La lista delle cose da fare per una buona SEO [FREE MASTERCLASS]

corso seo

A volte capita di essere estremamente concettuali nella descrizione di un’attività complessa come può essere la SEO.

Abbiamo quindi chiesto ai nostri docenti della Ninja Academy Luca De Berardinis e Fabio Di Gaetano, di confezionare una free masterclass che fosse un vero e proprio tutorial sulla checklist delle cose da fare per confezionare un contenuto digitale che fosse ottimizzato per i motori di ricerca.

La SEO checklist per i Ninja dell’Inbound Marketing

Martedì 29 Settembre dalle 17 alle 18 saranno illustrate le tecniche di ottimizzazione nel redigere un testo SEO-friendly.

Dai codici Html agli URL, dalla gestione delle immagini a tutte quelle tecniche che aiutano la “ricercabilità” dei contenuti strategici sul web.

In questa occasione potrai conoscere i due docenti che saranno anche i protagonisti del Corso Online in SEO & SEM Strategy e del SEO & SEM Lab.

Iscriviti qui per seguire la masterclass in diretta o on demand!

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#SEONinjas, l’hashtag ufficiale del corso

Durante la free masterclass, partecipa alla conversazione che si creerà online seguendo l’hashtag #SEONinjas. Sarà punto di riferimento per i docenti e per tutti coloro che vorranno partecipare alla macro conversazione sul corso!

Facebook: le brand page diventano store online?

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Facebook è sempre più sensibile alle esigenze delle aziende, soprattutto rispetto la necessità di raccontare loro stesse e il loro lavoro.

Infatti, martedì 18 settembre, durante la conferenza stampa tenuta nella sede del social network di Menlo Park, in California, Sharyl Sandberg, COO di Facebook, ha presentato due nuove sezioni: Shopping e Services, features che danno la possibilità di mostrare direttamente dalla pagina Facebook i prodotti e servizi che offre un’azienda.

La nuova sezione Shopping è una vetrina digitale che permette all’azienda di far vedere i suoi prodotti, ma anche di vendere ciò che “espone” nella pagina. Lo stesso vale per i servizi che propone, che vengono messi in risalto e in vendita.

Questi due nuovi tool sono ancora in fase di sperimentazione da parte di un gruppo limitato di aziende, ma nelle prossime settimane dovrebbero essere pronti per una prova generale.

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Eppure Facebook ha ancora tre nuovi tool da offrire, i tasti “call to action” buttons:Call Now”, “Send Message” e “Contact us.

Facebook permette anche di personalizzare maggiormente l’esperienza dei venditori aggiungendo nuove sezioni alle pagine e dando la possibilità di avere delle alternative al tasto “Call To Action”, in modo che la pagina diventi aderente a qualsiasi tipo di esigenza.

Ad esempio, le associazioni no profit potranno aggiungere a questi bottoni il tasto “Donate”.

Questo aiuterà a ridurre ancora di più le distanze tra chi vende e chi acquista: la navigazione diventerà un viaggio sul social preferito, verso la pagina del proprio negozio preferito.

Se un cliente vorrà mettersi in contatto con la pagina, il possessore di essa potrà rispondere più rapidamente grazie ai messagi predefini proposti, o aggiungerne degli altri che possono essergli utili.
Non solo, l’amministratore della pagina potrà rispondere privatamente ai commenti pubblici degli utenti.

A breve in arrivo anche M.: un assistente personale che Facebook metterà a disposizione, non solo degli user, ma anche dei proprietari delle pagine per aiutarli a migliorare la performance della stessa.

Tra le funzioni di M. troviamo: prendere appuntamenti, rispondere in automatico e completare azioni lasciate in sospeso.
Ma chi è M.?
Un ibrido tra intelligenza artificiale e supervisione degli impiegati di Facebook che sarà anche capace di imparare in base alle azioni richieste.

La piattaforma social, così, diventa uno strumento ogni giorno più importante, quasi necessario alle aziende che vogliono mantenere viva la loro attività. Non è solo una questione di visibilità, ma di possibilità che solo Facebook riesce ad offrire: a prescindere dai tool, è una piazza piena di gente affamata. Poter mettere la propria attività in una posizione di favore potrà offrire oppurtunità illimitate.

Ma esistere in questo nuovo luogo equivale ad esserci davvero?
C’è chi dice che se non si è iscritti su Facebook non si esiste.

Vale lo stesso per le aziende?

Se Facebook continua con questi aggiornamenti  questa domanda potrebbe avere una sola risposta. le_pagine_facebook_non_saranno_più_le_stesse

 

5 modi per svecchiare il tuo email marketing

5 modi per svecchiare il tuo email marketing

Email marketing, come sfruttarlo al meglio? Vero, non è semplice ottenere i risultati sperati, ma anche se potrebbe sembrarti una strategia pubblicitaria datata, l’email marketing può portare i suoi frutti al tuo business. Basta sapere come usarlo nel migliore dei modi.

Se nel corso del tempo sono cambiate le persone ed è cambiata la società (soprattutto quella digitale), anche le tue campagne email dovranno fare una bella virata verso un nuovo stile.

#1 Stay mobile

5 modi per svecchiare il tuo email marketing

Se la tecnologia cresce e si evolve, la tua strategia non deve mai essere da meno. È importante realizzare campagne pubblicitarie mobile friendly e che siano in grado di essere leggibili nel migliore dei modi attraverso qualsiasi sistema operativo o piattaforma. La parola d’ordine in questo casso diventa: be mobile.

Lo smartphone è diventato il migliore amico di ogni professionista, è proprio per questo motivo che diviene importante rendere chiaramente leggibile, attraverso tutti i device mobili, le tue mail. Non rendere agevole la lettura al tuo cliente, mentre sfoglia il suo giornale touch, può diventare controproducente per la tua strategia. Cambiare schermata è un attimo.

#2 Il mondo è social

email marketing

Il mondo parla social, è giunto il momento di arrenderti all’evidenza e orientarti di conseguenza. La presenza sui social network è diventata un must per qualsiasi tipo di realtà, partendo da Apple e finendo con l’azienda che produce sciroppi per la gola.

Un cliente che vuole avere qualcosa da dirti, ha bisogno dei social per farsi sentire. E non solo, ti dico una cosa in più: social media ed email marketing possono vivere insieme, eccome.

All’interno delle tue mail è importante inserire sempre un riferimento alle pagine social, in questo modo potrai convertire i tuoi semplici lettori in utenti attivi, interagendo attraverso Facebook, Instragram e Google Plus.

L’hashtag non è una parolaccia, ma un possibile strumento per potenziare i tuoi risultati e può essere importante per le tue future interazioni social. Potrai utilizzarlo per cercare parole di successo, che saranno essenziali per le tue future campagne pubblicitarie, impara a usarlo più spesso.

LEGGI ANCHE: Il potere dell’hashtag

#3 Offri un motivo per fare clic

L’invito all’azione è importante. Bisogna stimolare il proprio pubblico e non offrirgli semplici informazioni.

Invita il tuo pubblico ad agire: se ad esempio vuoi sponsorizzare un blog, offri ai tuoi lettori la possibilità di partecipare a un concorso, oppure offri loro un piccolo coupon scaricabile.

Cerca di stimolare il tuo lettore, in questo modo avrai più possibilità di ottenere una risposta positiva, in un clic.

#4 Aggiorna i tuoi indirizzi email

Lo spiego in questo modo: se utilizziamo una macchina diesel inserendo la benzina senza piombo, questa difficilmente ci porterà fuori di casa. Lo stesso vale per l’email marketing.

Se invii costantemente migliaia di email a elenchi obsoleti che non sono stati mai aggiornati da quanto ti sei lanciato in questo mercato, allora stai certo che non otterrai grandi risultati. Tieni sempre aggiornato al 100% il tuo elenco email altrimenti rischi di pubblicizzare il tuo business a vuoto.

#5 Conosci il tuo pubblico

Quando vuoi conquistare il mercato, studia tutti i target, individuane uno e colpisci. Organizza il tuo database in base alle esigenze dei tuoi clienti, e in base ai consumatori che puoi raggiungere. Per dirlo in parole semplici, cerca di raggiungere un pubblico che sia realmente interessato al tuo business.

Se cerchi di vendere borse a degli imprenditori maschi di 50 anni, allora forse è giunto il momento di rivedere la tua strategia.

Queste piccole accortezze possono aiutarti a ottenere il massimo da una strategia comunicativa che, a torto, ritenevi ormai superata.

E adesso scusami, ma è il momento di scappare, sto cercando di leggere un’email proprio sul mio smartphone.

Wrangler vs Wrongler: che stile di vita scegli?

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Nuova campagna pubblicitaria per gli appassionati di moda e design: We Are Pi è l’agenzia che ha creato il concept stuzzicante Wrangler Vs Wrongler. In occasione del lancio di Wrangler Born Ready e della presentazione della collezione Autunno/Inverno 2015, il direttore creativo Rick Chant ha sguinzagliato i suoi talenti per la realizzazione di una campagna sociale dall’assoluto appeal. Continua a leggere

Cosa lega video e lead generation? Ce lo spiega Edoardo Scognamiglio [INTERVISTA]

Vuoi sapere cosa lega video e lead generation? Ce lo spiega Edoardo Scognamiglio  [INTERVISTA]

Una buona strategia di video marketing può incrementare la notorietà di un brand, ottimizzare la lead generation, fidelizzare i clienti ed aumentare le conversazioni.

Non basta, però, caricare un video su Youtube per avere dei risultati; ecco perché abbiamo fatto quattro chiacchiere con Edoardo Scognamiglio, docente del Master Online in Web Marketing & Social Media Communication della Ninja Academy.

Come si è evoluto nel corso degli anni il concetto di video marketing?

Per cominciare, vi segnalo questo video che racconta le origini del video online, parliamo di preistoria:

Procedendo avanti negli anni, vi chiedo: vi ricordate i tempi in cui ci si mandavano via mail le gif animate?! Bene, eravamo agli inizi del video marketing online.
Poi è arrivato YouTube.
All’inizio siamo stati invasi da video realizzati con quel finto stile rubato, per esempio questo qui:

In seguito i brand hanno cominciato a caricare spot realizzati per la tv su YouTube: il secondo motore di ricerca al mondo veniva percepito esclusivamente come una espansione della televisione e non se ne intuivano le peculiarità.

Ora, invece, c’è più sperimentazione e i marketer hanno perfettamente capito che YouTube non è l’unico posto dove poterla fare. Inoltre, è chiaro a tutti che non esistono solo i video viral: le tipologie di video a cui affidare la comunicazione del proprio brand sono diverse ed è necessario orientarsi in base all’obiettivo di business che si intende raggiungere.

In più, un video oggi non viene più abbandonato a se stesso e al triste destino del “si diffonderà da solo” ma è visto come uno strumento in grado di potenziare le azioni di marketing già in essere di un’azienda.

Vuoi sapere cosa lega video e lead generation? Ce lo spiega Edoardo Scognamiglio  [INTERVISTA]

Vi faccio qualche esempio di utilizzo del video: per generare lead, ma ne parleremo più diffusamente tra un attimo, per i concorsi a premi in cui il video fa da call to action per invitare a partecipare e coinvolgere maggiormente lo spettatore nella causa, oppure una clip si può utilizzare come contenuto intorno a cui attivare azioni di digital PR che abbiano come obiettivo l’uscita di articoli su giornali online e blog.

Qual è il collegamento tra video marketing e lead generation?

La lead generation consiste nel convincere un potenziale cliente a lasciare i propri dati in cambio di qualcosa (il download di un contenuto interessante, la visione completa di una clip, l’iscrizione a un concorso).

Come si inserisce un video nel meccanismo? Lo strumento è potentissimo se usato per argomentare perché l’utente dovrebbe lasciare i propri dati all’azienda. Per esempio, in tanti casi la visione di un video fa essa stessa da lead generator, mi spiego: siete davanti a un video ma vi viene consentito di vederne solo i primi 10 secondi, poi per continuare la visione vi viene richiesto di lasciare i vostri dati.

E cosa succede? Beh, se quel contenuto è interessante e ha attirato la vostra attenzione, ci si mette davvero pochissimo a digitare il proprio nome, cognome e indirizzo mail. E all’azienda ecco servita la generazione di lead che passa attraverso il video.

Quali sono gli step fondamentali su cui si basa una buona strategia?

È fondamentale capire dove si trovano le persone nel momento in cui fruiscono il video, per intenderci: il primo passo per una buona strategia è capire quale sia il contesto in cui vedranno il video (social media, vostro sito istituzionale, home page, pagine interne, etc).

Vuoi sapere cosa lega video e lead generation? Ce lo spiega Edoardo Scognamiglio  [INTERVISTA]

Il secondo punto da chiarire è “dove” fare arrivare il potenziale cliente, ossia, quale debba essere il viaggio (anche all’interno del funnel di vendita) da fargli fare e, una volta chiarito questo punto, “accompagnarlo” nell’iter con un video realizzato ad hoc.
Questi due elementi sono fondamentali e sono proprio questi a condizionare la storia (creatività) del video, la sua durata, il tone of voice.

Quali sono gli strumenti per misurarne il successo?

Esistono due tipi di metriche rispetto al successo di un video: quelle “interne” alla clip e quelle “intorno” ad essa.
Le metriche interne sono rappresentate dal numero di visualizzazioni, il tempo di visualizzazione (ossia se la clip viene visionata interamente oppure se si evidenzia un alto tasso di abbandono in un determinato punto), le condivisioni in rete.

Per quello che riguarda le metriche intorno alla clip, mi riferisco alle conversioni ottenute grazie a un video. Per esempio: se esiste una clip in home page con una call to action forte verso un form che campeggia nella stessa pagina, sarà possibile tracciare il percorso dell’utente dal video alla compilazione del form.
E ancora, un altro fattore per determinare il successo del video è il calcolo dei fan acquisiti su Facebook da quando avete introdotto una serie di video nel piano editoriale.

Vuoi sapere cosa lega video e lead generation? Ce lo spiega Edoardo Scognamiglio  [INTERVISTA]

Cosa impareranno i nostri Ninja durante il tuo corso? Dobbiamo aspettarci effetti speciali?

Capiranno che esistono diverse tipologie di video e che la clip da realizzare va scelta in base all’obiettivo che si intende raggiungere. Partiremo dalle reali necessità di un’azienda nel quotidiano per poi analizzare il percorso da compiere per andare incontro ai bisogni del brand.

La parte più bella arriverà quando i Ninja si renderanno conto che facendo ridere si possono raggiungere obiettivi di business. Eccome, se si possono raggiungere!

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Facebook: arriva il tasto Non mi piace? No, è l'Empathy Button [BREAKING NEWS]

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La notizia che da anni gli utenti attendevano sembra esser arrivata: Facebook sarebbe pronta a introdurre il tasto Dislike.

Proprio così: ad annunciare l’indiscrezione, il blog Bits ospitato dal prestigioso New York Times.

La testata americana racconta come la spinta decisiva per Mark Zuckerberg e il suo team pare sia arrivata dall’osservare come di fronte ad avvenimenti particolarmente cruenti e/o negativi, come la crisi dei migranti che ha colpito l’Europa in questi giorni, non sia possibile esprimere il proprio stato d’animo con un semplice “like”, ne tantomeno affidarsi a uno status dove ad essere specificate, attraverso le emoticons, siano le sfumature delle sensazioni più elementari.

Bits riporta addirittura un virgolettato del fondatore di Facebook, che fa riferimento proprio al dramma dei rifugiati siriani e che vi riportiamo integralmente:

Not every moment is a good moment and if you are sharing something that is sad, whether it’s something in current events, like the refugees crisis that touches you or if a family member passed away, then it may not feel comfortable to like that post.”

Nonostante siano state fatte richieste di chiarimenti, da Facebook non è trapelato altro. Certo è che se la notizia diffusa dal giornale newyorkese fosse vera, allora saremmo in procinto di vedere rivoluzionate le modalità di relazione sul social network più importante del mondo: senza considerare le possibilità in seno alla raccolta di informazioni sull’utente e alla sua profilazione, un processo che – grazie alla possibilità di capire anche cosa “non piace” – diventerebbe ancor più raffinato e preciso.

Non ci resta che attendere, curiosi di sapere se – in caso i rumors fossero veri – il tasto Dislike impatti positivamente sull’ecosistema Facebook.

[UPDATE]

dislike

Techcrunch fa una precisazione rispetto alle voci circolate una decina di ore fa di un rilascio del famigerato tasto Dislike.

La precisazione arriva direttamente da Zuckerberg durante un incontro tenutosi a Menlo Park (qui il comunicato su Facebook Newsroom), in cui illustra a cosa servirà il nuovo “button”.

Non un tasto “non mi piace”, ma un tasto “empatico”, per esprimere una sensazione diversa dal semplice distacco.

Queste le parole del fondatore di Facebook:

“People aren’t looking for an ability to downvote other people’s posts. What they really want is to be able to express empathy. Not every moment is a good moment, right? And if you are sharing something that is sad, whether it’s something in current events like the refugee crisis that touches you or if a family member passed away, then it might not feel comfortable to Like that post.”.

Insomma, uno strumento diverso che servirà certamente a identificare con più precisione lo stato emotivo degli utenti di Facebook, e non a trasformare il social network più visitato al mondo in un gigantesco forum formato Colosseo, in cui mostrare pollici alzati o versi per esprimere il proprio parere.

Sarà proprio così? Non ci resta che attendere!

Disclaimer: sappiamo che empathy si scrive empathy e non emphaty. Ma non sempre le ciambelle vengono con il buco e i titoli riescono a essere scritti in prima stesura tutti corretti.
Perciò scusateci se condividerete questo post e comparirà il titolo con un refuso, alla prossima breaking news staremo più attenti (ma ugualmente veloci) 🙂

Galaxy S7, indiscrezioni sul futuro device di Samsung

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Aumentano i rumors attorno all’uscita del prossimo dispositivo Samsung, prevista, secondo alcune indiscrezioni, per l’inizio del prossimo anno.
Parliamo del Samsung Galaxy S7, il cui prototipo è stato svelato da un benchmark comparso su AnTuTu. Riuscirà il nuovo device del brand sudcoreano a soddisfare le aspettative sempre maggiori dell’utenza? Lo scopriremo solo fra qualche mese, ma nel frattempo analizziamo le presunte caratteristiche che dovrebbe avere il futuro top di gamma Samsung.

Processore: ritorno al passato?

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Sembra che, dopo l’utilizzo del chipset Exynos 7420 nel core del Galaxy S6, Samsung stia pensando di tornare al buon vecchio Qualcomm. Beh, vecchio non proprio, poiché pare che la casa sudcoreana stia lavorando da tempo all’utilizzo di una nuova versione dello Snapdragon 820, un quad-core Kryo dotato di GPU Adreno 530 dai consumi notevolmente ridotti.
Sul mercato, quindi, il consumatore potrebbe trovarsi di fronte a due prodotti: un Galaxy S7 Jungfrau con processore Exynos e un Galaxy S7 Lucky con Snapdragon 820 (MSM8996).

Mai più problemi di RAM con Galaxy S7!

Secondo lo screenshot di AnTuTu comparso sul social cinese Weibo, il nuovo device di Samsung dovrebbe allinearsi ai restanti top di gamma, offrendo 4 GB di RAM. Ma l’ambizione del colosso asiatico di aumentare la leadership del mercato mobile potrebbe portare ad una gradita sorpresa: 6 GB!
Con 2 GB in più rispetto alla concorrenza, il Galaxy S7 potrebbe offrire un multitasking estremo pur mantenendo, paradossalmente, consumi ridotti; un processore a 64 bit, inoltre, potrebbe consentire di gestire ben più di 6 GB: è questo il motivo per cui Samsung ha iniziato la produzione di moduli RAM da 12 GB? Succulenti novità in arrivo.

Galaxy S7

64 GB e SIM virtuale?

Sempre secondo le indiscrezioni di AnTuTu, il Galaxy S7 dovrebbe offrire uno spazio interno da 64 GB, abbastanza per l’utente medio. Non si sa se un simile quantitativo di ROM significhi ancora una volta la rinuncia allo slot microSD, dopo la decisione di Samsung di perseguire una scelta tecnicamente comprensibile, ma ampiamente criticata dai fan del brand.
La e-SIM dovrebbe essere l’altra grande innovazione in dotazione al Galaxy S7. Addio alle tradizionali SIM fisiche, ai farraginosi iter di passaggio da un operatore telefonico all’altro, alla scarsa copertura di segnale: con la SIM integrata direttamente nel dispositivo, questi aspetti saranno più veloci, efficienti e meno dispendiosi.

Marshmallow e TouchWiz su un ampio display

Sebbene l’anticipazione di AnTuTu mostri la presenza di Android L, versione 5.1.1, è più verosimile ipotizzare che sul futuro Galaxy S7 girerà Android M con una TouchWiz sempre più ottimizzata. Il tutto su un ampio display da 5,7 pollici con risoluzione 1440×2560 px, Ultra HD 4K e con una densità di 759 ppi; in realtà, così come si parla di due versioni diverse a livello di core, lo stesso potrebbe avvenire in quanto a display, con una possibile versione da 5,2 pollici.
Dopo i sostanziali miglioramenti visti su S6 in quanto a reattività e possibilità di personalizzazione, ci si aspetta che Samsung continui nella sua opera di snellimento dell’interfaccia, unitamente ad un numero sempre maggiore di implementazioni più funzionali e meno votate all’estetica.

Ecco 5 cose che Steve Jobs non approverebbe tra le ultime novità di Apple

Non prendiamoci in giro: non dev’essere semplice seguire realmente le orme di Steve Jobs. Amato da molti, criticato da tanti, è sicuramente colui che non soltanto ha tracciato la strada della gloria ad Apple, ma ha indicato la strada – piaccia o meno – a molti competitors di Cupertino che hanno preso ispirazione dalla vision dello stesso Jobs. Il suo successore, Tim Cook, ne ha di certo ereditato la grinta e la tenacia: Apple è ancora un fortissimo punto di riferimento.

Eppure, soffermandoci sulle ultime novità presentate la scorsa settimana, alcune di esse non sono state del tutto convincenti. Partiamo, infatti, dalle osservazioni riportate in questo articolo di Shortlist e capiamo perché probabilmente non avrebbero convinto neanche Jobs!  

LEGGI ANCHE: IPhone 6S, iPad Pro, Apple Watch e Apple TV: tutto quello che devi sapere sulle novità Apple

1. L’Apple Pencil

È lecito cambiare idea di tanto in tanto. Ma era soltanto il 2007 quando al Macworld, la domanda “Who wants a Stylus?” sconvolgeva la platea della sala mentre Jobs stava per presentare ciò che avrebbe rivoluzionato il panorama tecnologico: non un Mac, non un iPod, bensì un telefono cellulare, l’iPhone, descritto come l’unione di un iPod widescreen, un telefono rivoluzionario e un dispositivo Internet innovativo. “Come faremo a comunicare con questo? – chiedeva Jobs–  Non certamente tramite un mouse.  O una stilo, vero?”

Pensando alla sua ironica domanda “Perché una penna, quando abbiamo il dito?”, Pencil, la stilo a bassa latenza e ad alta precisione per iPad Pro, utile sicuramente tanto per i creativi che per i business menappare un piccolo azzardo e un rischiosissimo passo indietro.

2. Batteria ridotta dell’iPhone 6s

L’ormai datato iPhone 6 ha una batteria di 1810 mAh (Milliampere/hour è la scala di misurazione delle batterie), ma con il 6s ci troviamo una riduzione di potenza della stessa: 1715 mAh.
Con schermo più potente e 3D Touch, come può una batteria ridotta durare a sufficienza? Come possono bastare 1715 mAh a reggere tutte le novità – molto interessanti – introdotte con l’iPhone 6s?

3. Apple TV limitata

Tra le tante, questa è probabilmente la novità più sbalorditiva. L’interazione con Siri è fantastica, e tutte le nuove funzioni sembrano esaltanti. Ma aspettate ad esultare all’idea di giocare ai vostri games preferiti, comodamente sul divano, grazie alla nuova Apple TV: le App che potranno interagire con il device non potranno superare i 200 mb.
Dimenticate pure Infinity Blade III (1.93GB) o Heartstone (868MB): per i giochi conviene continuare a usare iPad. Ecco, Steve Jobs avrebbe mai permesso un errore così grossolano?

4. Microsoft ci sa fare meglio?

Nel 1997 Apple invitava Bill Gates al Macworld, con l’intento preciso di ufficializzare la pace tra i due colossi: “Seguiamo due strade diverse, ma lavoriamo entrambi per offrire agli utenti gli strumenti di cui hanno bisogno” questo era il messaggio. Una scelta di classe considerati i numeri che Apple faceva negli anni novanta.

All’ultimo Macworld, invece, nel tentativo di rispondere a quanti avessero preso in giro Apple’s Smart Keyboard descrivendola come la copia di Microsoft Surface, il risultato è stato quello di aver dato esattamente conferma di una superiorità tecnica di Microsoft, la cui inclusione sarebbe dovuta servire invece a dimostrare le funzioni multitasking dell’iPad Pro. Un errore strategico forse, uno scivolone che in tanti anni, a Steve Jobs non era mai capitato di fare, neanche in casi di inferiorità tecnica ancora più lampante.

5. Che fine ha fatto quel quid che faceva la differenza?

Non è unicamente una questione di dettagli tecnici ciò che crea perplessità circa la presentazione del 9 settembre. D’altronde Apple non ha mai giocato sull’indiscutibile superiorità tecnica di alcun prodotto, né ha giocato, e questo è chiaro a tutti, sul rapporto qualità/prezzo.

Quel quid, il “fattore killer”, che ad ogni Macworld presentato da Steve Jobs, portava la platea a non riuscire a staccare gli occhi dai prodotti Apple, era lo spirito un po’ naive con cui Jobs raccontava le sue storie: non erano presentazioni di prodotti, erano storie.
E senza la capacità di raccontare storie uniche, Apple così come l’abbiamo conosciuta continuerà ad esistere e a stupirci?

Cosa ne pensate amici Ninja?

Come promuovere il proprio brand con la stampa lenticolare

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Pensa a quando cammini per strada, a quante informazioni, immagini e messaggi pubblicitari vedi intorno a te. Quanti di questi ti ricordi? Per le aziende diventa sempre più difficile catturare l’attenzione del consumatore e trasferire un messaggio che possa notare e ricordare.

Per questo sempre più aziende si affidano ad effetti particolari che rendono più efficace la comunicazione, catturando l’attenzione e veicolando quindi al meglio il messaggio pubblicitario. Tra questi, gli effetti di Dinamismo e 3Dimensionalità di H3D System.

Questi effetti, di grande impatti visivo, si ottengono attraverso la combinazione di processi software proprietari e di materiali che, sfruttando le proprietà di una lastra di plastica trasparente zigrinata da un lato e lisca dall’altro, consentono all’osservatore di vedere immagini diverse in base al punto di osservazione. Nascono quindi effetti come Flip, il cambio netto di due immagini, Morphing, una graduale trasformazione di un oggetto in un altro, Zoom, l’ingrandimento di una particolare scena, Moving, la realizzazione di un breve filmato in stampa e 3D, illusione della 3dimensionalità stampata realizzata ricreando la parallasse mostrando all’occhio sinistro una visuale diversa rispetto all’occhio destro.

H3D system: effetti speciali per la comunicazione

H3D system: effetti speciali per la comunicazione

Le opportunità della stampa lenticolare sono in continua evoluzione. H3D System ha recentemente sviluppato tre nuove linee di prodotto. Extra Depth XD, capace di ricreare un effetto di profondità con una nitidezza mai ottenuta prima, Extra Motion XM, che permette di portare in stampa un mini spot TV e Xs Extra Slim, per ottenere gli effetti lenticolari con un sopporto sottile.

Quest’ampia gamma di soluzione rende la stampa lenticolare di H3D System ideale per la comunicazione a 360 gradi: dalla creazione di gadget promozionali con effetti di movimento e 3dimensionalità alla comunicazione all’interno dei punti vendita per catturare l’attenzione del consumatore al momento dell’acquisto, senza dimenticare l’allestimento di stand espositivi in fiere o esposizioni dove distinguersi è fondamentale e effetti per la comunicazione esterna, attirando l’attenzione dei passanti.

H3D system: effetti speciali per la comunicazione

Sono moltissimi gli esempi di successo, a partire da Expo 2015 dove la stampa lenticolare è stata protagonista all’interno del Padiglione Italia con la decorazione dei soffitti di due ambienti per una superficie di oltre 700 metri quadri, da Ferrero con dei maxi pannelli di 2×6 metri e all’ingresso del padiglione New Holland con una parete che ospita 90 pannelli lenticolari 60×60 cm sincronizzati tra loro con un effetto moving.

Un’altra interessante novità vista ad Expo sono i magneti lenticolari realizzati in occasione del lancio del portale yourwaytoexpo.com da Alessandro Rossi Group, azienda specializzata nel settore MICE (Meeting, Incentive, Convention, Event).

H3D system: effetti speciali per la comunicazione

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La stampa lenticolare permette anche la realizzazione di progetti di designer e architetti, come Karin Rashid che ha inserito nel suo progetto Le stazioni d’arte alcune pannellature lenticolari raffiguranti le icone dell’autore in 3D mentre ruotano e cambiano colore nella fermata metropolitana Università, oppure Óscar Tusquets Blanca, architetto catalano che ha inserito l’opera By the sea you and me di Bob Wilson all’interno della stazione Toledo.

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L’effetto 3D di H3D System viene utilizzato anche per prodotti commerciali di piccolo e grande formato, un esempio sono le cartoline natalizie realizzate da AC Milan, gli inviti per un evento importante di Adidas o le cartoline promozionali lenticolari realizzate per Fontana Arte.

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NinjaUSA2016: la rubrica sulle elezioni americane, viste dai social media

NinjaUSA2016, la nuova rubrica

Quanto sono web addicted i candidati alle politiche 2016 negli Stati Uniti? Quali social network utilizzano? Che uso ne fanno?
Queste sono solo alcune delle domande alle quali il team social di Ninja Marketing cercherà di dare una risposta, nella nuova rubrica #NinjaUSA2016.
Ogni settimana interviste ai protagonisti, analisi dell’uso degli strumenti, racconto di epic win ed epic fail dei candidati sui social network e molto altro.
Il panorama, rispetto alla campagna per le elezioni 2012, è cambiato: i social si sono moltiplicati, l’utilizzo dei video è aumentato in modo esponenziale, i dati demografici delle diverse piattaforme sono mutati così come i consumi mediali dei potenziali elettori. Come riuscire ad intercettarli? La comunicazione online è davvero fondamentale per smuovere l’elettorato e convincerlo a esprimere la propria preferenza durante gli election days?

LEGGI ANCHE: Donald Trump presidente degli Stati Uniti, i social media impazziscono.

Tra Periscope e Snapchat, passando per Meerkat e Facebook Mentions, le campagne elettorali non sono mai state così vicine agli elettori. Lo streaming video ci offre un contatto ancor più diretto con i candidati, meno distante delle parole fredde di un post, più coinvolgenti rispetto ad una foto.

Questo coinvolgimento si trasformerà in voto?
Seguiteci, lo scopriremo insieme!