5 motivi per dire basta alle immagini stock free

Questo articolo è rivolto ai blogger e ai content manager che sono tra noi. Vi abbiamo parlato molte volte di quanto siano importanti le immagini dei vostri contenuti e ora vogliamo parlarvi della scelta di queste immagini. Sappiamo che attivare un abbonamento per una banca di immagini può essere dispendioso, ma siamo qui per convincervi che è un costo che dovete essere disposti a pagare per dire addio alle immagini free che si trovano in rete.

Le immagini sono il biglietto da visita di qualsiasi sito o account social e spesso la decisione di restare sulla pagina e continuare a leggere o passare oltre dipende soprattutto dalla loro qualità.
Quando scegliete un’immagine dovete pensare a quale messaggio volete trasmettere ai lettori e a come distinguervi dalla massa di contenuti che vengono pubblicati ogni giorno insieme al vostro.

Ad esempio, se state parlando di assistenza clienti, non vuol dire che vada bene la prima immagine di una donna con auricolari davanti al pc, soprattutto se si tratta di un’immagine usata praticamente da tutti!

Siamo qui, quindi, per darvi 5 motivi per non utilizzare mai più immagini free stock:

1. Perché non capiamo il senso di caffè lungo + Mac + iPad + macchina fotografica + occhiali + qualsiasi cosa ti venga in mente

 

2. Perché non tutte le donne asiatiche stanno con gli auricolari davanti al pc

Flickr @Lilly Tran

3. Perché se parli di obiettivi di marketing non puoi usare sempre la stessa immagine dei binari del treno

4. Perché non sei credibile se parli di social media e usi sempre la solita tag cloud

5.  Perché la maggior parte non vanno bene e basta 😉

Dai una marcia in più al tuo visual marketing

Fotolia ospita i lavori di tantissimi artisti che potrebbero fare al caso vostro nella ricerca di immagini per la comunicazione digitale della vostra azienda. Vi consigliamo di dare un’occhiata agli abbonamenti: per voi il 10% di sconto sull’acquisto di un pacchetto mensile!

Instagram: quali possibilità per il mercato Italia? [INTERVISTA]

Una ricerca condotta da MonItaly, il progetto di monitoraggio del country branding dell’Italia sulla stampa e sul web realizzato dal Body and Society Lab per Intesa Sanpaolo, ha dimostrato come l’Italia sia il paese più taggato su Instagram.
Per cercare di capire meglio i motivi di questo fenomeno, abbiamo intervistato Nicola Pasianot, founder di Instagramers Italia.

Nella ricerca viene suggerito che l’alto numero di tag sia dovuto a ragioni di turismo, qualità del cibo, ruolo della moda e così via. Quale di questi settori è risultato il vincente?

Immagine: MonItaly

Questa ricerca fornisce degli ottimi insights che supportano molte interpretazioni sull’utilizzo di Instagram in Italia.
In primo luogo il nostro Paese si conferma una delle realtà più attive a livello di sharing e quindi di ispirazione sia per chi ci abita sia per chi lo visita e, di conseguenza, utilizza tag per diffondere i propri scatti.
Personalmente credo che a vincere sia proprio la cultura italiana, con tutto quello che vi ruota intorno, in termini di turismo e di patrimonio artistico. È evidente come una crescente qualità della proposta italiana contribuisce, anche sui social, a dare una fotografia del Made in Italy che coinvolge veramente le persone.

Quali possono essere le implicazioni per i brand e i settori economici in generale? Esiste la possibilità e la volontà di sfruttare questi dati così positivi? Qualcuno lo sta già facendo?

Le possibilità esistono e finalmente i brand, supportati dalle agenzie creative e nello specifico da una corretta strategia social, hanno compreso che Instagram non è un canale come gli altri. Apre possibilità che vanno percorse, anche con un certo coraggio. Limitarsi a pensare che sia solo un nuovo canale da gestire come gli altri penalizza notevolmente i risultati. Facendo questo lavoro sono convinto che il problema spesso non sia attribuibile ai brand ma proprio alle strategie proposte dalle agenzie. Non vuole essere una critica ma uno spunto di riflessione anche sul fatto che dietro a un brand esiste sempre un’agenzia.
Mi capita di realizzare strategie per brand in ogni ambito, dall’automotive al beauty, dalle onlus alle fondazioni, settori completamente differenti che richiedono strategie specifiche per ogni tipo di attivazione e target.
Per fare un esempio semplice: utilizzare lo stesso contenuto di un post Facebook per condividere una foto su Instagram è riduttivo e non porta vantaggi. Forse semplifica il lavoro di agenzia ma penalizza la comunicazione del brand.

Per quanto riguarda lo studio delle regioni la Sicilia è la regione più taggata, in particolare da utenti di lingua russa. A tuo parere la Sicilia valorizzerà maggiormente i servizi per questo target?

Questi segnali vanno colti e, soprattutto, incentivati. In Italia molte regioni ma anche enti locali e istituzioni, ormai hanno compreso come l’utilizzo di questo canale per raccontare la propria realtà porti un vantaggio enorme nel coinvolgere e far scoprire il territorio e le sue aree meno conosciute. Le community italiane di Instagramers Italia portano avanti in autonomia questi temi da anni e l’attività di sensibilizzazione e diffusione anche verso le istituzioni ha portato degli ottimi risultati, come evidenziato dal report.
Un esempio, secondo me tra i più virtuosi in Italia, è la Puglia che da tempo valorizza la propria offerta in modo veramente social, creando periodicamente attività con gli instagramers, grazie alle quali le ricadute in termini di reach e visibilità sono senza dubbio efficaci nell’ispirare le persone in cerca di una meta. Utilizzare i tag nelle varianti internazionali può solo supportare una comunicazione più smart e in linea con le abitudini dei nostri destinatari.

Quanti dei tag sono realizzati da italiani? Potrebbe esserci correlazione con l’uso e l’acquisto considerevoli degli smartphone da parte degli italiani?

Spesso si utilizzano troppi tag perdendo il focus su quanto effettivamente si dovrebbe mettere in luce.
Abbiamo bisogno di formazione, siamo entusiasti per il nuovo modello di smartphone appena scartato dalla confezione e poi non sappiamo usarlo. Il nostro ruolo, soprattutto se founder di community e specialisti digital è rendere consapevoli le persone delle potenzialità del device che vive 24 ore con noi e insegnare a utilizzarlo al meglio, in modo creativo e responsabile.
Ho appena tenuto un’Igers Academy ad una classe di terza Liceo e il successo è stato tale che l’amministrazione scolastica sta valutando seriamente se di introdurre dal prossimo anno un vero e proprio corso per gli studenti. Anche questa è cultura. Finalmente.

Infine, si organizzerà un nuovo Instagramer Day? Se sì, quando?

Come igers stiamo organizzando da tempo quello che sarà un evento veramente unico a livello internazionale. Quest’anno l’appuntamento è all’EXPO a Milano, il 26/27/28 giugno. Sarà il primo Instameet Intercontinentale mai fatto e sarà l’occasione per dimostrare, non solo su Instagram, la portata di iniziative di questo tipo che muovono persone da un lato all’altro del pianeta. Essere partner di Expo è stato un risultato di cui siamo orgogliosi e potete scoprire tutti i numerosi appuntamenti sul sito web, sui nostri canali ufficiali social e su instagramersitalia.it

Just Knock: come cercare lavoro in un toc-toc

JustKnock

Basta bussare per vedersi spalancare le porte del lavoro? Non proprio, ma c’è una nuova realtà che offre almeno la possibilità di provarci. Una startup che promette di aiutare i giovani dai 19 ai 29 anni di trovare lavoro attraverso un semplice “toc-toc”. Come? Direte voi. La risposta è pronta: JustKnock è una piattaforma che permette ai ragazzi di bussare direttamente alla porta delle migliori aziende, per mostrare le loro idee e progetti saltando l’ormai lunga e inflazionata fase del curriculum vitae.

JustKnock, Come nasce il progetto

La nuova piattaforma è stata realizzata per risolvere un’esigenza del tutto universitaria, ma gli studenti universitari non solo l’unico target. La Founder del progetto Just Knock è Marianna Poletti, in società con la sua Co-Founder Arianna Marín, entrambe ex studentesse al Politecnico di Milano, il terzo socio è il Bocconiano Luigi Passera.

Siamo di fronte al classico esempio in cui l’offerta sorge proprio da un bisogno personale. Spesso, infatti, capita che durante gli studi universitari nascano delle idee brillanti e di valore che purtroppo vengono sprecate a causa della mancanza di possibilità, da parte dei giovani, di avvicinarsi alle aziende.

LEGGI ANCHE: Jobyourlife, quando il lavoro bussa alla tua porta

Just Knock si propone di risolvere questo problema, fungendo da collante in grado di unire le aziende e i giovani per incoraggiare l’impegno nella realizzazione di progetti nuovi e freschi, che possano finalmente uscire dalle mura universitarie per entrare a far parte del mondo dell’imprenditoria reale.

JustKnock, come funziona la nuova piattaforma

JustKnock

La nuova startup garantisce un network all’interno del quale ogni giovane avrà a disposizione gli strumenti necessari per mostrare le proprie capacità e il proprio talento. In questo modo chiunque fosse alla ricerca di lavoro potrà mostrare non solo quello che ha fatto attraverso il Curriculum Vitae, ma potrà anche dimostrare cosa è in grado di fare.

Le aziende aderenti all’iniziativa riceveranno solamente l’idea e se questa gli piacerà allora potranno contattare direttamente la risorsa; mentre i dati sensibili, quali: sesso, età, studi e nazionalità del probabile candidato resteranno assolutamente privati.

Ma oltre ai vantaggi per i giovani studenti, Just Knock è un’ottima possibilità per le imprese aderenti che potranno ricevere idee innovative e individuare candidati di livello, che probabilmente avrebbero avuto fatica a trovare all’interno dell’oceano di curriculum vitae ricevuti quotidianamente.

JustKnock sembra già aver ottenuto i primi risultati: dopo pochi mesi è arrivato un primo caso importante. Si parla di un brand internazionale come Adidas. Uno studente di Economia della Bocconi ha proposto un’idea di sviluppo di marketing che ha colpito piacevolmente l’azienda dalle tre strisce, la quale ha successivamente deciso di contattare il ragazzo.

Ancora non sappiamo se lo studente avrà il contratto desiderato, ma certamente poter mostrare la propria idea, a un’azienda affermata come Adidas, rappresenta già un grande trampolino di lancio per la sua carriera professionale.

Professional Empowerment: personal branding, team building ed envisioning a Salerno

Professional Empowerment

Il Percorso Esperienziale in Professional Empowerment di Ninja Academy rappresenta un prodotto premium ed esclusivo, aperto ad un massimo di 14 partecipanti: un viaggio a più tappe composto da didattica frontale ma anche interattiva ed individuale, esperienze in outdoor ed attività trasformative prima che formative. Il termine Empowerment indica infatti un processo di crescita, individuale e di gruppo al contempo, basato sull’incremento di tre aspetti chiave del proprio comportamento: autostima, autoefficacia e autodeterminazione.

Percorso Esperienziale in Professional Empowerment [Salerno, 18-20 settembre 2015]

Il Percorso in Professional Empowerment di Ninja Academy si terrà dal 18 al 20 settembre 2015 a Salerno. L’ambiente di lavoro sarà l’Hotel Novotel di Salerno per i momenti di apprendimento frontale, la Marina d’Arechi e il Golfo di Salerno per le attività di Outdoor.

Percorso Esperienziale

Obiettivo della disciplina oggetto del percorso è proprio quello di far emergere risorse latenti che possano portare l’individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale. I leader, difatti, sono proprio coloro che percepiscono in maniera corretta i propri limiti riuscendo così a raggiungere risultati superiori alle aspettative.

#ninjapower

Quali sono i plus esclusivi di questo percorso?

• Nuovi strumenti per massimizzare il tuo sviluppo professionale
• Percorso trasformativo reale e non soltanto acquisizione di strumenti intellettuali
• Allargamento del tuo network umano e professionale
• Trampolino per il salto di qualità che desideri nella tua carriera

plus esclusivi percorso

Il Percorso Esperienziale in Professional Empowerment intende fornire ai partecipanti strumenti, modelli e concetti di autovalutazione fondamentali per ampliare i propri punti di forza e ridimensionare i propri punti di debolezza. Il numero chiuso e limitato di partecipante garantisce un altissimo livello di personalizzazione e di efficacia delle nozioni trasmesse, permettendo ai docenti, coach e trainer coinvolti di tarare la formazione a livello individuale.

Il Percorso intende rappresentare un’esperienza memorabile che possa incidere sul modo in cui ci poniamo verso gli altri: superiori, colleghi, team di lavoro.

Quali sono gli argomenti del corso e i rispettivi docenti?

Libera il tuo potenziale professionale! A Settembre con i Ninja in barca a vela: la Summer School Esperienziale che fa spiccare il volo alla tua carriera! #NinjaPower

Posted by Ninja Academy on Lunedì 22 giugno 2015

Per leggere il programma dettagliato del corso clicca qui.

Day 1 – Venerdì 18 Settembre: Personal Branding con Luigi Centenaro

Luigi Centenaro

Luigi Centenaro – Founder Personal Branding Canvas

Day 2 – Sabato 19 Settembre: Co-Creation con Mirko Pallera e Gianluca Lisi; Outdoor experience in barca a vela con Francesco Serravalle ed i trainer Virvelle.

Mirko Pallera

Mirko Pallera – CEO Ninja Marketing

Gianluca Lisi

Gianluca Lisi – Co-founder Create! Group

Day 3 – Domenica 20 Settembre: Envisioning con Giosè Milli

Giosè Milli

Giosè Milli – Docente Hoffman Quadrinity Process

A chi è rivolto il percorso?

Il Percorso Esperienziale in Professional Empowerment è rivolto a professionisti, manager ed imprenditori che vogliono dare una svolta alla loro carriera attingendo alle proprie energie latenti. In particolare il percorso si rivolge a:

• Manager
• Dirigenti
• Imprenditori
• Professionisti Team Leader
• Sales, Project e Account Manager
• C-level Manager (CEO, CMO, CFO, etc.)
• Liberi professionisti

personal branding

Come capire se il Percorso in Professional Empowerment fa per te?

Se oggi:

• Vedi potenzialità ancora inespresse nel tuo percorso di carriera
• Il tuo network di contatti, amici e colleghi non è stimolante quanto vorresti
• Vuoi migliorare la tua efficacia e quella del tuo gruppo nei progetti in team?

Ma vorresti essere:

• Capace di vedere più chiaramente la strada verso il tuo sviluppo professionale
• Al centro di connessioni rilevanti per migliorare la tua storia di vita professionale
• Capace di creare relazioni di valore con collaboratori e clienti
Appagato da un lavoro svolto in armonia con le tue attitudini
• In grado di motivare, orientare e guidare gli altri verso il raggiungimento ottimale degli obiettivi di squadra

Non sei ancora sicuro che questo percorso faccia per te? Prenota un appuntamento telefonico con Angelica SaturnettiCareer Consultant Ninja Academy. Riceverai una consulenza didattica personalizzata e gratuita in base al tuo background ed alle tue aspirazioni professionali.

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Ninja Social Oroscopo dal 28 maggio al 3 giugno

oroscopo

Questa settimana astrologica vede ancora il trionfo di segni di Fuoco e di Aria.

Sole, Marte e Mercurio in Gemelli rendono questo segno ancora più “pioniere” del solito sia in affari che in amore…il bello è che grazie a Saturno ora è anche decisamente più pronto al cambiamento!

Ottima energia anche per l’Acquario che sconfigge molte delle sue paure e la Bilancia, di nuovo pronta a ripartire dopo aver “sbloccato” il difficoltoso livello che vivevano ultimamente gli affetti.

La Vergine borbotta e chiede qualcosa in più al partner, il Sagittario sfida la sorte e probabilmente avrà ragione di farlo per la grande cresita che ne deriverà.

I Pesci sbuffano, mostrando pochi sorrisi scintillanti (nonostante i fior fior di dentifrici) ma sarà per lo più per malintesi o contrattempi di piccola entità. Leone sempre sfavillante e insieme all’ Ariete possono essere più richiesti e corteggiati di un programmatore ai giorni nostri…da chi si lasceranno sedurre??

Magari potrebbero giocarsela alla CoContest e allora arriverebbero di certo in alto alla gara un Toro, dato che si sentirà molto più sciolto nelle relazioni, oppure un Cancro, che non si sente di certo vittima degli eventi nonostante qualche evento negativo lo abbia da poco superato. Attenzione perché alla fine potrebbe spuntare dal coro uno Scorpione, conscio del proprio potenziale e di come metterlo a frutto.

Tutto per i fatti suoi resta il Capricorno: ok i grandi progetti ma occhio a non sbilanciarti con un’eccessiva competitività…gli altri segni potrebbero “stopparti” come l’Uber dello zodiaco!

Vita da programmatore: più una missione che un lavoro

programmatori

La figura del programmatore, tra le professioni che con l’avvento e il boom dell’era digitale hanno visto crollare ogni confine e crescere più la domanda che l’offerta, ha assunto un’importanza che ne ha fatto quasi uno state of mind.

Chi fa questo lavoro conosce quanto una stringa di codice che non fa il suo dovere possa diventare il suo peggior nemico, esattamente come sa che, in questo settore, l’errore è quasi sempre umano. Perciò, per risolverlo, spesso si fa affidamento su altri umani.

LEGGI ANCHE: Startup: perchè devi assumere tanti marketer quanti programmatori

Stack Overflow: 2015. Developer Survey

C’è un luogo, nel web, che serve a questo: Stack Overflow è una piattaforma dove una comunità internazionale di programmatori risponde alle domande di altri programmatori. Chi ha a che fare con un frammento di codice particolarmente ostico lo sottopone all’esame degli altri e in breve qualcuno, magari dall’altra parte del mondo, fornisce una soluzione. Come un forum per i coders, un Yahoo answers monotematico, una wikipedia che parla solo linguaggi di sviluppo. Insomma, chi passa ore davanti agli editor a dialogare con codici e script sa quante volte Stack Overflow sia stata la soluzione.

Lo sanno anche i gestori del sito, tanto che ogni anno conducono un’indagine sulla loro utenza che svela dettagli interessanti, tanto su quel mondo semisommerso che è l’ambiente dei programmatori, quanto sulle tendenze internazionali di questa professione che è un po’ uno specchio dell’era digitale e una cartina di tornasole per gli scenari di domani.

dati programmatori

Il profilo del programmatore

Mai tante risposte, il sondaggio di Stack Overflow, ha ottenuto come quest’anno: 26mila persone da quasi 160 paesi, tra cui 7mila programmatori completi, 2mila sviluppatori per dispositivi mobili, 1000 web designer e 12mila nerd che si occupano a vario titolo di codice. “Codice che è ovunque – sottolinea il sondaggio – e quasi ogni programmatore usa Stack Overflow”.

“Ci sono oltre 7.2 miliardi di persone sul pianeta Terra e circa 32 milioni di queste visita Stack Overflow mensilmente”, dice il sito citando i dati analitici di cui si è fornito per rilevare la nazionalità dei programmatori. Il 25% di tutte le sessioni proviene dagli USA, paese al top per il traffico su Stack Overflow. Al secondo posto l’India (12.5%), seguita da UK (5.5%), quindi Germania (4.2%). Il Lussemburgo al primo posto per accessi al sito in base alla popolazione residente (quasi il 4%), seguito da Islanda e Svezia. Somalia, Ciad e Corea del Nord registrano 0 accessi a Stack Overflow.

Tra i tanti altri dati raccolti:

  • il 92% dei programmatori è di sesso maschile
  • il 30% ha tra i 2 e i 5 anni di esperienza
  • il 40% è autodidatta
  • il 30% degli utenti ha un’età compresa tra i 25 e i 29 anni; il 25% del campione tra i 20 e i 24 anni
  • l’età media dei developers in USA è di oltre 31 anni, in India è di 25 anni

C’è un problema di bilanciamento di genere, lo notano anche i sondaggisti: il 92% degli utenti è uomo, tuttavia dei segnali positivi indicano un aumento delle donne nel campo della programmazione (e in India c’è la maggior percentuale di donne sviluppatrici, il 15%).

programmatori linguaggi

Venendo alla tecnologia, è Javascript il linguaggio più popolare (richiesto dal 54% degli utenti; Salesforce la tecnologia più odiata); Windows 7 il sistema operativo più utilizzato (Mac OS X, Linux e Windows 8 si contendono il secondo posto a un soffio uno dall’altro) e NotePad++ l’editor più amato.

E il caffè? Immaginate un programmatore lavorare senza? La Norvegia è il paese che più concorda, con 3 tazzine di media al giorno; poco più di Olanda, Norvegia, Finlandia e Iran.

Lavoro e guadagni, linguaggi, geografia e comunità

Più di uno sviluppatore su tre è orientato al web e per questo lavora; quasi uno su due di chi scrive codice per dispositivi mobili lo fa per Android, ma quasi la metà dei prodotti dei programmatori riguarda software e servizi web. Sulla torta geografica l’Asia la fa da padrone e tra gli Stati Uniti e l’Europa c’è una grande differenza di stipendi in base al linguaggio di programmazione usato: Objective-C il più pagato in USA, Ruby in Europa occidentale e node.js nell’Europa dell’Est (rispettivamente 98.828, 60.000 e 28.543 dollari).

Chi lavora in remoto guadagna più di chi è in ufficio, in ogni parte del mondo; ma nemmeno un programmatore su due lavora in remoto, o lo fa raramente, e in ogni caso non considera importante farlo in ufficio o a casa.

Ma piace, ai programmatori, il loro lavoro? Nemmeno due su 100 rispondono di odiarlo; il 40% è piuttosto soddisfatto, il 36% addirittura “ama il suo lavoro“. E alla domanda “Perché rispondi su Stack Overflow?” il 64% degli utenti risponde “Perché mi fa star bene aiutare in programmatore in difficoltà”. Una motivazione che rende il mondo dei programmatori un mondo migliore sia di quello virtuale per cui lavorano che di quello reale in cui certa solidarietà, che rende la programmazione quasi più una missione che un lavoro, non potrebbe esistere.

Mentadent White Now Men: Unilever e il dentifricio per uomini

Dalla Francia con furore

In Francia lo scorso gennaio Unilever ha lanciato “White Now Men”, il primo dentifricio al mondo per uomini, attraverso il suo marchio Signal. Il prodotto da qualche giorno è disponibile pure in Italia – brandizzato Mentadent – e al momento lo si può trovare in due versioni: White Now Men Super Pure, studiato per combattere le macchie da fumo e caffè, e White Now Men Deep Cool, per una sensazione di freschezza che dura a lungo.

Da Unilever fanno sapere che l’idea è sorta dopo aver condotto un’indagine sulle caratteristiche che le donne reputano più attraenti in un uomo. E “un bel sorriso si è piazzato in testa alla classifica, con il 47% delle intervistate che lo preferiscono allo humour, allo stile e al conto in banca”. Perciò, il rivoluzionario dentifricio sarebbe nient’altro che l’ennesima arma di seduzione che molti uomini stanno cercando. Tutto qui?

La fine dell’unisex

Su The Consumer Factor – sito di Fanny Perreau, esperta di Consumer Insight che lavora per Unilever – leggiamo che questo lancio è dovuto al fatto che gli uomini avrebbero stili di vita e abitudini significativamente differenti da quelli delle donne. In genere, fumerebbero di più e berrebbero più alcool e caffè, e perciò sarebbero più a rischio di macchie sui denti. Eppure, la spiegazione non pare molto convincente.

Innanzitutto, la vera innovazione è nella strategia, con una segmentazione dell’offerta insolita, basata sul genere sessuale: il target è maschile (e piuttosto giovane) e il marketing impiega codici associati a quel tipo di pubblico. Prendiamo il packaging: le confezioni sono in tonalità molto scure. Il nero è costantemente accostato a prodotti solo per uomini e contrasta con il consueto canone nel settore dei dentifrici, dove domina il bianco.

Il “gender marketing”

L’idea di un dentifricio specifico per uomini potrebbe sembrare originale, ma è un trend in espansione nel settore dell’igiene e della cura personale. Deodoranti, bagnoschiuma, shampoo sono stati già inseriti con successo in una logica che rifiuta l’unisex, con differenze nella formula pressoché inesistenti e qualche variazione nella fragranza.

Ci si muove su un terreno abbastanza scivoloso, quello del cosiddetto “gender marketing”. Ritenere che, a seconda del genere sessuale (altra questione: cosa si intende?), si debba concepire una strategia diversa, se, da una parte, può risultare economicamente vantaggioso, dall’altra rischia di creare distinzioni laddove non esistono.

Ne sa qualcosa Bic, che nel 2012 con la penna “For Her” fece, senza troppi giri di parole, una gaffe. Com’è possibile – si chiesero offese le consumatrici – che un oggetto così comune possa essere indirizzato a sole donne? E per cosa, poi? Per il colore rosa? L’ingenuità che allora commise il marchio fu quello di guardare la realtà attraverso la lente dei numeri aziendali piuttosto che dalla prospettiva del destinatario. Un errore madornale.

LEGGI ANCHE: Bic “For Her”, la penna suscita polemiche e sarcasmo in rete

Macho o metrosexual?

Stando all’UNIPRO (Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche), il 27,6% del mercato cosmetico italiano riguarda prodotti maschili. Una cifra notevole anche se è interessante notare che la cosmesi in Italia – secondo i dati trasmessi da Cosmoprof e riportati da GQ – ha registrato per il quarto anno consecutivo un andamento negativo (-6,6%) per le vendite di articoli “for men”.

Come stanno le cose? Il modello prevalente è quello dell’uomo “selvaggio” che si trascura o quello dell’uomo “sofisticato” attento a tutto? Insomma, viene da domandarsi: il maschio italiano è più macho o metrosexual? Ma le domande resterebbero senza risposta, perché poste male, perché l’unica cosa che davvero conta è un’altra: agli uomini, anzi all’essere umano, piace piacere. Punto.

Online video e tv: YouTube, Amazon e altri pensano ai bambini

online video televisione

Dai grandi player del settore alle realtà più giovani e meno strutturate, l’intero sistema dell’online video sta guardando con sempre maggior interesse e in maniera sempre più sistematica al pubblico dei più piccoli. Da YouTube, che recentemente ha lanciato l’app YouTube Kids, ad Amazon, che sta ampliando la sua offerta di show per l’infanzia, molti dei protagonisti di questo panorama dichiarano di voler investire sempre più risorse in questa direzione.

Questa strategia coinvolge e riguarda non solo i big come le sopra citate YouTube e Amazon, ma anche applicazioni mobile come Vine Kids e realtà minori.

Qualche dato sul mondo dell’online video per bambini

Sembra che le aziende coinvolte nel grande universo dell’industria culturale, audiovisiva in particolare, vogliano costruire un vero e proprio ecosistema digitale per i bambini attraverso la realizzazione di produzioni e piattaforme specifiche per l’intrattenimento e l’educazione.

Come segnala Tubefilter, cinque dei sei canali più seguiti su YouTube nelle ultime settimane sono dedicati ai bambini (e sono DisneyCollectorBR, ItsBabyBigMouth, mashamedvedtv, Get Movies, LittleBabyBum).

LEGGI ANCHE: Il 2015? Sarà l’anno della TV in streaming (e dell’Internet of Things) [INFOGRAFICA]

Questi canali spaziano dall’unboxing di giocattoli ai cartoni animati, e totalizzano milioni di visualizzazioni ad ogni video. Una vera risorsa non solo per genitori disperati e in cerca di qualcosa che catalizzi l’attenzione e l’energia dei figli, ma anche per una delle componenti più rilevanti del panorama dell’intrattenimento: gli inserzionisti. I numeri registrati rivelano l’esistenza di una tendenza che fa grande gioco non solo agli editori, ma anche alle aziende che operano in mercati per i quali il target dei bambini è di grande valore.

Disney sta collaborando con YouTube per creare per creare nuovi video ispirati ai Muppets in collaborazione con diverse YouTube stars. Stiamo parlando di una formula che potrebbe essere replicata in seguito anche da altre case produttrici, attirate dalla possibilità di realizzare contenuti fortemente adatti al franchise. Non è un caso che alcuni cult del passato stiano ora riemergendo sotto forma di prodotti ripensati per il pubblico giovane di YouTube (come racconta Wired).

“I Muppets hanno intrattenuto e ispirato il pubblico di YouTube per molti anni, e siamo entusiasti all’idea di riconnetterci con i fan incontrandone anche di nuovi attraverso queste eccitanti collaborazioni. Ci siamo davvero divertiti durante la nostra permanenza presso YouTube Space L.A. e non vediamo l’ora di intraprendere nuovi progetti insieme.” Debbie McClellan, VP Muppets Studio in una dichiarazione rilasciata a Variety.

Vecchi contenuti ripensati per il digitale, nuovi contenuti creati per il touchscreen

Da un parte abbiamo quindi lo spostamento di contenuti tradizionali verso lo streaming online, dall’altro si affacciano alla scena nuovi protagonisti che fanno delle specificità dei nuovi supporti di fruizione una leva di creatività. Per i più piccoli infatti smartphone e mobile non sono “second screen” ma in tutto e per tutto uno strumento utilizzato primariamente per fruire contenuti.

Toca Boca, azienda che sviluppa app per bambini, ha dichiarato di stare realizzando contenuti realizzati specificamente per touchscreen e che non siano quindi semplicemente digital friendly.

I bambini, non influenzati per ragioni anagrafiche dai limiti tecnici e temporali della televisione, sono i primi a cui rivolgersi nella creazione e diffusione di un nuovo modo di fare tv. Concetti come palinsesto e slot pubblicitario saranno tra qualche anno totalmente superati.

Quali sono i vantaggi per gli inserzionisti nel nuovo panorama mediale?

Proprio come permettono di fare ora sistemi come Google o Facebook, i dati raccolti dallo streaming online potrebbero permettere agli inserzionisti di fare affidamento su un posizionamento mirato della propria pubblicità, secondo precisi fattori personali, sociali e geografici.

In sostanza, l’interesse dei grandi player per il pubblico dei bambini potrebbe essere dettato da un futuro (a quanto pare sempre più vicino) sistema integrato di intrattenimento/pubblicità. Del resto molti prodotti culturali per bambini, cartoni animati in particolare, nascevano già nei decenni scorsi come trampolino di lancio per creare franchise commerciali. E con la fusione già in atto di Internet e tv questo processo sarà ancora più facile. E la prossima feature di YouTube -che permetterà di mostrare i prodotti presenti nei video e acquistarli con pochi click- potrà giocare un ruolo importante in questo scenario.

Voi cosa ne pensate?

CoContest, non chiamateli Uber [INTERVISTA]

CoContest_Uber

12 maggio 2015, si apre un’interrogazione parlamentare da parte di alcuni architetti seduti in Parlamento, si chiede al Mise di verificare la liceità di CoContest considerata una piattaforma lesiva nei confronti dell’attività professionale degli interior designer.

CoContest nasce nel 2012 come la prima piattaforma di crowdsourcing online nel settore interior design con l’obiettivo di rendere più accessibile questo mercato, offrendo un servizio di nicchia ad un target più ampio e creare nuove opportunità per i giovani architetti.
Ad oggi la startup romana conta 25.000 iscritti in 90 Paesi e la presenza in 3 dei più importanti startup accelerators mondiali: Italia, Cile e Usa.

Per fare chiarezza sul modello di business di CoContes e sciogliere le polemiche che la circondano, abbiamo intervistato uno dei co-founder della startup innovativa,  Alessandro Rossi.

LEGGI ANCHE: CoContest: progetta la casa dei tuoi sogni

Partiamo dall’inizio, com’è nata CoContest e dove siete oggi?

Cocontest_Uber

CoContest è nata nel 2012 dall’idea del mio socio Filippo Schiano di Pepe, architetto con anni di esperienza sia in Italia che a Londra, che proprio a seguito della sua esperienza ha individuato i problemi che caratterizzano il mercato della progettazione e dell’interior design, ed, in particolare, le difficoltà che la stragrande maggioranza dei giovani architetti trovano nell’inserirsi nel mercato del lavoro.

In Italia la disoccupazione giovanile tra i laureati in architettura è superiore al 35%, e questo dato non tiene conto di tutti i giovani architetti occupati come tirocinanti dagli studi a gratis o per rimborsi spese di qualche centinaio di euro al mese.

L’idea di CoContest è quella di permettere ai giovani, e anche ai meno giovani, designer di tutto il mondo di competere in concorsi online, per fare pratica, confrontarsi con i colleghi in un’ottica internazionale e soprattutto trovare nuovi clienti, guadagnando sia per la fase progettuale sia per la successiva fase di esecuzione, creandosi così un proprio portfolio clienti.

Siamo online dal 2013 e sino ad oggi sono stati lanciati oltre 350 contest da clienti di tutto mondo. La nostra community di designer conta oltre 25.000 iscritti da 90 diversi paesi. CoContest è stata selezionata ed accelerata da Startup Chile, il programma del governo cileno, da Luiss EnLabs, il famoso acceleratore romano e attualmente stiamo partecipando al programma di accelerazione di 500 Startup a Mountain View, uno dei programmi più prestigiosi del mondo.

Ci potresti illustrare le caratteristiche salienti di CoContest?

CoContest_Uber

CoContest è un sito dove i clienti possono lanciare dei concorsi di progettazioni d’interni, per ottenere ad esempio decine di progetti su come rinnovare il proprio salone, la propria casa, l’ufficio e così via.

Il cliente deve compilare un breve brief descrivendo le proprie esigenze, caricando una planimetria e delle foto dello spazio che intende rinnovare e settando una durata del concorso. Dopo di che deve scegliere uno dei nostri 3 pacchetti d’offerta, pagare e il contest va online. Noi inviamo una mail a tutti i nostri designer e chi è interessato inizia a parteciapare.

Durante lo svolgimento della gara clienti e designer possono farsi domande a vicenda, tramite l’apposito form presente nella pagina di dettaglio di ogni contest. Alla fine del contest il cliente visualizza tutti i progetti ottenuti, li valuta, li vota, redige e conferma la classifica così generata stabilendo un vincitore. Vincono i primi 3 classificati.

Infine, il cliente, riceve i recapiti del vincitore che può contattare per la realizzazione dei lavori, l’espletamento delle pratiche burocratiche e qualsiasi modifica risulti necessaria al progetto a seguito del sopralluogo.

Si parla di pubblicità denigratoria, ci puoi spiegare?

A dicembre scorso abbiamo realizzato un breve spot da 30 secondi, che è andato online per 3 settimane su Sky; sostanzialmente si tratta di un cartone che racconta la storia di una ragazza che va da un architetto, spende una bella cifra, ma non è soddisfatta dei risultati ottenuti (che è la storia di buona parte dei nostri clienti), così un giorno, navigando su internet, scopre CoContest e ottiene tante idee interessanti da designer di tutto il mondo.

I nostri “detrattori” sostengono che lo spot sia ingannevole e denigratorio per la professione, questo apparentemente perché l’architetto è anziano e si dice che la ragazza non è soddisfatta del servizio ricevuto.

Non posso farti altri commenti perché sinceramente mi sembra incomprensibile supporre che un cartone di 30 secondi sia denigratorio perché rappresenta l’architetto come una persona molto anziana quando l’obiettivo era marcare la distanza tra il servizio tradizionale che è oggettivamente vecchio e l’innovazione di CoContest.

Perché è sbagliato paragonarvi ad Uber?

Per quanto riguarda l’associazione tra CoContest e Uber, direi che da un lato è un paragone più che corretto anche se ovviamente i due modelli di business sono molto diversi.

Infatti, come sta accadendo per Uber, anche CoContest sta subendo un attacco poiché potrebbe toccare  gli interessi di una categoria forte, quella degli architetti. Come Uber, infatti, il nostro obiettivo e quello di rendere più accessibile a tutti e più meritocratico, permettendo una selezione dei professionisti basata sulla qualità e sulla corrispondenza dei propri lavori ai gusti e alle esigenze del consumatore, il mercato dell’interior design.

Se mi posso permettere, però, vorrei sottolineare che mentre quella dei tassisti è una categoria uniforme quella degli architetti è una categoria caratterizzata da forti differenze di reddito e possibilità di accesso ai clienti, e, ovviamente, gli interessi che CoContest potrebbe ledere in futuro sono quelli dei grandi studi, che, ad esempio, potrebbero avere meno facilità a reperire giovani architetti da far lavorare gratis o per esigui rimborsi spese.

Detto ciò, i due modelli sono ovviamente diversi, Uber va a colpire un’intera categoria dando la possibilità ai privati di sostituirsi a professionisti con licenza, mentre con CoContest sono gli stessi professionisti a offrire il loro lavoro trovando nuovi contatti e nuove opportunità di lavoro, CoContest si rivolge a chi l’interior designer lo fa di professione, andando a colpire una domanda scomparsa a causa della struttura di mercato attuale non customer friendly.

CoContest si rivolge a chi l’interior designer lo fa di professione, andando a colpire una domanda scomparsa a causa della struttura di mercato attuale non customer friendly.

Vivi il futuro al Pioneers Festival 2015 [EVENTO]

Vivi il futuro al Pioneers Festival 2015 [EVENTO]

Il luogo di incontro per startup e investitori a maggio è il magnifico Palazzo Hofburg di Vienna, che con il Pioneers Festival si trasformerà nell’emozionante scenario dell’innovazione europea.

Quest’anno il Festival è stato anticipato dalla fine di ottobre alla fine di maggio e all’appuntamento si è aggiunto anche un Pioneers Challenge, una competizione a colpi di pitch tra startup alla conquista degli investitori.

Showroom, 90 seconds Pitches e talk: tre buoni motivi per partecipare

Non mancherà anche quest’anno il Pioneers Showroom, con le startup che si esibiranno come nel più tradizionale dei trade show, e una Pioneers 90 seconds Pitches, durante la quale le startup avranno un minuto e mezzo di tempo per lanciare la loro idea davanti a tutti i partecipanti.

Con più di 1.600 startup provenienti da più di 90 paesi e oltre 400 investitori che si ritroveranno nel Palazzo Imperiale di Hofburg a Vienna, il Pioneers Festival è l’imperdibile conferenza europea per l’innovazione, che riunisce startup, media e investitori desiderosi di supportare le prossime grande idee.

Gli ingredienti del Pioneers Festival 2015: innovazione, robotica e intelligenza artificiale

Quest’anno il festival si concentrerà in particolare su alcuni tra i settori tecnologici in più rapida crescita a livello mondiale: scienza, robotica e intelligenza artificiale.

Una due giorni di musica, scoperte, conferenze, talk e buon cibo, incontrando le più importanti compagnie tech del web.

Ecco chi potrai incontrare al Pioneers Festival

Vivi il futuro al Pioneers Festival 2015 [EVENTO]

Dove altro potresti sperare di parlare con il creatore di Siri, Adam Cheyer, che ha fondato anche Change.org? E che ne pensi di una discussione sulla definizione di innovazione con Charles Adler, co-fondatore di Kickstarter o di una chiacchierate con Brad Templeton, Docente di Reti e Informatica presso la Singularity University?

Dal 28 al 29 maggio, Vienna diventa il luogo in cui immaginare il futuro e scoprire come la tecnologia può essere utilizzata nelle nostre vite in modi impensabili.

LEGGI ANCHE: Big Data, automation e intelligenza artificiale ci ruberanno davvero il lavoro?

Hyperloop è solo una delle grandi innovazioni che sarà possibile vedere al Pioneers Festival: un sistema di trasporto ad alta velocità con tubi a bassa pressione che contengono capsule pressurizzate che viaggiano su un cuscinetto di aria. Un progetto che potrebbe rivoluzionare la tecnologia dei trasporti del futuro, generando a sua volta energia, lanciato da Elon Musk, l’uomo che in pochi anni ha fondato il sistema di pagamento Paypal, l’industria per la prima auto totalmente elettrica, Teslamotor, e anche la prima compagnia spaziale privata di successo, SpaceX.

Il Pioneers Festival è solo per chi non si pone barriere e vuole conoscere, imparare, mescolarsi con menti diverse provenienti da diversi percorsi di tutto il mondo tecnologico, perché se partecipi al Pioneers Festival sei pronto al futuro.