici o conoscenti, richieste per aumentare la credibilità del proprio profilo è decisamente una mossa sbagliata.  Averne tante  alimenta le possibilità di essere ospitati, ma si rischia di essere sbugiardati con una cattiva segnalazione. La fiducia è la prima regola per essere un couchsurfer.

6. Venirsi incontro

Vivere secondo le leggi del couchsurfing vuol dire essere onesti, disponibili ed easygoing, ma è necessario sentirsi pronti a farlo. Per un primo approccio con questa nuova realtà, è consentito iniziare il percorso offrendo soltanto la propria compagnia: un caffè, un giro per la città, uno scambio di consigli. Per fare ciò, basta segnalare sul proprio profilo la preferenza “Non può ospitare ma vuole incontrare“.

7.  La ruota gira

La prima regola per essere accolti è dimostrare che si è disposti a farlo. Dopo aver compilato la sezione relativa alle proprie informazioni, è necessario anche completare quella relativa alla propria casa. Qui occorre abbondare con i dettagli: dare un’idea completa dell’alloggio all’ospite rende la situazione più pacata ed amichevole.

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8. Tu, non io

Regola generale per essere un buon couchsurfer oltre ai social: credere nelle persone e nel potere dei viaggi. Guardare il mondo da diversi punti è bello perché lo rende vario, guardare da diversi punti nella stessa direzione è meraviglioso.

5 App per la content curation da mobile

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Oggi la quantità di informazioni prodotte e presenti sul web è gigantesca e in costante crescita.

Giorno dopo giorno è sempre più elevato il numero di persone da seguire sui social network, i blog da leggere, i siti da cui attingere informazioni interessanti.  Per gli specialisti del web diventa dunque fondamentale selezionare contenuti di qualità e individuare nuovi fonti autorevoli per aggiornarsi ed evitare l’information overload.

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In questa giungla di notizie il tempo che avete a disposizione per scovare contenuti validi è sempre meno?

Niente panico, oggi a darvi una mano ci sono le applicazioni mobile per fare content curation che oltre a semplificarvi il lavoro e a rendere veloce la navigazione per topic specifici,  vi permettono di lavorare in qualsiasi momento senza essere necessariamente dietro la vostra scrivania.

Newsify

 

5 App per la content curation da mobile

 

Newsify disponibile gratuitamente su Apple Store è un ottimo strumento per filtrare e leggere tutte le news importanti.

L’applicazione presenta una veste grafica originale e accattivante caratterizzata da un layout del tutto simile a quello di un giornale.

Con Newsify potrete creare la vostra rivista personalizzata scegliendo i contenuti da visualizzare in base alle vostre preferenze, in più l’app vi offre la possibilità di consultare tutte le notizie anche in modalità offline.

Inoreader

 

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InoReader  non  è un semplice aggregatore di notizie ma una vera e propria community attiva di content curator all’interno della quale è possibile cercare, leggere e condividere contenuti interessanti.

L’applicazione offre un’esperienza di lettura veloce e immediata, con InoReader potrete monitorare tutte le notizie relative ad una specifica parola chiave, e se in un particolare momento non avete abbastanza tempo e volete rimandare la consultazione di una news non dovrete fare altro che salvarla per visualizzarla in seguito.

Inoltre l’app tiene traccia di tutti gli articoli già letti in modo tale da proporvi contenuti nuovi e freschi ogni qual volta effettuerete l’accesso.

Theneeds

 

5 App per la content curation da mobile

Articoli, news e video a disposizione in qualsiasi momento con l’applicazione Theneeds. Indicando  preferenze e interessi potrete fruire di contenuti selezionati su misura per voi. Theneeds si avvale di una tecnologia in grado di monitorare milioni di siti per poi analizzarli e decidere quali contenuti mostrare in base al gradimento e ai consensi che una data notizia ha ottenuto fra il pubblico della rete.

Theneeds disponibile gratuitamente per iOS oltre a fornirvi un servizio di ricerca di notizie, vi porta all’interno di una community di utenti online con i quali è possibile confrontarsi e scambiarsi idee e suggerimenti.

Fast Feeder

5 App per la content curation da mobile

Avete una lista di blogger che amate seguire e vi piacerebbe essere costantemente aggiornati sui nuovi articoli postati evitandovi il lavoraccio di leggerli singolarmente?

Fast Feeder  velocizza il lavoro, vi basterà creare  una top list dei vostri scrittori del web preferiti per essere avvisati ogniqualvolta qualcuno di loro posta una nuova notizia.

Con un interfaccia chiara e semplice  da utilizzare questa applicazione consente di leggere le news anche in modalità offline.

Tech News Tube

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Infine abbiamo l’app di cui tutti gli amanti delle nuove tecnologie non possono fare a meno: Tech News Tube.

Disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android  con un design raffinato ed elegante fa sì che non vi perdiate nessuna novità del mondo hi-tech racchiudendo in una sola applicazione le più importanti riviste di settore.

Anche qui la parola d’ordine è personalizzazione, grazie ai filtri presenti all’interno dell’applicazione potrete effettuare delle scelte per rendere l’esperienza di lettura totalmente affine ai vostri interessi.

E voi quali app utilizzate per gestire la content curation anche fuori dall’ufficio?

Hashtag: storia di un mito. Chi lo ha inventato e perché?

hashtag

Ormai lo sanno pronunciare anche le nostre nonne, lo troviamo anche sulle etichette della biancheria intima. Di cosa stiamo parlando? Di quello che negli anni novanta era semplicemente il cancelletto sulla tastiera dei nostri primi smartphone: l’#hashtag. Ora l’hashtag è entrato a pieno nella nostra quotidianità virtuale e non.

Gli hashtag oggi sono usati regolarmente da milioni di utenti nei più diversi canali social. Tutto questo grazie a Chris Messina, guru nel mondo social, colui che ha dato vita al modo più immediato, organizzato e veloce di condividere i nostri contenuti sui social media.

Rivoluzionario? Geniale? Fatto sta che abbiamo contattato Mr. Messina su uno dei suoi canali preferiti, Twitter e gli abbiamo chiesto cosa pensa e come si sente ora il papà dell’hashtag a otto anni da questa incredibile invenzione:

“Come mi sento ora? Eccitato, emozionato,umile e ottimista”

hashtag Chris Messina

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire chi ha inventato l’hashtag e perchè. Nella bio di Twitter , Chris Messina si definisce come l’inventore dell’hashtag. Avvocato, Consulente, ex UX Designer di Google, Messina usò l’hashtag con l’intento di raccogliere conversazioni riguardanti BarCamp, una rete internazionale di non conferenze aperte relative alle tecnologie e al web.

Siamo nel 2007 a San Francisco. Proprio qui il primo hashtag della storia fa capolino su Twitter, stravolgendo le basi stesse del microblogging per eccellenza.
Primo hashtag di Chris MessinaMessina era ben cosciente delle potenzialità di quell’unione tra simbolo e parola. La sua vera ambizione, secondo quanto riportato in un post sul suo blog risalente al 2007, era infatti quella di migliorare la user experience relativa al tracciamento di contenuti relativi ad uno stesso argomento in particolare su Twitter.

LEGGI ANCHE: Il potere dell’hashtag

Non tutti però accolsero l’hashtag come meritava. Evan Williams, uno dei padri fondatori di Twitter, etichettò come eccessivamente tecnica, e quindi non adatta ai propri utenti, l’ascesa al potere dell’hashtag. Chris Messina si vide così negata la possibilità di introdurre l’hashtag nel microblogging in modo più strutturato.

Nulla però fermò la marcia dell’hashtag verso il successo. Siamo a San Diego nell’ottobre 2007. Nate Ritter, imprenditore nel settore ICT, si trova, suo malgrado, a ricoprire il ruolo del primo utente ad utilizzare un hashtag per una finalità di pubblico servizio. L’hashtag #sandiegofire utilizzato da Ritter, durante il live twitting di un incredibile e spaventoso incendio, rappresenta il momento zero nella gloriosa vita del cancelletto.hashtag Nate Ritter

Intuito? Non proprio. Abbiamo twittato con Nate Ritter per capire come si sentisse ad essere stato il primo ad utilizzare un hashtag e lui stesso ci ha confermato che è stato proprio Chris Messina, che seguiva la sua diretta dell’incendio, a suggerirgli di utilizzare l’hashtag #sandiegofire nei suoi tweet e facilitare così la raccolta di tutti i contenuti relativi all’evento in corso. “E stato un importantissimo esempio di citizen journalism grazie all’uso dell’hashtag”, confermò Messina.

hashtag Nate Ritter 2

 

Conclusione della storia? Attualmente Twitter si è dotato di una guida completa ed esaustiva su come utilizzare l’hashtag, e la vincente intuizione di Chris Messina è stata fatta passare come fervida creatività degli utenti, ovvero l’hashtag non è altro che una creazione organica e spontanea degli utenti del microblogging.

Una bella storia, non trovate?

GucciGram: la moda e l'arte ai tempi di Instagram

Fashion Show
Le sponsorizzazioni su Instagram sono ormai una realtà, e pare anche ben funzionante: proprio in questi giorni sono stati annunciati ulteriori aggiornamenti per rendere ancora più interessante l’offerta pubblicitaria. La voglia di sperimentare, però, è ancora tanta, anche fra i brand che vantano cifre da capogiro. GucciGram, il progetto social ideato da Alessandro Michele – direttore creativo del marchio Gucci – ne è la dimostrazione.

L’idea è molto semplice ma al tempo stesso geniale: raccogliere attorno ad un hashtag – #GucciGram, appunto – illustratori, fotografi e artisti già attivi sul web, in una sorta di officina virtuale che reinterpreta le opere d’arte di tutti i tempi, contaminandole con i motivi dell’ultima collezione della maison, Gucci Blooms e Gucci Caleido.

Il risultato ottenuto è una collezione che si muove tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, fondendo i canoni classici con le stampe morbide e floreali di Blooms e quelle geometriche di Caleido. Niente di più vicino a ciò che il brand aveva in mente: il progetto esprime il desiderio di tracciare una linea di continuità tra mondi diversi, creando opere contemporanee a metà tra moda e arte.

 

Una foto pubblicata da Gucci (@gucci) in data:

  Lo spazio espositivo – la galleria virtuale di Instagram, accessibile a tutti, non solo come fruitori ma anche come creatori attivi di contenuti – è poi una scelta ben precisa da parte di Alessandro Michele: “GucciGram è il punto di partenza per raccontare diverse storie, tutte accomunate da una grande libertà. Spesso, oggi, la creatività nasce e trova voce nei social media, fonte vitale per la cultura visual”.  

  Una foto pubblicata da Gucci (@gucci) in data:

 

E gli artisti coinvolti hanno davvero agito in grande libertà: in alcuni casi non sono state prese in prestito solo opere del passato, ma anche personaggi di cartoni animati e oggetti contemporanei di uso quotidiano, in linea con i dettami dissacranti della della cultura pop. Accanto ad opere di Hayez e Magritte, anche personaggi ispirati a Roger e Jessica Rabbit e comunissimi sacchetti di plastica.

Al progetto hanno collaborato non solo artisti affermati, ma anche nomi emergenti di Instagram: solo per citarne alcuni, il giovanissimo @copylab, la cui gallery è ricca di opere d’arte reinterpretate con accessori di moda o oggetti simbolo della nostra quotidianità, o il gruppo di artisti raccolti sotto l’account @themostfamousartist.

 

Una foto pubblicata da Gucci (@gucci) in data:

Tutte le opere sono visibili su Instagram – con gli hashtag #GucciGram, #GGBlooms e #GGCaleido – ma anche raccolte su un sito dedicato all’intero progetto. Come era da immaginarsi, sul social l’hashtag ha raccolto intorno a sé anche gli esperimenti creativi di alcuni utenti non direttamente coinvolti nel progetto.

Anche questo è il bello di Instagram, e GucciGram non poteva essere più social di così. Il vero potere del web – quel bricolage culturale che dà la possibilità a tutti di appropriarsi di qualcosa di già esistente e di reinventarlo – è proprio questo. I brand, al di là delle sponsorizzazioni, dovrebbero tenerlo a mente.

Twitter: addio ai preferiti, ecco i mi piace [BREAKING NEWS]

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Oggi ci lascia una stella, quella sotto i nostri tweet: a partire da oggi il tasto con cui aggiungere ai preferiti i contenuti di Twitter ha lasciato il suo posto a un cuore molto simile a quello presente su Periscope e prima ancora su Instagram, direbbero i più attenti.

Secondo le parole di Twitter la stella potrebbe confondere i nuovi iscritti, dunque potrebbe essere una scelta per aumentarne il numero non solo agganciando anche il pubblico del suo rivale nell’ultimo anno – Instagram – ma anche rinunciando a un’opzione che non sembra aver lasciato il segno in questa piattaforma.

Potrebbero esserci anche delle ricadute positive nel coinvolgimento della comunità, dal momento che un mi piace potrebbe essere concesso molto più facilmente di un preferito – che molto spesso è stato rimpiazzato da un retweet.

Infine si potrebbe ipotizzare che anche Twitter voglia avvicinarsi a quella mappatura delle emozioni già messa in campo su Facebook, spostandosi su un lato più irrazionale della risposta umana e strettamente legato alle istanze del momento.

Tu cosa ne pensi?

Oliviero Toscani e il valore dell'anticonformismo [INTERVISTA]

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Oliviero Toscani non ha certo bisogno di presentazioni. Fotografo brillante e anticonformista, nel corso della sua carriera ha firmato celebri campagne pubblicitarie che lo hanno reso uno degli autori più conosciuti dal grande pubblico e uno tra i più premiati: quattro Leoni d’Oro al Festival internazionale della pubblicità di Cannes, il Gran Premio dell’UNESCO, due volte il Gran Premio d’Affichage, l’Infinity Awards per la Applied Photography del 1992 e numerosi premi degli Art Directors Club di New York, Tokyo e Milano.

Con un intervento dal titolo “La rivoluzione comincia dalle immagini“, Oliviero Toscani il prossimo 21 novembre sarà tra i relatori del Forum delle Eccellenze, uno degli eventi business più attesi dell’anno organizzato da Performance Strategies.

La vita ha senso solo se si vive “contro”. Il conformismo uccide la creatività e finisce per annientare l’uomo.

In questa citazione dello stesso Toscani si racchiude la visione di uno dei fotografi più creativi e anticonformisti della storia dell’arte e della pubblicità. Proprio di questi temi abbiamo parlato con il grande artista.

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Intervista a cura di Martina Podetti ed Elena Silvi Marchini.

Come vede il futuro dell’advertising e della comunicazione da qui a 10 anni?

Non conosco tanto l’advertising, non lavoro con agenzie di pubblicità. Personalmente faccio fotografie che vengono usate nel mondo della produzione e del consumo, ma non è che io segua le regole dell’advertising.
Per ora non vedo un grande futuro per queste agenzie e organizzazioni di pubblicità, con direttori artistici, art director, direttori marketing che non fanno altro che far lievitare i costi dei prodotti. Diventeremo tutti più intelligenti, perché saremo provocati a diventare più sensibili e civili, quindi avremo molto meno bisogno di tutte le bugie che la pubblicità ci racconta.

Quello che si immagina quindi è un futuro che darà meno importanza al marketing e più ai valori essenziali?

Quanto accaduto a Volkswagen ne è un esempio. Guardi quanto marketing ha speso per fallire. Das auto, no, Gas auto, cambiare la d con la g. Questo dovevano avere il coraggio di fare, invece hanno raccontato bugie, e il mondo non ne ha bisogno.

Oggi che la fotografia è tecnologicamente alla portata di tutti e la replicabilità si estende anche alla creatività, cosa significa andare contro corrente? Qual è secondo lei il limite tra creatività e censura?

La fotografia è alla portata di tutti ma anche la scrittura è alla portata di tutti: ormai tutti sappiamo scrivere e leggere, ma non per questo aumenta il numero degli autori e dei poeti. Bisogna domandarsi chi sono gli autori, chi sono coloro che servono a essere testimoni della condizione umana e interpretarla.

Quando poi qualcosa viene fatto in modo nuovo, quindi creativo, tante volte chiaramente può andare contro i sistemi del politicamente corretto e quindi può avere problemi con la censura. Ma la censura col tempo si è sempre dimostrata un’azione stupida, inutile e perniciosa.

Oggi siamo sottoposti a mille stimoli dal punto di vista visivo e informativo, e diventa fondamentale distinguersi. Secondo lei, in questo senso, è più efficace l’utilizzo dell’iconicità o dello storytelling?

Bisogna usare qualcosa che sorprenda e commuova. Personalmente penso che l’immagine singola, ferma, sia la cosa più forte, poiché ci vuole essenzialità, sintesi.

Secondo lei per essere un bravo fotografo è più importante avere talento o passione?

Sono entrambi importanti. La fotografia non è solo un mezzo per essere un bravo fotografo, bisogna essere bravi autori, usare la fotografia per raccontare quello che si vede, non quello che si guarda. La fotografia è un modo per raccontare, come lo è anche la scrittura. Non si fa lo scrittore perché si è capaci ad utilizzare la penna stilografica, la matita o la biro, ma perché si deve scrivere qualcosa di interessante.

Ringraziamo Oliviero Toscani per la disponibilità e… ci vediamo al Forum delle Eccellenze 2015!

Disney e Open Bionics: arrivano le protesi per bambini dedicate a Star Wars, Iron Man e Frozen

Una mano che, accesa, si illumina ed emette un ronzio simile alle leggendarie spade laser di Star Wars, alle quali è ispirata. Il guanto di Iron Man con tanto di raggio repulsore. Una mano azzurra piena di lustrini ispirata ad Elsa, la protagonista di Frozen. Giocattoli? Nient’affatto: stiamo parlando di protesi per bambini privi di un arto.

Create da Joel Gibbard, giovane ingegnere di Bristol, in collaborazione con la Disney, queste protesi dall’aspetto di giocattolo hanno lo scopo di accompagnare i bambini nel lungo e difficile percorso di riabilitazione. Joel Gibbard ha trascorso tre mesi nel campus Disney di Los Angeles a  che vuole cambiare la vita dei bambini amputati o nati senza una mano grazie a protesi sofisticate, divertenti ed economiche.

Leggi anche: La Rivoluzione? Il progresso tecnologico al servizio della disabilità

Tre mesi di lavoro, ottimi risultati

Lo sviluppo delle tre protesi, sviluppate nell’arco di tre mesi, ha visto la partecipazione di designer e tecnici che hanno lavorato a Iron Man, Frozen e al film di Star Wars in uscita a breve. Disney, oltre a mettere a disposizione il suo campus, ha rilasciato liberamente le licenze per mantenere i prezzi bassi.

Ispirate alla cultura pop, le protesi hanno funzioni che aiutano medici e parenti a capire come procede la riabilitazione. Per esempio, la mano di Iron Man ha la capacità di monitorare i segnali che i muscoli dei bimbi stanno inviando alla protesi, dati fondamentali per capire se il percorso sta dando buoni frutti.
Questo permette ai bambini di fare riabilitazione e allo stesso tempo divertirsi: mentre i bambini sparano un razzo dalla mano di Iron Man, un motore comunica la forza della sua stretta ai medici.

Protesi per divertire, protesi per riabilitare

I bambini amano queste protesi” – ha detto Gibbard – “le indossano immediatamente. Le cose che li eccitano di più sono le luci e l’aspetto, ma subito dopo comincia la sfida con loro stessi: cominciano a prendere piccoli oggetti e a impilare cose.

Il problema, come sempre in questi casi, è lo sguardo degli altri: spesso i bambini privi di una mano si sentono osservati, compatiti e talvolta stigmatizzati.

Una cosa che fa arrabbiare questi bambini è che la gente gli chieda come hanno perso la mano. Ma queste protesi cambiano la percezione della gente: non gli chiedono come hanno perso la mano, ma dove hanno trovato una mano robotica così cool.

Joel Gibbard, con il progetto Open Hand, vuole costruire protesi a basso costo e ad alto contenuto tecnologico. Le protesi realizzate in collaborazione con la Disney, in vendita entro il 2016, dovrebbero costare meno di 3000 dollari.

Digital marketing: i nuovi dati che non ti aspetti

Digital-marketing-i-nuovi-dati-che-non-ti-aspettiChe il digital sia destinato a rivestire un ruolo sempre più rilevante per il marketing è un fatto sotto gli occhi di tutti. Se sei un Ninja e sei su questa pagina probabilmente hai fatto del digital il tuo mantra e ne sei più convinto di altri. Ecco qui dunque qualche numero, tratto da alcune ricerche dell’ultimo mese, che ti permetterà di convincere anche i più scettici. Vediamoli insieme.

Social: una crescita inarrestabile.

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I social sono arrivati e sono qui per rimanere. Anzi, per crescere e diventare sempre più pervasivi. Si registra infatti, secondo una ricerca di Adobe, un accesso da mobile che cresce del 100% anno su anno, contro un più lento 12% che caratterizza gli accessi desktop.

Se parliamo invece di tasso di penetrazione sulla popolazione, un dato su tutti è quello fornito dal report di Comscore Mediametrix: il 100% dei giovani inglesi tra i 15 e i 34 anni ha utilizzato Youtube nell’ultimo anno.

E dal punto di vista commerciale? Anche qui siamo di fronte a cifre pazzesche. Prendiamo Facebook, ad esempio. Le impression generate da Facebook Ads sono aumentate del 10% solo nell’ultimo trimestre, mentre Land Rover ha dichiarato che il nuovo strumento di Lead Ads messo a disposizione da Facebook ha ridotto di quattro volte il costo medio per contattare un potenziale cliente.

Twitter invece, nonostante qualche problema a livello di crescita di utenti, impressiona per quanto riguarda i Video. La società ha dichiarato che le visualizzazioni hanno fatto segnare un bel x150 nell’ultimo anno e che il 90% di queste proviene da mobile.

LEGGI ANCHE: Cères, tutto quello che avreste voluto chiedere ai loro social media manger 

Anche Snapchat si sta attrezzando per ospitare spazi pubblicitari. Con i nuovi filtri sponsorizzati BuzzFeed prevede che il social del fantasmino sarà in grado di generare qualcosa come 16 milioni di impression giornaliere.

Pubblicità online: la risposta degli utenti.

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Che la pubblicità, online o offline che sia, non sia piacevole se interrompe un flusso o un azione dell’utente ce ne siamo accorti da quando in Tv guardavamo i nostri cartoni animati preferiti.

Quel che non potevamo fare all’epoca era “disattivare” gli spot televisivi. Oggi invece, secondo una ricerca di Trendera, il 44% degli utenti maschili e il 42% di quelli femminili usa un programma di ad-blocking per evitare l’esposizione alla pubblicità online.

E come se non bastasse, addirittura il 32% di questi utenti utilizza più di un metodo per fuggire ai messaggi pubblicitari. I motivi? Secondo Buzzcity il 36% lamenta una presenza eccessiva di spazi pubblicitari online, mentre il 30% è disturbato dalla ripetizione ossessiva dei messaggi.

Nonostante questo, la ricerca di offerte e coupon omaggio online sta crescendo in doppia cifra. Se nel 2005 il termine “sconto” è passato da un peso del 39% a uno del 85% sulle ricerche effettuate tramite motori di ricerca (studio Vouchercloud). Un utente medio utilizza internet almeno due volte al mese con lo scopo di trovare sconti e offerte. Ingaggiare l’utente in questi momenti è quindi la chiave perchè la tua pubblicità non sia un fastidio, ma anzi una risorsa per il tuo potenziale cliente.

Ricerche sempre più local

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Digital non è solo social. Anzi. I motori di ricerca, Google in primis, sono una parte fondamentale del canale online per chi si occupa di marketing. Da questo punto di vista i dati sono molto chiari. l’utente è a caccia di informazioni mirate e specifiche: il 50% delle ricerche avviene tramite l’inserimento di quattro o più parole (fonte: Ko Marketing).

Ma è la localizzazione della ricerca stessa a rappresentare un elemento chiave per chi fa business online (e offline). Secondo Elite Sem, il 51% degli utenti richiede risultati georeferenziati, mentre il 2% degli utenti che ha effettuato una ricerca localizzata ha poi visitato un negozio (Clix Marketing). E se rimaniamo all’interno dei negozi fisici, il 43% di chi ne varca la soglia effettua una ricerca per informarsi al meglio sui prodotti che si trova di fronte.

Ancora convinto che il digital marketing non sia il futuro del marketing? Bhe, questi sono i dati del solo mese di ottobre. Ci rivediamo a novembre con un’altra serie come questa. Prima o poi ti convinceremo!

Analytics 2015: il futuro dei big data arriva a Roma [EVENTO]

Analytics 2015: il futuro dei big data arriva a Roma

Big Data è una delle buzzword chiave del nuovo millennio ed è penetrata trasversalmente in tutti i settori dell’industria. Non si tratta solamente di analizzare dataset limitati in modo lineare, ma di creare inferenze tra informazioni eterogenee,  generando previsioni significative.

Big data analytics

Grazie ai ritmi scanditi dalle innovazione tecnologiche, le possibilità di misurazione ed elaborazione di dati stanno crescendo a ritmo esponenziale: dagli 4,4 zetabyte del 2014, la previsione per il 2020 si attesta sui 44 (Fonte: IDC 2014). Negli ultimi anni, sono stati l’Internet of Things (IOT) e i social network a dare un’impennata alla mole di informazioni generate dagli utenti.

Il trend interessa tanto le aziende tech oriented quanto quelle più tradizionali. Nella prima categoria rientrano i precursori che hanno saputo capitalizzare i vantaggi derivanti dalla corretta gestione e interpretazione dei big data, portando ad una rottura degli schemi economici e sociali: Google, Facebook  e Amazon sono tra gli esempi più autorevoli; l’impatto è dunque notevole anche su altri settori, come quello bancario e quello assicurativo.

A livello nazionale i motori di ricerca testimoniano una crescente richiesta di informazioni sull’argomento, ma se le ricerche più gettonate sono ancora “big data cosa sono” e “big data definizione”: quello che manca sono le opportunità di confronto e approfondimento.

#Analytics2015

Analytics 2015: il futuro dei big data arriva a Roma

L’occasione per colmare questa lacuna arriva con Analytics 2015, conferenza di tre giorni dal respiro internazionale incentrata sui big data che avrà luogo a Roma dal 9 all’11 novembre 2015, presso il Parco dei Principi Grand Hotel & SPA. L’evento nasce per coltivare la cultura della big data analytics e rispondere alle diverse esigenze professionali, dedicando percorsi formativi specifici per gli interessati e gli esperti del settore.

Il programma dell’evento copre tutti gli aspetti di creazione, acquisizione ed elaborazione dei big data, nonché case study del loro utilizzo per orientare i processi i business.

Partecipare significa dunque verificare quanto le conoscenze personali e aziendali incontrino la richiesta del mercato digitale, di modo da sanare eventuali gap e affinare skill che portino a risultati di eccellenza.

Analytics 2015 si prefigge di aumentare la preparazione di tutte le figure professionali coinvolte. Data scientist, analisti e statisti, esperti di settore, IT specialist, manager, ricercatori, accedemici ed esecutivi assisteranno a interventi di ospiti altamente qualificati, avranno la possibilità di creare networking di alto livello e potranno gettare le basi per nuove opportunità di business.

La parola ai big

Analytics 2015: il futuro dei big data arriva a Roma [EVENTO]

Coloro che prenderanno parte ai corsi di formazione e alle conferenze in programma impareranno le best practice nel campo della data analysis direttamente dai big player del settore, e verranno messi in condizione di importare efficacemente questo know how nella quotidianità della propria realtà lavorativa.

Ad Analytics 2015 interverranno speaker di vasta esperienza provenienti da tutto il mondo, offrendo così una prospettiva internazionale e multi-settoriale dell’argomento.

SAS, leader nella fornitura di servizi business analytics nel mercato della business intelligence (BI) e società organizzatrice dell’evento, ha coinvolto le eccellenze del proprio staff, affiancandole a collaboratori esterni del calibro di Rahaf Harfoush, membro del Social Media Team di Barack Obama, e Jer Thorp, artista ed educatore di fama mondiale, esploratore dei confini tra scienza, dati, arte e cultura.

Perché partecipare?

La trasversalità della digital transformation coinvolge sia le startup sia le grandi aziende; ciascuna di esse può ottenere tre benefici ben precisi partecipando a Analytics 2015:

  1. Aumentare il know how aziendale sui big data analytics attraverso corsi di formazioni, best practice internazionali, case study e sessioni demo live alla presenza dei maggiori esperti del settore!
  2. Espandere il proprio network professionale grazie alle presenza simultanea di oltre 500 professionisti dell’analytics in un solo posto!
  3. Aumentare le proprie conoscenze sui big data, sull’uso degli strumenti più innovativi, sui modelli organizzativi più aggiornati e sugli ultimi trend per padroneggiare presente e futuro dell’analisi ed estrazione di valore dalle informazioni!

Tutti i dettagli e le news sono a disposizione sul sito ufficiale e seguendo l’hashtag #Analytics2015.

King, l'azienda di Candy Crush Saga, venduta a 5,9 miliardi di dollari [BREAKING NEWS]

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Candy Crush è stata comprata da Activision Inc. per quasi 6 miliardi di dollari.

La popolare app, regina incontrastata dell’intrattenimento mobile, entra a far parte di una offerta ludico-digitale che comprende anche colossi come World of WarcraftCall of Duty.

La notizia, diffusa attraverso un comunicato proprio da Activision, ha annunciato l’operazione che verrà formalmente conclusa entro la primavera del 2016.

L’acquisizione di King Digital Entertainment plc rafforza il ruolo del più grande produttore statunitense di videogame incrementando il suo portafoglio di giochi per cellulari, spingendo sul settore del mobile entertainment per il cui mercato, già considerevole e in crescita, si stima raggiungerà incrementi anche del 50%, entro il 2019. Gli sforzi si spostano dalla vendita del prodotto fisico al mobile gaming.

Tanto che il CEO di Activision Bobby Kotick ha dichiarato “Raggiungiamo mezzo miliardo di giocatori al mese, siamo la vera rete dell’intrattenimento, più di Facebook e Youtube”.

ABS Partners CV, una unità di Activision Blizzard, acquisirà le azioni di King per 18 dollari, ma cosa accadrà a Candy Crush?

King Digital Entertainment plc, che ha lanciato la popolare app Candy Crush nel marzo 2011 ed è esploso nel 2012 (anche grazie alla diffusione su Facebook), manterrà la sua sede a Dublino, come unità indipendente della Activision, e continuerà ad essere guidata dall’Amministratore Delegato Riccardo Zacconi.