Changetip dice addio ai like, il gradimento si esprime con bitcoin

Changecoin è una startup nata nel dicembre 2013 a San Francisco, il suo fondatore Nick Sullivan è un esperto sviluppatore di tecnologie per il web. Il loro primo prodotto lanciato è ChangeTip, che permette di trasferire denaro sotto forma di bitcoin tra gli utenti di particolari piattaforme, attualmente solo Reddit, Twitter, Github e Stock Twits.

Immaginiamo di voler dare una mancia ad un utente che ha postato un pensiero interessante, o di voler fare una donazione per una causa sociale. ChangeTip fa da intermediario per portare a termine la nostra azione. Il procedimento è molto semplice: si inizia menzionando ChangeTip nel nostro post e successivamente si sceglie la somma da donare, è possibile donare il corrispettivo di un caffè, di una birra o semplicemente scegliere la somma in euro, dollari o yen. Ecco i corrispettivi in bitcoin per categorie. Tip Amount.

Quella di Changecoin sembra una valida alternativa al tanto inflazionato “like“, un’idea nuova che permette ad altri utenti di premiare i nostri contenuti in modo più esaustivo, ma bisogna chiarire cosa sono i bitcoin e quali pro e contro può avere utilizzarli e quindi acquistarli.

Cosa sono i bitcoin?

Bitcoin è la prima moneta digitale decentralizzata che si può trasferire via internet. Nata nel 2009 da un’idea di Satoshi Nakatomo, nome fittizio poiché non si conosce la vera identità del suo ideatore, la creazione e lo scambio di questa moneta avvengono tramite protocollo peer-to-peer. Rispetto alle altre monete offre numerose vantaggi. Sono trasferibili dunque direttamente da persona a persona, senza bisogno di passare attraverso banche o camere di compensazione, questo significa che le commissioni sono molto più basse, in materia di sicurezza va sottolineato che ogni bitcoin è fornito di un codice alfanumerico univoco collegato ad un unico possessore,  dunque è impossibile che vengano rubati da altri utenti.

Bitcoin mette a disposizione degli utenti la tecnologia cloud  S.A.S – software as a service, Wallet  nella fattispecie. Wallet è un client scaricabile dalla rete per tutti i sistemi operativi. Permette di contenere e gestire i propri bitcoin, e ovviamente di acquistarne di altri attraverso un sistema di exchange, scambiandoli con euro, dollari o yen. A differenza delle altre valute, che possono essere stampate all’infinito in base alla politica economica dei diversi paesi, i bitcoin hanno regole molto precise, prevedono un tetto limite, raggiunto il quale non vengono più generati. Attualmente sono circa 21 milioni.

Pro e contro

La crisi economica dell’Occidente ha mostrato come il sistema finanziario abbia delle grosse lacune. La rete Bitcoin potrebbe essere una valida alternativa, soprattutto per quel che riguarda l’eccessiva offerta di moneta, causa di inflazioni per un paese, oppure l’uso speculativo da parte di agenti finanziari che acquistano o vendono moneta causando tracolli di una valuta a vantaggio di altre.

Dal lato dei contro bisogna sottolineare che le transazioni di denaro virtuale non avvengono tra persone fisiche, ma tramite Bitcoin address. Purtroppo ad oggi, trattandosi di una moneta giovane e non tangibile, non esiste legislazione in merito, il rischio rimane dunque molto alto, considerato che i bitcoin potrebbero diventare la moneta di scambio per transazioni illegali come il commercio di droga o di armi. A questo proposito vi consiglio un nostro post di approfondimento in materia di bitcoin, che potrebbe aiutare a capire meglio quali sono le peculiarità di questa moneta digitale.

Altro punto a sfavore è il suo andamento fluttuante nel mercato valutario, considerato che nel 2012 un bitcoin valeva circa 2 dollari e che oggi ne vale circa 175. Difficile schierarsi! La cosa certa è che si tratta di un sistema monetario immune alle politiche economiche dei paesi mondiali, quindi a tutto ciò di negativo che ruota attorno questo fattore, ma il rischio di una troppa libertà di utilizzo rimane ancora una peculiarità effettivamente negativa.

Come progettare campagne e sviluppare business con Facebook? [VIDEO]

Un nuovo anno formativo firmato Ninja Academy è alle porte. Ad aprire le danze, dal 16 settembre partirà il “Corso Online in Facebook Marketing: progettare campagne e sviluppare business con Facebook” con Laura Saldamarco e Lorenzo Viscanti. Content Strategy, Facebook Insight, Facebook Advertising e Power Editor sono solo alcune delle tematiche che verranno trattate.

Venerdì 05 settembre si è svolto il free webinar di presentazione del corso, una lezione gratuita nella quale i docenti del corso, hanno presentato le tematiche e le case-history che verranno affrontate nel percorso formativo. Se vi siete persi la diretta, non preoccupatevi, qui di seguito trovate la registrazione:

Vantaggi del Corso Online

✔ Puoi seguire i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
✔ Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
✔ Question Time in diretta per esporre dubbi e domande e interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Attestato di partecipazione

SCONTO EARLY BOOKING

Entro il 09 settembre: 249 €
Dopo il 09 settembre: 299 €

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA.

Ecco come montare il proprio mostro con le istruzioni di Ikea

Volete svecchiare l’immagine della vostra casa? Vi siete mai chiesti come starebbe un esemplare alieno nel vostro salotto?

Ed Harrington, brillante illustratore ha creato divertenti istruzioni fai-da-te per permettere ai più accaniti appassionati del genere horror di realizzare e montare nella tranquillità del proprio salotto e con l’aiuto dello stile minimalista e intuitivo di Ikea il proprio mostro personale a scelta tra Edward Mani di Forbice, Alien e tanti altri.

Tutte le illustrazioni sono disponibili sul profilo Tumblr di Ed Harrington, ecco alcune delle più divertenti.

Il web in festa: arriva la Festa della Rete!

Siete pronti? Mancano solo 4 giorni all’inizio della nona edizione della Festa della Rete – BlogFest 2014, lo storico appuntamento di chi utilizza il web nel lavoro e nella vita che quest’anno si terrà dal 12 al 14 settembre a Rimini.

Per 3 giorni il capoluogo dell’omonima provincia dell’Emilia Romagna smetterà i panni a righe bianche e blu della famosa meta balneare e indosserà quelli Hi-Tech e luminescenti del web – con una copertura Wi-Fi gratis e su tutta la città –  per proporre un programma adatto a tutti i palati che celebrerà alcuni dei più apprezzati blogger, giornalisti, esperti di social network e tutti coloro che, proprio grazie alla rete, sono diventati volti famosi.

5 le macroaree che accoglieranno i visitatori: Economy, Fashion & Beauty, Food, Kids, Media (alle quali se ne aggiunge una sesta, denominata Fuori, che raccoglie  eventi speciali).

Dalle 10 alle 19 sarà un continuo di dibattiti workshop, tavole rotonde, conferenze, giochi, concerti e BarCamp a tema, presso i quali sarà possibile iscriversi e avere la possibilità di presentare il proprio speech di 15 minuti davanti a esperti del settore.

In questi giorni avrete modo di scoprire o approfondire, tra le altre, tematiche diverse quali il finger food, la carta dei diritti di internet, le web series, quanto influenzano davvero gli influencer, come usare lo storytelling digitale, come prepararsi all’anno dell’EXPO di Milano, come utilizzare al meglio i Social Network e come ricavare vantaggi dall’E-Commerce.

I nomi dei partecipanti alla nona edizione sono tantissimi e sarebbe davvero antipatico scordarne qualcuno, quindi vi rimandiamo direttamente al programma completo della manifestazione.

 

Un focus particolare merita quello che è, senza ombra di dubbio, il momento clou della Festa: la consegna dei Premi MIA, i Macchianera Italian Awards, riconoscimenti assegnati a personaggi e realtà che più e meglio si sono contraddistinti online nell’ultimo anno.

Nel 2013 il personaggio dell’anno fu Papa Francesco, che chiese di ritirare il premio in Vaticano…

 

Quest’anno chi sarà?

Ad affiancare i MIA quest’anno ci sono anche i Premi della Rete: n questo caso i lettori hanno scelto le nomination, e il vincitore sarà decretato, per il 50% da un’Academy composta dai vincitori delle passate edizioni dei MIA e per il l’altro 50% dagli utenti.

Leggete le categorie e i nomi di tutti i pretendenti ai titoli… Non fate mancare il vostro voto!

La mente dietro alla Festa della Rete è quella del blogger Gianluca Neri, con l’aiuto di Luciano Massa e Luca Leoni di Show Reel, Gianluigi Mazzeschi e Roberto Grassilli.

Nel 2013 lo score di fine manifestazione ha fatto registrare: 10.104 presenze per 92 eventi e 62 ore di workshop; inoltre sono stati coinvolti più di 500.000 utenti in rete e Festa della Rete è stata trending topic su Twitter per tutto l’arco della Festa.

Scommettiamo che quest’anno i numeri saranno ancora più alti?

Perché passiamo le ore davanti a monitor grandi come finestre o piccoli come portamonete, ma in fondo, non vediamo l’ora di socializzare in piazza, confrontarci sugli argomenti che ci appassionano di più e stringere nuove amicizie.

La Festa della Rete – BlogFest 2014 è tutto questo e molto di più!

Ci vediamo a Rimini!

E ci raccomandiamo: non dimenticatevi i due panel che vedranno ospiti anche i Ninja: il primo avrà come ospiti Mirko Pallera, Rudy Bandiera e Alessandro Caliandro (ne abbiamo parlato nel post Rudy Bandiera contro tutti: chi vincerà alla Festa della Rete? [INTERVISTA]). Il secondo, dal titolo La conoscenza distribuita e la restituzione di valore nei processi partecipativi, vedrà impegnato nuovamente Mirko Pallera, oltre che Adam Arvidsson, Andrea Crociani ed Emiliano Martano. Vi aspettiamo!

Pulci, Disegni e Bici: i migliori annunci stampa della settimana

Ben ritrovati cari guerrieri della comunicazione all’appuntamento settimanale con i migliori annunci stampa della settimana. Bando alle ciance, via alla creatività!

PREkolo: Rio/Alps/Mount Vesuvius


Ecco come vengono viste le vette più alte dalla bicicletta PREkolo. Grazie al suo motore elettrico rende agili le salite più impegnative.

Advertising Agency: WMC/GREY, Prague, Czech Republic
Creative Director: David Suda
Art Director: Roman Hynek
Copywriter: Miky Karas
Illustrator: Josef Plihal

Der Spiegel: Long story short

Leggete fra le righe. Rendere breve una notizia lunga può ingannare il lettore! Lezione di buon giornalismo dal Der Spiegel.

Advertising School: Miami Ad School, Hamburg, Germany
Creative Director: Niklas Fings-Rupp
Art Director: Daria Rustambekova
Copywriter: Francesca van Haverbeke

Faber-Castell: Just add water

Aggiungete un po’ d’acqua per trasformare il vostro bel disegno in un elaborato capolavoro. By Faber-Castell.

Advertising Agency: Ogilvy & Mather, Hong Kong
Chief Creative Officer: Reed Collins
Creative Directors: Nicoletta Stefanidou, Matthew Nisbet
Copywriter: Ollie Davis

Peugeot: Bike/Car/Kids



Il nuovo freno di emergenza Peugeot: se fai un errore, lui lo sistema.

Advertising Agency: Y&R, São Paulo, Brazil
Creative Director: Victor Sant’Anna
Executive Creative Director / Creative Director: Rui Branquinho
Creative: Luciano Sorrentino
Creative: Rodrigo Cunha

Baxter: Trojan Cat/Dog

I migliori amici dell’uomo trasformati in cavalli di Troia. Le loro pulci possono provocare fastidiose malattie all’uomo. Parola della multinazionale Baxter. 

Advertising Agency: WMC/GREY, Prague, Czech Republic
Creative Director: David Suda
Art Director: Richard Axell
Copywriter: Jan Ridl

Prossimo appuntamento fra una settimana con i migliori annunci stampa selezionati  da Ninja Marketing!

Hyperlapse, i primi video da brand e agenzie [VIDEO]

Hyperlapse, i primi video da brand e agenzie

Hyperlapse è stata rilasciata da un paio di settimane e sono già tantissimi gli utenti che l’hanno messa alla prova per realizzare video in timelapse “formato smartphone”. Tra questi anche molti brand e agenzie di comunicazione, che hanno approfittato della novità di casa Instagram chi per sfruttare il buzz, chi per fare un po’ di branding, chi per fare informazione in modo meno convenzionale.

Ecco dunque una raccolta dei primi Hyperlapse video firmati da aziende.

Vogue Magazine

Cosmopolitan

JetBlue

Holler London

National Aquarium

The Tonight Show

Naked Juice

Mountain Dew

The North Face

E per finire…

The White House

I 100 eCommerce più popolari in Italia

I 100 eCommerce più popolari in Italia

Il mercato online è ormai una realtà consolidata del commercio. Cercare, confrontare ed eventualmente comprare qualcosa “su Internet” è un’azione alquanto familiare ad ogni internauta, e lo sarà sempre di più.

I dati dell’8° Convegno sull’eCommerce in Italia, tenutosi a Milano il 14 aprile scorso, confermano una crescita costante delle vendite in rete nel Belpaese. Il fatturato complessivo passa da un +12% del 2012 al +6% del 2013, continuando a crescere a dispetto del protrarsi della recessione economica. Un notevole contributo è stato dato dall’aumento vertiginoso del bacino di utenza: l’84% degli italiani (22 milioni di persone) dispone di un accesso ad Internet, mentre il 47% (+30%) naviga via smartphone e il 15% (+156%) via tablet.

Parafrasando, “fatti gli italiani (utenti), bisogna fare l’Italia (imprese digitali)”.

I trend

I 100 eCommerce più popolari in Italia

Le opportunità sono reali, ma occorre stare al passo. Un’adeguata legislazione nazionale dovrebbe costituire la solida base per sfruttare il marchio “Made in Italy” e la qualità ad esso vincolata. D’altro canto, le aziende devono riconsiderare la loro offerta in chiave internazionale, operando adeguati investimenti in promozione e marketing on linevalutando strategie di medio termine e monitorando la costante evoluzione del mercato per sfruttare adeguatamente le ultime novità.

I trend dell’eCommerce dimostrano che il mercato non appartiene solo ai grandi giocatori, marketplace del calibro di Amazon ed eBay, ma fornisce ampie possibilità di sviluppo alle piccole e medie imprese.

Il ranking

L’eCommerce in Italia è un mercato ancora in crescita, come testimonia la classifica dei 100 siti di e-commerce più popolari in Italia. Il ranking è stato redatto sulla base di stime di dati reperibili in Rete, quali gli accessi al sito, ma anche la somma delle citazioni della marca su altri siti, comparatori, blog e forum (popolarità in Rete).

Ancora in fase di implementazione sono invece il numero di fan delle pagine Facebook e quello dei follower su Twitter, con riferimento solo agli account italiani o in lingua italiana. Il ranking, tuttavia, è stato redatto senza tenere conto dei dati relativi ai social network.
I valori della colonna “Totale” rappresentano il punteggio complessivo calcolato sulla base degli altri due indicatori (“Accessi” e “Popolarità“) e, pur non avendo valenza statistica, risultano indicativi dei rapporti di forza tra le varie aziende.

Non è una sorpresa trovare eBay in vetta alla classifica, con una presenza così affermata da staccare anche i grandi nomi delle Online Travel Agency: Booking (2°), eDreams (8°) ed Expedia (9°).
Soffermandosi sul “Turismo“, presente in classifica con 23 aziende, l’occhio non può non cadere sul 4° posto ottenuto dal sito di Trenitalia, il cui traffico rivaleggia non solo con le già menzionate OTA, ma va a posizionarsi tra due big player del commercio elettronico: Groupon (3°) e Amazon (5°). Altri settori particolarmente presenti sono quelli della telefonia, con quattro operatori nella top 15, della moda, con Zalando apripista al 7° posto, dell’editoria e dell’elettronica. Nel maxi-settore “Tempo Libero”, spiccano invece le scommesse online, con William Hill (16°), Sisal (17°) in top 20.

Gli italiani sono dunque sempre più avvezzi ad effettuare scambi commerciali in Rete, che si propone efficacemente non solo come veicolo di informazioni, ma anche quale valido mezzo per concludere la compravendita. Questo vale sia per i servizi, sia per i beni: i viaggi si programmano e si acquistano online e i biglietti aerei e ferroviari si stampano a casa o vengono sostituiti da un codice da presentare ai controlli, ma anche gli oggetti più comuni vengono sempre più acquistati online, magari sostituendo (o integrando) una sommaria visita in negozio con il parere di un blogger esperto.

Sono molti i trucchi per fare decollare il proprio eCommerce, ma esistono anche strategie di vendita interattiva per integrare servizi virtuali nei punti vendita reali. Sta alle aziende capire se sfruttare le possibilità dell’eCommerce e come integrarle con la vendita diretta. Mediaworld, ad esempio, ha scelto di presidiare entrambi i canali, cercando di incontrare i gusti sia degli acquirenti tradizionali che dei digital shopper, e basando si su due solidi pilastri: allettanti campagne di promozione o sconto e un’adeguato servizio di consegna a domicilio o al punto vendita.

Il business del Calcio italiano guarda agli stadi di proprietà [Parte 2]

Abbiamo aperto la discussione intorno al business del calcio italiano in crisi con l’intervento della settimana scorsa di Cristiano Carriero che ha analizzato diversi motivi per i quali sembra che il cosiddetto “campionato più bello del mondo” sia destinato a fallire.
Ma secondo il nostro nuovo ospite, Andrea Papale, c’è di più: se guardiamo all’esperienza anglosassone, per esempio, l’idea di stadio di proprietà accompagna il calcio da sempre e sintomatico è il risultato ottenuto in termini finanziari dalle varie società, non a caso nel 2014 la rivista Forbes ha soprannominato il Manchester United una “macchina da soldi imperiale”, caso emblematico con il quale confrontare una qualsiasi delle maggiori squadre italiane di calcio per farsi due conti.
Tra i vari fattori da prendere in considerazione c’è dunque anche la delicata Legge sugli Stadi che, stando ai dati analizzati, appare incidere non poco sulle entrare delle varie società italiane.
Migliorando gli investimenti, il calcio di casa nostra, allora, potrebbe riprendersi in fretta.
Vediamo come.
Rosanna Perrone

(blog.futbologia.org)

La crisi in cui è lentamente ma inesorabilmente sprofondata la Serie A da dieci anni a questa parte è un dato incontrovertibile. Quello che era considerato il campionato più bello del mondo è stato oramai sorpassato da quelli che solo pochi anni fa venivano considerati campionati minori. Gli stessi che ora cavalcano l’onda del calcio mondiale ospitando campioni blasonati e fatturando milioni di euro. I motivi sono fondamentalmente legati al merchandising e agli sponsor, ai diritti televisivi e al matchday, ovvero le entrate ottenute attraverso la vendita dei biglietti per le partite di campionato e coppe.

Ed è proprio il matchday italiano uno dei dati più impressionanti se messo a confronto con quello del resto d’Europa. Secondo i dati riportati dal portale sportivo deloitte.com, che si occupa di analizzare i bilanci delle grandi società calcistiche mondiali, nella stagione 2012/2013 il Real Madrid ha guadagnato attraverso il suo botteghino ben 119 milioni di euro, cifra che basterebbe alle “merengues” per accaparrarsi l’intera rosa della Fiorentina.
Nella stagione 2013/2014, invece, secondo dati riportati da Il Sole 24 ore, il Manchester United ha fatturato attraverso il matchday ben 127 milioni di euro contro i circa 100 ottenuti sommando i ricavi dei botteghini dei più gradi club italiani: Milan, Juventus, Roma e Inter.

La domanda sorge spontanea: i tifosi dei top club europei sono più affezionati ai loro beniamini rispetto ai nostrani? La risposta è altrettanto spontanea: certo che no! La differenza fondamentale sta nella proprietà degli stadi, il più delle volte gestiti dai comuni o dal Coni, e nella condizione fatiscente in cui si trovano le strutture offerte ai supporter italiani.

La “Legge sugli stadi”

Nel 2014 il Manchester United è stato soprannominato da Forbes una "macchina da soldi planetaria"

Lo stadio di proprietà diventa quindi un elemento imprescindibile per la vita di un club calcistico che voglia competere sia sportivamente che finanziariamente con il resto dell’Europa. Per capire come mai le società italiane non siano state al passo con quelle inglesi, spagnole o tedesche, bisogna fare un passo indietro fino ad arrivare agli anni ’90.

In un periodo storico di grande proficuità per il calcio italiano, dovuto per la maggior parte all’esplosione delle pay per view e il conseguente innalzamento dei ricavi ottenuti attraverso i diritti televisivi, i magnati del calcio italiano pensarono bene di investire nell’acquisto dei grandi campioni per rinforzare le proprie squadre, tralasciando completamente la progettualità sportiva e finanziaria.

Non succedeva altrettanto nel resto d’Europa: mentre il Milan di Berlusconi e la Juventus di Agnelli conquistavano il calcio mondiale, squadre come Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco rimanevano in sordina a progettare il proprio futuro investendo nelle strutture e nei settori giovanili.
Ma non solo. La burocrazia italiana, rispetto a quella estera, non ha mai favorito un facile avvio di pratiche e la conseguente costruzione o ristrutturazione di impianti sportivi di una certa rilevanza urbanistica.

Il disegno di legge 1193-1361-1437-B, meglio conosciuto come “Legge sugli Stadi”, è oscillato dal senato al parlamento italiano per ben cinque anni prima di finire nel “Patto di Stabilità 2014”, approvato dal governo il 27 dicembre del 2013. Questa legge, che snellisce i tempi per ottenere le concessioni alla costruzione o ristrutturazione degli impianti sportivi da parte degli enti istituzionali, offre ai club italiani la possibilità di rinascere attraverso l’ammodernamento degli attuali stadi, inefficienti e poco all’avanguardia.

Questa mossa potrebbe raddoppiare, se non triplicare, gli incassi domenicali attraverso l’affluenza dei tifosi e i servizi offerti agli stessi.

Il caso della Juventus

Lo Juventus Stadium (diretta-juventus.it)

L’esempio di questa possibile crescita è la Juventus. La squadra di Torino ha visto raddoppiare le proprie entrate da botteghino dopo l’inaugurazione dello Juventus Stadium avvenuta l’8 settembre 2011.
I dati riportati da deilotte.com evidenziano questo incremento esponenziale: nella stagione 2009/2010, dove i bianconeri erano “ospiti” del Comune di Torino e del prestigioso ma poco innovativo Stadio delle Alpi, la Juventus ha incassato circa 16 milioni di euro dal matchday.
Nella stagione successiva (2010/2011 ndr) il guadagno è addirittura diminuito portando nelle casse bianconere solo 11 milioni di euro.

La svolta dello Juventus Stadium, primo stadio di proprietà di un club italiano, incrementa il matchday del 100%, portando le casse dei botteghini a registrare un incasso di circa 30 milioni a stagione.

La Serie A in evoluzione

Il progetto del futuro stadio della Roma, ispirato al Colossero (Ansa)

Il seme piantato dalla società piemontese sta lentamente germogliando, anche se con non poche difficoltà.
Nel 2011 l’A.S. Roma, viene rilevata da una cordata americana guidata da Thomas DiBenedetto, prima, e da James Pallotta, poi. Nonostante gli avvicendamenti, l’idea degli investitori si è palesata sin da subito: far diventare la Roma una regina, passando attraverso ciò che i magnati statunitensi ritengono fondamentale, la costruzione di uno stadio di proprietà.

Dopo tre anni passati tra la ricerca di una location adatta e la lotta intestina tra politici e costruttori, si è finalmente giunti ad un accordo tra la società giallorossa ed il Comune di Roma, rappresentato dal sindaco Ignazio Marino. La prima pietra dovrebbe essere apposta nel 2015 e se tutto andrà bene la Roma giocherà la stagione calcistica 2017/2018 nel suo nuovo stadio.

Un grande passo per l’uomo, un enorme passo per la Serie A. La rivoluzione è appena iniziata.

Andrea Papale
Nato a Roma, classe ’88, da sempre appassionato di sport. Rugbyman e grande tifoso di calcio. Sport, cinema, lettura e scrittura sono le mie ragioni di vita. Studio Lettere a Roma Tre sognando il giornalismo come mestiere di vita. Cofondatore del blog sportivo pallonate.com e web writer per laroma24.it.

IKEA e la migliore parodia degli spot Apple: ecco a voi il bookbook

Steve Jobs. Un nome che evoca nostalgia, lupetti a collo alto, innovazione, stile minimale e dicerie di ogni tipo. Che voi ne siate convinti sostenitori o appassionati detrattori, tuttavia, non potete negare come il suo modo di promuovere i prodotti Apple abbia cambiato per sempre l’advertising.

Ricordate le sue presentazioni dei primi iPhone allo Yerba Buena Center di San Francisco? E gli spot televisivi? Sempre focalizzati su una specifica del prodotto, dando del tu al consumatore ed evitando imbarazzanti trionfalismi.

Questo modo di presentare il prodotto è stato negli anni oggetto di parodie e di ogni genere, ma la migliore è arrivata in questi giorni da IKEA Singapore.

In occasione dell’uscita del nuovo catalogo 2015, il “chief design guru” Jorgen ci presenta il libro in maniera totalmente inaspettata. Ecco quindi il primo bookbook. A tutti gli effetti, un libro.

Semplice e intuitivo, il bookbook è privo di cavo e fornito con una batteria a dir poco infinita. Anzi, a tutti gli effetti infinita. Aprendolo lo schermo raddoppia letteralmente, e la tecnologia touch è la più realistica mai creata: scorrendo col dito sul testo si legge il testo, mentre voltando la pagina con lo stesso dito.. beh si gira la pagina! Pazzesco.

Senza alcuna latenza, le pagine vengono visualizzate immediatamente, non importa quanto scorri velocemente. Il bookmark è a portata di piega sulla pagina, e di post-it.

Il resto delle feature di questo meraviglioso prodotto ve le lasciamo scoprire guardando il video. (Ah, vi abbiamo detto che è totalmente gratis? E lo troverete nella vostra buca delle lettere! Altro che scomodi pagamenti sugli store on line).

Un video ironico che vuole forse prendersi gioco del gigante di Cupertino, ma che probabilmente vuole anche lanciare un messaggio a quei nativi digitali che con libri e riviste cartacee hanno troppo spesso poca confidenza.

Experience the power of a bookbook!

Tips & tricks per ottenere partnership da un milione di dollari

partnership da un milione di dollari
Sviluppare partnership. Un’attività che in alcuni casi una startup avvia ancora prima di aver sviluppato il proprio prodotto/servizio. Che nel breve periodo può consentire di acquisire molti utenti. E, in alcuni fortunati casi, nel medio periodo valere milioni di dollari.

Le strategie per sviluppare partnership cambiano però nelle diverse fasi di vita di una startup.

Ecco i consigli condivisi da Bill Lapcevic, VP of Customer Happiness @ New Relic durante l’evento Startup BD 4 – Hacking the strategic partnership.

startupbd

Bill Lapcevic ha seguito lo sviluppo business di New Relic fin dalla sua nascita nel 2008, con l’obiettivo di trovare partner che integrassero la soluzione di monitoraggio in real-time di New Relic sulle loro piattaforme cloud. Ora New Relic ha 120 diversi partner, da Heroku, a Rackspace fino a Microsoft, ognuno dei quali è stato conquistato grazie ad una delle diverse strategie che Bill Lapcevic ha presentato nel keynote.

Vediamole assieme:

Mercanti d’armi

Due competitor, entrambi estremamente interessanti come partner. Come fare a chiudere un accordo con entrambi? Comportandosi come mercanti d’armi e far credere a tutti e due di essere in trattativa con il “nemico”. Entrambi vorranno essere i primi a firmare l’accordo per avere un vantaggio competitivo.

Eventualmente se il primo a firmare chiederà l’esclusiva, è possibile concedergliela per un breve periodo, ad esempio un anno, sufficiente a strutturare l’azienda per gestire un secondo partner e quindi concludere l’accordo con il competitor.

Integrazione

Come gestire un possibile partner con centinaia di clienti business, per ognuno dei quali risulterebbe estremamente dispendioso, se non impossibile, sviluppare un’attività dedicata?

La soluzione è l’integrazione con il potenziale partner, anche a costo di ridurre le risorse di sviluppo dedicate alla creazione di feature centrali del servizio per impiegarle nella creazione di API che consentano di interfacciarsi con i servizi dei partner.

Change the game

Non cercare mai l’accordo perfetto. Gli accordi di partnership cambiano con l’evoluzione dell’azienda. Quindi è più importante definire un accordo utile a fare i primi passi, piuttosto che un accordo che possa essere valido anche con la crescita della startup.

Comprendere l’arco narrativo

Per interagire con partner più grandi e strutturati è necessario intercettare i diversi dipartimenti nella fase più opportuna, cominciando da quello per il quale si ha la proposizione di valore più interessante. Si tratta quindi di comprendere l’arco narrativo attraverso cui presentare la propria startup; ad esempio se si ha un prodotto tecnico è opportuno cominciare dal dipartimento di sviluppo, per poi approcciare il marketing e infine gli executive.

Worker

Identificare il problema e proporre la soluzione non agli executive, ma a chi lavora nell’azienda del potenziale partner. Se questi ultimi adotteranno con soddisfazione il prodotto/servizio proposto, fungeranno da evangelisti nei confronti degli executive.

Always have a guy

Quando l’azienda ha la dimensione di una multinazionale, il modo migliore per intercettare il loro interesse e proporre una partnership è attraverso dei contatti in comune. In particolare gli investitori possono essere molto utili in quanto con buone probabilità hanno contatti diretti con gli executive di grandi aziende.

Per ogni fase di sviluppo di una startup e per ogni tipo di azienda con la quale è interessante sviluppare partnership (da quelle più piccole ancora startup, alle medie più strutturate internamente, fino alle multinazionali) esiste una differente strategia che più portare a chiudere un accordo di partnership. Accordo che con molta probabilità nei primi mesi non porterà dei profitti diretti, ma che con gli anni potrà valere milioni di dollari. Proprio come le partnership sviluppate da Bill Lapcevic per New Relic.