La smaterializzazione di Internet nelle parole di Eric Schmidt

“I will answer very simply that the internet will disappear”

A pronunciare questa frase non è stato un critico della rete, o un nostalgico dei bei tempi andati, ma l’ex CEO dell’azienda che più di tutte ha rivoluzionato il modo in cui internet viene percepito e utilizzato da quasi due decenni ormai; stiamo parlando di Google e del suo Presidente del Consiglio di amministrazione Eric Schmidt, che durante il panel “The Future of the Digital Economy” al Word Economic Forum di Davos, in Svizzera, ha così risposto a chi gli chiedeva di delineare gli scenari futuri del web.

Purtroppo, come spesso (troppo spesso!) accade in alcune aziende di “giornalismo acchiappa click”, la frase è stata estrapolata dal suo contesto e riproposta all’ignaro lettore come una provocazione, un sensazionalismo: ma come, l’uomo alla guida di Google dice che internet scomparirà?

In realtà basterebbe una lettura che vada oltre al titolo per comprendere il senso delle parole, lucidissime, di Schmidt:

“Ci saranno così tanti indirizzi IP… così tanti device, sensori, cose che potrete indossare e con cui potrete interagire che non ne avrete più nemmeno la percezione. Saranno parte di voi stessi tutto il tempo. Immaginate di camminare in una stanza, e che questa sia dinamica. E di interagire – grazie al vostro permesso – con gli oggetti presenti.”

Cosa ha detto, quindi, di preciso il CEO dell’azienda di Mountain View? Non ha fatto altro che confermare un’idea già molto diffusa nel mondo del web e del digital, ovvero che la presenza di un numero sempre maggiore di dispositivi connessi alla rete avrà come principale effetto la “smaterializzazione di internet”.

Oggi quando ci connettiamo al web, che sia da pc o da mobile, lo facciamo in maniera consapevole, anche se con naturalezza; clicchiamo sull’icona del browser o utilizziamo app che necessitano dell’accesso a internet, ma scegliamo di farlo. Quello a cui fa riferimento Schmidt, invece, è la cosiddetta Internet Of Things, un argomento ricco di spunti, a cui anche noi prestiamo molta attenzione; si tratta di tutti quegli oggetti tradizionali che, evolvendosi, hanno integrato le potenzialità di internet per spingersi al livello successivo.

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Rivoluzione silente

Senza voler cadere nel cliché da film di fantascienza, dove le macchine, divenute intelligenti, si ribellano e dichiarano guerra all’umanità, l’Internet Of Things, con la domotica, gli smartwatch e le varie applicazioni concrete che registriamo da qualche tempo a questa parte, non può non essere analizzata per quello che è: una rivoluzione silente, ma rapida.

Silente perché, riprendendo il discorso di prima, noi “accogliamo” questi dispositivi nella nostra vita quotidiana senza comprendere veramente di cosa si tratta: compriamo lo smartwatch e ci appare come l’evoluzione in chiave 3.0 dei vecchi orologi della Casio, quelli con l’organizer e mille mila funzioni che all’epoca apparivano fichissime, ma con ci rendiamo conto che si tratta di qualcosa di diverso, di un oggetto che non può nemmeno più essere definito con questo termine, perché implicherebbe qualcosa di inanimato e di passivo, mentre qui parliamo di uno strumento che interagisce con l’essere umano.

L’idea di una dimensione eterea e immateriale di Internet è affascinante, ma porta con sé anche una serie di interrogativi etici, sull’invadenza della tecnologia e sul rischio che si possa diventare insensibili alle esperienze umane.

Anche se è giusto e doveroso discutere delle implicazioni della tecnologia sulla nostra vita, contrastare questo processo è una donchisciottesca lotta contro i mulini a vento, perché l’evoluzione non si può arrestare, al massimo si può provare a influenzarla. Ma al momento siamo già in uno stato avanzato, quindi sarebbe forse il caso di capire in che modo l’uomo può trarre un vantaggio da tutto questo.

D’altronde in ogni epoca c’è stata una innovazione tecnologica che ha stravolto l’ordine costituito delle cose: il cinematografo era considerato uno strumento diabolico capace di rubare l’anima delle persone, prima di assurgere a forma d’arte; l’invenzione delle radiografie fu snobbata e sbeffeggiata per anni, per poi cambiare la diagnostica e la medicina; i telefoni cellulari erano oggetto di scherno, eppure rappresentano il dispositivo con la più ampia diffusione nel lasso di tempo più breve della storia dell’umanità.

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Insomma, anche se all’inizio la prima reazione è quella di storcere il naso, l’IoT è una realtà con la quale fare i conti, consapevoli che ogni evoluzione porta con sé vantaggi e svantaggi per l’umanità.

Al momento, ad essere sinceri, i vantaggi sembrano vincere 3-0 a tavolino.

Nixie: il primo drone indossabile del mondo

Se sentite parlare di droni, vi vengono in mente immagini spettacolari di vedute aeree, panorami mozzafiato, fotografie inedite di un mondo visto dall’alto, da devices leggeri e scattanti.

Bene. Avete mai pensato a un drone portatile? Christoph Kohstall sì.

Kohstall è il ricercatore americano, proveniente dalla Stanford University, che ha inventato Nixie, il primo drone indossabile del mondo. Per la precisione, il primo drone da polso.

Il prototipo è stato studiato come un braccialetto e si trasforma in un piccolo elicottero a quattro eliche con un semplice gesto del polso. Una volta che Nixie decolla, è in grado di geolocalizzarsi istantaneamente, scattare foto e girare video, per ritornare come un piccolo boomerang ad avvolgersi intorno al polso, proprio come un orologio.

Il primo selfie drone, la prima macchina fotografica portatile in grado di volare.
Basta un gesto e Nixie decolla, scatta (o riprende) e torna indietro. Per il momento è stata rilasciata la prima modalità di utilizzo, chiamata appunto Boomerang: altre modalità sono in via di sviluppo.

La qualità fotografica e video di Nixie è straordinaria. Inoltre, è possibile avere le mani libere e compiere l’azione che vogliamo immortalare in totale concentrazione e spensieratezza. A catturare il momento ci pensa Nixie, in maniera completamente autonoma.

Per il momento è un prototipo avanzato, ma arriverà sul mercato molto presto. Potete tenervi aggiornati qui sulla sua uscita e sulle ultime novità.

Vi piacerebbe un drone portatile per essere ancora più ninja?

McCafé, Ducati, Fedex: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì che si rispetti abbiamo confezionato la classifica con gli annunci stampa pubblicati nella settimana appena trascorsa.
Date un’occhiata e decidete chi è stato il più creativo!

Ducati: No time for delays

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Chi guida una Ducati, non ritarderà mai!
La motocicletta che fu di Borgo Panigale, si infila nel caotico traffico cittadino evitando l’ingorgo stradale.

Advertising Agency: McCann, Lima, Peru
Executive Creative Directors: Mauricio Fernández Maldonado, Nicolás Romanó
Head of Art: Giovanni Macco
Copywriter: Alvaro Soto
Art Director: Luigi Rissi
Ilustrator: Plan B

Ed’s Easy Diner: Eat the 50s

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Gli anni ’50 tutti da mordere nella catena britannica di ristoranti a tema Ed’s easy dinner! 

Advertising Agency: JWT, London, UK
Executive Creative Director: Russell Ramsey
Creative Director: David Masterman
Creatives: Bill Hartley, Giles Hepworth
Designer / Illustrator: James Keane
Business Leader: Anthony Hill
Senior Account Manager: Emma Bass
Project Manager: Ian Hughes

FedEx: Express

Spedizioni intercontinentali espresso FedEx. Partenza e destinazione, tutto molto veloce e concentrato nel copy dell’annuncio. Smart!

Advertising: ESA Saint-Luc Liège, Belgium
Copywriter / Art Director: Maxime Damo

Orquesta Sinfónica Nacional: Summer symphony

L’orchestra sinfonica nazionale del Costa Rica ha eseguito per voi la sinfonia d’estate!

Non chiedetevi che tipo di melodia si possa ottenere con un corno francese gonfiabile, e fermatevi ad ammirare cosa può fare un art director in stato di grazia!

Advertising Agency: Garnier BBDO, Costa Rica
Chief Creative Officer: Manuel Travisany
Creative Director: Alan Carmona
Art Director: Yoshua León
Copywriter: Randall Vega
Client Representative: Guillermo Madriz

McCafe: Heavy night

Giornata pesante? Prova McCafé.

Quante volte sentiamo dire: Non riesco a tenere gli occhi aperti!

A mio avviso la migliore della settimana. Voi che dite? Siete d’accordo?

Advertising Agency: Leo Burnett, Sydney, Australia
Creative Director: Andy Dilallo
Art Directors: Bruno Nakano, Vince Lagana
Copywriter: Grant Mcaloon
Illustrator: Bruno Nakano

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Come si progetta una Facebook strategy? [INTERVISTA] #ninjamasterSMM

Come si progetta una Facebook strategy

Come si progetta una Facebook strategy

Facebook è il social network più popolare al mondo e, se utilizzato nella maniera giusta, riesce a ridurre le distanze tra aziende e consumatori e ad avvicinare i potenziali clienti (leggi persone con cui conversare e instaurare un rapporto di fiducia).

Ma come si pianifica e implementa una buona Facebook strategy? Quali sono i contenuti più adatti per creare engagement? Come si gestisce una fanpage? Lo abbiamo chiesto a Valentina Rossetti, docente del Master Online in Social Media Marekting della Ninja Academy, che ci fa luce nel mare magnum di informazioni su Facebook e sul community management.

1. Cosa fa un Community Manager? Il Social Media Manager non bastava?

master social media marketing

A livello teorico, Community Manager e Social Media Manager sono due figure distinte, proprio perché al primo spetta l’ingaggio, la relazione e la moderazione della community, mentre al secondo è richiesto un approccio più strategico per ottenere traffico e conversioni.

Il Community Manager dovrà, quindi, avere forti doti relazionali e un’ottima capacità di scrittura; al Social Media Manager sarà, invece, richiesta una buona competenza di marketing e comunicazione e una forma mentis di tipo strategico.

Nella realtà delle agenzie italiane con le quali ho avuto a che fare, le due figure spesso combaciano o si susseguono nel percorso di crescita. Si inizia con il ruolo di Community Manager e, grazie all’esperienza e alla continua formazione, è possibile poi fare “il salto” verso una posizione come Social Media Manager con una visione più ampia e strategica.
D’altra parte, credo sia difficile essere dei Social Media Manager competenti senza un’esperienza di relazione con la community. Come puoi ideare una strategia per le persone, se non hai mai veramente parlato con queste?

2. Perché serve una strategia per postare un paio di link su Facebook?

strategia facebook

Facebook è a tutti gli effetti un media e, come tale, necessità di un approccio efficace per generare risultati soddisfacenti. Le modifiche dell’algoritmo volte a ottimizzare la visualizzazione dei contenuti più ingaggianti e la pressione costante dell’adv che “riempie buchi liberi” sul nostro schermo, ci obbliga ad un approccio strategico “community first” e fortemente analitico.

3. Qual è il modo migliore di raccontare la mia azienda su Facebook? Mi parli di qualche esempio di successo?

Il punto di vista con il quale creo la strategia deve essere target oriented, il linguaggio deve essere quello del mezzo.
L’errore che spesso si commette è di voler utilizzare Facebook come un media “tradizionale”. Niente di più sbagliato. Facebook è il luogo delle persone e come tale va trattato. Un’azienda che vuole avere successo su questa piattaforma dovrà avere un approccio “community first”, volto a raccogliere le storie e i feedback dei propri utenti. All’interno di questo scenario c’è posto anche per il prodotto/servizio, che dovrà essere proposto in modo coerente rispetto al tono di voce utilizzato in quel contesto.

Aziende su facebook

Casi di successo sono certamente Birra Moretti e Birra Ichnusa (gruppo Heineken) che hanno saputo lavorare per creare una relazione forte con la community e rendere questa ambasciatrice della marca.

Un caso di successo internazionale è certamente Oreo che, attraverso un approccio creativo e innovativo, ha saputo sviluppare meglio di chiunque altro – e prima di chiunque altro – il concetto di real time marketing: il racconto di ciò che accade nel mondo in tempo reale.

4. Qual è la differenza tra content creation e content curation?

content creation e content curation

Nell’ambito di Facebook, la content creation è la creazione di contenuti di marca a partire da un’idea creativa.

La content curation è la proposizione di contenuti contestuali, che si riferiscono ai mondi valoriali che la marca ha deciso di sposare.

5. La community si è rivoltata contro l’azienda: panico. Che faccio?

gestione crisi con facebook

Durante il master avremo modo di vedere tutte le azioni da mettere in campo nell’ambito del crisis manangement. L’approccio sarà: No Panic!
E’ fondamentale avere sempre bene in mente un concetto: per ogni crisi c’è sempre una soluzione adeguata!

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Google+: a cosa serve? Risponde Claudio Gagliardini
Come portare i Social Media in azienda? La parola a Filippo Giotto
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Qual è la ricetta segreta per avere successo su YouTube? Chiediamolo a Lucio Mormile
Social discovery: la fine di Google è vicina? Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Viscanti

Il guerrilla marketing di GAP contro Tinder

Invadere territori inconsueti con un’iniziativa di Guerrilla Marketing è ciò che ha fatto GAP. La multinazionale americana, in occasione del lancio della collezione estiva di abbigliamento denim, ha deciso di sfruttare la popolarità dell’App Tinder per stupire e catturare la curiosità dei clienti. “Siete invitati al Pants Party. Vi offriremo 30% di sconto sulla linea Denim”: questo il messaggio dell’iniziativa Guerilla di GAP. Continua a leggere

Senza Di Caprio la notte degli Oscar sui social è triste

Si è conclusa nella notte la cerimonia annuale più attesa dagli appassionati di cinema.

Gli Oscar sono l’evento di cui tutti parlano da una settimana prima a una settimana dopo l’assegnazioni dei premi. Ne parlano persino quelli che al cinema non ci vanno dall’uscita di Ben-Hur!

Perché oltre che premiare il meglio della cinematografia mondiale, gli Oscar sono anche una vetrina eccezionale per parlare di vip, moda e per spettegolare! E dove lo si fa meglio, se non su Twitter?

Chi si aspettava una replica del colpaccio social realizzato l’anno scorso, rimarrà deluso, ma ecco una selezione dei tweet più divertenti della notte delle stelle!

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Patricia Arquette, Miglior Attrice Non Protagonista per il film Boyhood, si è presentata sul red carpet con un vestito – e una forma fisica – che ha fatto scattare malignità assortite…

 

Qualcun altro ha poi notato la tensione, tutt’altro che leggera, tra mamma Melanie Griffit e figlia Dakota Johnson – in questi giorni sugli schermi con 50 sfumature di grigio – costrette a finti sorrisi davanti agli obiettivi di fotografi e giornalisti.

Tra i tanti presenti, un’assenza ingombrante si aggirava sui social di tutto il mondo…

Quella di Leonardo DiCaprio, eterno secondo degli Oscar e Re degli sbeffeggiati anche in un anno in cui non aveva film in gara.

Iniziato lo show, il conduttore Neil Patrick Harris si è esibito in un mini musical che ha stregato la platea e il pubblico di tutto il mondo, avvalendosi della preziosa collaborazione di Anna Kendrick e Jack Black.

Poi è iniziato il solito valzer delle statuette dorate che sono andate, come al solito, a tutte le figure più importanti che stanno dietro alla realizzazione di un film (qui la lista completa dei premiati).

Quest’anno però, gli Oscar avevano una particolarità: erano montabili!

La statuetta di mattoncini è stata distribuita ad alcuni dei vip in sala, durante l’esibizione del brano Everything Is Awesome, punto di forza della colonna sonora di The Lego Movie.

Come dicevamo, l’anno del selfie da milioni di retweet è stato lo scorso, ma anche in questa edizione qualcuno non ha voluto mancare il momento con l’autoscatto!

Jennifer Lopez ha postato sul suo profilo Instagram (jlo) una foto con Meryl Streep che ha ottenuto 255.970 Mi piace.

Tanti, ma non tantissimi e qualcuno coglie subito questo tentativo di imitazione

 

E la notte è passata così, senza grandi colpi di scena, tra premi e momenti di spettacolo (Neil Patrick Harris in mutande come il Michael Keaton di Birdman, la richiesta della Arquette affinché ci siano pari diritti per le donne sul lavoro, la standing ovation per l’esecuzione del brano Glory del film Selma, eseguita da Common e John Legend).

Per concludere, un tweet di Bansky ci riporta alla normalità delle nostre vite e toglie un po’ di grandeur dalle spalle delle tanti star – e sedicenti tali – presenti ieri notte al Kodak Theatre

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iBeacon e NFC: nuove tecnologie innovative per l'Event Management

Cari Ninjas, abbiamo spesso parlato di come iBeacon (introdotto da Apple con iOS 7), RFID e la sua evoluzione, l’NFC, siano delle  modalità di intendere l’esperienza della “prossimità” (spesso tramite lo smartphone) in continua evoluzione.

Retail Marketing, Proximity Marketing, Internet Of Things sono tutti ambiti in cui questi sistemi possono dire la loro in maniera approfondita, andando ad inventare nuove maniere e modalità per assistere e coinvolgere.

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Anche il settore dei pagamenti sta vivendo una nuova era, grazie all’RFID (alla base dei pagamenti con carta di credito contactless) e all’NFC (con Apple Pay novità assoluta nel panorama delle transazioni via smartphone).

Insomma, la quantità di utilizzi è potenzialmente elevatissima, ed in grado di spingere i marketers a creare nuove forme di interazione e sviluppo della base utenti.

Per quanto riguarda il mondo degli eventi invece, cosa è stato fatto fin’ora? Quali sono i case studies più importanti che hanno iniziato ad esplorare le potenzialità di iBeacon ed NFC/RFID anche nell’Event Marketing? Scopriamolo insieme!

iBeacon: nuove vie interattive di partecipazione

NorthSide Festival

Durante il Northside Festival di Brooklyn del 2014 (evento annuale di musica, innovazione e film), Mastercard ha utilizzato iBeacon per la prima volta nella sua storia, al fine di testare nuove forme di marketing e comunicazione. Nella location del festival infatti sono stati dislocati moltissimi Beacon e, scaricando l’applicazione ufficiale, in prossimità di essi era possibile vincere pass per il backstage, la possibilità di saltare la fila, dei biglietti per eventi segreti e vouchers da utilizzare nei ristoranti.

Questo esperimento ha consentito a Mastercard di analizzare importanti metriche nel corso dell’evento, quali i download della app (fondamentale per la comunicazione con i Beacon), gli alert individuati e, di conseguenza, le azioni intraprese. Tutto questo oltre, naturalmente, al grado di social awareness raggiunta durante l’evento.

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SXSW

Ogni anno i maggiori esperti ed appassionati di musica, cinema e comunicazione si riuniscono ad Austin per il South by Southwest. Il tema del 2014 era basato su Wearable, Internet of Things e Real Time Marketing. Ma ad un evento così geek poteva mancare iBeacon? Certo che no, tanto è vero che il protocollo era integrato nell’app ufficiale dell’evento!

I beacon, sparsi per la location, aiutavano i partecipanti ad ottenere un rapido biglietto di accesso ai keynotes, agevolavano il dialogo fra i presenti ai vari talk, mostrando la lista dei tweets relativi all’evento in corso, il tutto all’interno dell’app.

Tutto questo, tramite il protocollo iBeacon, avviene senza necessità di connettività ad internet ma semplicemente tramite Bluetooth LE: gli utenti quindi possono comunicare fra loro, anche in eventi in cui la connettività è assente, rendendo potenzialmente iBeacon un mezzo per la comunicazione targettizzata. Una vera breaking innovation per il mondo degli eventi!

Festival di Cannes

Le potenzialità di iBeacon già esplorate durante il SXSW sono state amplificate durante il festival di Cannes 2014.

Durante l’evento infatti migliaia di persone hanno scaricato l’applicazione ufficiale, anch’essa con iBeacon integrato: questo ha permesso una funzionalità in stile “Around Me“, consentendo ai partecipanti di visualizzare in tempo reale i profili LinkedIn di tutti gli ospiti presenti o che si stavano recando alle proiezioni.

Inoltre, per un maggiore engagement, gli eventi potevano essere memorizzati, a seconda dei propri interessi, all’interno dell’app. Il tutto rendendo il contenuto sincronizzabile fra i vari dispositivi di proprietà dell’utente.

NFC/RFID: il marketing di “contatto” applicato agli eventi!

Uefa Champions Festival

Uefa Champions League è da sempre un evento in grado di coinvolgere un quantitativo di pubblico sempre elevato e proveniente da tutta Europa. Ma cosa succede quando la tecnologia entra in campo durante un evento live promosso da Uefa stessa a Londra? 30.000 persone lo hanno provato tramite la consegna all’entrata di card RFID, che consentivano di accedere ad un mondo di sport interattivo ed incentrato sull’esperienza utente!

Tramite la registrazione della card sul sito internet ufficiale , gli aspiranti sportivi avevano a disposizione moltissime attività: con un tocco della tessere RFID sulle telecamere sparse nella location, potevano registrare foto e selfie in tempo reale, condividendoli immediatamente sui social (e dando così visibilità ai loghi degli sponsor). Inoltre, la presenza di 11 “skill stations” consentiva ai partecipanti di sfidarsi e, conseguentemente, entrare in classifica avendo la possibilità di vincere vari premi.

I risultati di questo esperimento?

  • 13.000 RFID cards registrate.
  • 7.000 foto scattate.
  • 40.000 email inviate.
  • 85.000 interazioni RFID registrate.
  • 1.9 milioni di “like” su Facebook e 1.4 milioni di commenti!

Ryder Cup 2014

Anche durante la Ryder Cup, il torneo biennale di Golf che dal 1927 si svolge fra una selezione di giocatori statunitensi ed europei, la tecnologia di prossimità è stata introdotta in maniera massiva tramite i braccialetti RFID.

Le funzionalità esplorate sono molto simili a quelle dell’UEFA Champions Festival, ma applicate ad un evento di golf per la prima volta: oltre alla possibilità di scattare foto, assistere a mini eventi in esclusiva e ad entrare in località speciali, i braccialetti potevano essere utilizzati, in alcune aree, per effettuare pagamenti contactless. Questo tramite la medesima tecnologia utilizzata per le carte di credito.

Anche in questo caso, le statistiche di engagement ottenute sono molto positive:

  • Il 46% dei visitatori si è presentata all’evento preparata, con i bracciali già registrati
  • 33 RFID social media touch points dislocati lungo il percorso di gara
  • 7 diverse tipologie di attivazioni speciali, tra cui BMW, Standard Life Investments e Sky Sports
  • 59.176 account email collegati ai braccialetti
  • Quasi 10.000 km percorsi dagli spettatori nel corso dello sviluppo delle loro attività

Conclusioni

Gli esempi che abbiamo visto rappresentano solo alcune delle numerose modalità di utilizzo dei sistemi di prossimità nel marketing degli eventi. Possiamo però dire che l’Event Marketing ha subito un’evoluzione importante tramite l’uso della tecnologia? Certamente si, anche se è evidente che siamo solo agli inizi e non è ancora chiaro se ci sarà una prevalenza di una tecnologia piuttosto che un’altra.

Le statistiche relative all’uso di questi sistemi sono infatti molto positive, ed in generale sono stati accolti con entusiasmo e grande partecipazione. La possibilità inoltre di profilare gli utenti, in particolare con iBeacon che, in tempo reale, consente di segmentare gli utenti inviando informazioni precise relative ad un target ed in maniera passiva (non è necessaria un’attivazione del proprio device per funzionare, le informazioni vengono ricevute in background e sono pronte ad essere visualizzate volontariamente o tramite notifica push) può essere un arma vincente.

Il 2015 si prepara quindi ad essere terreno di esplorazione di nuove modalità interattive e siamo pronti a scommettere che, ben presto, recarsi ad un evento con il quale si possa interagire in tempo reale sarà la normalità.

E voi cosa ne pensate? Avete già avuto occasione di testare i vostri sensori NFC ed il protocollo iBeacon in qualche evento? Vi è sembrato intuitivo e utile? Come al solito, vi aspettiamo nei commenti!

La nuova protesta dei designer per la giusta retribuzione


Ci risiamo! Ritorna l’ombra nera del destino sulla creatività e sui diritti e scatena la nuova protesta dei designer.

Lo scorso ottobre avevo avuto modo di parlare della protesta bianca dei designer – nota come La protesta delle X – nei confronti del comune di Napoli, il quale aveva indetto un contest finalizzato alla realizzazione di un immagine coordinata della città.

Aiap, insieme ad altri enti, avevano pubblicato sul proprio sito una lettera aperta lamentando una mancanza di diritti relativa alla giusta retribuzione sostenendo quanto segue: “il fatto che non sia previsto né un premio né un rimborso spese per i partecipanti è un fatto talmente grave che ci impone di richiedere agli associati di non partecipare”.

Tra le parole di sconcerto delle associazioni di categoria apparve allora il termine “premio”, teniamolo bene in mente, perché ci servirà successivamente.

Questa volta i responsabili della creazione del contest hanno pensato bene di premiare i vincitori; non retribuendoli con il denaro ma attraverso uno spot da inserire sul portale ufficiale dell’ente. Un ottimo escamotage se non fosse che con gli spot non ci si compra il pane.

Torniamo per un attimo all’odierno contest cercando di capire di cosa si tratta: l’ente chiede di creare un logo che rappresenti la Città Metropolitana di Napoli, che ne sappia cogliere l’identità e le peculiarità, col pensiero rivolto al futuro.

Il contest, “al quale è possibile partecipare senza versare nessuna cifra” è rivolto a cittadini, società, studi di grafica, design, pubblicità, comunicazione, architettura e ingegneria, liberi professionisti cui viene chiesto di proporre dei progetti grafici di logo, nel rispetto del simbolo del cavallo rampante già presente nello stemma dell’ex Provincia di Napoli.

Parafrasando le parole scritte sul bando: Fra tutte le proposte pervenute, la Città Metropolitana di Napoli selezionerà a suo insindacabile giudizio l’autore della proposta migliore, che sarà premiato attraverso la realizzazione di uno spot e pubblicato sul portale informativo on line metronapoli.it e la relativa proposta sarà comunicata alla stampa.

LEGGI ANCHE: La protesta bianca dei designer per difendere il diritto alla giusta retribuzione

Ci sembra ci capire che l’indignazione delle associazioni, che allora organizzarono una protesta sui social media con l’appoggio di diverse testate off/online non è bastata a frenare questo continuo sfruttamento della creatività altrui per creare delle belle campagne pubblicitarie, di promozione e comunicazione.

Resta il fatto che esistono molti altri enti, istituzionali e non, che hanno capito il ruolo chiave dei designer nella creazione di una brand imagine. Infatti molti enti chiedono aiuto ai tanti siti di settore mettendo in palio vere somme di denaro, poiché comprendono che tutti i lavori sono dignitosi e per questo motivo vanno retribuiti.

La nuova protesta dei designer


Intatto impazza nella rete la nuova protesta di un gruppo di designer di Torino che hanno pubblicato nella propria pagina Facebook – OFFICINE GRAFICHE – una serie di immagini che ritraggono il numero 46 che nella smorfia napoletana sta per e’Denare (i soldi).

L’idea di OFFICINE GRAFICHE è questa: #CoglioneNo era il claim di una nota campagna di sensibilizzazione del lavoro dei creativi in Italia. Seguendo lo stesso stile, hanno pensato di realizzare un’ironica e “gratuita” nuova identità per la città Metropolitana di Napoli e un nuovo hashtag: #maipiùgratis

L’uso del numero 46 rassomiglia, per certi versi, alla teoria del contrappasso dantesco legato al fatto che il comune di Napoli non intende pagare i creativi che dovrebbero ideare la nuova identità visiva di Napoli.

In sintesi i grafici di OFFICINE GRAFICHE si appellano al primo articolo della costituzione italiana, che cito: L’italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Retribuito (aggiungono).

50 Sfumature di Grigio: le parodie dei brand [VIDEO]

50 sfumature di grigio

50 Sfumature Di Grigio è il trending topic del momento, che lo si apprezzi o meno: al cinema, ma soprattutto tra le bacheche social e, sì, nel marketing. Perché se prima 50 Shades Of Grey si è fatto largo tra la popolazione femminile in modo così prepotente (per tutti i motivi che la nostra Adele Savarese elencava nel suo articolo “Cinquanta sfumature di marketing, le ragioni dietro il successo della trilogia erotica“), alcuni brand hanno poi deciso di cavalcare l’onda (social)mediatica per fare un po’ di branding.

50 Sfumature di Grigio era un successo senza confronti su YouTube ancor prima dell’uscita nelle sale: i trailer e spot ufficiali hanno totalizzato più 100 milioni di views, che salgono a più di 300 milioni conteggiando tutti i filmati correlati al film.

Ecco dunque una raccolta dedicata a parodie e video ispirati a 50 Sfumature di Grigio realizzati da alcuni brand.

Audi

Lego

Durex

Trojan Condoms

Shutterstock

Samsung acquista LoopPay, il cardcase per pagamenti da smartphone

Pagare in negozi senza strisciare nessuna carta di credito ma solo attraverso una piccola “gobbetta” presente sul vostro smartphone? Sì, il portafogli integrato è la risposta che propone LoopPay. Il 18 febbraio scorso, Samsung Electronics Co., Ltd. ha annunciato l’acquisizione di LoopPay, una startup di Boston specializzata in metodi di pagamento con mobile, in accordo con Visa e Synchrony Financial.

LoopPay, compatibile con molti smartphone incluse le due ultime generazioni di iPhone e Android, si propone come un’alternativa ad Apple Pay. La sua tecnologia Magnetic Secure Transmission (MST) ha la potenzialità di funzionare approssimativamente nel 90% degli esistenti punti vendita con terminale POS, circa più di 10 milioni di negozi, senza nessun tipo d’investimento in nuove infrastrutture da parte del commerciante, come invece prevede Apple Pay.

La sua tecnologia funziona tramite due dispositivi LoopPay: la CardCase, una custodia di plastica nera da applicare al vostro smartphone, che contiene uno scomparto per la LoopPay card, e permette di pagare direttamente con il proprio smartphone se manteniamo la card inserita oppure di estrarla e pagare utilizzando la card direttamente, e la LoopPay Fob, che contiene un lettore di carta integrato, protetto da un rivestimento di silicone colorato.

Questo piccolo dispositivo può essere considerato una sorta di portafogli standalone. Mentre la custodia si connetterà in modalità wireless con i dispositivi esistenti e presenti in store, attraverso l’app di LoopPay si potrà scegliere con quale carta pagare inserendo le informazioni di pagamento. Samsung è stata molto chiara nel definire l’acquisizione di LoopPay, come la soluzione al pagamento da mobile in diretta competizione con quella proposta da Apple Pay.

Come dichiarato anche nel comunicato stampa da David Eun, EVP di Samsung Global Innovation Center, la compagnia è entusiasta di compiere un nuovo passo con LoopPay, per fornire ai consumatori una soluzione di pagamento da mobile che non solo è sicura e affidabile, bensì anche largamente accettata in molti negozi, rispetto a qualsiasi altro servizio di concorrenza. Ulteriormente, attraverso quest’accordo di collaborazione tra le parti, l’azienda sarà in grado di accelerare gli sforzi sostenuti per il commercio da mobile.

Il portafogli digitale, se così vogliamo chiamarlo, funziona con i lettori di carte magnetiche già esistenti, sfruttando la tecnologia brevettata MST, che converte i pagamenti da terminale, per i quali normalmente si striscia la carta di credito, in letture senza contatto.

Il pagamento con LoopPay può avvenire attraverso due modalità: premendo il pulsante presente sul dispositivo LoopPay oppure utilizzando l’app LoopPay e selezionando la carta di credito con la quale si intende pagare dalla lista disponibile e cliccare per pagare. Grazie a LoopPay avrete la possibilità di registrare e tenere in archivio tutte le vostre carte di credito e debito di qualsiasi banca ed emittente, ma anche carte fedeltà e carte regalo.

Inoltre l’app, protetta da PIN e password, permette una sicurezza sicuramente maggiore di un semplice portafogli.

Già da dicembre scorso, Samsung stava attuando negoziazioni con LoopPay riguardo alla definizione di un metodo di pagamento digitale concorrenziale a quello di Apple Pay. La decisione di Samsung si concretizza al punto tale da inglobare la startup all’interno dell’azienda sudcoreana.

LoopPay ha entrambe le chiavi per avere un buon successo nei pagamenti digitali, presentando infatti elementi come compatibilità e affidabilità, un binomio imprescindibile nella società tecnologica attuale. Se Samsung sarà capace di fornire ai clienti Android, prima di quanto possa fare Google, una soluzione di pagamento facile e immediata, riuscirà a guadagnarsi una bella fetta della quota di quel mercato. Sembra anche che l’azienda Samsung si stia preparando per annunciare il suo nuovo dispositivo Galaxy S6 il 1 marzo al Mobile World Congress, e che stia lavorando con LoopPay proprio per rendere produttivi i primi frutti della collaborazione sul nuovo dispositivo, inserendovi tale tecnologia.

Ma cosa ha LoopPay in più? È un metodo di pagamento che può essere considerato come una carta di credito progettata in maniera inversa e che fornisce grande vantaggio rispetto ai metodi Apple Pay o Google Wallet, che funzionano solamente attraverso tecnologia NFC. LoopPay però, non funziona con i dispositivi di pagamento che richiedono l’inserimento della carta nell’apposito spazio riservato (ATM o metropolitane).

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Più in generale, i metodi di pagamento attraverso mobile hanno l’intento di snellirne il processo e, in un’ottica di speranza, di liberarsi del portafogli e non quello di appesantire ulteriormente lo smartphone con custodie o dispositivi aggiuntivi.

I quesiti diventano due quindi: Samsung sarà capace di rendere appetibile tale tecnologia, che visivamente può apparire un passo indietro rispetto alle scelte di design a cui andiamo incontro?

E ancora, sarà in grado di battere il confronto con una tecnologia NFC, considerata più sicura, ma fastidiosa per i commercianti che dovranno acquistare nuovi dispositivi appositamente creati e installati per l’uso?