La paura di ritrovarsi ad avere a che fare con Jack Nicholson alias Torrance intento a prendere a colpi d’ascia la nostra porta è una di quelle situazioni sgradevoli che non vorremo ci capitassero mai. Certo che alla fine degli anni settanta quando venne girato il film Shining Kubrick non poteva certo immaginare che le tecnologie avrebbero fatto salti da gigante in merito alla sicurezza domestica.
E invece grazie al crowdfunding la possibilità di aprire la porta di casa con uno smartphone accompagnata da una maggiore sicurezza sembra potersi realizzare. Da Lockitron a August, sono molti i progetti che si concentrano sulla sicurezza della casa grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie.
Haven ha pensato di utilizzare uno strumento diverso rispetto ai concorrenti, assicurando la porta con un dispositivo piantato sul pavimento che magicamente si alza da terra bloccando saldamente la porta al pavimento senza alcun tipo di serratura.
Come nasce Haven?
Haven nasce da un’idea di Clay Banks e Alex Bertelli quando sono venuti a conoscenza di svariate irruzioni avvenute nella città di Nashville. Considerata la semplicità con cui i malavitosi riuscivano a manomettere le serrature hanno pensato di rivoluzionare totalmente i sistemi di sicurezza così come li conosciamo.
Le caratteristiche di Haven Lock
Come dicevamo prima sono molti i progetti nati in materia di sicurezza domestica, tutte idee che però si sono concentrati sull’utilizzo di applicazioni per smartphone che permettono di aprire le parti meccaniche delle porte. Gli ideatori di Haven hanno invece pensato di costruire qualcosa di più resistente che al comando digitalizzato di chiusura alza una barriera che blocca la porta. Nel video qui sotto potrete capire meglio di cosa si tratta.
Al contrario dei suoi concorrenti Haven, oltre ad utilizzare un app dedicata ha anche pensato di accostare altri dispositivi bluetooth e wi-fi che consentono di aprire/chiudere l’accesso alle case, per smentire coloro che avrebbero potuto giustamente domandarsi: come potrei aprire la porta di casa se perdessi il mio smartphone?
Un’altra peculiarità riguarda l’apertura di emergenza, infatti il dispositivo dispone di un pulsante con una piccola luce rossa che in caso di incendio all’interno dell’abitazione può essere azionato facilmente facendo immediatamente abbassare la levetta di blocco.
Haven Lock non utilizza serratura
La scelta dei founder di non utilizzare serratura dipende da due motivi: molte delle irruzioni a Nashville sono avvenute grazie alla tecnica del lock bumping che sostanzialmente permette ai malavitosi di scassinare le serrature con l’uso di un semplice cacciavite e di una chiave. Il secondo motivo è invece legato alla tecnologia, infatti Banks è venuto a conoscenza di un app che permette di duplicare un chiave qualsiasi attraverso una fotografia scattata da uno smartphone.
Come molti progetti i due founder stanno cercando di ottenere il capitale necessario alla produzione attraverso il crowdfunding, lanciando il progetto su Kickstarter.
Il capitale necessario per la produzione è stato fissato sui 150.000 dollari, qualora si raggiunga questa cifra si potrà acquistare Haven Lock con 200 dollari per unità. Sembrerebbe un progetto molto valido ma come tutte le idee pionieristiche non mancano le perplessità, sarà il mercato a deciderne la validità.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Federico Gambinahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFederico Gambina2014-10-01 11:46:222014-10-01 11:46:22Haven Lock, un aiuto per il futuro della sicurezza domestica
Cinque star dello sport diventate potenti uomini d’affari. Ingaggi e premi milionari, macchine di lusso e bellissime donne sono lo stereotipo di ogni sportivo di successo, ma questi cinque campioni sono diventati molto di più. Ora sono businessmen di successo: ecco le loro storie.
George Foreman
Passato alla storia come “Big George”, Foreman ha avuto una vita costellata di successi sportivi e guinness: una medaglia d’oro olimpica, due volte campione del mondo dei pesi massimi – il più anziano campione del mondo – dieci figli, un’esperienza pre-morte che lo ha trasformato in un pugile “in missione per conto di Dio” e il film Rocky III interamente ispirato alla sua carriera.
L’inning decisivo per lui è suonato però fuori dal ring: appesi i guantoni al chiodo George Foreman è diventato un businessman di successo grazie alla sua George Foreman Grill, una griglia che cuoce con pochi grassi e che – dalla sua commercializzazione nel ’94 – ha venduto oltre 100 milioni di pezzi. Il predicatore del ring è anche proprietario di una catena di ristoranti, la UFood Grill e ha pubblicato una serie di libri di cucina.
Earvin “Magic” Johnson
In pochissimi conoscono il suo vero nome e alla storia passerà solo come Magic Johnson. La star dei Los Angeles Lakers si ritirò dal basket nel ’91 dopo aver annunciato al mondo di aver contratto il virus dell’HIV. Sempre negli anni ’90 tornò a giocare e solo in seguito divenne anche allenatore.
Nel ’91 diede vita alla sua fondazione la Magic Johnson Foundation, per raccogliere fondi in favore della lotta all’AIDS e per sensibilizzare l’opinione pubblica verso la prevenzione e la cura del virus. E’ proprietario e fondatore anche della Magic Johnson Enterprise che possiede – tra gli altri – gli AMC Magic Johnson Theatres, ristoranti e palestre.
Arnold Palmer
Arnold Palmer è stato uno dei più grandi giocatori di golf al mondo. Trova però maggior successo come uomo d’affari contribuendo a fondare il Golf Channel (di proprietà della NBC Sports) e dando il suo nome ad una bevanda innovativa composta da thè freddo e limonataprodotta dall’Arizona Beverage Co.
Le sue bibite fruttano un fatturato annuo di circa 200 milioni di dollari. Palmer gestisce anche una società di marketing sportivo, un ristorante, un country club e una società che progetta campi da golf.
David Beckham
Quando Brangelina e mr e mrs Carter non erano ancora in circolazione, erano David Becks Beckham e la Lady Posh Spice sua moglie a monopolizzare i Red Carpet e i media del mondo. Belli, favolosi, sportivi, eleganti: i Re Mida dell’advertising, tutto ciò su cui incollavano la faccia si tramutava in oro.
Leggende narrano che lui un tempo fosse anche un calciatore (secondo nella classifica del Pallone d’Oro nel ’99): ha prestato il suo volto a nomi come Armani, Coca-Cola, H&M, Adidas, Samsung e IBM.
Michael Jordan
Se dovessimo trovare un simbolo dell’edonismo reaganiano degli anni ’80/’90 quello sarebbe Michael Jeffrey “Air” Jordan, il più grande giocatore di basket di tutti i tempi. Non solo ha condotto i Chicago Bulls nell’Olimpo dell’NBA, Nike ha creato una linea di abbigliamento e scarpe sportive chiamate Air Jordan, una divisione della Nike che rappresenta il 58% del mercato delle calzature da basket statunitensi stando alla classifica di Forbes. Gli endorsment di Jordan includono Gatorade, McDonald’s, Upper Deck, Wheaties e molti altri.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Roberta Leonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRoberta Leone2014-10-01 11:30:512016-04-21 16:30:02Le cinque icone dello sport diventate brand
I nuovi dispositivi Apple appena lanciati sul mercato (se non li conoscete ancora bene andatevi a leggere iPhone 6 e Apple Watch: La nostra diretta dell’evento) hanno gli schermi più grandi mai realizzati a Cupertino. L’iphone 6 ha uno schermo da 4.7 pollici, mentre il fratello maggiore iPhone 6 Plus ha uno schermo da 5.5 pollici che affiancato a quello del precedente 5S sembra davvero enorme.
Se negli ultimi anni siete stati utenti iPhone, questi nuovi schermi vi faranno storcere un po’ il naso, ma gli sviluppatori di casa Apple hanno pensato alcuni trucchi intelligenti per aiutarvi.
Ecco cosa dovete sapere se state per passare da un iPhone della vecchia generazione ad uno dei nuovi dispositivi di casa Apple.
1. Azione Raggiungibilità
Vi basterà fare un doppio “tap” (senza premere) sul tasto home per attivare la funzione “raggiungibilità”. Questa sposterà la parte superiore dello schermo verso il basso in modo da poter raggiungere con il pollice tutti gli angoli delle vostre schermate.
2. Display Zoom
Passando da Impostazioni>Display e luminosità, sarà possibile attivare la funzione Zoom del display che ingrandirà sia le icone delle app che le voci dei menù, rendendo tutto leggermente più grande per adattarsi meglio ad uno schermo più grande.
3. Taglia e incolla
Fonte @extremetech.com
Se utilizzate la tastiera in landscape del vostre iPhone, avrete a disposizione delle nuove funzioni, tra cui taglia, incolla e i tasti rapidi di punto di domanda e interrogativo.
4. Maggiore leggibilità
Su iPhone 6 Plus, nelle applicazioni come Messaggi e Posta in modalità landscape vi verrà mostrato una maggiore parte di testo, rendendo più veloce la vostra lettura.
Altri consigli su come gestire il touchscreen di iPhone 6 con una mano
Vi sentite dei veri trickster e volete imparare a gestire nel migliore dei modi lo schermo del vostro iphone 6/6 Plus con una sola mano? Se le novità Apple a supporto dell’utente non vi bastano, ecco a voi altri trucchi, semplici ma efficaci, da utilizzare.
a. Spostate le icone delle app più utilizzate nella parte inferiore dello schermo
Per raggiungere sempre e comunque le applicazioni più utilizzate, spostatele nella parte inferiore del vostro schermo per raggiungerle con facilità.Costruitevi un “rettangolo” con le applicazioni preferite, in basso a destra o a sinistra, a seconda che siate mancini o meno. Nel caso utilizziate troppe app, potreste pensare di inserirle in folder tematici da richiamare all’occorrenza.
b. Abilitate lo swipe per tornare indietro
Con schermi sempre più grandi, premere il tasto “back” posizionato in alto a sinistra con una sola mano diventa un problema. Per fortuna, dall’iPhone 5 in poi iOS è provvisto della funzione Swipe per tornare indietro. Sarà sufficiente far scorrere il dito da destra a sinistra, a qualsiasi altezza dello schermo, per tornare indietro in quasi tutte le applicazioni, comprese quelle stock ed il browser.
c. Utilizzate la funzione “cerca”
La funzione di ricerca in iOS8 è stata migliorata, ed ora permette di cercare non solo tra le app, ma anche tra contatti, musica, mail, notizie e mappe. Questo migliorerà la velocità e la comodità con cui raggiungerete i vostri contenuti!
d. Installa una tastiera di terze parti
Fonte @phonearena.com
Se vuoi provare la funzionalità swipe, da iOS8 in poi potrai installare tastiere di terze parti che ti permetteranno di comporre testi con un solo dito. E’ una funzionalità che favorisce l’utilizzo di una mano sola.
Cosa ne pensate delle dimensioni di iPhone 6 e 6 Plus? Sono passati i tempi in cui si diceva che l’iPhone rispettasse la sezione aurea ed un equilibrio perfetto di proporzioni. Dopotutto, le diatribe sullo schermo sono iniziate dall’iPhone 5, che ha cambiato dimensioni per passare dal rapporto 4:3 al 16:9. Eppure, anche l’iPhone 5 si poteva utilizzare con una mano sola.
Fateci sapere le vostre impressioni sullo schermo dei nuovi iPhone nei commenti!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Tamoshikutohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngTamoshikuto2014-10-01 11:00:362014-10-01 11:00:36iPhone 6 e iPhone 6 Plus: cosa dovete sapere sui nuovi schermi
Il report Digital IQ Index®: Department Stores, realizzato dall’agenzia di ricerca L2, ha esaminato le competenze digitali di 56 tra i maggiori department store al mondo. L’indagine ha analizzato come queste aziende sono riuscite a integrare e-commerce, mobile e social media alle attività di vendita in store: i risultati hanno evidenziato una forte disomogeneità in fatto di performance digitali.
Una panoramica
Il numero di grandi magazzini è considerevolmente diminuito negli ultimi dieci anni e alcuni degli attori più forti sono stati sopraffatti. I department store sono messi a dura prova dai portali online, primo fra tutti Amazon. Tuttavia, l’approccio brick-and-mortar resta importante: il 90% delle vendite avviene ancora in nel punto vendita e i department store prevedono nei prossimi 5 anni una crescita globale del 22%, specialmente grazie ai mercati emergenti.
L’e-commerce e il mobile ottengono risultati sempre migliori. Chi si muove solo sull’offline è obbligato a evolvere se vuole sopravvivere. In questa battaglia vince chi riesce a sfruttare le proprie risorse digitali per potenziare l’esperienza in store, e viceversa. Si moltiplicano così le azioni omni-channel.
Anche le strategie social dei department store stanno cambiando: dalla gestione di una community all’uso dei social come mezzi per amplificare la propria risonanza e mirare direttamente al cliente. Da questo punto di vista le aspettative dei consumatori sono alte e solo una manciata di rivenditori sono stati capaci di rispondere prontamente.
I migliori e i peggiori
La ricerca di L2 ha esaminato le strategie omni-channel dei department store in tutte le sue declinazioni: dai programmi fedeltà al merchandising, dal seguito sui social media alle funzionalità delle app per mobile. Le aziende sono state classificate in 5 categorie: debole (feeble), incompleto (challenged), nella media (average), dotato (gifted) e esperto (genius).
Nordstrom, Macy’s e Sears si sono rivelati i primi della classe.
Con buone performance al secondo posto troviamo Marks & Spencer, JCPenney, Bloomingdale’s, Kohl’s, Saks Fifth Avenue, John Lewis, Nieman Marcus, House of Fraser, Debenhams e Net-a-Porter.
Prestazioni nella media per Lord & Taylor, Harrods, Hudson’s Bay, Barney’s New York, Dillard’s e Bergdorf Goodman.
Un po’ incerti sono invece Bon-Ton, Myer, Intermix, Shinsegae, Century 21, Von Maur, e The Galleria.
Il cucchiaio di legno infine va a Brown Thomas, Hyundai, Fenwick, Daslu, Rym e Liverpool.
Nordstrom: la best practice
Nordstrom, già nel 2007, ha visto il passaggio al digitale con l’abbattimento del muro tra negozio e on-line. Per questa società la svolta digitale è diventata parte integrante delle procedure operative standard.
L’azienda di Seattle ottiene i migliori risultati su Twitter, Instagram e la nuova piattaforma Wanelo. Su Twitter conta una media di 135 tweet al giorno e il più alto tasso di risposta alle menzioni. Su Instagram Nordstrom ha avviato una partnership con Liketoknow.it per abilitare gli acquisti direttamente dalla piattaforma social. È anche uno dei pochi brand che nei commenti di Instagram risponde ai clienti che chiedono dove è possibile trovare il prodotto. Su Wanelo quello di Nordstrom è l’account di un department store con il maggior numero di follower. Inoltre si sta testando, sempre in collaborazione con Wanelo, la possibilità di acquistare in-app.
Questa visibilità sui social ha accresciuto la popolarità dell’azienda. Dopo Sears, Nordstrom è il secondo department store più ricercato sul web. Conseguentemente il brand riesce ad apparire sulla prima pagina di Google per il 53% delle ricerche di termini inerenti al lusso, più di qualunque altro department store o e-tailer.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Meluchkhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMeluchk2014-09-30 12:00:012014-09-30 12:00:01Department Store: strategie digital in uno scenario in cambiamento
Corso Intensivo in Social Media Marketing: Tommaso Sorchiotti [creative digital strategist] e Lorenzo Viscanti [social media strategist] vi aspettano per una due giorni di full immersion di alta formazione professionale.
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come sapete, dopo il grande successo dell’edizione romana, il 24 e 25 Ottobre i ninja tornano a Milano con il Corso Intensivo in Social Media Marketing: Tommaso Sorchiotti [creative digital strategist] e Lorenzo Viscanti [social media strategist] vi aspettano per una due giorni di full immersion di alta formazione professionale.
Social Media Marketing, Social Media Analytics, Social Media Strategy, Community Management, Crisis Management, Lead Generation, Social Media ROI sono solo alcuni degli argomenti che saranno approfonditi e analizzati all’interno del corso.
#NinjaMI
Prima di leggere l’intervista a Tommaso e Lorenzo, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking scade fino al 07 ottobre (e si somma agli ulteriori sconti e bonus se avete già frequentato uno o più corsi Ninja Academy). POSTI LIMITATI.
Tommaso Sorchiotti Creative Digital Strategist
Ciao Tommaso, qual è secondo te il ruolo e il peso delle attività Social all’interno di una azienda o agenzia?
Dipende chiaramente molto dal tipo di agenzia a cui ci riferiamo. Di certo, rispetto a qualche tempo fa, il ruolo del Social non può essere sottovalutato, dal momento che ogni area ha sperimentato come il mobile e il digital in generale, sono importanti nella giornata delle persone. E quali sono i risvolti di tutte le informazioni e i contenuti che circolano in Rete.
Sapresti dirci come elaborare un piano strategico di contenuti sui Social Media?
Io utilizzo un modello abbastanza semplice e funzionale, che ho sviluppato e definito con l’acronimo ORCO. ORCO sta per Obiettivi, Risorse, Contenuti, Opportunità. Una volta analizzati e sviluppati questi singoli elementi è abbastanza semplice sviluppare un piano strategico di contenuti. Ovviamente occorre appoggiarsi agli strumenti giusti e definire un processo lavorativo dei contenuti chiaro e condiviso con tutti gli interlocutori coinvolti.
Lorenzo Viscanti Social Media Strategist
Ciao Lorenzo, quali sono a tuo avviso i modelli da seguire per lanciare attività di social media advertising efficaci?
Il prodotto e il brand diventano contenuti che interessano il lettore al punto da farlo diventare consumatore del prodotto stesso.
È un passaggio difficile quello da markettaro a produttore di contenuti, i brand all’avanguardia lo hanno già fatto, penso a coca cola, tanto per fare un esempio. Una volta che siamo diventati produttori di contenuti dobbiamo fare in modo che le persone li leggano. Content is king but distribution is queen. Per completare il passaggio verso il nuovo marketing i brand devono diventare veri e propri editori, ed è qui che bisogna confrontarsi con il social media advertising. Il futuro è di chi non teme questa trasformazione.
Quali sono le metriche che bisogna imparare a leggere e interpretare per valutare azioni, progetti e campagne social?
Contenuti favolosi hanno bisogno di distribuzione efficacissimo, quindi i brand devono sapersi confrontare con le metriche degli editori. Traffico verso i propri contenuti e conversioni per chi riesce a generare una transazione economica sul web. Chi non vende online deve capire in che modo riesce a colpire i consumatori e a rimanere impresso nella loro mente determinando un cambiamento del processo di acquisto. Un processo di misurazione è possibile per tutti, per poter misurare gli investimenti, soprattutto in periodi in cui non è facile farli.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Silviahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSilvia2014-09-30 11:00:582014-09-30 11:00:58Social Media Marketing: i social network come strumento di Business [INTERVISTA] #ninjaMI
81 mila followers sul social network “fotografico” per eccellenza lo hanno portato a diventare soggetto di un documentario intitolatoInstafame, che si può trovare su Vimeo, in cui gli autori hanno esplorato il concetto di fama che nasce e si sviluppa nell’ambito delle reti digitali, grazie ai regimi di condivisione che essi permettono.
L’Instafame è fama reale? Quella per intenderci che possono vantare attori da premio oscar, cantautori da leggenda o premi Nobel, oppure un’estensione della Microcelebrità (una definizione è reperibile qui)?
Un fenomeno che anche in Italia sta portando all’attenzione del grande pubblico tanti casi più o meno qualitativamente interessanti, che aprono scenari per certi versi inediti e che possiamo considerare indicatori della trasformazione del gusto del pubblico.
I vip di Torino: le persone “importanti” si raccontano sui social network
Diventare famosi senza particolare meriti e responsabilità, ma solo per il fatto di essere sè stessi. E pazienza se la propria identità viene snaturata diventano macchiettistica e prestandosi alla presa in giro e, talvolta, alle minacce più becere.
Rientra nel caso la pagina di Facebook Vip di Torino con i suoi (particolari) protagonisti.
Uno spazio specifico sul social network più popoloso, dove da diversi mesi, a fase alterne, anonimi web master condividono foto e “schede tecniche” di alcuni gruppi di giovani torinesi, i quali si fregiano di titolo di Vip nonostante la giovane età.
Le reazioni del pubblico, leggendo i commenti, non sono ovviamente entusiastiche come forse i protagonisti della pagina si aspettavano. Eppure, i Vip di Torino hanno continuato per un bel pezzo a postare loro immagini e le loro description, convinti che “+ haters = + fama”.
Grazie ai social network questi ragazzi sono diventati veramente “famosi”?
Osservando i numeri che sviluppa una singola foto, si direbbe di sì: un crescendo di notorietà indipendente dal reale motivo della stessa, che dipende da una capacità di emergere rispetto la convenzionalità, che prescinde dalla qualità e sfocia nella notiziabilità.
Una ricerca continua dell’andare oltre gli schemi che genera, è proprio il caso di dirlo, fenomeni altamente indicativi di come, sui social network, non sia vincolante il possesso di un talento preciso e riconosciuto, quanto piuttosto la capacità di distinguersi rispetto agli altri.
Basta condividere contenuti puntando sul tasso di viralità che – la comunicazione odierna ci insegna – contempla altri aspetti, come appunto il saper essere “differenti”, offrire modelli stilistici e comportamentali non convenzionali, il riuscire ad affermare la propria unicità andando oltre i canoni estetici e morali.
I social network, stando così le cose, sono l’habitat adatto per chi vuole affermare la propria identità: siano i motivi legati al miglioramento del proprio personal branding o (come vedremo fra poco) a una banale esigenza di lucrare, non importa. Perché la cosa importante è la fama. A costo di diventare simboli di una decadenza non solo valoriale, apparendo come macchiette il cui unico scopo è far ridere, facendosi deridere.
Sui social network c’è posto per tutti: da Gemma del Sud a Bello FiGo
Ricordate Gemma del Sud?
Una ragazza del meridione Italia, che a partire dal 2010 raccolse migliaia e migliaia di visualizzazioni su YouTube grazie a una serie di video, ad esser generosi, difficilmente fruibili. Eppure, cercando su Google, seppur il canale YouTube sia stato presumibilmente chiuso e riaperto, il suo ultimo video risalga a più di nove mesi fa e non ci siano notizie certe su cosa le sia capitato, il suo è ancora un nome che restituisce molti risultati se utilizzato come chiave di ricerca. Addirittura, si possono trovare articoli che propongono sue serate in discoteca a Prato, con tanto di pubblico e di concerto.
Fu uno dei primi esempi di come i social network potessero, grazie alla viralizzazione del contenuto, rendere “famoso” chiunque, a prescindere dalla declinazione positiva o negativa del significato di “fama”.
Che cosa spingeva Gemma del Sud a mettersi in gioco così tanto? Una reale consapevolezza del proprio esser personaggio goliardico, o una presunzione di reali capacità canore? E il gioco valeva la candela? Valeva esporsi al pubblico ludibrio?
Un paio di commenti lasciati su uno dei suoi video poteva già lasciar qualche spunto di riflessione interessante:
Un’occasione per tutti? Sicuramente è così, osservando un altro grande fenomeno digitale dei social network italiani: Bello FiGo.
Lo conoscete? Un ragazzo di Brescia che inizia la sua “carriera” di rapper improvvisato con il nome Gucci Boy, all’incirca nel 2012: cambiò però nome poco tempo dopo, quando la Gucci gli fece causa perché i primi risultati che Google restituiva cercando “Gucci” erano i suoi video, invece che i siti ufficiali (come dichiarò lui stesso in quest’intervista al Giornale di Brescia): un talento suo malgrado nell’arte del SEO, oltre che della trash-music.
Oggi, a 21 anni, grazie a “hit” come Pasta col tonno o Matteo Renzi (SWAG) iTalia Renzi STai Li AscolTare il canale di Figo Verkel raccoglie 65.420 iscritti, mentre su Facebook gli affilati alla fan page sono 109.000 circa. Senza considerare le comparsate in giro per i locali e le collaborazioni con personalità (sic!) del calibro di Andrea Diprè, sono questi risultati la vera manna dal cielo per Belo FiGo, che raccoglie introiti ingenti dalla pubblicità che anticipa i suoi video su YouTube. Una ricchezza garantita dalle 100.ooo views medie di ogni suo video, con punte di un milione con la succitata Pasta con Tonno che ne fanno un vero e proprio fenomeno di costume, digitale e non.
Come nel caso di Gemma del Sud, i contenuti di Belo FiGo non sono certo di qualità: il più delle volte sono brani improvvisati su basi abbozzate, costellate di volgarità e concetti abbastanza discutibili. Eppure, le sue clip musicali attirano il pubblico che abita i social network, portano danaro fresco nelle tasche dell’autore.
Un principio, quello del contenuto che genera valore, mutuato anche da alcuni ragazzi di Milano finiti sulle pagine dei giornali nei giorni scorsi, per alcune candid camera troppo reali: un agguato inscenato in posti particolarmente bui della città a ignari passanti, il White Mask Gang tra la Gente, che ha generato 300 mila iscritti al canale su You Tube The Show, oltre che più di 320 mila views alle varie clip. Gli autori parlano di “esperimento sociale”, i maligni accusano invece gli ideatori di aver speculato sulle paure delle persone per aver contenuti ad alto potenziale virale da hostare su YouTube per generare traffico (e danaro).
Gemma del Sud, Belo FiGo, il fenomeno White Mask Gang tra la Gente: personaggi di un immaginario collettivo, che acquistano fama e notorietà dalla condivisione di contenuto e sulla “sfida” alla pubblica moralità. Perché?
Sui social network chi “parla più forte” vince.
Se nel mondo televisivo i format trash hanno garantito per anni un’ottima audience ai programmi più discutibili (e non serve elencare qualche esempio per far tornare alla mente di che genere di programmi parliamo), così sui social network la deriva scandalistica sta prendendo il sopravvento.
Bolle in cui una gestione più “raffinata” del contenuto si rivela virtuosa stanno diventando sempre più rare a favore di una generale deriva che sta portando gli spazi e gli autori più scandalistici a diventare “geneticamente virali”.
Esempi come la pagina di Facebook La stessa foto di Toto Cutugno ogni giorno dove ad esser protagonista insieme a un Guru come appunto Toto Cutugno è la ripetitività spinta all’eccesso, si fanno sempre più rari: ancor più curioso è che gli ideatori di spazi simili (come gli ideatori del famigerato @Vendommerda su Twitter, che intervistammo qualche tempo fa nel post Vendommerda, gli antieroi più amati (e odiati) dai twitteri italiani [INTERVISTA]) talvolta preferiscono rimanere nascosti, quindi non diventar “famosi”.
La fama diventa la chimera per chi “è pronto a tutto”: l’adagio diventa “più creererò qualcosa di lascivo, ridicolo, stupido, volgare, disinibito, più questo potrà essere condiviso e genererà valore”… All’autore. Peccato, visto anche esempi virtuosi che hanno fatto dei social network, in Italia soprattutto, un luogo più bello.
Un caso da citare in questo senso è Gianni Morandi con la sua fan page di Facebook: una sorta di social blog che ha raccolto più di un milione di iscritti, non solo di suoi fan ma di semplici utenti che apprezzano il piglio e la positività dei contenuti proposti dal cantautore bolognese. Gianni Morandi diventa “famoso” per ciò che fa su Facebook, più che affermarsi come cantante già famoso.
La dimostrazione pratica che non sempre il registro trash paga, e che un approccio positivo e incurante della necessità di “parlare più forte” rispetto a vicini più volgari e caciaroni può essere vincente se si punta anche a un target distante dal proprio.
Rimane il dubbio che la via più breve per la celebrità sia quella di “urlare” la propria identità, snaturandola in una forma di macchiettismo poco rispettosa del sè, sia la più giusta. Se così fosse, allora il problema sarebbero gli utenti che abitano i social network, il gusto generale dell’audience, la necessità di contenuti sempre più “non convenzionali”, per non dire poco ortodossi.
Voi cosa ne pensate, amici lettori? Stiamo veramente premiando, facendoli diventare “Instafamosi”, gli esempi più discutibili che isocial media offrono?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Gavatortahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Gavatorta2014-09-30 10:20:522014-09-30 10:20:52Instafame all'italiana: per diventare famosi grazie ai social network bisogna essere trash?
Quando si parla di nuove tecnologie digitali applicate al business, uno dei primi pensieri è rivolto quasi sempre al mondo del retail. Distribuzione, negozi e store hanno da sempre la profonda necessità di attirare e trattenere persone in loco per la vendita dei prodotti, e a prima vista l’avvento delle stesse tecnologie può sembrare un vero pericolo per la loro sopravvivenza. Pensiamo per esempio alle discontinuità nei tradizionali modi di fare shopping portate da colossi come l’ecommerce Alibaba (di cui abbiamo recentemente analizzato le principali ragioni del successo).
Ma non sempre questa preoccupazione si rivela fondata. A proposito, un report a cura di un gruppo di analisti di Forrester Research riporta alcune innovazioni oggi ancora poco diffuse ma che si riveleranno importanti per lo sviluppo futuro del mondo retail. Tra esse ne abbiamo scelte quattro: soluzioni di prossimità, wearable, tecnologie per lo scanning facciale e stampanti 3D. Esploriamole meglio, una ad una!
Soluzioni di prossimità
Con Kairos (καιρός) i Greci intendevano il momento buono, profittevole per svolgere una determinata azione o trarre vantaggio da una certa situazione. Su questa logica si fonda anche il successo delle tecnologie di prossimità, presenti da diverso tempo nelle strategie di marketing, comunicazione e business delle realtà più innovative ma che stanno conoscendo un’ampia diffusione soprattutto negli ultimi anni. La rivoluzione portata da Apple con gli iBeacon la dice lunga: un sistema di proximity messaging che riesce e individuare e localizzare lo shopper, aprendo le porte a nuove prospettive in termini di loyalty e personalizzazione dell’offerta.
Tecnologie indossabili
La seconda innovazione destinata a rivoluzionare il mondo del retail è quella dei wearable. Il grande vantaggio in questo caso è dato dalla bassa intrusività della soluzione, che permette al responsabile commerciale di acquisire dati molto preziosi per studiare e analizzare l’acquirente senza generare troppo disturbo allo stesso. Come sottolineato da retailtouchpoints.com nel post “Will Wearable Technology Shake Up The Retail Landscape?”, Barneys New York e Kenneth Cole si stanno attrezzando in tale direzione, per non trovarsi impreparati al momento della loro esplosione. Le stime riportano una spesa complessiva di tecnologie indossabili a livello globale da parte degli utenti di 19 miliardi di Dollari entro il 2018. Orologi, indumenti, occhiali, monitor, sistemi di tracking fungeranno sempre più da estensioni naturali dell’esperienza di marca online e mobile.
Il team di analisti Forrester Research cita anche le stampanti 3D, grazie alla continua decrescita del loro costo e al parallelo costante incremento delle potenzialità offerte. Per esempio, le stesse stampanti permetterebbero di diminuire i costi della supply chain e localizzare molte attività, migliorando al contempo time to market e reattività alla domanda dello shopper. Si passerebbe a un contesto di produzione in piccole quantitù ed in tempo reale, con conseguente mancanza di necessità da parte dei retailer di conoscere ex-ante le precise abitudini di acquisto dei propri clienti. Staples si sta dando già da fare: cosa aspettate?
Conclusioni: verso l’integrazione tra online e offline
Proximity marketing, wearable, scanning facciale e stampanti 3D: ecco solo 4 delle principali innovazioni destinate a rivoluzionare nel breve periodo il mondo del retail a livello globale. Certamente i limiti attuali sono ancora tanti, dalle grandi problematiche relative alla privacy fino alla poca precisione raggiunta oggi da alcune soluzioni citate.
Ad esse si aggiunge poi l’ulteriore sfida per i professionisti di (trade) marketing di sapere coniugare alla perfezione esperienza on e offline, offrendo percorsi multicanale capaci di ‘traghettare’ il consumatore verso il valore di marca. A sostegno di quanto detto citiamo anche il report 2014 dedicato all’argomento prodotto e distribuito da Walker Sands.
L’omnicanalità diventa una variabile determinante, come ben mostrato dalla presentazione di Gianluigi Zarantonello, Digital Marketing Manager del Gruppo Coin, all’ultimo Forum Retail organizzato dalla Fondazione CUOA.
Ninja, cosa ne pensate di queste tecnologie? Avete già visto casi virtuosi che vanno in questa direzione?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Alberto Maestrihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAlberto Maestri2014-09-30 10:00:262014-09-30 10:00:264 innovazioni digitali destinate a rivoluzionare il mondo del retail
L’importanza delle recensioni online nel settore turistico è sotto gli occhi di tutti. Online Travel Agency, meta-motori di ricerca e siti di valutazioni e consigli influenzano le scelte dei viaggiatori ed offrono una preziosa visibilità globale alle strutture alberghiere e agli alloggi extra-alberghieri.
Quantificare questa importanza, tuttavia, è spesso difficile.
TrustYou e Donna Quadri-Felitti, accademico e professore associato presso la New York University, Preston Robert Tisch Center for Hospitality and Turismo, hanno condotto un esperimento per misurare l’effetto che le recensioni online hanno sui prezzi delle strutture alberghiere ed i tassi di conversione al momento dell’acquisto. Questo studio, primo del suo genere, utilizza motori di prenotazione simulati e tecnologia di mappatura termica allo scopo di tracciare il processo decisionale degli internauti.
Il panel di riferimento comprende 513 inglesi adulti, uomini e donne, che hanno viaggiato almeno una volta negli ultimi 12 mesi, per svago o per lavoro: sono stati chiamare a scegliere quale hotel prenotare tra 3 strutture fittizie, presentate in 4 diversi scenari con con diverse combinazioni di prezzo e qualità delle recensioni.
I risultati così ottenuti confermano che i giudizi dei viaggiatori influenzano il processo di prenotazione in modo deciso, contribuendo a determinare il tasso di conversione e il prezzo che l’utente è disposto a pagare.
L’esito
Dall’analisi dei dati, emerge che:
A parità di prezzo, i viaggiatori sono 3,9 volte più inclini a scegliere un hotel con un alto punteggio totale nelle recensioni online.
Negli scenari in cui i prezzi degli alloggi più votati sono aumentati, i viaggiatori si sono rivelati comunque propensi a prenotare tali strutture, purché tale incremento risulti proporzionato al valore delle recensioni.
L’hotel meglio recensito ha ottenuto complessivamente la maggioranza dei click delle 4 simulazioni, segnalando però una lieve inversione di tendenza mano a mano che i suoi prezzi si sono discostati dalla media dei concorrenti.
Quando gli è stato esplicitamente chiesto, il 76% dei viaggiatori ha affermato di essere disposto a pagare una somma maggiore per un hotel con un alto punteggio nelle recensioni. In media, i viaggiatori pagherebbero 5-9% in più per un hotel con un punteggio più alto recensione 5%.
Le conclusioni, il rapporto tra recensioni e prezzi
Il volume delle opinioni online continua a salire e questi user generated content diventano sempre più importanti nelle decisioni di prenotazione viaggiatori, influenzando i tassi di conversione e la percezione dei prezzi. Questo accade perché il fattore che più suscita la fiducia dei consumatori è il passaparola, reale ma anche digitale.
I risultati della ricerca devono tuttavia essere considerati alla luce di tre filtri:
Il posizionamento della struttura nella pagina dei risultati: una ricerca di C.K. Anderson del 2012 afferma che le possibilità di una struttura di essere scelta dagli utenti cala dell’11,5% per ogni posizione persa nel ranking.
La qualità dei contenuti: testi e foto possono influenzare il pubblico sia razionalmente che emotivamente; come si suol dire: “content is king”.
I fattori offline: le caratteristiche di una struttura non vanno dimenticate. “Location, location location”, dicono negli USA, per non parlare della valorizzazione dei servizi offerti.
Ciò che paga (e genera recensioni positive) è offrire una qualità percepita proporzionata alle proprie possibilità, e mantenere questa tacita promessa una volta incontrato il cliente.
Un suggerimento extra? Eccolo, direttamente dal Tripbarometer di Settembre: relazionarsi con il cliente, iniziare a raccontargli una storia, la sua, ancor prima che arrivi a destinazione, sfruttando l’euforia ingenerata dall’imminente viaggio.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Doubleharkenhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDoubleharken2014-09-30 08:30:072014-09-30 08:30:07Recensioni online e turismo, le opinioni che influenzano i prezzi
Da qualche giorno è sulla bocca di tutti: Ello, il nuovo social network.
Ello, l’anti-Facebook.
Ello, finalmente un social senza pubblicità.
Ello, il social gay-friendly.
Approfondiamo meglio questi slogan (veritieri).
Ello è stato fondato nel 2013 da Paul Budnitz, Berger & Fohr e Mode Set; non è quindi una novità delle ultime settimane, ma in quest’ultimo lasso di tempo ha incrementato fortemente il suo bacino di utenza (i dati parlano di 30.000 richieste all’ora!).
Come logo ha uno smile nero senza occhi e ha una grafica minimale, pulita ed elegante (probabilmente donata al progetto dallo stesso Baudnitz, che è anche un designer di giocattoli e biciclette e un videomaker).
Al momento è ancora in fase beta e ci si può registrare solo se invitati da qualcuno già all’interno, oppure inviando esplicita richiesta.
A cosa è dovuta, dunque, questa impennata d’interesse?
Una grossa mano gliel’ha data Facebook stesso, quando ha deciso di sospendere le pagine personali di alcune drag queen americane (che per tutta risposta hanno sollevato un polverone mediatico che culminerà con una manifestazione il 2 ottobre a San Francisco).
Il fatto è che Mark Zuckerberg ha introdotto la Legal Name Policy sul suo social – una legge per cui non si può avere profili con nomi fittizi – e alcuni esponenti del mondo LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali ndr) si sono visti chiudere le proprie bacheche a causa dei loro nomi d’arte.
In loro soccorso è però giunto Paul Budnitz, dichiarando al Daily Dot:
“Non devi usare il tuo vero nome su Ello. Noi incoraggiamo le persone a essere chi vogliono essere”.
A sostegno di quanto appena detto, si promette lotta dura contro i post d’odio e contro i troll, oltre all’istituzione di severe misure per la privacy e per la tutela degli utenti. Questa è una delle regole contenute nel Manifesto di Ello.
L’altra, forse quella che fa più clamore, è che Ello non ha pubblicità al suo interno (il claim infatti recita “Simple, beautifull and ad-free”, “Semplice, bellissimo e senza pubblicità”).
“Il tuo social network è di proprietà degli inserzionisti. Ogni post che condividi, ogni amicizia che stringi, ogni link su cui clicchi viene monitorato, registrato e convertito in dati. Gli inserzionisti acquistano i tuoi dati in modo da poterti mostrare più annunci pubblicitari. Tu sei il prodotto che viene comprato e venduto. Noi crediamo che ci sia un modo migliore. Tu non sei un prodotto”.
Tralasciando l’enfasi della frase – che non sfigurerebbe al fianco del claim di Fight Club “Non sei il tuo lavoro. Non sei il tuo conto in banca” – il concetto è di sicuro interessante e sta conquistando i moltissimi che iniziano a essere insofferenti per le pubblicità presenti su Facebook.
Ci si chiede quindi, di cosa vivrà Ello: a inizio anno ha ricevuto fondi pari a 435.000 dollari dalla FreshTracks Capital, ma di certo se i numeri dei nuovi utenti dovessero continuare a crescere, qualcosa si dovranno inventare (c’è chi già immagina una conversione servizio freemium).
Ma che il prodotto fossimo noi, in una realtà come quella di Facebook, non è certo una novità – “ma che strani questi annunci di scarpe, proprio quando ne ho bisogno!” – e chi vuole starsene in santa pace, senza mille avvisi promozionali, già lo fa su Google+, che, è bene ricordarlo, iniziò la sua vita solo su inviti e prometteva una piazza meno affollata di quella di Facebook… Fatto che si può dire sia rimasto tale!
Non crediamo, insomma, che Ello continuerà a togliere utenza a Facebook e siamo sicuri che non riuscirà a spodestarlo dalla vetta dei social. Ad oggi Facebook rimane la grande piazza generalista, e la stragrande maggioranza di coloro che la popolano l’apprezzano proprio per quello che è.
Ello è però un tentativo interessante, che può essere letto come un altro passo nell’evoluzione dei social.
La materia “social network” è ancora giovane e non è pensabile che si rimanga per sempre “a vivere” sul social che per molti è stato il primo passo verso il web (sarebbe come sposarsi con la prima fidanzatina avuta alle elementari!). E’ giusto, quindi, cercare strade nuove e sperimentare!
Ma chi suona le campane per l’imminente funerale di Facebook, sta semplicemente cavalcando l’onda dello scoop.
Iscrivetevi a Ello, ma non credetegli!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKino2014-09-29 17:09:282014-09-29 17:09:28Ello: l'ultimo social anti-Facebook, senza pubblicità e gay-friendly
Se il Content Marketing e le attività di Content Strategy sono così importanti per un’azienda, come mai non esistono piattaforme dedicate all’interno flusso di attività di Content Marketing? In realtà queste piattaforme esistono:
Content Marketing: Gestione del processo dalla creazione alla distribuzione del contenuto.
Le piattaforme di Content Marketing hanno tutte varie caratteristiche (e pricing). Si estendono in maniera variabile a coprire le singole fasi del processo. Queste piattaforme di Content Marketing permettono di:
Organizzare le Idee che diverranno la tua Content Strategy
Trovare Content Creator per alimentare il tuo Content Marketing (ad esempio autori o videomaker)
Gestire le attività di Project Management fra membri del team coinvolto nel Content Marketing
Pianificare la pubblicazione dei contenuti sui vari canali (social e non)
Misurare l’impatto del Content Marketing e l’andamento dei KPI a supporto
Ecco qui le mie piattaforme preferite (ricorda: non tutte hanno le stesse caratteristiche. Ti suggerisco di testarle. Solo l’utilizzo ti può rivelare qual è la più adatta a te)
Bonus 1: se stai cercando qualcosa che ti aiuti nella creatività delle email, ti suggerisco di guardare Flash Issue: http://www.flashissue.com/
Bonus 2: vuoi giudicare la performance del tuo contenuto prima di pubblicarlo? Se scrivi in lingua inglese ti consiglio di testare Inbound Writer: http://www.inboundwriter.com/ e il suo motore di previsione.
Content Curation: Trovare Contenuti per il tuo Content Marketing
Una delle cose più difficili da fare se avete deciso di fare Content Curation, è trovare i contenuti adatti. Adatti per argomento ma anche adatti per qualità. Personalmente trovo ottimi i contenuti suggeriti da Daily e Klout. Si tratta di due piattaforme che conoscono molto bene le reazioni dei lettori ai contenuti, dato che presidiano anche la fase di distribuzione. I contenuti che suggeriscono sono sempre a garanzia di click. Se come me non disdegnate poi i metodi della vecchia scuola, il mio suggerimento è quello di provare Feedly: è un ottimo lettore di feed. Trovate dentro degli ottimi suggerimenti di siti da seguire già divisi per categoria. Molto utile il sistema interno che mostra i feedback dei lettori della piattaforma rispetto al singolo articolo. Ricorda lontanamente il tempo di PostRank prima che Google lo chiudesse.
Una buona opportunità di individuare contenuti interessanti è offerta da LinkedIn Pulse. La piattaforma aggrega ottimi articoli in funzione di cosa è molto condiviso su LinkedIn. Prevalentemente dunque contenuti legati al mondo della professione (leadership e management su tutti). E poi c’è Reddit, ormai diventato la cloaca di qualsiasi argomento, vero o falso che sia. Ma un ottimo banco di prova per individuare notizie acchiappa-click (vere o false che siano).
Per contenuti frivoli la bibbia è Buzzfeed. Ma se cerchi qualcosa che sia potenzialmente virale ma che mantenga un senso (e soprattutto: che non sia fasullo), allora il sito che fa per te è Upworthy. Per pescare contenuti dai social, a prescindere dal loro potenziale virale, io utilizzo Tagboard.
Bonus: se sei interessato a tecniche per aumentare click sui tuoi contenuti ti consiglio di tenere d’occhio queste due community: http://inbound.org/ e http://growthhackers.com/
Distribuire i Contenuti: Content Marketing e Canali Social
Questo paragrafo da solo potrebbe essere un articolo. Ma francamente di tool per la programmazione dei contenuti sui canali social ne esistono troppi. Quindi ti evito un lungo giro di test vari e punto dritto ai due strumenti che per me vincono: Buffer e Postcron. Sono semplici e veloci. Niente fronzoli. Fra i due il mio preferito resta buffer, nato attorno alla semplice (e geniale) idea di creare dei buffer predefiniti per la pubblicazione di un flusso di contenuti. Cioè: in un paio d’ore leggi e condividi su Buffer tutti gli articoli, e poi lui li distribuisce nelle fasce orarie che avevi predeterminato. L’utilizzo è gratuito fino a dieci contenuti per canale contemporaneamente in buffer. Quindi per utilizzo professionale è probabile che tu debba pagare la versione Pro.
Distribuire (o Monetizzare) i Contenuti: Circuiti di Diffusione
Al di la dei social esista la possibilità di diffondere i tuoi contenuti in luoghi dove si trovano già dei lettori: i siti di contenuto degli altri. Gli stessi network che mostrano i tuoi contenuti, in appendice ai contenuti di qualcun altro, possono essere utilizzati per monetizzare i tuoi articoli. Ma il nostro focus resta la distribuzione. In questo caso a pagamento. I network sono tutti più o meno uguali nel funzionamento. I più diffusi nel mondo sono:
Bonus: sei interessato a monetizzare i tuoi contenuti? Mi dispiace, non è questo il fine principale di questo articolo. Ma se sei arrivato fin qui per colpa di un motore di ricerca ti regalo un link utile: http://www.vibrantmedia.com/.
Content Marketing: Creare Contenuti Video Professionali con iPhone e Android.
Una buona Content Strategy non può fare a meno dei video. Tuttavia riuscire a catturare momenti interessanti è difficile, soprattutto se si tratta di creare contenuti che non siano rigidamente pianificati. Quindi si esclude la possibilità di avere adetti alla ripresa, fotocamere e luci organizzati in un vero e proprio set. Certo la GoPro ha migliorato di molto la situazione. Ma resta comunque uno strumento che richiede una certa capacità ed esperienza. La maggior parte dei video sono creati sul momento utilizzando lo smartphone: iPhone o Android. Se anche voi, come me, create video con il cellulare, vi consiglio di ricorrere a YouTube Capture. Si tratta di una app semplice ed intuitiva con tutte le funzioni basilari che vi servono. Unitamente ad uno dei tanti pacchetti di attrezzature fotografiche che trovare su Amazon, è sufficiente per la creazione di video ad alta definizione in pochissimo tempo. Se poi volete una piattaforma per contenuti video più legati alle illustrazioni allora PowToon fa più per voi: potete creare veri e propri cartoni animati video.
Bonus: se ti serve catturare solo l’audio, la mia preferenza va al caro, vecchio Audacity (http://audacity.sourceforge.net/). Fa molto anni 90, ma è ancora valido.
Content Marketing: Trovare Autori Freelance per Articoli, Video, Foto
Trovare autori freelance per i tuoi contenuti è una funzione che abbiamo già descritto sopra, con riferimento alle piattaforme di gestione del Content Marketing. Ci sono però alcune piattaforme specificatamente dedicate a questo. Una di queste la conosco molto bene: si chiama Amplr ed è tutta italiana. Se la tua fame d’autori freelance non conosce confini linguistici, ti suggerisco di provare anche le altre elencate sotto:
Suggerimento: hai acquistato un contenuto in inglese e vuoi essere sicuro che sia scritto per bene? Ecco quello che fa al caso tuo: Wordy (https://wordy.com/)
Sei già un professionista del Content Marketing? La Content Strategy è il tuo pane quotidiano? Allora commenta e condividi i tool che utilizzi nel tuo lavoro: saranno utili a me e a tutti gli altri lettori.
(La foto in apertura è di: Victor Hanacek, via PicJumbo)
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Mushinhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMushin2014-09-29 15:31:322014-09-29 15:31:3250+ Content Marketing Tools per la tua Content Strategy – Parte 2
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